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Nuova Venezia – Grandi navi, il Comune ricorre al Tar

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6

dic

2013

 

L’INCONTRO

Firmata l’ordinanza che limita i passaggi e dà il via libera al canale Contorta Sant’Angelo. Orsoni: «Noi non ci stiamo»

Il canale Contorta-Sant’Angelo come via alternativa per le grandi navi dirette in Marittima. Riduzione di transiti in canale della Giudecca da 809 a 708 navi sopra le 40 mila tonnellate per il 2014. Divieto di passaggio per i traghetti (dal 5 aprile 2014) e alle navi superiori alle 96 mila per l’anno 2015. La Capitaneria di Porto ha emesso ieri l’attesa ordinanza per il passaggio delle grandi navi in laguna. E il Comune, per bocca del sindaco Giorgio Orsoni, ha già annunciato un ricorso al Tar.

«Ho già dato mandato all’Avvocatura civica di impugnare i provvedimenti», dice, «perché non sono state rispettate le procedure concordate. E il Comune non è stato nemmeno avvisato».

Orsoni ha anche telefonato ieri al ministro Maurizio Lupi, esprimendogli tutto il suo sconcerto. Non erano questi, dice, gli accordi stretti nella riunione a Roma del 5 novembre. La forzatura era nell’aria, e adesso si rischia di assistere per le navi a un contenzioso legale tra amministrazioni.

Anche il Comune di Mira si era infatti espresso contro il passaggio delle navi per il canale Malamocco Marghera, indicando la scelta della nuova Marittima fuori dalla laguna.

Nonostante le proteste, le perplessità degli esperti e le interrogazioni parlamentari, è dunque il progetto dell’Autorità portuale a fare un passo avanti.

Nel primo provvedimento – il decreto 472 firmato ieri mattina – l’ammiraglio Tiberio Piattelli specifica che il progetto, in sede di Valutazione di Impatto ambientale, «dovrà essere oggetto di comparazione circa la sostenibilità ambientale e socioeconomica con le altre ipotizzate vie d’accesso alla attuale Stazione Marittima».Dunque il canale «retroGiudecca», e il canale Malamocco Marghera-Vittorio Emanuele. Ma a essere incardinato nelle procedure di approvazione è per ora soltanto il nuovo canale. Quattro chilometri di scavo in laguna centrale che molti scienziati hanno definito «un grave errore».

Per il Porto e per il ministero delle Infrastrutture, al contrario, occorre fare presto e inserire il progetto nelle procedure speciali della Legge Obiettivo. Ipotesi contro cui una trentina di parlamentari del Pd, Cinquestelle e Psi hanno chiesto l’intervento del presidente del Consiglio Letta.

Situazione ancora irrisolta. Perché il contrasto tra i ministri non è superato, e nemmeno quello tra Comune e Autorità portuale. Nel dettaglio, l’ordinanza 153 fissa il numero massimo dei transiti a San marco e in canale della Giudecca di navi passeggeri superiori a 40 mila tonnellate in 708 passaggi, un centinaio in meno di quelli registrati nel 2012. In Marittima non potranno stazionare contemporaneamente più di cinque grandi navi. Dal 5 aprile 2014 sarà vietato il transito in bocca di Lido delle navi traghetto. Secondo la Capitaneria la riduzione complessiva rispetto al 2012 sarà del 37,5 per cento. Infine, nel 2015 non potranno più passare le navi al di sopra delle 96 mila tonnellate.

Un po’ poco per i comitati, che annunciano proteste. Ma anche per il Comune, che impugnerà i due provvedimenti davanti al Tribunale.

Alberto Vitucci

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Nuova Venezia – Mira “Qui la posta non arriva piu’ “

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5

dic

2013

La denuncia di Donadel al sindaco: «Il Comune si dia da fare»

MIRA «A Mira la posta non arriva e a nulla valgono le proteste dei cittadini per una situazione che ormai è diventata insostenibile: lettere in ritardo, salassi da centinaia di euro per bollette che arrivano tutte insieme, mancati recapiti. Questi sono tutti disagi ormai all’ordine del giorno per il servizio postale nel territorio comunale».

Lo denuncia il consigliere comunale del gruppo “Mira Fuori dal Comune”, Mattia Donadel, che spiega che si è arrivati a questa situazione, a causa di un taglio dei portalettere e chiede al comune di intervenire con più decisione.

«Questi disagi– spiega Donadel – erano del tutto prevedibili visto che il piano regionale di riduzione delle zone di recapito ha prodotto una riduzione dei portalettere in servizio a Mira da 18 a 14 unità, rispetto alle 21 presenti solo 2 due anni fa. Pesante è diventata la situazione anche per i postini rimasti in servizio, che per coprire le stesse zone ora sono sottoposti a ritmi più stressanti e quindi anche a maggiori rischi di infortunio per una mansione già di per sé pericolosa».

Donadel spiega che in questi mesi si è fatto poco.

«Dopo l’interrogazione di Mira Fuori del Comune di qualche mese fa- spiega – e il successivo interessamento del sindaco Alvise Maniero, Poste italiane si è giustificata usando le risibili argomentazioni sul calo dei volumi di posta dovuto alle nuove tecnologie informatiche, all’approfondirsi della crisi economica, allo scadimento della qualità del servizio offerto. In realtà ciò che si mette a rischio, è la caratteristica di servizio postale universale, caratterizzato da uniformità, tariffe contenute e qualità del recapito».

(a.ab.)

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MIRA – Lettere in ritardo, centinaia di euro di bollette che arrivano tutte insieme, mancati recapiti.

«Disagi ormai all’ordine del giorno per il servizio postale di Mira – dichiara il capogruppo di Mira Fuori del Comune, Mattia Donadel – A Mira insomma la posta non gira per davvero e a nulla valgono le proteste dei cittadini per una situazione che ormai è diventata insostenibile».

Secondo Donadel i risultati erano prevedibili considerando che i portalettere in servizio a Mira sono stati ridotti da 18 a 14 unità, rispetto alle 21 presenti solo 2 due anni fa e su un territorio comunale di circa 100 chilometri quadrati.

«Pesante è diventata la situazione anche per i “postini” rimasti in servizio – denuncia Donadel – che per coprire le stesse zone ora sono sottoposti a ritmi più stressanti e a maggiori rischi. Insomma assoggettare la logica del servizio a criteri di “opportunità economica” sono scelte che dovrebbero mettere in allarme non solo cittadini e lavoratori, ma anche Sindaci e amministratori».

( L.Gia.)

 

 

Lettera di 22 senatori Pd. Casson: «È pericoloso». Interpellanza di Endrizzi (M5S)

Un appello al Presidente del Consiglio Enrico Letta perché fermi lo scavo del nuovo canale in laguna. È firmata da ventidue senatori del Pd la lettera inviata ieri al Capo del Governo sulla questione della portualità.

«Il progetto del canale Contorta», scrive il primo firmatario del documento, il senatore veneziano Felice Casson, vicepresidente della commissione Giustizia di palazzo Madama, «è pericoloso per l’ambiente e rischia di compromettere definitivamente l’equilibrio della laguna di Venezia. Il presidente Letta intervenga per dire esplicitamente che non può essere inserito all’interno della corsia preferenziale della Legge Obiettivo».

Una lettera in cui si invita il governo a «garantire il confronto tra ipotesi progettuali diverse, senza ricorrere a scorciatoie per portare avanti un solo progetto aggirando le procedure ordinarie, come scritto dal ministro Lupi in contrasto con il ministro dell’Ambiente».

Casson chiede anche che nella vicenda «sia coinvolto il ministro della Giustizia per verificare la gravità dei fatti criminali che hanno già ampiamente toccato le vicende relative ai lavori svolti per la salvaguardia di Venezia».

Lo scavo del nuovo canale doveva andare di pari passo con l’arginatura del canale dei Petroli. Sette chilometri e mezzo si scogliere e milioni di metri cubi di fanghi – tra cui quelli scavati proprio per il Contorta – progetto ritirato dal Magistrato alle Acque dopo la protesta dei comitati e del ministero per l’Ambiente. Un attacco anche ai proponenti.

«Tutta questa fretta», conclude la lettera dei senatori, «è sospetta. Si tratta di un progetto pericoloso per la laguna, spinto da lobbies interessate unicamente al loro profitto e non certo alla salvaguardia della laguna».

«Vogliamo vederci chiaro sulle logiche di questo affare», scrive in un’interpellanza a Letta il senatore Giovanni Endrizzi, «l’unico modo per salvare la laguna è portare le navi fuori, a San Nicolò. Le alternative ci sono, ma hanno il difetto di costare meno».

Dibattito che si fa rovente, proprio nelle ore in cui la Capitaneria di Porto – in questo sollecitata dal ministero – dovrebbe emettere l’ordinanza per la «mitigazione dei rischi» nei canali portuali. Con il divieto di transito dei traghetti in Bacino San Marco a partire dal primo gennaio (andranno a Marghera), il divieto per le grandi navi sopra le 96 mila tonnellate, il numero massimo di cinque navi superiori alle 40 mila tonnellate che potranno ormeggiare in Marittima, il divieto di entrare di giorno per «limitare l’impatto visivo».

La Capitaneria dovrà inviare al ministero anche il progetto dell’Autorità portuale sul nuovo canale Contorta. Il Comune ha chiesto però che siano valutati anche gli altri progetti alternativi, a cominciare da Marghera.

Il Comune di Mira chiede di pensare alla nuova Marittima a Punta Sabbioni.

Alberto Vitucci

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Lucio Tiozzo (Pd) «Grandi navi a Chioggia»

Le navi da crociera a Chioggia. Lì c’è uno scalo nuovo, costruito con ingenti risorse pubbliche, e in gran parte inutilizzato. la proposta è stata avanzata al governo da Lucio Tiozzo, capogruppo del Pd in Consiglio regionale. La sospensione degli arrivi dovuta ai lavori del Mose, scrive Tiozzo al governo, «potrebbe causare gravi danni all’economia cittadina. Chiedo dunque al presidente della Camera di commercio Giuseppe Fedalto, che siede anche nel Consiglio di Venezia terminal passeggeri, di appoggiare questa ipotesi».

Un’opportunità che secondo Tiozzo «non deve andare perduta», dal momento che in questo modo si potrebbe mantenere il lavoro risolvendo in parte anche il problema del transito delle grandi navi a San Marco. Sulle alternative alle grandi intervengono anche i parlamentari Pd Andrea Martella e Michele Mognato.

«Siamo sicuri che il governo valuterà le alternative nel rispetto delle procedure e dell’ambiente», dicono. Renzo Scarpa, consigliere comunale del Gruppo Misto, invita a valutare le conseguenze di nuovi scavi sulle maree in laguna.

(a.v.)

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Nuova Venezia – In bici fino a Orte contro la Romea

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4

dic

2013

Mira, una decina di volontari esporranno a tutti i residenti le ragioni del “no”

MIRA – Una decina di persone partiranno venerdì 6 dicembre dal municipio di Mestre per una biciclettata fino ad Orte con l’obiettivo di dire no alla Nuova Romea, l’autostrada che correrà in parallelo alla statale 309 fino a Ravenna; da qui giungerà fino a Cesena e a Orte in provincia di Viterbo attraversando gli Appennini. L’iniziativa è del comitato “Opzione Zero”.

«Attivisti del comitato e di altre associazioni» spiega Mattia Donadel, uno dei partecipanti «partiranno venerdì alle 7.15 dal Municipio di via Palazzo e toccheranno tutti i 48 Comuni delle cinque regioni attraversate dall’opera. Saranno distrutti territori, campagne e ambienti di pregio come la Riviera del Brenta, il Delta del Po, le Valli di Comacchio, intere vallate dell’Appennino. La delegazione porterà con se l’appello della Rete Nazionale Stop Orte-Mestre (www.stoporme.org) che raccoglie l’adesione di organizzazioni di carattere locale, regionale e nazionale contrarie alla nuova autostrada. L’obiettivo è di sensibilizzare le amministrazioni comunali, ma anche incontrare i cittadini, le associazioni e i comitati che sui vari territori sono impegnati in questa difficile battaglia».

Iniziative per accogliere e accompagnare i ciclisti sono previste a Mira, Codevigo, Cavarzere, Comacchio, Ravenna, Cesena, Perugia, Terni.

«La mobilitazione – spiegano anche Lisa Causin e Rebecca Rovoletto dei comitati – sta crescendo di giorno in giorno. Con il gruppo di ciclisti ci saranno alcuni mezzi d’appoggio. Il percorso seguirà il tracciato della nuova autostrada per documentare gli impatti dell’opera sui territori. Lunga 396 chilometri, l’autostrada attraverserà cinque regioni provocando danni in termini di consumo di suolo, aumento di frane e alluvioni, inquinamento atmosferico.

Contestata è anche l’utilità dell’opera: i flussi di traffico sulla attuale Romea e sulla E-45 non giustificano la realizzazione di una infrastruttura da oltre 10 miliardi di euro, un debito che finirà per pesare sulle tasche dei cittadini.

Con investimenti molto più contenuti si potrebbe riqualificare e potenziare la rete stradale esistente».

(a.ab.)

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Pronta l’ordinanza della Capitaneria sulla «mitigazione dei rischi»

Blocco sopra le 40 mila tonnellate. Il sindaco di Mira si appella al governo

Questione di ore. La nuova ordinanza della Capitaneria di Porto è pronta, e sarà adesso firmata forse già oggi dall’ammiraglio comandante Tiberio Piattelli. Farà scattare il divieto di passaggio in Bacino San Marco per i traghetti a partire dal primo gennaio, il divieto per le navi superiori alle 40 mila tonnellate e alle 96 mila (dal 2015), il limite di cinque grandi navi ormeggiate in Marittima, a arrivi e partenze di notte per «mitigare l’impatto visivo».

Le misure da adottare sono quelle della «mitigazione dei rischi» con l’avvio dell’iter progettuale per le alternative. L’indicazione del ministro Lupi, reiterata in questi giorni, si rifà al decreto Clini Passera del marzo 2012, in cui si subordinava il divieto di passaggio alle grandi navi superiori alle 40 mila tonnellate alla realizzazione di alternative.

«Ma nel decreto», precisa l’Autorità portuale, «si parla di vie alternative di accesso alla Marittima».

Non si mette dunque in discussione, secondo il Porto, l’attuale Stazione di arrivo dei passeggeri, nè si parla di ipotesi di siti alternativi. E si individua nella Capitaneria di porto, cioè l’Autorità marittima, il soggetto che dovrà prendere i provvedimenti. Infatti, proprio basandosi su due lettere inviate dalla Capitaneria al ministero (il 28 ottobre e il 10 novembre) dove si indicava come possibile solo la via del Contorta, il ministro adesso scrive di fare presto, per una «spedita realizzazione del progetto».

Ma il progetto che sarà inviato a Roma dall’Autorità portuale, scrive il ministro, «dovrà essere poi comparato in sede di Via con gli altri progetti esistenti». Si tratta oltre che del Contorta anche del canale dietro la Giudecca (sponsorizzato da Scelta civica) e finanziato da Vtp. E infine di Marghera. Inserito nelle vie alternative di accesso alla Marittima. Perché se le grandi navi dovessero essere spostate a Marghera, la Marittima potrebbe essere raggiungibile – da quelle di stazza media – attraverso il canale Vittorio Emanuele, scavando i fondali e spostando l’elettrodotto dell’Enel.

Ipotesi che non piace agli ambientalisti. Ma nemmeno al Comune di Mira. Che ha inviato ieri un appello al governo: «Non inserite il Contorta nella Legge Obiettivo», scrivono il sindaco Alvise Maniero e l’assessore Luciano Claut, «significa eludere i necessari confronti. Noi chiediamo sia valutata la possibilità del porto alla bocca di Lido».

Contro lo scavo del nuovo canale anche la commissione scientifica dell’istituto veneto di Scienze, lettere ed Arti. «Non dobbiamo ripetere il grave errore del canale dei Petroli», hanno scritto studiosi di varia provenienza, «invece vengano valutate bene tutte le alternative».

Un confronto che si dovrà fare ora in commissione Via.

Alberto Vitucci

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GIORGIO ORSONI

«La Legge Obiettivo è una forzatura noi non ci stiamo»

«La lettera del ministro? Risponde a quello che avevamo concordato a Roma. Con una forzatura: noi non eravamo d’accordo nell’inserire il progetto del nuovo canale nella Legge Obiettivo. Per questo alla fine si era deciso di non scriverlo. Invece adesso la Legge Obiettivo salta fuori di nuovo».

Il sindaco Giorgio Orsoni è a Roma, ospite a una cena di gala al Quirinale su invito del presidente Napolitano. Dice di non voler accendere nuove polemiche sul già caldo «fronte del porto». Ma avverte: «La questione non è affatto chiusa, non si è deciso di scavare il canale Contorta Sant’Angelo. Piuttosto i progetti alternativi dovranno essere valutati in sede di Valutazione di Impatto ambientale. E bisognerà farlo senza pregiudizi, molto serenamente: e nonostante le sollecitazioni contrarie del Porto, noi crediamo che sull’ipotesi Marghera ci sia molto da lavorare».

Il Comune insomma non ha affatto abbandonato l’idea di attrezzare il nuovo terminal croceristico per grandi navi nell’ex zpna industriale di Marghera. Consentendo magari il passaggio delle navi medio-grandi attraverso il canale Vittorio Emanuele. Progetti alternativi che Ca’ Farsetti presenterà a breve?

«Noi non possiamo fare progetti, non è di nostra competenza», risponde Orsoni, «la Corte dei Conti ce lo contesterebbe subito. E poi non ne abbiamo le risorse. Per questo credo sia urgente convocare un Comitatone. Per discutere delle ipotesi sul tappeto e finanziare studi e risorse».

Nel frattempo però il Porto va avanti. Il progetto del Contorta, 7 chilometri e mezzo di scavo per realizzare una nuova via larga 300 metri come «diramazione» del canale Malamocco Marghera, procede.

«Ma non è arrivato il momento della decisione», dice il sindaco. «Adesso la Capitaneria invierà a Roma, come richiesto dal ministro, il progetto del Contorta». Che l’Autorità portuale considera unica alternativa possibile. Un’ipotesi che però si scontra con i pareri contrari di ambientalisti e ingegneri idraulici.

«Io rimango della mia idea: la soluzione alternativa migliore è quella di Marghera», insiste il sindaco. Poco importa che su questa soluzione siano insorti a una sola voce l’Autorità portuale, i sindacati e le imprese dello scalo veneziano. Tanto che sia il Porto sia la Vtp (Venezia terminal passeggeri) hanno indicato come irrinunciabile il permanere della Stazione passeggeri in Marittima. Adesso l’ordinanza della Capitaneria metterà i paletti sui tonnellaggi massimi previsti per i prossimi tre anni. E sui progetti da valutare. Per quelli che prevedono il porto fuori dalla laguna (cesare De Piccoli) o a Marghera (Comune) tutto viene demandato al nuovo Piano regolatore portuale.

«Questo è un fatto positivo», conclude il sindaco, «e credo che ci dovremo lavorare. È quello il terreno di confronto e di programmazione. Dove la città e il suo porto decidono le strategie future di sviluppo».

(a.v.)

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l’intervento

Scavo del canale Contorta che fine farà la laguna?

di Gianni Fabbri (già professore di Progettazione Architettonica e Urbana-Iuav)

Come noto, a seguito della riunione interministeriale del 5/11 (le cui caratteristiche istituzionali restano singolarmente vaghe), è stato emesso un comunicato contenente alcune decisioni atte a non far più transitare le grandi navi da crociera per il Bacino di San Marco. Ma si tratta di decisioni o di controversi orientamenti? In un quadro che resta carico di ambiguità e di celati contrasti, è emerso con una certa chiarezza che il progetto del nuovo canale Contorta-Sant’Angelo predisposto dall’Autorità Portuale era, per i convenuti, l’alternativa più convincente e praticabile. Tuttavia essa doveva essere sottoposta a VIA (ma, viste le caratteristiche dell’opera perché non alla Valutazione Ambientale Strategica? Mistero procedurale!) e a un esame comparato con progetti relativi ad altri canali (Marghera ed extra-laguna rimandati al Piano Regolatore Portuale…). Ma quali altre soluzioni progettuali visto che ogni progetto dovrebbe essere predisposto dall’Autorità Marittima la quale non ha fino ad ora predisposto un bel nulla? Nebbia. O fumo negli occhi? Questa nebbia è stata tuttavia squarciata da un primo fatto concreto: la presentazione il 28/11, alla Commissione di Salvaguardia, del progetto dell’Autorità Portuale per il marginamento di 8 km del Canale dei Petroli, con tanto di scogliere, allargamento e approfondimento del canale, nonché false barene. Progetto funzionale alla realizzazione del Canale Contorta che su quello dovrebbe innestarsi. È noto quale fine poco nobile abbia fatto tale progetto con il suo ritiro da parte del Magistrato alle Acque, “braccio armato” dell’Autorità Portuale. Ora si annuncia un altro fatto concreto: la lettera del Ministro Lupi alla Capitaneria di Porto per sollecitare la presentazione definitiva del progetto Canale Contorta-Sant’Angelo per poterlo inserire nella Legge Obiettivo. Cioè per poterlo approvare con procedura urgente e facilitata in sede VIA, senza doverlo sottoporre all’esame comparato con altri progetti. Mettendo assieme i due “fatti concreti” cosa se ne può desumere? Due + due. Che, essendo necessario al Canale Contorta-Sant’Angelo l’ampliamento, risezionamento, marginamento del Canale dei Petroli (che ne costituisce l’accesso al mare) è in atto il tentativo di portare a realizzazione un canale di 12,5 km, largo 250-300 m. profondo 12,5 (Canale dei Petroli + Canale Contorta) fornendolo di tutte le coperture ministeriali, tecniche e politiche e gli “scivoli” autorizzativi. Profittando della nebbia che avvolge la predetta riunione interministeriale. O del fumo negli occhi? Fatto questo potremo parlare con assoluta sicurezza di laguna perduta. Né varrà a salvarla la cosiddetta azione di “mitigazione ambientale” fatta di isolotti previsti lungo questi canali: isolotti arginati (scogliere?) e non barene, per resistere alle correnti e al moto ondoso in essi generati. Quello che è successo e sta succedendo nella laguna centrale alle opere di “mitigazione ambientale” (non arginate), fatte dal Consorzio Venezia Nuova, sotto l’azione devastatrice del Canale dei Petroli, è una buona verifica sperimentale: spazzate via. Ma si tratta solo di una – sia pur gravissima – perdita paesaggistico ambientale? In realtà si tratta di un’azione che aggraverà enormemente la stabilità già precaria delle isole e della stessa Venezia: gli effetti idrodinamici dei nuovi canali renderanno necessari interventi continui, diffusi e radicali di consolidamento e irrigidimento statico dei bordi delle isole e delle fondazioni dei singoli edifici. E di ciò ne abbiamo già avuto ampie prove “sperimentali” negli ultimi decenni. Altro che Insula! Ora viene spontanea una domanda: l’apparente insensatezza di questi propositi a quale logica perversa soggiace? È un tributo che si paga agli incerti equilibri del Governo delle Larghe (?) Intese? Cosa spinge gli attuali dirigenti del principale partito veneziano, il Pd, a perseguire accanitamente la politica dello spettatore e del silenzio? E in vista delle “primarie” della prossima domenica, possibile che i sostenitori delle tre candidature nazionali non dicano che posizione hanno? Sarebbe di qualche aiuto a chi vuole votare e scegliere con cognizione di causa.

 

Il progetto per le grandi navi alla prova del governo delle larghe intese. Si annuncia infatti come una sintesi difficile e a ostacoli quella che la presidenza del Consiglio dovrà fare sulla soluzione definitiva al transito delle crociere in laguna. Perchè se da un lato il ministero delle infrastrutture, con l’alfaniano Maurizio Lupi, spinge (e lo ha fatto anche con una lettera a enti locali, Capitaneria di porto e Magistrato alle acque) per inserire lo scavo del canale Contorta nella Legge obiettivo e accelerare la procedura senza passare per la Valutazione d’impatto ambientale, dall’altro il ministero dell’ambiente di Andrea Orlando (Pd) stoppa il collega e, seppur senza comunicazioni ufficiali, fa sapere che la posizione non è cambiata: il progetto del Contorta è quello in fase più avanzata, ma deve seguire l’iter normale, quindi sottoporsi alla procedura di Via. Il braccio di ferro tra infrastrutture a ambiente sta tutto qui.

L’accelerazione impressa negli ultimi giorni da Lupi, quindi, nella sostanza non cambia quanto già detto nell’incontro a Roma in cui è stato deciso di limitare le grandi navi in bacino San Marco. E tuttavia serve a marcare ancora di più le posizioni in campo: da una parte l’asse Lupi-Paolo Costa (visto che il progetto Contorta è portato avanti dall’Autorità portuale), dall’altra quello tra Orlando e il sindaco Orsoni, che resta dell’idea che le grandi navi dovrebbero attraccare a Marghera e non più in Marittima.

Ma un altro altolà al progetto Contorta arriva da Enrico Zanetti, parlamentare di Scelta Civica, che ha presentato un suo progetto, per far passare le navi dietro la Giudecca e farle arrivare in Marittima tagliando il Bacino di San Marco.
«Probabilmente – dice Zanetti – è vero che il Contorta è stato presentato con una documentazione completa, ma non è assolutamente vero che sia l’unico progetto arrivato alla Capitaneria di porto. Il nostro, anche grazie al supporto di Vtp, è sul tavolo e quindi abbiamo risposto agli inviti del governo».

«Il problema – osserva Zanetti – potrebbe però essere un altro. Non vorrei che, poichè il Magistrato alle acque e gli enti pubblici che dovrebbero effettuare gli studi sui vari progetti non hanno soldi, alla fine si prendano in esame quelli più avanzati in sede progettuale solo perchè presentati da privati con elevate capacità economiche. In questo caso si spiega perchè quello dell’Autorità portuale è in fase più avanzata».

Resta il fatto, tuttavia, che al ministero dell’ambiente ribadiscono che negli uffici della Via al momento ci sono solo due “idee progettuali”: quella del Contorta e il porto off shore di De Piccoli. Il resto, probabilmente, è ancora parcheggiato in Capitaneria di Porto.

(da.sca.)

 

PORTUALITÀ – Infrastrutture e Ambiente su posizioni diverse riguardo lo scavo del Contorta. E agli uffici della Via ci sono solo due progetti

MIRA- Maniero: «Lo scalo passeggeri deve avvenire al Lido»

«Il governo non deve applicare la Legge Obiettivo per lo scavo del Canale Contorta a Venezia. L’approdo passeggeri per le grandi navi va realizzato in Porto al Lido».

Ferma presa di posizione del sindaco di Mira Alvise Maniero e l’assessore all’Urbanistica Luciano Claut, già contrari al progetto del canale Contorta.

«Gli impatti del Canale Contorta – sottolinea l’assessore Claut – sarebbero ancor più devastanti delle opere previste nel Canale Malamocco Marghera».

Maniero e Claut hanno quindi deciso di inviare un appello al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando per evitare ogni iniziativa di inserimento del canale Contorta nelle opere strategiche nazionali soggette alla Legge Obiettivo. Maniero e Claut ribadiscono al Ministro dell’Ambiente la necessità di prendere in considerazione le proposte di uno scalo passeggeri in Porto di Lido, in grado di soddisfare appieno i criteri di rapidità, compatibilità ambientale e reversibilità.

 

Gazzettino – Mira. Mercato, stop a “rifiuto selvaggio”

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3

dic

2013

MERCATO – Mira introduce la raccolta differenziata anche al mercato settimanale

«È un modo per contenere anche i costi complessivi»

MIRA Il Comune “impone” agli ambulanti la raccolta differenziata alla fine del lavoro

L’assessore Sanginiti: «Un passo avanti verso l’ottimizzazione del servizio»

Mira introduce la raccolta differenziata anche al mercato settimanale del giovedì.
Dalla scorsa settimana non solo i residenti di molte zone di Mira applicheranno la raccolta differenziata ma anche gli operatori commerciali del mercato settimanale.
Al giovedì, giorno di mercato lungo Riviera S. Trentin, l’amministrazione comunale di Mira ha invitato gli operatori del commercio ambulante, a conclusione della loro attività, a pulire lo spazio occupato e a conferire i rifiuti nei contenitori, rispettando le indicazioni per la raccolta differenziazione, entro le ore 14.30, così da consentire la successiva pulizia stradale da parte degli operatori di Veritas.
«Si tratta di un altro piccolo passo – ha commentato l’assessore all’Ambiente Maria Grazia Sanginiti – per ottimizzare il servizio di raccolta dei rifiuti, incrementare il livello di differenziazione e contenere i costi complessivi del servizio che gravano sulle attività economiche e sulle famiglie».
Dopo aver introdotto la raccolta differenziata anche nelle mense scolastiche ed aver incrementato le tappe dell’Ecomobile, ovvero il conferimento dei rifiuti ingombranti in appositi container, in molte frazioni di Mira l’amministrazione comunale ha coinvolto anche il commercio ambulante in questa «buona pratica».
Il giovedì di prima mattina Veritas depositerà su un’area appositamente individuata due container scarrabili, suddivisi in comparti, per la raccolta differenziata di carta e cartone, frazione organica e vegetale del rifiuto umido, rifiuti misti (con esclusione di carta e umido).
Quando il mercato sarà terminato i commercianti ambulanti avranno quindi il compito di pulire lo spazio occupato e a conferire i rifiuti negli appositi contenitori.

 

MIRA – La raccolta differenziata era stata venduta come uno dei sistemi per ridurre i costi delle tasse sui rifiuti. Un obiettivo certamente non raggiunto. Ora la raccolta dei rifiuti a Mira interessa anche i mercati rionali. Questa la novità partita dal 28 novembre scorso von il mercato rionale di Mira Taglio e che a breve interesserà anche quello di Oriago.

«Dallo scorso 28 novembre anche i rifiuti prodotti in occasione del mercato settimanale del giovedì a Mira – spiega l’assessore all’ambiente Maria Grazia Sanginiti – andranno conferiti in modo differenziato. A questo scopo di prima mattina, su un’area appositamente individuata Veritas depositerà due container scarrabili, suddivisi in comparti, per la raccolta differenziata di carta e cartone, frazione organica e vegetale del rifiuto umido, rifiuti misti, questi ultimi con esclusione di carta e umido».

A conclusione della loro attività, gli operatori commerciali sono tenuti a pulire lo spazio occupato e a conferire i rifiuti nei contenitori, rispettando questa differenziazione, entro le ore 14.30, così da consentire la successiva pulizia stradale da parte degli operatori di Veritas.

«Si tratta di altro piccolo passo – commenta l’assessore Sanginiti – per ottimizzare il servizio di raccolta dei rifiuti, incrementare il livello di differenziazione e contenere i costi complessivi del servizio che gravano sulle attività economiche e sulle famiglie».

(a.ab.)

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MIRA – Un incontro pubblico su come difendere i bilanci familiari dai vizi del gioco, del fumo e dell’alcool. È questa l’iniziativa del Codacons, del Comune di Mira e del Movimento Consumatori che si terrà domani 4 dicembre alle 18.30, in sala consiliare. Con il sindaco e l’assessore Francesca Spolaor saranno presenti il professor Ignazio Conte, economista e il dottor Luigi Conte psicologo.

L’iniziativa rientra nel progetto “100% Cittadini – Educazione alla cittadinanza economica”, realizzato con il contributo della Camera di Commercio.

Dai dati dell’Asl 13, In Riviera del Brenta e nel Miranese sono circa 11 mila, su una popolazione di 240 mila, le persone che soffrono di dipendenza da gioco.

Giocano almeno 3-4 volte alla settimana e questo dall’arrivo della crisi 5 anni fa, è un atteggiamento che è cresciuto sempre più.

Queste persone sono attratte più che dai Casinò, dalle slot machine di bar e tabaccherie. Molti giocano con frequenza anche a Gratta e Vinci e Superenalotto.

«L’obiettivo – spiega l’assessore Francesca Spolaor – è aiutare le famiglie nella difesa del proprio bilancio dalle voragini che possono aprire il gioco d’azzardo e le altre dipendenze».

(a.ab.)

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