Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Nuova Venezia – Venezia, “La Mantovani regala 11 milioni”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

gen

2013

Boraso: spiegate gli accordi con cui Baita l’ultimo dell’anno ha anticipato i soldi al Comune

Babbo Natale-Mantovani ha tolto parte delle castagne dal fuoco al Comune per limitare lo sforamento del Patto di Stabilità. Anticipando 10 dei 14 milioni di euro che la Venice Campus – controllata della società guidata da Piergiorgio Baita – doveva versare nel 2014 al Comune come garanzia per la realizzazione nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo di via Torino di quattro degli edifici previsti per l’insediamento universitario di Ca’ Foscari. Ma non solo. La Mantovani ha infatti – per l’ultimo dell’anno – versato nelle casse di Ca’ Farsetti un altro milione e 100 mila euro nelle casse del Comune come anticipo della quota di vendita, per complessivi due milioni di euro, di altre quote societarie, quelle che l’Amministrazione deteneva nelle società autostradali Venezia-Padova e Padova-Brescia.

A sollevare il caso-Mantovani legato al ruolo di «salvatore» del Comune è stato primo tra gli altri il presidente della Commissione consiliare Bilancio Renato Boraso, che ora chiede le carte. «Voglio vedere, e lo chiedo ufficialmente, il testo degli accordi che il Comune ha raggiunto con la Mantovani per queste anticipazioni bancarie – spiega Boraso – perché non credo a Babbo Natale e se il Comune ha ottenuto all’ultimo minuto dall’impresa che ha in mano i principali appalti in città, dal tram al Mose (all’interno del Consorzio Venezia Nuova), dall’ex Ospedale al Mare, alle bonifiche a Marghera, non è stato certamente per un atto di liberalità da parte dell’impresa guidata da Baita. Noto, ad esempio, che il Comune cercava da tempo, senza successo, di vendere le quote delle società Autostrade e il fatto che all’ultimo giorno utile arrivi la Mantovani ad acquistarle, induce qualche dubbio. Il timore è che la città debba pagare un prezzo in questo momento non ancora chiaro per questo anticipo bancario della Mantovani. Voglio vederci chiaro, anche se dico subito che quella compiuta dal sindaco e dalla Giunta è stata in ogni caso un’operazione eticamente discutibile, visto gli intreccio che legano questa impresa alle principali opere pubbliche in via di realizzazione a Venezia. Visto che il Patto di Stabilità sarà comunque sforato dal Comune, tanto valeva non mettersi in questa situazione incresciosa».

In via Torino la Venice Campus deve costruire quattro torri, con una quota riservata all’edilizia universitaria collegata al prossimo arrivo del polo universitario di Scienze di Ca’ Foscari, con una nuova sede della Camera di Commercio. Nel 2010 l’area è stata ceduta in permuta alla società dal Comune di Venezia. Poi ad agosto il primo accordo che spostava al 31 ottobre 2011 i termini di transizione spostando il termine di pagamento dal dicembre 2012 al dicembre 2014. Accordo che prevedeva tra l’altro il versamento entro novembre 2012 di una garanzia autonoma bancaria dell’importo di 14 milioni di euro. Di fatto oggi la Venice Campus non ha ancora la disponibilità dell’area, ancora occupata dai grossisti del mercato ortofrutticolo. Ma intanto ha tirato fuori 10 milioni.

Enrico Tantucci

link articolo

 

Nuova Venezia – Mantovani. Palomar, otto fatture nel mirino

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

19

lug

2012

Baita: «Sono tranquillo, le verifiche fiscali sono normali». I rapporti con la società di San Marino.

VENEZIA «Sono tranquillo. Le verifiche fiscali fanno parte della vita di una società. Può anche darsi che abbiamo sbagliato, ma stiamo parlando di otto operazioni su milioni di scritture contabili. Hanno il diritto di verificare, noi aspettiamo fiduciosi». Non perde il tradizionale buon umore Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani, tra i più importanti imprenditori del Nord Est. Ieri il giudice del Riesame Lucia Bartolini ha deciso di respingere il suo ricorso presentato per riavere la documentazione sequestrata dalla Finanza, nell’ambito di verifiche fiscali nel periodo che va dal 2005 al 2010. La società Palomar del gruppo Mantovani, con sede in viale Ancona a Mestre, è quella che ha ottenuto in affidamento l’Arsenale dallo Stato.

La Finanza sta passando al setaccio alcune fatture sospettando l’evasione fiscale. Alcune di queste riguardano la società Bmc Broker (Business Merchant consulting) con sede a San Marino. Società presieduta da William Colombelli, dove lavorano l’ex segretaria personale di Giancarlo Galan Claudia Minutillo e il suo ex addetto stampa Gianluca La Torre.

Balzata agli onori della cronaca per aver organizzato manifestazioni della Regione di Galan e del Porto, come l’inaugurazione dello scavo dei canali e i lavori a Fusina. Lavori effettuati da Mantovani, come del resto la gran parte dei lavori su strade, bonifiche e infrastrutture del Veneto. «Siamo una grande impresa, e dunque lavoriamo», dice Baita, «non vedo cosa ci sia di male. Le verifiche sono un atto dovuto. Il giudice entra in campo perché stiamo parlando di cifre elevate. Nei cinque anni in questione, dal 2005 al 2010, abbiamo avuto tre miliardi di euro di fatturato, versato allo Stato centinaia di milioni di imposte dirette». La Finanza è al lavoro adesso per verificare la corrispondenza di quelle fatture con le prestazioni eseguite.

Il pm Stefano Ancilotto potrà trattenere la documentazione sequestrata, visto che il giudice ha rigettato il ricorso presentato da Baita attraverso l’avvocato di Pietro Longo, uno dei più importanti penalisti italiani difensore anche di Berlusconi.

Intanto l’attività della Mantovani, impresa del Mose ma anche del tram, delle bonifiche, del Passante e dell’operazione Lido va avanti. L’altro giorno l’azienda si è aggiudicata anche la gara per l’Expo di Milano. Ancora ossigeno alla macchina esigente di un’impresa che per ora non conosce la crisi. E il rinvio a metà settembre della decisione sulla cauzione per l’ex Ospedale al Mare ha riaperto anche la trattativa su quel fronte. Mantovani, insieme a Condotte ed Est Capital, minacciava di ritirarsi dall’operazione Lido. Il giudice però ha bloccato in banca la cauzione di 31 milioni su richiesta del Comune. «Noi vogliamo restare, il mercato oggi va male, ma il mattone tornerà bene sicuro in tempi di recessione», dice Baita, «ma ognuno deve fare la sua parte. Siamo fiduciosi che il Comune mantenga i suoi impegni. Adesso il tempo per trovare un accordo c’è. Il Comune ha il vincolo del Patto si stabilità, noi non possiamo perdere i soldi delle banche. Vediamo».    Alberto Vitucci

 

L’impresa: Mose, tram, ospedali e strade

Indagine fiscale sulle fatture emesse da Palomar e Mantovani nei cinque anni che vanno dal 2005 al 2010. Una rete di attività con migliaia di dipendenti e miliardi di fatturato, quella delle società del gruppo Mantovani. Società padovana della famiglia Chiarotto presieduta da Piergiorgio Baita, manager della prima Republica diventato oggi uno dei più importanti imprenditori del settore edilizia. Mantovani è la prima azionista del Consorzio Venezia Nuova che sta costruendo il Mose. Ma anche l’impresa che ha realizzato il Passante di Mestre, il tram, le bonifiche di Marghera, lo scavo dei canali, l’Ospedale all’Angelo con la società Veneta Sanitaria, lavori al Porto, strade e autostrade. E la proposta di realizzare la sublagunare, il progetto della trasformazione dell’ex Ospedale al Mare in centro turistico privato. E infine ha vinto la gara per l’Expo di Milano del 2015, piazzandosi davanti a imprese del calibro di Astaldi e Impregilo. (a.v.)

link articolo

 

Nuova Venezia – Evasione fiscale, la Finanza da Baita

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

15

lug

2012

Il presidente della «Mantovani» ha presentato ricorso al Tribunale del riesame per riavere i documenti sequestrati

Piergiorgio Baita, uno dei maggiori imprenditori veneziani e presidente della «Mantovani», rivuole i documenti che i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria si sono portati via dai suoi uffici. E per riaverli si è scelto lo stesso legale dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’avvocato Piero Longo. Martedì, infatti, il Tribunale del riesame di Venezia presieduto dal giudice Lucia Bartolini discuterà del ricorso presentato dall’avvocato padovano dovrà decidere se gli incartamenti resteranno a disposizione del pubblico ministero Stefano Ancillotto o se Baita potrà riaverli subito.   Baita le aule di giustizia, addirittura anche il carcere, li ha già conosciuti. Nei primi anni Novanta, in piena bufera di Mani pulite a Milano e quando a Venezia erano finiti sotto inchiesta i ministri Gianni De Michelis e Carlo Bernini per gli appalti veneti, Baita era stato arrestato, a Santa Maria Maggiore aveva illustrato al pubblico ministero il sistema delle tangenti, poi venne prosciolto. Nel 2003 era finito sotto inchiesta per evasione fiscale, ma se l’era cavata con un patteggiamento, una pena di sei mesi, cancellati grazie al pagamento di poco meno di novemila euro. Quindi, per quasi dieci anni la pace e soprattutto passi da gigante nel mondo degli appalti pubblici e non solo. Un mese fa la visita delle «fiamme gialle».    In verità, quelli delle «fiamme gialle» erano arrivati in viale Ancona a Mestre per una verifica fiscale che riguardava i bilanci dal 2005 al 2010, un’operazione di routine per imprese grandi e piccole, al centro le attività della «Palomar» di via Torino di cui Baita è rappresentante legale e che fa parte del gruppo «Mantovani». Durante quei controlli sarebbero nati i sospetti su numerose fatture provenienti da una ditta con sede nella Repubblica di San Marino, la «B.M.C. Broker srl» . Il sospetto è che si trattasse di fatture in realtà per operazioni commerciali inesistenti. Numerosi i lavori su cui sarebbero scattati i controlli: i lavori del Mose alle bocche di porto del San Nicolò e degli Alberoni, quelli sul prolungamento dell’A 27 per Belluno, gli interventi in via Torino a Mestre, il terminal di Porto Levante a Rovigo, via Moranzani a Marghera.   Gli accertamenti, a quel che si può capire, sono all’inizio anche se la verifica fiscale è partita alcuni mesi fa, ma si tratta di accertamenti diversi e che seguono strade diverse: da una parte quello amministrativo che può concludersi con verbali di contestazione e pagamenti di ammende anche consistenti, dall’altra il penale, che viene avviato se i finanzieri scoprono un’evasione fiscale che supera la soglia prevista dalla legge o se c’è il sospetto di fatture per operazioni inesistenti, indagine di cui si occupa un pubblico ministero. L’ingegner Baita vuole riavere la documentazione, anche perché gli investigatori si sarebbero presi gli originali, mentre solitamente lasciano l’originale in modo che negli uffici possa continuare il lavoro, e si portano via le copie. L’indagine penale è alle prime battute e non ci sono ancora indagati, neppure Baita, pur essendo rappresentante legale di «Palomar» e presidente di «Mantovani spa». Il ricorso al Tribunale del riesame, infatti, l’ha presentato solamente in quanto persona alla quale sono stati sequestrati i documenti. I giudici veneziani discuteranno del ricorso martedì 17 e già nel pomeriggio decideranno se accoglierlo, restituendoli o meno.

Giorgio Cecchetti

link articolo

 

Gazzettino – Su Veneto City l’ombra della crisi

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

24

giu

2012

GRANDI OPERE SOTTO ESAME

LO STUDIO Un documento del Collegio ingegneri ha analizzato costi e benefici dell’operazione

INGEGNERI – Un gruppo di lavoro ha analizzato il progetto dell’insediamento

I TRASPORTI   «C’è il rischio di un aumento considerevole del traffico»

L’ECONOMIA   «È probabile che gli investitori non siano più convinti»

CONTROLLI   «Le amministrazioni sono state troppo passive»

LE PROSPETTIVE – Rischio “spezzatino” per l’operazione immobiliare

La crisi rischia di “sgonfiare” Veneto City. E di compromettere la sfida imprenditoriale e progettuale che si dovrebbe sviluppare fra Venezia e Padova, dopo il varo da parte della Regione Veneto dell’Accordo di programma con gli investitori privati e gli enti locali coinvolti.

Il dubbio emerge da uno studio condotto dal gruppo di lavoro del Collegio degli ingegneri della provincia che, con un approccio tecnico e con la collaborazione del Centro provinciale di studi urbanistici della provincia, ha “smontato” pezzo per pezzo il progetto per valutarne costi e benefici.

Lo studio del Collegio, (libera associazione senza fini di lucro, apolitica e aconfessionale), che da anni mette a disposizione del territorio e delle amministrazioni locali competenze di alto spessore professionale dei propri iscritti in molti settori dell’ingegneria e in campo urbanistico al fine di fornire indicazioni e pareri a beneficio del progresso tecnologico e sociale, è appena stato consegnato ai Comuni di Dolo e Pianiga, sui cui territori sorgerà Veneto City. 

I collegamenti: Il punto di partenza dello studio riguarda la logistica e le infrastrutture: per i curatori l’insediamento «può essere considerato logisticamente interessante», trovandosi a metà dell’asse Venezia-Padova. Negativo invece il giudizio rispetto alla viabilità trasversale rispetto alla A4 e alla linea ferroviaria. Il rischio è «un aumento considerevole di traffico» sulle strade della Riviera e del Miranese. Per questo si chiede di potenziare il trasporto pubblico, anche se «risulta difficile pensare a linee frequenti di trasporto collettivo» da e per i Comuni minori.

L’economia: Dal punto di vista economico il timore del gruppo di lavoro che ha condotto lo studio è che «gli investitori non siamo più convinti che l’operazione sia remunerativa» a breve, a causa della crisi. «Ciò può portare a speculazioni di minore calibro, qualità, valore». Un elemento che per gli oppositori del progetto potrebbe essere positivo, ma che in realtà rischia di rivelarsi un danno. La conseguenza sarebbe una “parcellizzazione” del progetto che ridurrebbe l’effetto di volano economico e urbanistico del progetto, che da “intervento pilota” per la regione «si ridurrebbe a un intervento di provincia».

L’approccio: Per gli autori dello studio i Comuni direttamente coinvolti nel progetto, nello specifico Dolo e Pianiga, «hanno accolto la realizzazione di Veneto City con una certa passività», anche a causa di carenze nella pianificazione regionale e provinciale. Per i Comuni del resto Veneto City garantirà entrate cospicue a titolo di imposte e oneri di costruzione e urbanizzazione. Anche se un eventuale ridimensionamento del progetto ridurrebbe anche le entrate per le casse comunali.       Anche la scelta di operare per fasi successive può portare «più danni che vantaggi». Nello studio si sottolinea il rischio di «una ulteriore parcellizzazione» dell’intervento «in più ambiti architettonicamente e funzionalmente poco conformi». Gli ingegneri suggeriscono a questo proposito di vigilare sulla realizzazione degli stralci attraverso le norme dei piani urbanistici attuativi.       Dubbi anche sulla modifica delle altezze massime degli edifici (passate da 90 a 80 metri): «la realizzazione di edifici verticali – si legge nello studio – per uffici, residenze, terziario e quant’altro comporterebbe un minor consumo di suolo ed energia». E una progettazione unitaria garantirebbe una maggiore armonia architettonica e dei volumi previsti.

La questione ambientale: Veneto City, secondo il gruppo di lavoro che ha studiato il progetto, «potrebbe essere l’occasione per creare un vero e proprio parco agro-ambientale», in grado di riqualificare aree abbandonate, con un’apposita zona fra Veneto City, l’autostrada e la ferrovia, che potrebbe ospitare produzioni biologiche e tipiche. Così il progetto potrebbe definirsi “sostenibile”. Dal punto di vista della pianificazione però si chiede che il verde di uso pubblico sia definito in modo più preciso, con la definizione di aree destinate a orto, a passeggio, a parco per i bambini e a pic nic.       Nella materia ambientale rientrano anche le preoccupazioni per la mitigazione idraulica del progetto, minacciata da un’eventuale “spezzatino” del progetto paventato dal Collegio degli ingegneri. Lo stesso vale per il contenimento degli sprechi energetici e il ricorso a sistemi di riscaldamento tali da rendere innovativo e sostenibile il progetto complessivo.

Alberto Francesconi

 

L’IDENTIKIT DEL PROGETTO – Scommessa da due miliardi

Il progetto di Veneto City, un grande insediamento direzionale e commerciale a metà strada fra Venezia e Padova e a cavallo fra la Riviera del Brenta e il Miranese, è stato approvato lo scorso dicembre con la firma del governatore veneto Luca Zaia all’Accordo di programma fra la Regione, la Provincia di Venezia, i Comuni di Dolo e Pianiga e la società Venetocity. I proponenti (nomi noti dell’imprenditoria come Biasuzzi, Endrizzi, Mantovani e Stefanel) sono pronti a investire due miliardi di euro per un progetto da 50 ettari – circa 106 campi da calcio – un terzo dei quali da adibire a verde, da adibire a uffici, aree espositive, negozi, sedi universitarie, cinema e palestre.       Il progetto, la cui idea originaria risale al 2003, è osteggiato da associazioni ambientaliste, di categoria e da comitati civici che temono l’impatto sociale e ambientale del complesso. La versione più recente del progetto è stata affidata all’architetto Mario Cucinella, uno dei maestri della progettazione più sensibili al rapporto fra architettura e ambiente, che lo scorso autunno aveva illustrato in Riviera del Brenta la sua idea su Veneto City.       Nelle intenzioni dei privati l’avvio dei primi lavori potrebbe avvenire entro la fine dell’anno corrente. Ma su Veneto City gravano ancora i ricorsi presentati contro la realizzazione dell’opera. Ultimo quello del Gruppo Basso, proprietario di parte dei terreni sui quali dovrebbe sorgere il complesso, con la richiesta di annullare l’Accordo di programma dello scorso dicembre.

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui