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Nuova Venezia – Fanghi sotto la Valdastico, 27 indagati.

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28

gen

2014

Fondata la denuncia delle associazioni: i magistrati veneziani ordinano una consulenza legale come incidente probatorio

VENEZIA – Dal 2009 sarebbero stati sversati sotto il fondo stradale 155 mila 836 metri cubi di scorie e di rifiuti non bonificati e potenzialmente nocivi. Avrebbero riempito l’autostrada A31, Valdastico Sud, così almeno sostengono i consulenti del pubblico ministero veneziano Rita Ugolini, Paolo Rabitti e Gian Paolo Sommaruga, che hanno esaminato campioni dei lotti 4, 5 e 6, ovvero i tratti tra Montegaldella e Albettone, lo svincolo Albettone -Barbarano e il viadotto Bisatto, ma non è escluso che il fondo stradale di altri tratti delle nuova autostrada sia composto da rifiuti nocivi. Venerdì 31 gennaio il giudice veneziano Andrea Comez darà l’incarico a un chimico, un geologo e a un ingegnere edile di compiere una perizia e stabilire di cosa è fatto il fondo stradale. Gli indagati, che sono 27, potranno a loro volta nominare propri consulenti: sono accusati di aver organizzato una traffico illegale di rifiuti e di falso ideologico.

Il nome che spicca è quello dell’ex presidente della Provincia di Vicenza di Forza Italia Attilio Schneck, allora presidente del Consiglio d’amministrazione dell’autostrada Brescia-Padova, oggi presidente della holding che controlla la Serenissima.

Ma nella lunga lista spuntano i nomi di noti imprenditori veneti e non, come Antonio Beltrame, presidente delle omonime acciaierie vicentine, o quello del bresciano Ettore Lonati, anche lui titolare di acciaierie. Sì, perché sotto l’asfalto sarebbero finiti soprattutto scarti della lavorazione dell’acciaio. Tra gli indagati anche personaggi già finiti al centro delle cronache giudizarie. C’è, ad esempio, l’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, che tanti guai ha creato in Lombardia, sia in Consiglio sia in giunta regionale. Avrebbe pagato tangenti per la gestione della discarica Cappella Cantone a Cremona, un’indagine che ha provocato l’arresto del vice presidente del Consiglio lombardo e un avviso di garanzia al presidente della giunta Roberto Formigoni. Spunta anche il nome della Mestrinaro spa, azienda finita sotto sequestro lo scorso anno in un’indagine della Procura veneziana perché i titolari sono accusati di aver lastricato di rifiuti pericolosi, c’erano arsenico, nichel e cromo all’interno dei semilavorati in cemento, un’altra autostrada, il tratto della terza corsia dell’A4 tra Quarto d’Altino e San Donà, oltre a un grande parcheggio presso l’aeroporto di Tessera.

Il pm veneziano Ugolini, che ha coordinato le indagini, chiedendo la perizia in incidente probatorio, ha rilevato che «a seguito dell’incarico conferito in forma collegiale ai consulenti sono emersi elementi che fanno ritenere fondata la denuncia presentata congiuntamente da Aiea (Associazione italiana esposti amianto) e da Medicina Democratica Vicenza, sicché si rende necessario esperire una consulenza tecnica di natura irripetibile limitatamente ai lotto in cui è stata suddivisa la costruzione dell’autostrada A31, tronco Vicenza-Rovigo». L’inchiesta partì nel 2011 grazie all’esposto delle due associazioni. Sul tavolo del magistrato ci sono anche le foto dei mezzi che spalmano il materiale sul manto stradale. Il problema sollevato dalle associazioni è principalmente quello dell’inquinamento della falde sottostanti i comuni tagliati dalla grande opera. Inquinamento aggravato nei periodi di pioggia intensa, riscontrato in più di un’occasione dai residenti e che può avere, in un arco di tempo relativamente lungo della vita umana, effetti altamente nocivi. «In questo esposto avevamo riposto la volontà di evidenziare il modo illecito di costruire. Noi non siamo contro le infrastrutture ma contro l’illegalità» ha ripetuto più volte Maria Grazia Rodeghiero per le due associazioni.

Giorgio Cecchetti

 

l’inchiesta

Da Schneck a Beltrame: tutti i nomi

I nomi dei 27 indagati: Attilio Schneck (Vicenza, presidente Autostrada Brescia-Padova), Flavio Orlandi (Verona, Serenissima Costruzioni), Valeria Caltana (Mestrinaro spa di Zero Branco), Antonio Beltrame (Acciaierie Beltrame, Vicenza), Pierluca Locatelli (Locatelli Gabriele spa, Bergamo), Andrea Fusco (Locatelli Gabriele), Orietta Rocca (Trasporti Locatelli), Carlo Meneghini (Eco.Men. , Carmignano), Ettore Lonati, (Alfa Acciai, Brescia), Filippo Galiazzo (Zerocentro, Conselve), Luciano Bugno (Bugno srl,Vigonza), Fernando Burato (Mantovagricoltura), Marcella Ceotto (Old Beton, Susegana) Matteo Venturi (Eco.Dem, Villafranca), Luigi Persegato (Coseco, Lozzo Atestino), Mauro Meriano (Portamb, Brescia), Fabio Zanotto (Egi, Vicenza), Valentino Saugher (Centro ricerche ambientali, Bergamo), Paolo Cornale (Palladio, Vicenza), Bruno Ferrari (Geolab, Brescia) Alberto Chiari (Geotestitalia,Bergamo), Roberto De Conti (Lachiver, Verona), Alberto Tommasi (Lecher ricerche e analisi, Salzano), Mauro Saccon (R&C Lab., Vicenza), Domenico Cioccarelli (Sagi Dep, Mantova), Marcello Guelpa (TecnoPiemonte,Novara) e Paolo Pedersini (Sias, Brescia).

 

Nuova Venezia – Mira. Terre Rosse, parte la bonifica.

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26

gen

2014

Dogaletto. L’assessore Sanginiti assicura: «In cinque anni l’area tornerà al suo aspetto originario»

DOGALETTO – Terre Rosse e via Teramo: partono entro l’anno i progetti di bonifica e di messa in sicurezza di due aree del territorio comunale con siti con materiali altamente inquinanti e pericolosi. A spiegarlo è l’assessore all’ambiente, Maria Grazia Sanginiti, che martedì presenzierà alle 20.30 a un’assemblea all’Auditorium di Oriago in cui i tecnici di Veneta Raw Material spiegheranno i tempi e i modi dello sgombero definitivo dei cumuli di ceneri di pirite dall’area di via Bastie a Dogaletto. La questione delle “terre rosse” si trascina da più di 30 anni, sono stati molti i procedimenti intentati nei confronti della proprietà, che non aveva mai avviato finora la bonifica del sito.

Un accordo di qualche anno fa definiva competenze e tempi per la messa in sicurezza, la successiva bonifica e l’asporto del materiale (700 mila metri cubi) che, dopo un trattamento, potrà anche essere riutilizzato nell’industria. Certo la bonifica non sarà avviata per puro spirito di generosità, ma in ottemperanza a una sentenza del Tar dello scorso anno, che ha integralmente rigettato tutte le domande proposte dalla ditta (Veneta Mineraria), che non aveva provveduto allo sgombero e al trattamento delle ceneri, accogliendo le tesi difensive dell’avvocatura provinciale. Il tribunale ha deciso l’annullamento, il risarcimento dei danni, e l’invito a provvedere allo smaltimento dei rifiuti stabilendo che vanno trattati come rifiuti speciali, con le procedure e i modi che il trattamento dei rifiuti speciali richiedono.

«È una tappa importante», chiosa l’assessore all’ambiente Maria Grazia Sanginiti, «del processo per la messa in sicurezza del sito, dopo che già due anni fa si era arrivati a un accordo di programma tra Regione, Provincia e Comune in cui si era individuato il percorso da seguire, e dopo che il Comune aveva dovuto sobbarcarsi onerosi interventi di asporto e trattamento delle acque contaminate dalle ceneri di pirite. Nel giro di pochi anni (quattro-cinque al massimo) grazie anche alle continue pressioni e solleciti che il Comune non mancherà di fare, quest’area a ridosso della laguna a Dogaletto, sarà recuperata al suo aspetto originario chiudendo finalmente una ferita che da decenni restava aperta».

Con la vicenda delle ceneri di pirite andrà verso la soluzione quest’anno la questione della bonifica del sito inquinato di via Teramo a Borbiago, dove negli anni ’70 vennero sepolti in modo abusivo 7000 fusti tossico-nocivi delle produzioni di Porto Marghera e la discarica fu oggetto di indagini alla fine degli anni ’90 di una commissione parlamentare.

La discarica è stata resa sicura attraverso l’iniezione nel terreno alla profondità di nove metri di un materiale isolante bituminoso che circonderà l’ammasso dei fusti tossici, per evitare che le sostanze finiscano nei vicini corsi d’acqua.

«Entro l’anno sarà fatto un bando», conclude l’assessore Sanginiti, «per completare con questo sistema l’isolamento di tutta l’area».

Alessandro Abbadir

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Sono undici le discariche nel comune

MIRA. Sono 11 le discariche censite dal Comune di Mira alcuni anni fa e sparse in tutto il territorio. Fra quelle più pericolose ovviamente quella di via Teramo, in cui migliaia di fusti tossico-nocivi sono finiti nelle falde acquifere. C’è poi la situazione della discarica di ceneri di pirite a Dogaletto, posta sotto sequestro dalla magistratura dieci anni fa in seguito a una inchiesta del sostituto procuratore veneziano Luca Ramacci.

Fra le altre discariche nel comune c’è quella di rifiuti solidi urbani a Ca’ Perale, quella vicino all’area della Marchi Marano, un’altra di rifiuti solidi urbani lungo la provinciale che da Borbiago porta a Marghera. C’è poi una discarica di materiale nocivo a ridosso dell’area dell’ex Mira Lanza. Altre discariche sono situate lungo l’idrovia Padova – Venezia escono prevalentemente di rifiuti solidi urbani. È partita da anni, infine, la bonifica della discarica a ridosso del Macchinon a Giare di Mira.

(a.ab.)

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Gazzettino – Mira. Pulizia delle “Terre rosse”.

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25

gen

2014

MIRA – In biblioteca la presentazione del progetto di risanamento dell’area

L’assessore Sanginiti: «Depositato l’atto di avvio, dopo decenni di attese»

Ad una svolta la vicenda della discarica delle “terre rosse” di via Bastiette a Malcontenta di Mira. Dopo anni di abbandono e denunce di inquinamento, martedì 28 gennaio, in biblioteca a Oriago la Veneta Raw Material erede dell’ormai celebre Veneta Mineraria, proprietaria dei terreni, illustrerà ai cittadini il progetto di recupero del deposito di ceneri di pirite.

Dopo anni di vicissitudini, con i residenti arrabbiati perché ad ogni pioggia le ceneri rischiavano di finire nei terreni agricoli e il Comune di Mira che si era sostituito all’azienda responsabile dell’inquinamento proprio per mettere in sicurezza l’area, sembra che si sia giunti ad una svolta.

«Finalmente la Veneta Raw Material ha avviato il progetto di recupero – ha commentato l’assessore all’Ecologia del Comune di Mira Mariagrazia Sanginiti. – L’azienda ha pubblicato l’avvio del procedimento e martedì verrà presentato il progetto che è comunque consultabile nel sito internet della Provincia. Si tratta di un’iniziativa privata, ma il Comune di Mira ha tutto l’interesse che la vicenda di bonifica dell’area inizi a concretizzarsi. La presentazione ufficiale del progetto, articolato per fasi, è una tappa importante del processo per la messa in sicurezza del sito, dopo che già due anni fa si era arrivati ad un accordo di programma tra Regione, Provincia e Comune in cui si era individuato il percorso da seguire. Negli anni scorsi – ricorda Sanginiti – il Comune aveva dovuto sobbarcarsi onerosi interventi di trattamento delle acque contaminate dalle ceneri di pirite».

Alla presentazione pubblica la Veneta Raw Material illustrerà lo studio di impatto ambientale e il progetto di recupero del deposito di ceneri di pirite situato in via Bastiette a Malcontenta, più noto come “terre rosse”, denominazione che era stata data tra gli anni ’60 e ’70 dalla cittadinanza proprio per definire quelle montagne di terriccio rosso. Già negli anni ’70 si conoscevano i rischi di inquinamento del terreno, ma sono passati quarant’anni prima di arrivare ad un progetto concreto di intervento.

 

INTERRROGAZIONE DI CENTENARO: «IL SINDACO CHIARISCA»

«Si faccia chiarezza in merito all’effettiva necessità di realizzare il by pass di Campalto». Dopo la presa di posizione del Comitato By pass, che saputo dell’abbandono da parte di Save del progetto del Quadrante di Tessera ha immediatamente chiesto l’accantonamento, dal momento che tra le due opere c’è stretta connessione, anche del progetto della mini tangenziale di Campalto, è ora la volta del vice presidente del consiglio comunale Saverio Centenaro, che ha presentato un’interrogazione al sindaco Giorgio Orsoni per porre all’attenzione del primo cittadino le medesime perplessità sollevate dal comitato campaltino.

«Con l’abbandono dell’interesse di Marchi/Save dal Quadrante di Tessera – scrive il consigliere del Pdl – viene meno la primaria necessità del by-pass di Campalto, in quanto ritenuto strategico allo sviluppo di Tessera. Sviluppo più che mai rientrato sia a causa della crisi economica, quanto per il disinteresse  di investitori e per la crisi e conseguente cessione del Casinò. Poichè su questa questione è necessario fare chiarezza sulla necessità di mantenere in essere questa opera – prosegue Centenaro – anche alla luce dell’effettiva prospettiva di espansione urbanistica di Campalto, si chiede al sindaco di sapere sulla scorta di quali certi presupposti di espansione urbanistica ritiene ancora indispensabile il by pass di Campalto, per avere conferma se l’iter del progetto rispetta tutta la normativa vigente e se davvero risulta non indispensabile la redazione della Valutazione Ambientale Strategica».

(Mau.D.L.)

 

Gazzettino – Treni lumaca, indaga l’Authority

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22

gen

2014

SOTTO INCHIESTA – Troppi ritardi per il servizio trasporto passeggeri sulla linea Padova-Feltre

VENETO Partono due inchieste conoscitive sullo stato del servizio del trasporto passeggeri

Feltre-Padova è la linea “cenerentola”: in un anno oltre quattromila minuti di ritardo

VENEZIA – Era ora. Oltre quattromila minuti di ritardo in un solo anno del Feltre-Padova, una delle peggiori tratte del nostro Paese. Treni più lenti che nel dopoguerra. Carrozze da terzo mondo. I pendolari del Nordest alla notizia che l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha avviato un’indagine conoscitiva sui servizi di trasporto passeggeri, «con particolare riferimento a quelli di trasporto pubblico locale e regionale e a quelli diretti ad assicurare la continuità territoriale» non faranno salti di gioia.

Ma almeno entra in campo un altro soggetto che potrà fare chiarezza su una delle piaghe locali. Per capirci il Veneto ha disdetto il contratto con Trenitalia ed è pronto a nuove gare per far ripartire il trasporto su rotaia.

L’avvio dell’indagine, spiega l’Autorità, è una delle tre prime delibere prese dal neonato organismo nella seduta del 16 gennaio insieme al regolamento che disciplina i procedimenti per la formazione delle decisioni dell’Autorità e per la partecipazione ad esse dei soggetti portatori d’interesse e all’avvio di un’indagine conoscitiva sull’accesso alle infrastrutture, con particolare riferimento a quelle ferroviarie e aeroportuali.

Ambedue le indagini conoscitive deliberate dall’Autorità sono volte tra l’altro a identificare le azioni prioritarie da intraprendere; a tale scopo, saranno avviate consultazioni con le parti interessate per acquisire dati, informazioni e documenti utili per le finalità dell’indagine. Il termine di conclusione del procedimento è fissato in dodici mesi dalla pubblicazione della delibera.

L’indagine conoscitiva sui servizi di trasporto passeggeri sarà rivolta anche ad analizzare le condizioni economiche, la qualità dei servizi nonché ai diritti degli utenti, ivi compresa la definizione degli ambiti di servizio pubblico e degli schemi dei bandi di gara per l’affidamento dei servizi di trasporto. L’indagine conoscitiva sull’accesso alle infrastrutture, con particolare riguardo a quelle ferroviarie ed aeroportuali, è pur essa indirizzata a identificare le prime concrete azioni prioritarie da adottare, tenendo conto anche delle problematiche emerse nei singoli mercati. In entrambe le indagini, le procedure per le misure regolatorie potranno essere adottate in qualunque momento, anche prima della conclusione dell’indagine conoscitiva, su temi specifici o profili rilevati durante l’indagine che richiedono un intervento immediato.

«Davvero – ha commentato il presidente del Veneto Luca Zaia – si sentiva il bisogno di un’autorità indipendente che giudichi con imparzialità il livello del servizio ferroviario reso ai pendolari da Trenitalia, ma anche e soprattutto riorienti le regole ‘di sistema’ che rendono difficile, per non dire impossibile, aprire il settore del trasporto locale ferroviario alla concorrenza. Mai decisione di intervenire fu più tempestiva, dopo la decisione del Veneto e della Toscana di disdire il contratto di servizio con Trenitalia. Credo anche che l’Autorità saprà e vorrà intervenire sulla questioni che ancora non hanno trovato soluzione – conclude – fra cui assoluta priorità deve essere la separazione rete infrastrutturale e gestori, elemento cardine di tutti i sistemi che vogliono dirsi davvero liberalizzati».

 

L’INTERVENTO – Mobilità, il Veneto una regione ferma all’Ottocento

Il disservizio del trasporto ferroviario in Veneto, complice anche una Regione che non pianifica e controlla, ha messo in evidenza il ritardo della Regione in materia di mobilità. Da alcuni anni, infatti, in Europa – e in altre regioni italiane – stiamo assistendo a serie politiche di utilizzo dei mezzi pubblici, car-sharing e mobilità urbana oltre all’avvio dei grandi progetti internazionali, come i corridoi europei, di cui alcuni previsti in Veneto. Non risulta che in Regione si siano mai affrontati questi problemi con una visione organica e programmatica, preferendo soluzioni che prevedono la costruzione di strade e superstrade. Insomma, il cemento, ancora una volta, a scapito della valorizzazione e salvaguardia del territorio, invece di strutture già esistenti – come le ferrovie – più ecologiche ed economiche.

Nuove tecnologie consentono di assicurare spostamenti più sicuri e veloci e meno inquinanti e, complice anche la crisi e stili di vita nuovi, garantiscono collegamenti su lunghi e medi percorsi che facilitano pendolari e turisti. Una seria politica di trasporti ferroviari in Veneto, ad esempio, dovrebbe prevedere – e pretendere – treni da e per le nazioni vicine, come Germania, Austria e Slovenia, a favore di turisti, integrandosi con i vettori tedeschi e austriaci già presenti. Ma soprattutto occorre pensare alla mobilità di chi ogni giorno deve recarsi al lavoro o a studiare, attraverso una politica a lungo termine che preveda soluzioni anche nuove e che, per le città, trovi integrazione con fenomeni in forte crescita, ad esempio quello del car-sharing.

Oltre ai treni occorre pensare a un sistema integrato di trasporto pubblico su gomma – autobus e bus urbani – aprendosi agli operatori stranieri del settore che possono garantire servizi moderni ed efficienti. Indispensabile, poi, pensare al ‘biglietto unico’. Il Veneto oggi soffre di carenze di un sistema moderno e all’altezza della sua collocazione strategica di corridoi nord-sud e est-ovest e di méta turistica anche nell’ottica di un ‘turismo low cost’ e aperto alle famiglie che sempre più spesso privilegiano viaggi in bus e in treno. Anche tutto il sistema di taxi e bus urbani deve ricevere il necessario supporto per uno sviluppo degno di una regione europea che affronta il futuro stando attenta alle necessità della sua popolazione, all’ecologia, alla sicurezza e alle norme antinquinamento.

Non si vedono all’orizzonte esempi come quelli messi in atto all’estero che prevedono prenotazione on-line o via smartphone di taxi e bus suburbani dagli aeroporti con scelta di percorso e analisi dei costi. Si tratta, quindi, di arrivare a una soluzione globale che questa amministrazione regionale non ha ancora elaborato, che consenta ai pendolari e ai viaggiatori di dotarsi di strumenti innovativi per accedere a mezzi di locomozione altrettanto innovativi, facilitando quella mobilità che è sinonimo di crescita sia sociale che economica. In Veneto, invece, sembra di assistere allo sconcerto del primo Ottocento con l’arrivo dei primi “mostri a vapore su rotaia”, quando l’uomo è già stato sulla Luna. I giorni della rabbia, fra autostrade venete rincarate sopra ogni media nazionale e treni nel caos, dovrebbero essere il ricordo di un tempo ormai lontano. In una parola, fenomeni di un’altra epoca.

Rosanna Filippin –  Segretaria Pd Veneto

 

Presentato al teatro Elios Aldò il piano di recupero di iniziativa pubblica. Previsti oltre 30mila metri cubi di ristrutturazioni tra municipio e chiesa

LA “TORRE” Un edificio di sette piani poco più alto del “Vaticano”

IN VIA CERCARIOLO – Le costruzioni saranno arretrate con le altezze in gradazione

PER I PRIVATI – Residenziale per 150 persone Park interrati e accessi ai garage

LE CRITICHE l Pd: «Cubatura troppo elevata, e il traffico resta ancora invasivo»

Nel giugno del 2006 la “Proposta per una riqualificazione urbana del centro di Scorzè” era stata presentata alla cittadinanza dall’architetto Gianni Rigo con slides e, in modo in modo virtuale, con la riproduzione di un display computerizzato. Dopo otto anni viene riproposta con modifiche, ma questa volta con le firme definitive dei proprietari – oltre una ventina – che avranno la possibilità di cominciare lavori autonomamente in un arco di tempo di dieci anni rispettando volumetrie e specifico utilizzo di materiali per ogni Umi (Unità minima di intervento).

Dopo l’approvazione in consiglio comunale il 21 dicembre dell’anno scorso, lunedì sera la presentazione ufficiale alla popolazione del progetto che dovrebbe dare una svolta al centro del paese. Al teatro Elios Aldò al cospetto di circa 200 persone ha introdotto il progetto il sindaco Giovanni Battista Mestriner, successivamente illustrato con la proiezione di planimetrie e nuove modifiche dallo stesso architetto Gianni Rigo e integrato dall’architetto Giancarlo Zilio responsabile comunale della gestione del territorio. Il tecnico comunale è stato anche applaudito per la paziente opera di mediazione tra i diversi proprietari degli immobili ora esistenti, e in buona parte fatiscenti, con l’aiuto dell’architetto Fiorenzo Pesce e l’ingegnere Danilo Michieletto.

Il piano di recupero di iniziativa pubblica del centro storico tra il municipio e la chiesa, nell’area compresa tra via Roma , via Treviso, via Cerariolo e via Martiri, prevedrebbe oltre 30mila metri cubi di ristrutturazione con centri direzionali, abitativi per circa 150 persone, e commerciali e l’arretramento delle costruzioni in via Cercariolo con altezze in gradazione. Inoltre una via pedonabile con due gallerie, portici su ambo i lati, a metà via una piazza abbellita con arredo pubblico che collega via Treviso fronte chiesa e via Martiri, fronte municipio.

Ristrutturazione che dovrebbe completarsi col progetto vinto nel concorso di idee il 27 giugno 2005 indetto dal Comune di Scorzè che inserisce il parcheggio della scuola elementare Marconi e l’ex eredità Daminato. La cosiddetta “torre” di sette piani sarebbe poi poco più alta dello stabile vicino alla chiesa conosciuto da tutti come il “Vaticano” a ridosso del bar Al Redentore. Parcheggi privati interrati e strade d’accesso ai garage privati.

Sulla ristrutturazione comunicato del Pd di Scorzè che sottolinea come dopo tanti anni solo a ridosso delle elezioni viene riproposto il piano di recupero. Tra le perplessità del Pd i sette piani della “torre”, la permeabilità al traffico, la concessione di una cubatura elevata e mancanza di continuità progettuale ed urbanistica con futuri interventi sul centro.

SCORZÈ. IL NUOVO CENTRO

Il Pd contro la torre «È troppo alta»

SCORZÈ – Che il futuro del centro di Scorzè interessi parecchio, lo dimostrano le 200 persone che lunedì hanno partecipato alla presentazione del progetto dell’architetto Gianni Rigo al teatro Elios. E dai riscontri, l’idea piace. Serviranno dieci anni per realizzarla, ma stavolta sembra quella buona dopo i tentativi andati a vuoto in passato. All’interno dell’area compresa tra via Martiri della Resistenza, via Cercariolo, via Roma e via Treviso ci saranno edifici residenziali, per 160 abitanti, direzionali, commerciali, escluse quelle all’ingrosso, con nuovi 31 mila metri cubi. E poi spazio a parcheggi sotterranei e alla cosiddetta “torre” alta 21 metri per sette piani. Un progetto nato dopo otto anni di lavoro e che ha messo d’accordo i dodici proprietari interessati. Ci sarà tempo fino al 10 febbraio per presentare le osservazioni e poi altro passaggio in giunta comunale per la ratifica definita. Da quel momento si potrà costruire. Non ci si riuscisse da qui al 2024, salvo successive proroghe, tutto decadrebbe e si perderebbe la possibilità di avere il 15 per cento in più di volumetria concessa. Ma ci sono anche delle perplessità, che il Pd le aveva già manifestate in Consiglio prima di Natale.

«L’altezza di alcuni edifici, come la torre», commenta il capogruppo Gianna Manente «sembra troppo elevata, visto il luogo vicino alla chiesa e al municipio. Poi è stata concessa molta più cubatura rispetto alle previsioni del precedente piano e c’è sempre il problema traffico: chi vorrà investire laddove ci sono inquinamento e degrado com’è ora? Anche la tangenziale sud è un intervento parziale e non toglierà i veicoli dal centro. È almeno positivo aver trovato un accordo tra i proprietari interessati».

Critico pure Alvise Zanette. «C’è il rischio che si veda un film già visto», commenta «con progetti e idee rimasti lettera morta, come il centro sociale di Gardigiano. Perché non è stato fatto nulla prima? Perché solo a pochi mesi dalle elezioni si arriva a una proposta da sviluppare in dieci anni?».

Il sindaco Giovanni Battista Mestriner è convinto della bontà del progetto. «È stato presentato ora» replica «perché prima non c’era stato l’accordo tra gli interessati. Se quell’area è nel degrado, il Pd ne è responsabile perché quando poteva rinnovare, ha preferito cementificare. Se è considerata buona l’intesa con i proprietari, il Pd avrebbe potuto votarla a favore in Consiglio».

Alessandro Ragazzo

 

Nuova Venezia – “Decaduto il by pass di Campalto”

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22

gen

2014

Il comitato torna protestare: è inutile se il Quadrante di Tessera si blocca

CAMPALTO «Quadrante di Tessera saltato, by-pass di Campalto decaduto». A protestare, ancora una volta, è il comitato del Quartiere di gronda lagunare, che si batte contro la realizzazione della costosissima infrastruttura che dovrebbe sgravare– almneno un tempo era stata pensata per questo – il centro dal traffico di attraversamento. Il Comitato da un pezzo sostiene che i flussi di traffico sono mutati rispetto ad un tempo, specialmente con l’apertura del Passante di Mestre e che ora, vedendo il Quadrante di Tessera in bilico, è ancora più convinto che bisognerebbe fermarsi e riflettere per non iniziare un’opera, del costo di svariate decine di milioni di euro, che rischia di diventare una cattedrale nel deserto.

«Vogliamo gridare al mondo la nostra sofferenza: noi siamo le famiglie disperate che avranno la disgrazia di subire a brevissimo il prossimo realizzo dell’opera stradale. Ricordiamo a tutti il nostro sciagurato futuro».

«Il Quadrante», fa presente il comitato, «è uno dei pilastri fondamentali per la costruzione dell’inutile by-pass stradale. Questa variante è strettamente allacciata alla realizzazione del futuro Quadrante, ma ne travisa le originarie previsioni del Piano regolatore generale che prevedeva una viabilità urbana comunale di quartiere al servizio del centro abitato».

E ancora: «Il by-pass viene originalmente concepito come “una grande opera strategica integrata”: il responsabile di Anas ha dichiarato nel 2010 che questa “indispensabile” piccola tangenziale risulta componente di connessione proprio del programma Quadrante di Tessera, pertanto deve essere obbligatoriamente realizzata».

C’è poi, per il comitato, un’ulteriore problema non trascurabile: «Anas ha programmato questa variante stradale con strategie di divieto al traffico pesante, prevedendo connessioni al futuro Piano Integrato complessivo esenti da attraversamenti dei centri abitati, ha dimenticato però che sulle altre bretelle di collegamento di questo corridoio non esistono interdizioni, come del resto per qualunque altra strada statale, dove non può essere posto nessun divieto o limitazione di transito».

Chiarisce il comitato: «Risulta evidente che in questo by-pass esiste un interesse della coalizione politica che arde nel volerlo edificare come fosse un business finanziario, corre voce che se non venisse realizzato salterebbero tutte le C2Rs legate al piano integrato».

Conclude il comitato: «In futuro attendiamoci da chi si spartisce il nostro territorio, anche la notizia che il by-pass di Campalto risulterà scollegato dalla montagna di cemento chiamata Quadrante di Tessera anche dopo il crollo definitivo del progetto».

(m.a.)

 

I rimedi alle troppe polveri sottili ci sono, ma bisogna agire su più fronti. La ricetta, secondo associazioni e comitati di cittadini che aderiscono all’Assemblea Permanente di Marghera «non può puntare solo sulla messa in sicurezza e una diversa viabilità di singole aree come quella di via Beccaria può alleviare il problema dell’aria inquinata ma non risolverlo alla radice».

Secondo loro l’inquinamento di Marghera «segnala il fallimento di un sistema della mobilità pensato attorno alla costruzione di grandi infrastrutture, dal passante ai progetti della Romea Commerciale, che alimentano quel sistema politico e affaristico corrotto la  cui natura di devastante speculazione finanziaria costruita sulle tasche di tutti noi è chiaramente emersa prima con l’arresto  del presidente della Mantovani spa poi con i folli rincari dei pedaggi autostradali, chiaro segno del fallimento del project financing.

Il tutto a discapito del trasporto su rotaia merci e passeggeri sempre più declassato da politiche di disinvestimento che fanno lievitare i costi dei biglietti e causano malfunzionamenti».

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IN AUTOSTRADA – Il sindaco di Spinea: «Rischiamo il collasso della viabilità locale»

Gli automobilisti lamentano troppa rigidità sulle tariffe agevolate

PROTESTE – Il casello di Spinea e il Passante. Continuano le lamentale dopo gli aumenti delle tariffe

L’ALLARME – Checchin: «Così salta la viabilità locale»

Il sindaco di Spinea: «Abbiamo riscontrato un aumento del traffico sulla viabilità locale. Lo schema viario pensato quando è stato realizzato il Passante ora rischia di saltare».

I pendolari protestano chiedendo sconti più estesi, i sindaci evidenziano l’aumento del traffico sulle strade interne. Venti giorni dopo l’aumento delle tariffe sulla Mirano-Padova, sono queste le due questioni che tengono ancora banco. Cav ha proposto per i pendolari un abbonamento Telepass Family a tariffa agevolata: 40% di sconto per chi compie almeno 20 accessi autostradali in un mese. Il numero di abbonamenti sottoscritti non è ancora stato reso noto, l’unica cosa certa è il malumore di chi è rimasto escluso dagli sconti proposti. A protestare sono i residenti padovani che fanno la tratta inversa (gli sconti infatti sono rivolti solo a chi vive a Mirano, Spinea, Mira, Dolo, Pianiga) ma non solo: negli ultimi giorni sono emerse pure le lamentele dei pendolari della Mirano-Padova che non escono a Padova Est bensì a Padova Zona Industriale oppure a Padova Ovest. Per chi usa gli altri due caselli padovani, infatti, non è previsto alcuno sconto.

«Se volete risparmiare vi conviene prendere il casello del Passante a Spinea» si sono sentiti rispondere agli sportelli Cav.

Ricapitolando: Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.80 euro (1.70 con gli sconti), mentre Mirano-Padova Zona Industriale da 90 cent a 2.90 euro e Mirano-Padova Ovest da 1.60 a 3.60 euro. L’unica speranza è legata ad un nuovo piano di sconti esteso a tutti i pendolari: il ministro Lupi e il governatore Zaia hanno aperto a questa ipotesi, ma si preannunciano tempi lunghi.

Per risparmiare, dunque, molti automobilisti si riversano sulle strade interne: a temere una congestione della viabilità ordinaria sono soprattutto i sindaci di Mirano e Spinea, che nei giorni scorsi hanno chiesto a Cav i dati sui flussi d’accesso ai due caselli prima e dopo l’introduzione delle nuove tariffe. «Abbiamo riscontrato un aumento del traffico sulla viabilità locale, soprattutto sulla camionabile – sottolinea il sindaco di Spinea, Silvano Checchin – Lo schema viario pensato quando è stato realizzato il Passante ora rischia di saltare».

Gabriele Pipia

 

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