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Scattolin (Pd): senza la tangenziale sud lo svincolo tra Martellago e Cappella costringerà gli automobilisti a percorrere una rete viaria già congestionata

SCORZÈ «Non serve un esperto per comprendere come il nuovo casello tra Martellago e Cappella rappresenterà una calamita per le macchine che dovranno entrare o uscire dal Passante. In assenza di alternative, questo incremento di traffico insisterà tutto su una una rete viaria già congestionata, inquinata e quindi insicura per tutti i cittadini e per la nostra salute». Il grido d’allarme arriva dal consigliere del Pd di Scorzè Gigliola Scattolin, parlando della futura viabilità quando il casello a cavallo del fiume Dese sarà pronto: fine 2014. Sotto accusa finiscono le arterie di collegamento, qualcuna ancora da realizzare come la tangenziale sud di Scorzè, e le opere di mitigazione. Per quanto riguarda il primo cantiere, potrebbe aprire tra fine 2014 e inizio 2015, anche se i tempi certi non sono ancora stati comunicati; poi serviranno almeno dodici mesi per costruire gli oltre tre chilometri da via Milano a via Boschi, tutti in territorio comunale che toccheranno pure la zona industriale. Nel frattempo, il centro di Scorzè potrebbe andare in sofferenza per l’aumento dei veicoli da e per il casello. «A inizio anno», continua Scattolin, «il sindaco Giovanni Battista Mestriner si spendeva parlando di “pochi mesi” per l’inizio dei lavori, credo forte delle rassicurazioni che gli amici in Regione avevano dato. Siamo arrivati a fine luglio e di mesi ne sono passati quasi otto da quell’annuncio ed è interessante andare a vedere a che punto siamo arrivati. Il casello è quasi pronto, quindi operativo e in grado di muovere nuovo traffico sul Passante; peccato che della famosa variante, essenziale per bypassare il centro di Scorzè, non si sappia più nulla». Scattolin si rivolge alla neonata Unione dei Comuni del Miranese: «La ferita del Passante non si è ancora rimarginata e mettiamo insieme tutti i problemi determinati dalle promesse non mantenute sulla viabilità complementare e, insieme ai cittadini, gli operatori economici, le associazioni, i consigli comunali, si vada in Regione a presentare una richiesta complessiva per la nostra area». Mestriner replica pepato: «Consiglio a Scattolin di fare un’interrogazione agli organi competenti per conoscere l’iter del procedimento della tangenziale. Posso aggiungere che il bando è stato fatto, sono arrivate anche le offerte, la commissione ha valutato la parte tecnica e mi risulta che in questi giorni stia facendo pure quella economica. Al termine, il cantiere sarà aggiudicato».

Alessandro Ragazzo

 

Nuova Venezia – Oriago. Acqua rossa, eseguite le analisi.

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25

lug

2014

Nel canale a ca’ sabbioni

Potrebbero essere alghe in decomposizione per poco ossigeno

CA’ SABBIONI «Questa mattina (ieri, ndr) i tecnici comunali e i tecnici dell’Arpav hanno fatto le analisi sul canale Oriago e sullo scolo brentelle a Ca’ Sabbioni. Ad ora non sono stati rilevati veleni e il colore rosso assunto dal canale potrebbe essere stato causato da una infestazione di alghe poi andate in decomposizione». A parlare è il presidente della Municipalità di Marghera Flavio Dal Corso. I residenti nei giorni scorsi avevano fatto delle segnalazioni precise sul fatto che sulla superficie dell’acqua del canale Oriago nel tratto che va dal Parco Perale alla rotonda della Rana a Marghera, galleggiavano chiazze schiumose e pesci morti. «Abbiamo avvertito i pompieri e anche l’Asl – hanno detto i residenti – speriamo che siano fatti dei controlli in tempi rapidi abbiamo davvero paura per la nostra salute». Un altro canale che presenta problemi è lo scolo Brentelle che scorre dietro alle abitazioni in via dei Salmoni e via delle Carpe e Ca’ Sabbioni. Qui il colore del tutto innaturale è un verde scurissimo, mentre dallo scolo consortile ogni giorno si levano odori nauseabondi. «I controlli con i prelievi dei campioni d’acqua – spiega Dal Corso – sono stati fatti oggi (ieri ) verso le 13. Ho attivato in emergenza tecnici dell’ufficio igiene e Arpav. Dai primi riscontri non sembra ci siano veleni nel canale. La causa più probabile del colore rosso del canale Oriago è un fenomeno naturale legato alla decomposizione delle alghe morte forse per lo scarso ricambio d’acqua e ossigeno nel canale. Comunque le analisi, visto che poco prima dei prelievi c’era stato un temporale che potrebbe aver rimescolato le acque, saranno rifatte nei prossimi giorni ».

(a.ab.)

 

CA’ SABBIONI «C’è qualcosa che non va quando i corsi d’acqua assumono colori del tutto innaturali, bisogna intervenire». A denunciare la situazione a Ca’ Sabbioni sono i residenti e il portavoce della delegazione di zona di Malcontenta, Dario Giglio, che temono che nei canali siano stati sversati pericolosi veleni. «Il canale Oriago», spiegano Luciano Asti e Dario Giglio, «che è una deviazione del Naviglio Brenta in direzione dell’area industriale di Porto Marghera da alcuni giorni è completamente rosso. Sulla superficie galleggiano chiazze schiumose e pesci morti. Abbiamo avvertito i pompieri e anche l’Asl speriamo che siano fatti dei controlli in tempi rapidi abbiamo davvero paura per la nostra salute». Un altro canale che presenta problemi è il Brentelle che scorre dietro alle abitazioni in via dei Salmoni e via delle Carpe e Ca’ Sabbioni, ed uno dei più inquinati di Porto Marghera. «L’acqua in questo canale è inquinatissima », dice Luciano Asti, «credo che non si tratti più di acqua ma di un liquame velenoso mischiato alla fogna. Ho visto galleggiare nutrie morte nei giorni scorsi e ho avvisato anche io i vigili urbani». Della situazione è a conoscenza anche la Municipalità di Marghera. «Tantissimi i residenti a Ca’ Sabbioni e Malcontenta», conferma il presidente Flavio Dal Corso, «mi stanno avvisando degli inquinamenti in atto. Ho chiesto al comune di attivare l’Arpav al più presto per le analisi sulle acque. Se ci sono delle responsabilità per inquinamenti vanno individuate».

(a.ab.)

 

Nuova Venezia – Mogliano. Nuova Esa, Comune parte civile.

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4

lug

2014

Dopo Marcon un altro ente si è costituito contro i vertici societari

MOGLIANO – Oltre al Comune di Marcon, anche il Comune di Mogliano si costituirà parte civile – sempre con l’avvocato Elio Zaffalon – nel processo ai nuovi vertici della Esa, accusati di non aver smaltito i rifiuti accumulati in un deposito incontrollato dell’azienda (che si estende a scavalco tra i due comuni), come invece gli era stato ordinato dal sindaco di Marcon. Ieri, la prima udienza davanti alla giudice Irene Casol – pubblico ministero Giorgio gava – si è conclusa con un rinvio al 26 febbraio, per l’audizione dei testi dell’accusa. Al banco degli imputati il padovano Flavio Duse (60 anni, di Battaglia Terme) e Massimo Pittarello (57 anni, di Roma), rappresentanti legali il primo dal 2009 al 15 febbraio 2012 della società «Europambiente srl» e il secondo dal 15 febbraio di due anni fa ad oggi. Stando alle accuse la nuova società, subentrata alla «Nuova Esa sas di Valerio Sartori », avrebbe detenuto in modo incontrollato, mettendo a rischio l’intero ambiente circostante, una notevole quantità di rifiuti,anche pericolosi, scoperti dall’Arpav in un sopralluogo del 2009: notevoli quantità di terre provenienti da attività di bonifica, alla mercè delle piogge; plastiche e imballaggi; bombolette di schiuma poliuretanica rotte; grandi contenitori con rifiuti di demolizioni contenenti amianto; bidoni in plastica, componenti elettronici; cumulo di pneumatici usati; cumulo di traversine ferroviarie; onduline in cemento e soprattutto amianto. Un difetto di notifica all’imputato Pittarello ha imposto il rinvio dell’udienza. «La recentissima riforma in tema di contumacia, assurdamente impone la notifica tramite polizia giudiziaria all’imputato anche quando sia irreperibile, come Pittarello», commenta l’avvocato Zaffalon, «anche se ho esibito una visura camerale attesta che Pittarello fa il prestanome quale amministratore di un centinaio di società».

(r.d.r.)

 

AEV TERRAGLIO – L’appello del Comitato Borgo Pezzana dopo il via libera alle torri (ribassate) del Lando

Lando abbasserà le quattro torri da 75 a 41,2 metri e le sposterà a una trentina di metri di distanza dalle case di via Borgo Pezzana, questo aveva annunciato a metà maggio l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi. Ora l’assessore e la Giunta non ci sono più ma il progetto del gruppo specializzato in ipermercati rimane intatto. Per ciò il Comitato dei residenti della zona, oltre a ringraziare l’ex assessore e i suoi tecnici per la sensibilità e la disponibilità dimostrate, si dice amareggiato per il fatto che un semplice cittadino trovi mille ostacoli nell’ampliare la propria casa (specie per il doveroso rispetto di altezze e distanze dai fabbricati vicini), mentre chi investe nelle aree di sviluppo non ne trova nessuno. L’area in questione è l’Aev Terraglio e, a parte il fatto che ormai è anche mezza residenziale, è diventata ciò che tutti vedono: un posto ingolfato di centri commerciali, una miriade di negozi e l’ospedale. «Nonostante il suo assessorato fosse all’Urbanistica, Ferrazzi è sembrato più una vittima che il carnefice dello scempio nel “selvaggio Ovest” del Comune di Venezia, che sta divenendo un ammasso di superflue cattedrali commerciali, nate su un territorio le cui infrastrutture viarie sono inadeguate a sostenere i già pesanti flussi di traffico» afferma il Comitato cittadini Borgo Pezzana. I ringraziamenti, insomma, sono sinceri anche se forse sarebbe stato meglio spostare le torri direttamente dentro al perimetro dell’Aev, «e dedicare quello spazio ad area al servizio di un quartiere tanto vituperato, garantendo maggior qualità di vita a chi in quella via ci vive da sempre». Per il resto, a quanto pare, si può fare ben poco: «Il Comune, pur capendo le esigenze dei cittadini e facendosi nostro portavoce, si è detto impossibilitato a imporre scelte urbanistiche diverse perché oltretutto, ci è parso di capire, la Provincia ha già autorizzato la Via del progetto (valutazione ambientale), anche se a dire il vero la stessa Provincia si è dichiarata incompetente in merito. Non vorremmo scoprire alla fine che la responsabilità di questo scempio è della nostra vicina che, a 85 anni, ha “incautamente” venduto l’orto (lo 0,3% della superficie dell’area) per poter disporre delle risorse necessarie a risanare la propria casa». Il Commissario del Comune potrà fare qualcosa?

(e.tre.)

 

FERITA – Il Passante spezza la zona

LA PROTESTA – Abitanti esasperati

MOGLIANO – (N.D.) «Siamo preoccupati per l’aggravarsi dell’inquinamento atmosferico ed acustico nelle zone residenziali adiacenti al Passante. Siamo stanchi delle promesse da marinaio che ci sono state fatte in questi anni»: il Comitato intercomunale per la difesa ambientale e della salute pubblica, presieduto da Giorgio Massimi, è tornato a riunirsi a Bonisiolo di Mogliano per fare il punto della situazione. A distanza di circa quattro anni dall’apertura del Passante la qualità dell’aria è peggiorata. Lo smog da traffico ha superato i livelli di guardia. Il Comitato ha chiesto un nuovo monitoraggio da parte dell’Arpav. «Le prime barriere fonoassorbenti – ricorda il presidente del quartiere di Bonisiolo, Antonio Bergo – sono stata fatte al risparmio. Per non parlare della precaria gestione del verde attorno al tracciato autostradale da parte della Cav (Concessionaria Autostrade Venete) che abbiamo sollecitato più volte ad intervenire. A questo si aggiunge l’abbandono dei rifiuti da parte degli ecovandali. Ai cittadini deve essere garantita la qualità della vita. Basta con i rumori e lo smog».
Il territorio della frazione di Bonisiolo è stato tagliato in due dal Passante. Adesso il Comitato intercomunale è tornato alla carica per chiedere alla Cav il completamento delle barriere fonoassorbenti in corrisponenza delle abitazioni. I pannelli dovranno essere del tipo installato recentemente in altre zone attraversate dal Passante che garantiscono una maggiore sicurezza contro l’inquinamento atmosferico ed acustico. «Non bisogna perdere altro tempo – aggiunge il presidente Bergo – perchè se ci sarà la promessa ripresa economica il traffico del Passante subirà un’impennata».

 

Gazzettino – Campalto. “Bonifiche, un crimine infame”

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26

giu

2014

AMBIENTE – Dopo l’allarme sulla tenuta del “sarcofago” per i fosfogessi

Bettin punta il dito sui lavori già eseguiti a Campalto

I lavori eseguiti sulle barene di Campalto? «Il prodotto di un «crimine infame». Lo dice Gianfranco Bettin, assessore uscente all’Ambiente, nel commentare la notizia sul pericolo per la tenuta del “sarcofago” realizzato per contenere i fosfogessi depositati in gronda lagunare a Campalto. Un’opera eseguita anni fa e costata 29 milioni di euro, che richiede un nuovo intervento urgente – per i lquale si è candidato il Consorzio Venezia nuova – al fine di evitare il rischio che le scorie inquinanti di origine industriale possano colare in laguna.
«Se i sospetti dovessero risultare confermati – scrive Bettin – sottolineerebbero un carattere particolarmente infame del sistema criminoso realizzato, secondo la Procura di Venezia, intorno al progetto del Mose e al Consorzio Venezia Nuova. Insieme alle truffe ipotizzate dalla Magistratura nell’ambito delle bonifiche di Porto Marghera, nelle quali risulta coinvolto l’ex ministro Matteoli, si tratterebbe di una spregevole speculazione ai danni di un territorio profondamente ferito dai guasti di un modello di sviluppo inquinante e distruttivo».
Aver speculato sulle bonifiche, per Bettin, «rappresenta forse il crimine più fetido di un sistema finalmente scoperchiato dalla Magistratura ma che risulta ancora ben lungi dall’essere sradicato, tante e tali sono state sono le complicità di cui gode, comprese quele di molti che oggi fingono di non avere visto, di non avere saputo e così coprono o pensano di coprire o giustificare le loro complicità, spesso ben remunerate, con una cricca la cui arroganza e ambiguità erano ben note da tempo. Far pulizia radicalmente è la premessa per cambiare davvero strada».

 

Erano anni che Onda Verde non annunciava code in tangenziale a Mestre. Sembrava ormai un ricordo dei tempi pre-Passante, quando la tangenziale era invasa da migliaia di veicoli al giorno, con punte di 180 mila, e chi si muoveva per lavoro metteva in conto di dover pagare anche un’ora di pedaggio per percorrere i sette chilometri tra Villabona e la Bazzera.
Da qualche tempo, invece, chi ha la radio sintonizzata su Onda Verde, il notiziario trasmesso dai canali Rai, sente nuovamente quella fastidiosa notizia come se un rumore molesto, che si pensava scomparso del tutto, tornasse a rovinare i timpani.
Le code, distribuite equamente su tutte e tre le corsie di marcia, si formano all’altezza dell’innesto con lo svincolo per l’A27 (VE – BL) e l’Aeroporto, nelle ore di punta arrivano fino alla Castellana, e non di rado vanno pure oltre, verso Marghera.
Che cosa sta succedendo? Ci sono, pare, più concause ma quella principale è la chiusura dell’uscita Marcon-Valecenter (per poter costruire il nuovo svincolo) e la relativa deviazione sulla bretella aeroportuale verso l’uscita Dese. I comitati dei cittadini che vivono vicino alla tangenziale sono tornati ad allarmarsi perché l’inquinamento è tornato a salire e, con esso, il pericolo per la loro salute. Si sono informati e pare ci siano problemi legati alla riapertura dell’uscita Valecenter perché Autovie Venete (che è competente in quel tratto di tangenziale) non sarebbe interessata ad assumersi la gestione dello svincolo nuovo che fa parte delle opere complementari del Passante. Peraltro Autovie, che è posseduta all’80% dalla Regione Friuli Venezia Giulia) non si è preoccupata in questi mesi di modificare l’innesto A27-bretella aeroporto, e la conseguenza è che si crea un imbuto.
I cittadini provano a ricordare, ad Autovie e agli altri enti che dovrebbero vigilare, i risultati dell’indagine epidemiologica dell’Università di Padova ma con nessun risultato: secondo quell’indagine negli anni tra il 2002 e il 2009 circa 300 casi di malattia nella popolazione che vive in zona (cardiopatia ischemica e bronchite cronica ostruttiva), sono attribuibili all’inquinamento della tangenziale.
Le altre concause sono legate all’aumento del traffico provocato dai nuovi centri commerciali nella zona Aev Terraglio (il raddoppio di Auchan, l’Ipercoop, il Despar, presto l’iper Lando) e pure sulla Romea con la Nave de vero, e la “scorciatoia” presa da un bacino di 100 mila persone che dal Sandonatese devono raggiungere o attraversare Mestre in auto.
La prima causa è sotto gli occhi di tutti: la tangenziale serve tutti quei mega centri commerciali.
La seconda è meno evidente in tangenziale ma basta spostarsi sulla Triestina per capire: invece di utilizzare l’autostrada, a causa della crisi e dei lavori eterni per la terza corsia, gli abitanti del bacino sandonatese percorrono appunto la Triestina che è sempre più trafficata, prendono la bretella dell’aeroporto e sbucano in tangenziale.
Visto che i centri commerciali non si possono abbattere, ai comitati dei cittadini rimangono due sole speranze: che almeno, quando diventerà operativa la terza corsia fino a San Donà, si costringano gli automobilisti di quell’area ad utilizzare il Passante, e in secondo luogo che apra al più presto il nuovo svincolo di Marcon.

 

MARCON – Sono ancora da rimuovere tonnellate di rifiuti conservati nell’area di via Fornace, ma i fusti più pericolosi sono stati trasferiti Nuova Esa, un anno per terminare la bonifica

«Fra un anno esatto anche l’ultimo rifiuto della nuova Esa sarà stato avviato in discarica». Lo ha detto l’altra sera il sindaco Andrea Follini durante l’incontro organizzato assieme ai tecnici dell’impresa che sta eseguendo la bonifica dell’area di via Fornace, per informare la cittadinanza sullo stato di avanzamento dei lavori.
Certo, a un precedente analogo incontro avvenuto un anno fa c’era sicuramente più gente rispetto a lunedì sera, ma va considerato che con il completamento della prima fase della bonifica, senza ombra di dubbio la più pericolosa perché ha riguardato lo smaltimento dei famigerati pentasolfuri, la tensione tra gli abitanti è scemata e gli animi si sono di molto rasserenati. «L’ultimo camion di pentasolfuri se n’è andato – ha detto il primo cittadino – ma non per questo il lavoro è terminato, anzi dobbiamo tenere alta l’attenzione perché c’è ancora molto da fare».
Dopo l’illustrazione delle varie fasi di lavoro e la proiezione di alcuni filmati relativi al primo step dell’intervento, Follini e i tecnici sono passati a descrivere il lavoro che ancora manca per completare la bonifica.
Nel piazzale dell’ex stabilimento e all’interno dei capannoni di Via Fornace sono, infatti, ancora stoccate parecchie tonnellate di rifiuti dalle tipologie più varie, che nel frattempo sono state, però, messe in condizione di maggiore sicurezza grazie al lavoro supplementare commissionato da Veneto Acque all’associazione temporanea di imprese che ha svolto il reinfustamento ed il trasporto verso gli inceneritori dei pentasolfuri. «Ora dobbiamo guardare velocemente alla “fase 3″ – ha aggiunto Follini – ossia alla rimozione del materiale ancora giacente».
Per quest’ultima operazione sono tuttora disponibili contributi regionali per circa un milione e mezzo di euro, anche se la Regione ha fatto sapere che è disposta, nel caso ce ne fosse bisogno, a mettere mano nuovamente alla borsa. Veneto Acque, intanto, sta completando il piano di smaltimento relativo alla terza fase che verrà poi sottoposto alla Regione stessa e ai comuni di Marcon e Mogliano Veneto per l’approvazione. Seguirà quindi un nuovo bando di gara per assegnare i lavori che andranno a concludersi entro il primo semestre del 2015.

 

MARCON . In sala consiliare lunedì sera, ad ascoltare il sindaco Andrea Follini e i tecnici dell’impresa che sta eseguendo i lavori all’ex Nuova Esa, non c’era la folla di precedenti incontri. «Forse la partenza dell’ultimo carico di pentasolfuri lo scorso 17 giugno ha rasserenato più di qualche animo, commenta il sindaco, Andrea Follini, «noi continuiamo a tenere alta l’attenzione, perché c’è ancora molto da fare». Follini si riferisce alle ancora molte tonnellate di rifiuti, dalle tipologie più varie, che restano nel sito, anche se poste in una condizione di maggiore sicurezza grazie al lavoro supplementare commissionato da Veneto Acque spa all’associazione temporanea di imprese che ha svolto il reinfustamento e il trasporto dei pentasolfuri verso gli inceneritori. La ditta Cfm di Marghera ha proiettato in sala un filmato sul lavoro di rimozione e la messa in sicurezza, con foto sul “prima e dopo”. «Si deve anche guardare velocemente alla “fase 3”», aggiunge il sindaco, «la rimozione del resto del materiale». Veneto Acque spa sta completando il piano di smaltimento, che verrà poi sottoposto alla Regione e ai Comuni di Marcon e Mogliano per l’approvazione».

(m.a.)

 

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