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Gazzettino – Mantovani. Fondi neri, nuovi testimoni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

10

mar

2013

SOTTO TIRO – Piergiorgio Baita, finanzieri al lavoro e la Mantovani a Padova

Si fanno i conti per accertare l’ammontare della frode

Venerdì l’udienza del Tribunale della libertà

VENEZIA Si apre una settimana cruciale per l’inchiesta riguardante le false fatturazioni della Mantovani

Investigatori al lavoro sui documenti sequestrati e sui passaggi di denaro, l’accusa avrebbe altre carte da giocare

Resta alta la tensione attorno all’inchiesta sulla Mantovani. Dopo gli arresti domiciliari concessi a Claudia Minutillo gli avvocati si concentrano sulla prossima udienza del Tribunale del riesame. Se da un lato l’inchiesta della Procura sta proseguendo a pieno ritmo, basti pensare alle verifiche sulle società “cartiere” che hanno interessato decine di realtà, ora l’eventuale svolta soprattutto per Piergiorgio Baita e William Colombelli che puntano ad uscire dal carcere insieme a Nicolò Buson, è rappresentata dall’udienza di venerdì 15. Ma la situazione è in continuo movimento come ha dimostrato la scarcerazione dell’ex segretaria di Giancarlo Galan avvenuta dopo una sua confessione. In queste ore, ad esempio, la Guardia di finanza sta ulteriormente vagliando alcuni passaggi di denaro, già emersi nella prima fase, per accertare definitivamente a quanto possa ammontare l’eventuale patrimonio “in nero” collegato alle false fatture. E il pubblico ministero Stefano Ancilotto, titolare della clamorosa inchiesta che sta facendo tremare diverse persone in Veneto, ha confermato che in queste ore si stanno analizzando altri documenti strategici. Oltre a questo, secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbero anche almeno due nuove testimonianze che sarebbero state depositate dalla Procura in vista dell’appuntamento di venerdì.
Conferma di attendere l’udienza del Tribunale del riesame con un interesse anche l’avvocato Renzo Fogliata che in questa vicenda difende William Colombelli, una delle figure chiave dell’indagine della Procura e responsabile della Bmc Broker di San Marino. Qui sarebbero state realizzate le false fatture e il relativo passaggio di denaro.
Intanto sul fronte dell’inchiesta, va ricordato che la Guardia di finanza sta per sequestrate il 5 per cento delle azioni di proprietà di Piergiorgio Baita della Mantovani costruzioni. In passato, contestualmente agli arresti, le Fiamme Gialle avevano già sequestrato alcuni conti correnti e delle abitazioni intestate a Baita, ora invece i militari si starebbero concentrando sul patrimonio azionario dell’ingegnere. Patrimonio che varrebbe circa due milioni di euro, in sensibile flessione rispetto alle quotazioni di qualche tempo fa, quando poteva valere dieci volte tanto. L’ottica è anche quella di garantire risarcimenti danni qualora siano riconosciute responsabilità penali.
Infine, in merito al pranzo di Valdobbiadene del 2 febbraio scorso che sarebbe stato ripreso dalle telecamere della Guardia di finanza, ed organizzato dall’imprenditore Luigi Dal Borgo, va segnalata la presa di posizione di Pier Alessandro Mazzoni (amministratore di Veneto acque spa) che precisa di non aver assolutamente partecipato all’appuntamento: «Anzi, ero al funerale di una persona cara».

Gianpaolo Bonzio

 

GLI ARRESTATI – Tre ancora in carcere, la Minutillo ai domiciliari

Tre detenuti in carcere, uno ai domiciliari. Sono trascorsi dieci giorni dalla retata della Finanza per una supposta frode fiscale da 10 milioni di euro (ma per altri 10 milioni il periodo è prescritto). Sono dietro le sbarre Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani spa, Nicolò Buson, direttore finanziario di Mantovani, William Ambrogio Colombelli, titolare della Bmc Broker di San Marino. È uscita due giorni fa per andare ai domiciliari Claudia Minutillo, amministratore delegato di Adria Infrastrutture, già segretaria del governatore del Veneto Giancarlo Galan.

 

INCHIESTA MANTOVANI NON ERO A QUEL PRANZO

In merito alla notizia apparsa venerdì 8 marzo scorso sul Vostro quotidiano e relativa al pranzo tenuto il giorno 2 febbraio 2013 a Valdobbiadene, il sottoscritto smentisce di avervi partecipato nè che ne fosse a conoscenza. Tra l’altro quella mattinata il sottoscritto l’ha trascorsa ad un funerale di un amico e la restante parte della giornata nella propria abitazione. D’altro canto quanto dichiarato può trovare facile conferma visto che, come da Voi riportato, il pranzo è stato ampiamente filmato dalla Guardia di Finanza. Vi sarei grato, a tutela della mia persona, se questa smentita fosse riportata sul Vostro quotidiano.

Pier Alessandro Mazzoni  (Direttore generale Veneto Acque spa)

 

L’ex segretaria di Galan: lettere del faccendiere per ottenere la cessione della “cartiera”

Primo giorno agli arresti domiciliari trascorso consultando gli atti del procedimento

MESTRE – La prima telefonata di Claudia Minutillo, venerdì sera appena uscita dal carcere della Giudecca, è stata per l’avvocato padovano Carlo Augenti, suo legale da quando il suo ex compagno l’aveva minacciata perché lei convincesse Piergiorgio Baita ad acquistare la società “cartiera” usata per creare fondi neri a favore della Mantovani. Il primo abbraccio della donna è stato al suo compagno che l’ha attesa fuori dal carcere. Claudia Minutillo, il primo giorno agli arresti domiciliari. L’ex segretaria di Giancarlo Galan, quando era presidente della Regione e arrestata nell’inchiesta “Chalet” che ha portato in carcere anche il presidente della “Mantovani” Piergiorgio Baita, ha scelto come domicilio un’abitazione del compagno. Questi è l’unica persona che potrà incontrare e con cui potrà parlare. «Al telefono mi ha ringraziato. Non credeva più di uscire ed era molto provata. Del resto non mangiava e non dormiva più da una settimana. Era già calata tre chili e mezzo e per una persona che pesa poco più di cinquanta chili sono tantissimi», racconta l’avvocato Carlo Augenti. Il legale padovano assiste Claudia Minutillo da tre anni, da quando la donna ha interrotto la relazione con il faccendiere Wiliam Colombelli, il titolare della “BMC Broker”, la società cartiera accusata di aver fatto fatture false con le quali la Mantovani e un’altra ventina di società hanno creato fondi neri. Una relazione, quella tra Colombelli e la Minutillo, terminata a dir poco in maniera burrascosa. Infatti l’uomo oltre a sequestrare in casa l’ex compagna e più volte l’ha minacciata, con lettere pesanti, per indurla a convincere Piergiorgio Baita ad acquistare la “cartiera” delle fatture false per 3 milioni di euro. Ieri la prima visita del legale alla donna. «L’ho trovata decisamente meglio rispetto all’interrogatorio di lunedì. L’ho vista più serena e già pensa su come deve organizzarsi la vita mentre rimane agli arresti domiciliari. Le ho spiegato che la durata di questo periodo non sarà breve. Prima di chiedere una misura cautelare, diversa da quanto disposto dal giudice, bisogna attendere le verifiche della Procura». La prossima importante tappa dell’inchiesta sarà l’udienza davanti al Tribunale del Riesame, alla quale si è rivolto il difensore di Baita, Paola Rubini, che ha chiesto di spostare a Padova il procedimento. Udienza in programma per venerdì prossimo. È evidente che l’interrogatorio di Claudia Minutillo è stato ritenuto molto positivo da parte della Procura, se nel giro di pochi giorni è arrivato il parere favorevole del pm Stefano Ancillotto titolare delle indagini, affinché l’imputata venga messa agli arresti domiciliari. Del resto ha parlato per sei ore. E non ha solo ammesso le proprie colpe su quanto già avevano ampiamente dimostrato, con prove, gli investigatori del Gico della Guardia di Finanza di Mestre. Ed è certo che in molti temono cosa possa aver raccontato Claudia Minutillo. E quell’interrogatorio da parte del pm Ancillotto, ha fatto perdere il sonno a qualcuno. «La signora Minutillo ha voluto copia dei dischetti che contengono gli elementi raccolti a suo carico dalla Guardia di finanza. Ha già letto la gran parte dei giornali che hanno parlato della vicenda ed è rimasta molto seccata dai toni della lettera che ha scritto ai quotidiani Mirco Voltazza (altro indagato nella vicenda e latitante in seguito ad una condanna, per altri reati, passata in giudicato), che promette di rientrare in Italia e sistemare lui le cose», conclude l’avvocato Augenti.

Carlo Mion

 

Una confessione chiave di sei ore

Il pm cerca riscontri dopo la deposizione della manager di Adria Infrastrutture

VENEZIA – Mentre la Guardia di finanza di Venezia e Padova prosegue l’analisi della documentazione sequestrata negli uffici e nelle case non solo dei quattro arrestati, ma anche di una decina di imprenditori dei quali ancora nessuno è indagato, il pubblico ministero lagunare Stefano Ancilotto ha avviato i riscontri sulle dichiarazioni rese da Claudia Minutillo, l’ex segretaria dell’allora governatore del Veneto Giancarlo Galan trasformatasi in manager sotto l’ala protettrice di Piergiorgio Baita e della «Mantovani spa». Lunedì scorso, la donna ha risposto per ore alle domande del rappresentante della Procura e ha fornito informazioni che non riguardano solamente la vicenda dei dieci milioni di fatture false della «Bmc Broker» di San Marino. Grazie alla sua collaborazione ha ottenuto gli arresti domiciliari ed è uscita dal carcere femminile della Giudecca giovedì scorso. Gli altri tre, invece, sono ancora in carcere: Baita in quello di Belluno, William Colombelli a Genova e Nicolò Buson a Treviso. I primi due sperano nel Tribunale del riesame presieduto dal giudice Angelo Risi, che venerdì 15 affronterà i ricorsi presentati dai loro difensori, gli avvocati Paola Rubini, Piero Longo e Renzo Fogliata. Puntano almeno ad ottenere gli arresti domiciliari, una scelta che non metterebbe in discussione l’impianto accusatorio, ma che permetterebbe ai due di tornare a casa e lasciare la cella dove sono ormai da dieci giorni. I difensori di Baita puntano anche alla dichiarazione di incompetenza territoriale da parte dell’autorità giudiziaria veneziana: stando a loro, tocca a quella di Padova portare avanti le indagini, visto che la sede amministrativa della «Mantovani spa», dove è avvenuta la verifica fiscale dello scorso anno, si trova nella città del Santo. I quattro devono rispondere di associazione a delinquere, il reato più grave, e di frode fiscale. Baita in qualità di presidente della Mantovani e Minutillo di amministratore delegato di «Adria Infrastrutture» avrebbero utilizzato fatture fasulle per dieci milioni di euro emesse dalla «Bmc Broker» di San Marino di cui è presidente William Colombelli. Mentre Buson rimasto implicato in qualità di responsabile amministrativo della «Mantovani» è accusato di aver predisposto i pagamenti per le fatture fasulle, grazie alle quali l’impresa veneziana avrebbe accumulato «fondi neri» per circa 8 milioni (i due che mancano li avrebbe intascati Colombelli).

 

Era seduto su 43 poltrone tutti gli incarichi di Baita

Il numero 1 della Mantovani nei cda di una galassia di società pubbliche e private

La Guardia di finanza sta passando al setaccio la contabilità di tutte le aziende

PADOVA – L’attività professionale dell’ingegnere Piergiorgio Baita è un ginepraio di incarichi declinati in decine di società diverse. Tutte, inevitabilmente legate agli appalti milionari, spesso in project financing per la realizzazione di opere pubbliche. Secondo i dati della Camera di commercio di Padova, l’ormai ex presidente della Mantovani Costruzioni Spa, compare almeno in 43 società diverse, altri dieci incarichi sono cessati in tempi più o meno recenti. In questi giorni, poi, i legali dell’ingegnere stanno revocando tutte le sue posizioni: scelta attuata, così hanno spiegato i suoi avvocati, per proseguire più liberamente la sua battaglia per dimostrare la sua innocenza rispetto alle accuse di frode fiscale. In provincia di Padova le società in cui Baita compare sono 13: risulta presidente del consiglio di amministrazione di Consortile Venezia Lavori, S.P.V. Società Consortile, Consorzio Lepanto, Consorzio Litorali Venezia, Talea e Talea 2, Fama, Consorzio C.D.P., S.I.N. Est, Consortile per l’Expo 2015. È consigliere e membro del comitato esecutivo di Veneto City, consigliere delegato di Mose-Treporti e presidente del consiglio direttivo di Serenissima Consorzio Stabile. Ben 22 le poltrone di Baita in laguna: le società veneziane in cui presiede il consiglio di amministrazione sono Palomar, Mantovani, Nuova Romea Spa, Mose-Treporti, S.I.F.A Società consortile, Consorzio V.D.M.– Vie del Mare, Alfa Società consortile, Consorzio Nog.Ma, Arsenale Nuovo, Consorzio Veneti Nuova Romea e La Strada del Mare. È vice presidente di Società delle Autostrade Serenissima, Veneta Sanitaria Finanza di Progetto, Gra di Padova, Adria Infrastrutture, di cui è presidente Claudia Minutillo, e di Venice Ro-Port Mos. Baita è poi consigliere del Consorzio Venezia Nuova, (che sta realizzando il Mose) della società Alles presieduta da Claudia Minutillo, consigliere delegato di Costruzioni Mose Arsenale, consigliere di Intecno Società Consortile. Per la Costruzioni Arsenale Nuovo di Venezia è amministratore delegato, per il Consorzio Si.Tre è presidente del consiglio direttivo e consigliere per la Intecno, di cui è presidente Claudia Minutillo. Le altre società nel cui organigramma di management compare il nome di Piergiorgio Baita sono La Giubileo Messidoro Società consortile di Argenta (Fe), I.L.I.A Or-Me di Genova, La Quado di MilanoMazara Società consortile di Mazara (Tp), Summano Sanità a Vicenza. Tre le società veronesi: la Confederazione Autostrade, Consorzio Pedemontana Veneta, Autostrada Nogara Mare Adriatico. Le dieci società cessate da Baita prima che scoppiasse la bufera sulle false fatture e la frode fiscale in combutta con Claudia Minutillo, Nicolò Buson e William Colombelli, sono Laguna Dragaggi Spa di Ravenna e Campagna Lupia (Ve), Nuova Domina e T.S.I di Sesto San Giovanni (Mi), Metroveneta Città e Gra di Padova, Nuova Romea a Venezia. Tutte le società in cui Baita risulta coinvolto sono nel mirino della Guardia di finanza: alcune sono state già perquisite, altre lo saranno. Così come al vaglio degli uomini dei nuclei di polizia tributaria di Padova e Venezia sono le società sospettate di aver prodotto fatture false, oltre alla Bmc Broker di San Marino di William Colombelli. Si tratta di società che hanno pagato fatture risultate false, ma anche loro stesse promotrici di falsi documenti, ingrossando le fila delle società “cartiere” sul modello della Bmc. Le Fiamme gialle sono in azione a Roma, Bologna, Mestre, Padova, Casalecchio sul Reno. Ventitré le sedi perquisite sinora, ma ce ne sarebbero almeno una settantina in elenco. Sono stati raccolti centinaia di faldoni pieni di documenti: perlopiù dimostrerebbero l’esistenza di fatture false, create per pagare lavori in realtà già svolti da altri. Lo stesso meccanismo della Bmc Broker. Secondo gli investigatori Baita & soci creavano così fondi neri. Ora si tratta di capirne la destinazione. Oltre alle banche di San Marino sono state trovate tracce di trasferimenti in paradisi fiscali come Panama.

Elena Livieri

 

I GRILLINI E LA COMMISSIONE D’INCHIESTA REGIONALE

«Zaia deve coinvolgere anche il M5S»

PADOVA – Finanza di progetto nel mirino del Movimento 5 Stelle, ma non solo. Gli eletti nelle liste di Grillo ieri hanno dedicato al tema una conferenza stampa a Padova dove si è parlato anche del caso Baita e dell’inchiesta avviata dalla procura di Venezia. Dopo aver ricordato che a dicembre, cioè «in tempi non sospetti» il movimento di Grillo aveva inviato una lettera al governatore Luca Zaia chiedendo di approfondire le scelte fatte in tema di partnerariato pubblico-privato, il neosenatore Enrico Cappelletti ha commentato l’operato della commissione di inchiesta avviata dalla regione Veneto. «È un fatto positivo che vogliano entrare in commissione per verificare quello che non hanno verificato fino ad ora. Per fortuna è maturato un accordo bipartisan, inizialmente si era pensato a una composizione politica di maggioranza , poi si sono state coinvolte le opposizioni. Noi proponiamo un’ulteriore integrazione con altre personalità. E vogliamo trasparenza, con tutti i documenti sulla finanza di progetto on-line, anche con i piani economici finanziari e le convenzioni già sottoscritte. Se non c’è nulla da nascondere bene, d’altra parte Zaia ha detto che la Regione sarà un palazzo di cristallo. E anche il M5S deve poter verificare cos’ha fatto la Mantovani in Veneto». (v.v.)

 

Venerdì sostituito il presidente arrestato

la famiglia chiarotto in azione

Romeo Chiarotto non ha intenzione di perdere tempo. Il patron della Mantovani Costruzioni Spa, tramite Serennisima Holding, ha annunciato per venerdì prossimo, 15 marzo, il rinnovo del consiglio di amministrazione. Passaggio necessario dopo le dimissioni dalla presidenza di Piergiorgio Baita. Quest’ultimo detiene il 5% della società di costruzioni, (il restante 95% è della famiglia Chiarotto), anche se la Guardia di finanza di Venezia e Padova che conduce le indagini sta per sequestrare le quote detenute dall’ingegnere arrestato. Prima dello scoppio del terremoto giudiziario quel 5% della Mantovani valeva almeno 20 milioni di euro sul mercato, dal momento che, nonostante il capitale dell’azienda sia di 50 milioni, il volume di affari è di almeno 450. La Finanza conta di garantire con quel patrimonio, che va per altro ad aggiungersi ai conti correnti e agli appartamenti già posti sotto sequestro preventivo, gli eventuali danni che Baita sarà chiamato a risarcire nel momento in cui la sua vicenda giudiziaria si concluda con una condanna. Del resto la famiglia Chiarotto ha già dato mandato ai suoi legali per avviare, qualora se ne ravvisassero gli estremi, un’azione di responsabilità. Venerdì, intanto, verrà nominato il nuovo cda della Mantovani: in pole position per la presidenza c’è il figlio di Romeo Chiarotto, Giampaolo, già nel cda insieme a Piergiorgio Baita e Paolo Dalla Via. (e.l.)

 

Minutillo vuota il sacco il giudice le dà i domiciliari

Arresti domiciliari per Claudia Minutillo, coinvolta nell’inchiesta delle false fatturazioni del gruppo Mantovani. La presidente di Adria Infrastrutture avrebbe ricostruito il meccanismo di truffa. Si fa vivo il ragionier Voltazza “latitante” e si dice pronto a tornare e spiegare tutto.

Secretati i verbali e qualcuno adesso trema

Parere favorevole del pm Ancilotto e il gip ha firmato la scarcerazione

RICORSO AL RIESAME – Nuove deposizioni sono state allegate dai pubblici ministeri

L’ex segretaria di Galan ha ricostruito il sistema delle false fatturazioni della Mantovani e dato indicazioni sulla destinazione dei milioni di euro “in nero” rientrati da San Marino

Minutillo vuota il sacco e ottiene i “domiciliari”

ATTESI SVILUPPI – Dopo una settimana prime rilevanti crepenel muro di silenzio

Arresti domiciliari per Claudia Minutillo. La presidente di Adria Infrastrutture è uscita dal carcere femminile della Giudecca ieri pomeriggio, dopo che il Gip di Venezia, Alberto Scaramuzza, ha accolto l’istanza presentata dal suo difensore, l’avvocato Carlo Augenti. Il sostituto procuratore Stefano Ancilotto ha dato parere favorevole alla concessione della misura cautelare meno afflittiva spiegando che l’ex segretaria dell’allora presidente della Regione, Giancarlo Galan, ha chiarito la sua posizione. Ma, evidentemente, c’è molto di più: nel lungo interrogatorio di lunedì l’indagata deve aver davvero “vuotato il sacco”, come si usa dire, non limitandosi soltanto a fornire conferme in merito alle false fatturazioni emesse della Bmc Broker di San Marino a favore della sua società e della Mantovani spa di Piergiorgio Baita, per le quali gli inquirenti ritengono, peraltro, di avere già suffienti elementi di prova documentali. Il verbale con le sue dichiarazioni è stato secretato e, quindi, è immaginabile che contenga particolari nuovi e forieri di ulteriori sviluppi dell’inchiesta; forse proprio nella direzione auspicata dagli investigatori, che stanno cercando di scoprire a cosa siano servite e a chi siano finite le provviste in “nero” realizzate grazie alle numerose fatture emesse a fronte di operazioni inesistenti.
Le dichiarazioni della Minutillo sono state trasmesse al Tribunale del Riesame di Venezia che, venerdì prossimo, nell’udienza presieduta da Angelo Risi, dovrà effettuare un primo vaglio in merito alla fondatezza delle accusa formulate dal sostituto procuratore Stefano Ancilotto. I difensori di Baita, gli avvocati Piero Longo e Paola Rubini, hanno anche sollevato un’eccezione di incompetenza dei giudici veneziani, sostenendo che l’indagine spetta alla magistratura di Padova dove si trovano gli uffici amministrativi della Mantovani (che a Venezia ha invece la sede legale). Davanti al Riesame la Procura avrebbe depositato anche i verbali di un paio di altri testimoni che, secondo indiscrezioni, hanno rilasciato dichiarazioni ritenute importanti per riscontrare gli elementi probatori già contestati nell’ordinanza di custodia cautelare.
Altre novità nell’inchiesta potrebbero arrivare dalla copiosa documentazione sequestrata contestualmente ai quattro arresti della scorsa settimana. La Guardia di Finanza ha già messo mano su una serie di documenti, alcuni dei quali rinvenuti in abitazioni private, che proverebbero l’esistenza di altre “cartiere”, ovvero di altre società del tipo della Bmc Broker, il cui principale compito sarebbe stato quello di produrre fatture fittizie.
Il meccanismo contestato alla Bmc Broker di William Alfonso Colombelli è piuttosto semplice e ha funzionato a lungo, probabilmente perché tutti confidavano sul fatto che la Repubblica di San Marino è uno dei “paradisi fiscali” inespugnabili. Invece le rogatorie del pm Ancilotto hanno consentito alle Fiamme Gialle a ottenere le informazioni che cercavano e di scoprire che, sulla base di una serie di contratti per la realizzazione di studi e progetti (che in realtà non sarebbero mai stati prodotti), Mantovani e Adria Infrastrutture hanno versato nel corso degli anni svariati milioni di euro alla società sanmarinese. Colombelli avrebbe trattenuto una percentuale del 15-20 per cento, per poi prelevare il rimanente in contanti e restituirlo a Baita e Minutillo. Nel corso degli anni in questo modo sarebbero state create riserve in “nero” per somme consistenti che potrebbero essere state utilizzate in svariati modi.

Gianluca Amadori

 

IL RETROSCENA   «Mi fu consigliato di andarmene via»

Si cercano altre “cartiere” di documenti taroccati

VENEZIA – Arriva in redazione una mail con le generalità del ragioniere padovano “latitante”

Voltazza: «Pronto a rientrare»

«Sono pronto a rientrare in Italia». Con un messaggio spedito via e-mail ieri, attorno a mezzogiorno, firmato Mirco Voltazza, il ragioniere padovano consulente della mantovani per l’Expo 2015 avrebbe annunciato l’intenzione di tornare «per fare piena luce su questa vicenda». Il condizionale è d’obbligo in quando non è stato possibile contattare Voltazza per avere conferma dell’autenticità del messaggio, inviato da un indirizzo di posta elettronica nel quale figurano il suo nome e cognome.
In questa e-mail, inviata alle redazioni dei principali mezzi d’informazione, il ragioniere conferma di avere una condanna passata in giudicato da scontare e spiega che gli «è stato consigliato vivamente di andare fuori onde evitare altre problematiche». Nel messaggio a firma Voltazza non si precisa chi gli avrebbe consigliato di andarsene, né quali sarebbero le altre problematiche da evitare. In compenso il ragioniere aggiunge che ha deciso «di disattendere i “consigli” e questo anche a costo della mia personale incolumità (spero che non si arrabbieranno in molti) per fare luce su questa vicenda».
Nella mail si parla di «falsità» riferite sul suo conto in relazione al caso Mantovani: «Penso all’ing. Baita e al rag. Buson che sono in carcere e stanno pagando colpe che bisognerà dimostrare, e invece “finti collaboratori o pentiti” dell’ultimo momento che magari sono i reali artefici di certe operazioni poco chiare e poi per salvarsi incolpano gli altri? Non è che dietro ci possono essere altri interessi?» scrive il ragioniere chiedendosi quali saranno gli scenari futuri per la Mantovani e per i suoi concorrenti.

REGIONE VENETO – Luca Zaia il primo firmatario

Commissione d’inchiesta, depositata la proposta

VENEZIA – Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, è il primo firmatario della proposta depositata ieri in Consiglio regionale dal Pd per istituire una commissione speciale d’inchiesta sulle vicende di presunta frode fiscale e fondi neri che sta coinvolgendo la maggiore impresa veneta di costruzioni e ha messo sotto la lente della magistratura la realizzazione delle più importanti opere pubbliche regionali. La proposta, avanzata dal Pd due giorni, è sottoscritta dai capigruppo Lucio Tiozzo (Pd), Stefano Valdegamberi (Udc), Antonino Pipitone (IdV), Diego Bottacin (gruppo misto) e Pietrangelo Pettenò (Sinistra veneta). Per il Pdl la proposta è firmata da Carlo Alberto Tesserin. La commissione avrà una durata di sei mesi (prorogabili a 12), sarà composta da 9 consiglieri nominati dall’Ufficio di Presidenza (5 di maggioranza e 4 di opposizione) e sarà presieduta da un esponente dell’opposizione. Il compito? «Verificare procedure, costi e tempi di affidamento, aggiudicazione e realizzazione dei lavori pubblici di competenza regionale, con particolare riguardo a quelli eseguiti con il project financing». E verificare, dal 2005, i rapporti «tra società partecipate dalla Regione e soggetti aventi sede all’estero».

 

VALDOBBIADENE – La trappola al ristorante Riva de Milan

Finanziere vestito da cameriere al pranzo “con le ossa del maiale”

L’invito dell’imprenditore Dal Borgo aveva indotto le Fiamme Gialle a piazzare telecamere e cimici per ascoltare i discorsi dei commensali

Hanno passato un intero pomeriggio a installare telecamere. A trasformare l’agriturismo ai piedi delle colline del Prosecco in una sorta di Grande Fratello. Un piano e un’organizzazione da far invidia a Csi, con tanto, parrebbe, di finanziere vestito da cameriere a servire ai tavoli. L’obiettivo delle Fiamme Gialle? Filmare il pranzo “attorno alle ossa del maiale”. L’appuntamento, su invito del bellunese Luigi Dal Borgo, coinvolto nell’inchiesta sul gruppo Mantovani, era nella vecchia casa colonica Riva de Milan, azienda vinicola, con ristorante e locanda, gestita dai fratelli Bernardi.
Tutta la struttura domina una collina alle porte di Valdobbiadene: due chilometri prima del centro, sulla sinistra, si imbocca un viale tra i filari di vite, annunciati d’estate dalla fioritura dei roseti. Si abbandona la strada principale e ci si ritrova in un’altra dimensione. Quella appunto della famiglia Bernardi. Da decenni, dopo aver riscattato l’azienda da un’antica mezzadria, sono un punto fisso attorno al quale ruotano le realtà più diverse. Tra le valli e i clinali del Prosecco di Valdobbiadene Riva de Milan è un’istituzione. Punto di ritrovo di politici, amministratori ma anche di cultori del buon bere. Ci arriva gente da ogni parte della regione. E di ogni livello. Loro, i fratelli Bernardi, conoscono tutti e tutto. Eppure del famoso convivio dicono di non saper nulla. «Quale pranzo? Io non so nulla». Così liquida la faccenda uno dei fratelli, intenzionato a non rispondere a qualsivoglia domanda. Ma qualcosa dovrebbe ricordare visto che quel giorno il ristorante e’ stato aperto solo per l’allegra compagnia di Dal Borgo, un habitue’ del luogo alla pari dei suoi soci e amici Franco Ferlin e Mirco Voltazza. L’agriturismo infatti fa servizio solo da marzo a settembre. Pure ieri era chiuso. Praticamente non c’era nessuno: piazzale vuoto, luci spente, nessuno intorno. Nei mesi invernali il ristorante apre le porte solo per occasioni speciali o iniziative particolari. Come quella dello scorso 2 febbraio: il famoso pranzo tutto dedicato al maiale. E alle Fiamme Gialle. «Finanza? Non so nulla», sorride Bernardi mentre torna a ribadire ciò che ripeterà per una decina di volte: «Non so nulla».
Sulla sfondo bucolico di Riva de Milan resta così il mistero di chi abbia informato quel giorno il ragioniere Mirco Voltazza degli “sgraditi”( per lui) ospiti. Arrivato nel piazzale dell’agriturismo, il consulente di Baita oggi rifugiatosi all’estero, ha fatto infatti retromarcia e se n’è andato. Sembra pero’ che a salvarlo non sia stato il suo intuito, quanto un provvidenziale messaggino che lo avvisava della trappola che era stata tesa dalla Gdf. Per lui niente prelibatezze suine e prosecchino, ma un bel viaggetto in Croazia. È qui che i finanzieri hanno perso le sue tracce. Di tutti gli altri commensali (amici di Dal Borgo ma anche amministratori pubblici) le tracce, invece, sono note e pure filmate. Che dire, è proprio vero che del maiale non si butta via niente.
La replica di Bond: «Io a quel pranzo non sono andato»

Dario Bond, capogruppo del Partito delle Libertà nel Consiglio regionale del Veneto ha diffuso ieri una nota in merito alla notizia (apparsa ieri su “Il Gazzettino”) del pranzo filmato dalla Finanza a Valdobbiadene, lo scorso 2 febbraio. Nelle perquisizioni la Finanza avrebbe acquisito documenti da cui risulta l’invio degli inviti al pranzo da parte dell’imprenditore Luigi Dal Borgo, i cui uffici a Marghera sono stati perquisiti.
«Non so quale sia la fonte e non so da dove provenga. Io non ho partecipato a nessun pranzo chiamato “Intorno alle ossa del maiale” all’agriturismo “Riva de Milan”. Il mio amico Michele Noal mi aveva accennato a questo appuntamento enogastronomico, ma non ero presente anche perchè solitamente al sabato faccio attività politica sul territorio». Dario Bond, poi, ricorda: «Quel giorno, per esempio, ero stato in ospedale a Feltre per la festa di San Biagio. Per questo non voglio che il mio nome venga utilizzato in maniera maldestra e strumentale».

LA PROCURA – Si vuole far luce su alcuni documenti

L’INDAGINE – Tra gli accertamenti spunta anche la “Pannorica srl”

GUARDIA DI FINANZA – Si cercano gli intrecci con Franco Ferlin

Mantovani, a S. Marco lo snodo dell’impero delle società “cartiera”

C’è anche una società del centro storico tra quelle finite, indirettamente, nel mirino dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte false fatture della Mantovani spa e delle “cartiere” che sarebbero state utilizzate per realizzarle. Si tratta della società Pannorica srl con sede a San Marco 2065 a pochi passi da San Moisè.
L’indagine in questione è condotta dal pubblico ministero Stefano Ancilotto, titolare dell’inchiesta.
Da quanto è stato accertato dagli inquirenti questa società è spuntata fuori dopo gli accertamenti su Franco Ferlin, a suo tempo segretario dell’ex Ministero ed ex presidente del Veneto, Carlo Bernini. Secondo la Guardia di finanza Franco Ferlin risulta amministratore della Ipros-Agri Bio Energy con sede in via Einaudi 74 a Mestre e con sede operativa in via Fratelli Bandiera 45. Dalle verifiche delle Fiamme Gialle di Padova e Venezia emerge che la maggior parte delle quote di Ipros appartiene a Finard srl e l’oggetto di questa entità è l’attività amministrativa societaria logistica nei confronti delle società partecipate (i soci sono Franco Ferlin e Luigi Dal Borgo).
La maggior parte delle quote appartengono alla Pannorica srl specializzata in amministrazione di beni per conto terzi che ha sede, appunto, a San Moisè. Il presidente del consiglio di amministrazione risulta Renato Murer, commercialista molto conosciuto e stimato a San Donà di Piave sia per la sua attività professionale (ha realizzato diverse pubblicazioni in tema di diritto civile e collabora con Ca’ Foscari) sia per essere stato anche presidente di Atvo. E la Pannorica, tra le varie attività di consulenza, figurava anche nel pacchetto azionario del Vicenza calcio. Ora la Guardia di finanza sta cercando di fare piena luce su questi collegamenti per accertare se, nell’intreccio societario e soprattutto nell’attività di queste imprese, siano state commesse eventuali irregolarità.
Al momento, quindi, si tratta solo di accertamenti sulle documentazioni.

 

Armando Mannino, ingegnere ex consulente del Magistrato alle acque

Ha lanciato pesanti accuse sulla gestione dei lavori del Mose

Il Consorzio: «Mammino dimostri se e come le imprese gonfiavano i costi»

«La congerie di supposizioni, accuse e denunce emerse a ben più di tre anni dai fatti contestati, e forse strumentalmente uscite dal cappello solo in questi giorni, fa di tutt’erba un fascio».
È piccata la replica del Consorzio Venezia Nuova all’indomani delle dichiarazioni rilasciate dall’ingegner Armando Mammino, uno dei consulenti del Magistrato alle Acque che ha raccontato di aver ricevuto la lettera di revoca dell’incarico dopo aver sollevato critiche ad alcuni progetti del Consorzio Venezia Nuova in sede di approvazione, nonostante la disponibilità a trovare dei correttivi di cui il Consorzio non avrebbe approfittato.
«Si mette insieme – ribatte il Consorzio – il supposto rigonfiamento dei costi dell’opera da parte delle imprese, l’invio a Bologna dell’ingegner Piva da parte del Ministero delle Infrastrutture; il mancato reincarico dell’ingegner Armando Mammino da parte del Magistrato alle Acque di Venezia, interpretato come rappresaglia per aver espresso suggerimenti non accolti su progetti del Consorzio Venezia Nuova per altro poi approvati dall’intero Comitato tecnico di Magistratura e le dimissioni dallo stesso consesso del professor Fellin, che comunque afferma che la normativa dava ragione al Consorzio».
«A queste contestazioni di livello e contenuto diversi, risponderà l’Amministrazione nei luoghi deputati e con le modalità e i tempi che riterrà più opportuni – prosegue il Consorzio Venezia nuova – Quanto alla perentoria affermazione che “il Mose con gli Olandesi sarebbe costato un terzo” seguita dalla considerazione che “come in altre opere pubbliche, tutti calcavano la mano”, il Consorzio Venezia Nuova, che è sottoposto in quanto concessionario all’alta sorveglianza sia tecnica che amministrativa del Magistrato alle Acque di Venezia, si riserva autonomamente di difendersi, naturalmente quando il professor Mammino, oltre che contrapporre genericamente gli Olandesi agli Italiani per il costo delle opere, indicherà dove e quando e per che importo si sia verificato questo fenomeno in rapporto alla costruzione del Mose».

 

Nuova Venezia – Chiarotto scarica Baita

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8

mar

2013

Pronta la richiesta di risarcimento danni

Il manager della Mantovani dal carcere di Belluno annuncia le dimissioni da tutti gli incarichi: è nominato in 42 Cda

PADOVA – Un’azione di responsabilità. Tanto annuncia il patron della Mantovani Spa Romeo Chiarotto nei confronti dell’ingegnere Piergiorgio Baita. Il proprietario dell’asso “pigliatutto” degli appalti veneti, tramite la cassaforte di famiglia Serenissima Holding, darà mandato a un legale al fine di studiare il caso per vedere se si ravvisino gli estremi per avviare un’azione di responsabilità. E se così sarà, scatterà la richiesta di risarcimento danni. Romeo Chiarotto, del resto, lo ha ripetuto più volte davanti al sostituto procuratore di Venezia Stefano Ancilotto mercoledì mattina quando lo ha interrogato: la famiglia non ha nulla a che vedere con le fatture false, di cui era totalmente all’oscuro. L’inchiesta della guardia di finanza di Venezia e Padova che ha portato in carcere oltre a Baita anche il direttore amministrativo della Mantovani Nicolò Buson, l’imprenditore di San Marino William Colombelli e l’ex segretaria di Giancarlo Galan Claudia Minutillo, presidente di Adria Infrastrutture, ha squarciato come un fulmine il ciel sereno sotto cui era convinto di riparare i suoi affari l’ottantatreenne Chiarotto. Tanto più che era stato proprio lui, negli anni Novanta, a volere Baita alla guida della Mantovani, dopo che un’inchiesta nell’ambito di Tangentopoli che lo coinvolse, restituì l’ingegnere del tutto “pulito”. «Sono in corso di adozione i provvedimenti più opportuni per assicurare alla società una governance autorevole, estranea ai fatti sui quali la magistratura sta indagando» si legge nella nota diffusa ieri dalla società per azioni, «ma anche in grado di garantire continuità nell’operatività e negli indirizzi tecnici e gestionali». Ecco perché all’orizzonte si profila la causa per danni della famiglia Chiarotto contro Baita, perché il granitico colosso delle costruzioni rischia di crollare come un castello di sabbia investito dall’onda lunga della scandalo per frode fiscale. Finalizzata, secondo gli inquirenti, alla costituzione di fondi neri. Ma questo è il filone ancora aperto dell’inchiesta. Quello a cui potrebbe imprimere un’accelerata la decisione venerdì prossimo del tribunale del Riesame, che dovrà decidere sulla scarcerazione di Baita e Colombelli. Perché se dovranno rimanere in carcere, le probabilità che decidano di collaborare con gli investigatori si fanno più concrete. Intanto i legali dell’ingegnere sessantaquattrenne, gli avvocati Piero Longo e Paola Rubini, hanno annunciato che Baita, attualmente nel carcere di Belluno, ha firmato le dimissioni da tutti i suoi incarichi. Ben 42, secondo la Camera di commercio. Oltre che presidente del cda della Mantovani, Baita figura vice presidente di Adria Infrastrutture, presidente di Talea e Palomar (tutte e tre società finite nell’inchiesta per false fatture), Expo 2015 e Nogara Mare. Risulta anche vice presidente di Autostrada Serenissima, Gra di Padova e Veneta sanitaria finanza di progetto, consigliere di Veneto City, Consorzio Venezia Nuova e Thesis. Sullo sfondo restano i destini della Mantovani: «La società» conclude la nota di ieri, «è fortemente impegnata, sostenuta dai propri azionisti, a portare avanti gli importanti progetti e lavori a essa affidati e ringrazia le maestranze per l’unitarietà e la dedizione in più occasioni manifestate in questi giorni».

Elena Livieri

 

Zanoni: «Zaia deve mettere fine al cumulo di cariche di Vernizzi»

L’eurodeputato Andrea Zanoni invita il governatore del Veneto a porre fine al cumulo di incarichi di Silvano Vernizzi: «Inaccettabile che la stessa persona presenti progetti con la mano destra e li approvi con quella sinistra» dice Zanoni, «invito la magistratura ad andare fino in fondo nelle indagini sul terremoto che sta scuotendo il Veneto. Zaia risolva una volta per tutte la gravissima situazione di conflitto d’interessi rappresentata da Vernizzi, ad esempio al tempo stesso amministratore delegato di Veneto Strade e presidente della commissione regionale incaricata di concedere la Valutazione ambientale strategica (Vas), nonché collezionista di svariati altri incarichi». Tra le reazioni politiche anche quella di Barbara Degani, presidente della Provincia di Padova, dopo l’annuncio da parte del Pd di una interrogazione sulla vendita delle quote dell’Autostrada Padova Brescia: «Noi abbiamo adottato da subito procedure di evidenza pubblica anche per trattative private» ha detto Degani, «le illazioni sul prezzo delle quote sono dimostrazione di malafede. Il primo prezzo di 740 euro del 2009 era dipeso da trattative con altri enti, quello di 518 del 2011 dalla stessa società per la ricapitalizzazione. E il consiglio provinciale approvò all’unanimità la vendita». (e.l.)

 

I SINDACATI SI AFFIDANO ALLA PROPRIETA’

«Il colosso tiene si giri pagina»

PADOVA «Il nostro obiettivo è la salvaguardia dei livelli di occupazione, la Mantovani è un colosso internazionale che può superare questa bufera. Noi ci auguriamo che Piergiorgio Baita esca di scena e siamo convinti che la famiglia Chiarotto saprà trovare un nuovo manager cui affidare la gestione dell’azienda». Francesco Andrisani, della Fillea Cgil di Venezia, non ha dubbi: «I 900 dipendenti della Mantovani non hanno alcun motivo per temere contraccolpi all’occupazione dall’inchiesta avviata dalla procura di Venezia. Nutriamo la massima fiducia nei confronti della magistratura e siamo convinti che saprà far emergere le esatte responsabilità degli imputati coinvolti nell’inchiesta. Quando si parla di evasione fiscale c’è da sperare che si possa andare fino in fondo, ma il portafoglio ordini della Mantovani ci lascia tranquilli», spiega Andrisani. Il colosso delle costruzioni, asso pigliatutto con il project financing, ha due supercommesse che vale la pena citare: il Mose di Venezia (da consegnare al consorzio Venezia Nuova entro il 31 dicembre 2016) e la piastra dell’Expo 2015 di Milano: si tratta di un contratto da 165 milioni di euro, la cui importanza è stata sottolineata, mesi fa, dal premier Mario Monti: «Non c’è missione all’estero in cui non sottolineiamo l’importanza dell’adesione ad Expo 2015». Se questo è il quadro, quali ripercussioni ci possono essere per il futuro? «La Mantovani è controllata al 95% dalla famiglia Chiarotto e noi siamo convinti che l’amministratore delegato Baita dovrà rispondere delle sue azioni. Per quanto riguarda il Mose, il Consorzio Venezia Nuova si trasferirà da Campo Santo Stefano all’Arsenale e i 130 dipendenti verranno assegnati ai nuovi uffici», conclude Andrisani. Omero Cazzaro, della Uil padovana, aggiunge che i sindacati hanno chiesto un incontro con la Mantovani per fare il punto della situazione occupazionale: «Non ci sono segnali preoccupanti, vogliamo solo sapere quali provvedimenti verranno adottati nei confronti di Baita nel caso in cui le accuse venissero confermate». Assai diversa la riflessione di Andrea Castagna, segretario della Cgil di Padova, che esprime profonda preoccupazione per un’inchiesta che «dimostra quanto profondo sia il legame tra politica e appalti pubblici. Un paio di settimane fa è esplodo lo scandalo delle commesse degli elicotteri di Finmeccanica in India, e ora anche il Veneto si interroga su una colossale presunta evasione fiscale. Ho sempre espresso contrarietà al projet financing perché, come il nuovo ospedale di Mestre dimostra, si finisce per pagare due-tre volte il costo dell’opera e mi permetto di sollevare forti perplessità sul sottopasso delle Torricelle di Verona: si tratta di un traforo lungo 13 chilometri che verrà a costare 8-900 milioni di euro. Il sindaco di Verona Tosi è stato costretto a rinviare la firma della convenzione del projet con la Mantovani, ma io credo che quell’opera sia dannosa all’ambiente e troppo onerosa. Infine una battuta che gira a Padova: i più soddisfatti dell’inchiesta sono i costruttori edili dell’Ance, che vedono un barlume di speranza per la fine di un monopolio» conclude Castagna.

Albino Salmaso

 

La Minutillo chiede gli arresti domiciliari

L’ex segretaria di Galan ha ammesso che alcune fatture dalla Bmc di Colombelli erano false

VENEZIA – In attesa del riscontro alle dichiarazioni dell’ex segretaria di Giancarlo Galan divenuta manager – dichiarazioni secretate dopo 6 ore di interrogatorio, premessa per un prossimo ampliamento degli indagati – l’avvocato Augenti ha presentato ieri mattina istanza per trasformare la custodia cautelare in carcere in arresti domiciliari. Dei quattro arrestati, Claudia Minutillo è l’unica ad aver ammesso con il pm Stefano Ancillotto che – sì – si era accorta che alcune delle fatture emesse dalla società sanmarinese Bmc del compagno William Colombelli fossero false. «Si sta consumando, è molto depressa, non mangia da giorni, mai avrebbe sospettato di finire in questa situazione», spiega l’avvocato Augenti, «d’altra parte non ho mai visto nessuno finire in carcere per false fatturazioni, neppure con importi molto maggiori e null’altro le è stato contestato in quest’indagine». Con tutti gli appalti pubblici gestiti dalla Mantovani, c’è tensione nell’aria per possibili nuovi sviluppi investigativi, legati all’utilizzo dei fondi neri per milioni di euro (20 quelli contestati sinora, 10 però prescritti) creati con le false fatturazioni. Piergiorgio Baita – accusato di essere a capo dell’associazione per delinquere finalizzata alla fabbricazione di false fatture e che potrebbe dunque restare agli arresti cautelari per 6 mesi, contro i 3 dei compagni di carcere – punta a trasferire l’inchiesta a Padova e questo chiederanno gli avvocati Longo e Rubini al Riesame. Ma il manager potrebbe non contestare nel merito tutte le accuse. «Stiamo studiando la mole immensa degli incartamenti», spiega l’avvocata Paola Rubini, «certe intercettazioni sono suggestive: Baita è una persona intelligente e si rende conto che ci sono delle problematiche, ma finché non avremo contezza di tutti gli atti non avrebbe senso rispondere alle domande del pm». Suggestiva, ma fuori dalle indagini, la notizia dei video hard dei propri incontri trovati sul computer di Colombelli. «Sono molto stupito che elementi attinenti alla sfera personale più privata siano stati divulgati», commenta l’avvocato Fogliata, «dal momento che non hanno nulla che fare con le indagini». La Procura conferma: nessun legame tra i video e l’inchiesta. Intanto, il pm Stefano Buccini sta approfondendo i controlli sulle false fatturazioni intestate a consulenze e lavori relativi al Mose.

Roberta De Rossi

 

SALVAGUARDIA

A Bruxelles il dossier dei comitati sul Mose

Ci sono anche le registrazioni di Report (Rai3) e molti articoli della Nuova nel dossier inviato ieri alla Commissione petizioni del Parlamento europeo dall’associazione Ambiente Venezia. Luciano Mazzolin e Tiziana Turatello hanno raccolto un voluminoso dossier di documenti e studi. E hanno chiesto al Parlamento europeo di riaprire il dibattito sulla grande opera. Nel dicembre scorso la presidente Erminia Mazzoni aveva comunicato alle associazioni – che hanno raccolto 12.500 firme contro il Mose, depositando la petizione a Bruxelles – che la loro domanda non era stata archiviata. Pratica riaperta, dunque, anche se dall’esposto sono ormai passati più di sei anni. «Ma è l’occasione per valutare quello che è stato fatto», dice Mazzolin. Nel dossier inviato al Parlamento anche la relazione della Corte dei Conti, voluminoso rapporto firmato dal magistrato Mezzera che metteva in luce le anomalie della gestione della salvaguardia negli ultimi vent’anni. Concessione unica, prezzo lievitato (da 1 miliardo e mezzo a 5 miliardi e mezzo, escluse le opere di mitigazione, la gestione e la manutenzione dell’opera), controlli scarsi, conseguenze ambientali. A cominciare dai cantieri di Santa Maria del Mare, aperti in area tutelata e per questo sanzionati dall’Europa. E poi i progetti alternativi non esaminati, le previsioni del rialzo del livello dei mari firmate da Paolo Pirazzoli ignorate. Fino ai dubbi tecnici sul funzionamento delle paratoie in condizioni particolari, contenuti nel rapporto della società di ingegneria francese «Principia», commissionato dal Comune cinque anni fa. «Siamo pronti a rispondere alle domande», dice Mazzolin, «e abbiamo fiducia nell’Europa».(a.v.)

 

Gazzettino – Mantovani, Si scoprono altre cartiere

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7

mar

2013

L’imprenditore padovano nel 1987 comprò l’azienda da un bolognese

Claudia Minutillo è l’unica ad aver svelato in parte i sistemi usati da Baita presidente Mantovani

RICORSI AL RIESAME –  Il 15 marzo l’udienza in Tribunale contro le ordinanze di custodia

PERQUISIZIONI –  Nelle casa di Colombelli video hard: in alcuni il protagonista è lui stesso

Si scoprono altre cartiere e spuntano film “a luci rosse”

Non solo documentazione fiscale, contratti e fatture: tra il materiale rinvenuto nella disponibilità del presidente di Bmc Broker, William Alfonso Colombelli, la Guardia di Finanza ha sequestrato anche un consistente quantitativo video a “luci rosse”, in parte dei quali lo stesso risulta protagonista assieme ad una o più donne. Alcuni filmati sembrano girati nella sua abitazione, altri in un non meglio precisato ufficio e vi comparirebbero anche altri uomini: le riprese, assicurano gli investigatori, lasciano poco all’immaginazione. Non vi è conferma che tra le persone riprese vi siano altri indagati.
Con l’inchiesta sulle presunte false fatturazioni questo materiale non ha alcuna attinenza o utilità, ma le Fiamme Gialle lo stanno ugualmente analizzando per capire se i video rispondano unicamente alla necessità di soddisfare fantasie a sfondo sessuale o se, almeno una parte di essi, non sia stato realizzato per acquisire “documentazione” da utilizzare in casi estremi contro qualcuno. Così come le registrazioni che il presidente di Bmc Broker fece nel corso di alcuni colloqui con il presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita, dopo che questi aveva deciso di interrompere i rapporti con la società di San Marino.
Sul fronte delle indagini le principali novità emergono dalle prime analisi della montagna di documenti posti sotto sequestro nella sede della Mantovani e nelle numerose abitazioni private perquisite dai finanzieri. Gli inquirenti avrebbero trovato la prova dell’esistenza di altre “cartiere”, ovvero di società con la quale la Mantovani teneva rapporti fittizi, finalizzati alla creazione di fondi “neri”. Ovviamente siamo all’inizio degli accertamenti e sarà necessario un lungo lavoro di approfondimento alla ricerca di conferme e riscontri. Ma se così fosse, lo scandalo della false fatture sarebbe destinato ad estendersi. Finora il sostituto procuratore Stefano Ancilotto, al quale da alcuni giorni si è affiancato il pm Stefano Buccini, ritiene di aver trovato elementi per sostenere la falsità di fatture per una ventina di milioni, oltre metà delle quali sono però ormai prescritte per il troppo tempo trascorso. Il Gip Alberto Scaramuzza ha ritenuto che l’inchiesta possa procedere in relazione alle fatture più recenti, per un ammontare complessivo di circa 8 milioni. Per questo motivo ha disposto il sequestro preventivo dei beni dei principali quattro indagati: oltre a quelli di Baita e Colombelli, anche un immobile di proprietà di Nicolò Buson, responsabile amministrativo della Mantovani, e due appartamenti dell’amministratrice di Adria Infrastrutture, Claudia Minutillo, già segretaria dell’ex presidente della Regione, Giancarlo Galan, che con Colombelli ha avuto una relazione sentimentale.
Nel frattempo il Tribunale del riesame di Venezia ha fissato per il 15 marzo l’udienza per esaminare il ricorso dei difensori di Baita, gli avvocati Piero Longo e Paola Rubini, i quali chiedono la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare e sollevano un’eccezione di incompetenza territoriale, sostenendo che titolare dell’inchiesta dovrebbe essere la procura di Padova, dove si trovano gli uffici amministrativi della Mantovani (che a Venezia ha la sede legale). Anche l’avvocatessa Fulvia Fois ha annunciato che presenterà ricorso al Riesame per Buson.
Finora solo Claudia Minutillo, difesa dall’avvocato Carlo Augenti, ha accettato di rispondere alle domande del pm, svelando in parte i meccanismi utilizzati, ma addebitando la responsabilità principale a Baita. Non è escluso che anche Colombelli possa decidere di farsi ascoltare dal pm: il suo legale, l’avvocato Renzo Fogliata, ha chiesto che il suo assistito, detenuto a Genova, possa essere trasferito in un carcere più vicino per garantirgli una piena possibilità di difesa.

Gianluca Amadori

 

È all’estero il consulente perquisito e scomparso

PADOVA – Il “consulente tecnico ambientale” del Gruppo Mantovani, ragioniere Mirco Voltazza, si nasconderebbe all’estero. In un paese dell’Est Europa. Dopo la perquisizione negli uffici e nell’abitazione di Polverara di Voltazza del ragioniere, scomparso da più di un mese, gli investigatori del Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno perquisito anche gli uffici e l’abitazione di un amico di Voltazza, e pare anche suo socio. Si tratta di Luigi Dal Borgo, sessantacinquenne imprenditore, amministratore di una società di Marghera e di un’altra che ha sede a Quarto d’Altino, in provincia di Venezia. Le perquisizioni di Voltazza e di Dal Borgo (che risiede in provincia di Belluno) sono avvenute entrambi venerdì scorso. Mentre gli investigatori controllavano il restauratissimo rustico del Settecento di Voltazza, che adesso ha sulle spalle anche una condanna passata in giudicato, altri finanzieri perquisivano la casa di Dal Borgo, in via Roma 58 a Pieve D’Alpago. Per quanto riguarda le sedi di lavoro dei due indagati gli investigatori non hanno fatto molta strada. Perché sia Voltazza che Dal Borgo lavorano nello stesso stabile, in via Fratelli Bandiera 45 a Marghera.

 

VENEZIA – Romeo Chiarotto per due ore davanti al Pm Ancilotto, in qualità di persona informata sui fatti.

Il proprietario di Mantovani: «Mai saputo nulla di false fatture»

E Vanessa, segretaria Bmc Broker: «I contratti erano sempre firmati da Baita»

VENEZIA – (gla) Di “cartiere” e false fatture ha raccontato di non sapere nulla; di non non aver mai sospettato nulla. Romeo Chiarotto, 83 anni, proprietario della Mantovani spa attraverso la cassaforte di famiglia, Serenissima Holding, di cui è presidente, è stato ascoltato ieri mattina dal sostituto procuratore Stefano Ancilotto in qualità di persona informata sui fatti e di probabile parte lesa nel futuro processo sul vorticoso “giro” milionario di fatture a fronte di operazioni inesistenti.
L’imprenditore è rimasto per un paio di ore nell’ufficio del magistrato rilasciando una serie di dichiarazioni che ora le Fiamme Gialle dovranno verificare. In precedenza gli inquirenti avevano chiesto di lui anche alla segretaria della Bmc Broker, Vanessa Renzi, per capire se il suo titolare, William Colombelli, avesse intrattenuto rapporti con Chiarotto oltre che con il presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita. Ma la segretaria rispose: «Non ho mai sentito parlare di alcun Chiarotto. Per quanto riguarda la Mantovani i contratti erano firmati sempre da Baita».
A chiamare Baita al vertice di Mantovani fu lo stesso Chiarotto, negli anni Novanta, dopo la sentenza di assoluzione con la quale il manager uscì perfettamente “pulito” dal processo sulla Tangentopoli veneta. Un manager ritenuto capace e preparato tanto da ricevere, per occuparsi della gestione della società di costruzioni, un compenso di circa 800mila euro all’anno.
La Mantovani spa, impresa fondata nel 1949 da un bolognese, l’ingegnere Enzo Mantovani, è di proprietà di Chiarotto dal 1987 ed è specializzata nella costruzione e manutenzione di infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali, ma anche nel settore del dragaggio e dell’ingegneria idraulica, tanto da far parte del Consorzio Venezia Nuova, impegnato nei lavori per la Salvaguardia di Venezia.
Chiarotto è personaggio molto conosciuto a Padova e nel Veneto, anche grazie ai molti contatti con il mondo politico e finanziario: è stato a lungo nel cda di Antonveneta, di cui fu anche vicepresidente. Negli anni Novanta fu coinvolto nella prima Tangentopoli, nell’inchiesta su Autovie Venete. Fu arrestato, ma solo per poche ore, poi tutto finì con un patteggiamento.
In questi giorni la Guardia di Finanza è impegnata da un lato ad analizzare l’ingente mole di documenti sequestrati, dall’altro ad ascoltare in qualità di persone informate sui fatti tutte le persone che potrebbero riferire in merito all’attività della Mantovani, e in particolare agli studi e alle progettazioni di cui fu incaricata la Bmc Broker, tutti ritenuti inesistenti. Per provarlo il pm Ancilotto ha fatto già interrogare numerosi dipendenti di Mantovani, i quali hanno fornito indicazioni ritenute interessanti, alcune delle quali valorizzate anche dal Gip Scaramuzza nell’ordinanza di custodia cautelare.

 

Il caso è scoppiato il 28 febbraio

Per il manager finito in galera compenso annuo di 800 mila euro

Il “caso Mantovani” è scoppiato il 28 febbraio con 4 arresti (Baita, Buson, Minutillo, Colombelli) per frode fiscale finalizzata a costituire un «fondo nero» da otto milioni di euro. L’indagine è condotta dalla Guardia diFinanza di Venezia. Minutillo avrebbe parlato a lungo svelando molti retroscena.

 

IL GOVERNATORE – Luca Zaia: «Dobbiamo assicurare la trasparenza, il palazzo sia di cristallo»

Commissione d’inchiesta sui lavori pubblici dal 2005

Consiglieri d’accordo ma manca l’intesa sul testo presentato dal Pd

Pdl e Lega: «Non intralci la magistratura». L’ok atteso per oggi

Il Consiglio regionale si avvia ad istituire una commissione d’inchiesta sui lavori pubblici svolti in Veneto dal 2005. Le preoccupazioni legate alla presunta frode fiscale nella quale è coinvolto, tra gli altri, Piergiorgio Baita, ad di Mantovani, sono emerse ieri durante il Consiglio regionale del Veneto, convocato per la discussione del Bilancio. Tra i primi ad intervenire Luca Zaia: «Non posso iniziare a parlare di bilancio – ha detto il governatore – senza aver prima parlato di chiarezza e trasparenza, temi verso cui abbiamo tutti lo stesso colore politico, volendo che il palazzo sia un palazzo di cristallo. Io dico no alle generalizzazioni di piazza per cui tutti sono già condannati, ma è doveroso interrogarsi».
La disponibilità di Zaia è stata subito raccolta da Lucio Tiozzo (da poco subentrato come capogruppo del Pd a Laura Puppato), che ha proposto al presidente di sottoscrivere la proposta di legge messa a punto dai consiglieri democratici per istituire una commissione con il compito di verificare procedure di affidamento, costi e tempistiche, aggiudicazione e realizzazione di lavori pubblici con particolare riferimento a quelli eseguiti attraverso la finanza di progetto. Il presidente della Regione ha dato la sua disponibilità di massima, anche perché la Giunta ha già approvato all’unanimità la creazione di un Nucleo investigativo interno.
Se però Tiozzo auspicava una convergenza sul testo del Pd – che è stato subito sottoscritto da tutti i consiglieri di opposizione – si è scontrato contro le resistenze del Pdl e l’attendismo della Lega Nord. «Non vorrei che la commissione finisse per essere d’intralcio alla magistratura, nella quale ho la massima fiducia – ha sottolineato Bond – Il testo così come presentato dal Pd non va bene, ma se adottiamo il modello già sperimentato in quinta commissione – dove un anno fa abbiamo preso in esame i progetti sulla base della remunerazione di capitale, delle tempistiche, delle ricadute sul bilancio – allora se ne può parlare». A frenare il Pdl sarebbero alcuni passaggi della relazione che introduce il progetto di legge, dove si parla del coinvolgimento “dell’ex segretaria del presidente Galan” e di “fondi neri generati attraverso società di comodo”. Passaggi giudicati troppo politici. «Siamo favorevoli ad una commissione d’inchiesta con poteri ben precisi – ha dichiarato il capogruppo leghista Federico Caner – che non si sostituisca alla magistratura. Per questo abbiamo chiesto la modifica del testo». Le limature dovrebbero essere apportate stamani in Consiglio, anche se il Pd preferirebbe tenere la proposta così com’è: «La relazione non è che la fotografia di come stanno le cose in questo momento – spiega Tiozzo – che è il motivo per cui è necessaria una commissione. Noi non siamo un tribunale, ognuno farà il proprio mestiere. Ad ogni modo per raggiungere l’obiettivo – la sua istituzione – siamo disposti a modificare il testo, purché i contenuti siano rispettati».
Il consigliere democratico Franco Bonfante si spinge oltre: «L’inchiesta in corso potrebbe fare emergere prove tali che ci sarebbero gli estremi per l’annullamento dei progetti da avviare o di quelli in itinere, ovvero portare alla revisione delle condizioni di contratto di opere realizzate con la finanza di progetto. Per esempio i canoni dei servizi». Il consigliere fa un esempio per tutti: «L’ospedale dell’Angelo di Mestre».

Marco Gasparin

 

GLI SVILUPPI –  L’inchiesta si allarga: presto nuovi indagati Trema anche il mondo della politica

CASO MANTOVANI La Finanza ha perquisito anche le aziende di Quarto d’Altino e Marghera di un imprenditore

Fondi neri e filmini a luci rosse

Fatture false, trovati video hard a casa Colombelli: in alcuni il broker è protagonista con una o più donne

MANTOVANI NELLA BUFERA

LE AZIENDE – A Quarto d’Altino e a Marghera

I DOCUMENTI – Isolate un centinaio di fatture sospette

INDAGINI IN CORSO – Si sospetta possa aver ospitato Mirco Voltazza, collaboratore di Baita

Consulente fuggito, perquisito l’amico  

La Guardia di Finanza nella casa e negli uffici veneziani dell’imprenditore Luigi Dal Borgo

NUOVI SVILUPPI – Si trema negli ambienti dell’imprenditoria e anche della politica. Sono in arrivo probabili nuove iscrizioni nel registro degli indagati sulla vicenda giudiziaria che sta travolgendo la Mantovani. Nuove iscrizioni di notizia di reato potrebbero essere consegnate in questi giorni. La Finanza ha anche perquisito le aziende di Quarto d’Altino e Marghera di un imprenditore.

RIVELAZIONI – Non solo documentazione fiscale, contratti e fatture: tra il materiale rinvenuto nella disponibilità del presidente di Bmc Broker, William Alfonso Colombelli, la Guardia di Finanza ha sequestrato anche un consistente quantitativo di video a luci rosse, in parte dei quali lo stesso broker risulta protagonista assieme ad una o più donne. Gli inquirenti intanto hanno trovato la prova dell’esistenza di altre “cartiere”.

L’INCHIESTA – Presunti fondi neri e frode fiscale. Agli arresti è finito Piergiorgio Baita, presidente di Mantovani

In carcere anche altre tre persone

Il ragioniere Mirco Voltazza si nasconderebbe all’estero. In un paese dell’Est Europa. Dopo la perquisizione negli uffici e nell’abitazione di Polverara (Padova) di Voltazza, il “consulente tecnico ambientale” per l’Expo 2015, scomparso da più di un mese, gli investigatori del Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno perquisito anche gli uffici e l’abitazione di un amico di Voltazza, e pare anche suo socio. Si tratta di Luigi Dal Borgo, sessantacinquenne imprenditore, amministratore di una società di Marghera e di un’altra che ha sede a Quarto d’Altino e residente in provincia di Belluno.
Le perquisizioni di Voltazza e di Dal Borgo sono avvenute entrambi venerdì scorso. Mentre gli investigatori controllavano il restauratissimo rustico del Settecento di Voltazza, che adesso ha sulle spalle anche una condanna passata in giudicato, altri finanzieri perquisivano la casa di Dal Borgo, in via Roma 58 a Pieve D’Alpago. Per quanto riguarda le sedi di lavoro dei due indagati gli investigatori non hanno fatto molta strada. Perchè sia Voltazza che Dal Borgo lavorano nello stesso stabile, in via Fratelli Bandiera 45 a Marghera. Lì ha sede la Nsa srl, Non solo ambiente, amministrata dal bellunese. E Luigi Dal Borgo è anche presidente della Crea Technology srl, che ha sede a Quarto D’Altino, in via Marconi 1.
Secondo gli inquirenti Luigi Dal Borgo e Mirco Voltazza sono molto amici. E c’è il sospetto che il ragioniere padovano rientri in italia periodicamente di nascosto. E ad ospitarlo sarebbe proprio Dal Borgo. Cosa ci faceva un pregiudicato per ricettazione, peculato e calunnia nel Gruppo Mantovani? In una nota dell’ottobre scorso l’Ufficio di esecuzione penale esterno del ministero della Giustizia si afferma che Voltazza collabora con il Gruppo Mantovani per la costruzione e la successiva demolizione della piattaforma su cui sorgerà l’Expo 2015 a Milano. Sempre secondo la nota Uepe, il ragioniere ha un contratto di collaborazione come libero professionista e lavora nel suo ufficio di Marghera con un orario preciso, dalle 8 alle 20. Voltazza è indagato per emissione di false fatture. Ma le fiamme gialle sospettano che possa aver messo in atto anche raggiri ai danni del presidente del Gruppo Mantovani, Piergiorgio Baita. Voltazza si sarebbe vantato pubblicamente di aver avuto delle “amicizie” nell’Agenzia delle entrate, nella Guardia di Finanza e nella magistratura. Anzi, avrebbe detto, addirittura, che era protetto da un magistrato. Ex impiegato di banca, ex socio della gestione dell’Aci di Piove di Sacco, ed ex promotore finanziario, negli ultimi anni il ragioniere Voltazza si considera un “consulente tecnico ambientale”. Questo gli deriva dal fatto di aver collaborato con un’azienda che si occupava di tecnologie ambientali. Ed è come esperto ambientale che ha ottenuto la collaborazione dal Gruppo Mantovani. Ora è all’estero perchè è anche ricercato per le sue condanne.

 

GLI SVILUPPI -Trema anche la politica. In arrivo nuovi indagati

Si trema negli ambienti dell’imprenditoria e anche della politica. Sono in arrivo probabili nuove iscrizioni nel registro degli indagati sulla vicenda giudiziaria che sta travolgendo la Mantovani. Oltre agli arresti di Piergiorgio Baita, Claudia Minutillo, William Ambrogio Colombelli e Nicolò Buson, a cui si sommano i quindici indagati e la cinquantina di perquisizioni, nuove iscrizioni di notizia di reato potrebbero essere consegnate in questi giorni.
Intanto proseguono le indagini della Guardia di Finanza della Tributaria condotte dal colonnello Renzo Nisi che hanno isolato in un centinaio le fatture significative che potrebbero svelare risvolti interessanti. Tutte fatture al vaglio delle fiamme gialle così come il materiale sequestrato al ragioniere padovano Mirco Voltazza che è sparito da un mese. Ma stando ai primi riscontri i documenti prelevati dalla sua abitazione e dal suo ufficio sono considerati importanti ed eloquenti per gli inquirenti. Non si esclude che sia proprio Voltazza, l’uomo con pesanti precedenti penali che vanno dalla ricettazione, alla calunnia fino al peculato, ad avere le chiavi del forziere con il denaro sporco. Un buco nero da dieci milioni di euro. A meno che gli inquirenti non trovino una montagna di banconote da qualche parte, cosa improbabile, il denaro dovrà sbucare dalla “lettura” delle fatture.
Così come novità potrebbero uscire dagli stessi arrestati. Claudia Minutillo ha iniziato a vuotare il sacco in tempi record. Tengono ancora William Ambrogio Colombelli e Nicolò Buson, forse in attesa dell’udienza del riesame in calendario il 15 marzo. Se usciranno dal carcere forse non parleranno più, ma se restano dentro non copriranno più nessuno e per loro non rimarrà che trattare. (r.ian)

 

Nuova Venezia – Mantovani, la Finanza trova altre cartiere

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7

mar

2013

Potrebbe raddoppiare l’importo delle false fatture che hanno consentito alla società presieduta da Baita di creare fondi neri

VENEZIA – Non c’è solo la “BMC Broker”, altre aziende “cartiere” sono state scoperte dalla Guardia di Finanza e dal pm Stefano Ancillotto. Tutte usate per produrre fatture false e creare “fondi neri”. Si allarga a macchia d’olio l’indagine che ha portato in carcere Piergiorgio Baita, presidente di “Mantovani Spa” e Claudia Minutillo ex segretaria di Giancarlo Galan, quando l’esponente del Pdl era presidente della Regione. Gli investigatori sono convinti che i soldi stornati dal bilancio, grazie alle fatture false e finiti ad ingrossare i “fondi neri”, siano molti di più di quelli che hanno scoperto nei passaggi su conti correnti di banche di San Marino e tutti intestati a William Colombelli, titolare della BMC, e a suoi parenti. Sia perché dalla documentazione recuperata hanno la prova che ci sono altre aziende che utilizzavano il sistema di “Baita e soci”, sia perché hanno elementi per dire che il presidente di Mantovani faceva questo anche con altre “cartiere”. Nel gergo della Guardia di Finanza una “società cartiera” è un’azienda che ha il solo compito di emettere fatture false a favore di altre imprese che saldandole creano “fondi neri”. «Soldi che solitamente vanno a finire in tangenti», come ha spiegato in più occasioni il colonnello Renzo Nisi, comandante del Nucleo Provinciale di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Venezia. Ebbene Baita e gli altri imprenditori della “cricca” si servivano anche di altre “società cartiere” con sede in Veneto e nel nord Italia. “Cartiere” che hanno fornito centinaia e centinaia di fatture false che hanno consentito alle società del gruppo Mantovani e ad altre imprese del giro, di far transitare alcune decine di milioni di euro su conti correnti all’estero. Soldi che per l’80 per cento rientravano in loro possesso e in contanti. Quanti siano veramente è difficile stabilirlo. Anche perché gli investigatori non hanno ancora avuto accesso ai conti correnti all’estero dove sono finiti i soldi pagati per le fatture false. Comunque si tratta di parecchio denaro. Il pm Stefano Ancillotto ha già inoltrato le richieste, per poter visionare i conti, alle autorità dei paesi stranieri dove si trovano i conti correnti. E ora attende gli esiti delle rogatorie. Dell’esistenza di altre “cartiere” era emerso anche dalle registrazioni fatte da William Colombelli, durante gli incontri tra lui e Piergiorgio Baita. In particolare Baita, mentre discute con Colombelli sull’acquisto della BMC Broker, fa capire dell’esistenza di altre “cartiere” che lavorano per lui. In quel momento entrambi vogliono chiudere la “cartiera” di San Marino, diventata troppo scomoda e dalla quale sono uscite, in sei anni, migliaia di fatture false per le società del Gruppo Mantovani e anche per altre aziende pubbliche e private del Veneto. I due non si trovano d’accordo sul prezzo perché Baita non intende inglobare nel suo gruppo una “cartiera”. Lui stesso usa questa parola. E spiega: «questi se ne accorgono subito che si tratta di una cartiera (si riferisce ai finanzieri, ndr)»; l’altro che vuole 3 milioni di euro, perché è evidente che «quando i finanzieri arrivano in un’azienda e vedono che ci sono tante fatture con una ditta di San Marino si insospettiscono, meglio chiuderla». Poi Colombelli spiega al presidente di aver lavorato, negli ultimi anni, quasi esclusivamente per lui. Mentre continua la caccia ai “fondi neri”, gli investigatori attendono il rientro in Italia di Mirco Voltazza, il factotum di Giorgio Baita. È l’uomo che conosce mille segreti della “cricca” e che qualche settimana prima dell’arresto del suo “titolare” è sparito dalla circolazione, quasi sapesse dell’imminente blitz della Guardia di Finanza. A Voltazza è stata perquisita la ditta di barriere marine in via Fratelli Bandiera a Marghera. Dicono che lui si trovi nell’est Europa. Di certo non lo hanno trovato gli investigatori. Non è escluso che usi anche delle “teste d’uovo” per dar vita lui stesso a “cartiere”. Parecchio materiale relativo a false fatture è stato trovato durante le venti perquisizioni compiute il giorno degli arresti. Una decina sono state eseguite tra Bologna e provincia. Le altre, tutte in Veneto, sono state eseguite a Mestre, Marghera, Mogliano, Verona, Rovigo, Pieve d’Alpago e Montegrotto. Si tratta di case e di sedi delle aziende di imprenditori che hanno effettuato versamenti sui conti di Colombelli.

Carlo Mion

 

Scarano: sorprese dai pubblici appalti

«Per esperienza penso che da lì potrebbe emergere qualcosa di più». La Corte dei Conti: corruzione umiliante fardello

VENEZIA «A 20 anni da Mani pulite la corruzione continua a pesare sull’Italia come un insopportabile ed umiliante fardello: questi fatti sono avvenuti, ma non sono inevitabili, si possono combattere», «il contrasto al malaffare pubblico costituisce una priorità assoluta ed una condizione essenziale per il permanere della piena democrazia nel nostro Paese, occorre evitare però ogni pericolosa e demagogica generalizzazione che attribuisca alla classe politica ogni sorta di malaffare. Occorre invece utilizzare tutti gli strumenti e le risorse a disposizione per individuare i singoli casi di deviazione dai propri doveri, colpendoli con inesorabile severità e contrastando l’incombente pericolo che diventino sistema», pur a fronte «di organici carenti del 30%». L’ammonimento arriva dal presidente della Corte dei Conti del Veneto, Angelo Buscema, nella cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario. Appuntamento sul quale ha aleggiato l’ultimo grande scandalo che – con l’arresto di Piergiorgio Baita – coinvolge la Mantovani: un’inchiesta per ora tutta fiscale, ma che pare destinata a ampliarsi. «Per esperienza», osserva però il procuratore Carmine Scarano, «penso che sicuramente ci sarà una ricaduta nei rapporti con gli appalti pubblici e da lì potrebbe emergere qualcosa in più». Ma di malaffare ce n’è ancora molto: 7,6 i milioni di euro contestati nel 2012 in danni erariali, contro i 2,2 del 2011, e 115 soggetti citati (erano stati 113), 9 mila le pratiche al vaglio della Corte, tra contestazioni erariali e cause pensionistiche. Pescando qua e là tra le sentenze: il responsabile dell’ufficio Anagrafe di Meolo che non aveva segnalato all’Inpdap la morte di un’anziana, con la figlia che ha continuato a percepire la pensione per 6 anni; sindaco e assessori del Comune di Jesolo condannati a pagare 10 mila euro per non aver arbitrariamente concesso un buono casa a una coppia mista, «con un atteggiamento costante di indifferenza e sfida rispetto alle norme di legge»; un appuntato dei carabinieri di Motta di Livenza che si era portato a casa 31 denunce; i 168 mila euro contestati a un dipendente dell’Ufficio Unep di Treviso che non aveva versato le imposte ricevute; un finanziere della Marca che si è fatto consegnare 10 mila euro per pilotare un controllo; un dentista dell’Asl di Vicenza che ha falsificato ricette per false prestazioni per 302 mila euro di rimborsi. Poi le inchieste sulle società che gestiscono servizi pubblici e dove i contenziosi sulla giurisdizione della Corte dei conti sono però aperti e la mancanza di una normativa chiara ferma molte indagini. «La tendenza a costituire società pubbliche si è moltiplicata a dismisura nell’ultimo decennio», osserva Buscema, «con dimensioni talmente vaste, che in moltissimi casi ne hanno completamente snaturato i benefici intendimenti. Le società pubbliche hanno infatti rappresentato un facile strumento per dinamiche clientelari, elusive dei vincoli di spesa, particolarmente utili per assunzioni senza concorso, per il superamento dei tetti di spesa, per la moltiplicazione di incarichi più o meno retribuiti, per la creazione di sistemi compartecipativi a scatole cinesi», «però c’è modo di entrarvi: la Cassazione ha chiarito che dev’essere preminente il servizio sulla proprietà, se il servizio è pubblico la competenza è nostra».

Roberta De Rossi

 

I LEGALI VERSO L’ECCEZIONE DI INCOMPETENZA TERRITORIALE

Venerdì prossimo il riesame degli arresti

VENEZIA – Passeranno il 15 marzo prossimo il vaglio del Tribunale del riesame di Venezia, presieduto dal giudice Angelo Risi, le ordinanze di custodia cautelare per la vicenda della frode fiscale da 10 milioni di euro della «Mantovani». Per ora, hanno ricorso soltanto due dei quattro arrestati, il presidente dell’asso pigliatutto delle costruzioni in Veneto Piergiorgio Baita, difeso dagli avvocati Paola Rubini e Piero Longo, e il presidente della società-cartiera di San Marino William Colmbelli, difeso dall’avvocato Renzo Fogliata. Per gli altri due, l’ex segretaria di Giancarlo Galan Claudia Minutillo e il responsabile amministrativo della Mantovani, il ragioniere padovano Nicolò Buson, i loro difensori, l’avvocato Carlo Augenti e l’avvocato Flavia Fois, non hanno presentato ancora il ricorso, se lo facessero, comunque, anche la posizione dei loro clienti verrebbe discussa nella stessa udienza, quella di venerdì prossimo. L’avvocato Rubini, oltre a battersi per far uscire dal carcere Baita, ha già anticipato che chiederà che l’indagine venga trasferita per competenza territoriale alla Procura di Padova, città dove hanno sede gli uffici amministrativi della ;Mantovani e dove è stata compiuta la verifica fiscale grazie alla quale sono state scoperte le fatture fasulle. Gli indagati sono accusati di associazione a delinquere e frode fiscale e per quanto riguarda la competenza territoriale è il reato più grave a contare e cioè il primo. L’avvocato punterà a dimostrare che, se l’accusa ha ragione, l’accordo tra gli arrestati è stato messo in cantiere a Padova. È dato come probabile che in udienza si presenterà anche il pm Stefano Ancilotto con nuove carte dell’accusa, forse anche il verbale d’interrogatorio di Claudia Minutillo.

 

IL GOVERNATORE ADERISCE all’appello del CAPOGRUPPO PD

Zaia: sì alla commissione d’inchiesta sugli appalti

VENEZIA – Un coup de théâtre ad animare la prima seduta del Consiglio veneto dedicata all’esame del bilancio e della legge finanziaria. Dove il capogruppo del Pd, Lucio Tiozzo, si avvicina a Luca Zaia e con fare sornione gli porge un documento: «E’ la richiesta di istituire una commissione d’inchiesta sui lavori pubblici di competenza della Regione, vorrei che la prima firma fosse la tua». «Nessun problema, dobbiamo essere un palazzo di cristallo, ogni iniziativa di trasparenza avrà il mio sostegno ma serve un patto tra gentiluomini per fare chiarezza senza sostituirci al lavoro dei magistrati», la replica del governatore che conferma la volontà di sottoscrivere l’ordine del giorno; sostanziale consenso anche dal gruppo della Lega – Federico Caner sta concordando il testo definitivo con gli altri capigruppo – e dall’opposizione al completo; permangono invece le perplessità del Pdl anche se in mattinata l’assessore alle infrastrutture Renato Chisso ha tagliato corto: «Male non fare paura non avere, ben vengano gli accertamenti». Soddisfatti i democratici, fautori dell’indagine amministrativa che dovrà verificare la correttezza degli appalti a partire dal 2005 (l’arco temporale oggetto dell’inchiesta che ha condotto in carcere, tra gli altri, Piergiorgio Baita, ad del colosso costruzioni Mantovani) riesaminando procedure, costi e tempi, nonché l’aggiudicazione e la realizzazione delle opere, in particolare di quelle eseguite in project financing, il controverso mix di capitali pubblici e privati: «Galan ha delegato al mercato la programmazione delle grandi opere», commenta il consigliere Stefano Fracasso «e i poteri forti hanno avuto il sopravvento sulla politica, chiediamo discontinuità». Tornando al dibattito in aula, Zaia ha accusato di «rapina» il Governo: «In tre anni passiamo da un miliardo e 600 milioni di spese libere all’attuale miliardata e la capacità d’investimento è crollata dai 596 milioni del 2010 agli zero attuali. Le nostre imprese attuano già la secessione dall’Italia, al ritmo di 700 all’anno, ma nonostante la criticità del momento non rinunceremo a dare risposte ai veneti». Poi la relazione di maggioranza di Stefano Toniolo (Pdl) che ha illustrato i capisaldi del bilancio: «La manovra vale poco più di 12 miliardi, escluse le partite di giro, e il 70% delle risorse sono dedicate alla sanità che assorbe 8,35 miliardi. Quest’anno pesa in maniera evidente l’effetto dei minori trasferimenti statali, della contrazione delle entrate e dei vincoli del patto di stabilità»; «Le risorse a libera destinazione per la Regione nel 2013», ha spiegato «non arrivano al miliardo, per l’esattezza ammontano a 993 milioni, – 25% rispetto all’anno scorso». Piero Ruzzante (Pd) ha aperto la relazione di minoranza lamentando «l’ennesimo grave ritardo» nella presentazione della manovra e il suo gruppo ha presentato un pacchetto di emendamenti del valore di 48 milioni che prevede sostegno al credito d’impresa, fondo d’emergenza per le politiche sociali, trasporti ferroviari locali, edilizia scolastica e formazione primaria. Oggi il confronto entrerà nel vivo.

Filippo Tosatto

 

Scure sulle partecipazioni

Approvato il piano Ciambetti: tagli dal 30 al 50% alle società

VENEZIA – La Giunta del Veneto ha approvato il processo di razionalizzazione delle partecipazioni societarie della Regione proposto dall’assessore al bilancio Roberto Ciambetti: «L’obiettivo», afferma quest’ultimo «è migliorare l’efficienza gestionale e garantire l’equilibrio economico – finanziario che ci siamo prefissi». In sintesi, la Giunta ha stabilito che le società direttamente partecipate o controllate dalla Regione, a esclusione di quelle per cui è in atto un procedimento di cessione, dovranno presentare entro il 31 marzo un documento ricognitivo e una proposta di piano di razionalizzazione delle società dalle stesse partecipate, in base a criteri di opportunità strategica, a considerazioni sugli assetti del personale e al trend dei risultati economici. Le società strumentali che ricevono dalla Regione affidamenti “in house”, dovranno prevedere obbligatoriamente la dismissione di tutte le partecipazioni in società che non abbiano oggetto analogo a quello delle società partecipanti e che siano incompatibili con detti requisiti. Valutati i piani presentati, la Giunta approverà il programma di riorganizzazione delle società indirette con l’obiettivo di ridurre da un terzo alla metà le attuali 60 partecipazioni indirette. Nel frattempo procede il riassetto del sistema che porterà, tra l’altro, alla dismissione delle quote di 4 spa (College Valmarana Morosini, Rovigo Expò, Insula, Sis) e alla fusione di altre 4 immobiliari (Terme di Recoaro, Società Veneziana Edilizia Canalgrande, Immobiliare Marco Polo, Rocca di Monselice) in un’unica società di gestione.

 

Perquisita la sede della sua ditta a marghera dove si trova anche l’ufficio di Voltazza

Spunta Luigi Dal Borgo, l’amico del consulente sparito

PADOVA – Spunta il nominativo di un altro imprenditore nell’ambito dell’inchiesta sui fondi neri del gruppo Mantovani. È quello di Luigi Dal Borgo, 56 anni, residente in via Roma 58 a Pieve D’Alpago, nel Bellunese, titolare di una miriade di società. Tra cui, N.S.A. srl, acronimo di “Non Solo Ambiente”, impresa specializzata in tubi in ghisa con sede a Marghera in via Fratelli Bandiera 45/allo stesso indirizzo di Servizi e Tecnologie Ambientali, la società del consulente della Mantovani Mirco Voltazza, 52 anni di Polverara, alle spalle precedenti penali per peculato, calunnia e falso, sparito da diverse settimane e fuggito (sembra) in Croazia. Le forze dell’ordine lo stanno cercando: a suo carico da fine dicembre c’è un ordine di carcerazione in quanto deve scontare una condanna definitiva a un anno e sette mesi. A quel periodo risalirebbe la sua latitanza. Tuttavia periodicamente è tornato in Italia (a Polverara, nella villa in via Argine sinistro 52, vivono la moglie Paola Sartorato e i tre figli): pare che fosse atteso nei giorni delle elezioni, salvo all’ultimo evitare il rientro. Non a caso: giovedì 28 è deflagrata la notizia dell’inchiesta sulla Mantovani con gli arresti e le perquisizioni a tappeto che non hanno risparmiato le ditte di Voltazza e di Dal Borgo, perquisito anche a casa. Ditte che si sospetta siano “cartiere”, ovvero fabbriche di fatture emesse per coprire operazioni commerciali inesistenti ma funzionali a trasferire all’estero fiumi di soldi. Voltazza è indagato per frode fiscale; non ci sono conferme, per ora, sull’iscrizione nel registro degli indagati di Dal Borgo. Ma il nominativo di quest’ultimo ricorre in diverse carte dell’inchiesta. Secondo informative Voltazza, che oggi è latitante, avrebbe trovato rifugio in alcune abitazioni di proprietà di Dal Borgo, detto Gigi Babylon, nelle sue “incursioni” in territorio italiano. E tra i due i contatti non sarebbero mai venuti meno. Dal Borgo risulta consigliere di Adria Infrastrutture spa – la società amministrata da Claudia Minutillo (ex segretaria del governatore Pdl Galan), finita pure lei in manette con Piergiorgio Baita e William Colombelli – e di Società Autostrade Serenissima spa, oltre a un’altra decina di ditte. Serenissima Holding spa è proprietaria di Mantovani spa insieme (per una quota di minoranza) a Piergiorgio Baita, presidente e amministratore con i padovani Giampaolo Chiarotto e Paolo Dalla Via, insignito dell’onorificenza di cavaliere al merito della Repubblica lo scorso ottobre dal capo dello Stato. Dalla Provincia di Venezia Serenissima Holding ha acquistato le quote di Autostrade Serenissima spa, nel cui consiglio di amministrazione siede Luigi Dal Borgo.

Cristina Genesin

 

Chiarotto sentito dal pm a Venezia

L’imprenditore provato e amareggiato si è detto ignaro, faceva tutto l’ingegnere

PADOVA Ieri mattina è toccato a Romeo Chiarotto comparire davanti al pm veneziano Stefano Ancilotto. Il patron della Mantovani, titolare della Serenissima Holding intorno a cui gravitano diverse aziende, non è indagato nella complessa inchiesta per frode fiscale che ha portato in carcere Piergiorgio Baita e soci. L’imprenditore di lungo corso, oggi ottantatreenne, è stato interrogato dalla Procura che sta cercando di capire se e in quale modo la famiglia Chiarotto sia coinvolta nel giro di false fatture. Ma anche dall’interrogatorio non è emerso alcun elemento che possa far ritenere agli investigatori che il proprietario della Mantovani fosse minimamente a conoscenza del disegno criminoso condotto da Baita con la “cartiera” di San Marino Bmc Broker e altre aziende fantasma nel Veneto e in altre regioni nate giusto per emettere le false fatture. Romeo Chiarotto, che non era assistito da alcun legale, in quanto appunto non indagato, ha nettamente preso le distanze da Baita. È parso provato. Ed è parso sincero al pm quando si è detto del tutto estraneo alla frode. Ciò potrebbe far pensare la famiglia Chiarotto come parte lesa nell’inchiesta: questo è il ruolo che più verosimilmente va profilandosi per Romeo Chiarotto. Ma sarà l’inchiesta a stabilirlo. La famiglia su Baita aveva piena fiducia. Gli aveva lasciato in mano la Mantovani, gli dava circa un milione di euro all’anno per quell’impiego. Gli affari andavano a gonfie vele. Ma il segreto del successo non era solo il talento di Piergiorgio Baita.

Elena Livieri

 

PROVINCIA DI PADOVA

Cessione della Brescia-Padova il Pd: «Bisogna fare chiarezza»

PADOVA – Il capogruppo Pd nel consiglio provinciale di Padova Fabio Rocco chiede che venga fatta luce sui rapporto tra la Mantovani e l’amministrazione provinciale. «Un anno fa» ricorda Rocco, «la Provincia di Padova vendeva la propria quota azionaria dell’autostrada Brescia Padova. Tutti ricordiamo la controversa vicenda che vide la Provincia guidata da Barbara Degani tergiversare per più di due anni sulla vendita, dimostrando molte incoerenze nel modo di procedere, al punto che la base d’asta iniziale per le azioni era di 740 euro l’una nel 2009 mentre si è finiti a venderle a 518 nel 2011. L’alienazione si è conclusa a trattativa privata, dopo tre aste pubbliche deserte. La Mantovani aveva presentato una manifestazione d’interesse all’acquisto e risultò essere l’acquirente delle azioni della Provincia. Mantovani è al centro di numerosi progetti del sistema autostradale veneto tra cui anche il Gra di Padova. Perciò auspichiamo che sia fatta rapidamente chiarezza sui rapporti con l’amministrazione provinciale: formalizzeremo a breve una interrogazione».(e.l.)

 

Mirco Voltazza, di Polverara, doveva finire in carcere per una condanna definitiva Indagato per frode fiscale, gli inquirenti lo cercano ma ha fatto perdere le sue tracce

PADOVA – Adesso spunta il “terzo uomo” nell’inchiesta sui fondi neri del colosso delle costruzioni Mantovani spa. È un ragioniere – come il responsabile amministrativo del gruppo Nicolò Buson attualmente in carcere – ex bancario e promotore finanziario, oggi imprenditore-faccendiere con entrature importanti al punto da vantare la “protezione” di un magistrato. Si tratta di Mirco Voltazza, 52 anni con residenza a Polverara nel Piovese, in provincia di Padova, nome già noto alle cronache giudiziarie, titolare della Servizi e Tecnologie Ambientali con sede a Marghera in viale Fratelli Bandiera. È ricercato e indagato. L’accusa contestata? Concorso in frode fiscale, in quanto sospettato di aver emesso fatture destinate a coprire operazioni inesistenti grazie alle quali Mantovani spa avrebbe costituito milioni di euro in fondi neri nel paradiso Sanmarinese. Come? Attraverso una o più società di cui è proprietario. Non solo. Voltazza rischia di diventare un personaggio-chiave nell’indagine coordinata dal pm veneziano Stefano Ancilotto, ora coadiuvato dal collega Stefano Buccini, e affidata agli uomini nel Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia e di Padova. Venerdì scorso i finanzieri si sono presentati nella villa colonica di Polverara, in via Argine sinistro 6, con un mandato di perquisizione: è l’abitazione dove Mirco Voltazza risiede da alcuni anni con la famiglia. Di lui, però, nessuna traccia. È sparito, volatilizzato, anche se lo stanno cercando in tanti e per motivi diversi. A suo carico c’è un’ordine di carcerazione disposto in seguito a una condanna a un anno e mezzo di reclusione, diventata definitiva dopo i tre gradi di giudizio. Alle spalle, il ragioniere ha precedenti per ricettazione, calunnia e peculato registrati nel suo certificato penale. Di guai ne ha già avuti, dunque. Eppure l’ingegnere Piergiorgio Baita, presidente di Mantovani spa, si fidava di Mirco Voltazza, ragioniere che aveva fiutato il business del settore ambientale. O almeno così sembrava tanto da nominarlo collaboratore del gruppo Mantovani spa per la costruzione e la successiva demolizione della piattaforma su cui sorgerà l’Expo 2015 di Milano: è quanto risulterebbe da un’informativa dell’Uepe, l’Ufficio esecuzione penale esterna del Ministero di Grazia e Giustizia al tribunale di Sorveglianza. Come mai un incarico di rilievo per un personaggio non certo lindo? Voltazza andava fiero di quella consulenza con il gruppo Mantovani. E lo raccontava. Ma, al di là dell’accusa di concorso in frode fiscale, una delle piste degli inquirenti è che Voltazza avesse la disponibilità di danaro per corrompere (o tentare di corrompere) uomini della Guardia di Finanza, funzionari dell’Agenzia delle Entrate e qualche magistrato. Insomma era l’uomo che avrebbe dovuto “sporcarsi” le mani per conto dei vertici del gruppo, molto agitato da mesi per essere nel mirino dell’autorità giudiziaria e fortemente preoccupato di essere informato sull’andamento dell’inchiesta che lo riguarda? Ed era davvero l’uomo con contatti importanti tanto da vantare la “protezione” di un magistrato? Aspetti non di poco conto visto che la fuga di notizie a vantaggio dei principali indagati (Baita e William Colombelli, titolare della Bmc Broker con sede a San Marino dove erano trasferiti i soldi grazie alle false fatturazioni) è frutto del lavoro di qualche “talpa”. Di sicuro erano stretti i rapporti fra il ragioniere Voltazza e Mantovani spa.

Cristina Genesin

 

Minutillo, verifiche sulla deposizione  

Dopo il lungo interrogatorio, la procura a caccia delle conferme documentali

VENEZIA – Sono stati avviati velocemente da parte dei finanzieri dei Nuclei di Polizia tributaria di Venezia e Padova gli accertamenti sulle dichiarazioni rese nel lungo interrogatorio di martedì al pubblico ministero lagunare Stefano Ancilotto da Claudia Minutillo, arrestata per associazione a delinquere e frode fiscale in qualità di amministratore delegato di «Adria Infrastrutture» ma fino al 2005 segretaria dell’ex presidente della Regione Giancarlo Galan, ora deputato, e dell’assessore Renato Chisso. Quello che ha raccontato alla presenza del suo difensore, l’avvocato padovano Carlo Augenti, e registrato parola per parola è finito in un verbale secretato. Claudia Minutillo è in possesso di informazioni che ha accumulato nella sua lunga carriera di segretaria prima e di manager poi. A cambiar mestiere sarebbe stata costretta, otto anni fa, dall’intervento della compagna dell’allora presidente Galan. Un’esclusione che allora non deve aver digerito, ma era stata sistemata bene sotto il controllo di Piergiorgio Baita poi diventato presidente della «Mantovani spa», l’asso pigliatutto delle costruzioni venete. E in questa nuova veste ha accumulato altre informazioni: stando all’ordinanza di custodia cautelare, ad esempio, sarebbe stata spesso lei a ritirare i soldi accumulati a San Marino grazie alle fatture fasulle e a riportarli in Veneto.Circa otto milioni di euro, su 10, che sarebbero stati utilizzati per formare fondi neri all’estero. E Minutillo sa a chi è finito quel denaro, se siano state pagate tangenti o meno. Naturalmente, l’indagata potrebbe essersi limitata a riferire quello che sa della fatturazione fasulla, ma le oltre sei ore d’interrogatorio fanno ritenere che non si sia limitata semplicemente a confermare quello che gli inquirenti sanno già grazie alle prove raccolte con la verifica fiscale negli uffici della Mantovani a Padova, con le intercettazioni ambientali e telefoniche e grazie ai racconti di alcuni testimoni più disponibili di altri. Adesso, comunque, ai finanzieri tocca cercare i riscontri alle affermazioni dell’indagata. Intanto il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, ha inviato in procura l’elenco delle opere pubbliche realizzate in Comune dalla Mantovani, una mossa tesa a evitare ogni sospetto.

Giorgio Cecchetti

 

Oggi intervento del governatore in consiglio    

Il presidente della giunta regionale Luca Zaia sarà questa mattina in consiglio regionale per presentare il bilancio del 2013 ma anche per affrontare la bufera giudiziaria che si sta abbattendo sui vertici dell’impresa Mantovani e che sfiora anche Veneto strade. Il governatore parlerà in aula nella tarda mattinata e poi risponderà alle sollecitazioni delle opposizioni, contrarie alla commissione di indagine interna insediata ieri mattina dalla giunta regionale sull’inchiesta che sta facendo tremare i palazzi della politica veneta.

 

Zaia mobilita gli ispettori

Anche il Mose a rischio stop  

Un nucleo di tecnici esaminerà le fatture delle società partecipate dalla Regione

L’eventuale interdizione dalla PA bloccherebbe i cantieri del colosso costruzioni

VENEZIA «Se l’impianto accusatorio fosse confermato, non basterebbe l’indignazione, l’unica soluzione sarebbe il lanciafiamme. Io ho completa fiducia nei magistrati ma sento il dovere di agire»: Luca Zaia prova a sintonizzarsi con l’opinione pubblica nauseata dagli scandali e nomina un “Nucleo ispettivo interno” incaricato di esaminare la correttezza dei conti delle società a partecipazione regionale, a cominciare da Veneto Strade e Veneto Acque, le spa coinvolte nell’inchiesta sulla frode fiscale e i fondi neri che ha condotto in cella l’amministratore delegato della Mantovani, Piergiorgio Baita. In proposito, il segretario della giunta, Mario Caramel, avverte: «La facoltà di contrattare con la pubblica amministrazione prevede requisiti di moralità, qualora l’autorità giudiziaria, come avvenuto in inchieste analoghe, applicasse un provvedimento di interdizione alla Mantovani, quest’ultima non potrebbe più essere interlocutore dell’ente Regione». Un’ipotesi – quella dell’interruzione dei rapporti – che avrebbe conseguenze pesanti, sia sul piano operativo (il colosso delle costruzioni è impegnato, ad esempio, nel completamento del Mose a Venezia) che sul fronte occupazionale. L’avvocato Caramel presiede il Nucleo costituito (con voto unanime) dall’esecutivo: gli altri “investigatori” sono i dirigenti di Palazzo Balbi Maurizio Gasparin, Daniela Palumbo, Maurizio Santone, Egidio Di Rienzo; a coordinare il pool sarà il segretario generale della programmazione Tiziano Baggio. Ma cosa dovrà accertare esattamente l’ispezione? «Ho chiesto un rapporto dettagliato sulle partecipate, con verifica documentale degli eventuali rapporti con soggetti che hanno sede all’estero, nonché sulla modalità di affidamento della fornitura di beni e servizi». Tradotto in lingua corrente: spulciare una montagna di fatture “sensibili” alla ricerca di documenti falsi. Compito oneroso – il Nucleo non dispone delle risorse e dei poteri propri della Guardia di Finanza – ma il governatore appare fiducioso: «Attendo risultati entro una decina di giorni al massimo». Si vedrà. Ulteriore zona d’ombra, i project financing, cioè il ricorso a capitali privati nelle opere pubbliche, con sospetti sulle cordate d’imprese pigliatutto… «La capacità d’indebitamento, pari a 4,3 miliardi, è stata esaurita dalle amministrazioni precedenti e ora il problema non si pone. Certo, alcuni project ereditati comportano interessi passivi fino al 12%, sono tassi assolutamente fuori mercato». C’è anche una lettera di Zaia agli uffici che invita a pubblicare sul web tutte le fatture saldate ma in tema di trasparenza l’opposizione obietta che un’indagine svolta da tecnici nominati dalla giunta non offre garanzie adeguate, perciò Pd e Idv sollecitano il consiglio a istituire una commissione “politica” d’inchiesta espressione di tutti i gruppi. «L’assemblea è sovrana, se emergerà questa esigenza sarò il primo ad aderire», conclude Zaia. Circostanza che rischia di complicare i rapporti con l’alleato Pdl: il partito di Giancarlo Galan vede la fatidica commissione come il fumo negli occhi.

Filippo Tosatto

 

L’ASSESSORE CHISSO UNICO A DIFENDERLO  

Vernizzi sul punto di lasciare: «Sono molto amareggiato»

VENEZIA – Più che amareggiato, deluso. Dopo trent’anni di carriera dentro agli uffici regionali fino alla poltrona di Segretario regionale alle infrastruture (e amministratore delegato di Veneto Strade), Silvano Vernizzi, rodigino di 59 anni, non se l’aspettava di essere lasciato completamente da solo. Ad eccezione di Renato Chisso, da sempre suo sodale, in questi giorni quasi tutti hanno dimenticato il suo numero di telefono. Qualcuno, come sempre succede in questi casi, dirà di non averlo mai conosciuto. Ingegnere, il presidente Zaia dice basta ai doppi incarichi: lei è contemporaneamente dirigente regionale delle Infrastrutture e amministratore di Veneto Strade. «È l’opinione del presidente. Faccia quel che vuole». Vi siete sentiti? «No». E con Chisso? «Con l’assessore sì, certo». Avvertiamo un filo di amarezza, nelle sue parole… «Non è esatto. Sono profondamente amareggiato». Pensava di ricevere un po’ di solidarietà? «La gratitudine non è di questo mondo, figuriamoci della politica». Sta pensando alle dimissioni? «Ancora non lo so, sto valutando cosa fare, ma non ho deciso nulla». A Palazzo Ferro Fini, nel pomeriggio, compare anche Renato Chisso, assessore ai traporti e alla mobilità. La faccia non è dei giorni migliori. Assessore, cosa pensa di questa inchiesta? «Lasciamo fare alla magistratura». Veneto Strade avrebbe pagato la Bmc di San Marino per alcune forniture di servizi. «Non ne so niente, Veneto Strade ha un suo consiglio di amministrazione. Ne fanno parte la Regione e le Province. Ho chiesto a Vernizzi e lui mi assicura che si tratta di servizi effettivamente resi. Non ho motivo di dubitarne». Perché Veneto Strade, società pubblica, partecipava a fiere di settore? «Era un problema di immagine e di presenza, il cda ha ritenuto di farlo e credo abbia fatto bene». Zaia dice basta ai doppi incarichi. «Vernizzi è l’uomo che ha fatto il Passante, quando abbiamo creato Veneto Strade abbiamo scelto il migliore. Il doppio incarico c’è per effetto di una legge regionale, approvata all’unanimità. Se qualcuno ha cambiato idea ne discuteremo». (d.f.)

 

Fondi neri, deposizione-fiume dell’ex segretaria di Galan. Giallo a Padova: perquisita la casa di collaboratore del capo della Mantovani. Ma da un mese la famiglia non ha sue notizie

L’interrogatorio di Piergiorgio Baita si è svolto nei giorni scorsi in carcere a Belluno: si è avvalso della facoltà di non rispondere

MILIONI IN “NERO” – La manager potrebbe aver fornito dettagli sulla destinazione finale del denaro

LE PRESSIONI   « Mi consigliò di non dare una testimonianza completa»

TESTIMONE – Parla Vanessa Renzi, segreteria di Colombelli: fatture emesse a fronte di attività inesistenti«Qui non ho mai visto consulenti»

LA TESTIMONE – «In principio fu solo la Mantovani poi vennero le altre del gruppo»

(gla) «Il fatto che i consulenti non esistono non è una mia opinione: non sono mai in alcun modo passati per l’ufficio e l’unico a riferire di aver avuto contatti con loro è stato Colombelli il quale peraltro diceva di provvedere personalmente al loro pagamento, ma operava sempre e solo a mezzo di contanti che faceva prelevare dai conti della società».
È l’ex segretaria della Bmc Broker, Vanessa Renzi, a confermare alla Guardia di Finanza che le fatture emesse dalla società di San Marino erano tutte fasulle, emesse a fronte di attività inesistente. Dopo una prima audizione avvenuta il 24 maggio del 2012, la donna chiede di per essere nuovamente sentita per integrare le dichiarazioni e l’8 giugno e rivela di aver ricevuto pressioni dal presidente di Bmc Broker, William Colombelli il quale l’avrebbe pressata, consigliandola di «evitare di rendere una testimonianza piena ed esaustiva», per evitare di finire a sua volta indagata.
Ma Vanessa non si lascia intimidire. Anzi, riferisce alle Fiamme Gialle che Colombelli stava controllando tutti i personal computer per cancellare i dati della contabilità, e aveva chiamato a tal fine un tecnico informatico per il lunedì successivo. Ma non solo: «Ha dato ordine alla mia collega Margareth di distruggere i documenti delle annualità anteriori al quinto anno. So che questi documenti sono stati portati via dall’ufficio e non so dove siano stati buttati».
La Renzi racconta che gli unici fornitori della Bmc erano quelli che rifornivano materiali d’ufficio. Per il resto non ha mai visto traccia di fornitori, clienti, consulenti; mai una telefonata, né una mail. Mai un sollecito, né una richiesta. Gli unici versamenti che ricorda sono quelli effettuati al padre e alla moglie di Colombelli, ai quali avrebbe accreditato somme di denaro direttamente sui conti di William Colombelli.
Di un certo interesse per gli inquirenti è anche il racconto relativo al viaggio che Vanessa Renzi fece alla Hydrostudio di Rovigo per ritirare documentazione e dischetti che poi riportò a San Marino. La segretaria ha spiegato ai finanzieri che era stato Colombelli ad inviarla a Rovigo dopo aver chiesto alla Hydrostudio di provvedere a fornire la documentazione relativa ai rapporti e ai lavori che la Bmc aveva fatturato a favore della Mantovani. Documentazione che, secondo la Procura, sarebbe stata appositamente creata per essere consegnata agli inquirenti di San Marino i quali a loro volta avrebbe dovuto “girarli” alla Guardia di Finanza impegnata nella verifica fiscale alla società di costruzioni presieduta da Piergiorgio Baita. La Renzi ha raccontato che Colombelli era particolarmente preoccupato, tanto da chiederle di fotografare le tappe del suo viaggio verso Rovigo, nonché di registrare di nascosto l’incontro e il colloquio al momento della consegna della documentazione. Strategia finalizzata, evidentemente, ad acquisire materiale utile da utilizzare come “pressione” nei confronti di Baita il quale, dopo l’avvio della verifica fiscale, aveva manifestato l’intenzione di sospendere i rapporti con la Bmc.

 

DEPOSIZIONE – L’ex segretaria di Galan dal Pm per oltre 6 ore: così funzionava il sistema Bmc

SCOMPARSO – La Gdf a casa di Mirco Voltazza, collaboratore di Baita: ma lui non c’è

La Minutillo confessa Perquisizioni a Padova

E ora, dopo la confessione fiume di Claudia Minutillo, sono in molti a tremare in Veneto. L’amministratore delegato di Adria Infrastrutture, in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’emissione di false fatture milionarie, è rimasta davanti al sostituto procuratore di Venezia, Stefano Ancilotto, per oltre sei ore riempiendo un lungo verbale ricco di dichiarazioni alle quali la Guardia di Finanza sta cercando di riscontri e conferme.
È stata la stessa Minutillo, ex segretaria del presidente della Regione, Giancarlo Galan, a chiedere di essere ascoltata al più presto dal magistrato che coordina le indagini: di conseguenza è immaginabile che abbia deciso di raccontare tutto quello che è a sua conoscenza in merito al meccanismo di false fatturazioni contestato dagli inquirenti alla sua società e alla Mantovani spa di Piergiorgio Baita. Ma non è escluso che abbia fornito anche qualche particolare sulla destinazione delle ingenti somme di denaro in “nero” che le due società sarebbero riuscite a procurarsi attraverso le fatture emesse dalla Bmc Broker di San Marino a fronte di attività di studio e progettazione mai effettuate. In tal caso a preoccuparsi potrebbe essere più di qualcuno negli ambienti che contano.
Il verbale riempito dall’amministratrice di Adria Infrastrutture è coperto dal segreto investigativo: la Procura si trincera dietro un laconico “no comment”; sceglie la strada del riserbo anche l’avvocato Carlo Augenti, il difensore di Claudia Minutillo. Non è escluso che nei prossimi giorni l’ex segretaria di Galan venga nuovamente ascoltata dagli investigatori.
Nel frattempo le Fiamme gialle stanno cercando di rintracciare uno stretto collaboratore del presidente della Mantovani, Mirco Voltazza: la sua abitazione è stata perquisita la scorsa settimana assieme agli uffici delle società coinvolte nell’inchiesta e al domicilio degli indagati, ma il ragioniere non c’era. A quanto pare non fa rientro a casa da circa un mese. I finanzieri vorrebbero ascoltarlo in relazione all’attività svolta per la Mantovani, con la quale è legato da un contratto di collaborazione per la costruzione e la successiva demolizione della piattaforma su cui si svolgerà l’Expo 2015 a Milano. Ex impiegato di banca, ex gestore dell’Aci di Piove di Sacco, ex promotore finanziario, Voltazza risulterebbe avere un precedente penale per reati piuttosto seri e gli inquirenti si domandano come mai collabori con il gruppo Mantovani.
In attesa di capire se anche il presidente di Bmc Broker, William Ambrogio Colombelli, e il responsabile amministrativo della Mantovani, Nicolò Buson, decideranno di parlare con il pm Ancilotto, le Fiamme Gialle hanno iniziato ad analizzare le decine di faldoni di documenti sequestrati nella sede delle società e nelle abitazioni private perquisite giovedì mattina. I finanzieri cercano ulteriori conferme e riscontri in relazione alle false fatture milionarie emesse da Bmc Broker, ma anche qualche carta che possa fornire indicazioni sulla destinazione finale dei soldi che la società di San Marino, dopo aver ricevuto i bonifici di Mantovani e Adria Infrastrutture, provvedeva a restituire in contanti a Minutillo e Baita. Il pm Ancilotto sospetta che i presunti fondi “neri” possano essere serviti per pagare tangenti: sospetti che per il momento restano semplici ipotesi alla ricerca di conferme.
Oltre ai quattro arrestati, sulla base dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Alberto Scaramuzza, nell’inchiesta figurano indagate altre 15 persone per favoreggiamento, quasi tutti imprenditori, veneti ed emiliani. Il vicequestore aggiunto di Bologna, Giovanni Preziosa, è invece finito nei guai per abuso di accesso al sistema informatico, perché avrebbe fornito indicazioni sullo stato delle indagini.

 

Entro 10 giorni esaminati tutti gli atti degli ultimi 5-6 anni di Veneto Strade e Veneto Acque, nel mirino dei magistrati

«Inchiesta Mantovani, se l’impianto accusatorio sarà confermato, si dovrà usare il lanciafiamme»

IL GOVERNATORE «Vernizzi? Stop ai doppi incarichi»

Zaia: «Un Nucleo speciale indagherà sulle partecipate»

Di insonnia ne soffre ormai in modo quasi congenito. E la vicenda Mantovani, che ha scatenato sulla Regione Veneto un vero tsunami, non aggrava lo stato notturno del governatore Luca Zaia. Però, più di qualche problema, ora il leghista dovrà risolverlo. Sull’ipotizzato intreccio tra frode fiscale, sospetti di fondi neri, e chissà, addirittura tangenti sta indagando la magistratura, certo. Ma «io sono l’amministratore delegato della Regione» e quindi «è mio dovere, nei confronti del cittadino, fare qualcosa». Zaia non si cura della sollevazione da parte del Pd che vorrebbe una commissione d’inchiesta gestita dal Consiglio regionale. «Io – annuncia – ho proposto, ed ottenuto dalla Giunta, all’unanimità la costituzione di un Nucleo Investigativo Interno». Sovrapposizione con la proposta dei democratici? «Se il Consiglio – chiarisce il governatore – intende fare una commissione e riempire una stanza di carte, sarò il primo a firmare…».
Dalle parole di Zaia, si capisce che non ce ne sarà più per nessuno. E se alla fine, il combinato disposto tra l’azione della magistratura e della Regione, dovesse confermare le ipotesi allora «l’indignazione non basterà, imbraccerò il lanciafiamme» promette. Va bene il “Nucleo Investigativo” (composto dai responsabili regionali del controllo atti, della direzione affari legislativi, della direzione ragioneria, della direzione attività ispettive e vigilanza del settore socio-sanitario, del segretario generale alla programmazione e dal segretario di Giunta), ma il governatore ha in serbo un giro di vite.
NUCLEO ISPETTIVO – Dovrà “indagare” innanzitutto sulle società partecipate alla Regione, finite sotto la lente della magistratura: Veneto Acque e Veneto Strade. Entro 10 giorni, limite categorico, dovranno scartabellare tutta la loro attività (spese, fatture, appalti…). Il periodo preso in esame? «Gli ultimi 5-6 anni». L’ultima Giunta a guida Giancarlo Galan? «Sia chiaro – frena Zaia – non accuso nessuno. C’é la magistratura al lavoro…». E per essere super partes, «nel caso che venisse fuori qualcosa di poco chiaro su iniziative fatte nei tre anni di nostro governo, il mio comportamento non cambierà». La mannaia si abbatterà, comunque. Gli “ispettori” si faranno dire dagli amministratori delegati di Veneto Acque e Veneto Strade perché e come abbiano deciso e pagato le collaborazioni alla Bmc di San Marino.
CONTROLLATE – L’investigazione sarà a tappeto e sarà allargata a tutte le società partecipate e controllate dalla Regione. E ancora. Il presidente annuncia di avere spedito una lettera («avrei dovuto farlo prima») a tutte le società con l’obbligo di pubblicare on-line le fatture pagate («i veneti hanno diritto di sapere dove finiscono i loro soldi»). Altra novità: è in arrivo una delibera («era già pronta – confessa Zaia – ma abbiamo atteso dopo il voto per evitare critiche») per accelerare la revisione della società controllate e partecipate. Per «conoscerne puntualmente bilanci, costi, indennità degli amministratori». Zaia è convinto che in alcuni casi «i bilanci servono solo a pagare i gettoni ai cda».
INCARICHI – Verrà rimosso Silvano Vernizzi, ad di Veneto Strade? «Ripeto, nessuno è colpevole fino a prova contraria. Ricordo che, al mio arrivo alla presidenza, Veneto Strade aveva un monte-lavori di 4 miliardi: un bel pacchetto. Ma uscirà prossimamente dalla Giunta un provvedimento che, in generale, vieta i doppi incarichi». Vernizzi è anche segretario regionale alla Mobilità e Trasporti.
PROJECT FINANCING – «Funziona, ma dipende da come viene usato». Revisione? Zaia: «È una legge nazionale». Ma una lente di ingrandimento più grande è d’obbligo: «Basta pagare interessi del 10-11-12 per cento ormai fuori mercato. Il segretario generale alla programmazione sta preparando schede su tutti i project in atto».

Giorgio Gasco

 

«Non demonizzate il project financing»

Antonio Padoan: «L’ospedale di Mestre non si sarebbe mai costruito, e il margine per i privati è inferiore al 7%»

LA STOCCATA   «Polemiche strumentali. Zaia vuole colpire Galan»

«Se lo rifarei? Al quattrocento per cento. Non ho dubbi. Senza il project financing, Mestre non avrebbe mai avuto il suo ospedale e i cittadini sarebbero ora ospitati in stanze che cadono a pezzi invece che in camere a 4 stelle. E a chi mi dice che si poteva andare a chiedere i soldi in banca, dico che non sa nemmeno di che cosa parla. La domanda che bisogna farsi, se si vuol essere onesti, è la seguente: come mai si è iniziato a fare ricorso al project? Possibile che nei quarant’anni precedenti a nessuno sia venuto in mente di chiedere i finanziamenti in banca per costruire il nuovo ospedale di Mestre?»
Così Antonio Padoan, il direttore generale dell’Ulss 12 che in 4 anni è riuscito a costruire l’ospedale dell’Angelo.
«Che è ancora lì, ricordo a tutti, cinque anni dopo, più bello di prima. Voglio dire che non è capitato, come per altre strutture realizzate dal pubblico, che c’è bisogno di continua manutenzione, di martinetti di spinta e di perizie e sopraperizie per scoprire che si è speso il quadruplo di quel che si doveva spendere, mi sono spiegato?»
Il riferimento è al Ponte di Calatrava?
«Ma non solo. Qualsiasi intervento fatto dal pubblico è così o sbaglio? Che costa il doppio, il triplo, il quadruplo rispetto ai preventivi. E invece il project, se è fatto bene e lo ripeto, se è fatto bene, vincola i privati a dare il meglio perchè gestiscono le realizzazioni per un certo numero di anni. E poi sui costi, leggo solo attacchi strumentali. I costi del project sono stati analizzati dal Consiglio regionale che ha stabilito che i project debbano affidare ai privati un margine di guadagno dal 7 al 9 per cento. Mestre costa meno del 7 per cento. E funziona. Qualcun’altro costa molto di più del 9 per cento e funziona meno bene».
Insomma il project financing non è un dogma.
«Dipende da come si scrivono le convenzioni con i privati. E, comunque, il presidente della Regione Luca Zaia è per forza un grande sostenitore del project visto che ha appena fatto in project i lavori al Cà Foncello di Treviso e si appresta a dare il via all’ospedale di Padova dopo aver chiuso due project nel vicentino e uno ad Asolo.»
Insomma, nessun ripensamento nonostante le bordate che arrivano dalla Regione sul project.
«Sono polemiche strumentali, che non hanno come obiettivo il project financing, ma Giancarlo Galan, siamo seri. Ma io sfido chiunque ad affrontare un dibattito serio sul project. Conti alla mano. E ribadisco che, se c’è necessità di un’opera e se bisogna farla in fretta e bene non ci sono altri modi. Il privato alla fine ti dà garanzie in più se lo sai utilizzare bene. Mestre ha finalmente il suo ospedale da sogno, dopo quarant’anni di chiacchiere e possiamo lasciare che chiacchierino a vuoto per altri 40 anni, ma almeno lo fanno all’ombra di un ospedale che altrimenti non sarebbe mai nato.»

 

La segretaria della Bmc    

«Così costruivamo tutte quelle fatture false»

IN CARCERE – Piergiorgio Baita è sempre rinchiuso a Belluno

CONFERME – La società di San Marino non aveva alcuna struttura

Le pratiche venivano portate in ufficio dalla Minutillo. Colombelli si faceva dare i contanti e partiva per il Veneto

CASO BAITA – La segretaria di San Marino: «Fatture false, cominciò così»

«Voglio precisare che quanto ho detto con riferimento alla Mantovani e alla Adria Infrasttrutture vale anche per tutte le altre società che facevano parte del gruppo sopra indicato, ovvero Consorzio Venezia Nuova, Thetis, Palomar, Dolomiti Rocce, Veneto strade, Veneto acque, Passante di Mestre ecc… In pratica le fatture emesse nei confronti di ciascuna di queste società sono relative ad operazioni inesistenti ed a fittizie consulenze in realtà mai poste in essere».
A dichiararlo agli investigatori è stata l’ex segretaria della società Bmc Broker di San Marino, Vanessa Renzi, principale testimone d’accusa che, con le sue dichiarazioni, ha fornito riscontri ad un quadro indiziario già ricco di elementi documentali e di conferme che giungono da una lunga serie di intercettazioni telefoniche.
La Renzi ha spiegato ai finanzieri che «eravamo noi segretarie ad emettere le consulenze di consulenza alla Bmc»; ha spiegato che la società di San Marino non aveva sostanzialmente alcuna struttura; ha rivelato che in tanti anni di lavoro non ha mai visto o sentito alcun consulente, cliente o fornitore (salvo quelli che rifornivano il materiale di cancelleria).
La prima società a fornire “lavoro” a Bmc Broker fu la Mantovani spa, ha ricordato l’ex segretaria di San Marino; poi nel corso degli anni sono arrivate le altre. Tutte le loro pratiche, ha chiarito la Renzi, venivano portate in ufficio dall’amministratrice di Adria Infrastrutture, Claudia Minutillo, o dal presidente di Bmc. William Ambrogio Colombelli. Quest’ultimo non voleva operazioni tramite bonifico o giroconto, ma solo per contanti ha precisato la testimone, spiegando che nelle occasioni in cui riceveva i bonifici da Mantovani o Adria Infrastrutture a pagamento delle fittizie consulenze, Colombelli si faceva consegnare dalla segretaria i contanti e se ne andava da San Marino, recandosi per lo più in Veneto. A titolo esemplificativo, la Renzi ha illustrato alle Fiamme Gialle un’operazione del febbraio 2007 (annotata in un suo promemoria acquisito tramite rogatoria dall’autorità giudiziaria di San Marino) relative a bonifici effettuati dalle società Ide, Ctf e Veneto Strade: una percentuale delle somme, varianti dal 19 al 25 per cento, fu lasciata sui conti della Bmc. Il rimanente prelevato da Colombelli il quale si raccomandò con la segretaria di annotare sul pro- memoria il nome della società che aveva effettuato il bonifico o di un suo referente.
Ora il pm Ancilotto sta facendo verificare tutti i rapporti intrattenuti da varie società con Bmc per avere conferma della falsità delle fatture.

 

CASO MANTOVANI

Dossier alla Procura della Repubblica per chiarire la posizione del Comune

«Lo confermo abbiamo predisposto un intero dossier che invieremo alla Procura della Repubblica notificando tutti i rapporti, le delibere e gli atti che vedono coinvolto il Comune nelle imprese della Mantovani e delle altre ditte che hanno come riferimento l’imprenditore Piergiorgio Baita. Si tratta di un’operazione di trasparenza».

Così ha annunciato il sindaco Giorgio Orsoni in riferimento ai contatti e ai rapporti di lavoro e collaborazione del Comune con l’impresa di costruzione dopo i recenti episodi che hanno portato in carcere l’imprenditore veneziano.

 

Gazzettino – Caso Baita

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5

mar

2013

IN CARCERE – Baita e Buson non rispondono agli interrogatori

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere il presidente della Mantovani spa, Piergiorgio Baita, e il responsabile amministrativo della società, Nicolò Buson, arrestati nell’operazione per la colossale frode fiscale che coinvolge la società di costruzioni e una galassia di altre aziende.

«C’è la Finanza fai subito sparire quei documenti»

E’ l’ordine che Claudia Minutillo diede a un dipendente di Adria Infrastrutture Il Gip: in 6 anni lei e Colombelli hanno movimentato 18 milioni in contanti

Anche Buson si avvale della facoltà del silenzio

CASO MANTOVANI – Nuove circostanze: in 6 anni movimentati nelle banche di San Marino 18 milioni in contanti
«Documenti pericolosi, distruggili»

L’ordine fu dato da Minutillo a un dipendente di Adria Infrastrutture. Gli altri tentativi di sviare le indagini

Un documento da far «sparire» per evitare che finisca in mano alla Guardia di Finanza, impegnata nella verifica fiscale alla società di costruzioni Mantovani spa. Il 20 dicembre del 2011 Claudia Minutillo avrebbe affidato ad un dipendente di Adria Infrastrutture spa, Massimiliano B., l’incarico di sbarazzarsi di quel pezzo di carta «ritenuto pericoloso».
La circostanza emerge da un’intercettazione telefonica effettuata dalle Fiamme Gialle e viene citata dal sostituto procuratore Stefano Ancilotto nel provvedimento con cui è stata chiesta e ottenuta l’emissione di una misura cautelare a carico di Minutillo (che di Adria infrastrutture è amministratore delegato), del presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita, del responsabile amministrativo Nicolò Buson, e del presidente della Bmc Broker di San Marino, William Ambrogio Colombelli.
Quello contestato all’ex segretaria del presidente della Regione, Giancarlo Galan, non è però l’unico episodio relativo a presunti tentativi di inquinamento delle prove, tant’è che il Gip Scaramuzza motiva la misura cautelare in carcere anche per questo pericolo. Il pm Ancilotto denuncia «tentativi di condizionare l’esito delle indagini di polizia giudiziaria e di influenzare i testimoni sentiti durante l’indagine». Agli atti vi sono decine di colloqui intercettati nei quali, secondo gli inquirenti, Colombelli e Baita avrebbero «tentato di concordare una giustificazione ai numerosi incarichi espletati» dalla Bmc Broker, nonché «di “influenzare” le deposizioni delle persone che potrebbero svelare la natura di cartiera» della società di San Marino. Colombelli, stando al racconto di una sua ex dipendente, avrebbe dato anche incarico di distruggere tutta la documentazione contabile anteriore a 5 anni dopo aver saputo della verifica fiscale della Finanza.
A Claudia Minutillo il pm Ancilotto attribuisce un ruolo centrale nell’organizzazione alla quale la Procura contesta false fatturazioni per almeno 10 milioni di euro, in quanto avrebbe svolto da tramite tra Baita e Colombelli. L’amministratrice di Adria Infrastrutture risulta intestataria di un paio di conti correnti a San Marino (ed era delegata ad operare su altri quattro) e il direttore di un istituto di credito, la Sa International bank, ha raccontato di averla vista spesso assieme a Colombelli in occasione di prelievi di denaro.
Il denaro movimentato per contanti da Bmc Brokers è di ammontare complessivo ingentissimo: 400 movimenti in sei anni per poco meno di 18 milioni di euro. «Vi è un eccessivo ricorso al denaro contante quale strumento privilegiato di pagamento», scrive il Gip Scaramuzza. Circostanza che contribuisce ad alimentare i sospetti degli inquirenti in relazione alla possibile destinazione finale di quel denaro: fondi “neri” che per ora non si sa che fine abbiano fatto.

 

CURIOSITÀ – Soltanto pagine dispari in quel progetto fasullo

VENEZIA – Uno dei progetti commissionati dalla Mantovani spa alla Bmc Broker (e lautamente pagato) ha soltanto le pagine dispari. E nessuno risulta aver mai protestato per il materiale incompleto (e inutilizzabile) che fu presentato. È soltanto uno dei casi – forse il più clamoroso – citato dal Gip Scaramuzza per dimostrare che la Bmc non ha effettuato alcuna reale attività, se non copiare studi e materiali prodotti da altri per giustificare le fatture milionarie. La documentazione consegnata alla Finanza durante la verifica fiscale sarebbe stata falsificata, come dimostrano numeri di protocollo non coincidenti e numerosi altri indizi.

 

REGIONE – Le opposizioni chiedono una Commissione d’inchiesta consigliare

«Zaia venga in aula a spiegare»

VENEZIA – «Prima di aprire la discussione sul bilancio della Regione Veneto, chiediamo che il presidente Zaia si presenti in aula per relazionare sulla situazione emersa dopo gli arresti eccellenti della scorsa settimana». Il capogruppo del Pd Lucio Tiozzo e Franco Bonfante, vicepresidente del Consiglio regionale, chiedono che il presidente della Regione intervenga oggi pomeriggio nella prima seduta della ‘maratona’ consiliare dedicata al bilancio 2013, per fare chiarezza sull’inchiesta su fondi neri e tangenti. I consiglieri del Pd annunciano un ordine del giorno per chiedere sospensione e verifica di tutte le opere in project financing non avviate. «Bisogna passare al setaccio ogni procedura e spazzare via ogni elemento di dubbio» spiegano. E ribadiscono la richiesta di una commissione d’inchiesta sulla vicenda, ma non della sola giunta, come vorrebbe Zaia.
Il capogruppo di Italia dei Valori, Antonino Pipitone, ha scritto al presidente del consiglio regionale chiedendo subito la discussione in aula per chiarire la situazione e il coinvolgimento di Veneto Strade. Con la presenza di Zaia.

 

BELLUNO – Baita non risponde e inizia la battaglia della competenza

(gla) Come prevedibile si sono avvalsi della facoltà di non rispondere il presidente della Mantovani spa, Piergiorgio Baita, 64 anni, residente a Mogliano Veneto, e il responsabile amministrativo della società, Nicolò Buson, 56 anni, di Padova. Entrambi, infatti, vogliono analizzare le carte della Procura prima di decidere la strategia difensiva. L’interrogatorio del primo si è svolto per rogatoria davanti al Gip di Belluno, città nella quale Baita è detenuto; quello di Buson, sempre per rogatoria, è avvenuto a Treviso.
Il difensore del presidente della Mantovani, l’avvocatessa Paola Rubini, ha annunciato di aver già proposto al Tribunale del riesame di Venezia un’istanza di scarcerazione per il suo assistito e di dissequestro dei beni “congelati” dal Gip: la data dell’udienza sarà fissata nei prossimi giorni. Secondo la difesa, rappresentata anche dall’avvocato Piero Longo (senatore del Pdl e difensore di Silvio Berlusconi) la sede naturale dell’inchiesta dovrebbe essere la Procura della Repubblica di Padova, dove hanno sede gli uffici amministrativi della Mantovani (“teatro” dei presunti illeciti) e non quella di Venezia dove c’è la sede legale della società: eccezione tesa a far trasferire il fascicolo e di fatto toglierlo al magistrato che se ne sta occupando da parecchi mesi, il pm Stefano Ancilotto.
Il difensore di Buson, l’avvocatessa Fulvia Fois, ha annunciato che il suo cliente ha dato le dimissioni da tutte le cariche sociali e ha rimesso le deleghe ricevute dalla Mantovani spa: «Non vi è più alcun pericolo di reiterazione di reati di inquinamento probatorio – ha spiegato il legale – Per questo ho chiesto al Gip la remissione in libertà immediata o in subordine la concessione dei domiciliari».

 

CASO BAITA / PARLA L’ASSESSORE

Thetis e gli anni di Minutillo. Paruzzolo: «Provo amarezza»

IL CAPITALE SOCIALE – Nell’azienda dell’Arsenale figura come socia la Adria Infrastrutture

BUFERA SULLA MANTOVANI L’ex segretaria di Galan, ora in carcere, era in consiglio di amministrazione

Thetis, gli anni di Claudia Minutillo

L’assessore Paruzzolo, ex Ad della società: «Provo tanta amarezza»

Per qualche anno, almeno tra 2008 e 2010, Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan, ha ricoperto il ruolo di consigliere, (e in alcuni casi anche come consigliere delegato) al vertice della società Thetis, prestigiosa società di ingegneria idraulica con sede all’Arsenale, nota per i propri progetti nel settore dell’ambiente e della salvaguardia del territorio nonchè dei “sistemi intelligenti” dei trasporti.
E che il “peso” della Minutillo fosse in qualche modo importante è dato anche dal bilancio della società, alla voce “capitale sociale”. Basta vedere il quadro delle aziende che compongono il “cuore” di Thetis per farsi un’idea alla data del 31.12.2011: Consorzio Venezia Nuova (51,1); Ing. E.Mantovani (8.3) di Piergiorgio Baita; Grandi Lavori Fincost spa (8.1); Società italiana Condotte spa (8.1); Adria Infrastrutture (6.0) ovvero la società che fa riferimento alla stessa Minutillo e a Piergiorgio Baita finita nel ciclone con la Mantovani; Actv spa (5.7); Co.Ve.Co spa (5.0); Ing. Mazzacurati sas (5.0); Vi Holding srl (1.8) e Palomar srl (0.5), un’altra delle aziende finite nel mirino della Procura di Venezia.
«Vedo tutto quello che sta accadendo con grande amarezza – ricorda l’assessore alle Attività produttive, Antonio Paruzzolo, che in quegli anni era amministratore delegato di Thetis – Posso solo dire che io da ormai tre anni non ci sono più. Lì ho passato vent’anni della mia vita dannandomi l’anima per trovare nel corso di tutto quel tempo progetti, lavori, sviluppare interventi a beneficio della società».
L’imbarazzo per le ultime vicende attraversate da Thetis e il caso Baita è palpabile. «Me ne sono venuto via nel 2011 – taglia corto Paruzzolo – Non c’è molto altro da dire. Ho cercato di lavorare per il bene della società». L’assessore se ne andò dall’Arsenale quando venne contestata dal centrodestra in consiglio comunale la sua “doppia” presenza: da una parte Thetis, dall’altra l’assessorato nella giunta Orsoni. Ma ritornando agli anni nei quali Claudia Minutillo era nel consiglio di amministrazione di Thetis, Paruzzolo non ha molto da dire ribadendo che in quegli anni di fronte allo sforzo di molti, la situazione iniziava a non essere così florida vista la congiuntura economica.
E non poteva che essere diversamente visto che in quegli anni, la società Thetis iniziava a risentire della crisi, ma soprattutto delle difficoltà strutturali che hanno caratterizzato soprattutto negli anni a seguire il sistema della salvaguardia ambientale, e della laguna in particolare. E ora il caso Baita ha delineato una situazione ancor più particolare. Anche all’interno della società ora non mancano le preoccupazioni che si sommano ai recenti tagli nell’occupazione con quasi 300 persone, tra dirigenti, dipendenti e anche lavoratori a contratto, che hanno risolto il loro contratto con la società negli scorsi mesi.
Di fronte all’assenza di una risposta dal management della società contattata dal Gazzettinoper comprendere il livello di preoccupazione dopo le vicende giudiziarie, interviene a questo proposito il Consorzio Venezia Nuova che, facendo le veci dello stato maggiore di Thetis, ribadisce che il lavoro e l’opera della società prosegue secondo una regolare tabella di marcia. «Gli interventi vanno avanti senza alcun problema – chiariscono dal Consorzio Venezia Nuova – Al di là dell’inchiesta giudiziaria ci sono migliaia di lavoratori impegnati nei nostri interventi. Per tutti questi dobbiamo offrire certezze».

 

LIDO Intervento del sindaco sulla vendita dell’ex ospedale nel movimentato incontro coi residenti

Orsoni: «Senza accordo si rischia il blocco»

Difesa la trattativa con Est Capital. Il consigliere Caccia: «No ai ricatti contrattuali»

IL CONTENZIOSO FISCALE – Versati 7 milioni   «E’ stata elusione non evasione»

IN DIFESA – La società: «Abbiamo rispettato la normativa»

(L.M.) «Est Capital ha sempre rispettato la normativa fiscale. Nessuna violazione di evasione di imposta, a conferma che la Sgr, che opera da anni nel mercato immobiliare, applica in modo rigoroso la normativa fiscale». Lo dice una nota della stessa Est Capital, al termine della verifica avviata, nel gennaio dello scorso anno, dalla Guardia di Finanza di Padova e che ha comportato il versamento da parte della stessa Est Capital di 7,5 milioni.
«Una verifica fiscale – fa sapere la cordata padovana presieduta dal professor Gianfranco Mossetto, che al Lido ha in corso diverse operazioni – programmata e quindi ordinaria. L’esito finale delle indagini una contestazione di abuso di diritto ed elusione di imposta per un ammontare complessivo di maggior imponibile pari a 12,7 milioni da assoggettare ad imposta». Elusione, dunque, non evasione fiscale, ed i legali della cordata ne rimarcano la differenza sostanziale. Due i punti fondamentali dell’inchiesta: 5,5 milioni di euro di imponibile (corrispondenti a 2,2 milioni di euro di maggiori imposte) riguardanti la società Garibaldi Sas, società proprietaria di immobili della famiglia Tabacchi, acquistata da un fondo immobiliare gestito da EstCapital Sgr. «Il processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza è stato chiuso con un successivo atto dell’Agenzia delle Entrate quanto il destinatario non è stata la famiglia Tabacchi, ma il fondo immobiliare gestito da Est Capital. Per quanto riguarda la famiglia Tabacchi, non vi è stato alcun accertamento fiscale». Ci sono poi altri 2,2 milioni di euro che riguardano – secondo la ricostruzione dei privati – il disconoscimento di una minusvalenza a fronte di una cessione di una partecipazione da parte di una società detenuta da uno dei fondi immobiliari gestiti da EstCapital.
«L’Agenzia delle Entrate ha infine emesso un atto di accertamento – conclude la nota – di 2 milioni di euro riguardanti il mancato assoggettamento ad Iva di una compravendita immobiliare (che comunque era stata regolarmente assoggettata ad imposta di registro) da parte di uno dei fondi immobiliari gestiti da Est Capital. Nel novembre dello scorso anno, la vicenda si è chiusa con l’adesione all’istanza di accertamento, mediante il pagamento contestuale dell’importo. Per il fondo immobiliare coinvolto, tale adesione ha avuto esclusivamente un effetto finanziario e nessun aggravio di tipo economico per effetto della neutralità dell’Iva».

 

Il Coordinamento “Un altro Lido è posssibile” ha chiesto la rottura di qualsiasi accordo con Est Capital e un azzeramento completo della vicenda

«Senza un accordo con Est Capital il buco del nuovo Palacinema e qualsiasi altro progetto rimarrebbero fermi per altri 10 anni». Il sindaco Giorgio Orsoni l’ha detto chiaramente, facendo intendere di essere con le “spalle al muro” rispondendo ieri sera ai Comitati arrivati a Ca’Farsetti per capire come finirà la controversia tra il Comune ed Est Capital sulla compravendita dell’ex Ospedale al Mare. «Qualsiasi progetto rimarrebbe bloccato – ha proseguito Orsoni – sia nel caso di una decisione del giudice a noi favorevole, perchè dopo il ricorso d’urgenza siamo obbligati ad iniziare una causa di merito, sia anche nel caso in cui il giudice ci desse torto visto che ci troveremmo costretti a restituire 55 milioni che abbiamo già incassato trovandoci così senza soldi. Tutta l’area del Lungomare Marconi inoltre rimarrebbe bloccata per anni». Il Coordinamento “Un altro Lido è posssibile”, che ha ottenuto l’incontro con il sindaco, dal canto suo ha chiesto la rottura di qualsiasi accordo con Est Capital e un azzeramento completo della vicenda. «Questo non è più possibile – ha insistito il sindaco – per effetto di un contratto ed impegni presi precedentemente a questa amministrazione. Un conto sono le legittime aspirazioni che ciascuno può avere ben altro quello che si può concretamente fare arrivati a questo punto». Orsoni ha poi spiegato il motivo per il quale non è più sufficiente coprire il buco. «Nell’area del cantiere sono stati spesi 37 milioni di euro, di cui circa 15 per le bonifiche e altri 22 per opere e manufatti. Se coprissimo il buco senza farvi nulla qualcuno poi verrebbe a chiedere al Comune le motivazioni di una tale scelta ed il perché dello spreco del danaro pubblico». Orsoni ha poi aggiunto che l’obiettivo è quello di arrivare ad un accordo che impegni i privati che acquistano l’ex Ospedale al Mare ad intervenire nell’area della cittadella del cinema, secondo un piano di massima gia visionato dalla Biennale ma non ancora presentato. È stato poi confermato che il Monoblocco verrà abbattuto. «Non è praticabile nessun accordo extragiudiziale con Est Capital – ha tuonato il consigliere Beppe Caccia – Il Comune deve sottrarsi ai meccanismi di ricatto contrattuale e finanziario. In questo momento non si può procedere ad ulteriori trattative con Real Venice di cui Mantovani è socio. Il confronto trasparente deve avvenire in Consiglio comunale e nelle commissioni».
Anche William Pinarello a nome del Coordinamento ha ribadito che la decisione dovrebbe passare per il Consiglio comunale annunciando, in caso contrario, una raccolta di firme per ottenere le dimissioni del sindaco e della Giunta comunale. Fuori dalla sala, troppo piccola per accogliere tutti i manifestanti, sono rimasti a protestare una cinquantina di persone con striscioni ed urla.

 

Nuova Venezia – Inchiesta Baita

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5

mar

2013

Minutillo un fiume in piena parla per sei ore con il pm  

L’ex braccio destro del governatore Giancarlo Galan in Regione starebbe collaborando

Ha chiesto di vedere il magistrato, in procura da mezzogiorno al tardo pomeriggio

VENEZIA – Nuovo e lungo interrogatorio, ieri pomeriggio, per Claudia Minutillo, l’ex segretaria di Giancarlo Galan e manager finita in manette per associazione a delinquere e frode fiscale. A sentirla, questa volta, è stato il pubblico ministero Stefano Ancillotto: un interrogatorio iniziato prima di mezzogiorno e finito soltanto nel tardo pomeriggio. Naturalmente c’era il suo difensore, l’avvocato Carlo Augenti: presumibilmente era stato lui a chiedere il colloquio con il magistrato che coordina le indagini e che, però, non è più l’unico. A lui, infatti, da qualche giorno, si è affiancato il collega Stefano Buccini, che ha invece partecipato all’interrogatorio, nel carcere di Treviso, di Nicolò Buson, il ragioniere della «Mantovani spa». Sia il rappresentante dell’accusa sia il difensore, ieri sera, non solo non hanno rilasciato alcuna dichiarazione, ma nemmeno hanno voluto confermare la presenza della Minutillo in Procura, ma che l’amministratore delegato di «Adria Infrastrutture» sia arrivata negli uffici di Piazzale Roma nella tarda mattinata e ne sia uscita soltanto dopo le 18 è certo. Lo stesso è avvenuto per il suo avvocato. È probabile che, a questo punto, il lungo verbale sarà secretato e non sarà facile capire che cosa ha raccontato Claudia Minutillo. Certo che non deve aver scomodato il pubblico ministero, il difensore, gli agenti di custodia semplicemente per ripetere ciò che aveva già detto sabato al giudice Alberto Scaramuzza, colui che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare. In quel primo interrogatorio, la manager si era difesa, confermando che aveva saputo dell’esistenza delle fatture fasulle emesse dalla «Bmc Broker di San Marino», ma aveva aggiunto che era Piergiorgio Baita ad essersene occupato, inoltre, ha sostenuto che William Colombelli, con cui aveva avuto una relazione, lo ha lasciato non appena ha capito che la stava usando. Insomma, ha cercato di sminuire il suo ruolo. Evidentemente, i quattro giorni di carcere – seppure quello femminile della Giudecca non sia sicuramente il peggiore d’Italia – l’hanno convinta ad aggiungere altro o, più probabilmente, a cambiare versione, visto che le prove e le testimonianze contro di lei sono schiaccianti. Ci sono le intercettazioni telefoniche chiarissime che la «incastrano» e ci sono i racconti della dipendente di Colombelli, degli impiegati dell’istituto di credito di San Marino e di altri, i quali hanno riferito agli investigatori della Guardia di finanza che era di casa a San Marino, sia nella sede della «Bmc Broker» sia nella banca, dove ritirava i soldi creati con le fatture fasulle per portarli in Veneto, circa 8 dei dieci milioni che sono andati a formare i fondi neri. E di quel deposito di denaro clandestino all’estero presumibilmente lei sa molto, come conosce numerosi particolari degli affari di Baita. Non solo. Per anni è stata depositaria dei segreti – in qualità di segretaria, anzi, di consigliera – dell’ex presidente della Regione Veneto, ora entrato in Parlamento, Giancarlo Galan, e prima dell’assessore regionale Renato Chisso, che anche ora siede nella giunta di Luca Zaia. Che cosa ha raccontato ieri al pubblico ministero veneziano Claudia Minutillo? Per ora, ma probabilmente ancora per qualche settimana, sarà difficile saperlo. Anche perché i finanzieri dei Nuclei di Polizia tributaria di Venezia e Padova, ora coordinati non più da uno bensì da due pubblici ministeri, dovranno compiere accertamenti, cercare riscontri e prove sulla base di ciò che l’indagata ha riferito. E la conferma di tutto questo arriverà presto: probabile che nel giro di alcuni giorni, infatti, Claudia Minutillo possa tornare a casa sua, a Mestre, agli arresti domiciliari, ritenendo il rappresentante dell’accusa e il giudice delle indagini preliminari che non via siano più le esigenze cautelari che aveva convinto entrambi a farla rinchiudere in una cella, in particolare la possibilità che inquini le prove. Non è escluso che nei prossimi giorni anche il ragioniere della Mantovani Nicolò Buson, difeso dall’avvocato Flavia Fois, chieda di essere sentito dal pubblico ministero. Ma, pur avendo avuto un ruolo importante – almeno stando alle accuse – per quanto riguarda la formazione dei dieci milioni di fatture false, il suo ruolo è stato sicuramente meno centrale di quello di Minutillo, in particolare nei rapporti con esponenti politici e della pubblica amministrazione.

Giorgio Cecchetti

 

Baita e Buson fanno scena muta  

I legali degli arrestati sollevano la questione di competenza dei pm di Venezia     

VENEZIA – Sia il presidente della «Mantovani spa», il veneziano Piergiorgio Baita, sia il ragioniere della stessa società, il padovano Nicolò Buson, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Sono accusati di associazione a delinquere e frode fiscale per dieci milioni di euro. Ieri, interrogati per rogatoria il primo dal giudice di Belluno, il secondo da quello di Treviso, città nelle cui carceri sono rinchiusi da 5 giorni, hanno deciso di tacere, un diritto per tutti gli indagati. Difesi dagli avvocati Paola Rubini e Piero Longo il primo e dall’avvocato Fulvia Fois il secondo, presumibilmente chiederanno di essere sentiti dopo che i loro difensori avranno letto i venti faldoni di carte raccolti dal pubblico ministero Stefano Ancilotto con le indagini dei finanzieri dei Nuclei di Polizia tributaria di Venezia e Padova. Nel frattempo, l’avvocato Fois ha chiesto che Buson esca dal carcere e venga messo agli arresti domiciliari: a decidere toccherà al giudice veneziano Alberto Scaramuzza. «Al giudice», ha detto, «mi sono rivolta dopo l’interrogatorio perché per noi è evidente che, anche se i fatti fossero confermati, il ruolo di Buson é marginale; inoltre non c’é il rischio di inquinamento delle prove o di fuga». Mentre l’avvocato Rubini, per conto di Baita, per il quale ha già presentato ricorso ai giudici del riesame chiedendo tra l’altro anche il dissequestro dei beni del presidente della Mantovani, solleverà pure la questione di competenza. Secondo il legale padovano, infatti, competente a indagare sarebbe la Procura di Padova, dove ha sede amministrativa la grande azienda di costruzioni. L’avvocato Rubini ha avuto un lungo colloquio con il proprio assistito: «È tranquillo» ha sostenuto, «sereno e molto determinato, pur sapendo che quella che lo attende non sarà una passeggiata». Baita «sta studiando l’ordinanza del giudice»,ha aggiunto, «per prepararsi ad un eventuale interrogatorio del pm». All’interrogatorio di Buson era presente anche il pubblico ministero veneziano Stefano Buccini, il quale a qualche giorno collabora con il collega Ancilotto, visto che l’inchiesta si sta estendendo. Già venerdì scorso, comunque, il nuovo pm ha partecipato ad una riunione alla quale c’erano, oltre ai due magistrati, gli investigatori della Guardia di finanza di Venezia e Padova.

Giorgio Cecchetti

 

Intercettazioni sulle talpe

«Vogliono ancora soldi»  

Pesanti sospetti nelle carte dell’inchiesta e nell’ordinanza degli arresti da appurare possibili azioni di favoreggiamento da parte di apparati pubblici     

VENEZIA – Un’inchiesta che può dimostrarsi devastante per il potere politico economico del Veneto. Se ne rende conto subito Piergiorgio Baita quando scopre che la Guardia di Finanza di Padova ha interrogato Vanessa Renzi, la segretaria della BMC Broker. E in quel momento, è la primavera dello scorso anno, inizia a mettere in campo tutte le sue amicizie per conoscere che cosa ha scoperto la Finanza e per inquinare l’indagine. Un aspetto inquietante che getta ombre su apparati dello Stato. Gli investigatori se ne rendono conto quando ritrovano, nel maggio 2012, i file delle registrazioni che William Colombelli ha fatto dei vari di incontri avvenuti tra lui e Baita e Claudia Minutillo. È il 27 aprile dello scorso anno e i due si trovano al Forte Agip di Marghera est, parlano del fatto che la segretaria Renzi dovrà essere sentita a breve dai finanzieri. Conoscono però il verbale del primo interrogatorio avvenuto in gennaio. Dice Baita: «…cosa vuoi che ti dica? L’hai letto anche tu il verbale». Agli investigatori della Guardia di Finanza appare strano che i due abbiano letto il verbale. Infatti si tratta di un verbale redatto in sole due copie: una depositata in Procura a Padova e l’altra trattenuta dalla Guardia di Finanza. In sostanza i finanzieri si rendono conto che qualcuno sta cercando di inquinare le prove e ci sono state fughe di notizie, talpe insomma. In Procura a Padova o alla Guardia di Finanza. Proseguendo nel dialogo, Baita e Colombelli discutono sia su verifiche fatte alla Mantovani che al Consorzio Venezia Nuova. Cercano di capire chi ha firmato i verbali di chiusura verifica. Vogliono capire se quella che è in corso alla Mantovani è una normale verifica. Infatti si sono insospettiti per un nuovo interrogatorio di Vanessa Renzi. Colombelli dice: «Se la tengono dentro altre quattro ore, come al solito?». Risponde Baita: «Vuol dire che c’è qualche cosa che non funziona e allora vuol dire che dovremmo… che chi ci sta seguendo l’operazione non ci dice le cose giuste». E ancora Baita che dice all’altro: «…in questo momento ho fatto delle verifiche e non ci sono delle posizioni aperte…il verbale lo hai visto anche tu, i miei amici dicono: ma guarda, lasciateli lavorare, ci sono delle procedure per chiudere le operazioni». E la risposta di Colombelli è eloquente: «Il mio problema era: cazzo capire chi ha firmato per dire se era uno dei tuoi, uno dei tuoi per dire che cazzo stai facendo… e il nostro uomo, oltrettutto, non c’è neanche di servizio». Successivamente, quando i due se ne vanno, durante il viaggio si messaggiano. Colombelli a Baita: «I nostri dicono: la signora, e BMC, nuova». Come dire c’è un nuovo interrogatorio di Renzi sulla Bmc. Colombelli quando Baita gli risponde che non sa cosa fare gli invia questo sms: «È strano che non t’abbia detto nulla, perché parte sempre da Padova». Nuovo incontro a Marghera tra Baita e Colombelli. I due parlano dell’interrogatorio dell’impiegata della BMC, Colombelli spiega al presidente di Mantovani che se non vi fosse stato il suo avvocato fuori dalla porta dell’ufficio Renzi «sarebbe stata rovesciata come un calzino». Secondo Baita la Finanza ha degli indizi ma non prove su dove sono finiti i soldi recuperati con le fatture false. E l’altro riferendosi al maresciallo che ha interrogato la donna sostiene: «…son contento su questa cosa, però il problema è, da come l’ha gestita lui, sembra il bambino che non ha ricevuto la fetta di torta…a me sembra il contrario delle notizie, magari qualcuno l’ha tenuto fuori perché è maresciallo…abbiamo visto che non c’era nessun movimento sul computerone, zero assoluto, poi questo mi ha chiamato da Milano e mi ha detto: chiamami da fisso e mi ha chiesto dei soldi… so delle cose…non si sa se un altro filone…io non posso permettermelo questo qua di Milano, dell’Agenzia delle Entrate di Milano che è un generale…è la terza volta che gli do dei soldi…mi ha chiesto ancora soldi per avere informazioni ancora da Padova».

Carlo Mion

 

Dolore per Chiarotto e i lavoratori 

L’ingegnere in carcere spera che non ci siano problemi per i 600 dipendenti    

BELLUNO – Prima dell’interrogatorio di ieri l’avvocato Paola Rubini ha incontrato il suo cliente Piergiorgio Baita, sabato quando gli ha fatto visita nel carcere di Belluno. Se ieri il presidente di Mantovani si è mostrato sereno, sabato si è commosso. Piergiorgio Baita non si è mostrato tanto preoccupato per se stesso ma per i famigliari e l’azienda. Nominando la moglie e la Mantovani si è pure commosso. Si è trattato di un breve colloquio che solitamente gli avvocati di fiducia fanno con i propri clienti, prima dell’interrogatorio di garanzia e che serve per verificare le condizioni di salute della persona carcerata e capire quale sia la linea difensiva più adeguata da tenere durante l’udienza di convalida dell’arresto. Quasi sempre l’imputato sceglie di avvalersi della facoltà di non rispondere in quanto la difesa conosce ben poco dei documenti dell’accusa che si trovano nel fascicolo d’indagine. Piergiorgio Baita il carcere lo ha conosciuto negli anni Novanta. Accusato di aver pagato tangenti venne poi assolto. Per uscire di carcere aveva collaborato con gli investigatori che cercavano i politici corrotti. Fece il nome di Mosole, l’imprenditore trevigiano re della ghiaia finito pure lui in galera. Al suo avvocato, sabato, ha chiesto come i giornali e la televisioni hanno trattato la notizia e se continuano a scrivere della vicenda. Non sembra preoccupato per se stesso e per quanto gli potrà succedere. Forse si rende conto che ha ben poche vie per evitare un’eventuale condanna. È preoccupato invece per l’azienda e sulle ripercussioni che potrà avere per i guai giudiziari che sta avendo. Si è mostrato dispiaciuto per la famiglia Chiarotto che controlla la “Mantovani Spa” di cui lui è presidente. E poi si è commosso parlando dei 600 dipendenti della società. Si augura che la vicenda non crei problemi per i posti di lavoro di queste persone. Un pensiero particolare anche per la moglie. Ha chiesto all’avvocato come sta e anche nominando la donna si è commosso. poi per il resto non ha detto altro. C’è da immaginare che abbia letto e riletto più volte l’ordinanza che lo ha portato in carcere. Ordinanza che riporta le intercettazioni fatte dal “socio” Colombelli. Un elemento che si può definire uno dei pilastri dell’accusa. Quindi l’interrogatorio di ieri e la speranza che il procedimento venga portato a Padova come chiede l’avvocato Rubini. Carlo Mion

Scontro sulla commissione d’inchiesta  

Il Pd si oppone all’iniziativa di Zaia («Non può essere nominata dalla giunta») e chiede la sospensione dei project in cantiere  

VENEZIA – Domani il consiglio regionale inizierà l’esame del bilancio e della legge finanziaria 2013 ma sui lavori dell’assemblea incombe, come un macigno, la bufera giudiziaria sugli appalti delle grandi opere del Veneto nell’ultimo decennio. Frode fiscale, fondi neri, sospetti di tangenti, ipotesi di collusioni politiche… «Prima di aprire la discussione, chiediamo che il presidente della Regione si presenti in aula per relazionare sulla situazione emersa dopo gli arresti della scorsa settimana», è l’invito che il Pd rivolge a Luca Zaia per voce del capogruppo Lucio Tiozzo e del vicepresidente del consiglio Franco Bonfante. Il governatore leghista, per parte sua, ha annunciato il varo di una commissione d’inchiesta “tecnico-amministrativa” da parte della giunta ma l’iniziativa non convince affatto i democratici: «È ridicolo, si tratterebbe di un organismo espressione di una sola parte, quella politicamente vicina al sistema degli appalti. Trasparenza impone che la commissione sia nominata dall’assemblea e rappresenti tutti i gruppi, la magistratura faccia il suo lavoro, noi non siamo un tribunale ma sul terreno amministrativo dobbiamo fare il nostro». La circostanza promette di innescare un duro scontro tra maggioranza e opposizione. Il partito di Giancarlo Galan, presidente del Veneto nel periodo al centro delle indagini – ha anticipato il “no” all’istituzione della commissione inquirente: «Mi fido della Procura di Venezia e della Guardia di Finanza», commenta lo speaker del Pdl Dario Bond «lasciamole lavorare senza cercare palcoscenici»; e lo stesso Zaia fa sapere che il suo intervento in aula riguarderà esclusivamente il bilancio «nel rispetto delle competenze della magistratura, cui offriamo la nostra totale collaborazione». Il partito democratico, però, non desiste. E rilancia su un tema cruciale, quello dei project financing, la finanza di progetto che combina capitali pubblici e privati, con prevalenza di questi ultimi, “ripagati” attraverso concessioni e servizi in esclusiva. Ecco, un ordine del giorno del gruppo proporrà la sospensione e la verifica di tutte le opere in project financing ancora non avviate: «Questo per passare al setaccio ogni procedura e spazzare via ogni elemento di dubbio che possa ricollegarsi all’inchiesta in corso», ribadiscono Tiozzo e Bonfante «siamo di fronte a fatti di enorme gravità che inevitabilmente hanno effetti a cascata sulla prosecuzione di opere pubbliche, sugli equilibri delle società partecipate e sugli assetti finanziari regionali». Il consigliere Stefano Fracasso rincara e attacca i criteri di adozione del project: «Non contestiamo lo strumento in sé ma l’uso che ne è stato fatto, rivelatosi fallimentare. Nessuna concorrenza, cordate precostituite, sempre le stesse, zero rischio d’impresa ma un utile garantito in partenza variante tra il 7 e il 15%, largamente superiore al mercato. L’impressione è che spesso sia stata capovolta l’ottica: i project non erano funzionali a realizzare di opere necessarie, viceversa lavori venivano ideati e appaltati per consentire alle cordate di arricchirsi». Corollario: indebitamenti di lungo periodo per le casse regionali, oneri ulteriori per il cittadino (tipico l’esempio delle superstrade a pedaggio che subentrano alle arterie gratuite precedenti) e utilità assai dubbia delle grandi opere viabilistiche alla luce della riduzione di traffico provocata dalla recessione. Infine, l’urgenza di prevenire conflitti d’interesse. Uno per tutti, il segretario generale dei Lavori pubblici, Silvano Vernizzi, tuttora amministratore delegato di Veneto Strade: «Non può più essere controllore e controllato», è la conclusione dei democratici.

Filippo Tosatto

 

FINANZA DI PROGETTO  – Nuovi appalti dalle grandi strade alla sanità

Tra le opere di viabilità in project financing in cantiere figurano la Nogara-Mare destinata ad affiancarsi alla Transpolesana; la superstrada Valsugana a quattro corsie che collegherà il Veneto a Trento; il circuito Tangenziali venete che unirà Padova, Vicenza e Verona costituendo una seconda autostrada parallela alla Serenissima; la strada regionale Monselice-Legnago. Sul fronte della sanità, invece, giacciono i progetti riguardanti Verona (reparto materno infantile di Borgo Trento e ristrutturazione di Borgo Roma) nonché il centro protonico di Mestre.

 

ASSESSORE e sindacati 

Chisso: ben venga l’indagine del pm

Mantovani: rischi per l’occupazione

VENEZIA «Mi pare ci sia un’inchiesta in corso, ben venga, attendiamo il suo iter. Sul piano amministrativo condivido in pieno l’idea della commissione d’indagine del presidente Zaia. Veneto Strade? È una società e risponderà del suo operato, come tutti: parole dell’assessore veneto alla mobilità e alle infrastrutture Renato Chisso, pidiellino e galaniano. Sul fronte politico, il capogruppo di Italia dei Valori, Antonino Pipitone, ha inviato al presidente dell’assemblea regionale, Clodovaldo Ruffato, una lettera dove definisce «Non solo auspicabile, ma obbligatoria, la presenza in aula dei i vertici della Regione, e in primis del governatore Zaia, per spiegare cosa sta succedendo». Un’interpellenza parlamentare sulla vicenda è annunciata dal neo-deputato di Sel Giulio Marcon: «Dal giro di fatture false finalizzare alla costituzione di fondi emerge l’esistenza di un sistema politico-affaristico». Nuova bordata, da Strasburgo, dell’europarlamentare vicentino del Pdl Sergio Berlato, nemico acerrimo di Galan e dei vertici veneti del partito che l’hanno accusato di falsi tesseramenti: «Sospetto che dietro la costruzione di grandi opere ci sia una perversa organizzazione malavitosa mirante a garantire proventi illeciti a soggetti privati e in particolare ad alcuni politici». Ma i guai del gruppo Mantovani, il maggiore nelle costruzioni in Veneto, preoccupa anche i sindacati degli edili, che ieri – nella sede della società di via Belgio, in zona industriale a Padova – hanno sollecitato un incontro all’azienda per fare chiarezza sul futuro occupazionale dei 600 dipendenti, che salgono a 1300 con l’indotto: «Ci sono contratti in essere, temiamo contraccolpi per i lavoratori, chiediamo garanzie precise alla proprietà», fanno sapere Giancarlo Tosatto e Marino Berto.

 

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