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Padova-Mestre, 22 nuove corse tra andata e ritorno da lunedì a venerdì

Ma già fioccano le proteste delle zone escluse, come la Bassa

Partenza in sordina per i nuovi treni, dopo un iter di 24 anni fra progetti, liti e inchieste giudiziarie

L’unico rinfresco all’ufficio dirigenti, per un ferroviere giunto al traguardo della pensione. Ma per le tanto attese navette Padova-Mestre del Sistema ferroviario metropolitano regionale ieri è stato un esordio senza clamori, con un annuncio frettolosamente inserito nel cartellone luminoso, a pochi minuti dalla partenza, di fronte agli occhi smarriti di ignari pendolari.
Ore 6.49, binario 2 giardino, tra campi incolti e vento di Frecce in frenata. È l’epilogo di un progetto nato 24 anni fa e che conta infiniti cantieri tra vecchie e nuove stazioni, parcheggi di scambio, passaggi a livello rivoluzionati, convogli svizzeri, spese (solo per il primo lotto) a 300 milioni, ritardi, liti giudiziarie, e infine la precipitosa discesa di Giancarlo Galan e l’assessore Renato Chisso, accesi fautori della metropolitana di superficie e ora in carcere. Fu l’ex governatore a impugnare con vigore il badile 15 anni fa per inaugurare i lavori a Ponte di Brenta, poi la strada fu solo in salita, e assai accidentata.
Partenza dunque in sordina per i convogli che da Padova completano il piano regionale dei trasporti approvato nel 1990. Una tabella di marcia ancora sperimentale, dal lunedì al venerdì (fino al 13 dicembre): 11 corse dalle 6.49 alle 19.49 verso la laguna, una ogni ora, altrettante al rientro, nelle fermate di Ponte di Brenta, Vigonza, Dolo, Mira e Mestre. Trentacinque minuti di percorrenza a 130 all’ora, quando è possibile. Solo seconda classe per i convogli Stadler. Biglietto di andata e ritorno a 6 euro e 60 centesimi, come qualsiasi altro regionale.
Per il debutto, treni del sistema metropolitano quasi deserti, nessuna pubblicità destinata ai viaggiatori diretti a Mestre, poche, pochissime informazioni anche per i ferrovieri. Stupore all’ufficio informazioni dove, a chi domandava qualche dettaglio in più sulle nuove navette per Mestre, la risposta rimandava sempre e solo al governo veneto e alla mancanza, o quasi, di chiarimenti da Venezia. Pendolari disorientati nei sottopassi alla ricerca del binario giardino (costruito ad hoc), più ferrati gli studenti collegati a Internet a orientarsi nel dedalo di orari, marciapiedi e acquisto biglietti.
Un piano comunque avviato e presentato nel dicembre scorso dall’allora assessore Chisso che contemplava, anzi, ne illuminava la filosofia, il tanto discusso cadenzamento: corse con frequenza costante e partenze a minuti fissi, così da renderle più facili da ricordare. L’idea di base richiamava i tre poli veneti, Venezia, Padova, Treviso, la cosiddetta Patreve, e i centri secondari con gli obiettivi di decongestionare le reti stradali, ridurre l’inquinamento e aumentare la quota del trasporto pubblico. Certo è che le nuove navette partite ieri vengono ad aggiungersi a numero rilevante di regionali e regionali veloci: il piano prevede treni ogni 10 minuti sulla Padova Mestre e ogni 30 da Venezia a Treviso. Scelta che non è piaciuta a chi vive nella Bassa Padovana. Ne sa qualcosa l’irriducibile Santino Bozza, consigliere regionale di Prima il Veneto pronto alla battaglia per intensificare i treni tra Venezia e Bologna. «Ora sono insufficienti – dice – sporchi e contano ritardi pesanti. Quei 10 milioni promessi per riammodernare il sistema erano finiti all’Aquila del terremoto, ma ora dovrebbero tornare in Veneto. Io non mollo. Mi sto battendo da anni».

Donatella Vetuli

 

IL CONTENZIOSO – La Regione non paga la progettazione alla Net, che licenzia

Sistema metropolitano, tutti in carrozza. Ma forse per la Net Engineering di Padova è tardi. Perchè, se i convogli sono partiti, i mandati di pagamento ancora no: impantanati nel contenzioso sulla liquidazione delle fatture per le progettazioni. L’ennesimo nodo arbitrale è stato depositato a giugno: la Net (fra i maggiori studi di ingegneria) ha diritto a riscuotere 24 milioni di arretrati, con gli interessi. Ma la Regione Veneto ha già annunciato ricorso. Così la società padovana si trova costretta a privarsi di personale altamente qualificato nel tentativo di tagliare i costi per sopravvivere.

 

VENETO – Trasporto locale, 256 milioni; e Zaia scrive a Trenitalia

Arrivano soldi nel settore trasporti per garantire il livello dei servizi minimi. La Regione Veneto annuncia 256 milioni e 108 mila euro per l’esercizio di trasporto pubblico locale 2014. É quanto stabilisce una delibera della giunta regionale veneta che suddivide la cifra così: 126 milioni per le province e 129 per i Comuni. Per la navigazione la somma è di 40milioni e 997mila euro.
La Giunta ha stabilito anche di “indire una Conferenza di servizi a cui saranno invitati tutti gli Enti affidanti e a cui verrà sottoposta la proposta di riparto”. Una delibera con verifica pubblica quindi, in una soluzione che si presume “aperta” visto che i pareri della conferenza dei servizi può indirizzare la destinazione delle somme. Intanto Zaia è intervenuto nei confronti dell’amministratore delegato di Trenitalia Vincenzo Soprano scrivendo una lettera nella quale ha chiesto che si faccia in modo “che la composizione dei convogli sia adeguata al numero delle persone trasportate; che si agisca con forza sul gestore dell’infrastruttura ferroviaria RFI (Rete Ferroviaria Italiana) affinché venga garantita agli utenti una corretta e puntuale informazione sui principali eventi d’esercizio. E si avvii una fase di incontri con gli enti locali per valutare e soddisfare le richieste di integrazione all’orario cadenzato giunte in questi mesi; l’elenco di una prima lista di treni che presentano particolari criticità relativamente all’affollamento.

 

Il Sfmr inventato da Bernini: domani decolla la linea centrale con 22 corse in più ogni giorno
Chisso e Galan in carcere e Zaia non vuole cerimonie, il nodo Trenitalia-Sistemi Territoriali

Spesi 600 milioni. 130 per acquistare i convogli Stadler-Ansaldo, gli altri per eliminare i passagi a livello, le nuove stazioni, i parcheggi di scambio per gli automobilisti

PADOVA Sfmr, Tav Brescia-Padova, Mose, Salerno-Reggio Calabria e Terza corsia della A4 Venezia-Trieste. Non è l’elenco dello Sblocca-Italia di Renzi, ma delle eterne incompiute che strozzano lo sviluppo del Paese ingabbiato nella rete di infrastrutture del dopoguerra. Da domani qualcosa forse cambia in positivo: il Sfmr, alias la metropolitana del Veneto, debutta sulla Padova-Mestre. 22 corse in più al giorno, un treno ogni dieci minuti grazie ai nuovi Stadler-Ansaldo acquistati da Sistemi Territoriali di Michele Gambato, la società nata per il federalismo ferroviario in Veneto. L’idea cullata da Galan e Chisso, era la fotocopia del modello Ferrovie lombarde che gestisce una quota rilevante del trasporto extraurbano a Milano, Varese e Sondrio. Maroni fa affari d’oro, mentre a Venezia tengono banco le polemiche sui disservizi dei vagoni a gasolio che si fermano con il freddo e della linea Padova-Calalzo eternamente bloccata per il maltempo. Il Sfmr è costato quasi 600 milioni: 130 per l’acquisto dei 22 Stadler, gli altri per le opere sulla rete e i passaggi a livello. Nessuna cerimonia. La metropolitana veneta parte in semiclandestinità, senza cerimonie: Giancarlo Galan è in carcere ad Opera a Milano e non c’è nemmeno Renato Chisso, detenuto a Pisa, così Luca Zaia ha avuto il bon ton di evitare il taglio del nastro. Perché la vera svolta è scattata con l’orario cadenzato voluto da Chisso nel dicembre scorso, una rivoluzione che ha fatto scattare la rivolta dei pendolari: la Regione ha messo sotto accusa Trenitalia e ha poi annunciato di voler mettere in gara la concessione per il trasporto pubblico che scade nel 2014. Si tratta di una torta da 150 milioni che si somma ai 256 milioni per i bus. Il padre è Bernini. Il Sfmr, invece, porta la firma del Doge dc Carlo Bernini che l’ha ideato nel lontano 1990, quando il Veneto era la balena bianca d’Italia e la Lega un manipolo di fedelissimi legati a Rocchetta e Gobbo con Bossi che aveva appena messo piede nel Senato. Il copyright è della Net Engineering di Giovan Battista Furlan, un colosso nel sistema del trasporto ferroviario che ha depositato un progetto ambiziosissimo: collegare il quadrilatero Venezia-Treviso-Padova-Castelfranco, dove vivono 3 milioni di abitanti. Il Veneto come Monaco di Baviera, Parigi e Londra e come Milano e il suo hinterland. La Patreve nasce con l’idea della metro di superficie per mettere in rete le sue università, dislocate sul territorio con le sedi storiche di Padova e Venezia e poi Verona, Vicenza e poi infine Rovigo e Treviso. Ma il terremoto di tangentopoli ’92 modifica il disegno e il Sfmr finisce in un cassetto e quando Galan lo riprende in mano nasce un contenzioso con la Net Engineering che si trascina ancora oggi. Il contenzioso di 30 milioni. Tirate le somme, Furlan attende che palazzo Balbi stacchi un assegno di 30 milioni di euro per chiudere un contenzioso che si trascina dal 1996: «Il sistema metropolitano di superficie è l’architrave dello sviluppo del Veneto» ha spiegato Furlan nella sede di Confindustria Padova, « un’infrastruttura fondamentale, senza la quale è inutile che il Veneto si candidi a eventi internazionali. Per questo lo stallo non giova a nessuno». Ma Zaia ha deciso di resistere in giudizio. Domani si parte Ventidue corse in più sulla dorsale della Patreve, per convincere i pendolari a lasciare l’auto nel garage e a salire sul treno: sono 150 mila i veneti che si spostano sui mezzi pubblici, 30 mila dei quali lungo l’asse Padova-Mestre. Studenti iscritti al Bo, a Ca’ Foscari e allo Iuav e poi i dipendenti della regione e dei ministeri che protestano per i disservizi di Trenitalia che in regime di monopolio fa il bello e il cattivo tempo. I convogli regionali spesso in ritardo, mentre le «Frecce» spaccano il secondo, come se fossimo in Svizzera. Cosa cambia. Il piano, a regime, prevede treni ogni 10 minuti sulla Padova-Mestre e ogni 30 da Venezia a Treviso, mentre i collegamenti tra Padova-Castelfranco e Bassano saranno intensificati appena i binari verranno raddoppiati. Da Venezia, i dirigenti del settore trasporti, scelgono il pragmatismo e invitano all’ottimismo. Sulla Padova-Mestre ogni ora ci saranno 6 treni a tariffa popolare: 4 regionali della metro con l’orario cadenzato e 2 regionali veloci. E poi le Frecce di Trenitalia e Italo-Ntv, che tenta di rompere il monopolio con prezzi stracciati.

Albino Salmaso

 

Gli orari. Invariati i biglietti: 3,30€ per il regionale, 15 per le Frecce e 8 per Italo

Un treno ogni 10 minuti sulla linea

PADOVA Il primo treno-navetta della metro di superficie partirà domani, 8 settembre, dal nuovo binario metropolitano 2 della stazione alle 6.49. Arriverà a Mestre alle 7.24 (tempo di percorrenza 35 minuti) con fermate a Ponte di Brenta, Vigonza- Pianiga, Dolo e Mira-Mirano. Le corse successive partiranno alle 8.49, 9.49, 11.49, 12.49, 13.49, 14.49, 15.49, 16.49, 17.49 e 19.49 (vedi tabella qui a fianco). In pratica, con orario cadenzato, i nuovi 11 treni partiranno sempre al minuti 49. Da Mestre, invece, il primo treno del Sfmr partirà alle 7.35 con arrivo a Padova alle 8.10. Gli altri alle 8.35, 9.35, 11.35, 12.35, 14.35, 15.35, 16.35, 18,35 ed, infine, alle 19.35. In totale altre undici corse nella direzione opposta. I 22 nuovi treni che circoleranno solo nei giorni feriali e non al sabato e alla domenica, si vanno a sommare ai treni regionali che viaggiano sulla Padova-Mestre, raddoppiata nel 2006 con la nuova linea ad alta velocità/capacità dove corrono a 250 km l’ora le «Frecce Argento» e gli «Italo-Ntv» per Roma oltre alle « Frecce Bianche»per Verona, Milano e Torino. Ci sono poi anche i treni regionali veloci, che arrivano da Verona e Vicenza e da Bologna-Ferrara-Rovigo che non fermano in nessuna stazione intermedia. E poi ci sono tre locali, provenienti sempre da Vicenza e Rovigo, definiti ad andamento lento, che effettuano tutte le fermate intermedie. Insomma un treno ogni 10’. Il prezzo, comunque, resta lo stesso: 3.30 euro sia se si sale su un regionale veloce che su un locale che effettua tutte le fermate. Naturalmente biglietti più cari con una Freccia Argento o Bianca. In seconda classe si devono sborsare 16 e 15 euro, mentre Italo ha abbassato la tariffa a 8 euro da Venezia a Padova. Felice Paduano

 

“E’ un’eterna incompiuta. Zaia non ha strategia”

PADOVA «La metro del Veneto? Resta un’eterna incompiuta perché prima Galan e ora Zaia non hanno mai voluto investire le risorse necessarie per completare almeno il primo tratto: collegare il quadrilatero Venezia-Treviso-Castelfranco-Padova». Bruno Pigozzo, vicepresidente della commissione Trasporti della regione Veneto, è convinto che non ci sia proprio nulla da festeggiare. E dello stesso avviso è anche Stefano Peraro dell’Udc, più che mai convinto che qualsiasi tipo di cerimonia fosse fuori luogo e inopportuna. «Non ho ricevuto nessun invito e ci mancherebbe altro, sono passati 25 anni da quando Bernini e Cremonese hanno presentato il Sfmr e 15 da quando sono iniziati i primi lavori. La mia impressione è che non farà molti passi in avanti perché le risorse non ci sono. Il secondo lotto Mestre-Quarto d’Altino- Portogruaro ha ottenuto 10 milioni sui cento previsti, i fondi sono stati dirottati alle opere per ricostruire l’Aquila e l’Abruzzo dopo il terremoto. E la Regione non vuole aggiungere un euro al fondo nazionale del trasporto pubblico: non c’è nessuna strategia», dice Peraro. Ma quale autunno si annuncia per i pendolari? «Mi auguro che la qualità del servizio possa migliorare notevolmente», spiega Bruno Pigozzo (Pd) «anche se gli errori dell’orario cadenzato voluto da Chisso non sono stati corretti: la linea per Portogruaro lascia senza collegamenti i pendolari delle prime ore del mattino mentre Belluno e Rovigo rischiano l’isolamento totale. Ecco, da quando Chisso è uscito di scena per l’inchiesta del Mose, la delega ai Trasporti l’ha voluta il presidente Zaia e ora vedremo quali interventi saprà mettere in campo. La questione centrale riguarda il rinnovo della concessione che scade a fine anno. Le proteste per i disservizi di Trenitalia sono state utilizzate come un pretesto da Zaia per minacciare la fine del rapporto con l’azienda pubblica italiana. La gara sarà aperta non solo a Ntv-Italo ma a tutti i partner europei, tedeschi in primis». E il Sfmr vedrà mai la fine? «I timori sono più che fondati», aggiunge Pigozzo, «per completare il primo lotto va raddoppiata la linea Mestre-Castelfranco: ora i doppi binari si fermano a Maerne e bisogna investire 70-80 milioni. Poi va ripensata l’intermodalità per cancellare le sovrapposizioni gomma-rotaia che penalizza Belluno e Rovigo. L’ultima questione riguarda il futuro di Sistemi Territoriali: credo ci debba essere un soggetto unico per la gestione del servizio ferroviario in Veneto, i doppioni comportano sprechi e confusioni. Meglio semplificare e il rinnovo della concessione mi pare l’occasione perfetta per decidere la nuova governance», conclude Pigozzo. Ultimo capitolo: l’alta velocità. Il dossier è sul tavolo del ministro Lupi che ha deciso di sbloccare il nodo stazione di Vicenza: i 100 km da Verona a Padova, secondo i calcoli Rfi-Italfer del 2003, richiedono un investimento di 3,3 miliardi di euro, cui vanno aggiunti 800 milioni per modificare la linea a cavallo dei Berici e altri 1.150 milioni per la nuova stazione di Vicenza.

Albino Salmaso

 

“L’incubo orario cadenzato”

PADOVA «La Filt Cgil del Veneto saluta con favore l’avvio domani delservizio ferroviario di metropolitana di superficie Padova Mestre con il potenziamento negli orari diurni. L’offerta ferroviaria nella città metropolitana Padova Venezia si adegua ai bisogni e alla potenziale domanda che sale dal territorio. Bene ma da sola non basta», dice Ilario Simonaggio, segretario regionale. «Finalmente dopo 24 anni, si incomincia.    Il servizio ferroviario metropolitano regionale Sfmr è lungi dal considerarsi minimamente realizzato. Bisogna che la Regione si ponga con drammatica urgenza l’obiettivo di completare almeno la prima fase del quadrilatero centrale del veneto. Non si può considerare realizzata la prima fase perché manca la chiusura del quadrilatero Mestre–Treviso–Castelfranco– Padova senza la quale il progetto è monco.    Le migliorie promessa dalla Regione, dopo il «fallimento» del servizio denominato orario cadenzato sono al palo. Non è accettabile che passino molti mesi senza vedere le tante promesse del presidente della Regione tramutarsi in risultati. Dovevamo in pochi anni realizzare le quattro fasi del Sfmr. Invece ci troviamo a considerare positivo, dopo ben 25 anni, l’inizio della prima fase». «Non osiamo nemmeno pensare cosa sogni il cittadino di tanta parte del veneto, fuori dall’asse Padova Venezia che ogni sacrosanto giorno fa i conti con la realtà del servizio. Riteniamo sia una drammatica priorità per il governo regionale dare risposte su un cronoprogramma realistico di interventi che completi le fasi realizzative» conclude Ilario Simonaggio .

Felice Paduano

 

PICCOLO A ZAIA

DOLO – Il consigliere regionale Francesco Piccolo (gruppo misto) ha presentato un’interrogazione al governatore Luca Zaia affinchè «adoperi tutto il suo peso istituzionale per definire una strategia comune e condivisa sul tracciato finale della Romea Commerciale». «Sono preoccupato e perplesso dalle notizie che giungono dalla stampa nazionale circa la realizzazione della Orte-Mestre qualora l’iniziativa proseguisse», scrive Piccolo, «ricordo che il progetto preliminare ha lasciato appositamente aperta la definizione dell’ultimo tratto in modo che fossero gli enti locali a individuare la soluzione più adeguata e meno impattante per il territorio». Il consigliere regionale lancia una proposta. «Sono convinto che serva la massima attenzione e impegno del territorio coinvolto, e in particolare quello della Riviera, che rischia di essere fortemente trasformata da un’opera di tali dimensioni. Per questo è importante che Zaia, insieme a consiglieri regionali e amministratori locali, uniscano le loro forze e facciano fronte comune per trovare una soluzione che non cancelli la storia e il patrimonio di questo territorio».

Giacomo Piran

 

Gazzettino – Mira. Terre rosse, bonifica piu’ vicina.

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5

set

2014

MIRA – Da 40 anni si attende l’intervento. Ieri preoccupazione per una nuvola di polvere

Veneta Raw Material ha comunicato che è pronta a iniziare la messa in sicurezza

L’ASSESSORE «Inizierebbe il risanamento del territorio»

Mariagrazia Sanginiti: «Se l’intervento fosse fatto nel rispetto delle regole si inizierebbe, finalmente, con il sanare una ferita profonda del territorio di Mira».

Allarme a Dogaletto: «Dalle Terre rosse in via Bastie si alza della polvere, quella zona è una bomba ecologica». La segnalazione effettuata da alcuni residenti ha subito destato molta preoccupazione anche tra l’amministrazione comunale di Mira. Il sindaco Alvise Maniero e l’assessore all’Ecologia Maria Grazia Sanginiti si sono subito mobilitati ma dopo il sopralluogo si è riscontrato che si trattava dell’avvio di un cantiere e che tutto stava procedendo nel rispetto delle regole.
Da tempo infatti si attende la bonifica dell’area e proprio in questi giorni ci sono state delle importanti novità, come conferma l’assessore Sanginiti. Il deposito di ceneri pirite lungo la Romea, infatti è conosciuto in zona come “Terre rosse”, e da circa quarant’anni è l’incubo dei cittadini miresi. Vi sono depositate circa 450mila tonnellate di ceneri di pirite, un materiale tossico, residuo di produzione del procedimento industriale di fabbricazione dell’acido solforico. La Veneta Raw Material, erede dell’ormai celebre Veneta Mineraria, lo scorso gennaio ha presentato ai cittadini di Mira il progetto di bonifica imposto alla sentenza del Tribunale di Venezia.
Ieri mattina alcuni cittadini hanno segnalato la presenza di persone nelle Terre Rosse e di polvere allertando il Comune. Il sindaco Maniero ha chiesto un sopralluogo dell’Asl 13 e della Provincia mentre l’assessore Sanginiti è andata sul posto. Più tardi si è scoperto che nell’area è stato allestito un cantiere per il passaggio e la realizzazione di un oleodotto. «La ditta è in possesso delle dovute autorizzazioni allo scavo – ha spigato il sindaco – Il materiale scavato rimane nel sito in attesa di sottoporlo alle dovute analisi. Insomma tutto in regola».
Un’area sotto sorveglianza quella di via Bastie a Dogaletto per la quale sembra esserci qualche buona notizia. «Proprio in questi giorni la Veneta Raw Material – ha spiegato l’assessore Sanginiti – ha comunicato a tutti gli enti coinvolti, Comune, Provincia e Regione che intende dar corso alla messa in sicurezza in emergenza dell’area. I pareri dei tecnici competenti devono ancora arrivare ma se l’intervento fosse fatto nel rispetto delle regole si inizierebbe, finalmente, con il sanare una ferita profonda del territorio di Mira».

Luisa Giantin

 

MIRA – Il deposito di ceneri di pirite in via Bastie a Dogaletto fa paura e il rischio che a causa di lavori in corso si disperdano inquinanti nei terreni circostanti e nell’aria ha fatto preoccupare i residenti che hanno chiamato in massa i centralini del Comune. Ora Mauro Berti, capogruppo in Consiglio del Movimento 5 Stelle, rassicura tutti: «Il deposito di ceneri pirite lungo la Romea conosciuto come “Terre rosse” è da decenni l’incubo dei miresi», dice, «Questa mattina mentre qualcuno passava di lì, si è accorto che venivano svolti lavori di scavo su un fosso lungo la stessa strada. Alla segnalazione il sindaco Alvise Maniero ha provveduto a richiedere il sopralluogo da parte dell’Asl mentre l’assessore Maria Grazia Sanginiti, accompagnata dai cittadini si è recata in zona. È stato appurato che la ditta è in possesso delle autorizzazioni per scavo e posa di un tratto di oleodotto. Il materiale scavato rimane nel sito in attesa di sottoporlo alle dovute analisi». «Continuiamo a vigilare», dice Berti, «nella speranza di vedere presto avviati i lavori per la messa in sicurezza del sito e la risoluzione di una situazione da anni è ferita aperta per Mira».

(a.ab.)

 

L’avvio sperimentale: otto corse al giorno lungo la tratta Padova-Venezia, il tempo di percorrenza è fissato in 50 minuti

PADOVA – Si parte. Finalmente si parte. Con dieci anni almeno di ritardo, ma, questa volta, la prima metro regionale di superficie, lunedì 8 settembre, alle 8.35, partirà dal binario 2 della nuova stazione giardino, pronta già da un anno sul lato sud di Padova Centrale. Al momento la linea metropolitana Padova-Venezia (37 chilometri) sarà attivata a titolo sperimentale solo sino al 13 dicembre, ma appare molto probabile che proseguirà anche nel 2015. Basta dare uno sguardo ai tabelloni generali cartacei degli orari Fs già affissi nelle stazioni di Padova, Venezia- Mestre e Venezia-Santa Lucia per constatare che i primi treni metropolitani sono otto all’andata ed altrettanti al ritorno. In tutto sedici. I nuovi convogli, che saranno dei treni Stadler, con 750 oppure 450 posti disponibili, partiranno da Padova alle 8.35, 11.35, 13.35, 14.35, 15.35, 17.35, 18.35 e 20.35. La prima metro arriverà a Santa Lucia alle 9.25 con un tempo di percorrenza di 50 minuti. Fermate previste: Ponte di Brenta, Vigonza-Pianiga, Dolo, Mira-Mirano e Mestre. I nuovi treni metropolitani andranno ad aggiungersi ai 210 convogli giornalieri, sia Regionali che Frecce Argento, Frecce Bianche ed Italo di Ntv, che già oggi collegano la città del Santo con la laguna. E pensare che, come disse l’ex governatore Giancarlo Galan quando, nel 2004, si mise in testa il cappello rosso da capostazione a Vigodarzere, il primo convoglio sarebbe dovuto partire entro il 2010. Sono venticinque anni che il progetto Smfr va avanti a passi di lumaca. Costato, sino ad oggi, oltre cento milioni, non è ancora a regime. Nel complesso è stato realizzato il quadruplicamento della tratta ad Alta Velocità/Alta Capacità Padova-Mestre (km 26); è stato costruito il raddoppio della linea Padova-Camposampiero-Castelfranco ed è stata anche realizzata la nuova tratta fra Mestre e Maerne di Martellago, con la realizzazione della nuova stazione di Spinea, senza, però, il completamento a doppio binario sino a Castelfranco, via Trebaseleghe, Piombino Dese e Noale. Questo perché la prima linea metropolitana di superficie del Veneto, in base al progetto originario, dovrebbe correre sull’asse Padova-Mestre-Castelfranco (con diramazione Treviso-Padova). «L’importante è che l’ 8 settembre si parta», sottolinea Lorenzo Manfredini, responsabile di Rfi di Padova, «nel frattempo stiamo potenziando la linea Padova-Vicenza, dove i treni potranno correre alla velocità massima di 200 km l’ora.

Felice Paduano

 

Gazzettino – Salzano. Razzia di biciclette in stazione.

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30

ago

2014

SALZANO – Una banda organizzata studia orari e spostamenti prima di colpire

Sale la protesta dei pendolari derubati: «Installate subito le telecamere»

Conoscono le stazioni e gli orari dei treni come le loro tasche, attendono il momento giusto e vanno a colpo sicuro. «Studiano» il tabellone delle ferrovie, controllano quando passano i treni e approfittano dei periodi di «buco» per fare razzia. I furti di biciclette nelle stazioni del Miranese sono un fenomeno noto da anni, durante l’estate il problema si è intensificato e le segnalazioni di questo genere sono decine e decine. A sparire non sono solamente le biciclette intere: quando i ladri non riescono a tranciare una catena troppo resistente, si arrangiano comunque rubando sellini, copri-sellini, ruote e fanali. Tutto torna utile nel grande mercato illegale delle due ruote: se le biciclette di valore spesso e volentieri vengono esportate nell’Est Europa, quella di seconda fascia entrano in un florido giro d’affari orchestrato soprattutto alla stazione dei treni di Padova. Negli ultimi mesi diversi furti di biciclette sono stati compiuti alla stazioni di Mira-Mirano e di Spinea (con i carabinieri della stazione locale che hanno effettuato anche alcuni importanti arresti notturni legati a questi tipi di reati), ora invece il malumore si solleva soprattutto dalla stazione di Salzano, quella che serve la linea ferroviaria Bassano-Venezia. Nei mesi scorsi il comitato locale di pendolari aveva alzato la voce con Trenitalia per protestare contro gli orari dei treni, ora su Facebook torna a farsi sentire: «Ancora episodi di vandalismo, ancora biciclette rubate. Servirebbe una telecamere di sorveglianza» scrive il comitato. Il problema è presente tutto l’anno ma i pendolari raccontano che la situazione peggiora soprattutto d’estate, quando ci sono più «tempi morti» e il viavai di gente cala drasticamente: «Le bici rubate quest’estate sono state decine, sia nelle rastrelliere interne sia nel parcheggio esterno. Cosa dobbiamo fare? Usare la macchina anche solo per pochi chilometri?» si chiede una donna salzanese. In realtà al parcheggio di Mira-Mirano alcune bande hanno preso di mira anche le macchine, mentre a Spinea negli ultimi giorni si sono sollevati malumori per la presenza di barbanera in stazione alle sette del mattino. «Il problema-sicurezza riguarda tutti – prosegue il comitato – usate biciclette di scarso valore».

 

MIRA – Oltre 700 chili di materiale abusivo scoperti dai Rangers

MIRA – Quasi un quintale di lastre di fibra di amianto abbandonate lungo l’idrovia a Gambarare. Nuova discarica abusiva scoperta da una pattuglia del Nucleo Operativo Ambientale dei Rangers D’Italia, lungo l’area a ridosso dell’idrovia, in via Argine Destro in prossimità di via Cà Molin, ma questa volta il quantitativo di materiale, molto probabilmente tossico nocivo, è molto elevato. «Si tratta di oltre 700 kg di lastre in fibro cemento composto da amianto – spiega Davide Formentello responsabile dei Rangers d’Italia. – La nostra pattuglia ha subito capito di trovarsi di fronte ad una importante discarica di materiale nocivo disseminato in un’area di circa quaranta metri quadrati e per l’intervento è stata coordinata direttamente dalla propria centrale operativa». Sul posto i Rangers hanno cercato di individuare prove ed eventuali tracce che possono servire a rintracciarne i colpevoli. «L’abbandono in questa zona di lastre ondulate di fibrocemento – spiega Formentello – è diventato ormai un ripetersi costante e continuo nel tempo con possibili danni per l’inalazione di spore liberate dal materiale frammentato per chiunque vi transitasse». Da anni il Nucleo Operativo dei Ranger, attraverso un’apposita convenzione con il Comune di Venezia, è impegnato a contrastare il fenomeno dell’abbandono di questo prodotto altamente nocivo, ed a mettere in sicurezza l’area circoscrivendo la zona e denunciando il ritrovamento alla Procura della Repubblica, ma il ritrovamento di queste discariche abusive, lungo l’area della Riviera, si fa sempre più preoccupante.

Luisa Giantin

 

Riviera Fiorita confermata anche quest’anno. Si terrà il 14 settembre con il corteo acqueo da Stra a Malcontenta lungo il Naviglio ma sarà un’edizione “light”. Fino all’ultimo si è temuto il peggio; non la sospensione della XXXVII edizione di Riviera Fiorita ma un forte ridimensionamento, quello si. Già si parlava, viste le pochissime risorse, di contenere il costi e di ridurre il corteo acqueo privilegiando l’ultimo tratto del Naviglio verso il mare, considerando che trasferire le imbarcazioni veneziane della Regata Storica da Venezia fino a Stra costa 12mila euro. Invece all’ultimo sono intervenuti gli sponsor privati e Veritas, sostenendo la manifestazione simbolo della Riviera, l’unico biglietto da visita presentabile nelle mostre internazionali del turismo che collega Stra a Fiesso, Dolo a Mira coinvolgendo anche Vigonovo, Fossò e Campagna Lupia.
Non a caso la comunicazione ufficiale di Riviera Fiorita si intitola “l’Unione fa la forza”. A fare da collante anche quest’anno c’è l’impegno economico della Provincia, in fase di dismissione con l’avvento della Città Metropolitana, e l’Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Venezia con il suo know-how nonostante il particolare momento che stanno vivendo gli operatori società remiere, senza dubbio i veri protagonisti, le società remiere con il Gruppo Remiero Rivierasco e il GS Voga Riviera del Brenta.
«Nonostante le emergenze a cui le amministrazioni sono chiamate a far fronte – ha spiegato la presidente dell’Unione di Comuni, Maddalena Gottardo – non abbiamo dimenticato le opportunità che Riviera Fiorita rappresenta». A sottolineare gli sforzi è intervenuto anche Mario Ferraresso, assessore al Turismo: «Rischiavamo di non farcela, ma abbiamo messo in campo tutte le disponibilità possibili in particolare del volontariato e delle Proloco». L’evento clou sarà domenica 14 settembre, con alcune novità e qualche modifica “in economia” che probabilmente sposterà il tradizionale pranzo di fronte a Villa dei Leoni a Mira in un’altra sede, più modesta mentre dal 12 al 14 settembre sarà un susseguirsi di mostre, eventi e iniziative a cornice della tradizionale manifestazione.

 

INTERROGAZIONE IN REGIONE

MIRA – «Il Piano aziendale di sanità territoriale dell’Asl 13 smantella i servizi socio – assistenziali favorendo i privati: Zaia lo blocchi». Il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò della Federazione della Sinistra ha presentato un’interrogazione al Presidente del Veneto chiedendo il blocco del Piano previsto dal direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato ed illustrato qualche settimana fa alla Conferenza dei Sindaci. Il Piano prevede entro il 2015 una riorganizzazione dei servizi nel territorio con l’individuazione di tre strutture intermedie di sanità territoriale – Ospedale di Comunità, Unità Riabilitativa del territorio ed Hospice – per fornire un’assistenza adeguata e qualificata a quei pazienti che hanno superato la fase acuta all’interno della struttura ospedaliera ma che contestualmente non possono rientrare a casa o essere seguiti solo a livello ambulatoriale. «Parte dei costi di queste strutture saranno sostenute dall’Asl 13 e parte dalle famiglie che usufruiranno del servizio – spiega Pettenò – ed in base a questo Piano le strutture intermedie sono destinate principalmente al privato, non tenendo conto del patrimonio pubblico esistente, presente soprattutto negli ospedali di Dolo e Noale: all’interno dell’ospedale di Dolo, ad esempio, ci sono padiglioni dismessi e completamente vuoti idonei a tale scopo, tuttavia, salvo qualche posto letto nelle case di riposo di Dolo e Mirano, viene preferito la collocazione a Scorzè, Noale e a Fiesso D’Artico, ovvero in strutture private. Inoltre – osserva infine il consigliere regionale di Prc Pettenò – il Piano viene avviato prima dell’approvazione delle schede territoriali sul fabbisogno di tali strutture”.

(L.Gia.)

 

DOLO – Fattoretto: «Ospedale? Ormai è una giungla»

DOLO – Lo stato di degrado in cui si trova l’area verde interna all’ospedale dolese è denunciato dal consigliere comunale e segretario di circoscrizione della Lega Nord Giovanni Fattoretto: «Ora riesco a giustificare l’acquisto di un potente e costoso Suv da parte dell’amministrazione dell’Ulss 13. Trova fondamento con la necessità di attraversamento della “foresta africana” che si trova all’interno dell’area verde dell’ospedale ed è possibile che all’interno di questa vegetazione in completo stato di abbandono, inequivocabile esempio di degrado e incuria, possano annidarsi topi e serpi. Mi chiedo come mai il Comune di Dolo, quale massima autorità sanitaria, non presti attenzione a queste gravi situazioni igienico sanitari presenti all’interno dell’ospedale del suo territorio» Una situazione di abbandono che potrebbe far presagire la volontà di non investire su un ospedale in fase di smobilitazione.

(L.Per.)

 

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