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MIRA – Il comune di Mira dà una risposta secca alla Regione: no al Polo Logistico di Dogaletto ad una procedura discrezionale che salti la valutazione ambientale di sostenibilità (Vas). Una eventuale decisione di non assoggettabilità alla Vas per il comune è “in netto contrasto con le norme e direttive comunitarie, nazionali e regionali”. Il parere di contrarietà al progetto è stato spedito alla regione con una delibera di giunta e un intervento della commissione ambiente.

«Ribadiamo – si legge nel documento – la netta contrarietà, all’attuazione del progetto sulle aree individuate nel territorio di Mira ed in particolare nei dintorni di Dogaletto, attuazione che vedrebbe la distruzione del patrimonio ambientale rurale, della barena e della laguna veneziana. Diciamo no a pesantissimi interventi su un territorio intatto e di interesse faunistico ed ambientale. No anche a un profondo scavo dei canali e dei bassifondi la cui conservazione nello stato attuale è invece vitale al delicato equilibrio lagunare».

(a.ab.)

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Il comitato Bruno Marcato di Dolo replica al presidente della V Commissione Padrin

«Se è vero che l’ospedale di Dolo non chiude, perchè non finanziano i lavori necessari per pronto soccorso e sale operatorie anziché prorogare di due anni i finanziamenti?».

Il comitato Bruno Marcato replica al presidente della V Commissione regionale Sanità Leonardo Padrin, che nei giorni scorsi aveva seccamente smentito le ipotesi di chiusura e ridimensionamento dell’ospedale. Il comitato si dice soddisfatto per l’approvazione, da parte del consiglio comunale di Mira, del documento a salvaguardia dell’ospedale, ma esprime anche una forte preoccupazione per la mancanza di conferme sul futuro del plesso dolese.

«Il mancato accoglimento dei nostri emendamenti da parte del Piano socio-sanitario non allontana i dubbi che avevamo sul futuro dell’ospedale – spiegano i portavoce Antonino Carbone, Francesco Sacco, Gino Bedin e Giovanni Urso – Dire che le schede attuative del Piano ovvieranno a ciò che il Piano non ha previsto è solo un modo poco trasparente per nascondere la verità ai cittadini. La nostra richiesta era chiara: dichiarare l’ospedale di Dolo struttura per acuti, classificandolo come “ospedale di rete” insieme a Mirano».

Il comitato rivolge, poi, delle richieste precise al direttore generale Orsini.

«Perché non valutare lo spostamento di Cardiochirurgia a Mestre, risparmiando risorse per gli altri reparti dell’Asl 13? Perché Otorino è ancora a Mirano quando era stato garantito che sarebbe tornato a Dolo? Perchè spendere 600.000 euro all’anno per affittare i padiglioni di Mirano, invece di utilizzare quelli vuoti di Dolo?».

Il comitato ne ha anche per il presidente della Conferenza dei Sindaci Fabio Livieri, che aveva parlato di due milioni di euro in arrivo dalla Regione per l’acquisto di materiale tecnico. Alcuni dei macchinari di Dolo sono, di fatto, obsoleti: basti pensare ad una lampada salidrica del 1982 e a un ecografo vecchio di 13 anni.

«A quanto ci risulta questi due milioni sarebbero destinati unicamente all’ospedale di Mirano – ribattono i portavoce – Da 17 anni non si investe un centesimo in ristrutturazione, strumenti ed ambiente. Sollecitiamo i sindaci della Riviera ad interventi più incisivi».

 

Corriere del Veneto – Veneto City non imiti Parigi

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28

giu

2012

Corrado Poli (editoriale del Corriere del Veneto)

Cosa avranno in comune Veneto City e la Défence di Parigi? Molte cose, a parte il fatto che il piano di sviluppo perturbano francese è almeno dieci volte più grande. Si tratta in entrambi i casi di piani di crescita urbana pensati e progettati un paio di decadi fa da imprenditori rimasti ancorati a una mentalità da anni ‘70/’80. Con un gruppo di studiosi di pianificazione urbana provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti ho visitato il nuovo centro direzionale parigino i cui enormi grattacieli sono stati disegnati dai più famosi architetti del mondo. Alcuni dei miei (anziani) colleghi erano stati responsabili di piani simili in città quali Lilla, Barcelona e Baltimora. Conoscendo la loro età e la conseguente passione per le grandi opere, mi sarei aspettato un generale consenso per questo intervento che impressiona per la modernità del disegno e la possanza delle costruzioni. Con mia sorpresa i miei colleghi mi sono apparsi molto scettici. Allo stesso rappresentante della compagnia di sviluppo dell’area, è sfuggito detto che alla sera la Défence, quasi tutti uffici oggi semivuoti, rimane deserta. Allo stesso tempo, di giorno ci sono molti problemi per il l’affollamento della metropolitana nelle ore di punta e non solo. “Ma non c’è da preoccuparsi” ci dice, “stiamo costruendo una nuova linea e una nuova stazione”. Come ovvio, noi esperti urbanisti all’unisono ci siamo preoccupati ancora di più: una nuova metropolitana non farà altro che aumentare il pendolarismo e svuotare ancora di più alla sera questo quartiere di torri giganti occupate da soli uffici! Questi interventi-investimenti edilizi sono comuni in molte città d’Europa e d’America e solo poche città sono state capaci di ridurli se non proprio eliminarli. Possono essere fatti bene, come succede a Parigi, a Copenhagen e in genere nel Nord Europa, o male come da noi dove spesso la manutenzione e la gestione lascia molto a desiderare. Ma rimangono in ogni caso opere del passato che dimostrano lincapacità della politica di proporre agli imprenditori finanziari opportunità di investimento meno “cassettiste” e più produttive. Non si può nemmeno farne una colpa agli imprenditori, a parte quella di avere occupato uno spazio che avrebbe dovuto essere proprio di politici pensanti in grado di elaborare progetti e non di eseguire pedissequamente quanto viene loro proposto.

La partita di Veneto City oggi si riapre grazie al successo del Movimento Cinque Stelle nel Comune di Mira. La vittoria elettorale dei grillini è figlia della mobilitazione dei comitati che hanno trovato del M5S il catalizzatore di idee condivise da gran parte della popolazione, ma non da politici decrepiti che si facevano interpreti di idee di antichi imprenditori. Ora, sarà difficile anche per il neo sindaco bloccare un progetto che ha già ricevuto tutte le benedizioni istituzionali. E forse non sarebbe nemmeno corretto mettere oggi il bastone tra le ruote a imprenditori che hanno impegnato ingenti capitali con il consenso delle istituzioni. Soprattutto perché non ci sono progetti alternativi. Lo stesso problema si pone a Parma dove il blocco dell’inceneritore dei rifiuti (che tanta parte ha avuto nella vittoria del M5S) potrebbe comportare il pagamento di grosse penali e il bisogno di ulteriori risorse per adottare un sistema diverso. Il neo Sindaco di Mira – con senso istituzionale – non dovrebbe limitarsi a cercare di bloccare il progetto, per quanto io stesso lo giudichi antico. Ma piuttosto dovrebbe dimostrare come la nuova politica, liberatasi del peso del vecchiume, sia in grado di presentare agli imprenditori nuove opportunità. A costo di costringerli a pensare in modo diverso e ad adattare i loro antichi progetti alle nuove esigenze espresse dai cittadini. Magari a partire proprio da un Veneto City profondamente rivisto.

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Vtp non batte in ritirata, un nuovo progetto in laguna per navi da 360 metri Trevisanato: «Realtà in espansione». Due milioni di utenti, obiettivo Istanbul

Una nuova Stazione Marittima a Dogaletto, in cassa di colmata A. Partnership a Ravenna, Cagliari, Catania e Brindisi. E 26 milioni da investire nel prossimo triennio. Altro che ritirata sotto la protesta anti grandi navi. Venezia Terminal Passeggeri, la società delle crociere, raddoppia e rilancia. «Abbiamo pronto uno studio di fattibilità per una nuova Stazione Marittima nel Bacino Sant’Angelo, tra i canali Avesa e Dogaletto», annuncia il presidente di Vtp, l’avvocato mestrino Sandro Trevisanato, «Un luogo ideale, perché ben servito dai collegamenti stradali e vicino al canale dei Petroli, senza rischi ambientali». Una nuova città delle crociere che potrebbe essere pronta fra tre anni. «Aggiuntiva» e non certo alternativa alla Marittima. Che, sottolinea Trevisanato, «è per noi irrinunciabile». Dunque, in laguna centrale è pronto a partire un nuovo grande progetto.

Banchine lunghe 400 metri e larghe 20, per ospitare le navi di ultimissima generazione (lunghe fino a 360 metri), troppo grandi anche per i sostenitori del traffico davanti a San Marco. E poi una Stazione marittima di due piani, 10 mila metri quadrati con un parcheggio da 5 ettari. Costo previsto, 100 milioni di euro, di cui almeno 60 per scavere canali e darsena. Un’ipotesi avversata dagli ambientalisti. Ma, spiega Trevisanato, «quel sito è stato valutato positivamente dalla Regione, che lo ha inserito nel nuovo Piano territoriale, dall’Autorità portuale e dal Magistrato alle Acque. Per noi è un luogo ideale».

Non se ne parla, insomma, di estromettere le grandi navi da Venezia, come richiesto da più parti e previsto dal decreto del governo. «Siamo anche stufi di ripeterlo», scandisce Trevisanato, «il porto di Venezia è il più sicuro del mondo. Non ci sono scogli, le misure di sicurezza sono altissime. Davanti a San Marco le navi passano trainate da due rimorchiatori con a bordo un nostro pilota, viaggiano all’interno di un binario, non potrebbero deviare dalla loro rotta per via delle sponde sabbiose». E gli incidenti avvenuti nelle ultime settimane a causa del vento e dei tornado? «Non sono un ingegnere, ma dubito che una nave di quelle dimensioni si possa spostare», dice il presidente.  Si rilancia, dunque. In attesa di vedere che fine farà il progetto per il nuovo canale Contorta-Sant’Angelo, che il Porto vorrebbe scavato e allargato per farci passare le grandi navi. L’idea della Vtp è che in realtà le navi stanno bene dove sono. «Siamo passati in pochi anni dal sesto al primo home port del Mediterraneo», spiega l’avvocato, «e la Marittima deve essere raggiungibile. In prospettiva si può pensare a un senso unico, per ridurre il numero dei passaggi». Ma l’attività economica che sta dietro alle crociere, insiste Trevisanato, ha bisogno della Marittima. Poco importa se per arrivarci si deve attraversare il Bacino a passare davanti a San Marco. «Le navi moderne», dice, «inquinano meno. Applicando il decreto faremmo entrare in laguna solo le vecchie carrette, anche se più piccole. E’ ridicolo». Il presidente, da 11 anni al vertice della società, illustra i brillanti risultati raggiunti. «Negli ultimi mesi», dice, «abbiamo vinto le gare per la gestione dei porti mediterranei di Ravenna, Brindisi, Cagliari e Catania. E adesso puntiamo a Istanbul. Grandi navi ancora a San Marco? «E’ un must. Noi vogliamo aiutare la città, abbiamo concluso con il Comune un accordo per un contributo volontario. Ma le navi devono restare».

Alberto Vitucci

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«Venezia non ci vuole, il mondo ci chiama». Ergo, Vtp parte per il mondo. Come la Serenissima, va alla conquista dei porti dell’Adriatico e oltre, solo che invece delle armi Venezia Terminal Passeggeri usa soldi, alleanze e l’esperienza che ha accumulato in un decennio nel quale è diventata primo home port del Mediterraneo per le crociere.        Così ora la Vtp presieduta da Sandro Trevisanato gestisce Ravenna (dal 2010 e, come risultati, è già oltre i budget), Catania (da giugno del 2011) e dal mese scorso ha vinto le gare per Brindisi e Cagliari. Mentre i primi tre servono a sviluppare un traffico Adriatico in sinergia con lo scalo della Marittima, con Cagliari Vtp sbarca anche nel Tirreno: «Può essere un home port importante perché ha un buon fondale, è vicino all’aeroporto ed è in una posizione baricentrica rispetto a Genova, alla Costa Azzurra, alle Baleari e a Barcellona» spiega il presidente.         Royal Caribbean, Msc e Aloschi & Bassani sono i partner internazionali con i quali il terminal crocieristico veneziano gareggia e vince. «Ora stiamo partecipando anche alla gara per il porto di Istanbul. Sempre in cordata con partner internazionali ma sempre da gestori dei terminal: creiamo strutture distaccate, facciamo selezione del personale e da Venezia controlliamo i nuovi scali».        Il progetto di espansione oltre i confini veneziani non è nuovo ma ha ricevuto un’accelerazione negli ultimi mesi. «Confidiamo che l’irragionevolezza non l’abbia vinta, e che il porto di Venezia continui a svilupparsi ma finché sui dati tecnici e scientifici prevale il sentimento estetico ed emozionale, noi dobbiamo attrezzarci per garantire comunque la sopravvivenza e lo sviluppo della società».        Quindi vi espandete in altri porti. «Già, d’altro canto qui sembra che siamo dei carnefici che portano le grandi navi in città, mentre non facciamo altro che rispettare le scelte di Regione, Comune e di tutti gli altri enti che hanno competenze».        Il 2012, come lei aveva annunciato ad inizio anno è un anno di stasi nel numero dei passeggeri, oltretutto avete perso anche i traghetti di Minoan ma nel prossimo decennio le previsioni internazionali danno un raddoppio dei crocieristi in Europa. La Marittima è già piena con i due milioni di passeggeri attuali. «In America il 3% della popolazione va in crociera, in Europa siamo all’1% che, nel prossimo decennio, si avvicinerà al 3. Per Venezia significa un milione di potenziali passeggeri in più all’anno».        Dove li metterete? «L’unica soluzione praticabile, indicata anche dalla Capitaneria di porto, è la Marittima 2 a Dogaletto. Tre banchine per tre navi da 360 metri, che a Venezia non ci stanno, e con le quali potremo cogliere il trend di crescita europeo che, altrimenti andrà in altri porti, portandosi via anche un po’ di quel che già abbiamo».        Da anni insistete sul nuovo porto a Dogaletto ma con scarsi risultati. «Se ci fanno partire, dal momento delle autorizzazioni in 14 mesi realizziamo la prima banchina con 100 milioni di investimento in project financing. E nel giro di cinque o sette anni saremo completamente operativi. Quindi siamo ancora nei tempi, certo che a questo punto le istituzioni devono muoversi».

 

Gazzettino – Dolo. Polo logistico, Gei accusa la Regione

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26

giu

2012

«Scavalcate le norme di tutela ambientale, Zaia si rivela peggiore di Galan»

DOLO – «Il Polo logistico di Dogaletto di Mira come Veneto City». È questa l’accusa che il consigliere de “Il Ponte del Dolo” Giorgio Gei muove alla Regione Veneto.

«Ancora una volta – attacca – la Regione Veneto mira a scavalcare le procedure di tutela e per il Polo logistico di Dogaletto e punta ad aggirare la Valutazione ambientale strategica». Secondo Gei «l’amministrazione Zaia si conferma così ancor più devastante della precedente giunta Galan e se, saggiamente, la nuova amministrazione mirese si dichiara decisamente contraria, ecco che spunta prontamente qualche emulo del conte Volpi di Misurata disposto ad una nuova devastazione della Laguna un pò più a Sud».

Il timore è che l’approvazione del progetto possa compromettere l’equilibrio ambientale. Gei non lesina una stoccata ai primi cittadini di Dolo e Pianiga (Maddalena Gottardo e Massimo Calzavara):

«Reputo del tutto incomprensibili, se confermate, visti i precedenti, le dichiarazioni dei sindaci di Dolo e Pianiga disposti a discutere e valutare i progetti e magari pronti a far decollare un Polo logistico sicuramente Green».

(g.d.c.)

 

Il consiglio comunale di Mira prepara il “no” al mega progetto

Donadel: «La giunta veneta sta cercando di evitare la Valutazione ambientale»

MIRA – La Regione accelera sul Polo logistico e ha inviato lo scorso 30 maggio la documentazione del progetto al Comune di Mira per avere un parere entro il 27 giugno. Ma giunta e forze politiche insorgono: chiusura totale. A dire «no» sarà il Consiglio comunale il 29 giugno (pensato per il bilancio) su proposta della maggioranza del Movimento 5 Stelle. Ma ad alzare le antenne per primo sulla vicenda è Mattia Donadel consigliere comunale di “ Mira fuori del Comune”. «La commissione Vas (Valutazione ambientale strategica) della Regione ha attivato una procedura “discrezionale” al termine della quale deciderà o meno se fare la valutazione», spiega,

«E’ inaccettabile perché per un’operazione urbanistica di questo calibro, il testo unico ambientale parla chiaro: la valutazione si deve fare punto e basta, non esistono altre possibilità. La Regione continua a commettere irregolarità gravi; è già successo per la Camionabile e per Veneto City, ora si ripete con il Polo Logistico; difficile pensare a sviste o inesperienza dei tecnici».

Donadel si è attivato con la nuova giunta capeggiata da Alvise Maniero per agire contro l’illegittimità dell’iter intrapreso. Il progetto Polo logistico è uno dei progetti strategici della Regione ed è stato individuato a sud dell’idrovia a Giare. Nella zona dei 460 ettari in questione, l’area centrale sarà dedicata alla logistica vera e propria in cui le merci saranno smistate. Quella più esterna a zona portuale con aree sosta.

Il sindaco Alvise Maniero avverte la Regione: «Sul polo logistico e le altre grandi opere restiamo contrari». Un primo passaggio è previsto in commissione martedì. «In quella sede», dice l’assessore all’Urbanistica Luciano Claut, «argomenteremo il nostro rifiuto a un progetto inutile e dannoso».

Alessandro Abbadir

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Mira. Ordine del giorno votato all’unanimità alla presenza del direttore dell’Asl 13. L’impegno: «Salvaguardare Dolo»

MIRA.

Il sindaco Alvise Maniero e il “suo” consiglio si schierano in difesa dell’ospedale di Dolo. Con un voto unanime, il consiglio comunale di Mira, alla presenza del direttore generale Arturo Orsini e dei sindaci di Dolo, Fiesso, Fossò, Camponogara e il vice sindaco di Campolongo, ha detto no ai tagli e chiesto più finanziamenti alla Regione.

La preoccupazione è che gli indirizzi contenuti nel nuovo Piano socio sanitario, in approvazione al Consiglio regionale, possano avviare l’ospedale di Dolo a un inesorabile declassamento tale da comprometterne l’esistenza.  Nel corso della discussione sono emersi alcuni dati allarmanti. L’Asl 13 è la meno finanziata (contributo pro capite inferiore anche di 200 euro rispetto ad altre). «Se solo si ottenesse un innalzamento di 150 euro pro capite nel finanziamento regionale» ha osservato Flora Alborino, direttore di Medicina di Laboratorio «arriverebbero 37 milioni di euro in più: quante cose si potrebbero fare».   L’Asl 13 riceve la quota più bassa del Veneto per l’assistenza agli anziani. E, nonostante i tagli degli ultimi anni, risponde in pieno ai requisiti individuati come ottimali, sia per numero di abitanti serviti (oltre 250mila), che per posti letto per abitanti (nel limite del 4 per mille), e per i tempi medi di ricovero. A fronte di ciò il Consiglio comunale di Mira chiede che il nuovo Piano socio sanitario mantenga per Dolo la caratteristica di ospedale per acuti, incrementando la quota pro capite trasferita all’ Asl 13.  Si chiede inoltre che venga fermata ogni forma di riorganizzazione ospedaliera, e in particolare il trasferimento di reparti e servizi da Dolo a Mirano; che si proceda ad adeguare alle normative vigenti il Pronto soccorso, le sale operatorie e il vecchio monoblocco dell’ospedale attraverso un’armonizzazione delle specialità di eccellenza. Si chiede infine di ottimizzare le strutture per ridurre i costi. L’ordine del giorno, proposto dal Pd, chiede a sindaco e giunta di «sostenere queste istanze in tutte le sedi opportune per ottenere al più presto i finanziamenti necessari per l’ospedale di Dolo, e avviare una azione immediata di mantenimento e riqualificazione dei servizi sociali e sanitari in Riviera».

Alessandro Abbadir

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MIRA – Tagli ai costi della politica di Mira (ridotte a quattro le sei commissioni consiliari) e difesa dell’ospedale di Dolo: questa l’agenda del consiglio mirese. Maggioranza e opposizione si sono trovate d’accordo nella difesa dell’ospedale e dopo quattro ore di dibattito

hanno preso atto della difficile situazione in cui versa il nosocomio. «Se solo si ottenesse un innalzamento di 150 euro pro capite nel finanziamento regionale – ha osservato la Flora Alborino in rappresentanza dei primari – arriverebbero 37 milioni in più». I consiglieri all’unanimità hanno approvato un documento in cui si impegna il sindaco Alvise Maniero e la conferenza dei sindaci «a ottenere al più presto i finanziamenti necessari per l’ospedale.  

Nel corso dell’assemblea sono state costituite anche le commissioni consiliari. 1. Commissione: Affari generali e istituzionali, Sistema informatico sarà composta da: Gino Biasiolo, Luisa Mazzariol, Mauro Berti, Riccardo Barberini, Serena Giuliato (Movimento 5 Stelle), Vilma Minotto, Fabio Zaccarin (Pd). 2. Commissione: Bilancio, Patrimonio, Programmazione, Personale, Sviluppo economico, Attività produttive, Politiche comunitarie: Mauro Berti, Melania Canova, Mauro Novello, Simone Bastianello, Serena Giuliato, Michele Carpinetti, Francesco Sacco (Pd). 3. commissione: Pianificazione territoriale, Lavori pubblici, Ecologia, Politiche ambientali: Giuseppe Sifanno, Allen Biasiotto, Andrea Pesce, Gino Biasiolo, Michele Pieran (Movimento 5 stelle), Gabriele Bolzoni, Renato Martin (Pd). 4. commissione: Diritti e Politiche sociali, Volontariato, Cultura, Pubblica istruzione, Sport, Turismo, Pari opportunità: Michele Pieran, Riccardo Barberini, Elisa Boscaro, Luisa Mazzariol (Movimento 5 stelle), Vilma Minotto, Francesco Sacco (Pd). Paolino D’Anna (Pdl), Mattia Donadel (Mira fuori dal Comune), Alessio Bonetto (Noi per Mira) sono componenti di diritto di tutte e quattro le commissioni.

(L.Gia)

 

Chiesta la ripresa e la trasmissione sul sito comunale

DOLO. Poter riprendere e trasmettere via internet i lavori del consiglio comunale così come fatto a Mira con la nuova amministrazione del sindaco Alvise Maniero.       Questa è la proposta presentata ieri da Giorgio Gei (Ponte del Dolo) in commissione capigruppo e al sindaco Maddalena Gottardo.

«I principali comuni vicini a noi», spiega Gei, «si stanno dotando, o si sono già dotati, di moderni strumenti che permettono la ripresa dei lavori consiliari e la trasmettono sul web rendendola così accessibile a molti, sia in diretta che successivamente in qualsiasi altro momento, attraverso il podcasting». 

Per il capogruppo del Ponte del Dolo la proposta è supportata da altre motivazioni.

«La sala consiliare ha a tutt’oggi un vincolo alla sua capienza», commenta Gei, «non facilmente sanabile visti i tempi di ristrettezze economiche. E’ inoltre uso di questa amministrazione convocare il consiglio comunale in orari pomeridiani che non permettono a molti la partecipazione».

Giorgio Gei chiede quindi un parere da parte dei due capigruppo Silvano Boato e Alberto Polo, oltre che del sindaco Gottardo.

«L’adozione di tali strumenti credo richieda una modifica al regolamento. Chiedo pertanto di valutare la proposta al fine di permettere anche al nostro consiglio di agire al passo con i tempi. Potrebbe essere questa occasione per mettere comunque mano al regolamento anche in altri articoli che si sono rivelati inadeguati».

Giacomo Piran

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