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DOLO – Il rogo, scoppiato all’alba, è partito da una scintilla del ventilatore

Incendio, un milione di danni

Distrutti un capannone e quattro sofisticati robot alla “Polplastic spa”

DOLO – Rogo all’alba in un’azienda di materie plastiche. Paura e danni per un milione di euro

SOCCORSI – Non risultano persone ustionate o intossicate, i pompieri hanno spento l’incendio in meno di due ore

IN ZONA INDUSTRIALE – Mattina di fumo, fiamme e tanta paura. Fumo, fiamme e tanta paura ieri mattina all’alba in via Cazzaghetto nella zona industriale di Arino, per un incendio scoppiato alla Polplastic.

Intervenuta l’Arpav, inquinamento scongiurato

È partito tutto da una scintilla sul ventilatore, ora una storica azienda di Dolo dovrà fare i conti con ingenti danni che potrebbero sfiorare il milione di euro. Fumo, fiamme e tanta paura ieri mattina all’alba in via Cazzaghetto nella zona industriale di Arino, dove ha preso completamente fuoco l’impianto di verniciatura della ditta «Polplastic Spa», storico gruppo imprenditoriale della Riviera che da oltre 40 anni si occupa di progettazione, stampaggio e verniciatura di materiale plastico lavorando in vari settori come quello motociclistico, quello del giardinaggio e quello dell’arredamento.
Uno stabilimento molto grosso che conta oltre 120 dipendenti, piombati ieri mattina nell’incubo. L’incendio è di natura accidentale, a prender fuoco è stata una porzione da 1.600 metri quadri di uno dei grandi capannoni dell’azienda. Per fortuna si tratta di una porzione chiusa, in questo modo le fiamme non hanno potuto propagarsi anche all’esterno. Eppure i danni sono stati comunque molto ingenti: pare infatti che siano andati distrutti quattro sofisticati robot più alcune pompe per la distribuzione della vernice.
L’incendio è divampato attorno alle 5.30, l’allarme è scattato immediatamente e sul posto sono piombate varie squadre dei Vigili del Fuoco di Mira e Mestre, oltre ai carabinieri della tenenza di Dolo. L’alta cappa di fumo ha catturato presto l’attenzione di decine di residenti e lavoratori, la caserma dei vigili del fuoco di Mestre è stata così tempestata di telefonate impaurite. Non risultano persone ustionate o intossicate, i pompieri hanno spento l’incendio in meno di due ore, lavorando poi tutta la mattinata per mettere in sicurezza l’area e scongiurare il pericolo di presenza di altri focolai.
Sul posto sono arrivati anche i tecnici dell’Arpav perché la grande paura era legata alla possibile emissioni di fumi inquinanti, una paura presto allontanata perché è stato appurato che le vernici sono collocate in una zona separata non coinvolta dall’incendio. Nessun problema di salute, quindi. La quantificazione dei danni è ancora in corso, si parla comunque di varie centinaia di migliaia di euro. Per rimettere in sesto l’impianto incendiato ci vorranno alcuni mesi, ma dall’azienda garantiscono che non ci saranno problemi occupazionali: «I 25 lavoratori di quel settore saranno reimpiegati in altre mansioni – garantiscono i titolari -. Negli altri impianti il lavoro è già ripartito regolarmente, in ogni caso grazie ai vigili del fuoco per l’intervento così tempestivo».

Gabriele Pipia

 

Il camion porterà le sostanze pericolose all’inceneritore di Crotone. Il sindaco: «Da oggi dormiamo tranquilli»

MARCON – «Per Marcon questa è una data storica». Il sindaco Andrea Follini ha introdotto così la conferenza stampa che ha accompagnato l’uscita, ieri pomeriggio, dell’ultimo camion carico di pentasolfuri dall’ex stabilimento della Nuova Esa. «Da oggi – ha proseguito – sia noi, che gli abitanti dei comuni vicini, potremo dormire tranquilli, perché finalmente è cessato, con l’allontanamento dell’ultimo carico di questa pericolosa sostanza, lo stato di emergenza».
A “salutare” l’ultimo convoglio destinato all’inceneritore di Crotone c’erano, assieme a Follini, molti componenti della sua Giunta, la neo sindaca di Mogliano Veneto Carola Arena, il direttore di Ambiente Venezia Alessandro Benassi, il responsabile di Veneto Acque Alberto Vielmo, funzionari del Noe, tecnici e maestranze del pool d’imprese incaricate della bonifica e anche alcuni cittadini.
La prima fase dell’operazione risanamento, costata quasi 600mila euro, è stata, senza dubbio, la più delicata, giacché ha comportato l’avvio di 86 tonnellate del pericolosissimo pentasolfuro di fosforo agli impianti Hera-F3 di Ravenna e Mida di Crotone per la termodistruzione. Nessun carico, contrariamente a quanto era stato comunicato in precedenza, è stato avviato oltre i confini nazionali. L’intervento di bonifica proseguirà, ora, per smaltire i rifiuti di minore pericolosità (plastiche, terre, copertoni, ferodi, bombolette spray, idrocarburi ed altro materiale chimico) ancora stoccati nei vecchi capannoni di Via Fornace.
L’operazione (costo un milione e 400mila euro) prevede la messa in sicurezza dei restanti rifiuti da parte delle stesse ditte che hanno seguito fino ad ora la bonifica e il successivo incarico, sulla base di un nuovo bando di gara, all’impresa che dovrà provvedere al definitivo smaltimento. «Se Veneto Acque presenterà, a breve, alla Regione e ai Comuni di Marcon e Mogliano il relativo Piano per l’approvazione – ha concluso Follini – è possibile che per i primi mesi del prossimo anno l’operazione possa essere del tutto conclusa».

Mauro De Lazzari

 

Marcon. Sono state incenerite 86 tonnellate di pentasolfuro, ieri i camion ne hanno caricate altre 14. Il sindaco Follini: «Sito bonificato entro il 2014»

MARCON Ha lasciato ieri i cancelli dell’ex Nuova Esa di Marcon l’ultimo camion carico di fusti del nocivo “pentasolfuro di fosforo”, identificato come prioritario allo smaltimento da parte di Arpav e dal comando provinciale dei vigili del fuoco dopo l’incendio avvenuto nel giugno 2012. Ieri pomeriggio ad assistere all’evento erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Marcon, Andrea Follini, assieme agli assessori alla Protezione civile e all’Urbanistica, Mauro Scroccaro e Guido Scroccaro, il sindaco di Mogliano, Carola Arena, il dirigente regionale settore Ambiente Alessandro Benassi e il direttore di Veneto Acque Alberto Vielmo. Attualmente sono state incenerite 86 tonnellate di pentasolfuro, suddivise tra l’impianto del gruppo Hera-F3 di Ravenna e l’impianto Mida di Crotone, dove sono diventate energia elettrica. Ieri pomeriggio di tonnellate ne sono partite altre 14, le ultime destinate al centro di smaltimento di Crotone che provvederà alla termodistruzione entro il 30 luglio per un totale di 100 tonnellate di pentasolfuro, tante ce n’erano all’interno del cosiddetto capannone“C”. «Si è giunti a questa positiva conclusione grazie anche ad aziende che hanno al loro interno personale altamente qualificato», spiega il Comune, «i dipendenti di Cfm Srl di Marghera, ditta che ha strutturato l’intera fase cantieristica, coadiuvati da Mauro Begato, un’attenta direzione lavori sotto il chimico ambientalista Stefano Raccanelli e la verifica del coordinatore alla sicurezza Francesco Chiacchiaretta, i quali hanno portato a termine un’operazione tutt’altro che facile. Gli stessi ora stanno seguendo anche la messa in sicurezza dei restanti rifiuti, la quale stabilizzerà il pericolo per l’incolumità pubblica ». Veneto Acque lavora per presentare alla Regione e ai Comuni di Marcon e Mogliano il piano di smaltimento per i restanti rifiuti. «L’obiettivo », spiega Follini, «è fare in modo che entro il 2014 il sito sia definitivamente pulito. Veneto Acque ha avuto sul groppone un intervento delicato, che ha svolto in modo esemplare. Adesso la messa in sicurezza continuerà fino a fine estate, poi si dovrà portare via il resto, fermo restando che a luglio ci sarà una nuova tappa in tribunale legata alla gestione del sito». I milioni a disposizione stanziati dalla Regione sono due, ne sono stati spesi circa 500 mila. «D’ora in poi, al contrario di chimiha preceduto», commenta il sindaco di Mogliano, Carola Arena, «ci saremo e saremo presenti nello spirito di collaborazione nel quale crediamo».

Marta Artico

 

MARCON – Ci siamo. Questo pomeriggio alle 15.45 uscirà dai cancelli dell’ex Fornace di Marcon (ex area Nuova Esa) l’ultimo dei camion che in questi mesi, in diverse tranche, hanno avviato all’incenerimento il pentasolfuro di fosforo. Un momento importante per i cittadini e per l’amministrazione. I primi fusti di materiale pericoloso hanno iniziato a lasciare l’ex impianto di rifiuti speciali nel mese di aprile. Si conclude la prima fase di messa in sicurezza ed asporto rifiuti, avviata dalla Regione a mezzo della sua società Veneto Acque spa, sotto il controllo dei Noe dei carabinieri e della magistratura veneziana. I carichi in questi mesi hanno perso la via di Ravenna, dove si trova uno dei due centri di smaltimento, e la via della Francia, a seconda della dimensione dei fusti. Nest Ambiente srl, capogruppo di una cordata di imprese, si è data da fare proprio con i fusti dei pentasolfuro, per prepararli al viaggio verso i centri di smaltimento specializzati. Ora si porterà via quanto ancora all’interno e pianificherà cosa ne sarà del sito una volta liberato da tutto il materiale.

(m.a.)

 

Mirano. Una chiazza di schiuma bianca ha impegnato per ore domenica notte vigili del fuoco e Arpav

MIRANO – Allarme ambientale domenica sera in pieno centro storico a Mirano. Alcuni residenti e diversi cittadini a passeggio nella zona di via Barche, molto frequentata soprattutto di sera, hanno notato della schiuma montare al bacino dei Molini di Sotto, subito dopo il salto d’acqua dell’ex opificio, oggi in rovina. Immediato l’allarme, con l’invio sul posto di vigili del fuoco, forze dell’ordine e tecnici dell’Arpav, l’Agenzia regionale per l’ambiente, che hanno avviato tutte le procedure per ridurre il possibile danno ambientale, cercando anche di individuare la fonte dell’inquinamento. Dalle prime indagini, l’episodio sarebbe simile a quello capitato a gennaio di un anno fa. Allora la comparsa di schiuma bianca al bacino delle Barche fu successiva allo sversamento di inquinanti registrato poco prima lungo il Rio Vernice a Noale, dunque a monte del bacino, poi arrivato ai Molini di Mirano attraverso il corso del Muson. Si scoprì poi che l’origine dell’inquinamento era uno sversamento accidentale di acque sporche provenienti da una ditta di detergenti, finiti nel corso d’acqua a causa di un guasto alle vasche di raccolta interne allo stabilimento. Domenica tecnici e soccorritori hanno subito prelevato alcuni campioni d’acqua dal bacino dei Molini, per analizzarlo ed escludere guai seri al fiume e all’ecosistema, attivandosi anche per individuare la fonte dei prodotti sversati ed eventuali responsabilità. Troppo tardi per intervenire con panne e prodotti assorbenti, si confida ora nel naturale assorbimento degli inquinanti, che sarebbero comunque in quantità inferiore rispetto a quelle del 2013. Tecnici e vigili del fuoco hanno lavorato per circa due ore ai margini della piazza, dalle 20 alle 22, sotto gli occhi incuriositi di decine di passanti e residenti. Il bacino dei Molini di Sotto in via Barche a Mirano.

Filippo De Gaspari

 

Gazzettino – Mirano. Chiazze di schiuma al bacino dei Molini.

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17

giu

2014

IL CASO – Chiazze di schiuma al bacino dei Molini. Il “fenomeno” fa arrabbiare i miranesi

MIRANO – Non è la prima volta che accade, ed è soprattutto questo ad aver fatto infuriare domenica sera moltissimi miranesi. Ancora una volta vaste chiazze di schiuma sono comparse in via Barche al bacino dei Molini di Sotto. Sullo specchio d’acqua c’era una grande quantità di liquido bianco: attorno alle 20 sono arrivati carabinieri, vigili del fuoco e tecnici dell’Arpav. La mente è tornata ad un anno e mezzo fa quando una ditta di detersivi e cosmetici con sede a Noale non riuscì a tamponare la fuoriuscita provocando anche la moria di un centinaio di pesci. Stessa storia? Certezze non ce ne sono, i tecnici sono al lavoro con analisi approfondite. Ieri si è attivata anche la Polizia Locale, la schiuma è scomparsa ma i liquidi inquinanti sono ormai diluiti nel Muson.

(g.pip.)

 

Martedì 17 giugno, alle ore 15.45, uscirà dall’ex stabilimento della Nuova Esa di Marcon l’ultimo camion carico di pentasolfuri.
Ad annunciarlo è stato lo stesso sindaco di Marcon Andrea Follini, più che soddisfatto di come sta procedendo l’opera di bonifica dell’area di via Fornace in cui, per anni, sono rimasti giacenti oltre seimila tonnellate di rifiuti, molti dei quali assai pericolosi.
I lavori per la rimozione dei pentasolfuri, la sostanza che Arpav e Vigili del fuoco hanno classificato tra le più pericolose per tipologia e stato di conservazione presenti nel sito, sono iniziati il 28 ottobre dell’anno scorso, grazie al cantiere messo in piedi da Veneto Acque Spa, per conto della Regione Veneto e attraverso il quale i rifiuti sono stati avviati agli impianti di smaltimento specializzati. La prossima settimana si concluderà, dunque, la prima fase dell’operazione risanamento dell’ex stabilimento, quella che gli amministratori locali, ma soprattutto gli oltre 15mila abitanti del territorio marconese, auspicavano da tempo. Ricordiamo che l’incendio scoppiato esattamente due anni fa nell’area dell’ex stabilimento provocò parecchia tensione tra gli abitanti del posto, perché i più ebbero in quel frangente consapevolezza, pur sapendo da tempo dell’esistenza di tale sito, di essere davvero vicini ad una «bomba» ad alto potenziale.
Fortunatamente, in quella circostanza, le fiamme si fermarono prima di intaccare le sostanze più pericolose, grazie anche al tempestivo intervento dei Vigili del fuoco, ma quell’episodio non lasciò nessuno tranquillo, tanto meno il sindaco e l’intero consiglio comunale di Marcon che hanno iniziato da subito a sollecitare l’avvio della bonifica.
Conclusa la prima fase, che verrà a costare all’incirca mezzo milione di euro, ci sarà, poi, da portare via anche quei rifiuti ritenuti meno pericolosi (plastiche, terre, copertoni, bombolette spray, idrocarburi, ecc..), ma pur sempre ingombranti. «Per allontanare ciò che rimane – ha spiegato il sindaco – utilizzeremo il milione e mezzo di euro che ancora ci rimane del finanziamento regionale, anche se sarà un’operazione che si potrà fare con più tranquillità trattandosi di rifiuti che non comportano rischi per la salute pubblica».

Mauro De Lazzari

 

Nuova Venezia – Mestre. Domenica in bici contro lo smog.

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3

giu

2014

La denuncia: «Mestre soffoca». Manifestazione del Cocit in difesa della salute

In città, anche se con toni e iniziative meno incisivi del passato, continua la preoccupazione per gli effetti nocivi dell’inquinamento, in particolare quello della tangenziale. Proteste che dopo l’apertura del Passante e l’addio alle targhe alterne si sono spente. Ma il direttivo del Cocit, coordinamento delle associazioni contro il traffico della tangenziale, continua a promuovere iniziative di sensibilizzazione. Domenica prossima 8 giugno si torna a manifestare sotto lo slogan di “Mestre soffoca”. Cocit ,Terraglio e Dintorni, Co.Bi.Ter e associazione “I Sette Nani” promuovono una pedalata ecologica, tra verde e cemento che partirà alle 16 da Forte Carpenedo e toccherà le zone più vicine alla tangenziale di Mestre (via Vallon, Borgo Forte, via Terraglietto e Terraglio, via Borgo Pezzana, via Bella, via Caravaggio e via del Gazzato) con arrivo verso le 17.30 al Parco Hayez alla Cipressina. Seguirà un dibattito organizzato dalle associazioni per informare i cittadini sull’impatto prodotto dallo smog della tangenziale sulla salute con l’illustrazione dei dati dello studio epidemiologico dell’Università di Padova, realizzato lo scorso anno. E si farà il punto su tante questioni, ancora aperte. Dall’impatto acustico (le barriere fonoassorbenti, denuncia il Cocit, sono «insufficienti e incomplete »; sulle opere di mitigazione previste dal progetto di tangenziale “verde”.

E ancora la necessità di ridurre il consumo di suolo in un’area come quella tra Terraglio e Zelarino che negli ultimi dieci anni ha vissuto una fortissima urbanizzazione con l’arrivo di numeri megastore e centri commerciali. Ela necessità, quindi, oggi di interventi di ricucitura urbana, emersi dal dibattito anche su lottizzazioni mandate avanti dal Comune, come quella in area Maccatrozzo. «Il nostro quartiere è un’area violentata da strade, ferrovie, canali che frammentano la struttura urbana e la vita dei suoi cittadini. La qualità della vita si ottiene anche riunendo ciò che oggi è spezzato », dicono le associazioni Al termine del dibattito, i cittadini potranno rimanere alla festa nel parco Hayez organizzata dall’associazione culturale “I Sette Nani”.

(m.ch.)

 

Nuova Venezia – Mira. Raccolte 15 tonnellate di rifiuti

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12

mag

2014

 

Pulizia della laguna, cavanisti al lavoro con 50 imbarcazioni e 130 persone

Oltre 50 imbarcazioni e 130 persone hanno dato vita ieri a Malcontenta, Dogaletto e Giare dalle 7 del mattino a sera alla quinta giornata di pulizia della laguna organizzata dall’Associazione Cavanisti e dai cacciatori in accordo con Veritas e il comune di Mira. Sono state raccolte 15 tonnellate di rifiuti di tutti i tipi: mobilio, cisterne, pneumatici, sacchetti di immondizia. Materiale per lo più depositato dai fiumi e dalle maree all’interno delle barene.

«È stato un grande un successo per la Giornata per la laguna», spiega per i cavanisti di Malcontenta e Giare il presidente Gianni Marchiori, «50 imbarcazioni con 130 partecipanti circa, hanno raccolto nei canali e nelle barene del comune di Mira e di Venezia (zona Moranzani e Fusina) circa 15 tonnellate di rifiuti abbandonati di tutti i tipi depositati in quattro cassoni messi a disposizione da Veritas. La raccolta è stata eseguita anche negli argini con trattori e carri. Tutte le associazioni presenti hanno collaborato in modo unitario mettendo a disposizione uomini e mezzi. Grande anche la partecipazione dei cittadini che hanno scoperto la bellezza della nostra laguna nelle aree di Giare Dogaletto e Malcontenta».

Soddisfatto il comune di Mira fra i promotori dell’iniziativa. «Proprio per la finalità che la anima, cioè la pulizia e la valorizzazione dell’ambienta lagunare», ha osservato l’assessore all’ambiente Maria Grazia Sanginiti, «la manifestazione è a pieno titolo inserita tra le iniziative che a livello europeo si stanno svolgendo in questi giorni. Si tratta di un riconoscimento importante per tutti i volontari che vi partecipano che ringrazio vivamente per il loro impegno». Con l’iniziativa specifica di ieri, l’Associazione Cavanisti ha aderito anche alla Prima giornata per la pulizia dell’Europa “Let’s Clean Up Europe!”. Si tratta di un progetto promosso dalla Commissione Europea.

Alessandro Abbadir

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Nuova Venezia – Mestre “Stop a nuove superstrade”

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7

mag

2014

Duemila firme in Comune

Consegnate ieri al sindaco Orsoni contro la “Castellana bis” e il “Terraglio Ovest”

«Trenta aziende e l’ultima fetta di campagna rischiano di sparire, mobilitiamoci»

Si sono presentati in via Palazzo, ieri mattina, e hanno posizionato davanti al municipio di Mestre un allegro gazebo con balle di fieno, ortaggi prodotti dall’agricoltura biologica e un banchetto con pane, salame e vino rosso. Un pezzo di campagna, l’ultimo rimasto tra Venezia e Mogliano, riprodotto in centro a Mestre dal comitato “Zona Cemento Limitato” e l’associazione Difesa ambientale di Mogliano per ribadire il no alla previsione di realizzare due nuove super strade, la Castellana bis e il Terraglio Ovest. Duemila firme contrarie ai progetti sono state consegnate al sindaco Giorgio Orsoni davanti al municipio. Le due associazioni si erano già mobilitate nel 2011 con il risultato di «rimandare la realizzazione delle nuove strade e spostarle in linea progettuale dalla zona di via Gatta, a sud del Dese, all’area di via Tarù e di via Marignana, a nord del Dese; una beffa per quanti si erano invece schierati per la non realizzazione delle due nuove arterie stradali», spiegano. In terra veneziana non sono soli: contro i due progetti sono nati comitati anche a Zelarino e Trivignano legati in particolare al Partito Democratico, che governa la città con Orsoni. La petizione segnala la necessità di salvare queste zone di campagna, le ultime rimaste, evitando una nuova cementificazione che potrebbe mettere a rischio anche l’attività di una trentina di aziende, B&be attività del biologico, gestite anzitutto da giovani, che rischiano di vedersi impedire l’azione «dai vincoli imposti dalle nuove strade che impediscono per 500 metri il consumo per l’uomo di prodotti agricoli ». Altri temi toccati dai comitati, per motivare il loro no alle due nuove viabilità il rischio idrogeologico della zona di via Marignana e Gatta e la necessità di favorire una mobilità pubblica diversa. Sostengono infatti il completamento del progetto della metropolitana di superficie con la realizzazione della fermata di Marocco (via Gatta) sulla linea Venezia -Udine e della fermata Trivignano- Olmo di Martellago sulla linea dei Bivi. «I Comuni di Scorzè, Mogliano e Preganziol hanno già detto di no ai progetti e la Provincia di Treviso sta puntando sul Terraglio Est. Ora attendiamo che prendano analoghe decisioni il Comune di Venezia, che inserisce le due strade nel suo Piano della Mobilità e la Provincia di Venezia», hanno spiegano i rappresentanti del comitato che hanno invitato il sindaco Orsoni a tenere conto del no dei cittadini. «La popolazione si è dimostrata sensibile alle problematiche emerse ed ha evidenziato l’effettiva saturazione edilizia dell’area della terraferma, manifestandosi contraria all’idea di spendere ingenti somme di denaro pubblico per collegare le aree commerciali in espansione e favorire quindi interessi privati, a scapito del piccolo commercio delle aree urbane e periurbane ». In alternativa alle nuove strade i comitati propongono di creare in questi terreni un parco agro-paesaggistico, che consenta un uso diverso del territorio. Temi che verranno riproposti il prossimo 18 maggio nella biciclettata ”Pedalando la Campagna” dove peraltro si visiteranno le aziende agricole biologiche locali, fermandosi per il pranzo al Forte Mezzacapo.

Mitia Chiarin

 

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