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Il sindaco attacca il Cav dopo gli aumenti. Saranno messi rilevatori del traffico

Schierati i vigili urbani in viale Venezia per multare i transiti vietati dei camion 

MIRANO «Nessuno utilizza più l’autostrada. Con gli aumenti d’inizio anno Cav ha preso un granchio, noi invece ci stiamo subendo il traffico». Come volevasi dimostrare. Ospite in trasmissione di un’emittente locale insieme al collega di Spinea Silvano Checchin, Maria Rosa Pavanello esprime tutte le sue preoccupazioni per gli effetti già visibili del rincaro dei pedaggi in A4 e A57, tanto da spingersi a passare dalle minacce ai fatti: pronte le pattuglie dei vigili a presidio delle strade più frequentate dai pendolari.

«La gente non sta più entrando a Vetrego, ma non lo sta facendo neppure a Spinea. Se Cav aveva bisogno di recuperare l’investimento del Passante con gli introiti dei caselli, sta ottenendo l’effetto contrario: sono tutti sulle nostre strade».

L’invasione è graduale, ma già si vede. E Mirano non ha neppure le contromisure necessarie per farvi fronte.

«Non abbiamo risposte dal punto di vista delle mitigazioni e aspettiamo ancora i soldi delle compensazioni. Stileremo una lista, l’ennesima, di tutto ciò che manca e la denunceremo pubblicamente: barriere, ma anche il consolidamento dei fondi stradali, uno per tutti quello di via Porara».

Sul nuovo traffico a Mirano, però Pavanello, sa che per fare la voce grossa ci vogliono dati certi. Così, entro fine mese, il sindaco passerà all’azione. Ha già ordinato di mettere due rilevatori di flussi in viale Venezia, con i quali misurerà per un breve arco di tempo il transito dei veicoli lungo la Sp 81, la camionabile che di fatto, secondo le prime verifiche, sembra diventata l’alternativa di molti all’autostrada. Qui si riversano non solo le auto in arrivo da Spinea, ma anche tutto il traffico locale, che punta poi dritto a via Cavin di Sala e via Noalese, direzione Padova. Il Comune dispone già degli apparecchi elettronici, basterà posizionarli nei punti prestabiliti, forse già la prossima settimana: nel giro di qualche giorno avrà a disposizione numeri e grafici di passaggi veicolari alle porte del centro. Dati dei flussi alla mano, il sindaco avrà la scusa per schierare i vigili, come già minacciato una settimana fa. Già preallertato il comando della polizia locale, a febbraio i controlli saranno continui. L’obiettivo è non transigere sui passaggi vietati, in particolare dei Tir, ma anche creare una sorta di ostruzionismo che scoraggi gli automobilisti ad attraversare Mirano.

«La città non può sobbarcarsi tutti i problemi», conclude Pavanello, «siamo l’unico comune a non aver ancora visto un euro e ci tocca pure subire traffico e smog. Ci hanno imposto un Passante con la scusa di liberare i paesi dal traffico, ce lo ritroviamo deserto e con il centro città più intasato di prima».

Filippo De Gaspari

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Bruxelles scommette sull’idrovia padana. Sarà il terminale Sud del sistema idroviario del Nord Italia

BRUXELLES – Trasportare le merci da Milano all’Adriatico attraverso il Po: Bruxelles ci crede, tanto da aver inserito il tratto nel core network del corridoio Mediterraneo (lo stesso della Torino-Lione), e da essere pronta a finanziare, in via prioritaria, i vari progetti che compongono il segmento.

L’obiettivo è rendere il corso d’acqua navigabile in categoria cinque (1.500-2.000 tonnellate), 365 giorni l’anno, da Truccazzano (alle porte di Milano) a Venezia o Ravenna, riducendo il traffico su gomma, con importanti risultati anche sul fronte dell’ambiente. Una chiatta da sola può infatti trasportare fino a 1500 tonnellate, pari a 30 camion. Vale a dire che con dieci chiatte sarebbe possibile togliere dalla strada 300 mezzi pesanti al giorno.

Entro fine 2015 è previsto il completamento dei lavori per trasformare il tratto dell’Idrovia Mantova-Adriatico da categoria tre (700 tonnellate) a categoria cinque. L’idrovia, già canale Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante, interessa le province di Mantova, Verona e Rovigo, ed offre fondali costanti lungo i 136 chilometri di lunghezza, velocità di corrente minima, ed elevata sicurezza. L’Ue ha finanziato gli studi al 50% ed il lavori al 10% nell’ambito della programmazione 2007-2013.

Sul fronte dell’idrovia ferrarese, i 70 km di canale navigabile che vanno dal Po, passando per la città di Ferrara, fino a giungere al mare, a Porto Garibaldi, sono in fase di adeguamento per consentire la navigazione commerciale di imbarcazioni della quinta categoria. Collegamento fondamentale per connettersi al «core port» di Ravenna, terminale sud del sistema idroviario padano veneto e punto di interscambio con i traffici marittimi.

Intanto l’Aipo (l’Agenzia interregionale per il fiume Po, istituita nel 2003 da Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto) ha presentato un progetto (dal costo di 2 milioni di euro) per studiare le migliori condizioni per una navigazione sostenibile del corso d’acqua, da Cremona al mare Adriatico. La proposta prevede due ipotesi, quella della regimazione con una serie di chiuse (che permetterebbe la creazione di energia idroelettrica) e quella a corrente libera (che non interrompe il trasporto di sedimenti verso le spiagge dell’Adriatico). A completare il quadro sono gli studi di valutazione per un canale navigabile da Truccazzano (Milano) a Pizzighettone (Cremona).

 

Gazzettino – Tre milioni contro l’inquinamento

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16

gen

2014

La Giunta regionale approva il progetto del Consorzio Bacchiglione

Per la salvaguardia delle acque: meno azoto e fosforo nell’area prelagunare

Meno fertilizzanti scolanti nella laguna di Chioggia e una maggiore salvaguardia delle risorse idriche nel territorio umido prelagunare di Campagna Lupia.
La Giunta regionale del Veneto, dopo avere visionato l’istruttoria tecnica e sentito il parere positivo della Commissione Regionale V.I.A., ha espresso giudizio favorevole per quanto riguarda l’impatto di compatibilità ambientale relativo ad interventi di trasformazione irrigua nel comune di padovano di Codevigo, in località Conche e Fogolana. I maggiori effetti positivi degli interventi si ripercuoteranno però nei limitrofi territori veneziani, terrestri e lagunari, di Campagna Lupia e di Chioggia.
Il progetto presentato dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione (ex Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta) si prefigge la salvaguardia della risorsa idrica presente nel bacino scolante nella laguna interna di Chioggia, al fine di ridurne l’apporto di azoto e fosforo. Apporti di nutrienti che avvengono sia mediante i fertilizzanti usati per le colture, sia mediante l’utilizzo di acqua per uso irriguo prelevata dal canale Novissimo. Tali nutrienti vengono in parte assorbiti ed utilizzati dalle colture per la loro crescita, mentre altre parti si dilavano e vengono convogliate in laguna attraverso gli scoli di bonifica. Gli interventi sono mirati ad bloccare tale deflusso.
A dare comunicazione del provvedimento esecutivo è stato l’assessore regionale alla difesa del suolo e all’ambiente Maurizio Conte, relatore del progetto in Giunta regionale.
Oltre all’inquadramento dell’aspetto idraulico, il progetto ha ottemperato anche alle disposizioni di salvaguardia ambientale corrispondenti al tipico aspetto paesaggistico del territorio umido prelagunare.
Il progetto prevede la realizzazione di nuovi impianti di derivazione e la riconversione di quelli più vetusti con interventi di ammodernamento, automazione e telecontrollo delle apparecchiature. La spesa complessiva dell’opera è di 3.408.615,53 euro.

Vittorino Compagno

 

DOLO «Giuseppe Ungaretti scriveva che la morte si sconta vivendo, oggi sarebbe il caso di dire che la vita si sconta morendo. Si vive nell’età della tecnica, non è più la natura a dominare la ragione ma è la ragione che pretende di dominare la natura. Uno dei tanti esempi di questa violenza riguarda l’aria che respiriamo».

Inizia così la riflessione di Vincenzo Crisafi, medico pneumologo e consigliere comunale d’opposizione a Dolo, che si sofferma sui dati emersi dalle rilevazioni sulla qualità dell’aria fatte dalle centraline del Comune di Dolo. Queste avevano mostrato, rispetto al 2012, un aumento di biossido di azoto a Dolo e di pm 10 a Sambruson.

«Non si respira più aria limpida e tersa piena di ossigeno, ma biossido di azoto, benzene, polveri sottili e pesanti. L’analisi di una ricerca durata tredici anni in nove paesi europei è allarmante: ogni dieci microgrammi di Pm 10 in più per metro cubo d’aria fanno aumentare il rischio di tumore al polmone di circa il 22 per cento. Percentuale che sale al 51 per cento per un particolare tipo di cancro, l’adenocarcinoma».

Crisafi si sofferma sulle rilevazioni di Dolo. «Le centraline d’analisi dell’aria che continuano a segnalare sforamenti nelle concentrazioni di Pm 10 e biossido di azoto sono come il termometro che misura la temperatura», spiega il medico pneumologo, «e Dolo ha la febbre. Facciamo gli struzzi o cerchiamo di fare qualcosa anche noi per contribuire nel nostro piccolo a migliorare l’aria che respiriamo? Eppure continuiamo a cementificare, a distruggere suolo, ad aumentare il traffico veicolare, ci consorziamo con altri comuni per questo, non per rendere omogeneo un territorio in termini di vivibilità e di sostenibilità ambientale».

(g.pir.)

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La petizione anti-tir supera le 800 firme, oltre un terzo degli elettori di Robegano ha firmato per chiedere alla Provincia di vietare il transito ai mezzi pesanti nel cuore della frazione. Si è chiusa domenica dunque la campagna promossa dal circolo salzanese del Pd: ora residenti ed esponenti politici valutano l’idea di organizzare una grande manifestazione per poi consegnare le firme raccolte non solo a Provincia e Regione ma pure alla Prefettura. «Il nostro circolo ha dato la possibilità ai cittadini di far sentire la propria voce su una questione che va ben al di là delle appartenenze di partito – ha spiegato ieri il salzanese Stefano Barbieri, segretario del circolo locale Pd -. Ora sta alle istituzioni dare la giusta risposta, i residenti di Robegano si sono già espressi molto chiaramente». Il problema in paese è molto sentito, la questione fa discutere da almeno due anni. I cittadini si lamentano per il costante passaggio dei camion in via XXV aprile, la strada centrale della frazione: una strada delicata per la presenza di varie attività commerciali ma anche e soprattutto di chiesa, nido e scuola materna.

«L’asfalto è dissestato da tempo, le vibrazioni si sentono fin dentro le nostre case e su alcuni muri sono comparse pure le crepe» sbottano molti residenti.

Il Comune di Salzano appoggia da tempo questa battaglia e avrebbe già individuato una soluzione: il sindaco Alessandro Quaresimin chiede infatti che il traffico venga riversato sulla nuova bretella a nord di Robegano. Oltre un anno fa inviò un’istanza ufficiale alla Provincia assieme all’allora sindaco di Martellago Giovanni Brunello. I due Comuni chiedevano di vietare il transito dei tir nei due centri abitati: a Martellago per i camion provenienti dalla provinciale 36 e diretti a nord, a Robegano per quelli provenienti dalla provinciale 38 e diretti verso Noale. Ma lo scorso autunno è arrivata una risposta negativa: «Vogliamo capire il perché, siamo pronti pure a bloccare la strada» annunciano adesso i residenti.

Gabriele Pipia

 

ROBEGANO – Oltre 800 persone hanno detto no ai camion in centro a Robegano. Questo il dato raccolto domenica dal Pd di Salzano che ha organizzato la sottoscrizione, che sarà inoltrata al prefetto Domenico Cuttaia, al presidente della Provincia Francesca Zaccariotto e all’assessore alla Mobilità Renato Chisso. «Il circolo ha dato la possibilità ai cittadini, tutti, di far sentire la propria voce» dice il segretario del Pd di Salzano Stefano Barbieri «Ora sta a Regione e Provincia dare la giusta risposta». La raccolta firme era partita nelle scorse settimane; dapprima una lettera alle famiglie e ai commercianti della zona, con un modulo da firmare per chiedere il “trasloco” dei tir sulla bretella di via Delle Motte a Martellago, inaugurata a fine maggio 2012. Domenica 5 gennaio primo banchetto di raccolta (630 firme), quindi domenica si è toccata quota 800. Ora si attende di capire quali scelte faranno gli organi superiori e se i tir non passeranno per il centro, dopo che la Provincia, che gestisce via XXV Aprile, si era detta contraria a questa ipotesi.

(a.rag.)

 

SALZANO – Domenica sono state raccolte 630 firme, ma il circolo salzanese del Pd non intende fermarsi: stamattina in centro a Robegano sarà riproposto il banchetto per sostenere la petizione contro il passaggio dei tir nel cuore della frazione.

«In via XXV aprile la strada è dissestata e ci sono pure una chiesa e un asilo. Le vibrazioni arrivano fin dentro le case, dove si riscontrano pure molte crepe» sbottano i residenti.

Sindaco e parroco hanno già scritto alla Provincia, che detiene la competenza sulla strada. La petizione sarà inviata pure a Regione e Prefettura.

(g.pip.)

 

Gazzettino – Mestre-Padova, il trucco anti-rincaro

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11

gen

2014

MESTRE-PADOVA Percorrendo solo 5 Km di viabilità ordinaria

Pedaggi, i pendolari hanno scoperto come risparmiare 2,40 euro al giorno

IN MOTO GRATIS – Uscita Dolo-Mirano poi nel Graticolato

Il tragitto si allunga, passando da 21 km a 24.6 km, circa 3,5 chilometri che però valgono il
risparmio di 1,20 euro

BARRIERA – È qui che si concentra ora il traffico dei mestrini diretti a Padova o dei padovani diretti a Mestre. Si deve passare anche attraverso il casello di Mira-Oriago

AUTOSTRADE – Contro gli aumenti tanti automobilisti della tratta hanno già trovato un rimedio

Escono a Mira e in 5 chilometri raggiungono il Passante a Spinea: così risparmiano 2,40 euro, andata e ritorno

Entrano in autostrada alla barriera di Venezia-Villabona ed escono gratuitamente al casello di Mira-Oriago. Percorrono cinque chilometri sulla viabilità ordinaria e poi imboccano il Passante a Spinea per uscire a Padova Est. Risultato? 2.40 euro risparmiati ogni giorno. Mica male, di questi tempi. Le previsioni delle scorse settimane sono state confermate dai fatti, al rientro dopo le festività molti automobilisti si stanno riversando sul casello di Spinea in località Crea. Calcolatrice alla mano, i pendolari mestrini hanno capito presto che questa soluzione economicamente conviene eccome.
Orfani del tornello di Mirano, dunque, hanno già trovato l’alternativa per risparmiare. Allungano il tragitto di 3,5 chilometri e passano in auto una decina di minuti in più, ma per molti di loro il gioco vale la candela. Fino al 31 dicembre i pendolari della Mestre-Padova uscivano e rientravano al casello di Mirano godendo così del pedaggio gratuito tra Mestre e Mirano: pagavano 80 cent anziché 3.30 euro, per un risparmio di 2.50 euro a viaggio. La concessionaria autostradale Cav ha scelto di uniformare a 2.80 euro sia la Mirano-Padova che la Mestre-Padova proprio per rendere vana la manovra del tornello, ma tra i mestrini c’è chi non vuol proprio pagare quella cifra. Un escamotage è già stato trovato: il passaparola corre veloce, di bocca in bocca ma pure su Facebook.
Ricapitolando: la tratta diretta Mestre-Padova Est costa 2.80 euro ed è lunga 21 chilometri. Il percorso alternativo, invece, prevede 1.60 euro e 24.6 chilometri. I pendolari percorrono 1.6 chilometri dalla barriera di Mestre al casello di Mira-Oriago (l’uscita prima rispetto a Dolo-Mirano), poi passando lungo la camionabile «viale Venezia» arrivano dopo cinque chilometri all’imbocco del Passante a Spinea: da lì guidano per altri 18 chilometri ed escono a Padova Est. Certo, al mattino la camionabile è spesso e volentieri trafficata, ma in fin dei conti è una strada dritta con un solo semaforo: nulla di preoccupante per chi era disposto ad immergersi quotidianamente nell’imbuto del tornello di Mirano, passando in coda pure venti minuti ogni viaggio pur di ammontare un significativo risparmio alla fine del mese.

Chi viaggia in moto o con uno scooterone, invece, da Mestre a Padova paga la bellezza di zero euro: «Parto a Mestre ed esco gratis a Dolo-Mirano, poi attraverso il Graticolato arrivo presto a Padova. – racconta un mestrino – Magari ci metto un quarto d’ora in più, ma risparmio 5.60 euro al giorno». Moltiplicando per 220 giorni lavorativi, sono 1.232 euro all’anno. Molti automobilisti che quotidianamente entravano al casello Mirano-Dolo, invece, ora optano per la viabilità ordinaria o per il Passante a Spinea. Insomma, quei 2.80 euro non vuole pagarli proprio nessuno.

I comitati annunciano ricorsi e class action, chiedendo di estendere gli sconti a tutti i residenti e non solo ai pendolari.

I sindaci intanto chiedono a Cav i dati sui flussi di traffico: temono di ritrovarsi le strade urbane congestionate.

 

CARO PEDAGGI – Ora Spinea teme il caos pendolari

I pendolari hanno studiato le contromosse per eludere gli aumenti delle tariffe

Caro casello, ora vanno tutti a Spinea

Il sindaco Checchin: «Temo che il caos si sposti qui»

Le vie dei pendolari sono infinite, di fronte al caro-autostrade gli automobilisti mettono in pratica le contromosse. Appena sono entrate in vigore le nuove tariffe, loro hanno subito preso in mano la calcolatrice. Hanno studiato pedaggi, chilometraggi e tempi di percorrenza per farsi trovare pronti al rientro dopo le festività. E così è stato: questa settimana i pendolari hanno subito sperimentato i percorsi alternativi. Lo scopo? Evitare di pagare il pedaggio di 2.80 euro sulla Mestre-Padova. Chi abita in Riviera si è riversato sulle strade ordinarie, tanti miranesi hanno invece scelto di imboccare il Passante a Spinea (per pagare 1.60 euro anziché 2.80). E i mestrini? Molti di loro stanno provando un nuovo tragitto: entrano alla barriera di Villabona, escono gratis al casello di Mira-Oriago, percorrono cinque chilometri lungo la camionabile Viale Venezia e imboccano il Passante a Spinea. Questo percorso prevede in totale tre chilometri e mezzo in più (24.6 anziché 21) ma consente di risparmiare 2.40 euro al giorno.

«La camionabile sarà pure trafficata, ma eravamo abituati al tornello di Vetrego» spiegano.

Sono stati dunque confermati i timori del sindaco di Spinea, Silvano Checchin, che dieci giorni fa dichiarò:

«Spero che ora il caos del casello di Vetrego non si sposti a Spinea. Gli utenti devono scegliere un casello in ottica trasportistica, non in base alla miglior convenienza tariffaria».

E invece si sta verificando proprio quest’ultimo scenario: molti sono ben disposti a passare in auto dieci minuti in più, pur di risparmiare. Chi viaggia in moto o in scooterone, invece, può permettersi di non pagare proprio nulla: «Entro alla barriera di Mestre ed esco al casello di Mirano, poi attraverso il Graticolato e arrivo a Fiesso: da lì sono presto a Padova. Risparmio 5.6 euro al giorno. Ci metto un quarto d’ora in più, ma ne vale la pena» racconta un mestrino. Intanto i sindaci di Mirano e Spinea temono ingorghi sulle strade interne, e chiedono a Cav di confrontare gli accessi ai due caselli prima e dopo le nuove tariffe.

 

LE PROTESTE – E gli autotrasportatori minacciano il blocco: vogliamo gli abbonamenti

Anche Confindustria contro gli aumenti

VENEZIA – Sul tema delle tariffe autostradali scende in campo Confindustria Veneto. Il presidente Roberto Zuccato ha chiesto ieri al governo di intervenire sul tema della concorrenza e propone una tariffa agevolata per gli utenti del Nordest delle autostrade attraverso il “telepass”, con un sistema che sia in grado di riconoscere gli automezzi di proprietà di imprese e cittadini del territorio.

«L’aumento dei pedaggi autostradali – ha dichiarato – è immotivato e controproducente, soprattutto in un momento difficile come quello che stanno attraversando le famiglie e le imprese. È una iniziativa che potrà solo deprimere ulteriormente i consumi e azzoppare quegli spiragli di ripresa che si intravvedono all’orizzonte. Gli aumenti dei pedaggi penalizzano particolarmente il Veneto, che paga due volte: da un lato per le troppe tasse che gravano su famiglie e imprese, dall’altro per i costi del project financing sulle opere già realizzate».

Zuccato guarda poi alla realtà metropolitana del Veneto. «Nel Nord Est la mobilità è sempre più di tipo metropolitano, e allora perché non studiare una tariffazione adeguata che carichi i costi delle infrastrutture sulle lunghe percorrenze e consenta così di ridurre i costi per chi invece in quest’area si muove per lavoro, studio o altro tutti i giorni?». Guarda con favore alle aperture del ministro Lupi. «Creare un sistema di abbonamenti per pendolari e imprese potrebbe essere un primo passo nella giusta direzione».

Sulla stessa linea Nazzareno Ortoncelli, Cesaro Mariano e Gianni Sattini, presidenti regionali rispettivamente di Confartigianato Trasporti, Fita–Cna e FAI che compongono Unatras Veneto.

«L’autotrasporto non è assolutamente in grado di sopportare gli aumenti sfacciati adottati dalle concessionarie in particolare qui a Nord Est. E se il Ministro alla Infrastrutture non individua un modo per inserire le nostre aziende tra coloro che potranno beneficiare degli “abbonamenti”, il governo si prepari perché siamo pronti allo sciopero bianco e anche al fermo». Segue una richiesta: «Chiediamo di essere convocati, prima dell’incontro annunciato per il 15 gennaio con i concessionari autostradali, affinché ci vengano date precise rassicurazioni rispetto all’inclusione del trasporto merci in conto terzi nella proposta di abbonamenti per l’utenza ricorrente».

 

Nessuna agevolazione per noi pendolari della A4

Ho scritto una e-mail alla Cav società che gestisce l’autostrada, ho messo in evidenza che sono un pendolare (con domicilio a Padova), dipendente presso la centrale termica Enel di Fusina, via dei cantieri, 5 (Malcontenta – Venezia), e percorro dal lunedì al venerdì la tratta (Padova Est – Dolo al mattino e al pomeriggio Dolo – Padova Est).
Leggo che dal 1. gennaio 2014 il costo è salito da 0,80 centesimi ad 2,80 euro, non potendomi permettere tale spesa, ho chiesto se avevo diritto anch’io come pendolare di agevolazioni (percorrendo più di 20 viaggi al mese, naturalmente munito di Telepass da anni); mi ha chiamato una responsabile della Cav, spiegandomi che le agevolazioni venivano applicate solo in alcuni Comuni. Non discuto sull’aumento, che mi sembra a dir poco assurdo, ma almeno avere un piccolo riconoscimento (abbonamento mensile o annuo ed altro) come pendolare.
Nel frattempo sono costretto a percorrere la Riviera del Brenta, dove ho notato un aumento considerevole del traffico, credo che i residenti non saranno molto contenti, per il traffico e per l’inquinamento

Maurizio Burlini   Mestre

 

Nuova Venezia – Dolo. Salgono i livelli di biossido e Pm10.

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11

gen

2014

 

Dolo. Le centraline confermano l’aumento dell’inquinamento nel corso del 2013

DOLO. Aumenta a Dolo la concentrazione di biossido di azoto mentre a Sambruson salgono i livelli di Pm10. A dirlo sono i risultati dei monitoraggi della qualità dell’aria effettuati dalle centraline. I dati, che vengono pubblicati settimanalmente nel sito del comune rivierasco, rivelano alcuni livelli sopra i valori limite. A Dolo la centralina è posizionata davanti al municipio all’incrocio tra via Cairoli e via Arino. Dalle rilevazioni più aggiornate, fino al 29 dicembre, la centralina di Dolo ha segnalato una media annuale di biossido di azoto pari a 55,9 microgrammi per metro cubo (livello massimo pari a 40) in aumento rispetto ai livelli del 2012 che si erano fermati al 46,6. Migliorano i superamenti della massima media giornaliera di Pm 10 che si sono fermati a quota 21 contro i 38 dell’anno precedente. Le altre sostanze come monossido di carbonio, ozono, benzene e metano sono sotto i limiti di legge.

A Sambruson la centralina è posta in via Mattei nei pressi dell’incrocio con via Villa. I dati, fino al 29 dicembre, hanno mostrato un aumento della massima media giornaliera di Pm10 (50 microgrammi per metro quadro) che sono stati 47 ben 12 in più del limite di 35 sforamenti annui. La media annuale di Pm 10 è di 29 microgrammi per metro quadro contro i 40 previsti dalla normativa. Per quel che riguarda la qualità dell’aria si segnala la media di biossido di azoto che è sempre sopra il livello massimo pari a 40 microgrammi per metro quadro. Nel 2013 il dato si è attestato a 46,3 in calo rispetto ai 48,6 dell’anno precedente.

I livelli registrati sono elevati nonostante il comune abbia predisposto dei provvedimenti per il contenimento dell’inquinamento: limitazione della temperatura degli impianti termici civili e divieto di transito per veicoli non catalizzati.

Sulla questione l’opposizione ha anticipato di volerne discutere in commissione ecologia e in consiglio comunale.

Giacomo Piran

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Nuova Venezia – La laguna inquinata “invasa” dall’azoto

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11

gen

2014

La Regione ha aggiornato dopo oltre dieci anni il Piano di risanamento del bacino scolante

La laguna di Venezia sta male, con un carico di inquinanti che continua a peggiorare. Lo certifica anche la Regione – sulla base dei dati del monitoraggio dell’Arpav, l’Agenzia regionale per l’ambiente – che ha appena aggiornato il piano direttore per la prevenzione dell’inquinamento e il risanamento delle acque del bacino scolante, che risaliva al Duemila. Quel Piano, facendo propri i limiti posti dalla Legge Speciale per Venezia, aveva fissato l’obiettivo di sversare ogni anno in laguna un carico massimo di 3 mila tonnellate di azoto e 300 di fosforo. Ebbene se il carico di fosforo nei dieci anni successivi e fino ad oggi ha più o meno centrato l’obiettivo, il carico di azoto è stati ben 5 mila tonnellate all’anno, con una punta di 7300 toccate nel 2010. Il monitoraggio ha messo in evidenza che a portare l’azoto sono i corsi d’acqua e i canali agricoli che scaricano in laguna. Dal monitoraggio compiuto dall’Arpav nel triennio 2010-2012 è emerso che i parametri particolarmente critici sono l’azoto ammoniacale e a seguire l’azoto nitrico e il fosforo, mentre i valori di ossigeno registrati nell’acqua non sembrano essere un problema. Secondo quanto registrato nell’aggiornamento del Piano direttore, i carichi dei microinquinanti sarebbero nei limiti previsti, ma il monitoraggio ha rilevato la presenza e il carico di sostanze come arsenico, piombo e diossine per le quali è previsto il divieto di scarico in acqua. Dal monitoraggio dell’Arpav sempre dal 2010 al 2012 si segnala una diffusa criticità legata alla presenza di erbicidi e insetticidi, in particolare nel periodo che va da aprile a luglio. A portarli, soprattutto, le acque sotterranee del Bacino Scolante, che portano nitrati, pesticidi e altri metalli come ferro, manganese, arsenico. Per quanto riguarda le pressioni ambientali a cui la laguna è continuamente sottoposta, oltre al traffico marittimo, influiscono – secondo quanto accertato dalla Regione – l’erosione, la riduzione delle praterie di fanerogame, quella della concentrazione di ossigeno, l’iperproliferazione di alghe, le alterazioni delle condizioni di salinità dell’acqua, l’alterazione dell’idrodinamismo e del ricambio idrico e quindi anche delle condizioni di salinità. Le fonti puntuali di diffusione di sostanze inquinanti che si scaricano in laguna sono i depuratori civili, le utenze domestiche prive di sistema fognario e gli scarichi industriali, ma anche e soprattutto le fonti diffuse legate al drenaggio dei terreni agricoli e ai prodotti della zootecnìa. Confermata anche l’accentuazione dell’erosione della laguna a causa dell’idrodinamica lagunare e del ridotto apporto di sedimenti da parte dei fiumi che scaricano nel bacino scolante. In molte aree, come nei canali di grande navigazione – rileva il piano della Regione – è necessario un dragaggio costante dei sedimenti. Il traffico acqueo si somma alle tendenze già in atto. Una certa stabilizzazione dell’inquinamento in laguna negli ultimi anni sarebbe dovuta in particolare alle diminuzione delle attività industriali e produttive di Porto Marghera. Nitrati, pesticidi e altri inquinanti, per il loro peso specifico superiore a quello dell’acqua, si accumulano sul fondo delle falde acquifere, inquinando le acque sotterranee anche per interi decenni dopo essersi infiltrate nel sottosuolo. L’aggiornamento del Piano Direttore prevede interventi di mitigazione e bonifica e una nuova campagna di monitoraggi affidati all’Arpav sullo stato di salute della laguna.

(e.t.)

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