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Per il tratto della terza corsia e parcheggio dello scalo di Venezia nessun sequestro perché manca un’analisi del rischio

VENEZIA – Strade (come la terza corsia dell’A4) e parcheggi (come il P5 dell’aeroporto Save di Venezia) lastricati di rifiuti pericolosi, inquinati di arsenico, nichel, cromo da 2 a 6 volte i valori limite:

«Il misto cementato stabilizzato prodotto e venduto da Mestrinaro Spa come “Rilcem” è un semilavorato pericoloso per la salute e per l’ambiente: un rifiuto illecitamente e serialmente smaltito secondo un preordinato e strutturato disegno fraudolento e illecitamente e serialmente venduto a caro prezzo a terzi di buona fede».

Così scrive il giudice per le indagini preliminari Antonio Liguori nel provvedimento con il quale concede ai pm veneziani Terzo e Gava – dopo due anni di indagine dei carabinieri del Noe – di sequestrare 12mila metri quadrati di cantiere e 4mila metri cubi di rifiuti della Mestrinaro Spa di Zero Branco, respingendo però la richiesta di sequestro di alcune aree sulle quali il prodotto è stato utilizzato. Indagati per traffico illecito di rifiuti Lino e Sandro Mario Mestrinaro e – in posizione più marginale – l’operaio Italo Bastianella e gli imprenditori Loris Guidolin e Maurizio Girolami, che conferivano gli scarti edili contaminati. Rifiuti da smaltire e che invece i Mestrinaro – secondo l’accusa – semplicemente mischiavano con calce e cemento, rivendendoli a 39 euro la tonnellata, risparmiandone così ben 45 di trattamento. Il tutto moltiplicato per decine di migliaia di tonnellate: un «profitto illecito» da centinaia di migliaia di euro. Sottofondi inquinati, che la Procura avrebbe voluto sequestrare preventivamente, come nel caso del parcheggio dell’aeroporto Marco Polo di Venezia. Richiesta, però, respinta dal gip, pur riconoscendo che il sito è inquinato, come pure non sia «possibile escludere qui e ora che ulteriori forniture di Rilcem contaminato siano state conferite ad altri acquirenti». Perché, dunque, nei lavori della terza corsia A4 del tratto Quarto d’Altino-San Donà sono state utilizzate ben 34.157 tonnellate di Rilcem contaminato e al parcheggio aeroportuale P5 di Tessera ne sono state usate 4.145, non sono scattati i sigilli anche qui? Non c’è pericolo per la salute, dal momento che le analisi hanno riscontrato arsenico, vanadio, cobalto, nichel, Cod, rame, ben oltre i limiti di legge? Il giudice Liguori lo spiega respingendo la domanda di sequestro avanzata dalla Procura per il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo. Al cantiere di Save Engeneering – estranea all’indagine – le analisi rivelano

«un danno ambientale grave e complesso».

Ma, aggiunge, il Decreto legge 152/2006 chiarisce che oltre il superamento dei limiti inquinanti in tabella, serve una “analisi di rischio”. Un centro residenziale, una strada o un parcheggio non hanno lo stesso impatto. Nel caso specifico bisogna valutare, cioè, se in un parcheggio la bonifica sia o no necessaria:

«Non si può imporre in altri termini il sequestro preventivo del cantiere, accettando a cuor leggero il rischio che un intervento di bonifica non risulti necessario».

La Procura potrà reiterare la richiesta, ma dovrà motivarla con un’analisi del rischio concreto per la salute e l’ambiente. L’indagine, comunque, è conclusa, si tratta ora di tirarne le fila.

Roberta De Rossi

 

LE REAZIONI

Il sindaco di Zero Branco pronto a chiedere i danni

ZERO BRANCO «Sono pronto a chiedere i danni alla Mestrinaro». Mirco Feston, sindaco di Zero Branco, entra a gamba tesa sull’indagine che vede l’azienda accusata di avere organizzato un traffico illecito di rifiuti, finiti a fare da fondamenta alla terza corsia dell’A4 e al parcheggio dell’aeroporto Marco Polo.

«Se le indagini riveleranno che anche a Zero Branco non si sono rispettate le normative, causando un danno ambientale, non esiterò a far costituire il Comune parte civile»,

prosegue Feston. La sua d’altra parte è una battaglia che dura da 4 anni, e questa indagine, di cui certo non può essere contento, segna però un punto a suo favore. L’obiettivo del sindaco fino ad ora è stato quella di impedire la realizzazione di un impianto di trattamento dei i rifiuti pericolosi, attraverso ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Ma ora Feston alza il tiro,

«la Mestrinaro, se la Procura confermerà quanto emerso in questi giorni, deve abbandonare Zero Branco. Non mi interessa dei sindacati, la gente qui è preoccupata».

Feston potrebbe contare anche su un consiglio comunale compatto,

«credo che se il danno ambientale c’è stato, il sindaco fa bene a dichiarare l’intenzione di chiedere i danni»

ha detto Renato Toppan, consigliere di opposizione.

«C’è grande preoccupazione», conferma Alberto Andreatta consigliere della Lega Nord, «perché al momento non si capisce se anche i nostri cittadini abbiano subito qualche danno. Va chiarito che l’indagine non c’entra nulla con l’impianto di trattamento dei rifiuti pericolosi. Credo che l’amministrazione si debba tutelare, ma che non si può non tener conto dei posti di lavoro».

Ieri in piazza non si parlava d’altro. Un’azienda che già era percepita come una minaccia ora si trova davanti un fronte compatto.

«Siamo preoccupati, da anni diciamo che lì dentro qualcosa non funziona»

ha spiegato Nello Auretto del comitato di cittadini che da tempo lotta contro la Mestrinaro.

«Fortunatamente questo sindaco ci ascolta, e saremo al suo fianco nella battaglia per non far aprire quell’impianto. Ancora più ora che è stato scoperto questo scandalo».

Il timore per la vicinanza tra abitazioni e rifiuti è evidente,

«i materiali tossici devono trovare una diversa collocazione che non sia quella della lavorazione a ridosso delle case della Bertoneria»,

ha aggiunto Giuseppe Mesaccesi.

«Quello che interessa alle famiglie è vivere in un ambiente sano. Di rifiuti speciali e sostanze chimiche pericolose non ne vogliamo proprio sapere».

Ma chi in queste ore sta cercando di capire se c’è stato un grave inquinamento ambientale nel proprio Comune è anche il sindaco di Roncade Simonetta Rubinato. I lavori di allargamento della A4 hanno interessato direttamente il territorio comunale. Appena appreso dell’inchiesta della Procura, ha inviato una comunicazione ad Autovie Venete chiedendo di essere informata di tutti i dettagli della vicenda.

«Seguiremo con attenzione gli sviluppi dell’indagini»,

ha detto Rubinato, che ha chiesto anche analisi sui materiali utilizzati nei 9 chilometri di A4 che riguardano Roncade. Federico Cipolla

 

RUZZANTE E PIGOZZO (PD)

«Adesso Zaia e Chisso facciano chiarezza»

VENEZIA

«Lunedì, in consiglio regionale presenterò un’interrogazione, rivolta in particolare all’assessore Chisso, affinché venga al più presto a riferire in aula sui risvolti e i contorni di questa inchiesta».

A dirlo il consigliere regionale del Pd, Piero Ruzzante, sugli sviluppi emersi dall’operazione “appalto scontato”.

«Ci risiamo. Ancora una volta un’azienda a cui la Regione Veneto ha appaltato dei lavori pubblici è coinvolta in qualcosa di più grave del solito malaffare, visto che i danni al centro dell’inchiesta presuppongono anche implicazioni per l’ambiente e quindi per la salute dei cittadini».

 

ADRIATICA STRADE

«Siamo in assoluta buona fede ed emergerà dall’indagine»

CASTELFRANCO «Siamo in buona fede». Così Loris Guidolin, l’imprenditore di Castelfranco titolare della Adriatica Strade Costruzioni Generali Srl difende la posizione propria e dell’azienda in merito all’indagine sul traffico illecito di rifiuti. «Pur avendo un ruolo assolutamente marginale nell’indagine, abbiamo conferito i rifiuti di terre e rocce da scavo alla Mestrinaro Spa accompagnati da formulari di identificazione dei rifiuti e analisi che ne assicuravano la perfetta corrispondenza alle norme di legge», hanno fatto sapere dalla Adriatica Strade attraverso una nota. «Nel procedimento penale verrà provata la totale buona fede della società e del suo titolare Loris Guidolin». L’imprenditore è indagato, seppur in modo marginale rispetto ai fratelli Lino e Sandro Mario Mestrinaro, per aver conferito nell’impianto di via Bertoneria parte di quei rifiuti che poi sarebbero serviti per il “Rilcem”, il misto cementato prodotto dalla Mestrinaro e oggetto della inchiesta della Procura di Venezia. (f.c.)

 

La Mestrinaro acquistava il materiale contaminato e lo rivendeva senza trattarlo ai clienti. Sequestrati un deposito e un capannone

VENEZIA – Gli imprenditori Lino e Sandro Mario Mestrinaro non hanno inventato nulla, ma nella loro azienda di Zero Branco – secondo le accuse che gli muovono i pubblici ministeri veneziani Roberto Terzo e Giorgio Gava, sulla base di due anni di indagini dei carabinieri del Noe – hanno impiegato un vecchio, reiterato, lucrosissimo maneggio: invece di trattare (a caro prezzo, 45 euro a tonnellata) i rifiuti inquinati che le aziende edili gli conferivano per renderli inerti, li miscelavano tali e quali a calce e cemento, per poi venderli a 39 euro a tonnellata a questo o quel cantiere edile, dove finivano a far da base (inquinata) a questa o quell’opera. Il tutto moltiplicato per decine di migliaia di tonnellate e centinaia di migliaia di euro, così, illecitamente guadagnati. Grandi quantità di Rilcem – così l’impresa vendeva sul mercato il suo misto cementato per sottofondi stradali – per grandi cantieri: 4145 tonnellate di Rilcem contaminato sono state utilizzate per realizzare il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo di Venezia; 34.157 tonnellate sono finite nel tratto della sofferta (per gli automobilisti) nuova terza corsia dell’A4 all’altezza del casello di Roncade di Treviso, nel cantiere gestito da “La Quado scarl”. Qui sono stati trovati quantitativi di arsenico, cobalto, nichel, cromo, Cod, rame fino a cento volte i limiti tollerati dalla legge. L’attività della “Mestrinaro Spa” è stata interrotta dal sequestro preventivo di 12 mila metri quadrati dell’impianto, con capanni e attrezzature e 4 mila metri cubi di rifiuti. Un provvedimento firmato dal giudice per le indagini preliminari Antonio Liguori, per il quale le prove raccolte da carabinieri e Procura nel corso dell’indagine – soprannominata “Appalto scontato” – dimostrano che «la Mestrinaro Spa non solo non ha recuperato e/o trasformato in inerti i rifiuti trattati, ma ha immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti, cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione». «Tra il 2010 e il 2012», osserva il comandante dei Noe, Donato Manca, «la società ha ricevuto presso la propria impresa decine di migliaia di tonnellate di rifiuti, con distinte e reiterate operazione, con attività continuative organizzate, ha gestito questi rifiuti al fine di trarre un ingente e ingiusto profitto». Da qui l’accusa di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”, prevista dall’articolo 260 del decreto legge 152/2006. «Un’operazione molto importante su un’attività pericolosa di riciclaggio di rifiuti», ha chiosato il procuratore Luigi Delpino. «Rifiuti, il reato del futuro», ha sottolineato il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni, «che cammina assieme alla criminalità organizzata: servirebbero più forze in campo per contrastarlo, invece il Noe può contare solo su 8 uomini per le province di Venezia, Padova e Rovigo». Al momento risultano indagati – anche se in posizioni più marginali – anche due imprenditori i cui rifiuti erano arrivati all’impianto Mestrinaro: il veneziano Maurizio Girolami dell’Intesa 3 (che aveva conferito all’impianto di recupero Superbeton Spa di Ponte della Priula, che però non poteva gestirli) e Loris Guidolin (di Castelfranco) dell’Adriatica Strade costruzioni generali, oltre a Italo Battistella, operaio specializzato della stessa Mestrinaro. Al centro delle indagini restano Lino e Sandro Mario Mestrinaro che – scrive il gip Liguori – «omisero deliberatamente e volontariamente (dolosamente) di eseguire le operazioni tecniche necessarie a trasformare i rifiuti, anche contaminati in materie secondarie», limitandosi «a realizzare illecitamente» «economicissime prassi di mescolatura caotica e arbitraria di rifiuti della più svariata provenienza, inidonee a trasformare rifiuti contaminati in inerti». «Confidiamo di dimostrare che l’attività è a norma», dice l’avvocato Fabio Pinelli. Valeria Caltana, amministratore delegato dell’impresa si dice «serena per la legittimità della nostra attività». L’indagine è nata nel 2010 da un controllo Arpav in un cantiere edile di Marghera. «I rifiuti provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera», prosegue il comandante Manca, «o tramite le ditte Superbeton e Adriatica Strade erano costituiti da terre, rocce da scavo, scorie derivanti da processi di combustione, contenenti contaminanti che venivano sottoposti ad una vagliatura sommaria, insufficiente a filtrare le impurità, ottenendo una grossolana mescola, talora additivi, ottenendo materiali che per le caratteristiche chimiche non avrebbero potuto essere avviati presso cantieri e insediamenti del territorio, come rampe autostradali e parcheggi. Inoltre, Mestrinaro ha spacciato e trasportato come “Rilcem” mescole che contenevano sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel, cromo, immettendo nell’ambienti rifiuti con attitudini inquinanti». Ascoltati dal gip nel corso d’indagine i fratelli Mestrinaro hanno chiarito, tramite i loro tecnici, che esistono due linee diverse di produzione del Rilcem: l’impianto Ime tratta materiali di rifiuto (in attesa di un’autorizzazione della Regione, che l’aveva concessa in parte, salvo poi il Tar annullarla per contrasti urbanistici, ndr) e una linea che tratta materie prime secondarie, dove finivano terre e rocce di scavo e scorie che all’atto della loro presa in carico fossero ritenuti dall’impresa compatibili con i valori-soglia di legge. Linea bocciata dal gip come «non giuridicamente compatibile».

Roberta De Rossi

Conferimento e bonifica. Dov’è l’affare

VENEZIA – Ma quanto vale questo «illecito esercizio»? Un calcolo esemplificativo lo fa lo stesso gip Liguori nel suo provvedimento cautelare: Adriatica Strade (una delle società che conferisce rifiuti a Mestrinaro) ha portato a Zero Branco 10.718 tonnellate di rifiuti, pagando 29 euro a tonnellata, per 310 mila euro. Mestrinaro ha venduto Rilcem a Save Engineering a 10 euro a tonnellata e a Engineering 2K a 28 al metro cubo, con messa in opera. Risultato: «Si stima che in capo a Mestrinaro derivino introiti dell’ordine di 39 euro a tonnellata (da dedurre costi di trasporto, messa in opera e trattamento illecitamente eseguito)», ma «è comunque evidente dalle pratiche descritte ingenti profitti derivino ove si consideri che lo smaltimento rifiuti presso una discarica di rifiuti non pericolosi costa 45 euro a tonnellata». (r.d.r.)

 

Autovie: analizzato ogni lotto Chisso: ora voglio spiegazioni

L’ampliamento dell’intera tratta di 95 chilometri costerà 2,3 miliardi di euro

L’eventuale bonifica dalle sostanze bloccherebbe la realizzazione dell’opera

MESTRE – Stupore. Questa la prima reazione ad Autovie Venete, alla notizia dell’indagine della Procura della Repubblica veneziana su alcune ditte accusate di aver lucrato su rifiuti tossici che, anzichè essere trattati, venivano trasformati in materiali inerti, utilizzati, secondo l’indagine, anche per realizzare i fondi stradali della terza corsia dell’autostrada A4 Venezia-Trieste. «Non ne so assolutamente nulla, voglio capire come stanno le cose. Certo che ci aspettiamo delle spiegazioni», è l’unico commento, al momento, dell’assessore regionale alle Infrastrutture, il veneziano Renato Chisso, che sui cantieri della terza corsia da Mestre verso Trieste ha puntato molto assieme alla Regione Friuli Venezia Giulia. Alla società autostradale che gestisce il tratto, lo stupore lascia il posto ad un comunicato di poche righe. La società, braccio operativo del commissario per l’emergenza in A4 e impegnata nella realizzazione della terza corsia, «relativamente al materiale utilizzato nei lavori del primo lotto Quarto d’Altino-San Donà di Piave, precisa che tutti quelli fatti entrare in cantiere, compresi quindi quelli forniti dalla ditta Mestrinaro, provengono da impianti autorizzati e periodicamente sottoposti a controlli e analisi». La nota di Autovie Venete prosegue: «I quantitativi di materiale, tecnicamente definiti “lotti” (un lotto corrisponde grosso modo a 3 mila metri cubi), nel momento in cui arrivano in cantiere, sono preceduti dai risultati delle analisi. Fino ad ora nessuna analisi ha rilevato anomalie». Alla società autostradale dei risultati dell’indagine della Procura veneziana e del Noe, il nucleo ambientale dei carabinieri, che ha evidenziato, leggendo le carte, si è detto nella conferenza stampa di ieri mattina, in particolare nel cantiere del casello, a Musestre di Roncade, in territorio trevigiano, la presenza di valori di sostanze inquinanti anche di cento volte sopra i limiti. Se si chiede lumi sulla necessità di bonifiche dei manti stradali, la risposta per ora resta sospesa. «Vedremo, bisogna capire anzitutto», ci viene risposto. Insomma, si attendono comunicazioni dalla magistratura. E il medesimo stupore e la necessità di capirci qualcosa lo si ritrova anche nel commento dell’assessore Chisso. Ma c’è chi da subito vuole vederci chiaro. Simonetta Rubinato, sindaco di Roncade, ha scritto ad Autovie Venete: «Dopo aver appreso dai media dell’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Venezia», spiega la Rubinato, «abbiamo contattato il responsabile di Autovie, l’ingegner Razzini, per chiedere che venga fatta chiarezza quanto prima in merito ai materiali utilizzati nel cantiere della terza corsia, che per 9 chilometri riguarda anche il nostro territorio comunale, e sull’adeguatezza delle procedure amministrative interne di controllo della qualità». I cantieri della terza corsia dell’A4 interessano attualmente il tratto Villesse-Gonars che sarà ultimato entro quest’anno e il tratto tra Quarto d’Altino e San Donà di Piave, i cui lavori termineranno entro il 2015. Qui la capofila dell’appalto è la Impregilo. Le ditte che forniscono i materiali per i due lotti sono diverse tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’investimento complessivo è di 2 miliardi e 300 milioni di euro per 95 chilometri di autostrada. Una curiosità: l’impresa Mestrinaro è nota anche a Mestre: ha eseguito le demolizioni dell’ex ospedale di Mestre, l’Umberto I, oggi un cantiere fermo da anni, il “buco nero” cittadino.

Mitia Chiarin

Quattro imprenditori e un operaio
 
Ecco chi sono le cinque persone al centro delle indagini di Noe e Procura

ZERO BRANCO – A Zero Branco, i Mestrinaro sono una vera e propria istituzione. L’attività in zona Bertoneria, nella frazione di Sant’Alberto, è stata avviata nel 1915. Attiva prima in agricoltura, per poi passare negli anni all’edilizia, allo scavo e movimento terra, l’azienda si è specializzata tra l’altro nella stabilizzazione del terreno e nell’estrazione e la lavorazione di inerti. Per trattare alcune tipologie di rifiuti pericolosi è stato già realizzato un impianto per cui si attende il via libera della Regione e che è stato oggetto negli anni di ricorsi e battaglie legali con i residenti e il Comune. I fratelli Lino e Sandro Mario Mestrinaro, rispettivamente di 59 e 53 anni, indagati dalla Procura veneziana, rappresentano la terza generazione nell’attività imprenditoriale. Lino Mestrinaro era già stato coinvolto in procedimenti per reati in materia ambientale.

Nell’inchiesta della magistratura veneziana è coinvolto anche Italo Battistella, operaio specializzato della Mestrinaro che, secondo la magistratura, potrebbe aver avuto un ruolo, seppur non di primo piano, nella vicenda. Nell’elenco degli indagati figura l’imprenditore castellano Loris Guidolin, cinquantenne titolare della “Adriatica Strade Costruzioni Generali”, con sede in via Circonvallazione Est, a Castelfranco Veneto. L’azienda è stata fondata nel 1984 proprio da Guidolin, che oggi ne è al timone, ed è specializzata nelle costruzioni edili e nei cantieri stradali. L’azienda di Loris Guidolin lavora spesso in subappalto. È molto conosciuta nella Castellana, dove tra l’altro ha realizzato varie opere per la pubblica amministrazione, tra cui la rotonda di Villarazzo. Nel ciclone di “Appalto scontato” è finito anche l’imprenditore veneziano Maurizio Girolami, titolare della “Intesa 3”, azienda con sede a Marghera.

Rubina Bon

Materiale pericoloso sotto il parcheggio P5 dell’aeroporto
 
Save Engeneering si dichiara all’oscuro di tutto Ora l’area dovrà essere chiusa per procedere con la bonifica
 
MESTRE – Parcheggio “P5”, rotatoria piccola di uscita dell’aeroporto Marco Polo di Tessera, anche qui inerte contaminato. E anche in questo caso campioni prelevati dai carabinieri del Noe, che confermano l’utilizzo del “Rilcem” della Mestrinaro di Treviso. Inerte sporco, contaminato e avvelenato da metalli pesanti che non doveva essere impiegato lì sotto. Invece, stando al calcolo dei carabinieri e della Procura di Venezia, per realizzare quel parcheggio, uno degli ultimi costruiti nell’aerostazione, ne sono state buttate oltre quattromila tonnellate. E anche lì sotto l’arsenico, il vanadio, il cobalto, il nichel e il cromo sono in percentuali elevate. Valori ben al di sopra di quelli previsti e concessi dalla legge in questi casi. Veleni che inevitabilmente finiscono nella falda acquifera e come tutti sanno in una zona dove la stessa falda è molto alta. E di conseguenza facile da essere raggiunta dalle sostanze inquinanti. Le oltre quattromila tonnellate di inerte avvelenato è stato venduto dalla “Mestrinaro” alla “Save Engineering Spa” incolpevole di quanto stava acquistando. Prima vittima, secondo gli inquirenti, di un sistema messo in piedi dalla ditta di Treviso per ingannare gli aquirenti e le leggi. E guadagnare più del dovuto. Ieri “Save Engineering Spa” si è detta all’oscuro di tutto. Sia del fatto di aver acquistato, involontariamente, i veleni, sia di eventuali prelievi eseguiti dagli inquirenti nel parcheggio “P5”. Del resto nessuna anomalia era emersa durante la realizzazione, alcuni anni fa, della stessa area di sosta. Ma le analisi dei carabinieri del Noe non lascerebbero scampo. Ci sono valori della presenza dei veleni anche del cento per cento superiori al limite massimo concesso dalla legge. “Save Engineering Spa” ha annunciato che nelle prossime ore saranno effettuate delle verifiche per capire quanto successo. Anche perché ora si prospetta la possibilità che il parcheggio, costato centinaia e centinaia di migliaia di euro, debba essere chiuso per consentire i lavori di bonifica. In sostanza dovrà essere ricostruito. Inoltre da capire se la falda è stata inquinata. Una falda molto legata alla laguna che si trova a nemmeno un chilometro dal parcheggio in questione. È facile ipotizzare che i veleni indicati dalle analisi degli inquirenti siano già in parte finiti in laguna. Come per “Autovie Venete” che stanno realizzando la terza corsia lungo l’A4, l’indagine dei carabinieri del Noe e della Procura di Venezia anche nel quartiere generale di Save ha creato stupore per quanto emerso durante questa prima fase dall’inchiesta. Anche perché non è chiaro cosa ora bisogna fare con questa bomba ecologica a quattro passi dal terzo aeroporto italiano.

Carlo Mion

LA REPLICA DELLA DITTA
 
«Aspettiamo le indagini con fiducia, siamo sereni»

ZERO BRANCO – È un terremoto quello che dalla Procura della Repubblica di Venezia si è abbattuto sulla Mestrinaro spa di Zero Branco. Gli indagati sono i fratelli Lino e Sandro Mario Mestrinaro, 59 e 53 anni, eredi della famiglia di imprenditori zerotini, e Italo Battistella, dipendente dell’ufficio ambiente della stessa ditta. Dopo il blitz dei carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico, scattato alle cinque della mattina di giovedì, ieri è stato un altro giorno difficilissimo per la Mestrinaro. «Confidiamo di dimostrare che l’attività è a norma», chiarisce l’avvocato Fabio Pinelli di Padova, che difende sia i fratelli Mestrinaro che Battistella. Il legale ha ricevuto l’incarico nella giornata di ieri. «L’ordinanza di sequestro è impegnativa, va attentamente studiata», aggiunge. Dal quartier generale della Mestrinaro in via Bertoneria a parlare è l’amministratore delegato del gruppo, Valeria Caltana, moglie di Lino Mestrinaro. «Prendiamo atto delle indagini. La Mestrinaro spa è totalmente serena rispetto all’operato», fa sapere l’amministratore delegato della società, «aspettiamo fiduciosi gli sviluppi delle indagini. La produttività non è assolutamente in discussione». Un messaggio, quello dell’ad Valeria Caltana, che vorrebbe allontanare gli spettri che in queste ore si stanno addensando sull’azienda. Il blitz alle 5. Lino e Sandro Mario Mestrinaro sono stati svegliati all’improvviso. Poco dopo un elicottero aveva perlustrato dall’alto l’area della Mestrinaro, mentre i dipendenti e i camion erano stati trattenuti in azienda. L’operazione che aveva richiesto il dispiegamento di una cinquantina di carabinieri del Nucleo operativo ecologico che hanno posto sotto sequestro un’area di 12 mila metri quadrati. Circa 5.900 tonnellate di rifiuti stoccati all’interno dei capannoni della Mestrinaro erano già stati posti sotto sequestro. Si tratterebbe, secondo quanto appreso dalla Procura, di rifiuti inquinati che la ditta “Intesa 3” di Marghera aveva conferito alla “Superbeton” di Ponte della Priula, che a sua volta aveva portato il materiale alla Mestrinaro. «È una partita di materiale che avevamo inviato alla Mestrinaro a suo tempo perché venisse trattata negli impianti della ditta. Quei rifiuti peraltro erano già stati sequestrati», chiarisce Roberto Grigolin, presidente della Superbeton, «quindi non siamo assolutamente coinvolti in questa vicenda giudiziaria». Rubina Bon

Ha smaltito le macerie dell’ex Umberto I
 
L’impresa trevigiana ha raccolto tra le polemiche i detriti del vecchio ospedale di Mestre

MESTRE – A Mestre la “Mestrinaro” è una ditta ben conosciuta. Infatti si è occupata dello smaltimento delle macerie dell’Umberto I dopo il suo abbattimento. Ha iniziato a lavorare in via Circonvallazione nell’aprile del 2009. Si è trattato di un cantiere che si è messo in moto molto lentamente. Un intervento curato dalla ditta Mestrinaro, incaricata dai privati che hanno acquisito l’area dall’Asl 12 Veneziana, di tutti i lavori legati all’abbattimento degli immobili dell’area da 220 mila metri cubi in cui doveva nascere entro il 2013 un nuovo pezzo di centro, con tre grattacieli con altezze tra i 115 e i 92 metri. Il 3 aprile l’impresa Mestrinaro ha cominciato ad operare all’interno dell’ex ospedale. La prima fase è stata quella del recupero dell’immondizia e del vecchio mobilio abbandonato nell’ex struttura ospedaliera con il trasporto all’Angelo a Zelarino. Materiale caricato sui camion di Veritas e che successivamente venne conferito per l’eliminazione. Quindi per vedere i primi camion uscire dall’area del cantiere ci sono volute alcune settimane. Solo successivamente presero il via le operazioni di demolizione vera e propria. L’area venne presidiata ancora per settimane da una guardia giurata. Il termine previsto per ultimare la demolizione era previsto tra il 31 dicembre e il febbraio 2010. Il lavoro terminò appunto nel 2010. Il piano coordinato con il Comune per ridurre al minimo l’impatto dei camion della demolizione e poi del successivo cantiere sulla viabilità dei Quattro Cantoni e di via Circonvallazione prevedeva che i camion in ingresso percorressero il sottopasso del Terraglio, i Quattro Cantoni, via Einaudi per poi entrare in piazzale Candiani, dal retro dell’ospedale. Per le uscite, i Tir utilizzavano il vecchio ingresso principale su via Circonvallazione, con direzione obbligata il sottopasso del Terraglio. L’impresa Mestrinaro si impegnò ad installare la segnaletica, tenere pulite le strade e monitorare i passaggi, prima su carta e poi con spire di controllo del traffico, per fornire alla Mobilità il quadro esatto ogni mese. Ma nonostante tutti questi accorgimenti la polvere causata dall’abbattimento e dalla movimentazione dei detriti fu la causa di numerose proteste da parte dei cittadini. E più di una volta dovettero intervenire le forze dell’ordine.

Tonnellate di rifiuti tossici usate per strade e parcheggi sotto inchiesta i vertici dell’azienda di Zero Branco e il castellano Loris Guidolin dell’Adriatica costruzioni

l’appalto dei veleni – Un’altra tegola sul capo dei lavoratori già alle prese con la cassa integrazione

BOMBA ECOLOGICA – Miscelati con il cemento arsenico, cromo e cobalto

IL RETROSCENA – Coinvolte nel giro di scorie altre due imprese venete

CONTROLLI del Noe nel cantiere di via Musestre che è sorto lungo la A4

IL BLITZ dei carabinieri nella sede della Mestrinaro a Zero Branco culminato nel sequestro di documenti e materiale

SOTTO ACCUSA – In quel cantiere di via Musestre tonellate di inerti non bonificati

VENEZIA – (mf) Nel mirino dei carabinieri, per il momento, è finito in particolare il cantiere di via Musestre a Roncade, quello in cui la Mestrinaro ha operato direttamente per la costruzione della terza corsia dell’A4, nell’ambito del primo lotto dei lavori che comprende il tratto da Quarto d’Altino a San Donà. Sei i sondaggi eseguiti sul materiale utilizzato che hanno rivelato il superamento significativo dei “valori-soglia” fissati dalla normativa in relazione a nichel, cromo, vanadio e cobalto. Sotto accusa c’è un “misto-cemento stabilizzato”, detto Rilcem, che viene impiegato in attività di ripristino ambientale e nella realizzazione dei sottofondi stradali. Secondo gli investigatori, la Mestrinaro non avrebbe effettuato alcun trattamento di bonifica, conseguendo un notevole risparmio sui costi di corretto smaltimento e nel contempo riuscendo a immettere nel mercato il materiale a prezzi concorrenziali.

Una bomba ecologica sotto la terza corsia della A4. E la Mestrinaro SpA di Zero Branco c’è dentro fino al collo, almeno a giudicare dagli accertamenti del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, al termine di una vasta operazione sul trattamento dei rifiuti. L’operazione infatti chiama in causa soprattutto l’azienda trevigiana dove è stato effettuato un consistente sequestro. Tutto era partito da una verifica, svolta con l’Arpav, su 5900 tonnellate di scarti dell’edilizia che dalla ditta Intesa 3 erano stati destinati agli impianti di recupero gestiti da Superbeton SpA di Ponte della Priula. In questi rifiuti, secondo quanto hanno accertato i pm Gava e Terzo, erano state trovate tracce di arsenico, piombo, rame, mercurio, floruri e altri minerali. Tutto materiale che non poteva essere gestito dalla ditta trevigiana in quanto le contaminazioni erano superiori ai limiti di legge. Una terza società, la Adriatica strade e costruzioni generali, avrebbe poi girato alla Mestrinaro 11.780 tonnellate di rifiuti provenienti da un cantiere di Mestre che anche in questo caso avevano un elevato livello di arsenico. A questo punto sono scattati i controlli e i carabinieri hanno scoperto che la Mestrinaro, tra il 2010 e il 2012, aveva ricevuto circa 40mila tonnellate di materiale inquinato. «Tutti questi rifiuti -hanno spiegato i carabinieri- in parte provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera oppure tramite Superbeton e Adriatica costruzioni, erano costituiti da terre, rocce da scavo e scorie derivanti da combustione contenenti sostanze contaminanti. Il materiale non veniva adeguatamente filtrato e veniva così creata una mescola non in grado di inertizzare i rifiuti».
Da questo processo di lavorazione si otteneva un composto che non poteva essere utilizzato, come invece è accaduto, per rampe, parcheggi o sottofondi stradali. «Come se non bastasse -ha aggiunto il capitano Donato Manca- la Mestrinaro ha spacciato e trasportato con la qualifica Rilcem (un misto cementato, ndr) mescole che contenevano altre sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel e cromo con valori che superavano la soglia. E ha poi commercializzato e immesso nell’ambiente inquinanti, limitandosi a mescolarli con calce, cemento e altri rifiuti». Da qui sono scattate le 5 denunce per traffico illecito di rifiuti contestata a Maurizio Girolami, veneziano della Intesa 3, a Loris Guidolin, di Castelfranco, responsabile della Adriatica, a Mario e Lino Mestrinaro, residenti a Zero Branco e a Italo Bastianella, responsabile ambiente della ditta.

Giampaolo Bonzio

IL COMUNE DI RONCADE«Autovie faccia subito chiarezza» anche la Rubinato vuole risposte

RONCADE – Anche l’amministrazione comunale di Roncade, facendosi portavoce delle preoccupazioni diffuse tra la popolazione in merito alla presenza di rifiuti tossici, si è mossa subito inviando nel pomeriggio di ieri una comunicazione ad Autovie Venete per avere al più presto delucidazioni sulla vicenda. «Dopo aver appreso dell’indagine su un bitume che potrebbe contenere rifiuti tossici –spiega il sindaco Simonetta Rubinato– abbiamo contattato il responsabile di Autovie per chiedere che venga fatta chiarezza sui materiali utilizzati nel cantiere della terza corsia, che per 9 km riguarda anche il nostro territorio. E seguiremo attentamente gli sviluppi».

L’EUROPARLAMENTARE – Da Zanoni l’appello al governatore «E adesso basta concessioni»

TREVISO – «È fondamentale che gli inquirenti stiano indagando sul traffico di rifiuti pericolosi che hanno portato al blitz di mercoledì alla Mestrinaro di Zero Branco. Mi auguro che, parallelamente, l’Arpav intervenga per scongiurare qualsiasi inquinamento ambientale, a tutela dei cittadini». È il commento dell’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della commissione Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare al Parlamento europeo, dopo il blitz del Noe. «Invito invece il governatore Zaia -ha poi chiuso Zanoni- a prendere una decisione sensata non concedendo per la terza volta il via libera al centro per il trattamento di rifiuti speciali sempre della Mestrinaro».

RESIDENTE – Luisa Marchioro lancia nuove accuse all’azienda

AMBIENTALISTA – Gino Spolaore si batte da anni contro gli effetti dell’ inquinamento

MEMORIA – Giuseppe Massaccesi chiede di trasferire le lavorazioni pericolose

I RESIDENTI DELLA BERTONERIA – Zero Branco schiuma rabbia «Ci è venuta la pelle d’oca»

Gli scioccanti risultati del blitz alimentano la tensione tra la gente «Intollerabile stoccare sostanze del genere a pochi passi dalle case»

«Dopo il blitz dell’altra mattina speriamo che le autorità si rendano conto che viviamo a pochi metri da una vera e propria bomba ecologica». Monta la rabbia tra gli abitanti della località Bertoneria a Sant’Alberto di Zero Branco che si battono contro l’attività della Mestrinaro Spa che tratta terre inquinate da bonificare per poi riutilizzarle come sottofondi stradali o in opere pubbliche. «I materiali tossici -dice Giuseppe Massaccesi, 77 anni, residente in via Sant’Antonio- devono trovare una diversa collocazione che non sia quella della lavorazione a ridosso delle abitazioni della Bertoneria. Abbiamo sempre detto che non abbiamo niente contro la famiglia Mestrinaro. Quello che interessa alle famiglie è vivere in un ambiente sano. Per anni abbiamo sopportato rumori notturni e polveri della lavorazione degli inerti. Di rifiuti speciali contenenti pericolose sostanze chimiche non ne vogliamo proprio sapere». In zona Bertoneria si parla anche di una forte incidenza di malattie tumorali. Niente di accertato ancora su base clinica e scientifica, ma ne fa cenno Luisa Marchioro, 55 anni, tre figli, che abita a pochi metri dalla Mestrinaro. «Mi sto curando da anni ormai. L’oncologa che mi segue non è certa che ci possa essere un collegamento diretto tra la mia malattia e la vicinanza con i rifiuti pericolosi. Mi ha però detto che sarebbe opportuno venisse fatta una ricerca scientifica. Dispiace quando si parla di posti di lavoro a rischio per gli operai della Mestrinaro, però la salute della gente deve venire prima di tutto». Di bomba ecologica parla anche Gino Spolaore ambientalista della Bertoneria: «Fa venire la pelle d’oca leggere quello che i carabinieri del Noe hanno trovato nella perquisizione fatta alla Mestrinaro. Un mix di sostanze chimiche ad alto contenuto tossico stoccate a pochi metri da dove si coltivano il radicchio rosso e gli asparagi e dove ci sono le falde acquifere». Intanto le organizzazioni sindacali cui aderiscono il centinaio di lavoratori della Mestrinaro sono mobilitate per cercare di contenere il pericolo di un ulteriore ricorso alla cassa integrazione fatta dall’azienda negli ultimi mesi.
I VICINI DELL’AZIENDA – Esplode la rabbia: «Viviamo accanto a una bomba ecologica»

«Viviamo a pochi metri da una vera e propria bomba ecologica». Sono furenti gli abitanti di Zero Branco che da anni convivono con l’attività della Mestrinaro Spa. «I materiali tossici – dice Giuseppe Massaccesi, 77 anni – devono trovare una diversa collocazione che non sia quella della lavorazione a ridosso delle abitazioni della zona. Quello che interessa alle famiglie è vivere in un ambiente sano. Per anni abbiamo sopportato rumori notturni e polveri della lavorazione degli inerti. Di rifiuti speciali contenenti pericolose sostanze chimiche non ne vogliamo proprio sapere». Di bomba ecologica parla anche Gino Spolaore: «Fa venire la pelle d’oca leggere quello che i carabinieri del Noe hanno trovato. Un mix di sostanze chimiche ad alto contenuto tossico stoccate a pochi metri da dove si coltivano il radicchio rosso e gli asparagi e dove ci sono le falde acquifere».

I rifiuti tossici? Nel bitume della A4

Dopo i sequestri, denunciati i fratelli Lino e Mario Mestrinaro e altri 3 dirigenti

«Siamo sereni, l’attività non si ferma» poi il cda si affida a un avvocato di Padova

Giornata agitatissima quella di ieri alla Mestrinaro e non poteva essere altrimenti. Già al mattino si è riunito d’urgenza il consiglio di amministrazione per esaminare a fondo la faccenda. L’unica dichiarazione ufficiale da parte dei vertici l’ha rilasciata nel tardo pomeriggio l’amministratore delegato Valeria Caltana: «Prendiamo atto delle indagini in corso della Procura della Repubblica di Venezia -ha detto in una nota diffusa alla stampa- ma la Mestrinaro SpA è assolutamente serena rispetto al proprio operato. L’attività dell’azienda resta immutata nella fiduciosa attesa che le indagini portino maggiore chiarezza nei prossimi giorni». Nel frattempo la Mestrinaro ha affidato la propria difesa all’avvocato padovano Fabio Pinelli. «Domani inizierò a studiare le carte nel dettaglio -ha puntualizzato il legale- Da quanto ho potuto apprendere ritengo che la Mestrinaro abbia sempre agito nella piena regolarità». Non aggiunge altro Pinelli che nelle prossime ore dovrebbe partecipare a un vertice con i manager e i titolari dell’azienda di Zero Branco per studiare le contromosse all’azione della Procura distrettuale antimafia. Da quanto filtra l’avvocato dovrebbe avvalersi della consulenza di un esperto in materia di rifiuti pericolosi e di “veleni”. «Per il momento le contestazioni non ci permettono di capire molto», ha aggiunto il legale padovano.

 

Sostanze tossiche sotto la terza corsia – Mestrinaro indagata

I carabinieri hanno scoperto il materiale sotto la A4 e in un park del Marco Polo. Nel mirino la ditta Mestrinaro di Zero Branco

OPERAZIONE “APPALTO SCONTATO” – Tutto è partito da un controllo sugli scarti edilizi di una ditta di Marghera

LE ANALISI – Nelle scorie scoperti piombo, rame, mercurio, floruri e altre sostanze

L’OPERAZIONE – I mezzi della ditta Mestrinaro di Zero Branco

Rifiuti pericolosi sotto terza corsia e aeroporto

VENEZIA – Sostanze pericolose sui lavori della terza corsia dell’autostrada A4 e su un parcheggio dell’aeroporto Marco Polo. È quanto hanno accertato i carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico al termine di una vasta operazione sui trattamenti dei rifiuti. L’operazione, illustrata dal Procuratore Luigi Delpino e dell’aggiunto Carlo Mastelloni, ha comportato anche alcune perquisizioni domiciliari.
Nel mirino dell’operazione “Appalto scontato” è così finita soprattutto la ditta Mestrinaro di Zero Branco dove i carabinieri hanno effettuato un sequestro di oltre 12mila metri quadrati.
Tutto era partito da una verifica, svolta con l’Arpav, su 5900 tonnellate di scarti dell’edilizia che dalla ditta Intesa 3 di Marghera erano stati destinati agli impianti di recupero gestiti da Superbeton spa di Susegana Ponte della Priula. In questi rifiuti, secondo quanto è stato accertato dai pm Gava e Terzo, erano state trovate tracce di arsenico, piombo, rame, mercurio, floruri ed altri minerali. Tutto materiale che non poteva essere gestito dalla ditta trevigiana in quanto le contaminazioni erano superiori ai limiti di legge. Una terza società, la Adriatica strade e costruzioni generali, avrebbe poi girato alla Mestrinaro spa di Zero Branco 11.780 tonnellate di rifiuti provenienti da un cantiere di Mestre che anche in questo caso avevano un elevato livello di arsenico. A questo punto sono scattati i controlli e i carabinieri hanno scoperto che la Mestrinaro spa, tra il 2010 e il 2012 aveva ricevuto circa 40mila tonnellate di questo materiale inquinato. «Tutti questi rifiuti – hanno spiegato i carabinieri del Noe – in parte provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera oppure tramite Superbeton e Adriatica costruzioni, erano costituiti da terre, rocce da scavo, scorie derivanti da combustione contenenti sostanze contaminanti. Il materiale non veniva adeguatamente filtrato e veniva così creata un mescola non in grado di inertizzare i rifiuti». Da questo processo di lavorazione si otteneva un composto che non poteva essere utilizzato, come invece è accaduto, per rampe autostradali, parcheggi o altro ancora.
L’indagine ha permesso di accertare che la Mestrinaro avrebbe acquistato materiale a 29 euro a tonnellata e invece di bonificarlo, ad un costo di 45 euro a tonnellata, lo trattava e lo rimetteva in circolazione a 39 euro a tonnellata.
«Come se non bastasse – ha aggiunto il capitano Donato Manca – la Mestrinaro ha spacciato e trasportato con la qualifica Rilcem (un misto cementato per sottofondi stradali) mescole che contenevano sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel e cromo con valori che superavano la soglia. Ed ha poi commercializzato e immesso nell’ambiente rifiuti inquinanti, limitandosi a mescolarli con calce, cemento ed altri rifiuti».
Da qui sono scattate le cinque denunce per traffico illecito di rifiuti. La violazione delle legge 260 è contestata a Maurizio Girolami, veneziano della Intesa 3, Loris Guidolin, di Castelfranco responsabile della Adriatica, Mario e Lino Mestrinaro, residenti a Zero Branco e a Italo Bastianella, responsabile ambiente della ditta.

Gianpaolo Bonzio

 

Scarti tossici nel cemento in A4 e in un park del “Marco Polo”

CINQUE INDAGATI – Maxisequestro alla ditta Mestrinaro di Zero Branco.  «Ha mescolato scarti tossici al cemento per i cantieri»

L’INCHIESTA – Sigilli a un’area di 12 metri quadri. Stoccati rifiuti per 4mila metri cubi

Il sequestro preventivo disposto dal gip Liguori, come hanno spiegato ieri il Procuratore Luigi Delpino e l’aggiunto Carlo Mastelloni, nei confronti della ditta Mestrinaro ha interessato un’area di stoccaggio, sia coperta che scoperta, di circa 12mila metri quadrati. In questa zona erano stati depositati rifiuti per circa 4mila metri cubi. Per quanto riguarda l’inquinamento sulle opere pubbliche (dall’aeroporto alla terza corsia dell’autostrada) va detto che questo potrebbe dar vita, in futuro, ad eventuali carotaggi per verificare che, in base alla legge sui rifiuti, ci siano problemi concreti per quel tipo di progetto.

IL PRECEDENTE – Autostrada sotto controllo anche per infiltrazioni mafiose

Sorvegliati speciali. Sono i cantieri lungo l’A4 attivi nelle costruzione della Terza Corsia. Come tutte le grandi opere pubbliche in cui il rischio delle infiltrazioni mafiose attraverso il sistema degli appalti e dei subappalti è sempre in agguato e che una specifica normativa statale, recepita anche dalla Prefettura lagunare, impone dei monitoraggi continui a scopo preventivo. L’ultimo blitz, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, risale allo scorso febbraio quando gli appositi gruppi interforze, composti da carabinieri, guardia di finanza e polizia, hanno passato al setaccio il cantiere di Meolo, con accesso da via Castelletto, dove si stava realizzando il nuovo cavalcavia sulla Treviso-Mare. Censite tutte le ditte impegnate, identificati tutti gli operai presenti, controllate tutte le macchine operatrici e gli apparecchi utilizzati. Lo scorso anno analoghi ispezioni nelle attività in essere nei comuni di Noventa di Piave e di Fossalta di Piave, le quali non hanno rilevato alcuna operazione dubbia o riconducibile a qualche attività illecita. Sopralluoghi di routine allo scopo di rllevare eventuali irregolarità o anamalie.

LA SCHEDA – Nell’ottobre 2011 il via ai lavori tra Quarto e San Donà

I lavori di realizzazione del primo lotto Quarto d’Altino-San Donà di Piave della terza corsia della A4 sono iniziati nell’ottobre 2011, dopo le operazioni preliminari di disboscamento, bonifica bellica e spostamento delle interferenze, sotto la direzione dell’impresa Impregilo, che aveva ottenuto l’appalto per l’ampliamento dell’autostrada. Fin dall’avvio dei lavori è stata decisa l’apertura contemporanea dei cantieri vicini, anziché uno dopo l’altro, com’era stato inizialmente previsto. Una serie di interventi collegati alla terza corsia ha impegnato finora le imprese che operano nella A4, per la costruzione dei nuovi cavalcavia, più lunghi dei precedenti sovrappassi, e per la sistemazione della viabilità locale di collegamento.
Sono stati infatti rifatti i cavalcavia di Noventa di Piave, Roncade, Monastier e l’ultimo, a Meolo, aperto qualche settimana fa, con poderosi interventi che hanno richiesto la ripetuta chiusura notturna dell’autostrada. Complessivamente le opere collegate alla terza corsia sono cinque nuovi ponti, otto cavalcavia e quattro sottopassi. L’intervento qualificante del tratto autostradale è stato comunque la realizzazione del nuovo casello autostradale Meolo-Roncade, concluso a tempo di record ed inaugurato il 16 ottobre dello scorso anno, anche se è ancora aperto solo parzialmente. Il casello è stato direttamente collegato ad una nuova rotatoria sulla Treviso-mare, la strada verso Jesolo. Il completamento del tratto Quarto d’Altino-San Donà della terza corsia è previsto per il 2015. (E. Fur.)

L’APPALTO – Una cordata di imprese con Impregilo e Mantovani

A4, veleni sotto la terza corsia

Arsenico, mercurio e altre sostanze usate anche per il fondo di un parcheggio dell’aeroporto

Sostanze pericolose sui lavori della terza corsia dell’autostrada A4 e su un parcheggio dell’aeroporto Marco Polo. È quanto hanno accertato i carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico al termine di una vasta operazione sui trattamenti dei rifiuti. Nel mirino dell’operazione “Appalto scontato” è così finita la ditta Mestrinaro di Zero Branco dove i carabinieri hanno effettuato un consistente sequestro. Tutto era partito da una verifica, svolta con l’Arpav su 5900 tonnellate di scarti dell’edilizia che dalla ditta Intesa 3 erano stati destinati agli impianti di recupero gestiti da Superbeton spa di Susegana Ponte della Priula. In questi rifiuti, secondo quanto è stato accertato dai pm Gava e Terzo, erano state trovate tracce di arsenico, piombo, rame, mercurio, floruri ed altri minerali. Tutto materiale che non poteva essere gestito dalla ditta trevigiana in quanto le contaminazioni erano superiori ai limiti di legge. Una terza società, la Adriatica strade e costruzioni generali, avrebbe poi girato alla Mestrinaro spa di Zero Branco 11.780 tonnellate di rifiuti provenienti da un cantiere di Mestre che anche in questo caso avevano un elevato livello di arsenico. A questo punto sono scattati i controlli e i carabinieri hanno scoperto che la Mestrinaro spa, tra il 2010 e il 2012 aveva ricevuto circa 40mila tonnellate di questo materiale inquinato. «Tutti questi rifiuti – hanno spiegato i carabinieri del Noe – in parte provenienti da alcuni cantieri di Mestre e Marghera oppure tramite Superbeton e Adriatica costruzioni, erano costituiti da terre, rocce da scavo, scorie derivanti da combustione contenenti sostanze contaminanti. Il materiale non veniva adeguatamente filtrato e veniva così creata un mescola non in grado di inertizzare i rifiuti».
Da questo processo di lavorazione si otteneva un composto che non poteva essere utilizzato, come invece è accaduto, per rampe, parcheggi o altro ancora. «Come se non bastasse – ha aggiunto il capitano Donato Manca – la Mestrinaro ha spacciato e trasportato con la qualifica Rilcem (un misto cementato per sottofondi stradali) mescole che contenevano sostanze inquinanti come vanadio, cobalto, nichel e cromo con valori che superavano la soglia. Ed ha poi commercializzato e immesso nell’ambiente rifiuti inquinanti, limitandosi a mescolarli con calce, cemento ed altri rifiuti».
Da qui sono scattate le cinque denunce per traffico illecito di rifiuti. La violazione delle legge 260 è contestata a Maurizio Girolami, veneziano della Intesa 3, Loris Guidolin, di Castelfranco responsabile della Adriatica, Mario e Lino Mestrinaro, residenti a Zero Branco e a Italo Bastianella, responsabile ambiente della ditta.

L’APPALTO – Una cordata di imprese con Impregilo e Mantovani

I DETTAGLI – Nel mirino è finito in particolare il cantiere di via Musestre a Roncade

Rilcem, quel materiale comprato e rivenduto senza alcuna bonifica

Sotto la lente d’ingrandimento dei carabinieri del Noe, per il momento, è finito in particolare il cantiere di via Musestre a Roncade, quello in cui la Mestrinaro ha operato direttamente per la costruzione della Terza corsia dell’A4, nell’ambito del primo lotto dei lavori, che comprende il tratto da Quarto d’Altino a San Donà di Piave. Sei i sondaggi eseguiti sul materiale utilizzato che hanno rivelato il superamento in maniera significativa dei “valori-soglia” fissati dalla normativa in relazione a nichel, cromo, vanadio, cobalto. Sotto accusa il cosiddetto Rilcem, vale a dire un “misto-cemento stabilizzato” che viene impiegato in attività di recupero e di ripristino ambientale e nella realizzazione dei sottofondi stradali, che secondo gli investigatori, al Mestrinaro ha ricavato senza alcun trattamento di bonifica, conseguendo un notevole risparmio sui costi di corretto smaltimento e nel contempo riuscendo a immettere nel mercato il materiale in oggetto a prezzi oltremodo concorrenziali: comperato a 29 euro a tonnellata e rimesso in circolazione a 39 euro, quando il trattamento di bonifica ne costerebbe 49 a tonnellata. Tra il 2011 e il 2012 è stato calcolato che sono state oltre 34mila le tonnellate di Rilcem contaminato scaricate lungo la Venezia-Trieste, causando anche la conseguente contaminazione dell’ambito di destinazione.
E fra gli aspetti più gravi sui cui puntano il dito gli inquirenti, c’è anche il fatto che in base al regime di tracciabilità adottato dalla Mestrinaro spa non è possibile stabilire né quali trattamenti abbiano subito le singole forniture di Rilcem né se le forniture di Rilcem contaminato siano state vendute ad altri acquirenti magari del tutto ignari.
Autovie Venete, interpellate in merito all’inchiesta, ha ribadito che non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale e in una nota diffusa precisa che «tutti i materiali fatti entrare in cantiere, compresi quindi quelli forniti dalla ditta Mestrinaro, provengono da impianti autorizzati e periodicamente sottoposti a controlli e analisi. Fino ad ora nessuna analisi ha rilevato anomalie». La società inoltre spiega che non ha alcun rapporto diretto con la Mestrinaro spa, bensì con l’Ati “La Quado”, vincitrice della gara da 427 milioni, composta Impregilo spa (capofila), Mantovani spa, (finita nell’occhio del ciclone dopo l’arresto per maxi frode fiscale del presidente Piergiorgio Baita, successivamente dimessosi dalla carica, e che è ancora in carcere) Coveco, Socostramo srl e Carron Angelo spa. Allo stato non è ancora chiaro se questa vicenda possa avere riflessi o meno anche su tutto il sistema degli appalti e dei subappalti.

LA DIFESA – L’azienda riunisce il cda

Il legale: «Siamo sereni sul nostro operato»

Giornata agitatissima quella di ieri alla Mestrinaro e non poteva essere altrimenti. Già al mattino si è riunito d’urgenza il consiglio di amministrazione per esaminare a fondo la faccenda. L’unica dichiarazione ufficiale da parte dei vertici l’ha rilasciata nel tardo pomeriggio l’amministratore delegato Valeria Caltana: «Prendiamo atto delle indagini in corso della Procura della Repubblica di Venezia – ha detto in una nota diffusa alla stampa – ma la Mestrinaro SpA è assolutamente serena rispetto al proprio operato. L’attività dell’azienda resta immutata nella fiduciosa attesa che le indagini portino maggiore chiarezza nei prossimi giorni». Nel frattempo la Mestrinaro ha affidato la propria difesa all’avvocato padovano Fabio Pinelli. «Domani inizierò a studiare le carte nel dettaglio – ha puntualizzato il legale – Da quanto ho potuto apprendere ritengo che la Mestrinaro abbia sempre agito nella piena regolarità». Non aggiunge altro Pinelli che nelle prossime ore dovrebbe partecipare a un vertice con i manager e i titolari dell’azienda di Zero Branco per studiare le contromosse all’azione della Procura distrettuale antimafia. Da quanto filtra l’avvocato dovrebbe avvalersi della consulenza di un esperto in materia di rifiuti pericolosi e di “veleni”. «Per il momento le contestazioni non ci permettono di capire molto», ha aggiunto il legale padovano.

 

ZERO BRANCO – Il sospetto: scarti ospedalieri o radioattivi nel materiale utilizzato per i sottofondi stradali

I carabinieri del Noe mettono sotto sequestro un sito di stoccaggio inerti

Marcato (Cisl): «A rischio una ventina di posti»

L’INDAGINE – Il materiale ritenuto sospetto usato nei fondi autostradali

IL BLITZ La Procura antimafia ipotizza la presenza di scarti pericolosi lavorati a Sant’Alberto

Traffico di rifiuti: maxi sequestro

Blitz dei carabinieri alla Mestrinaro: sigilli su un’area di 10 ettari con 5900 tonnellate di inerti

Associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti pericolosi: è questa, in estrema sintesi, l’accusa che, ieri mattina, su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Venezia, ha fatto scattare il blitz che ha portato i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Venezia e Treviso nell’azienda Mestrinaro di Zero Branco. Quali rifiuti pericolosi e quale il loro utilizzo? Bocche cucite degli inquirenti, ma da quanto trapela si potrebbe trattare di rifiuti pericolosi ospedalieri (ma in linea di principio non si possono escludere né quelli radioattivi né quelli tossico nocivi). “Immondizie” pericolose che potrebbero essere entrate nel ciclo di lavorazione dell’azienda di Zero Branco per la produzione di inerti.
La destinazione di tali inerti? Ieri si rincorreva una lunga serie di ipotesi ma, da quanto si è appreso in ambienti giudiziari, sembrerebbe che “i rifiuti pericolosi” posti sotto sequestro a Zero Branco potessero avere un collegamento con la realizzazione della terza corsia dell’autostrada Venezia – Trieste (da mesi la Mestrinaro spa fornisce sottofondi stradali per la A4). Nessuna conferma dagli inquirenti, ma sarebbe questa la pista.
Ma, ieri, a smentirla decisamente è stata la stessa Mestrinaro. «È stata sequestrata – la tesi dell’azienda – l’area sulla quale erano stoccati rifiuti già nei fatti sigillati. Non a caso l’azienda ha continuato a lavorare regolarmente». Praticamente un semplice atto dovuto. Resta il fatto che il procuratore Carlo Mastelloni dovrebbe illustrare e chiarire i risvolti di una vicenda ancora in parte oscura, ma che ha portato al sequestro di un’area di 10 ettari sulla quale si trovano 5900 tonnellate di rifiuti. La Mestrinaro, per l’accusa, con la collaborazione o in collegamento con altre aziende e con l’obiettivo di conseguire un ingiusto profitto, avrebbe messo in atto una serie di operazioni violando la legge sul traffico di rifiuti (il particolare l’articolo 260). Utilizzando mezzi e attività continuative organizzate, avrebbe così ceduto, ricevuto, trasportato o comunque gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti.

L’AZIENDA – La direzione precisa che le maestranze ieri hanno lavorato normalmente

«Non c’è stato blocco dell’attività»

Il blitz di ieri mattina dei carabinieri del Noe alla Mestrinaro, in via Bertoneria a Sant’Alberto di Zero Branco, ha suscitato clamore tra gli abitanti della zona. Sorpreso in particolare il Comitato che si batte da anni contro l’ampliamento dell’azienda.
Com’è noto, il 16 gennaio scorso la commissione regionale Via (valutazione di impatto ambientale) ha detto sì al progetto di ampliamento della ditta e ha consentito di trattare, oltre agli inerti, anche i rifiuti speciali di derivazione industriale (terre inquinate da bonificare per poi essere reimpiegate come sottofondi stradali). Proprio di questo materiale, che è in attesa di bonifica, sono stoccate circa 5.900 tonnellate nel deposito della Mestrinaro. Materiale che risulta essere stato posto sotto sequestro.
A proposito del blitz di ieri, caratterizzato da un largo dispiegamento di carabinieri e dall’utilizzo di elicottero, la direzione della Mestrinato spa, con alla testa Valeria Caltana presidente del cda, ha fatto sapere che l’azione dei carabinieri del Noe è servita a mettere sotto sequesto l’area dove sono stoccati i materiali inquinati già oggetto di sequestro. Sempre i vertici della Mestrinaro ricordano che non c’è stato nessun blocco dell’attività e che le maestranze dell’azienda hanno potuto continuare normalmente il loro lavoro. Di più. La società conferma di essere in attesa di ottenere dalla Giunta regionale il decreto per l’apertura dell’impianto di trattamento dei rifiuti speciali, come logica conseguenza del benestare ottenuto dal Via il 16 gennaio.

 

IL SINDACO «Le autorità ora devono rassicurare i residenti»

ZERO BRANCO – (N.D.) «Si faccia la necessaria chiarezza a tutti i livelli istituzionali perchè sulla salute dei cittadini e sulla salvaguardia ambientale non sono ammesse pastoie burocratiche o mezze verità dette sottovoce». Lo dice il sindaco di Zero Branco, Mirco Feston, a proposito dei blitz di ieri alla Mestrinaro. «Sono certo che le competenti autorità diranno cos’è realmente accaduto nell’interesse generale, e soprattutto per tranquillizzare la gente della zona della Bertoneria che è rimasta impressionata dalla massiccia presenza di carabinieri e dei reparti speciali dell’Arma per la tutela ambientale». Il sindaco Feston è da sempre contrario all’ampliamento dell’attività della Mestrinaro. Contro il progetto dell’impianto di trattamento per rifiuti speciali il Comune di Zero Branco è pronto a ricorrere per la terza volta al Consiglio di Stato.

 

I CARABINIERI del Noe ieri alla Mestrinaro per eseguire il sequestro dell’area

ZERO BRANCO – (N.D.) «La situazione occupazionale di un numero sempre maggiore di aziende trevigiane è esplosiva». Parole del sindacalista Alessandro Marcato (Filca-Cisl) che ieri mattina si è precipitato davanti ai cancelli della Mestrinaro, appena avuta notizia di quello che stava succedendo all’interno dell’azienda che dà lavoro ad una novantina di operai. «Se non si sblocca la grave situazione di stallo che da tanto tempo condiziona il piano di sviluppo dell’attività della Mestrinato – dice Marcato – c’è il concreto pericolo che alla ventina di operai già messi in cassa integrazione se ne aggiungano parecchi altri. È stata avviata una trattativa per rendere compatibile l’ampliamento dell’azienda con il rispetto dell’ambiente. Le parti in causa devono poter trovare un accordo com’è avvenuto altrove».

 

Nuova Venezia – “Urge la barriera verde in tangenziale”

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4

apr

2013
Dopo l’indagine sulle malattie da smog gli ambientalisti chiedono interventi. E c’è delusione: «Città senza risarcimento»

«I dati dell’indagine epidemiologica fotografano una situazione che è la conseguenza del traffico intensissimo degli anni ’80 e ’90. Ma questo non significa non lavorare, oggi, per un utilizzo urbano della tangenziale di Mestre e la realizzazione del corridoio ecologico, con un cuscinetto di alberi a protezione dell’area urbana». L’assessore all’Ambiente del Comune, Gianfranco Bettin, che in tangenziale fu tra i primi a salire in bicicletta per protestare contro il traffico, non intende archiviare il caso tangenziale. I dati dell’indagine epidemiologica commissionata dal Comune all’Università di Padova confermano quel che si temeva: vivere vicino ad una fonte di smog come la tangenziale ha fatto ammalare tanti di bronchiti e malattie cardiache. Non si è potuto indagare sui tumori, conferma Rocco Sciarrone, dirigente del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 12, perché «servono dati medici per un lasso temporale di almeno 30 anni».

Ma l’indagine basta a riaprire la “ferita” di una città che ha dovuto convivere per decenni con una autostrada a pochi metri da piazza Ferretto e punte di traffico di 180 mila veicoli al giorno, ora, grazie al Passante, scesi a meno di 100 mila giornalieri. Senza alcun vero risarcimento. Vive male, ancora oggi, chi vive in via Tagliamento, sul Terraglio, vicino all’istituto Farina alla Cipressina.

Il Cocit, il coordinamento contro il traffico da tangenziale, ora chiede di tornare a valutare correttivi al sistema tangenziale. Interventi che trovano la sintonia di vedute dell’assessore comunale.

«Se non si vuole arrivare allo smantellamento della tangenziale è tempo di realizzare davvero il corridoio ecologico, con più piante a protezione del viadotto e garantirne un uso urbano», dice Bettin che vuole riprendere il dialogo con la concessionaria autostradale, ora la Cav. Tra Mestre e zona del Passante «la cappa di smog è unica», ricorda.

Delusione, invece, nelle parole di alcuni dei protagonisti delle lotte ambientaliste contro lo smog killer della tangenziale. Fabio Toffanin, ex voce di via Fradeletto ed ex consigliere comunale passato dal Pd all’Udc, lo ammette chiaramente. «Sono state battaglie di anni, ben dodici anni, che hanno comportato tempo, soldi, impegno per un risultato che oggi viene confermato dall’indagine epidemiologica ma che era palese già allora: di traffico ci si ammala. Un risarcimento la città non l’ha avuto e la cosa più triste è che, anche davanti alle evidenze scientifiche, non cambia nulla. E questo alla fine delude profondamente». Michele Boato avverte: «Tornare a parlare di tunnel e di altre soluzioni ipotizzate in passato come i Bivi, oggi è inutile. Chiediamo piuttosto di creare lungo la tangenziale una vera barriera verde e non solo qualche arbusto e barriere che alzano e spostare più in là le polveri. Gli alberi depurano l’aria, non le barriere». Interviene anche Federico Camporese, giovane coordinatore di Sel a Mestre: «Pretendiamo che l’amministrazione proceda con ogni mezzo per arrivare al declassamento ad uso locale della tangenziale e alla realizzazione del corridoio ecologico. Confrontandosi attivamente e, da subito, con tutti i soggetti coinvolti in questa partita». Partita che Sel lega ad uno stop definitivo al progetto di raddoppio della pista aeroportuale, al blocco del progetto Alles a Marghera e al fermo delle grandi navi in laguna. «Questo scenario sarà per noi l’unico immaginabile e condivisibile per una città del domani».

Mitia Chiarin

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Nuova Venezia – Bronchiti e infarti mali da tangenziale

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3

apr

2013

L’indagine su 150 mila persone, lo smog negli anni ’80/90 ha fatto ammalare: cardiopatie +12%, tosse cronica +8%

Tra quanti vivono a ridosso della tangenziale di Mestre, le malattie cardiache e respiratorie incidono più delle stime nazionali. E confermano un sospetto evidente a molti: lo smog da tangenziale fa ammalare. Per la cardiopatia ischemica l’incidenza è del 12 per cento, per l’infarto è del 13 per cento, per le bronchiti croniche siamo al 8 per cento e poi c’è un 14 per cento in più di diabete, malattia non solitamente legata ai “mali” da smog da traffico. Percentuali che si riducono se si ha disponibilità economiche e cultura. Valutando gli aspetti socio-economici dei pazienti, l’incidenza cala: 9 per cento per la cardiopatia, 10 per cento per l’infarto, 5 per cento per la bronchite cronica e 9 per cento per il diabete. Dati che non sono inattesi. Un decennio di battaglie e denunce ambientaliste trovano ora conferme, anche se tardive. Di certo, sono i primi dati a disposizione dei cittadini quelli dell’indagine epidemiologica “sugli effetti per la salute umana dell’inquinamento dalla tangenziale di Mestre”, sollecitata dal Coordinamento contro l’inquinamento da Tangenziale (CO.Cit), e curata dal professor Lorenzo Simonato del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova, su incarico del Servizio Programmazione sanitaria e dell’Assessorato del Comune, con la collaborazione di Arpav e Asl 12 Veneziana. I risultati dell’indagine sono stati presentati ieri mattina in via Palazzo dal professor Simonato assieme all’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, il coadiutore del sindaco alla Sanità, Bruno Centanini, il responsabile del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 12, Rocco Sciarrone, il direttore dell’Arpav Renzo Biancotto. Un anno e mezzo di lavoro indagando su certificati di morte, schede di dimissione ospedaliera, prescrizioni farmaceutiche, esenzioni dal ticket di quasi 150 mila assistiti e incrociandoli con i dati del censimento 2001 per georeferenziarli e collegarli alle zone di maggiore inquinamento vicino alla tangenziale. Indagati gli anni tra 2001 e 2009, prima dell’entrata in funzione del Passante. Nella fascia più vicina alla tangenziale si sono studiate le condizioni di salute di 4.695 persone ( 3,16%). Altri 34.564 cittadini ( il 23,2 per cento) vivono nella fascia mediana e 109.414 in quella esterna (73,5 per cento). Per una indagine sui tumori ci vorrà molto più tempo. «Questa non è la fine del nostro lavoro, ma solo l’inizio», dice Simonato. La relazione spiega: «Le patologie croniche specifiche del sistema cardiorespiratorio sono riconducibili all’inquinamento prodotto negli anni dalla tangenziale. Le patologie messe in evidenza sono la fase conclusiva di processi cronico degenerativi che si svolgono nel corso di decenni e che sono irreversibili». E si ipotizza che le esposizioni più rilevanti «risalgano agli anni ’80 e ’90 alle quali vanno fatti risalire gli effetti nocivi riscontrati e che l’indagine abbia prevalentemente indagato la coda di quel processo». Questo spiegherebbe la bassa incidenza di asma e polmoniti. Chi, negli anni ha avuto più a cuore la questione ambientale della terraferma, ha scelto di andare a vivere lontano dalla tangenziale. E oggi? Serviranno altre indagini per dire se il Passante ha davvero migliorato le cose.

Mitia Chiarin

 

«La nostra città ha pagato un caro prezzo»
 
Bettin annuncia nuove campagne di rilevazioni per le Grandi navi e nelle vie Fradeletto e Trieste

«La nostra città sta pagando da tempo un caro prezzo, in termini di salute e di qualità della vita, per aver dato all’Italia sia il polo chimico di Porto Marghera che la tangenziale di Mestre, snodo viario nazionale che ha fatto grande il Nordest. Due infrastrutture che hanno contribuito allo sviluppo del Paese, ma sulle quali la città non ha mai potuto dire la sua e ha pagato un prezzo altissimo. L’indagine è davvero un lavoro di qualità, un esempio di collaborazione positiva tra enti e cittadini, che deve diventare un modello da replicare». Sia l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin che il dottor Rocco Sciarrone dell’Asl 12 e il professor Lorenzo Simonato promettono che ora l’indagine epidemiologica sugli effetti nocivi della tangenziale andrà avanti, per indagare anche cosa è successo sul fronte della salute dei mestrini dopo l’apertura del Passante e la riduzione del traffico in tangenziale, sceso da 180 mila mezzi giornalieri a poco meno di 100 mila (fonti è dell’associazione Cocit su dati forniti dalla Cav). Una questione che non tramonta: «Porto, aeroporto, traffico all’Aev Terraglio con i nuovi centri commerciali sono temi che vanno tenuti sotto controllo», avverte Diego Saccon. Diabete, asma, polmoniti sono da indagare ulteriormente per capire l’alta incidenza del primo e la bassa dei secondi ma che lo smog sia correlata con le malattie respiratorie è noto anche grazie ad una recente indagine epidemiologica svolta sui bambini di Dolo. Lo studio sui dati clinici sulla salute della popolazione andrà avanti, ma andranno avanti anche le campagne straordinarie di controllo della qualità dell’aria. Arpav e Comune, dicono Renzo Biancotto e Anna Bressan, stanno lavorando con centraline mobili a Murano, in centro storico. Altre due campagne interesseranno il passaggio delle grandi navi in bacino San Marco. In terraferma sorvegliata speciale sarà via Fradeletto, zona ad alto traffico. Il comitato residenti ieri ha protestato con Luciano Pescarollo: «Con 27 mila transiti giornalieri e la vicinanza alla tangenziale noi saremmo da considerare in fascia A. Per 20 anni ci è sempre stato detto che la Fradeletto si sarebbe svuotata. Ma gli egoismi di altre zone del centro non impediscono i transiti sotto le nostre finestre». Bettin ha ribattuto alla critica: «Questo non ha a che vedere con la ricerca; per via Fradeletto ci sarà una attenta analisi». Le centraline mobili arriveranno anche in via Trieste, a Marghera. (m.ch.)

 

Oltre dieci anni di proteste e attese Il Cocit: «Ora serve il corridoio ecologico» 

Una indagine richiesta fin dal 2002 e arrivata oltre un decennio dopo, quella sulla tangenziale. E la speranza oggi di veder concretizzarsi il sogno indicato dal Piano di assetto del territorio: «Un uso prevalentemente locale della tangenziale e la realizzazione del corridoio ecologico, anche con un’eventuale delocalizzazione di edifici», dice Diego Saccon. La richiesta è del coordinamento contro l’inquinamento da tangenziale. L’associazione ricorda: «Dobbiamo la realizzazione di questo importante studio alle capacità scientifiche e tecniche del Laboratorio di Sanità Pubblica e Studi di Popolazione dell’Università di Padova, del Dipartimento di Venezia dell’ARPAV e del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 12 veneziana ma questa realizzazione è stata però resa possibile da due altri fattori: l’incarico conferito nel 2010 dal Servizio di Programmazione Sanitaria del Comune per l’esecuzione dello studio e la determinazione con la quale i cittadini che animano il CoCIT ne hanno sostenuto, a partire dal 2002, l’importanza di questo studio che ora dà ragione a chi in questi 11 anni ne ha difeso la necessità e dà torto a chi è stato detrattore dell’idea di realizzarlo e a chi ne ha procrastinato la realizzazione». Il Cocit continua: «L’indagine dà torto a chi ha realizzato la terza corsia senza valutazione d’impatto ambientale e senza monitoraggio ambientale dei cantieri, a chi voleva realizzare complanari e mini-complanari, a chi ha gestito l’emergenza trasportistica della tangenziale ma non quella ambientale. Molto probabilmente il rischio sanitario evidenziato da questo studio non è stato risolto dall’apertura del passante: attualmente transitano ancora in tangenziale in media 100.000 mezzi al giorno. Va mantenuto in continuo aggiornamento il monitoraggio ambientale e sanitario».

 

Gazzettino – Tangenziale killer per cuore e polmoni

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3

apr

2013

SMOG – Chi tra il 2002 e il 2009 ha abitato a meno di 300 metri dalla tangenziale di Mestre si è più facilmente ammalato di cuore. E di bronchite cronica. Esattamente il 12 per cento per le malattie cardiovascolari, l’8 per cento in più per la bronchite cronica.

ALLERTA – Sono i dati choc dell’”Indagine epidemiologica sugli effetti per la salute dell’inquinamento dalla Tangenziale di Mestre” relativa agli anni 2002-2009, prima dell’inaugurazione del Passante. Ma l’allerta resta alta. L’assessore Bettin: «La città paga un prezzo pesante allo sviluppo del Nordest».

MESTRE Situazione migliorata col Passante. Bettin: «La città paga un prezzo pesante allo sviluppo del Nordest»

Indagine di Ulss e Università di Padova: più malattie a cuore e bronchi per chi vive nel raggio di 300 metri

L’ASSESSORE BETTIN «Mestre paga caro lo sviluppo del Nordest»  L’assessore Bettin non ha dubbi: «È la conferma che Mestre ha pagato caro lo sviluppo del Nordest con la tangenziale e Porto Marghera»

RISULTATI – Le percentuali di rischio crescono del 12 e dell’8% rispetto alla media

SMOG – I dati dell’indagine epidemiologica nel periodo pre-Passante

Tangenziale killer, ecco le prove

Più soggetto a patologie cardiache e bronchiti chi abita a meno di 300 metri dall’asse viario

I PROBLEMI «Tutto il tratto del centro è degradato urge intervenire»

Ecco la prova provata: chi tra il 2002 e il 2009 ha abitato a meno di 300 metri dalla tangenziale di Mestre si è più facilmente ammalato di cuore. E di bronchite cronica. Esattamente il 12 per cento in più se si tratta di malattie cardiovascolari, l’8 per cento in più se si tratta di bronchite cronica. Oltre gli 800 metri invece le probabilità di ammalarsi dei mestrini erano identiche a quelle di qualsiasi altra popolazione del Veneto.
Ecco i risultati della “Indagine epidemiologica sugli effetti per la salute umana dell’inquinamento dalla Tangenziale di Mestre” relativa agli anni 2002-2009. Una ricerca di altissimo livello che ha messo insieme Comune, Ulss 12, Arpav e Università di Padova. La ricerca infatti è firmata dal prof. Lorenzo Simonato che negli ultimi vent’anni ha realizzato i migliori studi in Italia sui tumori. A questo livello non siamo ancora arrivati e cioè a capire se e quanto le malattie indotte dall’inquinamento da traffico portino al cancro, ma intanto sappiamo per certo che l’inquinamento da traffico fa ammalare. Se il picco delle polveri sottili – il Pm10 e il Pm 2,5 – viene superato di 10 microgrammi, la possibilità di contrarre malattie cresce del 10 per cento. Per effettuare questa ricerca, che va dal 2002 al 2009, ma continuerà fino ai nostri giorni – sono stati messi insieme i dati contenuti negli archivi dell’anagrafe sanitaria dell’Ulss 12 – certificati di morte, schede di dimissione ospedaliera, prescrizioni farmaceutiche, esenzioni dal ticket – relativi a 148mila 673 persone e questi dati sono stati incrociati con i dati del censimento del 2001. I risultati sono da brividi, anche se confermano ciò che tutti sospettavamo e cioè che i 150-180mila mezzi a motore che ogni anno passavano sulla tangenziale – fino all’apertura del Passante, nel 2009 – fossero qualcosa di più di un fastidio. Adesso c’è la conferma – come ha detto l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, che «la nostra città ha pagato il prezzo di due infrastrutture che hanno fatto grande il Nordest e l’intero Paese: Porto Marghera con le sue industrie chimiche e la tangenziale di Mestre.»
I ricercatori hanno diviso la popolazione in tre fasce. Chi abita entro i 300 metri di distanza dalla tangenziale, chi abita da 300 a 800 metri e infine chi abita più lontano di 800 metri dalla tangenziale di Mestre. Ebbene, per quanto riguarda la cardiopatia ischemica, chi abita nella prima fascia ha il 12 per cento di possibilità in più di ammalarsi – il 9 se ha condizioni socio-economiche elevate. Chi abita in seconda e terza fascia invece ha sostanzialmente le stesse probabilità di ammalarsi di cuore di qualsiasi altro cittadino veneziano e veneto. Per l’infarto, la percentuale in prima fascia è del 13 per cento, mentre per l’ictus sostanzialmente non ci sono differenze, le tre fasce si equivalgono. Per quanto riguarda la bronchite cronica – in sigla BPCO – la probabilità di ammalarsi è dell’8 per cento in più entro i 300 metri – il 5 per cento se le condizioni economiche sono elevate. Per quanto riguarda il diabete, nella prima fascia, più a ridosso della tangenziale, le probabilità di ammalarsi sono del 14 per cento – 9 per cento in condizioni economiche elevate.

 

DEL 30% L’INCIDENZA DELLO STATUS SOCIO-ECONOMICO

Chi studia di più si ammala di meno

Si ammala di più chi studia meno, di meno chi studia di più. Non ci credete? Ebbene, dovete sapere che per l’Organizzazione mondiale della sanità, l’incidenza delle condizioni socio-economiche sulle malattie è del 30 per cento. Ovvero, chi si è portato a casa una bella laurea, l’avrà pure utilizzata per incartare il pesce, ma quella laurea gli dà il 30 per cento di chance in più di restare sano. Perché saprà come alimentarsi, che non deve fumare, che deve fare esercizio fisico e via di questo passo. Al contrario, chi non ha studiato ha il 30 per cento di possibilità di ammalarsi in più. Nel caso dell’Indagine epidemiologica sulla tangenziale, la correzione in base alle condizioni socio-economche è stata del 3 per cento. Vuol dire che, statisticamente, chi ha studiato si ammala meno – incidenza del 3 per cento, per l’appunto. E non solo lui, anche i figli perché i ricercatori hanno notato che, a Mestre, contro una fuga dei bambini – in base al Censimento del 2001 – del 9 per cento dal 2002 al 2009, a ridosso della tangenziale la fuga è del 12 per cento. Significa che tante famiglie hanno capito e hanno portato via i bambini, cambiando casa. Dunque, anche se si tratta di uno squattrinato, è facile che il laureato abbia scelto di andare a vivere in un tugurio, ma lontano dalla tangenziale. Ecco perché, a leggere i dati dell’Indagine epidemiologica vien da dire: studiate e fate studiare i vostri figli. Non troveranno lavoro, ma almeno non si ammaleranno o si ammaleranno di meno.

COMITATO ANTINQUINAMENTO

Il Cocit avverte: «L’allerta rimane»

Il Cocit va all’attacco. Perché se questa “Indagine epidemiologica sugli effetti sulla salute nella popolazione residente in prossimità della Tangenziale di Mestre” è andata in porto, è merito del Cocit, ma ai cittadini che da anni si battono contro l’inquinamento della tangenziale, ovviamente non basta. E così, dopo aver dato atto che è merito dell’assessore Gianfranco Bettin aver dato l’impulso fondamentale a questa ricerca, e dopo aver ringraziato Università di Padova, Arpav e Ulss, ecco che arrivano le stoccate. «Il risultato di questo studio dà ragione a chi in questi 11 anni ne ha difeso la necessità – dice Diego Saccon del Cocit – Dà torto invece a chi ha realizzato la terza corsia, a chi voleva realizzare complanari e mini-complanari, a chi ha gestito l’emergenza trasportistica della tangenziale ma non quella ambientale». Ma Saccon avverte che l’emergenza non è finita. «Molto probabilmente il rischio sanitario evidenziato da questo studio non è stato risolto dall’apertura del passante: attualmente transitano ancora in tangenziale in media 100mila mezzi al giorno contro i 150-180 mila dell’era pre-Passante, che è stato inaugurato a febbraio 2009». Dunque, ci si ammalerà un po’ meno, ma quanto meno? Il Cocit chiede che venga mantenuto il monitoraggio anche perché «va posta attenzione agli effetti peggiorativi che potrebbero essere indotti dallo sviluppo di porto, aeroporto e Aev del Terraglio». Per questo il Cocit chiede «un uso locale della tangenziale e la realizzazione del corridoio ecologico, anche con un’eventuale spostamento di edifici».

Nuova Venezia – Vongole tossiche ora individuabili

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21

mar

2013

Scoperta a Padova

Una nuova tecnologia innovativa che permette di individuare le vongole «a rischio» è stata messa a punto dall’Università di Padova. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Biomedicina comparata e Alimentazione dell’Università di Padova, guidati da Luca Bargelloni, in collaborazione con il Magistrato alle Acque di Venezia. La ricerca nasce dalla necessità di evitare di portare in tavola vongole tossiche che, ad esempio, la Regione Veneto ha varato una serie di direttive specifiche per regolamentare la pesca e la molluschicultura nella laguna di Venezia. Le attività industriali di Porto Marghera infatti continuano ad avere un forte impatto sull’ambiente lagunare, a causa della presenza di inquinanti persistenti che contaminano i sedimenti e gli organismi viventi. La raccolta di molluschi bivalvi per il consumo umano è infatti vietata in circa un terzo dell’area lagunare e sono stati imposti limiti restrittivi sulle concentrazioni di diossina rilevabili nel pescato fresco. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Molecular Ecology, ha studiato l’effetto degli inquinanti chimici nella vongola verace, una specie di grande interesse commerciale, e ha analizzato campioni prelevati in aree e periodi dell’anno differenti utilizzando una tecnologia innovativa che permette l’analisi contemporanea della risposta di migliaia di geni a diverse condizioni ambientali. Si è osservato che l’accensione/spegnimento di moltissimi geni è associata principalmente alla variazione stagionale di temperatura, salinità e ciclo riproduttivo.

«Il risultato più rilevante dello studio – sottolinea Bargelloni – è stato l’isolamento di una serie di ’impronte molecolari che non si modificano in relazione alle stagioni e identificano le vongole provenienti dall’area ad alto inquinamento di Porto Marghera». «Questi biomarcatori stabili di inquinamento – rileva – potrebbero avere un’importante applicazione pratica nell’ambito dei controlli ufficiali così come nell’autocontrollo lungo la filiera produttiva riducendo i tempi tecnici e i costi dei controlli attuali».

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NOALE. I prodotti sversati nelle acque dalla Co.Ind di Noale non sono nocivi dopo essersi diluiti nel fiume. Questo quanto ha detto ieri Arpav nella riunione in Comune a Noale per parlare di quanto successo giovedì dell’altra settimana, quando sul Rio Vernice è stata riversata una quantità imprecisata di acque sporche, probabilmente dalla Co.Ind, che produce cosmetici e detergenti in via Noalese sud.

La chiazza di schiuma bianca, poi, è arrivata nel Muson a Mirano e alcune decine di pesci morti sono affiorati dalle acque salmastre. Dalle analisi emerge come l’incidente sia avvenuto fra le 3 e le 4 e i primi lavoratori, arrivati in fabbrica alle 6, hanno dato l’allarme. Si sono messi in sicurezza i tubi e tappato lo scolo, anche se delle sostanze erano già fuoriuscite. Per evitare altri inconvenienti è stato deciso di escludere i contenitori in vetroresina per sostituirli con quelli in acciaio inox, mentre saranno lavate tutte le condotte esterne delle acque, quelle interne dei reflui e le vasche. Di più. Perché saranno installati sensori sui tubi in grado di dare subito l’allarme e ne saranno studiati di nuovi per il lato est della fabbrica, funzionali al parcheggio. Saranno, poi, analizzate tutte le condutture e i pozzetti, per rendere più difficile il contatto tra le acque piovane a quelle di lavorazione. La Co.Ind si è impegnata, in un paio di settimane, a presentare una relazione su quanto fatto e su quanto ancora da fare, con un programma degli interventi. (a.rag.)

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NOALE – Co.Ind in Comune. Annunciati gli interventi per la sicurezza

L’inquinamento c’è stato. Ed è stato “evidente”. Tra il 24 e 25 gennaio scorsi, infatti, la “schiuma” ha interessato a macchia di leopardo i corsi d’acqua di Noale, Mirano e Riviera del Brenta. La fonte? La ditta di cosmetici Co.Ind. di via Noalese Sud, nella città dei Tempesta da dove, nella notte del 24 gennaio, si è verificato uno sversamento nel rio Vernici di una cinquantina di litri di una sostanza che serve per produrre shampoo.

Secondo la relazione fornita dall’Arpav, esposta ieri pomeriggio in una riunione in Comune a Noale, però, il problema sarebbe stato meno pesante rispetto a quanto si poteva temere all’inizio. La sostanza fuoriuscita sarebbe infatti biodegradabile. È un “tensioattivo”, quindi può irritare la pelle e gli occhi, ma dopo circa 24 ore non lascerebbe più traccia, senza emanare nemmeno tossicità nell’aria. Il danno, però, c’è stato. Alla riunione hanno partecipato il sindaco Michele Celeghin, l’assessore all’Ambiente Renato Damiani, rappresentanti dei vigili del fuoco, dell’Arpav e il presidente del gruppo Co.Ind., con sede a Bologna, Tino Cesari, accompagnato dal general manager Daniele Bettapi. Entrambi durante l’assemblea hanno spiegato come eviteranno vicende simili in futuro: la fuoriuscita è stata dovuta alla rottura di una gamba di una cisterna in vetroresina, ed ora le due vasche industriali danneggiate dello stabilimento verranno sostituite con altrettante in acciaio inox. Inoltre saranno installati dei sensori sulle condotte in grado di segnalare in tempo reale eventuali allarmi. Lo scorso 24 gennaio, infatti, il problema lo si scoprì solo un paio d’ore più tardi, verso le 6 di mattina, quando la squadra di sicurezza della ditta è entrata in azione.
Il sistema di condotte, finito nel mirino, verrà migliorato con nuove tubature sul lato est della fabbrica e un anello di condotte che dovrebbe mettere in sicurezza l’intero sistema. Si sta studiando un reticolo di tubi e pozzetti, in modo da rendere impossibile la commistione di acqua piovana con quella di lavorazione, con l’eventuale realizzazione di ulteriori vasche di raccolta. La Co.Ind. tra 15 giorni dovrà presentare una relazione su quanto è stato realizzato e un cronoprogramma di quanto ancora manca da mettere in pratica.

Gabriele Vattolo

 

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