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DOLO – Allarmante bollettino Arpav per l’impianto in zona Ponte del Vaso di recente potenziato

«Non più di 4 ore vicino all’antenna»

Il Comune avvisa i residenti. Vescovi: «Impossibile rispettare il divieto, il rione è popoloso»

C’è preoccupazione in zona Ponte del Vaso per l’informativa dell’Arpav relativa all’antenna per la telefonia cellulare installata sotto la Giunta Gaspari e “potenziata” sotto l’attuale Giunta Gottardo. E così, ancora una volta, la maggioranza rischia di entrare in fibrillazione. Il messaggio di Arpav, fatto recapitare dal Comune ai residenti, non sarebbe molto rassicurante. Nell’informativa comunale c’è scritto:

«Si avvisa di prestare molta attenzione alla possibilità di superamento dei valori di attenzione, pertanto il proprietario o l’amministratore condominiale, si devono attivare al fine di adottare idonee misure di sicurezza nel caso in cui sia necessario, in via eccezionale, far permanere delle persone nelle aree citate per tempi superiori alle quattro ore».

Una missiva che ha scatenato l’ira del consigliere di maggioranza Mario Vescovi: «A quasi tre anni e mezzo dall’insediamento dell’amministrazione Gottardo, nonostante le promesse del programma elettorale, ancora nulla si è fatto per lo spostamento dell’antenna di telefonia mobile, posizionata a sorpresa nel parcheggio di via Guardiana dalla precedente amministrazione guidata dal sindaco Antonio Gaspari». E rilancia: «Alla faccia dell’impegno elettorale preso, sullo stesso palo antenna è stato posizionato dalla nuova amministrazione un altro ripetitore». Ciò che preoccupa Vescovi è però la salute dei residenti della zona: «Trattandosi di una zona ad alta residenzialità, non vedo come le persone possano permanere meno di quattro ore a contatto con le onde elettromagnetiche». Ma anche il futuro del quartiere per Vescovi è a rischio: «Nella stessa comunicazione si legge che se nell’area circostante l’impianto dovessero essere costruiti nuovi edifici, si dovrebbe preventivamente valutare la compatibilità con il livello elettromagnetico presente». Rilanciando: «Tutto ciò risulta sconvolgente e di una gravità imbarazzante, pertanto chiedo ufficialmente, in quanto membro della commissione Ambiente, che il Presidente della commissione Giovanni Fattoretto convochi urgentemente un incontro per attuare una revisione del piano antenne per tutelare la salute dei nostri concittadini».

 

CAMPOLONGO – Il sindaco rassicura i residenti: sorgerà lontano da scuole e abitazioni

L’antenna sarà spostata. Hanno vinto i cittadini

L’antenna Umts sarà spostata, sarà collocata all’interno di aree entrate in disponibilità del Comune, lontano dalle case e dalle scuole in un luogo idoneo che non danneggi il patrimonio comunale. L’amministrazione installerà una stazione di monitoraggio che rilevi i dati ambientali in modo permanente. I dati saranno consultabili da tutti attraverso il sito internet dell’ente. Lo promette il sindaco di Campolongo Maggiore, Alessandro Campalto, in una lettera inviata ai cittadini che si sono mobilitati per spostare l’antenna. Il sindaco non risparmia qualche nota polemica a chi ha lamentato un disinteresse dell’amministrazione sulla vicenda. «Sono stimolato ad entrare nel dibattito poiché continuo a ricevere e-mail prolisse, cariche di inesattezze ed affermazioni faziose con risvolti allarmistici. Queste sono strumentalizzazioni attuate con il solo scopo di creare disinformazione e che non contribuiscono al buon esito della vicenda. Il promotore della protesta non si è mai elevato a formale rappresentante dei cittadini, chi perora una causa deve assumersi anche delle responsabilità», dice il primo cittadino. Campalto descrive poi gli interventi attuati in questi otto mesi, dalla ricerca di siti alternativi, alla soluzione di via Boligo, dalle trattative per un’area in zona «Poste», ai contatti con l’Istituto Diocesano Sostentamento Clero, proprietario di un’altra area. Tre assemblee pubbliche, 12 incontri con i cittadini, numerosi incontri tecnici con la società installatrice. Per Campalto è falso che l’amministrazione si sia disinteressata della vicenda.

Emanuele Compagno

 

CAMPOLONGO MAGGIORE – L’impianto a ridosso del campo sportivo dove si allenano i ragazzini

Antenna spostata di pochi metri, lo sdegno dei residenti. A protestare alcuni membri del comitato di via Petrarca, che avevano organizzato la mobilitazione per la progettata collocazione dell’antenna di telefonia nella zona, ovvero a poche decine di metri dal parcheggio, sul perimetro est del campo sportivo di allenamento.

«Ancora una volta – dice il comitato – troppo vicino a case e scuole. Siamo stati penalizzati rispetto agli altri quartieri verso i quali l’amministrazione si è dimostrata giustamente attenta a non pregiudicare le loro prerogative. Noi siamo molto preoccupati perché, come ha ben spiegato la dottoressa Masiero dell’associazione Apple il 2 maggio al centro civico di Bojon, non è solo l’uso smodato del cellulare che può diventar causa di insorgenza di malattie, ma anche la permanenza nelle vicinanze delle antenne».

In merito, poi, all’esposizione alle radiazioni da parte dei bambini, che si allenano nel campo da calcio, il comitato ricorda che la categoria dei “Giovanissimi” è presente per due ore tre volte la settimana oltre alla partita domenicale per altre due ore.

«Le nostre petizioni sono rimaste inascoltate. Ora ci troveremo l’antenna vicino casa non per la concessione di un privato, ma del Comune»,

continua il comitato. I cittadini chiedono una distanza da case e scuole di almeno 500 metri e che venga seguito l’esempio della frazione di Santa Maria Assunta, dove l’antenna è stata collocata in mezzo ai campi, auspicando che una nuova amministrazione comunale possa accogliere le loro idee.

 

BOJON – Cittadini infuriati a Bojon di Campolongo per la decisione del Comune di collocare l’antenna per la ripetizione dei segnali di telefonia mobile sul perimetro est del campo sportivo nel quartiere di via Petrarca. Contro questa decisione arrivata dopo mesi di sit-in e petizioni, fin da domani è prevista una protesta in strada.

«Il Comune ha deciso di collocare l’antenna in una zona troppo vicina a case e scuole», spiega Mico Gobbi, portavoce dei residenti, «il Comune ha fatto molta attenzione a non pregiudicare le aspettative dei privati, proprietari dei terreni circostanti, dei cittadini di vie e quartieri limitrofi. Non possiamo purtroppo dire che altrettanta sensibilità ci sia stata nei confronti dei cittadini di via Petrarca, tant’è che la collocazione dell’antenna ritorna dove era prevista all’inizio».

Contro l’antenna nei mesi scorsi erano state presentate oltre 600 firme, eranostate fatte manifestazioni in strada, manifestazioni che torneranno fin da domani.

«Non accetteremo mai la collocazione di quell’antenna a ridosso di campi da calcio, case, scuole frequentate ogni giorno da bambini e famiglie», conclude Gobbi, «nessun proprietario privato poi aveva accettato la collocazione contestata, quella dove sarà sistemata l’antenna all’inizio della prossima settimana. Ci opporremo anche fisicamente come abbiamo fatto nel novembre scorso».

La protesta è stata organizzata per domani alle 9. (a.ab.)

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«Ho solo difeso la mia città, non mi devo scusare». Così Bettin risponde all’ex ministro Clini, che a proposito del processo sulla vicenda dei rifiuti tossici della Jolly Rosso smaltiti a Marghera, si lamenta per non aver mai ricevuto delle scuse.

«Personalmente – dice l’assessore all’Ambiente – non penso di aver nulla di cui scusarmi con lui. Io ho solo difeso la mia città, che rappresentavo come Prosindaco, e la mia regione, da consigliere regionale. Ho chiesto e cercato la verità su cosa avessimo respirato, su cosa sia finito nell’aria, nell’acqua, nella terra intorno a noi. L’ho fatto con atti istituzionali, difendendo, nel contempo, la libertà di informazione e la libertà di espressione. È la Regione Veneto, per ignavia o sciatteria o altro, ad aver calpestato se stessa e la propria dignità dimenticando l’art. 122, comma 4, della Costituzione, secondo il quale: “I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”».

 

PIANIGA. Inquinamento con morie di pesci nei canali Pionca e Serraglio a Mira e Cazzago di Pianiga. A Cazzago ad accorgersi degli inquinamenti negli ultimi giorni sono stati alcuni residenti che hanno sentito levarsi dall’acqua dei forti odori di idrocarburi durante le ore notturne. Al mattino una scia oleosa è stata notata per un tratto di cento metri sul Pionca. Sono stati fatti dei controlli ad hoc da parte degli uffici tecnici competenti. Sono state fatte delle analisi con il prelievo di campioni d’acqua.

Da quanto pare comunque si tratterebbe di uno sversamento di gasolio che sarebbe finito sul corso d’acqua a causa di un lavaggio improprio di una cisterna. Stanno controllando i vigili .

Si sono registrate sempre negli ultimi giorni anche morie di pesci. Ora si tratta di capire se la causa sia il gasolio o l’alta temperatura che c’è stata fino a qualche giorno fa.

A Mira nel canale Serraglio sono state notate macchie oleose sulla superficie del corso d’acqua. L’entità dell’inquinamento però in questo caso era di dimensione più ridotta. Chi è scoperto ad inquinare rischia pesanti conseguenze penali. (a.ab.)

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MESTRE – Smog e malattie. Rischio cause per la tangenziale

SMOG – Oltre 300 persone si sono ammalate per l’inquinamento da tangenziale

COCIT  «Meno traffico col Passante ma il rischio c’è ancora»

INQUINAMENTO – Oltre 300 ammalati tra il 2001 e il 2009: ora c’è chi valuta di rivolgersi alla magistratura

L’inquinamento da tangenziale fa male alla salute. Quello che tutti hanno sempre immaginato, adesso ha anche un fondamento scientifico. L’indagine epidemiologica realizzata dal prof. Lorenzo Simonato dell’Università di Padova dimostra, infatti, che c’è una correlazione tra lo smog e l’insorgenza di 300 malattie cardiorespiratorie registrate tra il 2001 e il 2009 nella popolazione residente in prossimità dell’arteria, pari a 4.695 abitanti. Lo studio, condotto dal Dipartimento di Medicina molecolare – Laboratorio di sanità pubblica e Studi di popolazione in collaborazione con l’Arpav veneziana e l’Asl 12, evidenza che si tratta di un 10 per cento di casi in più rispetto a quelli che si verificano abitualmente in città, che di per sè è già inserita in un’area critica per quanto riguarda la qualità dell’aria. Il rapporto di casualità è così chiaro che qualche malato sta prendendo in considerazione di ricorrere in giudizio contro i concessionari Cav ed Autovie venete, in sede civile – per chiedere i danni – o in sede penale – per contestare il reato di disastro ambientale, e lo stesso sta pensando anche qualche padre di famiglia che ha i figli piccoli iscritti nelle scuole più a ridosso della strada. Se n’è discusso l’altra sera nel corso di un’assemblea pubblica all’auditorium Lippiello alla Cipressina promossa dal Cocit, cui ha partecipato anche l’avvocato esperto in materia Piero Pozzan. Ha spiegato il presidente Diego Saccon:

«Con l’apertura del Passante la situazione è cambiata meno di quanto si possa supporre. D’altronde, ogni giorno in tangenziale transitano 100 mila veicoli, contro i 50 mila del nuovo by pass autostradale. Certamente i mezzi pesanti sono diminuiti, ma nel complesso la riduzione del traffico non è andata oltre un terzo della stima precedente. Il rischio per la salute, seppur leggermente diminuito, sussiste tuttora».

I cittadini chiedono alle amministrazioni interessate – Comune, ma anche Asl 12 – di tenere aggiornati i dati dell’indagine e di adottare gli interventi necessari a tutelare la popolazione, a partire dal cosiddetto incapsulamento dell’arteria con barriere più contenitive delle esistenti, così da ridurre per quanto possibile l’inquinamento riversato sul cento abitato.

 

Gazzettino – Marghera. La crisi spegne la centrale elettrica.

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26

giu

2013

MARGHERA – Crollata la richiesta di energia: verrà ceduta l’area di 11 ettari che si trova in posizione strategica.

L’Enel ha deciso di vendere la “Volpi “: negli ultimi tempi operava poche decine di ore l’anno.

L’Enel vende una delle storiche centrali elettriche di Porto Marghera: la centrale Volpi, chiamata così in onore al creatore della zona industriale veneziana. Nata nel 1926 è stata per decenni una delle sei centrali elettriche che fornivano quantità enormi di energia alle fabbriche che occupavano fino a 40 mila dipendenti ma da tempo ormai è ridotta a operare poche decine di ore l’anno, tanto che l’ottantina di unità del personale sono quasi tutte impiegate nella centrale termoelettrica Palladio di Fusina. La chiusura di molti stabilimenti, la crisi economica, il calo della richiesta di energia anche da parte del settore civile sono i motivi principali che hanno riportato i livelli produttivi della centrale ai livelli di 10 anni fa.

Enel ha così deciso di venderla o, meglio, di vendere l’area, nell’ambito di un’operazione di cessione nazionale che comprende immobili residenziali e non, ex centraline idroelettriche, terreni, aree edificabili o industriali dismesse come, appunto, quella di Marghera, contando di incassare circa 200 milioni di euro complessivamente.

La centrale Volpi sorge in via dell’Elettricità, si affaccia con una banchina sul canale industriale Ovest e si sviluppa su 11 ettari che Enel, a ragione, definisce interessanti perché, per la posizione strategica, possono essere utilizzati per attività logistiche o di lavorazione merci, quindi logistica avanzata.

Il problema sta tutto nelle condizioni del terreno, ossia nel tipo di bonifica che sarà necessaria: si tratta di una centrale che da quasi un secolo funziona a carbone, e che negli anni delle contestazioni contro i progetti per quattro nuove centrali a Marghera (tra il 2005 e il 2007), era nota per essere una delle strutture con il rendimento elettrico tra i più bassi d’Italia (30%) ma con uno dei valori più alti del Paese quanto ad anidride carbonica (1000 grammi per chilowattora prodotto).

Il prezzo di quell’area, dunque, proprio per la sua posizione potrebbe essere altissimo se il terreno fosse pulito, cala esponenzialmente a seconda di quanto è inquinato. Chi fosse interessato deve presentare l’offerta entro il prossimo 1. luglio secondo le indicazioni che si trovano nel sito internet www.dismissioneimmobili.it.

 

INQUINAMENTO

MESTRE – In 8 anni, dal 2001 al 2009, circa 300 malattie dell’apparato cardiorespiratorio sono da attribuirsi all’inquinamento prodotto dalla tangenziale. Lo dice un’indagine epidemiologica condotta dal Laboratorio di sanità pubblica e studi di popolazione dell’Università di Padova, in collaborazione con il Dipartimento di prevenzione dell’Asl 12 veneziana e con il Dipartimento veneziano dell’Arpav. Verrà illustrata stasera ai cittadini, alle 21, all’auditorium Lippiello di via Ciardi alla Cipressina, nel corso di un incontro pubblico promosso dal Cocit, comitato contro l’inquinamento da tangenziale. Il quale chiede all’amministrazione comunale, assieme al gruppo tecnico che ha realizzato lo studio, di chiarire se il rischio sanitario sussista ancora adesso che c’è il Passante autostradale o, nel caso in cui ciò non possa essere affermato, quali interventi intende adottare per abbatterlo. (a.spe.)

 

Gazzettino – Mestre, Incontro pubblico su smog e tangenziale

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17

giu

2013

ORGANIZZATO DAL COCIT

Un incontro pubblico, con associazioni e cittadini, per discutere sugli effetti dell’inquinamento da tangenziale sulla salute. Lo organizza il Cocit per martedì 25 giugno, alle 21, all’auditorium Lippiello in via Ciardi alla Cipressina. Nell’occasione verranno presentati i nuovi risultati dell’indagine epidemiologica secondo la quale in 8 anni di osservazione (dal 2001 al 2009) circa 300 malattie dell’apparato cardiorespiratorio insorte sui residenti più a ridosso dell’arteria, sono da attribuirsi proprio allo smog generato dal traffico in transito su di essa. Lo studio è stato effettuato dal Laboratorio di Sanità Pubblica e Studi di Popolazione dell’Università di Padova, in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 12 Veneziana e con il Dipartimento di Venezia dell’Arpav. In relazione a questo esito, il Cocit ha chiesto al Comune di chiarire, con il gruppo tecnico che ha realizzato l’indagine, se le condizioni attuali di traffico, raffrontate a quelle di un decennio fa quando ancora non c’era il Passante, permettano di affermare con certezza che il rischio sanitario non sussiste più o, nel caso ciò non fosse affermabile, quali interventi andrebbero addottati per abbattere il rischio medesimo. (a.spe.)

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