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Shopping, colossi spaccati

Centri commerciali aperti per la Liberazione e Festa del Lavoro, quando però chiuderà Auchan. Due giorni di serrande abbassate alla Coop: «Scelta etica»

Lo shopping è festivo ma il fronte è spaccato

MESTRE – Crisi o non crisi, sarà shopping a go-go per le feste comandate alle porte: sabato 25 aprile, giorno in cui cade la ricorrenza della Liberazione ma anche del patrono San Marco per tutti i veneziani e ancor più il primo maggio, Festa del Lavoro, templi dello shopping, outlet e centri commerciali rimarranno aperti nella speranza di fare affari.

Ad eccezione del colosso francese, ossia l’Auchan di Mestre, che ha deciso di tenere chiuso “per scelta” il primo maggio e del gruppo Coop Adriatica, che con la campagna “Valori in corso”, ha scelto di mantenere chiusi i suoi oltre 190 negozi (in tutto il territorio), dai piccoli supermercati dei centri storici ai supermercati di vicinato agli ipercoop. Coop Adriatica. Una campagna mirata, i clienti affezionati sono stati avvisati in anticipo.

«La decisione di restare chiusi il 25 aprile e il Primo maggio è coerente con i valori, la cultura, e la storia della cooperazione e di quella di consumo in particolare», ha spiegato il presidente di Coop Adriatica, Adriano Turrini in una nota diffusa qualche giorno fa. Chiusa, quindi, la Coop Campo Grande Mestre di via Pionara a due passi da Auchan.

Ma la curiosità che spiazzerà sicuramente più di qualcuno, è che il 25 aprile e il Primo maggio rimarrà chiusa anche la grande Coop&Coop che si trova all’interno del colosso di Marghera, ossia la Nave de Vero. Galleria di negozi aperta, shop center in prima linea e ipermercato chiuso al piano terra.

«Siamo sempre stati contrari alle aperture domenicali e festive», spiega Alessandra Tiengo, consigliera di amministrazione e presidente del distretto del Nordest di Coop Adriatica, «poi ci siamo adeguati all’andamento generale previsto dalla normativa, ma non siamo favorevoli e nelle feste tradizionali, religiose piuttosto che laiche, cerchiamo di rimanere chiusi per scelta e per rispetto ai lavoratori e alla famiglia. Non è stato facile chiudere la Coop all’interno della Nave de Vero in giorno di apertura, ma abbiamo pensato che se lo avevamo fatto dalle altre parti non potevamo non farlo anche là». Una motivazione di coerenza e anche un segno.

Chiuso e fuori dal coro sarà anche Auchan di Mestre. «La scelta», spiega il responsabile della galleria commerciale Giovanni Argenio, «conferma quanto fatto lo scorso anno ed è in linea con l’orientamento aziendale di rispettare e osservare, laddove possibile, la festa dei lavoratori».

Ma andiamo con ordine.

Liberazione. Sabato 25 aprile sarà aperto il centro commerciale Auchan, il centro commerciale Valecenter, a due uscite di tangenziale, così come rimarrà aperta La Nave de Vero e pure il Panorama di Marghera. Aperto sarà anche il Centro Le Barche di Mestre, diventata ormai una meta consolidata per il brunch alla Feltrinelli in voga tra i mestrini, che ci fanno colazione, aperitivo, e pure pranzo. Aperto l’outlet di Noventa di Piave, che non teme la pioggia né il sole visto che lavora molto con i turisti delle spiagge e le località balneari. Aperti saranno pure altri negozi di catene commerciali, come la Maison du Monde, sempre in zona Auchan. Sabato 25 aprile serrande alzate anche al Centro Tom Tommasini di Santa Maria di Sala (chiuso il Primo maggio) e al Centro commerciale Adriatico 2 di Portogruaro aperto anche per la Festa del lavoro.

Primo maggio. Che sia bello o brutto tempo, c’è chi ne approfitterà sicuramente per fare una puntatina a guardare due negozi prima di inforcare la bici o prendere il sole al parco. Aperti Valecenter, Panorama, Nave de Vero, Centro Le Barche, Outlet di Noventa e diversi negozi dei centri città, qualcuno ha pure appeso un cartello alla vetrina con tanto di scritta “Primo maggio aperti”. Un tour de force per i lavoratori, che faranno tutto un diritto.

Marta Artico

 

Il Patriarcato contrario all’apertura nei giorno festivi

Don Pistolato: «Primo maggio conquistato con il sangue»

Tiziana d’andrea Con don Enrico Torta mercoledì scorso abbiamo incontrato Moraglia. Noi abbiamo le armi spuntate, confidiamo nella Chiesa

MESTRE «Ma il primo maggio non dovrebbe essere la festa del lavoro?». Il vicario episcopale don Dino Pistolato commentando la notizia dei centri commerciali che rimarranno aperti per le festività, va diritto al cuore del problema senza tanti giri di parole. La posizione del Patriarca Francesco Moraglia in merito al lavoro festivo e domenicale è chiara.

«Quand’ero ragazzino mi ricordavo che si faceva festa per un motivo specifico», spiega, «perché oggi la rincorsa a tenere aperte a tutti i costi queste piazze mediatiche o come le vogliamo chiamare, quali sono quelle dei centri commerciali? Luoghi che non aiutano ad incontrarsi e socializzare ma a spendere, se ci sono, i soldi. Il primo maggio è festa dal lavoro e del lavoro, ed è giusto che qualcuno tenga chiuso, fa bene chi lo fa. Il Patriarca l’ha detto a Pasqua e l’ha ribadito anche in un recente dibattito sull’ecologia della vita».

Precisa: «Ricordo che la dottrina sociale della chiesa nasce con Papa Leone XIII, il quale aveva detto tre cose, tre pilastri fondamentali: tutela delle donne, tutela dei bambini dal lavoro e giornata di riposo settimanale come tutela della dignità della persona».

Aggiunge don Pistolato: «Abbiamo perso la misura dell’uomo. È una festa, quella del primo maggio, che è stata pagata con il sangue, c’è gente che è stata massacrata a fucilate, ecco perché è il giorno di riposo del lavoro e dal lavoro».

I diritti dei lavoratori non possono essere cancellati con un colpo di spugna. «Guardiamo a Gesù realmente risorto e a partire da lui consideriamo, in modo radicalmente nuovo, l’uomo e la società» ha scritto il patriarca nella lettera di Pasqua ai fedeli della Diocesi, «in questa logica entra la domenica come giorno del Signore e giorno dell’uomo ma se continueremo progressivamente a smarrire il senso religioso, antropologico e sociale della domenica semplicemente perderemo l’uomo, “ridotto” ormai alla sola dimensione economica».

Da quando la deregulation del commercio ha livellato tutti i giorni della settimana e dei mesi, in prima linea nel Patriarcato a difesa del riposo festivo è don Enrico Torta, il sacerdote di Dese, al quale il “sempre aperto” non va proprio giù. Mercoledì scorso don Torta assieme all’imprenditore Roberto Aggio e alla leader delle commesse trevigiane Tiziana D’Andrea, sono stati ricevuti dal patriarca Moraglia proprio per parlare del problema del lavoro festivo e domenicale.

«Noi abbiamo le armi spuntate», spiega D’Andrea, «per questo confidiamo nella Chiesa e abbiamo chiesto aiuto al Patriarca».

Marta Artico

 

Corradi (Confcommercio) attacca il pseudoliberismo. Franceschi (Confesercenti) appoggia la Coop

«Le nostre tradizioni vanno rispettate»

MESTRE «È una vergogna, non si può perdere l’identità di un Paese in questo modo, abbiamo una storia e delle tradizioni che vanno rispettate».

Il presidente di Ascom Confcommercio, Doriamo Calzavara, non è per niente concorde con le aperture festive, e lo ripete ancora una volta.

«Sono contento che il centro commerciale Auchan rimanga chiuso il primo maggio, si sono dimostrati persone civili, il loro gesto va apprezzato, al contrario degli altri. Quello che manca è una regolamentazione nazionale. Ho incontrato nei giorni scorsi il ministro Poletti e ho fatto presente anche a lui che il decreto Monti sulle liberalizzazioni e la deregulation del commercio è stato fatto in un momento di emergenza, adesso si deve fare una legge diversa, che vada nella direzione di tutelare le tradizioni del nostro Paese, come fanno gli altri stati».

«Il problema è sempre il solito», aggiunge il direttore Ascom Dario Corradi, «questo pseudo liberismo che è passato, tra l’altro, solo nel campo del commercio, dove ci ha portato? Oggi servirebbe una normativa rispetto alla quale senza tante chiacchiere, venga stabilito un calendario unico e condiviso con le chiusure delle attività in determinate festività, religiose e laiche, Pasqua e Pasquetta piuttosto che Liberazione. Invece ogni volta ci troviamo di fronte a questa menata infinita: chi apre, chi chiude, non lo sanno nemmeno più i centri cosa devono fare».

Il responsabile di Confesercenti provinciale, Maurizio Franceschi, dice anche di più: «Le aperture nelle festività sono un imbarbarimento, un’involuzione, sono contrarie alla modernità, che va in un’altra direzione».

Quella cioè di tutelare e valorizzare la tradizione e le specificità. E sulla scelta di Coop Adriatica: «La disparità di comportamenti segnala per me un fatto distintivo che differenzia imprese e aziende che rispettano i territori e le comunità con le loro festività – laiche o religiose che siano – rispetto a chi invece crede che mercato concorrenza e liberismo spinto possano sovrastare e contrastare tutto. Un errore gravissimo che si fa nel “sistema paese” e che non fa assolutamente progredire la nostra nazione».

Chiude: «In questo modo la società non evolve ma involve, questo trend cancella valori, cancella le comunità e quello che rappresentano. Le aperture nelle festività sono antimoderne, plaudo alla Coop».

(m.a.)

 

Dallo Stato 667 mila euro di investimenti in cavi e dorsali

Accordo tra Comune e Porto per concludere entro il 2017

MARGHERA – Nell’ambito dell’ Accordo di programma per la riconversione e riqualificazione industriale dell’area di crisi industriale complessa di Porto Marghera tra Ministero per lo Sviluppo Economico, Regione del Veneto, Comune di Venezia, Autorità Portuale di Venezia che ha permesso lo sblocco di una dozzina di progetti per Porto Marghera finanziati dallo Stato con 152 milioni di euro c’è anche il progetto, il numero 12, di Venis Spa per portare la fibra ottica nella zona industriale di Porto Marghera.

Un pacchetto di interventi che vale complessivamente quasi 667 mila euro e che verrà finanziato interamente dallo Stato. Il progetto muove i primi passi con un accordo, tra Comune di Venezia e Autorità Portuale di Venezia che è stato approvato nei giorni scorsi dal commissario Zappalorto e che dovrà andare alla fine di una intesa con l’Autorità portuale, presieduta da Paolo Costa.

Nel progetto si prevede di intervenire realizzando i cavidotti per la posa del cavo ottico, realizzare nuovi armadi stradali e fornire apparati attivi di rete lungo la via dei Petroli, il nuovo ponte di via Torino (per il collegamento con il polo universitario di Ca’ Foscari che ha aperto nelle vicinanze il campus di Scienze Ambientali), via del Commercio, via Volta, via dell’Elettricità, la Regionale 11, via Malcontenta, via della Chimica, via della Meccanica e via dell’Elettronica.

Ad attuare i lavori “in house” sarà Venis Spa, che ha la sua sede nell’area del Vega Parco Scientifico e Tecnologico per la predisposizione dei canali in cui passerà la banda larga nella zona industriale. Obiettivo evidente, aiutare le aziende dell’area industriale ad utilizzare le tecnologie concesse dalla fibra ottica e portare alla creazione di un distretto industriale al passo con il mondo che viaggia per le autostrade digitali, secondo gli obiettivi del governo e della Agenda digitale europea.

L’importo dei lavori prevede circa 490 mila euro in cantieri per la posa dei cavi e altri 177 mila euro, circa, per la progettazione e il collaudo. L’accordo tra Comune e Porto prevede che il Comune di Venezia consegni il progetto al Porto entro un mese dalla firma dell’accordo; che il Comune invii al Ministero dello Sviluppo economico il progetto entro il 30 giugno e che l’intervento complessivo da parte di Venis Spa si concluda entro il 30 giugno 2017.

Mitia Chiarin

 

Difficoltà per i cantieri alla condotta del Fossa: incolonnamenti a Oriago, traffico in tilt alla Nave de Vero, uscite obbligate

Gravi disagi nel fine settimana per la viabilità a causa dei lavori in tangenziale per la realizzazione della nuova condotta dove far scorrere le acque del Fossa, sotto alla tangenziale. In particolare ieri, in diversi momenti della giornata, si è rischiato il blocco completo nell’area di Oriago. A causare l’ingorgo, il traffico sostenuto che ha caratterizzato la giornata, in particolare in direzione di Trieste. Molto probabilmente, spiega la Polizia stradale, il traffico sostenuto era dovuto al fatto che molti, vista la bella giornata di sole, si sono diretti verso le spiagge.

Il secondo weekend di chiusura della tangenziale di Mestre, questa volta in direzione Trieste, si è svolto con diversi disagi. Un chilometro di coda a fisarmonica, fin da metà mattina di ieri, infatti, si è formato al casello di Oriago. Se all’inizio la Società Autostrade e la Polizia stradale consigliavano di imboccare il Passante e, nel caso, uscire a Spinea e proseguire per la Miranese, successivamente questa deviazione è stata obbligatoria e in certi momenti del primo pomeriggio i veicoli sono stati fatti uscire a Dolo per spalmarsi lungo la Riviera del Brenta. Questo ha poi causato grossi problemi nell’area del centro commerciale Nave de Vero, già sollecitata dalle auto di chi si recava nella stessa struttura o proveniva da Ravenna.

I cantieri, come previsto, erano stati suddivisi in due momenti diversi per limitare i disagi al traffico, comportando la chiusura alternata delle carreggiate autostradali. Ieri è quindi toccato alla direzione Trieste che è rimasta chiusa completamente dalle 22 di sabato 18 alle 4 della notte appena trascorsa.

I lavori, come lo scorso weekend, hanno riguardato gli interventi di ricalibratura del corso d’acqua “Fossa” di Chirignago, che sono in gestione al consorzio di bonifica Acque Risorgive. Il Fossa attraversa la piattaforma della A57 in prossimità del sovrappasso di via Bottenigo a Marghera. Il tubo ha sezione rettangolare di 3 metri di larghezza per 2 di altezza e va a sostituire il precedente manufatto, giudicato insufficiente per contenere la portata d’acqua in caso di piena. In questo modo dovrebbe essere messa in sicurezza dal punto di vista idraulico tutta l’area urbana di Marghera che si trova a nord della Tangenziale.

L’intervento, grazie all’utilizzo di moderne tecnologie e un impiego massiccio di uomini e mezzi, è stato realizzato nell’arco di due fine settimana, riducendo al minimo il disagio sulla viabilità della tangenziale ed è inserito nel più ampio lavoro di completamento del potenziamento della Fossa di Chirignago, a sua volta tra le opere di sistemazione idraulica previste all’interno dell’accordo di programma del vallone Moranzani. È un accordo che prevede un pacchetto di interventi fondamentali per la bonifica e per allontanare il rischio di alluvioni. Una prima parte dell’intervento sul canale era stata già fatta, coordinata dal Commissario delegato per l’emergenza idraulica nel settembre 2007, quando si era provveduto al tombinamento del canale nel tratto compreso tra via Trieste e la tangenziale di Mestre.

 

Nuova Venezia – Crociere, decidere le alternative

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19

apr

2015

Vertice con operatori del porto e società armatrici. Venice 2.0 sul sito del Ministero

VENEZIA «Io contro l’off shore? Ma non è vero. Sono balle messe in giro in malafede da chi vorrebbe insinuare che blocchiamo lo sviluppo. È vero esattamente il contrario». Felice Casson si prepara a incontrare Matteo Renzi. E nel suo dossier ci sono anche le Grandi navi. Un problema che ha diviso non poco il centrosinistra e in particolare il Pd.

Con l’attuale candidato sindaco in prima linea per togliere le grandi navi da crociera da San Marco. «Ma la linea è chiara e condivisa», dice Casson, «ho detto che ci sono tre progetti alternativi che vanno valutati per una decisione in tempi brevi. Dobbiamo privilegiare il lavoro, la crocieristica e la difesa della laguna. Quanto all’off shore, deciderà il governo. Non ho mai detto che sono contrario a priori».

La patata delle alternative alle grandi navi davanti a San Marco è ora in mano al governo. Il Porto preme perché sia scelto al più presto il progetto Contorta Sant’Angelo, che consentirebbe di mantenere la Marittima e far entrare le navi da Malamocco e non più dal Lido e San Marco.

I comitati spingono perché sia valutata la soluzione del Lido, che consentirebbe di tenere le navi fuori dalla laguna. Ipotesi realizzabile in due anni, già bocciata dall’Autorità portuale. Ma da ieri presente nel sito del ministero dell’Ambiente con il progetto Venice cruise 2.0., presentato da Cesare De Piccoli e dalla società Duferco. Con tanto di studio di impatto ambientale (Sia) presentato dalla società D’Appolonia.

Infine l’ipotesi Marghera, con progetto firmato da Roberto D’Agostino. Anche qui il porto ha espresso parere contrario. «Le navi commerciali e da crociera», dice Costa, si incrocerebbero e la legge non lo consente. Con il Contorta si risparmierebbe tempo, il tratto in comune sarebbe molto più breve».

Per anticipare i tempi Casson ha incontrato l’altra sera una delegazione di operatori del porto e industriali. E anche i vertici delle principali società delle crociere.

«Ho spiegato», dice, «che la volontà della città è quella di risolvere il problema senza penalizzare il settore, rispettando la laguna. Ho avuto risposte incoraggianti: in attesa dell’alternativa anche le compagnie sono disposte a soluzioni transitorie e a qualche sacrificio per il bene della città. Ma l’obiettivo deve essere il rilancio. Con le soluzioni alternative potremo ricavare anche nuovi posti di lavoro».

Anche questo un argomento di confronto con il premier. E con l’alleanza di centrosinistra, che ha sottoscritto su questo punto un programma comune.

(a.v.)

 

Gazzettino – Venezia. San Giuliano apre alle bici

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16

apr

2015

MOBILITÀ – Il Comune ha deciso di non imporre il divieto di transito sul cavalcavia

Allo studio un progetto per realizzare la pista ciclabile tra i Pili e via dei Petroli

Niente semafori ma il cavalcavia di San Giuliano non verrà vietato alle biciclette. È l’esito più importante del sopralluogo ai Pili effettuato da associazioni, sub commissario e tecnici dell’Amministrazione veneziana. Il Comune, dunque, fa marcia indietro e, contrariamente a quanto annunciato nei mesi scorsi, ha deciso di lasciare aperto anche alle biciclette il transito sul cavalcavia.

La seconda buona notizia, che però avrà tempi decisamente più lunghi, riguarda la parte di pista ciclabile ancora da cominciare, quella che deve unire il ponte della Libertà con via Torino, passando per i terreni dell’imprenditore Luigi Brugnaro e per il Vega, e poi per il sottopasso della stazione di Marghera. Le associazioni cittadine non amano quella soluzione perché allunga troppo i tempi di percorrenza, almeno di 4 chilometri rispetto a San Giuliano, ma per le persone che provengono da Marghera o dalla parte est di Mestre può essere una buona strada se il tratto verrà messo in sicurezza.

I tecnici del Comune, come spiegano i portavoce del Coordinamento delle associazioni, hanno reso noto che hanno allo studio un primo intervento per realizzarne almeno un tratto, tra i Pili e via dei Petroli, ossia la parte più pericolosa. Siccome in quella zona la pista passa attraverso i terreni di Brugnaro e a fianco di un fosso in un terreno sconnesso, dovranno posare dei massi per creare il fondo e gettare un manto ciclabile. Il lavoro potrebbe essere realizzato approfittando delle facilitazioni garantite dalle norme sulle aree Sin (i Siti inquinati di interesse nazionale) e quindi consentire tempi più rapidi. Si parla, comunque, di mesi, sicuramente dopo l’estate. Del resto anche la pista sul ponte, con la parte finale a sbalzo, è in ritardo e potrà forse essere inaugurata non prima dell’estate.

Durante il sopralluogo i tecnici comunali, invece, non hanno preso in considerazione il sentiero sterrato che collega i Pili e la base del cavalcavia che sta tra la ferrovia e via della Libertà. Le associazioni propongono di utilizzarlo per assicurare ai ciclisti il ritorno da Venezia lungo il lato nord del ponte, come avviene oggi. Per il Comune, invece, la pista dovrà essere solo sul lato sud, anche se è stretta e comporta difficoltà negli incroci tra le bici provenienti dai due sensi opposti.

«Ad ogni modo per i prossimi mesi tutto continuerà come prima e si potrà percorrere pure il lato nord visto che la nuova pista non è ancora pronta» commenta Giampietro Francescon del Coordinamento, «e noi vogliamo lo stesso organizzarci per andare a pulire quel pezzo di sterrato in modo da renderlo percorribile e garantire più sicurezza ai ciclisti».

Le associazioni non molleranno nemmeno sull’altra richiesta, quella di permettere almeno ai più anziani e alle persone più deboli di salire con la bici in tram a San Giuliano per poter superare il cavalcavia. Anche se non verrà vietato alle bici, infatti, è sempre un punto difficile da superare. Far salire chi ha difficoltà sarebbe anche un modo per facilitare il percorso dello stesso tram che non verrà rallentato. A Milano, ribadiscono quelli del Coordinamento, già lo fanno da tempo.

 

MOBILITÀ – Nel weekend uscita obbligata a Oriago in carreggiata Est

La tangenziale di Mestre chiude per lavori in direzione Trieste, attenzione ai possibili disagi nel weekend. Dalle 22 di sabato alle ore 4 di lunedì mattina rimarrà infatti chiuso il tratto di A57 tra il casello di Mira-Oriago e lo svincolo di Marghera. Per questo motivo la società autostradale Cav ha già messo le mani avanti con un avviso agli automobilisti: «Per tutti gli utenti diretti alle località balneari, in direzione Trieste, è consigliabile utilizzare l’A4-Passante di Mestre».

Durante il periodo di chiusura il traffico sarà deviato al casello autostradale di Mira-Oriago, per poi proseguire sulla camionabile “Marghera-Spinea” (provinciale 81) e infine sulla Statale Romea, prima di ricongiungersi allo svincolo di Marghera. I disagi maggiori potrebbero esserci all’uscita di Mira-Oriago, visto che si tratta di una barriera molto più piccola rispetto a quella di Mestre-Villabona. Molto dipenderà dal meteo: ad oggi le previsioni per il weekend non sono affatto benevole (pioggia sabato e nuvoloso domenica), se saranno rispettate non ci sarà alcun esodo verso le spiagge del litorale e quindi i disagi potrebbero essere contenuti.

La scorsa settimana, quando era stata chiusa la carreggiata ovest in direzione Padova, è filato tutto abbastanza liscio: gli intasamenti si sono concentrati nel tardo pomeriggio di domenica quando chi tornava dal mare o dalla montagna si è trovato incolonnato alla rotatoria di Marghera. Il cantiere è stato aperto per mettere in sicurezza dal punto di vista idraulico tutta l’area di Marghera, già duramente colpita da allagamenti negli ultimi anni. I tecnici del consorzio di bonifica Acque Risorgive stanno effettuando dei lavori di ricalibratura del corso d’acqua Fossa, che attraversa la tangenziale in prossimità del sovrappasso di via Bottenigo. La tabella di marcia prevede che l’intervento venga completato questo weekend, ma anche in questo caso dipenderà dalla pioggia.

Gabriele Pipia

 

Rispetto alla precedente sarà possibile fare il rogito dei 108 ettari con un Cda provvisorio

MARGHERA – Alla prossima riunione della Giunta regionale, in programma martedì prossimo, una delle ultime prima delle elezioni, l’assessore Massimo Giorgetti presenterà per l’approvazione una nuova delibera che confermerà il mandato alla società controllata, Venezia Acque, per l’acquisizione del 50% della nuova società pubblica (Marghera Eco Industries srl) in cui il Comune di Venezia è già entrato con la stessa quota attraverso Ive.

L’entrata nella nuova società della Regione è la premessa per acquisire i 108 ettari di aree industriali dismesse a Porto Marghera, cedute da Syndial-Eni che ha messo a disposizione 38 milioni di euro per le bonifiche, già autorizzate, di circa metà delle aree in questione.

La nuova delibera in approvazione sostituirà la precedente, approvata ma bloccata dal governatore Luca Zaia dopo la tangentopoli del Mose che ha coinvolto l’ex assessore Chisso che aveva condotto tutta la trattativa con Eni per la cessione delle aree.

A differenza della prima delibera, quella che martedì’ dovrebbe essere approvata, prevede la possibilità di eleggere un organismo amministrativo (Cda) provvisorio che avrà il mandato di concludere tutta la procedura tecnica (a cominciare dalla perizia sui terreni in questione e dei relativi oneri ambientali o servitù demaniali), in modo da poter arrivare al più presto al rogito (già rinviato più volte) che trasferirà a Marghera Eco Industries srl la proprietà dei 108 ettari.

Solo dopo questo passaggio, ovvero dopo le prossime elezioni, si procederà alla nomina della governance e al business plan per la bonifica delle aree che saranno messe sul mercato con la speranza di trovare imprenditori disposti ad acquisirle e rilanciarle con attività industriali o logistiche.

(g.fav.)

 

Nuova Venezia – Tangenziale chiusa, code sulla Miranese

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13

apr

2015

Lavori ok sulla condotta del canale Fossa, disagi per coloro che hanno scelto la scorciatoia per raggiungere il casello di Mira

Sono filati via lisci, senza intoppi di rilievo, i lavori di sistemazione del canale Fossa che hanno costretto alla chiusura della carreggiata ovest della tangenziale di Mestre. Anzi, i lavori si sono conclusi in anticipo di quasi due ore rispetto a quanto previsto: la carreggiata è stata dunque riaperta un po’ in anticipo rispetto all’orario previsto, le 4 di stamattina.

La tangenziale è rimasta chiusa tra lo svincolo di Marghera e l’uscita di Oriago-Mira, in direzione Milano, e qualche disagio per gli utenti della strada c’è stato: ieri problemi per chi, provenendo da Trieste, doveva continuare verso Milano. Infatti in molti hanno scelto la scorciatoia della Miranese e via Oriago, per raggiungere il casello di Mira-Oriago: tra le 18 e le 20 si è formata una coda di tre chilometri lungo via Miranese. La colonna di automobilisti è stata assorbita solo verso le 21.

Il prossimo fine settimana invece ci sarà la chiusura della carreggiata Est (in direzione di Trieste) con lo stesso orario: dalle 22 di sabato alle 4 di lunedì.

«Naturalmente quando si interviene in questi casi è inevitabile trovarsi davanti a imprevisti o a manufatti non indicati», spiega l’ingegnere Antonio Martini, responsabile dei lavori.

«Durante la notte abbiamo trovato alcuni pali in corrispondenza dei pannelli fonoassorbenti e un trave di testata del vecchio canale che scorreva a lato della carreggiata prima che la tangenziale venisse allargata, manufatti non indicati. Nonostante questo, i lavori non hanno avuto intoppi che li abbiano rallentati. Anzi abbiamo chiuso in anticipo rispetto alla tabella di marcia».

Il cantiere riguarda la sistemazione del corso d’acqua Fossa di Chirignago in gestione al Consorzio di bonifica Acque Risorgive che attraversa la tangenziale nei pressi di via Bottenigo, a Marghera. L’intervento prevede di attraversare le due carreggiate con una nuova condotta – è il tubo nel quale passa l’acqua – rettangolare larga tre metri e alta due, che andrà a sostituire quella esistente, insufficiente per contenere le piene d’acqua. Un intervento che permetterà quindi di rendere più sicura dal punto di vista idraulico tutta l’area urbana di Marghera a nord della tangenziale.

L’intervento del Consorzio di bonifica è stato concordato con la Cav, società di gestione della tangenziale e del Passante di Mestre, in due fine settimana che dal punto di vista del traffico non dovrebbero rappresentare emergenze. I lavori si svolgeranno quindi in due fasi distinte, anche se in caso di maltempo sarà necessario programmarlo di nuovo. È un accordo che prevede un pacchetto di interventi fondamentali per allontanare il rischio di alluvioni.

Carlo Mion

 

Manifestazioni contro le grandi navi e il Contorta, ieri la presentazione dell’ultimo dossier

Manifestazione contro le grandi navi e lo scavo del Contorta il 9 maggio. E mobilitazione dei comitati «per una soluzione alternativa meno impattante».

Posti esauriti ieri pomeriggio in sala San Leonardo per la presentazione dell’ultimo dossier dei comitati «No Grandi Navi-Laguna bene comune» e Ambiente Venezia sui danni prodotti dalle navi da crociera all’interno della laguna. Saggi e studi di due docenti universitari, Giuseppe Tattara (Ca’ Foscari) e Giovan Battista Fabbri (Iuav).

Interventi in sala dell’economista Jan Van der Borg, autore all’inizio degli anni Novanta di studi sull’impatto del turismo insieme all’attuale presidente del Porto, Paolo Costa.

«Bisogna creare un nuovo modello di turismo», ha detto, «compatibile con la città».

Domenico Luciani, ex direttore della Fondazione Benetton-Studi e Ricerche ha messo in guardia dalla tendenza sempre più visibile che il flusso di turisti trasformi Venezia in una «non città».

«Occorre che la nuova amministrazione ricominci da qui», dice, «soprattutto dalla questione della residenza: esistono in città ottomila appartamenti sfitti o non utilizzati».

Francesco Vallerani, docente di Geografia a Ca’ Foscari, ha ricordato la storia e la conformazione dell’ambiente lagunare, di particolare complessità e delicatezza. Infine Armando Danella, già dirigente dell’Ufficio Legge Speciale del Comune, che ha ricordato la validità dell’alternativa proposta da Duferco e De Piccoli per il nuovo terminal passeggeri alla bocca di Lido.

«Bisogna decidere», dice, «tenendo presente la necessità di salvaguardare il lavoro».

Marta Canino, del comitato “No Grandi Navi” ha poi illustrato le modalità della manifestazione convocata per il 9 maggio.

Comitati e cittadini sono chiamati a esprimersi per fermare l’invasione delle grandi navi, tre anni dopo il disastro e il naufragio della Costa Concordia al Giglio.

E i comitati rilanciano. «Anche noi abbiamo riacceso i motori», dice soddisfatto il portavoce Luciano Mazzolin, «adesso bisogna riprendere la mobilitazione. Siamo contro lo scavo di un canale profondo in laguna: sarebbe un rimedio peggiore del male».

(a.v.)

 

Lunga riunione a roma

Lido, avamporto galleggiante all’esame della commissione

Un via libera di massima. E adesso il progetto deve andare all’esame degli enti e delle autorità. Ma dal punto di vista tecnico, «ha i requisiti per essere esaminato».

Un’altra ipotesi alternativa per il terminal delle crociere ha cominciato il suo iter. È il nuovo “avamporto galleggiante” del Lido, presentato dagli architetti Stefano Boato, Carlo Giacomini e Maria Rosa Vittadini, con la consulenza degli ingegneri Vincenzo Di Tella e Paolo Vielmo e dell’economista Giuseppe Tattara.

L’audizione alla commissione Via (Valutazione di Impatto ambientale) del ministero per l’Ambiente è durata quasi tre ore.

Al termine i presentatori sono usciti molto soddisfatti. «Sono stati chiariti alcuni dubbi preliminari», dice Boato, «e dimostrato che la nostra soluzione non è molto impattante e dal punto di vista della protezione dalle onde e dalle correnti è assolutamente efficace».

Cinque pontoni galleggianti e rimovibili (a differenza di quelli in calcestruzzo progettati dalla società genovese Duferco) più o meno nella stessa area. E una nuova stazione Marittima, inserita nel paesaggio, proprio davanti all’isola artificiale del Mose.

Spostando le navi troppo grandi al Lido, con una Marittima dedicata, spiegano i progettisti, si potrebbe salvare l’attività per le navi medio piccole nell’attuale Marittima. E in ogni caso aumentare il lavoro senza perdere la ricchezza delle crociere.

Progetto del tutto reversibile, hanno spiegato, dal costo finale di 140 milioni di euro, meno di tutti gli altri.

L’avamporto galleggiante va ad aggiungersi ai progetti per il terminal passeggeri a Marghera (studio D’Agostino) e a quello del Lido di De Piccoli-Duferco, anch’esso presentato alla commissione Via e in attesa di parere. Tutti sono stati già scartati dall’Autorità portuale.

(a.v.)

 

Casson: «Niente forzature, i progetti vanno valutati sullo stesso piano».

Brugnaro rilancia le Tresse e il canale Vittorio Emanuele, Davide Scano il Lido.

Zaccariotto: «Ci pensi la nuova amministrazione»

Sullo scavo del canale in laguna i candidati sindaco frenano

Contorta avanti tutta. Paolo Costa rilancia, i candidati sindaci frenano. L’idea di spendere 140 milioni di euro per scavare un nuovo canale in laguna non piace quasi a nessuno.

«Non si devono fare forzature», scandisce Felice Casson, che già da senatore si era espresso chiaramente per un confronto aperto fra tutte le alternative.

«Bisogna valutare sullo stesso piano», ripete, «costi e benefici di tutte le soluzioni presentate: il Contorta ma anche Marghera e il Lido. Poi il piano economico, gli impatti sull’ambiente e la tutela del lavoro, che deve essere la nostra prima proccupazione».

Via allo scavo già la settimana prossima? «Non credo che il governo voglia fare questa forzatura in assenza di un’amministrazione democraticamente eletta».

Più prudente, ma sulla stessa linea riguardo alla decisione da rinviare al dopo voto è Francesca Zaccariotto, candidata per il centrodestra con la sua civica «Veneziadomani», Fratelli d’Italia, Scelta civica.

«Sono questioni strategiche che forse sarebbe meglio lasciare alla prossima amministrazione eletta», dice. Sul fatto che le grandi navi se ne debbano andare da San Marco sono tutti d’accordo. Compresi gli operatori e i difensori a spada tratta dela croceristica. Troppo forte la pressione internazionale sui “giganti del mare” a due passi da palazzo Ducale. Anche se come ricorda il comandante Lucio Sambo «le navi più piccole non sono certo più sicure delle grandi, sono vecchie e non hanno le eliche a prua».

Ma il trasferimento delle grandi navi è all’ordine del giorno. Luigi Brugnaro, candidato civico sostenuto da Forza Italia, rilancia la sua vecchia proposta, messa sul tavolo quando era ancora presidente degli industriali veneziani. «Occorre mantenere la Stazione Marittima», dice, «terminal di eccellenza frutto di tanti investimenti». Dunque, le grandi navi dovranno arrivare in Marittima non più da San Marco ma per un percorso alternativo. Cioè il canale delle Tresse e poi il canale Vittorio Emanuele. Il vecchio tragitto che facevano le petroliere e le navi da trasporto prima dello scavo del canale dei Petroli, nel 1969. Soluzione secondo Brugnaro meno impattante e meno costosa del Contorta. Il Vittorio Emanuele ha già una discreta profondità: dovrebbe essere scavato ma non come il Contorta. Le obiezioni del Porto riguardano la pericolosità dell’incrocio fra navi passeggeri e mercantili. E poi i tralicci dell’alta tensione che dovrebbero essere rimossi.

Critico senza mezzi termini contro le grandi navi anche il candidato del Movimento Cinquestelle Davide Scano. «Noi abbiamo presentato un progetto alternativo per spostare le navi troppoo grandi alla bocca di porto del Lido», dice Scano, «su questo siamo tutti d’accordo, a tutti i livelli, a differenza del Pd che mi pare abbia ricette molto diverse al suo interno».

Di grandi navi si occupa anche la Lega e il movimento delle autonomie, che hanno indicato come loro candidato sindaco Gian Angelo Bellati. Anche qui prudenza da parte del candidato. E linea chiara: «Le navi incompatibili non devono passare da San Marco. La ricchezza che portano deve restare in città, dove il governo deve istituire il Porto franco».

Alberto Vitucci

 

Il primo intervento al canale di via Bottenigo sarà tra sabato e lunedì, traffico deviato tra Marghera e il casello di Oriago

Tangenziale chiusa tra lo svincolo di Marghera e il casello di Mira-Oriago in direzione Milano (da sabato 11 a lunedì 13) e in direzione di Trieste il fine settimana successivo (tra sabato 18 e lunedì 20) per rifare la condotta di un canale che passa sotto le carreggiate.

Per lavorare in condizioni di sicurezza da sabato sarà quindi necessario bloccare la circolazione deviare il traffico lungo il primo tratto della strada statale Romea – quello che garantisce l’accesso ai centri commerciali – e la strada provinciale 81 vale a dire la strada che dalla rotonda di Malcontenta porta verso Oriago garantendo l’ingresso al casello autostradale.

Questo fine settimana la chiusura riguarderà la carreggiata verso Milano, dalle 22 di sabato alle 4 di lunedì, a meno che i lavori non finiscano con qualche ora di anticipo.

Il prossimo fine settimana invece ci sarà la chiusura della carreggiata Est (in direzione di Trieste) con lo stesso orario: dalle 22 di sabato alle 4 di lunedì.

Il cantiere riguarda la sistemazione del corso d’acqua Fossa di Chirignago in gestione al Consorzio di bonifica Acque Risorgive che attraversa la tangenziale nei pressi di via Bottenigo, a Marghera. L’intervento prevede di attraversare le due carreggiate con una nuova condotta – è il tubo nel quale passa l’acqua – rettangolare larga tre metri e alta due, che andrà a sostituire quella esistente, vecchia e insufficiente per contenere le piene d’acqua.

Un intervento che permetterà quindi di rendere più sicura dal punto di vista idraulico tutta l’area urbana di Marghera a nord della tangenziale.

L’intervento del Consorzio di bonifica è stato concordato con la Cav, società di gestione della tangenziale e del Passante di Mestre, in due fine settimana che dal punto di vista del traffico non dovrebbero rappresentare emergenze. I lavori si svolgeranno quindi in due fasi distinte, anche se in caso di maltempo sarà necessario programmarlo di nuovo.

«L’intervento che, grazie all’utilizzo di moderne tecnologie ed un impiego massiccio di uomini e mezzi, riusciremo a realizzare nell’arco di due fine settimana, riducendo al minimo il disagio sulla viabilità della tangenziale», dice il direttore del Consorzio, Carlo Bendoricchio, «è inserito nel più ampio lavoro di completamento del potenziamento della Fossa di Chirignago, a sua volta tra le opere di sistemazione idraulica previste all’interno dell’Accordo di programma del vallone Moranzani».

È un accordo che prevede un pacchetto di interventi fondamentali per la bonifica e per allontanare il rischio di alluvioni. Una prima parte dell’intervento sul canale era stata già fatta coordinata dal Commissario delegato per l’emergenza idraulica nel settembre 2007 quando si era provveduto al tombinamento del canale nel tratto compreso tra via Trieste e la tangenziale di Mestre. Ora con i nuovi lavori si andrà ad ampliare, per un importo finanziato di 1 milione e 300 mila euro, la sezione del canale dalla tangenziale e sino alla sua foce nel fossato che si trova più a sud, sempre lungo via Bottenigo.

Francesco Furlan

 

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