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«La soluzione immediata per togliere le grandi navi da San Marco è una nuova Marittima a Marghera». Il sindaco Giorgio Orsoni lo ha detto ieri a Ca’ Farsetti una delegazione del Comitato «No Grandi Navi». «La soluzione per togliere le grandi navi dal Bacino», ha esordito Orsoni, «non può passare per lo scavo di nuovi canali, con tutte le conseguenze negative che ne deriverebbero. L’ho già detto a Costa e anche ai ministri Clini e Passera». Dunque, un «no» secco all’ipotesi già in fase di studio da Parte del Porto e del Magistrato alle Acque per il nuovo canale Contorta Sant’Angelo. Sarebbe portato da 2 a 10 metri di profondità, a cento metri di larghezza e consentirebbe alle navi di arrivare all’attuale Marittima – appena rimessa a nuovo e raddoppiata – passando per Malamocco e non più per la bocca di San Nicolò di Lido. Il sindaco ha già commissionato uno studio per spostare le crociere a Marghera. «Volendo si può fare in due tre mesi», assicura. «No» deciso del Comune anche alla nuova Marittima per supernavi sulle barene davanti a Dogaletto, 380 ettari di proprietà privata (della società Alba srl di Mira), sostenuta dalla Venezia terminal passeggeri. «Qui sono d’accordo con il sindaco di Mira», dice Orsoni.

Soddisfazione del Comitato, che ha consegnato al sindaco le 12.500 firme raccolte sotto la petizione per allontanare le grandi navi dalla laguna e rivendicato le azioni che hanno portato a un grande movimento di opinione contrario al passaggio delle supernavi davanti a San Marco, non ultima la grande manifestazione del 16 settembre. Della delegazione facevano parte Tommaso Cacciari, Armando Danella, Cristiano Gasparetto, Silvio Testa, Lia Vianello, Flavio Cogo, Luciano Mazzolin e Roberto Vianello.

«Abbiamo incassato alcuni impegni precisi da parte del sindaco, e questo è positivo», commenta il portavoce Silvio Testa, che ha però rilanciato l’urgenza di prendere provvedimenti immediati contro l’inquinamento da zolfo prodotto dai fumaioli e le onde elettromagnetiche prodotte dai radar che ricadono ogni giorno sulla città. «Il sindaco ci ha detto di aver convocato l’Arpav, che ha garantito che le sostanze inquinati sono sotto i limiti», dice il Comitato, «stia tranquilla l’Arpav che adesso vigileremo». Infine, convergenza tra sindaco e Comitato anche sul fronte della Pianificazione. «La lobby dei porti vuole modificare la legge per lasciare mano libera alle Autorità portuali nella redazione dei Piani regolatori portuali. Una follia e una presa in giro in epoca di federalismo. Abbiamo chiesto ai nostri parlamentari di vigilare».

Alberto Vitucci

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Gazzettino – “Le grandi navi? Tutte a Marghera”

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3

ott

2012

(m.f.) No allo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo, “sponsorizzato” anche dal ministro dell’Ambiente. E no anche alla cosiddetta “Marittima 2″ a Dogaletto di Mira. Per il sindaco Giorgio Orsoni, le grandi navi vanno estromesse dal Bacino e ha anche una soluzione – ponte che a suo dire è facilmente realizzabile.
«Sono convinto – ha detto, al termine di un incontro con esponenti del Comitato No grandi navi – che la soluzione più immediata ed efficace per risolverebbe questa fase acuta del problema sia spostare le navi di grande stazza a Marghera».
Quella di Marghera è una novità, poiché una simile soluzione non era stata finora considerata. Al riguardo, il sindaco ha rivelato d’aver commissionato uno studio per la creazione di un terminale d’attracco provvisorio per le navi oltre i 300 metri nell’area portuale di Porto Marghera, a suo dire realizzabile nel giro di 2 o 3 mesi.
«Non è la soluzione ideale – ha commentato, precisando che inquinamento e erosione dei fondali non verrebbero eliminati – ma darebbe il tempo di fare una valutazione vera dei costi e dei benefici del crocierismo per decidere o se riconvertire il traffico navale o se permettere l’accesso in laguna solo alle navi compatibili».
In sostanza, nel corso dell’incontro che è avvenuto a poco più di due settimane dalla rumorosa manifestazione in bacino, il sindaco ha sostanzialmente condiviso le preoccupazioni degli esponenti del comitato che “sono anche quelle dei cittadini che non tollerano ulteriormente il passaggio di navi gigantesche nel centro della loro città”.
Tuttavia, la soluzione di Marghera dovrà essere condivisa con il Porto, con il quale in queste ultime settimane non sembra esserci un grande feeling. Anzi, si è verificata una forte polemica tra i due e c’è pure competizione nel coinvolgimento di parlamentari sulla bozza di riforma.
«L’ipotesi è allo studio – ha proseguito – e risolverebbe da subito il problema, ma dovrebbe comunque essere considerata transitoria, per affrontare questa fase emergenziale. Anche un terminal oltre le bocche di porto non sarebbe una buona soluzione perché potrebbe provocare pesanti contraccolpi sulle comunità del Lido o di Pellestrina».
Intanto, il Comune si muove timidamente anche sul fronte dell’inquinamento, indicato invece dal Comitato come il problema più grande.
«Nell’immediato – ha concluso Orsoni – ho chiesto all’Arpav ulteriori rilevazioni e più approfondite analisi sull’impatto ambientale prodotto dal transito per disporre di dati certi su cui lavorare. Sappiamo tutti bene che il Comune di Venezia non può impedire il passaggio delle grandi navi per il centro della città, ma tutto quel che possiamo fare lo stiamo facendo».

 

Inquinamento atmosferico. Chieste ad Arpav nuove verifiche

IL COMITATO  «Inaccettabile l’inerzia del Comune sull’inquinamento»

L’iniziativa dovrebbe essere condivisa con il Porto

Sono usciti solo parzialmente soddisfatti dall’incontro col sindaco i rappresentanti del Comitato No grandi navi Tommaso Cacciari, Flavio Cogo, Armando Danella, Cristiano Gasparetto, Luciano Mazzolin, Silvio Testa, Lia Vianello e Roberto Vianello. Se da una parte sono stati incassati alcuni impegni (no agli interventi in laguna e alla Marittima 2) dall’altra il Comitato ha considerato “inaccettabile” l’atteggiamento dei sindaco sull’inquinamento.
«L’inesistenza di una vera rete di centraline Arpav – dice il portavoce Silvio Testa – gli evidenti limiti della campagne Arpav fin qui condotte, la letteratura scientifica internazionale sull’inquinamento navale non lo hanno spinto a prendere provvedimenti basati sul principio di cautela».
Per il Comitato, si dovrebbe cominciare ad esempio a prelevare campioni direttamente dai fumaioli delle navi.
«Non si dubiti – avverte – il Comitato verificherà attentamente tutte le campagne che l’Arpav condurrà e le sue relazioni. Il sindaco ha anche garantito un intervento sulla necessità dell’uso del radar in acque lagunari quando le condizioni di visibilità non lo renderebbero necessario».

 

Confindustria spinge sull’acceleratore per la costruzione della Grande Venezia ma le imprese sono in perenne conflitto, l’ultimo scontro tra gli interporti

Città metropolitana come risposta alla crisi, ma non i confini allargati, non limitati solo a quelli – attuali – della provincia di Venezia, sulla base dei quali dovrebbe essere costituita. Ma allargata all’ormai “mitica” Patreve – con Padova e Treviso – e magari con una “spruzzata” di Polesine. Ma sfruttando soprattutto il brand di Venezia e le sie capacità attrattive. È la posizione degli industriali veneziani sulla nascita della nuova realtà istituzionale, esposta più volte dal presidente di Unindustria Venezia Luigi Brugnaro.

«La Città metropolitana nasce dall’acqua – ha ricordato anche nel lungo discorso tenuto di fronte agli imprenditori in occasione dell’assemblea di Confindustria nella “sua” scuola Grande della Misericordia di Venezia – e lungo l’acqua si sviluppa: i fiumi, i canali, le acque termali. Venezia può avere un ruolo straordinario. Da bambino i leoni della Biennale li conoscevamo ovunque in Veneto e li sentivamo nostri. I sindaci diano prova di maturità, lavorino assieme per dare un ruolo ai loro cittadini di serie A. Si lavori per estendere la città metropolitana fino a Padova, Treviso, Belluno e il Polesine. Così daremo posti di lavoro. Chiediamo funzioni alla Regione e prevediamo un valore di tassazione che sia la metà dell’introito storico per finanziare sanità o bonifiche. Creeremo una specificità del territorio che l’Europa ci riconoscerà tutta». Se gli industriali, con Brugnaro auspicano una koiné interprovinciale intorno alla città metropolitana – che al momento però appare di difficile realizzazione – la capacità di fare squadra e sistema non sembra però uno dei requisiti di un’imprenditoria fortemente individualista come quella dell’area vagheggiata. E le “baruffe” anche sul piano infrastrutturale non mancano, con la Regione a parteggiare ora per l’uno ora per l’altro.

L’ultima protesta è quella del presidente dell’Interporto di Padova Sergio Giordani che se la prende appunto con Venezia e la sua area industriale perché la Regione Veneto ha pianificato la realizzazione di una nuova vasta piattaforma logistica a Dogaletto di Mira, a mezza via tra Padova e Mestre. Un’ ottima notizia per i proprietari dell’area di Dogaletto di Mira, ma certo non un inno alla capacità della Patreve di fare sistema e di evitare sprechi sul piano dell’infrastrutturazione dei piazzali e dei collegamenti ferroviari.

Ma fare sistema, con la città metropolitana, per i Comuni come per gli industriali, sognificherà riflettere anche sul altri aspetti della gestione dell’area, sottovalutato in questi anni, come quello del consumo “selvaggio” dei suoli, soprattutto nella nostra regione. Come metterà in evidenza anche il seminario dell’Iuav che si apre domani a Ca’ Tron, intitolato proprio Il consumo del suolo nella pianificazione del Veneto, che vede la nostra regione primeggiare nel Nord Italia per questo poco invidiabile primato. (e.t.)

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Nuova Venezia – Vento e grandine, gravi danni a Mira

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27

set

2012

Crolla un albero e sfiora un bus, traffico in tilt per ore sulla Brentana. Un tronco blocca i treni, scoperchiata una stalla.

MIRA. Vento fortissimo, allagamenti grandine e alberi abbattuti su strade e linee ferroviarie. Comunicazioni interrotte e danni per centinaia di migliaia di euro. È questo il bilancio del fortunale violentissimo e circoscritto che si è abbattuto ieri pomeriggio in Riviera del Brenta e nel territorio del Comune di Mira in particolare.

A Mira la paura più grande verso le 17 l’hanno avuta gli automobilisti che stavano transitando sulla regionale 11. A causa del fortissimo vento un albero che si trovava nel parco della secolare villa Allegri si è schiantato sulla Brentana sfiorando un autobus e altre macchine in transito. Un altro albero si è abbattuto sulla linea ferrovia Mestre-Adria fra Oriago e Mira Buse. «Abbiamo sentito – spiegano alcuni residenti a Oriago – un vento fortissimo e grandine, poi il rumore sordo dell’albero che si spaccava e si schiantava sulla strada. Se colpiva un autobus o un’auto poteva provocare più di un morto» . La viabilità è stata completamente interrotta. Sul posto per cercare di riportare la situazione alla normalità sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno tagliato l’albero in diverse parti. La viabilità sulla Brentana è ritornata alla normalità a tarda sera anche perché un altro albero anche se di dimensioni più piccole era caduto poco più in là.

Ci sono stati allagamenti nella zona di Mira Porte , in via Valmarana e via Pertini. Anche in via Chiesa Gambarare e via Risorgimento. Alberi caduti anche in via Bastie a Dogaletto e Foscara a Malcontenta. La grandine in alcune strade ha ricoperto completamente di bianco il manto stradale. Alcune corse dei treni sulla linea Mestre-Adria a causa della caduta di un albero sono state cancellate. Rilevantissimi i danni all’agricoltura e alle strutture agricole. Sono state quasi azzerate le produzioni di 5-6 aziende di ortaggi con danni superiori in ognuna ai 50 mila euro. Una stalla con 300 bovini in via Ca’ Ballo è stata completamente scoperchiata . Il comune di Mira ha attivato la protezione civile. « Per aiutare i cittadini in difficoltà – spiega il vicesindaco Nicola Crivellato – abbiamo attivato 4 squadre della protezione civile per oltre una quindicina di persone. Il problema più grande in questo caso è stato il vento fortissimo in alcune zone circoscritte del comune». Nel resto della Riviera danni poco rilevanti si segnalano a Vigonovo per un albero abbattuto e a Campagna Lupia.

Alessandro Abbadir

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«Cancellate le nostre produzioni orticole»

Alcune aziende sono state duramente colpite. Trecento bovini costretti a dormire all’aperto

ORIAGO. « Siamo rovinati. La grandine e il maltempo hanno cancellato le nostre produzioni orticole. Abbiamo avuto danni per 100 mila euro e siamo senza assicurazione».

A parlare in questo modo è Lorella Quaggio titolare con altri 3 fratelli dell’azienda agricola “Il quadrifoglio” che si trova in via Caleselle ad Oriago di Mira.

«La grandine che è caduta ha spazzato via le nostre colture di radicchio trevisano, cavolfiori e cappucci. Neanche gli ortaggi che erano in serra si sono salvati. Il forte vento ha fatto volare i teloni e poi su di loro è arrivata la grandine».

La stima dei danni è molto pesante. «Ora non sappiamo che fare – dice la donna -. Qualcuno ci deve aiutare con degli sgravi fiscali o coni rimborsi dello stato di calamità».

Anche altre 5-6 aziende sono state colpite e la stima dei danni non è inferiore . È andata ancora peggio all’allevamento di Daniele Frison in via Ca’ Ballo fra Malcontenta e Gambarare.

Qui è stato letteralmente scoperchiato dal vento il tetto della stalla sotto alla quale ci sono 300 bovini. «I danni solo del tetto – dicono i titolari – sono superiori ai 150 mila euro. Ora le bestie dormiranno all’aperto. Faremo una stima precisa dei danni anche nei prossimi giorni» .

Paolo Capuzzo referente territoriale di Coldiretti spera che qualche cosa si possa fare per queste persone. «Credo – dice – che questa situazione possa essere sommata alla forte siccità estiva. I due eventi insieme possono essere definiti uno stato di calamità anche se circoscritto in un territorio ben preciso. I danni alle strutture poi sono evidenti».

Coldiretti continuerà anche nei prossimi giorni il monitoraggio della situazione nelle aziende agricole della zona della Riviera. (a.ab.)

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Gazzettino – Tromba d’aria, un quarto d’ora di caos

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27

set

2012

RIVIERA DEL BRENTA  – Molti alberi sradicati, traffico in tilt sulla statale e stop ai treni sulla linea

Tromba d’aria e grandine. Quindici minuti d’inferno

Chicchi di grandine grossi come noci e raffiche di vento fortissimo: paura a Mira, investita dal fortunale

I PAESI PIÙ COLPITI – Mira e Oriago in ginocchio, danni a Camponogara

Un inferno d’acqua. Quindici minuti di fortissime raffiche di vento, grandine con chicchi grandi come noci e pioggia violentissima che hanno messo in ginocchio la Riviera, soprattutto tra Oriago e Mira. Ieri pomeriggio alle cinque e mezza il fortunale senza precedenti per intensità che come effetto immediato ha paralizzato il traffico, con le auto in transito sulla Brentana costrette a fermarsi per la completa mancanza di visibilità e l’interruzione della circolazione ferroviaria per i tronchi finiti sui binari. Raccolti completamente distrutti per almeno sei aziende agricole della zona: in una situata in via Cavalli anche la stalla scoperchiata. E poi gli alberi abbattuti, almeno una quindicina, sradicati dalla base, in alcuni casi caduti su auto e sedi stradali come quello in via Nazionale che ha mandato in tilt la viabilità della zona e anche quella ferroviaria, sulla linea Mestre-Adria con i treni serali della cosiddetta “vàca mora” cancellati e sostituti con gli autobus. E poi cassonetti impazziti e ribaltati in mezzo alle vie. Fra le più flagellate via Venezia, via Sabbiona, via Ca’ Balletto, il Naviglio. A cedere sotto le potenti sferzate anche una pianta secolare di villa Allegri e due pioppi che sono crollati sui camion nel parcheggio della Miralanza.
Una quarantina le chiamate al centralino dei vigili del fuoco che hanno richiesto anche l’ausilio dei volontari della Protezione civile e degli agenti della polizia locale per far fronte all’emergenza. Saltate anche le linee elettriche e telefoniche a causa dei fili travolti dagli alberi. Disagi registrati anche a Camponogara: un salice piangente del giardino della scuola materna di Campoverardo è stato divelto. In via Fossato un grosso albero si è abbattuto sulla strada interrompendo la circolazione. In piazza Mazzini, quella centrale, un ramo si è staccato ed finito su una macchina in sosta. In via Fermi una cabina dell’Enel è crollata parzialmente interrompendo l’elettricità.

 

 

Nuova Venezia – Scolmatore e Idrovia, secco “no” da Mira

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23

set

2012

Duecento persone al Centro civico di piazza Vecchia. Maggioranza trasversale contro le grandi opere

MIRA. Da Mira arriva un secco “no” sia al canale scolmatore sia all’Idrovia come canale navigabile. La proposta per la sicurezza idraulica? Grandi aree di golenaggio a est del Brenta e sud del Naviglio e cioè da Vigonovo a Mira.

Questa la posizione emersa l’altra sera al centro civico di Piazza Vecchia in una assemblea, a cui hanno partecipato quasi 200 persone, sul futuro dell’Idrovia che era stata organizzata dal Pd e dal movimento civico “ Noi per Mira“.

«Il canale scolmatore», ha spiegato il consigliere comunale del Pd Maurizio Barberini, «porterebbe circa 400 mila metri cubi al secondo di acqua in laguna di Venezia. Acqua carica di detriti inquinanti provenienti dalle province di Vicenza e Padova. Se invece di quest’opera si realizzasse l’Idrovia Padova- Venezia come da progetto originario, i guai non cambierebbero di molto».

Il consigliere Alessio Bonetto di “Noi Per Mira” ha messo in evidenza invece come sarà utile invece creare in funzione anti allagamento delle grandi aree di golenaggio a lato dei corsi d’acqua in modo da rallentare il flusso delle acque. «Bisogna riportare il paesaggio», ha detto Bonetto, «a quello originario ridando ai canali e fiumi i loro naturali alvei». Barberini ha sottolineato per il Pd di essere contrario anche al canale scolmatore: «maschererebbe un tentativo maldestro di creare una strada sull’argine dello scolmatore per servire il Polo Logistico che nascerebbe con il porto off – shore».

E su tutta la vicenda è calata netta la condivisione del sindaco di Mira Alvise Maniero e dell’assessore all’Urbanistica Luciano Claut. Claut ha spiegato che anche realizzando la nuova idrovia il rischio di tagliare le falde acquifere della Riviera e dare origine a nuovi allagamenti è grande. Insomma rispetto alle posizioni della vecchia giunta di centrosinistra capeggiata dall’ex sindaco Michele Carpinetti una inversione di rotta a 180 gradi. Mira si pone con la sua amministrazione grillina in questo momento come il Comune del «no» a tutte le grandi opere.

Possibilista sull’Idrovia e contrario al canale scolmatore infine Mattia Donadel del movimento “Mira Fuori dal comune”: «Per dire si o no all’idrovia», dice, «bisogna fare uno studio di valutazione ambientale serio non come quello fatto dalla Regione. Certo a un canale scolmatore su cui far passare una nuova superstrada diciamo un no secco». (a.ab.)

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Mirano. Mobilitazione dei residenti della zona Taglio, di Vetrego e Scaltenigo «Ci scaricano tutte le infrastrutture rifiutate dal altri: è ora di finirla»

MIRANO. Elettrodotto, la palla passa ai comitati. Il dibattito sulla nuova infrastruttura infiamma il territorio e coinvolge i cittadini, pronti a scendere in campo e mobilitarsi. Si profila un autunno caldo, con manifestazioni di piazza e la costituzione di un fronte No-Terna simile a quello contro il biogas di un anno fa.

Ad aprire, almeno nei proclami, la nuova stagione di lotta, comunque pacifica e addirittura affiancata all’azione dei comuni, sono alcune formazioni dell’area sud di Mirano, come il comitato Viabilità Sicura di Scaltenigo, Vetrego e Ballò. Paesi di un territorio che sarà interessato da vicino dal passaggio della linea aerea dell’elettrodotto che coinvolgerà anche Mira e Spinea.

«L’intera zona che va dal canale Taglio alle frazioni di Vetrego e Scaltenigo sembrano essere un sito chiaramente individuato ad hoc e destinato alla realizzazione di tutte quelle infrastrutture rigettate dai comuni limitrofi», denuncia il comitato Viabilità Sicura, «prima il Passante, completato a tempo di record lasciando aperte tante ferite, poi il progetto della centrale a biogas, contestato e, speriamo definitivamente cancellato e ora la centrale di Terna con l’elettrodotto, che dovrebbero occupare 10 ettari di terreno, cioè ben 100 mila metri quadrati. Per di più la linea non sarà interrata, come suggerirebbe il buonsenso, ma sarà aerea, realizzata su tralicci».

Un aspetto questo che urta ulteriormente i residenti, dopo aver saputo che nel tratto veneziano, cioè immediatamente dopo Spinea, la linea non sarà più aerea. Per i comuni, Mirano in primis, la battaglia è ancora aperta, ma i comitati non si fidano e si dicono pronti a opporre resistenza con tutti i metodi leciti possibili. «Le notizie le attingiamo dalla stampa. Espropri, campi magnetici, danni alla salute: tutto questo meriterebbe un dibattito aperto. Non bastava il Passante, la posizione sbagliata del casello di Roncoduro, dove si paventa perfino l’innesto della Romea commerciale, un’enorme valanga di traffico e altri problemi conseguenti all’avvento di Veneto City. Ci sembra più che sufficiente per sollecitare il Comune ad attivarsi per approfondire il problema. I cittadini sono pronti a lottare». Nei giorni scorsi Mirano, insieme a Mira e Spinea, ha scritto a Terna chiedendo l’interramento delle linee e il ridimensionamento delle stazioni elettriche previste a Mirano e Malcontenta.

Filippo De Gaspari

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Gazzettino – Marcia contro le grandi opere a passo di asino

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19

set

2012

MIRA – Sono arrivati lunedì sera a Lova di Campagna Lupia, il gruppo di viaggiatori lenti che, partiti a piedi da Ferrara assieme ai loro asini, hanno fatto una sosta prima di percorrere la penultima tappa che li porterà a Mira. La loro meta è Venezia per la giornata di apertura della 3^ Conferenza Internazionale sulla Decrescita in programma dal oggi al 23 settembre. Il gruppo è arrivato al grido di «Arriveremo a San Marco con un raglio grande come il mondo!» Ad attenderli la delegazione del Comitato Opzione Zero. La comitiva è ripartita ieri mattina e si è trasferita a Borbiago e nel pomeriggio è transita in Municipio di Mira dove era presente anche il Sindaco. Soddisfatti per la riuscita dell’iniziativa i responsabili del comitato Opzione Zero che hanno commentato. «Dopo aver accompagnato domenica il gruppo di eco-ciclo-attivisti di Ecotopia Biketour, arrivati da Barcellona assieme al gruppo di viaggiatori lenti abbiamo percorso l’argine del Taglio Nuovissimo del Brenta, uno dei luoghi simbolo delle nostre battaglie: la Romea Commerciale che prevede, infatti, un tracciato parallelo all’attuale statale. Uomini e animali hanno tracciato, con implacabile lentezza, un cammino simbolico che ribadisce ancora una volta un vigoroso no alle Grandi Opere inutili e devastanti». (l.per)

 

Nuova Venezia – La protesta in sella agli asini

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18

set

2012

DA LOVA A BORBIAGO

La curiosa iniziativa per contestare la Romea commerciale

MIRA. Da Lova di Campagna Lupia a Borbiago di Mira con gli asini contro la Romea commerciale. Questa la curiosa iniziativa in programma oggi di un gruppo di attivisti partiti da Milano, che si recheranno poi domani alla Conferenza Internazionale per la Decrescita che si terrà a Venezia.

Ad appoggiare l’iniziativa sono stati i comitati “Opzione Zero”, da sempre attivi per bloccare la realizzazione della nuova autostrada.

«Gli attivisti», hanno detto Lisa Causin e Rebecca Ruvoletto per i comitati Opzione Zero, «sono partiti in 15 e da Milano sono arrivati in bicicletta a Ferrara. L’ultimo tratto del viaggio da Ferrara a Venezia hanno deciso di compierlo a piedi con l’ausilio di 4 asini. Oggi percorreranno di fatto l’ultimo tratto di quella che sarà la Romea Commerciale. Cioè da Lova fino all’innesto con il Passante a Borbiago, attraversando il paesaggio agreste che va da Campagna Lupia a Mira e che scorre a lato della laguna e lungo il Novissimo. Il tutto per dimostrare che questo splendido territorio non va consumato in maniera selvaggia, ma va difeso dal cemento».

Attivisti e asinelli anti “Grandi Opere” giungeranno verso le 15 davanti al municipio di Mira, dove ad accoglierli ci saranno il sindaco Alvise Maniero e il consigliere del movimento «Mira fuori dal Comune» Mattia Donadel. (a.ab.)

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Manifestazione colorata a Punta della Dogana, le imbarcazioni attendono il passaggio della Costa Favolosa e la circondano

VENEZIA. Una settantina d’imbarcazioni e circa trecento persone a Punta della Dogana: è lo “spiegamento” dei manifestanti contro il passaggio delle grandi navi da crociera davanti a San Marco. Fra di loro anche i circa duecento arrivati in mattinata con la bicicletta da Mira e da Mestre.

I manifestanti in barca sono rimasti all’interno di una sorta di “recinto” creato fra le bricole con il nastro bianco e rosso dalle forze di polizia, per impedire che andassero al centro del Canale della Giudecca, ma verso le 19, all’arrivo della Costa favolosa, le barche hanno oltrepassato il “recinto” e hanno accerchiato la Costa favolosa.

Molti palloncini colorati, musica, clima festoso.

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