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Il presidente della Municipalità lancia un appello alle Istituzioni e ai candidati

No al progetto dell’azienda targata Mantovani (trattamento di rifiuti pericolosi)

MARGHERA – Il presidente Flavio Dal Corso richiama l’attenzione delle istituzioni e dei candidati in lizza per il Comune e la Regione, contro il tentativo di Alles spa (del gruppo Mantovani) di realizzare il suo progetto di revamping del suo impianto di trattamento di rifiuti pericolosi, autorizzato dalla Giunta regionale che però, poi, si è vista bocciare il suo via libera al revamping dal Tar.

«La Municipalità di Marghera», ha dichiarato ieri Dal Corso, «è pronta a mobilitare i cittadini, come ha già fatto, contro coloro che continuano a trattare Porto Marghera come il posto dove smaltire e stoccare di tutto e di più, con livelli di concentrazione assolutamente inaccettabili e in assoluto spregio alla difesa della salute degli abitanti e dell’ambiente».

Dopo la sentenza del Tar del Veneto che lo scorso 10 luglio ha annullato la delibera regionale di autorizzazione al revamping di Alles – su ricorso presentato dal Comune di Venezia – la stessa Alles ha presentato ricorso in secondo grado al Consiglio di Stato che ne discuterà il merito il 24 marzo a Roma. La Giunta Regionale di Luca Zaia aveva approvato il revamping di Alles, malgrado il no della Municipalità di Marghera, del consiglio comunale di Venezia, di Mira e di quello provinciale.

«Neanche una mozione votata all’unanimità dal Consiglio Regionale del Veneto», ricorda Dal Corso, «che impegnava la Giunta Regionale a revocare la delibera su Alles, aveva fatto annullare gli effetti e la validità dell’autorizzazione data da Zaia che continua tuttora a difendere in ogni grado di giudizio la sua delibera di autorizzazione, contrariamente a quanto detto dall’assessore all’ambiente Maurizio Conte che in un incontro con la Municipalità di Marghera addirittura si era augurato la bocciatura da parte degli organi giudiziari e l’intenzione di cambiare completamente la commissione regionale per la Valutazione dell’Impatto ambientale».

Secondo il presidente della Municipalità «il ricorso di Alles contro la bocciatura del Tar, spalleggiato dalla Giunta Zaia, vuole fare di Porto Marghera un polo d’attrazione per tutte le attività pericolose e inquinanti, come il trattamento e lo smaltimento di rifiuti civili e industriali, speciali, pericolosi e tossico-nocivi d a tutto il Veneto e oltre. Ma per noi Porto Marghera deve rimanere un’area produttiva e industriale e non ridiventare, come alcuni decenni fa, il posto dove smaltire e stoccare di tutto e di più, con livelli di concentrazione inaccettabili e in assoluto spregio alla difesa della salute degli abitanti e dell’ambiente».

(g.fav.)

 

MARGHERA – Il 24 marzo il Consiglio di Stato si esprimerà sull’istanza di ampliamento

Alles torna a far paura. Ma la Municipalità di Marghera rilancia la mobilitazione della cittadinanza. Il raddoppio dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi di Porto Marghera sembrava evitato. Ma non è così. Sul “revamping” di Alles, infatti, il 24 marzo si esprimerà il Consiglio di Stato. «Dopo la sentenza del Tar del Veneto che il 10 luglio ha annullato la delibera regionale di autorizzazione al revamping di Alles, su ricorso presentato dal Comune, la stessa Alles – comunica, in una nota, il presidente della Municipalità di Marghera Flavio Dal Corso – ha presentato ricorso in secondo grado al Consiglio di Stato».

Come noto, malgrado i “no” di Municipalità, Comuni di Mira e Venezia e Provincia, il progetto del raddoppio dell’impianto era stato approvato dalla Giunta regionale che aveva accolto le richieste di Alles, società del gruppo Mantovani, recependo il parere positivo della Commissione tecnica di Valutazione d’impatto ambientale della Regione e dando il via libera al potenziamento della piattaforma per il trattamento di fanghi e rifiuti contenenti anche sostanze tossico-nocive.

«La Giunta Zaia continua tuttora a difendere in ogni grado di giudizio la sua delibera di autorizzazione. Il ricorso al Consiglio di Stato di Alles ha un solo significato: riaffermare Porto Marghera come polo d’attrazione per le attività pericolose e inquinanti, riproponendolo come localizzazione della filiera produttiva per stoccaggio, trattamento e smaltimento di rifiuti civili e industriali, speciali, pericolosi e tossico-nocivi da tutto il Veneto e oltre. Siamo pronti a mobilitarci ancora e – chiede Dal Corso – chiediamo ai candidati presidenti di Regione e ai candidati sindaci di esprimersi su quale Porto Marghera intendano sostenere».

Giacinta Gimma

 

L’INTERVENTO

Massimo Meneghetti – Segretario generale Femca Cisl di Venezia

Da metà degli anni ’90 stiamo lottando per frenare la perdita di aziende e di posti di lavoro e per dare una scossa a una politica che a Venezia e in Veneto ha ritmi elefantiaci. La disoccupazione ha ormai superato il 26% in quest’area e contrariamente a quanto va dicendo il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, la manodopera di sicuro non manca. Quelli che mancano sono solo le aziende e gli investimenti, che si sperava potessero arrivare dopo tanto lavoro.

Il riconoscimento di Porto Marghera quale “area di crisi complessa” e l’Accordo di programma sulle bonifiche del 16 aprile del 2012 hanno gettato le basi per avviare il processo di riqualificazione industriale di questo territorio.

Ma tutto questo rischia di subire una brusca frenata dopo che il governatore Zaia ha deciso di sospendere il rogito per la creazione della società mista Comune-Regione per la ricollocazione dei 108 ettari di aree industriali dismesse, ceduti da Eni (Syndial).

Sinceramente non comprendiamo tale scelta e pretendiamo, dopo tanto lavoro fatto insieme alle istituzioni locali, che il governatore del Veneto o chi per esso, ci spieghi tale incomprensibile scelta. Eni ci aveva messo anche 38 milioni di euro per la bonifica di tali aree, che a detta dello stesso governatore Zaia avrebbero attirato circa 200 nuove imprese. Ma così come siamo messi rischiamo che si facciano scappare anche le poche rimaste, altro che nuove imprese come raccontava Zaia.

Abbiamo dato, anche come sindacato, una speranza con gli accordi di riconversione industriale della Raffineria Eni e del Cracking di Eni Versalis, ma vogliamo richiamare la politica al suo dovere: affrontare la prima vera priorità di questo territorio e del Paese, ovvero il lavoro e l’industria. Non possiamo accettare frenate o contenziosi solo perché qualcuno dei “loro amici” ha rubato, vedi vicenda Mose. Non possiamo buttare nel cestino i primi veri pilastri di questo rilancio industriale; se non ci si dà una mossa e se non lo si fa nella massima trasparenza rischiamo di far scappare le poche opportunità che gli attori privati del territorio riescono ancora a produrre autonomamente e depauperemo così anche i 153 milioni di euro stanziati previsti dall’Accordo di programma firmato al Ministero nel gennaio scorso.

Al governatore Zaia chiediamo pertanto di convocare urgentemente il Tavolo del 12 ottobre 2011 dinanzi a tutti i protagonisti locali e nazionali pubblici e privati, compreso i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo. Il Tavolo deve chiarire i costi delle bonifiche e del trattamento acque; lo snellimento delle autorizzazioni Aia e Via e le semplificazioni amministrative comunali, comprese quelle dei nuovi progetti di Eni, cinsiderato che in Slovenia le procedure durano solo 30 giorni.

Come pure è necessario procedere con il rogito per la cessione delle aree Eni alla società di Comune e Regione per sviluppare nuovi e credibili progetti industriali degli imprenditori davvero interessati, pronti a revocarli qualora questi non venissero portati a compimento. Ma va anche individuata una via di accesso alternativa al passaggio nel bacino di San Marco delle grandi navi per raggiungere la Marittima attuale; un atto congiunto del territorio può aiutare ilministero dell’Ambiente nel compiere la scelta più adatta e con il maggior consenso.

Sicuramente non ci può stare a Porto Marghera una nuova Marittima come vorrebbe qualcuno; questa sarebbe non solo incompatibile per questioni di traffico, ma potrebbe risultare la pietra tombale del sistema produttivo, industriale e turistico di questa straordinaria realtà che è Venezia in tutto il suo insieme.

Ora si pensi davvero a costruire una nuova politica industriale che con lo sviluppo della chimica verde, dell’industria in generale, delle attività portuali, logistiche, energetiche e del riciclaggio di rifiuti, aiuti a trovare un posto di lavoro a coloro che in questi ultimi cinque anni l’hanno perso e mai più trovato. E a questo punto ci viene voglia anche di dire che: speriamo sia finalmente arrivata la volta buona per fare un po’ di pulizia già a partire dalle elezioni comunali e regionali di primavera.

 

MARGHERA – I vertici di Versalis spa hanno confermato la grande svolta: la “riconversione alla chimica verde” che partirà proprio da Porto Marghera. Versalis è una delle poche società dell’Eni sopravvissute alla grande crisi della chimica di base – che ha pesantemente ridimensionato il Petrolchimico di Porto Marghera – e nei giorni scorsi hanno incontrato i delegati sindacali di Cgil, Cisl, Uil per fare il punto dei suoi progetti .

Gli impianti del cracking di Versalis (Eni), per i quali era prevista la chiusura definitiva, hanno già ripreso a produrre etilene e propilene per la Shell e si continuerà per un massimo di dieci mesi, cioè fino ad ottobre di quest’anno, salvo eventuali proroghe d’intesa con Shell.

Nel frattempo Versalis porterà avanti tre distinti progetti. In primo luogo si realizzeranno 10 milioni di investimenti nella logistica per rendere più efficiente e sicuro lo smistamento dell’etilene che arriva con le navi cisterna a Porto Marghera, sulla pipe-line collegata ai petrolchimici emiliani.

Il secondo progetto riguarda il “riassetto delle utilityes” con la costruzione di due nuove caldaie da 40 tonnellate, entro il 2016, per le forniture di vapore.

Infine, per quanto riguarda le nuove produzioni di “chimica verde”, si lavora alla creazione di una nuova società – entro l’autunno prossimo – tra Versalis spa e l’americana Elevance Renwable Sciences, specializzata in nuove tecnologie per la produzione di olii lubrificanti di origine vegetale.

Nella nuova società Versalis e il rimanente 20% sarà in capo ad Elevance che avrà le stesse coperture contrattuali della società dell’Eni.

«Ora ci aspettiamo da Eni e Versalis e dalle istituzioni il rispetto delle scadenze concordate», dichiara Giuseppe Callegaro dei chimici della Cisl, «intanto abbiamo ribadito che le prossime dieci assunzioni devono essere fatte entro il prossimo maggio, in modo da gestire la formazione e il turn over».

(g.fav.)

 

Porto Marghera: dopo l’alt del governatore alla società pubblica che gestirà i terreni ceduti da Eni c’è il rischio che il rogito non si firmi mai e venga avviata una causa per il risarcimento dei danni

MARGHERA – Il commissario Vittorio Zappalorto non rilascia dichiarazioni ufficiali ma sta facendo di tutto per riuscire a ricucire lo strappo con la Giunta regionale di Luca Zaia sul progetto di acquisizione e rilancio economico dei terreni industriali a Porto Marghera, non più utilizzati da anni e da risanare.

Il 30 giugno è la nuova data, prorogata, per la firma del rogito per il trasferimento alla società pubblica (Marghera Eco Industries srl) dei 108 ettari di aree industriali dismesse e di proprietà di Syndial (gruppo Eni). C’è il rischio di vedere svanire tutto se entro giugno il governatore uscente del Veneto non darà il suo via libera (come ha già fatto il Comune) alla nuova società per Porto Marghera – prevista dall’Accordo preliminare sottoscritto l’anno scorso e sancita da due delibere della Giunta regionale da lui stesso firmate – alla quale devono essere conferite le aree e il fondo di 38 milioni per risanarle.

Eni, infatti, potrebbe recedere e promuovere una causa di risarcimento danni a suo favore per la “decadenza non motivata del preliminare” da parte delle istituzioni firmatarie. Il che metterebbe una pietra sopra il primo e promettente tentativo di rimettere in moto lo sviluppo a Porto Marghera, con nuove attività produttive e logistiche capaci di creare nuovi posti di lavoro sulle ceneri di quelli persi negli ultimi anni con la chiusura dei vecchi impianti chimici e siderurgici – in gran parte ancora in piedi, anche se fatiscenti e da demolire – nelle aree dismesse che aspettando ancora la bonifica o messa in sicurezza.

Zappalorto con i suoi poteri speciali ha già deliberato l’adesione del Comune alla neo costituita Marghera Eco Industries srl, con una quota paritaria di 50 mila euro attraverso la controllata Immobiliare veneziana. Stessa cosa avrebbe dovuto fare la Regione, entrando a sua volta nella nuova società attraverso la controllata Veneto Acque spa, creando le condizioni per la rapida nomina di un manager qualificato per poi passare al rogito delle aree. L’impresa non sembra affatto facile, visto che nella stessa Giunta regionale si sono create forti divisione su come gestire l’accordo sottoscritto con Eni e il Comune l’anno scorso, quando a gestire tutta la faccenda erano l’ex assessore regionale Renato Chisso e l’ex sindaco Giorgio Orsoni.

A rimettere in discussione tutto, con la motivazione ufficiale di «verificare la sua effettiva sostenibilità economica e finanziaria» è stato proprio Zaia che non si è fatto problemi a sconfessare il suo assessore Massimo Giorgetti (nominato dallo stesso governatore al posto del dimissionario Renato Chisso, indagato e arrestato per la tangentopoli del Mose) che alla vigilia del Natale scorso aveva dato per certa l’adesione alla nuova società e per imminente la nomina di un manager al comando.

Contro la retromarcia di Zaia che «pregiudica» un’opportunità unica, come quella delle areee cedute gratuitamente da Eni «per risanare e rimettere in moto Porto Marghera e l’occupazione», sono stati i segretari locali e regionali di Cgil, Cisl, Uil. Al governatore Luca Zaia, impegnato nella sua difficile campagna elettorale per la riconferma ad un secondo mandato, per niente scontata, hanno chiesto di chiarire in un apposito tavolo di confronto i dubbi su tutta questa vicenda, altrimenti si dovrà prendere la pesante responsabilità di mandare a monte un’occasione storica per rigenerare Porto Marghera.

Gianni Favarato

 

Primo dibattito a tre in tv per Casson, Pellicani e Molina

Il centrodestra attende. Lega divisa, Ncd alla finestra

«Le grandi navi? Devono restare a Venezia ma senza scavare nuovi canali distruttivi per la laguna. Tutelando l’occupazione ma anche gli aspetti sanitari e ambientali». Le grandi navi secondo Casson.

Un tema, quello delle crociere, che ha appassionato e diviso negli ultimi mesi. E che adesso è uno dei temi caldi della campagna elettorale delle primarie. I tre candidati del centrosinistra si sono affrontati per la prima volta in tv sugli schermi di Antenna Tre. Serio, deciso, abituato alle telecamere Casson, ex pm e senatore del Pd.

Aggressivo e accigliato Jacopo Molina: «Le grandi navi devono andare a Marghera, così si potrà rivitalizzare l’area», dice.

Un po’ emozionato Nicola Pelliecani: «Le grandi navi devono essere allontanate da San Marco, ma va salvaguardata anche la Stazione Marittima».

Sfumature importanti, perché poi sulle navi il programma comune del Pd è abbastanza generico.

Confronti che lasciano un po’ alla volta capire la personalità dei candidati e la loro capacità di convincere.

Campagna che entra nel vivo, quella delle primarie. «Pre-elezione» decisiva per capire chi sarà lo sfidante, negli ultimi 23 anni vincente, del centrodestra e dei Cinquestelle. I primi non hanno ancora deciso. Si aspetta di vedere come finirà la lite tra i leghisti (Salvini e Zaia favorevoli all’alleanza con Berlusconi, Flavio Tosi per un pacchetto di civiche senza Fi e Ncd). E cosa deciderà il Nuovo centrodestra. I nomi che circolano sono quelli di Mattia Malgara, Renato Boraso con la sua civica, Francesca Zaccariotto. Luigi Brugnaro non ci pensa, qualcuno ipotizza che aspetti l’esito delle primarie per decidere. I Cinquestelle candidano il giovane avvocato Davide Scano. Intanto gli unici nell’arena sono i tre moschettieri del centrosinistra.

Alberto Vitucci

 

MARGHERA «Eni indice gare d’appalto al massimo ribasso e le aziende chiedono in via preventiva tagli salariali e licenziamenti». A denunciare i «drastici tagli drastici sugli appalti e le manutenzioni» degli impianti chimici e della raffineria di Porto Marghera, cono i metalmeccanici e i chimici della Cgil che chiedono la convocazione di «urgente» di confronto con Confindustria e la stessa Eni affinché siano rivisti i criteri dei bandi, salvaguardando il lavoro e la sicurezza dei cittadini».

Fiom-Cgil e Filctem-Cgil domani, nel primo pomeriggio è prevista una riunione del coordinamento delle imprese per decidere «eventuali iniziative di lotta».

Nella nota i due sindacati che «a breve saranno rinnovati i contratti generici per i lavori di manutenzione degli impianti nella ex Raffineria e degli impianti di Versalis spa, tutte due aziende del gruppo Eni, con la regola del massimo ribasso con il rischio che aziende storiche del territorio siano espulse e i lavoratori degli appalti licenziati».

Dopo la chiusura, negli ultimi dieci anni, di molti impianti produttivi al Petrolchimico, si sono ridotti anche i lavori in appalto. «In questo contesto – scrivono i due sindacati veneziani in una nota – si fanno pressanti le richieste di alcune aziende che per non perdere l’appalto, stando dentro al massimo ribasso, chiedono al sindacato di tagliare il salario dei lavoratori con la cancellazione degli integrativi e sacrificare parte dell’occupazione con i licenziamenti. Si tratta di un ricatto delle committenti e delle imprese di appalto che mette con le spalle al muro i lavoratori e azzera l potere negoziale del sindacato, piuttosto che valorizzare le competenze e la professionalità, garantire elevati standard di sicurezza e di qualità delle manutenzioni chimiche a Marghera».

Per questo Fiom e la Filctem chiedono «un tavolo di confronto con Confindustria e le committenti dell’Eni» e chiamano «alla vigilanza e alla mobilitazione i lavoratori tutti».

 

Anche la Uil e Bettin contestano l’alt alla società a cui Eni deve cedere le aree industriali da rilanciare

«Zaia spieghi i suoi dubbi o pensiamo male»

MARGHERA – Nuova bordata contro il governatore Luca Zaia per l’improvviso alt alla nuova società pubblica – al 50 % con il Comune di Venezia – che dovrebbe diventare proprietaria dei 108 ettari di aree industriali cedute da Syndial (Eni) a titolo gratuito con 38 milioni in aggiunta per completare le bonifiche e poi venderle a imprenditori decisi ad avviare nuove attività produttive.

L’ex assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin dice di temere che «l’alt alla nuova società pubblica che deve risanare le aree industriali abbandonate per sostenere l’avvio di nuove produzioni ambientalmente sostenibili ed innovative, come ha annunciato di voler fare Eni con la chimica verde, sia stato deciso dalla solita cordata politica ed affarista che vuole fare di Porto Marghera un’area dove concentrare traffici e lavorazioni molto discutibili di rifiuti speciali e pericolosi».

«Zaia, a mio avviso – dice Bettin – dovrebbe chiarire i veri motivi del suo alt alla nuova società e al rilancio delle aree industriali. Perché se il governatore in carica ha dei dubbi sugli accordi sottoscritti anche dai suoi funzionari , deve far sapere a tutti quali sono al fine di chiarirli e superarli. Altrimenti, se non convocherà subito un tavolo di chiarimento trasparente, siamo autorizzati a pensare di tutto per spiegare il suo repentino passo indietro che mette in discussione la rigenerazione di Porto Marghera».

E dopo Cgil e Cisl che hanno chiesto un «urgente chiarimento a Zaia», interviene anche Gerardo Colamarco, segretario generale della Uil del Veneto, definendo «intollerabile la decisione di rinviare tutto a dopo le elezioni di maggio».

«Se il marciume emerso nei mesi scorsi con le vicende giudiziarie è adottato come alibi per muoversi con i piedi di piombo – aggiunge Gerardo Colamarco –, va anche detto che non può essere imputato ai singoli protagonisti delle inchieste, ma ad una insufficiente attività di gestione e controllo complessiva. Zaia e l’assessore Giorgetti devono velocemente dare attuazione all’accordo con il Comune: la bonifica delle aree inquinate e il loro rilancio per una nuova, moderna e sostenibile industrializzazione, è fondamentale per l’economia dell’intero Veneto. Altrimenti saremo costretti a chiedere al Governo la nomina di un commissario per Porto Marghera, che intervenga al posto di chi non fa gli interessi della nostra regione».

(g.fav.)

 

DENUNCIA DEL MOVIMENTO 5STELLE

Meno di un anno e l’accordo per la cessione di alcune aree di Porto Marghera sembra carta straccia. La denuncia viene dai rappresentanti veneti del Movimento 5Stelle. «Era l’aprile del 2014 quando il presidente Zaia annunciava “una nuova alba per Porto Marghera” – ricordano gli esponenti di M5S -, presentando l’accordo di cessione di oltre 100 ettari di terreni di proprietà di Syndial (Eni) ad una società mista Comune/Regione, insieme all’allora Sindaco Orsoni, all’allora amministratore delegato di Eni Scaroni e a Clini, lodando il lavoro dell’allora assessore regionale Chisso e del suo dirigente, tutti soggetti finiti poi sotto la lente delle inchieste giudiziarie. Leggiamo ora che Zaia ha intenzione di disattendere quell’accordo».

E proseguono: «Quali sono le motivazioni? Non è consentito saperlo. Forse l’imbarazzo di Zaia rispetto ad una questione gestita da soggetti compromessi come il suo ex assessore Chisso, e che non è adeguatamente presidiata dal suo staff?».

Sta di fatto che quello lanciato lo scorso aprile pare sia destinato, secondo il M5S, ad essere l’ennesimo annuncio su Porto Marghera cui non si è dato seguito. «Gli accordi sono sempre stati funzionali ad una continua campagna elettorale – concludono -. Si deve discutere sulla copertura delle spese, ma è evidente come una gestione programmata di bonifiche e la destinazione delle aree e cessioni sia necessaria. L’amministrazione che guida la nostra Regione non può sottrarsi ai doveri di governance, anche per la tutela dell’ambiente: deve anzi dimostrare di avere la visione, le capacità e le persone giuste per assolvere a tale compito».

(g.gim.)

 

Monta la rivolta per l’alt del governatore alla società pubblica Regione-Comune che deve bonificare e vendere 108 ettari

Marghera ha già perso molte occasioni, come quelle messe in campo e poi ritirate da grandi gruppi chimici nazionali come Mossi & Ghisolfi e Bertolini Group, che volevano investire nelle aree industriali non più usate con produzioni più sostenibili dal punto di vista ambientale. Ben per questo imprenditori e sindacati dei lavoratori si scagliano contro il governatore Zaia per la sua «incomprensibile e sbagliatissima decisione di dare un calcio alla grande opportunità di risanare le aree industriali di Porto Marghera e rimettere in moto lo sviluppo e l’occupazione».

Ma dov’era il governatore Zaia negli ultimi due anni, quando i suoi assessori e tecnici, insieme a quelli del Comune e ai responsabili di Syndial (Eni) mettevano a punto il contratto per la cessione gratuita di 107 ettari di terreni e la concessione di 38 milioni per rimettere a norma le aree e vendere per rilanciare lo sviluppo?

Se lo sono chiesti in tanti dopo la notizia, pubblicata dal nostro giornale, che il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha sorprendentemente buttato all’aria gli accordi faticosamente raggiunti e sottoscritti, a cominciare da quello – firmato da Zaia stesso nell’aprile dell’anno scorso ne Capannone del Petrolchimico – che prevede la costituzione di una società pubblica (soci l Comune e Regione al 50%) – alla quale Eni avrebbe conferito, con la firma di un rogito, la proprietà di oltre cento ettari di aree pronte per essere messe in sicurezza e riutilizzate.

«Chi decide di bloccare il percorso di riutilizzo delle aree industriali dismesse di porto Marghera deve assumersi anche la grave responsabilità di bloccare una promettente opportunità di sviluppo produttivo ed occupazionale», dice Lino Gottardello, segretario generale della Cisl veneziana.

«L’impatto dell’inchiesta sulle tangenti del Mose, il commissariamento del Comune di Venezia e la campagna elettorale non giustificano la battuta d’arresto alla costituzione della società pubblica che deve rimettere sul mercato le aree, bonificate, cedute da Eni al preciso scopo di permettere il loro riutilizzo per nuove attività. Faccio appello al presidente della Giunta regionale affinché non interrompa un processo che punta a restituire al territorio aree produttive evitando così, come è successo con le aree acquisite dall’Oleificio Medio Piave, che possono finire in mano alla speculazione. Se ci sono difficoltà, la Regione deve riconvocare subito il tavolo su Porto Marghera e dire quali sono, ma per andare avanti e non per tornare indietro».

Si aggiunge Enrico Piron, segretario generale della Cgil veneziana: «È ora di finirla con il rinvio dei progetti di sviluppo che i lavoratori, vittime della crisi, aspettano da troppo tempo. Gli accordi sottoscritti vanno rispettati, soprattutto da chi, come Zaia, ha un ruolo istituzionale . Non si può giocare sulla pelle dei lavoratori che aspettano nuove occasioni di occupazione. La cessione delle aree da parte di Eni, insieme al nuovo Accordo di Programma per Porto Marghera con i suoi 23 progetti finanziati con oltre 152 milioni di euro sono l’unica strada che abbiamo davanti per uscire da anni di tagli di posti di lavoro e ammortizzatori sociali che adesso stanno finendo».

Non ci sono commenti ufficiali all’alt di Zaia da parte di Confindustria Venezia, ma quel che è certo è che la stragrande maggioranza degli imprenditori non capisce la decisione del governatore Veneto che, di fatto, blocca la possibilità di risanare e rimettere sul mercato aree dismesse a prezzi calmierati e perfettamente infrastrutturate.

Tutti si ricordano le uscite trionfalistiche dello stesso Zaia, il giorno della sottoscrizione del contratto preliminare con Syndial-Eni, che parlava di decine di imprenditori e miliardi di euro in attesa di essere investiti a Porto Marghera.

Nemmeno Eni ha voluto commentare in alcun modo l’alt di Zaia alla nuova società che dovrebbe firmare il rogito e acquisire la proprietà delle aree. La sorpresa deve essere stata grande soprattutto da parte dei dirigenti che – su incarico dell’allora amministratore delegato Paolo Scaroni – hanno lavorato a lungo insieme ai dirigenti del Comune di Venezia e della Regione per mettere a punto il preliminare di vendita firmato l’11 aprile dell’anno scorso che ora rischia di diventare carta straccia. Se ciò accadesse, le aree in cessione resterebbero in capo ad Eni che ne ha già tante altre nello stesso stato in varie parti dell’Italia. Del resto Eni ha costituito Syndial – sulle ceneri di Enichem – al preciso scopo di di restituire al territorio le aree risanate che non utilizza più da anni.

Gianni Favarato Porto

 

Oltre due anni di lavoro buttati al vento. A rischio il rilancio di Porto Marghera

CI sono voluti più di due anni di commissioni di lavoro e di tavoli tecnici e politici – con rappresentanti ed esperti di Comune, Regione e Syndial (Eni) – per definire e firmare il contratto preliminare che, unico nel suo genere in Italia, prevede la cessione gratuita di aree industriali dismesse a Porto Marghera, con l’aggiunta di 38 milioni di euro per bonificarle o metterle in sicurezza prima di venderle nel mercato europeo a imprenditori interessati a riutilizzarle.

Il contratto preliminare è stato sottoscritto l’11 aprile dell’anno scorso, dopo oltre un anno di confronti e approfondimenti, con la prospettiva di firmare il rogito pochi mesi dopo. Il preliminare di compravendita prevede la cessione di un’estensione totale di 1.073.358 metri quadrati di aree, suddivise nei macrolotti A e B; dei quali 50 hanno i progetti di bonifica autorizzati da realizzare con i soldi messi a disposizione da Eni e 60 sono già stati messi in sicurezza permanente. Syndial (la società dell’Eni proprietaria delle aree in questione) ha riconosciuto a favore degli acquirenti (Comune e Regione attraverso la nuova società pubblica Marghera Eco Industries) 38 milioni di euro da corrispondere all’atto del trasferimento delle aree con il rogito. Inoltre Syndial si è impegnata a portare a termine «interventi di bonifica o messa in sicurezza già approvati da ministeri e a cedere alcuni impianti mobili da impiegare nella bonifica dei suoli e a realizzare a propria cura e spesa la demolizione di alcuni fabbricati, impianti e sottoservizi non più utilizzabili».

 

Il Comune è già socio al 50% di Marghera Eco Industries srl, ma la Regione blocca la sua adesione

Giorgetti: «Prima vogliamo sciogliere i dubbi sulla sostenibilità finanziaria dell’intera operazione»

Marghera Eco Industries srl: sarebbe questo il nome della nuova società – costituita sulle “ceneri” di Live srl – che Comune di Venezia e Regione Veneto si sono impegnati a costituire con un’apposita delibera già approvata da mesi. La nuova società dovrebbe subentrare nella proprietà dei 108 ettari di aree industriali dismesse, cedute da Syndial (Eni) che ha anche messo a disposizione un fondo di 38 milioni per bonificarle e poi venderle, con un apposito bando di gara, sul mercato europeo a chi vuole rilanciarle con nuove attività industriali o logistiche.

Tutto sembrava fatto; il Comune di Venezia, malgrado il comissariamento, ha già formalmente aderito alla nuova società – al 50% – attraverso la controllata Immobiliare veneziana (Ive).

Mancava solo l’adesione della Regione, attraverso la controllata Veneto Acque spa e poi si sarebbe passati alla nomina di una governance paritetica e un manager esperto per portare a termine una sorta di “sogno”: risanare le aree industriali dismesse dall’Eni a Porto Marghera e venderle a prezzi calmierati con l’obbiettivo di farle diventare il perno di una “rinascita” di Porto Marghera con un nuovo sviluppo e nuovi posi di lavoro. Ma ora tutto si è bloccato e chissà quando si sbloccherà, di certo non prima del prossimo voto per le elezioni comunali e regionali.

L’alt è arrivato dalla Giunta regionale, sebbene il 7 gennaio scorso abbia approvato un’apposita delibera in cui decideva di mettere a disposizione «sino all’importo massimo di euro 150.000, il contributo di funzionamento che potrà essere destinato alle attività spettanti a Veneto Acque spa nella reindustrializzazione di Porto Marghera con la sua partecipazione alla società Live srl» poi denominata Marghera Eco Industries.

«Sì, è vero, abbiamo deciso di sospendere la costituzione della nuova società che deve acquisire le aree cedute da Syndial-Eni», conferma l’assessore regionale Massimo Giorgetti. «Prima di procedere sul percorso già definito vogliamo capire l’effettiva sostenibilità e compatibilità, dal punto di vista economico e finanziario, di quest’operazione. Non vorremmo mettere in piedi una nuovo società e firmare l’istanza di subentro nella proprietà, per poi ritrovarci senza i soldi necessari per le bonifiche e la messa in sicurezza di tutti i 108 ettari ceduti da Eni».

Quest’ultima, attraverso la sua consociata Syndial, ha messo sul piatto 38 milioni e l’autorizzazione ministeriale alle bonifiche su gran parte delle aree in cessione; ma evidentemente secondo la Giunta regionale, potrebbero non bastare, costringendo la Regione a trovare fondi che non ha per portare a termine gli interventi.

L’assessore Giorgetti, prima del Natale scorso, aveva assicurato che entro poche settimane non solo si sarebbe completata la costituzione della nuova società, ma sarebbe anche stato nominato un «manager di provata esperienza e affidabilità» per governarla. Il governatore Luca Zaia, dopo l’uscita di scena, pochi mesi fa, in seguito allo scandalo del Mose, del suo potente ex assessore Renato Chisso e del dirigente Giovanni Artico, che insieme avevano trattato con Eni l’operazione di cessione delle aree, ha deciso di andare con i piedi di piombo. Anche a costo di rinviare al dopo elezioni – almeno sei mesi – tutta la questione dell’adesione alla nuova società per la rinascita di Porto Marghera. «Ora», conclude Giorgetti, «avvieremo gruppi di lavoro con i tecnici del Comune e il commissario Zappalorto per fare insieme e al più presto le verifiche di sostenibilità».

Gianni Favarato

 

Costituito l’organismo di controllo dell’attuazione dell’Accordo di programma per Porto Marghera

Un Comitato per garantire i 23 progetti

Il commissariamento del Comune di Venezia e le elezioni dei nuovi consigli comunale e regionale non dovrebbero compromettere l’avvio, entro i tempi previsti, di tutti i 23 progetti inclusi nel nuovo “Accordo di programma per la riconversione e riqualificazione industriale di Porto Marghera”, finanziato con risorse pubbliche per quasi 153 milioni di euro e sottoscritto, il mese scorso, dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) dalla Regione Veneto, dal Comune e dall’Autorità portuale di Venezia.

Nei prossimi mesi, salvo sorprese e possibili intoppi burocatici non previsti, si potrebbe già vedere i primi cantieri che riguarderanno i tre progetti già definiti e a buon punto nell’iter autorizzativo. Si tratta dei progetti preliminari relativi alla realizzazione di un sottopasso a raso per la viabilità di accesso da via Torino alle aree del parco tecnologico e scientifico Vega e del padiglione Aquae di Porto Marghera con un sottopasso lungo la SR11 e di una rotatoria a raso; il ripristino strutturale del ponte stradale e ferroviario sul canale Brentella per collegare la Prima zona industriale e la Macroisola delle raffinerie (che però ha già avuto un alt dalla Sovrintendenza) e, infine, il progetto relativo alla manutenzione straordinaria della viabilità di collegamento tra via dell’Elettricità e via Fratelli Bandiera.

I tre interventi godono di un importo complessivo di spesa previsto di circa 19 milioni euro e hanno già avuto un primo via libera del Comitato di coordinamento per l’attuazione dei progetti previsti dall’Accordo di Programma, composto da dirigenti e funzionari degli enti sottoscrittori: Paolo Diprima per il Comune, Claudia Marcolin per l’Autorità Portuale, Luigi Fortunato per Regione e Stefano Martine per il ministero dello Sviluppo Economico.

«I soggetti sottoscrittori del presente Accordo di programma», recita il testo dell’Accordo, «si impegnano ad utilizzare forme di immediata collaborazione e di stretto coordinamento, in particolare laddove siano necessarie autorizzazioni e varianti urbanistiche di propria competenza, ricorrendo anche a strumenti di semplificazione dell’attività amministrativa e di snellimento dei procedimenti di decisione e di controllo, contemplati dalla vigente normativa».

«Al fine di garantire l’effettiva cantierabilità degli interventi proposti», recita ancora l’Accordo, «i progetti presentati devono essere corredati da un quadro autorizzativo coerente, procedendo ogni sei mesi al monitoraggio ed alla verifica dell’Accordo, e, se necessario, a proporre gli eventuali aggiornamenti da sottoporre all’istituito Comitato di coordinamento».

Del resto, la durata dell’Accordo, come espressamente scritto, è di «trentasei mesi dalla data di stipula, entro i quali dovrà essere almeno effettuata la consegna dei lavori» per tutti i 23 progetti previsti che riguardano anche a messa in sicurezza idraulica dei via dei Petroli, di tutta le aree a rischio allagamenti tra Marghera, Malcontenta e la Prima Zona industriale (dove hanno sede il nuovo Padiglione di Expo Venice, il Parco Vega e una serie di opere infrastrutturali che permetteranno di rimettere in ordine via dell’Elettricità, la nuova rotonda con via Fratelli Bandiera e il tanto atteso raccordo tra via Torino e via Righi con una rotonda e un sottopasso. Per realizzare i 23 progetti c’è un fondo complessivo di 152.630.000 di euro, messi a disposizione dal ministero dello Sviluppo (poco più di 102 milioni stornati dai rimborsi della multinazionale Alcoa per gli illeciti sconti energetici, sanzionati dalla Commissione europea); dalla Regione Veneto (20.250.000 euro); dall’Autorità Portuale di Venezia (15 milioni) e il comune di Venezia (4.350.000 milioni).

(g.fav.)

 

Lo stop della sovrintendenza

Bloccati i piani del Porto per il Molo Sali

Alla prima occasione, le tanto strombazzate semplificazioni delle procedure di autorizzazione dei progetti di bonifica e riutilizzo delle aree industriali abbandonate a Porto Marghera, si rivelano inutili. La prima vittima è il progetto relativo all’ampliamento del l’area portuale ex Monopoli nel Molo Sali – finanziato dall’Autorità Portuale di Venezia con un milione di euro – bloccato dalla Sovrintendenza veneziana del ministero dei Beni Culturali e Architettonici perché in esso si prevede la demolizione dei vecchi e cadenti immobili delle ex Manifatture Tabacchi in via Sali.

Secondo la Sovrintendenza su questo vecchio caseggiato c’è un vincolo che ne impedisce l’abbattimento per il suo valore di “memoria storica industriale”. Il Molo dei Sali è un’area poco accessibile dal recinto doganale, dentro la quale terreno e immobili degli ex Monopoli sono in stato di abbandono e su di essi nessuno (visto il loro pessimo stato, gli alti costi e i tempi lunghi per un eventuale recupero conservativo) ha messo gli occhi.

L’Autorità Portuale ha presentato un progetto specifico, già dotato dei necessari fondi, per «realizzare nuove aree infrastrutturate da dedicare a magazzini e piazzali».

In particolare il progetto punta a «potenziare la capacità di movimentazione e stoccaggio di merci alla rinfusa (in particolare siderurgico e agroalimentare) all’interno dell’Isola portuale; riqualificare, in termini ambientali e strutturali, aree dismesse per valorizzare le filiere siderurgiche e agroalimentari presenti nel porto di Venezia» in considerazione del fatto che «i prodotti alla rinfusa richiedono aree e magazzini adeguati con standard di certificazione internazionale.

La possibilità di costruire nuovi spazi conformi a questi standard permette una maggiore attrattività del porto commerciale di Venezia». L’iter autorizzativo di questo progetto prevede espressamente «il parere della commissione per la Salvaguardia di Venezia», che puntualmente è arrivato. A quanto si è saputo, lo stesso ministero dello Sviluppo (Mise) ha storto il naso dopo aver saputo della decisione della Sovrintenenza, mentre l’Autorità Portuale di Venezia è pronta al ricorso e ad un soluzione condivisa.

(g.fav.)

 

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