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Polemica sui dati Arpav della qualità dell’aria.

L’assessore Bettin: «I mezzi acquei in laguna fanno più danni, bisogna cambiare strada e ridurre gli impatti»

Navi, barche e vaporetti inquinano più delle auto. E le polveri sottili sono in aumento. Un quadro preoccupante quello delineato dall’Arpav, che riapre la polemica sul traffico in laguna.

«È sorprendente la sorpresa con cui è stato accolto il rapporto Arpav 2012 sulla qualità dell’aria», commenta Silvio Testa del Comitato No Grandi Navi, «in realtà quei dati noi li denunciamo da anni, basandoci proprio su studi scientifici. Se non si è visto finora è perché non si è voluto vedere».

Un’accusa al Porto, ma anche al Comune, con un invito a studiare «nuovi modelli di sviluppo della croceristica, oggi incompatibile con la laguna», scegliendo soluzioni drastiche.

Dati preoccupanti, che confermano l’aumento degli inquinanti nell’aria, in particolare le polveri sottili. Sarebbero provocate dai camini della navi commerciali (per il 19 per cento, un quinto del totale), dal traffico passeggeri e grandi navi (12 per cento), dal traffico acqueo locale (vaporetti, taci, Gran Turismo e motori a due tempi). Un altro 20 per cento viene prodotto dalle centrali elettriche e «solo» il 12 per cento dalle industrie, ormai in disarmo, il 15 dal traffico automobilistico, il 5 dal riscaldamento domestico.

«Eppure», accusa il portavoce dei comitati, «il Comune annuncia targhe alterne per le auto, ordinanze per spegnere il riscaldamento. Ma nulla sul fronte delle emissioni dei camini delle navi».

Poco incide, secondo i comitati, anche il «Blue Flag», cioè la riduzione delle emissioni di zolfo ottenuta con la firma degli accordi con le compagnie. Si dovrebbe velocizzare la realizzazione dei progetti per il cold ironing, cioè la fornitura di energia da terra, che consentirebbe di tenere penti in motori quando la nave è in porto. Polemica che investe ormai i media nazionali e internazionali.

«La sensibilità su questo tema è grande», conferma l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, «siamo sotto gli occhi del mondo. I dati dell’Arpav non ci soprendono, è chiaro che in una città d’acqua dove il porto è tra i maggiori d’Italia e dove il traffico urbano si svolge con mezzi acquei l’impatto ambientale di queste attività sia alto. Per questo bisogna ridurre gli impatti, cercare una ridislocazione più adeguata di tali attività, a cominciare dalle grandi navi».

«Ma anche il trasporto urbano», continua l’assessore all’Ambiente, «dovrà avere presto modalità sostenibili di alimentazione dei mezzi. Il Comune ha avviato azioni virtuose con il Paes (Piano di energìa sostenibile) che porteranno entro il 2020 alla riduzione di 340 mila tonnellate annue di ossido di carbonio. Anche il Porto dovrà essere protagonista di questa evoluzione».

Fumi, impatto ambientale, erosione, rischio di incidenti. Si avvicina intanto la decisione del ministro sulle alternative alle grandi navi davanti a San Marco. Il Porto, sostenuto da Magistrato alle Acque e Capitaneria, punta sullo scavo del nuovo canale Contorta Sant’Angelo, che porterà le navi in Marittima passando per la bocca di Malamocco. Ipotesi combattuto dagli ambientalisti e da idraulici di fama come il professor Luigi D’Alpaos.

«Aumenta l’erosione di una laguna già in condizione critiche», denuncia il professore.

Il Comune punta su Marghera, il parlamentare della lista Monti Enrico Zanetti sulla «circonvallazione» dietro la Giudecca. L’ex viceministro Cesare De Piccoli sul nuovo terminal a Punta Sabbioni. Soluzione ancora in alto mare.

Alberto Vitucci

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A Sacca Fisola sono stati registrati dati record soprattutto in estate

A Sacca Fisola inquinamento record. Dai dati dell’Arpav relativi all’estate del 2011 e poi al periodo autunnale 2011 si ricava come il contributo del traffico portuale sull’inquinamento da polveri sottili (PM2.5, il 90 per cento delle Pm 10 in autunno, il 75 per cento in estate) sia intorno all’8 per cento in estate, 2 per cento in autunno in laguna. I carichi inquinanti sono formati da polveri, metalli pesanti, diossine.

Un quadro in peggioramento, perché rispetto a due anni fa è aumentato il numero delle navi in transito, come la loro dimensione. Allo studio ci sono programmi di riduzione del biossido di zolfo, come ad esempio con le riduzioni volontarie Blue Flag.

Progetto insufficienti, secondo i comitati. «Il biossido di zolfo», dicono, «è considerato dalla stessa Arpav come un inquinante primario non critico».

 

INQUINAMENTO IN LAGUNA – Dopo i dati pubblicati dall’Arpav l’assessore Bettin spinge sull’acceleratore

Presto un piano per la mobilità acquea sostenibile: «Actv dovrà fare da apripista»

SMOG – Ancora polemica sull’impatto della Grandi navi in laguna

«Senza più industrie le emissioni navali aumentano per forza in percentuale»

«Non mi sorprenderei tanto se dal traffico acqueo deriva il 45 % delle emissioni di polveri fini e dell’inquinamento generale sul territorio della città. Ormai l’industria di Marghera quasi non c’è più, mentre il porto ha fortunatamente continuato a crescere».
L’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin non intende vedere nei risultati dell’indagine Arpav un dato solo contro le grandi navi, anche perché l’apporto all’inquinamento delle navi da crociera è del 12 per cento.
«Non deve sorprendere questo dato – aggiunge – in una città che ha un porto tra i maggiori d’Italia e un traffico urbano che si svolge con mezzi acquei. Questo dato ci deve comunque spingere verso una rapida riduzione delle fonti inquinanti da una parte ridislocando altrove le grandi navi, dall’altro accelerando l’introduzione di modalità sostenibili nell’alimentazione dei mezzi da trasporto locali, come prevede il Piano d’azione per l’energia sostenibile, approvato nel 2012 dal Consiglio comunale e che di fatto è un impegno a ridurre entro il 2020 la produzione di almeno 340mila tonnellate di anidride carbonica».
Finalmente, dunque, un’apertura anche alla motorizzazione ibrida per i mezzi da trasporto pubblici e per tutti quelli che dispongono di licenza o autorizzazione comunale. Tra mezzi di Actv, taxi, e topi da trasporto, le unità potenzialmente inquinanti superano abbondantemente il migliaio e su queste il Comune potrebbe intervenire, almeno imponendo l’obbligo di installare un propulsore ibrido in fase di rimotorizzazione.
«Entro l’anno presenterò un atto di indirizzo che impegni la giunta in questo senso – spiega – e in questo cambiamento l’azienda pubblica Actv deve fare da trainante in questo settore di cambio di propulsione. Dobbiamo fare di Venezia – conclude – un grande laboratorio della mobilità sostenibile, un po’ come avevamo fatto decenni fa con la metanizzazione delle case».
Pax In Aqua chiede da tempo più controlli sull’inquinamento in canal Grande.
«Esiste una centralina vicino a Ca’ Farsetti – attacca il presidente William Pinarello – ma non riusciamo ad avere nessun dato. Eppure in canal Grande girano tantissimi idrocarburi, tra Actv, barche da trasporto con motori obsoleti e tantissimi fuoribordo a 2 tempi che rilasciano in acqua e nell’aria un quarto del carburante usato. Infine – puntualizza – chiediamo anche per il Lido le giornate di blocco del traffico che in autunno e inverno si fanno in terraferma».
Il Comitato No grandi navi, punta invece il dito nuovamente sulla crocieristica, precisando che la sorpresa con cui sono stati accolti i dati non è stata affatto tale per chi questo settore lo segue da anni.
«Non è possibile – tuona Silvio Testa, portavoce del comitato – lasciare all’Autorità portuale o a Vtp la possibilità di fare dichiarazioni tranquillizzanti come l’accordo Venice Blue Flag, che non incide per nulla sulle polveri sottili e fini. Dal sindaco, massima autorità sanitaria della città, ci saremmo aspettati maggior prudenza, soprattutto nel commentare la firma del Venice Blue Flag».

Michele Fullin

 

Gazzettino – Venezia. Inquinamento, i dati accusano le navi.

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15

ago

2013

VENEZIA – Considerando anche il movimento acqueo locale a livello di polveri fini “pesa” tre volte il traffico stradale

Uno studio dell’Arpav fotografa lo smog prodotto da attività commerciale e crocieristica

Polveri fini, le navi sotto accusa

Il 31% dello smog dovuto a porto commerciale e crociere, il 14% al trasporto acqueo locale. Tre volte più che le auto

L’ANALISI – I sorprendenti risultati dell’indagine condotta dall’Arpav

PM 2.5 – È la componente più pericolosa, si fissa agli alveoli polmonari

Si parla di qualità dell’aria e uno pensa alla tangenziale. Sbagliato, dicono i dati del rapporto annuale stilato dall’Arpav e presentato ieri nella sede provinciale dell’azienda ambientale. Per le polveri fini, il cosiddetto Pm 2.5, insidiose perché penetrano fin negli alveoli polmonari, il 31% delle emissioni nel territorio comunale è dovuto al traffico portuale.

In particolare, secondo lo studio Apice condotto nel 2011, il traffico commerciale incide per il 19% e quello passeggeri per il 12%. Con l’apporto del traffico acqueo locale (14%) si arriva a una percentuale del 45%. Il trasporto stradale pesa solo per il 15% del totale. La seconda maggiore fonte di particelle Pm 2.5 è legata alla produzione di energia (20%).
È un dato che sorprende, e che rischia di alimentare nuove polemiche contro le Grandi navi, anche se Autorità portuale, Comune e Arpav sono impegnate ad abbattere le emissioni di ossidi di azoto e polveri sottili con l’impiego di combustibili puliti, in base agli accordi “Blue Flag”.

Ma in centro storico – spiega il responsabile del dipartimento provinciale dell’Arpav, Renzo Biancotto- c’è un altro fronte aperto in materia ambientale, quello delle emissioni di metalli pesanti dalle vetrerie di Murano. La centralina di SaccaFisola, che monitora la qualità dell’aria in centro storico, ha rilevato i valori più elevati a livello regionale di arsenico e cadmio. Le percentuali sono comunque inferiori ai valori limite di legge, ma inducono Arpav e Comune a cercare con le aziende del comparto soluzioni in grado di garantire la funzionalità degli impianti di abbattimento deglli inquinanti.
Il terzo obiettivo degli interventi di Comune e Arpav per migliorare la qualità dell’aria riguarda il traffico automobilistico. Il bilancio del 2012, che conferma il trend negativo delle concentrazioni di biossido di zolfo, monossido di carbonio e benzene, conferma i valori elevati di polveri sottili, benzo(a)pirene e idrocarburi policiclici aromatici, causati dalla combustione nei motori a scoppio. Gli sforamenti delle polveri nel 2012 sono diminuiti (76 giorni contro i 116 del 2011), grazie anche a condizioni meteo favorevoli (un inverno ventoso e un autunno particolarmente piovoso che ha contrubuito a ripulire l’aria). «Agiamo in un quadro che non dà certezze – dice l’assessore Gianfranco Bettin – e servono azioni di area vasta di cui per ora non c’è traccia, a livello ministeriale e in Regione». Per questo non resta che confermare le misure di limitazione del traffico, anche se non risolutive.

 

LE “SENTINELLE” DELL’ARIA – Anche per le centraline scatta la “Spending review”

Alla guerra con le armi spuntate. Con il nodo degli stanziamenti regionali ancora da sciogliere, l’Arpav è costretta a fare di necessità virtù. Lo fa capire il responsabile provinciale Renzo Biancotto nel presentare la rete di monitoraggio della qualità dell’aria. Sul campo ci sono tre centraline per il “background” urbano al Parco Bissuola, a Sacca Fisola e in via Beccaria a Marghera. Quest’ultima però è di fatto gestita dal Comune (che l’ha voluta), con un costo di circa 20mila euro l’anno. In via Da Verrazano e in via Tagliamento (anche questa in carico a Ca’ Farsetti) ci sono invece le centraline che monitorano l’impatto del traffico urbano, mentre in via Garda a Malcontenta una centralina registra i dati a livello suburbano.
Ma sono le stazioni del Parco Bissuola e di Sacca Fisola, in realtà, a fornire i dati più importanti per il capoluogo: da tempo infatti l’Arpav ha deciso di utilizzare solo “a spot” i dati rilevati dalla centralina di via Da Verrazano. Per motivi probabilmente di carattere climatico i valori degli inquinanti risultano inferiori alle attese, mentre nella vicina via Fradeletto (dove era stata effettuata a suo tempo una specifica campagna di monitoraggio) le sostanze inquinanti erano alle stelle.

 

Avanti con i blocchi del traffico ai veicoli non catalizzati e con qualche domenica “ecologica”. La linea del Comune nella lotta all’inquinamento atmosferico non cambia. In mancanza di azioni condivise su scala interregionale, dato che il problema riguarda l’intera area padana, Venezia cerca di combattere polveri sottili e idrocarburi con i mezzi che ha: «Rischiamo di fare la cosa giusta ma in un contesto reso sfavorevole da chi non mette in atto altre azioni», spiega l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin. Così, anche per il prossimo autunno, saranno riconfermate le limitazioni al traffico nei giorni feriali (in vigore per 112 giorni nel 2012) ai veicoli più inquinanti, con la speranza che il meteo dia una mano al Comune: il calo progressivo delle concentrazioni delle polveri, si legge nel rapporto annuale dell’Arpav, è dovuto infatti a condizioni climatiche favorevoli: sono le 2011, un anno caratterizzato da scarse precipitazioni, i valori del particolato nell’aria erano aumentati in modo preoccupante. Quest’anno invece, grazie alle abbondanti piogge primaverili, il bonus dei 35 sforamenti annuali consentiti dalla legge non è stato ancora superato.
Per il resto il Comune si affiderà a misure destinate a dare risultati nel tempo, come lo sviluppo del car sharing e del bike sharing, l’estensione della rete tramviaria (che da dicembre servirà anche Marghera) e il lavaggio delle strade. Altri benefici potrebbero venire dall’avvio dei treni cadenzati sulle tratte gestite dal progetto regionale Sfmr, se saranno in grado di offrire una concreta alternativa all’uso dell’auto privata. (a.fra.)

 

LA ZONA – L’area di San Basilio, cone le Zattere e la Giudecca è stata la più colpita dalla puzza

LA PAURA – Una macchia maleodorante lunga un centinaio di metri

IL SOSPETTO  «Lunedì ha attraccato in banchina una nave militare in arrivo dalla Grecia»

IL CASO – In attesa dei risultati sul “presunto” sbandamento

«Aspettiamo l’esito dell’indagine sulla Carnival»

Categorico l’assessore Bettin. I residenti: «Odore nauseabondo, faremo denuncia alle autorità»

«Speriamo sia solo una causa accidentale, speriamo non doloso cioè criminale, ma l’intervento efficace di Capitaneria e Guardie ai Fuochi è stato provvidenziale. Tutto ciò, però, ripropone il tema della compatibilità tra alcune attività e la tutela della città storica e del suo ambiente, questione che non riguarda solo le grandi navi».

Così interviene l’assessore all’Ambiente. Gianfranco Bettin sul caso dello sversamento di idrocarburi nel canale della Giudecca.

«Se lo sversamento – continua l’assessore – fosse avvenuto in un momento di acqua alta, la marea avrebbe rischiato di far penetrare gli idrocarburi perfino a San Marco. É necessario perciò sciogliere al più presto i nodi relativi alla realizzazione sia del nuovo porto off-shore sia della possibile nuova stazione marittima a Porto Marghera, verificandone la fattibilità, lasciando nella Marittima attuale solo ciò che è compatibile con il rispetto dovuto alla città storica e al suo ambiente».

E sulla vicenda è intervenuto anche il parlamentare M5S, Marco Da Villa che ha annunciato di voler presentare un’interrogazione in Parlamento.

«Ho dovuto gettare via tutta la cena. I muri, i mobili e persino gli alimenti si sono impregnati di quel puzzo incredibile di idrocarburi. Ci siamo affacciati alla finestra e abbiamo visto l’enorme chiazza di nafta che galleggiava davanti a San Basilio. Il colpevole è ancora lì e ci resterà per alcuni giorni, ormeggiato in banchina a San Basilio: è quel residuato militare greco che lunedì ha emesso tanfi nauseabondi facendoci tossire, lacrimare e dar di stomaco». È particolarmente arrabbiata la scrittrice ed architetto dei giardini Tudy Sammartini: la chiazza di idrocarburi che si è formata lunedì sera nel canale della Giudecca ha creato non pochi problemi a tutti i residenti.

«Abbiamo tempestato di telefonate l’Autorità portuale, la polizia municipale, la Finanza, i Carabinieri – continua Sammartini – e ora farò preparare una formale denuncia perché ci devono rimborsare i danni».

«La puzza era estremamente fastidiosa – concorda Giorgia del Bar San Basilio – i nostri clienti seduti sui tavolini in fondamenta, appena hanno sentito l’odore, sono scappati via tutti».

Sul posto a verificare di persona la situazione c’è anche Manuel Tiffi, amministratore del gruppo Facebook del “Gabbiotto” con migliaia di iscritti.

«Volevo constatare se tutto è stato realmente risolto – Spiega Tiffi – la nostra pagina è divenuta un luogo di denuncia dei problemi della città e ieri sera ci hanno inviato tantissime foto con la chiazza. Questa stagione è stata nefasta per la laguna veneziana: abbiamo iniziato con le alghe, poi la moria di pesci, il cattivo odore, i chironomidi e ora anche la nafta. Speriamo che le autorità individuino al più presto le responsabilità di questa ulteriore offesa. A nostro avviso manca una politica di salvaguardia ambientale della laguna; ci auguriamo che l’amministrazione comunale si impegni di più in questo campo, in modo che si possa prevenire questi disastri ecologici e non si rimanga solo a guardare».

Anche il titolare del negozio di specialità veneziane davanti alla fermata Actv vuole capire le cause della chiazza. «Bisogna capire perché è arrivata fin qua – afferma – e soprattutto chi l’ha causata».

 

I No navi: «La laguna non è un contenitore»

«Lo sversamento di idrocaburi in Canale della Giudecca dimostra ancora una volta l’incompatibilità di un certo tipo di traffico navale non solo con il cuore storico della città ma anche con la laguna stessa».
Lo ribadisce il Comitato No grandi navi in riferimento alla situazione di emergenza venutasi a creare nelle acque portuali vicino alla Marittima.
«Abbiamo sempre sostenuto – prosegue il portavoce Silvio Testa – che nel novero dei possibili incidenti connessi al passaggio delle navi c’è anche lo sversamento di carburante e l’altra sera, in condizioni di marea diverse, la chiazza oleosa sarebbe potuta arrivare nel pieno del Bacino di San Marco. La laguna – continua – non è un contenitore buono per tutti gli usi, ma è un ambiente straordinario e delicato che dà ragione dell’esistenza stessa di Venezia e la protegge. Non c’è Venezia senza la laguna, e dunque sono inaccettabili tutte le proposte che mirano a estromettere il traffico croceristico da San Marco semplicemente puntando a trasferire altrove il terminale passeggeri o, peggio, a mantenerlo in Marittima portandovi le navi attraverso il devastante scavo di un nuovo canale».

 

Intervento di Bruxelles dopo le molte polemiche

L’Ue: «Controlliamo ma niente speculazioni»

«Le autorità italiane tengono sotto controllo il porto di Venezia e da quanto abbiamo capito stanno indagando per capire quello che è successo il 27 luglio scorso quando una nave da crociera arrivò vicino a Riva Sette Martiri, a pochi passi da San Marco».

Così, Helen Kears, portavoce del commissario europeo ai Trasporti e vicepresidente, Siim Kallas.

«La sicurezza è la prima priorità – ha ribadito il funzionario europeo – per noi e la Commissione è in contatto con l’Autorità portuale di Venezia per ulteriori chiarimenti. Fino ad allora non speculeremo».

Insomma, l’Unione Europea tiene sotto controllo la situazione del bacino veneziano e soprattutto la questione delle grandi navi non solo dopo le vicende del Giglio, ma in particolare per la dialettica che in queste settimane sta caratterizzando il dibattito tra favorevoli e contrari all’ingresso delle navi crociera nella laguna di Venezia. L’intervento dell’Unione europea fa seguito alla vasta eco internazione della questione grandi navi, ma in particolar modo alle proteste legate al caso della Carnival Sunshine che, il 27 luglio scorso venne immortalata in fase di manovra di accesso al Bacino di San Marco, e che, secondo i detrattori delle grandi navi, si sarebbe avvicinata troppo alla banchina di Riva dei Sette Martiri dando la sensazione (o la certezza) che la nave possa aver sbandato in fase di manovra. Su questo episodio numerose erano state le reazioni di opposto parere culminate anche con un interessamento diretto di Bruxelles sulla vicenda.

 

Nuova Venezia – Venezia. “Via petroliere e grandi navi”

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14

ago

2013

LO SVERSAMENTO IN LAGUNA »POLEMICHE ROVENTI

Pulita la chiazza inquinata, ma l’assessore Bettin rilancia l’allarme: «Poteva arrivare a San Marco»

La maxichiazza di petrolio formatasi l’altra sera nel canale della Giudecca per lo sversamento – accidentale o voluto – da parte di una nave è stata di fatto dispersa dopo l’intervento di Capitaneria di Porto e Guardie ai Fuochi che hanno prelevato anche alcune migliaia di litri di acqua inquinata. Ma resta ancora l’incertezza del colpevole, contro cui il Comune è pronto a costituirsi parte civile.

Ma a lanciare l’allarme per la pericolosità generale della situazione è l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin. «La chiazza di idrocarburi- dichiara Bettin – formatasi nel canale della Giudecca e causata con ogni probabilità da un accidentale – speriamo non doloso, cioè criminale – rilascio da parte di una nave, che l’intervento efficacie della Capitaneria di porto e delle Guardie ai fuochi è riuscito infine a ripulire, ripropone il tema della compatibilità tra alcune attività e la tutela della città storica e del suo ambiente, questione che non riguarda soltanto le grandi navi. Se lo sversamento di ieri fosse avvenuto in un momento di acqua alta, la marea avrebbe rischiato di far penetrare gli idrocarburi perfino a San Marco e negli altri luoghi storici. E’ dunque in discussione la compatibilità stessa di talune attività che implicano anche rischi di questo tipo, comunque gravi, non solo del transito delle grandi navi. È necessario perciò sciogliere al più presto i nodi relativi alla realizzazione sia del nuovo porto off-shore sia della possibile nuova stazione marittima a Porto Marghera, verificandone la fattibilità, lasciando nella Marittima attuale solo ciò che è compatibile con il rispetto dovuto alla città storica e al suo ambiente. Nel frattempo, ovviamente, vanno fatte rispettare fino in fondo le regole vigenti e vanno perseguite le responsabilità di chi ha causato l’incidente, che deve essere chiamato a ripagare».

Intanto il deputato del Movimento Cinque Stelle Marco da Villa, presenterà un’interrogazione urgente ai Ministri delle Infrastrutture e a quello dell’Ambiente al fine di chiedere conto dell’operato del Magistrato alle Acque in relazione ai diversi, e purtroppo, sempre più numerosi, episodi di sofferenza dell’ecosistema lagunare, dal passaggio ravvicinato della Carnival Sunshine, alla diffusione delle alghe con le relative tonnellate di pesci morti raccolti da Veritas, alla chiazza di petrolio da centinaia di metri dietro la Giudecca, ricordando che in base alla Legge Speciale. “al Magistrato delle Acque spetta la sorveglianza sull’intera laguna”.

Per il Comitato No Grandi Navi «lo sversamento di idrocarburi in Canale della Giudecca, probabilmente a opera di una nave militare o di un traghetto attraccati in Marittima, dimostra ancora una volta l’incompatibilità di un certo tipo di traffico navale non solo con il cuore storico della città ma anche con la laguna stessa».(e.t.)

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Macchia di idrocarburi nel canale della Giudecca: puzza e proteste

Residenti infuriati per quello che pare essere lo sversamento di una nave. Sul posto sono intervenuti la Guardia costiera, Guardie ai fuochi e Arpav. Bettin: “Stop alle attività a rischio”

VENEZIA. Una vasta chiazza di idrocarburi, probabilmente dovuta ad uno sversamento da una nave, è stata avvistata ieri sera nel Canale della Giudecca a Venezia, nei pressi del vecchio molo della Marittima. A segnalare l’inquinamento è stato l’equipaggio di un mezzo dell’Actv, l’azienda pubblica di trasporti.

La macchia, inizialmente lunga circa un’ottantina di metri, si è presto estesa sotto riva, allungandosi per alcune centinaia di metri. Sul posto sono intervenuti mezzi della Capitaneria di Porto, delle Guardie ai fuochi di Venezia e tecnici dell’agenzia regionale ambientale Arpav, che hanno effettuato campionamenti nell’acqua della laguna per accertare la portata del fenomeno e le conseguenze per l’ambiente.

Al momento l’effetto più evidente è un forte odore da idrocarburi percepibile soprattutto nella zona della Giudecca, segnalato anche da alcuni residenti. La Guardia Costiera, che ha avvisato del fatto l’autorità giudiziaria, sta svolgendo accertamenti per cercare di individuare i responsabili dello sversamento.

Bettin: “Stop alle attività a rischio”. La chiazza di idrocarburi che si è formata nel canale della Giudecca «e causata con ogni probabilità da un accidentale – speriamo non doloso, cioè criminale – rilascio da parte di una nave, che l’intervento efficacie della Capitaneria di porto e delle Guardie ai fuochi è riuscito infine a ripulire, ripropone il tema della compatibilità tra alcune attività e la tutela della città storica e del suo ambiente, questione che non riguarda soltanto le grandi navi». Lo dice l’assessore veneziano all’ambiente Gianfranco Bettin. «Se lo sversamento di ieri fosse avvenuto in un momento di acqua alta, la marea avrebbe rischiato di far penetrare gli idrocarburi perfino a san Marco e negli altri luoghi storici – accusa -. È dunque in discussione la compatibilità stessa di talune attività che implicano anche rischi di questo tipo, comunque gravi, non solo del transito delle grandi navi. È necessario perciò – aggiunge – sciogliere al più presto i nodi relativi alla realizzazione sia del nuovo porto off-shore sia della possibile nuova stazione marittima a Porto Marghera, verificandone la fattibilità, lasciando nella Marittima attuale solo ciò che è compatibile con il rispetto dovuto alla città storica e al suo ambiente». «Nel frattempo, ovviamente, vanno fatte rispettare fino in fondo le regole vigenti – conclude Bettin – e vanno perseguite le responsabilità di chi ha causato l’incidente, che deve essere chiamato a ripagare».

Comitato No Grandi Navi: “Episodio che deve far riflettere”. Lo sversamento di idrocaburi ieri sera in Canale della Giudecca, «probabilmente a opera di una nave militare o di un traghetto attraccati in Marittima, dimostra ancora una volta l’incompatibilità di un certo tipo di traffico navale non solo con il cuore storico della città ma anche con la laguna stessa». Lo sostiene Silvio Testa, portavoce del comitato No Grandi Navi. «L’intervento della Capitaneria di Porto e delle Guardie a fuochi – sottolinea – ha consentito di contenere la chiazza di carburante e poi di assorbirla, ma ciò non toglie che il fatto deve far riflettere tutte le Autorità». «Il Comitato – ricorda – ha sempre sostenuto che nel novero dei possibili incidenti connessi al passaggio delle navi c’è anche lo sversamento di carburante e ieri sera, in condizioni di marea diverse, la chiazza olesosa sarebbe potuta arrivare nel pieno del Bacino di San Marco, ma lo sversamento, si spera non doloso, non avrebbe avuto minor peso se fosse avvenuto in qualche altro luogo all’interno della laguna, magari nel Canale dei Petroli dove l’Autorità Portuale o il sindaco vorrebbero trasferire in tutto o in parte il traffico crocieristico»

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“Inchino” carnival

Commissione europea «La sicurezza nostra priorità»

Allerta alta, ma senza indici puntati contro: anche l’Unione europea si è attivata sul fronte delle grandi navi in transito in bacino di San Marco, in particolare sul caso del passaggio sottoriva della “Carnival Sunshine”, le cui immagini hanno fatto – una volta di più – il giro del mondo. Attenzione, dunque, ma senza giudizi finali ultimativi: per ora la Ue attende informazioni dall’Italia.

«Le autorità italiane monitorano il Porto di Venezia e, da quanto capiamo, stanno indagando sull’incidente. La sicurezza è la prima priorità per noi, e la Commissione è in contatto col Porto di Venezia per successivi chiarimenti. Fino ad allora non speculeremo», ha detto ieri Helen Kearns, portavoce del commissario ai Trasporti e vicepresidente Siim Kallas, rispondendo a una interrogazione presentata al Parlamento europeo su quanto avvenuto il 27 luglio, quando una nave da crociera arrivò vicina a Riva Sette Martiri, a pochi passi da San Marco: 72 metri, dalla riva, testimoniò il tracciato Gps rilevato dalla Capitaneria, per la quale non c’è stato rischio alcuno e tutto si è svolto nella norma, anche se il tracciato delle altre navi in entrata quel giorno era ben visibile molto più al centro del canale. Le immagini riprese dallo scrittore Roberto Ferrucci, che si trovava in riva dei 7 Martiri, parlavano da sole e hanno fatto il giro del mondo, accendendo ancor più la polemica sul passaggio totalmente fuori scala di navi sempre più grandi per Venezia. Di più, a bordo di uno yacth ormeggiato in Riva c’era Micky Arison, presidente della Carnival, che aveva commentato compiaciuto il passaggio della “sua” nave su Twitter. Da qui l’idea – che ha dato il “la” l’interrogazione parlamentare – che si sia trattato di un “inchino” voluto: ipotesi esclusa categoricamente dalla Capitaneria. La Ue promette di vigilare. (r.d.r.)

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Venezia, migliora la qualità dell’aria: «Siamo ancora sotto i 35 sforamenti»

Presentato il rapporto sulla qualità dell’aria. Ci sono dati positivi ma pesa la variabile meteo.

«Necessaria un’azione su vasta scala che coinvolga tutte le regioni del Nord», spiega Bettin

VENEZIA. Nel 2012 è migliorata la qualità dell’aria rispetto al 2001, un anno che era stato peraltro difficile a causa delle condizioni meteo non favorevoli: questo il responso del Rapporto annuale sulla qualità dell’aria nel Comune di Venezia, presentato questa mattina nella sede provinciale dell’Arpav di Mestre, dall’assessore comunale all’Ambiente e Città sostenibile, Gianfranco Bettin e dal direttore del Dipartimento Arpav provinciale di Venezia, Renzo Biancotto.

«I dati positivi – ha spiegato Biancotto – riguardano la diminuzione di inquinanti come il biossido di zolfo, il monossido di carbonio, il benzene. Bene anche i metalli pesanti, che registrano però, per quanto riguarda arsenico e cadmio, nella stazione veneziana di Sacca Fisola, una concentrazione maggiore, ma sempre molto al di sotto della soglia limite, dovuta alle emissioni delle vetrerie artistiche. Rimangono invece più o meno invariate le presenze di biossido di azoto, di ozono, e di benzo(a)pirene, unico inquinante che permane leggermente oltre la soglia del limite stabilito. Buone notizie anche per quanto riguarda il Pm10, le cui giornate di sforamento dalla soglia di 50 microgrammi per metro cubo stabilito dall’UE, sono scese dalle 91 del 2011 alle 76 del 2012. E nel 2013 non sono ancora stati superati i 35 sforamenti permessi dall’Ue, mentre negli anni scorsi a luglio questo limite era già stato ampiamente superato. Bisogna in ogni caso tenere sempre conto che la zona in cui viviamo, ovvero quella della Pianura Padana, è morfologicamente predisposta, per lo scarso ricambio dell’aria, ad avere più alte concentrazioni di inquinanti».

«È proprio per questa ragione – ha sottolineato Bettin – che oltre a quelle dei singoli Comuni, è necessaria un’azione su più vasta scala, che coinvolga le regioni del Nord e venga coordinata dal Governo: purtroppo il lavoro, in tal senso, che era stato intrapreso dal precedente ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, si è interrotto dopo due sole riunioni. La stessa Regione Veneto deve ancora approvare l’aggiornamento del Piano Regionale di Tutela e risanamento dell’Atmosfera». Il Comune di Venezia continuerà in ogni caso a fare la sua parte su vari fronti: dalle limitazioni invernali della circolazione delle auto più inquinanti, ai controlli sugli impianti di riscaldamento, dal lavaggio delle strade alla promozione di sistemi alternativi di spostamento, quali il tram, il bike sharing o il car sharing.

Confidando poi, magari, sempre un pò anche sul tempo: grazie alle favorevoli condizioni meteo, nel 2013, deve essere ancora superato il numero annuo dei 35 giorni di sforamento del Pm10, fissato dall’Unione europea. Particolare attenzione, con la prosecuzione dei rilevamenti iniziati nel 2012, verrà posta agli effetti del traffico acqueo, legato in particolare al passaggio delle grandi navi. Il maggior fattore inquinante per quanto riguarda il Pm2,5, quelle polveri sottili che sono micidiali per l’apparato respiratorio degli uomini, dipende proprio il traffico acqueo (45%), seguito dalle produzioni delle industrie (32%), dal traffico stradale (15%) e dal riscaldamento (5%).

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Diciamolo, ciò che succede a Venezia non può non indignare chiunque abbia anche solo un po’ di raziocinio e di sensibilità. Uno scandalo. Una sconcezza. Contestare la libera circolazione di grandi navi piene di americani, giapponesi e tedeschi, tutta gente onesta che paga le tasse, con la sola scusa che lì c’è una vecchia città mezza allagata, è un atteggiamento antimoderno e antieconomico che condanna il nostro paese all’arretratezza.

Ma l’avete vista piazza San Marco? Avete visto quelle migliaia e migliaia di metri quadri liberi e sgombri mentre magari in altre zone c’è chi cerca freneticamente un parcheggio per la macchina senza trovarlo? Che spreco! E, a proposito di lavori pubblici e grandi opere, cosa si aspetta a realizzare il tanto atteso raddoppio del Canal Grande, con conseguente abbattimento di quei fastidiosi ponti? O si vuol continuare a far fare il giro largo, passando dalla Giudecca, alle grandi navi che portano turisti e quindi benessere?

Questo è un accorato grido di allarme, che non riguarda, beninteso, solo quella piccola città allagata del Veneto. Tanto per restare al Nord, guardate le Dolomiti. Migliaia e migliaia di turisti arrivano qui per vedere questa meraviglia e cosa trovano? Sentieri sterrati e in salita! E in certi prati delle malghe più alte – diciamolo anche se pare sconveniente – c’è puzza di merda di mucca! E in molti casi addirittura persistono boschi che ostruiscono la vista, che nascondono le cime! È così che aiutiamo il turismo? E scendendo a Sud la situazione peggiora ancora. Lasciamo stare il centro di Roma, per carità, che è pieno di ruderi , case mezzo crollate, con uno stadio inutilizzabile e obsoleto come il Colosseo, che tra l’altro costringe le auto a una pericolosa curva. In Egitto, almeno, le piramidi le hanno fatte lontano dal centro!

Ma pensate a Capri, per esempio. Possibile che uno non possa sdraiarsi comodo sulla spiaggetta perché ha davanti due sassi antiestetici che gli fanno ombra nelle ore migliori? Non è che chiamarli pomposamente “faraglioni” migliora la situazione: il turista paga per prendere il sole, rilassarsi, non per vedere due rocce immerse nell’acqua, che tra l’altro sono un pericolo per la navigazione.

Come vedete, il paese è arretrato. Colpa del suo immobilismo politico, dicono in molti. E in effetti è vero: continuare a conservare cose vecchie e impedire la realizzazione di tante belle costruzioni moderne è un segnale. Il governo Berlusconi, almeno lo aveva capito e a L’Aquila aveva fatto del suo meglio: casette nuove! Altro che rimettere in piedi case e palazzi di due o trecento anni fa!

E poi, come in ogni polemica che riguardi l’Italia, i suoi sprechi, i suoi schiaffi a una sana concorrenza liberista, c’è Pompei. Sì, Pompei, una città distrutta duemila anni fa che oggi occupa diverse centinaia di ettari meravigliosamente edificabili, fosse pure – se è una necessità bisogna affrontarla – abusivamente.

Insomma, avrete capito, quella delle grandi navi a Venezia è soltanto la punta dell’iceberg: è tutto il paese che deve affrontare una volta per tutte la questione della modernità. Mi diceva un turista tedesco che a Pisa ha girato tre ore per trovare un parcheggio…e poi c’era una piazza completamente libera con una torre storta. Dico, capisco il timore che caschi sulle vetture posteggiate costringendo poi le assicurazioni a un salasso notevole, ma allora non si può abbatterla subito? Piccolezze, d’accordo, dettagli. Ma non è anche da queste cose che si vede quanto un paese tiene al suo futuro?

Alessandro Robecchi

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Helen Kearns, portavoce del commissario europeo ai trasporti, ha risposto a un’interrogazione all’europarlamento: «La sicurezza di Venezia è priorità assoluta»

VENEZIA. «Le autorità italiane monitorano il Porto di Venezia, e da quanto capiamo stanno indagando sull’incidente. La sicurezza è la prima priorità per noi, e la Commissione è in contatto col Porto di Venezia per successivi chiarimenti. Fino ad allora non speculeremo», così Helen Kearns, portavoce del commissario ai Trasporti e vicepresidente Siim Kallas ha risposto su quanto avvenuto il 27 luglio, quando una nave da crociera arrivò vicina a Riva Sette Martiri, a pochi passi da San Marco.

La Carnival Sunshine è stata accusata di aver fatto un «inchino» all’armatore ormeggiato poco lontano. Ipotesi smentita categoricamente dalla Capitaneria.

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Nuova Venezia – Venezia. Grandi navi, nuovi attacchi a Costa.

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12

ago

2013

Dopo Celentano, anche Settis e D’Alpaos criticano il presidente del Porto

Grandi navi, tutti contro Costa. Dopo le «esternazioni» di Adriano Celentano dalle colonne del quotidiano “Il Fatto”, durissimo nei confronti del presidente dell’Autorità Portuale anche rispetto all’ipotesi alternativo dello scavo del canale Contorta-Sant’Angelo , ora per estromettere le navi da crociera dal bacino di San Marco, ora a prendere posizione nello stesso senso sono due autorevoli personaggi come il professor Luigi D’Alpaos, ordinario di Idrodinamica all’Università di Padova e come lo storico dell’arte Salvatore Settis, entrambi sentiti dal “Fatto”.

D’Alpaos era stato chiamato in causa dallo stesso Costa, rispondendo a Celentano, come uno dei sostenitori dell’ipotesi dello scavo del Contorta-Sant’Angelo. Ma D’Alpaos replica di essere strumentalizzato da Costa, a cui ha scritto anche nel luglio scorso, a questo proposito.

E dichiara. «Le Grandi Navi non debbono entrare nel cuore di Venezia, e per questo dovrebbe bastare il buon senso: si deve costruire un porto fuori della laguna e non continuare nella follia di adattare la laguna alle dimensioni delle navi. Poi si può parlare di soluzioni praticabili sul breve periodo. Ma per non creare danni irreparabili bisognerebbe costruire questo canale con saggezza, neutralizzarlo dal punto di vista morfodinamico per evitare la demolizione dei fondali».

Da parte sua, Settis, oltre a sottolineare che anche a Venezia potrebbe verificarsi quanto avvenuto all’isola del Giglio in caso di incidente, perché la profondità dei fondali non garantirebbe l’insabbiamento delle navi da crociera, contesta l’idea di Costa che la loro estromissione dalla laguna sarebbe un danno economico della città.

«Credo che questo discorso sia il frutto – dichiara – di una visione che definire miope è già generoso. L’impatto economico non si calcola soltanto nel breve periodo ma anche nel lungo. Queste navi producono un gigantesco inquinamento visivo e danneggiano l’immagine di Venezia e la biodiversità della laguna. Qual è il calcolo che fa Costa del danno alla salute dei cittadini?»

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LA POLEMICA Affondi di cantante e sindaco. E questo inverno crociere a Trieste per il Mose

LA DIFESA «Io, il primo a spingere le crociere via dal Bacino»

GRANDI NAVI – Non accenna a placarsi la polemica sul passaggio in laguna e il Porto finisce nel mirino

IL PRESIDENTE – Paolo Costa, ex sindaco e presidente dell’’autorità portuale

Da una parte Adriano Celentano che anche ieri ha deciso di “cantarle” nuovamente all’Autorità portuale con un nuovo articolo su “Il Fatto quotidiano”; dall’altra il sindaco Giorgio Orsoni che da “solista” replica pan per focaccia alla presa di posizione di Costa che l’altro giorno “invitava il primo cittadino a mettere, almeno per una volta, i piedi al Porto di Venezia». Insomma, infuria la battaglia a “suon di polemiche” anche all’indomani della notizia che il Porto dovrà chiudere alle grandi navi per i lavori del Mose nel prossimo inverno.

E a dare il là ci ha pensato il Molleggiato che ieri ha vergato un altro articolo con una serie di durissime accuse a Costa: «Mi scuserà sig. Autorità – scrive Celentano rivolgendosi a Costa – se per quanto riguarda la sua immagine, mi sono permesso di chiedere al giornale di scegliere una foto diversa da quella pubblicata nel mio primo articolo. Non perchè lei stia male, anzi solo che l’espressione è un po’ troppo benevola. Non corrisponde, secondo me, al suo animo distruttivo. Lei non solo non vuole bloccare il passaggio di quei mostri sulla laguna, ma vuole addirittura scavare un altro canale».

Pronta la replica del presidente dell’Autorità portuale (che oggi verrà pubblicata dal “Fatto” ndr): «Caro Celentano – dice Costa – nonostante gli insulti dei quali mi fa omaggio lei resta uno dei miei cantanti preferiti (…) ma ha il dovere di documentarsi per sapere con chi e di che cosa parla. Se non lo fa il “ne sutor ultra crepidam” (Ciabattino non andare oltre le scarpe ndr) è il minimo che si merita. Se si fosse documentato avrebbe saputo che chi scrive è il solo, sì il solo, che si sta battendo per non far passare le grandi navi in Bacino. La mia soluzione prevede la ricalibratura di 4 km di canale e il come fare ce lo dicono Luigi D’Alpaos dell’Università di Padova e l’Ismar-Cnr. Tutta gente che alla laguna ha dimostrato, non solo detto, di tenerci più di lei e di me. Intanto io continuerò ad ascoltare “Ciao ragazzi ciao”».

N.B. Costa scrive una cosa inesatta: il prof. D’Alpaos è assolutamente contrario a scavare un nuovo canale.

Ma all’attacco di Celentano, fa eco la secca risposta del sindaco Giorgio Orsoni, che pur rinnovando la volontà di discutere con pacatezza la questione, anche attorno ad un tavolo, per valutare il decreto Clini-Passera e l’ipotesi Marghera, taglia corto:

«Credo di conoscere il Porto e la sua attività – ribatte il primo cittadino – forse meglio di Costa… Mi meraviglio che invece di fare il presidente dell’Autorità portuale, si metta a fare l’imprenditore. Dovrebbe invece riuscire a disgiungere i due ruoli. Da una parte la gestione dello scalo marittimo, e dall’altro lasciare alla politica la facoltà di scegliere. E da questo punto di vista non può che risultare sbagliato fare del “terrorismo” sull’occupazione e annunciare investimenti peraltro non verificati. Dall’altra abbiamo il decreto Clini-Passera, che va rispettato e che non lascia spazio a scelte personali, di chi, detto per inciso – attacca Orsoni – vuole dare un’interpretazione di sviluppo del territorio non conforme a quello già stabilito dall’Amministrazione comunale nel suo complesso».

Paolo Navarro Dina

 

LA PROPOSTA – Caccia: «Invitiamo il Molleggiato per un concerto a San Marco»

E c’è chi punta ad invitare Celentano a Venezia per un grande concerto a sostegno dei “No Navi” in Piazza San Marco. L’idea è venuta al consigliere comunale di In Comune, Beppe Caccia che ha inviato ieri una lettera aperta al Molleggiato: «Credo di farmi interprete dei sentimenti di tanti cittadini veneziani – scrive Caccia – nel ringraziarla per i puntuali e documentati interventi con cui, non da ora, sta denunciando i pesantissimi impatti e i gravissimi rischi per la salute, l’ambiente e il patrimonio monumentale e storico della nostra Città, rappresentati dal transito di navi dalle dimensioni ormai incompatibili con il fragile ecosistema della Laguna.”. E poi la richiesta: «Per questo, mi permetto – conclude Caccia – di chiederle di contribuire ancora a questa battaglia in difesa della nostra città, patrimonio dell’umanità intera, invitandola a partecipare a un grande concerto che raccolga, a partire da lei, tutti gli artisti sensibili e decine di migliaia di persone.

Al sindaco Orsoni chiedo di mettere piazza San Marco e l’organizzazione dell’Amministrazione comunale a disposizione di questo grande evento contro le grandi navi. Le prossime settimane sono decisive: insieme possiamo farcela.”

 

 

Nuovo attacco sulle grandi navi: «È incrostato alla poltrona»

«Costa, sei incrostato alla poltrona»

Ma fa marcia indietro su Zaia. Beppe Caccia “folgorato” dal cantante: facciamo un grande concerto in piazza San Marco

ADRIANO CELENTANO – Lei è fuori tempo, dovrebbe ringraziarmi, la sto aiutando a correre ai ripari prima che succeda una tragedia

Adriano Celentano non si arrende sulle grandi navi. Dopo il duro attacco di martedì – dalle colonne del “Fatto Quotidiano” a Regione, Porto e ai sindaci veneziani, colpevoli per lui dell’ “assassinio” di Venezia, ieri l’ex molleggiato è tornato in campo sulla questione dell’estromissione delle navi da crociera dal Bacino di San Marco, attaccando in un nuovo intervento sul quotidiano, oltre al Governo, in particolare il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa che, riprendendo un detto latino, lo aveva invitato a pensare ai fatti suoi, come un ciabattino impegnato a fare scarpe.

«Il silenzio di Lupi (Maurizio, ministro alle Infrastrutture, ndr) è il canto dello sfacelo», scrive l’artista. «Il decreto rotte impedisce a tutti i porti l’avvicinamento alle coste di una nave superiore alle 40 mila tonnellate, ma a Venezia no. A Venezia possono liberamente passeggiare navi da 140 mila, altrimenti come fanno a distruggerla?».

Ma è su Costa che Celentano “picchia” duro. «Lei non solo non vuole bloccare il passaggio di quei mostri», scrive, «ma vuole addirittura scavare un altro canale. Lei forse non lo sa, ma è fuori tempo. Dovrebbe ringraziarmi anziché fare battute della guerra del ’15/’18 . Sa quanti mi hanno detto la stessa cosa quando ero a “Fantastico”? Se io non canto, è perché la sto aiutando a correre ai ripari prima che succeda un’altra tragedia come quella del Giglio».

E sull’attività crocieristica, «dire che “dà lavoro a tanta gente” è da ipocriti», scrive l’Adriano nazionale, «sono stratagemmi per mantenere il vostro c… incrostato alla poltrona».

Il cantautore poi fa un dietrofront su Luca Zaia, presidente della Regione, Massimo Cacciari, l’ex sindaco filosofo, e sull’attuale primo cittadino Giorgio Orsoni. Inizialmente tacciati di corresponsabilità nella distruzione di Venezia, ieri Celentano ha deciso di ringraziarli. Il motivo? «Per essere quelli che combattono questo pericolo», si legge ancora. Costa invece appunto sarebbe «incrostato alla poltrona», il Ministro «silente» e i suoi predecessori Corrado Clini (Ambiente) e Corrado Passera (Infrastrutture) nel partorire il decreto rotte sono stati sicuramente sottoposti a pressioni. La deroga veneziana, altrimenti, non si spiegherebbe.

Intanto il consigliere comunale Beppe Caccia (Lista “In comune”) ha inviato una lettera aperta a Celentano per invitarlo a scendere in campo con un concerto contro le grandi navi. «Credo di farmi interprete dei sentimenti di tanti cittadini veneziani», scrive Caccia, «nel ringraziarla. Siamo rimasti particolarmente colpiti dalla lucidità e dalla forza con cui ha saputo indicare oggi gli inaccettabili silenzi del governo nazionale, le responsabilità dell’Autorità portuale, l’arroganza del suo presidente e gli interessi economici di una piccola ma potente lobby della crocieristica, disposta a tutto pur di continuare a garantire gli enormi profitti di pochi». «Per questo, mi permetto», conclude Beppe Caccia, «di chiederle di contribuire ancora a questa battaglia in difesa della nostra città, patrimonio dell’umanità intera, invitandola a partecipare a un grande concerto che raccolga, a partire da lei, tutti gli artisti sensibili e decine di migliaia di persone».

Al sindaco Orsoni il consigliere chiede «di mettere piazza San Marco e l’organizzazione dell’Amministrazione comunale a disposizione di questo grande evento contro le grandi navi. Le prossime settimane sono decisive: insieme possiamo farcela».

Enrico Tantucci

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Roberto Daniele è il nuovo Magistrato alle acque

Il ministro alle Infrastrutture Lupi ha nominato ad interim il sostituto di D’Alessio

Sarà a Venezia provvisoriamente, ricopre già molte cariche in giro per l’Italia

Il ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi ha nominato ieri ad interim alla presidenza del Magistrato alle Acque di Venezia e della sua laguna l’ingegner Roberto Daniele, attualmente provveditore ai Lavori pubblici per il Piemonte e la Valle d’Aosta.

Nomina “provvisoria” per mettere fine alla lunga vacatio al vertice dell’importante magistratura veneziana dopo che il primo maggio se n’era andato in pensione il presidente Ciriaco D’Alessio. Tre mesi di vuoto, e in mezzo gli arresti eccellenti al Consorzio Venezia Nuova, la polemica sulle Grandi navi, i lavori del Mose giunti a uno snodo strategico.

L’ingegner Daniele assumerà quindi anche le funzioni di Magistrato delle acque di Venezia e di provveditore ai Lavori pubblici di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Daniele – è detto in una nota del ministero per le infrastrutture e dei Trasporti – è chiamato ad affrontare e superare una serie di emergenze che in questo momento caratterizzano la città di Venezia.

In questa delicata fase sarà infatti necessario assicurare continuità e massima trasparenza ai lavori del sistema Mose, per garantirne il completamento nei tempi contrattuali previsti, collaborando con gli organismi preposti al controllo.

L’ingegner Daniele dovrà, inoltre, coordinarsi con gli enti e gli organismi locali (Regione, Comune e Autorità portuale) per definire e rendere operative nel breve e medio periodo risposte organiche al problema del transito della navi nella Laguna di Venezia. Di tali soluzioni si è discusso nella riunione del 25 luglio presso il Ministero della Infrastrutture e dei Trasporti a Roma, stabilendo un percorso che porterà alla decisione definitiva entro il prossimo 15 ottobre.

Daniele seguirà anche l’evoluzione dei progetti del porto di Trieste, del porto di Venezia e del nuovo tunnel del Brennero, tutti interventi che rivestono una valenza sovranazionale in quanto ubicati all’interno delle reti europee Ten-T.

Un programma di lavoro densissimo quello che attende il nuovo presidente del Magistrato alle Acque reggente, in attesa che un concorso – con tempi necessariamente lunghi – provveda a designare il nuovo titolare della carica. L’idea che ha prevalso al Ministero è stata appunto quella di inviare in laguna un facente funzioni, in attesa dell’esito del bando.

Dovrà essere tra l’altro il Magistrato alle Acque, insieme alla Capitaneria di porto, ha deciso il ministro Lupi, a dire l’ultima parola sui progetti alternativi alle grandi navi e per l’ingegner Daniele si prospetta percià una rapidissima full immersion nei problemi veneziani e nella ridda di polemiche che li accompagnano

Si era parlato con insistenza per l’incarico veneziano al vertice del Magistrato alle Acque anche di Massimo Sessa, già braccio destro di Angelo Balducci e presidente di sezione del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.

La scelta invece è infine caduta su Daniele, che dovrà dividersi tra Piemonte, Veneto e Friuli, ma che dovrebbe certamente passare in laguna la maggior parte del suo tempo, soprattutto per seguire da vicino i lavori del Mose, ormai entrati nella fase decisiva, con la posa in acqua dei primi cassoni alla bocca di porto del Lido che – come anticipato – bloccheranno da fine novembre all’inizio di aprile il passaggio a Venezia delle grandi navi da crociera. (e.t.)

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