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Nuova Venezia – Mogliano. Nuova Esa, Comune parte civile.

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4

lug

2014

Dopo Marcon un altro ente si è costituito contro i vertici societari

MOGLIANO – Oltre al Comune di Marcon, anche il Comune di Mogliano si costituirà parte civile – sempre con l’avvocato Elio Zaffalon – nel processo ai nuovi vertici della Esa, accusati di non aver smaltito i rifiuti accumulati in un deposito incontrollato dell’azienda (che si estende a scavalco tra i due comuni), come invece gli era stato ordinato dal sindaco di Marcon. Ieri, la prima udienza davanti alla giudice Irene Casol – pubblico ministero Giorgio gava – si è conclusa con un rinvio al 26 febbraio, per l’audizione dei testi dell’accusa. Al banco degli imputati il padovano Flavio Duse (60 anni, di Battaglia Terme) e Massimo Pittarello (57 anni, di Roma), rappresentanti legali il primo dal 2009 al 15 febbraio 2012 della società «Europambiente srl» e il secondo dal 15 febbraio di due anni fa ad oggi. Stando alle accuse la nuova società, subentrata alla «Nuova Esa sas di Valerio Sartori », avrebbe detenuto in modo incontrollato, mettendo a rischio l’intero ambiente circostante, una notevole quantità di rifiuti,anche pericolosi, scoperti dall’Arpav in un sopralluogo del 2009: notevoli quantità di terre provenienti da attività di bonifica, alla mercè delle piogge; plastiche e imballaggi; bombolette di schiuma poliuretanica rotte; grandi contenitori con rifiuti di demolizioni contenenti amianto; bidoni in plastica, componenti elettronici; cumulo di pneumatici usati; cumulo di traversine ferroviarie; onduline in cemento e soprattutto amianto. Un difetto di notifica all’imputato Pittarello ha imposto il rinvio dell’udienza. «La recentissima riforma in tema di contumacia, assurdamente impone la notifica tramite polizia giudiziaria all’imputato anche quando sia irreperibile, come Pittarello», commenta l’avvocato Zaffalon, «anche se ho esibito una visura camerale attesta che Pittarello fa il prestanome quale amministratore di un centinaio di società».

(r.d.r.)

 

AEV TERRAGLIO – L’appello del Comitato Borgo Pezzana dopo il via libera alle torri (ribassate) del Lando

Lando abbasserà le quattro torri da 75 a 41,2 metri e le sposterà a una trentina di metri di distanza dalle case di via Borgo Pezzana, questo aveva annunciato a metà maggio l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi. Ora l’assessore e la Giunta non ci sono più ma il progetto del gruppo specializzato in ipermercati rimane intatto. Per ciò il Comitato dei residenti della zona, oltre a ringraziare l’ex assessore e i suoi tecnici per la sensibilità e la disponibilità dimostrate, si dice amareggiato per il fatto che un semplice cittadino trovi mille ostacoli nell’ampliare la propria casa (specie per il doveroso rispetto di altezze e distanze dai fabbricati vicini), mentre chi investe nelle aree di sviluppo non ne trova nessuno. L’area in questione è l’Aev Terraglio e, a parte il fatto che ormai è anche mezza residenziale, è diventata ciò che tutti vedono: un posto ingolfato di centri commerciali, una miriade di negozi e l’ospedale. «Nonostante il suo assessorato fosse all’Urbanistica, Ferrazzi è sembrato più una vittima che il carnefice dello scempio nel “selvaggio Ovest” del Comune di Venezia, che sta divenendo un ammasso di superflue cattedrali commerciali, nate su un territorio le cui infrastrutture viarie sono inadeguate a sostenere i già pesanti flussi di traffico» afferma il Comitato cittadini Borgo Pezzana. I ringraziamenti, insomma, sono sinceri anche se forse sarebbe stato meglio spostare le torri direttamente dentro al perimetro dell’Aev, «e dedicare quello spazio ad area al servizio di un quartiere tanto vituperato, garantendo maggior qualità di vita a chi in quella via ci vive da sempre». Per il resto, a quanto pare, si può fare ben poco: «Il Comune, pur capendo le esigenze dei cittadini e facendosi nostro portavoce, si è detto impossibilitato a imporre scelte urbanistiche diverse perché oltretutto, ci è parso di capire, la Provincia ha già autorizzato la Via del progetto (valutazione ambientale), anche se a dire il vero la stessa Provincia si è dichiarata incompetente in merito. Non vorremmo scoprire alla fine che la responsabilità di questo scempio è della nostra vicina che, a 85 anni, ha “incautamente” venduto l’orto (lo 0,3% della superficie dell’area) per poter disporre delle risorse necessarie a risanare la propria casa». Il Commissario del Comune potrà fare qualcosa?

(e.tre.)

 

FERITA – Il Passante spezza la zona

LA PROTESTA – Abitanti esasperati

MOGLIANO – (N.D.) «Siamo preoccupati per l’aggravarsi dell’inquinamento atmosferico ed acustico nelle zone residenziali adiacenti al Passante. Siamo stanchi delle promesse da marinaio che ci sono state fatte in questi anni»: il Comitato intercomunale per la difesa ambientale e della salute pubblica, presieduto da Giorgio Massimi, è tornato a riunirsi a Bonisiolo di Mogliano per fare il punto della situazione. A distanza di circa quattro anni dall’apertura del Passante la qualità dell’aria è peggiorata. Lo smog da traffico ha superato i livelli di guardia. Il Comitato ha chiesto un nuovo monitoraggio da parte dell’Arpav. «Le prime barriere fonoassorbenti – ricorda il presidente del quartiere di Bonisiolo, Antonio Bergo – sono stata fatte al risparmio. Per non parlare della precaria gestione del verde attorno al tracciato autostradale da parte della Cav (Concessionaria Autostrade Venete) che abbiamo sollecitato più volte ad intervenire. A questo si aggiunge l’abbandono dei rifiuti da parte degli ecovandali. Ai cittadini deve essere garantita la qualità della vita. Basta con i rumori e lo smog».
Il territorio della frazione di Bonisiolo è stato tagliato in due dal Passante. Adesso il Comitato intercomunale è tornato alla carica per chiedere alla Cav il completamento delle barriere fonoassorbenti in corrisponenza delle abitazioni. I pannelli dovranno essere del tipo installato recentemente in altre zone attraversate dal Passante che garantiscono una maggiore sicurezza contro l’inquinamento atmosferico ed acustico. «Non bisogna perdere altro tempo – aggiunge il presidente Bergo – perchè se ci sarà la promessa ripresa economica il traffico del Passante subirà un’impennata».

 

Gazzettino – Campalto. “Bonifiche, un crimine infame”

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26

giu

2014

AMBIENTE – Dopo l’allarme sulla tenuta del “sarcofago” per i fosfogessi

Bettin punta il dito sui lavori già eseguiti a Campalto

I lavori eseguiti sulle barene di Campalto? «Il prodotto di un «crimine infame». Lo dice Gianfranco Bettin, assessore uscente all’Ambiente, nel commentare la notizia sul pericolo per la tenuta del “sarcofago” realizzato per contenere i fosfogessi depositati in gronda lagunare a Campalto. Un’opera eseguita anni fa e costata 29 milioni di euro, che richiede un nuovo intervento urgente – per i lquale si è candidato il Consorzio Venezia nuova – al fine di evitare il rischio che le scorie inquinanti di origine industriale possano colare in laguna.
«Se i sospetti dovessero risultare confermati – scrive Bettin – sottolineerebbero un carattere particolarmente infame del sistema criminoso realizzato, secondo la Procura di Venezia, intorno al progetto del Mose e al Consorzio Venezia Nuova. Insieme alle truffe ipotizzate dalla Magistratura nell’ambito delle bonifiche di Porto Marghera, nelle quali risulta coinvolto l’ex ministro Matteoli, si tratterebbe di una spregevole speculazione ai danni di un territorio profondamente ferito dai guasti di un modello di sviluppo inquinante e distruttivo».
Aver speculato sulle bonifiche, per Bettin, «rappresenta forse il crimine più fetido di un sistema finalmente scoperchiato dalla Magistratura ma che risulta ancora ben lungi dall’essere sradicato, tante e tali sono state sono le complicità di cui gode, comprese quele di molti che oggi fingono di non avere visto, di non avere saputo e così coprono o pensano di coprire o giustificare le loro complicità, spesso ben remunerate, con una cricca la cui arroganza e ambiguità erano ben note da tempo. Far pulizia radicalmente è la premessa per cambiare davvero strada».

 

Erano anni che Onda Verde non annunciava code in tangenziale a Mestre. Sembrava ormai un ricordo dei tempi pre-Passante, quando la tangenziale era invasa da migliaia di veicoli al giorno, con punte di 180 mila, e chi si muoveva per lavoro metteva in conto di dover pagare anche un’ora di pedaggio per percorrere i sette chilometri tra Villabona e la Bazzera.
Da qualche tempo, invece, chi ha la radio sintonizzata su Onda Verde, il notiziario trasmesso dai canali Rai, sente nuovamente quella fastidiosa notizia come se un rumore molesto, che si pensava scomparso del tutto, tornasse a rovinare i timpani.
Le code, distribuite equamente su tutte e tre le corsie di marcia, si formano all’altezza dell’innesto con lo svincolo per l’A27 (VE – BL) e l’Aeroporto, nelle ore di punta arrivano fino alla Castellana, e non di rado vanno pure oltre, verso Marghera.
Che cosa sta succedendo? Ci sono, pare, più concause ma quella principale è la chiusura dell’uscita Marcon-Valecenter (per poter costruire il nuovo svincolo) e la relativa deviazione sulla bretella aeroportuale verso l’uscita Dese. I comitati dei cittadini che vivono vicino alla tangenziale sono tornati ad allarmarsi perché l’inquinamento è tornato a salire e, con esso, il pericolo per la loro salute. Si sono informati e pare ci siano problemi legati alla riapertura dell’uscita Valecenter perché Autovie Venete (che è competente in quel tratto di tangenziale) non sarebbe interessata ad assumersi la gestione dello svincolo nuovo che fa parte delle opere complementari del Passante. Peraltro Autovie, che è posseduta all’80% dalla Regione Friuli Venezia Giulia) non si è preoccupata in questi mesi di modificare l’innesto A27-bretella aeroporto, e la conseguenza è che si crea un imbuto.
I cittadini provano a ricordare, ad Autovie e agli altri enti che dovrebbero vigilare, i risultati dell’indagine epidemiologica dell’Università di Padova ma con nessun risultato: secondo quell’indagine negli anni tra il 2002 e il 2009 circa 300 casi di malattia nella popolazione che vive in zona (cardiopatia ischemica e bronchite cronica ostruttiva), sono attribuibili all’inquinamento della tangenziale.
Le altre concause sono legate all’aumento del traffico provocato dai nuovi centri commerciali nella zona Aev Terraglio (il raddoppio di Auchan, l’Ipercoop, il Despar, presto l’iper Lando) e pure sulla Romea con la Nave de vero, e la “scorciatoia” presa da un bacino di 100 mila persone che dal Sandonatese devono raggiungere o attraversare Mestre in auto.
La prima causa è sotto gli occhi di tutti: la tangenziale serve tutti quei mega centri commerciali.
La seconda è meno evidente in tangenziale ma basta spostarsi sulla Triestina per capire: invece di utilizzare l’autostrada, a causa della crisi e dei lavori eterni per la terza corsia, gli abitanti del bacino sandonatese percorrono appunto la Triestina che è sempre più trafficata, prendono la bretella dell’aeroporto e sbucano in tangenziale.
Visto che i centri commerciali non si possono abbattere, ai comitati dei cittadini rimangono due sole speranze: che almeno, quando diventerà operativa la terza corsia fino a San Donà, si costringano gli automobilisti di quell’area ad utilizzare il Passante, e in secondo luogo che apra al più presto il nuovo svincolo di Marcon.

 

MARCON – Sono ancora da rimuovere tonnellate di rifiuti conservati nell’area di via Fornace, ma i fusti più pericolosi sono stati trasferiti Nuova Esa, un anno per terminare la bonifica

«Fra un anno esatto anche l’ultimo rifiuto della nuova Esa sarà stato avviato in discarica». Lo ha detto l’altra sera il sindaco Andrea Follini durante l’incontro organizzato assieme ai tecnici dell’impresa che sta eseguendo la bonifica dell’area di via Fornace, per informare la cittadinanza sullo stato di avanzamento dei lavori.
Certo, a un precedente analogo incontro avvenuto un anno fa c’era sicuramente più gente rispetto a lunedì sera, ma va considerato che con il completamento della prima fase della bonifica, senza ombra di dubbio la più pericolosa perché ha riguardato lo smaltimento dei famigerati pentasolfuri, la tensione tra gli abitanti è scemata e gli animi si sono di molto rasserenati. «L’ultimo camion di pentasolfuri se n’è andato – ha detto il primo cittadino – ma non per questo il lavoro è terminato, anzi dobbiamo tenere alta l’attenzione perché c’è ancora molto da fare».
Dopo l’illustrazione delle varie fasi di lavoro e la proiezione di alcuni filmati relativi al primo step dell’intervento, Follini e i tecnici sono passati a descrivere il lavoro che ancora manca per completare la bonifica.
Nel piazzale dell’ex stabilimento e all’interno dei capannoni di Via Fornace sono, infatti, ancora stoccate parecchie tonnellate di rifiuti dalle tipologie più varie, che nel frattempo sono state, però, messe in condizione di maggiore sicurezza grazie al lavoro supplementare commissionato da Veneto Acque all’associazione temporanea di imprese che ha svolto il reinfustamento ed il trasporto verso gli inceneritori dei pentasolfuri. «Ora dobbiamo guardare velocemente alla “fase 3″ – ha aggiunto Follini – ossia alla rimozione del materiale ancora giacente».
Per quest’ultima operazione sono tuttora disponibili contributi regionali per circa un milione e mezzo di euro, anche se la Regione ha fatto sapere che è disposta, nel caso ce ne fosse bisogno, a mettere mano nuovamente alla borsa. Veneto Acque, intanto, sta completando il piano di smaltimento relativo alla terza fase che verrà poi sottoposto alla Regione stessa e ai comuni di Marcon e Mogliano Veneto per l’approvazione. Seguirà quindi un nuovo bando di gara per assegnare i lavori che andranno a concludersi entro il primo semestre del 2015.

 

MARCON . In sala consiliare lunedì sera, ad ascoltare il sindaco Andrea Follini e i tecnici dell’impresa che sta eseguendo i lavori all’ex Nuova Esa, non c’era la folla di precedenti incontri. «Forse la partenza dell’ultimo carico di pentasolfuri lo scorso 17 giugno ha rasserenato più di qualche animo, commenta il sindaco, Andrea Follini, «noi continuiamo a tenere alta l’attenzione, perché c’è ancora molto da fare». Follini si riferisce alle ancora molte tonnellate di rifiuti, dalle tipologie più varie, che restano nel sito, anche se poste in una condizione di maggiore sicurezza grazie al lavoro supplementare commissionato da Veneto Acque spa all’associazione temporanea di imprese che ha svolto il reinfustamento e il trasporto dei pentasolfuri verso gli inceneritori. La ditta Cfm di Marghera ha proiettato in sala un filmato sul lavoro di rimozione e la messa in sicurezza, con foto sul “prima e dopo”. «Si deve anche guardare velocemente alla “fase 3”», aggiunge il sindaco, «la rimozione del resto del materiale». Veneto Acque spa sta completando il piano di smaltimento, che verrà poi sottoposto alla Regione e ai Comuni di Marcon e Mogliano per l’approvazione».

(m.a.)

 

Gazzettino – Marcon. Nuova Esa, due rinvii a giudizio

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24

giu

2014

Marcon. Duse e Pittarello dovranno rispondere di smaltimento irregolare di rifiuti pericolosi

MARCON – Tra dieci giorni, il 3 luglio, dovranno comparire davanti al giudice monocratico di Venezia Irene Casol per rispondere di non aver smaltito come il sindaco di Marcon aveva ordinato una grande quantità di rifiuti pericolosi e non alla «Nuova Esa». Si tratta del padovano Flavio Duse (60 anni, di Battaglia Terme) e Massimo Pittarello (57 anni, di Roma), rappresentanti legali il primo dal 2009 al 15 febbraio 2012 della società «Europambiente srl» e il secondo dal 15 febbraio di due anni fa ad oggi. Stando alle accuse la nuova società, subentrata alla «Nuova Esa sas di Valerio Sartori», avrebbe detenuto in modo incontrollato, mettendo a rischio l’intero ambiente circostante, una notevole quantità di rifiuti, anche pericolosi. Nel capo d’imputazione vengono elencati il tipo e la quantità di rifiuti che il personale dell’Arpav durante il sopralluogo del 2 luglio 2009 aveva scoperto: notevoli quantità di terre provenienti da attività di bonifica, raggruppate in cumuli e non opportunamente coperte con teli impermeabili con il conseguente pericolo ambientale dello spargimento dell’inquinamento in caso di piogge; cumulo di rifiuti composto da plastiche e imballaggi; bombolette da 250-750 ml di schiuma poliuretanica rotte con il relativo prodotto fuoriuscito, tutte stoccate all’aperto; grandi contenitori con rifiuti di demolizioni contenenti amianto; rifiuti di varia tipologia: bidoni in plastica, componenti elettronici; cumulo di pneumatici usati; cumulo di traversine ferroviarie in legno impregnate di olio di catrame; rifiuti liquidi privi di qualsiasi etichetta accanto a ceneri; infine, onduline in cemento e soprattutto amianto. Davanti al giudice monocratico, Duse deve rispondere di aver detenuto in deposito all’interno dell’azienda di via Fornace 44 tutti i rifiuti elencati dai tecnici dell’Arpav, mentre Pittarello, subentrato nel 2012, di non aver ottemperato all’ordinanza del sindaco di Marcon, che il 13 febbraio di quell’anno aveva notificato un’ordinanza con la quel intimava alla società di smaltire i rifiuti accatastati da tempo all’interno dell’area dell’azienda e di farlo entro sei mesi. Tra l’altro, nel contratto di acquisto del ramo d’azienda della «Nuova Esa» da parte della «Europambiente» era previsto l’impegno dello smaltimento di tutti i rifiuti accumulati nell’area. L’amministrazione comunale di Marcon nella persona del sindaco si è già costituita parte civile con l’avvocato Elio Zaffalon nei confronti dei due imputati. Il pubblico ministero, dopo aver svolto le indagini, ha scelto di evitare l’udienza preliminare ed ha firmato il decreto di citazione diretta davanti al Tribunale. La vicenda della Nuova Esa è già finita davanti ai giudici in più di un’occasione ed ha portato alla condanna dei vecchi titolari della società e non solo per i reati legati alla gestione di risiuti pericolosi.

Giorgio Cecchetti

 

Arino. Le analisi effettuate dai tecnici dell’Agenzia regionale escludono pericoli

Gli operai che lavorano nel settore danneggiato saranno spostati in altre aree

DOLO – Le analisi sui terreni, sull’acqua e sull’aria fatte dai tecnici dell’Arpav dopo l’incendio alla PolPlastic di Arino danno risultati incoraggianti. L’incendio ha coinvolto il reparto verniciatura dei manufatti in materiale plastico prodotti dalla ditta. Per spegnerlo sono state necessarie tre squadre di pompieri. Per dipanare ogni dubbio sulla pericolosità dei fumi immessi nell’ambiente sono state fatte delle analisi dai tecnici dell’Arpav. «Viste le condizioni meteorologiche, con provenienza del vento da nord-nord-est e la vicinanza (circa 200 metri) della zona residenziale» spiegano i tecnici dell’Arpav «sono stati effettuati, sottovento rispetto al capannone interessato dall’incendio, campionamenti di aria con canister, e delle misure istantanee di Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), in particolare nell’area dell’abitazione (civico 130 b) più vicina alla zona dell’evento». I risultati sono incoraggianti e fanno tirare un sospiro di sollievo al sindaco di Dolo Maria Maddalena Gottardo che li attendeva. «Le concentrazioni» spiegano i tecnici «hanno valori di poco superiori ai valori di picco che si possono rilevare in presenza di elevato traffico diesel, mentre le analisi non hanno evidenziato presenza di composti aromatici tipici dei prodotti di combustione, ma concentrazioni in tracce dei solventi utilizzati nelle operazioni di verniciatura». Con un secondo sopralluogo, eseguito in ieri tarda mattinata, si è chiuso l’intervento dell’Arpav. Sulle cause dell’incendio nell’azienda i militari dell’Arma e i pompieri intervenuti per fare i rilievi non hanno dubbi: si è trattato di incidente causato dal surriscaldamento di una ventola. Temporaneamente gli operai che lavoravano nel settore danneggiato dall’incendio saranno spostati in altre aree dello stabilimento.

Alessandro Abbadir

 

Nuova Venezia – Rogo alla PolPlastic, nube sopra Arino

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18

giu

2014

L’allarme scattato alle 5 del mattino, pompieri al lavoro per ore. Danni ingenti: potrebbero sfiorare il milione di euro

DOLO – Incendio alla PolPlastic spa ieri mattina in via Cazzaghetto ad Arino di Dolo al civico 127. Il surriscaldamento di un impianto ha mandato in fiamme un intero comparto dello stabilimento che si occupa di stampaggio e verniciatura di materie plastiche. Danni per quasi un milione di euro. Paura per una grande nube nera che si è alzata sopra il centro della frazione di Dolo e a Cazzago di Pianiga. Sulla tossicità dei fumi di combustione stanno indagando i tecnici dell’Arpav. Ad accorgersi verso le 5 di quello che stava succedendo sono stati gli operai che hanno visto divampare le fiamme da una cabina di lavorazione in pochissimo tempo. Su una vasta area del capannone il materiale è andato completamente a fuoco. Un gran fumo nero ed acre si è levato e gli operai, dopo aver fatto dei primi tentativi di contenere le fiamme, hanno chiamato in aiuto i pompieri. Vista la pericolosità dei materiali prodotti a causa della loro forte infiammabilità, sono state inviate dai vigili del fuoco tre squadre in soccorso, due dalla caserma di Mestre e un’altra da Mira. Sul posto con i vigili del fuoco sono arrivati anche i carabinieri dalla vicina Tenenza di Dolo. Allarmati i cittadini infatti hanno chiamato a ripetizione, a causa del forte odore acre che si respirava, sia i militari dell’Arma sia i vigili del fuoco. Immediatamente è stato avvertito anche il sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, che verso le 7 si è recata sul posto per capire se ci fossero problemi per la popolazione a causa dell’inalazione dei fumi. I pompieri hanno cercato di evitare che l’incendio si propagasse ad altre zone dell’azienda e per questo temporaneamente, per consentire le operazioni di spegnimento in tempi rapidi, sono stati evacuati i circa 70 operai che in quel momento si trovavano in zona. Grazie all’azione dei pompieri che hanno lavorato in team con idrovore e schiume, la propagazione dell’incendio è stato scongiurata. Le fiamme sono rimaste nell’area dell’ impianto che è stata circoscritta in circa 1.600 metri quadri. Per fortuna l’incendio non si è esteso anche al resto del capannone, dove erano collocati i depositi delle vernici. Alle 7 del mattino la situazione è apparsa sotto controllo, anche se i pompieri hanno lavorato ancora per diverse ore perlustrando tutto il capannone con termocamere per scongiurare il pericolo di focolai ancora accesi sotto il materiale da smassare dopo il rogo, per scongiurare la possibilità di altre fiamme. Sulla natura accidentale del rogo pompieri e carabinieri non hanno dubbi: la scintilla che lo ha innescato è partita all’interno di una cabina di lavorazione, a causa di una ventola che si sarebbe surriscaldata troppo. Il rogo si è quindi allargato danneggiando i sofisticati robot e alcune pompe per la distribuzione della vernice e anche lesionando le murature dell’edificio. Nella sede della PolPlastic di Arino lavorano a pieno 120 dipendenti. Quelli che lavoravano nel settore danneggiato saranno temporaneamente spostati in altri settori.

Alessandro Abbadir

 

«L’aria era irrespirabile, avevamo paura»

Residenti preoccupati. Ma i sindaci di Dolo e Pianiga rassicurano: i primi rilievi sono tranquillizzanti

DOLO «Abbiamo fatto subito fare i controlli dall’Arpav per capire se l’incendio ha sprigionato sostanze inquinanti o diossine. Grazie anche al gran vento che spirva ieri mattina, però, il fumonella maggior parte dei casi si è disperso in un’area più vasta, limitando fortemente un pericolo del genere». A dirlo è il sindaco di Dolo Maria Maddalena Gottardo dopo che ieri mattina insieme all’assessore all’Ambiente e alla Protezione civile Alessandro Ovizach è arrivata sul posto per capire se ci fossero rischi chimici per la popolazione. «Ci siamo dovuti chiudere in casa» spiegano alcuni residenti in via Cazzaghetto ad Arino «l’aria era praticamente irrespirabile. Era un forte odore acre, di materiale plastico. Abbiamo avuto davvero paura». La colonna di fumo nero si è innalzata per decine di metri nel cielo ed è stata vista a chilometri di distanza sia ad Arino che a Cazzago. Il sindaco di Dolo comunque tranquillizza i residenti. «Appena ho saputo dell’incendio » spiega Maria Maddalena Gottardo «sono arrivata sul posto e sono stata contenta di vedere che già alle 7 la situazione era sotto controllo. Ho chiesto ai tecnici dell’Arpav di fornirci i risultati delle analisi fatte sui terreni sull’aria e sull’acqua in tempi rapidi». A dare una mano ai pompieri sono arrivati anche alcuni volontari della Protezione civile e i vigili urbani. Nel frattempo anche il comune di Pianiga ha il suo territorio a due passi dalla Polplastic ha ordinato dei controlli. «I controlli sono stati fatti», spiega il sindaco di Pianiga Massimo Calzavara, «sia ad Arino che a Cazzago. Non abbiamo avuto segnalazioni sulla necessità di assumere provvedimenti. Siamo sicuri che alla fine le analisi certificheranno che pericoli per la popolazione non se ne sono mai corsi ». (a.ab.)

 

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