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Nuova Venezia – “Grandi navi, presto una soluzione”

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3

set

2013

 

Il ministro Bray, “circondato” al Lido dal comitato, promette: «Il Governo deve intervenire».

Riunione a metà settembre

«Dirò ben presto qualcosa. Questo problema va affrontato al più presto in sede di governo». «Circondato» al Lido da un drappello di manifestanti del comitato «No Grandi Navi», il ministro per i Beni culturali Massimo Bray alla fine dice quello che i comitati volevano sentire. Le grandi navi a Venezia sono anche affare dei Beni culturali, visto che Venezia è uno dei beni più preziosi del mondo.

Il comitato gli aveva recapitato una lettera: «Non abbiamo mai sentito la sua voce su questo tema», avevano scritto i comitati, «la invitiamo a prendere posizione». Ieri una delegazione dei comitati ha incontrato il ministro. «È stato molto cordiale», dice il portavoce Silvio Testa, «adesso aspettiamo fatti concreti».

Intanto si apre un altro fronte di polemica. Il ministro per l’Ambiente Andrea Orlando aveva sollecitato anch’egli una decisione, ricordando come nella questione navi ci sia da considerare anche la delicatezza della laguna. La sua proposta di «numero chiuso» è stata subito accolta dal sindaco Giorgio Orsoni e dal presidente del Porto Paolo Costa. Ma ieri il presidente di Vtp Sandro Trevisanato ha annunciato che nei fatti il numero chiuso c’è già. «Gli arrivi si sono ridotti del 9 per cento, passando da 431 a 391», dice Trevisanato, «e nei prossimi mesi a causa dei lavori per la posa dei cassoni del Mose e con lo spostamento dei traghetti a Fusina si ridurranno ulteriormente fino ad arrivare a 241». 241 navi al posto delle 431 delllo scorso anno. Anche se si tratta ovviamente di super navi capaci di portare anche 4 mila passeggeri. Un via via notevole di «bestioni» che ancora oggi passano davanti a San Marco. Domenica sera, al termine della regata Storica, le telecamere del Tg2 hanno ripreso i grandi camini con fumo nero di una nave ben più alti di campanili ed edifici della città.

«Bisogna fare presto», ha ripetuto anche ieri il sindaco Giorgio Orsoni, «e trovare una soluzione in pochi mesi». Il sindaco insiste sull’ipotesi di Marghera, dove le navi oltre una certa dimensione potrebbero arrivare senza più passare per San marco. I lavori, dice, durerebbero pochi mesi. Ma il Porto e la Vtp insistono sul nuovo canale, il Sant’Angelo Contorta, che potrebbe far arrivare le navi in Marittima entrando dalla bocca di porto di Malamocco. «Rimedio peggiore del male», dicono i comitati, supportati dagli studi di uno dei più importanti ingegneri idraulici, il professor Luigi D’Alpaos. Decisioni che dovranno essere prese dal prossimo Comitatone, convocato entro entro ottobre, dopo che il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi avrà concluso, entro la metà di settembre, l’istruttoria sui progetti già presentati. Il canale Contorta e la nuova Marittima a Marghera. Ma anche la «tangenziale» dietro la Giudecca, il nuovo porto passeggeri a Punta Sabbioni, ideato dall’ex viceministro Cesare De Piccoli. Grandi navi bloccate fuori dalla laguna e passeggeri portati a San marco con barche più piccole. «Ma è questo modello di crociere che rischia di distruggere Venezia», dice il portavoce del comitato Silvio Testa. Intanto il comitato Crusie venice, che sostiene le grandi navi, ha annunciato nuovi documenti per dimostrare che la notizia della nave vicina a Riva sette Martiri, diffusa in agosto da tutti i giornali, «era una bufala».

Alberto Vitucci

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L’idea del ministro all’Ambiente accolta favorevolmente dai due rivali Orsoni e Costa. Scettico l’assessore Bettin

Piace. L’introduzione del numero chiuso per l’ingresso delle Grandi navi da crociera in laguna proposta dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando come soluzione intermedia piace al sindaco Giorgio Orsoni e anche al presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa. Una proposta che Orlando presenterà alla prossima riunione del Comitatone che dovrà essere convocato a Roma entro la fine di ottobre.

«Direi che l’introduzione del numero chiuso per le grandi navi è il primo messaggio serio che arriva in relazione alla soluzione di questo problema» riflette Orsoni «una proposta che va nella direzione giusta per limitare, temporaneamente, i transiti in laguna e in bacino San Marco. Poi però c’è bisogno che a ottobre, in occasione del Comitato, si arrivi a una soluzione che sia applicabile subito, non tra cinque anni».

La proposta caldeggiata da Orsoni e Ca’ Farsetti prevede lo spostamento delle navi da crociera dalla Marittima a Marghera, con il passaggio attraverso il canale dei petroli.

L’ipotesi del numero chiuso non dispiace neppure al presidente del Porto, l’ex sindaco Costa. «È un’ipotesi buona, sulla quale si può lavorare» dice il presidente dell’Autorità portuale «considerando che Venezia è una città nella quale il numero chiuso dovrebbe essere applicato non solo alle grandi navi da crociera, ma anche ai turisti o agli studenti universitari. L’importante è che si tratti di un provvedimento davvero provvisorio, in attesa di una soluzione definitiva».

Al vaglio ci sono sei progetti per evitare il passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco: Capitaneria fi Porto e Magistrato alle acque dovranno valutarli entro la metà di settembre, proprio in vista del Comitatone di ottobre. La proposta avanzata dal Porto – la principale con quella di Orsoni – prevede il passaggio attraverso un nuovo canale Sant’Angelo Contorta, da scavare, e l’arrivo all’attuale stazione marittima.

Anche il Comitato No Grandi Navi accoglie come un «segnale positivo» l’attenzione del ministro Orlando, ma allo stesso tempo invita alla prudenza. Il perché lo spiega il portavoce, Silvio Testa.

«Per rendere applicabile l’alternativa al passaggio in bacino che verrà decisa in sede di Comitatone ci vorrà del tempo, senza contare che c’è il rischio di opposizioni e contenziosi perciò il contigentamento può essere utile a patto che si riduca veramente il numero dei passaggi delle grandi navi, e non ci si limiti a toglierne solo qualcuna. Non ci serve uno zuccherino, stiamo attenti a che non sia una trappola: servono decisioni che incidano davvero».

Più scettico l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin secondo cui «più di un numero c’è bisogno di una data, una data certa per lo spostamento delle navi da San Marco. È già previsto dal decreto Clini-Passera, ma in quel decreto non c’è una data di entrata in vigore del divieto. L’introduzione del numero chiuso, che poi bisogna capire cosa vuol dire, rischia di procastinare la scelta definitiva, e di consolarci dicendo che qualcosa è stato fatto. Il problema della grandi navi non ha che fare, come per il Canal Grande, con il passaggio eccessivo di mezzi, ma con l’incompatibilità delle navi con il bacino, perciò che ne passino tante, o un po’ meno di tante, cambia poco o nulla».

Francesco Furlan

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Orlando: «Fermare l’aumento dei transiti»

Introdurre il numero chiuso per le Grandi navi in laguna. È questa la proposta del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Il fenomeno delle Grandi navi «sta crescendo troppo. Chiaro che bisognerà contemperare le varie esigenze, tecniche, economiche, ambientali, e che Autorità portuale, Vtp, Capitaneria, Magistrato alle acque e le varie istituzioni dovranno esprimersi, poi si dovrà decidere e trovare un metodo per agire» per «fermare l’incremento dei transiti in bacino e diminuirne il più possibile il numero attuale»

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Il sindaco d’accordo con Orlando: «Segnale di interesse»

Costa possibilista, «ma serve una decisione definitiva»

VENEZIA – È stata accolta abbastanza bene a Venezia la proposta lanciata sulle pagine del Gazzettino dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, di mettere una sorta di numero chiuso alle grandi navi da crociera in attesa che il Governo vari la soluzione definitiva.
Ieri, all’ombra della “Machina”, il palco d’onore allestito in canal Grande in occasione della Regata Storica, il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa ha definito “interessante” l’idea. Anche perché per il Porto è di fondamentale importanza superare l’impasse attuale che rischia di favorire altri scali per la confusione che si è venuta a creare nelle aspettative delle compagnie crocieristiche.

«Mi pare un’idea su cui si può collaborare – commenta Costa – l’importante è che alla fine si prenda una decisione definitiva. Per la verità, comunque, non ero stato informato di questo e l’ho appreso leggendo il giornale». Per Costa, una proposta del genere ha infatti senso solo se si tratta di un provvedimento di carattere temporaneo.
«Anche la nostra politica – continua – è stata per quest’anno di mantenere il numero delle navi senza incrementarlo. Non credo che ci possano essere grandi problemi. Ma, ripeto, ha senso se si tratta di una proposta temporanea e se un membro del Governo fa una proposta a breve vuol dire che ha in mente anche quella definitiva».

La soluzione Orlando è stata accolta bene anche dal sindaco Giorgio Orsoni.
«Non so se il numero chiuso sia fattibile – spiega Orsoni – oppure no. Certamente lo prendo come un segnale dell’interesse e dell’attenzione con cui il ministro Orlando si sta occupando di Venezia. Mi è piaciuto, se le sue parole sono state ben riportate, quando ha detto “sarebbe un’assurdità che ad ottobre discutessimo su cosa succederà tra cinque anni e non su ciò che accadrà tra cinque mesi”. Lo dico da sempre: una soluzione transitoria deve essere trovata con urgenza. Poi si può ragionare, ma il problema deve essere affrontato e alleggerito da subito. Sostanzialmente – conclude – è quello che io sostengo da molto tempo».

Entro il mese di ottobre il Governo convocherà il Comitatone, il quale verosimilmente dovrà prendere una decisione per dare attuazione al decreto Clini-Passera sull’esclusione delle grandi navi dal bacino di San Marco. Sei sono le proposte all’attenzione di Magistrato alle Acque e Capitaneria di porto di Venezia, che entro la prima metà di questo mese dovranno valutarle tutte in modo da arrivare alla riunione di Roma con una traccia già chiara. Tra gli spettatori della Regata Storica, c’era anche Piero Angela, uno dei volti più noti della Tv italiana per il suo impegno pluridecennale nel campo della divulgazione scientifica. Da molto tempo ha una dimora a Venezia e la città la conosce abbastanza bene.

«Le grandi navi? Certo che ho sentito parlare del problema e delle polemiche che sono sorte – risponde – ma non sono così informato da poter esprimere un giudizio. Vorrei documentarmi di più. Certo che fa impressione vedere delle navi così enormi muoversi in uno spazio ristretto come il bacino di San Marco. È una questione che deve essere risolta». Non è una promessa, però l’idea di studiare da un punto di vista scientifico e quindi neutrale la questione delle grandi navi in laguna lo affascina molto. Chissà, forse un giorno potremo vedere un’analisi lucida del problema in una puntata di Superquark.

M.F.

 

Gazzettino – Venezia “Numero chiuso per le grandi navi”

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1

set

2013

VENEZIA – La proposta verrà portata al Comitatone. E intanto il Comitato del No si allea con Key West

PIÙ 7% IN SEI MESI   «Da gennaio i transiti in bacino sono cresciuti del 7%» afferma il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che al Comitatone di ottobre proporrà il numero chiuso per le grandi navi: «Sarebbe una assurdità se discutessimo su cosa succederà tra cinque anni e non su ciò che accadrà tra cinque mesi».

ALLEANZA – Intanto il Comitato veneziano “No grandi navi-laguna bene comune” ha siglato ieri il gemellaggio con il “Comitato per un turismo responsabile” di Key West in Florida, negli Usa, dove il prossimo 1 ottobre si svolgerà un referendum sul transito dei “giganti” delle crociere.

 

Il ministro Orlando intende così ridurre l’ingresso delle crociere: «Fenomeno in crescita, intervenire subito»

«Grandi navi, numero chiuso»

«Tutte le imbarcazioni sono un problema in laguna: i transiti turistici in sei mesi sono aumentati del 7%»

È più che altro uno concreto che nei primi giorni di governo Letta si è messo un paio di scarpe resistenti e ha visitato tutti i comuni con i siti più a rischio perché è anche da quelli che il Paese può rinascere.

Noi abbiamo Porto Marghera devastata da industrie inquinanti e da una crisi di trent’anni, e a fianco Venezia con il bacino di San Marco attraversato dalle grandi navi. Sono un problema?
«Un margine di rischio resta sempre e non possiamo permetterci nemmeno quel margine. Perciò dobbiamo intervenire subito, per ridurlo il più possibile in attesa di eliminarlo. Il problema non è solo il passaggio delle navi in bacino ma in generale la presenza delle navi in laguna. Se troviamo i soldi, un passo avanti con il porto offshore lo avremo fatto per quelle petrolifere, possiamo migliorare ancora la situazione dei traghetti, adesso dobbiamo intervenire sulle navi da crociera».

Il sindaco Giorgio Orsoni sostiene che l’emergenza si può affrontare spostandole a Marghera.
«Non voglio entrare nel merito delle soluzioni. Chiedo e cercherò una condivisione con tutti i soggetti per accelerare i tempi. D’altro canto le scelte sullo sviluppo della città spettano alla città, non lo dico io lo dice la legge che prevede che i piani portuali siano soggetti a intese con il Comune e che i piani urbanistici siano sovraordinati a quelli portuali».

Il decreto dei suoi predecessori Clini e Passera impone che le grandi navi non passino più davanti a San Marco. È del primo marzo 2012. Cos’è successo da allora per imporre un’accelerazione?
«Appunto, cos’è successo? Il “decreto rotte” – che riguarda tutte le aree protette, vulnerabili o di rilevante pregio paesaggistico d’Italia – è stato un primo passo molto importante ma non ha fissato date. Nel frattempo in questi ultimi sei mesi le nostre rilevazioni ci dicono che il numero dei transiti in bacino San Marco è cresciuto del 7%. Mentre si discute, insomma, il fenomeno che si vuole eliminare sta invece crescendo, e continuerà a crescere a parte il periodo novembre aprile quando le navi non potranno entrare per i lavori del Mose».

E il margine di rischio aumenta.
«È così, e mentre trascorrerà il tempo necessario per realizzare la soluzione alternativa (non dimentichiamo che, oltre ai tempi tecnici, per qualsiasi progetto ci sono quelli per studi, approfondimenti, autorizzazioni) la cosa potrebbe diventare ingovernabile».

Troverà non pochi nemici a Venezia, anche perché la crescita del numero di transiti che lei denuncia è considerata un successo dell’attività crocieristica veneziana che nel 2012 ha registrato un milione e 800 mila passeggeri, con un indotto di 283 milioni di euro l’anno e 4.255 posti di lavoro diretti.
«Non do indicazioni unilaterali ma il fenomeno sta crescendo troppo. È chiaro che bisognerà contemperare le varie esigenze, tecniche, economiche, ambientali, e che Autorità portuale, Vtp, Capitaneria, Magistrato alle acque, istituzioni… dovranno esprimersi ma poi si dovrà decidere e trovare un metodo per agire».

Obiettivo finale?
«Fermare l’incremento dei transiti in bacino e diminuirne il più possibile il numero attuale. Sarebbe una assurdità se ad ottobre discutessimo su cosa succederà tra cinque anni e non su ciò che accadrà tra cinque mesi».

Elisio Trevisan

 

L’ORA DELLE SCELTE – Entro ottobre la decisione definitiva

Entro il 15 settembre Magistrato alle acque e Capitaneria di porto dovranno aver valutati i sei progetti in campo per evitare il passaggio in bacino San Marco di navi lunghe oltre 300 metri. Entro fine ottobre, poi, sarà convocato il Comitatone che prenderà la decisione definitiva. Dall’incontro del 25 luglio scorso a Roma, pare che siano due le proposte più forti uscite: quella dell’Autorità portuale, che prevede l’entrata dalla bocca di porto di Malamocco, arrivando nell’attuale stazione marittima attraverso un nuovo canale Sant’Angelo-Contorta (lungo 4.800 metri e largo 120 con profondità a 10 metri e mezzo, costo 170 milioni). L’altra del neoparlamentare di Scelta Civica, Enrico Zanetti: scavare un canale dietro le isole di San Giorgio e della Giudecca (2 km, largo 150 metri, 11 milioni). Poi il progetto dell’ex ministro Cesare De Piccoli per un nuovo porto alle bocche di porto del Lido, la proposta del sindaco Orsoni per una Marittima a Porto Marghera, un porto a Malamocco al posto del cantiere del Mose quando saranno finiti i lavori, o l’arrivo a Venezia passando per Malamocco, il canale dei Petroli fino a Marghera e il canale Vittorio Emanuele.

 

Venezia alleata a Key West per contrastare le grandi navi

L’ALLEANZA – Venezia e l’isola statunitense si uniscono nella battaglia ai colossi del mare

Dalla Florida: grandi navi via da Venezia

Da Key West contro le grandi navi

Gianni Novara, già firma del Gazzettino, guida gli ecologisti in Florida

ARCIPELAGO – Anche le Florida Keys di cui Key West è l’isola più occidentale sono minacciate dal transito di grandi navi.

Venezia alleata con Key West nella battaglia contro le grandi navi. Il Comitato veneziano “No grandi navi-laguna bene comune” ha siglato ieri il gemellaggio con il “Comitato per un turismo responsabile” costituito nella nota località turistica della Florida, negli Usa, dove il prossimo 1 ottobre si svolgerà un referendum per evitare gli scempi ambientali che i “giganti” delle crociere rischiano di provocare, con tanto di sbancamento di una della barriera corallina.

A sancire l’allenza tra le due sponde dell’Atlantico sono stati i rappresentanti dei due comitati: il giornalista Silvio Testa e lo sceneggiatore Jolly Benson. Ma tra i promotori della battaglia ecologista di Kew West figura un altro giornalista, il trevigiano Gianni Novara, da anni trasferitosi a vivere in Florida dopo aver lavorato per anni al Gazzettino.

L’alleanza tra i due comitati ha l’obiettivo di coordinare gli sforzi per «educare il pubblico sull’urgente necessità di limitare il volume delle navi e il numero di passeggeri che sbarcano giornalmente nei porti marittimi storici e per promuovere la buona regolamentazione delle risorse in modo da raggiungere la sostenibilità e di incoraggiare un uso bilanciato dei luoghi e scoraggiare il sovraffollamento che svilisce le tradizionali esperienze vissute dai turisti e dai residenti». Dunque campagne mediatiche e di sensibilizzazione comuni.

Kew West è una piccola isola (circa 6 chilometri per 2) con 25mila residenti e oltre 100mila presenze giornaliere nei periodi di alta stagione, oltre all’assalto “mordi e fuggi” dei turisti che scendono dalle navi da crociera, per un totale di 2 milioni e mezzo di visitatori all’anno. L’intenso sfruttamento turistico sta già provocando problemi di inquinamento e di distruzione dell’ecosistema. Oltre che di vivibilità dell’isola: come a Venezia, insomma.

Il 1 ottobre i residenti dovranno decidere se dare il via libera al progetto per lo scavo di un profondo bacino per ospitare le meganavi e di un canale che, dal nuovo porto, dovrebbe arrivare fino alla barriera corallina.

Il Comitato sta conducendo una battaglia per il “No”, ora sostenuta anche dai veneziani che, a loro volta, avranno un alleato in più, oltreoceano, per cercare di spostare le crociere lontane da San Marco.

Gianluca Amadori

 

Il ricorso di Ca’ Farsetti a Napolitano evidenzia due visioni completamente diverse sul futuro urbanistico della città

Porto e aeroporto non possono avere mano libera nelle scelte strategiche del territorio, spesso in contrasto con i Piani urbanistici comunali. Un ricorso politicamente pesante quello che il Comune ha presentato al Presidente della Repubblica per bloccare il nuovo Ptrc della Regione. Quasi un duello sulla sovranità del territorio veneziano, le cui scelte strategiche non possono essere affidate a concessionari privati.

Polemica frontale, ma soprattutto battaglia sulle grandi scelte che tornano sul piatto. Il nuovo strumento urbanistico approvato dalla giunta Zaia è stato elaborato dall’assessore e vicepresidente Marino Zorzato (Pdl). Rimette in corsa progetti e visioni che l’ultimo Piano strategico comunale (il Pat) aveva accantonato. Come ad esempio la sublagunare (ora prolungata fino a Chioggia!), la cittadella aeroportuale ristretta agli investimenti di Save, la Tav, ferrovia d Alta Velocità di nuovo riproposta con il tracciato in gronda lagunare, bocciato seccamente dai comuni pochi mesi fa.

Due direzioni che si scontrano, dunque. E adesso il Comune ha deciso di fare la voce grossa. Ieri l’avvocato civico Giulio Gidoni ha messo a punto il ricorso che riprende quasi totalmente l’osservazione presentato a poche ore dalla scadenza dal Comune. Si chiedono modifiche pesanti alla proposta urbanistica regionale, soprattutto su grandi opere e progetti strategici.

«Abbiamo chiesto che per le grandi navi si parli di Marittima a Marghera, e non di Fusina», dice l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi, «e sull’aeroporto che il nuovo Quadrante preveda anche l’interesse pubblico, non soltanto la cittadella aeroportuale della Save. Bastava che leggessero il Pat».

Un piano, fanno capire gli assessori, che la Regione avrebbe cucito quasi su misura per i progetti di espansione della società di Enrico Marchi (la Save) e per l’Autorità portuale di Paolo Costa.

Ma il Comune non ci sta. «La Regione vorrebbe imporre la propria visione e le proprie scelte su un territorio a un Comune che ne ha fatte altre», dice l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, dando mano in libera in Veneto al consumo di territorio e un devastante impatto ambientale».

Tra i casi più clamorosi la sublagunare. Vecchio pallino della Regione, che il Comune ha accantonato. Adesso rispunta addirittura in due tratte, una da da Tessera al Cavallino, l’altra dall’aeroporto Nicelli a Chioggia.

Infine anche l’Interporto, con una visione «padovanocentrica» che suona stonata parlando di portualità. «La nostra idea», dice Ferrazzi, «è che Marghera deve diventare centrale nella logistica».

Adesso il ricorso, e il Capo dello Stato si dovrà pronunciare. Obiettivo del Comune è quello di ribadire che sul territorio veneziano «le scelte le devono fare prima di tutto i veneziani e i loro rappresentanti».

Alberto Vitucci

 

il piano regionale

Nuove regole imposte dalla variante

Fermare l’impatto fortemente negativo di una variante al Piano territoriale regionale di coordinamento, con valenza paesaggistica, che rischia di bloccare centinaia di progetti e interventi edilizi. Questo l’obiettivo del Comune di Venezia che ha depositato venerdì le osservazioni in Regione e deciso, con un atto di giunta, di cautelarsi con un ricorso al presidente della Repubblica.

Dopo una variante del 2009, di cui non si sa più nulla, nel 2013 il nuovo provvedimento è stato adottato dalla giunta Zaia senza un confronto con i Comuni. Rischiano di essere bloccati i progetti di sviluppo della stazione ferroviaria o progetti di rilancio come la multisala al Candiani. Non c’è solo il vincolo sul palazzo delle Poste: dal Candiani alla stazionetta di servizio di piazza XXVII Ottobre; dal malandato complesso di case popolari del Circus di Chirignago al liceo Franchetti sono vincolati dalla Regione decine di edifici. 42 tra edifici e sistemi in terraferma, 20 tra Lido e Mazzorbo, altri 36 in centro storico. Tutti edifici o porzioni di quartieri che vengono tutelati perché contengono segni architettonici da tutelare o sono stati progettati da architetti noti. E così si impediscono demolizioni e cambi di destinazioni d’uso.

C’è poi il blocco dato dall’articolo 38 che per gli edifici che si trovano nel raggio di due chilometri da caselli autostradali e fermate Sfmr prevede autorizzazioni concesse dalla Regione, invece che dal Comune, anche per una semplice Dia. In terraferma rimarrebbero esclusi solo Favaro, Campalto e Trivignano». (m.ch.)

 

«Esterrefatti dal vincolo imposto dal Ptrc»

Cibin dell’Immobiliare Favretti: «Siamo ricorsi al Tar per poter riqualificare l’ex palazzo delle Poste»

«Il nostro intervento rientra nell’accordo di programma per l’area della stazione ferroviaria ma temiamo che il vincolo imposto dal Ptrc possa impedirne l’attuazione e così abbiamo fatto ricorso al Tar del Veneto».

Gianni Cibin della Immobiliare Favretti, la società proprietaria dell’ex palazzo delle Poste che sorge accanto alla stazione di Mestre, conferma l’azione legale al Tar per stoppare i vincoli imposti dal Pianoterritoriale regionale di coordinamento con una nuova variante. Una stesura di cui pochi sapevano, firmata da un dirigente regionale prima della pensione. «Non è manco stata concordata coi Comuni», commenta, infastidito, Cibin che si ritrova con un palazzo vincolato perché ritenuto dalla commissione regionale del Ptrc un esempio di architettura brutalista. E che non si può, quindi, nè abbattere nè modificare nelle destinazioni d’uso.

«È stato preso ad esempio un edificio di cemento armato progettato dall’ufficio tecnico delle Poste tanto che non si sa neanche chi sia il nome di chi lo ha pensato. Una scelta che ci ha lasciato esterrefatti. Il progetto di riqualificazione invece è’ una realtà importante che consentirebbe di creare una attività che fa lavorare dalle 70 alle 80 persone, consente la totale sistemazione del piazzale in vista dell’attivazione del servizio del tram», spiega Cibin.

Il progetto di riqualificazione prevede di creare un grande albergo da 220 stanze per un gruppo spagnolo che preme ora di avere la certezza di poter intervenire entro marzo del 2014. L’accordo con il Comune lascerebbe il piano terra all’amministrazione comunale e vedrebbe i privati intervenire per ammodernare tutto il piazzale vicino alla stazione e fino a via Cappuccina. Una intesa “figlia” proprio dell’accordo di programma tra Comune di Venezia e Ferrovie siglato alla fine del suo mandato dall’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari e valutato positivamente dalla Regione, la stessa che oggi frena i progetti della giunta Orsoni per attuarlo.

I vincoli regionali contenuti nella variante del 2013 al Ptrc sono un ostacolo al recupero di una ottantina di edifici in città compreso il rudere della Vempa e il Circus di Chirignago. E così dopo il ricorso al presidente della Repubblica della giunta Orsoni, anche i privati si muovono coi ricorsi al Tar. Il palazzo delle ex Poste fino a fine anno ospiterà le bici del bicipark, in attesa che dopo i ritardi arrivino in porto i lavori della nuova struttura in via Trento. Per tre anni la Favretti ha concesso in comodato d’uso gratuito l’edificio al Comune, quest’anno ha chiesto il rimborso delle spese Imu, che sono ingenti, spiega Cibin. Le osservazioni al Ptrc del Comune, critiche su molti dei vincoli, sono state condivise anche da Ferrovie e Rfi.

Mitia Chiarin

 

 

Dal parco alberato del palazzo del Cinema al Lido che non c’è più alla sublagunare e alle grandi navi, l’ultima video-denuncia degli ambientalisti

“Salvare Venezia”, ecco il video del flash mob virtuale partecipativo lanciato da alcune associazioni ambientaliste, tra cui AmbienteVenezia. Si tratta di una video-denuncia preparata da Sergio Renier e da Massimo Rossi. Tre gli orari di lancio del video, che gli autori invitano a diramare con un effetto “virale” su internet: il primo alle 10, gli altri alle 16 e alle 22.

Il parco alberato del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia che non c’è più. E poi tanti esempi della “devastazione ambientale” che minaccia la Laguna: grandi navi, Mose, Sublagunare, raddoppio della pista dell’aeroporto di Tessera, nuove città fantasma e altro ancora.

Una video-denuncia che arriva alla vigilia della presentazione da parte del sindaco Giorgio Orsoni domani nella sala consiliare della Municipalità Lido Pellestrina, della mostra sugli esiti del processo partecipativo per il Piano di recupero dell’area antistante il palazzo del Cinema e l’ex Casinò del Lido di Venezia.

Una curiosità: i titoli utilizzati nel video sono tutti presi dalle cronache del nostro quotidiano degli ultimi mesi

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La polemica del «molleggiato» sul suo blog: «Quanta attenzione e quanto spazio sull’incidente domestico che ho avuto. Eppure da giorni mi batto per salvare Venezia»

VENEZIA. Se la prende con i giornali e con il sistema mediatico che in qualche modo censura le notizie per evitare la concorrenza tra giornali: è l’ultimo post nel suo blog di Adriano Celentano, il cantante che da dieci giorni sta portando avanti sul «Fatto quotidiano» una campagna contro le grandi navi a Venezia. Qualche giorno fa si è fratturato il mignolo di un piede e grande spazio è stato dato sui giornali a questo piccolo episodio. «E nessuno ha sprecato una parola per la battaglia che da 10 giorni porto avanti contro le navi giganti di Venezia», ha spiegato il cantante.

Ecco il suo post integrale:

«E’ incredibile l’interessamento e l’apprensione di stampa e TG per la piccola frattura che mi sono causato al 5° dito del piede. E nessuno, dico NESSUNO, ha sprecato una parola per la battaglia che da 10 giorni porto avanti sul “Fatto Quotidiano” contro le micidiali navi GIGANTI di Venezia. Cosa devo pensare? Che il mio “mignolo” è molto più importante della catastrofe a cui sta andando incontro la città più bella del mondo? Ma allora perchè l’Unesco l’ha dichiarata “Patrimonio dell’Umanità” e del mio “mignolo” ancora nessuna considerazione? Non dico tanto, due parole: ”Adriano, da giorni impegnato in una forte campagna di denuncia contro lo SCEMPIO di Venezia, ieri sera si è fratturato il dito mignolo del piede contro l’angolo di un divano”. Bastava che venisse riportato questo, e invece niente. Neanche di fronte alla morte del turista tedesco schiacciato da un vaporetto tre giorni fa. Però li capisco. Una citazione, per quanto piccola, sarebbe stata per gli altri giornali un danno enorme, perché li avrebbe costretti a menzionare il giornale concorrente che ha ospitato il mio sdegno contro i MOSTRI. E la regola dei quotidiani, che più CRETINA non può essere, dice che, pur trovandosi di fronte a una vicenda di importanza VITALE non se ne deve parlare, altrimenti si fa pubblicità al concorrente. Cosa importa se poi Venezia affonda. Ma io non mi fermerò, continuerò a parlarne anche dovessi rompermi le altre nove dita».

La Nuova Venezia in realtà ha seguito fin dall’inizio la battaglia di Celentano dandone conto sia sul web che sull’edizione cartacea, continuando a interessarsi come sempre dei problemi di Venezia e del suo territorio.

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Nuova Venezia – Venezia “Stop alle navi troppo grandi”

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20

ago

2013

l’attrice ottavia piccolo

«Sono una ricchezza, lo sarebbero anche spostandole a Marghera»

VENEZIA. Dopo Celentano, Ottavia Piccolo. La celebre attrice romana, che da qualche anno ha preso casa al Lido, è intervenuta ieri mattina a Radio Rai per ribadire la sua netta opposizione alle grandi navi in laguna.

«Mi hanno chiesto cosa ne pensavo del turismo a Venezia», spiega, «ho ripetuto che occorre trovare alternative, anche se certo i turisti non li possiamo lasciare fuori. Quel che fa impressione è che negli ultimi anni le grandi navi si sono moltiplicate e soprattutto sono aumentate enormemente come dimensione. Mi pare non siano compatibili con la laguna».

«Mi rendo conto», continua l’attrice, «che le navi rappresentano anche una preziosa fonte di lavoro che va tutelata. Ma non credo che questa attività scomparirebbe se invece di farle attraccare in Marittima arrivassero a Marghera. Bisogna studiare alternative efficaci per tutelare la città».

La Piccolo non è nuova a queste prese di posizione. Qualche mese fa le aveva espresse in diretta a uno Speciale di Ambiente Italia, la trasmissione di Beppe Rovera, in diretta da Rialto. Navi fotografate anche con il telefonino, mentre passano enormi davanti alle finestre che danno sul Bacino San Marco. Un problema la cui soluzione non può più essere rinviata. Il mondo si chiede come sia possibile che anche dopo la tragedia della Costa Concordia si lascino transitare a poche decine di metri da Palazzo Ducale. La protesta, condivisa anche dal Comune, ha portato a un incontro nella sede del ministero delle Infrastrutture. Al ministro Lupi sono stati consegnati i progetti alternativi. Quello del Porto, che prevede lo scavo di un nuovo canale, il Contorta Sant’Angelo, giudicato però «pericoloso» dagli ingegneri idraulici per l’equilibrio della laguna. La tangenziale dietro la Giudecca, il nuovo porto a Punta Sabbioni, la Marittima a Marghera. Decisione attesa per i prossimi giorni.(a.v.)

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Celentano continua la sua crociata: «Raccogliete cartoncini gialli e rossi e lasciateli cadere in città»

VENEZIA. «Raccogliete cartoncini rossi e gialli. Scriveteci sopra una frase di protesta con il vostro nome, come si fa con i bigliettini d’amore. E quando passa la nave lasciateli cadere su tutta la città».

Adriano Celentano insiste e invita i veneziani a ribellarsi contro le grandi navi. Da giorni sul Fatto Quotidiano il Molleggiato dà fiato alla polemica contro il passaggio delle grandi navi in laguna. Nei giorni scorsi se l’era presa con il presidente della Regione Luca Zaia e il sindaco Giorgio Orsoni («Volete uccidere la laguna»), poi con il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa. «Forse per lui non è importante stare bene di salute», scrive, «ma è importante che i turisti arrivino in massa come scarafaggi e dagli alti balconi di quei mezzi sputa-veleno si divertano a guardare la città dall’alto». «L’inquinamento», insiste Celentano, «è uno degli effetti delle grandi navi che i media nazionali trascurano. Eppure, secondo i dati una nave inquina come 14 mila auto. La lobby della croceristica è disposta a tutto pur di non rinunciare ai guadagni per pochi a scapito della città».

Polemica salutata con favore dal Comitato Grandi Navi, che da anni si batte contro i rischi alla salute e all’ambiente portati dalle grandi navi in laguna. Il Comune non entra nella polemica. E il vicesindaco Sandro Simionato ricorda che «il Comune è impegnato nella ricerca di alternative al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco».

La tesi suggerita da Ca’ Farsetti è quella di spostare l’arrivo della navi a Marghera. Non piace ai comitati («In questo modo si allontanano solo di un chilometro, il danno ambientale e le polveri sottili restano») e nemmeno al Porto. «Non è possibile, ci sono già le navi commerciali», obietta Costa fin dal primo giorno. Il progetto che va avanti è dunque proprio quello elaborato dall’Autorità portuale e consegnato al ministro Lupi. Lo scavo di un nuovo canale, il Contorta Sant’Angelo, nel cuore della laguna sud. Consentirebbe di far arrivare le navi in Marittima passando dalla bocca di porto di Malamocco e non più dal Lido. Secondo gli ambientalisti si tratterebbe di una ferita alla laguna.

«Causerebbe la perdita dei sedimenti, soluzione peggiore del male», dice l’idraulico Luigi D’Alpaos, uno dei massimi esperti di idrodinamiche lagunari. In pista anche la proposta della «tangenziale» dietro la Giudecca, proposta dal parlamentare di Scelta Civica Enrico Zanetti. Anche qui, soluzione interessante ma dagli impatti da valutare per lo scavo di un nuovo canale profondo in laguna sud. La polemica non si placa. Tra gli operatori del porto e le categorie economiche c’è anche chi le navi le vuole lasciare dove sono. (a.v.)

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Ancora nessun indagato, il reato ipotizzato è quello di inosservanza delle norme sulla sicurezza della navigazione. Indagine dopo l’esposto del Codacons

VENEZIA. Sulla base dell’esposto del Codacons sul caso del passaggio ravvicinato a Riva Sette Martiri del 28 luglio scorso di una nave da crociera, inviato alla Procura della Repubblica il giorno seguente, il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni ha aperto un fascicolo per il reato previsto dal Codice della navigazione di inosservanza di norme sulla sicurezza della navigazione. Per ora non ci sono indagati, ma non è escluso che in seguito gli inquirenti decidano di iscrivere nel registro per quel reato i presunti responsabili in modo da poter incaricare un consulente tecnico di svolgere una perizia e dare la possibilità a chi è coinvolto di nominare un difensore.

Il reato previsto dall’articolo 1231 del Codice della navigazione prevede anche l’arresto fino a tre mesi in caso di una sentenza di condanna. Il 29 luglio scorso il Codacons comunicò l’intenzione di inviare l’esposto. «Chiederemo alla Procura», aveva riferito il presidente Carlo Rienzi, «di accertare i fatti denunciati, aprendo un’ indagine per attentato alla sicurezza dei trasporti e pericolo di naufragio, e di accertare le responsabilità non solo della Carnival, ma anche della Capitaneria di Porto».

Rienzi aveva ricordato che «non è la prima volta che il Codacons denuncia le navi da crociera che attraversano il bacino di San Marco e i pericoli insiti nel passaggio vicino alla riva di questi giganti dei mari». «Una prassi che tuttavia», aveva concluso Rienzi, «sembra destinata a proseguire, senza alcun intervento da parte delle autorità competenti. Per questo chiederemo domani alla Procura di Venezia di disporre il sequestro di tutte quelle imbarcazioni da crociera che eseguiranno “inchini” e passeranno a pochi metri dalla riva veneziana».

Nel dibattito, quel giorno, era intervenuta anche il sottosegretario ai Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni: «Ancora una volta suona un campanello d’allarme che impone lo stop alle grandi navi a Venezia; è necessario, subito, un confronto che sancisca l’assoluto e immediato divieto di transito nel Canale della Giudecca e l’eventuale analisi di soluzioni alternative» aveva sottolineato l’ex presidente del Fondo per l’ambiente italiano.

«Attorno alle 11 e 15 di oggi», aveva dichiarato l’assessore Bettin, «la Carnival Sunshine, oltre 102 mila tonnellate di stazza, lunga 272 metri e larga 35 e alta 62, una della grandi navi da crociera che quotidianamente in questa stagione partono o arrivano a Venezia, secondo le testimonianze che ci sono giunte, è passata a non più di una ventina di metri da Riva dei Sette Martiri, come si vede dalle foto.

Secondo i testimoni, l’impressione è che si sia trattato di un errore di manovra, che tra l’altro ha stretto tra nave e riva un vaporetto». La Carnival si era affrettata a smentire, sostenendo che la nave era passata a 72 metri dalla Riva, come rivelavano gli strumenti di bordo».

Giorgio Cecchetti

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