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DOLO – Oggi alle 17.30 nella sala consiliare del municipio è stato convocato il consiglio comunale di Dolo. Tra i punti in discussione l’approvazione di un ordine del giorno contro la realizzazione della Romea Commerciale.

Il documento, presentato dai capigruppo d’opposizione Alberto Polo (Dolo Cuore della Riviera) e Giorgio Gei (Ponte del Dolo), chiede il ritiro del progetto preliminare della Orte – Mestre conosciuta come “Romea commerciale” e di attivarsi subito per la messa in sicurezza dell’attuale strada statale Romea.

La posizione di partenza è quella espressa dalla Conferenza dei sindaci della Riviera e dal Comune di Mira.

Inoltre si chiederà che vengano organizzate e promosse riunioni con Comuni, associazioni di categoria, sindacati e comitati ambientalisti coinvolti dal progetto della Romea commerciale per individuare alternative più sostenibili, economiche ed efficaci alla nuova autostrada. Tra le alternative si punta al potenziamento del trasporto marittimo e ferroviario e sulla deviazione del traffico pesante dall’attuale strada Romea verso l’autostrada A13 Padova – Bologna.

(g.pir.)

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DOLO «Non ci sarà alcuno smembramento dell’Asl 13 e nemmeno saranno chiusi gli ospedali di Dolo e Mirano. Nè Dolo sarà trasformato in una lungodegenza. Invito i colleghi sindaci, prevalentemente quelli del Pd, della Riviera del Brenta, a non fare campagna elettorale ».

Il presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl 13 Fabio Livieri anticipa che i piani di attuazione delle schede ospedaliere dell’Asl 13 saranno illustrati mercoledì 2 aprile alla riunione della Conferenza dei sindaci in programma a Mira. Le accuse arrivate in questi giorni al direttore generale sono chiare. Per il collega Giampietro Menin, sindaco di Camponogara, le azioni che si stanno avviando porteranno «alla chiusura di reparti, lo spostamento di altri come pacchi postali, prefigurando il declassamento dell’ospedale di Dolo senza un’alternativa per i cittadini di quest’area che già adesso per le cure sanitarie sono costretti a peregrinare tra gli ospedali di Padova e Mestre».

Sempre per i sindaci della Riviera il direttore generale punta a trasformare l’ospedale di Mirano in ospedale di rete per il bacino dell’attuale Asl 13, ma questo a loro parere sarà messo in discussione quando tutto graviterà intorno a Mestre.

«Non è previsto alcun declassamento » spiega Fabio Livieri «Anzi gli ospedali saranno ammodernati e sarà potenziata la medicina territoriale. Ho verificato personalmente il contenuto delle schede ospedaliere riferite all’Asl 13 e non c’è alcun disegno regionale a farla scomparire. Sembra invece che tutte queste paure infondate arrivino solo da una parte politica, il Pd. Per questo lo stesso direttore Gino Gumirato spiegherà le schede nella prossima assemblea dei sindaci a Mira».

(a.ab.)

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I sindaci a difesa della struttura sanitaria di Dolo: «Faremo la fine di Noale»

Secca replica del direttore Gumirato: «Aumenteranno pazienti e posti letto»

CAMPONOGARA «Le decisioni del direttore generale dell’Asl 13, Gino Gumirato, stanno colpendo la cittadinanza della Riviera del Brenta. Trasformando Dolo in un ospedale medico e Mirano in polo chirurgico, per il plesso rivierasco il destino è quello capitato all’ospedale di Noale: diventare una grande lungodegenza. Dov’è il potenziamento della medicina territoriale?».

A lanciare l’allarme dopo l’illustrazione dei piani di attuazione delle schede ospedaliere, sono il presidente dei sindaci della Riviera del Brenta, Giampietro Menin e il sindaco di Campolongo, Alessandro Campalto.

«Le azioni che si stanno avviando », spiegano Campalto e Menin, «prevedono la chiusura di reparti, lo spostamento di altri come pacchi postali, prefigurando il declassamento dell’ospedale di Dolo senza un’alternativa per i cittadini di quest’area che già adesso per le cure sanitarie sono costretti a peregrinare tra gli ospedali di Padova e Mestre. Il direttore generale punta a trasformare l’ospedale di Mirano in ospedale di rete per il bacino dell’attuale Asl 13, ma questo sarà messo in discussione quando gioco forza tutto graviterà intorno a Mestre. Peggio ancora sarà per l’area della Riviera sud ».

Una risposta arriva dal direttore dell’Asl 13, Gino Gumirato: «La riorganizzazione dei due ospedali di Dolo e Mirano prevista dalle schede ospedaliere regionali, non è precursore di alcuna chiusura, ma a vantaggio di un servizio di qualità ed efficienza. Non verranno tagliati servizi, né posti letto, anzi, a Dolo aumenteranno. Il fatto che Dolo diventerà un ospedale prevalentemente medico-internistico porterà ad un aumento dei pazienti. Pronto Soccorso, Radiologia, Laboratorio analisi, Chirurgia di giorno, Anatomia e il Poliambulatorio non verranno toccati. Dove è questo presunto impoverimento? La Riviera del Brenta non perde alcun servizio sanitario, le professionalità e l’indotto sono garantite”.

Infineda Mira il capogruppo del Partito Democratico, Francesco Sacco, propone una soluzione per mantenere il distretto sanitario a Mira: «Il Comune di Dolo rende disponibili gli spazi dell’ex tribunale. Potrebbero essere utilizzati per ospitare gli uffici tecnici o altri uffici dell’attuale Asl. In questo modo il distretto sanitario resterebbe a Mira. E poi anziché trasferire la parte amministrativa a Noale, proponiamo che venga trasferita a Dolo».

Alessandro Abbadir

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A Campolongo il progetto del Comuneper battere l’emergenza abitativa

Tra quelli sequestrati anche la villa bunker di Maniero.«Ma ora Renzi ci aiuti»

CAMPOLONGO   «Trasformerò le ville della mafia del Brenta in case popolari per dare risposta all’emergenza abitativa che è esplosa con la crisi economica nel nostro comune ». A dirlo è il sindaco di Campolongo, Alessandro Campalto, che chiede al governo di Matteo Renzi di finanziare l’edificazione sui terreni sottratti ai mafiosi. Terreni da cui, secondo il sindaco, si potrebbero realizzare altri 8 appartamenti.

Ma il patrimonio sottratto alla mafia veneta da quasi una ventina d’anni è impressionante. Solo a Campolongo: due ville – bunker dei boss Felice Maniero (con tanto di piscina e di rubinetteria in oro) e Fausto Donà e quattro appartamenti dello stesso Donà in via Fermi. Le due ville sono dotate di parco di oltre 4000 mila metri quadri ciascuna e sono diventate nel corso degli anni sede dell’associazione Affari Puliti e un centro diurno per disabili psichici. Valore sul mercato: oltre 2,5 milioni di euro. Ci sono poi 4 appartamenti dell’ex boss Giuliano Ferrato e altri terreni con estensione complessiva di 3000 metri quadri.

«Con questi beni», dice il sindaco, «se potessimo edificare o avere contributi per farlo, potremo dare risposta in caso di emergenza abitativa ad almeno una ventina di famiglie. Potremo ristrutturare le ville e riorganizzarle come porzioni abitative. Per edificare in un terreno da 2000 metri quadrati altri otto appartamenti ho già presentato un progetto che aspetta solo di essere finanziato. Certo con questi vincoli di bilancio che abbiamo facciamo fatica a dare risposte a problemi urgenti come quelli scatenati dalla crisi. Renzi ci aiuti. È sbagliato vendere i beni tolti alla mafia visto che possono essere utilissimi proprio per dare risposte alle esigenze della gente ».

Intanto proprio sulla destinazione dei beni sottratti alla mafia è possibile firmare da ieri in Municipio a Mira per la proposta di legge d’iniziativa popolare promossa da Italia dei Valori. «La proposta», spiegano i promotori, «punta al migliore e più veloce utilizzo dei beni confiscati alla mafia, un valore ingente che andrebbe a beneficio delle casse dello stato e della stessa lotta alla criminalità».

Le firme a Mira si raccolgono fino al 24 aprile all’Ufficio Urp , il lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 8.30 alle 13 e martedì e giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17.30. E poi agli Uffici Demografici (piazza S. Nicolò), lunedì, martedì e venerdì: 9-12; giovedì: 9-13 e 15-17; e infine nei sabati pari: 9-12.

Alessandro Abbadir

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DOLO-MIRA-STRA-CAMPONOGARA

DOLO – I gruppi di opposizione della Riviera fanno fronte comune sul tema dell’ospedale e intervengono con una nota congiunta firmata da “Il Ponte di Dolo”, da “Sinistra per Camponogara”, da “Mira Fuori del Comune” e da “Strada Comune di Stra”: «All’ospedale di Dolo le istituzioni locali non pensano più – lamentano – I partiti più grossi di maggioranza e minoranza non si muovono. La gente sembra disillusa. Non vogliamo pensare che le ragioni della salvaguardia e del rilancio del nostro ospedale siano futili. Sono solide come macigni! Ha una storia illustre, è baricentrico, occupa locali di sua proprietà, potenzialmente è in grado di organizzare in modo razionale strutture e servizi che lo qualifichino come ospedale per acuti, e in tal senso lo percepisce la gente della Riviera, perché è l’ospedale della Riviera».

Segue un appello: «Sindaci dei comuni interessati, partiti di maggioranza e minoranza che già vi siete espressi in difesa dell’ospedale di Dolo, siate chiari. Uscite dal torpore, battete i pugni, sollecitate una revisione delle schede ospedaliere».

I gruppi individuano le priorità: «Intanto chiedete con urgenza, per Dolo, i soldi promessi e necessari per la ristrutturazione del Pronto Soccorso; pretendete il mantenimento o il ritorno dei reparti che caratterizzino il polo chirurgico»

(L.Per.)

 

CAMPONOGARA – Il Pd: «Evitare di smantellare i servizi sanitari della Riviera»

CAMPONOGARA – «Serve una mobilitazione generale per chiedere alla Regione di analizzare i piani aziendali con lo scopo di scongiurare lo smantellamento dei servizi sanitari in Riviera».

Gabriele Scaramuzza, responsabile welfare del Partito Democratico provinciale Venezia è intervenuto martedì sera in sala consiliare a Camponogara ad un incontro organizzato dal Pd sul tema della sanità in Riviera. «Su questo argomento è stato assordante il silenzio serbato dal presidente della conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta», ha chiosato Scaramuzza. Assieme a lui anche il sindaco di Camponogara, Giampietro Menin e il consigliere regionale Bruno Pigozzo. Secondo Menin è indegno che il pronto soccorso di Dolo sia ancora ospitato all’interno di una struttura prefabbricata. Per Pigozzo i 1500 euro pro capite, come budget previsto per la nostra Ulss, ha portato ad una progressiva riduzione di spesa e ad altrettante sofferenze di gestione come ad esempio nelle forniture, nelle liste d’attesa o negli investimenti come, appunto, il pronto soccorso. Inoltre verrebbero tagliati che i fondi per la non autosufficienza e per le rette delle case di riposo.

«Chiediamo all’assessore alla sanità veneta e ai servizi sociali di far pesare le criticità così da rivedere i tagli dei costi», ha detto Pigozzo. Tra il personale della Ulss, del resto, aleggerebbe un sentimento di smarrimento e di timore per un futuro di cui non si intravede un destino. Tra il pubblico è intervenuto anche l’ex consigliere regionale Renato Morandina secondo cui si sta andando verso uno smantellamento dell’Ulss13.

Emanuele Compagno

 

DOLO – Delegazione della Lega a Palazzo Balbi: «Perdere i fondi sarebbe grave»

«Ospedale, i soldi ci sono»

L’assessore regionale: «Stanziati 5 milioni per il Pronto soccorso, manca il progetto dell’Asl 13»

«I soldi per i lavori di sistemazione e adeguamento del pronto soccorso, cinque milioni di euro, sono già stanziati ed accantonati dal 2012 ma non possono essere erogati perché l’Asl 13 non ha presentato il previsto progetto agli uffici competenti».

Questo è quanto l’assessore regionale Luca Coletto ha comunicato ieri al consigliere provinciale del Carroccio Michael Valerio, dopo aver fatto le opportune verifiche a seguito dell’incontro che c’è stato martedì mattina a Palazzo Balbi fra lo stesso assessore alla Sanità e la delegazione della Riviera del Brenta della Lega Nord che si occupa appunto di sanità.

Quella che interessa l’ospedale di Dolo è una situazione paradossale, che chiama in causa la dirigenza dell’Asl 13 anche perché le condizioni del pronto soccorso – attualmente si trova in una struttura provvisoria e l’ingresso è sotto un tendone – sono inadeguate ad ospitare un reparto ospedaliero di primo intervento.

«La preoccupazione – sostengono Ennio Zane, Michael Valerio e Giovanni Fattoretto – è che l’Asl non abbia volutamente presentato il progetto per dirottare i fondi per altre necessità. Di certo sono fondi che non possono rimanere “congelati” a lungo e perderli risulterebbe un grave danno per il futuro sanitario rivierasco».

Nel 2013 il Pronto Soccorso dolese, pur presentando caratteristiche strutturali di un “ospedale da campo”, ha soddisfatto più di 42mila accessi di cui oltre 6.000 ricoveri con un servizio di osservazione breve intensiva, cure a più di 7.000 pazienti e un Suem che ha registrato ben 1.300 uscite in codice rosso oltre ai vari trasferimenti ospedalieri interni.

«Numeri che sottolineano l’assoluta necessità di questo servizio – rimarcano i leghisti – il quale in alcun modo non può scaricare tale mole di lavoro su altre strutture limitrofe, né altre strutture limitrofe sarebbero in grado di assorbire tale surplus di prestazioni. Da qui la necessità reale di interventi strutturali reali ed urgenti».

Intanto, per oggi pomeriggio il direttore Gumirato ha convocato i primari di tutti i reparti per illustrare loro l’atto aziendale, documento che, approvato in Regione, dovrebbe chiarire il destino dell’ospedale dolese.

 

Gazzettino – Venezia. Grandi navi e laguna

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20

mar

2014

LA SCADENZA – Oggi la Capitaneria trasmetterà a Roma tutti gli elaborati

LE DUE IPOTESI – Dapprima (A) il pontile galleggiante potrebbe essere autonomo, poi (B) collegato all’isola del Mose

LE ALTERNATIVE – Definiti i progetti da mandare al ministero: ecco quali sono

Mira: «Crociere alle dighe del Mose»

In “zona Cesarini” la proposta del Comune rivierasco: «Pontile galleggiante di 600 metri»

Sul filo di lana, nell’ultimo giorno utile, è stato presentato ieri alla Capitaneria di porto l’ennesimo progetto alternativo (o «ipotesi progettuale», secondo la definizione dell’ammiraglio Tiberio Piattelli della Capitaneria di Porto) al transito delle grandi navi in Bacino San Marco. La documentazione, insieme a tutti gli altri elaborati pervenuti, sarà trasmessa a Roma. L’obiettivo richiesto dall’ordine del giorno approvato dal Senato è quello di avviare l’istruttoria per l’esame dei progetti e la Valutazione di Impatto ambientale (Via) e strategica (Vas) entro 90 giorni.

E in “zona Cesarini” è sceso ufficialmente in campo il Comune di Mira, con un prodotto dell’assessorato all’Urbanistica retto dal 5Stelle Luciano Claut in via di ulteriore perfezionamento che annovera nomi altisonanti tra le collaborazioni, per la maggior parte volontarie.

L’ingegner Vincenzo Di Tella, ex Tecnomare, storico antagonista del Mose ed esperto nella progettazione di porti off shore, ha fornito il contributo per la parte ingegneristica, un pool di docenti Iuav tra cui Carlo Giacomini si è occupato della valutazione di impatto ambientale, l’aspetto economico legato alla diversa ubicazione della portualità è stato affrontato dal professor Giuseppe Tattara di Ca’ Foscari, che ha puntato sulla Marittima e su Tessera come “retroporti logistici”.

«Un progetto che rispetta tutti i requisiti richiesti dal Senato, come la reversibilità e la gradualità» spiega l’assessore Claut, soddisfatto del risultato finale. Nel senso che se un domani fossero disponibili altre tecnologie l’intera struttura potrebbe essere smontata completamente e riutilizzata altrove.

«Un gioiello di tecnologia marittima a costi contenuti e totalmente reversibile, rapidissima da realizzare che offre un messaggio di speranza nella caotica empasse in cui versa la querelle crocieristica veneziana sotto gli occhi di tutto il mondo» conclude Claut.

Di Tella ha ipotizzato un innovativo sistema di moduli galleggianti collegati da cerniere, fissati al fondo con semplici ancore di nuova generazione. Un pontile galleggiante di 600 metri che potrà funzionare autonomamemente e collegarsi in un secondo momento all’isola del Mose in modo da garantire la funzionalità portuale anche con il Mose chiuso.

Insomma, se fino a qualche mese fa pareva che l’unica soluzione fosse lo scavo del Canale Contorta – progetto già in dirittura d’arrivo poche settimane dopo la tragedia del Giglio e le successive polemiche – ora le ipotesi si sono moltiplicate.

Accanto all’idea “Mira”, infatti, pochi giorni fa è stata data notizia del raggiungimento dello “status” di progetto preliminare di quella che fino a poco prima era solo l’ipotesi progettuale di Cesare De Piccoli. L’ex viceministro è “gemellato” con un colosso della produzione dell’acciaio che crede nella possibilità di costruire un molo per le navi anche questo all’interno della bocca di porto del Lido.

C’è poi lo studio presentato dall’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Venezia Roberto D’Agostino, che prevede una nuova stazione Marittima sul canale Brentelle e sul canale Industriale ovest a Marghera. Lavori da realizzare in tre fasi, con la realizzazione di due attracchi per grandi navi in tempi rapidi, altre tre entro tre anni. Il progetto prevede anche la realizzazione in quelle aree – in parte da bonificare – di 800 alloggi in social housing e di nuovi collegamenti con il Porto e la Marittima. D’Agostino punta anche al recupero della Marittima per il traffico degli yacht e delle nuove crociere su navi medio piccole. Anche se proprio nei giorni scorsi l’Eni ha ottenuto per altri 20 anni la concessione dell’area dell’ex raffineria.

C’è poi il progetto finanziato da Vtp e che porta il nome del sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti che prevede una nuova grande “tangenziale” tra la Giudecca e le isole di Sacca Sessola e San Clemente. Infine quello di un pensionato veneziano, Gino Gersich, che ha voluto mettere a disposizione la propria esperienza.

Raffaella Vittadello

 

AMBIENTALISTI «C’è il rischio che i ministri Lupi e Galletti siano già d’accordo»

Italia Nostra: «No alla legge Obiettivo»

«Ora dobbiamo dire no alla Legge Obiettivo. Perchè ci stiamo accorgendo sempre più che i due ministri, come lo hanno fatto capire bene nella loro nota congiunta, hanno già deciso, ma attendono il momento giusto per comunicarlo».

Lidia Fersuoch, presidente di Italia Nostra mette le mani avanti. E lancia la propria denuncia: «Leggo con grande preoccupazione quanto dicono i ministri – dice – e temiamo fortemente che a livello romano si siano già messi d’accordo. E invece ha fatto bene il Tar a mettere uno stop e a ritornare al decreto Clini-Passera che al suo centro la necessità di difendere l’intero habitat lagunare».

Lidia Fersuoch, pur riconoscendo e difendendo anche le posizioni più estremiste all’interno di Italia Nostra sottolinea come la battaglia debba essere ancora più efficace perchè ora siamo in assenza di veri e propri progetti sui quali discutere.

«La posizione del Comitato No Grandi Navi ci è sembrata ragionevole, ma prima di tutto, proprio partendo da questo decreto, occorre favorire un tavolo tecnico che tenga conto delle necessità e degli interessi di tutti: conservare l’occupazione; tutelare l’ambiente, garantire la sicurezza della salute e difendere l’occupazione. E per farlo occorre un tavolo tecnico per affrontare queste questioni. Tutte le “ipotesi di progetto” fin qui presentate non rispondono a questi criteri perchè vanno a distruggere un’ecosistema come quello lagunare. Fino non è stato fatto nulla, e si perso solo un sacco di tempo prezioso. Se lasciamo fare ai ministri, approfittando della Legge Obiettivo, allora vuol dire che si è deciso di scegliere senza voler capire».

 

Tuffo in canale della Giudecca, accuse in archivio

Non c’è prova che sapessero del divieto imposto dal questore per vietare, lo scorso 21 settembre, ogni manifestazione in acqua contro il passaggio delle grandi navi lungo il canale della Giudecca. È con questa motivazione che il giudice per le indagini preliminari Giuliana Galasso ha rigettato la richiesta di emissione di decreto penale di condanna chiesto dalla Procura nei confronti di 32 componenti del Comitato No grandi navi che in quel pomeriggio di inizio autunno si tuffarono in acqua per protesta. Il gip ha rilevato che l’ordine del questore – giustificato con motivi di sicurezza della navigazione – fu notificato appena due ore prima della manifestazione e vi è prova che lo abbia ricevuto soltanto Tommaso Cacciari. Di conseguenza ha restituito gli atti alla Procura, la quale ha già chiesto l’archiviazione per tutti. Con molte probabilità soltanto per Cacciari sarà chiesta l’emissione di un nuovo decreto penale di condanna che dovrebbe ammontare a poco meno di mille euro.

Per il tuffo del 21 settembre, oltre all’inchiesta penale, i manifestati No grandi navi sono stati anche multati in sede amministrativa – poco più di 100 euro ciascuno – per aver violato il regolamento che vieta di fare bagni nei canali cittadini.

 

Nuova Venezia – Dolo “Difendete il nostro ospedale”

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18

mar

2014

DOLO  «All’ospedale di Dolo le istituzioni locali non pensano più. I partiti più grossi di maggioranza e minoranza non si muovono. La gente sembra disillusa».

Questa è la denuncia lanciata dalle liste civiche Il Ponte del Dolo, Sinistra per Camponogara, Mira Fuori del Comune, Strada Comune di Stra.

«Le ragioni del rilancio del nostro ospedale sono solide», proseguono le liste, «ha una storia illustre, è baricentrico, occupa locali suoi, è in grado di organizzare le strutture e servizi che lo qualifichino come ospedale per acuti. Inoltre la gente lo percepisce come l’ospedale della Riviera».

Viene poi lanciato un messaggio ai sindaci e a partiti. «Voi che già vi siete espressi in difesa dell’ospedale di Dolo, siate chiari, battete i pugni, sollecitate una revisione delle schede ospedaliere, che in assenza di una programmazione complessiva in attuazione del Piano socio-sanitario, delle schede territoriali e di un progetto sulla definizione delle nuove Asl, diventano soltanto causa di competizione tra campanili. E intanto chiedete per Dolo i soldi promessi per la ristrutturazione del pronto soccorso, pretendete il mantenimento o il ritorno dei reparti che caratterizzino il polo chirurgico ».

Giacomo Piran

 

Nuova Venezia – “La Nuova Romea non serve piu’ “

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15

mar

2014

Dossier al Cipe firmato dai sindaci e da Opzione Zero: veicoli in drastico calo

CAMPONOGARA «Spediremo al Cipe entro aprile un dossier con cui come comuni del comprensorio della Riviera del Brenta chiederemo la derubricazione della Romea commerciale dalle opere da realizzare ».

Lo annuncia il presidente della Conferenza dei sindaci della Riviera e sindaco di Camponogara Giampietro Menin.

Nel dossier saranno allegati gli ordini del giorno di tutti i consigli comunali della zona e i dati che dimostreranno l’assoluta inutilità dell’opera a vent’anni dalla progettazione.

«La Romea commerciale – dice Menin– non serve ormai più a nulla. Prima di spedire la richiesta al Cipe i comuni di Campagna Lupia e Mira si sono presi l’impegno di studiare un progetto che preveda l’allargamento dell’attuale Romea sul lato laguna. Allegheremo poi i dati che saranno raccolti dagli uffici tecnici e che partono dagli studi fatti da Opzione Zero».

E il comitato è pronto a scendere in campo fino in fondo per aiutare i sindaci ed evitare l’arrivo della Romea commerciale in Riviera.

«I dati che abbiamo a disposizione sono davvero importanti – spiega Rebecca Rovoletto portavoce di Opzione Zero – Nel 2005-2007 circolavano sulla Romea ogni giorno in media 25 mila auto. Ora sono poco più di 18 mila. C’è stato un calo di traffico di oltre il 20%. La Romea commerciale per restare in piedi con il sistema del Project financing come autostrada ha bisogno ogni giorno di almeno 100 mila veicoli in transito. Ce ne saranno, se tutto va bene 25 mila, cioè un quarto. Chi pagherà questo debito colossale per la costruzione di un’opera che ormai non serve più a nulla?».

Opzione Zero affiancherà i 10 sindaci della Riviera nella richiesta ufficiale che sarà spedita al Cipe prima di Pasqua.

«I nostri legali – conclude la Rovololetto- affiancheranno i primi cittadini nella richiesta di derubricazione della Romea Commerciale. È importante che non vengano fatti errori formali ».

Alessandro Abbadir

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Nuova Venezia – Metro’, la Regione accelera

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15

mar

2014

«Possibile il via a giugno»

Pendolari e sindacati cautamente soddisfatti: «Di Sfmr si parla dal lontano 1988»

L’assessore Chisso: «Per noi il sistema è partito con l’orario cadenzato»

VENEZIA – È stato lo stesso assessore regionale ai trasporti, Renato Chisso, a confermare ieri che il primo metrò partirà il prossimo 8 settembre. Anzi ha anche detto che, sempre se sarà possibile dal punto di vista tecnico e finanziario, i nuovi venti treni Sfmr sul tratto Padova-Mestre potrebbero addirittura partire già a giugno. E, naturalmente, com’è nello stile di Chisso, l’assessore ha anche lanciato qualche frecciata ai suoi detrattori. «Per noi della Regione il sistema metropolitano è partito già il 15 dicembre 2013, quando è entrato in vigore l’orario cadenzato anche per i treni regionali di tutto il Veneto, che, in fondo, è l’ossatura di tutte le linee metropolitane della regione. Comunque, quando partirà il primo metrò, tra Padova e Mestre circoleranno ben 82 treni locali al giorno. Sono tanti perché in questo tratto, nel 2008, è stata realizzata l’Alta Capacità con quattro binari». Sempre ieri i tecnici di Chisso hanno anticipato anche che il nuovo servizio dei venti treni giornalieri, supplementari rispetto a quelli attuali, sulla linea storica di 25 chilometri tra Mestre e Padova, sarà svolto dai nuovi convogli a sei casse dell’azienda svizzera Stadler, denominati Flirt, che ne ha già consegnati alla Regione 16. Ne mancano ancora 4. Sono treni già molti usati nelle aree metropolitane di mezza Europa, in grado di trasportare 400 persone. In pratica sono gli stessi convogli che, dal 15 dicembre, fanno servizio tra Mestre e Portogruaro e tra Monselice e Legnago-Mantova.

La notizia è stata accolta con moderata soddisfazione anche dalle associazioni dei pendolari e dai ferroviari dell’Orsa. «Finalmente si parte», sottolinea Davide Grisafi, presidente regionale di AssoUtenti. «Venti treni in più sulla tratta Padova Mestre, con fermate a Ponte di Brenta, Vigonza/ Pianiga, Dolo e Mira-Mirano, rappresentano pur sempre un bel traguardo. Specialmente oggi dopo che l’orario cadenzato si è assestato bene ed in base ai dati raccolti, a livello ufficiale, da ViaggiaTreno, i ritardi giornalieri si contano sulle dita di una mano».

Un po’ diversa la posizione dell’Orsa. «Ok per la partenza del primo metrò regionale», osserva Sandro Trevisan, segretario nazionale Orsa e ferroviere mestrino. «Voglio ricordare, però, alla Regione ed anche a TrenItalia che il primo progetto di massima per il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale risale al 1988. Quindi non servirà una bottiglia di champagne, per festeggiare basterà un buon Pinot. Per il resto il progetto Smfr non deve finire assolutamente con la partenza dei primi treni metropolitani da Padova a Mestre. Il programma Smfr deve essere realizzato anche sulle linee Mestre-Treviso-Conegliano, Mestre- Castelfranco-Bassano del Grappa, Mestre- Quarto d’Altino- San Donà di Piave-Portogruaro ed anche sulla Padova-Vicenza. Facendo attenzione, naturalmente, alla ristrutturazioni delle stazioni e delle fermate, all’eliminazione di altri passaggi a livello ed all’arrivo di nuovi treni, più capienti di quelli attuali, senza i quali non si va da nessuna parte ».

Sempre Trevisan aggiunge che per far partire nel più breve tempo possibile il sistema metropolitano intorno al quadrilatero geografico intorno a Padova e Mestre, occorre realizzare il secondo binario nel tratto fra Maerne di Martellago e Castelfranco, via Piombino Dese e Trebaseleghe.

FelicePaduano

 

Nuova Venezia – Si’ alle grandi navi ma fuori dalla laguna.

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14

mar

2014

L’INTERVENTO

Comitato No Grandi Navi

‘‘Crocierismo e portualità fuori scala sono incompatibili con Venezia, il progetto del canale Contorta rovescia gli indirizzi di tutte le leggi dal 1966 a oggi

‘‘La nostra zona è stata dichiarata di protezione speciale dall’Unione europea e per questo il movimento NoGrandiNavi ha presentato ricorso

Paolo Costa come al solito le spara grosse, ma noi vogliamo ricordare ai nostri lettori che l’attività dell’Autorità portuale è regolata dalla legge. La legge che regola diritti e doveri delle Autorità portuali afferma che nel porto di Venezia l’ambito e l’assetto complessivo del porto, ivi comprese le aree destinate alla produzione industriale e alle infrastrutture, è delimitato dal Piano regolatore portuale; sue modifiche non possono contrastare con gli strumenti urbanistici vigenti, ad ogni modifica è necessaria la previa intesa con i comuni interessati e le modifiche sono sottoposte a Valutazione di impatto ambientale.

Le opere di grande infrastrutturazione come le costruzioni di canali marittimi sono parte del piano regolatore portuale e sono approvate dal consiglio superiore dei Lavori pubblici e, sulla base del piano triennale, il ministero dei Trasporti individua annualmente le opere per le quali procedere.

In più la laguna è sottoposta al vincolo della Legge speciale che prevede l’obbligo di salvaguardare la laguna e comunque i progetti di sviluppo di Venezia e della sua laguna devono essere sottoposti al Comitatone (formato da vari ministri, Regione e sindaci) e alla commissione di Salvaguardia.

Si salvaguarda la laguna scavando un canale largo duecento metri che sfocia in Marittima? Certo che no, si tratta di un progetto “illegittimo”, per usare le parole del sindaco Orsoni, che contrasta con la logica tutta della Legge speciale.

Intesa con i comuni? Ma il comune di Venezia ha votato all’unanimità, un paio di anni fa, il Piano di assetto territoriale che recita che le grandi navi devono attraccare fuori della laguna e il comune di Mira ha sempre espresso la sua contrarietà al progetto Contorta.

Piano regolatore portuale? Ma il piano regolatore esistente risale al 1965 e nulla dice in merito. Che cosa si ritrovi delle procedure previste dalla legge nella affermazione di Paolo Costa che la capacità decisionale in merito all’acceso al porto (il progetto Contorta) è “affidato dalla legge all’Autorità marittima, Autorità portuale e Magistrato alle acque” noi non sappiamo. Megalomania, forse? Il progetto dello scavo del canale Contorta contraddice e rovescia gli indirizzi di tutte le leggi, le norme, i piani e i pareri che si sono susseguiti dalla grande acqua alta del 1966.

La laguna è stata dichiarata sito d’interesse comunitario e zona di protezione speciale dall’Unione Europea ed è quindi tutelata. Per questo il movimento No Grandi Navi ha presentato ricorso alla Commissione europea in collaborazione col Gruppo di intervento giuridico in relazione al progetto di scavo del canale Contorta.

Tutto questo dimostra quello che tutti i cittadini di Venezia sanno e che solo gli interessati negano: che il crocierismo e una portualità fuori scala sono incompatibili con la laguna, salvo distruggerla reiterando, come fa Costa, le logiche padronali che hanno ridotto il bacino della laguna centrale a un catino vuoto profondo oltre due metri. Un braccio di mare.

Il crescente gigantismo navale, il Mose alle bocche di porto, la crescita del livello del mare con le previsioni di frequente chiusura delle paratie metteranno presto in crisi il porto: non è in discussione il se ma solo il quando.

Costa lo sa bene, e per questo ha proposto il terminale off shore, ma se ciò è possibile per petroli e container, perché mai non lo sarebbe per le navi da crociera? I crocieristi sono molto più mobili delle merci, nei loro riguardi esiste l’attrattiva Venezia, che non esiste per le merci che seguono solo il criterio del costo. Il porto crocieristico può essere pensato con capacità e lungimiranza progettuale e va ridisegnato, pur con la necessaria gradualità, considerando l’attrattiva della città e la tutela di un turismo con essa compatibile.

Se si vogliono salvare l’ambiente, il porto e il lavoro, le grandi navi vanno accolte fuori dalla laguna.

 

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