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SECONDO APPELLO DEI PEDIATRI

Tre mesi fa come pediatri di Venezia, Mestre e Comuni limitrofi abbiamo rivolto alle Autorità Competenti un appello perché fosse fermato l’iter di approvazione per la messa in funzione a Fusina di tre inceneritori, dotati di una capacità molto superiore alle esigenze del nostro territorio. E questo in un momento in cui tutte le Nazioni cercano ed utilizzano vie alternative per lo smaltimento dei rifiuti, proprio perché sono noti gli effetti inquinanti della combustione (vedi Direttive U.E. 2008). Il principio di PRECAUZIONE, presente nella Dichiarazione di Rio del 1992 e ratificato dall’Unione Europea, si applica fino a quando il rischio di effetti negativi su ambiente e salute non possa essere escluso con certezza scientifica. Al momento gli studi sugli inceneritori di nuova generazione sono insufficienti, e comunque evidenziano già che al fine di ridurre le emissioni, le temperature devono essere più elevate, liberando particelle più piccole e quindi più pericolose. E quello che sappiamo con certezza è che i POPS (inquinanti persistenti non biodegradabili) prodotti dall’incenerimento vengono trasportati nell’aria anche molto lontano, vengono introdotti nel corpo umano con il respiro, l’acqua e il cibo, e una volta entrati vengono smaltiti dopo anni, e a volte mai. L’assorbimento comincia per il bambino già nel ventre materno, e prosegue dopo la nascita ed oltre l’adolescenza, con effetti tanto più devastanti quanto più l’organismo è in via di sviluppo. Infatti tra i molti EFFETTI NOCIVI ci sono quelli sul sistema nervoso, sul sistema endocrino (agiscono come ormoni, ingannando gli organi), sull’albero respiratorio ancora in formazione e in generale su tutte le cellule, creando le condizioni per i tumori che si svilupperanno nell’età adulta. Si calcola che il 25% degli adulti e il 33% dei bambini sotto i 5 anni sia affetto da patologie riconducibili a fattori ambientali, mentre 1 decesso ogni 4 viene attribuito al vivere o lavorare in ambiente malsano (dati del G7 Ambiente del 2017). Sappiamo che un’associazione locale di genitori, sostenuta da oltre 1000 firme, da tempo chiede invano che vengano eseguiti due BIOMONITORAGGI di facile realizzazione e di basso costo, per i quali sono già disponibili sia i volontari sia i laboratori attrezzati per l’esecuzione. Si tratta di verificare la presenza di diossina nel latte materno e di metalli pesanti nelle unghie dei bambini (come fatto recentemente per l’inceneritore di Forlì).

Questi dati sono indici sensibili del livello di inquinamento di un territorio ed è imprescindibile conoscerli prima di affrontare un nuovo possibile impatto ambientale.

Il 26/5/2020 più di 350 Organizzazioni di 90 paesi, che rappresentano OLTRE 40 MILIONI DI SANITARI di tutto il mondo, hanno inviato un appello ai leaders del G20 (tra cui il nostro ministro Conte) chiedendo che medici e scienziati, come erano stati ascoltati per l’emergenza COVID, fossero ora seguiti per l’emergenza di clima e inquinamento. La lettera dice che abbiamo affrontato l’epidemia con corpi già indeboliti dall’inquinamento e invita i governi ad un drastico cambio di rotta, citando espressamente gli inceneritori come causa di morte e malattia. Questo appello mondiale è stato firmato anche dalla FNOMCeO, la federazione che rappresenta TUTTI i medici italiani.

Ma nonostante le preoccupazioni espresse a livello mondiale l’iter per gli inceneritori procede inesorabilmente, in pieno agosto, verso l’approvazione.

Quindi come pediatri e medici sentiamo che il nostro dovere deontologico è avvertire la popolazione di quanto sta accadendo, e invitarla a porsi le nostre DOMANDE :

Perché questa fretta?

Perché si ignora il principio che la salute deve essere la priorità di qualsiasi amministrazione?

Perché si progettano impianti super-potenti, se si afferma di non volerli utilizzare?

Perché non si ascoltano proposte alternative, già applicate nel resto d’Europa?

Perché non vengono fatti i semplici biomonitoraggi chiesti dalle famiglie?

Cosa si teme di scoprire?

Invitiamo nonni e genitori, mentre guardano i loro bambini correre felici e inconsapevoli, a decidere di difendere la loro salute, attuale e futura.

 

PEDIATRI CHE ADERISCONO ALL’APPELLO 

Angela Barachino
Francesca Beccaro
Marina Beneforti
Silvia Callegaro
Camilla Caprioglio
Cinzia Cecchinato
Loredana Cosmo
Sandra Cozzani
Mario Cutrone
Cinzia Dario
Dania El Mazloum
Enrico Ferrara
Silvia Girotto
Lucia Magagnato
Lidia Marchesini
Maria Gabriella Medico
Paolo Monetti
Giovanni Montesanto
Silvia Palatron
Maria Pellosio
Caterina Pelloso
Giovanni Battista Pozzan
Paolo Regini
Maria Scalzone
Andrea Schiavon
Flavio Semenzato
Annarosa Tessari
Vittorio Urbani
Francesco Vidal

 

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Comunicato stampa congiunto 12 agosto 2020

Inceneritore: decisione nefanda in stile prima Repubblica

 

Come da copione e nella peggiore tradizione da prima repubblica l’autorizzazione arriva a ferragosto.

Comitati pronti alla mobilitazione e al blocco dei camion in autunno.

La scelta di bruciare rifiuti conviene solo a Veritas e ai suoi soci privati Bioman e Agrilux.

La decisione è tutta politica e trasversale, Lega e PD i maggiori responsabili.

Il rinvio della terza linea è solo un tatticismo, ma i fanghi potranno essere bruciati fin da subito nelle linee L1 e L2.

Il progetto rimane sostanzialmente invariato con tutto il suo carico di veleni.

Continua la campagna dei lenzuoli “Andrà tutto in fumo”. Al via anche la sottoscrizione per il ricorso al TAR.

 

Veritas, i Sindaci e tutti gli sponsor politici dell’inceneritore di Fusina sostengono che questo impianto sarà all’avanguardia della tecnica, addirittura migliorerà l’ambiente e non sarà rischioso per la salute. Eppure, invece che farsene un vanto in campagna elettorale, continuano a far di tutto per nasconderlo sotto il tappeto. La riprova è l’autorizzazione finale data ieri dalla Conferenza dei Servizi, con in testa Regione, Comune di Venezia e Città Metropolitana: proprio a ferragosto quando si pensa che la maggior parte delle persone sia in vacanza o distratta. “Ce lo aspettavamo e stavamo monitorando la situazione –affermano i comitati – del resto tutta questa vicenda per come si delinea e per come è stata portata avanti è all’altezza delle peggiori porcate da “prima Repubblica”. La nostra lotta ora entra nel vivo: ci prepariamo ad una grande mobilitazione in autunno e siamo pronti a bloccare i camion in ingresso all’impianto. Non possiamo permettere che ci avvelenino in questo modo”.

Per il fronte ambientalista contrario al progetto la decisione è gravissima ed è tutta politica: “La gestione dei rifiuti è un falso problema. Questo progetto è nato e pensato per soddisfare interessi economici molto forti sulla pelle dei cittadini; ed è frutto di precise scelte politiche compiute da quei partiti e da quegli amministratori che hanno scelto convintamente questa strada, rifiutando il confronto con i cittadini e con i comitati che fin da subito hanno proposto alternative più sostenibili, rapide e vantaggiose. La riprova di questo atteggiamento l’abbiamo avuto poche settimane fa, quando di fronte alla pressante richiesta di migliaia di genitori e di molte associazioni di avviare subito e prima dell’avvio dell’inceneritore un biomonitoraggio sulla presenza di diossine nel latte materno e di metalli pesanti sulle unghie dei bambini, la politica è rimasta quasi completamente in silenzio per paura di doversi confrontare una volta di più con dati che comprovano il grave stato di inquinamento generalizzato in cui versa il nostro territorio”.

L’inceneritore ha dunque dei nomi e dei cognomi, affermano gli ambientalisti: “Si chiamano Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, sostenitori della Giunta regionale il cui loquace presidente Luca Zaia si appresta a firmare il decreto finale senza nemmeno dire una parola. Ma si chiamano anche Partito Democratico, che con i suoi consiglieri regionali e con molti dei suoi Sindaci è stato fin da subito tra i tifosi più sfegatati dell’inceneritore, insieme al Sindaco fuksia di Venezia Luigi Brugnaro. Non va dimenticato nemmeno il Governo Conte (targato PD-M5S e Italia Viva), che con il Ministro dell’ambiente Sergio Costa avrebbe potuto e dovuto avocare a sé la valutazione di impatto ambientale e invece ha scelto di fare come Ponzio Pilato, tralasciando tra l’altro di rispondere alle richieste di incontro fatte dai comitati. Viste le imminenti elezioni regionali e comunali, il nostro appello è quello di non votare per chi, a vario titolo, si è reso responsabile di questo scempio”.

Sugli aspetti tecnici i comitati attendono di valutare attentamente l’autorizzazione unica, e in particolare quanto emergerà dall’autorizzazione integrata ambientale: “In ogni caso ribadiamo che il progetto rimane sostanzialmente quello proposto inizialmente, con tutto il suo carico di fumi velenosi, acque contaminate, e scorie tossiche da smaltire in discariche speciali. Quanto alla terza linea, si tratta solo di un posticipo, per altro già previsto dal cronoprogramma di Veritas, ma a quanto pare i fanghi saranno bruciati fin da subito nella linea L1 e poi a seguire nella linea L2. Questo è quanto si evince dalla documentazione ufficiale presentata fuori tempo massimo da Ecoprogetto con le integrazioni del 5 maggio (Allegato 5) ma che tutti si guardano bene dal rendere noto”.

Sul piano della mobilitazione sono molte le azioni messe in cantiere da associazioni e comitati: “Questa vertenza sarà lunga e difficile, ma siamo fiduciosi di riuscire a bloccare l’ecomostro. Stiamo già lavorando al ricorso al TAR, che sarà molto corposo e per il quale è già aperta la raccolta fondi (tramite bonifico su IBAN IT64L0359901899050188525842 intestato a Opzione Zero, causale “ricorso TAR inceneritore Fusina”) e insistiamo nel richiedere i biomonitoraggi. Ma ci stiamo preparando anche a forti azioni di protesta e di mobilitazione in autunno, e alla campagna di boicottaggio contro Veritas. Nel frattempo chiediamo ai cittadini contrari all’inceneritore ad aderire alla campagna “Andrà tutto in fumo” esponendo le lenzuola dai balconi (prenotabili via mail scrivendo a noinceneritorefusina@gmail.com). Infine, per chi non lo ha ancora fatto, è importante firmare la petizione (on line su change.orgoppure su carta contattando i comitati del territorio).

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus , Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa

 

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ANDRA’ TUTTO IN FUMO

IN AZIONE CONTRO L’INCENERITORE

Le procedure per l’autorizzazione dell’ecomostro di Veritas stanno andando avanti. La lotta per fermarlo anche!!! Ecco alcune azioni che ciascuno può fare per aiutare i comitati e le associazioni ambientaliste:

 

  1. PARTECIPA ALLA CAMPAGNA ANDRA’ TUTTO IN FUMO:  esponi dal tuo balcone un lenzuolo con la scritta “Andrà tutto in fumo – No Inceneritore Fusina”. Se preferisci puoi prenotarne uno scrivendo a noinceneritorefusina@gmail.com (con contributo di 5 euro alla consegna). Una volta esposto scatta una foto e inviala alla stessa mail, la pubblicheremo in facebook.
  2. SOSTIENI IL RICORSO AL TAR: le spese per presentare il ricorso sono ingenti. Puoi fare un bonifico su conto corrente intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 indicando come causale “ricorso TAR No Inceneritore Fusina”. Puoi anche raccogliere direttamente  dei contributi richiedendo dalla prossima settimana dei blocchetti per sottoscrizioni tra le persone che conosci. Se sei disponibili scrivi alla mail di cui sopra.
  3. FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE: la petizione è ancora attiva fino a fine agosto. Se non hai ancora firmato puoi farlo sulla piattaforma change.org (clicca qui). Oppure puoi scaricare il modulo cartaceo dal link http://www.opzionezero.org/wp-content/uploads/2020/05/MODULO_PETIZIONE_INCENERITORE_FUSINA.pdf. Una volta completato completato fai una scansione e inviala per mail all’indirizzo indicato prima oppure contatta i comitati del tuo territorio.

 

POSSIAMO VINCERE ANCHE QUESTA SFIDA DIFFICILE, MA C’E’ BISOGNO DELL’AIUTO E DELL’IMPEGNO  DI TUTT*. ENTRA IN AZIONE INSIEME A NOI!!

 

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Comunicato stampa congiunto 18 luglio 2020

Inceneritore: tavolo tecnico risolto in una farsa

Come previsto il tavolo tra Regione e Ministero ambiente è stato inutile.

Commissione VIA nazionale nemmeno convocata.

La sospensione della linea fanghi non è sufficiente, anzi è un trucco per aggirare il VIA nazionale.

Il progetto è comunque sbagliato e pericoloso, deve essere ritirato.

I comitati lanciano la campagna “Andrà tutto in fumo” e si preparano per una grande manifestazione in autunno.

 

Il commento dei comitati sull’esito del confronto tra Regione e Ministero dell’Ambiente non si fa attendere: “Alla fine come temevamo il tanto declamato tavolo tra Bottacin e Costa si è risolto in una farsa. Di fatto, sia per la Giunta Zaia, sia per il Ministro Costa questa è stata solo una mossa per dimostrare apertura nei confronti delle preoccupazioni e delle istanze dei cittadini, senza però affrontare la sostanza del problema. Quella di dichiarare il nulla osta alle prime due linee di incenerimento rinviando l’autorizzazione della terza, è una decisione tutta politica che non mette per nulla in discussione il progetto di Veritas; semplicemente consente alla società di dilazionare nel tempo la sua realizzazione evitando la valutazione della Commissione VIA nazionale. Prova ne sia che a quanto ci risulta la stessa commissione non è nemmeno stata convocata per visionare la documentazione tecnica. Il Ministro Sergio Costa, che a parole si è più volte schierato contro l’incenerimento dei rifiuti, nel caso di Fusina ha scelto di non intervenire quando invece avrebbe potuto spostare l’iter autorizzativo a livello nazionale e condizionarne l’esito; di questo chiederemo conto. Chi sperava di avere qualche aiuto da Roma deve ricredersi, per fermare l’ecomostro comitati e cittadini dovranno far conto ancora una volta solo sulle proprie forze. Le elezioni sono vicine, faremo emergere in modo chiaro le responsabilità politiche di tutti i partiti favorevoli all’ecomostro e anche di quelli che non hanno fatto abbastanza per fermarlo”.

Ora si attende l’approvazione formale e definitiva da parte della Conferenza dei servizi regionale che probabilmente arriverà entro la fine del mese, ma i comitati e le associazioni ambientaliste non sono per nulla demoralizzati: “Si tratta di una battaglia lunga e difficile, anche perché sono evidenti i forti interessi economici e politici che stanno dietro a questa operazione. Avevamo già messo in conto che prima o dopo l’autorizzazione sarebbe arrivata. L’azione messa in campo dal fronte ambientalista ha già ritardato e non poco i programmi di Veritas, ora si tratta di alzare il livello della mobilitazione, non ci fermeremo fino a quando il progetto non sarà definitivamente ritirato”. Secondo i comitati infatti le linee L1 e L2 vanno a costituire comunque un grande inceneritore, sovradimensionato rispetto alle esigenze del territorio, che andrà a bruciare tra gli altri rifiuti perfettamente riciclabili, che emetterà elevatissime quantità di fumi nocivi, producendo scorie e ceneri da inviare a discariche speciali, nonché centinaia di migliaia di metri cubi di acqua contaminata. La scelta dell’incenerimento è sbagliata, contraria alla direzione di marcia indicata dalla Comunità Europea in tema di economia circolare e di politiche di contrasto ai cambiamenti climatici. La chiusura completa del ciclo dei rifiuti in Veneto è a portata di mano; nel bacino veneziano, pure fanalino di coda a livello regionale, i dati forniti dalla stessa Veritas parlano di una raccolta differenziata ormai vicina al 75% e di una significativa riduzione delle quantità di rifiuti prodotti a seguito della crisi provocata dal virus. In una situazione in cui rimane ancora moltissimo da fare, costruire un nuovo inceneritore significa  tornare al passato e minare l’implementazione del recupero di materia per i prossimi 20 anni.

In attesa di presentare il ricorso al TAR il fronte ambientalista si prepara per una grande manifestazione in autunno e lancia fin da subito la campagna “Andrà tutto in fumo”: “Invitiamo tutti i cittadini del territorio metropolitano ad esporre dai balconi delle lenzuola con la scritta Andrà tutto in fumo – no Inceneritore Fusina. Per chi sceglie di non autoprodurli sarà possibile prenotarne uno scrivendo a info@opzionezero.org. E’ un modo per rimarcare che il territorio è stanco di scelte calate dall’alto e rifiuta impianti e opere che mettono a repentaglio la salute dei cittadini e l’ambiente”. Prosegue inoltre la petizione on-line su change.org (clicca qui) e tramite i moduli cartacei che ha già raggiunta e superato le 10.000 adesioni.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO , Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre

 

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Comunicato stampa congiunto 2 luglio 2020

Inceneritore: il problema non è solo la terza linea.

 

Comitati scettici sull’esito dell’incontro tra Costa e Bottacin.

La sospensione della linea fanghi non è sufficiente.

Il progetto è comunque sbagliato e pericoloso, deve essere ritirato.

Chiudere il ciclo dei rifiuti è possibile, necessario discutere con comitati, associazioni e comunità locali  sulle scelte strategiche

In cantiere grande manifestazione prima delle elezioni e ricorso al TAR.

 

La notizia del probabile rinvio della Conferenza dei servizi prevista per il 9 luglio a seguito dell’incontro di ieri tra Ministro dell’Ambiente e assessore regionale Bottacin è accolta con scetticismo dai comitati e dalle associazioni ambientaliste: “L’intervento del Ministro Costa, seppure tardivo, può essere l’occasione per riaprire la discussione sul progetto di nuovo inceneritore a Fusina, ma non vorremmo che tutto si risolvesse in una bolla di sapone. Il problema non è solo la “linea fanghi” ma tutto l’impianto. Tra l’altro proprio l’eventuale scelta di sospendere l’autorizzazione per il terzo forno permetterebbe a Veritas di aggirare il problema del superamento della soglia dei 50 Mwt (le tre linee sommano 67,9 MWt), che in base alla normativa richiederebbe una valutazione di impatto ambientale a livello nazionale.  Poi in un secondo  momento, contando su un parere VIA già favorevole sull’intero progetto e con lo stratagemma delle cosiddette “varianti non sostanziali”, sarà sufficiente un semplice decreto regionale per completare l’opera senza dover rifare tutta la procedura e senza la possibilità per il pubblico di intervenire.” – aggiungono inoltre – “Purtroppo prendiamo atto che ancora una volta l’incontro di ieri risponde alla solita logica di non coinvolgere nella discussione comitati, associazioni e comunità locali da subito mobilitatesi contro il nuovo inceneritore”.

Secondo i comitati l’incontro tra Ministro e Regione conferma di fatto che le critiche sollevate con le corpose osservazioni non sono affatto pretestuose come sostiene Veritas, anzi mettono in luce gravi carenze e pericolose ambiguità che al di là del problema fanghi rimangono tutte sul tavolo .

“Non ci fermeremo fino a quando il progetto non sarà definitivamente ritirato – ribadiscono dal fronte ambientalista – le linee L1 e L2 vanno a costituire comunque un grande inceneritore, sovradimensionato rispetto alle esigenze del territorio, che andrà a bruciare tra gli altri rifiuti perfettamente riciclabili, che emetterà comunque elevatissime quantità di fumi nocivi, producendo scorie e ceneri da inviare a discariche speciali, nonché centinaia di migliaia di metri cubi di acqua contaminata. La scelta dell’incenerimento è sbagliata, contraria alla direzione di marcia indicata dalla Comunità Europea in tema di economia circolare e di politiche di contrasto ai cambiamenti climatici. Ed è assurdo che si scelga questa strada proprio in Veneto dove, con qualche sforzo in più, si potrebbe davvero arrivare alla chiusura  del ciclo dei rifiuti. Esistono in Italia e in Europa esperienze che dimostrano come le stesse tecnologie utilizzate per produrre il CSS finalizzato alla combustione, possono essere implementate per recuperare la materia invece di bruciarla con enormi vantaggi per l’ambiente, per la salute, per le tasche dei cittadini e per l’occupazione. Non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta alla richiesta di incontro  inviata al Ministro Costa lo scorso 29 aprile, ma ribadiamo che un confronto tecnico e politico su questa vicenda deve essere aperto alla partecipazione di chi ha fatto emergere il problema.  Conosciamo bene il progetto e abbiamo proposte alternative concrete che pretendiamo siano prese in considerazione. E’ solo grazie alle mobilitazioni costruite in questi mesi da comitati ed associazioni se l’iter autorizzativo ha subito una battuta d’arresto”.

In attesa di valutare le decisioni che saranno prese, le organizzazioni contrarie all’inceneritore confermano comunque il loro impegno per ottenere il ritiro del progetto, e oltre a proseguire il lavoro di approfondimento per il ricorso al TAR, si preparano a nuove iniziative tra cui una grande manifestazione a settembre, prima delle elezioni.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO , Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre

 

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Comunicato stampa 24 giugno 2020

Veneto City: un’altra importante vittoria dei comitati

 

Grande soddisfazione di Opzione Zero, in Riviera vinte tante battaglie grazie ai comitati.

Veneto City era un pezzo di un disegno più ampio che avrebbe sfigurato il territorio.

Sconfitta la pianificazione basata sulla speculazione, figlia dell’ era Galan-Chisso e proseguita da Zaia.

Bene decisione dell’amministrazione dolese, ma si poteva fare prima.

Ora stop all’inceneritore e via alla riconversione ecologica dei territori. A Roncoduro proposta per un grande Bosco di Pianura.

 

La notizia della fine di Veneto City è accolta con grande soddisfazione da Opzione Zero che rivendica il merito dei comitati in questa e in altre vicende: “A 8 anni dalla sua approvazione firmato da Zaia, l’archiviazione di Veneto City dimostra una volta di più la natura tutta speculativa di un progetto che fin dall’inizio abbiamo denunciato e contrastato duramente. La retorica e i falsi propositi dei proponenti e di tanta parte della politica alla fine si sono sciolti come neve al Sole. Avevamo già vinto sulla camionabile, sull’interramento dell’elettrodotto Terna, su Città della Moda, sul Polo Logistico di Dogaletto e il centro commerciale di Calcroci; attendavamo  il turno di Veneto City, come attendiamo la cancellazione definitiva della Romea Commerciale, ma ora tiriamo un bel sospiro di sollievo e festeggiamo. In tutte queste vicende certamente le inchieste giudiziarie e la crisi economica seguita al crack finanziario del 2008 hanno avuto il loro peso. Ma va riconosciuto che tutto ciò non sarebbe stato possibile se allora, ormai 13 anni fa, non si fosse prontamente messo di traverso un movimento largo, popolare, unitario fatto da tante persone determinate e organizzate in comitati e associazioni, che erano riunite sotto la sigla CAT (Comitati Ambiente e Territorio) e di cui parte integrante era anche Opzione Zero. E’ stato grazie alle tante mobilitazioni, all’opera incessante di controinformazione, di pressione politica, di approfondimento e inchiesta, ai ricorsi messi in campo da questo schieramento se siamo arrivati a questi risultati e se la Riviera del Brenta si è salvata da una colata di cemento e asfalto che l’avrebbe definitivamente sfigurata, generando impatti incalcolabili sull’ambiente e sulla salute dei suoi abitanti”.

Opzione Zero sottolinea come Veneto City fosse un perno del “Bilanciere Veneto”, uno dei progetti strategici inseriti nel PTRC (Piano Territoriale di Coordinamento regionale) partorito nell’epoca d’oro di Galan e Chisso, e in fase di approvazione proprio in questi giorni nel Consiglio Regionale capeggiato dalla Lega di Luca Zaia, da sempre artefice insieme ai primi due di tutte le grandi opere inutili e distruttive in Veneto. Di quell’idea perversa rimangono il Passante di Mestre, e l’idea della famigerata Romea Commerciale che avrebbe dovuto congiungersi al by-pass di Mestre a Roncoduro, esattamente dove era previsto il “Polo del terziario avanzato”, la distesa di 1,2 milioni di metri quadri di cemento ideata dal defunto Luigi Endrizzi e progettato dall’architetto Cocinella.

“Bene ha fatto l’amministrazione di Dolo a deliberare per la rescissione dell’accordo di programma – proseguono dal comitato – anche se con un po’ di coraggio in più questa scelta si sarebbe potuta fare 5 anni prima. Infatti poco dopo l’insediamento della Giunta Polo avevamo ottenuto un incontro con Sindaco e assessori competenti per illustrare come l’accordo fosse già allora annullabile a causa del non rispetto delle clausole da parte del proponente; ad esempio per quanto riguarda l’incompletezza della documentazione progettuale, la mancata realizzazione delle opere pubbliche, il mancato versamento di parte degli oneri pattuiti. Comunque meglio tardi che mai. Ora attendiamo di verificare bene tutti i passaggi formali, e poi valuteremo quale decisione prendere in merito al ricorso al TAR. Il dibattimento è previsto nei prossimi mesi, e per ora lo manteniamo attivo”.

L’epilogo di Veneto City insegna quanto importante sia la partecipazione attiva dei cittadini per la vita democratica del Paese.  Ora si apre la possibilità di ripensare ad un altro modello di pianificazione che metta davvero fine al consumo di suolo, alla devastazione ambientale, agli impianti nocivi: “Dobbiamo ripartire dalla riconversione ecologica delle produzioni e dei territori, la crisi climatica e ambientale ce lo impongono – concludono gli esponenti del comitato – Quella vasta zona della Riviera del Brenta potrebbe diventare per esempio un grande bosco di pianura a compensazione della cementificazione e del disordine urbanistico operati in questi anni. Ma nelle aree già compromesse o abbandonate potrebbero trovare spazio anche filiere di recupero dei rifiuti, la vera alternativa all’inceneritore di Veritas, un ecomostro pericolosissimo figlio della stessa logica di Veneto City. Ora siamo ancora più determinati e vinceremo anche questa battaglia”.

 

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Comunicato stampa congiunto 16 giugno 2020

Inceneritore: ritirare il progetto per riaprire il confronto

Non si placano le contestazioni dei comitati e delle associazioni contrarie al nuovo inceneritore di Fusina proposto da Ecoprogetto (gruppo Veritas), che potrebbe essere definitivamente autorizzato il prossimo 18 giugno. Alle dichiarazioni dell’assessore della Lega Bottaccin, così come quelle dei consiglieri regionali del PD, circa l’intenzione di riaprire un confronto sul progetto per il momento non sembrano seguire i fatti.

I comitati e le associazioni che da mesi si battono contro l’ecomostro hanno più volte sollecitato sia la Regione che il Ministro Sergio Costa affinché fermassero l’iter autorizzativo, senza mai ricevere alcuna risposta. A marzo in pieno lockdown è stata inviata una lettera di richiesta di moratoria fino a fine anno per consentire di avviare un dibattito pubblico esteso fuori dalle restrizioni antivirus;  ma la Commissione VIA, dopo una breve sospensione, è andata avanti con i lavori fino ad esprimere lo scorso 20 maggio il proprio parere favorevole. A fine aprile è stata inviata una lettera direttamente al Ministro Sergio Costa per chiedere un incontro, e nessun cenno di riscontro è mai stato dato. Silenzio anche da parte del Presidente leghista Luca Zaia di fronte ai tantissimi cittadini che hanno partecipato al mailbombing per chiedere al Governatore di intervenire in prima persona. Infine muro di gomma anche da parte della Conferenza dei Servizi di fronte alla legittima richiesta di comitati e associazioni di poter partecipare alla prossima seduta decisoria prevista per il 18 giugno in qualità di portatori di interessi diffusi, così come previsto dalla legge 241/90. Le uniche risposte certe sono arrivate da quelle amministrazioni comunali governate da centro-destra e centro-sinistra che, sollecitate in sede istituzionale, si sono apertamente schierate a favore dell’inceneritore confermando la loro posizione anche nei Consigli di Bacino; è il caso per esempio di Venezia, Mira, Dolo, Mirano, Spinea, e da ultimo Mogliano con la “pilatesca” e ipocrita presa di posizione del Sindaco Davide Bortolato. Solo Chioggia,  Vigonovo, Portogruaro e la Municipalità di Marghera hanno avuto il coraggio di dire “no” all’inceneritore. 

“Non vorremmo che le recenti “aperture” di esponenti della Lega e del PD fossero solo un modo di prendere tempo di fronte al dilagare della protesta in tutto il territorio metropolitano. – affermano alcuni esponenti del fronte ambientalista – Se qualcuno pensa di rabbonirci con qualche dichiarazione per superare indenne la campagna elettorale delle regionali o delle comunali, forse non ha capito che su questa storia noi andremo fino in fondo senza lasciare nulla di intentato, e soprattutto inchiodando tutte le forze politiche alle loro responsabilità. Qui si sta discutendo di un impianto che mina la salute di centinaia di migliaia di persone, e che andrà a compromettere definitivamente un territorio già fortemente inquinato e cementificato. Se davvero si vuole aprire un confronto con i comitati e le associazioni che hanno prodotto decine di osservazioni svelando tutti i limiti e i rischi del nuovo inceneritore, allora si abbia il coraggio di ritirare il progetto, di aprire finalmente un tavolo con tutte le parti sociali e politiche, di avviare un processo partecipativo vero con la popolazione. Noi le alternative le abbiamo: costano meno, creano più occupazione, e soprattutto sono  sostenibili dal punto di vista ambientale”.

La protesta dunque continua, così come continua il lavoro di studio per il ricorso e l’azione di sensibilizzazione della popolazione. Meteo permettendo, per il weekend rimangono confermati diversi gazebo in tutta l’area metropolitana per distribuire materiale informativo, raccogliere fondi per il ricorso al TAR, e rilanciare la petizione.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, cà Luisa casa del Popolo Venezia, Associazione APIO

 

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INCENERITORE FUSINA

La mobilitazione continua

TUTTI A VENEZIA SABATO 13 GIUGNO – ORE 17-19

Sabato 13 giugno il Comitato No Grandi Navi ha indetto una importante mobilitazione con l’intento di costruire una lunga catena umana da San Basilio a Punta della Dogana. Obiettivo è riaffermare ancora una volta che l’unico futuro possibile e necessario per Venezia, per il territorio metropolitano e regionale è quello che guarda alla riconversione ecologica, al lavoro degno, alla giustizia sociale, alle relazioni solidali.

Il MOSE, le Grandi Navi, l’Inceneritore, la cementificazione, la Pedemontana, le produzioni nocive e fossili rappresentano nel nostro territorio quel sistema estrattivista e predatorio finalizzato ad alimentare e consolidare un blocco di potere politico, economico, finanziario marcio e senza scrupoli. E’ un sistema che privilegia il profitto di pochi, che distrugge l’ambiente e la vita delle persone, che a livello globale minaccia pericolosamente l’intero Pianeta con i cambiamenti climatici e la devastazione degli ecosistemi.

L’inceneritore che la Giunta del Veneto guidata da Zaia sta per approvare con l’avvallo del Partito Democratico, rappresenta in modo emblematico questa logica, e anzi costituisce un anello fondamentale delle catene produttive consumiste votate allo sviluppo infinito.

Per questo come comitati e associazioni impegnati a contrastare l’ecomostro di Fusina invitiamo tutti a partecipare numerosi alla manifestazione di sabato e a costruire insieme a noi un pezzo significativo di questa grande catena umana per portare in evidenza questa importante vertenza.

Partenza dalla Riviera ore 16 – per maggiori info scrivi a info@opzionezero.org

 

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Comunicato stampa congiunto 10/06/2020

Inceneritore: parere VIA raffazzonato e da respingere

 

Il parere del Comitato tecnico VIA tenta di rattoppare un progetto irricevibile.

Istruttoria confusa nei numeri e nelle tempistiche, blande se non inesistenti le prescrizioni.

Sui PFAS asfaltato il principio di precauzione.

Ammessi e di fatto concessi sforamenti sugli inquinanti gassosi.

La valutazione degli impatti ambientali e dei rischi sanitari è inconsistente.

Accolto in modo acritico il sovradimensionamento dell’impianto.

Ormai evidente che quello di Fusina sarà l’inceneritore a servizio di tutto il Veneto.

 

 

Con notevole ritardo, alla fine è stato pubblicato il parere del Comitato Regionale V.I.A..

Un documento di 164 pagine che i comitati hanno subito analizzato punto per punto per svelare limiti e contraddizioni. Netto il giudizio degli esponenti delle associazioni ambientaliste:     “Si tratta di un parere raffazzonato che tenta di mettere le toppe a un progetto volutamente ambiguo e lacunoso, facendo alla fine ancora più confusione su numeri e tempistiche. La Regione ha scelto di sposare le richieste di Ecoprogetto assecondando le zone d’ombra, giustificando le mancanze anche là dove sono evidenti i rischi e i superamenti dei limiti degli inquinanti. E’ stato svolto il compitino che assolve la procedura prevista dalla legge, ma siamo ben lontani da una vera valutazione degli impatti sull’ambiente e dei rischi per la salute dei cittadini. La responsabilità per le conseguenze che possono derivare da una scelta così irresponsabile sta in capo alla Regione Veneto, ma anche a tutti gli altri Enti che partecipano alla Conferenza dei Servizi”.

Molte le osservazioni critiche che i comitati stanno elaborando. Tra i punti più controversi e preoccupanti quello riguardante i PFAS, in merito ai quali si è deciso di asfaltare il principio di precauzione. Nell’istruttoria si conviene infatti sulle preoccupazioni dei comitati riguardanti i rischi derivati dall’incenerimento di queste sostanze e sulla mancanza di studi scientifici approfonditi, ma si autorizza ugualmente la Linea 3 dedicata a fanghi e percolati chiedendo al proponente di presentare da qui a 5 anni  argomentazioni rassicuranti.

Ugualmente per i fumi là dove, pure accogliendo una simulazione discutibile limitata all’area circostante all’impianto e al funzionamenti di due soli bruciatori su tre, si riconosce lo sforamento delle concentrazioni per diversi inquinanti (ad es. PM 2,5, NOx, Benzo(a)pirene), o comunque un incremento significativo dei livelli di altri composti rispetto ai valori attuali, come ad es. per le diossine. Eppure le prescrizioni che seguono sono assolutamente blande se non del tutto inesistenti. Ad esempio per la Linea 1, quella già realizzata e che potrebbe entrare in funzione nel giro di pochi mesi, la Commissione avvvalla la sua accensione ma rimanda l’installazione dei filtri più tecnologici contro gli NOx di almeno 18 mesi.

Per quanto riguarda i rischi sanitari ci si accontenta della misera richiesta dell’ULSS 3 di adottare un sistema di monitoraggio in continuo dei microinquinanti da usare  sulle linee in funzione; ma solo a turnazione; mentre in merito  alle campagne di monitoraggio delle ricadute queste saranno limitate ai punti già individuati e distanti appena qualche km dai camini.

Sulla Valutazione di Incidenza per gli impatti sulle zone SIC-ZPS di pregio ambientale come la Laguna di Venezia, si prende per buona l’ipotesi del proponente secondo la quale non è necessario espletare la procedura pure essendo l’impianto a soli 1.6km da una delle zone umide più importanti del mondo.

Infine, ma non da ultimo, si limita la combustione di rifiuti a 120.000 t/anno complessive, un livello comunque molto elevato e corrispondente a più del doppio del CSS attualmente prodotto. Allo stesso tempo la Commissione accoglie senza alcun commento la proposta di Ecoprogetto di sovradimensionare in modo spropositato la parte dell’impianto finalizzata alla produzione di CSS, fanghi e rifiuti legnosi da incenerire. Con ciò lasciando aperta la porta alla possibilità di aumentare in un secondo momento le quantità di rifiuti da smaltire nei 3 forni senza bisogno di rifare la procedura di VIA. Del resto ciò risulta confermato da un passaggio dell’istruttoria, nemmeno tanto velato, nel quale si fa cenno alla carenza di impianti in Regione e all’eccesso di rifiuto residuo da trattare. In pratica l’ipotesi che nell’inceneritore di Fusina vengano smaltiti i rifiuti e i fanghi provenienti da tutto il Veneto diventa una certezza.

In definitiva tutte le critiche e i timori espressi dalle organizzazioni ambientaliste in questi mesi risultano confermate: “Vedremo in sede di Autorizzazione Integrata Ambientale se ci saranno prescrizioni degne di questo nome, ma le premesse sono pessime”.

Intanto sono già al lavoro due gruppi di lavoro che si stanno concentrando da un lato sul ricorso al TAR e dall’altro sulla elaborazione più dettagliata delle alternative già proposte e mai considerate dalle istituzioni.

Sul piano della mobilitazione, invece, i comitati scenderanno di nuovo in piazza sabato 13 giugno dalle ore 17 alle ore 19.00 con il Comitato No Grandi navi per costruire una lunga catena umana da San Basilio a Punta della Dogana.

Per il weekend del 20-21 giugno previsti invece diversi gazebi in varie piazze del territorio metropolitano per rilanciare la petizione contro l’ecomostro di Veritas.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO

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