Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Nuova Venezia – Stop al cemento. Corteo a Venezia.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

nov

2013

AMBIENTE E TERRITORIO»la manifestazione

Il raduno di tutti i comitati ambientalisti del Veneto «Basta con la cementificazione selvaggia del territorio»

VENEZIA – In illo tempore, qui era di casa Palladio. Oggi, hic sunt capannones et bitumina: la manifestazione di oggi pomeriggio a Venezia contro le grandi opere e il consumo di suolo chiama a riflettere su un Veneto pesantemente devastato nel tempo, e tuttora ad alto rischio.

In tal senso, la chiamata odierna a raccolta riprende e rilancia la battaglia di don Albino Bizzotto e del suo sciopero della fame: cui a suo tempo si sono associati non pochi politici. I quali peraltro, esaurite le 24 ore del loro digiuno in alcuni casi scambiato con un tot di visibilità, si sono squagliati.

Ma il problema rimane, eccome. Basta scorrere pochi ma eloquenti dati: nei vent’anni tra il 1961 e il 1981, hanno cambiato destinazione d’uso più aree agricole di quanto non fosse capitato nella storia dei due millenni precedenti.

Negli anni Novanta, sono state costruite case per 101 milioni di metri cubi, e fabbricati non residenziali per altri 176. All’inizio degli anni Duemila, l’ammontare di fabbricati non residenziali progettati in Veneto rappresentava il 18 e mezzo per cento della produzione complessiva italiana, livello inferiore alla sola Lombardia. In ciascuno dei 580 Comuni veneti ci sono in media quattro aree tra industriali e artigianali. Anche le nuove strade fanno presto a intasarsi: il costo da congestione sulla sola rete principale della regione è stato calcolato in un valore vicino ai 2 miliardi di euro. In compenso, i treni fanno letteralmente schifo: come documentano le quotidiane odissee dei pendolari; ai quali chi di dovere risponde con l’eterno rinvio (ultimo quello di pochi giorni fa per la tratta Padova-Venezia) di una metropolitana promessa nel 1990, vale a dire 23 anni fa. Inutilmente autorevoli studiosi misurano e denunciano la portata di questo dissesto da overdose di consumo del territorio. L’ultimo esempio in ordine di tempo è quello di Francesco Vallerani: padovano di anagrafe, geografo di Ca’ Foscari, in un saggio dall’eloquente titolo “Italia desnuda – percorsi di resistenza nel Paese del cemento”; ampia parte del quale è dedicato al Veneto, non per partigianeria anagrafica, ma perché una terra esemplare per bellezze naturali ed artistiche ha finito per diventare forse il luogo più negativamente significativo di una sorta di geografia dell’angoscia disseminata di cemento. Non è un capo d’accusa articolato per numeri: quella di Vallerani è piuttosto un’analisi dei processi socio-culturali che hanno provocato il traumatico passaggio dai canoni palladiani allo scempio diffuso; e anche degli stati d’animo che questo assalto ha indotto. Un boom, oltretutto, partito dalla fame vera ma poi consegnatosi alla “auri sacra fames” senza conoscere più limiti: fino a che la devastante crisi economica planetaria ha trasformato il big-bang del cemento in un big-crunch contrassegnato dai cartelli “vendesi” e “affittasi”. Vallerani lo documenta attraverso un mesto pellegrinaggio tra le macerie di aree dismesse e le nuove lottizzazioni onnipresenti, contrassegnato da quello che egli stesso definisce «odore di malta»: un fenomeno responsabile delle non poche catastrofi naturali che le cronache registrano ormai di continuo. Tra cui le ire funeste dei fiumi, inutilmente segnalate con largo anticipo da autorevoli ingegneri idraulici del Nordest, i cui ammonimenti sull’impatto di «mattone selvaggio» sulla maglia idrografica tra Mincio e Tagliamento sono rimasti regolarmente inascoltati. Anche da troppi sindaci che, sotto la spinta delle ristrettezze finanziarie in cui li ha ridotti lo Stato, hanno finito per considerare il territorio come una cassaforte per trasfusioni di risorse nei loro sempre più asfittici bilanci.

Così il rapporto tra colate di cemento e consumo di suolo in Veneto ha finito per diventare il più alto in Italia, anche per effetto di un’opulenza diffusa che si può cogliere visivamente la domenica, quando dopo la regolare presenza alla messa un esercito di auto di lusso si mette in moto verso la più vicina pasticceria: dando vita a quella che Tim Parks, graffiante scrittore inglese trapiantato a Verona, suggella con efficacissima immagine in un singolare connubio tra ostie e brioches. Il fatto è, segnala Vallerani, che quel processo di città diffusa di cui tanto si va parlando di questi tempi si diffonde a scapito della campagna, accentuando un individualismo esasperato quanto nocivo, che trova una sintesi anche visiva nella mitica Marca gioiosa del Trevigiano, al cui ingresso si viene accolti da cartelli con la suggestiva scritta «Se la vedi ti innamori»; subito contraddetta da immagini di «incompiute lottizzazioni, anonime e invasive aree artigianali, ruspe in alacre attività, oscene potature delle alberature, volgari intrusioni di chiassosi cartelloni che elogiano rubinetterie, mobilifici, parchi commerciali». Il tutto espressione di un popolo di produttori i quali, per dirla con Paolo Rumiz, «hanno lavorato tanto da non aver avuto neanche il tempo di accorgersi di essere diventati ricchi». E infelici.

Francesco Jori

 

Appuntamento alle 14 davanti alla stazione 

VENEZIA. E’ la prima manifestazione pubblica contro il consumo di suolo organizzata in Veneto: l’appuntamento è per oggi alle 14, con ritrovo alla stazione ferroviaria di Santa Lucia a Venezia, accompagnato da una serie di iniziative di sensibilizzazione nei Comuni dell’intera regione. L’iniziativa è promossa da Beati i costruttori di pace, il cui animatore, don Albino Bizzotto, ha dato vita nei mesi scorsi a un digiuno che ha avuto ampia risonanza nazionale. Nell’occasione è stata predisposta una piattaforma di richieste, dalle grandi opere alle grandi navi in laguna, dalle servitù militari alla legge obiettivo, dagli inceneritori alle discariche. Diretta sul sito del nostro giornale.

L’INTERVENTO

UN APPELLO SPECIALE PER LA TERRA

di don ALBINO BIZZOTTO – Fondatore dei Beati i costruttori di pace

«Popolo mio, che male ti ho fatto, in che ti ho contristato?». Sono le parole degli “improperi” del venerdì santo, potrebbero essere le parole di lamento della Terra rivolte all’umanità. Chi è la Terra? Non è la nostra proprietà privata di cui disporre come vogliamo, né una miniera, né una discarica. È l’organismo che fornisce gli alimenti necessari alla vita di tutti gli altri esseri. E come tale ha una sua natura, un suo linguaggio e una sua grammatica. La sua missione: sostenere e garantire vita e futuro. Per noi significa respirare, bere acqua, mangiare, lavorare. Siamo nati per vivere assieme, non per diventare ricchi. La Terra va amata e coltivata per la vita, non sfruttata e violentata per i soldi. Molti non se ne rendono conto e non vogliono saperne: per loro la Terra è lo strumento per le grandi speculazioni finanziarie e per mettere in sicurezza i soldi. E così la Terra non ce la fa più a rinnovarsi per sostenere i nostri consumi, i nostri rifiuti, le nostre produzioni; infatti il 20 agosto ha esaurito tutte le energie che aveva a disposizione per arrivare al 31dicembre. Intanto «i ghiacci battono in ritirata quasi ovunque… la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è ai limiti di guardia: tra dieci anni saremo fuori dell’area di sicurezza». (5° Rapporto Ipcc Onu 2013). È una emergenza che dovrebbe trovare in ciascuno di noi la priorità assoluta per una immediata inversione di tendenza. Non è questione di soldi, è questione di vita. Il Veneto è la regione più cementificata d’Italia; negli ultimi vent’anni sono andati persi 38 ettari al giorno di terreno coltivabile. Attualmente, per sostenere i consumi e assorbire l’inquinamento di ogni abitante del Veneto, sono necessari 6,43 ettari pro capite/anno. La “bio-capacità” del Veneto è pari a 1,62 ettari/abitante. Un deficit ecologico di 4,81 ettari pro capite/anno. E davanti abbiamo una colata di cemento e asfalto che non ha eguali per le cosiddette grandi opere in project financing.

Spreco di suolo senza precedenti, corruzione e infiltrazioni mafiose (attualmente almeno 16 organizzazioni mafiose operano in Veneto) e indebitamento della popolazione per 30–40 anni per pagare interessi privati, sono il contorno obbligato di questa scelta.

Ogni metro quadro coltivabile tolto alla Terra è un furto ai bambini che nasceranno, una perdita secca di autonomia alimentare e un incentivo all’inquinamento e al maggior affaticamento e sofferenza della Terra. Per affrontare correttamente la crisi in cui ci troviamo prima di tutto vanno messe in sicurezza le persone che non ce la fanno, poi il territorio in cui viviamo, quindi si fa la programmazione dei servizi pubblici necessari e adeguati per tutta la popolazione, in particolare il piano trasporti e il piano energetico. Non possono essere gli interessi di gruppi privati a guidare le scelte pubbliche, come sta avvenendo in questo momento. Molti insistono sulla necessità delle opere per garantire posti di lavoro. È vero, il lavoro è il nodo centrale. La crisi dell’occupazione avviene proprio con tutte le grandi opere in corso. A fronte di un lavoro concentrato e a strappi, spesso al di fuori della legalità, perché non è possibile un lavoro diffuso e stabile a protezione ecologica del territorio e delle popolazioni? Non ci sono fondi per prevenire frane e alluvioni, ma ci sono tanti soldi per cemento e asfalto! Oggi oltre alla redistribuzione del reddito dobbiamo realizzare anche la redistribuzione del lavoro. Per questo il mio è un “appello speciale” prima di tutto a quanti hanno la responsabilità delle scelte politiche, imprenditoriali, sociali, culturali, ecclesiali e a tutti noi, perché l’emergenza Terra e l’emergenza territorio regionale pongono con urgenza non dilazionabile la necessità di sospendere tutte le opere programmate, che prevedono cementificazione e spreco di suolo e la necessità culturale di condurre una vita sobria nel quotidiano. In questi giorni abbiamo denunciato e preso posizione contro la violenza alle donne, unifichiamo l’impegno anche contro la violenza che viene fatta alla Terra, nostra madre Terra. Come, dopo una guerra devastante, siamo arrivati alla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, così, dopo la stagione aggressiva dell’impero del mercato neoliberista, dobbiamo arrivare a sottoscrivere la “Dichiarazione universale dei diritti della madre Terra”.

 

L’INTERVENTO

Gli ambientalisti chiedono rispetto

di Ilario Simonaggio – Segretario generale Filt Cgil Veneto

Venezia, 30 novembre 2013: la manifestazione per stop consumo di suolo dei 150 comitati e associazioni ambientaliste chiede a tutti attenzione e rispetto. Ci sono delle rilevanti novità in campo dopo lo sciopero della fame, per due settimane ad agosto 2013, di don Albino Bizzotto fondatore dei “Beati i costruttori di pace”. I comitati pongono alle Istituzioni, alle forze politiche e sociali, richieste semplici e dirette per un cambio del paradigma dello sviluppo basato su strade e capannoni. Gli organizzatori sono riusciti a unificare le tantissime iniziative locali su un terremo regionale più ampio, consapevoli dei rischi della crisi dei beni primari insostituibili, provando a dialogare con tutti coloro che non hanno smarrito la capacità di ascolto e che sono disponibili a cambiare il modello di sviluppo basato su asfalto e cemento. Sono convinto poi che il salto di qualità è rappresentato non tanto dai “no” contrapposti al partito del “fare” ma dall’idea che ci sono tante buone opere che danno più occupazione, reddito e benessere ai cittadini della Regione Veneto. La centralità è fatta da tante opere immediatamente cantierabili che si prendano cura degli assetti territoriali e idrogeologici scongiurando calamità, prevenendo disastri, mettendo in sicurezza le leve fondamentali di un territorio attraente perché unico nella bellezza nell’arte, nel paesaggio. Nel lungo elenco che compone le ragioni profonde della manifestazione pubblica del 30 novembre prossimo ritrovo molta elaborazione della Cgil e della Federazione regionale dei trasporti Cgil che da molto tempo si batte per una pianificazione industriale del settore. Sono convinto che serve razionalizzare e saturare l’esistente, bisogna dire basta a nuove strade e crescita del trasporto su gomma, assumendo impegni concreti per lo sviluppo del trasporto merci e passeggeri combinato mare-ferrovia.

Nel piano regionale dei trasporti si legge in questo decennio il completo fallimento di queste classi dirigenti perché il trasporto su gomma dal 80% ha superato il 90%; il trasporto ferroviario merci dal 12% è sceso al 6%; il trasporto ferroviario passeggeri ha ridotto sia l’infrastruttura chilometrica disponibile sia la quantità di treni per il servizio regionale sia per la media e lunga percorrenza. Trasportiamo le persone come fossero merci, invece dovremo trasportare le merci come fossero persone! Il pianeta non ce la fa più e richiede che il bilancio ambientale eviti lo spreco e l’attuale consumo di territorio, acqua, aria attraverso tempestive politiche di green economy. Fare le opere che servono, grandi o piccole che siano, con un bilancio costi benefici basato esclusivamente sull’interesse generale pubblico. Sul piano economico ritengo che sia tempo di concentrare gli investimenti sui contenuti e non sui contenitori. Migliaia di capannoni e case sfitte sono la dimostrazione del fallimento dello sviluppo quantitativo. Oggi più che mai serve più capitale cognitivo per rilanciare il nostro settore manifatturiero con innovazione di prodotto e di processo che saldi impresa scuola/università dando occasioni di lavoro stabile e qualificato alle giovani generazioni. Diciamo più industria capace di generare occupazione e reddito perché punta a investire su formazione, ricerca, innovazione capace di competere sui mercati globali. Infine e non ultimo, penso che le imprese del settore primario debbano mantenere una presenza forte per le nostre produzioni di eccellenza enogastronomiche che costituiscono una ulteriore leva di valore produttivo. Mi sento parte di questo movimento veneto che chiede un rapido e profondo cambio del modello di sviluppo evitando gigantismo e il consumo delle già scarse risorse pubbliche che alimentano lo scambio politico con gli affari privati.

 

VENEZIA / Beni comuni contro le grandi opere

Questo pomeriggio Venezia sarà attraversata da un corteo di donne e uomini provenienti da tutto il Veneto. Sono decine e decine di movimenti e comitati, associazioni e gruppi, centri sociali e occupanti di case che manifesteranno, per la prima volta, con obiettivi comuni e con un avversario comune. Gli obiettivi sono chiarissimi: chiedono di bloccare le “grandi opere” infrastrutturali, inutili e costosissime per le casse pubbliche, che hanno ferito e feriscono l’ambiente e il paesaggio veneti. Di fermare il “consumo di suolo” che sta divorando il territorio per ragioni meramente speculative. Difendono, con forza, i “beni comuni” e la “democrazia”, pretendono cioè che le decisioni che riguardano tutti siano prese in modo trasparente e partecipato dalle comunità locali e abbiano come assoluta priorità quelle risorse non rinnovabili, che sono di tutti e che non devono essere oggetto di privata appropriazione. Affermano che, proprio nella crisi che sta continuando ad arricchire pochissimi e sta impoverendo molti anche in quella che un tempo veniva definita la “locomotiva produttiva” del Paese, è possibile, anzi necessario un profondo cambiamento di cultura e di prospettiva, una radicale alternativa di modello produttivo e di sistema economico. L’avversario è quel groviglio di interessi che si colloca tra affari e politica, tra speculazione e rendita, e che ha trovato, negli ultimi vent’anni, disponibile ascolto e convinto supporto nelle scelte di governo della Regione Veneto. Altro che “basta capannoni”! Basti pensare al voto dell’altra notte, con cui la maggioranza del Consiglio regionale ha approvato il cosiddetto “Piano casa”. Un provvedimento legislativo che, da parte di una Regione che ha tagliato tutti i contributi all’affitto per le famiglie a basso reddito e mal amministra il patrimonio edilizio pubblico gestito dai carrozzoni Ater, ben poco servirà a dare un tetto ai tanti veneti, per origine o per destino, che un tetto sopra la testa non ce l’hanno affatto. Servirà invece ad autorizzare, a favore dei soliti noti interessi, una colata di cemento da milioni di metri cubi sui centri storici e sul territorio di tutti i comuni, in deroga ai piani urbanistici e di tutela ambientale esistenti e scavalcando totalmente il parere delle amministrazioni locali.

Non solo: la giunta guidata da Luca Zaia ha adottato, nei mesi scorsi, il Piano territoriale regionale di coordinamento (Ptrc) che, come dice il nome, dovrebbe raccogliere e sintetizzare la pianificazione infrastrutturale e urbanistica di tutti gli enti locali. Per Venezia prevede di confermare il terminal delle grandi navi da crociera alla Stazione Marittima, la realizzazione della metropolitana sublagunare fino al Lido, il raddoppio dell’aeroporto Marco Polo con la mostruosità di Tessera City e il devastante tracciato in gronda lagunare del Tav. Tutte “grandi opere” che il Piano di assetto del territorio (Pat), votato dal consiglio comunale, rifiuta con decisione.

Il presidente Zaia ama riempirsi la bocca di parole quali “democrazia, dialogo, confronto”. In realtà lui e la sua giunta vorrebbero imporre alle comunità locali scelte insostenibili. Ci sono pertanto buoni, ottimi motivi per partecipare alla manifestazione di oggi. Per noi, cittadini veneziani, ancora di più.

Beppe Caccia – Consigliere comunale di Venezia lista “In Comune”

 

Blitz dei centri sociali in Regione

Una sessantina di giovani mascherati trascina in calle Priuli mobili e faldoni dell’ufficio “Via” 

Blitz dei centri sociali del Nordest ieri mattina a Venezia a Palazzo Linetti, l’edificio della Regione dove ha sede anche la Commissione di valutazione d’impatto ambientale dei progetti del territorio. Una sessantina di giovani con le tute bianche e con al volto le maschere di “V per vendetta” ha fatto irruzione negli uffici, e al grido ironico di “Valutazione d’impatto ambientale negativa per l’ufficio”, lo ha letteralmente svuotato, portato in calle Priuli mobili, faldoni, sedie e piante, spiegando poi ai passanti la ragione della protesta – alla vigilia della manifestazione contro le grandi opere di oggi a Venezia – legata al ruolo a loro avviso poco trasparente della Commissione. Al termine i manifestanti hanno lanciato negli uffici dei fumogeni. È la Commissione Via a determinare il parere di impatto ambientale di grandi opere e infrastrutture e negli ultimi anni (dal Mose alla Pedemontana, dal revamping di Alles alle discariche) questo è sempre stato positivo.

Gli attivisti hanno ricordato come membri della Commissione, attraverso quote azionarie e attività professionali, abbiano interessi nelle materie della stessa Commissione. Un esempio citato è quello di Nicola Dell’Acqua, neo-commissario, che avrebbe lavorato in alcuni progetti all’esame della Commissione (discarica di Ca’Bianca, smaltimento rifiuti c/o Ca’Balestra), mentre altri componenti avrebbero quote azionarie in società che operano nel settore dei rifiuti o delle escavazioni le cui fortune possono dipendere dal parere della Commissione Via.

Altro esempio citato quello del presidente della Commissione Silvano Vernizzi (Segretario regionale infrastrutture e mobilità) che è anche commissario per la Pedemontana e amministratore delegato di Veneto Strade.

«Un’inaccettabile negazione della democrazia che respingo fermamente – ha commentato l’episodio il presidente della Regione Luca Zaia. – Sono e sarò sempre per il dialogo e per questo sono ancora più amareggiato nell’assistere a queste esibizioni muscolari che nulla aggiungono e nulla tolgono alle grandi problematiche che ci troviamo ad affrontare». Per l’assessore regionale all’Ambiente Maurizio Conte «è la conferma che i gruppi degli eterni giovani dei collettivi del Nordest hanno perso vigore e identità, nei metodi però non si smentiscono: delinquenza, irruenza e totale  mancanza di ascolto».

(e.t.)

 

Gazzettino – Pedemontana: “I soldi ci sono”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

nov

2013

GRANDI OPERE – Soldi garantiti: Pedemontana avanti tutta

GRANDI OPERE – Neutralizzati i timori del Governatore Zaia per un possibile stop dei cantieri

Il ministro Lupi assicura: il Governo staccherà l’assegno da 370 milioni

Le risorse per realizzare la Pedemontana Veneta ci sono. Dopo i timori per uno stop ai cantieri per mancanza di fondi statali, paventato nelle scorse settimane anche dal governatore Luca Zaia, è stato il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha rassicurare sul futuro dell’asse viario destinato a congiungere Spresiano a Montecchio Maggiore.

Intervenuto con un videomessaggio al convegno sul tema organizzato al Bhr Hotel di Quinto dall’Ordine provinciale dei Dottori commercialisti ed esperti contabili, l’esponente di governo ha definito l’opera strategica per l’intero paese ed ha garantito che l’esecutivo è pronto a staccare il previsto assegno da 370 milioni di euro. La Regione per ora ha anticipato il pagamento delle fatture per i lavori eseguiti sui primi lotti, ma – ha ribadito l’assessore Renato Chisso – entro fine anno o agli inizi di quello venturo arriveranno da Roma le somme promesse.

«I soldi per fare la Pedemontana ci sono e i problemi di cassa sono stati superati – ha confermato pure il commissario straordinario Silvano Vernizzi -. Il prossimo passo sarà l’approvazione del nuovo piano economico finanziario, adeguato alle richieste dei sindaci di mitigazioni, caselli, tratti in trincea, gallerie». Entro metà dicembre dovrebbe essere votato in giunta regionale, se tutto procede, sottolinea Vernizzi, per la fine del 2018 le prime auto potranno sgommare sui 94 chilometri di asfalto.

E pensare che la cordata costruttrice (la commessa vale oltre 2,2 miliardi, in project financing), ha rischiato di sfaldarsi ancor prima di cominciare «Quando sono venuti in sopralluogo, i miei soci spagnoli non volevano neppure presentare l’offerta – ha rivelato Matterino Dogliani, amministratore delegato del consorzio concessionario della Spv -. Territorio troppo densamente popolato, dicevano, ci inguaieremo in espropri a non finire. Invece li ho convinti che le grandi opere si possono ancora fare in Italia, soprattutto grazie a uno strumento come il commissario straordinario».

Oltre alle proteste dei comitati, Vernizzi liquida anche altre opposizioni: «L’onorevole Simonetta Rubinato dice che abbiamo usato procedimenti poco trasparenti? Gli onorevoli devono studiare le carte prima di criticare».

 

Nuova Venezia – “Basta cemento e ipermercati”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

nov

2013

IL CONVEGNO

Dibattito organizzato da Confesercenti sulla nuova urbanistica

Il convegno sul “Buon governo del territorio” è avvenuto ieri presso il centro Cardinal Urbani di Zelarino alla presenza di volti illustri che si sono confrontati su temi riguardanti il suolo e la sua eccessiva cementificazione e sfruttamento. Un convegno organizzato da Confcommercio Veneto, che vuol sensibilizzare tutti su questa tematica che continua a tornare nell’attualità dei giorni nostri dopo la sciagura in Sardegna.

«Il 30% del suolo veneto è cementificato» ha dichiarato Massimo Zanon, presidente di Confcommercio «un eccesso lungo vent’anni, scatenato da politiche del territorio che hanno privilegiato interessi diversi da quelli sociali, paesaggistici, antropologici».

«Del resto» ha aggiunto «il Veneto è la seconda regione d’Italia per cementificazione, ci vuole il coraggio da parte le istituzioni di mettere fine a questo problema,un segnale arriva già dalla legge regionale sul commercio”.

Ha aperto i lavori del convegno Marino Zorzato, Vice Presidente della Regione Veneto e Assessore al Territorio:«dobbiamo avere il coraggio e la determinazione di confrontarci con i problemi attuali,frutto di una politica urbanistica di dieci anni fa quando il Nordest era nel suo pieno sviluppo e la richiesta di costruire era forte, da considerare però che all’epoca il 99% era favorevole; per questo un piano casa come quello approvato l’altra notte, che prevede un ampliamento della cubatura fino all’80% dell’esistente, eviterà cementificazione selvaggia».

Per Amerigo Restucci, Rettore dello Iuav (Istituto universitari odi architettura) di Venezia: «il commercio resta il punto qualificante di una società, ma va dato uno stop alle costruzioni di centri commerciali come Auchan, basti pensare che ad ogni loro assunto si perdono 4/5 assunti a Venezia;

bisogna poi dare valore al Piano Regionale del Paesaggio, farne un valore per il territorio, importante resta che le istituzioni facciano quello che promettono».

Durante il convegno è stato ripetuto che «in Europa la Germania è avanti a noi anche da questo punto di vista». Il governo tedesco, infatti, valuta le situazioni ambientali con numeri alla mano, cosa che in Italia non avviene dato che i dati sui terreni cementificati in molti casi non esistono. Da qui l’appello da parte di tutti i partecipanti per «garantire lo sviluppo senza più deturpare il paesaggio».

Gian Marco Calfa

 

Mercato della casa continua la flessione delle compravendite

I dati dell’Agenzia delle entrate nui primi sei mesi del 2013 confermano la crisi: meno 2%. Rispetto al 2007 è meno 54%

La crisi non molla la presa sul settore immobiliare, ma in misura minore dell’anno scorso. Nel primo semestre di quest’anno è stata registrata un’ulteriore ma lieve flessione di – 2% del le compravendite di abitazioni nel comune di Venezia, nel primo semestre 2013, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, sono state 995 le unità immobiliari scambiate negli ultimi sei mesi di quest’anno nel capoluogo veneto. I dati, calcolati sulla base delle quote di proprietà (in Ntn, ovvero numero di transazioni normalizzate), sono riportati nello studio pubblicato dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, in collaborazione con l’Ufficio Provinciale di Venezia. Calo maggiore di compraventite per l’intero mercato regionale che, se confrontato con il semestre dell’anno precedente, ha subito una diminuzione degli scambi del -12%, equivalente a 16.325 Ntn; dato leggermente superiore a quello nazionale di settore (-11,6%). A livello provinciale, nel secondo semestre 2012 le compravendite complessive, di unità immobiliari a destinazione abitativa sono state 3.477, di cui il 71,41% ubicate nella provincia. Analizzando i dati migliore degli anni scorsi (il 2004), risulta evidente un pesante arretramento del mercato residenziale abitativo a livello provinciale a partire dal primo semestre 2007: rispetto a tale semestre, il mercato delle abitazioni provinciali ha perduto oltre la metà delle compravendite con un -54,8%. Se si analizza l’andamento dei prezzi nominali delle abitazioni, tra il 1° semestre 2013 ed il 2° semestre 2012, si osserva come, nonostante la contrazione delle compravendite, si sia rilevata solo una leggera diminuzione delle quotazioni medie residenziali. Quel che emerge per l’intera regione Veneto, è un calo delle compravendite tra il 1° semestre 2013 e lo stesso periodo dell’anno precedente pari al -12%, leggermente superiore al calo nazionale, -11,6%. Le riduzioni più consistenti si sono rilevate nelle province di Belluno (-15,2%) e Venezia (-14,6%); mostrano cali inferiori le provincie di Rovigo e Verona (-11,3%) e Vicenza (-5,6%). Si registra, per i soli capoluoghi, una diminuzione complessiva del Ntn del -7,0%. I capoluoghi di Belluno (-22,9%) e Treviso (-18,1%) mostrano i cali più consistenti, mentre variazioni minori si sono avute nei capoluoghi di Verona (-8,8%) e Padova (-3,0%). Venezia è l’unico comune capoluogo del Veneto dove si registra un leggero incremento del Ntn del 0,6%, probabilmente, influenzato positivamente dai dati di Cavallino Treporti. Per quanto riguarda e i comuni delle province venete con esclusione dei capoluoghi, si registra un calo complessivo del Ntn tra il 1° semestre 2013 e lo stesso periodo dell’anno precedente del -13,5%, anche in questo caso leggermente superiore a quello registrato nei comuni non capoluogo a livello nazionale. I cali più elevati si sono rilevati nei comuni (escluso capoluogo) della provincia di Venezia -20,1% e di Padova, -16,1%, mentre variazioni minori si sono avute nei comuni (escluso capoluogo) della provincia di Rovigo -9,5%, e Vicenza, -5,0%. Infine, a livello di prezzi delle abitazioni la quotazione maggiore è quella registrata in provincia di Venezia (2.081 euro al metro quadrato) seguita da Belluno (1.484), mentre i valori più bassi si registrano nelle province di Vicenza (1.103) e Rovigo (1.086).

 

Nuova Venezia – Il nuovo Piano casa e’ legge

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

nov

2013

«Cantieri per un miliardo»

Estromessi i sindaci, dura reazione del Pd: «La Regione scippa e umilia i Comuni»

Bonus di 150 mc per le prime case, aumenti fino all’80%. Dissensi e no nella Lega

VENEZIA «Favorevoli 28, contrari 17, il Consiglio regionale approva». Così, dieci minuti dopo le 2, il presidente Clodovaldo Ruffato ha concluso la maratona notturna culminata nell’approvazione del Piano Casa ter. L’aula ha confermato la possibilità di accrescere del 20% il volume o la superficie degli edifici esistenti in deroga ai piani urbanistici (inclusi i piani ambientali dei parchi previa parere vincolante della Soprintendenza).

Gli ampliamenti potranno essere realizzati anche su un lotto limitrofo, sino a 200 metri di distanza dall’edificio principale, su un diverso corpo di fabbrica.

Consentito a tutti un bonus di 150 metri cubi per le prime case singole. A beneficiare delle agevolazioni (oneri di urbanizzazione azzerati) saranno i titolari di prima casa, i familiari (coniuge, figli e parenti in linea retta), gli affini e «altri aventi diritto» (formula generica che ha consentito di includere le coppie di fatto e le unioni omosessuali, inizialmente escluse). Incentivi per gli interventi antisismici, la rimozione dell’amianto e il risparmio energetico, fino al picco del +80% per chi utilizzerà le tecniche costruttive di bioedilizia. Il premio volumetrico è riconosciuto anche a chi ricostruisce in un’area diversa, purché di proprietà. Il Piano ter sarà applicabile, con alcune limitazioni, anche in zona agricola. Tra le novità, l’esenzione dagli oneri per i permessi di costruzione per le famiglie numerose con almeno tre figli (accolta la proposta di Forza Italia), oneri maggiorati del 200%, invece, per chi, nelle zone turistiche, non manterrà la residenza per almeno 42 mesi nell’abitazione ampliata. Per quanto riguarda le attività commerciali, ai Comuni è consentita una variante urbanistica per favorire l’insediamento nei centri storici dei punti vendita medi e grandi. Il via libera alla nuova legge, di durata triennale, è arrivato grazie ai sì di Pdl, Lega, Forza Italia, Udc, Scelta Civica, Unione nordest e di Giuseppe Bortolussi. Contrari Pd, Idv, Sinistra veneta e il leghista Matteo Toscani, vicepresidente dell’assemblea; quest’ultimo si è fatto interprete del malumore diffuso tra gli amministratori del Carroccio:

«La Regione cala il Piano d’imperio sui 581 Comuni veneti senza alcuna possibilità di aggiustamenti a livello locale. A Cortina varranno le stesse regole urbanistiche della più degradata periferia. È una brutta pagina, una prevaricazione dell’ente più forte su quello più debole, dove il centralismo veneziano si aggiunge a quello romano»; parole condivise dall’assessore all’Ambiente, il tosiano Maurizio Conte, che ha abbandonato l’aula prima del voto. Proprio l’esclusione dei sindaci dall’applicazione del Piano ha costituito l’epicentro dello scontro. Il gruppo democratico – per voce di Piero Ruzzante, Giampietro Marchese, Sergio Reolon – si è battuto con tenacia in difesa delle municipalità, ma senza successo: «Si è consumato uno strappo grave tra la Regione e i Comuni, ignorati nelle loro richieste e scippati di ogni di funzione di controllo», la denuncia di Lucio Tiozzo e Bruno Pigozzo «i sindaci, compresi quelli del centrodestra, avevano invocato il mantenimento delle competenze loro riconosciute in precedenza e sono stati presi a pesci in faccia, ora verranno meno gli strumenti di difesa contro le possibili operazioni speculative, a danno del nostro patrimonio paesaggistico, soprattutto nei centri storici». Canta vittoria il vicepresidente della giunta Marino Zorzato, artefice del Piano: «In quattro anni abbiamo raccolto 60 mila domande, rianimando un settore edilizio altrimenti a picco. Questa proroga, che non consuma il suolo ma ne favorisce il recupero con l’abbellimento dei fabbricati, consentirà investimenti superiori al miliardo. I sindaci? Hanno svolto un’azione frenante, soprattutto quelli di sinistra, creando discriminazioni inaccettabili tra i cittadini». Sulla stessa linea il Pdl: «È un aiuto importante alle famiglie nella morsa della crisi», il commento di Dario Bond, Piergiorgio Cortelazzo e Carlo Alberto Tesserin. «Questa legge abbatte la burocrazia e rispetta l’ambiente», chiude Andrea Bassi della Lega «fa sorridere che a strillare siano sindaci che in passato hanno autorizzato la cementificazione di centinaia di migliaia di metri quadrati agricoli».

Filippo Tosatto

 

Ance e Cna plaudono «Boccata d’ossigeno alle imprese venete»

Prevedibile e immediato il plauso dell’associazione costruttori: «Il Piano Casa è il primo passo verso una progetturalità più organica e omogenea del territorio veneto, commenta Luigi Schiavo, il presidente dell’Ance, che si congratula con Bassi e Zorzato per l’approvazione di una legge che «introduce maggiore omogeneità nella semplificazione e nell’applicazione di norme urbanistiche dopo decenni di eccessiva discrezionalità nella gestione del territorio». Positivo anche il giudizio di Cna-Unione costruzione: «Questa proroga rappresenta un fatto positivo per diverse ragioni», sostiene il responsabile Renzo Genovese «ma soprattutto potrà dare una boccata d’ossigeno alle imprese dell’edilizia puntando su recuperi e ampliamenti e non su costruzioni ex novo».

 

Gazzettino – Il Piano casa spacca la Lega

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

nov

2013

DISSENSO – L’emendamento Pd per ridare poteri ai sindaci votato anche da 4 del Carroccio tra cui l’assessore Conte

REGIONE – Il Consiglio veneto ha approvato nella notte le norme per gli ampliamenti abitativi e commerciali

Toscani spiega il suo no: «Comuni ignorati, questo è centralismo veneziano»

Il Piano Casa Ter della Regione Veneto, quello che per altri tre anni e mezzo consentirà ai cittadini di ampliarsi l’abitazione e – novità – anche la seconda casa senza dover più chiedere permesso al proprio Comune, viene approvato nella notte e la maggioranza leghista ne esce a pezzi. Evidentemente senza una guida, confusa e divisa tra il dovere di rispondere alternativamente alla propria base o ai propri referenti istituzionali, la Lega veneta riesce solo a spaccarsi. C’è chi vota sì. C’è chi vota no a qualcosa e poi al momento finale neanche si fa vedere. C’è chi è presente in aula ma si guarda bene dal toccare il bottone. E chi vota no e lo spiega al mondo.

I punti centrali della nuova normativa sono che il Piano Casa terza edizione (il primo era del 2009, il secondo del 2011 scade proprio oggi) avrà validità fino a maggio 2017. Rispetto alle precedenti norme, ora per l’ampliamento delle seconde case e anche dei capannoni non ci saranno più gli eventuali paletti che i sindaci potevano finora mettere. E su questo la Lega aveva già dato segnali di malessere con una lettera di alcuni sindaci diffusa sotto forma di comunicato stampa dalla segreteria nazionale (cioè veneta) del partito. Dunque la linea del segretario Flavio Tosi era di cambiare il Piano? E com’è che il presidente della seconda commissione consiliare, il leghista e fortemente tosiano Andrea Bassi, difendeva quel Piano Casa? Il banco di prova è stato l’emendamento del Partito democratico che chiedeva di ridare i poteri ai sindaci: qui l’assessore Maurizio Conte, leghista e tosiano, al microfono ha annunciato: «Voterò come da indicazione del partito». Giovanni Furlanetto, altro leghista, ma non tosiano, era stato più esplicito: «Mi tocca votare come i comunisti». Così l’emendamento Pd ha avuto i voti del Pd stesso, dell’Idv e della Sinistra, ma anche di quattro consiglieri del Carroccio: Conte, Corazzari, Furlanetto Toscani. Gli altri (Bassi, Caner, Cappon, Cenci, Ciambetti, Possamai, Stival) hanno votato contro l’emendamento. In aula c’erano anche il vicecapogruppo Tosato e la consigliera Lazzarini, ma non hanno premuto il bottone, né per un sì, né per un no. Risultato: i sindaci non hanno riavuto il potere di veto, ma sarebbe bastato davvero poco per far passare la modifica visto che il margine è stato risicato, 24 a 20, e che tra le file dell’opposizione alcuni (Bottacin, Peraro, Foggiato) hanno votato come il centrodestra, mentre Bortolussi e Franchetto si sono astenuti.

Il voto finale, alle 2.07 di ieri notte, ha sancito la spaccatura: Matteo Toscani, vicepresidente del consiglio regionale, leghista, bellunese, è stato l’unico della maggioranza a votare contro il Piano Casa Ter, passato con 28 sì e 17 no. Ma va anche rilevato che tra gli assenti figuravano sei leghisti, tre Pdl-Ncd, un forzista. Toscani ieri mattina ha scritto una lettera aperta spiegando le ragioni del suo no:

«Il Piano Casa Ter viene imposto dalla Regione ai 581 Comuni veneti d’imperio, senza alcuna possibilità di aggiustamenti a livello locale. A Cortina d’Ampezzo varranno le stesse regole urbanistiche della più degradata delle periferie di una qualsiasi altra località veneta. Gli strumenti urbanistici comunali saranno, di fatto, superati e calpestati. In questo caso il centralismo veneziano si è aggiunto a quello romano».

Quasi gli stessi toni di Andrea Gios, il sindaco di Asiago, politicamente a centrodestra, che giovedì aveva mandato una lettera ai consiglieri regionali spiegando che con 20mila seconde case potenzialmente trasformabili in piccoli condomini, il Comune dell’Altopiano rischia di essere stravolto e quindi «chiedendo con forza» di reintrodurre la possibilità di intervento per i consigli comunali. Nessuno della maggioranza – tolto appunto Toscani – gli ha dato retta. Anzi. Bassi (Lega): «Abbiamo approvato una legge a vantaggio dei cittadini e che rispetta l’ambiente». Bond/Cortelazzo/Tesserin (Pdl-Ncd): «Uno strumento a favore delle famiglie e degli operatori, entrambi nella morsa della crisi». Critiche dall’opposizione. Tiozzo e Pigozzo (Pd): «Strappo molto grave tra la Regione e i Comuni, ignorati nelle loro richieste e scippati di ogni funzione di controllo».

 

IL CONVEGNO – La delusione di Cortina, le paure degli ambientalisti e il plauso dell’Ance

CONFCOMMERCIO «Adesso basta cementificazione»

Il nuovo regolamento divide le categorie

Correggere gli errori del passato puntando ad una riqualificazione che badi alla qualità e con un occhio attento anche al paesaggio oltre che alla vitalità dei centri storici ma basta con nuovi centri commerciali. Continua la campagna di Confcommercio Veneto contro la cementificazione. Il consumo di suolo è stato al centro di un convegno a Mestre. Ad aprire i lavori è stato il vicepresidente della Regione Veneto Marino Zorzato.

«Il Veneto è una delle regioni più belle d’Italia e tra le più cementificate – ha sostenuto il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon – Non basta lanciare l’allarme, ma occorre continuare sulla strada dell’informazione per alimentare un cambiamento culturale capace di contrastare il fenomeno e puntare la prua verso la bellezza, che è alla base di un’economia futura sostenibile».

Giuseppe Sbalchiero, presidente di Confartigianato condivide i principi del Piano casa ma puntualizza. «Sì al recupero dei capannoni industriali ma chi paga? La riqualificazione prima deve passare per la rivitalizzazione dei centri storici».

Per Paolo Pileri, docente di pianificazione territoriale ambientale al Politecnico di Milano. «È singolare e preoccupante come solo in presenza di calamità naturali riaffiori il tema dell’uso sconsiderato del suolo. Molti Paesi si sono dati regole per fronteggiare ciò; noi al momento abbiamo solo una buona proposta di legge che, se non verrà approvata, ci rigetterà indietro di 20 anni».

Pungente, infine, Amerigo Restucci, rettore dell’Università Iuav di Venezia. «Il territorio, se lo si vuole salvaguardare, va governato».

Timori arrivano invece da Cortina. Il vicesindaco Enrico Pompanin sostiene di “tenere molto per il territorio”.

Per l’eurodeputato Andrea Zanoni il Piano casa “dà un colpo di grazia all’ambiente”.

É dall’Ance che arriva invece un plauso: “è il primo passo verso un nuovo indirizzo urbanistico regionale”.

 

L’INTERVENTO

di Alessandro Zan – Deputato veneto di Sel

Il ministro Lupi ha risposto a una mia interrogazione urgente in Commissione alla Camera sul progetto autostradale Orte-Cesena-Mestre. Un progetto a elevato impatto ambientale che attraverserà cinque Regioni (Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto), 11 province e 48 comuni e ha numeri da brivido: 396 km di lunghezza, 139 km di ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 20 cavalcavia, 226 sottovia, 83 svincoli. Questa nuova autostrada provoca gravi danni ambientali a carico di importanti zone di interesse storico, paesistico, ambientale (Parco del delta del Po, Valli di Comacchio e Mezzano, laguna sud, Riviera del Brenta, Parco delle Foresti Casentinesi, valli dell’Appennino centrale), comporta un elevato consumo di suolo e il frazionamento di numerosi fondi agricoli, favorisce la cementificazione delle aree libere attraversate o adiacenti agli svincoli, privilegia ancora una volta il trasporto su gomma a scapito di quello ferroviario. Un’opera ingiustificata sugli attuali flussi di traffico e che si attesta anche come l’opera più costosa.

Alternative credibili sarebbero la messa in sicurezza della SS 309 Romea, e della E-45: anche questa arteria, vecchia e pericolosa, e perennemente cantierizzata.

Ma la vera alternativa sarebbe il potenziamento del trasporto ferroviario: la ferrovia costituisce una valida alternativa alla gomma, sia per il trasporto delle merci che dei passeggeri.

In alcuni casi, gli stessi enti che promuovono la Orte-Mestre, finanziano allo stesso tempo progetti per lo sviluppo o il potenziamento di tratte ferroviarie lungo la medesima direttrice (collegamento Venezia-Chioggia, riapertura della linea Civitavecchia-Orte). Eppure il ministro dice che tutto va bene, che l’opera si farà, che l’importo del contributo pubblico sarà sotto forma di defiscalizzazione pari a 1,870 milioni di euro – come se non fossero anche questi soldi pubblici – e che insomma il governo va avanti.

Una decisione folle che ancora una volta dimostra come siano del tutto sbagliate scelte che privilegiano questo tipo di interventi inutili, dannosi e costosi. Prepariamoci a un altro eterno cantiere.

 

regione e territorio » L’insidia

La nuova norma risponde alla crisi dell’edilizia, non ad esigenze di pianificazione

E un’applicazione massiccia nelle città potrebbe metterne a rischio l’identità

BEPI CONTIN

Sarà certo con negli occhi le immagini che arrivano dalla Sardegna che la Giunta regionale veneta si appresta ad approvare il nuovo Piano casa 3, e sarà dopo il lutto nazionale e il minuto di silenzio che valuterà un ulteriore scioglimento di “lacci e laccioli” che nel corso di questi quattro anni avrebbero frenato l’applicazione dei precedenti Piani 1 e 2 accompagnati, per alcuni, da successo – 62.000 pratiche e 2,5 miliardi di giro d’affari – mentre, per altri, si è trattato di un vero e proprio flop (di media 26 pratiche all’anno nei 581 comuni veneti).

Che il nuovo piano risponda a una sostanziale emergenza provocata dall’attuale situazione del comparto edile, lo dice lo stesso provvedimento limitandone la durata a cinque anni così ammettendo implicitamente che non possa durare a lungo, diventare strutturale. Si teme il suo stesso potenziale destabilizzante che va sì nella direzione auspicata da aziende e imprese, ma anche a confliggere con altri comparti di ordine ambientale, estetico, caratteristico e culturale poiché vi rientrano i centri storici interessando edifici non vincolati dalla Soprintendenza, i quali, come si sa, sono la stragrande maggioranza – Padova ad esempio ne conta poche centinaia a fronte di decine di migliaia. Andiamo per punti.

Uno. La convinzione è che derogando, liberando l’attività edilizia da quanto previsto da regolamenti comunali e Lr 11/2004, si possa dare un nuovo impulso all’economia: si ipotizza così che la colpa sia delle troppe regole; sarà dunque colpa delle troppe regole in vigore e che fino ad ora hanno disciplinato il costruire che l’edilizia soffre? Niente affatto. L’urbanistica nasce ai primi dell’Ottocento a causa dell’“urbanesimo”, del trasferimento di popolazione dalle campagne alla città, in città che erano già malandate per conto loro – si veda il David Copperfield di Dickens –. Senza regole le città si erano via via configurate come veri e propri campi urbani dove le persone non potevano che vivere come animali se non peggio. Con le regole le città hanno predisposto un atteggiamento che nella nostra regione ha ancora un che di eccezionale, di “fenomenale”: la pianificazione. La pianificazione è quell’insieme di progetti che disciplina gli insediamenti nella loro distribuzione/collocazione nel tempo futuro, nella morfologia e tipologia in rapporto con ambiente storia e paesaggio. Regole di convivenza territoriale resa possibile dalla consapevolezza che siano necessarie non per solo loro stesse, alla parte politico-ideologica che le esprime, bensì ai cittadini che come abbiamo visto in più occasioni vivono le conseguenze del cattivo progetto come della sua mancanza e pagano il conto a volte con la vita.

Due. La Crisi. Proprio la vigente disciplina urbanistica ora accusata di “frenare” ha invece in questi anni consentito al Veneto di essere in testa alle regioni con maggior costruito e consumo di suolo, se ne è consumata una superficie pari all’intera provincia di Vicenza: la stessa regione, per bocca del suo presidente, ha lanciato l’allarme (anche se non ha ancora tirato il freno). Dunque le regole hanno favorito e non ostacolato ed allora che si va cercando? Non è che questo piano sia una forma di accanimento terapeutico e che l’ammalato oramai possa guarire non ingrassando ulteriormente ma solo dimagrendo; non sarà che l’edilizia sia giunta a un punto di non ritorno e che questa crisi non sia superabile come le precedenti solo aspettando congiunture migliori? I dati Ance dal ’99 al 2012 ci dicono che confrontando Germania, Italia e Spagna nel rapporto fra Pil e investimenti in edilizia abbiamo nella prima un progressivo staccarsi verso l’alto del Pil, nella seconda, l’Italia, un andamento parallelo alla crescita, mentre per la Spagna è ben maggiore l’investimento in edilizia; come dire che se vogliamo stare coi paesi più competitivi siamo fin troppo legati al mattone rispetto al manifatturiero e al turismo.

Tre. Centri storici. Un’applicazione massiccia del Piano con aumento dell’80% della cubatura – ma c’è chi giura che si possa arrivare al 130% – sulle prime rimanda a un tormentone del Drive In (che non è il “troppo giusto” bensì “ammè me pare ‘na strunzat’”) di trent’anni fa, e poi a una probabile confusione con “centro abitato”. Un centro storico è un centro abitato con alcune prerogative: secondo la Treccani esso è «forma e contenuto di un luogo caratterizzato da una spiccata identità». E ciò vale sia nel tempo che nello spazio, vi rientrano sia agglomerati rurali di pianura come quelli di montagna oltre che i grandi e medi centri urbani; ma, è bene dire, indipendentemente dalla loro dimensione: il centro di Canale d’Agordo, passando per Piove di Sacco fino a Marostica o Venezia, sono tutti “centri storici”. Diverso è il centro abitato: Marghera è centro abitato ma non ancora storico; l’Arcella è centro abitato ma non ancora storico come molte periferie. La “spiccata identità”, a cui fa riferimento la Treccani per stabilire chi è chi non è, si basa sulla memoria, sull’associazione di quel che Umberto Eco chiama “codice” (“La struttura assente”, Bompiani) che con interventi di ampliamento si andrebbe modificando e Padova non sarebbe più Padova, come del resto Venezia non più Venezia e Agordo non più Agordo. E questo è francamente intollerabile e forse il partenopeo tormentone del Drive In non basta a manifestare neanche una parte dell’indignazione.

Quattro. La questione energetica. I centri abitati costruiti negli anni Cinquanta sono fuori mercato per questione di dispersione ed efficienza energetica. Serve un adeguamento. Giusto: è la grande questione della “rigenerazione urbana” a cui sono dedicate ricerche un poco da tutti poiché tutti riconoscono alcune questioni oramai non più tali: la città si dovrà ricostruire su se stessa. E su questo il Piano interviene e lo fa consentendo un aumento di cubatura che serve per incrementare le potenzialità d’insediamento urbano verso l’alto ovvero senza occupare nuova superficie se non proprio aumentare la dotazione di verde. E qui allora s’ha da fare chiarezza: se il tutto serve per aumentare sì la cubatura ma anche liberare superfici a verde siamo sulla strada giusta. Rimane aperta la questione della “rottamazione della città”.

Cinque. La rottamazione delle città. Con la filosofia di questo nuovo Piano la “rigenerazione urbana” verrebbe lasciata al singolo caso, edificio-edifico/lotto-lotto, in una trasformazione dal basso che è il contrario della pianificazione: processo che mette le questioni in modo tale che siano città e suo territorio a essere via via progettati e normati a scala territoriale (come del resto prevede la legge regionale in vigore). Una rottamazione delle città dal basso si scontra con l’infrastrutturazione viaria anch’essa del tutto obsoleta, oramai inadeguata, tanto quanto gli stessi singoli edifici: non sarà possibile produrre una rigenerazione se non si considererà il carico di funzionalità dei comparti urbani della mobilità, che per il gonfiarsi di cubatura finirebbero per soffocare ulteriormente il tessuto urbano. Dar colpa della crisi dell’edilizia alle regole è uno scaricabarile che non giova agli stessi interessati. La pianificazione deve impegnare chi progetta e propone quanto chi è chiamato ad operare nel rispetto delle regole, che non sono “lacci e laccioli” bensì sbarramenti alle pressioni di una crescita che tende all’interesse immediato ma non a quello di lungo termine.

Le regole casomai non bastano visti i disastri che si verificano anche da noi: ci mancherebbe che le togliessimo e il risultato non potrà che essere lo stesso della Sardegna con l’aggravante di non aver imparato la lezione. A Terralba, uno dei paesi coinvolti, il 15 giugno un comitato locale aveva impiccato decine di fantocci per opporsi «con fermezza al piano delle fasce fluviali previsto dalla Regione e ai vincoli idrogeologici che limitano lo sviluppo del territorio». Ci ha pensato la natura a crearle, le fasce di rispetto a fiumi e canali, e a limitare lo sviluppo. A modo suo.

 

Siamo i più cementificati dopo la Lombardia

La Cgil: «In Veneto quasi centomila appartamenti invenduti e Zaia aveva promesso zero cemento»

MESTRE – 164 milioni di metri cubi di fabbricati non residenziali costruiti fra il 2002 e il 2010; altri 150 milioni di metri cubi di residenziale realizzati dal 2000 al 2010; oltre 380mila ettari di terreno agricolo (27% del totale) sacrificato all’urbanizzazione.

Il Veneto, con i suoi 11 metri quadrati di costruzioni ogni 100, è la regione più cementificata d’Italia dopo la Lombardia. Per questo motivo, «ci opponiamo al piano casa così come proposto nella nuova versione che rischia di occupare altro suolo per realizzare ancora abitazioni in un territorio che si ritrova con 97 mila appartamenti invenduti».

Emilio Viafora, segretario generale della Cgil del Veneto, lancia il suo grido d’allarme e attacca la Giunta regionale e Luca Zaia.

«Qualche settimana fa» ricorda Viafora «il presidente ha affermato che il futuro del nostro territorio sta nel saldo zero di cemento. Vuoi costruire? Devi recuperare sul mercato i metri cubi che ti servono. Parole sacrosante, da sottoscrivere. Peccato che la Regione agisca in modo totalmente opposto».

Il rappresentante sindacale punta sì il dito contro il nuovo piano casa, ma ricorda anche altri “pericolosi” provvedimenti. Primo fra tutti, l’articolo 38 delle norme tecniche contenute nella Pianificazione territoriale.

«La nuova norma» sottolinea il segretario sindacale «dice che le aree afferenti ai caselli autostradali, agli accessi alle superstrade a alle stazioni della metropolitana di superficie per un raggio di 2 chilometri dalla barriera stradale, sono strategiche e da pianificare sulla base di appositi progetti regionali.

In pratica, si conferisce un potere programmatico pressoché esclusivo alla Giunta Regionale in un’area la cui somma ammonta a 3.162 metri quadrati e sulla quale si vuole gettare ancora cemento.

Anche per il piano casa si vogliono lasciare pieni poteri solo a palazzo Balbi, alla faccia del decentramento amministrativo».

Viafora contesta le troppe opere in programma, «inattuabili, dato che valgono 16miliardi di euro e quei soldi non ci sono».

E incalza la Regione affinché l’occupazione e gli investimenti vengano rilanciati tramite le ristrutturazioni e i recuperi degli immobili, nonché con la messa in sicurezza del territorio. Il piano casa può essere utile (ma mai quanto gli incentivi statali), ma solo se mantiene le caratteristiche della seconda versione.

«Il nuovo piano prevede una valenza troppo lunga» conclude il segretario Cgil «in più le misure contenute consentono ampliamenti abnormi che non rispondono alle finalità previste dalla legge.

I Comuni, poi, vengono espropriati della loro potestà programmatica e la nuova norma entra in conflitto con i Pat definiti dagli enti locali.

Infine, le misure premiali previste per le aree degradate favoriscono la nascita di nuovi capannoni e di edifici a uso commerciale e questo è in contrasto con la legge sul commercio appena approvata».

(g.cod.)

 

A VENEZIA

Domani corteo promosso da Legambiente: «No alla marea di asfalto prevista in Veneto»

Domani dalle 14 fino al tramonto Venezia accoglierà una moltitudine di associazioni, comitati, forze sindacali e cittadini veneti, che uniti in un corteo sfileranno per le calli della città, «per chiedere con forza uno stop al consumo di suolo sfrenato – come dice una nota di Legambiente Veneto – per bloccare la pioggia di asfalto e di grandi opere previste nella nostra regione».

Legambiente, tra i promotori della manifestazione, ha aderito grazie all’impegno dei suoi 39 circoli sparsi per il Veneto.

«Non possiamo fare a meno – afferma Legambiente – di rivolgere un particolare ringraziamento per don Albino Bizzotto, fondatore dei Beati i Costruttori di Pace, che durante lo scorso mese di agosto ha denunciato, con il suo digiuno per l’ambiente, la forma di lotta più pacifica ma anche più vibrante, la follia dei mille chilometri di nuove autostrade che rischiano di abbattersi sulla pianura più fertile d’Europa. Dopo i capannoni vuoti che riempiono la pianura Padano-Veneta, è partita infatti la stagione delle autostrade, a sferrare un nuovo attacco a quel che resta del suolo agricolo da cui dipende la gran parte della produzione agroalimentare made in Italy».

 

Nella notte il via libera agli ampliamenti edilizi

150 metri cubi in più alle abitazioni e 20% di superficie per capannoni e negozi

Scontro tra Lega e Pdl sul diritto di veto dei sindaci che si oppongono alla legge

VENEZIA – E mattone sia. Nella notte il Piano casa ter diventa legge regionale, prorogando ed estendendo nei prossimi tre anni le deroghe in materia di ampliamento edilizio. Confermati i capisaldi del progetto: bonus di 150 metri cubi supplementari garantiti alle prime case e del 20% di superficie per gli altri edifici; volumetrie accresciute fino al 70% per chi investa nel risparmio energetico e all’80% in caso di ristrutturazioni ispirate alla bioedilizia, con incentivi alla tutela idraulica, sismica e alla bonifica dell’amianto; possibilità edificatorie consentite in zona agricola e anche nelle aree vincolate – quali i parchi – salvo parere contrario della Soprintendenza; riduzione a 5 metri delle distanze minime tra fabbricati ed estendibilità del Piano alle proprietà in un raggio di 200 metri. Le novità? L’ammissione alle agevolazioni delle coppie di fatto e dei partner omosessuali (inizialmente esclusi) su proposta del Pd sostenuta dal capogruppo del Pdl Dario Bond. E l’esenzione dagli oneri fiscali delle famiglie numerose (3 o più figli) caldeggiata dai forzisti di Leonardo Padrin. Il voto finale è giunto a conclusione di una maratona dettata dal calendario strettissimo (stamane i consiglieri torneranno in aula per la seduta straordinaria dedicata alla crisi Electrolux), preceduto da scontri senza esclusione di colpi, trattative sottobanco e alleanze variabili nel segno della frantumazione politica. Così ad accendere il confronto è il derby tra gli assessori di San Martino di Lupari: il pidiellino Marino Zorzato (Territorio) e il leghista Maurizio Conte (Ambiente). Il primo, artefice della manovra, ne rivendica l’efficacia: «Negli ultimi quattro anni il Piano ha consentito a 60 mila veneti di ampliare l’abitazione di proprietà con vantaggi volumetrici e semplificazioni fiscali, rianimando il settore delle costruzioni altrimenti a picco». Il “padano” contesta l’estromissione dei sindaci dall’applicazione dei provvedimenti: «Siamo il partito del federalismo, trovo ingiusto privare le amministrazioni locali di ogni facoltà di pianificazione e controllo»; parole condivise dall’ala tosiana del gruppo ma anche dal titolare del Bilancio, Roberto Ciambetti, sensibile alle pressioni delle municipalità. Dialogo tra sordi, perché in aula Zorzato ribadisce il veto: «Le giunte di sinistra hanno svolto un’azione frenante e dispersiva mentre noi vogliamo garantire a tutti i cittadini eguali diritti». Una lacerazione nella maggioranza che il partito democratico – alfiere della protesta dei sindaci, testimoniata dagli appelli provenienti anche dalle località turistiche a rischio speculativo, Cortina ed Asiago in primis – prova a cavalcare: «Sono i Comuni, non la Regione, l’espressione diretta della comunità, mortificarli è uno schiaffo alla democrazia, una violazione palese delle regole di convivenza», la denuncia di Lucio Tiozzo, Piero Ruzzante, Sergio Reolon e Franco Bonfante; Bruno Pigozzo ha ventilato profili incostituzionali mentre Tiozzo si è rivolto esplicitamente agli «amici leghisti» invitandoli a dissociarsi dalla maggioranza per difendere i diritti del territorio dalla «prepotenza di chi privilegia le logiche di potere». Ma anche l’opposizione ha scontato divisioni plateali. Dall’Udc è arrivato un sì al pacchetto per voce di Stefano Peraro («Ma sia chiaro: è uno strumento anticrisi, non di pianificazione», ha precisato) mentre Diego Bottacin (Scelta civica) ha contestato l’esistenza di oneri di urbanizzazione aggiuntivi a carico delle amministrazioni locali: «Strade? Parcheggi? Di quali spese stiamo parlando? Il Piano interviene su edifici esistenti, non autorizza costruzioni ex novo». Ancora più drastico Giuseppe Bortolussi: «Per anni i sindaci hanno fatto cassa con l’urbanistica e adesso si lamentano, sono loro i maggiori responsabili dello scempio del territorio», ha sentenziato tra le proteste sonore dei democratici e dell’Idv di Antonino Pipitone («Cattiverie gratuite») che tre anni fa lo candidarono a sfidante di Luca Zaia nella corsa alla presidenza del Veneto. Senza sconti, invece, la requisitoria della “pecora rossa” Pietrangelo Pettenò (Sinistra veneta) firmatario di metà dei 140 emendamenti al testo: «Inutile cavillare sui commi, questa deregulation è un’autentica porcheria, fotocopia le richieste dell’associazione costruttori e infierisce su un ambiente già dissestato». Imbarazzo nella Lega, con il capogruppo Federico Caner costretto all’ennesima acrobazia per scongiurare fratture insanabili, e scambi polemici a ripetizione: «Non dateci lezione di correttezza urbanistica, noi diamo risposta alle famiglie che non hanno i soldi per costruire una casa ai figli, voi fate solo propaganda», incalza Piergiorgio Cortelazzo. «Rischi di speculazioni nelle zone industriali e commerciali? Ma in che mondo vivete», sbotta il veterano Carlo Alberto Tesserin «il Veneto è diventato un cimitero di capannoni vuoti e negozi dismessi, magari ci fosse qualcuno che apre nuove attività».

Filippo Tosatto

 

Confcommercio su urbanistica e difesa del suolo

«Il buon governo del territorio: urbanistica e difesa del suolo». È il titolo del convegno organizzato dalla Confcommercio del Veneto che si svolge oggi dalle 9.30 al Centro pastorale cardinale Giovanni Urbani di via Visinoni a Zelarino. A giudicare dalle personalità invitate dagli organizzatori, sarà l’occasione per fare un punto sul Piano Casa 3 ieri al voto in Consiglio regionale. Al convegno della Confcommercio sarà infatti presente innanzitutto colui che è l’ispiratore primo dell’articolato, vale a dire il vicepresidente veneto e assessore regionale al territorio Marino Zorzato. Presente anche Amerigo Restucci, rettore dello Iuav di Venezia, che parlerà di «governo del territorio: il recupero e la valorizzazione dei centri urbani per fermare il consumo del suolo». Accanto a Restucci, Paolo Pileri, del Politecnico di Milano (“Una società che non tutela il suolo non ha a cuore il futuro”), Enrico De Mori del fondo Fai (“Tutelare il territorio, una questione culturale”) e Luigi Lazzaro di Legambiente Veneto (“Fermare il consumo di suolo, rigenerare le città”). Fra gli ospiti anche Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Veneto, Giuseppe Sbalchiero, presidene di Confartigianato Veneto, e Massimo Zanon, a capo della Confcommercio regionale.

 

Gazzettino – Piano casa, nella notte il voto

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

nov

2013

Veneto, in Consiglio regionale maratona per l’ok alle norme urbanistiche. Negli ultimi quattro anni inoltrate 60mila richieste di ampliamento

CAMPAGNA – Previsti limiti alle costruzioni in aree rurali; nella foto d’archivio una casa colonica.

LE AGEVOLAZIONI – Comprese le famiglie “non tradizionali”

IL PUNTO FORTE – Ampliare del 20% gli edifici esistenti

VENEZIA – Il Piano Casa terza edizione si vota nella notte. Una maratona, nel Consiglio regionale del Veneto, per una legge destinata a cambiare ancora la fotografia del territorio veneto. La corsa notturna per la proroga urbanistica è dovuta anche alla data di scadenza, si deve fare tutto entro domani. Finora hanno approfittato degli ampliamenti previsti (vantaggi volumetrici e semplificazioni fiscali) 60 mila veneti negli ultimi quattro anni. La terza edizione del piano casa ieri alle 22 aveva già una precisa forma anche se la maratona notturna potrebbe portare qualche novità. Come l’emendamento che ha sollevato le famiglie numerose dal pagamento degli oneri previsti per l’ampliamento della propria abitazione. A sera l’aula aveva approvato, con maggioranze trasversali, una decina dei 18 articoli del testo di legge.

Tra i punti rilevanti la conferma della possibilità di ampliare del 20 per cento del volume o della superficie gli edifici esistenti, in deroga ai piani urbanistici e ai piani ambientali dei parchi regionali (ma in questo caso con parere vincolante della Soprintendenza).

Gli ampliamenti – dice la legge – potranno essere realizzati anche su un lotto limitrofo, sino a 200 metri di distanza dall’edificio principale, su un diverso corpo di fabbrica. In ogni caso, è consentito a tutti un ampliamento sino a 150 metri cubi per le prime case singole. Potranno beneficiare delle agevolazioni e dei bonus i titolari di prima casa, i familiari e “altri aventi diritto” (formula compromissoria che ha consentito di mettere d’accordo le diverse forze politiche rispetto alle famiglie non tradizionali).

L’aula ha inoltre stabilito che la percentuale del 20 per cento del bonus volumetrico potrà essere aumentata di un ulteriore 5 per cento per le abitazioni – e del 10 per cento in caso di edifici non residenziali – per interventi di messa in sicurezza antisismica dell’intero edificio. Un ulteriore aumento del 10 per cento è previsto nei casi di rimozione dei tetti in amianto. Molto più sostanziosi i premi volumetrici riconosciuti a chi abbatte il vecchio edificio e lo ricostruisce per migliorarne la qualità architettonica ed energetica e la sicurezza: in questo caso il bonus è del 70 per cento, elevabile all’80 per cento nel caso di bioedilizia.

Il premio volumetrico è riconosciuto anche a chi ricostruisce il nuovo edificio in un’area diversa.

Il nuovo piano casa sarà applicabile anche in zona agricola, ma con alcune limitazioni. Si potranno ampliare, infatti, solo gli edifici residenziali o quelli destinati alla conduzione del fondo. In caso di edifici residenziali in zone a rischio idrogeologico, il nuovo piano incentiva la demolizione e la ricostruzione in zona sicura con un premio del 50 per cento del volume o della superficie.

L’aula ha finora respinto la manovra emendativa del Pd, Idv e Sinistra veneta che cercava di conservare i poteri decisionali dei Comuni nell’applicazione del piano casa, previsti nelle due precedenti edizioni del piano. È’ prevalsa la linea sposata dalla Giunta, dal Pdl e Udc e caldeggiata da Bortolussi, Bottacin e Foggiato di applicare in modo omogeneo il piano in tutto il territorio regionale, superando la discrezionalità delle amministrazioni comunali. Ma su questo punto, che è poi il vero nodo politico della legge, a mezzanotte si stava ancora discutendo, cercando un compromesso tra esigenze di tutela del territorio e quelle di rilancio dell’economia.

 

LA CGIL CONTRARIA

«Così si cementifica ancora di più il territorio e si toglie ai Comuni il potere di programmare»

MESTRE – La Cgil contesta il Piano Casa della Regione e gli altri provvedimenti sulla programmazione e sviluppo del territorio veneto.

«Questo Piano Casa è inaccettabile», tuona Emiliano Viafora, segretario generale della Cgil del Veneto. «La proposta allo studio in Giunta non va bene, bastava rivedere il vecchio Piano Casa. Questo invece rischia di alimentare nuova cementificazione, oltre ad espropriare i Comuni da ogni facoltà programmatoria. Non siamo contro il Piano Casa, ma così non va bene. Perché – dice Viafora – consente ai centri commerciali d’ingrandirsi ancor di più, con il risultato che moriranno altri negozi in città».

Critiche anche verso il project financing: troppo cara l’alleanza tra pubblico e privato, soprattutto per quanto riguarda la costruzione dei nuovi ospedali.

Un dossier del sindacato ha fatto i conti sulle spese sostenute per il project degli ospedali di Montebelluna, dell’Angelo (Ve), di Santorso (Vi) e di Schiavonia (Pd).

Ad esempio, calcola la Cgil, per Schiavonia l’Ulss padovana – quindi la Regione – dovrà pagare un canone annuo di circa 25 milioni per 30 anni, anche se l’ospedale è costato in tutto 170 milioni (64 milioni dai privati) «Era più conveniente un mutuo – precisa Viafora».

La Cgil contesta anche la variante al PTRC «Basta con il gigantismo e con il consumo di suolo, si migliori l’esistente», ma esprime parere favorevole sul «Piano Cave» della Giunta Regionale. Purché arrivi qualche modifica.

 

Magnati russi in visita a Treviso. Obiettivo grandi investimenti.

Sul piatto anche outlet Roncade Veneto City e centro Leonardo. «Interessano pure i vigneti»

TREVISO—Se il mercato immobiliare in Italia è congelato ecco che arrivano i russi. Un consistente gruppo di uomini d’affari con il colbacco è impegnato da questa mattina e fino a domenica, a Treviso, in fitti conciliaboli con proprietari di immobili veneti, in una gamma compresa fra gli stabilimenti balneari e le ville venete, passando per vigneti e strutture ricettive, ed interessati, o quantomeno ben disponibili a farsi un idea sulle intenzioni di eventuali acquirenti esteri, a concludere trattative con i ricchi che arrivano dal freddo. Non è un caso se ad ospitare il meeting, promosso dalla Italian Russian Association (Ira), che ha sede a Rovigo, è il Bhr, albergo appartenente al Gruppo Basso, soggetto trevigiano delle costruzioni da qualche anno un tantino affannato nel cercare di dare un epilogo ad operazioni poco fortunate. Fra queste spicca, non fosse altro che per il suo potenziale rappresentativo delle complicazioni normative di casa nostra, la struttura dell’ex Outlet di Roncade, 25 mila metri quadrati progettati per una funzione distributiva mai avviata.

Bloccato da un intrico di ricorsi alle corti amministrative avviati dai concorrenti, l’Outlet, nel frattempo riprogettato e ribattezzato «L’Arsenale», è uno degli asset che i proprietari pongono volentieri all’attenzione degli investitori esteri. Allo stesso modo c’è la disponibilità a trattare sull’area di «Veneto City », per metà appartenente al gruppo trevigiano, e lo stesso complesso del «Centro Leonardo», che include il Bhr.

Da domani la delegazione russa incontrerà anche altri possibili venditori, non escludendo tuttavia rapporti di partnership per investimenti in campo edilizio ed immobiliare in contesti internazionali. I russi del resto si sono già affacciati più volte in Veneto. Case sul lago di Garda e in laguna perché acqua e giardino sono gli oggetti del desiderio che non trovano in patria, tenendo conto che il mercato sul Mar Nero ormai è saturo. Ma anche hotel e immobili commerciali a rendita sicura e prezzi scontati perché la crisi dell’Italia va sfruttata a proprio vantaggio. E non pensiate che «l’esercito dei russi» che sta comprando pezzi di Veneto sia composto dai soliti personaggi con tanti soldi e poco stile: quello che arriva è una clientela in mutamento, serve aggiornarsi. Da più parti si testimonia che qui approda, fra pellicce e valigie, la nuova borghesia moscovita, una classe media che nulla ha a che fare con gli arricchiti e che, oltre ad aprire il portafoglio, è pronta a sfidarci sulla cultura. Qualche esempio? Aumentano le prenotazioni per il festival lirico in Arena e guai a presentare sul tavolo di alcuni intenditori qualche prodotto che non sia originale.

«Per parlare di russi in Italia, oggi, serve prima staccarsi dallo stereotipo che ci hanno sempre disegnato: soggetti ricchissimi e maleducati che con i soldi credono di comprare ogni cosa e di poter spaccare tutto – spiega Alessandra Marconi, responsabile di Domus Rental, che affitta alloggi di lusso in tutto il Veneto -: oggi arriva gente più acculturata, più preparata: arriva in Italia la classe media dei russi, abituata a viaggiare e a mediare. Chiedono servizi di qualità, sono molto informati sui nostri prodotti». Insomma, non gli si può rifilare una cosa per un’altra. «Assolutamente no – prosegue Marconi che con i russi, il 20 per cento della clientela, fa affari soprattutto sul lago – se chiedono un Valpolicella o un olio extravergine del Garda, vogliono quello e non sono disposti ad altro. Non solo: iniziano a conoscere anche alcuni piatti locali che preferiscono al posto delle solite aragoste». Spingendosi oltre, poi, iniziano anche a gradire gli spostamenti senza traduttore, per mescolarsi meglio alla nostra gente, imparare a parlare. «C’è una nuova borghesia che avanza – sottolinea Paola Gianasso, di Immobiliari.it , che rimarca un aumento pari a sei volte degli acquirenti russi, rispetto a sette anni fa – e che equilibra una distribuzione della domanda fra diverse tipologie di immobili: restano i grossi imprenditori che spendono da un milione di euro in su, ma anche famiglie che cercano bilocali o trilocali fra i 100mila e i 300mila euro, soprattutto nelle località di mare e al lago».

Località come Jesolo (dove già alcuni negozi azzardano insegne in russo), Lignano, Venezia e il Garda, come sottolineano gli operato del settore. Sul tavolo, comunque, si pensa anche a concludere tanti affari di proprietà. «Ci sono quei due palazzi sul Canal Grande che qualche tempo fa hanno visionato proprio due oligarchi, uno di proprietà delle Poste e uno da poco ristrutturato da parte della ditta Motterle – spiega Paolo Bellini, presidente dell’Ira (Italian Russian Association) -. Non solo: poco distante, ad agosto, la Regione Veneto ha proposto un edificio da circa 13 milioni di euro, che in bando d’asta non riesce a vendere. Alcuni nostri clienti russi, poi, sono interessati alle ville venete, in particolare nelle province di Treviso, Vicenza, Padova. C’è interesse verso una dimora antica a Conegliano, Villa Selvatico di Battaglia Terme, Villa Morosini di Polesella e una villa palladiana a Thiene ».

link articolo

 

130 emendamenti e malumori leghisti nella maggioranza

Scontro sul ruolo dei sindaci, Zorzato rifiuta passi indietro

VENEZIA – Fino all’ultimo mattone. La discussione sul Piano Casa ter ha impegnato per l’intera giornata il Consiglio regionale che oggi esprimerà il voto conclusivo: i tempi sono strettissimi e impongono un’approvazione immediata – magari a tarda ora – perché la legge in materia di ampliamenti edilizi scadrà il 30 e venerdì l’aula sarà impegnata nella seduta straordinaria dedicata al caso Electrolux.

I nodi da sciogliere investono essenzialmente tre aspetti della manovra: il ruolo dei Comuni (che la giunta accusa di «intervento frenante» e intende escludere dall’applicazione del Piano in nome dell’«eguaglianza di diritti» dei veneti); la mancata scadenza dei provvedimenti straordinari, tale da renderli de facto permanenti; e la percentuale dei volumi supplementari previsti: bonus di 150 metri cubi per tutti più quote d’incentivo (fino all’80% della superficie di partenza) in presenza di investimenti nelle energie rinnovabili.

Oltre 130 gli emendamenti, sia di opposizione che di maggioranza, a conferma di qualche mal pancia – soprattutto nella Lega – per l’impatto di un’ulteriore cementificazione in assenza di azione regolatrice dei sindaci.

Il dibattito ha evidenziato un ventaglio di posizioni. Il sì di Gustavo Franchetto (Futuro popolare): «È uno strumento anticrisi, lavoriamo per migliorarlo, non per bloccarlo».

Le riserve di Giampietro Marchese (Pd): «Questo progetto non è una risorsa anticiclica, l’aumento vero di domande e di interventi si è verificato negli ultimi due anni con l’entrata in vigore degli sgravi nazionali per ristrutturazioni e risparmio energetico. Non siamo contrari alla prosecuzione del Piano casa purché senza deroghe esagerate né dilatazioni eccessive nella durata».

La stroncatura di Pietrangelo Pettenò (Sinistra veneta): «Questa colossale schifezza sancisce la totale deregulation degli standard urbanistici di qualità e non produrrà nessun rilancio dell’economia: l’edilizia ristagna non a causa di difficoltà burocratiche ma perché mancano i soldi».

La critica del gruppo democratico, che pure aveva votato a favore del Piano bis, si concentra sull’estromissione degli amministratori locali: «La legge è piena di norme ambigue che genereranno un sacco di contenziosi, con il risultato che il vero Piano casa verrà redatto dai dirigenti via circolare», afferma Sergio Reolon, convinto che «sottrarre la competenza ai Comuni è un atto gravissimo».

«Bisogna consentire ai sindaci di intervenire nel rispetto della specificità dei territori che abbiamo difeso in più occasioni», l’appello di Claudio Sinigaglia, Piero Ruzzante e Claudio Niero.

Convinto sostegno dal Pdl per voce del capogruppo Dario Bond – «L’obiettivo non è favorire la speculazione ma aiutare le famiglie che hanno risorse limitate: così potranno ampliare la loro abitazione per il figlio o un familiare» – e del veterano Carlo Alberto Tesserin: «Nella mia esperienza politica non ha mai avuto tante sollecitazioni a fare presto nell’approvare un provvedimento come in questo caso».

A conclusione del dibattito, la puntualizzazione del vicepresidente della giunta Marino Zorzato, artefice della manovra: «Il Piano casa applicata in Veneto è il migliore esempio italiano di sostegno della economia a costo zero. Finora ha generato investimento per quasi 3 miliardi e ha fatto lavorare tutto il mondo della pmi. Nessuna devastazione del territorio, chi agita un problema di carico urbanistico dice una falsità perché questa legge non incide minimamente sul carico urbanistico, che si determina sul numero degli abitanti e non sui volumi. Quindi miglioriamola se necessario, ma non per frenare l’economia, bensì per sostenerla».

Filippo Tosatto

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui