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«Il Comune non presenta progetti, li valuta. Fra i quattro presentati sulle alternative alle grandi navi mi sembra che il più vicino a noi sia quello delle aree di Marghera». Il sindaco Giorgio Orsoni commenta così la notizia del deposito alla Capitaneria di porto dei quattro progetti alternativi che dovranno essere esaminati dal ministero delle Infrastrutture. Uno è quello dell’Autorità portuale, lo scavo del canale Contorta per far arrivare le grandi navi alla Marittima da Malamocco e non più dal Lido. Poi quello firmato da Cesare De Piccoli, con il trasferimento del terminal croceristico a Punta Sabbioni, davanti alle barriere del Mose, e il riuso dell’attuale Marittima per darsene, convegni, terminal per yacht e piccole navi. Ma anche quello sponsorizzato dal parlamentare montiano Enrico Zanetti, che prevede di far passare le grandi navi dietro la Giudecca, scavando il canale Fasiol e dunque mantenendo operativa la Marittima. Infine, Marghera. Un progetto depositato dallo studio dell’ingegner Salmini, proprietario delle aree della Italiana Coke. Questa ipotesi prevede di far arrivare le grandi navi dalla bocca di porto di Malamocco e riceverle nelle nuove banchine attrezzate a Marghera. L’idea del Comune sostenuta da Orsoni. «Mi pare che quel progetto da quello che ho visto sia quello che si avvicina di più alla nostra proposta. L’unico che prevede di realizzare l’alternativa in tempi brevi, senza costruire opere impattanti o scavare nuovi canali dannosi per l’equilibrio della laguna». L’area della Italiana Coke è però inquinata. «Non è un problema, si può attrezzare in tempi brevi. Scavare un canale delle dimensioni del Contorta non è forse più complicato?». Oltre all’area Italiana Coke, dice il sindaco, si potrebbero utilizzare anche altre aree già abbandonate dalle industrie come la Pilkington. E trovare una nuova sistemazione alle crociere un tempi rapidi.(a.v.)

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Emendamento proposto dal senatore Casson (Pd) per fare in modo che sia il Comune a decidere

VENEZIA – Anche il Parlamento entra in campo per stimolare il Governo ad affrontare e risolvere il problema del passaggio delle grandi navi, a cominciare dal Partito Democratico, con il senatore Felice Casson. Attribuire la ”competenza esclusiva” per il passaggio delle grandi navi nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca al sindaco di Venezia per ”ridurre progressivamente ed eliminare il rischio di navigazione, di distruzione di beni culturali e ambientale”. È quanto prevede, appunto, un emendamento a prima firma del senatore Felice Casson, sottoscritto anche dai capigruppo democratici nelle commissioni Lavori Pubblici e Ambiente di Palazzo Madama, Marco Filippi e Massimo Caleo, e dal presidente della commissione Cultura Andrea Marcucci al decreto del Fare.

«Dopo il recente caso – spiega Casson – del pericolosissimo avvicinamento alla riva Sette Martiri presso piazza San Marco della nave-mostro Carnival è necessario prendere urgenti provvedimenti per impedire il ripetersi di simili eventi. Dare al sindaco di Venezia la competenza esclusiva per il passaggio delle navi in quel tratto di Laguna rappresenta la soluzione ottimale».

E sulla questione grandi navi a San Marco è intervenuto nella seduta di ieri al Senato il parlamentare veneto del Movimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi, ricordando anche l’interrogazione parlamentare che aveva già presentato il 12 giugno scorso. «Alle 11 del mattino di sabato scorso, a Venezia – ha ricordato Endrizzi – la nave da crociera Carnival Sunshine da 102 mila tonnellate ha sfiorato la collisione con Riva dei Sette Martiri, stringendo verso la banchina un vaporetto pubblico. «Già il 7 Maggio, al Porto di Genova, abbiamo visto la nave Jolly Nero distruggere la torre di controllo, uccidendo 9 persone. Aveva una stazza di 40.000 tonnellate, meno della metà della Carnival Sunshine, che avrebbe potuto schiacciare il vaporetto come un guscio di noce, con tutte le persone a bordo. “Quel vaporetto non doveva trovarsi lì” ha commentato Andrea Locatello, segretario provinciale di UGL Mare. Ma è la Carnival Sunshine che non doveva trovarsi là. Queste navi stazionano per lunghi periodi con ciminiere fumanti a ridosso del centro storico. Salpano con migliaia di tonnellate di gasolio nei serbatoi. Ma soprattutto mettono a repentaglio un’ intera città. Dopo la tragedia della Costa Concordia all’Isola del Giglio i ministri Passera e Clini emanarono il decreto legge 02/03/2012 per vietare i transiti in zone sensibili. Per Venezia istituirono il divieto di transito nel canale della Giudecca, ma posticipandolo alla realizzazione di alternative futuribili…. A un anno e mezzo dal decreto, non abbiamo ancora un progetto chiaro». (e.t.)

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Un emendamento al Senato per trasferire tutta la competenza sul passaggio delle grandi navi in laguna al sindaco di Venezia. É questo l’obiettivo di un testo di emendamento presentato al decreto legge del “Fare” da parte del senatore Pd, Felice Casson che è stato poi sottoscritto anche dai capigruppo pd alla nelle commissioni Lavori pubblici e ambiente, rispettivamente Marco Filippi e Massimo Caleo, e pure dal presidente della commissione Cultura, Andrea Marcucci.
«Dopo il recente caso – spiega Casson – del pericolosissimo avvicinamento alla riva Sette Martiri presso piazza San Marco della nave-mostro Carnival è necessario prendere urgenti provvedimenti per impedire il ripetersi di simili eventi. Dare al sindaco di Venezia la competenza esclusiva per il passaggio delle navi in quel tratto di Laguna rappresenta la soluzione ottimale”.
Dal canto suo, l’europarlamentare Idv, Andrea Zanoni con un’analoga mozione a Bruxelles ha chiesto l’allontanamento delle grandi navi dal bacino di San Marco. «Stanno scherzando con la nostra Venezia. È ora di passare dalle parole ai fatti prima che si verifichi una tragedia: occorre vietare in modo assoluto l’ingresso delle grandi navi in laguna»

 

 

Grandi navi. Il Comitato portuale boccia la proposta Orsoni

L’assessore Bettin: «Vogliono solo rinviare la soluzione»

VENEZIA – Dal Comitato Portuale, riunitosi ieri arriva un no alla proposta rilanciata dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, di un trasferimento almeno provvisorio dell’attracco di parte delle grandi navi a Marghera – in attesa di una soluzione definitiva – per iniziare a limitare i passaggi nel Bacino di n Marco. Nella riunione, il Presidente Paolo Costa e il Comandante dell’Autorità Marittima Ammiraglio Tiberio Piattelli hanno relazionato in merito all’Incontro tenutasi a Roma al Ministero della Infrastrutture lo scorso 25 luglio e in merito ai recenti fatti riguardanti il passaggio della Nave Carnival Sunshine. «Ciò che è emerso con chiarezza – è detto in una nota emessa a fine riunione – è quanto sia fondamentale perseguire, tutti assieme, l’obiettivo di applicare il decreto Clini Passera che, è stato ricordato, impone “di trovare una via alternativa praticabile” al passaggio delle Navi davanti San Marco. Questo deve essere il solo e primario obiettivo che non può e non deve essere caricato altri, pur commendevoli, obiettivi – come la riqualificazione di altre aree a Marghera – pena un mero allungamento dei tempi di decisione e il lasciar spazio a sterili e infondate polemiche».

Ma sulla questione del passaggio ravvicinato della Carnival alla Riva dei Sette Martiri e sul rilancio della situazione Marghera, torna anche l’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin.

«Grazie a foto e video – dichiara – tutto il mondo ha visto cosa significhi la presenza e il transito di una delle mega navi da crociera a poca distanza dalla riva. Che i testimoni diretti del fatto possano, emotivamente, aver percepito distanze minori non è che il segno che è la normalità di questi transiti in Bacino e in canale ad essere aberrante e che essi devono finire al più presto. In ciò concordiamo con l’Autorità portuale e con la Capitaneria di Porto, se tale è il loro intento. Ma se si esclude a priori Porto Marghera dalle soluzioni, perfino da quelle transitorie e subito praticabili, allora significa che si vuole solo prendere tempo, rinviare sine die l’alternativa. Porto Marghera è la soluzione immediata, dove le navi possono andare subito, in attesa di definire, comunque in tempi brevi, la soluzione definitiva, che non deve comunque prevedere uno stravolgimento ulteriore della laguna».

(e.t.)

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Grandi Navi, le sei domande dei circoli Pd

Un documento per chiedere chiarezza e risolvere il problema concretamente dei passaggi in Bacino

VENEZIA – Un documento dei circoli del Pd sulle Grandi navi. Dopo il passaggio della Carnival Sunshine a pochi metri dalle Rive dei Sette Martiri i Democratici rivolgono una serie di domande alle varie autorità preposte alla sicurezza. Vale a dire Capitaneria di Porto, ministeri alle Infrastrutture, all’Ambiente e al Porto. Una raffica di domande per cercare di riprendere il filo del discorso, con l’obiettivo di risolvere concretamente il problema del passaggio dei giganti del mare in Bacino.

Prima domanda: «Esiste uno specifico Piano di valutazione e gestione dei rischi (Risk assessment) per il transito in laguna delle navi, in particolare di grandi dimensioni?».

Secondo: «Se sì, in qual modo sono state individuate le condizioni di rischio prevedibili e le relative contromisure preventive?».

Terzo quesito: « Sono state mai effettuate prove dinamiche (condotte su modelli matematici e fisici) del passaggio di navi di diverso tonnellaggio dalla bocca di porto di S. Nicoletto alla Marittima lungo l’attuale tracciato?».

Quarto: «In particolare, sono state effettuate simulazioni e prove su modelli fisici relative alla resistenza delle rive del canale di navigazione al possibile impatto con navi di diverso tonnellaggio e pescaggio e in differenti condizioni meteo?».

Quinto: «Sono state effettuate prove su modelli numerico-matematici e fisici relative alla capacità di governo di navi di diverso tonnellaggio da parte dei rimorchiatori in servizio al porto di Venezia lungo il tracciato oggi in uso? Si è determinata tramite modelli scientificamente testati la potenza necessaria, le caratteristiche dei cavi e dei punti di attacco, la distribuzione dei rimorchiatori in ordine al governo completo e sicuro di navi anche a motori spenti in diverse condizioni meteo (vento, corrente)?»

Sesto: «Con riferimento specifico al passaggio della Carnival Sunshine., la stampa riporta una dichiarazione della compagnia la quale, negando ogni anomalia nell’evento, assicura che il sistema VDR (Voyage Data Recorder) della nave ha registrato in 72 metri (appena il doppio della larghezza della nave) la distanza minima dalla riva durante il passaggio». Detto ciò: « A quale punto della nave si riferisce la misurazione? Quali sono le 5 misure minime registrate nel passato dalle navi Carnival?».E ancora: «Qual è l’ errore massimo del sistema VDR? E con quale atto formale la Guardia Costiera ha verificato tale misura, come riportato dalla Carnival secondo la stampa?»

I circoli del Pd veneziano ritengono che in assenza di risposte esaustive si configurerebbe «una condizione di rischio non adeguatamente gestito, inaccettabile per le persone e i monumenti che fiancheggiano la rotta di attraversamento». Diverrebbe perciò difficile per il Pd, giustificare la prosecuzione dei passaggi anche nella presente fase transitoria, in ogni caso non breve, che durerà sino a che non sia realizzata la rotta alternativa all’attuale, sulla base dell’ iter adottato dai ministeri competenti durante l’ incontro del 25 luglio, e raccomandato dall’ordine del giorno del Consiglio comunale. «Non è più il tempo», conclude il documento, «di impressioni destituite di prove obiettive e scientifiche a supporto, anche a beneficio dell’attività crocieristica».

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LA LAGUNA, L’ECONOMIA

COSTA «Trovare la soluzione più praticabile»

BETTIN  «Escludere l’area industriale è solamente un errore a priori

Il Porto: «Mai a Marghera» E Ca’ Farsetti va all’attacco

L’affondo è tra le righe. Ma c’è tutto. E si potrebbe leggere così: tutte le soluzioni, anche le più rapide possibili (sulla carta) possono essere utili, ma al momento, meglio non parlare di Marghera. Già. Meglio operare per sottinteso, anche se poi si chiede “chiarezza”. É un po’ questo il tono del documento promosso dal Comitato Portuale riunitosi ieri nella sede dell’Autorità a San Basilio, al quale hanno partecipato il presidente Paolo Costa; la Capitaneria di porto con l’ammiraglio Tiberio Piattelli, rappresentanti del mondo portuale (armatori, categorie, lavoratori), ma al quale non ha partecipato il Comune, che ne è comunque membro di diritto.
E il risultato dell’incontro, anche dopo il caso della Carnival Sunshine, è presto detto: appello a fare presto nella ricerca di una «alternativa praticabile – si dice nella nota – al passaggio davanti a Piazza San Marco». E fin qui tutto bene. Ma è nel capoverso successivo che si chiarisce lo scopo: «Questo deve essere l’unico, e primario, obiettivo che non può essere caricato di altri, pur interessanti progetti, come la riqualificazione di aree a Porto Marghera. Tutto ciò rischierebbe solo di allungare i tempi di decisione e lasciar spazio a sterili e infondate polemiche». Insomma, sull’ipotesi Terminal a Porto Marghera, noi Comitato portuale proprio non ci sentiamo. Per nulla.
E alla cosiddetta “botta” che arriva da San Basilio, ecco pronta la “risposta” da Ca’ Farsetti. Tocca all’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin che, proprio sul caso della Carnival Sunshine, non si lascia scappare una battuta:

«Prima erano “almeno 40 metri”, poi “72 precisi precisi”, ora 106 metri, addirittura precisissimi 110.5: man mano che passa il tempo la distanza della Carnival dalla riva dei Sette Martiri si è dilatata sempre di più. Ancora un po’ – chiosa Bettin – non risulterà mai entrata a Venezia…!.

Ma a parte l’arguzia, Bettin mette il dito nella piaga:

«Che i testimoni diretti del fatto possano aver percepito – aggiunge l’assessore – distanze minori, e lo erano rispetto ai passaggi ordinari delle navi, non è il segno che si tratti di normalità. Tutto ciò è aberrante e deve finire al più presto. E in questo concordiamo con Autorità portuale e Capitaneria. Ma se si esclude a priori Porto Marghera dalle soluzioni, perfino da quelle transitorie, e subito praticabili, allora significa che si vuole solo prendere tempo e rinviare sine die l’alternativa. Porto Marghera è la soluzione immediata, dove le navi possono andare subito, in attesa di stabilire, anche in tempi brevi, la soluzione definitiva senza prevedere lo stravolgimento della laguna».

 

LEGA – Bitonci in Parlamento sul caso della Carnival

«Le rassicurazioni della Carnival non convincono. Le tragedie di Genova e dell’Isola del Giglio insegnano che le variabili, compreso il fattore umano, sono molteplici e un attimo di distrazione o un guasto meccanico possono causare disastri. Come non è consentito alle vetture di Formula 1 di scorrazzare nelle autostrade, così deve essere vietato il transito a grattacieli galleggianti a pochi metri da luoghi ad altissimo valore artistico e densamente popolati». Lo dichiara Massimo Bitonci, capogruppo della Lega Nord al Senato, che ha depositato un’interrogazione parlamentare per i ministri dei trasporti Lupi e dell’ambiente Orlando. «Invito Lupi a Venezia. Vorrei che salisse su un vaporetto dell’Actv e ammirasse uno “struscio” da una posizione privilegiata – afferma -. Il biglietto glielo pago io. Sono certo che dopo la gita in laguna darà piena applicazione della disposizione governativa che vieta il passaggio delle grandi navi nel bacino di San Marco. E non solo: oltre allo stop per le grandi navi va assicurato il ricollocamento del personale che lavora direttamente o indirettamente con queste imbarcazioni».

 

 

Una nota dell’Autorità portuale dopo il vertice romano dello scorso 25 luglio. «Basta polemiche o allungamento dei tempi, troviamo subito una soluzione»

VENEZIA. «Trovare un’alternativa al passaggio davanti a San Marco. Subito o almeno al più presto». È, in sintesi, il senso della nota inviata dal Porto dopo la riunione del comitato portuale che ha esaminato la situazione alle luce dell’incontro dello scorso 25 luglio a Roma e dopo le polemiche sul presunti «inchino» della Carnival Sunshine davanti a Riva Sette Martiri.

«Ciò che è emerso con chiarezza è quanto sia fondamentale perseguire, tutti assieme, l’obiettivo di applicare il decreto Clini Passera che, è stato ricordato, impone “di trovare una via alternativa praticabile” al passaggio delle Navi davanti San Marco – si legge nel comunicato – Questo deve essere il solo e primario obiettivo che non può e non deve essere caricato altri, pur commendevoli, obiettivi – come la riqualificazione di altre aree a Marghera – pena un mero allungamento dei tempi di decisione e il lasciar spazio a sterili e infondate polemiche».

«L’Autorità Portuale infine, farà tutto quanto in suo potere affinché l’iter procedurale che porterà alla decisione sulla via alternativa possa essere realizzata nel più breve tempo possibile e senza ulteriori dilazioni che continuano a creare l’occasione per polemiche sterili», è la conclusione.

Bettin: “Tra un po’ si dirà che la Carnival non è neppure entrata a Venezia”.

«Prima “almeno 40 metri”, poi “72” precisi precisi, ora “106” o addirittura, precisissimi, “110, 5”: man mano che passano i giorni la misura ufficiale della distanza della Carnival Sunshine dalla riva si dilata sempre più. Ancora un po’ e non risulterà mai entrata a Venezia…»,

è il commento dell’assessore Gianfranco Bettin alle reazioni sul presunto “inchino” della nave da crociera americana entrata qualche giorno fa a Venezia.

Proprio Bettin è stato il primo a denunciare quel passaggio e oggi ne difende la giustezza:

«In realtà, grazie a foto e video, tutto il mondo ha visto cosa significhi la presenza e il transito di una della mega navi da crociera (la Carnival, peraltro, non è neanche fra le maggiori) a poca distanza dalla riva, in mezzo al traffico di mezzi normali, per non dire di ciò che da lontano non si può vedere o sentire: emissioni, rumori, spostamento di masse d’acqua ecc. – sottolinea – Che i testimoni diretti del fatto possano, emotivamente, aver percepito distanze minori – e lo erano certamente rispetto ai passaggi ordinari delle navi – non è che il segno che è la normalità di questi transiti in bacino e in canale ad essere aberrante e che essi devono finire al più presto».

«In ciò concordiamo con l’Autorità portuale e con la Capitaneria di Porto, se tale è il loro intento – conclude Bettin – Ma se si esclude a priori Porto Marghera dalle soluzioni, perfino da quelle transitorie e subito praticabili, allora significa che si vuole solo prendere tempo, rinviare sine die l’alternativa. Porto Marghera è la soluzione immediata, dove le navi possono andare subito, in attesa di definire, comunque in tempi brevi, la soluzione definitiva, che non deve comunque prevedere  uno stravolgimento ulteriore della laguna».

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Pressing di Orsoni per allontanare le grandi navi, ma il Comune non presenterà progetti, si limiterà a proporre un tracciato

«Per limitare il passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco – anche alla luce dell’ultimo episodio che ha riguardato la Carnival Sunshine – bisogna pensare a soluzioni di emergenza in attesa di quelle definitive. Come già accade in occasione della Festa del Redentore, si può pensare di portarle a Marghera, in un’area predisposta, attraverso il Canale dei Petroli». Così il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni è tornato ieri sulle ipotesi di estromissione delle navi fa crociera di Bacino di San Marco, anche alla luce delle numerose polemiche suscitate dall’ultimo episodio di sabato scorso: il passaggio vicino alla Riva dei Sette Martiri della nave da crociera Carnival Sunshine, immortalato anche da alcuni scatti fotografici e fonte di una denuncia pubblica dell’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, anche se sia la Capitaneria di Porto, sia l’armatore della Carnival hanno poi smentito che il passaggio della grande nave sia stato particolarmente ravvicinato alla riva o pericoloso.

L’ipotesi Marghera sarà anche quella che il Comune di Venezia con il sindaco porterà al tavolo tecnico ministeriale attivato da Capitaneria di Porto e Magistrato alle Acque che entro la metà di settembre dovrà vagliare le proposte di tracciato alternativo per le grandi navi che saranno poi vagliate – anche sul piano dei tempi di realizzazione e dei costi – dal Comitatone, fino al giudizio finale del Governo entro la fine di ottobre.

La novità (forse non chiara a tutti dal dibattito pubblico scaturito finora) è che il Comune non presenterà alcun progetto alternativo al tavolo ministeriale, limitandosi solo a proporre un’ipotesi di tracciato – appunto quella di trasferimento dell’attracco di parte delle grandi navi a Marghera, in alcune banchine dismesse nell’area del Vega e di Fincantieri – e lasciando che sia poi Capitaneria di Porto, Magistrato alle Acque e la stessa Autorità portuale a «tradurla» in un progetto concreto sulla base delle esigenze del traffico crocieristico che sbarca in laguna. Il risultato realistico a cui si punta è appunto quello di una soluzione provvisoria che consenta di spostare a Marghera almeno una parte – nel vertice ministeriale Orsoni ha parlato di poco più del 30 per cento – delle grandi navi superiori alle 40 mila tonnellate che con il decreto Clini-Passera non dovrebbero più passare per il Bacino di San Marco. Una delle variabili della decisione finale del Governo saranno infatti anche i tempi, Il progetto più definito e completo sul piano degli studi, quello dell’Autorità Portuale – che prevede lo scavo del Canale Contorta-Sant’Angelo, dove sfociare dopo aver percorso il Canale dei Petroli – richiederebbe infatti, almeno tre anni di tempo tra iter burocratico e lavori, dal momento del via libera, oltre a un investimento di circa 170 milioni di euro (60 dei quali a carico del Porto). Fino ad allora, però, la situazione resterebbe esattamente quella di oggi. (e.t.)

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LA SIMULAZIONE – Rischio sempre in agguato secondo l’analisi di un esperto

Non si ferma la polemica sul passaggio «ravvicinato» della Carnival Sunshine sabato scorso in Riva dei Sette Martiri e a fornire nuovi elementi a quella che sarebbe la potenziale pericolosità del passaggio delle grandi navi da crociera in Bacino di San Marco è il consigliere comunale della lista In Comune Beppe Caccia, con un’elaborazione al computer del passaggio della nave da crociera. «Le due immagini elaborate al computer da Luca Tornatore, ricercatore presso l’Area Science Park di Trieste – dichiara – dimostrano che, in ogni caso, una nave come la Carnival Sunshine costituisce una incontrollabile minaccia per la città e il suo patrimonio architettonico e monumentale. In una prima immagine che abbiamo ricavato si nota che anche con il GPS del Voyage Data Recorder (VDR) posizionato a 75 metri dalla riva le dimensioni nella nave sono tali da minacciare seriamente, tanto per fare un esempio, Palazzo Ducale. L’immagine riproduce in scala fedele l’area d’ingombro del natante (lungo 272 metri e largo 35). C’è poi il ragionamento sulla rotta. Nella seconda figura, (che pubblichiamo) le posizioni gps rilevate. Lo storico del tracciato di sabato mattina è disponibile su marinetraffic.com. Le due posizione cerchiate di rosso stanno sulla rotta prevista, il punto di domanda sulla posizione, più o meno, fotografata. E se la nave stava a 70 metri dalla Riva dei Sette Martiri, come sostengono Compagnia e Capitaneria, stava comunque fuori rotta. Che si sia trattato di un inchino o meno, tra il punto A e il punto B la nave si è trovata sul punto di domanda, quindi facendo una manovra ad angolo che, anche non essendo un esperto, sembra piuttosto pericolosa».

 

GRANDI NAVI – Azionate le eliche laterali per non rompere gli ormeggi. Piccole barche in difficoltà

Ieri pomeriggio la Carnival Sunshine è salpata, ma con una visibile scia di polemiche sulle grandi navi che dopo la denuncia di sabato, vera o falsa che sia, non si sono ancora placate.
In seguito al maltempo, nel bacino della Marittima si è verificata ieri all’ora di pranzo una “mareggiata” artificiale. Due navi, la Royal Princess e la Grand Celebration, hanno azionato durante il temporale i “bow thrusters”, le eliche laterali per impedire che si spezzassero gli ormeggi.

Il vento ha soffiato anche a 60 chilometri orari, ma secondo alcuni testimoni, la spinta delle eliche avrebbe fatto quasi ribaltare due barche per il trasporto passeggeri e una bettolina, nonché bloccato per una buona mezz’ora ogni attività di piccole unità all’interno del bacino. Chi si trovava in quel momento ha parlato di “vortici che permangono anche un quarto d’ora dopo la fine dell’emergenza”. Non è dato sapere se anche la Sunshine abbia azionato le eliche laterali, poiché essa si trovava sulla banchina di fronte al Tronchetto, ma se lo avesse fatto gli effetti si sarebbero visti. Un paio d’anni fa, infatti, una nave ormeggiata proprio al posto della Carnival, azionò le eliche e sradicò letteralmente due motonavi dell’Actv saldamente ormeggiate.
L’autorità marittima ha intanto concluso l’istruttoria sentendo tutti i protagonisti del fatto denunciato dallo scrittore Roberto Ferrucci che con il telefonino aveva ripreso una manovra della nave da riva dei Sette Martiri. «È passata a 20 metri dalla riva durante una virata» aveva detto. E subito si cominciò a parlare di “inchino” o di errore di manovra.
L’istruttoria della Capitaneria ha tuttavia portato ad un nulla di fatto sia dagli accertamenti strumentali che testimoniali. Nessun problema alla sicurezza della navigazione quel giorno, dunque, ma ciò non toglie il fatto che ormai a Venezia le grandi navi rappresentano un nervo scoperto.
Proprio sul web molti veneziani ieri hanno preso di mira l’ammiraglio Tiberio Piattelli, che aveva dichiarato “se la nave fosse stata tanto vicina alla riva si sarebbe fermata, perché a 30 metri c’è un fondo sabbioso”. Tra il popolo del social network Venessia.com c’è stata la gara a chi pubblicava le navi più grandi “arenate” (in realtà ormeggiate normalmente) in riva dei Sette Martiri, che è tuttora una banchina portuale (non più per le grandi navi) e quindi dispone della profondità necessaria. In realtà il comandante Piattelli si riferiva sicuramente alla lingua di secca di fronte al Molo di San Marco. Nessuna protezione ci sarebbe, invece, nel caso in cui una nave finisse contro i 7 Martiri.
«In quella zona – attacca Silvio Testa, dei No grandi navi – c’è una profondità di 11 metri, evidenziata dalle batimetrie più recenti. Altro che secca».

Michele Fullin

 

I COMMENTI – Orsoni: «Serve una soluzione immediata»

«Dicono che si tratta di una normale manovra, ma è una normalità sbagliata». È il commento dell’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, che per primo aveva denunciato sabato la manivra della Carnival Sunshine.
«Questi fatti – dice il sindaco Giorgio Orsoni – dimostrano che un approfondimento come deciso del Governo è necessario, ma che bisogna anche affiancare un provvedimento tampone e immediato a quello definitivo. Ho sempre sostenuto questa ipotesi, cioè Marghera». Per il senatore Felice Casson è necessario che il Governo intervenga subito e ha presentato un’interrogazione: «La posta in gioco è la tutela di uno dei principali gioielli del Paese». Un’altra interrogazione, al sindaco, è stata depositata dal capogruppo del Pd, Claudio Borghello: «Evidenza pubblica per le tutele esistenti». L’eurodeputato Andrea Zanoni ha denunciato: «Stanno scherzando con la nostra Venezia. È ora di passare dalle parole ai fatti». Infine, il consigliere comunale Beppe Caccia: «Il Gps non conta. Anche a 75 metri di distanza una nave del genere avrebbe potuto minacciare seriamente palazzo Ducale o punta della Dogana».

 

 

La Capitaneria ha ascoltato l’equipaggio della Carnival Sunshine e il capitano del vaporetto Actv che è passato accanto alla nave, ma il comandante Piattelli ribadisce: «Tutto regolare»

VENEZIA. La Capitaneria di Porto di Venezia ha acquisito la testimonianza dell’equipaggio del rimorchiatore che sabato stava trainando la Carnival Sunshine, la nave da crociera accusata di aver sfiorato il molo di Riva Sette Martiri. È stato anche sentito il capitano del vaporetto dell’Actv, l’azienda locale di trasporto, indicato come il mezzo che avrebbe rischiato di finire schiacciato tra la riva e la nave. Entrambi, secondo quanto riferito dal comandante della Capitaneria, Tiberio Piattelli, hanno affermato che non vi è stato nessun problema di sicurezza della navigazione. Piattelli ha ripetuto che l’imbarcazione, «sia a poppa che a prua», secondo le rilevazioni è stata distante da riva almeno 70 metri.

«È una normalità sbagliata – replica l’assessore comunale all’ambiente Gianfranco Bettin, che aveva sollevato il caso -. Le foto in mio possesso confermano, comunque, che anche le navi di grossa stazza attraccano a Riva Sette Martiri e che quindi non è corretto dire che a 30 metri dalla riva la Sunshine si sarebbe arenata».

Le immagini, risalenti ad un paio di anni fa, sono quelle diffuse dal sito Venessia.com: vi si vede, tra l’altro, una nave di stazza superiore alla nave di Carnival ferma al molo.

A contestare la tesi della Capitaneria è anche Silvio Testa, portavoce del comitato No Grandi Navi.

«Le battimetrie – spiega – danno in quel punto una profondità di 11 metri sin sotto riva».

L’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento, commenta con durezza quanto accaduto sabato:

«stanno scherzando con la nostra Venezia. È ora di passare dalle parole ai fatti prima che si verifichi una tragedia: occorre vietare in modo assoluto l’ingresso delle grandi navi in laguna. Condivido ed appoggio l’esposto del Codacons».

Un’interrogazione al governo sul caso è stata presentata dal parlamentare Pd Felice Casson.

«Occorre intervenire urgentemente – sottolinea – per impedire ulteriori sfregi e rischi a Venezia, alle sue bellezze, alla sua laguna e ai suoi cittadini».

Interrogazione dei 5 Stelle in parlamento. Nella seduta del Senato il parlamentare veneto del Movimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi è intervenuto sulla sfiorata collissione della Carnival a Venezia ricordando l’interrogazione depositato lo scorso 12 giugno in cui chiede chiarezza e una decisione sul percorso delle Grani Navi in Laguna.

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Nuova Venezia – Venezia. Grandi navi, una bufera di polemiche

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

lug

2013

 

Bettin: «Normalità aberrante, tutto il mondo ha visto le immagini». Lo yacht di mister Carnival lascia la città

PAOLO COSTA – L’episodio dimostra il clima d’isteria collettiva: adesso il progetto c’è, eliminiamo il problema alla radice una volta per tutte

TIBERIO PIATTELLI – Tutto regolare, se l’imbarcazione fosse transitata a una distanza di 30-40 metri dalla riva si sarebbe insabbiata

Venti metri o settanta, “struscio” o normale passaggio a un soffio dalla banchina, le immagini della Carnival Sunshine che sfiora Riva Sette Martiri hanno ulteriormente alzato la temperatura del dibattito sulle grandi navi in bacino San Marco. Le foto del palazzo galleggiante che sembra stringere un vaporetto Actv hanno fatto il giro del mondo e rinfocolato le polemiche sul passaggio dei bestioni del mare davanti a Palazzo Ducale, a prescindere dall’episodio specifico di sabato. Un episodio che, secondo la Carnival e la Capitaneria di Porto, non ha nulla di anomalo e non ha comportato alcun rischio. «I 70 metri di distanza dalla riva erano tali, se la nave fosse stata più vicina, anche a 40-30 metri, si sarebbe arenata, perché lì c’è fondo sabbioso – spiega il comandante della Capitaneria di Porto di Venezia, Tiberio Piattelli – Da quello che ci risulta è tutto il regola. Il nostro sistema Ais, che monitora il traffico delle navi in transito, dava una distanza ancora maggiore dalla riva. Ma abbiamo preso il dato del router della nave stessa, che dava appunto 70 metri. Ad una distanza inferiore la nave si sarebbe insabbiata. Quando giungono a Venezia entrando dalla bocca del Lido, le navi seguono sostanzialmente uno stretto canale di navigazione, e devono stare al centro, altrimenti potrebbero arenarsi». In totale sintonia la Corporazione Piloti Estuario Veneto, secondo cui «i pochi metri indicati dal testimone sono in verità 72, e che lo sfioramento del vaporetto Actv in realtà non è altro che un transito in totale sicurezza».

Tutto normale, insomma, ma di una «normalità aberrante» come la definisce l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin. «Tutto il mondo ha visto le immagini della reale distanza, cioè dell’estrema vicinanza, della Carnival Sunshine da Riva Sette Martiri, al di là della percezione di chi la osservava da terra – dice Bettin – Il rassicurante coro ufficiale secondo il quale sarebbe “tutto in regola tutto normale” inquieta ancor più. Se questo è normale, se è normale che colossi dei mari molto più grandi del Titanic passino a poche decine di metri dalla riva, in mezzo a barche, barchette e mezzi pubblici, oltre a tutto il resto (emissioni, rumori, masse d’acqua profonda spostate), è di un’aberrante normalità che stiamo parlando, da far finire al più presto».

Secondo il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa è un episodio «che dimostra un’isteria collettiva, o in un senso o in un altro; per questo prima togliamo le grandi navi da bacino San Marco meglio è. Il progetto è stato presentato, ora eliminiamo una vola per tutte il problema».

Ieri pomeriggio, intanto, lo yacht del presidente della Carnival Corporation, Micky Arison, ha levato gli ormeggi da Riva Sette Martiri mentre in città s’interrogava per la milionesima volta su cosa avrebbe potuto accadere. «Il mondo intero sta discutendo, con preoccupazione, del rischio corso da Venezia. Eppure c’è chi, ancora, fa finta di non vedere. O, peggio, nega la realtà – prende posizione il consigliere comunale Beppe Caccia – Ed è davvero inquietante sentire controllori e controllati replicare all’unisono. Le cronache giudiziarie di questi giorni sono piene delle sciagurate conseguenze di questa confusione di ruoli, sul tema altrettanto delicato della salvaguardia. A chi blatera di “notizie false e tendenziose”, citando i dati gps del Voyage Data Recorder (VDR) che attesterebbero 72 metri di distanza dalla riva, ricordo che il punto di misurazione è collocato all’altezza della plancia di comando in una nave lunga ben 272 metri. Ciò significa che la rilevazione potrebbe essere effettuata in mezzo al Bacino di San Marco». Il tutto è racchiuso nelle immagini scattate dallo scrittore Roberto Ferrucci che dice: «In questi ultimi 10 anni ho visto centinaia di passaggi di navi ma quello di ieri è quello che più mi ha stupito. Del resto le foto e il video che ho girato sono eloquenti: la Carnival Sunshine è passata più vicina delle altre».

Manuela Pivato

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Il Codacons presenterà un esposto

Il Codacons presenterà oggi un esposto alla Procura della Repubblica sul caso del passaggio ravvicinato ieri a Riva Sette Martiri a Venezia della nave da crociera Carnival Sunshine. «Chiederemo alla Procura – spiega il presidente Carlo Rienzi – di accertare i fatti denunciati, aprendo una indagine per attentato alla sicurezza dei trasporti e pericolo di naufragio, e di accertare le responsabilità non solo della Carnival, ma anche della Capitaneria di Porto». Rienzi ricorda che «non è la prima volta che il Codacons denuncia le navi da crociera che attraversano il bacino di San Marco e i pericoli insiti nel passaggio vicino alla riva di questi giganti dei mari». «Una prassi che tuttavia – conclude Rienzi – sembra destinata a proseguire, senza alcun intervento da parte delle autorità competenti. Per questo chiederemo domani alla Procura di Venezia di disporre il sequestro di tutte quelle imbarcazioni da crociera che eseguiranno “inchini” e passeranno a pochi metri dalla riva veneziana».

Nel dibattito interviene anche il sottosegretario ai Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni: «Ancora una volta suona un campanello d’allarme che impone lo stop alle grandi navi a Venezia; è necessario, subito, un confronto che sancisca l’assoluto e immediato divieto di transito nel Canale della Giudecca e l’eventuale analisi di soluzioni alternative».

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Odissea della nave Zenith i crocieristi chiedono i danni

Il 24 giugno scorso l’improvviso incendio a bordo al largo di Chioggia.

I passeggeri spagnoli: «Emergenza gestita male, abbiamo respirato fumo»

L’appuntamento è per oggi, all’ora di pranzo, a Madrid, per una giornata di brutti ricordi e di rabbia. A trovarsi saranno decine di passeggeri dei circa 1.672 (oltre a 603 membri dell’equipaggio) che lo scorso 24 giugno erano a bordo della nave da crociera spagnola Zentih, in avaria a 16 miglia al largo di Chioggia per un incendio, scoppiato alle 3.48 della notte, alla sala macchine. Un incendio che aveva messo fuori gioco il motore, nonostante il tentativo dei tecnici di ripararlo. Un incubo in alto mare, conclusosi solo all’una di notte del 25 giugno con la decisione concordata con la Capitaneria di Porto e l’unità di soccorso di mettere in azione tre rimorchiatori per trasportare la nave alla banchina Liguria del “molo A” di Marghera. Vacanza rovinata, notte in albergo, e poi tutti di nuovo a casa, con voli organizzati dalla Pullmantur prevalentemente per Madrid e Barcellona. Anche se la compagnia si è più volte spesa spiegando di aver fatto il possibile per ridurre i disagi dei propri passeggeri, molti di loro non hanno intenzione di accontentarsi di un biglietto di scuse e del rimborso del biglietto della vacanza andata, letteralmente, in fumo. «Vogliamo che ci vengano riconosciuti i danni che abbiamo subìto», raccontano i promotori dell’iniziativa del comitato “Afectados Pullmantur” che oggi metteranno nero su bianco la nascita dell’associazione. A coordinare l’incontro sarà l’avvocato Antonio Garcia Barba, che già difende i crocieristi spagnolo che si trovavano a bordo della Costa Concordia finita contro uno scoglio nei pressi dell’isola del Giglio il 13 gennaio dello scorso anno. «L’obiettivo dell’associazione che si costituisce con questo incontro» spiega l’avvocato Barba, dal suo ufficio di Malaga «è di chiedere tutti insieme alla società Pullmantur i danni morali per quanto subìto. Proprio per questo prima si cercherà un accordo e se non sarà possibile si procederà la causa, se così deciderà l’associazione formata dai passeggeri». «Per questo la riunione di oggi», aggiunge l’avvocato, «servirà non solo a costituire il comitato, ma anche a decidere quali misure prendere contro la Pullmantur responsabile di quanto accaduto». L’associazione si costituisce a Madrid perché a bordo della Pullmantur c’erano soprattutto turisti spagnoli, i quali raccontano di una gestione dell’emergenza terribile, rispetto a quanto comunicato ufficialmente dalla compagnia spagnola. «Siamo indignati per il mancato riconoscimento del danno che ci è stato provocato», spiega uno dei membri dell’associazione, Carmen Martinez Sevila, di Alicante, «e della poca sensibilità della compagnia. Sulla Zentih sono stare ore terribili, molti di noi hanno respirato molto fumo, nessuno ci diceva cosa fare, i bagni erano inutilizzabili. Una gestione pessima».

Francesco Furlan

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L’avvocato scelto dai passeggeri segue anche i naufraghi della Concordia

Antonio Barba Garcia, del collegio degli avvocati di Malaga (nel Sud della Spagna) è il legale che porterà avanti la battaglia del comitato nato tra i passeggeri che erano a bordo della Zenith quando il 24 giugno scoppiò l’incendio nella sala macchine. I componenti del comitato non l’hanno scelto a caso visto che l’avvocato già si sta occupando dei passeggeri spagnoli che si trovavano a bordo della nave da crociera condotta dal comandante Francesco Schettino, la Costa Concordia che a gennaio 2012 andò a sbattere contro uno scoglio all’isola del Giglio. Il comitato dei passeggeri che erano a bordo della Concordia nacque tra marzo e aprile dello scorso anno, con l’obiettivo di vedersi riconoscere, a vario titolo, i danni subiti per il terribile incidente causato da un “inchino” azzardato. In questi giorni si sta celebrando il processo che vede il comandante Schettino unico imputato per il naufragio della nave da crociera a bordo della quale persero la vita trentadue persone.

 

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