Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT12C0501812101000017280280 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

NAVI DA CROCIERA – De Piccoli ha illustrato il progetto in Provincia

Dal Cin: «Vogliamo capire cosa è meglio per il territorio»

L’ha ribattezzato “La soluzione di un problema: una positiva occasione per Venezia”. Cesare De Piccoli, ex vicesindaco, ex vice ministro ai trasporti, continua a credere nel suo progetto di terminal crocieristico in mare, alla bocca di porto del Lido. E ieri lo ha illustrato anche alla sesta commissione consiliare provinciale, attività produttive e mercato del lavoro.

«Per il momento abbiamo visionato il progetto. La questione più urgente non è affermare se siamo d’accordo o contrari con quanto proposto, ma capire qual è la soluzione più congeniale per il nostro territorio – ha commentato il presidente della commissione, Roberto Dal Cin (Lega Nord) – Non possiamo farci sfuggire l’opportunità economica data dalle grandi navi, e allo stesso tempo dobbiamo tutelare l’ambiente e l’incolumità delle persone».

Pietro Bortoluzzi (Fratelli d’Italia) ha aggiunto: «Nel passato ci sono stati troppi interventi disarticolati da parte dell’amministrazione comunale. Ora servono risposte immediate, oltre ad un percorso strategico e concreto ed ad un coordinamento con gli operatori, perché non possiamo permetterci di perdere il traffico crocieristico. Già abbiamo perso altre importanti opportunità».

Dal progetto emerge che il nuovo porto crociere di Venezia dovrebbe “tornare a guardare il mare” e nasce con l’obiettivo di tenere la navi da crociera fuori dalla laguna. Ci dovrà essere compatibilità con il Mose, e la diga di dissipazione farà da protezione dai venti di scirocco, mentre il prolungamento del molo nord può proteggere dai venti di bora. Il dimensionamento prevede una struttura removibile e prefabbricata in acciaio con un ponte di collegamento con Cavallino, con impatto ambientale zero, e l’obiettivo di zero emissioni. L’alimentazione energetica del terminal avverrà attraverso fonti rinnovabili.
I tempi di realizzazione si aggirano sui 24 mesi dall’approvazione del progetto; i costi variano dai 220 ai 250 milioni di euro in project financing.

Tanti i vantaggi del nuovo terminal elencati: urbanistica compatibile con l’unicità di Venezia; impatto zero con la laguna; bassa soglia di rischio; emissioni tendenti allo zero; costi dei servizi portuali inferiori a quelli attuali; compatibilità con il Mose; autonomia energetica, grazie alle fonti rinnovabili.

 

DOPO – La polemica per la sunshine

Gli ambientalisti: «Mettere a disposizione i video delle telecamere»

In attesa che per il 21 settembre, terzo sabato del mese, ne arrivino ben dodici tutte assieme, oggi ci accontentiamo di otto grandi navi in arrivo e in partenza dalla Marittima, con il passaggio “irrinunciabile” in bacino San Marco. Ad annunciarlo non sono quelli dei Comitati che contestano la loro presenza in laguna, bensì Venezia terminal passeggeri. Tra le otto c’è l’enorme Msc Divina, la Speldour of the Seas e soprattutto la Sunshine della Carnival, quella che ha attivato le polemiche per il suo passaggio vicino alla Riva dei 7 Martiri sulla quale sta indagando la Procura in seguito ad un esposto del Codacons e ad un controesposto del Comitato Cruise Venice. Polemica che non accenna a diminuire. Ieri sono intervenuti Luciano Mazzolin per “Ambiente Venezia” e di nuovo l’assessore all’ambiente Gianfranco Bettin.

Mazzolin scrive che il video sull’entrata della Sunshine in laguna presentato dal Comitato Cruise Venice proviene da una telecamera posa sul tetto della sede del Cnr ai Giardini di Castello, «un sistema di telecamere Hydra che è costato alla collettività un milione e 400 mila euro e che registra il traffico marittimo». «La sala operativa video è gestita dalla Capitaneria di Porto, che detiene tutte le registrazioni dei vari passaggi delle navi (compresi i fumi che emettono), e sarebbe interessante che queste riprese dei vari passaggi fossero rese pubbliche ed accessibili a tutti i cittadini e a tutti gli enti ed istituzioni pubbliche».

Bettin, invece, si meraviglia che «da varie parti si chieda alla magistratura di verificare la liceità di quanto accaduto il 27 luglio». All’assessore sembra strano visto che «da subito la Capitaneria di Porto ha chiarito che, quel giorno, tutto era stato “assolutamente normale”». Per Bettin si tratta di «un’aberrante normalità, in cui transatlantici oceanici possono passare per il bacino San Marco, nel cuore della città, e ridurre a proporzioni lillipuziane, trasformando in fuscelli i mezzi acquei ordinari». «È tutto lecito», prosegue l’assessore comunale, «perché il decreto Clini-Passera – dopo il disastro della Costa Concordia al Giglio e della Jolly Nero, malgrado fosse trainata da due rimorchiatori – vieterebbe questo tipo di passaggi, è sospeso nei suoi effetti a Venezia». «Quindi, a che proposito si interpella la magistratura se si sa che il vero scandalo è che questa aberrante normalità è in affetti regolare?» chiede Bettin. E si risponde, affermando che si vuole legittimare una situazione «si totale squilibrio, in cui il rischio catastrofico è sempre strutturalmente presente». Per l’assessore all’Ambiente del Comune la soluzione è «l’attuazione urgente del decreto Clini-Passera, cioè nel far finire questi passaggi e realizzare l’alternativa più adeguata, che non alteri ulteriormente l’ecosistema lagunare e consenta lo svolgimento di un’importante attività storicamente presente a Venezia».

Giorgio Cecchetti

 

L’albergatore Pierluigi Beggiato ha acquistato un’intera pagina del giornale: «Il Signore ascolti un ottantenne innamorato della sua città e cacci quei mostri dalla laguna»

VENEZIA. L’amore per Venezia lo ha spinto a prendere l’iniziativa, ma l’ispirazione è arrivata una sera di qualche tempo fa, dopo una vivace discussione con un amico sulle grandi navi. Così, dopo una lunga riflessione e dopo 80 anni di esperienza e vita veneziana, Pierluigi Beggiato è andato a casa e si è messo a scrivere una preghiera a Dio affinché aiutasse a liberare Venezia dai “mostri”.

«La persona con la quale stavo discutendo», racconta il proprietario dell’Hotel Concordia e Metropole, spiegando come è nata l’idea di fare un inserzione pubblicitaria sulla “Nuova Venezia” per mettere nero su bianco quello che lui ritiene un pericolo per la collettività, «dava per scontato che chi lavora nell’ambito turistico fosse ovviamente d’accordo all’ingresso delle grandi navi in bacino, ma non è proprio così e io ci metto la mia faccia. Allora lui ha tirato in ballo il discorso della disoccupazione, ma prima della disoccupazione bisogna riflettere sull’incolumità della città e dei veneziani, perché gli errori umani sono possibili e quello che è successo alla Concordia insegna».

Insomma, tra coloro che pensano alla possibile perdita di lavoro e quelli che sostengono che una città unica al mondo va preservata senza metterla in pericolo, l’unico che potrebbe intervenire sembra essere Dio.

«Quando non si vuole ascoltare la ragione o quando la ragione non ha potere sugli affari politici», prosegue Beggiato che dall’età di 14 anni, quando il padre lo mandò a imparare l’inglese in un paesino vicino a Londra, lavora nel settore alberghiero, «allora l’unico al quale rivolgerci è Dio perché solo lui ci può salvare, non di sicuro chi qui in Terra dovrebbe. Purtroppo non ci si vuole rendere conto che chi dice di amare questa città non può permettere in nessun modo che venga attraversata da questi mostri, soprattutto per una questione di incolumità».

Beggiato ha molte cose da dire sull’amministrazione della città, ma il problema delle grandi navi è prioritario. La data del 21 settembre, quando ben 12 grandi navi passeranno di fronte a piazza San Marco cariche di ben 40 mila persone, lo ha convinto a lanciare un messaggio di allarme perché c’è un limite a tutto. «Ma il capitano Schettino non ci ha proprio insegnato nulla?». Guardando con due grandi occhi azzurri la carovana di grandi navi in Bacino conclude: «Come si fa a non pensare alla fortuna di vivere a Venezia? Bisogna amarla questa città. Capite?».

link articolo

 

 

Guarda la Sunshine vicino a Riva Sette Martiri

 

Il pm vuole sapere se la “grande nave” navigava in sicurezza. Il magistrato ha sul tavolo sia l’esposto del Codacons sia quello di Cruise Venice

Sono sul tavolo del pubblico ministero Francesca Crupi sia l’esposto del Codacons sul passaggio ravvicinato in Riva Sette Martiri della nave da crociera il 27 luglio scorso per il reato di inosservanza di norme sulla sicurezza della navigazione sia l’esposto del Comitato Cruise Venice per procurato allarme e simulazione di reato nei confronti di chi il giorno successivo aveva lanciato un allarme definito «un imbroglio, un caso artificiosamente creato, evocando la tragica disgrazia della Costa Concordia». E’ evidente che il primo passo che muoverà la rappresentante della Procura sarà quello di capire che cosa è accaduto e muovendo dalla ricostruzione del fatto il più esattamente possibile distribuirà torti e ragioni, che in questo caso potrebbe voler dire l’iscrizione sul registro degli indagati per questi o quelli.

Il 29 luglio scorso il Codacons comunicò l’intenzione di inviare l’esposto. «Chiederemo alla Procura», aveva riferito il presidente Carlo Rienzi, «di accertare i fatti denunciati, aprendo un’indagine per attentato alla sicurezza dei trasporti e pericolo di naufragio, e di accertare le responsabilità non solo della Carnival, ma anche della Capitaneria di Porto».

Rienzi aveva ricordato che «non è la prima volta che il Codacons denuncia le navi da crociera che attraversano il bacino di San Marco e i pericoli insiti nel passaggio vicino alla riva di questi giganti dei mari». «Una prassi che tuttavia», aveva concluso Rienzi, «sembra destinata a proseguire, senza alcun intervento da parte delle autorità competenti. Per questo chiederemo domani alla Procura di Venezia di disporre il sequestro di tutte quelle imbarcazioni da crociera che eseguiranno “inchini” e passeranno a pochi metri dalla riva veneziana». «Attorno alle 11 e 15 di oggi», aveva dichiarato l’assessore Bettin, «la Carnival Sunshine, oltre 102 mila tonnellate di stazza, lunga 272 metri e larga 35 e alta 62, una della grandi navi da crociera che quotidianamente in questa stagione partono o arrivano a Venezia, secondo le testimonianze che ci sono giunte, è passata a non più di una ventina di metri da Riva dei Sette Martiri, come si vede dalle foto. Secondo i testimoni, l’impressione è che si sia trattato di un errore di manovra, che tra l’altro ha stretto tra nave e riva un vaporetto».

La Carnival si era affrettata a smentire, sostenendo che la nave era passata a 72 metri dalla Riva, come rivelavano gli strumenti di bordo. Una distanza che ora il pubblico ministero avrebbe verificato essere corretta, ma il magistrato avrebbe chiesto alla Capitaneria di porto di controllare se i 72 metri per una nave da oltre 100 mila tonnellate di stazza sia una distanza di sicurezza o meno. Il pm Crupi dovrà anche vagliare quello che il presidente del Comitato Cruise Venice Massimo Bernardo sostiene nel suo esposto e cioè che «La nave ha sempre seguito la rotta che gli è stata indicata dalla Capitaneria di Porto, non ha mai sfiorato la riva stringendo pericolosamente un vaporetto dell’Actv, non vi è mai stato un inchino nè alcuno struscio. Non ha mai scodato e non ha preso male la manovra, non si è inclinata verso riva».

In un ulteriore comunicato di ieri il Comitato polemizza con l’assessore Gianfranco Bettin e con il consigliere comunale Beppe Caccia, i quali avevano sostenuto di essersi sentiti calunniati dalla affermazioni degli esponenti del Comitato. «Sarà il magistrato a valutare l’eventuale ipotesi di calunnia» scrivono.

link articolo

 

Orsoni: no al ticket d’ingresso per i turisti

Intervento sulla New York Review, in risposta a quello critico di Somers Cocks sul futuro della città 

«Finché io sarò sindaco Venezia non istituirò mai un biglietto d’ingresso per limitare il numero dei turisti perché non è un museo, ma ho bisogno anche del sostegno della comunità internazionale e delle sue tante voci per una rapida soluzione del problema passaggio delle grandi navi dal Bacino di San Marco, a cui sono assolutamente contrario, perché come sindaco di Venezia posso governare i canali della città, ma non ho alcun potere su uno dei principali canali di transito come il Bacino di San Marco che rientra sotto la responsabilità del Governo centrale, che contribuisce ad eleggere anche il presidente dell’Autorità portuale».

Così Giorgio Orsoni dalle colonne della rivista americana The New York Review, ha risposto in questi giorni alla polemica riflessione «La morte di Venezia sta arrivando?», sulle sorti della città, che aveva scritti Anna Somers Cocks, a lungo responsabile del Venice in Peril Fund – il principale comitato britannico per la salvaguardia di Venezia – oltre che editrice della rivista The Art Newspaper.

Un lungo articolo – ripreso in Italia ampiamente anche da La Repubblica – che aveva criticato in particolare le carenze del piano di gestione del sito Unesco di Venezia recentemente “prodotto” dal Comune in collaborazione con le altre principali istituzioni cittadine, elusivo in particolare proprio sul problema delle grandi navi e sulle difese future dalla città dall’innalzamento marino, al di là del Mose, oltre che sulla gestione dei flussi turistici sempre più incontrollati, proponendo appunto l’introduzione del ticket d’ingresso come estrema misura di controllo, oltre che di sostegno alla salvaguardia della città.

Ma se sul piano Unesco di gestione del sito, Orsoni rimanda in senso prescrittivo al Pat, il Piano di assetto del territorio, sulle grandi navi ribadisce -preferendo l’ipotesi Marghera – la sua volontà di estromissione di esse da San Marco. «Non importa quanto remoto il pericolo di incidenti effettivi sia – scrive il sindaco – il rischio non deve essere corso, il transito di questi leviatani moderni pone una pressione inaccettabile su un già fragile ecosistema e per molti versi contamina la città, in modo innaturale fa impallidire i suoi monumenti e il suo skyline. Questo non significa che le grandi navi non dovrebbero più arrivare a Venezia, ma appunto seguire un percorso diverso».

Il sindaco di Venezia difende anche il sistema Mose come efficace barriera per le acque alte e anche il contestato Palais Lumière – ormai tramontato, ricordando che «nessun sindaco potrebbe scartare a cuor leggero un investimenti di oltre un miliardo. Il piano del signor Cardin avrebbe portato al distretto industriale arruginito di quell’area di Marghera, con decrepiti bunker e gasdotti, oltre un migliaio di posti di lavoro, sarebbe tornato alla vita un deserto industriale».

Orsoni chiede ancora con il suo intervento sulla New York Review il sostegno dell’opinione pubblica internazionale anche per il ritorno di un gran numero di residenti permanenti. «Il sostegno dell’opinione pubblica internazionale – scrive il sindaco – nel raggiungimento di questo obiettivo sarebbe il miglior regalo che Venezia potrebbe ricevere dai suoi amici stranieri».

Insoddisfatta nella replica Somers Cocks – a cui tra l’altro sarà assegnato quest’anno ex aequo il premio bandito dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti per il miglior articolo dedicato a Venezia – per aver ignorato il sindaco il tema dei cambiamenti climatici e dei rialzi marini che il Mose non basterà ad affrontare e per aver posto il Pat come il vero piano di gestione di Venezia per il futuro.

Enrico Tantucci

link articolo

 

 

LA POLEMICA »DOMANI TORNA LA CARNIVAL

Nuovo record annunciato per il 21 settembre, in arrivo 40 mila persone.

Salzano: «Non si fa nulla per regolare il turismo»

Dodici grandi navi in un giorno. Il 21 settembre, terzo sabato del mese, in Marittima si batterà ogni record. La lista degli arrivi e delle partenze, pubblicata dalla Venezia terminal passeggeri, è di quelle da far notizia. Per i tifosi delle crociere, ma anche per chi teme che questo modello di turismo possa soffocare la città e i suoi abitanti. Dodici navi, oltre 40 mila persone che arrivano – tutte insieme – a Venezia. Sommate ai turisti che arrivano con i treni, le auto e gli aerei – voli low cost in continuo aumento – si superano le centomila persone. Cifre da Carnevale, ormai quotidiane. Una pressione che preoccupa.

«Un modello di turismo da cambiare», ripete Italia Nostra, che annuncia un nuovo dossier sui mali del turismo di massa e delle grandi navi.

Edoardo Salzano, già presidente degli urbanisti italiani ed ex assessore a Venezia, lancia l’allarme: «Da trent’anni si parla di ridurre e controllare il turismo mordi e fuggi, ma non si è fatto nulla. Si propone di combattere le conseguenze del morbo aggravandone le cause. Come quando proposero l’Expo, bocciata dall’Europa. A oggi nessuna politica di controllo dei flussi e dell’offerta turistica è stata fatta. E la città rischia l’invasione».

Pressione turistica ben visibile in questi giorni, dove alle grandi navi si sommano mostre ed eventi culturali come la Mostra del Cinema. Vaporetti stracolmi e sempre in ritardo, traffico impazzito, percorsi pedonali ormai impraticabili.

Intanto la politica delle crociere va avanti. In attesa del progetto alternativo che dovrà essere autorizzato dal Comitatone le grandi navi continuano ad arrivare passando per San Marco. Oggi saranno «soltanto» quattro. Domani otto, tra cui la grande Msc Divina, la Splendour of the seas e la Carnival Sunshine, che torna in Marittima dopo la polemica di fine luglio. La denuncia rilanciata dall’assessore all’Ambiente per il passaggio «troppo» vicino a Riva Sette Martiri. La smentita del comitato Cruise Venice e l’annuncio di denunce.

La controrisposta di Bettin, che ha annunciato di voler portare il filmato nelle scuole. «È la testimonanza di come queste navi siano incompatibili con la città», dice.

Traffico sempre più caotico. Non soltanto in Canal Grande, ma anche in canale della Giudecca e in bacino San Marco. Dove l’altro ieri è stato documentato un «sorpasso» del ferry boat Lido di Venezia sul traghetto Anek Lines, che ha emesso un denso fumo nero durante la manovra.

«Non mi meraviglia», scrive una lettrice, «è successo anche qualche settimana fa con il ferry che è passato vicinissimo alle rive della Giudecca dopo aver sorpassato la grande nave «Celebrity Silhouette». Un traffico intenso. Che domani, ma soprattutto il 21 vedrà convergere in Marittima otto e poi 12 grandi navi tutte insieme. Alcune partiranno in giornata, le altre saranno ormeggiate alle nuove banchine restaurate negli ultimi anni da Autorità portuale e Venezia terminal passeggeri.

Alberto Vitucci

link articolo

 

Guarda le manovre a rischio in Bacino San Marco

Il precedente del 27 giugno: una grande nave blocca il canale

Paura a Venezia tra i pendolari a bordo dei vaporetti che si sono visti i due scafi a pochi metri. E dalla “ro-ro” greca è uscita un’impressionante quantità di fumo nero

VENEZIA. Un ferry boat che sorpassa il traghetto della Anek Lines. Non ce la fa, si blocca e passa dall’altra parte. Intanto la nave fa manovra e sprigiona un fumo nero e densissimo proprio davanti a San Marco. È successo ieri mattina, davanti a centinaia di testimoni in Bacino San Marco. La nave traghetto Actv «Lido di Venezia» diretta al Tronchetto ha tentato invano di superare la nave traghetto greca all’altezza dei Giardini. Visto il passaggio stretto, il comandante ha alla fine desistito, fermandosi e passando dall’altra parte, verso San Giorgio. Manovre che hanno tenuto i passeggeri dei vaporetti con il fiato sospeso per qualche minuto. Non è successo nulla, ma è anche questa una dimostrazione dell’intasamento del bacino San Marco da grandi mezzi. Non solo grandi navi, ma anche traghetti che viaggiano con i carburanti ad alto contenuto di zolfo. L’inquinamento da zolfo e da polveri sottili è uno dei punti sollevati dal Comitato «No Grandi Navi», che ha presentato esposti alla Procura e adesso un esposto anche all’Unione europea, chiedendo interventi urgenti a tutela della laguna e della città.

Una polemica che riprende fiato, in vista della prossima riunione prevista a metà settembre al ministero delle Infrastrutture. Si dovrà decidere su studi e progetti per realizzare una alternativa al passaggio delle navi davanti a San Marco. Il Porto ha proposto di scavare un nuovo canale, il Contorta Sant’Angelo, per far arrivare le navi all’attuale Marittima senza passare per San Marco. «Sarebbe una cosa demenziale», ha commentato l’ex sindaco Massimo Cacciari. Rilanciando, stavolta in accordo con il sindaco Giorgio Orsoni la proposta di attrezzare un nuovo terminal a Marghera. Si discute anche di altri progetti. Come quello di Cesare De Piccoli, che prevede di spostare il terminal grandi navi a Punta Sabbioni. Quello appoggiato da Scelta civica di scavare una nuova tangenziale dietro la Giudecca. E infine l’idea di Ferruccio Falconi ex capo dei piloti del porto. Che propone di spostare le navi davanti a Sant’Erasmo. Due le linee, di chi non vuole spostare la Marittima – Vtp e Porto in testa – e dunque propone nuovi canali. Di chi invece, come il Comune, propone Marghera, o come gli stessi comitati, chiede di allontanare le navi incompatibili e cambiare modello di turismo.

Intanto si riaccende anche la polemica tra il comitato Cruise Venice, che difende le attuali grandi navi, e l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin. Dopo gli annunci di querela per chi ha lanciato nel luglio scorso l’allarme sulla nave troppo vicina alla Riva Sette Martiri, Bettin rincara la dose. «Un vero autogol», dice, «40 o 70 metri non fa differenza. Quel filmato è la prova che le navi passano comunque troppo vicine alla riva. Va proiettato nelle scuole».

link articolo

 

GRANDI NAVI – Nuovo botta e risposta tra l’assessore e le compagnie di crociera

(r.v.) Un video che rischia di diventare un autogol, quello diffuso dal Comitato Cruise Venice, secondo l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, «la prova dello scandalo da far finire». L’assessore annuncia che quel filmato sul passaggio della Carnival Sunshine in Bacino San Marco lo scorso 22 luglio, «che stranamente si ferma proprio dove cominciano video e foto dei testimoni di quel giorno», sarà trasmesso a tutti i ministri del governo, a tutti i parlamentari italiani ed europei e alla Commissione europea.

«Grazie agli investigatori privati assoldati dal Comitato per procurarselo – aggiunge l’assessore – si dimostra quanto la presenza dei transatlantici nel cuore della città sia normalmente “mostruosa”, come passino davvero vicinissimi a mezzi pubblici che al loro cospetto sembrano barchette dei Puffi, come tutte le altre imbarcazioni».

Secondo Bettin il video ripropone il vero scandalo «di cui chiedere conto al governo e al parlamento, di fronte al mondo intero: perché in tutta Italia sono vietati “inchini” a centinaia di metri dalla riva (la Costa Concordia naufragata al Giglio era a 518 metri dalla riva) e invece, come dimostra anche il video del Comitato Cruise Venice, a Venezia sono consentiti passaggi quotidiani e ripetuti a poche decine di metri dalla riva e a pochissimi dalle imbarcazioni ordinarie». A Bettin ha espresso solidarietà anche il Comitato No GrandiNavi Laguna Bene Comune.

Pesante invece la replica del Comitato Cruise Venezia. «Non riconosciamo a Bettin il diritto di continuare a fare disinformazione, accreditando nella sua qualità di pubblico amministratore notizie false. Cruise Venice accusa l’assessore di aver usato inquadrature fotografiche distorte, di aver parlato di passaggio a venti metri. «Se avesse esercitato a pieno le proprie prerogative di amministratore pubblico avrebbe dovuto immediatamente verificare la fondatezza della notizia, mettendosi in contatto con l’Autorità Marittima e non con l’Ansa».

 

Le crociere? A Marghera. L’ex sindaco Massimo Cacciari, su questo fronte, sta con il suo successore Giorgio Orsoni.

«Non c’è alcun dubbio – dice Cacciari – che debba essere eliminato il traffico delle grandi navi dal bacino di San Marco. Punto».

Cacciari non lascia margini di dibattito, secondo lui il traffico croceristico «è incompatibile con la città. E la danneggia. Non danneggia perché fanno l’inchino, perché vanno addosso alle rive. Danneggia – ha spiegato – perché il moto ondoso crea correnti tali che danneggiano le fondamenta. Cosa scientificamente dimostrata, riprovata».

Per Cacciari le navi devono essere «mandare giù per il Canale dei petroli, attrezzando un porto passeggero a Marghera. L’idea di fare un nuovo canale è semplicemente demenziale. Già si è dimostrato il danno che ha causato il canale dei petroli, si pensa a scavare un altro canale? Per vedere così di aumentare le correnti, la dispersione del materiale dalla laguna, le acque alte? Bisogna essere pazzi per proporre di scavare un nuovo canale».

Cacciari quindi non vede altra soluzione che quella di sfruttare il Canale dei petroli: «Si portino le navi a Marghera – conclude l’ex sindaco – e si attrezzi lì un porto passeggeri che potrebbe essere anche una buona occasione per rivitalizzare e riqualificare l’area di Marghera. Puro, semplice, elementare, Watson…».

 

LA REPLICA –  L’assessore difende la sua versione: «Querele? Colpiscano me»

Bettin: «La verità uscirà in tribunale»

«I cittadini che hanno testimoniato, anche con foto e video, l’anomala vicinanza alla riva Sette Martiri della Carnival Sunshine lo scorso 22 luglio andrebbero ringraziati e non minacciati di ritorsioni giudiziarie».

Non arretra di un centimetro, l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin. Anzi, alla volontà del Comitato Cruise Venice di presentare denuncia per simulazione di reato, ribatte.

«L’intento dei cittadini era limpido e mosso da un’onesta, emozionata preoccupazione. Hanno subito avvertito l’amministrazione comunale, qualcuno collocando il passaggio più vicino alla riva altri un po’ meno, tutti entro poche decine di metri».

«Il Comitato Cruise Venice – aggiunge – eviti di perseguire ”ignoti” e, quindi, potenzialmente chiunque quel giorno abbia raccontato cos’ha visto. È il sottoscritto ad aver diffuso la notizia della loro preoccupazione e le immagini che hanno fornito all’amministrazione. Immagini che documentano l’estrema vicinanza di quel passaggio, al punto che, se i famigerati “inchini” tipo quello, tragico, della Costa Concordia all’isola del Giglio e tutti gli altri tipici di questa irresponsabile prassi si tenevano comunque a qualche centinaio di metri dalle coste, le poche decine di metri della Carnival Sunshine il 22 luglio – una ventina, una cinquantina o una settantina che fossero, cambia poco – autorizzano davvero a parlare, se si vuol restare alle metafore, non di “inchino” bensì appunto di “struscio».
«Fuor di metafora – conclude Bettin – la realtà inoppugnabile di quelle immagini e di quelle testimonianze che ora si vogliono criminalizzare ha parlato con eloquenza al mondo. È stato giusto diffonderle e chiederne spiegazione. Cruise Venice quereli me, dunque. Sarà l’occasione per affrontare anche in tribunale – di nuovo di fronte al mondo, ovviamente – una questione che sta scandalizzando ogni persona sensata».

GRANDI NAVI – Nella sequenza anche il passaggio vicino allo yacht del patron della Carnival

«Ecco le prove dello “struscio” inventato»

Cruise Venice documenta con un video la denuncia presentata in Procura

Alle 11, 12 minuti e 39 secondi di sabato 27 luglio è partita la grande bufala, utilizzando il solito sistema delle fotografie che falsano la prospettiva e mostrano grandi navi praticamente incollate a piazza San Marco mentre, in realtà, stanno passando a 250 metri di distanza. Quella mattina lo scrittore veneziano Roberto Ferrucci, seduto al bar Melograno in Riva Sette Martiri, ad oltre un chilometro di distanza da San Marco, ha ripreso e fotografato con il suo smartphone la nave da crociera Carnival Sunshine e ha avvisato Gianfranco Bettin. Poco più tardi l’assessore comunale all’Ambiente diffonde un comunicato con il quale denuncia che la nave, scodando e inclinandosi pericolosamente, ha sfiorato la riva stringendo pericolosamente un vaporetto dell’Actv. E, ha aggiunto il consigliere comunale di In Comune Beppe Caccia, ha pure fatto un inchino del quale il magnate della Carnival Corporation, comodamente alloggiato nel suo yacht Sirona III ormeggiato proprio lì, si è compiaciuto.
Per queste dichiarazioni e per le foto e i video che hanno fatto il giro del mondo il comitato Cruise Venice, presieduto da Massimo Bernardo e assistito dall’avvocato Antonio Forza, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica chiedendo che verifichi se sono stati commessi i reati di procurato allarme e di simulazione per aver denunciato un attentato alla sicurezza dei trasporti.
Anche se tutti i dettagli dell’esposto non sono stati resi noti, quelli illustrati ieri dall’avvocato Forza disegnano un quadro di assoluta normalità della navigazione della Carnival Sunshine. Con i dati raccolti da un’agenzia di investigazioni, gli articoli usciti, i post su Facebook e Twitter, il comunicato della Capitaneria di porto che, nel pomeriggio del 27 luglio, dopo aver verificato rotta e tracciati su Gps e radar, ha escluso problemi di alcun genere, Bernardo e Forza sostengono che «la riunione del 25 luglio al Ministero delle Infrastrutture non era stata soddisfacente per i comitati No Grandi Navi e per quanti li sostengono. Guarda caso dopo due giorni un fraterno amico dell’assessore all’Ambiente si trova seduto ad un tavolino del bar Melograno e riprende la scena».
Ma che scena riprende? I dati raccolti e il video di una telecamera di sicurezza della zona mostrano che la nave in realtà passa ad un centinaio di metri da dove è stata scattata la foto, in un canale largo 300 metri, quindi non i 20 metri di cui ha parlato Bettin; che il punto più vicino alla riva toccato dalla Carnival è a 72 metri dalla riva ma ben oltre lo yacht dell’armatore; che alcuni vaporetti e un taxi passano tranquillamente tra la riva e la nave; che le poche persone presenti in riva non si accorgono di alcuna emergenza; che nemmeno nel bar Melograno, quasi vuoto, si registra preoccupazione; che, insomma, l’unico allarme proviene da Ferrucci; che la nave ha seguito la rotta assegnatale dalla Capitaneria di porto; che «l’assessore Bettin in brevissimo tempo avrebbe potuto facilmente verificare con i suoi uffici, sempre in contatto con la Capitaneria, l’infondatezza dell’allarme», magari seguendo il consiglio del comandante dei piloti del porto in pensione, Roberto Pietropaoli, che su Facebook gli ha suggerito di parlare con persone competenti per evitare di fare brutte figure.

 

grandi navi

I Comitati presentano un esposto alla Commissione europea «Direttive violate»

Cruise Venice chiede i danni per il “falso” inchino Msc. L’assessore Bettin: «Querelino me, le immagini sono chiare»

«Scavare un nuovo canale in laguna? Mi pare demenziale, visti i danni che ha provocato il canale dei Petroli. Le grandi navi se ne devono andare da San Marco, perché producono danni. Mandiamole a Marghera, facendole entrare per il canale dei Petroli e riattrezzando l’ex zona industriale. Mi sembra semplice, elementare Watson. Scavare altri canali è roba da pazzi».

Non ha dubbi, l’ex sindaco Massimo Cacciari, su quale sia la ricetta immediata per affrontare il problema grandi navi. D’accordo in questo con l’attuale sindaco Giorgio Orsoni che da mesi chiede di verificare la sua ipotesi di nuova Marittima a Marghera.

Bocciata senza appello dal presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, che rilancia insieme alla Vtp (Venezia terminal passeggeri) il progetto del nuovo canale. Il Contorta Sant’Angelo, in mezzo alla laguna, per collegare il canale dei Petroli all’attuale Marittima. Polemica di fuoco, a cui si è aggiunto adesso l’episodio del comitato Cruise Venice, che ha bollato come «falsa» la notizia che nello scorso agosto aveva fatto il giro del mondo. E ieri ha annunciato l’intenzione di chiedere i danni a chi l’ha diffusa.

«Ho diffuso io le immagini, querelino me», sbotta l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin. E rincara la dose: «La realtà  inoppugnabile di quelle immagini è che quelle navi a poche decine di metri dalla Riva Sette Martiri sono incompatibili con Venezia. Poco importa se i metri erano venti, quaranta o settanta. Nel resto del mondo il pericolo dell’inchino scatta a centinaia di metri, qui le navi, enormi, sono comunque troppo vicine alla riva. Hanno fatto bene i cittadini a segnalarle, e non a caso hanno fatto il giro del mondo».

Intanto il comitato «No Grandi Navi» insiste: «Il Comitato Cruise Venice è un sindacato giallo. Diffonde le tesi del Porto e della Vtp».

Ma per i No Navi la situazione attuale non è più sostenibile. Ed è fuori della legge. Così ieri il portavoce del comitato «No Grandi Navi- Laguna Bene comune Silvio Testa insieme al presidente del Gruppo di Intervento giuridico Stefano Deliperi ha inviato un esposto all’Unione europea, e per conoscenza ai ministeri dell’Ambiente, Infrastrutture e Beni culturali e a tutti gli enti interessati, chiedendo «provvedimenti urgenti».

«La laguna è l’unico posto d’Italia dove il decreto Clini Passera non viene applicato», scrive Testa, «non viene cioè osservato il divieto di ingresso nelle zone sensibili di navi superiori alle 40 mila tonnellate. E quale area d’Italia è più sensibile e delicata di Venezia?». Il perdurare e l’aggravarsi di questa situazione , scrivono Testa e Deliperi, potrebbe far incorrere l’Italia in provvedimenti per infrazioni alle norme europee».

In particolare alle Direttive che tutelano le aree sensibili (Sic) e gli habitat. nel dossier inviato a Bruxelles, i comitati ricordano i danni verificati prodotti alla laguna dallo spostamento delle grandi navi. Ma anche l’inquinamento ad opera dei carburanti, dato che i motori restano accesi anche quando la nave è in banchina. E poi le onde elettromagnetiche che vengono diffuse sulla città da navi alte più dei suoi campanili.

«Le nuove navi da crociere che entrano in laguna», scrivono i due esponenti dei comitati, «hanno 140 mila tonnellate di stazza, sono lunghe oltre 300 metri, pescano quasi nove metri. Sono troppo grandi. Bisogna cominciare a pensare a un nuovo modello di turismo. Così la città e la laguna non possono più reggere».

Un tema ormai sui giornali e le tv di tutto il mondo, quello delle navi. Molti all’estero si chiedono «come sia possibile che Venezia continui a tollerare l’ingresso in laguna di navi così enormi».

Scontro che si riaccende, in vista dell’incontro al ministero previsto per metà settembre. E della decisione del Comitatone. Che dovrebbe – finalmente – autorizzare studi e progetti per le alternative alle navi in laguna. Come previsto dal decreto di un anno e mezzo fa.

Alberto Vitucci

link articolo

 

passaggi in calo

Nei primi sette mesi dell’anno gli approdi complessivi di navi al Porto tra crociere e traghetti sono stati 391 contro i 431 dello stesso periodo 2012. Per fine anno, informa una nota di Vtp, caleranno ancora, visto l’avvio dei lavori del Mose e il trasferimento dei traghetti a Fusina. «Il numero chiuso», sostiene il presidente di Vtp Sandro Trevisanato, «di fatto c’è già».

Anche il conto complessivo delle toccate, secondo Vtp è in calo del 9 per cento rispetto allo scorso anno. Si tratta in ogni caso di navi più grandi, capaci di portare fino a quattromila passeggeri, adesso nel mirino dei comitati. Che ricordano come dal 1999 a oggi il traffico croceristico sia aumentato in modo esponenziale, senza regole né limiti.

Da meno di duecento approdi complessivo nel 1997 – e poche centinaia di migliaia di passeggeri in totale – si è passati a oltre due milioni e passeggeri, di cui un milione e ottocentomila delle crociere, in continuo aumento. nel 2011 sono stati 655 gli approdi, dati in diminuzione però nei prossimi mesi. (a.v.)

link articolo

 

IN VISITA – Il ministro incontra i No Grandi Navi: «Una soluzione al più presto»

L’incontro è avvenuto nelle quinte di un convegno sul futuro del cinema all’Excelsior del Lido. Ed è stato qui che il ministro per i Beni culturali, Massimo Bray è stato “intercettato” da una delegazione del Comitato No Grandi Navi. Mentre alcuni sostenitori avevano innalzato alcuni cartelli di protesta, è toccato a Silvio Testa, portavoce del Comitato, e Tommaso Cacciari, consegnare a Bray, una lettera aperta con la quale, senza tanti giri di parole, si chiede che il ministero scenda ufficialmente in campo per ribadire la tutela della città di fronte alle grandi navi.

«Pensiamo che Lei e il suo ministero – si dice nella lettera – dobbiate rompere il silenzio (francamente assordante) che sinora avete mantenuto in merito a questa vicenda».

Bray non si è tirato indietro e ha replicato: «I miei colleghi ministri – ha detto – non mi hanno ancora sollecitato sull’argomento, ma vedrete come nella prossima riunione interministeriale, il ministro farà sentire la propria voce».

Questione ribadita anche a margine della visita alle Gallerie dell’Accademia, in occasione della mostra dedicata a Leonardo Da Vinci, dove il ministro Bray è stato accompagnato dal sindaco Giorgio Orsoni, e da Giovanna Damiani e Annalisa Perissa del Polo Museale, e da Renata Codello, soprintendente ai Beni artistici e architettonici. Qui tra l’altro Bray ha incontrato casualmente un turista d’eccezione come Piero Angela.

«Dovremo studiare – ha sottolineato Bray – tutte le forme per salvaguardare una città che è un patrimonio storico e artistico di grande valore. Solleciterò il ministro dell’Ambiente per trovare al più presto una soluzione».

Durante la sua visita alle Gallerie dell’Accademia, è stato fatto il punto sui lavori che riguardano l’antico complesso di Santa Maria della Carità. E in questo senso è stato ribadito il completamento di una parte del lavoro di restauro e riqualificazione entro l’anno (forse novembre) mentre si attende ancora di vedere la fine sul progetto più ampio di restauro. «Completare quest’opera – ha detto – è uno degli impegni più importanti del governo. L’obiettivo concludere in tempi rapidi quest’operazione per riconsegnarla alla città, ai cittadini e ai molti visitatori».
Ma su altre due questioni come i presunti danni alle pareti di Palazzo Ducale in occasione della mostra di Manet, il ministro ha candidamente rivelato di non aver letto la documentazione in materia. L’ultima fatidica domanda invece sul Palacinema al Lido. E anche qui niente parole, ma un sorrisetto sornione. «Lasciatemi andare al Lido».

Paolo Navarro Dina

 

PORTO MARGHERA – Il ministro e il Palais: «Il vincolo resta, come in tutta Venezia»

Il ministero dei Beni culturali non cambia idea sul Palais Lumiere e del resto non ci si poteva attendere diversamente: il vincolo sull’area resta. Ha risposto così, a precisa domanda, il ministro Bray su una questione che ha tenuto banco per mesi in città.
«È chiaro – ha detto Bray – che su tutto il territorio di Venezia va applicata una particolare tutela. Il mio ministero ha già dato una risposta in merito. Se dovessero cambiare le condizioni? Vedremo…». Come dire, che al momento, così come stanno le cose, l’area dove doveva sorgere il Palais Lumiere resta tutelata.

 

PROGETTO DI VERITAS

Orsoni: «Per la raccolta dei rifiuti punteremo ad un sistema di tubature ad aria compressa»

«Ho apprezzato molto quello che ha detto il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando e soprattutto dell’attenzione che ha posto al problema. La proposta del “numero chiuso” è un segnale importante, ma non può bastare. Non possiamo decidere su un tema così importante ricercando formule provvisorie. Dobbiamo trovare una soluzione stabile. Può andar bene qualche misura di contenimento, ma sia ben chiaro anche un solo “passaggio” di una grande nave in canale della Giudecca è di per sè inadeguato».

Per Giorgio Orsoni c’è – e non può essere diversamente – una questione aperta e non c’è dubbio che non può che essere al centro dell’attenzione. E in quest’ottica, entra anche un’altra riflessione del sindaco legata alla riorganizzazione del traffico acqueo, ma soprattutto il caso della raccolta dei rifiuti. Orsoni rivela che un progetto di riorganizzazione della raccolta delle immondizie, è stato presentato nelle scorse settimane da Veritas e riguarda lo studio di una formula di “raccolta” sulla falsariga della posta pneumatica ovvero con una serie di potenziali tubature collegate ad un centro di raccolta, uno per ogni “insula” veneziana in modo da organizzare una sorte di centri di raccolta e smaltimento delle immondizie.
«É un progetto che sta valutando Veritas. Sostanzialmente il criterio dovrebbe essere quello già utilizzato in Francia o negli Stati Uniti dove esiste una forma di raccolta dei rifiuti con grossi tubi che incanalano la spazzatura facendola giungere nei centri di raccolta». Un progetto oggettivamente non proprio semplice da realizzare e che, secondo il sindaco, una volta a regime, potrebbe essere valutato come un investimento da 80 milioni di euro. «Intanto abbiamo fatto un primo passo – sostiene il sindaco – presentando questo progetto al ministero e chiedendone il finanziamento».
E a proposito di finanziamento, Orsoni che ha avuto un colloquio a quatt’occhi con il ministro Bray, ha ribadito che per il futuro Palacinema potrebbero servire tra i 20/25 milioni di euro, a spese sostanzialmente dello Stato, per un progetto condiviso Stato/Comune e che potrà trovare fonte di ispirazione nel piano partecipato presentato al Lido la scorsa settimana e che ha visto il coinvolgimento della cittadinanza. «Ne ha abbiamo parlato – ha tagliato corto il primo cittadino – potremmo attestarci anche su molto meno. Magari 20». Infine, il sindaco sempre in materia di mobilità ha ribadito la necessità di una riconversione del servizio pubblico in centro storico e in terraferma. «Cercheremo di studiare forme che alleggeriscano il Canal Grande – ha concluso – puntando su cosiddette “circolari” esterne. Si sta lavorando per un piano di questo tenore. E in più sul tram. E a questo proposito stiamo lavorando per un ulteriore finanziamento di circa 20 milioni per completare la rete a Venezia, raggiungendo San Basilio e decongestionando quindi l’area di Piazzale Roma».

P.N.D.

 

SANDRO TREVISANATO (VTP) «Crociere in calo, di fatto meno transiti in Bacino»

Il numero chiuso proposto dal ministro dell’Ambiente c’è già. Andrea Orlando lo chiede perché, mentre si discute di quale sia la soluzione migliore per allontanare le grandi navi dal bacino di San Marco, i transiti crescono: negli ultimi sei mesi del 7%.
«In realtà quel dato riguarda tutti i transiti turistici, cioè anche una pluralità di tipologie di traffico non gestite da Vtp» afferma Sandro Trevisanato, il presidente della Venezia Terminal Passeggeri. Il dato vero, rivela, è un 9 per cento ma in meno. In questi primi mesi del 2013, insomma, c’è stato un calo del traffico crocieristico: 391 approdi contro i 431 dei primi sei mesi del 2012.
«E non è finita qui perché, stando alle prenotazioni sino ad oggi ricevute, prevediamo una ulteriore flessione nei primi sei mesi del 2014: a causa della posa dei cassoni del Mose, e della conseguente chiusura del porto crociere dal 22 novembre 2013 al 4 aprile 2014, cui si aggiungerà lo spostamento dei traghetti nel nuovo Terminal di Fusina, le toccate di crociere e traghetti diminuiranno da 391 a 241 con un calo del 38% – continua il presidente di Vtp -. Con ciò, nei fatti e nel breve periodo, si realizza l’auspicio del ministro di una riduzione dei transiti nel Canale San Marco Giudecca».
Trevisanato, ad ogni modo, dice che Vtp condivide appieno l’auspicio del ministro dell’Ambiente perché si faccia presto: «Serve una soluzione rapida che dia tempi certi ad un percorso alternativo (il canale Sant’Angelo Contorta o un altro canale scavato dietro alla Giudecca) per consentire la prosecuzione dello sviluppo di un traffico con benefici irrinunciabili non solo per Venezia ma per l’intera filiera dei porti adriatici, di cui Venezia é capolinea, e lo sviluppo dell’industria crocieristica nazionale, in gran parte rappresentata dai circuiti adriatici».
Per questo, conclude il presidente di Vtp, «condividendo con soddisfazione le dichiarazioni del ministro Orlando sulla necessità di contemperare le varie esigenze, tecniche, economiche, ambientali, la società sarà lieta di collaborare in supporto ai propri azionisti pubblici di maggioranza (Regione Veneto e Autorità Portuale) nel dare un contributo tecnico alle soluzioni del traffico che gestisce». (e.t.)

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui