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LAVORO – I chimici non rinunciano allo stato di agitazione nonostante l’incontro convocato dal prefetto

Il prefetto ha ascoltato i chimici veneziani e ha convocato, per il prossimo 21 agosto, un incontro con sindacati, Regione, Provincia e Comune, Eni e la sua controllata Versalis. In cambio ha chiesto di sospendere lo stato di agitazione proclamato per ottenere dall’Eni certezze sulla riapertura dell’impianto di Cracking e sull’investimento per un nuovo impianto di chimica verde e la conseguente assunzione di 90 lavoratori.
I sindacati hanno ringraziato il prefetto per il suo intervento, parteciperanno sicuramente all’incontro, anche se ritengono la data troppo lontana, ma non hanno alcuna intenzione di sospendere l’agitazione che, per oggi, prevede un nuovo sciopero dopo i due precedenti bloccati dall’intervento dell’Azienda. «Il prefetto può vietarci di fare una manifestazione in una strada pubblica ma non può impedirci di manifestare le nostre ragioni all’interno ella fabbrica» sostengono i rappresentanti dei lavoratori: «Non si tratta di una presa di posizione politica, la situazione troppo tesa tra i lavoratori necessita di un incontro con le Segreterie e i vertici Eni in tempi rapidi».
Continua, dunque, il braccio di ferro tra Eni/Versalis e Cgil, Cisl e Uil dei chimici. L’Azienda sostiene che sono gli unici in Italia a protestare e che non possono farlo dato che giovedì 31 luglio, in seguito al verbale di incontro firmato al ministero del Lavoro, i segretari nazionali hanno comunicato la sospensione delle agitazioni.
«D’accordo ma se quel verbale non dà alcuna garanzia per il posto di 450 persone e se, di conseguenza, in realtà a Porto Marghera sono a rischio molti più lavoratori, abbiamo tutto il diritto di protestare e pretendere delle risposte» continuano i sindacalisti veneziani.
Il prefetto, nella nota con la quale convoca l’incontro, cita il tavolo di confronto aperto a Roma e le richieste ulteriori dei sindacati veneziani, e conclude affermando che l’appuntamento del 21 agosto «non intende essere una ripetizione di quello nazionale».

(e.t.)

 

LA PROTESTA – I lavoratori chimici veneziani alla manifestazione della settimana scorsa a Roma

Eni blocca lo sciopero dei chimici veneziani perché sostiene che sindacati nazionali hanno sospeso le agitazioni in seguito al verbale firmato giovedì scorso a Roma al ministero dello Sviluppo economico. L’Azienda dice di non comprendere le ragioni della protesta visto che «l’accordo prevede, specificatamente su Marghera, sia l’apertura di un tavolo locale per analizzare le motivazioni tecniche e autorizzative che non permettono il riavvio del Cracking, sia un incontro a livello nazionale che dovrà essere attivato entro fine settembre».
I sindacati raccontano che «i dirigenti di Versalis sono entrati in sala controllo e hanno minacciato i lavoratori di denunciarli se avessero scioperato». Per cui Cgil, Cisl e Uil dei chimici hanno chiesto l’intervento urgente del prefetto, e domani riproveranno a scioperare bloccando parte dei trasferimenti di propilene e altri prodotti ai petrolchimici di Mantova, Ravenna e Ferrara.
«Siamo pronti a sederci immediatamente ad un tavolo di confronto – commenta Massimo Meneghetti della Femca-Cisl -. Alla condizione che Eni porti a quel tavolo garanzie sulla riapertura del Cracking e sulla conferma degli investimenti per Porto Marghera. Altrimenti noi continueremo a lottare».
Eni, però, anche giovedì a Roma ha ribadito che il mercato è ulteriormente peggiorato in questi mesi. «La firma dell’accordo sul Cracking e sul nuovo impianto di chimica verde da realizzare assieme agli americani è del 10 febbraio scorso. Quell’intesa prevede anche 90 nuove assunzioni, dopo che con l’accordo di riconversione della Raffineria avevamo rinunciato a 150 posti di lavoro. Com’è possibile che un azienda come Eni (che non è la “bottega del casoìn”, senza offesa per nessuno) dopo appena cinque mesi metta in discussione un progetto così importante?» continua Meneghetti.
I sindacati veneziani sono in trincea perché temono che dietro ci sia una questione politica: «Il verbale d’incontro del 31 luglio (incontro e non accordo) salva Gela e la Raffineria di Venezia. E basta». Lo sciopero veneziano per il Cracking, dunque, viene considerato come parte integrante di una vertenza simbolo «perché Porto Marghera, con una disoccupazione che supera il 25%, ha già dato e non possiamo più permetterci di perdere altro».
Eni e lo stesso Ministero, però, continuano a sostenere che il Cracking non riapre il 18 agosto per questioni burocratiche legate all’autorizzazione ambientale ad utilizzare le vecchie caldaie.
«Quelle caldaie potrebbero funzionare a metano, o con il vapore di Edison, ma entrambe le soluzioni costano qualcosa in più dell’olio fok utilizzato attualmente, scarto di produzione del Cracking. Anche da questo particolare si ricava che Eni e Versalis non hanno alcuna intenzione di riavviare il Cracking, come non hanno nessun progetto alternativo che dia garanzie industriali e che tuteli 480 posti di lavoro».

Elisio Trevisan

 

Nuova Venezia – Zaia rinvia ancora la Newco per le aree Eni

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6

ago

2014

la giunta regionale

Nuovi approfondimenti dopo la Tangentopoli che ha portato in carcere l’assessore Chisso

Nuovo rinvio (il secondo in due settimane) del via libera ella Giunta regionale, presieduta dal governatore Luca Zaia, all’entrata della Regione – attraverso la controllata Veneto Acque spa – nella nuova società (la Newco compartecipata dal 50 % con il Comune di Venezia) che deve acquisire i 107 ettari di aree industriali dismesse da Eni, per bonificarle e rilanciarle, mettendole sul mercato attraverso un bando pubblico europeo. A quanto pare, il governatore Luca Zaia – che dopo gli arresti per la Tangentopoli legata al Mose ha avocato a sé tutte le deleghi che prima aveva l’assessore alla Infrastrutture, alla Mobilità e al risanamento e alla riconversione di Porto Marghera, Renato Chisso – vuole «approfondire» tutti gli aspetti finanziari e societari dell’operazione che porterà nelle casse della Newco, i 38 milioni di euro messi a disposizione dall’Eni per bonificare e mettere in sicurezza le aree che ha deciso di cederà a Regione e Comune che si sono impegnate a rilanciarle. La delibera che autorizzerà Veneto Acque ad acquisire metà delle quote societarie della Newco, dovrebbe essere esaminata e approvata nella prossima riunione della Giunta regionale del Veneto, l’ultima prima della pausa di Ferragosto, in calendario per martedì prossimo, 12 agosto, a Palazzo Balbi. Il Comune di Venezia ha approvato da oltre un mese – sia in Giunta che in Consiglio – la delibera che individua la Newco nella Live srl (Lido Eventi e Congressi, società in liquidazione che cambierà nome e avrà una nuova governce) e autorizza la controllata Ive (Immobiliare veneziana spa ) ad acquistare il 50 per cento delle quote della Newco.

(g.fav.)

 

Nuova Venezia – Marghera. Il Parco Vega rinnova il cda.

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6

ago

2014

l’assemblea dei soci

La quota del Comune è al 64%

Dopo l’omologa del Tribunale al concordato preventivo – che dovrebbe permettere di ripianare i debiti di circa 15 milioni di euro accumulati con banche e fornitori nei prossimi quattro anni, attraverso la vendita di immobili e l’area dell’Expo – l’assemblea dei soci del Parco scientifico tecnologico Vega scarl di Marghera ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione che resterà in carica un anno. Il nuovo consiglio tiene conto della nuova ripartizione delle quote societarie – all’indomani della cessione della quota societaria di Syndial-Eni (18%) alla società immobiliare (Ive) controllata dal comune di Venezia che ora – sommando la sua quota a quella delle contrattate Ive e Mive (Veritas) – ha la maggioranza assoluta (64,7%). La Regione Veneto mantiene la sua quota (16,98 %) attraverso Veneto Innovazione Holding e così pure la Provincia (4,40%), la Camera di Commercio (3,50%), Carive (3,20), il Consorzio Venezia Ricerche (2,05 %) e una miriade di soci con quote sotto l’1%. Alla carica di amministratore delegato è stato confermato l’ingegnere Tommaso Santini: 38 anni, veneziano e già amministratore di Valore Reale Sgr spa e consulente del Gruppo Guaraldo e di Condotte Immobiliare. Santini dovrà «garantire la continuità dell’azione di risanamento economico- finanziario e di rilancio dello sviluppo immobiliare del Vega, avviata dal precedente cda, nel rispetto del piano di concordato approvato dal Tribunale». Presidente del cda, in sostituzione di Daniele Moretto, è stato nominato Angelo Begelle che ha già lavorato in Veneto Sviluppo e nel gruppo Veritas. Nel cda sono stati confermati il professor Amerigo Restucci (Università-Iuav) e l’architetto Silvio Milanese in rappresentanza di Ive. Infine, tre nuovi consiglieri (espressi dal Comune e da Veritas): Paola Ravenna, Stefania Battaggia e Letizia Benedetto, mentre il Collegio Sindacale è stato integrato con Francesco Vian come sindaco effettivo.

(g.fav.)

 

Deve portare a termine il lavoro che ha iniziato. Perciò Tommaso Santini è stato riconfermato nella carica di amministratore delegato del Vega Parco scientifico e tecnologico di Marghera. È lui che nel 2013 ha preso in mano la società, che ha chiesto il concordato in continuità e che ha ottenuto dal Tribunale di Venezia l’omologa del piano che prevede, nel giro di quattro anni, il pagamento integrale dei fornitori e il rilancio del Vega.
L’assemblea dei soci, ieri, oltre ad avere riconfermato Santini, ha nominato Angelo Begelle (con precedenti esperienze lavorative in Veneto Sviluppo ed incarichi di amministratore in società del Gruppo Veritas) al posto di Daniele Moretto nella carica di presidente del Consiglio di Amministrazione. Sono stati confermati Amerigo Restucci, in rappresentanza dell’Università Iuav di Venezia, e Silvio Milanese, in rappresentanza dell’Immobiliare Veneziana. Sono entrate, infine, in Cda tre dirigenti espressione dell’Amministrazione Comunale e di Veritas: Paola Ravenna, Stefania Battaggia e Letizia Benedetto. Il Collegio Sindacale è stato integrato con il sindaco effettivo Francesco Vian.

 

Nuova Venezia – Marghera. Vertenza Eni sciopero a oltranza.

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6

ago

2014

PORTO MARGHERA »LA CHIMICA CHE NON RIPARTE

«Nessuna tregua, sciopero a oltranza»

I sindacati contestano il verbale firmato al ministero: «Bloccheremo la pipe-line finché Versalis non riavvierà il cracking»

«Stavolta non dobbiamo farci ingannare, sarà sciopero a oltranza », hanno urlato ieri i lavoratori di Porto Marghera – sopravvissuti alle chiusure di interi cicli produttivi degli ultimi vent’anni – durante l’assemblea del coordinamento dei delegati sindacali delle Rsu di tutto il Petrolchimico. Al termine della riunione i delegati hanno deciso di continuare lo sciopero della movimentazione (via nave e pipe-line) di etilene e propilene «finché i vertici di Eni e della controllata Versalis non riavvieranno, come era previsto, l’impianto del cracking di Porto Marghera». Lo sciopero è cominciato la scorsa settimana, dopo la firma di un verbale al ministero dello Sviluppo, in cui Eni conferma gli investimenti e il futuro della bioraffineria di Porto Marghera (già riconvertita riducendo della metà i poco più di 300 dipendenti che aveva), ma non indica una data per il riavvio dell’impianto del cracking (fermo da mesi e per il quale era previsto il riavvio il 18 agosto prossimo) che produce etilene, propilene e altri sottoprodotti chimici, inviati come materie prime, via nave o con la pipe-line collegata ai petrolchimici Mantova, Ravenna e Ferrara. Lo sciopero per ora è «a giorni alterni» con blocchi della “pipe line” e del carico delle navi cisterna, maieri nella riunione tenutasi nel Capannone del Petrolchimico, è stato detto che se l’Eni non chiarirà al più presto il destino di Versalis a Porto Marghera «i blocchi saranno inaspriti »,anche a costo di costringere i petrolchimici emiliani – collegati via pipe-line sotterranea – a fermare l’attività per mancanza di materia prima. A Ferrara, un impianto produttivo di Versalis è già stato fermato e presto potrebbe succedere la stessa cosa a Mantova (dove la Basel trasforma il propilene in plastica) e a Ravenna. In un comunicato stampa diffuso dopo la riunione in Capanne, le segreterie territoriali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil e le Rsu, si dicono «fortemente preoccupati per quanto emerso dall’incontro svoltosi al ministero dello Sviluppo il 31 luglio, nel corso del quale non sono state date risposte sul futuro del sito Porto Marghera e per l’attuazione dell’accordo siglato il 10 febbraio scorso» che prevede nuovi investimenti per la chimica verde. «Il verbale di accordo e il successivo comunicato delle segreterie nazionali con la prevista discussione a settembre e la sospensione di tutte le iniziative di mobilitazione», aggiungono i lavoratori e i sindacati veneziani, «non sono in linea con quanto discusso e richiesto a livello sindacale locale. Nel verbale del Mise ci sono sicuramente risposte positive per Gela e per la raffineria di Venezia mentre per l’impianto cracking di Porto Marghera manca ogni tipo di garanzia e di continuità produttiva ». «Ribadiamo con forza», continua il comunicato sindacale, «la necessità di convocare urgentemente un tavolo con i vertici dell’Eni e di Versalis per discutere del futuro del Petrolchimico di Porto Marghera e il riavvio del cracking». Con queste parole i lavoratori veneziani non hanno intenzione di rispettare la tregua sancita nel verbale sottoscritto a Roma la scorsa settimana e rilanciano: «Serve una profonda discussione a livello nazionale per cui è necessario, in tempi brevi, convocare un coordinamento dei delegati che faccia chiarezza sui piani di Eni per l’industria chimica ed analizzi i danni che il non riavvio del cracking potrebbe causare anche ai siti di Mantova, Ravenna e Ferrara».

Gianni Favarato

 

Gazzettino – Marghera. Chimici, sciopero a giorni alternati

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6

ago

2014

PORTO MARGHERA – In attesa di una risposta dell’Eni sulla riapertura dell’impianto di Cracking

I SINDACATI – A rischio anche gli altri stabilimenti del Nord Italia

Si acuisce la protesta dei chimici a Porto Marghera. Nonostante il segretario Uiltec di Mantova l’abbia definita «una lotta irresponsabile», i lavoratori veneziani oggi scenderanno nuovamente in sciopero e, d’ora in poi, ne faranno un giorno sì e uno no fino a che non otterranno risposte certe dall’Eni sulla riapertura del Cracking. Oltre allo sciopero, già dalla settimana scorsa, il centinaio di lavoratori del Cracking che era in cassa integrazione, sono rientrati al lavoro perché i sindacati si sono rifiutati di firmare con Eni la richiesta della proroga.
Mantova, come i petrolchimici di Ravenna e Ferrara, è in fibrillazione perché la protesta di Porto Marghera rallenta o blocca il flusso di propilene e altri prodotti di base che, dalla laguna, vengono inviati agli altri impianti padani attraverso delle tubature. Il fatto è che, mentre per il segretario Uil mantovano, il verbale di incontro del 31 luglio scorso è un grande passo avanti, per i sindacalisti e i lavoratori veneziani contiene «risposte positive per Gela e per la Raffineria di Venezia, mentre per l’impianto Cracking di Porto Marghera manca ogni tipo di garanzia e di continuità produttiva». E siccome in quell’impianto e dintorni ci sono 250 persone occupate, Cgil, Cisl e Uil dei chimici lagunari non hanno alcuna intenzione di perderle, convinti che quest’area industriale abbia già dato anche troppo in termini di perdita di posti di lavoro.
D’altro canto, sostengono le segreterie veneziane e le Rsu aziendali, la protesta serve anche a far capire che senza Porto Marghera, saranno guai pure per gli altri petrolchimici della pianura padana, e perciò chiedono un coordinamento nazionale sulla chimica «che faccia chiarezza sui piani dell’Eni per quanto riguarda l’industria chimica, ed analizzi i danni che il non riavvio del Cracking potrebbe causare anche ai siti di Mantova, Ravenna e Ferrara».
Per questo, inoltre, i sindacalisti veneziani ritengono che aver fissato entro il 30 settembre il nuovo confronto con l’Eni a Roma al ministero dello Sviluppo economico, sia sbagliato perché il tavolo per Porto Marghera dev’essere convocato molto più velocemente. E a tal proposito le segreterie dei chimici chiedono alle istituzioni locali e al prefetto di essere convocate al più presto per far pressione tutti assieme e ottenere che Eni rispetti gli accordi firmati pochi mesi fa. L’incontro con la Regione, a dire il vero, si sarebbe dovuto tenere già ieri dato che la scorsa settimana l’assessore al Lavoro Elena Donazzan aveva convocato i sindacalisti ma sono stati proprio loro a chiedere un rinvio dato il protrarsi delle riunioni a Marghera.

 

Porto marghera

MARGHERA – Se martedì prossimo la Giunta regionale non darà il suo via libera – già previsto nella riunione della scorsa settimana ma poi rinviato per approfondimenti tecnici e finanziari – rischia di scivolare a data da destinarsi la fondamentale tappa della costituzione della nuova società – la Newco controllata da Comune e Regione, ognuno con un 50%- la cui governace (tutta da nominare) dovrà firmare con Eni il rogito per l’acquisizione dei 107 ettari di aree industriali dismesse,con i 38 milioni messi a disposizione per le bonifiche. La costituzione della Newco è la premessa per ottenere in tempi ragionevoli la voltura delle autorizzazioni dei piani di bonifica delle aree dell’Eni (già presentati e autorizzati) dai ministeri competenti. Solo dopo questo passaggio la società potrà, come previsto, indire un bando europeo per la manifestazione d’interesse da parte di società che intendano acquisire le aree per avviare nuove attività di carattere industriale e logistico portuale, capaci di creare nuovo posti di lavoro, più che mai necessari sia per i giovani disoccupati che per i tantissimi lavoratori espulsi dalle fabbriche del Petrolchimico che hanno chiuso a Porto Marghera negli ultimi 20 anni. Dal canto suo il Comune di Venezia ha già approvato, in Giunta e in Consiglio, sia la delibera che individua la Newco nella Live srl (Lido Eventi e Congressi, società in liquidazione interamente controllata dal Comune di Venezia che avrà però un altro nome), sia quella che autorizza la controllata Ive (Immobiliare veneziana) ad acquistare il 50% delle quote della Newco. Adesso si aspetta solo che la Giunta regionale faccia lo stesso percorso, autorizzando la sua controllata Veneto Acque ad acquisire il restante 50 per cento delle quote di Live srl.

(g.fav.)

 

Preoccupati i lavoratori di Porto Marghera: «Macché accordo, al ministero dello Sviluppo firmato solo un verbale d’incontro. Siamo già stati ingannati altre volte e lotteremo per riavviare gli impianti»

MARGHERA – L’intesa sottoscritta l’altro ieri da Eni e sindacati nazionali dei chimici dal ministro Federica Guidi sul futuro delle raffinerie e degli impianti chimici della società che ha ancora come azionista di riferimento lo Stato italiano, non convince i lavoratori di Porto Marghera. Sopratutto i dipendenti di Versalis, la società dell’Eni che già da mesi ha fermato l’impianto del cracking dell’etilene e ha rinviato a data da destinarsi il riavvio degli impianti che occupano 400 dipendenti diretti già da tempo in cassa integrazione ordinaria a rotazione. «Quello che i nostri segretari nazionali hanno firmato al ministero dello Sviluppo», spiegano i delegati della Rsu aziendale, «non è un accordo con Eni ma soltanto un verbale d’incontro che rinvia ancora la questione per noi cruciale del riavvio dell’impianto del cracking previsto per il 18 agosto prossimo. Per questo abbiamo deciso di continuare la mobilitazione con il blocco della movimentazione logistica dell’etilene su nave e pipe-line». I lavoratori del sito veneziano, insomma, hanno poca fiducia nell’Eni, ancor più dopo la nomina dell nuovo amministratore delegato, Claudio Descalzi, che, secondo i sindacati, ha rimesso in discussione gli accordi sui nuovi investimenti «a cominciare da quelli per la chimica verde e i biocarburanti» sottoscritti con i sindacati dal suo predecessore, Paolo Scaroni. «Siamo già stati scottati troppe volte e non vogliamo cascarci ancora», aggiungono i delegati della Rsu. «Abbiamo già visto l’Eni chiudere le sue produzione di caprolattame e acido solforico e poi abbandonare il ciclo del cloro e del tdi che poi hanno chiuso. In ognuno di questi casi gli impianti erano stati fermati per manutenzioni con la promessa, non mantenuta, di riavviarli ». In questo clima di sfiducia e rabbia, le segreterie territoriali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil, in piena sintonia con le Rsu, ribadiscono il «mantenimento dell’assetto di sciopero per gli impianti di Versalis spa e l’attuale portata della pipe-line dell’etilene sino a quando non ci saranno garanzie del rispetto degli accordi e della ripartenza dell’impianto del cracking». «Malgrado il verbale di incontro firmato al ministero dall’Eni», sostengono i sindacati locali, convinti che le giustificazioni di Versalis che tirano in ballo la mancata autorizzazione Aia siano solo strumentali, «restiamo preoccupati e per questo ribadiamo che Versalis deve rispettare l’accordo del 10 febbraio 2014 e garantire il riavvio degli impianti per il 18 agosto».

Gianni Favarato

 

Con la mediazione del ministro Guidi arriva l’intesa: rinviato a settembre il confronto tra le parti

In gioco il futuro dell’impianto del cracking dell’etilene, che non sarà riavviato il prossimo 18 agosto

MARGHERA – Dopo la rottura dell’altro ieri tra i vertici di Eni e i sindacati nazionali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil, ieri – dopo un’ulteriore mediazione del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi – le due parti si sono ritrovate e hanno siglato un accordo che riconferma gli impegni di continuità produttiva sia a Gela (Sicilia) che a Porto Marghera che Eni sembrava voler disattendere. Nell’intesa siglata ieri dai tre segretari generali nazionali dei chimici, il ministro e il manager Salvatore Sardo dell’Eni, non si conferma nei tempi previsti (il 18 agosto prossimo) il riavvio dell’impianto del cracking di Porto Marghera. Per questo i sindacati locali e le Rsu di Versalis spa (la società dell’Eni che gestisce gli impianti del cracking che occupano circa 400 dipendenti diretti) hanno ribadito – in un comunicato diffuso prima della notizia della firma dell’accordo a Roma e poi riconfermato – la «prosecuzione delle forme di mobilitazione già in atto, con una loro intensificazione, fino alla fermata totale di tutte le pipe-lines per fornire i petrolchimici emiliani già dai prossimi giorni» sino a quando non ci sarà «una data credibile e concordata di riavvio dell’impianto di cracking dll’etilene». Le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, invece, hanno diffuso nel pomeriggio di ieri un comunicato in cui annunciano la sospensione dello stato di agitazione e mobilitazione sindacale a livello nazionale e danno un giudizio positivo sull’accordo sottoscritto con la mediazione del ministro Guidi, in cui a partire da settembre prossimo «le parti saranno impegnate nella realizzazione di un nuovo protocollo di relazioni sindacali per la competitività e lo sviluppo delle attività dell’Eni a fronte della condivisione del quadro e delle prospettive industriali. La mobilitazione, con il blocco della movimentazione via nave e pipe-line dell’etilene da Porto Marghera all’Emilia, potrebbe però rientrare lunedì prossimo, dopo il previsto incontro tra i delegati di base della Rsu di Versalis – che ha chiesto ai sindacati di prorogare l’utilizzo della cassa integrazione ordinaria che scadrebbe il prossimo 3 agosto – e le segreterie territoriali dei sindacati dei chimici. Nell’accordo siglato ieri a Roma si prevede che Versalis e i sindacati territoriali «si attiveranno per valutare le problematiche legate all’Aia della centrale termoelettrica di Porto Marghera che impediscono il riavvio previsto del cracking, per individuare le soluzioni, tecnicamente e economicamente compatibili, che consentono di superare tale criticità». Positivo ma prudente il giudizio sull’accordo del governatore Luca Zaia che aveva minacciato di fare causa all’Eni se non avesse rispettato i piani di investimenti sottoscritti: «L’accordo di ieri tra Eni e sindacati è rassicurante», ha dichiarato. «Noi in ogni caso teniamo alta la guardia e vigileremo perché i contenuti dell’accordo sulla chimica a Porto Marghera siano rispettati, senza incertezze né esitazioni. Per me ciò che valeva e vale è la firma posta a suo tempo sull’intesa per Porto Marghera, per la quale gli enti locali e la Regione del Veneto hanno già assunto impegni anche in termini di risorse pubbliche e una nuova vertenza non avrebbe dovuto neppure essere aperta. Non è pensabile che tutto venga rimesso in discussione per un cambio ai vertici dell’Eni. Stiamo parlando di un piano strategico non solo per Venezia, che comprende per Porto Marghera problematiche che vanno dalla bonifica all’occupazione, dall’energia a nuovi obiettivi industriali. Per questo la Regione è e sarà a fianco dei lavoratori».

Gianni Favarato

 

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