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Prime bocciature alla proposta degli industriali di trasferire la Marittima in zona industriale

VENEZIA. «Grandi navi fuori della laguna». Al coro dei comitati si aggiunge adesso anche l’assessore all’Urbanistica del Comune di Mira. «L’ipotesi Marghera non è praticabile», scrive Luciano Claut, «quello proposto da Alessio Vianello e dagli industriali è un progetto iperbolico, che non risolve le questioni cruciali. Ci vorrebbero anni e grandi lavori per demolire le banchine e gli stabilimenti della Pilkington, allargare il canale Industriale nord e il Brentella di 50 metri, con profondità a 15 metri. Per deviare l’oledotto e scavare un nuovo canale, dragare milioni di metri cubi di fanghi inquinati».

Claut boccia dunque la porposta Vianello, che avrebbe anche il sostegno del Comune. E ricorda come l’Autorità portuale abbia espresso un giudizio negativo su questa alternativa nell’agosto scorso. Ma per Claut non va bene nemmeno l’ipotesi del canale Contorta Sant’Angelo, sostenuta dal Porto e dal presidente Paolo Costa. «Porterebbe ancora traffico in Marittima, già oggi insufficiente». Dunque, conclude l’assessore, «la soluzione è uno scalo fuori della laguna». Ipotesi condivisa dai comitati, che tornano all’attacco sull’inquinamento di fumi portato dalle navi. «Non ci sono controlli ambientali, e il sabato e la domenica le emissioni portano inquinanti», dice Luciano Mazzolin di Ambiente Venezia.

Manifestazioni annunciate per sabato 21 settembre, quando arriveranno nello stesso giorno in Marittima ben 12 grandi navi. Totale, quasi 40 mila persone in un colpo solo e attracchi occupati per tutta la giornata. «Andremo tutti alle Zattere a partire dalle 14.30», annuncia Mazzolin, «per un presidio rumoroso contro il passaggio di 12 navi in Bacino San Marco e in laguna. Quel giorno si registrerà anche il record dell’inquinamento atmosferico prodotto dalle navi e l’impatto ambientale massimo sulle rive cittadine e i fondali della laguna». Un allarme che continua. Perché a un annno e mezzo dal decreto Clini-Passera sull’allontanamento delle navi dalle zone a rischio, a seguito del naufragio della Costa Conoordia, in laguna nulla è stato fatto. Si aspettano le alternative. Il sindaco Orsoni chiede «soluzioni rapide» per togliere le navi da San Marco.

Entro un mese si dovrebbe riunire a Roma il Comitatone per analizzare le proposte alternative. Al Magistrato alle Acque finora ne sono arrivate quattro, due sotto forma di progetto avanzato (il nuovo canale Contorta, proposto dal Porto e la Marittima a Punta Sabbioni di Cesare de Piccoli), due sotto forma di idea progettuale: le navi a Marghera e il nuovo canale dietro la Giudecca, proposto dal deputato di Scelta civica Enrico Zanetti e finanziato dalla Vtp. Intanto le navi continuano ad arrivare a San Marco.

Alberto Vitucci

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«A ottobre stabiliremo dove far passare le grandi navi a Venezia»Dopo l’incidente alla “Costa Concordia” il ministro dei Trasporti annuncia un intervento per la sicurezza della cittàVENEZIA. «C’è un decreto legge che è rimasto inattuato e quindi con il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando abbiamo l’obbligo, il dovere e la responsabilità di attuare quel decreto, che prevede che le grandi navi non passino più davanti a quello che è uno dei simboli Nel mondo della nostra cultura», cioè Venezia.

Perciò «abbiamo convocato una riunione agli inizi di ottobre, in quella riunione noi decideremo e prenderemo la decisione appunto di non far più passare queste grandi navi davanti a Venezia».

Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e Trasporti, lo dice in collegamento telefonico con Radio anch’io su Radio Rai Uno. Certo, aggiunge Lupi, tutto avverrà «riconoscendo che sono uno strumento importante per il turismo per il nostro Paese, ma abbiamo il dovere di trovare un’alternativa».

Nella riunione «troveremo un’alternativa» al passaggio dei giganti del mare a un pelo dalle fragilissime calli della Serenissima, «e in quella sede la troveremo, dando un segnale positivo a tutto il mondo».

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CAVALLINO  «Diciamo no al porto grandi navi»

Anche Vanin contrario al progetto. Stasera il voto in Consiglio

CAVALLINO. «Con il porto off-shore per le grandi navi a Punta Sabbioni il comune di Cavallino- Treporti dovrebbe sacrificarsi ancora una volta per salvare Venezia senza ottenere nulla in cambio». Diniego dichiarato da parte del capogruppo della lista civica “Amministrare” ed ex sindaco Erminio Vanin, alla vigilia della votazione prevista nel Consiglio comunale di stasera che vede il progetto ideato da De Piccoli all’ottavo punto dell’ordine del giorno, all’opportunità di posizionare un terminal passeggeri per otto grandi navi sul lungomare Dante Alighieri.

«Come entrare senza permesso in un giardino privato», spiega caustico Vanin, «ed imporre al proprietario una giostra al centro del prato che gli devasta la proprietà, magari lamentandosi anche che non ci sta sufficientemente comoda. Se già avevo dei dubbi, con l’esposizione dell’altra sera in commissione urbanistica per l’ambiente e il territorio comunale, mi sono convinto ancora di più della non opportunità di una tale scelta».

«Sarebbe l’ennesima volta», aggiunge, «come è già accaduto quasi dieci anni fa con il Mose, in cui il nostro territorio si sacrifica per fare esclusivamente gli interessi di Venezia. Quella volta per salvare la città capoluogo dall’acqua alta e questa volta per risparmiarla dal traffico delle grandi navi. Ad oggi non esiste per questo progetto del porto alcun beneficio certo se non sicuri disagi per il turismo della nostra località».

Francesco Macaluso

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Nuova Venezia – Navi a Marghera, yacht in Marittima.

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16

set

2013

IL NUOVO PROGETTO CHE PIACE A ORSONI

Il sindaco Orsoni ha già dato l’imprimatur pubblico all’idea, annunciando che chiederà lui stesso alla Capitaneria di Porto di sottoporla ai ministri di Infrastrutture e Ambiente, in alternativa allo scavo del Canale Contorta dell’Angelo proposto dall’Autorità Portuale (per portare le grandi navi in Marittima, entrando da Malamocco) e al progetto formalizzato dal parlamentare di Scelta Civica Enrico Zanetti (per lo scavo di un nuovo canale d’ingresso lungo la Giudecca, lato laguna, con ingresso delle navi dalla bocca del Lido).

Il nuovo progetto è stato protocollato in Comune dall’avvocato Alessio Vianello e prevede il trasferimento in quattro fasi a Marghera delle grandi navi, trasformando la Marittima in un polo congressuale e porto per yacht di lusso e navi fino a 40 mila tonnellate, come da decreto (inapplicato sinora) Clini-Passera sul divieto di transito in Bacino San Marco per i maxi-scafi.

Il piano punta a creare a Porto Marghera il polo croceristico, realizzando ormeggi e stazioni passeggeri per 5 maxi navi, procedendo per fasi: subito – come segnale – un ormeggio provvisorio tra canale Vittorio Emanuele e Canale Brentella, trasferendo i passeggeri in Marittima con i lancioni.

Il progetto vero e proprio prevede, infatti, l’allestimento di due ormeggi nelle aree di Fintian e Italiana Coke, altri due tra Pilkington e ex Complessi, un quinto nel Canale Brentella.

«La prima fase realmente operativa si può realizzare in tre anni, con un investimento di 100 milioni di euro», commenta l’avvocato Vianello.

Il progetto complessivo prevede lavori per 6 anni e 400 milioni: le navi entrerebbero dalla bocca di porto di Malamocco.

«Questo progetto», prosegue Vianello, «può essere realizzato con il contributo di tutte le parti – dai proprietari delle aree, armatori, la stessa Vtp – ed è un vero volano di sviluppo per Porto Marghera, perché milioni di passeggeri richiamerebbero attività, alberghi, accoglienza».

Intanto – mentre il Comune annuncia per il 21 settembre un monitoraggio eccezionale di acque e aria in vista dell’arrivo di 12 tra grandi navi e traghetti – ieri sul gruppo Facebook “Fuori le maxi navi dal bacino San Marco”, la foto del fumo nero carbone sputato dal traghetto Forza Genova, riprova (semmai ve ne fosse bisogno) dell’urgenza di un intervento. (r.d.r.)

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Gazzettino – Venezia. Grandi navi a Marghera in quattro fasi.

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15

set

2013

CROCIERE – In poco tempo sarebbe possibile alleggerire il traffico del 20%. Orsoni: «Idea interessante»

Grandi navi a Marghera in 4 fasi

Costa 412 milioni il progetto di Alessio Vianello e soci

Un progetto in quattro fasi che costa 412 milioni di euro per portare la Marittima da Venezia a Porto Marghera e che si ripagherebbe quasi tutto proprio con le realizzazioni previste.

La fase zero non costerebbe nulla e permetterebbe di eliminare da subito il 20% delle grandi navi che passano per San Marco.

L’altro ieri Alessio Vianello, ex assessore comunale alle Attività produttive, ex presidente del Consorzio della logistica e avvocato dello studio Mda che si occupa di aziende, ha protocollato in Comune il progetto realizzato «assieme ad alcuni studi di ingegneria e architettura che lavorano sulla progettazione e realizzazione di porti a livello internazionale e che per il momento restano anonimi».

Vianello & Co. hanno così messo a disposizione del Comune l’idea che ormai ha preso forma sia dal punto di vista tecnico sia da quello ambientale «contando che il sindaco Orsoni e la sua Giunta vogliano fare una scelta di lungo periodo e di carattere strategico». Per i proponenti, infatti, l’allontanamento delle grandi navi dal bacino di San Marco è solo l’occasione per un’operazione molto più ampia che può riqualificare l’attuale stazione Marittima, dedicandola alle navi fino a 40 mila tonnellate e ai maxi yacht ma anche a funzioni di residenza urbana di alto livello; «allo stesso tempo può riqualificare il waterfront di Marghera (recuperando aree oggi abbandonate o quasi e al contempo bonificandole); ripensando e rafforzando, infine, il disegno urbano generale imperniato sulla centralità metropolitana intorno al grande asse che comprende da un lato la prima zona industriale e le aree di via Torino e dall’altro la testa di ponte di Venezia con le aree della Marittima, di piazzale Roma e della stazione ferroviaria».

Un progetto, insomma, che ridisegna un pezzo di città, unendo Venezia e Mestre proprio sulla cerniera che nel secolo scorso aveva finito per dividerle, l’area industriale e la gronda lagunare.

Da dove vengono fuori i soldi? I proponenti pensano ad un project financing che coinvolga in minima parte il pubblico (ad esempio per le bonifiche del canale Brentella), poi i privati proprietari delle aree di Porto Marghera che stanno tra il Vega e Fincantieri, le compagnie delle navi da crociera, e Vtp, la Venezia terminal passeggeri che gestisce la Marittima di Venezia e che dovrebbe fare da regia all’intera operazione. Dal porto crociere attuale, solo valorizzando i 130 mila metri quadrati che potrebbero essere liberati per nuova residenza e altre funzioni urbane, si ricaverebbero circa 400 milioni di euro.

«Ho visto il progetto e sembra davvero molto interessante» commenta il sindaco Giorgio Orsoni, «anche per il fatto che i proprietari delle aree sembrano disponibili e questo gli dà maggiore concretezza. Chiederò sicuramente che a Roma venga preso in considerazione assieme alle altre ipotesi che sono state fatte, anche perché va esattamente nella linea che da tempo ho indicato, di Marghera come una soluzione che nell’immediato può ridurre il passaggio delle navi in Bacino, e mi sembra che anche qualche apertura da parte dell’Autorità portuale finalmente ci sia».

Elisio Trevisan

 

LA SCHEDA – La Marittima diventerebbe un nuovo quartiere di lusso

La nuova Marittima dovrebbe nascere, in quattro fasi, lungo il canale industriale Nord (quello, per intenderci, dove c’è Fincantieri) e il canale Brentella (dove ormeggiano i rimorchiatori Panfido), a fianco del Vega parco scientifico, collegata con ferrovia, tram, autostrada, aeroporto.
La fase zero non costerebbe nulla ma permetterebbe, nel giro di pochissimo, di togliere dal bacino di San Marco il 20% del traffico crocieristico attuale: basterebbe piantare delle bricole più o meno davanti al canale Brentella, ormeggiarvi una nave e portare i crocieristi a Venezia con barche attraverso il canale Vittorio Emanuele. La prima fase, poi, costerebbe un centinaio di milioni, occuperebbe le aree e le banchine di Italiana Coke e di Fintitanic, e nel giro di tre anni eliminerebbe il 50% del traffico delle grandi navi da Venezia; la seconda comporterebbe due anni di lavori e toglierebbe altre due navi da Venezia, con la terza, in un anno, anche la quinta nave passerebbe a Marghera. Mediamente oggi Marittima di Venezia ospita dalle 250 alle 280 navi l’anno, con concentrazioni di 5 o 6 navi al massimo.
Per realizzare l’intero progetto, dunque, ci vogliono 6 anni ma già dalla prima fase si può cominciare a lavorare alla Marittima di Venezia per trasformarla in un grande hub per le navi sotto le 40 mila tonnellate, per i maxi yacht e per residenza urbana. La Marittima diventerebbe, insomma, un quartiere di lusso di Venezia con case che hanno il posto barca sotto e il garage per l’auto dietro. Un po’ com’è avvenuto a Rotterdam o a Boston.
Il progetto, premettono i proponenti, «non interferisce con le attuali produzioni di Porto Marghera e con i servizi portuali». Hanno verificato che non crea problemi alla raffineria, e i nuovi vincoli di sicurezza approvati l’anno scorso non impediscono alle navi da crociera di passare di lì; l’area occupata dalla fabbrica di vetri Pilkington verrebbe interessata dal progetto solo nel caso in cui l’Azienda in crisi chiudesse i battenti, altrimenti basterebbe l’uso della banchina; tutto il progetto si svilupperebbe al di fuori dell’isola portuale. (e.t.)

 

LA POLEMICA – L’assessore: «Attuare subito il numero chiuso». Il Comitato: «Le navi sono sei»

Cruise Venice-Bettin, si riaccende lo scontro

Si avvicina la convocazione del Comitatone per discutere sulle grandi navi (la data non è stata ancora decisa ma sarà entro ottobre) e intanto la “guerra” di posizione tra i pro e i contro continua ad infuriare. La notizia delle 12 navi contemporaneamente in Marittima per sabato prossimo ha scatenato nuove polemiche. Ora l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin chiede a Capitaneria e Autorità portuale se non sia il caso di applicare subito il numero chiuso.
«Misureremo comunque rigorosamente cosa succederà – annuncia – perché il Comune chiederà all’Arpav uno sforzo straordinario di monitoraggio sotto ogni profilo. Arriveranno in città 12 grandi navi, un record per Venezia, per complessive 771.987 tonnellate di stazza lorda, che messe in fila si è calcolato siano lunghe quasi 3 chilometri, a bordo delle quali saranno ospitate quasi 30 mila persone tra passeggeri (20 mila circa) e personale (oltre 8 mila).
Cercheremo – continua – di misurare in particolare il rumore, le polveri sottili e gli ossidi di azoto emessi, certamente a tonnellate, dai giganti del mare entrati in laguna e in città e di osservare gli spostamenti di masse d’acqua e le variazioni di marea che provocheranno».
Secondo Bettin, il 21 settembre sarà l’occasione di verificare su larga scala l’impatto delle navi da crociera sulla città.
«Nel ribadire che ogni verifica possibile sarà da noi compiuta quel giorno – mette in chiaro l’assessore – chiediamo invece fin da ora a alla Capitaneria di Porto e all’Autorità portuale se ritengono di poter accettare che tale situazioni si verifichi. Se, in altre parole, certificano fin da oggi che quel giorno l’eccezionale addensamento di transatlantici a Venezia e il cumulo dei loro effetti ambientali non produrrà nessuna situazione di pericolo e di danno o se, invece, non ritengano di dover applicare fin da subito, fin da quel giorno, quel “numero chiuso” di cui si sta già discutendo».

Pronta e indignata la risposta del comitato Cruise Venice. «Quotidianamente i cittadini e l’opinione pubblica internazionale vengono bersagliati da informazioni distorte o create ad hoc – attacca il presidente Massimo Bernardo – come nel caso del presunto inchino della Carnival Sunshine del 27 luglio scorso. Riguardo i previsti accosti del 21 settembre prossimo, bisogna precisare che delle dodici navi in arrivo, solo sei sono grandi navi da crociera, tutte le altre hanno dimensioni minori. Una situazione normale in questo periodo già da anni. Circa il problema del moto ondoso – conclude – si ribadisce ancora una volta che tutte le misurazioni condotte hanno dimostrato come le navi da crociera non creino alcun moto ondoso».

 

 

Appello di Bettin per il maxi transito del 21 settembre

Il Comitato Cruise Venice: «È solo disinformazione»

Il Comune accenderà a sue spese il “naso” delle apparecchiature dell’Arpav il 21 settembre, «per il monitoraggio sotto ogni profilo della eccezionale situazione che si creerà in quella giornata a Venezia». Lo annuncia l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin.

Quel giorno, si sa, approderanno agli ormeggi di Marittima e San Basilio 12 navi, tra colossi della croceristica e traghetti: «Un record per Venezia per complessive 771.987 tonnellate di stazza lorda, che messe in fila si è calcolato siano lunghe quasi 3 chilometri, a bordo delle quali saranno ospitate quasi 30 mila persone tra passeggeri (20 mila circa) e personale (oltre 8 mila)».

«Cercheremo di misurare in particolare il rumore, le polveri sottili e gli ossidi di azoto emessi (polveri e ossidi certamente a tonnellate) dai giganti del mare entrati in laguna e in città e di osservare gli spostamenti di masse d’acqua e le variazioni di marea che provocheranno», osserva Bettin, «si tratterà, in un certo senso, di un esperimento enorme sulla pelle viva dei veneziani, al quale, certamente, ci saremmo sottratti volentieri».

Bettin va oltre: «Chiediamo invece fin da ora a ogni autorità competente e in particolare a Capitaneria e Autorità portuale se ritengono di poter accettare che tale situazioni si verifichi. Se, in altre parole, certificano fin da oggi che quel giorno l’eccezionale addensamento di transatlantici a Venezia e il cumulo dei loro effetti ambientali non produrrà nessuna situazione di pericolo e danno o se, invece, non ritengano di dover applicare fin da ora quel numero chiuso di cui si sta già discutendo».

Ed è polemica. Il Comitato Cruise Venice – voce pro-crociere che, provocando la veemente reazione dello stesso Bettin, ha già presentato un esposto per procurato allarme per il video dello scrittore Roberto Ferrucci che ritrae una gigantesco scafo della Msc passare molto più sotto riva del solito (72 metri, certificherà la Capitaneria) – torna ad accusare: «Disinformazione, con cittadini bersagliati informazioni distorte o create ad hoc. Delle dodici navi in arrivo, solo sei sono grandi navi da crociera, le altre hanno dimensioni minori: una situazione normale in questo periodo, da anni. Si ribadisce poi come tutte le misurazioni condotte hanno dimostrato come le navi da crociera non creino alcun moto ondoso, che é dovuto principalmente al traffico di altri natanti, mentre gli spostamenti d’acqua lungo i canali laterali avvengono a velocità comparabile con il flusso di marea. Infine, grazie al protocollo Venice Blue Flag 2 ha adottato misure ambientali più restrittive della normativa vigente, riducendo ulteriormente i livelli di emissioni».

Intanto – dopo la presentazione del progetto di scavo di un canale d’ingresso per le grandi navi lungo la Giudecca, proposto da Scelta civica con l’imprimatur di Venezia Terminal passeggeri – il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa torna a difendere il “suo” progetto, di scavo del canale Contorta dell’Angelo. «Sono convinto che la nostra resti la proposta migliore».

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La protesta degli ambientalisti

VENEZIA – Il Comitato No Grandi Navi all’attacco. «Mentre il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, propone un improbabile numero chiuso che praticamente lascerà le cose come stanno – si legge in un comunicato dell’associazione – e mentre il Comune lancia il programma della Settimana Europea per la Mobilità sostenibile senza una riga sul traffico acqueo e il passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco, la Venezia Terminal Passeggeri e le compagnie armatoriali imperterrite e indifferenti hanno già confezionato per la città il “regalo” dell’arrivo e della partenza di ben 12 navi il prossimo 21 settembre. Il record, per la Marittima. Si tratta di 771.987 tonnellate complessive di stazza lorda; di 19.539 passeggeri e 8.370 membri d’equipaggio, che assieme fanno 27.909 persone, ovvero circa la metà dei cittadini veneziani tutti concentrati in un colpo solo a San Basilio; di un muro di ferro, messe in fila l’una dietro l’altra le navi, di 2 chilometri e 800 metri».

Prosegue la nota: «Si sa (lo dicono l’Autorità Portuale, il Comune, il Cnr) che a ogni passaggio di grandi navi il livello dell’acqua nei rii limitrofi cala di 20 centimetri, dunque il 21 avremo 24 alte e basse maree con lo sconvolgimento del ritmo millenario della laguna senza che nessuno sappia cosa produce sulle rive e sui fondali il dislocamento di migliaia e miglia di tonnellate d’acqua dato che finora loro signori si sono trastullati a studiare solo l’ininfluente moto ondoso di superficie. Ma il dato davvero sconvolgente è quello dell’inquinamento: i veneziani respireranno 1,334 tonnellate di polveri sottili (Pm 2,5) e 30 tonnellate di ossidi d’azoto, componenti dei gas di scarico che lo Iarc (Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) classifica come “cancerogene per l’uomo”. Per produrre lo stesso inquinamento da polveri sottili, bisognerebbe che il 21 si muovessero con percorsi medi (50 chilometri al giorno) 2 milioni e 668 mila auto, il doppio di quelle che circolano a Milano, oppure che 89 mila veneziani (che non ci sono) guidassero ciascuno ininterrottamente un’auto per 24 ore! Per gli ossidi d’azoto, i dati sono anche peggiori e equivalgono alle emissioni del percorso medio giornaliero di 5 milioni e 217 mila auto».

«Da questo punto di vista – proseguono i No Grandi Navi – allora, perennemente trascurato, la soluzione del problema grandi navi non è quello perseguito dal Governo di scavare devastanti canali in laguna o di spostare il terminal crocieristico qua o là nel cuore di un ambiente delicatissimo e densamente urbanizzato, aggravando il rischio di incidenti, ma di lasciare fuori dalle bocche di porto tutte le navi che siano incompatibili con la sicurezza della città, la salute dei cittadini, la salvaguardia della laguna. Si applichi il decreto Clini–Passera e poi si progetti un nuovo modello di portualità».

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La terza via per le grandi navi nuovo canale dietro la Giudecca

Il progetto proposto da Zanetti (Scelta Civica) è sostenuto dalla Venezia terminal passeggeri «Costa meno del Contorta-Sant’Angelo e sgraverà dal traffico Bacino e canale della Giudecca»

VENEZIA – La terza via per le grandi navi. Tra il progetto dell’Autorità Portuale che per portare fuori dal Bacino di San Marco le grandi navi prevede lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo e quello caldeggiato dal sindaco Giorgio Orsoni che prevede invece di farle attraccare a Marghera, si fa strada quello sostenuto dal parlamentare di Scelta Civica Enrico Zanetti di una “tangenziale del mare”, con lo scavo di un nuovo canale a grande capacità alle spalle della Giudecca. Un progetto che ha uno sponsor importante, la Venezia Terminal Passeggeri (Vtp), che lo ha sviluppato gratuitamente in forma di progetto preliminare in vista del confronto ministeriale tra i progetti alternativi all’allontanamento delle grandi navi dal Bacino di San Marco e che ora lo caldeggia. «Noi siamo favorevoli a ogni progetto che mantenga l’attracco delle navi da crociera in Marittima – spiega il presidente di Vtp Sandro Trevisanato – ma tra lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo e il nuovo canale della Giudecca, preferiamo certamente quest’ultimo, che ha il vantaggio di mantenere la divisione tra traffico turistico e commerciale, è utile anche alla città perché sgraverebbe qui anche parte del traffico del Bacino San Marco e del canale della Giudecca, tra traghetti, lancioni e barconi e costerebbe anche molto meno del Contorta». È la convinzione anche dell’onorevole Zanetti, che ha presentato ieri il progetto preliminare del nuovo canale della Giudecca, insieme a Massimo Andreoli, portavoce veneziano di Scelta Civica. «Il progetto di un nuovo canale alle spalle della Giudecca – spiega – era stato già elaborato negli anni Trenta dal Provveditorato al Porto, ma poi accantonato. Credo che sia invece la soluzione più indicata per risolvere il problema, perché sgraverebbe parte del traffico del Bacino di San Marco e del canale della Giudecca in permanenza, indipendentemente dal passaggio delle grandi navi, mentre, ad esempio, il Contorta-Sant’Angelo avrebbe solo quella funzione, Entrando dalla Bocca di porto di Lido fino al Bacino di San Niccolò il tragitto rimarrebbe lo stesso, poi il canale si svilupperebbe a sud della Giudecca arrivando direttamente in Marittima. Il nuovo canasle si svilupperebbe in linea retta per circa tre chilometri e mezza con un’unica curva di un raggio di mille metri con l’entrata nel Bacino di evoluzione. Avrebbe una larghezza totale di 200 metri e una navigabile di 120 e una profondità minima di 10 metri e mezzo. Il costo previsto sarebbe di circa 60 milioni di euro – per il Contorta-Sant’angelo si parla tra i 120 e i 180 milioni di euro – e potrebbe essere realizzato nel giro di due anni. Il progetto è già stato inviato a Porto, Regione, Magistrato alle Acque e Capitaneria di Porto e presto anche ai ministri Lupi e Orlando».

Enrico Tantucci

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Le caratteristiche

Lungo cinque km scavo di sette milioni di metri cubi

VENEZIA. Ecco a alcuni dati tecnici sul possibile Canale Grande Capacità Sud Giudecca, secondo quanto previsto dal progetto preliminare. La lunghezza totale sarebbe di poco più di 5 chilometri e comporterebbe lavori di scavo per circa 7 milioni di metri cubi di fanghi. L’attuale tragitto delle navi da crociera in laguna ha una lunghezza di circa 10 chilometri e il tracciato proposto lo allungherebbe di circa 500 metri. Il fatto che sarebbe in gran parte rettilineo consentirebbe di evitare le cinque virate attualmente necessarie in Bacino San Marco e ridurrebbe i tempi di percorrenza. Il progetto prevede necessariamente uno studio preliminare di incidenza ambientale e un altro studio dovrà riguardare i cambiamenti nell’idrodinamica lagunare conseguenti alla realizzazione del Canale e del progressivo naturale interramento del Bacino. Le conseguenze della sua realizzazione secondo i proponenti sarebbero la riduzione del moto ondoso in Bacino di San Marco e in tutto il Canale della Giudecca per lo spostamenti di una parte consistente di traffico acqueo – al di là delle navi da crociera – lungo la nuova via. Qui potrebbero infatti essere convogliate anche le navi di stazza inferiore alle 40 mila tonnellate.

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Porto off shore per le grandi navi. Punta Sabbioni dice no

Progetto prevede una serie di moli lungo la diga foranea. Martedì il voto in Consiglio. Il sindaco Orazio è scettico: «Molto dubbi i vantaggi per la nostra economia»

CAVALLINO. Grandi navi a Punta Sabbioni: sull’opportunità del progetto De Piccoli la parola ora passa al consiglio comunale che lo voterà martedì sera. Anche la seconda commissione comunale di Cavallino-Treporti, dopo la sesta commissione consiliare della Provincia qualche giorno fa, ha potuto valutare l’altra sera le caratteristiche del progetto di un nuovo porto crociere off-shore posizionato a Punta Sabbioni illustrato direttamente dall’ideatore, l’ex vice ministro dei trasporti Cesare De Piccoli.

«Il nuovo porto crociere di Venezia», ha spiegato di fronte ad un esiguo numero di cittadini nonostante gli annunci del comitato cittadino No Grandi Navi, «dovrebbe tornare a guardare il mare, in linea con le scelte di altre grandi città marittime internazionali, con l’obiettivo di tenere le navi da crociera fuori dalla laguna». Secondo il progetto ci dovrà inoltre essere compatibilità con il Mose, la cui diga di dissipazione farebbe da protezione dai venti di scirocco, mentre il molo nord potrebbe proteggere dai venti di bora. Il nuovo porto off-shore consisterebbe quindi di una struttura removibile prefabbricata in acciaio, che costerà dai 220 ai 250 milioni con cronoprogramma lavori di circa 2 anni, collegata mediante un ponte al lungomare Dante Alighieri. Data la removibilità della piattaforma risulterebbe a impatto ambientale zero con l’obiettivo di zero emissioni visto che l’alimentazione energetica del terminal avverrebbe attraverso fonti rinnovabili.

«Ciò a cui ancora nessuno risponde non riguarda i benefici del progetto per il transito delle grandi navi rispetto a Venezia», commenta il sindaco Claudio Orazio, «ma sono piuttosto le reali occasioni di sviluppo che Cavallino-Treporti otterrebbe come contropartita dei disagi indubitabili causati dal porto grandi navi a Punta Sabbioni. Alcuni concittadini credono di poter poi contrattare la presenza del nuovo porto con qualche esclusiva legata all’approvigionamento delle mega navi che vada a vantaggio dell’economia locale. Non è su questo labile presupposto, e l’esperienza decennale del Mose insegna, che si può approvare un progetto così impattante mettendo in crisi la fragilità del territorio e l’appeal della località balneare motivo della nostra principale economia turistica».

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LA PROTESTA

Sabato prossimo sarà la giornata di punta di questo mese «Un’onda di 20mila turisti. E i veneziani respirano veleni»

Tra oggi e domani è in calendario l’arrivo di 10 navi da crociera in Marittima, più il passaggio di due traghetti della Anek per la Grecia e di tre aliscafi. Il record si toccherà però sabato prossimo, con uno stazionamento di 12 navi da crociera nella sola giornata del 21, cui si aggiungeranno le partenze e gli arrivi di domenica, oltre ai traghetti. Un “ingorgo” proprio mentre l’Ue propone la settimana europea della mobilità sostenibile, sotto il vessillo “Clean air it’s your move” e il ministro all’Ambiente Andrea Orlando ha proposto un numero chiuso per il passaggio delle navi, ipotesi che ha trovato il consenso del presidente di Autorità portuale Paolo Costa e del sindaco Giorgio Orsoni. La segnalazione arriva dal Comitato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune, che in attesa di questa “overdose” di navi si allena con i numeri: complessivamente potranno riversarsi in città quasi 20mila passeggeri, a cui si sommano 8.307 membri di equipaggio, per raggiungere una cifra che rappresenta la metà dei veneziani residenti in centro storico concentrati a San Basilio. Messe in fila le navi raggiungerebbero quasi tre chilometri.
Ma il dato peggiore è sull’inquinamento: i veneziani – secondo il Comitato – respireranno oltre una tonnellata (1,334) di polveri sottili e 30 di ossidi d’azoto che compongono i gas di scarico, giudicati cancerogeni dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità. «Per produrre lo stesso inquinamento da polveri sottili bisognerebbe che nello stesso giorno si muovessero per 50 chilometri oltre 2 milioni e 668mila auto, oppure che quasi 90 mila veneziani (reclutando anche i residenti delle isole) guidassero ininterrottamente un’auto per 24 ore. L’invito del Comitato ad Arpav, Comune e Ulss è quello di mettere in funzione proprio quel giorno le centraline mobili per rilevare i dati dell’inquinamento e a verificare gli effetti idrodinamici del passaggio delle navi sia in centro storico sia nel resto della laguna.

Raffaella Vittadello

 

Navi alla Giudecca. L’apertura di Vtp.

Non dispiace neppure al presidente di Venezia terminal passeggeri, Sandro Trevisanato, l’idea di canale marittimo dietro la Giudecca presentato dal parlamentare di Scelta Civica Enrico Zanetti.

LA SOLUZIONE – Il transito delle navi a sud della Giudecca

LA RIEDIZIONE – Ripreso un vecchio progetto del 1930

LA CONSULENZA – Lo studio elaborato gratuitamente alla società Vtp Engineering

L’alternativa che “piace” al Porto Zanetti (Scelta Civica): «Ecco la soluzione per portare le grandi navi lontano da San Marco»

Con un documento datato 5 settembre 2013 e firmato dall’ingegner Franco De Angeli e Vtp Engineering (la società controllata di ingegneria di Venezia Terminal Passeggeri), la tangenziale lagunare da ipotesi di lavoro diventa un vero e proprio progetto. Presentato ieri dal deputato Enrico Zanetti e dal responsabile di Scelta civica per il centro storico, Massimo Andreoli, il preliminare per la realizzazione di un «canale di grande capacità a sud della Giudecca»: non solo per allontanare le grandi navi da crociera da bacino San Marco, ma per sgravare il canale della Giudecca dal traffico acqueo pesante, come ferry boat e lancioni granturismo.
La relazione illustrativa del progetto (in prima stesura, pensato nell’aprile 1930 dal Provveditorato al Porto, e ripreso su richiesta di Zanetti da Vtp Engineering, che l’ha aggiornato a titolo gratuito), spiega in dettaglio le caratteristiche del nuovo canale: 5.025 metri di lunghezza, 10,50 di profondità minima e 120 di larghezza per la zona navigabile (su complessivi 200). Oltre a una pendenza della scarpa di 40 metri, un raggio di curvatura minimo sull’asse di 1.000 e un bacino di evoluzione di 400 metri.
«Dalla bocca di porto di Lido fino al bacino di San Nicolò il tragitto resterebbe lo stesso, per proseguire in rettilineo a sud dell’isola della Giudecca arrivando direttamente alla Marittima – hanno detto Zanetti e Andreoli – I vantaggi? Rispetto alle altre ipotesi, economici, di navigazione e di risultato, perché più rapido e funzionale anche all’ordinario traffico acqueo cittadino. Lo scavo del nuovo canale, infatti, richiederebbe una spesa di circa 60 milioni di euro e da 16 a 18 mesi di lavoro: in altre parole, sarebbe più economico e di più veloce realizzazione rispetto al Contorta Sant’Angelo. Inoltre, pur prolungando di poco il tracciato attuale di 5.000 metri, eliminerebbe le cinque virate necessarie per entrare nel canale della Giudecca, consentendo una maggiore sicurezza e riducendo i tempi di percorrenza. Per questo la nostra soluzione ha raccolto ampi consensi: non solo tra i cittadini, ma tra gli operatori del settore».
Il parlamentare di Scelta civica ha poi precisato che «il volume di scavo ammonterebbe a 7 milioni di metri cubi di fanghi non inquinati, che potrebbero essere reimmessi per compensazione nel canale della Giudecca». Aggiungendo che si farà carico di consegnare il progetto preliminare ai ministri Orlando e Lupi, tramite il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni (sua collega di partito). E che in attesa dell’applicazione del decreto Clini-Passera, subordinata all’identificazione e realizzazione di un percorso alternativo, «è preferibile per le grandi navi da crociera l’introduzione in laguna del numero chiuso, anziché il loro trasferimento a Porto Marghera dove ancora non ci sono infrastrutture per accoglierle».

 

IL GIUDIZIO DI VTP – Trevisanato: «Idea interessante per le crociere»

(vmc) «Il canale a sud della Giudecca proposto da Scelta civica? Molto interessante per il traffico crocieristico e la città. E per questo, approfondito da Vtp Engineering gratuitamente e come contributo al dibattito». Il presidente Sandro Trevisanato conferma «la grande attenzione di Venezia Terminal Passeggeri per questa ipotesi», pur precisando che l’apporto della società consociata di ingegneria «non va interpretato come una scelta di campo». E che «il progetto preliminare illustrato da Zanetti è solo una sintesi, mentre una versione più corposa del documento è stata già consegnata per competenza a Regione, Capitaneria di porto, Magistrato alle acque e Autorità portuale: esattamente la stessa prassi seguita da Vtp per il progetto Cold Ironing».

 

CAVALLINO-TREPORTI

Il progetto di Cesare De Piccoli verso la “bocciatura” in Comune

(g.b.) Il “no” ufficiale ancora non c’è. Le premesse, però, affinché martedì prossimo il Consiglio comunale di Cavallino-Treporti si opponga al progetto De Piccoli ci sono tutte. Almeno in base a quanto è emerso giovedì sera durante la seconda commissione consiliare alla quale, di fronte a consiglieri e pubblico presente, compresi gli esponenti del comitato “No Grandi Navi Punta Sabbioni”, lo stesso Cesare De Piccoli ha presentato il progetto che prevede una nuova Marittima alla bocca di porto del Lido, davanti alle opere del Mose, sul lato mare e a 100 metri dal molo foraneo di Punta Sabbioni con la quale il nuovo terminal verrebbe collegato con un ponte in acciaio. Un’illustrazione che ora ha dato il via libera alla discussione politica.

«Giudicate il progetto senza caricature – è l’invito di De Piccoli – per ciò che rappresenta effettivamente, senza polemiche».

Maggioranza e opposizioni non si sono sbilanciate ma sono state comunque fin troppo chiare: «È un progetto fuori scala per il nostro Comune», ha detto il sindaco Claudio Orazio. «È come se venisse messa una bella giostra ma su un giardino troppo piccolo», ha aggiunto Erminio Vanin di “Amministrare”. Perplessa anche Roberta Nesto di “Patto”: «Questo progetto non ci convince, ma allo stesso tempo non ci convincono le modalità di sviluppo dell’intero territorio».

 

 

GRANDI NAVI»IL BRACCIO DI FERRO

Il ministro all’Ambiente rilancia la proposta, però il traffico continua a crescere Conto alla rovescia per la presentazione a Roma delle ipotesi alternative

ANDREA ORLANDO – Intanto dobbiamo ridurre i rischi Per una soluzione definitiva bisognerà aspettare almeno tre o quattro anni

PAOLO COSTA – La riduzione dei passaggi è tecnicamente fattibile senza troppi problemi. Ora fissiamo le priorità.

Verso il numero chiuso per le grandi navi in laguna in attesa – tra qualche anno – della loro definitiva estromissione dal Bacino di San Marco, quando, entro ottobre, sarà scelto e poi realizzato il percorso alternativo per portarle in Marittima. Anche se intanto megacompagnie come la Royal Caribbean annunciano il potenziamento delle loro linee su Venezia. Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha rilanciato il numero chiuso – in un’intervista al quotidiano La Stampa – e il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa ha subito ribadito la sua fattibilità anche in tempi brevi.

«Ho guardato i dati – dichiara il ministro Orlando – del traffico in laguna. Ebbene, mentre noi discutiamo, il fenomeno continua a crescere: nella prima metà del 2013 il traffico delle grandi navi è cresciuto del 7 per cento. Erano 629 approdi nel 2010, siamo passati a 661 nel 2012 e la tendenza continua a crescere. Il rischio è che mentre noi discutiamo, ci sia una crescita ulteriore dei passaggi. La mia proposta, perciò, è di mettere da subito un numero chiuso. Perché dev’essere chiaro che se a ottobre, ammesso che ci siano le condizioni politiche, noi decidiamo di fare l’operazione, ci vorranno non meno di tre-quattro anni. La mia proposta è bloccare il numero dei passaggi e ridurre il rischio. Naturalmente mi rendo conto che è abbastanza facile affermare il principio, altro sarà fissare il quantum. Mi auguro che a ottobre ci sia una risposta nel senso di un contingentamento, e magari, questo è il mio auspicio, una riduzione di passaggi. Noi ci presenteremo comunque con una proposta».

Riguarda alla scelta del percorso alternativo alle grandi navi, il ministro non si nasconde le difficoltà. «Non sarà una scelta facile. – precisa – Prendiamo una delle ipotesi: scavare il canale (il Contorta-Sant’Angelo ndr) costerebbe più di 100 milioni, ci sarà da decidere dove portare i fanghi, fare la Valutazione d’impatto ambientale, fare il progetto, ottenere i pareri di non so quante Autorità. Solo per superare la fase autorizzativa ci vorrà tempo. Dopo di che c’è il problema della realizzazione. Idem se si decide di fare il porto fuori laguna o l’operazione su Marghera, che implica lo scavo di un canale con gli stessi problemi di sopra. A essere ottimisti, se davvero a ottobre si decidesse una soluzione e il giorno dopo ci mettessimo a lavorare, occorreranno almeno 3-4 anni».

Pienamente d’accordo con Orlando il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa che concorda sul numero chiuso: «È tecnicamente fattibile senza grandi problemi, e in parte è già applicato, visti che ospitiamo meno accosti di quelli che potremmo. Si tratta solo di fissare la scala di priorità che può riguardare il prezzo per gli accosti o la rapidità di prenotazione. Ma non c’è dubbio che il numero chiuso sia l’unica soluzione transitoria in attesa di quella definitiva. Che potrebbe essere pagata dalle stesse compagnie di crociera se il Governo – so che il ministro Lupi ci sta lavorando – introducesse la legge che tassa il traffico passeggeri come già avviene per quello merci. con il ricavato sarebbe facile pagare il mutuo necessario a coprire la parte di finanziamento mancante per lo scavo del canale». (e.t.)

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Royal Caribbean per l’Italia punta su Venezia e Roma

Il mondo crocieristico sembra tutt’altro che spaventato dalle polemiche sulle grandi navi e continua a investire su Venezia. La Royal Caribbean – uno dei colossi del settore – ha appena annunciato con il suo direttore generale Italia Gianni Rotondo che chiuderà la sua presenza italiana nei porti di Napoli, Genova e Messina, per concentrarla tutta su Roma e Venezia, per incentivare mercati fondamentali come quello americano e inglese, che si imbarcano prevalentemente da questi due porti in cui saranno posizionati tutti i brand Royal, quindi Oltre Rccl, anche Celebrity e Azamara. Per il prossimo anno, quindi, ci saranno sei navi posizionate in Italia dal colosso crocieristico di cui due della classe Celebrity, una a Venezia e una a Roma.

 

Nuova Venezia – Grandi navi e polemiche a Punta Sabbioni

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12

set

2013

 

Il progetto verrà presentato stasera in commissione urbanistica. Contrario il sindaco Orazio

CAVALLINO – Sarà Cesare De Piccoli a partecipare stasera alle 19.30 ai lavori della seconda commissione comunale urbanistica per il territorio e l’ambiente di Cavallino-Treporti. Descriverà lo studio di prefattibilità, che reca la sua firma, del porto crociere per otto grandi navi che potrebbe sorgere a Punta Sabbioni. Il documento descrittivo del progetto stilato dalla seconda commissione sarà poi sottoposto alla discussione e al voto del Consiglio Comunale programmato per la sera del 17 settembre. Già vicesindaco di Venezia e viceministro oltre che parlamentare, l’attuale consulente nei settori della logistica e nei trasporti, nello studio già presentato a Roma alla presenza del ministro Maurizio Lupi e delle autorità competenti e consegnato alla Capitaneria di Venezia, prevede infatti di portare i pachidermi d’acciaio galleggiante in un nuovo terminal di fronte alla laguna, alla bocca di porto San Niccolò tra il Lido e Punta Sabbioni, sfruttando, in parte, anche le strutture già previste per il Mose.

Sarà presente stasera anche il sindaco Claudio Orazio, che aveva criticato qualsiasi iniziativa imposta dall’alto che avesse tentato di bypassare il giudizio del Consiglio comunale di Cavallino-Treporti sul progetto. «Stasera i cittadini interessati potranno venire ad assistere alla descrizione dello studio di prefattibilità», commenta il primo cittadino, «rimaniamo comunque contrari al progetto che abbiamo potuto visionare solo a fine agosto, continuando a ritenerlo fuori scala rispetto alla fragilità del territorio del litorale. Crediamo che sia fuori discussione l’impatto negativo di una tale attività per la nostra località balneare che attrae i turisti per la tranquillità e l’ambiente incontaminato. Sarà comunque il Consiglio comunale a esprimersi».

Francesco Macaluso

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Grandi navi: questa sera in Municipio a Ca’ Savio verrà discusso lo studio di prefattibilità del porto crociere a Punta Sabbioni. Per le 19.30 è stata infatti convocata la commissione consiliare che analizzerà il progetto che prevede il nuovo porto galleggiante nella bocca di porto, dalla parte di Punta Sabbioni. Un incontro pubblico, al quale è stata annunciata anche la presenza dello stesso Cesare De Piccoli, già sottosegretario ai Trasporti e al Commercio nei governi Prodi e Amato e in questo caso ideatore del progetto. Si cercherà dunque di fare chiarezza sull’intervento che prevede una nuova Marittima alla bocca di porto del Lido, davanti alle opere del Mose, sul lato mare, ad una distanza che possa permettere il funzionamento delle barriere mobili, e a 100 metri dal molo foraneo.

Strutture in acciaio in grado di garantire lo spazio per otto navi da crociera, quindi un ponte di collegamento con il litorale di Cavallino-Treporti. Proprio l’impatto che questo intervento potrà provocare sul litorale nord è quanto più preoccupa. Da ciò l’intenzione di approfondire il progetto che martedì prossimo verrà anche discusso in Consiglio comunale.

«Già nei mesi scorsi avevamo ribadito, scrivendo una lettera al Ministro delle Infrastrutture – spiega il sindaco Claudio Orazio – che la discussione di eventuali progetti che interessavano il nostro territorio doveva avvenire con il coinvolgimento del nostro Comune. Ciò non è avvenuto, ma lo scorso agosto abbiamo ricevuto una comunicazione dalla Capitaneria di Porto che appunto ci informava che nei progetti per evitare il transito delle grandi navi in Bacino di San Marco c’era anche quelli di De Piccoli. Per questo abbiamo voluto avviare una discussione coinvolgendo tutte le forze politiche».

Al termine della quale verrà chiesto al Consiglio comunale di esprimesi, attraverso un documento condiviso, in modo contrario al progetto. «Per gli elementi che abbiamo a disposizione questo intervento – conclude Orazio – non sembra corrispondere alle esigenze del nostro territorio e alla sua vocazione ambientale».

 

 

Il ministro dell’Ambiente punta al porto off shore e avverte: «Bisogna agire subito perché il traffico e i pericoli sono in costante aumento»

VENEZIA. Basta Grandi Navi a Venezia, e numero chiuso in laguna. Sono queste le proposte del ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, che, in un’intervista alla Stampa, non nasconde le sue preoccupazioni: «Sono assolutamente impressionato anch’io quando vedo quei giganti che sfiorano i merletti in pietra di Venezia». Due gli episodi che scaturiscono le riflessioni: il 13 gennaio 2012 una nave da crociera si schianta sugli scogli dell’isola del Giglio e 7 maggio 2013 un enorme mercantile si schianta contro la torre dei piloti dentro il porto di Genova.

Per quanto «ci sia un’altissima professionalità nei controlli e nella gestione dei passaggi, c’e’ sempre un margine di rischio che giustifica il presupposto del decreto Clini-Passera- spiega il ministro- il quale, pero’, aveva un forte limite. Rischiava d’essere una grida manzoniana: poneva il problema, ma non lo risolveva. Il decreto vietava il passaggio, ma diceva anche che questo divieto sarebbe divenuto efficace solo quando si fossero trovate altre soluzioni».

Ora, «proprio per trovare la soluzione definitiva, abbiamo chiesto a tutti i soggetti interessati di fare la loro proposta. Le esamineremo a ottobre e decideremo- prosegue Orlando- s’ipotizzano un canale alternativo, un porto fuori laguna, o un canale esterno rispetto alla Giudecca».

«Ho guardato i dati del traffico in laguna. Ebbene, mentre noi discutiamo, il fenomeno continua a crescere: nella prima metà del 2013 il traffico delle Grandi Navi a Venezia è cresciuto del 7%. Erano 629 approdi nel 2010, siamo passati a 661 nel 2012, e la tendenza continua a crescere. Il rischio è che mentre noi discutiamo, ci sia una crescita ulteriore dei passaggi. La mia proposta, perciò, è mettere da subito un numero chiuso”, aggiunge il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Perché «dev’essere chiaro che se a ottobre, ammesso che ci siano le condizioni politiche, noi decidiamo di fare l’operazione, ci vorranno non meno di tre-quattro anni per realizzarla». Infatti, «Solo per superare la fase autorizzativa ci vorrà tempo. Dopo di che c’e’ il problema della realizzazione- rileva Orlando- idem se si decide di fare il porto fuori laguna o l’operazione su Marghera, che implica lo scavo di un canale con gli stessi problemi di sopra. A essere ottimisti, se davvero a ottobre si decidesse una soluzione e i giorno dopo ci mettessimo a lavorare, occorreranno almeno 3-4 anni».

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Il traffico crocieristico è aumentato del 13% in un solo anno

Secondo le agenzie turistiche specializzate il settore della ristorazione ha la migliore ricaduta dal turismo che fa scalo o arrivo in marittima

VENEZIA. Aumentano i viaggiatori crocieristici per quanto riguarda il mercato italiano, e, con essi, il numero di “movimentazioni” ovvero il traffico relativo alle città portuali, che nell’ultimo anno è in crescita con un +13% rispetto allo scorso anno, e si concentra nella stagione estiva. In Italia sono una decina le città portuali di maggiore interesse crocieristico, ossia dove le principali compagnie crocieristiche effettuano imbarchi/sbarchi o dove transitano.

Tra le più importanti a livello di numeri si posizionano Civitavecchia, Venezia, Napoli, Livorno, Savona, Genova, Bari, Palermo. Le crociere hanno una forte incidenza sulle città di porto. “Noi Crociere”, agenzia specializzata nella vendita di crociere online, ha effettuato un sondaggio su un campione dei suoi iscritti, chiedendo loro in quale settore investano maggiormente durante una crociera una volta scesi a terra per visitare le città portuali. Il settore che più beneficia di questo apporto è prevalentemente quello commerciale, nello specifico la ristorazione.

Ristoranti, bar, tavole calde sono le più gettonate non solo per la necessità primaria di nutrirsi ma anche per la curiosità che spinge a sperimentare la cucina dei luoghi che si stanno visitando, nonostante l’offerta culinaria a bordo delle navi da crociera sia ampia e variegata. Con una percentuale del 41%, quello della ristorazione è il settore che risulta più arricchito grazie al traffico delle navi nella città portuale di riferimento. I negozi, dall’abbigliamento all’ oggettistica riscuotono un buon successo, raggiungendo il 33% dei consensi, soprattutto i grandi marchi di abbigliamento e quelli turistici nei quali si possono acquistare i tipici souvenir del luogo. Infine, il 19% dei partecipanti al sondaggio ha affermato di investire i propri averi nella cultura locale: visite ai monumenti, musei, mostre e siti archeologici.

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