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La pista ciclabile dei santi

Partirebbe da Fusina e arriverebbe a Padova attraverso un percorso attrezzato

PROGETTO – Una pista ciclabile di circa 16 chilometri da Fusina a Padova: lunedì si presenta il progetto

La splendida via d’acqua lungo il naviglio da Venezia a Padova costeggiata da un altrettanto suggestiva pista ciclabile. È il progetto di due architetti Francesco Volpato e Alessandro Meggiato, con una lunga esperienza anche come amministratori locali, che verrà presentato domani lunedì alle 20.30 nell’auditorium della biblioteca comunale di Oriago e che ha già ottenuto il patrocinio della Fiab la Federazione Italiana Amici della bicicletta. Un lungo percorso che partirebbe da Fusina, attraverserebbe il Malcanton, passerebbe dietro villa La Malcontenta e poi verso Oriago, Mira Porte, Dolo, Fiesso d’Artico, Stra e fino a Padova. «L’idea che abbiamo chiamato »Da San Marco a San Antonio in bicicletta e a piedi” «Da San Marco a San Antonio in bicicletta e a piedi» c’è da sempre – spiega l’architetto Volpato – e di fatto la pista coinciderebbe in gran parte con quella che in Riviera i residenti chiamano «la bassa» ovvero il percorso lungo il Naviglio dalla parte opposta alla Regionale. L’ipotesi progettuale prevede la sistemazione di alcuni nodi pericolosi o di difficile percorribilità”. Il progetto che potrebbe soddisfare i tanti turisti, sempre più in aumento secondo le agenzie di viaggio, che chiedono percorsi ciclabili dedicati per visitare non solo la città di Venezia ma anche il territorio lagunare e la Riviera ma soprattutto molti residenti della zona che chiedono una viabilità più sicura per chi sceglie la bicicletta come mezzo di trasporto. Un progetto che rischia però di rimanere un sogno se le amministrazioni locali non avranno il coraggio di sostenere, anche economicamente magari attraverso specifici bandi europei, una proposta che potrebbe rivelarsi un valore aggiunto importante per la Riviera. «Abbiamo fatto una stima di massima – spiega l’architetto Volpato – ipotizzando per la realizzazione dell’opera un impegno economico di circa 300 Mila euro iniziali per i primi 15 chilometri fino ad una spesa più importante, circa un milione, se poi si vuole realizzare una pista ciclabile con servizi all’avanguardia. Non tanto se si pensa a quanta valenza ambientale e turistica potrebbe avere una pista ciclabile di almeno una ventina di chilometri lungo il Naviglio». Insomma il progetto c’è, un preventivo di spesa anche, basterebbe che dalle parole si passasse ai fatti attraverso lo sforzo delle amministrazioni locali.

 

Gazzettino – “Veritas, indici uguali per tutti i Comuni”

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17

ott

2014

I consiglieri 5 Stelle presentano una mozione: «Quello di Venezia è metà»

SCORZE’ – Dopo la battaglia iniziata a maggio scorso dal sindaco di Santa Maria di Sala, Nicola Fragomeni, assieme al sindaco di Mira, Alvise Maniero con cui si lamentava la disparità di trattamento operata da Veritas tra i vari Comuni in merito alla diversa applicazione degli adeguamenti indici Istat e con cui si chiedeva che questi fossero uguali per tutti, ora a farsi sentire sono i Movimenti Cinque Stelle locali che presentano una mozione nei vari consigli comunali con cui chiedono che l’applicazione dei vari tassi sia omologata e rispetti le normative. È quanto riportato dal consigliere Antonio Petenà (Scorzè): «La legge – d.p.r 158/1999 – stabilisce che l’importo totale dei costi del servizio dell’anno precedente vada sì aggiornato ma applicando il tasso di inflazione programmata che risulta essere già fissato per più annualità dal Ministero delle Finanze. Non c’è quindi ragione, né legittimazione ad usare altri tassi o indici. Inoltre – prosegue Petenà – l’indice deve essere ridotto di un coefficiente di recupero tenendo conto dei miglioramenti della raccolta differenziata e in tutti questi anni Veritas non l’ha mai fatto». Mozione presentata e già discussa anche a Spinea dove il Movimento ha rilevato che «l’applicazione di un indice più che doppio rispetto a quello applicato al socio di maggioranza (Venezia, ndr) ripartisce in maniera iniqua i costi a danno dei soci minoritari che adottano pure comportamenti più virtuosi dei loro omologhi veneziani». Questione che interessa quasi tutti i comuni di Miranese e Riviera, e per i quali ora anche Santa Maria di Sala, Mirano e Martellago si stanno preparando. «Presenterò la mozione questa settimana – dichiara la consigliera Rossella Carolo (S. Maria di Sala) – chiedendone l’urgenza».

Serenella Bettin

 

MIRA – Dopo gli attacchi dell’ex sindaco di Mira Luigi Solimini sul mancato rinnovamento del Partito Democratico arrivano la risposte del segretario mirese Albino Pesce. Solimini ha detto che se il partito” non si rinnova perderà ancora. «Il Pd di Mira», ribatte Pesce, «si è rinnovato e continuerà a farlo. La segreteria è completamente nuova anche nelle azioni peccato che non si voglia vederle. Le persone con esperienza sono una risorsa per il partito e non un peso».

Sulla questione arriva la presa di posizione dell’ex assessore Maurizio Barberini: «Chissà per quale motivo Solimini è tanto preoccupato delle sorti del Pd di Mira. Trovo alquanto comico che Solimini dopo essere passato a Sel detti consigli e strategie al Pd». Barberini va nel dettaglio: «Sono stati fatti – due errori. Il Polo Logistico a Giare, tanto sostenuto da Solimini prevedeva la cementificazione di 460 ettari di area agricola con promesse di chissà quali posti di lavoro, uffici direzionali, alberghi e anche una chiesa per i fedeli di Mira. Il secondo errore, epoca Carpinetti, è stata una maggioranza che con il passare del tempo è venuta sempre meno. Chi governava allora ha cercato a tutti i costi alleanze con la destra. L’elettorato non ha gradito».

Duro il consigliere di Mira Fuori dal Comune Mattia Donadel: «Solimini forse soffre di allucinazioni quando ci definisce “chic”. Ma ha ragione su un punto: siamo radicali e risoluti nell’opporci a tutte quelle operazioni speculative che distruggono il territorio. Tra queste c’è il famigerato Polo Logistico tanto caro a Solimini: un progetto che ha a che fare con la fittizia rivalutazione immobiliare dei terreni della Alba srl; una partita da centinaia di milioni di euro pari a 3-4 volte quello che è Veneto City. Qualcuno nel Pd di Mira si è finalmente accorto che per rinnovarsi bisogna come minimo estirpare questo marciume».

Infine Sel con il segretario comunale Paolo Dalla Rocca che lancia un attacco di tipo culturale. «Le ricette di Solimini sono d’impostazione novecentesca, mettono in contrapposizione lavoro e ambiente e non colgono le sfide della modernità che oltre a risolvere il problema dell’oggi deve pensare al “dopodomani”. Va promossa un’idea di ricchezza non concentrata ma diffusa-capillare attraverso un turismo leggero, lento e attento nella Riviera delle ville: strade con limite a 30 km/h, percorsi a piedi, in bicicletta, in canoa/barca a remi o con piccoli motori».

(a.ab.)

 

Lunedì a Oriago la presentazione del primo progetto low cost per la ciclopista

Sarà in grado di offrire a turisti e residenti un percorso alternativo e sicuro

MIRA – Una pista ciclabile lunga oltre quaranta chilometri da Fusina a Padova che costeggia il Naviglio del Brenta. Questo il progetto che sarà presentato lunedì prossimo all’Auditorium di Oriago alle 20,30 dall’ex assessore alla Cultura, l’architetto Francesco Volpato, assieme al collega Alessandro Meggiato con il patrocinio della Federazione italiana amici della bicicletta. L’opera costa molto poco, meno di un milione, ma porterebbe in Riviera dai 50 ai 60 mila turisti in più senza creare ingorghi. «Il progetto», spiega l’architetto Francesco Volpato, «evocativamente si chiama “Da San Marco a San Antonio in bicicletta e a piedi” e punta a creare una grande pista ciclabile in grado di unire le due città venete cioè Venezia e Padova nel segno di un turismo lento e sostenibile. La grande pista ciclabile a cui abbiamo pensato si divide in due tratti. Il primo di 16 chilometri da Fusina a Dolo e il secondo da Dolo a Padova di altri 24 che invece va sviluppato, ma che abbiamo visto fattibile. In questo ultimo tratto la pista ciclabile dovrebbe svilupparsi da Dolo a Stra lungo il Naviglio e poi seguire il corso del Piovego da Stra a Padova». Volpato spiega che tutta la pista ciclabile sarà sviluppata lungo i corsi d’acqua nella parte bassa cioè non sulla Brentana (che già dispone di piste ciclabili appena realizzate per i residenti), ma sulle strade che si trovano sul lato sud del canale. Sono state ideate anche delle stazioni di servizio. Una potrebbe essere in via Pallada a Fusina, un’altra in Riviera Bosco Piccolo e un’altra poco distante dall’incrocio fra la ferrovia e la Brentana accanto a via Valmarana. «L’idea forte è quella di caratterizzare la Riviera con una pista ciclabile conosciuta a livello internazionale», dice Volpato, «un po’ come succede per la San Candido – Linz fra Alto Adige e Tirolo. La bici in Riviera deve essere pensata come la gondola sul Canal Grande insomma». Molti sindaci, compreso quello di Mira, appoggiano l’idea. «Questa pista ciclabile», conclude Volpato, «servirà anche per sgravare il traffico dalla Brentana e potrà pure essere utilizzata dai residenti per muoversi senza l’auto e in sicurezza». A sostenere il progetto anche la Fiab e in tanti sognano che qualcosa sia pronto prima dell’Expo 2015 per dare alla marea di turisti previsti in arrivo a Venezia anche un percorso alternativo fatto di bicicletta passeggiate, buoni prodotti e gastronomia tutto fatto in Riviera del Brenta.

Alessandro Abbadir

 

Nuova Venezia – Mira. Polo logistico Giare / Dogaletto

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15

ott

2014

Operazione Dogaletto. Solimini risponda

In merito alle dichiarazioni dell’ex sindaco Luigi Solimini che, nel criticare il Pd, tira in ballo anche “Mira Fuori del Comune”. Solimini forse soffre di allucinazioni quando ci definisce “chic”, il nostro look parla chiaro e non da adesso. Ma ha ragione su un punto: siamo radicali e risoluti nell’opporci a tutte quelle operazioni speculative che distruggono il territorio e l’occupazione. Tra queste c’è sicuramente il famigerato polo logistico di Dogaletto tanto caro a Solimini: un progetto che non ha niente a che fare con il rilancio della portualità e dell’economia, quanto piuttosto con la fittizia rivalutazione immobiliare dei terreni dell’ “Alba srl”; una partita da centinaia di milioni di euro pari a 3-4 volte quello che è Veneto City. Le inchieste sul malavitoso “sistema Veneto” hanno aperto finalmente uno squarcio di luce su quanto il cosiddetto “fronte del no” (comitati e ambientalisti) sta denunciando da anni. Qualcuno nel Pd di Mira si è finalmente accorto che per rinnovarsi bisogna come minimo estirpare questo marciume; altri esponenti dello stesso partito o schieramento come Solimini continuano invece con il disco rotto delle “grandi opere”, come se il terremoto in corso non li sfiorasse nemmeno. Riesce difficile immaginare che queste posizioni ideologiche e stantie siano frutto solo di ottusità politica.

Mattia Donadel “Mira Fuori del Comune”

 

Non sono alleato dei Cinque Stelle

Chissà per quale motivo o retropensiero l’ex sindaco Solimini è tanto preoccupato (e solo ora) delle sorti del Pd di Mira. Trovo alquanto comico che Solimini dopo essere passato a Sel detti consigli e strategie al Pd. Sono curiose poi le certezze con cui Solimini attribuisce ad altri le responsabilità della sconfitta del 2012, come ben sa Solimini di errori ne abbiamo fatti tutti e tanti, in particolare almeno due significativi per il nostro elettorato: 1) il Polo logistico a Giare, tanto sostenuto proprio da Solimini che prevedeva la cementificazione di ben 460 ettari di area agricola con promesse di chissà quali posti di lavoro, uffici direzionali, alberghi e anche (udite-udite) una chiesa per i fedeli di Mira; 2) una maggioranza in consiglio comunale che con il passare del tempo è venuta sempre meno e l’errore fatto da chi governava allora di cercare a tutti i costi un’ alleanza con la destra. Questioni che il nostro elettorato non ha condiviso. Condivido con Solimini quando premette che non si candiderà a sindaco poiché ben pochi lo voterebbero visto il suo passato oltre trentennale di dirigente politico e di amministratore con scarsi risultati per la collettività, per cui, il nulla come il M5S. Per quanto riguarda la mia possibile alleanza con il M5S, Solimini deve stare sereno, non ci sarà, ma non per questo io mi sottraggo al confronto e anche alla condivisione su alcune questioni che riguardano la salvaguardia e tutela del territorio, tali tematiche come il lavoro, il turismo, la portualità e aggiungo anche l’idrovia e la nuova Romea meritano un confronto aperto con la popolazione interessata e non discussioni tra pochi intimi attorno al caminetto.

Maurizio Barberini Consigliere comunale Pd

 

CAMPAGNA LUPIA – Solo esecrabile burocrazia o forse è già campagna elettorale, visto che entro l’anno ci saranno le elezioni dei nuovi direttivi dei Consorzi di Bonifica? Sono passati più di 20 anni dall’entrata in vigore della legge che chiedeva alle Regioni di definire un piano di assetto idrogeologico e una maggiore sensibilità ambientale, ma sembra esserci sempre qualcosa in grado di bloccare le iniziative. La questione riguarda i lavori per il potenziamento dell’impianto idrovoro di Lova. Da 12 metri cubi d’acqua al secondo, l’idrovora dovrebbe essere incrementata per arrivare a 14,5. «Ci lavoriamo dal 2007. Il progetto è pronto da tempo, l’iter per gli espropri concluso e l’appalto appalto già affidato ad una ditta competente. Il piano di lavoro è stato discusso in commissione regionale e in assemblea con i sindaci interessati di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore – dice il presidente del Consorzio di Bonifica “Acque Risorgive”, Ernestino Prevedello. Mai nessuno ha avuto qualcosa da ridire e il progetto è in regola sotto ogni suo aspetto, chiaro e trasparente». Non la penserebbe così la Commissione di Salvaguardia, secondo la quale al progetto mancherebbe una parte della documentazione sullo scarico in laguna. «Il progetto fa parte di un più ampio disegno sui piani dei vari bacini scolanti in laguna – aggiunge Prevedello – A tutela del territorio, abbiamo realizzato a monte validi sistemi di laminazione e drenaggio dell’acqua prima del suo scarico in laguna».

(v.com)

 

Gazzettino – Vento implacabile, paura in provincia

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15

ott

2014

Venezia, camini pericolanti e marmi che si staccano

TROMBA D’ARIA – Lesionate le strutture del porto dei Saloni: 100mila euro di danni. Distrutto un ex magazzino. Cavanella d’Adige, chiusa scuola

Lavoro per i vigili del fuoco anche a Venezia, dopo il maltempo di lunedì sera. Gli uffici dell’agenzia dell’entrate, a San Polo, si sono ritrovati con un camino pericolante. I vigili lo hanno messo in sicurezza, ma serviranno dei lavori di manutenzione seri. Problemi di manutenzione anche per il sottoportico che precede il ponte di Calatrava, alla Stazione. Qui a staccarsi parzialmente sono stati dei rivestimenti in marmo. Nei pressi di campo San Bortolo, invece, i vigili del fuoco hanno messo in sicurezza un lucernaio in bilico, mentre in calle della Madonetta, a San Polo, hanno staccato dell’intonaco pericolante.

 

MALTEMPO – Palazzina dell’isola Saloni: servono 100mila euro. Miranese, s’aggrava il bilancio

Devastata dal vento, Chioggia conta i danni

Sfiorano i centomila euro i danni alla palazzina dell’Isola Saloni di Chioggia devastata dalla tromba d’aria che lunedì ha colpito la città. Le raffiche di vento hanno reso inagibile il complesso, causando il rinvio della manifestazione “Ottobre blu”. Da un vecchio magazzino dell’area portuale si sono staccati alcuni elementi di eternit che dovranno ora essere smaltiti. Il maltempo ha causato altri danni nel Miranese, con decine di garage e un’ala del liceo Majorana allagati.

 

Chioggia, i costi della tempesta

I vigili del fuoco dalle cinque e mezza di lunedì pomeriggio fino a ieri sera non si sono mai fermati. Più di un centinaio di interventi per riparare ai danni del maltempo che violento si è riversato in tutta la provincia. Quaranta gli interventi fatti lunedì fino a sera inoltrata, a cui si aggiungono i trentacinque della notte ed infine gli altri trentacinque di ieri. La maggior parte della notte è stata impegnata per soccorrere Chioggia spazzata da una tromba d’aria. Un vortice che ha rimosso le tegole di numerosi edifici tra cui l’asilo di Cavanella d’Adige che ora è chiuso, ma che ha creato anche dissesti statici ad un muro di dieci metri dell’ex magazzino Macomar e al campanile di Sant’Andrea con pezzi di pietra che si sono staccati e sono caduti su Corso del Popolo. Tanto che ora il campanile è transennato. Inoltre in via Dandolo, sempre a Chioggia, si è aperta una voragine che i pompieri hanno “coperto” durante la notte per evitare che qualcuno potesse cadere dentro e rimanere ferito.
«È un miracolo se nessuno si è fatto male» dice l’amministratore delegato di Aspo Oscar Nalesso commentando la tromba d’aria che si è scatenata sul porto di Isola Saloni e sulla palazzina che avrebbe dovuto ospitare gli eventi della kermesse “Ottobre Blu”. «Registriamo – continua Nalesso – danni per decine di migliaia di euro, saremo di poco sotto ai 100 mila. Molti magazzini sono allagati, su alcuni di questi il tetto è volato via per la forza del vento. Ma i danni maggiori si sono registrati nella palazzina che avrebbe ospitato le mostre. Qui i vetri sono stati letteralmente sradicati dalle porte. Chi era all’interno ha raccontato di aver sentito addirittura il pavimento vibrare. Una situazione davvero incredibile». I danni sono stati registrati tutti nel raggio di 200 – 300 metri. «In parole povere – continua Nalesso – siamo stati proprio investiti in pieno dalla tromba d’aria. Tanto per far capire la portata di questo evento atmosferico l’Espero, che è una nave imponente della Marina Militare, si è inclinata tantissimo e due antenne, una radar e una per le telecomunicazioni, si sono piegate sotto la forza del vento». Problemi si sono registrati un po’ in tutto il territorio di Chioggia. Alla scuole elementare Marchetti di Chioggia ieri mattina si è dovuto fare un intervento urgente per una guaina che si era staccata a causa del vento. Grossi problemi invece nella scuola dell’infanzia di Cavanella d’Adige dove il maltempo ha causato grossi danni al tetto. Ieri mattina la scuola è rimasta chiusa e ieri pomeriggio il sindaco ha dovuto firmare un’ordinanza urgente per prorogare la chiusura fino a venerdì.
La tromba d’aria ha letteralmente fatto esplodere la parete est dell’ex magazzino portuale «Mocomar». Cinque grandi pannelli di cemento-amianto Eternit, distaccatisi dagli ancoraggi, sono precipitati al suolo sbriciolandosi in un numero incalcolabile di pezzi che dovranno essere rimossi nel pieno rispetto della legge. L’area dovrà essere accuratamente bonificata perché il materiale è classificato fra quelli maggiormente cancerogeni, per inalazione. Il magazzino, realizzato da concessionari privati, si trova nell’area demaniale, a pochi metri dalla palazzina passeggeri. Filiale della ditta Rolci è probabilmente il soggetto che ha riportato i danni più elevati. L’azienda ha avuto il container uso ufficio che è diventato totalmente inutilizzabile con tutte le attrezzature (stampanti collegate ad internet – computer portatili). Si calcola che il solo danno materiale non sia inferiore ai 30/40.000 euro.

 

CHIOGGIA – Drammatico salvataggio per una barca a vela

CHIOGGIA – È un salvataggio da encomio quello che è avvenuto lunedì sera a qualche miglio di distanza da punta della Maestra. Nel pieno della tempesta di lunedì sera l’equipaggio della motovedetta Sar CP 826 ha percorso in due ore 25 miglia con onde alte tre metri per soccorrere un’imbarcazione a vela in grosse difficoltà dopo essere stata attivata dalla sala operativa che aveva ricevuto la richiesta di soccorso. L’equipaggio a bordo, un uomo di 48 anni e una coppia di mezza età di Ravenna, tornava dalla Barcolana di Trieste. Con molte difficoltà – i radar dei pescherecci hanno rilevato raffiche a 200 chilometri orari – l’equipaggio è riuscito a trasbordare, una alla volta, le tre persone che sono state riportate a Chioggia dove le aspettava un’autoambulanza in piazzetta Vigo, mentre la barca a vela è stata lasciata all’ancora e recuperata il giorno dopo. Per i tre, solo tanta paura e una lieve ustione alla mano di uno degli uomini procurata nell’utilizzare i fuochi da segnalazione. «Uno dei salvataggi più difficili che abbiamo compiuto negli ultimi anni», ha commentato l’addetto stampa della Capitaneria di Porto.
Intanto le critiche condizioni atmosferiche hanno indotto ad annullare la manifestazione “Ottobre Blu”, che è stata rinviata a dicembre. Impossibile per l’Aspo ripristinare le condizioni per poter dare il via alla kermesse e permettere il regolare svolgimento delle mostre, dei convegni e delle regate sportive in calendario fino a fine settimana. Per questo, assieme alla Marina Militare, è stato deciso di rinviare tutto di un paio di mesi. Attraccata al porto di Isola Saloni rimarrà comunque la maestosa nave Espero. Si potrà visitarla tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, senza prenotazione, fino a domenica.

(a.com.-m.bio.)

 

I DATI ARPAV – A Mira, Santa Maria di Sala e Favaro le precipitazioni più intense

Vento implacabile, paura in provincia

Una perturbazione improvvisa e dagli effetti potenzialmente disastrosi. I dati rilevati dall’Arpav attraverso la rete di stazioni meteorologiche sparse per il territorio rende l’idea di quanto avvenuto lunedì pomeriggio in provincia di Venezia. Il rapido passaggio dell’ondata di maltempo che dall’area padana si è spostata rapidamente verso Nordest, causando una tromba d’aria a Chioggia, ha colpito in modo particolare il Miranese e la zona a Nord di Mestre. Con conseguenze che hanno riguardato anche la rete elettrica: oltre 200 tecnici dell’Enel sono stati impegnati fino a ieri sera per riparare i danni a 40 reti a media tensione.
I valori più consistenti si sono registrati a Mogliano, con 56 millimetri di pioggia caduti in poco più di un’ora con raffiche divento che hanno raggiunto i 18,7 metri al secondo, pari a 67 chilometri orari. In questa situazione le raffiche sono in grado di spezzare i rami degli alberi e rendono impossibile camminare controvento. Anche in centro storico a Venezia il vento è soffiato implacabile, con punte di 15,1 metri al secondo accompagnate da 12,8 millimetri di pioggia. Di poco inferiore la velocità del vento a Bibione, dove però non è quasi piovuto.
Le precipitazioni più intense in provincia si sono registrate a Mira, con 49,4 millimetri di pioggia, e a Santa Maria di Sala con 30,5 millimetri rilevati dal sito meteosantangelo.it. Inferiori i dati del maltempo a Favaro Veneto, con 22,9 millimetri di acqua piovana e raffiche che hanno raggiunto 11,4 metri al secondo, pari a 41 chilometri orari. Valori ben lontani, per fortuna, dai 254 millimetri di pioggia (un terzo della media delle precipitazioni annuali a Mestre) caduti nell’arco di sei ore il 26 settembre 2007, quando l’intera città finì sott’acqua con conseguenze drammatiche.

(a.fra.)

 

IL BILANCIO IN PROVINCIA

Fulmine sul campanile a S. Giorgio

Aule allagate al Majorana di Mirano

Decine di garage sotto acqua, ispezione alle condotte di Campocroce

Polemica a Martellago per la mancata pulizia di molti tombini

Un fulmine ha centra il campanile di San Giorgio al Tagliamento, nel Comune di San Michele. Nel botto l’abside è rimasta gravemente danneggiata con il pericolo di crollo. Se n’è accorto lo stesso parroco, don Vincenzo, che ha allertato i soccorsi. Sono intervenuti gli agenti della Polizia locale con i Vigili del fuoco di Portogruaro e i colleghi di Mestre. Raggiungere il campanile non è stato facile, i soccorritori si sono avvalsi dell’autoscala. Per gran parte della giornata i Vigili del fuoco hanno lavorato per mettere in sicurezza il campanile.
Pesanti disagi a Mirano, dove decine di persone ieri hanno dovuto faticare non poco per asciugare garage e scantinati allagati. È successo soprattutto nell’area degli impianti sportivi e in via Porara, ma anche in diversi quartieri della frazione di Campocroce. Disagi anche al liceo Majorana di via Matteotti, dove la pioggia di lunedì sera ha danneggiato alcuni pannelli del soffitto in almeno tre aule. I problemi di infiltrazioni si sono verificati al “modulo 7″, al piano terra, e hanno costretto alcune classi a spostarsi nei laboratori oppure in altre aule. Alcuni residenti si sono poi lamentati sulla pagina Facebook del Comune («In via Pigafetta siamo andati sotto di 30 centimetri in un quarto d’ora»), pronta la risposta del sindaco Pavanello: «La forte pioggia ha strappato le foglie dagli alberi intasando i tombini, l’unica area che ha avuto delle difficoltà effettive a smaltire l’acqua è stata quella di via Matteotti. Nei prossimi giorni è prevista un’ispezione alle condotte di scarico e alle idrovore di Campocroce. Il nubifragio di lunedì ha causato parecchi disagi anche a Martellago, riproponendo vecchie problematiche idrauliche, sollevandone di nuove e innescando qualche coda polemica. In primis, per la mancata pulizia dei tombini che ha reso ancor più difficile il deflusso della pioggia. Risultato, molte strade sono andate a mollo come via Zigaraga e Cavino, che si sono anche dovute chiudere al traffico, via Roviego, Manzoni e Frassinelli, a Maerne, Speri, Papa Luciani e la zona artigianale di Olmo, ma anche strade del capoluogo compresa la zona Fornace. E l’acqua, oltre che in alcune attività, è penetrata in una decina tra garage, taverne e scantinati di case, specie in via Roviego e Manzoni.

(Hanno collaborato Marco Corazza, Nicola De Rossi e Gabriele Pipia)

 

L’Ambiente non ha inviato il progetto al Comune. Bettin: «Ricominciare daccapo»

Dopodomani scadono i termini per le osservazioni allo scavo proposto dal Porto

Una diffida al ministero e un possibile ricorso al Tar. Sul fronte anti-Contorta scende in campo anche il comune di Mira. Il sindaco grillino Alvise Maniero e l’assessore all’Urbanistica Luciano Claut annunciano azioni decise contro una procedura che esclude il loro territorio da ogni decisione. «Non abbiamo ricevuto il progetto, eppure il nostro Comune è il più interessato al progetto», dice Claut, «nei prossimi giorni prenderemo iniziative forti». Non solo lo scavo del canale, ma anche le nuove barene e le arginature del canale Malamocco-Marghera. E poi il passaggio delle grandi navi passeggeri. Una «dimenticanza» denunciata qualche giorno fa dall’ex assessore all’Ambiente del Comune di Venezia Gianfranco Bettin. Che adesso potrebbe inficiare l’intera procedura. «Credo che se questa cosa fosse confermata», dice Bettin, «si dovrebbe ricominciare tutto daccapo. I lavori del Contorta interessano per oltre un chilometro il comune di Mira». Procedura già sotto accusa con le osservazioni presentate nei giorni scorsi dai professori Stefano Boato e Andreina Zitelli e da Italia Nostra. Viene contestata la procedura rapida per la Valutazione ambientale, dal momento che lo scavo del Contorta «non è inserito tra le opere prioritarie del Cipe in Legge Obiettivo». La polemica non si placa. Ieri il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, a Venezia per un convegno, è tornato sull’argomento. «C’è una decisione molto precisa assunta un mese e mezzo fa dal Consiglio dei ministri», ha detto Franceschini, «e cioè che dal primo gennaio 2015 le grandi navi da crociera non passeranno più davanti a San Marco. Nel frattempo si sta studiando una soluzione alternativa che naturalmente deve essere compatibile con le nostre norme, compreso l’impatto ambientale». Le alternative rimaste in campo sono due. Lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo voluta dal porto. Dieci metri di profondità, sei milioni e mezzo di metri cubi di fanghi da scavare, con cui saranno costruiti 400 ettari di barene. I termini per le osservazioni alla Via scadono dopodomani. E il terminal al Lido, anch’esso sottoposto a Via.

Alberto Vitucci

 

Il progetto «Venis cruise 2.0» del nuovo terminal in bocca di Lido, firmato dalla Duferco consulting e sostenuto da Cesare De Piccoli sarà presentato per la prima volta oggi pomeriggio alle 17 nella sala del Centro Zitelle alla Giudecca. Assemblea pubblica organizzata dalla Municipalità di Venezia, che già ha promosso gli incontri a San Leonardo dei comitati «No Grandi Navi» con il senatore Casson e la presentazione pubblica del progetto di scavo del Contorta con Paolo Costa. Venice Cruise propone di spostare le grandi navi passeggeri al Lido, lato Punta Sabbioni. «Si creano così nuovi posti di lavoro», dice De Piccoli. Costo annunciato 128 milioni di euro, e i passeggeri e i bagagli sarebbero comunque concentrati in Marittima, portati al Lido con barconi a bassa velocità, lungo il canale dell’Orfano. I rifornimenti arriverebbero via terra attraverso un ponte levatoio. «Ma i costi non sono quelli annunciati», dice l’architetto Fernando de Simone, «bisogna aggiungere i trasporti da e per la Marittima. Anche il progetto del Porto è sottostimato, perché si spenderà molto di più a sistemare il canale dei Petroli». De Simone propone invece di sistemare le navi nel nuovo off shore in mare, collegato con Marghera con ferrovia sublagunare.

(a.v.)

 

A malamocco

Mose, domani la posa dell’ultimo cassone

MALAMOCCO – Ormai ci siamo, entro giovedì prossimo tutti i cassoni delle dighe mobili del Mose saranno alloggiati nelle trincee sotto acqua a Malamocco, come è già stato fatto alle bocche di porto del Lido e di Chioggia. Il lavoro di affondamento e posizionamento dei cassoni è iniziato il 27 maggio del 2012 e ci è voluto circa un anno e mezzo per chiudere tutte le schiere alle tre bocche di porto della laguna di Venezia. Da domani, mercoledì 15 fin oa giovedì 16 ottobre – come spiega una nota stampa della Capitaneria di Porto – la «bocca di porto di Malamocco sarti interessata dai lavori di posa in opera del nono e ultimo cassone di spalla MN-S02 del Mose per la difesa di Venezia e della laguna dalle acque alte, costituita da schiere di paratoie mobili a scomparsa, poste alle tre bocche di porto». I cassoni – fa sapere il concessionario unico, Consorzio Venezia Nuova – oltre alle paratoie, ospitano le cerniere e gli impianti per il funzionamento delle dighe mobili. Una volta agganciati l’uno all’altro, sotto il livello del mare, vengono collegati tra loro in modo da formare un lungo tunnel (circa 400 metri) per consentire il lavoro di gestione delle cerniere, di monitoraggio e manutenzione generale.

 

Gazzettino – Tempesta d’acqua, citta’ in tilt

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14

ott

2014

MIRANESE – Cantine allagate a Mirano e Spinea

RIVIERA – A Oriago e Mira strade sott’acqua

AUTOSTRADA – A Villabona bloccati tutti i caselli di uscita

DISAGI – Stop di 45’ per il tram, auto in coda sulla Romea

Violento nubifragio nel pomeriggio: black out in molte zone, decine di alberi abbattuti, traffico paralizzato sul Terraglio

Una nube scura, raffiche di vento e tantissima acqua. Un temporale talmente violento da sradicare alberi, spezzare rami e allagare gli scantinati. Numerosi anche i black out che hanno “bloccato” le corse del tram e hanno creato disagi all’uscita dell’autostrada di Villabona dove le sbarre sono rimaste chiuse per tutta la durata del maltempo. La situazione si è resa ancora più critica in serata con il perdurare della pioggia e l’allagamento di numerose strade.

MESTRE – Il buio ieri pomeriggio è arrivato alle cinque mezza. Prima il cielo nero, poi fortissime raffiche di vento ed infine una bomba d’acqua durata poco più di dieci minuti. Subito sono iniziate le richieste di aiuto, telefonate ai vigili del fuoco e alla polizia locale per problemi alla viabilità a causa della caduta di rami, in alcuni casi anche di alberi e per cavi staccati dal vento. Decine di chiamate e altrettanti interventi che hanno impegnato i vigili del fuoco a Mestre e in provincia. Il primo albero “abbattuto” dal vento si è avuto nella bretella che collega la tangenziale alla Romea proprio in corrispondenza alla “Nave de vero”. Sul posto sono intervenuti i pompieri per rimuovere il tronco e i vigili per gestire la viabilità. Dall’altra parte della città un grosso pioppo è caduto anche in via Scaramuzza, davanti alla pizzeria “Alla Grotta”, interrompendo la viabilità e costringendo gli automobilisti a cambiare direzione. Ancora alberi in mezzo alla strada e viabilità bloccata sul Terraglio, all’altezza della Favorita, e in Piazzale Rossariol a Marghera. Il nubifragio ha causato anche una serie di black out che hanno “spento” numerosi semafori a Mestre creando ulteriori difficoltà alla viabilità. Allagate alcune strade, in particole via della Libertà, dove alcune auto sono state costrette a fermasi a causa dei danni provocati dall’acqua. La mancanza di elettricità ha mandato in tilt pure l’uscita di Villabona dell’autostrada. Attorno alle cinque mezza tutte le uscite, per chi giungeva da Padova in direzione Mestre, erano “rosse” e le sbarre chiuse. Subito si sono formati incolonnamenti e solo poco prima delle 18 sono state aperte solo alcune corsie quelle regolate da telepass. Sempre il black out ha tenuto fermo anche il tram dalle 17.40 alle 18.30 e subito sono stati attivati i bus sostitutivi. Black out si sono inoltre registrati a Mestre, nella zona di via Torino e Corso del Popolo. Strade allagate anche a Marcon.

MIRANESE – Alberi caduti a Mirano e Spinea, black-out a macchia di leopardo soprattutto a Scorzé, allagamenti un po’ in tutto il Miranese. Il doppio acquazzone di ieri si è fatto sentire eccome, prima alle 18 e poi ripetendosi ancor più forte alle 19.30. La rete elettrica è saltata soprattutto nel Miranese nord, ma i principali problemi sono stati gli allagamenti di Mirano. Acqua a livelli piuttosto alti in via Matteotti, via Gramsci, via Porara, via Saragat, via Giudecca e nel quartiere Aldo Moro. I disagi maggiori si sono verificati in via Matteotti e in via Gramsci, con diversi residenti che si sono trovati i garage e le taverne allagate. Problemi anche a Spinea, dove ad allagarsi è stata soprattutto la zona di via Luneo. Numerosi interventi dei vigili del fuoco, in allerta Polizia Locale e Protezione Civile. In via Bellini vicino alla scuola Goldoni il vento ha anche fatto cadere un albero. Il nubifragio ha colpito duro anche a Martellago. Complice l’eccezionale quantità di pioggia e le foglie che hanno ostruito i tombini, diverse strade sono andate a mollo, con problemi alla circolazione, e si è dovuto chiudere al traffico via Zigaraga. L’acqua è fluita anche all’interno di qualche attività e di alcune case di via Udine per il blocco delle pompe. A causare disagi anche il blackout che ha riguardato ampi quartieri del comune.

MIRA – Bomba d’acqua anche a Mira, con allagamenti soprattutto a Oriago, vicino al Parco del Donatore e al parco Gazzetta dove ci sono stati alberi spezzati, mentre a Dolo ci sono stati dei blackout a causa della pioggia. Sott’acqua anche alcune strade di Borbiago e Marano oltre che nella zona di via Toti a Mira Taglio. In molte di queste aree è mancata la corrente ma la situazione, anche se a singhiozzo, è tornata alla normalità. Fino a ieri sera alle 19.30 i volontari della Protezione civile nonostante fossero allertati non erano ancora usciti per nessuna emergenza. «Teniamo le dita incrociate – ha commentato in serata il sindaco Alvise Maniero – a parte alcune zone critiche e già note la situazione sembra sotto controllo». «Purtroppo in questo periodo può capitare che le foglie ostruiscano le griglie dei tombini lungo le strade – spiega Franco Favaro, responsabile della Protezione civile – e che di conseguenza strade e magari garage interrati vengano temporaneamente allagati». Nella zona di via Caleselle di Oriago e di San Pietro si sono verificati dei black out e molte delle abitazioni sono rimaste senza corrente per qualche ora. In prossimità di Piazza Mercato, un fulmine ha colpito una scatola di allacciamento esterna di un’abitazione e ha richiesto l’intervento dei pompieri per controllare eventuali principi di incendio.

VENETO ORIENTALE – A San Michele Tagliamento un forte temporale si è abbattuto poco dopo le 20. Ha provocato danni alla linea elettrica con un black out diffuso a buona parte del paese che è durato per alcune ore.

(Hanno collaborato Marco Corazza, Gabriele Pipia, Luisa Giantin, Andrea Penso e Nicola De Rossi)

 

La commissione di Salvaguardia interviene sul progetto che prevede il potenziamento dell’opera

Sono cinque i comuni “coinvolti” nel progetto

La commissione di Salvaguardia per il momento chiede dei documenti di approfondimento al progetto del Consorzio Acque Risorgive di potenziamento dell’impianto idrovoro di Lova, che già pompa 12 metri cubi al secondo e che potrebbe essere incrementato di altri 2,5 metri cubi al secondo attraverso la realizzazione di una nuova botte a sifone che passerebbe sotto la Romea e il Taglio Novissimo, con scarico nel canale lagunare.
Sono passati oltre vent’anni dall’entrata in vigore della legge regionale che chiedeva alle Regioni di definire un piano di assetto idrogeologico, ma solo dopo i recenti episodi alluvionali che hanno interessato aree finora mai toccate da questi eventi catastrofici, come nel settembre 2006 e nel 2007, il tema è tornato d’attualità. Ma nel frattempo è cambiata anche la sensibilità ambientale, tanto che solo ora sono arrivati alla fase conclusiva i piani dei vari bacini scolanti.
E la Commissione di Salvaguardia ha fatto delle osservazioni per l’unico “pezzettino” di piano di bacino che scarica in laguna, quello della Settima Presa Superiore che interessa i comuni di Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara, Campolongo Maggiore. Ferma restando la mancanza di alcuni documenti, l’organo regionale chiede che anzichè continuare a scaricare a valle tutte le acque, queste vengano intercettate in parte a monte, con un progetto alternativo lungo i corsi d’acqua principali che favorisca un sistema di laminazione e drenaggio. Un modo per favorire l’auto e la fitodepurazione dell’acqua, che solo successivamente potrà essere scaricata in laguna in base a una certificazione della quantità di inquinanti contenuti, che devono essere compatibili con i limiti previsti per lo scarico in laguna. E un altro suggerimento, oltre a quello di coinvolgere la Regione e i Consorzi, è di utilizzare le aree golenali e le anse per la depurazione, in modo da contenere i costi per gli espropri.

Raffaella Vittadello

 

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