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LA POLEMICA – Nuove rilevazioni sulla laguna prodotte da una Ong tedesca

CENTRALINA ARPAV  «È inutile in quella posizione in mezzo al verde ed esposta al vento»

POLVERI SOTTILI – Registrata una concentrazione elevatissima di Pm 10 e Pm 2.5

Studio del Nabu: «Polveri sottili come da un milione di auto. Sull’aria incidono anche gli scarichi dei vaporetti»

Altro che accordi volontari tra porto e armatori per una riduzione sensibile del tenore di zolfo ma insufficiente per poter affermare con certezza che non esistono rischi alla salute dei veneziani legati al passaggio e alla permanenza delle navi in Marittima. L’associazione non governativa tedesca Nabu, forte di oltre mezzo milione di iscritti, sostiene che le autorità locali, a cominciare dal sindaco, dovrebbero vietare il passaggio delle navi per motivi di salute pubblica, dal momento che non hanno investito per installare filtri antiparticolato capaci di abbattere al 99,9 per cento le polveri ultrasottili (pm 10 e Pm 2.5) emesse. L’equivalente di un milione di automobili.
Ieri, ospiti del Comitato No grandi navi, il Nabu ha presentato i risultati delle rilevazioni condotte la scorsa settimana su tre navi. I risultati sono stati incredibili per i profani, ma ampiamente attesi dagli addetti ai lavori. Le rilevazioni hanno anche mostrato come l’alto numero di mezzi acquei, a cominciare dai vaporetti, contribuiscano in modo non indifferente all’inquinamento atmosferico.
I dati parlano da soli, se si pensa che il massimo consentito dalla legge di particelle per centimetro cubo è di duemila. Lo scorso fine settimana a Sacca Fisola la soglia dei 2mila è stata ampiamente superata per l’intera giornata, ma al passagio della Msc preziosa il picco è stato tra le 19.20 e le 19.25 di 110mila parti per cm cubo. La nave Noordam della Holland America Line ha fatto registrare 160mila particelle per cm cubo alle 18.20. Dalla Msc Fantasia al momento del disormeggio dalla Marittima “solo” 7mila 500. I vaporetti in arrivo alla fermata hanno fatto segnare valori analoghi, 150mila parti per cm cubo.
Spostandosi verso Sant’Elena il risultato non cambia: la Msc Preziosa ha segnato quasi 180mila parte per centimetro cubo.
«Quello che stupisce – ha affermato Axel Friedrich, un passato da alto funzionario governativo e ora consulente ad alto livello per Nabu ma anche per Ocse – è che la stazione Arpav è situata in una zona isolata, in mezzo al verde e ventosa, quindi non è da stupirsi se i valori registrati sono per lo più normali. Le centraline dovrebbero essere nei luoghi abitati, ma le navi e i vaporetti dovrebbero montare filtri e catalizzatori. Il costo è sostenibile perché la salute non ha prezzo: per le prime 1,5 milioni su circa 375 milioni di costo mentre per i vaporetti un filtro costa 5-7mila euro».
«Queste informazioni – ha concluso Luciano Mazzolin di Ambiente-Venezia – le porteremo alla Procura della Repubblica, affinché siano aggiunte al già corposo dossier che tra il 2011 e il 2012 abbiamo prodotto».

 

Nuova Venezia – Noale “Lavaggi delle strade anti Pm10″

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26

apr

2014

 

L’assessore sui dati Arpav di Noale: «Sono fuori norma, ma migliori del passato»

NOALE. «È vero che i dati Arpav sono ancora fuori dalla norma ma migliori rispetto al passato; nel 2007 c’era stato un superamento del Pm10 in 199 su 358 giorni, mentre nel 2008 in 67 su 85». L’osservazione è del l’assessore all’Ambiente di Noale, Renato Damiani, che ritorna sul monitoraggio della qualità dell’aria fatto in via Sant’Andrea tra l’11 gennaio e l’11 febbraio e in via Cerva dal 13 febbraio al 16 marzo. Nella prima strada, si è andati oltre nel 38 per cento dei casi, contro, nello stesso periodo, il 16 per cento di via Tagliamento a Mestre, mentre in via Cerva si è oltrepassata la soglia consentita nel 47 per cento delle volte contro il 25 per cento della strada di Mestre.

In via Cerva, c’era stato un picco di 150 microgrammi al metro cubo, in via Sant’Andrea si sono sfiorati per un giorno i 130 microgrammi al metro cubo. «Le concentrazioni di Pm10», osserva Damiani «provengono, soprattutto, dal traffico veicolare e dalla combustione degli impianti di riscaldamento. Dovremmo fare delle verifiche per capire se rispetto all’anno prima c’è stato un maggiore passaggio di mezzi su queste arterie, anche con le modifiche fatte alla viabilità. Le analisi serviranno a prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute. Il centro storico, invece, continua ad avere dei dati in calo dei livelli di inquinamento così come evidenziato dalle relazioni Arpav di parametro tra prima e dopo la modifica della circolazione».

Damiani ha la ricetta per il futuro: «Si dovrà aumentare la frequenza del lavaggio», continua, «e della pulizia come già fatto nel 2013. Inoltre si dovrà aggiornare il sistema viario per via Cerva, magari pensando anche a un senso unico in ingresso dalla Noalese. Per via Sant’Andrea, il problema si risolverà del tutto con l’apertura del già appaltato sottopasso di via Ongari».

Alessandro Ragazzo

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NUOVA VALSUGANA Appello ai futuri amministratori da parte dei gruppi di Cismon, San Nazario, Solagna e Valstagna

Previsti 39-40mila veicoli al giorno

«Bisogna rispettare la struttura, la vocazione e la vivibilità del territorio con la salvaguardia della fauna»

Il sottopasso sulla statale 47 della Valsugana a Pian dei Zocchi, uno dei punti nevralgici anche della Nuova Valsugana

I COMITATI «Aumenterà il traffico in destra Brenta per non pagare il pedaggio con pericoli per i locali»

Sul problema della Nuova Valsugana, in vista delle elezioni, i comitati della Valbrenta si appellano ai futuri amministratori, per invocare un obiettivo comune: la vivibilità e il rispetto del territorio di tutta la Valle del Brenta.
La Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale del Ministero, lo scorso gennaio “ha dato parere favorevole alla realizzazione della Superstrada Valsugana, condizionandolo – spiegano – all’ottemperanza di 29 prescrizioni, alle quali l’esecutore dell’opera dovrebbe attenersi”.
Prescrizioni che riguardano “problematiche ambientali relative al regime carsico del suolo; inquinanti atmosferici, con analisi della qualità dell’aria e la determinazione delle emissioni di polveri nella perforazione delle gallerie e nella movimentazione di terre; indicazioni sul traffico atteso e sulle emissioni inquinanti di vari tipi di automezzi”.
Sono richiesti inoltre “un piano di monitoraggio sull’inquinamento ambientale agli imbocchi e sbocchi delle gallerie; una valutazione della compatibilità idraulica e un’indagine pluviometrica sull’intero percorso; un censimento della cavità carsiche conosciute; uno studio sul carsismo della zona e le modalità della realizzazione delle gallerie in caso di incrocio con circuiti carsici”.
Tra le altre prescrizioni, sono invocate misure di mitigazione in fase di cantiere e, in tema ambientale, analisi floristico-vegetazionali e salvaguardia della fauna ittica, terrestre e l’ornitofauna (uccelli).
«Purtroppo l’esperienza ci insegna che, molto spesso, la risposta alle prescrizioni viene fatta in modo esauriente al fine di ottenere l’autorizzazione – sostengono i comitati – In realtà, molto spesso, non viene applicata nei termini specificati, tanto, poi, i controlli o non vengono fatti o vengono fatti in modo parziale e accomodante».
Per giustificare la realizzazione dell’opera “è stato ipotizzato un passaggio di 39/40.000 veicoli giornalieri, mentre, attualmente, sono forse meno di 10.000, dovuti all’attuale contingenza economica, ma, comunque, non sono mai stati superati ai 14.000″.
I comitati di Solagna, San Nazario, Valstagna e Cismon, mettono in evidenza le problematiche derivanti dall’aumento del traffico in destra Brenta, per non pagare il pedaggio che, a causa della ristrettezza della sede stradale, causerà ingorghi e pericoli continui per i residenti. Inoltre, considerato che le correnti in Valle sono discendenti per buona parte del giorno, porteranno l’aria inquinata delle gallerie sulle borgate e sui paesi sottostanti.
«Noi come comitati formati da privati cittadini senza connotazione politica – concludono – abbiamo fatto informazione e manifestazioni, portando il nostro modesto contributo e ora chiediamo che i sindaci e amministratori, che verranno eletti nelle prossime elezioni, di qualsiasi appartenenza politica, prendano una posizione ferma e univoca, collaborando con i sindaci trentini che, con determinazione, hanno respinto il progetto, con obiettivo comune la vivibilità e il rispetto del territorio di tutta la vallata».

 

Via Sant’Andrea e via Cerva hanno sforato i 50 microgrammi al metro cubo

Stando ai monitoraggi Arpav le due strade non rispettano i parametri di legge

NOALE – Non siamo ai livelli di sei-otto anni fa, quando in centro a Noale i dati sulle polveri sottili erano anche cinque volte superiori. Ma attenzione perché via Sant’Andrea e via Cerva, a ridosso del cuore cittadino, sono inquinate. È il risultato della campagna di monitoraggio della qualità dell’aria fatta nella prima strada tra l’11 gennaio e l’11 febbraio e nella seconda dal 13 febbraio al 16 marzo. I dati sono disponibili sul sito di Arpav (www.arpa.veneto. it) e stabiliscono come si siano superati più volte i 50 microgrammi al metro cubo giornalieri (limite di legge da non superare 35 giorni annui) rispetto a via Tagliamento a Mestre dove la centralina è fissa. La situazione. Secondo l’indagine, in via Sant’Andrea si è andati oltre nel 38 per cento dei casi, contro, nello stesso periodo, il 16 per cento di via Tagliamento. In via Cerva invece, si è oltrepassato il limite il 47 per cento delle volte, contro il 25 per cento della strada di Mestre. «Anche le medie di periodo rilevate neidue siti di Noale», evidenzia Arpav nella sua relazione finale, «sono risultate superiori a quelle misurate nel sito fisso di riferimento di traffico urbano (periodo gennaio-febbraio 2014: Noale via Sant’Andrea 46 microgrammi al metro cubo, Mestre via Tagliamento 36 microgrammi al metro cubo; periodo febbraio-marzo 2014: Noale via Cerva 57 microgrammi al metro cubo, Mestre via Tagliamento 42 microgrammi al metro cubo)». Sant’Andrea. Nelle tabelle di Arpav si scopre come in questa strada su 32 giorni di rilievi, in 12 si è andati oltre il limite. Il momento peggiore è stato domenica 12 gennaio, quando lo smog è stato vicino a quota 130, mentre il giorno prima è stato leggermente sotto i 120. Male anche lunedì 13 gennaio, attorno ai 110. Successivamente questi picchi non si sono più toccati e giovedì 23 gennaio il Pm10 era a poco meno di 90; gli altri giorni del mese dove si è stati sopra i 50 microgrammi al metro cubo sono stati il 14, 16, 21, 22, 25, 26, 29. In febbraio, solo venerdì 7 febbraio è stato nero, con un dato di oltre 80. Cerva. Qui, invece, il superamento si è registrato 15 giorni sui 32 di rilievi, con picchi peggiori rispetto a via San’Andrea. Metà marzo è stato il periodo più gravoso, con tre giorni da incubo; sabato 15 si sono sfiorati i 150 microgrammi al metro cubo, oltre volte il previsto, mentre il 14 e il 16 si sono visti numeri a ridosso i 120. Giovedì 13 si è stati vicini ai 90. Nello stesso mese, su sedici giorni di controlli, 10 hanno oltrepassato i limiti. A febbraio, infine, la situazione era stata migliore: solo nei giorni 13, 15, 16, 25 e 26 la qualità dell’aria era fuori dalle soglie di legge.

Alessandro Ragazzo

 

RONCADE – L’amministrazione si costituisce parte civile contro la Mestrinaro di Zero Branco

L’ACCUSA  «Ha utilizzato materiale tossico per la terza corsia»

Al via il procedimento penale a carico della Mestrinaro di Zero Branco per l’accusa di traffico di rifiuti pericolosi. La prima udienza è stata però del tutto interlocutoria: il giudice ha disposto un rinvio (senza nemmeno aprire il dibattimento) accogliendo un’eccezione dell’avvocato Fabio Pinelli riguardo la nullità di una notifica. Il Comune di Roncade si è però costituito parte civile avanzando una richiesta di risarcimento per danno ambientale così come aveva fatto nel corso dell’udienza preliminare la Provincia di Treviso. Si torna in aula a fine novembre. Alla sbarra ci sono i due cogestori della ditta di Zero Branco, Lino e Sandro Mario Mestrinaro, rispettivamente di 59 e 53 anni, il responsabile della sicurezza della ditta, Italo Battistella, 51enne di Susegana, e l’amministratore dell’Adriatica Strade, Loris Guidolin, 50enne di Castelfranco. Il processo, trasferito da Venezia a Treviso per competenza territoriale, vede al centro proprio l’attività della Mestrinaro. Secondo l’accusa nell’azienda di Zero Branco arrivavano i rifiuti inquinanti conferiti dalle aziende edili e che la Mestrinaro avrebbe dovuto trattare (al prezzo di 45 euro a tonnellata) per renderli inerti. In realtà, secondo gli inquirenti, i materiali non sarebbero stati sottoposti ad alcun procedimento di bonifica, ma miscelati a calce e cemento per poi essere venduti a 39 euro a tonnellata ai diversi cantieri che li usavano come base per opere varie tra cui il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo e la terza corsia dell’A4 proprio nel tratto di Roncade. La Mestrinaro è dunque accusata non solo di non aver trattato i rifiuti conferiti nei suoi stabilimenti, ma anche di aver immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti pericolosi “cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione”.

Giuliano Pavan

 

Traffico di rifiuti pericolosi, si tornerà in tribunale il 28 novembre

ZERO BRANCO. Falsa partenza per il processo Mestrinaro. Ieri si è aperta solo formalmente la fase dibattimentale del procedimento che vede imputati Lino e Sandro Mario Mestrinaro, di 59 e 53 anni, cogestori della ditta Mestrinaro, e il responsabile della sicurezza della ditta, Italo Battistella, 51 anni, di Susegana. Sono accusati di traffico di rifiuti pericolosi. Il giudice ieri ha disposto un rinvio accogliendo un’eccezione dell’avvocato Fabio Pinelli. Il prossimo step del processo è fissato per il 28 novembre. Secondo la Procura, nell’azienda di Zero Branco arrivavano rifiuti inquinanti conferiti dalle imprese edili. La Mestrinaro avrebbe dovuto trattarli per renderli inerti: in realtà, secondo gli inquirenti, i materiali non sarebbero stati sottoposti a “bonifica”, ma mescolati a calce e cemento e rivenduti così com’erano (a 39 euro a tonnellata). Il materiale veniva poi utilizzato nei cantieri come base per strutture di ogni tipo, dal parcheggio dell’aeroporto Marco Polo alla terza corsia dell’A4.

La Mestrinaro è accusata non solo di non aver trattato i rifiuti conferiti nei suoi stabilimenti, ma anche di aver immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti pericolosi «cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione». Completamente differente la posizione di un altro imputato Loris Guidolin, amministratore di Adriatica Strade. Secondo l’accusa Guidolin «avrebbe sottaciuto le analisi del materiale conferito alla Mestrinaro». Il suo avvocato, Elena Benvegnù, del foro di Treviso, sottolinea che il suo assistito «ha già provato la sua innocenza nel corso delle indagini preliminari, tanto che il pubblico ministero, all’udienza preliminare, ne ha chiesto il proscioglimento. Queste difese», conclude l’avvocato, «verranno ribadite nel corso del dibattimento». Nel procedimento si è costituito parte civile il Comune di Roncade: ha avanzato una richiesta di risarcimento per danno ambientale, così come aveva fatto in sede di udienza preliminare la Provincia di Treviso.

Fabiana Pesci

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Tribuna di Treviso – Roncade contro la Mestrinaro

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18

apr

2014

il processo

Dopo Zero Branco, anche la giunta Rubinato sarà parte civile

RONCADE. Anche l’amministrazione di Roncade, così come il Comune di Zero Branco, si costituirà parte civile nel processo per traffico di rifiuti pericolosi che vede coinvolti Lino e Sandro Mestrinaro, all’epoca titolari dell’omonima ditta di Sant’Alberto di Zero Branco (poi confluita nella Costruzioni Generali, dichiarata fallita nei giorni scorsi), il responsabile della sicurezza della stessa azienda Italo Battistella e l’amministratore della Adriatica Strade Costruzioni Generali Loris Guidolin. Oggi davanti al giudice monocratico del tribunale di Treviso l’apertura del processo. I quattro dovranno rispondere dei rifiuti tossici che sarebbero stati usati come sottofondo per la terza corsia dell’autostrada A4 e per uno dei parcheggi dell’aeroporto Marco Polo di Tessera. Il Comune di Roncade si costituirà parte civile dal momento che, come riportato in delibera, «le analisi effettuate sui campioni di materiale prelevato dal cantiere di via Musestre a Roncade, dove sono in corso lavori di realizzazione della terza corsia nel tratto dell’autostrada A4 nell’ambito dei quali sono stati utilizzati gli inerti prodotti dalla Mestrinaro spa, hanno rilevato il superamento di alcuni “valori soglia”, e che quindi il materiale è contaminato e potenzialmente idoneo a inquinare i siti di destino».

L’amministrazione Rubinato ha deciso di costituirsi parte civile «al fine di far valere la responsabilità civile degli imputati rispetto ai tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, subìti dal Comune a seguito delle condotte illecite contestate in sede penale».

(ru. b.)

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Il Comune ha costituito il gruppo di lavoro con i comitati di cittadini

Obiettivo limitare i danni alla salute, all’ambiente e al paesaggio

I cittadini lo chiedevano da anni prima ancora di scoprire che quanto immaginavano era vero: di tangenziale ci si ammala. Ora finalmente la Giunta comunale ha costituito il gruppo di lavoro tecnico per cercare almeno di limitare i danni, all’ambiente e alla salute. Una ricerca dell’Università di Padova del dicembre 2012 ha dimostrato, infatti, che tra i 5 mila residenti all’interno della fascia A (entro i 200 metri a Nord e a Sud della tangenziale) si è verificato un eccesso di 300 casi di malattie cardiovascolari.
Tramontato il faraonico progetto dell’ex assessore Mingardi, per interrare la tangenziale e farla diventare una strada urbana, si tratta infatti di trovare le soluzioni migliori per convivere con quel nastro d’asfalto a sei corsie che taglia in due la città.
Anche perché il Passante ha tolto di mezzo molti camion ma ancora oggi transitano una media di 100 mila veicoli al giorno, contro i 150 mila con punte di 180 mila di qualche anno fa; la differenza non è solo nel numero ma anche nel genere, adesso sono più auto che camion. Di danni, però, continua a produrne, anche a causa dei nuovi super e ipermercati sorti nell’Aev Terraglio e dell’ospedale dell’Angelo che attirano nuovo traffico. E se la crisi concederà una tregua il traffico tornerà ad aumentare.
«La tangenziale, così vicina al centro città, è una ferita che va ricucita, per cui dobbiamo individuare un percorso di compensazione ambientale, che del resto è previsto anche nel Pat» ha detto l’assessore ai Processi partecipativi Alfiero Farinea mentre il suo collega all’Ambiente Gianfranco Bettin ha spiegato che il tratto da riqualificare è quello tra Marghera e Favaro, «dove la tangenziale ha avuto il maggiore impatto ambientale, sanitario e paesaggistico, e dobbiamo farlo assieme ai cittadini sia con interventi immediati sia con una prospettiva di medio-lungo periodo».
Prima del voto in Giunta, mercoledì gli assessori competenti si sono incontrati con i comitati (Cocit, Terraglio & Dintorni, associazione I Sette Nani, Cobiter, Comitato di via Beccaria e quello di via Fradeletto) per dare il via al gruppo di lavoro che sarebbe dovuto partire già la scorsa estate. «È un risultato molto importante – commentano i portavoce dei cittadini – perché fino ad oggi non si era mai riusciti a mettere assieme gli assessorati, col risultato che ognuno continuava ad andare per i fatti propri senza produrre risultati concreti».

E.T.

 

TRE PROPOSTE DEI RESIDENTI – Un corridoio verde, nuove barriere antirumore e sorveglianza sanitaria

Che fare per ridurre i danni della tangenziale? I comitati hanno già le loro proposte, messe nero su bianco da tempo. Dal punto di vista sanitario chiedono di mantenere alta la sorveglianza soprattutto sui 5 mila abitanti della fascia A, più vicini alla strada. Poi serve un corridoio verde: alberi, terrapieni, sovrappassi, per creare una barriera tra i cittadini e il traffico. In particolare ci sono degli interventi che si potrebbero fare in fretta e senza spendere troppi soldi: un percorso ciclabile dal boschetto di Carpenedo fino all’area alberata lungo l’argine del Dese (sfruttando il vecchio sottopasso ferroviario abbandonato); e uno nel cuore di Mestre, dalla stazione Sfmr di via Olimpia) al bosco del Marzenego alla Cipressina (usando il passaggio sotto alla tangenziale, che serviva ad unire due aree agricole). L’ultimo punto è la revisione delle barriere antirumore: in alcuni tratti della tangenziale ancora non ci sono, inoltre bisognerebbe sostituire quelle più brutte che rovinano il paesaggio, come quelle azzurre che fanno da sfondo alla villa Berchet sul Terraglio.

(e.t.)

 

Nuova Venezia – Mestre. Tangenziale riqualificata.

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13

apr

2014

La Giunta approva l’atto di indirizzo per nuovi interventi

La Giunta comunale ha approvato nella seduta di venerdì scorso, un «atto di indirizzo per la valutazione delle azioni di riqualificazione della Tangenziale di Mestre» su proposta degli assessorati competenti. L’atto di indirizzo prevede di istituire un gruppo di lavoro tecnico che, in relazione con le Municipalità, le associazioni attive nel territorio e tutti i soggetti interessati, individui gli elementi necessari alla definizione del programma di azioni per affrontare le criticità legate alla Tangenziale. Il gruppo di lavoro, per quanto riguarda il Comune di Venezia, sarà costituito da personale delle Direzioni Sviluppo economico e Partecipate, Sviluppo del territorio, Mobilità e Trasporti Ambiente e Politiche giovanili e sarà coordinato dalla Direzione Sviluppo economico e Partecipate. «L’infrastruttura della Tangenziale, così vicina al centro della città», ha dichiarato l’assessore Alfiero Farinea, «è una ferita che va ricucita. La costituzione di un gruppo tecnico che dialoghi e si confronti con il territorio ha lo scopo di individuare un percorso di compensazione ambientale, dando impulso alla previsione già contenuta nel Pat. Si tratta di una prima risposta alle richieste di coinvolgimento del territorio alle scelte dell’Amministrazione, che il Comune si è impegnato ad adottare come metodo con l’istituzione della delega ai Processi partecipativi». L’atto di indirizzo i vuole essere «una risposta alle sollecitazioni provenienti da gruppi di cittadini e associazioni che, in più occasioni, hanno segnalato la necessità di prevedere interventi di mitigazione degli effetti del traffico della Tangenziale di Mestre sui residenti». Si tratta di problemi dovuti anche alla presenza, nelle sue immediate vicinanze, di centri commerciali che richiamano costanti flussi di traffico, e della nuova localizzazione dell’ospedale di Mestre, segni evidenti che, anche dopo l’apertura del Passante di Mestre, resta attuale il tema della cesura che l’infrastruttura della Tangenziale provoca nel tessuto urbano della città.

«Dobbiamo risarcire e riqualificare questa parte di territorio, tra Marghera e Favaro», ha aggiunto l’assessore Gianfranco Bettin, «dove la Tangenziale ha avuto e ha il maggiore impatto ambientale, sanitario e paesaggistico e dobbiamo farlo insieme a comitati e cittadini, sia con interventi immediati sia con una prospettiva di medio-lungo periodo».

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Lo chiede il Pd dopo la richiesta di rinvio a giudizio dell’impresa Mestrinaro: tuteliamo i cittadini

MEOLO  «Non possiamo permettere che Meolo non venga considerata: chiediamo nuovi controlli puntuali». Il Partito Democratico riaccende la discussione riguardo al timore che anche nei cantieri per la terza corsia attivi sul territorio di Meolo possano essere stati impiegati materiali inquinati. Circostanza che un anno fa era stata smentita da Autovie. A riportare la questione in primo piano è la notizia che il Tribunale di Venezia ha fissato per il 18 aprile l’udienza preliminare per esaminare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei titolari dell’impresa Mestrinaro di Zero Branco. Secondo l’accusa, la Mestrinaro non avrebbe trattato in modo adeguato i rifiuti inquinanti che le aziende edili le conferivano. I materiali sarebbero stati miscelati tali e quali a calce e cemento e quindi rivenduti finendo per fare da base ad alcune grandi opere. Il composto contaminato, denominato «Rilcem», sarebbe stato utilizzato in grandi quantità per realizzare un parcheggio dell’aeroporto Marco Polo e nel tratto in costruzione della terza corsia all’altezza di Roncade. Dunque proprio a ridosso di Meolo. Già ad aprile dello scorso anno, il Pd di Meolo aveva chiesto di verificare se materiale inquinato potesse essere stato impiegato anche nella zona di Meolo. «Il sindaco Basso si attivò grazie al nostro intervento ricevendo da Autovie rassicurazioni e smentite. Quindi per il sindaco la questione finì così», attacca Giampiero Piovesan, segretario del circolo democratico di Meolo, «adesso si è venuti a conoscenza della richiesta di rinvio a giudizio e la preoccupazione tra i cittadini sale. Il Pd si attiverà con chi di dovere e competenza per chiedere le verifiche del caso. I cittadini dovranno essere tutelati,come il nostro territorio». Intanto, nell’ambito dei lavori per la realizzazione della terza corsia, l’A4 sarà chiusa dalle 20 di stasera alle 6 di domani mattina in direzione Venezia, nel tratto compreso tra SanDonà- Noventa e l’allacciamento A4-A57 tangenziale di Mestre. Lavori di manutenzione dell’asfalto sono in programma, invece, dalle 14 di domani alle 7 di venerdì nel tratto tra San Giorgio di Nogaro e Portogruaro, per circa tre chilometri in direzione Venezia. Dalle 16 di oggi alle 7 di domani, sulla tangenziale di Mestre, sarà chiusa la rampa di uscita dello svincolo di Quarto d’Altino per i veicoli provenienti dalla barriera di Venezia Est e quella in entrata in direzione Venezia.

Giovanni Monforte

 

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