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MARTELLAGO – Il Comitato pro Complanare organizza un gazebo questa mattina, domenica, in piazza Bertati a Martellago, per illustrare ai cittadini il progetto definitivo del casello di Martellago-Scorzè che, alla luce delle ultime modifiche, sarebbe ancora più impattante secondo il Comitato. Che, nell’occasione, raccoglierà anche adesioni per un ricorso al Tar contro il progetto e supporterà gli espropriati che intendano fare opposizione contro l’esproprio appena ricevuto o contro l’indennizzo prospettato.

 

Gazzettino – Martellago. Casello, ancora polemiche

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17

ago

2012

Martellago. Casello, ancora polemiche

Il Comitato pro Complanare non demorde e rilancia l’appello per adesioni al ricorso al Tar contro il progetto del nuovo casello di Martellago-Scorzè e della viabilità di adduzione. «Il 28 maggio il Commissario Vernizzi ha firmato il decreto che approva il progetto definitivo. Decreto e nuovo progetto, accuratamente deposti nel fondo di qualche cassetto e non ancora pubblicati, hanno però dato il via alle notifiche dei provvedimenti di occupazione d’urgenza e di esproprio dei terreni interessati all’opera» scrive il Comitato in un volantino diffuso ai cittadini. «Le tavole del progetto, che abbiamo rintracciato fortuitamente, evidenziano le sostanziali modifiche rispetto al progetto precedente volute dai sindaci dei due comuni» aggiunge il Comitato, che cita le quattro nuove rotonde lungo la nuova circonvallazione nord, alla intersezione con via Morosini, San Paolo, Ponte Nuovo e Cà Nove, «quest’ultima dalle dimensioni enormi, come quella di accesso al casello est del Passante», e il tracciato della nuova bretella Moglianese-casello. «Le modifiche fanno aumentare il modo rilevante l’impatto dell’opera sul territorio e sulla viabilità e incidono in modo ancor più grave su molti edifici che vengono a trovarsi ancora più vicini al tracciato delle rotatorie (vedi il Mulino Vidali vicino alla rotonda di via Cà Nove) e della strada di collegamento con la Moglianese» accusa il Comitato. Che ricorda ai cittadini, in primis quelli interessati agli espropri, «che è ancora possibile il ricorso al Tar per chiedere l’annullamento del decreto di approvazione del progetto definitivo». Il Comitato ricorda poi a tutti gli espropriati «che entro trenta giorni dalle immissioni in possesso dei fondi, comunicata agli interessati a fine luglio, è possibile comunicare il rifiuto dell’indennità proposta e poi richiederne una più equa o fare ricorso contro l’esproprio». Il Comitato invita dunque i cittadini interessati a sostenere il ricorso al Tar o a fare opposizione all’esproprio o all’indennizzo a contattare il 328/1003419 o a scrivere a complanare@gmail.com. (N.Der.)

MARTELLAGO. «Tutte le osservazioni al progetto del casello Cappella-Martellago del Passante sono state ignorate. Inoltre non è stato considerato che la nuova opera si poteva anche non fare, migliorando la viabilità d’accesso alle porte già disponibili come Mirano/Spinea». Questa la replica del comitati Pro complanare di Martellago al botta e risposta dei giorni scorsi tra il consigliare veneto della Federazione della Sinistra Pietrangelo Pettenò e l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso.        Quest’ultimo aveva replicato come tutti gli enti, in conferenza dei servizi, avessero dato il loro via libera al casello, a cavallo del fiume Dese, che sarà integrato dalla viabilità complementare e saranno garantiti gli interventi di messa in sicurezza del territorio. Inoltre, sempre secondo Chisso, per costruire un unico piazzale per il pagamento, si dovrebbe realizzare un manufatto, solo per la viabilità ordinaria, per attraversare il Passante, con una spesa maggiore.          Ma il comitato, che ha sempre chiesto di avere un casello “più magro”, non ci sta. «Già nel 2005» spiega Renato Anoè «la Soprintendenza segnalava come il casello potesse essere spostato più a nord con dimensioni più contenute e uno studio commissionato dal Comune di Martellago dimostrava la convenienza economica e ambientale della soluzione del casello unico con il sottopasso sotto l’autostrada».  

Alessandro Ragazzo

 

MARTELLAGO – Pronta la replica del Comitato Pro Complanare all’assessore regionale Renato Chisso, che ha difeso il progetto del casello rispondendo a un’interrogazione del consigliere Pietrangelo Pettenò.

«Non possiamo fidarci. Sul progetto tutte le osservazioni dei cittadini che andavano verso una maggior tutela del territorio sono state ignorate deliberatamente, e le spiegazioni che avremmo dovuto avere dai tecnici della Regione sono state una difesa “sovietica” di scelte già fatte da assessore Chisso, Commissario e Comuni, che hanno anteposto campanilismi al bene collettivo»,

tuona il comitato. Che scende nei dettagli.

«Non risulta siano state sondate alternative per la localizzazione dell’opera che sorgerà nell’area del Dese di interesse naturalistico e a rischio idrogeologico. La verità è che interessi economici e politici vogliono far pagare ancora al territorio il conto di scelte senza scrupoli, travestite per sembrare il meglio»,

chiude il Comitato. (NDer)

 

Nuova Venezia – Martellago, Polemiche sul casello di Cappella

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19

lug

2012

MARTELLAGO

Chisso replica a Pettenò (Fed.sin.): «Cambiare costerebbe troppo»

MARTELLAGO – Tutti gli enti della conferenza hanno dato parere favorevole il casello di Cappella-Martellago, il progetto sarà integrato dalla viabilità complementare, ci saranno interventi per mettere in sicurezza il fiume Dese e saranno garantite le opere di mitigazione. Questo, in sintesi, il concetto espresso dall’assessore veneto alla Mobilità Renato Chisso nella risposta scritta al consigliere regionale della Federazione della Sinistra Pietrangelo Pettenò sul cantiere, che dovrebbe partire entro la fine dell’anno.

Pettenò aveva chiesto se ci fossero altre alternative al progetto «devastante per il territorio» e proponeva di ascoltare le esigenze dei cittadini rivedendo il casello, che prevede due piazzali per servire altrettanti direzioni, collegati con un viadotto lungo 575 metri e alto 14. Invece Pettenò appoggiava l’ipotesi di ridurre l’estensione dell’opera, magari con un solo svincolo.

«L’idea del sottopasso del Passante, replica l’assessore regionale alla Mobilità al consigliere regionale della Federazione della Sinistra, «comporterebbe tratti in trincea e problemi al cantiere. Per fare un unico piazzale per il pagamento, si dovrebbe costruire un manufatto, solo per la viabilità ordinaria, per attraversare il Passante: questo significherebbe una spesa maggiore». Una risposta che sembra non bastare al consigliere regionale che preannuncia nuove iniziative contro il progetto.(a.rag.)

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Chicchi grossi come noci hanno colpito le colture orticole

Raffiche di vento a 44 chilometri orari. Caduti 343 millimetri di pioggia in un’ora

MIRANO. Ancora grandine su Miranese e Riviera, dove a piegarsi è stata ancora una volta l’agricoltura, già in ginocchio a causa dei fenomeni intensi delle scorse settimane.         Ieri all’ora di pranzo un nuovo violento temporale si è abbattuto nell’entroterra veneziano, poco dopo l’una, interessando le zone già colpite dal fortunale di due settimane fa. Raffiche di vento fino a 44 chilometri orari, poi una vera e propria bomba d’acqua con chicchi di grandine grossi come noci, fino a 3 centimetri di diametro in alcune zone. La stazione Meteosantangelo, a Sant’Angelo di Sala, ha rilevato un’intensità di precipitazioni pari a 343 millimetri di pioggia in un’ora. Gli esperti del centro meteo spiegano il fenomeno come un’improvvisa discesa di aria fredda dalle Alpi, che in pianura si è incuneata sotto a quella più calda presente da giorni. Un contrasto che ha generato nubi imponenti che hanno scaricato la loro potenza soprattutto tra le province di Padova, Venezia e Treviso. Il Miranese si è in pratica trovato al centro del ciclone. Vento, acqua e grandine hanno sferzato soprattutto Mirano, Noale, S. Maria di Sala, Scorzè e Martellago, senza particolari danni ma colpendo ancora una volta le colture già devastate dalla tromba d’aria del 22 giugno, soprattutto quelle orticole. È ancora presto per fare la conta dei danni, l’ennesima in questa stagione, dove a parte i temporali violenti si soffre ancora di problemi di siccità. L’acquazzone di ieri, intenso, ma per fortuna breve, ha anche creato qualche disagio in alcuni quartieri residenziali, con strade, scantinati e sottopassi allagati, ma la situazione è tornata velocemente alla normalità.       In Riviera la forte grandinata ha colpito i comuni di Mira, Pianiga, Dolo e Fiesso. In particolare le colture di mais e i vigneti nella zona di Dolo e Camponogara. «L’area che è stata più colpita» spiega Fabio Livieri di Coldiretti, «è stata quella a cavallo con il Miranese. Stavolta è stato danneggiato il mais in fase di crescita avanzata a causa del gran caldo degli ultimi giorni e le produzioni di ortaggi». Non si sono registrati in Riviera danni ad abitazioni o cose. I pompieri della caserma di Mira non hanno registrato chiamate di soccorso. Il gran vento ha fatto volare qualche grosso ramo d’alberi sulla provinciale 14 tra Dolo e Piove di Sacco. A Pianiga sono volati cartelloni pubblicitari di metallo in mezzo alla strada.

Filippo De Gaspari – Alessando Abbadir

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MARTELLAGO.

«Abbiamo fatto un’analisi critica sul consumo generale del territorio del nostro Comune. C’è un documento di disapprovazione su www.meetup.com/Grilli-Martellago/files: forse la Lega non se n’è accorta».

Risponde così il Movimento 5 Stelle di Martellago alle critiche avanzate nei giorni scorsi dal Carroccio, che aveva accusato i grillini di aver solo protestato senza fare proposte concrete sulla stesura del Piano d’assetto del territorio (Pat).

«Se la Lega ha apportato concrete modifiche», si legge in una nota del Movimento 5 Stelle, «allora non si riesce a capire come ci siano ancora ben 68 aree non agricole con alcuni casi clamorosi rimasti anche dopo il primo ricalcolo chiesto dalla Provincia. Senza contare, poi, che è stata ridefinita la superficie territoriale comunale, diminuita per poter mantenere l’indice di trasformabilità più alto e, quindi, con maggior consumo del suolo».

Poi nella nota si spiega quali sono le intenzione dei grillini sul Pat di Martellago:

«Ridurre in modo drastico la quantità di aree di nuova edificazione, tutelare e valorizzare la biodiversità e i beni culturali delle aree naturalistiche e agrarie».

 

(a.rag.)

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Martellago. Secca replica del “Movimento 5 Stelle” al Carroccio sulla battaglia combattuta contro il Pat

Pronta la replica dei Grillini alla Lega, che li aveva accusati di essersi aggregati dal nulla alla battaglia del Comitato pro Complanare contro il Pat. «Invitiamo a visionare il nostro documento di disapprovazione del Pat del Comune, all’indirizzo www.meetup.com/Grilli-Martellago/files dove critichiamo la politica di consumo del territorio, riferendosi poi a Martellago, e avanziamo proposte, di cui la Lega non s’è accorta» scrive il meetup del Movimento Martellago 5 Stelle, che attacca. «La Lega dice di aver apportato modifiche al Pat sostenendo le istanze locali, ma come mai allora, nell’ultima elaborazione della Superficie Agricola Utilizzata ci sono ancora 68 aree non agricole con casi clamorosi rimasti anche dopo il promo ri-calcolo chiesto dalla Provincia?». I grillini spiegano poi la sinergia col Comitato. «Il Movimento è fatto da cittadini che non si riconoscono nei partiti politici, non ha ideologie di destra o sinistra ma lo scopo di realizzare uno scambio democratico fuori dai legami partitici e senza mediazioni di organismi direttivi, riconoscendo a ogni cittadino pari dignità nel ruolo di governo, in genere attribuito a pochi. In quest’ottica il M5S Martellago controlla legittimamente l’operato della PA e ritiene, se necessario, di condividere con altri movimenti di cittadini una verifica su temi cruciali, come il Pat».

(N.Der.)

 

MARTELLAGO – Il movimento dei Grillini scende a fianco del Comitato pro Complanare

Movimento Martellago 5 Stelle e Comitato pro Complanare alleati contro lo spreco di territorio. Domenica il Comitato è tornato in piazza per denunciare, con foto aerometriche, come il Comune, nel Pat appena firmato in Provincia, avrebbe gonfiato la Superficie agricola utilizzata (Sau)per prevedere maggiori quantità di nuove aree edificabili.       E, a supportarlo, c’erano i grillini di Martellago, attivi in rete da mesi ma alla prima uscita pubblica. Spiega Alberto Bressan, uno dei coordinatori: «da settembre inizieremo il lavoro tra la gente in vista delle Comunali 2013. Noi sosteniamo le iniziative dei cittadini e questo comitato è un gruppo di cittadini che si batte per la tutela del territorio: tra i nostri obiettivi c’è la revisione degli strumenti urbanistici nell’ottica del consumo zero di suolo».        I grillini hanno prodotto col Comitato e inserito su Youtube anche un video, «Scacco matto al territorio in tre mosse»,

dove si evidenziano i danni del Passante, di infrastrutture enormi rispetto a bisogno (bretella via Roma-Boschi) e della sovrastima nel Pat dei conteggi della Sau e della superficie trasformabile, fissata a 17,5 ettari, che i grillini chiedono di ridurre, aprendo un processo partecipativo sul Piano.        «Gli estensori del Pat hanno inserito nella Sau 68 aree non agricole, con casi clamorosi come la stazione e la linea ferroviaria di Maerne e dei Bivi, i laghetti sportivi di via Ca’ Bembo, giardini di case private, rimasti anche dopo il primo ricalcolo chiesto dalla Provincia»,

ripete Renato Anoè del Comitato, che ha inviato un esposto anche in Procura.

 

SANTA MARIA DI SALA – Quasi la totalità delle colture orticole distrutte e oltre due milioni di euro di danni all’agricoltura. È il bilancio, spietato eppure non ancor definitivo, del nubifragio che sabato pomeriggio ha colpito i Comuni di Santa Maria di Sala, Salzano e Martellago. Danni ancora difficili da quantificare, anche perché, con queste percentuali, la conta è ancora in corso, con centinaia di sopralluoghi effettuati dai tecnici delle associazioni di categoria. Già da un primo giro delle zone colpite, però, l’agricoltura di mezzo Miranese appare in ginocchio: completamente distrutte le colture orticole nei tre Comuni attraversati dalla tromba d’aria, ingenti danni anche alle altre produzioni. A fare la prima sommaria stima dei danni è la Cia, Confederazione italiana agricoltori di Venezia, che ha subito avviato i sopralluoghi tecnici nelle zone colpite sabato pomeriggio dal maltempo, con raffiche di vento fino a 90 chilometri orari e forti grandinate. Sarebbero almeno duemila gli ettari di colture danneggiati. A pagare le conseguenze peggiori sono state quelle orticole, distrutte quasi al 100%, ma anche il frumento tenero (80%), mais e soia (70%). Proprio la soia, le cui semine sono state concluse da poche settimane, dovrà in alcune aree essere totalmente riseminata. «Difficile stimare economicamente la portata delle distruzioni», affermano i tecnici Cia al lavoro, «anche se l’ordine di grandezza è di un paio di milioni di euro». Si tratta del secondo grave episodio di maltempo in pochi giorni, dopo il tornado che ha colpito la laguna qualche giorno fa. «Fenomeni di questa portata», aggiungono dalla Cia Venezia, «sono sempre più frequenti ed estremi, a causa dei cambiamenti climatici. E ogni volta a farne le spese per prima è l’agricoltura. Paradossalmente è proprio l’agricoltura, nelle politiche dell’Unione Europea, a essere chiamata in prima fila nella lotta ai cambiamenti climatici». Per questi motivi si muovono anche i sindaci. Quelli dei tre Comuni colpiti si apprestano a dichiarare lo stato di crisi e chiedere alla Regione quello di calamità. Per quanto potrà servire, visto che i precedenti non sono poi così incoraggianti. Santa Maria di Sala, per esempio, si trova alle prese con una nuova richiesta danni, la quarta negli ultimi tre anni. Le tre precedenti tra l’altro hanno riguardato tutte la frazione di Caltana, finita in pochi mesi sott’acqua due volte e devastata dalla tromba d’aria che nel 2010 ha scoperchiato il centro commerciale Tom e il Palagraticolato. Il Comune non ha però mai visto un solo euro, nonostante tre richieste di calamità. Intanto partono le operazioni di ripristino: a Sant’Angelo è iniziata la pulizia del piazzale e della palestra scoperchiata dal vento. Serviranno almeno 120 mila euro e una ventina di giorni di lavoro per posare un nuovo isolante e riparare i vetri, poi il palazzetto potrà riaprire.

(f.d.g.)

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