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Camion e auto che escono e rientrano in A4 per ridurre il pedaggio intasano le strade della frazione di Mirano

«Solo ora si rendono conto del problema dei camion? Noi ci conviviamo quotidianamente, da quattro anni». I residenti di Vetrego alzano la voce e puntano ancora una volta il dito contro la società Veneto Strade e i politici che a loro dire hanno devastato la frazione miranese. La questione del traffico nell’area del casello è tornata in auge nei giorni scorsi, visto che sempre più spesso anche i camion e non più solo le automobili fanno il classico giochetto di entrare e uscire dal casello per risparmiare: lo “sconto” per i veicoli a tre assi diretti da Mestre a Padova Est è di 3.20 euro, 1 euro invece che 4.20. Una volta i mezzi pesanti privilegiavano la tempistica, ora invece in condizioni di crisi si guarda prima di tutto alla convenienza. L’attenzione si è dunque spostata sui camion, ma a Vetrego strabuzzano gli occhi: «Noi del problema camion ce ne siamo accorti già quattro anni fa – sbotta Lina Casonato, una residente di via Porara -, ormai Vetrego non esiste più per nessuno. Adesso si parla dei tir come nuovi “furbetti”, ma i camionisti fanno il proprio interesse, noi non ce l’abbiamo con loro». La rabbia, infatti, è tutta contro le istituzioni: «La colpa è di chi ha creato questo sistema – prosegue la donna – ma alla fine ci andiamo di mezzo noi. Non viviamo più come prima, è un inferno». È stato perfino creato un comitato di casalinghe e pensionati, per far sentire la propria voce. «Eppure siamo stati abbandonati e dimenticati» esclama. Lina racconta come spesso e volentieri all’ora di punta sia quasi possibile uscire di casa: «Il tragitto da Vetrego e Mirano è di circa 3 km – spiega – sa quanto ci mettiamo noi, alle 8 del mattino o alle 6 di sera? Venticinque minuti».

 

Gazzettino – “Incidenti, tutelate i lavoratori in bici”

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17

giu

2012

Il presidente dell’associazione “Stra Bici” scrive al sindaco Mario Collini

Una lettera inviata al sindaco di Stra, Mario Collini, perché si adoperi, per quanto nei suoi poteri, affinché gli incidenti di quanti si recano al lavoro in bici siano equiparati a quelli di chi usa altri mezzi di trasporto.

A firmarla è stato il presidente della «Stra Bici», Mario Ferraresso. L’associazione, che promuove a Stra l’uso della bicicletta per una mobilità sostenibile, vorrebbe sensibilizzare il consiglio su una campagna che come associazione stanno promuovendo a livello nazionale assieme alla FIAB e a Salvaiciclisti sull’infortunio «in itinere». «In Italia- scrive Ferraresso- coloro che decidono di utilizzare la bici per recarsi al lavoro devono confrontarsi con una legislazione che non solo non incentiva, ma addirittura penalizza chi utilizza questo mezzo di trasporto. Mentre nel resto d’Europa l’uso della bicicletta come mezzo per recarsi al lavoro è sistematicamente incentivato e promosso, in Italia il lavoratore che decide di spostarsi senza inquinare e senza creare traffico, non solo non riceve alcun incentivo, ma deve farlo a proprio rischio e pericolo.

In caso di sinistro durante il percorso casa-lavoro effettuato in bicicletta, l’INAIL riconosce al lavoratore lo status di infortunio in itinere »purché avvenga su piste ciclabili o su strade protette. In caso contrario, quando ci si immette in strade aperte al traffico bisognerà verificare se l’utilizzo era davvero necessario”, equiparando di fatto la bicicletta ai comuni mezzi privati (auto e ciclomotori) piuttosto che al pedone o al mezzo pubblico”.

Per questo Ferraresso ha chiesto a Collini di far votare nel prossimo consiglio comunale un ordine del giorno dedicato proprio a questo tema.

 

Gazzettino – Dolo, “Sbloccate i soldi per l’ospedale”

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17

giu

2012

DOLO – Il Pd critica apertamente le linee guida del nuovo piano sanitario

La protesta: «Asl 13 sottofinanziata, è l’ultima per quote pro-capite»

«Il nuovo Piano socio-sanitario regionale deve garantire equità e integrazione dei servizi, garantendo a tutti il diritto alla salute». In vista del voto di mercoledì per l’approvazione del nuovo piano sanitario, resta vivo il dibattito fra le forze politiche sul futuro dell’ospedale di Dolo. Questa volta ad andare all’attacco sono i vertici del Pd, che criticano l’eccessiva discrezionalità delle linee guida del piano. «La maggioranza di governo della Regione Veneto ha dimostrato più volte di non essere coesa e questa diversità si traduce in contraddizioni evidenti – attacca il consigliere regionale Bruno Pigozzo – I servizi sul territorio sono ancora troppo discrezionali: chiediamo criteri chiari e omogenei per tutti ed un trattamento finanziario equo e trasparente. Non basta solo far quadrare i conti, è necessario un riordino generale più omogeneo». Il responsabile alla Sanità per i Democratici Gabriele Scaramuzza sottolinea, invece, la necessità di riequilibrare la quota pro-capite provinciale, di oltre 100 euro inferiore rispetto alla media regionale. «La nostra Asl è sotto-finanziata ed è l’ultima per quote pro-capite, nonostante sia all’avanguardia in molte specialità. Non vengono riconosciute e valorizzate le eccellenze di un’Asl che ha sempre rispettato tutti i parametri, nonostante le poche risorse a disposizione». Il segretario del Pd dolese, Matteo Bellomo, chiede invece che vengano immediatamente sbloccati i 22 milioni promessi per la ristrutturazione e la messa a norma dell’ospedale e lancia la proposta dell’osservatorio «Sanità H24»: «Al recapito mail dolodemocratica@gmail.com cittadini e professionisti potranno segnalare tutte le anomalie e le disfunzioni riscontrate, di cui poi ci faremo portavoci in Regione». Regione che vede la sanità al centro dello scontro fra Pdl e Lega, più concentrati sulle proprie diatribe politiche che sugli interessi dei cittadini. Questo il pensiero del segretario provinciale del Pd Michele Mognato: «Questa è una partita che non ha colore politico – spiega Mognato – in cui bisogna far fronte comune fra partiti e comitati cittadini. Basta con le beghe interne, è il momento di dare delle risposte ai cittadini».

 

Nonostante le rassicurazioni del sindaco Andrea Martellato, seppur condite da qualche frecciatina verso il Consorzio di Bonifica, a Fiesso torna la paura degli allagamenti. Un rischio concreto. Almeno stando a quanto raccolto dal Movimento Cittadino promotori per la sicurezza idraulica.

«È stato sufficiente un’acquazzone di meno di 2 ore – chiosa il portavoce Adriano Zaramella – per mettere in crisi la rete idraulica di scolo del comune di Fiesso d’Artico». Strade, scantinati, garage, abitazioni allagate, con conseguenti disagi per i cittadini nuovamente costretti a far fronte a danni materiali oltre che morali. «La scarsa manutenzione e l’eccessiva cementificazione tutt’ora in corso – evidenziano dal Comitato – che ha oramai il 60 per cento della sua superficie, fa si che attraverso l’impermeabilizzazione intercorsa del suolo, le grandi quantità d’acqua piovana scorrano velocemente verso i punti di raccolta, mettendo in crisi il regolare deflusso e mandando il tilt la rete fognaria che in alcune strade dovuta all’eccessiva pressione, dai tombini uscivano dei flussi con un’effetto geyser».

E ricordano: «All’interno del piano delle acque adottato dal comune nel lontano 2009 venivano poste delle priorità di attuazione per la sicurezza idraulica di Fiesso, tra cui il posizionamento in pianta fissa di alcune idrovore distribuite in specifiche aree del territorio, lungo il perimetro del rio Serraglio, pronte ad intervenire durante gli eventi emergenziali del tipo di quello registrato ieri». Zaramella rilancia sull’idrovora del Ponte dei Cento: «Oggetto di varie interpellanze, da parte dei gruppi consiliari resta incompiuto, abbandonato da tempo tra le sterpaglie, manca il posizionamento e la messa in servizio dell’idrovora. Questo ritardo è perché è tra gli interventi urgenti e non ancora completati che può contribuire a prevenire le forme degli allagamenti agli insediamenti urbani». Evidenziando, poi, come sia necessario intervenire fin dalle prime avvisaglie di possibili precipitazioni e non aspettare la piena emergenza.

 

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