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Gazzettino – Miranese. E’ nata l’Unione dei Comuni.

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18

lug

2014

MIRANESE – Si valuta l’estensione della convenzione tra Venezia e Spinea per la Polizia locale

Siglato l’atto costitutivo grazie a cui sei amministrazioni condivideranno alcuni servizi

È nata ieri pomeriggio con la firma dell’atto costitutivo l’Unione dei Comuni del miranese che comprende i Comuni di Martellago, Mirano, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala e Spinea e che vedrà al suo inizio l’unificazione dei servizi di Polizia locale, Protezione civile e delle Risorse umane. Entro questo mese di luglio parte la richiesta di finanziamento alla regione del Veneto che ha predisposto un bando e che dovrebbe finanziare la neonata Unione con oltre 100mila euro. L’atto costitutivo prevede che fino alla nomina del presidente dell’Unione il rappresentante legale sarà Maria Rosa Pavanello, sindaco di Mirano, dove sarà la sede legale nel municipio di piazza Martiri e dove sorgerà la sede dell’Unione nella Villa Belvedere.
«È la conclusione di un percorso avviato da tempo – sottolinea il sindaco di Salzano e decano dei 6 primi cittadini Alessandro Quaresimin – Cominciamo con due tavoli di lavoro per il personale dipendente e per le funzioni ed i servizi, dopodichè entro settembre affronteremo le criticità che emergeranno».
Nei prossimi giorni i Consigli comunali eleggono tre rappresentanti (due di maggioranza e uno di minoranza). «Con i 125 mila abitanti che rappresenta l’Unione – ha affermato il sindaco di S. Maria di Sala Nicola Fragomeni – siamo la quarta città del Veneto. Sono certo che a breve anche Scorzè e Pianiga entreranno a farne parte». Fragomeni e la collega di Martellago Barbiero hanno ringraziato l’ex sindaco di Noale Michele Celeghin per il suo impegno; lo stesso in una nota ha ricordato come il processo di Unione sia nato a Noale 5 anni fa e che si tratta di guardare al futuro in un’ottica diversa per andare incontro alle esigenze dei cittadini. I sindaci di Noale Patrizia Andreotti e Mirano Maria Rosa Pavanello hanno sottolineato che l’Unione nasce dalla volontà di tutti, maggioranze ed opposizioni, mentre il sindaco di Spinea Silvano Checchin ha accennato alla possibilità che il Comune di Venezia possa estendere la convenzione, che attualmente ha in essere con Spinea, sulla Polizia locale con la neonata Unione fin da subito con una centrale operativa unica di Polizia.

 

La firma ufficiale del sodalizio tra sei enti locali del Miranese. Fuori Scorzè, da sempre contrario

NOALE – Domani nascerà l’Unione dei Comuni del Miranese. Dopo i dubbi, le polemiche, i favorevoli e i contrari e i dibattiti nei vari consigli comunali negli ultimi mesi, a Noale si firmerà l’atto costitutivo, il documento formale che sancirà la volontà di sei dei sette territori del comprensorio di portare avanti un percorso assieme. Resterà fuori la sola Scorzè, con il sindaco Giovanni Battista Mestriner che già nel suo primo mandato non solo si era detto contrario ma pure critico, definendolo «un piccolo baraccone dentro a uno più grande (Città metropolitana ndr)», senza cambiare neppure con la rielezione. E così, davanti al segretario generale di Noale Giovanni Zampieri, si presenteranno i suoi colleghi Monica Barbiero (Martellago), Maria Rosa Pavanello (Mirano), Alessandro Quaresimin (Salzano), Nicola Fragomeni (Santa Maria di Sala) e Silvano Checchin (Spinea) oltre alla padrona di casa di Noale, Patrizia Andreotti. Nascerà un nuovo soggetto giuridico, con l’obiettivo di gestire in forma associata alcune funzioni,puntando ai risparmi e a una maggiore qualità dei servizi erogati. Inoltre, il sestetto di sindaci è convinto che si potranno avere più opportunità, peso politico e anche ricevere in modo più agevolato maggiori fondi e finanziamenti da Bruxelles da trasformare in progetti concreti. I confini formerebbero un’area da 125 mila abitanti sparsi in 150 chilometri quadrati, che ne farebbero la quarta città del Veneto dopo Venezia, Padova e Verona. All’inizio l’Unione gestirà, in forma associata, le funzioni di protezione civile, polizia locale e messi ma in futuro se ne aggiungeranno delle altre. «Con questo atto», spiega Andreotti, «i singoli Comuni dell’Unione manterranno tutta la loro autonomia di scelta politica e di programmazione ma, allo stesso tempo, hanno maturato e condiviso la convinzione che sia necessario avere anche programmi e obiettivi collettivi in vari ambiti del servizio pubblico. Questa sinergia sarà il cuore dell’Unione, condividendo risorse e mezzi ma, grazie alle professionalità dei funzionari e dei tecnici degli staff esistenti, si potranno ottimizzare i procedimenti facendo tesoro delle buone prassi in uso. Domani sarà una data storica per il nostro comprensorio, che si realizza, ci tengo ad evidenziare, anche grazie all’impegno del mio predecessore Michele Celeghin, che per primo ha creduto e sostenuto la nascita di questo ente».

Alessandro Ragazzo

 

Gazzettino – Pendolari penalizzati dai treni “estivi”

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7

lug

2014

Sale la protesta fra i lavoratori di Mirano-Mira sulla tratta Padova-Venezia

«Il nuovo orario dei treni? Una prova di resistenza, impossibile da sopportare». I pendolari della tratta Venezia-Padova stanno raccogliendo decine di firme, la protesta coinvolge soprattutto molti lavoratori che si servono della stazione Mira-Mirano. La gente punta il dito contro l’orario entrato in vigore lo scorso 15 giugno e previsto fino al prossimo 15 dicembre, il problema è soprattutto il rientro serale per chi lavora a Venezia. Ci sono gli impiegati che lavorano in ufficio dal lunedì al venerdì ma anche le commesse che vanno a Venezia nel weekend, tutti infuriati per i tempi d’attesa con cui sono costretti a convivere. «L’orario di chiusura del mio negozio è alle 19.30 ma d’estate si finisce spesso più tardi e poi bisogna contare il tempo per arrivare in stazione – scrive una donna in una lettera inviata ai vertici territoriali delle Ferrovie -. Nei giorni feriali il primo treno disponibile per il ritorno è quello delle 20.05, se lo si perde bisogna aspettare un’ora e mezza. Va peggio nel weekend: i treni sono alle 19.49 e poi alle 21.35, un’ora e trequarti di attesa insostenibile soprattutto per chi ha una famiglia». La rabbia è tanta: «I pendolari pagano l’abbonamento e sono sempre i più penalizzati. Non bastano cancellazioni, ritardi e scioperi, ora ci sono anche questi orari inauditi». Negli ultimi mesi i pendolari della Venezia-Padova sembravano aver accettato di buon grado il nuovo orario cadenzato, mentre le polemiche si erano accese soprattutto sulla Venezia-Bassano che passa per Noale, Salzano, Maerne e Spinea. Proprio a Spinea il neonato comitato di pendolari ha deciso di organizzare un’assemblea pubblica per discutere di tutti i disservizi: l’appuntamento è per la sera del 10 luglio, il luogo sarà comunicato nei prossimi giorni sulla pagina Facebook. «Questi orari ci fanno perdere molte coincidenze – fa sapere il comitato -, e poi è inammissibile che un Comune di quasi 30mila abitanti abbia una stazione saltata da così tante corse, costringendo i pendolari ad andare a Maerne».

 

Via Morosini sul piede di guerra per i disagi causati dai lavori del casello: gli abitanti hanno inviato a tutte le autorità, Comune, Passante di Mestre Scpa, polizia locale e carabinieri, una petizione con 50 firme. Da alcune settimane il grosso degli operai del cantiere si stanno concentrando sulla nuova bretella che collegherà verso est il casello alla Castellana, e via Morosini, che sarà intersecata con una rotonda, è diventata la strada preferenziale di passaggio per i camion di terra, con ovvie conseguenze. «Una situazione insostenibile – denunciano i residenti – Nella nostra via, stretta (si incrociano a stento due auto, figuriamoci i bilici), senza marciapiedi e pista ciclabile, e dove vige il divieto di transito per i mezzi pesanti, passano anche cento camion al giorno da 500 tonnellate, dalle 5 alle 18. Un andirivieni senza sosta che mette costantemente in pericolo ciclisti e pedoni, ha già prodotto pesanti danni al manto stradale (un camion ha anche abbattuto un palo Telecom) e che temiamo possa causare anche cedimenti strutturali delle case sottoposte alle sollecitazioni continue, ingigantite dalla presenza di un rallentatore di velocità. Il vicino Comune di Scorzè ha inibito le sue strade al transito dei camion del cantiere: perché devono passare tutti qui?» denunciano gli abitanti, che invocano risposte da Comune di Martellago e Pdm, ma chiedono anche di mantenere gli impegni per la realizzazione dell’attesa ciclabile di via Morosini, per la quale c’è anche un contributo statale di 250mila euro, che sarebbe prevista tra i lavori del casello ma di cui non si sa più nulla. «Il problema adesso è risolto. Siamo intervenuti presso la Pdm e d’ora in poi i camion non passeranno più per via Morosini ma useranno la strada di cantiere» ha assicurato nei giorni scorsi il sindaco Monica Barbiero, anticipando anche che a breve incontrerà gli abitanti del quartiere e garantendo che si sta lavorando per portare a casa la ciclabile.

 

La rigenerazione del patrimonio vetusto porterebbe investimenti per 2,5 miliardi e 28 mila nuovi posti di lavoro

VENEZIA – Vecchie, fatiscenti, mal conservate, comunque totalmente inefficienti a livello energetico. Nel territorio della città metropolitana che comprende Venezia, Padova e Treviso, circa una abitazione ogni dieci si trova in uno stato pessimo o mediocre. Stiamo parlando di 110mila case abitate (su poco più di un milione di alloggi presenti sul territorio “metropolitano”) che dovrebbero essere ristrutturate, rinnovate, sistemate, in una parola, rottamate. Invece, le politiche edilizie si spingono in tutt’altra direzione: nuovi edifici, nuove costruzioni, nuove colate di cemento. Il tutto in un’area già urbanizzata per un quinto della sua totalità. Sotto questo profilo, insomma, lavoro da fare ce n’è, e un buon punto di partenza può essere proprio la ricerca certosina e inedita svolta dalla Fondazione Gianni Pellicani di Venezia nell’ambito della sezione dedicata alle trasformazioni della città contemporanea. Lo studio analizza e incrocia dati inconfutabili, dipingendo un quadro che lascia pochi spazi alle interpretazioni e alle possibili conclusioni: «La città metropolitana – spiega Nicola Pellicani, segretario della Fondazione – ha bisogno di ristrutturare l’esistente e non di occupare ancora suolo».

Consumo di suolo. Come prima cosa l’indagine della Fondazione si concentra sul livello di urbanizzazione raggiunto dalla città metropolitana di Venezia- Padova-Treviso. Case, industrie, negozi e centri commerciali, reti stradali e ferroviarie, porti e aeroporti, cantieri, discariche, zone estrattive, occupano il 20% del territorio preso in esame. La cosa più preoccupante, però, è che il consumo di territorio non accenna ad arrestarsi, anzi, è in continua crescita. Tanto per intenderci, nel Veneziano il “cemento” è aumentato di circa il 12% dal 1996 al 2007, del 7,6% nel Trevigiano, del 5,7% nel Padovano. Nello stesso periodo il numero di nuove abitazioni è aumentato di oltre il 16%. Andando avanti così, si sarà davvero capaci di raggiungere entro il 2050 l’obiettivo del consumo di suolo zero fissato dall’Europa?

Case vetuste. Le nuove urbanizzazioni appaiono ancora più inopportune se si considera quanto ci sarebbe da lavorare sul patrimonio abitativo esistente. Nel territorio della Patreve le case abitate, costruite fra il 1946 e il 2001 e ridotte in mediocre o pessimo stato di conservazione, sono esattamente 109.557, il 10% del totale: oltre 42mila nel Veneziano, circa 37mila circa nel Padovano e 30.685 nel Trevigiano. Di fronte a questi dati, spiega Pellicani, «bisogna individuare gli strumenti normativi adeguati per avviare politiche concrete di rigenerazione urbana, riqualificando il patrimonio edilizio esistente, altrimenti si continuerà a consumare altro suolo, impoverendo ulteriormente i centri urbani».

Riqualificazione. A questo punto la Fondazione propone anche due possibili scenari di rinnovo del patrimonio abitativo esistente. Si parte da una prima ipotesi: cosa succederebbe se si investisse per la riqualificazione energetica delle circa 94mila abitazioni in pessimo stato costruite fra il 1946 e il 1991? Secondo lo studio, che ha preso in considerazioni molte variabili, si creerebbero un giro d’affari di 2miliardi e 500milioni di euro, 28mila posti di lavoro diretto e 14mila posti di indotto. Se si rinnovassero invece tutte le case in classe “G”, quella meno efficiente dal punto di vista energetico, costruite fra il 1946 e il 1981 (più di 390mila), allora l’investimento sfiorerebbe gli 11miliardi e mezzo di euro, creando oltre 170 mila posti di lavoro diretti e indiretti. Strategie. Oltre all’analisi quantitativa, la Fondazione ha svolto una serie di interviste con esperti e opinion leaders locali e nazionali per individuare gli obiettivi principali da perseguire per migliorare il quadro esistente. Le azioni proposte individuano gli strumenti finanziari per avviare una rigenerazione urbana complessiva così da aumentare la popolazione residente nei centri urbani realizzando nel contempo un migliore equilibrio fra spazio naturale e spazio costruito.

Gianluca Codognato

 

On line i dati e le analisi dell’osservatorio il 12 settembre un convegno con i sindaci

Cementificato il 20% del territorio: «Stop al consumo del suolo, è ora di riqualificare»

Mobilità, Consumo di suolo, Nuove professioni. Partendo da queste tre prospettive analizzate sia in termini quantitativi, con dati provenienti da diverse fonti e in gran parte inediti, sia qualitativi, con interviste a opinion leaders e a esperti del settore, la Fondazione Gianni Pellicani intende tracciare e individuare i punti di forze e le criticità della futura Città Metropolitana con l’obiettivo di creare un Osservatorio permanente. La ricerca non prende in esame il profilo istituzionale della Città metropolitana, ma parte dalle funzioni, ovvero dal punto di vista dei cittadini. I dati e le analisi condotte finora stanno a dimostrare che la città metropolitana esiste già nei fatti ed è quella Grande città che viviamo quotidianamente compresa tra le province di Venezia, Padova e Treviso. Dopo due anni di lavoro, un mese fa è stata presentata un’articolata analisi della Mobilità da cui emerge come il territorio in questione sia già fortemente integrato: ogni giorno si muovono in treno e in bus circa 90mila pendolari. La seconda fase, relativa al Consumo del suolo e la vetustà del patrimonio abitativo, è stata presentata ieri, mentre nelle prossime settimane saranno illustrati i risultati del capitolo sulle Professioni innovative della Patreve. Tutti i dati finora disponibili (Mobilità ,Consumo del Suolo, analisi del patrimonio abitativo e rigenerazione urbana) sono sul sito veneziacittametropolitana.eu curato da Mauro Richeldi. La nuova piattaforma ospita testi, mappe, grafici interattivi e viene costantemente aggiornata. Anche l’indagine sul Consumo del suolo è stata curata da Giuseppe Saccà, Carlo Pavan, Nicola Pavan, con la supervisione scientifica di Massimo Cacciari e Paolo Perulli, il coordinamento di Nicola Pellicani e le segreteria organizzativa di Natascia Di Stefano. L’intera ricerca sarà argomento di discussione sabato 12 settembre alle ore 11 nella tensostruttura che verrà allestita in piazzale Candiani durante il Festival della Politica organizzato dalla stessa Fondazione dall’11 al 14 settembre a Mestre. Fra gli ospiti del convegno gli oltre 200 sindaci delle province Venezia, Padova e Treviso, oltre ai rappresentanti di Regione e delle categorie economiche. (g.cod.)

 

È Padova il Comune più urbanizzato

Portobuffolè, Quarto d’Altino e Boara Pisani i territori dove s’è costruito di più tra il 1996 e il 2007

VENEZIA – Qual è il Comune più urbanizzato rispetto alla propria superficie nella città metropolitana? Con 9.330 ettari di “cemento” e il 61% del suolo occupato, il record spetta a Padova, come rivela ancora l’indagine della Fondazione Pellicani che ha stilato una serie di “classifiche” esemplificative della situazione nell’area in questione.

Al secondo posto si piazza un altro comune patavino, Noventa, che si ritrova con una occupazione di suolo pari al 58% della propria espansione.

Il capoluogo veneto, Venezia, vanta la maggiore superficie urbanizzata, con circa 15mila e 700 ettari, che corrisponde però a poco più della metà della propria superficie totale (esclusa naturalmente la Laguna), mentre Treviso conta su 5.552 ettari urbanizzati, ovvero il 48% del suo territorio.

Naturalmente le città capoluogo di provincia hanno conosciuto un boom edilizio soprattutto a cavallo degli anni 60-90, mentre sono soprattutto i comuni più piccoli quelli che negli ultimi tempi hanno registrato la maggiore crescita del tessuto urbanizzato. In questo caso, la graduatoria stilata dalla Fondazione per la città metropolitana vede al primo posto una piccola realtà del Trevigiano, Portobuffolè: qui il consumo di suolo è ridotto, 98 ettari urbanizzati. Però nel periodo che va dal 1996 al 2007 s’è costruito quasi la metà di quanto esiste attualmente.

Nei primi dieci posti di questa classifica, ci sono solo piccoli comuni, come Sarmede (Treviso), Quarto d’Altino (Venezia), Godega (Treviso), Gaiarine (Treviso). Lo stesso discorso vale se nell’ambito dell’urbanizzazione si comprendono esclusivamente le nuove abitazioni costruite fra il 2002 e il 2011. In questo caso domina Campodoro (Padova) con 482 case realizzate nel periodo preso in esame, ovvero il 39% di quelle oggi esistenti, al secondo posto si piazza Marcon, Venezia (2.769 nuovi alloggi, il 38% del totale) e al terzo Polverara, Padova (490, 37%).

In generale la superficie urbanizzata ha avuto un impennata fra il 1983 e il 1996: +25% nella provincia di Venezia, +11,5 in quella di Treviso e + 15% nel Padovano. Con l’analisi della Fondazione ci si può spingere ancora più a fondo per quanto riguarda la costruzione di nuove abitazioni. Un quinto delle case presenti sul territorio della città metropolitana è stato costruito fra il 1962 e il 1971, il 16% fra il 1972 e il 1981,un14%fra il 1946 e il 1961 e una percentuale identica fra il 2002 e il 2011. La ricerca mette in evidenza anche il rapporto esistente fra la abitazioni occupate da residenti e il resto del patrimonio abitativo. Nella provincia lagunare, dove il turismo è settore trainante, solo 6 alloggi su dieci sono abitati da “veneziani”, contro l’88% del territorio Trevisano e il 91% di quello Padovano. Alla fine nella città metropolitana trequarti del patrimonio abitativo è occupato da residenti (tutti i dati e i grafici nel sito www.veneziacittametropolitana. eu).

(g.cod.)

 

TOP TEN DEI COMUNI CHE HANNO COSTRUITO DI PIÙ NELLA CITTÀ METROPOLITANA

Superficie Totale (ha)  % Superficie Urbanizzata
Padova 9.330 61%
Noventa Padovana 714 58%
Venezia 15.685 51%
Treviso 5.552 48%
Spinea 1.504 46%
Selvazzano Dentro 1.965 43%
Abano Terme 2.153 42%
Fiesso d’Artico 631 41%
Gallera Veneta 902 40%
Martellago 2.010 38%

 

LE ABITAZIONI E IL CONSUMO DEL SUOLO IN CIFRE

>20%  la supericie urbanizzata nella Città Metropolitana di Venezia al 2007

1.369.567 – le abitazioni registrate nel territorio della Città Metropolitana di Venezia

580.329 – le abitazioni nella provincia di Venezia

401.460 – le abitazioni nella provincia di Padova

387.778 – le abitazioni nella provincia di Treviso

14%   del patrimonio totale sono le abitazioni nella Città Metrop. costruite tra il 2002 e il 2011

11%  del patrimonio totale sono le abitazioni nella provincia di Venezia costruite tra il 2002 e il 2011

+16,08%  è la crescita di abitazioni registrate tra il 2002 e il 2011

1.056.670   è il numero di abitazioni totale occupate da residenti

 

MARTELLAGO – Si lavora anche sulle rotonde

CASELLO – Le strade di Martellago sono un brulicare di cantieri per i lavori del casello, che procedono spediti

Le strade di Martellago sono un brulicare di cantieri per i lavori del casello, che procedono spediti secondo il crono programma: sarà pronto per fine anno. Il casello in sè, con edifici di stazione e opere di fondazione, è quasi concluso: l’intervento più oneroso che resta è il varo dell’impalcato principale del viadotto di 600 metri che attraverserà il Passante, ne richiederà la chiusura per almeno una notte ed è previsto per fine luglio, mentre poi il ponte sarà terminato entro agosto. Già asfaltata anche la nuova bretella che dalla barriera si aggancia in via Boschi, ora le maestranze sono per lo più concentrate sulla nuova viabilità di adduzione a est, la tangenziale nord di Martellago, che incrocerà con quattro rotatorie altrettante strade comunali. La nuova arteria è già ben impostata, specie nel tratto dal casello al Dese a via Cà Nove, e sono già stati realizzati due rondò, in via Cà Nove e in via San Paolo, quest’ultima in comune di Scorzè. Ora che sono stati acquisiti anche gli edifici interferenti da abbattere (a parte uno, per il quale l’esproprio sarà chiuso nei prossimi giorni), gli operai hanno iniziato a lavorare a spron battuto anche nel secondo tratto della tangenziale, il più delicato: a giorni si inizierà la rotonda su via Morosini e sono già state avviate le operazioni di coordinamento con gli altri enti, in primis per lo spostamento della condotta dell’acquedotto, per la costruzione della rotatoria più complicata, quella di innesto sulla Castellana presso la Kemenata, i cui lavori scatteranno tra alcune settimane. Per consentire i vari interventi, nei giorni scorsi sono state emanate due ordinanze di chiusura al traffico, una per il tratto di via Morosini dal civico 44 al 60 e per la strada di collegamento con via Puccini, l’altra per via Astori.

(N.Der.)

 

Dalle 7 prolungate soste nelle stazioni hanno rallentato arrivi e partenze tra Noale, Maerne e Spinea

NOALE – Altra mattinata difficile per chi ha usato il treno ieri sulla tratta Venezia-Bassano. Fortuna che le scuole sono chiuse ma a subire i disagi sono stati i pendolari delle prime ore del mattino, con quattro regionali arrivati ad avere anche 30 minuti di ritardo. E non è la prima volta che accade quest’anno. Interessati i passeggeri delle quattro stazioni del Miranese: Spinea, Maerne, Salzano e Noale. Già da quando i convogli hanno iniziato a circolare, dalle 5.30, si sono avuti intoppi, nell’ordine massimo di cinque-sette minuti, ma i primi rallentamenti si sono avuti dalle 7 in poi. Con l’orario cadenzato, se un treno arriva a destinazione dopo il previsto, è probabile che faccia altrettanto nel viaggio inverso o che renda più lenti anche altri treni. Se a questo sommiamo che nel tratto da Bassano a Maerne si viaggia a binario unico, si capisce come tutto sia a effetto domino. E degli utenti si sono lamentati, anche perché chi aveva appuntamenti di lavoro è arrivato tardi o chi doveva salire su una coincidenza, l’ha persa. Il primo regionale ad accusare dei ritardi è stato il numero 5706 da Venezia a Bassano; partito puntuale alle 6.56 dalla stazione di Santa Lucia, nella città vicentina è arrivato alle 8.25, ovvero 20 minuti dopo, accumulati soprattutto a Castello di Godego, nel Trevigiano. Sempre sulla stessa direttrice, il convoglio 5718 è partito da Venezia 26 minuti dopo l’orario stabilito, le 10.22 anziché le 9.56, giungendo a Bassano alle 11.23, invece delle 11.05come avrebbe dovuto essere. In pratica nel tragitto è riuscito a guadagnare otto minuti ma il ritardo resta importante. Da Bassano a Venezia si sono avuti problemi maggiori; tutto è iniziato con il treno numero 5713 delle 8.25, con la partenza avvenuta tredici minuti dopo. Nel viaggio verso il capoluogo veneto, ha accumulato sempre più ritardo, specie tra Castelfranco e Piombino Dese, tra le province di Treviso e Padova, fino ad arrivare a Santa Lucia alle 10.05, quando sarebbe dovuto esserci alle 9.34, ovvero 31 minuti oltre. Anche il regionale successivo, il numero 5715 stavolta in partenza da Castelfranco, non è stato da meno. Il treno sarebbe dovuto partire alle 9.04, mentre ha lasciato la città trevigiana alle 9.33, in pratica 29 minuti dopo, arrivando a Santa Lucia alle 10.30, anziché alle 10.04, viaggiando con 26 minuti di ritardo.

Alessandro Ragazzo

 

MARTELLAGO – C’è amarezza tra i componenti del comitato Pro complanare di Martellago per la bufera giudiziaria legata alle tangenti sulle grandi opere. E l’amarezza arriva per le battaglie portate avanti negli anni scorsi contro l’impatto di alcuni cantieri, vedi la bretella di 4 chilometri, con viadotto e rotonde. «L’opera che costa alla collettività una quindicina di milioni» scrivono in una lettera Renato Anoè, Alessandro Azzolini, Roberto Bruscagnin «è impossibile da giustificare con una “banale” analisi costi benefici. Probabilmente vien da pensare che servisse più a concedere un bonus a qualcuno che a risolvere i nodi della viabilità locale, ulteriormente “incasinata” da inutili rotatorie e intersezioni a raso. Non è un caso che buona parte dei cittadini si fosse dimostrata contraria, esprimendosi per un’altra opera meno impattante e costosa». Senza contare il casello del Passante. «Una spesa sulla carta prossima ai 70 milioni » continuano i tre «per costruire un’opera che distrugge oltre 25 ettari di superficie agricola ».

(a.rag.)

 

MIRANO – Il Comune attende da anni i soldi promessi dalla Regione: lanciato un appello a Chisso e a Zaia

Un consiglio comunale aperto con Luca Zaia e Renato Chisso: l’idea è nata mercoledì sera nel corso di un’assemblea pubblica in Villa Errera a Mirano, dove il sindaco Maria Rosa Pavanello e tutti i comitati hanno discusso delle varie problematiche legate alla viabilità cittadina. Incroci pochi sicuri, piste ciclabili mancanti, eccesso di traffico: i punti critici sono tanti, l’amministrazione attende da anni i 19 milioni di euro promessi dalla Regione per la realizzazione di opere complementari al Passante. La matassa non si sbroglia e allora ecco l’ultima spiaggia: invitare ad uno dei prossimi consigli comunali miranesi il governatore regionale e il suo assessore alla Mobilità. Con il sindaco erano presenti anche gli assessori Salviato e Tomaello, per i comitati sono invece intervenuti i referenti di Scaltenigo, Ballò, Zianigo, via Cavin, Quartiere Ovest, via Dante e via Luneo. «Il problema del traffico è davvero molto sentito – spiegano amministrazione e residenti – perché Mirano è attraversato ogni giorno anche da moltissimi automobilisti provenienti dai Comuni del Miranese Nord, che si dirigono verso i caselli di Mirano e Spinea non essendo ancora aperto quello di Martellago. Servono fondi per rendere più sicura e più fluida la viabilità». Di quei 19 milioni il Comune ne chiede almeno una prima tranche da quattro milioni, in questo caso le priorità sarebbero: rotatoria tra le vie Dante, Mariutto e Villafranca, messa in sicurezza di via Scaltenigo, ciclabile Mirano-Scaltenigo e installazione sia a Mirano che nelle frazioni di 50 punti di videosorveglianza.

(g.pip.)

 

Gazzettino – Dolo / Mirano. Diecimila auto in meno al casello

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13

mag

2014

I dati della Cav sui flussi giornalieri a Mirano dopo l’aumento delle tariffe

A Spinea invece 1362 veicoli in più con un incremento del 25 per cento

FLUSSI – I dati della Cav: diecimila transiti in meno ogni giorno al casello di Mirano-Dolo

Diecimila transiti in meno ogni giorno al casello di Mirano-Dolo, da quando è stato eliminato il tornello di Vetrego. Il dato emerge dalla relazione sui flussi di traffico nei vari caselli inviata nei giorni scorsi dalla concessionaria autostradale Cav ai due Comuni interessati. Questo documento permette di confrontare gli accessi attuali con quelli del 2013, quando molti pendolari della Mestre-Padova uscivano e rientravano a Mirano per godere della tratta gratuita Mestre-Mirano. Da gennaio 2014 è cambiato tutto: la tariffa della Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.70 euro, la manovra del tornello è diventata inutile. E i risultati che dicono? Innanzitutto che a Mirano ci sono mediamente diecimila transiti in meno ogni giorno, le cinquemila auto sarebbero dunque grossomodo quelle che facevano il tornello. Ad aprile 2013 i transiti erano 915mila, ad aprile 2014 sono stati 610mila: un -33% che rende soddisfatti soprattutto i residenti di Vetrego. A Spinea entrano ed escono in media 1.362 auto in più ogni giorno: si è passati da 160mila a 200mila veicoli al mese, l’aumento è del 25 percento. Un aumento del 3.79% è stato invece registrato alla barriera di Mestre (2.361 auto in più al giorno, ad aprile 2014 sono state oltre un milione e 900mila). Il casello di Mira-Oriago il mese scorso ha registrato il transito di 463mila veicoli, un + 3.92% rispetto ad un anno fa. «Come previsto si è verificato un significativo calo dei transiti a Mirano-Dolo, ma nel complesso le nuove tariffe non hanno comportato un significativo spostamento del traffico dalle autostrade alla viabilità ordinaria» commenta l’a.d. di Cav, Piero Buoncristiano. Ma il sindaco di Mirano non è affatto soddisfatto: «Si, a Vetrego c’è stato un calo di auto, ma comunque balza all’occhio che da noi c’è il triplo di flussi di auto rispetto a Spinea, senza che la Regione abbia mai versato le somme che ci spettano per sistemare le nostre strade». I dati cambieranno ancora quando sarà aperto il casello di Martellago-Scorzé, visto che ora Mirano accoglie anche molti pendolari dell’area nord del Miranese.

Gabriele Pipia

 

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