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CASALE – Era previsto il deposito di 320mila tonnellate di rifiuti industriali: battaglia durata 13 anni

Incompatibilità ambientale: la Giunta boccia definitivamente il progetto della discarica

Requiem per la discarica da 320mila tonnellate di rifiuti di derivazione industriale (ex 2-B) che la ditta Coveri voleva realizzare nella zona agricola di via delle Grazie a Lughignano di Casale. Il primo progetto del mega impianto di smaltimento risale al 2000. Un progetto avversato da tutte le amministrazioni di Casale che si sono succedute negli ultimi 13 anni. Contro la discarica si sono schierati anche l’Ente Parco del Sile e la Provincia di Treviso.

È di ieri la notizia che la Giunta regionale ha dato un giudizio “non favorevole di compatibilità ambientale” al progetto della Coveri. Come dire che è stata così scritta la parola “fine” alla discarica, che ha avuto anche un’eco in Parlamento con l’iniziativa di Ermete Realacci del Pd che è anche presidente onorario di Legambiente.

Il sindaco di Casale, Stefano Giuliato e l’assessore all’ambiente, Massimo Da Ros erano pronti a rivolgersi alla giustizia amministrativa del Tar se la Giunta regionale non avesse preso la decisione di ieri.

Soddisfazione da parte degli esponenti politici che in questi anni si sono battuti contro la discarica. Claudio Moro della Lega Nord: «Mi congratulo con il presidente della Regione Luca Zaia e con l’assessore all’ambiente Maurizio Conte per il non riconoscimento della compatibilità ambientale della discarica Coveri. Si chiude così una dura battaglia durata 13 anni».

Esprimono la loro soddisfazione anche i consiglieri regionali, Claudio Niero del Pd e Diego Bottacin capogruppo di Verso Nord i quali avevano presentato un’interrogazione congiunta per sollecitare la Giunta regionale a bocciare in via definitiva il discusso impianto di smaltimento.

Sugli scudi anche il Comitato “Civiltà Sostenibile” presieduto da Maurizio Salami che aveva raccolto circa 4mila firme contro la discarica 2-B.

 

Proteste dei residenti nei quartieri di via Porara e via Gramsci: auto e camion a tutte le ore

MIRANO – L’autostrada costa troppo, gli automobilisti si perdono nel centro abitato. I residenti dei quartieri urbani a sud di Mirano sono esasperati: l’aumento del pedaggio sembra aver riversato sulle loro strade gran parte del traffico di attraversamento. Da un mese a questa parte infatti tutte le auto in fuga dall’A4 e dalla A57 finiscono in via Porara e via Gramsci, anche se per errore. A denunciarlo sono i residenti della stessa via Porara (tratto urbano) e via Wolf Ferrari: da gennaio il traffico nei loro quartieri si è moltiplicato, anche di notte. Succede infatti che per evitare il salasso autostradale, molti auto e camion, evidentemente non pratici di Mirano, si ritrovino casualmente alle porte del centro, alla disperata ricerca della via più breve per attraversare la città. Da viale Venezia, ormai a tutti gli effetti la nuova direttrice scelta per gli spostamenti urbani al posto del casello autostradale di Vetrego, molti automobilisti non pratici della zona si ritrovano a svoltare per errore in via Porara, imboccando il tratto urbano e comunale della strada, alla rotonda dove sorgono il supermercato Dico e la Cgil. Qui si trovano catapultati in un dedalo di strade e stradine del quartiere residenziale sud di Mirano: alcuni scelgono di proseguire per via Porara fino al centro, sbucando al semaforo “da Ballarin”, altri imboccano via Roma e via Gramsci, altri ancora, ma sono la minoranza, si accorgono subito di aver sbagliato, si girano al piccolo rondò tra via Porara e via Roma e ritornano in viale Venezia. Un aumento del traffico lento e progressivo, non visibile a occhio, perché non riguarda solo gli orari di punta. Anzi si nota, stando ai residenti, soprattutto nelle ore serali e notturne. Ma è bastato per spingere alcuni a rivolgersi a Comune, provincia, polizia locale, per protestare contro l’ennesimo effetto perverso del salasso autostradale deciso da Cav, Concessioni autostradali venete. «Tutti allargano le braccia», protestano alcuni residenti, «affermando che non è in loro potere fare qualcosa su questa questione». Ed è vero. Ma chi vive nella zona nota le differenze: tra il 2013 e il 2014 le cose sembrano cambiate e spostarsi in zona, anche a piedi o in bici, è diventato complicato se non addirittura pericoloso. Un problema che assilla anche il sindaco Maria Rosa Pavanello, pronta a piazzare rilevatori di flussi e vigili in viale Venezia, per contare l’aumento dei veicoli a Mirano.

Filippo De Gaspari

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ZERO BRANCO – In tutto 27, compresa la presidente della Mestrinaro: una squadra di periti al lavoro

VENEZIA – Spetterà a tre periti il compito di accertare la presenza di rifiuti tossici sotto l’autostrada Valdastico Sud e la loro eventuale pericolosità per la salute pubblica.

Il gip di Venezia, Andrea Odoardo Comez, ha affidato l’incarico ieri mattina a tre esperti che inizieranno le operazioni il 5 febbraio: si tratta del professor Giuseppe Cantisani dell’Università di Roma, del chimico Luigi Colugnati dell’Arpa del Friuli Venezia Giulia e del geologo Francesco Benincasa. Il risultato del loro lavoro sarà discusso alla fine di giugno. L’inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti è condotta dal sostituto procuratore antimafia di Venezia, Rita Ugolini, e gli indagati sono 27.

La procura ipotizza che nel sottosuolo, tra Longare e Agugliaro, siano stati sversati oltre 150mila metri cubi di scorie di acciaieria non bonificate e quindi potenzialmente nocive.

È stata la segnalazione di un’associazione ambientalista a dare il via all’inchiesta: nell’esposto si riferisce di un episodio denunciato ad Albettone dal proprietario di un cane che morì dopo aver bevuto da una pozza d’acqua vicina al cantiere.

Tra gli altri indagati figurano Valeria Caltana, 53 anni, presidente della Mestrinaro spa di Zero Branco; la trevigiana Marcella Ceotto, 41 anni, della Old Beton di Susegana; il trevigiano Mauro Saccon, 50 anni. La difesa ha nominato una trentina di consulenti di propria fiducia per dimostrare che non ci sono veleni nel sottosuolo.

Gianluca Amadori

 

Gazzettino – Robegano. “Presto la soluzione per i Tir”

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31

gen

2014

SALZANO – Lo ha assicurato Francesca Zaccariotto

«Presto incontrerò il sindaco di Salzano per trovare una soluzione definitiva al problema del traffico di tir in centro a Robegano». L’annuncio arriva dalla presidente della Provincia, Francesca Zacariotto, dopo l’incontro nella sede di Veneto Strade con l’amministratore delegato Silvano Vernizzi. Nelle scorse settimane il circolo locale del Pd ha raccolto tra i residenti oltre 800 firme contro il passaggio dei camion nel centro della frazione, chiedendo di farli passare nella nuova bretella a nord di Robegano. Per la stessa causa si erano già mossi il sindaco Alessandro Quaresimin, il parroco con Eraldo Modolo e il consigliere comunale Graziano Busatto. Ora la Zacariotto annuncia novità in arrivo: «Sono già stati previsti i lavori di riasfaltatura della strada, che partiranno ad aprile, ma sappiamo che bisogna trovare con il sindaco una soluzione sul transito dei camion a Robegano: studieremo assieme un percorso che porti i mezzi pesanti in zona industriale bypassando il centro residenziale».

(g.pip.)

 

incontro zaccariotto-vernizzi

Camion in via XXV Aprile «Serve subito più sicurezza»

SALZANO – Ci potrebbe essere presto una svolta alla questione viabilità del centro di Robegano, con il comune di Salzano che ha chiesto più volte di interdire il passaggio dei camion su via XXV Aprile. Ieri nella sede di Veneto Strade, il presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto ha incontrato l’amministratore delegato della società Silvano Vernizzi proprio per discutere del problema e a breve ci potrebbe essere un faccia a faccia con il sindaco di Salzano, Alessandro Quaresimin.

La questione era nata dopo che Salzano, con Martellago, aveva chiesto di spostare il traffico pesante sulla bretella di via Delle Motte a Martellago. Ca’ Corner aveva risposto di no e a Robegano sono state raccolte più di 800 firme per chiedere di trovare una soluzione. «Lo scorso 20 gennaio», spiega Zaccariotto, «la Provincia ha inviato una lettera al rappresentante del comitato dei cittadini, al prefetto Domenico Cuttaia e a Quaresimin dove confermiamo l’avvio dei lavori di manutenzione del manto stradale già previsti nel piano delle opere di quest’anno. Non si può lasciare la situazione com’è ora e cercheremo di trovare un percorso condiviso che risolva il problema una volta per tutte».

Ad oggi, i camion provenienti da Noale, giunti al semaforo di via Mestrina, hanno l’obbligo di svoltare a destra o sinistra immettendosi sua via Montegrappa o via Cornarotta, mentre da Maerne possono proseguire verso Noale passando per Robegano.

In paese sono preoccupati per l’inquinamento, per i danni agli edifici e alla strada. «Confermo la disponibilità a incontrare Quaresimin», dice Zaccariotto, «per arrivare a una soluzione più sicura per i cittadini e gli automobilisti».

(a.rag.)

 

 

Mira. I tecnici hanno presentato il piano in assemblea. Sacco (Pd): «Bisogna velocizzare i tempi»

MIRA – La discarica delle Terre Rosse in via Bastie a Dogaletto di Mira sarà messa in sicurezza nel giro di dieci anni. Lo hanno spiegato l’altra sera in una pubblica assemblea a Oriago di Mira i tecnici di Veneta Raw Material. Hanno parlato delle varie tappe dell’intervento, che poi dovrà essere valutato da una apposita conferenza dei servizi. A Dogaletto sono stipate 450 mila tonnellate di ceneri di pirite.

La prima operazione sarà quella di mettere in sicurezza le vasche di lavamento ed evitare che il materiale finisca in laguna, facendolo decantare. Quando la materia avrà raggiunto le caratteristiche, grazie alla decantazione, utili alla vendita, verrà portato nei cementifici e alle aziende edili interessate. Nel primo anno dalla partenza delle operazioni di prelievo del materiale, saranno portati via 40 mila tonnellate. Con la stessa quantità si procederà per tre anni per poi aumentare l’asportazione a 90 mila tonnellate l’anno. La rimozione della discarica-cava avverrà con uno svuotamento graduale che sarà fatto per settori. Ne sono stati individuati otto dai tecnici.

La questione delle Terre Rosse si sta trascinando da più di 30 anni, sono stati molti i procedimenti intentati nei confronti della proprietà, che non aveva mai avviato finora la bonifica del sito. La bonifica non sarà avviata per puro spirito di generosità, ma in ottemperanza a una sentenza del Tar dello scorso anno che ha integralmente rigettato tutte le domande proposte dalla ditta(Veneta Mineraria), che non aveva provveduto allo sgombero e al trattamento delle ceneri, accogliendo le tesi difensive dell’avvocatura provinciale. Il tribunale ha deciso l’annullamento, il risarcimento dei danni, e l’invito a provvedere allo smaltimento dei rifiuti stabilendo che vanno trattati come rifiuti speciali, con le procedure e i modi che richiesti dalla procedura. Non sono mancate le critiche soprattutto sui tempi che vengono considerati troppo lunghi. «Più che una bonifica questa operazione sembra avere», commenta il capogruppo del Pd, Francesco Sacco, «le caratteristiche di una concessione mineraria. Il Comune faccia sentire la sia voce e esiga tempi più stretti». Sempre per il Pd il consigliere Maurizio Barberini ha invitato Comune e azienda a cominciare la messa in sicurezza ampliando l’area della bonifica iniziale a oltre i 150 metri previsti dalla fine dei cumuli delle ceneri di pirite.

(a.ab.)

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Nuova Venezia – Mira. Terre rosse, stasera il progetto

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28

gen

2014

ALLA BIBLIOTECA DI ORIAGO

La ditta incaricata illustrerà tempi e modalità per la bonifica

MIRA – Assemblea pubblica questa sera alle 20,30 all’auditorium della biblioteca di Oriago per la presentazione al pubblico del Progetto di recupero rifiuti relativo al deposito situato in via Bastiette a Malcontenta. Veneta Raw Material presenterà il piano di bonifica annunciando i tempi e i modi dello sgombero definitivo dei cumuli di ceneri di pirite.

«Entro il 6 marzo» spiega l’assessore all’Ambiente Maria Grazia Sanginiti «al Settore Ambiente della Provincia potranno essere presentate osservazioni sul progetto. I tempi e i modi per l’avvio del progetto dipenderanno da un rigoroso iter che disciplina i contenuti e le procedure di valutazione di impatto ambientale (Via). Se il progetto sarà idoneo ed approvato dagli enti competenti i lavori si protrarranno per un arco temporale pluriennale come da cronoprogramma di progetto».

La questione delle “terre rosse” si trascina da più di 30 anni. Un accordo di qualche anno fa definiva competenze e tempi per la messa in sicurezza, la bonifica e l’asporto del materiale (700 mila metri cubi) che, dopo un trattamento, potrà anche essere riutilizzato nell’industria. La bonifica sarà avviata in ottemperanza ad una sentenza del Tar dello scorso anno che ha integralmente rigettato tutte le domande della Veneta Mineraria che non aveva provveduto allo sgombero e al trattamento delle ceneri, accogliendo le tesi difensive dell’avvocatura provinciale. I rifiuti andranno trattati come rifiuti speciali, con le procedure e i modi che questi richiedono.

(a.ab.)

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L’ASSESSORE ALL’AMBIENTE CHIEDE INTERVENTI SU VASTA SCALA

Bisogna fare di più per la qualità dell’aria. È il messaggio che lancia l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin per il quale «non è più rinviabile un intervento forte, di vasta scala, sulle polveri sottili». Non solo il Pm10, scrive Bettin ma anche le nanoparticelle «che da anni, soprattutto in certe stagioni, formano, insieme ad altre sostanze patogene come gli idrocarburi policiclici aromatici una cappa enorme che grava su tutto il Nord e in particolare sulla pianura padana».

Non è più possibile, prosegue l’assessore, che i pochi Comuni che affrontano il problema «siano lasciati soli da tutte le istituzioni che hanno poteri e competenze di aree vaste, a cominciare dalle Regioni e dal governo. Non ci accontentiamo del miglioramento della qualità dell’aria di questi ultimi anni, bisogna fare di più. Occorre agire sulle fonti dell’inquinamento (su scala globale: mobilità 37%, industria ed energia 20%, riscaldamento oltre 30%) ma è possibile solo con interventi appunto di scala ampia». Per questo Bettin lancia un appello a Provincia, Regione e Governo perché si facciano «promotori, ognuno per i propri ambiti e per le proprie competenze, di tavoli urgenti e operativi per impostare e attivare azioni concrete ed efficaci contro questo comprovato rischio gravissimo che corrono le popolazioni di tutta la pianura padana e delle realtà metropolitane in particolare».

 

Nuova Venezia – Fanghi sotto la Valdastico, 27 indagati.

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28

gen

2014

Fondata la denuncia delle associazioni: i magistrati veneziani ordinano una consulenza legale come incidente probatorio

VENEZIA – Dal 2009 sarebbero stati sversati sotto il fondo stradale 155 mila 836 metri cubi di scorie e di rifiuti non bonificati e potenzialmente nocivi. Avrebbero riempito l’autostrada A31, Valdastico Sud, così almeno sostengono i consulenti del pubblico ministero veneziano Rita Ugolini, Paolo Rabitti e Gian Paolo Sommaruga, che hanno esaminato campioni dei lotti 4, 5 e 6, ovvero i tratti tra Montegaldella e Albettone, lo svincolo Albettone -Barbarano e il viadotto Bisatto, ma non è escluso che il fondo stradale di altri tratti delle nuova autostrada sia composto da rifiuti nocivi. Venerdì 31 gennaio il giudice veneziano Andrea Comez darà l’incarico a un chimico, un geologo e a un ingegnere edile di compiere una perizia e stabilire di cosa è fatto il fondo stradale. Gli indagati, che sono 27, potranno a loro volta nominare propri consulenti: sono accusati di aver organizzato una traffico illegale di rifiuti e di falso ideologico.

Il nome che spicca è quello dell’ex presidente della Provincia di Vicenza di Forza Italia Attilio Schneck, allora presidente del Consiglio d’amministrazione dell’autostrada Brescia-Padova, oggi presidente della holding che controlla la Serenissima.

Ma nella lunga lista spuntano i nomi di noti imprenditori veneti e non, come Antonio Beltrame, presidente delle omonime acciaierie vicentine, o quello del bresciano Ettore Lonati, anche lui titolare di acciaierie. Sì, perché sotto l’asfalto sarebbero finiti soprattutto scarti della lavorazione dell’acciaio. Tra gli indagati anche personaggi già finiti al centro delle cronache giudizarie. C’è, ad esempio, l’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, che tanti guai ha creato in Lombardia, sia in Consiglio sia in giunta regionale. Avrebbe pagato tangenti per la gestione della discarica Cappella Cantone a Cremona, un’indagine che ha provocato l’arresto del vice presidente del Consiglio lombardo e un avviso di garanzia al presidente della giunta Roberto Formigoni. Spunta anche il nome della Mestrinaro spa, azienda finita sotto sequestro lo scorso anno in un’indagine della Procura veneziana perché i titolari sono accusati di aver lastricato di rifiuti pericolosi, c’erano arsenico, nichel e cromo all’interno dei semilavorati in cemento, un’altra autostrada, il tratto della terza corsia dell’A4 tra Quarto d’Altino e San Donà, oltre a un grande parcheggio presso l’aeroporto di Tessera.

Il pm veneziano Ugolini, che ha coordinato le indagini, chiedendo la perizia in incidente probatorio, ha rilevato che «a seguito dell’incarico conferito in forma collegiale ai consulenti sono emersi elementi che fanno ritenere fondata la denuncia presentata congiuntamente da Aiea (Associazione italiana esposti amianto) e da Medicina Democratica Vicenza, sicché si rende necessario esperire una consulenza tecnica di natura irripetibile limitatamente ai lotto in cui è stata suddivisa la costruzione dell’autostrada A31, tronco Vicenza-Rovigo». L’inchiesta partì nel 2011 grazie all’esposto delle due associazioni. Sul tavolo del magistrato ci sono anche le foto dei mezzi che spalmano il materiale sul manto stradale. Il problema sollevato dalle associazioni è principalmente quello dell’inquinamento della falde sottostanti i comuni tagliati dalla grande opera. Inquinamento aggravato nei periodi di pioggia intensa, riscontrato in più di un’occasione dai residenti e che può avere, in un arco di tempo relativamente lungo della vita umana, effetti altamente nocivi. «In questo esposto avevamo riposto la volontà di evidenziare il modo illecito di costruire. Noi non siamo contro le infrastrutture ma contro l’illegalità» ha ripetuto più volte Maria Grazia Rodeghiero per le due associazioni.

Giorgio Cecchetti

 

l’inchiesta

Da Schneck a Beltrame: tutti i nomi

I nomi dei 27 indagati: Attilio Schneck (Vicenza, presidente Autostrada Brescia-Padova), Flavio Orlandi (Verona, Serenissima Costruzioni), Valeria Caltana (Mestrinaro spa di Zero Branco), Antonio Beltrame (Acciaierie Beltrame, Vicenza), Pierluca Locatelli (Locatelli Gabriele spa, Bergamo), Andrea Fusco (Locatelli Gabriele), Orietta Rocca (Trasporti Locatelli), Carlo Meneghini (Eco.Men. , Carmignano), Ettore Lonati, (Alfa Acciai, Brescia), Filippo Galiazzo (Zerocentro, Conselve), Luciano Bugno (Bugno srl,Vigonza), Fernando Burato (Mantovagricoltura), Marcella Ceotto (Old Beton, Susegana) Matteo Venturi (Eco.Dem, Villafranca), Luigi Persegato (Coseco, Lozzo Atestino), Mauro Meriano (Portamb, Brescia), Fabio Zanotto (Egi, Vicenza), Valentino Saugher (Centro ricerche ambientali, Bergamo), Paolo Cornale (Palladio, Vicenza), Bruno Ferrari (Geolab, Brescia) Alberto Chiari (Geotestitalia,Bergamo), Roberto De Conti (Lachiver, Verona), Alberto Tommasi (Lecher ricerche e analisi, Salzano), Mauro Saccon (R&C Lab., Vicenza), Domenico Cioccarelli (Sagi Dep, Mantova), Marcello Guelpa (TecnoPiemonte,Novara) e Paolo Pedersini (Sias, Brescia).

 

Nuova Venezia – Mira. Terre Rosse, parte la bonifica.

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26

gen

2014

Dogaletto. L’assessore Sanginiti assicura: «In cinque anni l’area tornerà al suo aspetto originario»

DOGALETTO – Terre Rosse e via Teramo: partono entro l’anno i progetti di bonifica e di messa in sicurezza di due aree del territorio comunale con siti con materiali altamente inquinanti e pericolosi. A spiegarlo è l’assessore all’ambiente, Maria Grazia Sanginiti, che martedì presenzierà alle 20.30 a un’assemblea all’Auditorium di Oriago in cui i tecnici di Veneta Raw Material spiegheranno i tempi e i modi dello sgombero definitivo dei cumuli di ceneri di pirite dall’area di via Bastie a Dogaletto. La questione delle “terre rosse” si trascina da più di 30 anni, sono stati molti i procedimenti intentati nei confronti della proprietà, che non aveva mai avviato finora la bonifica del sito.

Un accordo di qualche anno fa definiva competenze e tempi per la messa in sicurezza, la successiva bonifica e l’asporto del materiale (700 mila metri cubi) che, dopo un trattamento, potrà anche essere riutilizzato nell’industria. Certo la bonifica non sarà avviata per puro spirito di generosità, ma in ottemperanza a una sentenza del Tar dello scorso anno, che ha integralmente rigettato tutte le domande proposte dalla ditta (Veneta Mineraria), che non aveva provveduto allo sgombero e al trattamento delle ceneri, accogliendo le tesi difensive dell’avvocatura provinciale. Il tribunale ha deciso l’annullamento, il risarcimento dei danni, e l’invito a provvedere allo smaltimento dei rifiuti stabilendo che vanno trattati come rifiuti speciali, con le procedure e i modi che il trattamento dei rifiuti speciali richiedono.

«È una tappa importante», chiosa l’assessore all’ambiente Maria Grazia Sanginiti, «del processo per la messa in sicurezza del sito, dopo che già due anni fa si era arrivati a un accordo di programma tra Regione, Provincia e Comune in cui si era individuato il percorso da seguire, e dopo che il Comune aveva dovuto sobbarcarsi onerosi interventi di asporto e trattamento delle acque contaminate dalle ceneri di pirite. Nel giro di pochi anni (quattro-cinque al massimo) grazie anche alle continue pressioni e solleciti che il Comune non mancherà di fare, quest’area a ridosso della laguna a Dogaletto, sarà recuperata al suo aspetto originario chiudendo finalmente una ferita che da decenni restava aperta».

Con la vicenda delle ceneri di pirite andrà verso la soluzione quest’anno la questione della bonifica del sito inquinato di via Teramo a Borbiago, dove negli anni ’70 vennero sepolti in modo abusivo 7000 fusti tossico-nocivi delle produzioni di Porto Marghera e la discarica fu oggetto di indagini alla fine degli anni ’90 di una commissione parlamentare.

La discarica è stata resa sicura attraverso l’iniezione nel terreno alla profondità di nove metri di un materiale isolante bituminoso che circonderà l’ammasso dei fusti tossici, per evitare che le sostanze finiscano nei vicini corsi d’acqua.

«Entro l’anno sarà fatto un bando», conclude l’assessore Sanginiti, «per completare con questo sistema l’isolamento di tutta l’area».

Alessandro Abbadir

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Sono undici le discariche nel comune

MIRA. Sono 11 le discariche censite dal Comune di Mira alcuni anni fa e sparse in tutto il territorio. Fra quelle più pericolose ovviamente quella di via Teramo, in cui migliaia di fusti tossico-nocivi sono finiti nelle falde acquifere. C’è poi la situazione della discarica di ceneri di pirite a Dogaletto, posta sotto sequestro dalla magistratura dieci anni fa in seguito a una inchiesta del sostituto procuratore veneziano Luca Ramacci.

Fra le altre discariche nel comune c’è quella di rifiuti solidi urbani a Ca’ Perale, quella vicino all’area della Marchi Marano, un’altra di rifiuti solidi urbani lungo la provinciale che da Borbiago porta a Marghera. C’è poi una discarica di materiale nocivo a ridosso dell’area dell’ex Mira Lanza. Altre discariche sono situate lungo l’idrovia Padova – Venezia escono prevalentemente di rifiuti solidi urbani. È partita da anni, infine, la bonifica della discarica a ridosso del Macchinon a Giare di Mira.

(a.ab.)

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