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Mirano. Interrogazione di Pettenò

MIRANO. «Perché l’Asl 13 di Dolo e Mirano affida solo a soggetti privati le strutture intermedie di assistenza e continuità tra ospedale e territorio?». A porre l’interrogativo è il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò che chiede alla Regione di riconsiderare il piano aziendale per la sanità territoriale presentato dall’azienda sanitaria di Miranese e Riviera del Brenta. Delle strutture intermedie previste dalla programmazione, ricorda Pettenò, il piano aziendale dell’Asl 13 affida l’ospedale di comunità alle case di riposo di Noale e Fiesso d’Artico, l’unità per non autosufficienti e malati di Alzheimer al Mariutto di Mirano, al centro servizi di Dolo e alla casa “Anni Sereni” di Scorzè, dove troverà accoglienza anche l’hospice per malati terminali. «Tutte queste strutture (ed eccezione dei 10 posti letto dell’hospice) prevedono una compartecipazione alla spesa da parte dell’assistito e sono collocate in strutture private, mentre gli ospedali di Dolo e di Noale hanno padiglioni vuoti e dismessi. Il Consiglio regionale», prosegue Pettenò, «ha appena approvato una legge (lr 23/2014) che consente alle aziende sanitarie di affidare le strutture dismesse in usufrutto a Ipab o Comuni per attività socioassistenziali. Perché non utilizzare quindi le strutture pubbliche dismesse di Dolo e Mirano, razionalizzando risorse e valorizzando immobili pubblici?».

Pettenò punta il dito anche sui ritardi accumulati nei lavori di sistemazione e messa e norma del Pronto soccorso e del monoblocco di Dolo, «nonostante», sottolinea, «l’Asl 13 possa vantare un cospicuo avanzo di amministrazione pari a 7 milioni di euro». Il consigliere infine critica la decisione dell’Asl di porre a carico dei Comuni la spesa per i distretti sociosanitari di Camponogara e Mira.

 

Il Movimento Consumatori denuncia: «Oscura la bellezza delle storiche ville, l’impatto è negativo»

Mira Vecchia finalmente ha dei marciapiedi peccato però che con essi arriva anche un nuovo degrado ambientale provocato dalla segnaletica verticale. La denuncia arriva da Alfeo Babato del Movimento Consumatori che nei giorni scorso ha scritto alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Venezia e Laguna e all’Istituto Regionale Ville Venete segnalando un «emergenza» già evidenziata in facebook da molti gruppi di cittadini miresi. La segnaletica verticale lungo il percorso pedonale prevede cartelli ogni 4-5 metri con un forte impatto visivo sulla strada costellata di ville e giardini. «Lungo la Strada Regionale 11, nel tratto compreso tra Mira Taglio e Mira Vecchia – sottolinea infatti Babato – Veneto Strade sta costruendo una pista pedonale che rientra nel progetto complessivo di sistemazione della strada stessa. Alcuni tratti della pista sono già stati completati per cui è possibile fin d’ora vedere come sarà l’opera finale ed esprimere un giudizio sulla stessa.
Per quanto mi riguarda espongo le mie perplessità sulla segnaletica verticale installata. La messa in opera in sequenza metodica del segnale verticale di interruzione e ripresa della pista ciclabile crea un impatto visivo che oscura la bellezza delle ville insistenti nel tratto di strada di cui sopra».
Babato sottolinea come la segnaletica orizzontale rappresenti un inquinamento visivo rispetto all’immagine delle ville. «A Stra per un analogo problema è stata rimodulata l’illuminazione del Campo Sportivo posto sul retro di Villa Pisani – scrive Babato alla Soprintendenza – non vedo perché a Mira non si possa trovare una soluzione meno impattante».

 

DOLO – Prosegue la petizione popolare per la salvaguardia e il potenziamento dell’ospedale di Dolo e dell’Asl 13 promossa dal comitato Bruno Marcato e da associazioni e comitati rivieraschi. Nell’ultimo fine settimana, con la presenza sabato durante la Fiera del Bestiame e ieri durante l’ultima serata della Sagra di San Rocco, sono state raccolte oltre 400 firme che vanno a sommarsi alle tremila ottenute nelle altre giornate di presenza degli stand e gazebo nel territorio. Le prossime uscite sono previste per il 27 agosto al mercato di Sambruson di Dolo mentre il 31 agosto si terrà un’altra giornata unitaria di raccolta in tutte le piazze della Riviera del Brenta. La disposizione degli stand sarà comunicata nelle prossime settimane da parte dei promotori dell’iniziativa. Le richieste delle petizione, che poi sarà consegnata alla Regione riguardano il blocco dell’atto aziendale approvato dal direttore dell’Asl 13 Gino Gumirato, la classificazione dei nosocomi di Dolo e Mirano come ospedale di rete su due poli sanitari, lo stanziamento di fondi per i lavori del Pronto soccorso di Dolo, del nuovo distretto sanitario di Mira e per le altre strutture.

(g.pir.)

 

L’assessore all’Ambiente Conte risponde ai sindaci che sollecitavano il progetto «Non sarà possibile farlo entro quest’anno, resta l’impegno a trovare i soldi»

CAMPONOGARA – Il progetto e l’affidamento dell’appalto per il completamento dell’Idrovia Padova Venezia slitta a tempo da destinarsi. A spiegarlo, tirando il freno a mano su un progetto che sembrava avviato al galoppo, è direttamente l’assessore all’Ambiente della Regione Maurizio Conte, in una lettera inviata al presidente della Conferenza dei sindaci Giampietro Menin. I sindaci della Riviera del Brenta avevano invitato quasi unanimemente la Regione a fare presto per non perdere i fondi europei destinati alle grandi opere. «Viste le complesse norme in materia di appalti pubblici» spiega Conte «non si può favorevolmente riscontrare l’invito a presentare il progetto entro la fine del 2014. Resta però l’impegno a reperire comunque le risorse economiche per la realizzazione di un’opera ritenuta sicuramente prioritaria sotto vari aspetti». Resta l’impegno, ma non si sa ne in che modo le risorse saranno trovatete, nè dove. I calcoli sono precisi dopo l’emanazione del bando di gara per il progetto. Si dovranno trovare 3-400 milioni di euro. Secondo lo studio di fattibilità della Regione, per completare il tracciato (oltre 27 km tra Padova, Saonara, Vigonovo, Strà, Fossò, Camponogara, Dolo, Mira e Venezia) in classe quinta e quindi in regola con la normativa comunitaria, servono 384 milioni di euro che diventano 461 milioni con opere aggiuntive per migliorare la sicurezza idraulica del sistema Brenta-Bacchiglione nello snodo di Stra-Vigonovo. Già il bando di gara però conteneva delle incongruità che sindaci e comitati hanno fatto notare alla Regione. «Il bando prevede» spiega per il comitato Brenta Sicuro Marino Zamboni «il passaggio sul canale di navi utilizzate per il trasporto di merci sul fiume Volga. Cioè navi gigantesche se paragonate a un progetto fattibile di idrovia. Queste caratteristiche nel bando vanno cambiate». L’assessore, rispondendo ai sindaci, spiega che il canale potrà avere una portato superiore rispetto a quella ipotizzata nel bando di 350 metri cubi al secondo e che oltre che ad essere scolmatore sarà anche navigabile. Viene esclusa del tutto comunque anche da parte dell’assessore l’ipotesi di una camionabile perché dimensioni del genere non lo permetterebbero. I sindaci della Riviera del Brenta sono preoccupati. «La risposta che mi è pervenuta ci preoccupa» spiega Menin «Non si parla di un termine per la presentazione nè di come i soldi si reperiscono. Se si rispettavano i tempi arrivavano dai fondi strutturali europei». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Campolongo Alessandro Campalto da sempre in prima fila sui temi legati alla sicurezza idraulica. Una conferenza dei sindaci della Riviera sul tema si terrà a settembre.

Alessandro Abbadir

 

MIRA – Il sindaco Maniero replica al collega di Camponogara: «Abbiamo 40 mila abitanti da servire»

«La nostra proposta è quella di spostare il distretto sanitario di Mira a Oriago, per rispondere alle necessità di oltre 40 mila abitanti, nulla di più. Nessun’altra modifica all’assetto dei servizi sanitari nell’Asl 13». Il sindaco di Mira Alvise Maniero risponde all’intervento del collega di Fiesso D’Artico, Andrea Martellato, che ieri aveva dichiarato di essere «decisamente contrario al trasferimento ad Oriago di Mira dell’attuale Distretto sanitario di Camponogara. Perché invece non usufruire degli spazi liberati dal Tribunale di Dolo?». Dichiarazioni che hanno preoccupato molto i cittadini dell’area della Riviera che si vedrebbero privati dell’importante distretto di Camponogara che serve Vigono, Fossò, Fiesso d’Artico e Stra. «C’è stata un pò di confusione – spiega l’assessore ai Servizi Sociali di Mira, Francesca Spolaor -. Ho sentito personalmente il sindaco Martellato, nonostante fosse in ferie, e non intendeva in alcun modo coinvolgere Camponogara in questa vicenda, considerato poi che il distretto è praticamente nuovo. Martellato è convinto che il distretto di Mira sarebbe meglio fosse trasferito a Dolo ma noi abbiamo una diversa opinione al proposito». Il sindaco di Mira, infatti, sta proseguendo i contatti con l’impresa costruttrice del nuovo distretto, nell’area di Piazza Mercato a Oriago, ma anche con i funzionari della Regione per avere l’ok all’iter da avviare con l’Asl 13, come prescritto dalla Conferenza dei sindaci lo scorso luglio. «Resta inteso che noi proseguiamo per la nostra strada e che nell’ultima conferenza dei sindaci la maggioranza era d’accordo con il trasferimento ad Oriago – afferma Maniero -. Chi sostiene che non c’è alcuna logica demografica in questo trasferimento ha torto. Noi dobbiamo rispondere ad un bacino di oltre 40 mila abitanti per garantire un servizio territoriale sanitario e sfido chiunque, sindaco, comitato, esponente politico a dire che questa proposta sia insensata». Il prossimo appuntamento a metà settembre in conferenza dei sindaci dovrebbe essere praticamente quello definitivo per decidere se proseguite con il trasferimento a Oriago o se percorrere altre strade.

 

gli ambientalisti dei circoli piove di sacco e riviera del brenta

La Regione ha pronto il bando per il progetto con cui collegare Padova a Venezia

L’idea risale al 1960: il canale si ferma a Vigonovo e riparte da Mira fino in laguna

PADOVA – Idrovia: avanti tutta, dopo 55 anni di promesse e ritardi. A invocare il completamento del canale navigabile tra la Zip di Padova e la laguna di Venezia ideato dal professor Mario Volpato nel 1960, non sono i sindaci o gli industriali ma gli ambientalisti più che mai convinti che si tratti dell’unica grande opera che può salvare mezzo Veneto dall’incubo alluvione. Avanti tutta con la benedizione dei circoli di Legambiente Padova, Selvazzano, Saccisica, Riviera del Brenta, Saonara- Vigonovo, del comitato Brenta Sicuro e di un’altra decina di associazioni che invitano la Regione a passare dalle parole ai fatti. L’assessore all’Ambiente Maurizio Conte ha ribadito la volontà di arrivare in tempi rapidi al bando di gara per il progetto, poi si dovranno trovare 3-400 milioni di euro. Secondo lo studio di fattibilità della Regione, per completare il tracciato (oltre 27 km tra Padova, Saonara, Vigonovo, Strà, Fossò, Camponogara, Dolo, Mira e Venezia) in classe Va e quindi in regola con la normativa comunitaria, servono 384 milioni di euro che diventano 461 milioni con opere aggiuntive per migliorare la sicurezza idraulica del sistema Brenta- Bacchiglione nello snodo di Strà-Vigonovo. «Sia chiaro: siamo pronti a scendere in piazza contro le grandi opere che devastano il territorio. La Pedemontana, la Orte-Mestre e il canale Contorta in laguna a Venezia sono gli ultimi esempi di scelte sbagliate che noi contrastiamo», dicono in coro Danilo Franceschin, Marco Macis, Marino Zamboni e Lorenzo Benetti, portavoce dei circoli. «Ma non abbiamo alcun dubbio a ribadire che va realizzata l’idrovia Padova- Venezia per due motivi: il canale scolmatore navigabile con una portata di almeno 400 mc/secondo consente alle chiatte di arrivare dal porto di Venezia fino all’interporto della zona industriale di Padova e quindi sposta il traffico merci dai tir su strada al fiume, come a Rotterdam. Secondo motivo: l’idrovia farà sfociare in laguna fino a 10 milioni di mc di acqua, una portata simile a quella del Bacchiglione durante le alluvioni. La vasca di laminazione in corso di realizzazione a Caldogno può contenere al massimo 3 milioni di mc e quindi non risolve il rischio alluvione: Padova e l’area metropolitana sono in eterno pericolo fino a quando non verrà realizzata l’idrovia». A sostenere l’urgenza dell’opera non sono soltanto gli ambientalisti, ma pure due autorevoli docenti universitari di Ingegneria a Padova: Andrea Rinaldo e Luigi D’Alpaos, che hanno elaborato analisi da tempo sul tavolo dell’assessore Contea palazzo Balbi. Scrive ancora Legambiente: «L’allargamento del porto veneziano fino a Padova conferirebbe all’Authority portuale un ruolo ed una dimensione nazionale ben più consistente. Un sistema fluvio-marittimo integrato all’entroterra farebbe di quello scalo un polo di livello continentale. Il completamento dell’idrovia deve essere realizzato in un una classe di navigazione europea che consenta l’utilizzo di battelli in grado di raggiungere i porti dell’alto e medio Adriatico e di realizzare la rottura di carico delle grandi navi porta container che faranno scalo al futuro porto offshore di Malamocco. In tal senso va respinto lo studio proposto dal presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa, di trasferire i container alle piattaforme logistiche attraverso le cosiddette “mamavessel” e i relativi spingitori, i cui pescaggi sono incompatibili con quelli delle idrovie, mentre è opportuno approfondire il modello, studiato dalla facoltà di Ingegneria navale di Genova, che risponde a molte delle specifiche esigenze dei nostri corsi d’acqua interni». Perché il progetto è fermo? Non pesa solo la carenza di fondi. Il professor Mario Volpato, fondatore di Cerved e padre della Zip con Ettore Bentsik, nel 1963 riuscì a trovare 6,6 miliardi di lire. Di soldi ne sono stati spesi con generosità, stanziati da Stato, Regione Veneto e Ferrovie: dal 1976 sino al 1990 altri 47 miliardi e 143 milioni. Poi lo stop. Il canale parte da Granze di Camin e arriva fino a Vigonovo, poi scompare anche se sono stati realizzati tutti i cavalcavia stradali fino a Mira sotto i quali non scorre l’acqua. Da Mira l’ultimo tratto porta in laguna a Marghera. Il consorzio Idrovia è stato sciolto nel marzo 1988 per non creare problemi al porto di Venezia, che teme le chiatte modello Rotterdam fino a Padova.

Albino Salmaso

 

Gazzettino – “Non toccate il distretto di Camponogara”

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12

ago

2014

Il sindaco contro il trasferimento a Oriago dei servizi sanitari

«Sono decisamente contrario al trasferimento ad Oriago di Mira dell’attuale Distretto sanitario di Camponogara. Perché invece non usufruire degli spazi liberati dal Tribunale di Dolo?». Il sindaco di Fiesso d’Artico, Andrea Martellato, interviene con fermezza sulla questione del Distretto sanitario n. 2 – Area sud, al quale attualmente si appoggiano tutti i cittadini dei 10 comuni della Riviera del Brenta. La sua presa di posizione avviene dopo che l’Amministrazione comunale di Mira ha avanzato alla direzione dell’Ulss 13 Dolo-Mirano la richiesta di realizzare un nuovo distretto appunto nella frazione di Oriago.
«Anche ammesso che tutto andasse bene, la realizzazione di una nuova struttura sanitaria ad Oriago non sarebbe pronta prima del 2018. I locali dell’ex Tribunale di Dolo sono invece già a disposizione, e i costi per l’Ulss sarebbero nettamente minori», afferma il primo cittadino di Fiesso, nonché membro dell’Unione dei Comuni Città della Riviera del Brenta. «Dolo è centrale per tutta la Riviera del Brenta e rifiuto anche solo l’ipotesi che i miei cittadini abbiano come riferimento un Distretto sanitario ad Oriago. Sono d’accordo e sono il primo a dire che è preferibile la qualità alla comodità, quando si parla di sociale e sanità, ma non capisco come possa un territorio come Fiesso d’Artico gravitare su Oriago. Il Distretto non offre solo servizi amministrativi, ma anche prestazioni socio-sanitarie a minori e anziani, che molto spesso per cure mediche devono recarsi al Distretto più volte alla settimana. Si tratta di una utenza disagiata e va protetta. Se la Conferenza dei Sindaci della Riviera del Brenta opterà per la nuova sede di Oriago, io voterò contro. E se altri sindaci rivieraschi si dimostrassero favorevoli alla proposta, farei molta fatica a capirne il senso. Se proprio lo vogliono, dirottino pure i loro cittadini a Oriago, lasciando liberi i posti di Camponogara per le persone di Fiesso d’Artico».

Vittorino Compagno

 

Una nuova discarica di Amianto lungo l’idrovia

L’hanno scoperta i volontari dei Ranger d’Italia che hanno sporto denuncia alla Procura della Repubblica

Un’altra discarica di materiale contenente amianto lungo l’idrovia a Mira: i Ranger d’Italia hanno denunciato il ritrovamento alla Procura di Venezia. In una stradina laterale di via Argine destro dell’Idrovia, a Gambarare di Mira proprio adiacente alla Statale 309 Romea, la pattuglia del Nucleo Operativo Ambientale dei Rangers D’Italia ha individuato una discarica a cielo aperto, illecita, contenente molto probabilmente lastre ondulate di fibro/cemento/amianto. Appena un paio di mesi fa, un’altra pattuglia aveva individuato una discarica, di dimensioni più ampie, a poche centinaia di metri da quella scoperta in questi giorni. «L’abbandono in questa zona di lastre ondulate di fibrocemento – spiega Davide Formentello responsabile dei Ranger – si ripete in continuazione con possibili danni per l’inalazione di spore liberate dal materiale frammentato per chiunque transiti in zona. L’area infatti si trova in un punto nascosto e lontano da occhi indiscreti e viene presa come punto franco di abbandono di materiali, qualsiasi essi siano». Il nucleo operativo dei Ranger ha segnalato la presenza della discarica al Comune di Mira e alla Procura affinchè si provveda alla bonifica della zona.

 

MIRA – Un nuovo passo avanti per la pista ciclabile che collegherà Oriago a Gambarare/Piazza Vecchia. La giunta provinciale ha approvato il progetto preliminare della pista che da via Risorgimento proseguirà finalmente fino a Forte Poerio e poi proseguirà verso Gambarare e Piazza Vecchia collegando appunto piazza Mercato di Oriago lungo la Provinciale 22. L’opera coserà 150 mila euro. L’annuncio è stato dato dalla presidente della Provincia Francesca Zaccariotto con delega alla Viabilità: «Nonostante la fase delicata che attraversa il nostro Ente la giunta è comunque impegnata nelle approvazioni relative al programma delle opere, dando la priorità a interventi viabilistici che consentono una mobilità alternativa e più sostenibile per l’ambiente». Più volte i residenti di via Risorgimento avevano denunciato come inspiegabilmente la pista ciclabile, realizzata qualche anno fa, avesse termine bruscamente ben prima dell’ingresso a Forte Poerio che soprattutto d’estate, con il suo parco, rappresenta un importante punto di riferimento per molte famiglie di Mira e non solo. Soddisfatto dell’approvazione l’assessore provinciale Paolino D’Anna che è anche capogruppo di Fi in consiglio comunale a Mira: «Mi sono speso per questo intervento. I cittadini e le famiglie miresi aspettavano da tempo quest’opera».

(l.gia.)

 

Nuova Venezia – Grandi navi, via al Contorta

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9

ago

2014

Il Comitatone: limiti a San Marco, sì allo scavo in laguna

LE DECISIONI DEL COMITATONE

Stop alle grandi navi. Via libera al Contorta

Limitati i transiti in Bacino. Il progetto dello scavo del canale va avanti

In arrivo 36 milioni in tre anni (11 nel 2014) nelle casse di Ca’ Farsetti

VENEZIA – Via al progetto Contorta. Anche se il nuovo canale dovrà essere sottoposto a Valutazione di Impatto ambientale entro 90 giorni e confrontato con gli altri progetti che abbiano raggiunto un adeguato livello di avanzamento e superato l’esame di «operatività portuale». E via a un decreto che limita da subito il passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. E’ questa la decisione presa ieri dal Comitatone, convocato a Roma e presieduto a palazzo Chigi dal sottosegretario Graziano Delrio. Un passo avanti che soddisfa in particolare il Porto e i ministeri. Che però solleva molte proteste. «Blitz di agosto», lo hanno definito i comitati. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha puntato i piedi e preteso un nuovo decreto che limiti i passaggi delle grandi navi per il 2015 al di sotto delle 96 mila tonnellate. Facendo ventilare l’ipotesi di «vincolo» per l’intera laguna se non sarà ridotto da subito l’impatto del traffico delle grandi navi. E insistendo sull’alternativa Marghera, che potrà essere presentata a livello di progetto esecutivo nelle prossime settimane anche da soggetti privati. Progetto Contorta all’esame ambientale, dunque. E documento finale del Comitatone che lascia spazio ad altre alternative. Ma rimarca la «centralità della Marittima », come voleva il Porto. Pur lasciando aperta la porta alle altre soluzioni, come volevano il Senato e il Consiglio comunale, in realtà spiana la strada al Contorta. Perché, si legge nel documento finale approvato da tutti, «risponde sia all’ obiettivo di eliminare il traffico davanti a San Marco sia a quello di mantenere l’eccellenza della croceristica veneziana». Con i quasi sette milioni di metri cubi di fanghi scavati si potrà, secondo il Porto, «attuare una grande opera di ingegneria naturalistica», con la costruzione di nuove barene in laguna centrale. «Siamo molto soddisfatti», commenta il presidente del Porto Paolo Costa, «oggi abbiamo dato un messaggio chiaro alle compagnie che se ne stavano andando da Venezia. Abbiamo cominciato un percorso e potremo concluderlo entro due anni». Il documento finale precisa che il progetto del nuovo canale Contorta deve essere subito ammesso a Valutazione di impatto ambientale. Un esame che si dovrà concludere entro 90 giorni. Già stamattina il presidente del Porto firmerà il decreto che dà il via alla procedura, trasmettendo il suo progetto al ministero per l’Ambiente. Nel corso della procedura di Via, il Comitatone «raccomanda di sottoporre a Via altri progetti che abbiano adeguato livello di avanzamento, valutandoli come alternative ». Ma è innegabile che ancora una volta a essere favorita è l’ipotesi avanzata dal Porto e dal suo presidente. Definita come «illegittima» dai suoi oppositori e criticata dal Comune – nel frattempo commissariato – ma intanto avviata all’iter di approvazione. Non si è parlato ieri del progetto off shore.Dando per scontato che il “sì” alla piattaforma in Adriatico per le grandi navi portacontainer sia già arrivato nel Comitatone del 2011. La stessa seduta in cui era stato festeggiato pubblicamente l’ex presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta, che quel giorno andava in pensione, poi arrestato nell’ambito dello scandalo Mose. Il Comitatone ieri ha sbloccato, con un decreto firmato dal sottosegretario Delrio, anche i fondi della Finanziaria 2013. A Venezia arriveranno in tutto circa 36 milioni di euro in tre anni (11 nel 2014), a Cavallino 1 milione e 700 mila (il 5 per cento di quanto spetta a Venezia), a Chioggia circa due milioni. È stato chiesto di integrare anche la Finanziaria 2014 con i contributi per la manutenzione, lo scavo dei rii e gli aiuti ai privati per i restauri. Fondi che un tempo venivano stanziati dalla legge Speciale, poi aboliti in favore del Mose e della grande opera.

Alberto Vitucci

 

Il Comune rivierasco è stato l’unico a non accettare la delibera

Mira vota contro, sì allo scalo alternativo di Chioggia

MIRA Il comune di Mira a guida grillina, dice no alla delibera del Comitatone che stabilisce di inviare il progetto del canale Contorta all’esame del Via, mentre appoggia il progetto di Chioggia come scalo alternativo a quello di Venezia. Mira da sempre contrario allo scavo del canale Contorta, è stato l’unico dei comuni presenti a votare no. E’ l’esito della votazione che si è tenuta ieri a Roma per valutare le proposte che sono state presentate al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in ordine al nuovo sistema crocieristico dello scalo veneziano. Oltre a sostenere Chioggia, Mira ha ribadito la sua proposta, che prevede uno scalo nella bocca di porto del Lido, agganciandosi all’isola artificiale già realizzata per il sistema Mose. «Questa opzione», spiegano il vicesindaco Nicola Crivellaro e l’assessore all’urbanistica Luciano Claut, «ha molti aspetti positivi sul fronte ambientale, sul quello logistico e anche per quanto riguarda il costo di realizzazione. Ci siamo ancor più convinti della bontà della nostra proposta sentendo dal ministro Dario Franceschini che l’Unesco intende ritirare a Venezia il riconoscimento di sito Unesco se l’attracco delle navi da crociera non dovesse traslocare fuori della laguna. La disponibilità a tenere ancora in corsa gli altri progetti è importante,maè evidente che la scelta del Canale Contorta appare privilegiata anche perché ha potuto contare nella fase di elaborazione sul supporto tecnico dell’Autorità Portuale». Qualche spiraglio al dialogo il comune di Mira lo lascia aperto ad altre soluzioni come il progetto di Chioggia. E su questo il sindaco di Chioggia Giuseppe Casson si è detto molto soddisfatto perché, ha sottolineato, «sul deliberato finale è stato riconosciuto il “sistema crocieristico della laguna di Venezia”, quello che avevo suggerito io nella mia lettera di giovedì a tutti i componenti del Comitatone. Ciò permette di garantire, mediante la valorizzazione anche dello scalo di Chioggia, un effettivo decongestionamento del traffico oggi gravante sulla sola Venezia». La posizione di Casson ha trovato consenso in tutta l’assemblea in particolare nelle considerazioni del ministro del turismo Dario Franceschini che ha sottolineato l’importanza della difesa di Venezia e l’opportunità di valorizzare, nell’ottica del decongestionamento, altri territori della laguna veneta, tra i quali Chioggia. «Il lavoro», precisa il sindaco, «è tutt’altro che finito. Si tratta, ora, di tradurre in atti concreti le linee di indirizzo espresse chiaramente dal Comitatone».

Alessandro Abbadir

Elisabetta Boscolo Anzoletti

 

Bettin: «Una decisione sulla testa di Venezia»

Il commissario Zappalorto si astiene : «È una decisione politica, non voto»

Il Pd prudente: «Si apre una discussione, positivo che ci siano limiti ai passaggi»

VENEZIA Il progetto Mose era stato approvato con il voto contrario del Comune (sindaco Cacciari). Il canale Contorta va avanti senza il parere del Comune. Rappresentato per la prima volta da un commissario prefettizio e non dal sindaco. «Ho ritenuto di non partecipare al voto, trattandosi di una decisione politica», ha dichiarato il commissario Vittorio Zappalorto in apertura di seduta. Una scelta decisa dunque dai ministeri, dal Porto e dalla Regione. «Noi ribadiamo che il confronto deve essere fatto fra tutti i progetti», dice il senatore del Pd Felice Casson, primo firmatario dell’ordine del giorno del Senato sulla questione grandi navi, «in assenza di un governo democraticamente eletto nessuno può arrogarsi il diritto di decidere sul futuro di Venezia e l’astensione del commissario conferma che non può essere un governo tecnico a decidere». «Per noi bisogna fare presto ma comparare tutti i progetti», dice il segretario del Pd Emanuele Rosteghin, «poi è positivo che si facciano limitazioni come avevamo chiesto. Oggi si apre un confronto». E l’ex consigliere Jacopo Molina; «Non è quello che aveva chiesto il Senato. Adesso bisogna vigilare su chi farà i lavori».Durissimo il commento dell’ex assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin. «Si avvera il sogno dei poteri forti e dei poteri marci », dice, «comandare su Venezia senza mediazioni. Il blitz di ferragosto ha portato a decidere sulla testa della città. Per noi hanno deciso ministeri ed enti che sono stati condizionati fino al collo dalla cricca del Mose. Una beffa con danni enormi per il Comune, che come conferma la stessa Procura è stato del tutto estraneo. Occorre votare al più presto». Soddisfatto il presidente della Regione Luca Zaia: «C’è stata unanimità sul fatto che le navi devono uscire subito da San Marco e dal canale della Giudecca », commenta al termine della riunione, «e anche sul fatto di inviare subito il progetto del Contorta alla Via. Spero che si faccia e presto». «Abbiamo fatto un grande passo avanti », dice il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, «il Comitatone ha dato il via libera alla Valutazione del progetto Contorta per far arrivare le grandi navi in Marittima. Questo non esclude altri progetti ma si è valutata la strada del Contorta come la più praticabile in tempi brevi». Soddisfatto anche il ministro dell’Ambiente Luca Galletti. Che ha precisato che «saranno accettati alla procedura di Valutazione di Impatto ambientale anche gli altri progetti, ma a patto che abbiano un avanzamento adeguato e soprattutto abbiano avuto il via libera tecnico dagli enti portuali ». Significa che le ipotesi già scartate da Porto e Capitaneria come Marghera e il terminal a San Nicolò non potranno, per il ministro, essere ammesse a Valutazione. Dichiarazione che già suscita polemiche: come potrà un soggetto che presenta un suo progetto decidere sulla bontà degli altri?

Alberto Vitucci

 

Italia Nostra: «Un crimine contro la città»

L’associazione per la tutela del Patrimonio annuncia una campagna internazionale contro gli scavi

VENEZIA «Unaltro canale dei Petroli per mantenere le grandi navi dentro la laguna. È un crimine efferato, imposto a una città debole senza sindaco e senza rappresentanza. La nostra battaglia continua e si sposta a livello internazionale». Italia Nostra commenta duramente la decisione del Comitatone di procedere con il progetto del canale Contorta. «Gli effetti di quell’opera saranno disastrosi per la laguna», scrive la presidente veneziana Lidia Fersuoch, «bisogna avere il coraggio di esaminare alla pari tutti i progetti alternativi possibili». «Scelte di vertice, colpi di mano, forzature: il governo ha imposto una decisione sbagliata che la città non vuole», commenta il portavoce del comitato No Grandi Navi Silvio Testa, «se qualcuno vuole trasformare la laguna in una Val di Susa, questa è la strada. Gli effetti disastrosi di un nuovo canale in laguna, scavato per mantenere le grandi navi, sono noti». «Una decisione contro la città, ma impediremo lo scavo del Contorta con ogni mezzo», dice Beppe Caccia (Lista in Comune). E se la prende con la Lega: «Zaia e Xaccariotto hanno gettato la maschera e si sono schierati a fianco dei poteri forti». Imbarazzo nel Pd, che aveva approvato un lungo documento sulle grandi navi. Si spera che l’apertura agli altri progetti sia reale. E non soltanto una chiosa finale per il via libera al Contorta. Soddisfatta invece l’Udc, stesso partito del ministro per l’Ambiente Galletti. «Decisione saggia e equilibrata », commenta il senatore Antonio De Poli, «adesso bisogna fare in fretta, perché le crociere danno lavoro a 5 mila persone». «Le grandi navi a Venezia devono essere compatibili con la salvaguardia dell’ambiente», precisa il ministro dell’Ambiente Luca Galletti, «noi sottoporremo il programma Contorta a una serissima valutazione di impatto ambientale che possa dirci quali saranno gli effetti positivi o negativi sull’ecosistema di quell’opera». «Dopo il Mose a nostra città deve subire una nuova ingiustizia», dice il coordinatore di Sel Federico Camporese, «con il blitz di Ferragosto le scelte più vicine agli interessi di pochi vengono approvate all’insaputa dei tanti. Per di più ad approvare quella scelta non c’era nemmeno un veneziano. A parte il presidente del porto, che per ruolo e propensione sembra rispondere ad altri interessi».

(a.v.)

 

il retroscena

Franceschini alza la voce: «Subito un decreto»

Sui limiti ai passaggi bisticcio con Costa: «Ci vogliono norme, non basta il volontariato»

VENEZIA Un decreto del governo per limitare da subito il passaggio delle grandi navi in Bacino. A prescindere dal destino dei progetti alternativi. A un certo punto il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha alzato la voce. E ha interrotto il presidente del Porto Paolo Costa. «Eh no! Non possiamo lasciare al volontariato la regolamentazione del traffico in laguna. Ci vuole una norma dello Stato. E la faremo. Altrimenti potremmo anche vincolare l’intera laguna, e impedire il passaggio a tutte le grandi navi sopra una certa soglia». Alla fine il sottosegretario Delrio gli ha dato ragione. E nei prossimi giorni il governo firmerà un nuovo decreto – dopo quello Clini Passera che vietava l’accesso alle navi sopra le 40 mila tonnellate, ancora inattuato perché subordinato alla realizzazione delle vie alternative – per vietare l’accesso in laguna a partire dal 2015 delle navi con stazza lorda superiore alle 96 mila tonnellate. E confermare il limite di passaggi per il 2014 (circa 700) già stabilito nell’ordinanza della Capitaneria di porto poi impugnata al Tar dalla compagnia delle crociere. Un decreto che sarà subito operativo. Mentre lo scenario dei prossimi mesi prevede il via alla procedura di Valutazione di Impatto ambientale per il progetto Contorta- Sant’Angelo. A cui potranno aggiungersi nei prossimi mesi anche altri progetti già illustrati come le banchine a Marghera a i nuovi terminal al Lido. Sarà importante qui stabilire le procedure. Un primo risultato ottenuto dal fronte contrario allo scavo del canale è quello di rinunciare alle procedure della Legge Obiettivo. Che avrebbero sveltito i tempi, ma anche annullato il dibattito e eliminato la fase delle osservazioni e dell’illustrazione al pubblico. I tempi fissati per la conclusione della procedura sono quelli di legge (90 giorni). Masi tratta di termini ordinatori e non perentori, chiariscono gli esperti. Il presidente del Porto Costa ha annunciato che una volta concluso l’iter autorizzativo, il Contorta si potrà realizzare in soli 18 mesi. Dunque, se tutto andrà liscio, potrebbe essere pronto per la stagione 2016.

(a.v.)

 

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