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Gazzettino – Mira. Consiglio unito sulla Romea.

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30

nov

2013

MIRA – Decisa una seduta straordinaria per affrontare il nodo della Mestre-Orte

Approvata all’unanimità la richiesta di messa in sicurezza della statale

Parte dal Consiglio comunale di Mira la richiesta, trasversale, della messa in sicurezza della Romea soprattutto negli incroci di Giare, Dogaletto e Malcontenta mentre della Nuova Romea è stato deciso di discutere in un’apposita assemblea.

Le recenti novità riguardanti l’approvazione del Cipe per la realizzazione della Mestre-Orte hanno pesato sui lavori dell’assemblea riunitasi giovedì sera per discutere dell’assestamento di bilancio e su diverse interrogazioni. I lavori si sono aperti con un encomio al maresciallo Sergio Giancaspro, per 16 anni comandante della caserma di Oriago e adesso luogotenente in una delle caserme di Mestre, seguito da un minuto di silenzio in memoria dell’ex sindaco Ruggero Sbrogiò, e degli ex amministratori Sandro Santello e Silvano Trevisan.

L’assessore all’Urbanistica Luciano Claut ha risposto all’interpellanza del consigliere Mattia Donadel sulla sicurezza della statale Romea, da sempre considerata una delle strade più pericolose d’Italia, con un alto tasso di incidenti gravissimi. Claut ha ribadito che «la priorità assoluta è la messa in sicurezza dell’attuale strada, non certo la costruzione di una sua parallela per di più a pagamento».

L’interpellanza è stata trasformata in mozione ed il consiglio comunale si è espresso con voto unanime di maggioranza e opposizione di impegnare il sindaco e la giunta a chiedere all’Anas e agli altri Enti competenti l’adozione di misure per la messa in sicurezza della strada.

Tra le misure che vengono ritenute necessarie per la Romea alcune riguardano gli incroci di Giare, Dogaletto e Malcontenta: attraversamenti pedonali con semaforo, l’installazione di dispositivi per la riduzione della velocità in prossimità degli incroci ed il progetto per il sottopasso di via Bastie.

Sull’approvazione da parte del Cipe della Mestre-Orte, il cui tratto finale da Lughetto a Mestre non è ancora stato definito, il sindaco Alvise Maniero e l’assessore Claut hanno già espresso la loro ferma contrarietà nei giorni scorsi. Su proposta del consigliere Roberto Marcato, il consiglio, sempre in modo trasversale, ha deciso di affrontare il tema della Romea Commerciale e del suo impatto sul territorio in un apposita assemblea consiliare.

Luisa Giantin

 

MIRA – Un consiglio comunale straordinario sulla Romea commerciale.

L’assessore ai Lavori pubblici Luciano Claut ribadisce che la priorità assoluta è la messa in sicurezza dell’attuale strada, non certo la costruzione di una sua parallela per di più a pagamento.

L’interpellanza del consigliere Mattia Donadel è stata trasformata in mozione, votata all’unanimità, con cui il Consiglio impegna la giunta a chiedere all’Anas e agli altri enti competenti per la mobilità extraurbana l’adozione di misure per la messa in sicurezza degli incroci di Giare, Dogaletto e Malcontenta sulla statale 309 Romea, che prevedano nell’immediato attraversamenti pedonali con semaforo, adeguata segnaletica orizzontale e verticale, l’installazione di dispositivi per la riduzione della velocità in prossimità degli incroci, la riqualificazione delle fermate degli autobus. Nella mozione si chiede che venga ripreso in esame il progetto per il sottopasso di via Bastie.

Su proposta del consigliere Roberto Marcato si è infine deciso di indire a breve un Consiglio comunale straordinario in cui sarà affrontato il tema della Romea commerciale e del suo impatto devastante nel territorio.

(a.ab.)

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Il ministero ha dato l’ok al cambio di destinazione, ma restano alcuni passaggi. Fattoretto: «Chi pagherà i costi?»

DOLO -Il Distretto sanitario a Dolo nei locali del Tribunale: l’eventualità prende corpo, come ha annunciato il sindaco Maddalena Gottardo in Consiglio, anche se non sono mancate le perplessità. La stessa Gottardo può tentare questa strada dopo che il Ministero della Giustizia ha espresso parere favorevole alla richiesta del Comune dolese di cambiamento d’uso dei locali a suo tempo adibiti ad uffici giudiziari.

«Nei prossimi giorni m’incontrerò con il presidente del Tribunale Toppan – ha osservato il sindaco Gottardo – per avere il nulla osta, quindi porterò la richiesta alla Conferenza dei Sindaci e dopo potrò trattare con la dirigenza dell’Asl 13».

Il consigliere della Lega Nord Giovanni Fattoretto, però, è parso dubbioso: «È un bene portare il Distretto a Dolo, ma mi chiedo chi pagherà gli eventuali interventi di sistemazione che dovessero rendersi necessari e non vorrei che la struttura fosse insufficiente per ospitare un servizio che interessa 270.000 utenti».

Il sindaco ha ribattuto: «Mira non è in grado di trovare soluzioni logistiche adeguate: l’attuale sede è di 400 metri quadrati mentre ne servono almeno 1.400 ed i locali dell’ex Tribunale ne misurano 1.500. Per quanto riguarda i costi, l’Asl dispone già di uno stanziamento da utilizzare per adeguare la struttura. Il Distretto Sanitario a Dolo può portare solo benefici economici per l’intero comune alle prese con la perdita del tribunale ed il ridimensionamento dell’ospedale».

(L.Per.)

 

 

L’azienda aveva contestato la sentenza del Tar che sospende il potenziamento dell’impianto autorizzato dalla Regione. Soddisfatti i comuni di Venezia e Mira 

MARGHERA – Le amministrazioni comunali di Venezia e Mira che erano ricorse al Tribunale amministrativo regionale (Tar) per chiedere la sospensione della delibera della Regione Veneto che autorizzava il revamping (potenziamento) dell’impianto di Alles spa (gruppo Mantovani) di Marghera per il ricondizionamento di rifiuti speciali, anche pericolosi, provenienti anche da fuori regione.

Il Consiglio di Stato ha, infatti, confermato la sospensione decisa dal Tar, respingendo quindi il ricorso di Alles, e stabilendo unicamente che la trattazione del merito della causa debba iniziare in tempi più ravvicinati di quelli decisi dal Tar nel secondo semestre dell’anno prossimo.

«Il Comune di Venezia, sta contrastando in ogni ambito questo progetto» commenta soddisfatto l’assessore veneziano all’Ambiente, Gianfranco Bettin «la nostra opposizione è dettata sia da ragioni specifiche, relativa al particolare impatto ambientale del progetto, sia dalla logica generale che lo ispira, che contrasta con la visione del futuro di Porto Marghera dell’amministrazione. Industria sostenibile e portualità, ricerca scientifica e innovazione, ecodistretto e logistica evoluta. Questi sono i cardini del rilancio dell’area che ha semmai bisogno di bonifiche e non di nuove fonti inquinanti o di insediamenti che producano distorsione nello sviluppo e forzature antidemocratiche come quella perpetrata dalla Commissione Via e dalla Giunta regionale del Veneto che, per approvare il progetto di Alles, avrebbero imposto una variazione coatta del Piano regolatore del Comune».

Soddisfatta anche l’assessore all’Ambiente del comune di Mira, Maria Grazia Sanginiti «con la decisone di schierarci a fianco di Venezia contro l’autorizzazione concessa dalla Regione, avevamo dato concreta attuazione alla volontà espressa dal consiglio comunale, condividendone fino in fondo le preoccupazioni per la sicurezza dei lavoratori, la salute dei cittadini e la tutela ambientale del territorio».

«La scelta di autorizzare nuovi stoccaggi di rifiuti speciali e pericolosi provenienti da tutta Italia» continua Sanginiti «ci appariva e ci appare, profondamente in contraddizione con il faticoso lavoro condotto nei mesi precedenti per riportare a Marghera, e nelle zone adiacenti come il comune di Mira, quella qualità ambientale che era finora stata ampiamente trascurata».

«Dopo la sentenza del Tar» aggiunge soddisfatto il sindaco Alvise Maniero», questa del Consiglio di Stato, ci rafforza nella nostra convinzione e ci incoraggia a proseguire nella difesa attenta e puntigliosa del diritto alla salute dei cittadini e della complessiva qualità di vita del nostro territorio».

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Gazzettino – Marghera. Altra bocciatura al progetto Alles

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30

nov

2013

PORTO MARGHERA – Anche il Consiglio di Stato stoppa Alles. No all’ampliamento dell’impianto di rifiuti

BETTIN «Marghera non deve più essere pattumiera»

LA CONCLUSIONE – Ora bisognerà attendere la sentenza del Tar

MARGHERA – Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’azienda partecipata da Mantovani contro la sospensione

Anche i Comuni di Venezia e di Mira erano ricorsi per bloccare l’ampliamento dell’impianto

Anche il Consiglio di Stato boccia temporaneamente il progetto Alles: ha respinto, infatti, il ricorso dell’Azienda partecipata da Mantovani contro la sospensione del revamping dell’impianto di Marghera. Sospensione che era stata decretata dal Tar del Veneto il primo agosto scorso. Ora per sapere come andrà definitivamente a finire bisogna attendere la sentenza di merito del Tar prevista per l’autunno 2014.

«Marghera non sarà né pattumiera né inceneritore del Veneto – ribadisce l’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin -. Quest’area ha semmai bisogno di bonifiche e non di nuove fonti inquinanti o di insediamenti che producano distorsione nello sviluppo, e di forzature antidemocratiche come quella perpetrata dalla commissione Via e dalla Giunta regionale del Veneto che, per approvare il progetto di Alles, avrebbero imposto una variazione coatta del Piano regolatore del Comune».

Il Comune di Venezia assieme a quello di Mira e alla Provincia di Venezia erano ricorsi al Tar contro la delibera della Giunta regionale 448 che, il 10 aprile scorso, autorizzava l’ampliamento dell’impianto di Alles di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi. Palazzo Balbi in buona sostanza consentiva all'”Azienda lavori lagunari escavo smaltimenti Spa” di trattare, smaltire o stoccare 180 mila tonnellate di rifiuti annui al posto delle attuali 100 mila, e di aumentare la tipologia di rifiuti da 20 a 70 (di cui 24 di riciclo).

Il Tar lo scorso agosto ha dato ragione al Comune perché il ricorso «presenta elementi di fondatezza», dato che le modifiche previste dal progetto di Alles «hanno carattere sostanziale: un diverso impianto che tratterà tipologie di rifiuti diverse da quelle già autorizzate, con l’utilizzo di differenti tecnologie e nuovi impianti da realizzare».

L’assessore all’Ambiente conclude spiegando che «la nostra opposizione, che continuerà in ogni ambito e ad ogni livello competente, è dettata sia da ragioni specifiche, relative al particolare impatto ambientale del progetto, sia dalla logica generale che lo ispira, e che contrasta con la visione del futuro di Porto Marghera dell’Amministrazione: industria sostenibile e portualità, ricerca scientifica e innovazione, ecodistretto e logistica evoluta, sono i cardini del rilancio dell’area».

 

Nuova Venezia – Dolo. Il distretto nella sede del tribunale.

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29

nov

2013

Via libera del ministero di Giustizia al cambio di destinazione d’uso

DOLO. Il ministero di Giustizia ha concesso la variazione di destinazione d’uso per i locali che ospitavano fino a pochi mesi fa gli uffici del Tribunale di Dolo. L’annuncio è stato fatto dal sindaco Maddalena Gottardo durante il consiglio comunale di ieri. La richiesta era stata inviata il 19 settembre dal sindaco Gottardo che voleva destinare alla cittadinanza gli spazi ormai vuoti dell’ex Tribunale.

«Siamo molto soddisfatti di questa decisione», ha spiegato il sindaco, «adesso chiederò un incontro con il presidente del Tribunale di Venezia, Toppan per avere il nullaosta previsto dalla normativa».

I progetti del sindaco Gottardo sono ormai chiari: portare a Dolo il nuovo distretto sanitario.

«Appena ricevuto il nullaosta ci metteremo a lavorare per realizzare tutte le opere per ospitare il distretto. Lasceremo un’aula sempre riservata alle udienze del giudice di pace».

La sede dell’ex Tribunale ha un’estensione di 1500 metri quadri su tre piani.

«Daremo una risposta e un servizio forte ai cittadini che si troveranno in pochi metri il distretto sanitario, il giudice di pace, la polizia locale, gli uffici del comune di Dolo e un grande parcheggio. Ci saranno alcuni lavori da fare ma non credo siano gravosi».

Approvato l’ordine del giorno proposto dalla commissione ospedale del comune di Dolo che «impegna la giunta comunale a verificare entro fine anno quali siano i percorsi amministrativi che posso condurre a modificare le destinazioni d’uso dei progetti norma 12 e 13 restituendo alle strutture coinvolte la loro originale destinazione sociosanitaria».

Il sindaco Gottardo ha poi annunciato l’invio di una richiesta alla Regione perché convochi un tavolo tecnico di coordinamento per discutere sulle ipotesi di innesto della Romea commerciale.

(g.pir.)

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MIRA – Il Comune di Mira dice no alla Romea commerciale senza se e senza ma. La giunta grillina è contraria ad ogni ipotesi di superstrada a pagamento, anche se fosse sulla vecchia Romea. A ribadirlo è l’assessore ai lavori pubblici Luciano Claut.

«Il sistema di contro strade e rotatorie che ciò richiede – dichiara l’assessore Claut – sarebbe devastante per il territorio. La Romea deve mantenere il suo ruolo di strada aperta con valenza anche locale».

La giunta comunale osserva con piacere che viene condivisa , dal comitato “ No Romea in Dolo” la propria richiesta di privilegiare la messa in sicurezza della Statale 309, ma ribadisce che serve chiarezza sul concetto di messa in sicurezza.

«In nessun modo – spiega Claut – la messa in sicurezza può essere intesa come una nuova superstrada a pagamento, ampiamente in rilevato, sul sedime della vecchia Romea, con relative contro strade e rotatorie. Tale ipotesi sarebbe ancora più devastante e costosa della Nuova Romea diretta a Roncoduro».

Per il Comune di Mira la Romea deve mantenere il suo ruolo di strada aperta, migliorando i principali innesti con la viabilità locale, che vanno rimessi in sicurezza.

«Questo progetto – conclude Claut – dovrebbe assumere anche una valenza paesaggistica, garantendo la continuità delle antiche vie tra terra e laguna (via Bastie, via Giare, via Seriola) nei loro caratteri peculiari. In questo quadro dovrà essere posta attenzione anche alla mobilità lenta, alle fermate dei bus ed ai sottopassi pedonali».

Claut è chiaro: « Serve – dice – un progetto di sostenibilità, dunque, capace di garantire la mobilità di lungo raggio, e di soddisfare al tempo stesso le esigenze del territorio attraversato».

(a.ab.)

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Domani prima riunione di 20 Comuni e della Regione con gli attivisti del Comitato «Nel 2003 le rive franate erano il 15 per cento, l’anno scorso più del 50»

CAMPOLONGO – Una ventina di Comuni coinvolti delle province di Padova e Venezia, accomunati dalla vicinanza col fiume Brenta: il comitato Brenta Sicuro, nato a Campolongo per richiamare le istituzioni di tutti i livelli sul rischio idraulico del territorio, sta allargando a macchia d’olio la sua base. E domani sera organizza un’assemblea pubblica a Piove di Sacco, l’appuntamento è alle 21 all’auditorium Giovanni Paolo II di via Ortazzi, per rilanciare il tema “Il Brenta e le sue rive: opportunità o rischio ambientale?”.

Il comitato ha fatto sentire la sua voce lo scorso settembre quando ha promosso una manifestazione a cui hanno partecipato oltre mille persone sulle rive del Brenta: in quell’occasione i dieci sindaci presenti delle province di Padova e Venezia avevano sottoscritto un appello alla Regione, documento che verrà riproposto ai primi cittadini che si sono aggiunti condividendo le finalità del comitato.

«La conferenza di domani – dice il presidente di Brenta Sicuro Marino Zamboni – ha ambizioni maggiori della manifestazione sul Brenta, che ha comunque avuto il merito di accendere i riflettori sul problema con l’immediato inizio di alcuni lavori di pulizia e monitoraggio delle rive da parte del Genio civile. Lo scopo della serata vuole essere quello di porre precise domande alla Regione sui progetti attuati per porre le rive del fiume in condizione di sopportare le ondate di piena, il rinforzo dei punti critici, la verifica di infiltrazioni e fontanazzi.

La criticità della situazione – continua Zamboni – è dimostrata dalla moltiplicazione delle frane: dalla rilevazione effettuata dalla protezione civile nel 2003, su 9 chilometri di rive circa il 15% era franato, a distanza di soli otto anni l’azione erosiva si è moltiplicata arrivando a quasi al 50%».

Di fronte a questi numeri la preoccupazione è sempre più alta e la popolazione sente quanto mai realistico il rischio di allagamenti e alluvioni.

«L’esondazione del Brenta – avverte Zamboni – può arrivare alla portata addirittura tripla del Bacchiglione, ciò significa triplicare il disastro del 2010 nei comuni padovani.

E comporterebbe problemi in una area molto vasta dalla Zona industriale di Padova, tutta la Saccisica, fino a Stra e Mira in un’area densamente popolata e con una economia fortemente sviluppata con danni per miliardi di euro».

«Il Comune di Piove», fa sapere il sindaco Davide Gianella, «ha aderito da subito alla causa del Comitato: dobbiamo fare fronte comune su un problema che, esattamente come l’acqua, non ha confini». All’assemblea sarà presente per la Regione il dirigente del Genio civile Tiziano Pinato, ma sono stati invitati anche il governatore Luca Zaia, l’assessore all’Ambiente Maurizio Conte e tutti i consiglieri. Fra i parlamentari hanno aderito Alessandro Zan di Sel e Margherita Miotto del Pd.

Elena Livieri

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il docente di idraulica luigi d’alpaos

L’ESPERTO: LUIGI D’ALPAOS

«I fiumi abbandonati diventano bombe»

«Quel fiume è una bomba ad orologeria»

A sostenere da tempo lo stato l’allarme sul rischio idraulico che interessa il territorio compreso tra i fiumi Brenta e Bacchiglione è il professor Luigi D’Alpaos, docente di Idraulica alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova.

Qual è il principale problema legato al fiume Brenta? «Quello principale consiste nel fatto che non è in condizioni di poter convogliare le massime piene che possono verificarsi. È successo nel ’66, ma può succedere domani. La situazione è solo peggiorata da allora. Da anni i fondi per la manutenzione di alveo e argini sono ridotti al minimo se non azzerati in alcuni casi. E vale per tutti i fiumi. Nel 2010 è toccato al Bacchiglione. La situazione è la stessa. Tre anni fa le condizioni meteorologiche avverse hanno interessato di più l’area del Bacchiglione a monte, ma poteva accadere l’identica cosa al Brenta. Sono due bombe pronte a esplodere».

Quali sono le soluzioni possibili? «Ci sono due strade: o si adegua la sezione dei fiumi per garantirne una portata maggiore, oppure si realizzano interventi importanti a monte, con invasi e bacini di raccolta.

Ma esiste una terza via, il completamento dell’idrovia, da usare come canale scolmatore sia per il Brenta che per il Bacchiglione. Metterebbe al sicuro tutto il territorio a valle del primo, da Vigonovo in giù, e del secondo da Voltabarozzo in giù, con benefici per un’area vastissima. Se ne parla da tanti anni, a parole sembrano tutti d’accordo. Ma l’opera non parte. Non è mica la politica a decidere. Sono gli interessi particolari a cui la politica si adegua. E intendo gli interessi di chi preferisce costruire strade e autostrade. Il problema è che la politica non risponde all’interesse generale, mentre dovrebbe essere obiettivo primario il bene della comunità. E quei portatori di interessi particolari sarebbe ora di mandarli in vacanza.

Quindi di chi è la responsabilità? Nessuno può chiamarsi fuori. Dai sindaci che hanno fatto i piani regolatori stravolgendo il territorio, alla Regione che tarda a intervenire strutturalmente sui fiumi. Ci siamo abituati a piangere davanti alle tragedie, ma il giorno dopo si guarda altrove. Oggi più che mai la difesa idraulica di questo territorio è una priorità. Ma si continua a parlare troppo e a fare troppo poco». (e.l.)

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MIRA – Borbiago, resta il nodo dei finanziamenti

MIRA – Il progetto del sottopasso di Borbiago piace al Comitato cittadino e all’amministrazione comunale di Mira.

«Peccato non averlo studiato prima. Ora tra due mesi ci troveremo con la bretella aperta e due frazione tagliate in due da 10mila veicoli. Speriamo sia solo per poco tempo».

Questo il commento di Davide Moressa portavoce del Comitato cittadino che l’altra sera ha incontrato il sindaco di Mira Alvise Maniero, l’assessore ai Lavori Pubblici Luciano Claut, il dirigente urbanistica Marina Pacchiani, il responsabile del procedimento Veneto Strade Cristiano Costantini ed il progettista Giovanni Carraro.

«Lo studio – hanno concordato sindaco Maniero ed il Comitato – rispecchia fedelmente le indicazioni della cittadinanza ovvero prevede la soluzione nel lato nord, pendenze minori del 5%, una larghezza di 3,5 metri e la particolare forma ad imbuto che dovrebbe contribuire a dare un senso di apertura e non del solito sottopasso».

«L’opera è fattibile e non vi è alcun impedimento – hanno spiegato i rappresentanti del Comitato – e aprirebbe inoltre ulteriori scenari di collegamento utilizzando anche le rive degli argini».

Il sindaco si è impegnato a contattare la Regione e l’assessore regionale Renato Chisso per chiedere formalmente un incontro ed affrontare il tema della disponibilità finanziaria. L’auspicio è che il cantiere possa rimanere aperto anche dopo l’apertura della Bretella per l’avvio dei lavori del sottopasso così da risparmiare risorse economiche e tempi.

«Rimane solo il rammarico – commenta Moressa – che la soluzione del sottopasso, ora fattibilissima, non sia stata seriamente studiata dal 2006 al 2011 per inserirla tra le opere complementari al Passante».

(L.Gia.)

 

l’intervento

di Andreina Zitelli

Data la discrezione, sobrietà e prudenza con la quale l’Istituto veneto di Scienze Lettere e Arti generalmente opera, l’aver ritenuto necessario dare pubblica voce alla sintesi delle valutazioni cui è giunta la Commissione “Studi sulla Laguna Veneta”, è sintomo di grave preoccupazione per le decisioni che potrebbero essere prese per l’ambiente lagunare, senza la dovuta considerazione basata sulle esperienze del passato e in assenza di metodo analitico complesso.

La presa di posizione degli illustri colleghi, i professori ordinari  Danieli, D’Alpaos, Musu, Ortalli, Rinaldo, Vallerani, esplicita anche la preoccupazione per l’impoverimento della capacità di gestione del presente e di visione del futuro di Venezia. È convinzione che le linee di indirizzo assunte, a conseguenza dell’allontanamento del traffico delle grandi navi-crociera dal Bacino di San Marco, nella riunione del 5 novembre scorso, presso la Presidenza del Consiglio, siano contraddittorie e inapplicabili sul piano normativo e procedimentale.

Le conclusioni della suddetta riunione, risultano superficiali, apodittiche e avulse dal contesto delle norme relativo alla presentazione e valutazione dei progetti, e ignorano i vincoli per la Laguna contenute nelle Leggi speciali di Venezia e nelle normative nazionali derivate dalle direttive europee.

Da un lato viene individuata la soluzione dello scavo del Canale Contorta (lunghezza 4,8 km, larghezza 300 metri, profondità 12 metri) e del marginamento con pietrame dell’intero canale Malamocco-Marghera, d’altro lato la stessa soluzione deve essere sottoposta a valutazione di impatto ambientale ed anche messa a confronto con eventuali soluzioni progettuali, rispetto alle quali potrebbe risultare la meno la soluzione meno compatibile.

Per tacere che anche alle altre “eventuali soluzioni” dovrebbe essere garantito lo stesso coinvolgimento di enti ed autorità pubbliche oggi impegnate nell’ elaborazione del solo progetto del Contorta, e per di più, a spese dello Stato.

Non può essere consentito all’Autorità portuale di Venezia, di continuare ad agire in assenza di un Piano Regolatore Portuale adeguato ai mutamenti intercorsi negli ultimi 40 anni, senza l’intesa con i Comuni interessati (Venezia, Mira, Cavallino).

L’Autorità Portuale di Venezia, a fronte del mancato sviluppo del porto, ha immaginato insostenibili soluzioni avveniristiche come il mega terminal off-shore per petroli e commerci mentre i petroli si sono allontanati da tutto l’Alto Adriatico essendo che la funzione di raffineria è spontaneamente declinata e i traffici commerciali ristagnano ed hanno la stessa dimensione del 1986.

Ora, per le mega-navi da crociera è sempre l’Autorità portuale che propone lo scavo di profondi canali endo-lagunari invece di promuovere una soluzione basata sulla  sostenibilità ambientale ed economica e sulla compatibilità con il complesso delle indicazioni normative. Il tutto in un clima di dissolvenza della classe politica locale e nazionale. Non rimane che auspicare una ripresa intellettuale e politica nella riflessione sul futuro di Venezia che non può essere lasciata a ritrovati empirici e decisioni estemporanee.

 

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