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Nuova Venezia – Mestre “Stop a nuove superstrade”

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7

mag

2014

Duemila firme in Comune

Consegnate ieri al sindaco Orsoni contro la “Castellana bis” e il “Terraglio Ovest”

«Trenta aziende e l’ultima fetta di campagna rischiano di sparire, mobilitiamoci»

Si sono presentati in via Palazzo, ieri mattina, e hanno posizionato davanti al municipio di Mestre un allegro gazebo con balle di fieno, ortaggi prodotti dall’agricoltura biologica e un banchetto con pane, salame e vino rosso. Un pezzo di campagna, l’ultimo rimasto tra Venezia e Mogliano, riprodotto in centro a Mestre dal comitato “Zona Cemento Limitato” e l’associazione Difesa ambientale di Mogliano per ribadire il no alla previsione di realizzare due nuove super strade, la Castellana bis e il Terraglio Ovest. Duemila firme contrarie ai progetti sono state consegnate al sindaco Giorgio Orsoni davanti al municipio. Le due associazioni si erano già mobilitate nel 2011 con il risultato di «rimandare la realizzazione delle nuove strade e spostarle in linea progettuale dalla zona di via Gatta, a sud del Dese, all’area di via Tarù e di via Marignana, a nord del Dese; una beffa per quanti si erano invece schierati per la non realizzazione delle due nuove arterie stradali», spiegano. In terra veneziana non sono soli: contro i due progetti sono nati comitati anche a Zelarino e Trivignano legati in particolare al Partito Democratico, che governa la città con Orsoni. La petizione segnala la necessità di salvare queste zone di campagna, le ultime rimaste, evitando una nuova cementificazione che potrebbe mettere a rischio anche l’attività di una trentina di aziende, B&be attività del biologico, gestite anzitutto da giovani, che rischiano di vedersi impedire l’azione «dai vincoli imposti dalle nuove strade che impediscono per 500 metri il consumo per l’uomo di prodotti agricoli ». Altri temi toccati dai comitati, per motivare il loro no alle due nuove viabilità il rischio idrogeologico della zona di via Marignana e Gatta e la necessità di favorire una mobilità pubblica diversa. Sostengono infatti il completamento del progetto della metropolitana di superficie con la realizzazione della fermata di Marocco (via Gatta) sulla linea Venezia -Udine e della fermata Trivignano- Olmo di Martellago sulla linea dei Bivi. «I Comuni di Scorzè, Mogliano e Preganziol hanno già detto di no ai progetti e la Provincia di Treviso sta puntando sul Terraglio Est. Ora attendiamo che prendano analoghe decisioni il Comune di Venezia, che inserisce le due strade nel suo Piano della Mobilità e la Provincia di Venezia», hanno spiegano i rappresentanti del comitato che hanno invitato il sindaco Orsoni a tenere conto del no dei cittadini. «La popolazione si è dimostrata sensibile alle problematiche emerse ed ha evidenziato l’effettiva saturazione edilizia dell’area della terraferma, manifestandosi contraria all’idea di spendere ingenti somme di denaro pubblico per collegare le aree commerciali in espansione e favorire quindi interessi privati, a scapito del piccolo commercio delle aree urbane e periurbane ». In alternativa alle nuove strade i comitati propongono di creare in questi terreni un parco agro-paesaggistico, che consenta un uso diverso del territorio. Temi che verranno riproposti il prossimo 18 maggio nella biciclettata ”Pedalando la Campagna” dove peraltro si visiteranno le aziende agricole biologiche locali, fermandosi per il pranzo al Forte Mezzacapo.

Mitia Chiarin

 

PIANIGA. Inquinamento da idrocarburi sui canali Pionca, Serraglio e su alcune canalette consorziali fra i territori comunali di Pianiga e Mira Taglio. A dare l’allarme sono stati alcuni residenti che hanno sentito un forte odore di gasolio provenire dal Serraglio. Stessa situazione è stata registrata anche per il canale Pionca, dove si è vista una grossa chiazza oleosa galleggiare sulla superficie dell’acqua.

Sono arrivati sul posto dopo le segnalazioni pompieri e tecnici degli enti preposti ai controlli. Sui corsi d’acqua sono state apposte pannellature per evitare che la macchia si propagasse a tutte le canalette collegate. Non si sono verificate fortunatamente morie di pesci come in un primo tempo si era temuto. La causa dell’inquinamento, dai primi rilievi, potrebbe essere dovuta al lavaggio di cisterne adibite al contenimento di carburante. Intanto preoccupa, in comune di Mira, sul canale Taglio, la presenza sempre più visibile della Ludwigia Grandiflora, una pianta infestante velenosa e tropicale.

(a.ab.)

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Nuova Venezia – “Grandi navi, filtri ai fumi neri”

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29

apr

2014

Studio ambientalista  «Grandi navi servono filtri anti fumi neri»

Lo studio ambientalista. Appello a Renzi delle categorie economiche: «Non toccate la Marittima»

Industriali e sindacati uniti contro la presa di posizione delle istituzioni locali

VENEZIA. Obbligo di carburanti a basso contenuto di zolfo. E filtri antiparticolato nei camini delle navi e dei vaporetti. Sono le due richieste che i comitati “No Grandi Navi” e Ambiente Venezia hanno inviato al premier Matteo Renzi, in vista del comitatone di domani a Roma. «Per noi le navi devono andare fuori dalla laguna», ha detto il docente di Economia di Ca’ Foscari Giuseppe Tattara, «ma intanto i veneziani e i turisti hanno diritto a respirare un’aria pulita». Tra i responsabili dell’inquinamento dell’aria, secondo i comitati, ci sono le emissioni delle grandi navi. E ieri in municipio sono stati presentati gli studi e le proposte di Nabu, l’organizzazione europea che ha lanciato il programma “Clean air port”, “Aria pulita nei porti”. Il ricercatore Axel Friedrich con un gruppo di volontari si è munito di rilevatore geyser e ha misurato domenica pomeriggio la quantità di particelle sottili (Pm 2,5) presenti nell’aria della laguna al passaggio delle due grandi navi Msc Fantasia e Costa Magica.

«I vaporetti in qualche modo inquinano più delle navi», ha esordito il professore. Spiegando che, ovviamente, il numero dei mezzi Actv e grande, la loro presenza continua e capillare in città. Ma quando passano le grandi navi «il picco raggiunge una quota di 160 mila particellle per centimetro cubo», quasi dieci volte il massimo consentito. Che fare? L’esponente di Nabu spiega cosa si è fatto a Berlino e in altri porti tedeschi. «I combustibili usati dalle navi», ha detto ieri Friedrick, «sono altamente inquinanti perché composti di olio combustibile pesante, un carburante che sulla terra dovrebbe essere smaltito come rifiuto pericoloso. L’olio può contenere percentuali di zolfo 3500 volte superiori a quelle del gasolio per auto, e le navi non hanno alcun filtro».

Vengono emesse nell’aria e sparse nel territorio sostanze pericolose come il nerofumo, i biossidi di zolfo e gli ossidi di azoto». Carburanti puliti, dunque. Imposti dalle autorità sanitarie e non lasciati alla «volontarietà». E filtri speciali che possano abbattere le sostanze pericolose. Per un vaporetto il filtro costa circa 5 mila euro. Per una nave da crociera arriva a quasi un milione di euro. «Un costo che le compagnie potrebbero sostenere sui circa 375 milioni di euro per costruire una nuova nave. Ma che poi potrebbe rientrare come pubblicità positiva». «L’importante», ha detto Tommaso Cacciari, «è che a pagare siano coloro che inquinano e non coloro che respirano l’aria sporca, siano essi veneziani o turisti». Insieme all’allarme per «l’emergenza fumi» i comitati hanno inviato al premier Renzi un appello affinché la questione delle grandi navi sia risolta al più presto.

«Lasciando le Grandi navi fuori della laguna e evitando lo scavo di nuovi canali, che sarebbe deleterio per l’equilibrio lagunare già compromesso da erosione e opere sbagliate negli ultimi cinquant’anni». No al Contorta, dunque. E nemmeno al canale “retroGiudecca”, il canale proposto da Vtp che trasformerebbe la laguna in un tratto di autostrada. Al premier Renzi hanno scritto ieri anche le categorie economiche veneziane. Come già avevano fatto alla vigilia del vertice interministeriale di due mesi fa industriali, sindacati e associazioni di categoria hanno sottoscritto un documento comune che hanno inviato al capo del governo.

«Le istituzioni locali non hanno ritenuto di considerare le istanze che rappresentiamo», attaccano i rappresentanti di categoria, tra cui il presidente di Unindustria Matteo Zoppas, il presidente della Camera di commercio Giuseppe Fedalto e quelli di artigiani e commercianti, esponenti di Cgil, Cisl e Uil. La preoccupazione espressa insieme da industriali e rappresentanti dei lavoratori è quella che si arrivi a una «sospensione delle attività croceristiche senza aver individuato una soluzione strutturale definitiva». Lo stesso motivo per cui Vtp appoggiata dalle aziende portuali aveva presentato un ricorso al Tar contro la riduzione dei passaggi in canale della Giudecca ordinata dalla Capitaneria, accolto dal Tar. «Disposti alle alternative», dicono, «ma la centralità della Marittima non può essere messa in discussione».

Alberto Vitucci

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VERTICE A PALAZZO CHIGI – Domani pomeriggio è convocato a Roma il Comitatone

Sala verde, ore 15.30. La riunione del Comitatone si terrà domani a palazzo Chigi, presieduta dal premier Matteo Renzi (in foto). Non si riuniva da tre anni, e adesso il sindaco Orsoni ha chiesto e ottenuto la convocazione per parlare «in sede istituzionale» di soluzioni alternative al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. Riunioni preparatorie in queste ore in Capitaneria e al Magistrato alle Acque, ente che fa per legge da segretario al Comitato misto. Saranno esaminati i sette progetti alternativi presentati nei mesi scorsi. Tra cui i nuovi canali Contorta (Autorità portuale) e retro Giudecca (Vtp), l’ipotesi Marghera (studio D’Agostino), le soluzioni per il nuovo terminal in bocca di Lido, fuori della Laguna (De Piccoli, Claut, Fabbri, Boato).

 

l’intervento

di Roberto D’Agostino – Architetto

Nuova Marittima a Marghera per il rilancio dell’economia

I sindacati si sono compattamente espressi per il mantenimento dell’attuale Stazione Marittima, che dovrà essere raggiunta attraverso lo scavo di canali alternativi a quello della Giudecca, e contro una nuova Stazione Marittima a Marghera destinata “a occupare banchine commerciali, a far sbarcare i passeggeri tra container, cumuli di carbone e rottami ferrosi, e a configgere con le destinazioni industriali di Porto marghera”. È una presa di posizione forte in favore del mantenimento degli attuali livelli occupazionali e della difesa di possibili sviluppi di Porto Marghera. Sarebbe una posizione condivisibile se le cose stessero come sono raccontate, male cose non stanno così.

I nuovi canali. Nonostante la difesa che ne fanno autorevoli esponenti dell’economia e delle istituzioni cittadine e nonostante che forse verranno addirittura licenziati dal governo, questi canali assurdi non verranno mai realizzati. Essi rappresentano infatti ipotesi così offensive dell’intelligenza, della cultura, della storia e della dignità della città che, qualora ne fosse davvero prospettata la realizzazione, solleverebbero una ondata anche internazionale di proteste talmente forte che ne bloccherebbe certamente l’iter. Si tratta di una facile previsione a fronte di scelte che ricalcano esattamente, nelle motivazioni e negli esiti possibili, quelle fatte all’epoca dello scavo del canale dei Petroli. Insistere su questa idea vuole dire aprire conflitti, rimandare le decisioni, rendere precaria nel frattempo la vita del Porto, indebolirne nell’incertezza le capacità di sviluppo, deprimere l’occupazione. Le banchine che verrebbero occupate dal nuovo porto a Marghera sono dismesse da anni o in via di dismissione; le aree retrostanti sono abbandonate o in via di abbandono e non hanno nessuna prospettiva industriale: possono essere lasciate nell’attuale stato di degrado, che rappresenta anche un intollerabile degrado per tutta la città (benchè l’abitudine ci impedisca di accorgercene), oppure possono diventare un’occasione irripetibile per riqualificare tutto il waterfront di Mestre con conseguenze anche economiche inimmaginabili. Non vi sarebbe alcun conflitto con le attività industriali, al contrario: purchè si pensi a Porto Marghera come a un luogo di attività produttive legate prevalentemente alla logistica, alla produzione green, a una reindustrializzazione sostenibile, cioè come a una parte di città articolata, vivibile e di qualità, in analogia a quanto accade in tantissime aree industriali in giro per il mondo, e non come luogo di cumuli di carbone e di materiali ferrosi. Lo stesso conflitto dei traffici turistici con quelli commerciali è identico al conflitto, che pare non preoccupi, che si avrebbe nella realizzazione del Canale Contorta. Infine, la difesa, l’aumento e la qualificazione dei livelli occupazionali. Chiedo scusa per l’osservazione moraleggiante ma i sindacati, soprattutto quelli veneziani, dovrebbero ben sapere che la difesa dell’esistente è il modo più certo per perdere tutto. Oggi siamo di fronte a un’alternativa: spendere qualche centinaio di milioni di euro per scavare nuovi canali distruttivi della laguna allo scopo di lasciare dal punto di vista economico le cose come stanno: soluzione che aprirà conflitti destinati a distruggere progressivamente proprio quello status quo che si vuole difendere. Oppure, cogliere l’occasione del ripensamento necessario della situazione esistente per immaginare un modello di sviluppo destinato a migliorare gli assetti della città e a operare un vero rilancio dell’economia: e questo è ciò che accadrebbe con la realizzazione della nuova marittima a Marghera. Verrebbero mantenuti i posti di lavoro (oltre che le rendite) oggi esistenti e si creerebbero nuove importanti opportunità lavorative nella riqualificazione portuale dell’attuale stazione Marittima; si avvierebbe il recupero di aree industriali dismesse e degradate con ricadute economiche per tutta la città; la stessa realizzazione della Nuova Marittima, delle attività del retro porto e di riconversione della stazione attuale attiverebbe lavori di riqualificazione in aree da recuperare per centinaia di milioni di euro e per diecine di imprese. Come è possibile che Venezia nelle sue forze economiche, politiche, amministrative e nelle sue rappresentanze sociali non colga l’occasione che ha di fronte?

 

Il pd  «Coniugare lavoro e salvaguardia con le alternative»

Tutte le soluzioni sul tappeto vanno valutate. Su questo ilPd veneziano è adesso compatto. Ma le sfumature sono diverse. I segretari comunale (Emanuele Rosteghin) e provinciale (Marco Stradiotto) hanno diffuso ieri una breve nota in cui plaudono all’iniziativa del premier Renzi di convocare per domani il Comitatone. «Solo così si garantisce un pieno coinvolgimento della città e degli enti locali», scrivono i due segretari, «ribadiamo la necessità non più rinviabile di non far transitare le grandi navi dal bacino San Marco e dal canale della Giudecca, ma anche la necessità di arrivare a una scelta trasparente che sappia coniugare ambiente e lavoro, come richiesto dal Consiglio comunale e dal Senato della Repubblica. La tecnica deve mettere la politica in grado si scegliere». Più netta la posizione, accompagnata da una lettera-appello a Renzi, di un gruppo di iscritti del Pd che si sono occupati negli ultimi anni di questioni di salvaguardia. Guanni Fabbri, Marco Zanetti, Antonio Rusconi, Andreina Zitelli, Giorgio Nardo, Enzo Castelli, Roberto Vianello, Franco Migliorini e Serena Ragno ricordano le conclusioni a cui è giunto il gruppo di lavoro del Pd sulla questione grandi navi. E l’indicazione di valutare dal punto di vista occupazionale, economico e ambientale, le alternative presentate. «Il Porto deve adeguarsi alla città», scriveva il gruppo del Pd qualche settimana fa, «la Stazione Marittima può mantenere funzioni portuali importanti, ma solo di navi compatibili con la laguna. Le altre devono andare fuori». Qualche diversità di veduta nel partito di maggioranza relativa che governa in città. E sostiene la maggioranza del sindaco Giorgio Orsoni, negli ultimi mesi schierato contro l’ipotesi del Porto di scavare il nuovo canale Contorta, a favore invece del terminal alternativo a Marghera.

(a.v.)

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LA POLEMICA – Nuove rilevazioni sulla laguna prodotte da una Ong tedesca

CENTRALINA ARPAV  «È inutile in quella posizione in mezzo al verde ed esposta al vento»

POLVERI SOTTILI – Registrata una concentrazione elevatissima di Pm 10 e Pm 2.5

Studio del Nabu: «Polveri sottili come da un milione di auto. Sull’aria incidono anche gli scarichi dei vaporetti»

Altro che accordi volontari tra porto e armatori per una riduzione sensibile del tenore di zolfo ma insufficiente per poter affermare con certezza che non esistono rischi alla salute dei veneziani legati al passaggio e alla permanenza delle navi in Marittima. L’associazione non governativa tedesca Nabu, forte di oltre mezzo milione di iscritti, sostiene che le autorità locali, a cominciare dal sindaco, dovrebbero vietare il passaggio delle navi per motivi di salute pubblica, dal momento che non hanno investito per installare filtri antiparticolato capaci di abbattere al 99,9 per cento le polveri ultrasottili (pm 10 e Pm 2.5) emesse. L’equivalente di un milione di automobili.
Ieri, ospiti del Comitato No grandi navi, il Nabu ha presentato i risultati delle rilevazioni condotte la scorsa settimana su tre navi. I risultati sono stati incredibili per i profani, ma ampiamente attesi dagli addetti ai lavori. Le rilevazioni hanno anche mostrato come l’alto numero di mezzi acquei, a cominciare dai vaporetti, contribuiscano in modo non indifferente all’inquinamento atmosferico.
I dati parlano da soli, se si pensa che il massimo consentito dalla legge di particelle per centimetro cubo è di duemila. Lo scorso fine settimana a Sacca Fisola la soglia dei 2mila è stata ampiamente superata per l’intera giornata, ma al passagio della Msc preziosa il picco è stato tra le 19.20 e le 19.25 di 110mila parti per cm cubo. La nave Noordam della Holland America Line ha fatto registrare 160mila particelle per cm cubo alle 18.20. Dalla Msc Fantasia al momento del disormeggio dalla Marittima “solo” 7mila 500. I vaporetti in arrivo alla fermata hanno fatto segnare valori analoghi, 150mila parti per cm cubo.
Spostandosi verso Sant’Elena il risultato non cambia: la Msc Preziosa ha segnato quasi 180mila parte per centimetro cubo.
«Quello che stupisce – ha affermato Axel Friedrich, un passato da alto funzionario governativo e ora consulente ad alto livello per Nabu ma anche per Ocse – è che la stazione Arpav è situata in una zona isolata, in mezzo al verde e ventosa, quindi non è da stupirsi se i valori registrati sono per lo più normali. Le centraline dovrebbero essere nei luoghi abitati, ma le navi e i vaporetti dovrebbero montare filtri e catalizzatori. Il costo è sostenibile perché la salute non ha prezzo: per le prime 1,5 milioni su circa 375 milioni di costo mentre per i vaporetti un filtro costa 5-7mila euro».
«Queste informazioni – ha concluso Luciano Mazzolin di Ambiente-Venezia – le porteremo alla Procura della Repubblica, affinché siano aggiunte al già corposo dossier che tra il 2011 e il 2012 abbiamo prodotto».

 

Nuova Venezia – Noale “Lavaggi delle strade anti Pm10″

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26

apr

2014

 

L’assessore sui dati Arpav di Noale: «Sono fuori norma, ma migliori del passato»

NOALE. «È vero che i dati Arpav sono ancora fuori dalla norma ma migliori rispetto al passato; nel 2007 c’era stato un superamento del Pm10 in 199 su 358 giorni, mentre nel 2008 in 67 su 85». L’osservazione è del l’assessore all’Ambiente di Noale, Renato Damiani, che ritorna sul monitoraggio della qualità dell’aria fatto in via Sant’Andrea tra l’11 gennaio e l’11 febbraio e in via Cerva dal 13 febbraio al 16 marzo. Nella prima strada, si è andati oltre nel 38 per cento dei casi, contro, nello stesso periodo, il 16 per cento di via Tagliamento a Mestre, mentre in via Cerva si è oltrepassata la soglia consentita nel 47 per cento delle volte contro il 25 per cento della strada di Mestre.

In via Cerva, c’era stato un picco di 150 microgrammi al metro cubo, in via Sant’Andrea si sono sfiorati per un giorno i 130 microgrammi al metro cubo. «Le concentrazioni di Pm10», osserva Damiani «provengono, soprattutto, dal traffico veicolare e dalla combustione degli impianti di riscaldamento. Dovremmo fare delle verifiche per capire se rispetto all’anno prima c’è stato un maggiore passaggio di mezzi su queste arterie, anche con le modifiche fatte alla viabilità. Le analisi serviranno a prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute. Il centro storico, invece, continua ad avere dei dati in calo dei livelli di inquinamento così come evidenziato dalle relazioni Arpav di parametro tra prima e dopo la modifica della circolazione».

Damiani ha la ricetta per il futuro: «Si dovrà aumentare la frequenza del lavaggio», continua, «e della pulizia come già fatto nel 2013. Inoltre si dovrà aggiornare il sistema viario per via Cerva, magari pensando anche a un senso unico in ingresso dalla Noalese. Per via Sant’Andrea, il problema si risolverà del tutto con l’apertura del già appaltato sottopasso di via Ongari».

Alessandro Ragazzo

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NUOVA VALSUGANA Appello ai futuri amministratori da parte dei gruppi di Cismon, San Nazario, Solagna e Valstagna

Previsti 39-40mila veicoli al giorno

«Bisogna rispettare la struttura, la vocazione e la vivibilità del territorio con la salvaguardia della fauna»

Il sottopasso sulla statale 47 della Valsugana a Pian dei Zocchi, uno dei punti nevralgici anche della Nuova Valsugana

I COMITATI «Aumenterà il traffico in destra Brenta per non pagare il pedaggio con pericoli per i locali»

Sul problema della Nuova Valsugana, in vista delle elezioni, i comitati della Valbrenta si appellano ai futuri amministratori, per invocare un obiettivo comune: la vivibilità e il rispetto del territorio di tutta la Valle del Brenta.
La Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale del Ministero, lo scorso gennaio “ha dato parere favorevole alla realizzazione della Superstrada Valsugana, condizionandolo – spiegano – all’ottemperanza di 29 prescrizioni, alle quali l’esecutore dell’opera dovrebbe attenersi”.
Prescrizioni che riguardano “problematiche ambientali relative al regime carsico del suolo; inquinanti atmosferici, con analisi della qualità dell’aria e la determinazione delle emissioni di polveri nella perforazione delle gallerie e nella movimentazione di terre; indicazioni sul traffico atteso e sulle emissioni inquinanti di vari tipi di automezzi”.
Sono richiesti inoltre “un piano di monitoraggio sull’inquinamento ambientale agli imbocchi e sbocchi delle gallerie; una valutazione della compatibilità idraulica e un’indagine pluviometrica sull’intero percorso; un censimento della cavità carsiche conosciute; uno studio sul carsismo della zona e le modalità della realizzazione delle gallerie in caso di incrocio con circuiti carsici”.
Tra le altre prescrizioni, sono invocate misure di mitigazione in fase di cantiere e, in tema ambientale, analisi floristico-vegetazionali e salvaguardia della fauna ittica, terrestre e l’ornitofauna (uccelli).
«Purtroppo l’esperienza ci insegna che, molto spesso, la risposta alle prescrizioni viene fatta in modo esauriente al fine di ottenere l’autorizzazione – sostengono i comitati – In realtà, molto spesso, non viene applicata nei termini specificati, tanto, poi, i controlli o non vengono fatti o vengono fatti in modo parziale e accomodante».
Per giustificare la realizzazione dell’opera “è stato ipotizzato un passaggio di 39/40.000 veicoli giornalieri, mentre, attualmente, sono forse meno di 10.000, dovuti all’attuale contingenza economica, ma, comunque, non sono mai stati superati ai 14.000″.
I comitati di Solagna, San Nazario, Valstagna e Cismon, mettono in evidenza le problematiche derivanti dall’aumento del traffico in destra Brenta, per non pagare il pedaggio che, a causa della ristrettezza della sede stradale, causerà ingorghi e pericoli continui per i residenti. Inoltre, considerato che le correnti in Valle sono discendenti per buona parte del giorno, porteranno l’aria inquinata delle gallerie sulle borgate e sui paesi sottostanti.
«Noi come comitati formati da privati cittadini senza connotazione politica – concludono – abbiamo fatto informazione e manifestazioni, portando il nostro modesto contributo e ora chiediamo che i sindaci e amministratori, che verranno eletti nelle prossime elezioni, di qualsiasi appartenenza politica, prendano una posizione ferma e univoca, collaborando con i sindaci trentini che, con determinazione, hanno respinto il progetto, con obiettivo comune la vivibilità e il rispetto del territorio di tutta la vallata».

 

Via Sant’Andrea e via Cerva hanno sforato i 50 microgrammi al metro cubo

Stando ai monitoraggi Arpav le due strade non rispettano i parametri di legge

NOALE – Non siamo ai livelli di sei-otto anni fa, quando in centro a Noale i dati sulle polveri sottili erano anche cinque volte superiori. Ma attenzione perché via Sant’Andrea e via Cerva, a ridosso del cuore cittadino, sono inquinate. È il risultato della campagna di monitoraggio della qualità dell’aria fatta nella prima strada tra l’11 gennaio e l’11 febbraio e nella seconda dal 13 febbraio al 16 marzo. I dati sono disponibili sul sito di Arpav (www.arpa.veneto. it) e stabiliscono come si siano superati più volte i 50 microgrammi al metro cubo giornalieri (limite di legge da non superare 35 giorni annui) rispetto a via Tagliamento a Mestre dove la centralina è fissa. La situazione. Secondo l’indagine, in via Sant’Andrea si è andati oltre nel 38 per cento dei casi, contro, nello stesso periodo, il 16 per cento di via Tagliamento. In via Cerva invece, si è oltrepassato il limite il 47 per cento delle volte, contro il 25 per cento della strada di Mestre. «Anche le medie di periodo rilevate neidue siti di Noale», evidenzia Arpav nella sua relazione finale, «sono risultate superiori a quelle misurate nel sito fisso di riferimento di traffico urbano (periodo gennaio-febbraio 2014: Noale via Sant’Andrea 46 microgrammi al metro cubo, Mestre via Tagliamento 36 microgrammi al metro cubo; periodo febbraio-marzo 2014: Noale via Cerva 57 microgrammi al metro cubo, Mestre via Tagliamento 42 microgrammi al metro cubo)». Sant’Andrea. Nelle tabelle di Arpav si scopre come in questa strada su 32 giorni di rilievi, in 12 si è andati oltre il limite. Il momento peggiore è stato domenica 12 gennaio, quando lo smog è stato vicino a quota 130, mentre il giorno prima è stato leggermente sotto i 120. Male anche lunedì 13 gennaio, attorno ai 110. Successivamente questi picchi non si sono più toccati e giovedì 23 gennaio il Pm10 era a poco meno di 90; gli altri giorni del mese dove si è stati sopra i 50 microgrammi al metro cubo sono stati il 14, 16, 21, 22, 25, 26, 29. In febbraio, solo venerdì 7 febbraio è stato nero, con un dato di oltre 80. Cerva. Qui, invece, il superamento si è registrato 15 giorni sui 32 di rilievi, con picchi peggiori rispetto a via San’Andrea. Metà marzo è stato il periodo più gravoso, con tre giorni da incubo; sabato 15 si sono sfiorati i 150 microgrammi al metro cubo, oltre volte il previsto, mentre il 14 e il 16 si sono visti numeri a ridosso i 120. Giovedì 13 si è stati vicini ai 90. Nello stesso mese, su sedici giorni di controlli, 10 hanno oltrepassato i limiti. A febbraio, infine, la situazione era stata migliore: solo nei giorni 13, 15, 16, 25 e 26 la qualità dell’aria era fuori dalle soglie di legge.

Alessandro Ragazzo

 

RONCADE – L’amministrazione si costituisce parte civile contro la Mestrinaro di Zero Branco

L’ACCUSA  «Ha utilizzato materiale tossico per la terza corsia»

Al via il procedimento penale a carico della Mestrinaro di Zero Branco per l’accusa di traffico di rifiuti pericolosi. La prima udienza è stata però del tutto interlocutoria: il giudice ha disposto un rinvio (senza nemmeno aprire il dibattimento) accogliendo un’eccezione dell’avvocato Fabio Pinelli riguardo la nullità di una notifica. Il Comune di Roncade si è però costituito parte civile avanzando una richiesta di risarcimento per danno ambientale così come aveva fatto nel corso dell’udienza preliminare la Provincia di Treviso. Si torna in aula a fine novembre. Alla sbarra ci sono i due cogestori della ditta di Zero Branco, Lino e Sandro Mario Mestrinaro, rispettivamente di 59 e 53 anni, il responsabile della sicurezza della ditta, Italo Battistella, 51enne di Susegana, e l’amministratore dell’Adriatica Strade, Loris Guidolin, 50enne di Castelfranco. Il processo, trasferito da Venezia a Treviso per competenza territoriale, vede al centro proprio l’attività della Mestrinaro. Secondo l’accusa nell’azienda di Zero Branco arrivavano i rifiuti inquinanti conferiti dalle aziende edili e che la Mestrinaro avrebbe dovuto trattare (al prezzo di 45 euro a tonnellata) per renderli inerti. In realtà, secondo gli inquirenti, i materiali non sarebbero stati sottoposti ad alcun procedimento di bonifica, ma miscelati a calce e cemento per poi essere venduti a 39 euro a tonnellata ai diversi cantieri che li usavano come base per opere varie tra cui il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo e la terza corsia dell’A4 proprio nel tratto di Roncade. La Mestrinaro è dunque accusata non solo di non aver trattato i rifiuti conferiti nei suoi stabilimenti, ma anche di aver immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti pericolosi “cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione”.

Giuliano Pavan

 

Traffico di rifiuti pericolosi, si tornerà in tribunale il 28 novembre

ZERO BRANCO. Falsa partenza per il processo Mestrinaro. Ieri si è aperta solo formalmente la fase dibattimentale del procedimento che vede imputati Lino e Sandro Mario Mestrinaro, di 59 e 53 anni, cogestori della ditta Mestrinaro, e il responsabile della sicurezza della ditta, Italo Battistella, 51 anni, di Susegana. Sono accusati di traffico di rifiuti pericolosi. Il giudice ieri ha disposto un rinvio accogliendo un’eccezione dell’avvocato Fabio Pinelli. Il prossimo step del processo è fissato per il 28 novembre. Secondo la Procura, nell’azienda di Zero Branco arrivavano rifiuti inquinanti conferiti dalle imprese edili. La Mestrinaro avrebbe dovuto trattarli per renderli inerti: in realtà, secondo gli inquirenti, i materiali non sarebbero stati sottoposti a “bonifica”, ma mescolati a calce e cemento e rivenduti così com’erano (a 39 euro a tonnellata). Il materiale veniva poi utilizzato nei cantieri come base per strutture di ogni tipo, dal parcheggio dell’aeroporto Marco Polo alla terza corsia dell’A4.

La Mestrinaro è accusata non solo di non aver trattato i rifiuti conferiti nei suoi stabilimenti, ma anche di aver immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti pericolosi «cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione». Completamente differente la posizione di un altro imputato Loris Guidolin, amministratore di Adriatica Strade. Secondo l’accusa Guidolin «avrebbe sottaciuto le analisi del materiale conferito alla Mestrinaro». Il suo avvocato, Elena Benvegnù, del foro di Treviso, sottolinea che il suo assistito «ha già provato la sua innocenza nel corso delle indagini preliminari, tanto che il pubblico ministero, all’udienza preliminare, ne ha chiesto il proscioglimento. Queste difese», conclude l’avvocato, «verranno ribadite nel corso del dibattimento». Nel procedimento si è costituito parte civile il Comune di Roncade: ha avanzato una richiesta di risarcimento per danno ambientale, così come aveva fatto in sede di udienza preliminare la Provincia di Treviso.

Fabiana Pesci

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Tribuna di Treviso – Roncade contro la Mestrinaro

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18

apr

2014

il processo

Dopo Zero Branco, anche la giunta Rubinato sarà parte civile

RONCADE. Anche l’amministrazione di Roncade, così come il Comune di Zero Branco, si costituirà parte civile nel processo per traffico di rifiuti pericolosi che vede coinvolti Lino e Sandro Mestrinaro, all’epoca titolari dell’omonima ditta di Sant’Alberto di Zero Branco (poi confluita nella Costruzioni Generali, dichiarata fallita nei giorni scorsi), il responsabile della sicurezza della stessa azienda Italo Battistella e l’amministratore della Adriatica Strade Costruzioni Generali Loris Guidolin. Oggi davanti al giudice monocratico del tribunale di Treviso l’apertura del processo. I quattro dovranno rispondere dei rifiuti tossici che sarebbero stati usati come sottofondo per la terza corsia dell’autostrada A4 e per uno dei parcheggi dell’aeroporto Marco Polo di Tessera. Il Comune di Roncade si costituirà parte civile dal momento che, come riportato in delibera, «le analisi effettuate sui campioni di materiale prelevato dal cantiere di via Musestre a Roncade, dove sono in corso lavori di realizzazione della terza corsia nel tratto dell’autostrada A4 nell’ambito dei quali sono stati utilizzati gli inerti prodotti dalla Mestrinaro spa, hanno rilevato il superamento di alcuni “valori soglia”, e che quindi il materiale è contaminato e potenzialmente idoneo a inquinare i siti di destino».

L’amministrazione Rubinato ha deciso di costituirsi parte civile «al fine di far valere la responsabilità civile degli imputati rispetto ai tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, subìti dal Comune a seguito delle condotte illecite contestate in sede penale».

(ru. b.)

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