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Mozione urgente dei Grillini: «Il governo annulli quel provvedimento in contrasto con le indicazioni del Senato». Domenica manifestazione in barca contro il Contorta

Via i progetti del Porto dalla Legge Obiettivo. La decisione della Conferenza Stato Regioni dell’aprile scorso «contrasta con l’ordine del giorno del Senato» e va annullata per carenza di motivazioni. Nella battaglia in corso sulle grandi arriva un siluro del Movimento Cinquestelle. Ieri a palazzo Madama il senatore veneziano Giovanni Endrizzi ha presentato una mozione urgente chiedendo al governo la modifica di quel provvedimento. Si chiede anche di «tutelare la laguna dallo scavo di nuovi canali e di prendere in considerazione l’ipotesi della bocca di Lido per i terminal delle navi da crociera, con una revisione del Mose». «Basta con questi scavi, distruggono la laguna», dice Luciano Claut, architetto e assessore all’Urbanistica del comune di Mira, «tutto il mondo ci chiede di smetterla, l’Unesco, lo stesso ministero dei Beni culturali. Bisogna anche modificare il progetto del Mose. Se le navi non passano più a San Marco non c’è più bisogno di avere i fondali a 12 metri». Una mozione che si aggiunge a quella firmata dal senatore veneziano del Pd Felice Casson e da altri 40 parlamentari di Pd, Psi, Sel, Gruppo Misto. Che chiede al governo di intervenire. Tensione alle stelle, perché nelle stesse ore il ministro dell’Ambiente ha dato il via alla procedura per la Valutazione di Impatto ambientale sul progetto dello scavo del Contorta, progetto predisposto dall’Autorità portuale. Con i tempi abbreviati della Legge Obiettivo i comuni hanno 30 giorni di tempo per fare le loro osservazioni al Sia (Studio di Impatto ambientale) preparato dall’Ufficio tecnico dell’Autorità portuale. Il Contorta prevede di scavare l’attuale canale da un metro e mezzo a dieci e mezzo di profondità, di allargarlo da dieci a cento scavando sei milioni e mezzo di metri cubi dal fondo della laguna. «Serviranno per costruire velme artificiali e 400 ettari di barene in laguna centrale», dice il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, «il Contorta è l’unico modo per togliere le navi da San Marco». Ma anche questi, secondo i comitati e gli ambientalisti, sono interventi illegittimi». Un ricorso al Tar è già pronto da parte del Comitato No Grandi Navi. Che chiama tutti a raccolta per domenica pomeriggio. Grande manifestazione acquea – pacifica – per occupare la laguna dove le draghe dovrebbero cominciare a scavare. Un’altra battaglia come quella degli anni Sessanta contro il canale dei Petroli», dicono, «che ha portato all’attuale squilibrio della laguna e all’aumento delle acque alte». Ci saranno i comitati, ma anche sponenti politici come appunto i Grillini, Sel, la Sinistra, una parte del Pd, i movimenti per la separazione. Ma anche le remiere e le barche della Vela al Terzo, le associazioni. Una protesta per riaccendere i riflettori sul problema grandi navi. E sullo scavo del nuovo canale, che secondo gli oppositori «distruggerà la laguna».

Alberto Vitucci

 

Depositato in Regione il progetto Venice Cruise. 128 milioni e due anni di lavori

Terminal al Lido per cinque navi

Niente scavi di canali e niente passaggio delle navi davanti a San Marco. Più posti di lavoro e nessun problema logistico per il carico-scarico di passeggeri e bagagli. Cesare De Piccoli ha depositato ieri mattina in Regione a palazzo Linetti il suo progetto «Venice cruise 2.0., già protocollato al ministero per l’Ambiente. Un pacco di carte che contiene il progetto di massima del nuovo terminal passeggeri in bocca di Lido. «Siamo pronti all’esame e al confronto pubblico», ha detto ieri l’ex viceministro all’atto del deposito del suo progetto. Un lavoro realizzato dalla Duferco di Genova diretta dall’ingegner Ezio Palmisano, con contributi di esperti, architetti e ingegneri come Bruno Matticchio (società Ipros), Giuseppe Cristinelli (Iuav) che ha curato l’inserimento paesaggistico, Ballerini e Albanese per le opere marittime e gli aspetti geologici. Opera «compatibile con l’ambiente, «gas free» e rispettosa dei vincoli legislativi e urbanistici», scrive De Piccoli. Per realizzare il nuovo porto passeggeri a Punta Sabbioni ci vorranno circa 2 anni, un costo di 128 milioni di euro, inferiore a quello del Contorta. È prevista la realizzazione di una dighetta lunga 900 metri, parallela al molo foraneo di Punta Sabbioni, distante 220 metri dalla costa. Un ponte levatoio collegherà via terra le banchine al porto rifugio. Da terra arriveranno i camion dei rifornimenti, via acqua con battelloni ecologici da 800 posti i passeggeri. Le merci passeranno per il canale dell’Orfano, via San Clemente e non in canale della Giudecca. I passeggeri ci metteranno circa 50 minuti – come la nave – a trasferirsi da San Nicolò alla Marittima e viceversa. «Le operazioni di registrazione dei passeggeri e di carico scarico delle merci si svolgeranno in Marittima, come oggi», dice De Piccoli, «dunque non c’è timore per la perdita di posti di lavoro. Anzi, il lavoro aumenterà. I croceristi passeranno lo stesso davanti a San Marco, ma abordo di mezzi più piccoli e compatibili». Altro problema da risolvere l’impatto delle grandi navi sullo sky line del Cavallino. Un ostacolo su cui il Porto punta molto per mantenere le navi in Marittima. «Ci potranno essere due o tre navi insioeme», spiegano i progettisti, «con un picco la domenica e il sabato,. Nelgli altri giorni della settimana il movimento sarà minore. Sarà anche un terminal gas free, dice con orgoglio il progettista, con energìa autoprodotta da pannelli solari. La gara con il Contorta è partita. E gli ideatori di Venice Cruise 2.0 sono sicuri di vincerla.

(a.v.)

 

Mira. Anche i Democratici contro lo scavo del canale Contorta

MIRA – Il Pd di Mira prende le distanze dallo scavo del canale Contorta e sposa in parte le tesi del sindaco Alvise Maniero. La giunta mirese era stata l’unica al Comitatone a votare contro il progetto. «Considerato che la laguna di Venezia è bene comune e va conservata nella sua unitarietà con la città», spiega il segretario del Pd di Mira Albino Pesce, «Lo scavo del Contorta consentirebbe di far transitare le navi superiori a 96mila tonnellate per arrivare al Porto della Marittima, evitando il passaggio davanti a Piazza San Marco» . Il Pd di Mira però non la pensa come a Venezia, Chioggia o Cavallino. «Il progetto del canale Contorta», si legge in una not, «ha avuto l’autorizzazione dal Comitatone ad iniziare l’Iter per la Valutazione d’impatto ambientale non escludendo gli altri progetti che per caratteristiche tecniche avrebbero gli stessi presupposti per poter essere sottoposti alla stessa valutazione. Si ritiene quindi sbagliato che si valuti un solo progetto (quello dello scavo del Contorta). È opportuno analizzare anche gli altri progetti presenti o in via di definizione. Il Pd di Mira chiede una comparazione partendo dal presupposto di cautela del patrimonio storico e naturalistico e del rispetto delle potenzialità economiche».

(a.ab.)

 

 

Gazzettino – “Pronti a bloccare la Romea”

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18

set

2014

MIRA – Il clou a Giare dove sarà rallentato il traffico, a Dolo gazebo e concerto

Sabato e domenica mobilitazione di comitati e associazioni contro la Mestre-Orte

Comitati e associazioni pronti a bloccare la Romea, o almeno a rallentare il traffico, sabato 21 settembre per protesta contro la Mestre-Orte mobilitandosi per due giorni allo slogan “Basta con la mafia delle Grandi Opere, Romea sicura subito No Autostrada”.
«Di fatto il decreto Sblocca Italia – ha spiegato Mattia Donadel presidente di Opzione Zero – ha bypassato lo stop alla Mestre-Orte imposto dalla Corte dei Conti e defiscalizzando l’opera ha dato un contributo in diretto alla realizzazione dell’autostrada. Per questo motivo comitati e associazioni delle 5 regioni si mobilitano. In Veneto a Cavarzere, Adria e Piove di Sacco, attraversate dalla nuova autostrada rispondiamo con 2 giorni di mobilitazione diffusa nei territori sabato e domenica, in concomitanza con la Marcia Mondiale per il Clima».
Il momento clou sarà sabato mattina alle ore 9.30 a Giare di Mira, uno dei punti più pericolosi della statale, dove si svolgerà un presidio di protesta e sensibilizzazione. I comitati cercheranno di attivar il “traffic calming” con rallentamenti del traffico lungo la Romea. Nel pomeriggio trasferimento allo Squero di Dolo con gazebo di vari comitati e associazioni, interventi, collegamenti con gli altri presidi e per finire concerto con il gruppo Osteria dei Pensieri alle 18.30. «La verità – spiegano i comitati e le associazioni aderenti – è che questa autostrada serve solo a chi la fa, alle lobby del cemento e dell’asfalto».
Tante le associazioni e i comitati che hanno aderito alla manifestazione partendo da Opzione Zero che da anni si batte contro la Romea Commerciale insieme a Legambiente Riviera, Confederazione Italiana Agricoltori, Emergency, Libera, Mira 2030, Comitato No Grandi Navi, Comitato Lasciateci Respirare Padova, Associazione per la Decrescita. Adesioni anche da liste civiche e forze politiche come il Ponte del Dolo, Mira Fuori del Comune, Sel, Movimento 5 Stelle. All’iniziativa sono stati invitati anche anche i Sindaci di Mira, Dolo, Mirano, Camponogara, Fossò e Pianiga, i Comuni che di recente si sono schierati per lo stralcio definitivo dell’opera.

 

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO 17 settembre 2014

Basta con la mafia delle Grandi Opere, Romea sicura subito NO Autostrada

Il Decreto “Sbanca Italia del Governo Renzi rimette in pista la Orte-Mestre, comitati e associazioni delle 5 regioni attraversate dalla nuova autostrada rispondono con 2 giorni di mobilitazione diffusa nei territori sabato 21 e domenica 22 settembre, proprio  in concomitanza con la Marcia Mondiale per il Clima.  Iniziative sono previste a Cesena, Ravenna, Perugia, Orte. In Veneto a Cavarzere, Adria e Piove di Sacco.

L’appuntamento più importante è però in Riviera del Brenta sabato 20: al mattino ritrovo alle ore 9.30 a Mira presso il parcheggio del supermercato Lando, da qui trasferimento in bicicletta fino all’incrocio di Giare, uno dei punti più pericolosi della statale, dove si svolgerà un presidio di protesta e sensibilizzazione. Nel pomeriggio trasferimento allo Squero di Dolo con gazebo di vari comitati e associazioni, interventi, collegamenti con gli altri presidi e per finire concerto con il gruppo Osteria dei Pensieri alle ore 18.30.

La manifestazione è promossa dallo storico comitato Opzione Zero che da anni si batte contro la “Romea Commerciale” e per la messa in sicurezza della statale, insieme però a numerose altre organizzazioni del territorio: Legambiente Riviera, Confederazione Italiana Agricoltori, Emergency, Libera, Mira 2030, Comitato No Grandi Navi, Comitato Lasciateci Respirare Padova, Associazione per la Decrescita. Adesioni sono arrivate anche da liste civiche e forze politiche come il Ponte del Dolo, Mira Fuori del Comune, SEL, Movimento 5 Stelle. Invitati anche i Sindaci di Mira, Dolo, Mirano, Camponogara, Fossò e Pianiga, i Comuni che di recente si sono schierati per lo stralcio definitivo dell’opera.

Per comitati e associazioni la Orte-Mestre non è pericolosa solo dal punto di vista ambientale, ma è anche un’opera che non sta in piedi da nessun punto di vista, tantomeno da quello economico–finanziario, come emerge dai dati dello stesso proponente. Per far quadrare i conti e ottenere il via libera dal CIPE, il ministro Lupi si è dovuto inventare trucchi di ogni genere: dalle defiscalizzazioni per 1,8 miliardi, al project financing, dai project bond alle ultra-semplificazioni amministrative. La stessa Corte dei Conti solo due mesi fa aveva bloccato l’iter di approvazione del progetto riscontrando la non applicabilità delle defiscalizzazioni per le opere dichiarate di pubblica utilità prima del 2013, come nel caso della Orte-Mestre. Ma con il Decreto “Sbanca Italia” (Art. 4 comma 2) il Governo Renzi, contro ogni logica, ha cancellato l’ostacolo opposto dalla Corte; di fatto tra pochi mesi sarà possibile per ANAS indire il bando per la progettazione definitiva e la concessione dell’opera. Mentre invece, tra tutti gli interventi previsti e finanziati per strade e autostrade, non figura nemmeno un centesimo per la messa in sicurezza della SS 309 Romea né della E-45.

La verità è che questa autostrada serve solo a chi la fa, alle cricche mafiose del cemento e dell’asfalto che dopo il MOSE vogliono appropriarsi di un “bottino” ancora più succulento, come emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta sul “sistema Veneto”, per stessa ammissione dell’ex segretaria di Galan, Claudia Minutillo.

A pagare queste scelte sciagurate saranno sempre e solo i cittadini e i lavoratori con tagli ai servizi e al welfare, tasse e disoccupazione.

Per far ripartire il Paese ci vuole ben altro: bisogna redistribuire la ricchezza, rimettendo al centro il lavoro vero, i diritti delle persone, l’ambiente e la salute.

 

Nuova Venezia – Romea commerciale, anche i sindaci in strada

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

set

2014

In programma sabato una doppia manifestazione dei comitati contro il progetto

Ritrovo alle 9.30 al parcheggio di Lando, seconda tappa nel pomeriggio a Dolo

MIRA – I sindaci della Riviera del Brenta in strada con i comitati contro la Romea Commerciale. Sono in programma infatti due manifestazioni indette dal comitato Opzione Zero a Mira e Dolo. La manifestazione si svolgerà in due momenti: la mattina di sabato a Mira e il pomeriggio a Dolo. Il ritrovo è alle 9.30 nel parcheggio del supermercato Lando sulla Romea, da qui partirà una biciclettata lungo la strada che arriverà fino all’incrocio di Giare dove si terrà un’attività di informazione e di sensibilizzazione. Dalle 16.30 la manifestazione si sposterà in piazza Cantiere a Dolo dove sarà promosso un dibattito con gli amministratori locali e i cittadini a cui i sindaci del comprensorio sono invitati. «I sindaci della Riviera», spiega il presidente dei sindaci del comprensorio Giampietro Menin, «sono in larghissima parte contrari a questa opera che rischia di distruggere il territorio con una colata di cemento. In tanti saranno all’evento. Il problema principale su cui interrogarsi è: ma questa strada serve ancora?» I flussi di traffico sull’attuale Romea registrati da Anas, certificano un crollo del 35% rispetto ai periodi precrisi. In strada ci saranno sicuramente con i comitati pure il sindaco di Mira Alvise Maniero a capo di un giunta a 5 Stelle e il sindaca di Dolo Maddalena Gottardo. Hanno bocciato totalmente la Romea Commerciale anche Pianiga e Mirano con deliberazioni dei rispettivi consigli comunali. Il sindaco di Campolongo Alessandro Campalto chiede come amministrazione locale di poter governare la realizzazione di infrastrutture come queste, tenendo conto dell’impatto che avranno sul territorio. Duro il comitato Opzione Zero. «Il 20-21 settembre la Rete Nazionale Stop Orte-Mestre», spiega il presidente Mattia Donadel, «ha indetto due giornate di mobilitazione nazionale contro la nuova autostrada che proprio con il Decreto Sblocca Italia ha ricevuto un ulteriore impulso. Con Opzione Zero, alla manifestazione ci saranno anche Legambiente, e Cia». Per i comitati non serve creare una nuova autostrada ma basterebbe la messa in sicurezza dell’attuale Romea che significa rallentatori, rotatorie, attraversamenti pedonali e sottopassi. «Questi interventi», ribadisce Donadel, «avrebbero nel tratto Mestre-Ravenna un costo di 150 milioni contro i 10 miliardi previsti per la Romea Commerciale. Il traffico pesante va deviato sulla A13». Anche il Pd di Mira chiede un ripensamento. «Il progetto», spiega il segretario Albino Pesce, «deve essere rivisto. Va verificato se è ancora confacente alle necessità del territorio». Uno stop era arrivato nelle scorse settimane dalla Corte dei Conti.

Alessandro Abbadir

 

Pronta la manifestazione per sabato 20 contro l’ipotesi dell’autostrada

«In 20 anni nessuna opera per la sicurezza. Pensate prima a fare quelle»

DOLO – Una manifestazione contro la Romea Commerciale, per chiedere di togliere l’ennesima e faraonica opera dal decreto “Sblocca Italia” e per sostenere invece la veloce messa in sicurezza dell’attuale strada Romea, il principale “punto nero” della viabilità italiana che non ha nemmeno i guard rail centrali. Questa è l’iniziativa promossa dal comitato Opzione Zero e da altre associazioni e gruppi per il 20 settembre a Mira e Dolo. La mobilitazione. «La manifestazione», dice Mattia Donadel, presidente di Opzione Zero, «fa parte della mobilitazione nazionale di due giorni della rete “No AR” contro la Romea Commerciale. Sono infatti previsti presidi e attività anche a Ravenna, Cesena, Terni, Perugia, nel Polesine e nel ferrarese».

Le soluzioni. «La cosa principale da fare, che noi diciamo da sempre», prosegue Donadel, «è deviare il traffico pesante di attraversamento dalla Romea all’autostrada A13. C’è poi da fare un lavoro di messa in sicurezza dell’attuale Romea che significa rallentatori, rotatorie, attraversamenti pedonali e sottopassi. Tutte cose che per il tratto Mestre – Ravenna avrebbero un costo di 150 milioni di euro contro i 10 miliardi previsti per la Romea Commerciale nello stesso tratto. La Regione e l’Anas in questi anni non hanno fatto niente per la Romea. Abbiamo monitorato la strada e visto che di passaggi pedonali c’è n’è uno a Malcontenta e il successivo è a Conche di Chioggia».

Il messaggio. Viene poi lanciato un messaggio a Governo e amministratori. «Bisogna stralciare definitivamente il progetto della Romea Commerciale», dice Donadel, «toglierlo dal decreto “Sblocca Italia” e mettersi a ragionare sulle soluzioni che servono. Inoltre tutti dicono che l’opera non ha senso e l’Europa ci chiede di andare in altra direzione. Le manifestazioni avverranno in concomitanza con una mobilitazione mondiale per la questione dei cambiamenti climatici. Qui invece si punta ancora sulla gomma e sul petrolio».

Programma. La manifestazione si svolgerà in due momenti: la mattina a Mira e il pomeriggio a Dolo. Il ritrovo è alle 9.30 nel parcheggio del supermercato Lando sulla Romea, da qui partirà una biciclettata lungo la strada che arriverà fino all’incrocio di Giare dove si terrà un’attività di informazione e di sensibilizzazione. Nel pomeriggio dalle 16.30 la manifestazione si sposterà in piazza Cantiere a Dolo dove sarà promosso un dibattito con gli amministratori e i cittadini. Inoltre ci sarà la presenza di gazebi informativi delle varie associazioni e produttori locali, e il concerto del gruppo “L’osteria dei pensieri”.

Giacomo Piran

 

Tra Mira e Porto Menai

MIRA – Fioccano le proteste a Mira per la situazione di chiusura delle due strade che corrono a lato del Novissimo, dal capoluogo a Porto Menai. Una chiusura causata dai lavori della Provincia per la costruzione di una passerella ciclopedonale sul ponte che attraversa il canale, su una strada di sua competenza. Le proteste sono sia a Porto Menai che a Piazza Vecchia che si vede invasa da mezzi (anche pesanti) che solitamente utilizzavano via Argine Destro e Sinistro Novissimo. «I lavori», dicono i residenti, «vanno a rilento: in estate si sono fermati per poi riprendere dopo pause lunghissime. Le strade sono ora chiuse completamente. Chiediamo che non si perda altro tempo . Controlleremo con scrupolosità l’attuazione del cronoprogramma». Il comandante dei vigili urbani di Mira, Mauro Rizzi chiarisce la situazione: «Finché saranno fatti i lavori per la costruzione della passerella», dice, «il traffico sarà chiuso. Per ora il Comune ha emesso una ordinanza che ribadisce il limite dei 30 km/h sulle due strade e conferma la chiusura al traffico fino al 30 settembre nei tratti interessati». La paura dei residenti, però, è che si vada ben oltre il termine del 30 settembre.

(a.ab.)

 

MIRA – Mira disseminata dalle discariche. Ora le scoprono direttamente i cittadini che chiamano le forze dell’ordine a controllare e scatta la messa sotto sequestro dell’area. A denunciare lo sversamento di quintali di eternit ai lati di una stradina nelle vicinanze dello storico ponte dei “liegori” a in località Moranzani a Malcontenta di Mira, è stato Gianluca Masetti. I cumuli di eternit frantumati e rinvenuti sono ben quattro. «Mi sono accorto», spiega Masetti, «dei cumuli di eternit mentre stavo passeggiando di fronte alla laguna. Ho fatto subito una segnalazione alle autorità competenti». E ieri mattina l’area è stata posta sotto sequestro dalla magistratura e c’è l’obbligo di stare a debita distanza dalle polveri di amianto. Sulla questione interviene anche il portavoce della delegazione di zona di Malcontenta Dario Giglio. «Quella che è stata compiuta»,dice Giglio, «è un’azione delittuosa messa in atto da persone senza scrupoli contro l’ambiente e contro la salute pubblica, pertanto, si chiede alle autorità preposte come il comune di Mira, la Provincia o la Regione, di bonificare al più presto l’area in quanto le fibre di amianto sono altamente volatili e possono diffondersi nell’aria e inalate anche a diversi chilometri di distanza». Quella scoperta in località Moranzani, è l’ultima delle discariche di veleni rinvenute a Mira. Sempre in tema di amianto sversato, altri punti in cui sono finiti quintali di eternit sono l’area dell’idrovia accanto alla Romea e la zona in cui è stato recentemente costruito il canile comunale, cioè nell’area di via Maestri del Lavoro a Gambarare. Oltre alle discariche di eternit all’aria aperta restano le 11 sepolte ( 9 di veleni chimici e le 2 di rifiuti solidi urbani).

(a.ab.)

 

Soddisfatti i pendolari: «Si gira pagina, basta con i ritardi»

I macchinisti: il recupero di produttività migliora il servizio

PADOVA – La metro del Veneto? Promossa con riserva. Treni di alta qualità, eleganti, puliti come a Monaco di Baviera e in Svizzera ma semideserti con i passeggeri costretti a vagare tra i binari alla ricerca del binario «2 Metr», una sigla in perfetto stile Ue che piace tanto ai turisti con smartphone ma assai criptica per i pendolari. Il salto di qualità è davvero notevole, peccato che il debutto del Sfmr sia passato sotto silenzio, senza spot in tv e sui giornali. Eppure bastavano le briciole di quel favoloso piano di comunicazione da 1,4 milioni di euro che la Regione ha destinato al turismo per spiegare che da lunedì 8 settembre sulla linea Padova-Mestre-Venezia viaggerà un treno ogni 10 minuti, con le 22 corse aggiuntive della Sfmr, la «metro» veneta voluta da Bernini e Cremonese e Lia Sartori negli anni Novanta e realizzata a stralci da Galan e Chisso. Il governatore Zaia ieri ha scritto a Vincenzo Soprano, ad di Trenitalia, per richiamare Rfi al rispetto degli obblighi contrattuali, che prevedono anche un’adeguata informazione alla clientela quando si migliora e cambia l’offerta. In attesa di capire chi gestirà la «satisfaction customer» non resta che dare la parola ai pendolari, che hanno «promosso» a pieni voti il Sfmr. Alle 11 del mattino, la stazione di Padova è invasa da turisti, che fanno la fila davanti alle biglietterie. I treni della metro? Alfonso Rizzo, macchinista, prima di mettersi ai comandi dello Stadler nuovo fiammante con lo stemma della Regione Veneto, racconta la sua verità: «Sì, è vero faremo qualche corsa in più con lo stesso orario di lavoro, c’è un recupero di efficienza positivo. I treni? Ottima qualità». Al suo fianco il capotreno 28692964 che in perfetto piemontese spiega: Veneto e Toscana sono all’avanguardia nella gestione del servizio. Si parte. A bordo una decina di persone con Enrico Cecchinato, studente di Ingegneria meccanica che racconta la sua giornata: «Sto tornando a casa, stamattina sono salito alle 7,47 a Dolo ed era pieno di gente. Faccio il pendolare da 5 anni, spero che i treni del Sfmr siano la soluzione a tutti i disagi. Si gira pagina».Arrivo in perfetto orario a Mestre al binario 9. Due cinesi strepitano perché debbono andare a Venezia e corrono al binario 11: hanno due minuti per salire sul treno. Alle 12,35 si riparte. Quindici i passeggeri. Gabriele Manoli, ricercatore di Ingegneria ambientale all’università di Padova è in procinto volare negli Usa con una borsa di studio. «L’area metropolitana tra Venezia, Padova e Treviso ha assolutamente bisogno di una metro efficiente, sul modello delle grandi città europee. Sono stato a Copenaghen e i treni sono eccezionali, come le piste ciclabili. E in Danimarca di giovani ingegneri disoccupati non ce ne sono, le statistiche riguardano solo chi cambia lavoro. Speriamo di farcela». E Viviana, di Spinea, studentessa di Psicologia magistrale a Padova, ribatte: «Stupendi questi treni, sarebbero perfetti se avessero anche le prese elettriche per caricare i cellulari e i computer. Difficile trovare lo spazio per un trolley, ma si gira pagina. Carrozze pulite e comode: speriamo non si fermino quando nevica».

Albino Salmaso

 

prima corsa senza viaggiatori «Ma deve arrivare fino a Venezia»

PADOVA. Stazione di Padova, ore 6,49. Il capo-deposito Massimo Lippi, il macchinista Nico Stefan e il capotreno sono pronti a partire sul primo treno della metro veneta, lo Stadler azzurro a 4 carrozze con lo stemma della Regione Veneto stampato sulla locomotiva. I passeggeri? Non ci sono, il binario è vuoto. Forse è perché le scuole e le università non hanno ancora aperto i battenti, ma i passeggeri hanno utilizzato gli altri binari della stazione. Il test decisivo ci sarà lunedì 15 settembre e le 22 corse del Sfmr verranno prese d’assalto dai pendolari. C’è da sperare che in questa settimana venga messa in atto una campagna di informazione agli utenti: ieri sul tabellone centrale, i treni del Sfmr sono stati segnalati con la sigla «2 METR» ma non è stato facile individuare il binario che inizia sulla pensilina 1, dopo gli uffici di Italo e il bar. La questione è sul tavolo di Trenitalia, ma la Regione può certamente dare una mano. La signora Teresa Borsellino e il marito Donato Casetta non hanno dubbi: «Il treno è fantastico, pulito, e spacca il minuto. Lo abbiamo preso alle 9,356 a Mestre perché un ferroviere ce l’ha segnalato e siamo arrivati a Padova in 25 minuti. Viviamo in Belgio, anche lì si sente la crisi e hanno iniziato a tagliare le stazioni delle piccole città. Dopo la visita alla basilica del Santo, ora torniamo a Favaro Veneto, ma non è stato facile trovare il binario alla stazione di Padova, c’è confusione sul binario 2, mancano i c artelli di informazione agli utenti». Sono le 11,49 e il treno parte diretto a Mestre: pochi i passeggeri. A Ponte di Brenta sale Maria Giulia Turino, 23 anni, laureata e fresca di master in Economia Turistica all’università di Padova. Non ha il biglietto perché la stazione è chiusa e il capotreno stacca il ticket con molto garbo. Con il progetto Sfmr è stata costruita la nuova stazione di Busa-Vigonza ma è chiusa perché mancano i parcheggi, dovrebbe aprire l’8 dicembre, spiega un ferroviere. «Ma come, questo treno meraviglioso ferma a Mestre? Non è possibile, deve arrivare fino a Venezia», dice Maria Giulia, «nel mio stage stiamo verificando come potenziare l’offerta turistica legata al marchio Slow Venice che coinvolge la Riviera del Brenta, la laguna e anche Chioggia. Ma Venezia resta la capitale. i treni devono arrivare tutti a Santa Lucia».

(f.p. al.sal.)

 

Zaia scrive a Soprano “Rfi potenzi le corse”.

VENEZIA Fare in modo che la composizione dei convogli sia adeguata al numero delle persone trasportate, per evitare affollamenti e ritardi dovuti all’allungamento dei tempi di incarrozzamento luingo il tragitto, in particolare nelle fermate intermedie; agire con forza sul gestore dell’infrastruttura ferroviaria RFI (Rete Ferroviaria Italiana) affinché venga garantita agli utenti una corretta e puntuale informazione sui principali eventi d’esercizio; avvio di una fase di incontri con gli enti locali per valutare e soddisfare le richieste di integrazione all’orario cadenzato giunte in questi mesi; l’elenco di una prima lista di treni che presentano particolari criticità relativamente all’affollamento. Sono questi i punti principali affrontati in una lettera che il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, alla ripresa delle attività lavorative e alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico e dell’anno accademico, ha inviato all’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano. Nella lettera si sottolinea come, «a seguito di riscontri effettuati dai competenti uffici regionali, nonché dai diversi confronti effettuati con gli enti locali interessati, si è rilevato il persistere di alcuni disservizi che inficiano l’offerta ferroviaria ai quali va data immediata risposta». In poche parole il presidente Zaia chiede a Trenitalia «un maggior rispetto per il programmato orario dei servizi, in primis per quelli nella fasce orarie pendolari».

 

Padova-Mestre, 22 nuove corse tra andata e ritorno da lunedì a venerdì

Ma già fioccano le proteste delle zone escluse, come la Bassa

Partenza in sordina per i nuovi treni, dopo un iter di 24 anni fra progetti, liti e inchieste giudiziarie

L’unico rinfresco all’ufficio dirigenti, per un ferroviere giunto al traguardo della pensione. Ma per le tanto attese navette Padova-Mestre del Sistema ferroviario metropolitano regionale ieri è stato un esordio senza clamori, con un annuncio frettolosamente inserito nel cartellone luminoso, a pochi minuti dalla partenza, di fronte agli occhi smarriti di ignari pendolari.
Ore 6.49, binario 2 giardino, tra campi incolti e vento di Frecce in frenata. È l’epilogo di un progetto nato 24 anni fa e che conta infiniti cantieri tra vecchie e nuove stazioni, parcheggi di scambio, passaggi a livello rivoluzionati, convogli svizzeri, spese (solo per il primo lotto) a 300 milioni, ritardi, liti giudiziarie, e infine la precipitosa discesa di Giancarlo Galan e l’assessore Renato Chisso, accesi fautori della metropolitana di superficie e ora in carcere. Fu l’ex governatore a impugnare con vigore il badile 15 anni fa per inaugurare i lavori a Ponte di Brenta, poi la strada fu solo in salita, e assai accidentata.
Partenza dunque in sordina per i convogli che da Padova completano il piano regionale dei trasporti approvato nel 1990. Una tabella di marcia ancora sperimentale, dal lunedì al venerdì (fino al 13 dicembre): 11 corse dalle 6.49 alle 19.49 verso la laguna, una ogni ora, altrettante al rientro, nelle fermate di Ponte di Brenta, Vigonza, Dolo, Mira e Mestre. Trentacinque minuti di percorrenza a 130 all’ora, quando è possibile. Solo seconda classe per i convogli Stadler. Biglietto di andata e ritorno a 6 euro e 60 centesimi, come qualsiasi altro regionale.
Per il debutto, treni del sistema metropolitano quasi deserti, nessuna pubblicità destinata ai viaggiatori diretti a Mestre, poche, pochissime informazioni anche per i ferrovieri. Stupore all’ufficio informazioni dove, a chi domandava qualche dettaglio in più sulle nuove navette per Mestre, la risposta rimandava sempre e solo al governo veneto e alla mancanza, o quasi, di chiarimenti da Venezia. Pendolari disorientati nei sottopassi alla ricerca del binario giardino (costruito ad hoc), più ferrati gli studenti collegati a Internet a orientarsi nel dedalo di orari, marciapiedi e acquisto biglietti.
Un piano comunque avviato e presentato nel dicembre scorso dall’allora assessore Chisso che contemplava, anzi, ne illuminava la filosofia, il tanto discusso cadenzamento: corse con frequenza costante e partenze a minuti fissi, così da renderle più facili da ricordare. L’idea di base richiamava i tre poli veneti, Venezia, Padova, Treviso, la cosiddetta Patreve, e i centri secondari con gli obiettivi di decongestionare le reti stradali, ridurre l’inquinamento e aumentare la quota del trasporto pubblico. Certo è che le nuove navette partite ieri vengono ad aggiungersi a numero rilevante di regionali e regionali veloci: il piano prevede treni ogni 10 minuti sulla Padova Mestre e ogni 30 da Venezia a Treviso. Scelta che non è piaciuta a chi vive nella Bassa Padovana. Ne sa qualcosa l’irriducibile Santino Bozza, consigliere regionale di Prima il Veneto pronto alla battaglia per intensificare i treni tra Venezia e Bologna. «Ora sono insufficienti – dice – sporchi e contano ritardi pesanti. Quei 10 milioni promessi per riammodernare il sistema erano finiti all’Aquila del terremoto, ma ora dovrebbero tornare in Veneto. Io non mollo. Mi sto battendo da anni».

Donatella Vetuli

 

IL CONTENZIOSO – La Regione non paga la progettazione alla Net, che licenzia

Sistema metropolitano, tutti in carrozza. Ma forse per la Net Engineering di Padova è tardi. Perchè, se i convogli sono partiti, i mandati di pagamento ancora no: impantanati nel contenzioso sulla liquidazione delle fatture per le progettazioni. L’ennesimo nodo arbitrale è stato depositato a giugno: la Net (fra i maggiori studi di ingegneria) ha diritto a riscuotere 24 milioni di arretrati, con gli interessi. Ma la Regione Veneto ha già annunciato ricorso. Così la società padovana si trova costretta a privarsi di personale altamente qualificato nel tentativo di tagliare i costi per sopravvivere.

 

VENETO – Trasporto locale, 256 milioni; e Zaia scrive a Trenitalia

Arrivano soldi nel settore trasporti per garantire il livello dei servizi minimi. La Regione Veneto annuncia 256 milioni e 108 mila euro per l’esercizio di trasporto pubblico locale 2014. É quanto stabilisce una delibera della giunta regionale veneta che suddivide la cifra così: 126 milioni per le province e 129 per i Comuni. Per la navigazione la somma è di 40milioni e 997mila euro.
La Giunta ha stabilito anche di “indire una Conferenza di servizi a cui saranno invitati tutti gli Enti affidanti e a cui verrà sottoposta la proposta di riparto”. Una delibera con verifica pubblica quindi, in una soluzione che si presume “aperta” visto che i pareri della conferenza dei servizi può indirizzare la destinazione delle somme. Intanto Zaia è intervenuto nei confronti dell’amministratore delegato di Trenitalia Vincenzo Soprano scrivendo una lettera nella quale ha chiesto che si faccia in modo “che la composizione dei convogli sia adeguata al numero delle persone trasportate; che si agisca con forza sul gestore dell’infrastruttura ferroviaria RFI (Rete Ferroviaria Italiana) affinché venga garantita agli utenti una corretta e puntuale informazione sui principali eventi d’esercizio. E si avvii una fase di incontri con gli enti locali per valutare e soddisfare le richieste di integrazione all’orario cadenzato giunte in questi mesi; l’elenco di una prima lista di treni che presentano particolari criticità relativamente all’affollamento.

 

Il Sfmr inventato da Bernini: domani decolla la linea centrale con 22 corse in più ogni giorno
Chisso e Galan in carcere e Zaia non vuole cerimonie, il nodo Trenitalia-Sistemi Territoriali

Spesi 600 milioni. 130 per acquistare i convogli Stadler-Ansaldo, gli altri per eliminare i passagi a livello, le nuove stazioni, i parcheggi di scambio per gli automobilisti

PADOVA Sfmr, Tav Brescia-Padova, Mose, Salerno-Reggio Calabria e Terza corsia della A4 Venezia-Trieste. Non è l’elenco dello Sblocca-Italia di Renzi, ma delle eterne incompiute che strozzano lo sviluppo del Paese ingabbiato nella rete di infrastrutture del dopoguerra. Da domani qualcosa forse cambia in positivo: il Sfmr, alias la metropolitana del Veneto, debutta sulla Padova-Mestre. 22 corse in più al giorno, un treno ogni dieci minuti grazie ai nuovi Stadler-Ansaldo acquistati da Sistemi Territoriali di Michele Gambato, la società nata per il federalismo ferroviario in Veneto. L’idea cullata da Galan e Chisso, era la fotocopia del modello Ferrovie lombarde che gestisce una quota rilevante del trasporto extraurbano a Milano, Varese e Sondrio. Maroni fa affari d’oro, mentre a Venezia tengono banco le polemiche sui disservizi dei vagoni a gasolio che si fermano con il freddo e della linea Padova-Calalzo eternamente bloccata per il maltempo. Il Sfmr è costato quasi 600 milioni: 130 per l’acquisto dei 22 Stadler, gli altri per le opere sulla rete e i passaggi a livello. Nessuna cerimonia. La metropolitana veneta parte in semiclandestinità, senza cerimonie: Giancarlo Galan è in carcere ad Opera a Milano e non c’è nemmeno Renato Chisso, detenuto a Pisa, così Luca Zaia ha avuto il bon ton di evitare il taglio del nastro. Perché la vera svolta è scattata con l’orario cadenzato voluto da Chisso nel dicembre scorso, una rivoluzione che ha fatto scattare la rivolta dei pendolari: la Regione ha messo sotto accusa Trenitalia e ha poi annunciato di voler mettere in gara la concessione per il trasporto pubblico che scade nel 2014. Si tratta di una torta da 150 milioni che si somma ai 256 milioni per i bus. Il padre è Bernini. Il Sfmr, invece, porta la firma del Doge dc Carlo Bernini che l’ha ideato nel lontano 1990, quando il Veneto era la balena bianca d’Italia e la Lega un manipolo di fedelissimi legati a Rocchetta e Gobbo con Bossi che aveva appena messo piede nel Senato. Il copyright è della Net Engineering di Giovan Battista Furlan, un colosso nel sistema del trasporto ferroviario che ha depositato un progetto ambiziosissimo: collegare il quadrilatero Venezia-Treviso-Padova-Castelfranco, dove vivono 3 milioni di abitanti. Il Veneto come Monaco di Baviera, Parigi e Londra e come Milano e il suo hinterland. La Patreve nasce con l’idea della metro di superficie per mettere in rete le sue università, dislocate sul territorio con le sedi storiche di Padova e Venezia e poi Verona, Vicenza e poi infine Rovigo e Treviso. Ma il terremoto di tangentopoli ’92 modifica il disegno e il Sfmr finisce in un cassetto e quando Galan lo riprende in mano nasce un contenzioso con la Net Engineering che si trascina ancora oggi. Il contenzioso di 30 milioni. Tirate le somme, Furlan attende che palazzo Balbi stacchi un assegno di 30 milioni di euro per chiudere un contenzioso che si trascina dal 1996: «Il sistema metropolitano di superficie è l’architrave dello sviluppo del Veneto» ha spiegato Furlan nella sede di Confindustria Padova, « un’infrastruttura fondamentale, senza la quale è inutile che il Veneto si candidi a eventi internazionali. Per questo lo stallo non giova a nessuno». Ma Zaia ha deciso di resistere in giudizio. Domani si parte Ventidue corse in più sulla dorsale della Patreve, per convincere i pendolari a lasciare l’auto nel garage e a salire sul treno: sono 150 mila i veneti che si spostano sui mezzi pubblici, 30 mila dei quali lungo l’asse Padova-Mestre. Studenti iscritti al Bo, a Ca’ Foscari e allo Iuav e poi i dipendenti della regione e dei ministeri che protestano per i disservizi di Trenitalia che in regime di monopolio fa il bello e il cattivo tempo. I convogli regionali spesso in ritardo, mentre le «Frecce» spaccano il secondo, come se fossimo in Svizzera. Cosa cambia. Il piano, a regime, prevede treni ogni 10 minuti sulla Padova-Mestre e ogni 30 da Venezia a Treviso, mentre i collegamenti tra Padova-Castelfranco e Bassano saranno intensificati appena i binari verranno raddoppiati. Da Venezia, i dirigenti del settore trasporti, scelgono il pragmatismo e invitano all’ottimismo. Sulla Padova-Mestre ogni ora ci saranno 6 treni a tariffa popolare: 4 regionali della metro con l’orario cadenzato e 2 regionali veloci. E poi le Frecce di Trenitalia e Italo-Ntv, che tenta di rompere il monopolio con prezzi stracciati.

Albino Salmaso

 

Gli orari. Invariati i biglietti: 3,30€ per il regionale, 15 per le Frecce e 8 per Italo

Un treno ogni 10 minuti sulla linea

PADOVA Il primo treno-navetta della metro di superficie partirà domani, 8 settembre, dal nuovo binario metropolitano 2 della stazione alle 6.49. Arriverà a Mestre alle 7.24 (tempo di percorrenza 35 minuti) con fermate a Ponte di Brenta, Vigonza- Pianiga, Dolo e Mira-Mirano. Le corse successive partiranno alle 8.49, 9.49, 11.49, 12.49, 13.49, 14.49, 15.49, 16.49, 17.49 e 19.49 (vedi tabella qui a fianco). In pratica, con orario cadenzato, i nuovi 11 treni partiranno sempre al minuti 49. Da Mestre, invece, il primo treno del Sfmr partirà alle 7.35 con arrivo a Padova alle 8.10. Gli altri alle 8.35, 9.35, 11.35, 12.35, 14.35, 15.35, 16.35, 18,35 ed, infine, alle 19.35. In totale altre undici corse nella direzione opposta. I 22 nuovi treni che circoleranno solo nei giorni feriali e non al sabato e alla domenica, si vanno a sommare ai treni regionali che viaggiano sulla Padova-Mestre, raddoppiata nel 2006 con la nuova linea ad alta velocità/capacità dove corrono a 250 km l’ora le «Frecce Argento» e gli «Italo-Ntv» per Roma oltre alle « Frecce Bianche»per Verona, Milano e Torino. Ci sono poi anche i treni regionali veloci, che arrivano da Verona e Vicenza e da Bologna-Ferrara-Rovigo che non fermano in nessuna stazione intermedia. E poi ci sono tre locali, provenienti sempre da Vicenza e Rovigo, definiti ad andamento lento, che effettuano tutte le fermate intermedie. Insomma un treno ogni 10’. Il prezzo, comunque, resta lo stesso: 3.30 euro sia se si sale su un regionale veloce che su un locale che effettua tutte le fermate. Naturalmente biglietti più cari con una Freccia Argento o Bianca. In seconda classe si devono sborsare 16 e 15 euro, mentre Italo ha abbassato la tariffa a 8 euro da Venezia a Padova. Felice Paduano

 

“E’ un’eterna incompiuta. Zaia non ha strategia”

PADOVA «La metro del Veneto? Resta un’eterna incompiuta perché prima Galan e ora Zaia non hanno mai voluto investire le risorse necessarie per completare almeno il primo tratto: collegare il quadrilatero Venezia-Treviso-Castelfranco-Padova». Bruno Pigozzo, vicepresidente della commissione Trasporti della regione Veneto, è convinto che non ci sia proprio nulla da festeggiare. E dello stesso avviso è anche Stefano Peraro dell’Udc, più che mai convinto che qualsiasi tipo di cerimonia fosse fuori luogo e inopportuna. «Non ho ricevuto nessun invito e ci mancherebbe altro, sono passati 25 anni da quando Bernini e Cremonese hanno presentato il Sfmr e 15 da quando sono iniziati i primi lavori. La mia impressione è che non farà molti passi in avanti perché le risorse non ci sono. Il secondo lotto Mestre-Quarto d’Altino- Portogruaro ha ottenuto 10 milioni sui cento previsti, i fondi sono stati dirottati alle opere per ricostruire l’Aquila e l’Abruzzo dopo il terremoto. E la Regione non vuole aggiungere un euro al fondo nazionale del trasporto pubblico: non c’è nessuna strategia», dice Peraro. Ma quale autunno si annuncia per i pendolari? «Mi auguro che la qualità del servizio possa migliorare notevolmente», spiega Bruno Pigozzo (Pd) «anche se gli errori dell’orario cadenzato voluto da Chisso non sono stati corretti: la linea per Portogruaro lascia senza collegamenti i pendolari delle prime ore del mattino mentre Belluno e Rovigo rischiano l’isolamento totale. Ecco, da quando Chisso è uscito di scena per l’inchiesta del Mose, la delega ai Trasporti l’ha voluta il presidente Zaia e ora vedremo quali interventi saprà mettere in campo. La questione centrale riguarda il rinnovo della concessione che scade a fine anno. Le proteste per i disservizi di Trenitalia sono state utilizzate come un pretesto da Zaia per minacciare la fine del rapporto con l’azienda pubblica italiana. La gara sarà aperta non solo a Ntv-Italo ma a tutti i partner europei, tedeschi in primis». E il Sfmr vedrà mai la fine? «I timori sono più che fondati», aggiunge Pigozzo, «per completare il primo lotto va raddoppiata la linea Mestre-Castelfranco: ora i doppi binari si fermano a Maerne e bisogna investire 70-80 milioni. Poi va ripensata l’intermodalità per cancellare le sovrapposizioni gomma-rotaia che penalizza Belluno e Rovigo. L’ultima questione riguarda il futuro di Sistemi Territoriali: credo ci debba essere un soggetto unico per la gestione del servizio ferroviario in Veneto, i doppioni comportano sprechi e confusioni. Meglio semplificare e il rinnovo della concessione mi pare l’occasione perfetta per decidere la nuova governance», conclude Pigozzo. Ultimo capitolo: l’alta velocità. Il dossier è sul tavolo del ministro Lupi che ha deciso di sbloccare il nodo stazione di Vicenza: i 100 km da Verona a Padova, secondo i calcoli Rfi-Italfer del 2003, richiedono un investimento di 3,3 miliardi di euro, cui vanno aggiunti 800 milioni per modificare la linea a cavallo dei Berici e altri 1.150 milioni per la nuova stazione di Vicenza.

Albino Salmaso

 

“L’incubo orario cadenzato”

PADOVA «La Filt Cgil del Veneto saluta con favore l’avvio domani delservizio ferroviario di metropolitana di superficie Padova Mestre con il potenziamento negli orari diurni. L’offerta ferroviaria nella città metropolitana Padova Venezia si adegua ai bisogni e alla potenziale domanda che sale dal territorio. Bene ma da sola non basta», dice Ilario Simonaggio, segretario regionale. «Finalmente dopo 24 anni, si incomincia.    Il servizio ferroviario metropolitano regionale Sfmr è lungi dal considerarsi minimamente realizzato. Bisogna che la Regione si ponga con drammatica urgenza l’obiettivo di completare almeno la prima fase del quadrilatero centrale del veneto. Non si può considerare realizzata la prima fase perché manca la chiusura del quadrilatero Mestre–Treviso–Castelfranco– Padova senza la quale il progetto è monco.    Le migliorie promessa dalla Regione, dopo il «fallimento» del servizio denominato orario cadenzato sono al palo. Non è accettabile che passino molti mesi senza vedere le tante promesse del presidente della Regione tramutarsi in risultati. Dovevamo in pochi anni realizzare le quattro fasi del Sfmr. Invece ci troviamo a considerare positivo, dopo ben 25 anni, l’inizio della prima fase». «Non osiamo nemmeno pensare cosa sogni il cittadino di tanta parte del veneto, fuori dall’asse Padova Venezia che ogni sacrosanto giorno fa i conti con la realtà del servizio. Riteniamo sia una drammatica priorità per il governo regionale dare risposte su un cronoprogramma realistico di interventi che completi le fasi realizzative» conclude Ilario Simonaggio .

Felice Paduano

 

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