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GIUSTIZIA – Sempre meno cancellieri per svolgere il lavoro che riguarda anche Mestre e Dolo

L’ufficio del giudice di pace è al collasso. Da circa un anno, dopo l’abolizione della sede staccata di Mestre e di quella di Dolo, accentrate nel nuovo palazzo di Riva di Biasio, a Venezia, i tempi deposito dei provvedimenti sono aumentati a dismisura in quanto non c’è sufficiente personale di cancelleria. I dipendenti a disposizione sono soltanto quelli che, prima dell’unificazione, operavano a Venezia e si occupavano di procedimenti civili e penali del centro storico.

Il personale un tempo in servizio a Mestre e Dolo ha chiesto il trasferimento in altre sedi e così, i cancellieri veneziani devono farsi carico, a parità di organico, almeno del triplo del lavoro.

La conseguenza è disastrosa: avvocati in coda per ore, ogni giorno, per effettuare un deposito atti, una richiesta di copie o un semplice ritiro, anche perché vi sono soltanto due funzionari autorizzati a ricevere gli atti, uno dei quali sta per andare in pensione; l’altro avrebbe già chiesto il trasferimento.

Ma non basta: un ricorso per decreto ingiuntivo mediamente viene emanato dopo oltre 120 giorni dal deposito (in Tribunale basta una settimana circa); per ottenerne le copie autentiche per la notifica è necessario attendere anche oltre un mese, con il rischio di non riuscire a notificarle entro i termini di legge; i fascicoli già in decisione sono moltissimi, anche da oltre un anno; le sentenze, una volta depositate in cancelleria dal giudice, restano in attesa di essere pubblicate per moltissimi mesi, anche un anno.

Una situazione simile si è verificata lo scorso anno a Roma, dove l’Ordine degli avvocati ha stipulato una convenzione con l’Ufficio giudiziario assumendo del personale a tempo determinato per procedere all’immediata pubblicazione delle sentenze in arretrato e, in pochi mesi, l’emergenza è stata risolta. Il nuovo presidente della Camera civile, l’avvocato Giorgio Battaglini, ha già preso contatti con il presidente del Tribunale, Arturo Toppan, per cercare una soluzione, mentre l’Aiga, l’associazione che riunisce i giovani avvocati, ha delegato la collega Carlotta Canal, la quale ha proposto ai colleghi di sottoscrivere un protocollo con cui impegnarsi a mettere in atto una serie di comportamenti per agevolare il lavoro delle cancellerie.

«È necessario studiare quanto prima un progetto di riorganizzazione delle risorse umane e materiali dell’Ufficio, in stretta collaborazione tra gli Uffici Giudiziari, gli Enti locali e le varie componenti rappresentanti dell’Avvocatura», dichiara l’avvocato Battaglini. Ma se il ministero non metterà a disposizione il nuovo personale richiesto dal presidente Toppan, molti servizi sono a rischio.

 

Chioggia. il presidente dell’ascom, da re

CHIOGGIA «Il parco commerciale darà il colpo di grazia ai negozi già in bilico». L’allarme è dell’Ascom che, dopo otto anni di guerra alla grande distribuzione targata Coop a suon di ricorsi, ora che l’apertura del centro è imminente teme che sarà la batosta finale per molte attività già soffocate dalle tasse e dalla crisi. E a chi sostiene che creerà occupazione risponde che non sarà così perché ogni nuovo posto di lavoro comporterà la perdita di quattro posti in negozi locali. Quello che fino a qualche anno fa per i commercianti locali era solo uno spettro, ora sta diventando realtà. Il parco commerciale di Brondolo, con la Coop, Trony, Decathlon, Scarpe & Scarpe (gli altri marchi sono ancora top secret) aprirà i battenti tra fine aprile e i primi di maggio.

«La crisi non è alle spalle», spiega il presidente dell’Ascom, Alessandro Da Re, «le serrande abbassate stanno aumentando anche in zone, come Borgo San Giovanni, che finora hanno ben resistito alla congiuntura negativa. Gli affitti alti, le troppe tasse, la mancanza di clientela stanno mettendo in ginocchio l’economia locale. E con l’apertura del centro commerciale di Brondolo andrà ancora peggio».

Il parco commerciale ospiterà un grandissimo supermercato Coop e altri 12 negozi di cui sei grandi catene.

«A risentirne saranno soprattutto i piccoli negozi» precisa Da Re, «e i punti vendita delle frazioni. Gli unici al momento che riescono a sopravvivere sono i negozi in spazi di proprietà in cui nel computo delle spese non grava anche l’affitto. Abbiamo bloccato l’arrivo del centro commerciale per otto anni, l’ideale sarebbe stato vincere il ricorso, ma almeno abbiamo dato un po’ di ossigeno ai nostri commercianti. Otto anni fa sarebbe stato un cataclisma».

A chi sostiene che un centro commerciale attira gente che poi si distribuisce anche in altre zone e che crea occupazione, Da Re risponde che basta guardare i vicini esempi di Mestre e Marghera: «Non conosco nessuno che dopo un giro alla Nave de Vero passeggia per Marghera», spiega il presidente, «o che dopo l’Auchan se ne va in giro per piazza Ferretto. Ogni nuovo posto di lavoro porta alla perdita di quattro posti in negozi locali, questa è la verità».

Elisabetta Boscolo Anzoletti

 

CHIOGGIA – L’imminente apertura della struttura a Brondolo allarma i piccoli esercizi

CHIOGGIA – “Il centro commerciale farà chiudere molti negozi del territorio”. L’Ascom, per voce del proprio presidente Alessandro Da Re, lancia l’allarme. La crisi, infatti, non è alle spalle. A Chioggia e Sottomarina continuano tuttora a chiudere molte saracinesche.

“La situazione è difficile – afferma il presidente di Ascom Confcommercio Chioggia Alessandro Da Re – gli affitti alti, le troppe tasse, la mancanza di clientela, stanno mettendo in ginocchio l’economia locale. Anche il quartiere di Borgo San Giovanni, dove solitamente non si sono mai avuti negozi sfitti, comincia a vedere le prime chiusure. E con l’apertura del centro commerciale di Brondolo andrà ancora peggio”.

L’inaugurazione è prevista a fine aprile – inizio maggio. Un grandissimo supermercato Coop e 12 negozi, di cui sei di grandi catene come Decathlon, Trony, Scarpe & Scarpe.

“A risentirne saranno soprattutto i piccoli negozi – continua Da Re – e quelli presenti nelle frazioni. Gli unici che riescono ad andare avanti sono quelli che hanno le mura di proprietà e quindi, non avendo affitti da pagare, possono arrivare con un po’ più di tranquillità a fine mese. Come Ascom abbiamo bloccato l’arrivo di questo centro commerciale per otto anni. L’ideale sarebbe stato vincere il ricorso, ma comunque abbiamo ottenuto lo stesso un ottimo risultato. Se avesse aperto quando doveva aprire infatti, sarebbe stato un cataclisma per l’economia locale ben peggiore di quello che andremo a vivere tra poco”.

Da Re crede poco alla possibilità di fare sinergia con il parco commerciale. “Io – afferma – non conosco nessuno che va alla Nave de Vero o a Auchan e poi fa una passeggiata a Mestre, oppure che va a Panorama e fa una passeggiata a Marghera, o che va a Piazza Grande e poi va in giro per Piove di Sacco. Chi va al parco commerciale difficilmente poi va a ravvivare il centro storico cittadino. Chi dice queste cose si è mai fatto, in questi ultimi anni, una passeggiata in centro a Mestre? È come essere nel deserto dei tartari”.

Da Re fa anche un appello all’amministrazione comunale: “Si deve cominciare a lavorare per cercare di ridurre le tasse. Se si lavora meno, si producono meno rifiuti. Perché quindi il Comune non fa come ha fatto quello di Mira e va a trattare con Veritas una riduzione delle bollette? Anche 100 euro in meno all’anno darebbero respiro a commercianti e famiglie”.

 

I soldi ci sono, le banche pure. Eppure il project bond da 830 milioni per ripagare il passante di Mestre si è bloccato sulle orme di un bando fantasma che Giunta e Consiglio regionale del Veneto si rimpallano da mesi per la nomina di due degli amministratori della Cav, la società paritetica tra Regione e Anas per la gestione del passante.

Un balletto che va avanti da quando l’attuale Cda è scaduto lo scorso anno: ma mentre Anas , socio al 50% di Cav ha già stabilito i nomi dei nuovi consiglieri e dell’amministratore delegato, restano ancora vuote le caselle in capo alla Regione. La quale al momento avrebbe confermato il presidente della Concessionaria, Tiziano Bembo, espressione dell’attuale giunta leghista guidata da Luca Zaia, mentre sugli altri due consiglieri c’è tutt’ora il vuoto assoluto.

A complicare la già travagliata vicenda ha contribuito la nuova legge sulle nomine che stabilisce la designazione attraverso il bando di tutti i consiglieri non soltanto del presidente delle società pubbliche. Dunque, quel bando che in un primo tempo designava solo il presidente, ora deve essere rifatto.

A chi spetta questo compito? Su questo cavillo, Giunta e Consiglio litigano da mesi. Il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato in una lettera inviata a Zaia lo scorso dicembre sosteneva che se il primo bando era stato fatto dalla giunta anche le modifiche successive erano in capo allo stesso organo. Non di questo parere il presidente della Giunta che dopo la fumata nera dei soci della Cav sul rinnovo degli organi sociali, lo scorso 16 gennaio ha scritto a Ruffato invitandolo a «provvedere alle designazioni degli altri due componenti di spettanza regionale individuandoli tra le candidature già presenti e ritenute ammissibili».

A cercare di fare chiarezza è stato il presidente della prima commissione, Costantino Toniolo che ha rimandato a Zaia il carteggio.

Contattato ha confermato la sua posizione: «E’ la giunta che deve indire il nuovo bando. Bisogna partire al più presto – aggiunge – perché abbiamo già perso troppo tempo».

Un pasticcio, insomma, a cui contribuiscono anche Pd e Pdl a cui spetterebbe un consigliere ciascuno.

E così mentre sulle sponde della laguna il carteggio tra la giunta e consiglio si fa più voluminoso, i tempi per l’emissione del project bond si allungano con il rischio di perdere l’opportunità dei mercati e dei tassi ai minimi storici, un cavillo che può costare milioni. Un’operazione che doveva fare da apripista a uno strumento su cui fin dal governo Monti poi rilanciata dal provvedimento del governo Renzi lo “Sblocca Italia” con si puntava per il rilancio delle opere pubbliche.

Nello specifico l’obiettivo è rifinanziare il debito (circa un miliardo) che Cav deve all’Anas, che ha anticipato la somma per realizzare il Passante. Nel 2013 la Cav ha già ottenuto un finanziamento di 450 milioni (restituiti all’Anas) dalla Banca Europea Investimenti e dalla Cassa Depositi e Prestiti, portando la sua esposizione debitoria a circa un miliardo. Anas ha poi incassato dallo Stato, sempre nel 2013 altri contributi per il Passante, per cui oggi il debito di Cav è sceso a circa 414 milioni di euro.

L’emissione del project bond che dovrebbe essere di circa 830 milioni di euro è nettamente superiore al debito e servirà ad utilizzare parte del finanziamento per rimborsare subito anche i 423 milioni anticipati da Bei e Cdp, mentre le condizioni di un prestito obbligazionario sono generalmente più favorevoli.

Cav aveva anche provato, sempre nel 2013 a reperire altre risorse sul mercato finanziario con un bando al quale si era però presentato un solo pool di banche la cui offerta non era stata giudicata adeguata. Così come lo Sblocca Italia finora è servito allo scopo.

Mara Monti

 

Le ditte non pagate dalla Coop costruzioni di Modena per i lavori alla Gazzera e in via Olimpia battono cassa al Coveco

Nel cantiere non hanno lasciato nemmeno una carriola. In compenso, hanno creato un “buco” di alcuni milioni di euro tra fornitori e subappaltatori non pagati. Che, adesso, battono alla porta della Covevo, il consorzio veneto della Lega delle cooperative che aveva affidato i cantieri mestrini dell’Sfmr ad una sua consociata, la Cooperativa costruzioni di Modena. Quella che ha bloccato la costruzione delle stazioni del “metrò di superficie” di via Olimpia oltre a tutta la viabilità del nodo della Gazzera.

«Siamo i primi a subire il default della nostra consorziata – allarga le braccia Devis Rizzo, presidente del consorzio che ha sede in via Ulloa -. Non sono falliti, ma stanno andando verso una procedura di concordato e forse da lì qualcuno ha detto a tutti i creditori di rivolgersi a noi. Ma noi i soldi ricevuti dalla Regione per l’avanzamento dei lavori li abbiamo interamente girati alla Cdc di Modena, crediti probabilmente ceduti alle banche».

A quanto ammonterebbe il “buco”? «Fornitori e subappaltatori avanzano qualche milione – risponde Rizzo -. Ho la fila qui fuori dalla sede di Marghera, ma i soldi che ha incassato il Consorzio sono stati tutti girati all’impresa».

Ricapitolando: il cantiere (della Regione) è più o meno fermo da almeno sei mesi, e comunque è tuttora abbandonato bloccando la realizzazione delle ultime due stazioni dell’Sfmr (Gazzera e via Olimpia) oltre alle bretelle e by-pass tra via Brendole, via Gazzera Alta e nuova stazione di via Olimpia. Un cantiere aperto il 3 settembre 2009 e che doveva essere chiuso in 930 giorni, cioè il 20 marzo 2012, ma – variante dopo variante – la data di consegna dei lavori era slittata fino al 16 ottobre 2014. Siamo nel marzo 2015 ed è tutto ancora un sentiero di guerra, con l’aggiunta che ora non c’è più nemmeno l’impresa.

«Ma noi non abbandoneremo il cantiere – riprende Devis Rizzo -. Nelle prossime ore revocheremo i lavori alla Cdc di Modena ed abbiamo già individuato un’altra impresa del nostro consorzio alla quale affideremo le opere. Siamo costantemente in contatto con la Regione e contiamo di chiudere a breve questo passaggio. Quando? In primavera contiamo di rimettere in moto il cantiere».

Di certo in Regione dovevano accorgersi un po’ prima che le cose non stavano andando per il verso giusto. Se l’appalto iniziale era stato aggiudicato per 12 milioni e 526mila euro alla Coveco, l’anno scorso l’ex assessore Renato Chisso portò in Giunta un “accordo bonario” con l’impresa. Per i vari problemi emersi a cantiere già aperto (perfino un errore nel calcolo delle distanze tra le nuove stazioncine di Gazzera e via Olimpia, costringendo a limitare la prima solo a servizio della linea per Udine, ed arretrando di 300 metri verso la Gazzera quella di via Olimpia, rendendola così raggiungibile a piedi anche da questa parte della città) la Coveco chiese un aumento dell’importo di altri 18,9 milioni di euro, una volta e mezza l’appalto iniziale.

Fatte tutte le valutazioni, la Regione accordò “solo” 2 milioni e 756mila euro in più alla Coveco (e quindi alla Cdc) che, però, non sono bastati a salvare i conti dell’impresa modenese, né a saldare i debiti con tutte le imprese ed i fornitori che in questi anni hanno lavorato nei cantieri di Gazzera e via Olimpia.

Oggi c’è solo da sperare che si trovi davvero un’altra impresa pronta a subentrare per riprendere i lavori: se la Coveco dovesse rinunciare all’appalto si dovrebbe infatti andare ad una nuova gara, con ulteriori ritardi di anni su un cronoprogramma ampiamente sforato. E anche il metrò di superficie finirebbe tra le tante, innumerevoli incompiute di Mestre.

 

IL TRACCIATO- Una strada di due chilometri “superata” dalla Vallenari bis

I progetti esecutivi per il nuovo bypass di Campalto sono stati presentati, per cui entro l’estate apriranno i cantieri. O, almeno, dovrebbero. Meglio usare il condizionale dato che della bretella si parla ormai da più di cinque anni. L’opera da quasi 60 milioni di euro per due chilometri, e giudicata dai cittadini una delle più inutili del territorio, sta dunque per vedere la luce. Il programma dei lavori, infatti, prevede che in pochi mesi, dal momento in cui le ruspe partiranno, l’opera sia realizzata.

Ostacoli non ce ne sono più dopo che i 150 espropri sono stati ultimati, che l’appalto è stato assegnato e l’Anas ha risolto pure i contenziosi affidandolo alle due imprese che si sono classificate prima e seconda (riunite nell’Ati composta da Oberosler cav. Pietro Spa e Trevi Spa), che il tracciato è stato segnato anche sul terreno e che i vertici dell’Azienda nazionale delle strade hanno assicurato di avere in cassa tutti i 57,6 milioni di euro necessari. E anche le dure opposizioni dei cittadini riuniti nel comitato “By-pass”, accompagnate da estemporanei compagni di strada come vari consiglieri comunali o parlamentari di centrodestra e centrosinistra, nulla hanno potuto contro l’opera.

Anche perché la pianificazione dell’Anas non guarda al solo territorio mestrino ma è molto più ampia e inserisce la bretellina di Campalto in un piano complessivo per evitare l’attraversamento dei centri urbani, quindi si aggiunge al bypass di San Donà, a quello di Portogruaro già realizzati e a quello di Tessera per il quale, però, mancano i fondi.

Il fatto che da quando venne ipotizzata la bretella di Campalto ad oggi, siano stati costruiti nel frattempo i sottopassi lungo via Martiri della Libertà e la Vallenari bis, e che quindi buona parte del traffico pesante sia stato deviato da via Orlanda, non è evidentemente un motivo sufficiente per rinunciare all’opera.

I due chilometri della nuova strada saranno compresi tra due nuove grandi rotonde: una vicino al Don Vecchi Quattro e l’altra all’incrocio tra via Orlanda e via Sabbadino, la strada che porta al villaggio Laguna. Dal don Vecchi la bretella si diramerà, passando alle spalle del centro abitato (verso Favaro), a circa 200 metri di distanza; supererà in sottopasso via Gobbi e proseguirà fino a ricongiungersi con via Orlanda all’altezza dell’entrata al villaggio Laguna.

Rispetto al progetto originario, gli esecutivi contengono alcune modifiche che rendono l’opera meno impattante rispetto al territorio attorno, in particolare il sottopasso di via Gobbi è stato “addolcito”, per cui in definitiva sarebbero serviti meno espropri di quelli fatti.

 

«Quando si perde un negozio qualsiasi è già una ferita, quando si perdono negozi che sono “rari” e che nobilitano una zona e diventano un attrattore per l’area, come Input, è ancora più grave».

Il direttore di Confesercenti, Maurizio Franceschi, interviene sulla chiusura del negozio concessionario del marchio Apple. I nodi per Franceschi prima o poi vengono tutti al pettine.

«La presenza della grande distribuzione trasforma le aree in zone degradate, non lo diventano da sole ma perché chiudono i negozi. Manca la riqualificazione e interventi per garantire la sicurezza non c’è dubbio, sicurezza che di per sé puoi garantire si con le forze dell’ordine se le hai a disposizione e la tecnologia, ma non basta per rilanciare un’area: la grande distribuzione ha colpito in modo forte, la Nave de Vero ha sottratto punti di riferimento tra cui questo. È la conseguenza di scelte folli e sbagliate. Non c’è da sorprendersi, era tutto scritto e prevedibile, un film già visto e noi abbiamo denunciato cosa sarebbe accaduto».

(m.a.)

 

Il titolare di “Input”: «In piazzale Donatori di Sangue ci sono brutte frequentazioni e pochi clienti

Troppo degrado, chiude il negozio Apple

Un’altra attività del centro ha chiuso i battenti. Stiamo parlando di “Input”, il negozio punto di riferimento per tutti gli amanti della Apple e seguaci di Steve Jobs, a due passi da piazza Ferretto, in piazzale Donatori di Sangue.

Da qualche giorno, per l’esattezza dal 21 febbraio, lo store è chiuso, all’interno non c’è quasi più niente, solo lavori in corso. “Input” non era un negozio qualsiasi, perché oltre a vendere iPhone, iPad e accessori, era un’attività che in qualche modo nobilitava la zona. Appeso alle vetrine un messaggio per i consumatori: “Informiamo la gentile clientela che la nostra attività si è trasferita presso la sede abc.it in via Venezia 49 a Padova, ringraziamo i clienti per la preferenza accordataci”.

I titolari all’interno sbaraccano. Le motivazioni della chiusura sono diverse: «La zona ha subìto un forte deterioramento sotto il profilo della frequentazione», spiega il titolare. Il riferimento è alle persone che sostano al parchetto ogni giorno e che, in molti casi, fanno scappare la gente.

«Di certo le cose non migliorano per opera dello spirito santo. Fino a due anni fa, non occorre andare molto lontano nel tempo, qui alle 17 c’era un sacco di gente, la zona era animata, adesso a quell’ora non c’è più nessuno neanche al venerdì, è peggio del deserto del Gobi: evidentemente il centro non è più attraente».

Ironizza: «Noi siamo privati, probabilmente attorno alla città c’è una maggiore offerta, Mestre ha così tante opportunità attorno a sé». Il riferimento diretto è ai numerosi centri commerciali che sono sorti come i funghi e non da ultimo alla Nave de Vero, dove ha aperto l’Apple Store, che ha dato la mazzata finale al negozio. Lo store di Marghera ha lasciato poco margine agli altri che si sono ritrovati senza clienti, costretti a mettere in atto fusioni. “Input” era in affitto, ma non sa nulla di chi verrà dopo e tra quanto.

«Abbiamo incontrato il sub commissario Manno», spiega Fabrizio Coniglio leader di Mestre off Limits, «abbiamo ottenuto rassicurazioni sul riassetto di piazzale Donatori di Sangue: sarà sistemata l’edicola al centro del giardino e le vele che con un nuovo inquadramento logistico dovrebbero assumere un loro senso, mentre oggi sono latrine a cielo aperto. E dove accade di tutto e di più a ogni ora del giorno. Noi abbiamo consigliato di spostarle alla Biennale di Venezia, essendo un’opera d’arte di “alto spessore”, quello è il loro posto. Auspichiamo che i lavori incomincino presto e finiscano presto, perché se è vero che partiranno anche all’ex Umberto I e in Riviera dove faremo ricorso al Tar, sarà pieno di camion che transitano, e dovranno essere riviste anche le Ztl».

Aggiunge: «I gestori di Apple sono il simbolo del commercio mestrino, della lotta impari tra i nuovi centri commerciali, dotati di parcheggi gratuiti e comodità e di chi vive la realtà mestrina». Conclude Coniglio: «Chi si scanna per la poco ambita sedia di sindaco, capisca che il valore del voto mestrino è fondamentale e il commercio è salvabile».

Marta Artico

 

QUARTO – Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, è tornata a scrivere all’assessore regionale ai trasporti per sollecitare nuovamente un incontro per sapere quali misure si intendano intraprendere in merito alle più volte segnalate criticità della tratta ferroviaria Venezia-Portogruaro, di competenza della Regione. Dopo una richiesta di incontro trasmessa all’assessore Donazzan lo scorso gennaio, non si è più mosso nulla.

«Lungo la tratta ferroviaria Venezia-Portogruaro», spiega il sindaco di Quarto, «continua a perdurare una situazione di grave criticità e disagio. Durante l’incontro avuto lo scorso ottobre con i tecnici regionali della direzione mobilità e un dirigente di Trenitalia, ci era stato garantito che le varie criticità rappresentate da sindaci e rappresentanti dei comitati dei pendolari sarebbero state affrontate. A distanza di quasi quattro mesi non abbiamo», sottolinea il sindaco, «ancora avuto risposte chiare».

Ciò che sindaci e pendolari vogliono capire è cosa sia stato fatto in merito alle noti questioni più volte sollevate: l’avvio di un tavolo permanente della mobilità che coinvolga le amministrazioni e i rappresentanti dei pendolari, anche in vista della nuova gara per l’affidamento del trasporto pubblico locale per i prossimi anni; un riscontro alla proposta di orario ferroviario cadenzato trasmessa all’attenzione dell’assessore alla Mobilità ad agosto 2013 come base per avviare la verifica dei modelli di esercizio alternativi e più efficienti.

«Ad oggi l’orario continua a presentare criticità», continua il sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte, «non copre in modo equo e completo né l’arco della giornata, né tutti i giorni dell’anno, né tutto il territorio regionale e si riscontrano soppressioni e ritardi. Abbiamo più volte evidenziato alla Regione la necessità di avere un interlocutore politico in grado di fare delle scelte e dare risposte concrete ad un problema che condiziona pesantemente la quotidianità di quanti usufruiscono del trasporto ferroviario per i loro spostamenti, il più delle volte per lavoro e per studio».

(m.a.)

 

Noale. Un’ora e mezza di disagi per gli utenti: ritardi e soppressioni

Guasto sui binari, 11 treni nel caos

NOALE – Un guasto agli impianti di circolazione nella zona di Noale ha provocato rallentamenti al traffico ferroviario sulla Venezia-Castelfranco-Bassano a cavallo tra la mattina e il pomeriggio di ieri, coinvolgendo undici treni tra ritardi, soppressioni totali o parziali. La situazione è tornata alla normalità dopo le 13. In precedenza, attorno alle 11.30, si è verificato l’intoppo e i passeggeri sono stati avvisati attraverso gli altoparlanti delle stazioni.

Il bilancio è di due navette cancellate sulla Mestre-Noale, quattro regionali che hanno subìto una riduzione di tragitto e altri cinque che sono arrivati a destinazione fino a 23 minuti dopo. Per riparare il guasto sono intervenuti gli uomini di Rfi. Per fortuna non è successo all’orario di punta ma ci sono stati dei disagi per i passeggeri.

Il primo convoglio a subire l’inconveniente è stato il numero 5723 da Castelfranco delle 11.04. È arrivato a Noale senza alcun problema ma poi è rimasto fermo ed è arrivato a Mestre con 30 minuti di ritardo: qui si è fermato anziché proseguire per Venezia Santa Lucia. I treni 5724, da Venezia per Castelfranco, 5725 da Bassano a Venezia, 5726 e 5730 da Venezia a Bassano e la navetta 5782 da Mestre a Noale hanno viaggiato con tempi che variavano dai 9 ai 23 minuti di ritardo. Altre due navette sempre sulla stessa tratta non sono neppure partite: la numero 5780 da Mestre delle 12.22 e la 5783 da Noale delle 13.09. Una cancellazione parziale si è registrata stata per il regionale 5728 diretto a Castelfranco, partito da Mestre anziché Venezia, per le navette 5778 da Mestre per Noale delle 11.22, fermato a Maerne, mentre dalla stessa stazione, anziché dalla città dei Tempesta, ha preso il via la corsa della numero 5781 delle 12.19.

Alessandro Ragazzo

 

Nuova Venezia – Marcon, aperti gli svincoli per Mestre

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

feb

2015

Tangenziale: ieri la cerimonia con la consegna dell’opera. Da oggi non servirà più transitare per Dese o per il centro

MARCON – Finalmente percorribili i nuovi svincoli autostradali. Ieri alle 13 è scattato il “gong”: sono state, infatti, aperte alla circolazione le rampe di accesso e uscita alla tangenziale. Da ieri chi si reca al centro commerciale Valecenter può tornare a Mestre senza passare per Dese o per il centro di Marcon. Le ultime tre bretelle di collegamento all’A57 sono state aperte al traffico dopo una breve cerimonia e il taglio del nastro a più mani eseguito dal Commissario alla Provincia di Venezia Cesare Castelli, unitamente al prefetto Domenico Cuttaia e al sindaco Andrea Follini.

La cerimonia è stata preceduta dalla firma degli atti di cessione tra i funzionari di Anas spa, che ha realizzato l’opera, e la Provincia che l’ha presa in carico e la successiva firma della convenzione tra quest’ultima e Autovie Venete che si occuperà della manutenzione fino al 31 marzo 2017, scadenza della concessione autostradale, dopo di che anche gli svincoli di Marcon entreranno nel demanio autostradale e saranno inseriti nel nuovo bando di concessione. A mezzogiorno l’illustrazione dell’opera alla presenza del commissario Castelli, dell’ingegner Enrico Razzini direttore operativo Autovie, del capo compartimento Veneto di Anas spa Fabio Arcoleo, i rappresentanti di Cav e di Passante di Mestre.

«Si tratta di un’infrastruttura che va a beneficio dei cittadini, che ha visto una cooperazione attiva tra gli enti coinvolti e la collaborazione dell’impresa privata, un modello che deve essere preso come riferimento», ha commentato il prefetto, «Sono contento che il nodo gordiano sia stato sciolto», ha aggiunto il commissario Castelli, «quest’opera è un volano per dare competitività ad un’area attiva, in un momento di crisi è importante favorire la spinta».

«Il Prefetto», ha esordito il sindaco Follini, «è stato per me un riferimento in questi mesi nei quali non è stato semplice dipanare una matassa burocratica intrecciata non solo a livello locale ma anche a Roma».

Il sindaco, ripercorrendo la storia dell’opera ha ricordato come il progetto nasca da lontano, dal lavoro svolto dalle giunte precedenti perché gli svincoli fossero inseriti tra le opere complementari al Passante. Nell’autunno del 2013 l’avvio dei lavori, la chiusura della prima rampa, da Mestre, l’11 febbraio 2014; la successiva chiusura delle altre rampe nel maggio del 2014. La sudata riapertura della prima rampa chiusa a luglio 2014 e infine l’apertura alla circolazione dei tratti comunale e provinciale il 20 gennaio, con l’amarezza di non riuscire ad aprire anche gli svincoli. L’ulteriore viaggio a Roma al Ministero delle Infrastrutture per sbloccare la situazione, l’interessamento del senatore Mario dalla Tor che si è impegnato in questo senso, gli incontri con prefetto e Commissario. L’opera è stata finanziata dal Passante di Mestre con una spesa di circa 12 milioni a carico di Cav spa.

Marta Artico

 

Più facile arrivare al centro commerciale. Oggi la prima prova del fuoco sul traffico

MARCON – A festeggiare per l’apertura della viabilità che unisce la zona commerciale a quella industriale, non c’è solo il comune di Marcon. Con il taglio del nastro di ieri e l’apertura del nuovo svincolo, è possibile finalmente per chi proviene da Mestre piuttosto che da tante altre zone, accedere direttamente alla tangenziale dall’area del centro commerciale Valecenter. Fino a ieri invece, dopo essere stati a far la spesa in uno dei tanti negozi del sito, Mondo Convenienza piuttosto che la Sme o uno dei tanti marchi del tempio dello shopping, bisognava armarsi di pazienza e andare a prendere la tangenziale a Dese oppure passare per via Alta e prenderla a Marcon.

Oggi invece gli accessi in tangenziale ci sono entrambi e in entrambe le direzioni, quello per Trieste e quello per Venezia. Una soddisfazione non da poco, che promette di evitare i consueti ingorghi nella zona commerciale che si vivono specialmente nelle domeniche e nei sabati di Natale, quando la gente si reca in massa a fare shopping e rimane poi incastrata in mezzo al traffico, compresi gli abitanti della zona, che in più di un’occasione si sono lamentati. Infatti l’opera è stata salutata con soddisfazione anche dai residenti che sperano di vedere in breve tempo diminuire il traffico lungo le strade del centro e del vicino comune di Dese. Già da oggi si vedranno i primi risultato sul piano del traffico.

(m.a.)

 

MARCON – Inaugurata l’opera complementare costata 12 milioni

Da ieri pomeriggio Marcon ha ripristinato i collegamenti con il “resto del mondo”. Le ultime tre bretelle di raccordo con la tangenziale di Mestre sono state aperte al traffico verso le 13 dopo una breve cerimonia e il taglio del nastro alla presenza del prefetto di Venezia Domenico Cuttaia, del commissario alla Provincia Cesare Castelli, del sindaco di Marcon Andrea Follini, del direttore di Autovie Venete Enrico Razzini e del capo Anas del Veneto Fabio Arcoleo.

L’inaugurazione è stata preceduta dalla firma degli atti di cessione tra i funzionari di Anas, l’ente che ha realizzato l’opera, costata circa 12 milioni di euro, interamente finanziati da Cav spa, la Provincia di Venezia che ha preso in carico gli svincoli ed Autovie Venete che si occuperà della manutenzione sino al 31 marzo 2017, ovvero sino alla scadenza della concessione autostradale.

Il sindaco Follini ha ricordato come il progetto sia nato da lontano, dal lavoro svolto ancora dalle giunte Davanzo e Tomasi per poter inserire quest’opera tra gli interventi complementari al Passante. Ha ripercorso le varie tappe fino all’apertura alla circolazione dei tratti comunale e provinciale dello scorso 20 gennaio, «con l’amarezza, però, di non riuscire ad aprire anche gli svincoli».

Va ricordato che i lavori relativi agli svincoli si sono conclusi ancora ai primi di dicembre, ma l’apertura al traffico è avvenuta solo ieri perché tra Anas, ministero, Provincia e Autovie non era stata ancora sottoscritta la convenzione per la definizione delle competenze.

«Sono particolarmente contento che il prefetto abbia avuto modo di essere presente oggi – ha affermato il sindaco – è stato per me un vero sostegno e riferimento in questi mesi, durante i quali non è stato semplice dipanare una matassa burocratica intrecciata non solo a livello locale, ma anche a Roma».

«Si tratta di un’opera importante – ha affermato il prefetto Cuttaia – che nonostante qualche contrattempo è stato un esempio di fattiva cooperazione». Parole di soddisfazione sono state espresse anche dal commissario della Provincia Castelli che ha sottolineato come l’infrastruttura «rivesta una funzione essenziale per questa parte dell’area metropolitana».

 

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