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Gazzettino – Rifiuti, Dolo e Mira non sono “virtuosi”

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18

lug

2012

RIVIERA – Il concorso indetto da Legambiente rileva una doppia personalità dei Comuni nella differenziata

AL LIMITE – Camponogara fuori per poco

RICICLONI – Pianiga e Fossò guidano la lista

VIDEOSORVEGLIANZA – Telecamere per evitare l’abbandono selvaggio

Una Riviera del Brenta che sul fronte rifiuti mostra una doppia personalità. È questo quanto emerge dai dati sulla raccolta differenziata forniti da Legambiente in occasione della diciannovesima edizione di «Comuni Ricicloni». Se da un lato ci sono tantissimi comuni virtuosi, dall’altro preoccupa che nella classifica finale per quanto concerne il territorio rivierasco manchino all’appello comuni del calibro di Mira e Dolo. Le due realtà più popolose e con numeri di differenziazione importanti negli anni Novanta. Segno che qualcosa deve ancora cambiare. Il «concorso» indetto da Legambiente, premia i comuni che hanno raggiunto, già nel 2011, la quota di almeno il 65 per cento di raccolta differenziata, richiesta per legge solo dal 2012 (era del 60 per cento lo scorso anno). Il risultato, secondo l’associazione ambientalista, è positivo.

Della nostra zona, la Riviera del Brenta, sono presenti nel lungo elenco di comuni virtuosi con più di 10.000 abitanti.A Pianiga è andato il podio con il 74,7 per cento di differenziata; seguita da Campolongo Maggiore (66,2 per cento). Tra i comuni con meno di 10.000 abitanti, invece, il più bravo è stato Fossò con il 71 per cento; seguito da Stra (69,4 per cento), Campagna Lupia (68,1 per cento) e Fiesso d’Artico (65,7 per cento).

Camponogara è stato sulla soglia del riconoscimento, in quanto ha superato il limite fissato per legge del 60 per cento, pur non raggiungendo il 65 per cento necessario per essere considerato «Comune Riciclone» di Legambiente. All’appello mancano però i due comuni più popolosi ed importanti: Mira e Dolo. Un dato preoccupante, specie se considerato che quest’ultimo negli anni Novanta aveva ricevuto diversi riconoscimenti proprio per la sua gestione dei rifiuti. Sempre Dolo ha infatti installato un sistema di videosorveglianza, che coinvolge anche Fiesso, teso a contrastare il fenomeno dell’abbandono selvaggio dei rifiuti lungo le strade. Una piaga, comunque, ancora piuttosto sentita e che con i nuovi regolamenti adottati dai vari comuni della Riviera si sta cercando di contrastare. Specie a Mira, dove sono state diverse le discariche abusive di eternit scoperte da polizia locale e Rangers.

Gianluigi Dal Corso

 

 

Chicchi grossi come noci hanno colpito le colture orticole

Raffiche di vento a 44 chilometri orari. Caduti 343 millimetri di pioggia in un’ora

MIRANO. Ancora grandine su Miranese e Riviera, dove a piegarsi è stata ancora una volta l’agricoltura, già in ginocchio a causa dei fenomeni intensi delle scorse settimane.         Ieri all’ora di pranzo un nuovo violento temporale si è abbattuto nell’entroterra veneziano, poco dopo l’una, interessando le zone già colpite dal fortunale di due settimane fa. Raffiche di vento fino a 44 chilometri orari, poi una vera e propria bomba d’acqua con chicchi di grandine grossi come noci, fino a 3 centimetri di diametro in alcune zone. La stazione Meteosantangelo, a Sant’Angelo di Sala, ha rilevato un’intensità di precipitazioni pari a 343 millimetri di pioggia in un’ora. Gli esperti del centro meteo spiegano il fenomeno come un’improvvisa discesa di aria fredda dalle Alpi, che in pianura si è incuneata sotto a quella più calda presente da giorni. Un contrasto che ha generato nubi imponenti che hanno scaricato la loro potenza soprattutto tra le province di Padova, Venezia e Treviso. Il Miranese si è in pratica trovato al centro del ciclone. Vento, acqua e grandine hanno sferzato soprattutto Mirano, Noale, S. Maria di Sala, Scorzè e Martellago, senza particolari danni ma colpendo ancora una volta le colture già devastate dalla tromba d’aria del 22 giugno, soprattutto quelle orticole. È ancora presto per fare la conta dei danni, l’ennesima in questa stagione, dove a parte i temporali violenti si soffre ancora di problemi di siccità. L’acquazzone di ieri, intenso, ma per fortuna breve, ha anche creato qualche disagio in alcuni quartieri residenziali, con strade, scantinati e sottopassi allagati, ma la situazione è tornata velocemente alla normalità.       In Riviera la forte grandinata ha colpito i comuni di Mira, Pianiga, Dolo e Fiesso. In particolare le colture di mais e i vigneti nella zona di Dolo e Camponogara. «L’area che è stata più colpita» spiega Fabio Livieri di Coldiretti, «è stata quella a cavallo con il Miranese. Stavolta è stato danneggiato il mais in fase di crescita avanzata a causa del gran caldo degli ultimi giorni e le produzioni di ortaggi». Non si sono registrati in Riviera danni ad abitazioni o cose. I pompieri della caserma di Mira non hanno registrato chiamate di soccorso. Il gran vento ha fatto volare qualche grosso ramo d’alberi sulla provinciale 14 tra Dolo e Piove di Sacco. A Pianiga sono volati cartelloni pubblicitari di metallo in mezzo alla strada.

Filippo De Gaspari – Alessando Abbadir

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MIRA-MIRANO – Convogli soppressi nelle ore di punta, ritardi e disagi sulla Padova-Venezia

UTENTI IN RIVOLTA CONTRO TRENITALIA         «Il servizio non vale l’abbonamento»        

Corre su Facebook la protesta dei pendolari di Riviera e Miranese, vessati da ritardi e soppressioni di treni. E ora arriva in Regione.

Treni soppressi ormai quotidianamente, disagi e ritardi. Gli utenti della linea Venezia-Padova sono sul piede di guerra e l’ennesimo «ci scusiamo per il disagio», trasmesso dalla voce robotica degli altoparlanti di Trenitalia, li ha portati all’esasperazione. Non ne possono più i pendolari di Miranese e Riviera, che quotidianamente hanno a che fare con ritardi e cancellazioni dei convogli sulla linea. Con l’estate Trenitalia ha tagliato ulteriormente il servizio. A farne le spese gli utenti del treno delle 8 e di quello delle 18, in pieno orario di punta, che ormai vengono quasi sistematicamente soppressi. Centinaia gli studenti e i lavoratori che frequentano la stazione di Mira-Mirano, situata nella frazione di Marano in territorio di Mira. Da anni hanno a che fare con molteplici disagi, ma ora alzano la voce. Perché nel periodo estivo, quando chiudono scuole e università, la puntualità dei treni peggiora ulteriormente. In qualsiasi momento della giornata, anche e soprattutto negli orari di punta. E invece di migliorare il servizio, Trenitalia sopprime del tutto due corse essenziali.         «Il servizio offerto non vale i 36 euro mensili che spendiamo. Andassimo al mare ci potremmo passar sopra, ma con il lavoro e lo studio come la mettiamo?» si chiede Matteo, studente di Ca’ Foscari. E non è l’unico problema: «I treni spesso sono sporchi e manca l’aria condizionata – sottolinea Laura, impiegata in una ditta di Padova -. Quando mi sono lamentata col personale mi è stato risposto che se non mi comodava avrei potuto prendere il bus».      Una situazione che non danneggia solo i pendolari. Perfino alcuni titolari di bed and breakfast di Mira e Mirano si sono dovuti sorbire le proteste dei clienti stranieri, abituati a ben altra efficienza. La questione ora è stata impugnata dal consigliere regionale Pettenò (Federazione della Sinistra), che ieri ha scritto un’interrogazione alla Giunta regionale: «Il servizio peggiora progressivamente, da Mira-Mirano passano molti treni sporchi, senza aria condizionata e in pesante ritardo – sostiene Pettenò – È divenuta una scandalosa normalità. La Giunta solleciti Trenitalia a tutelare i pendolari migliorando il servizio».         Il tam-tam ora corre vorticoso anche su Facebook, dove ogni giorno in moltissimi sfogano la propria rabbia contro questi disservizi. Quotidianamente pubblicano le proprie proteste grazie al telefonino, direttamente dal binario, aspettando l’ennesimo treno in ritardo.

 

DOLO – L’acqua di tutti i canali e canalette della Riviera e del Miranese non potrà più essere utilizzata per irrigare orti, campi e in particolare le verdure da consumarsi crude, men che meno potrà essere utilizzata per abbeverare gli animali nel settore dell’allevamento. A «suggerire» ai Comuni questa drastica decisione è stato il dipartimento prevenzione dell’Asl 13 diretto dal dottor Flavio Valentini. La colpa? Quasi sempre di centinaia di abitazioni (cioè dei loro proprietari) che scaricano abusivamente la fognatura in canali e canalette del comprensorio dei 17 Comuni . «Nelle scorse settimane», spiega Valentini, «sono arrivati i dati dell’Arpav relativi allo studio del fenomeno della salmonella nei canali negli ultimi 10 anni. Si è visto che il bacillo è diffuso in quasi tutti i corsi d’acqua che sono strettamente collegati fra loro. A questo punto vietare l’uso dell’acqua per un periodo e poi sospenderlo e poi riprenderlo un mese dopo perché il bacillo è presente a quattro chilometri di distanza è senza senso. Visto il livello di inquinamento a cui sono arrivati i canali abbiamo suggerito che i Comuni vietino per sempre l’uso dell’acqua per irrigare i campi e gli ortaggi» . Due Comuni, Santa Maria di Sala e Mira, si sono già adeguati. I sindaci hanno firmato ordinanze di divieto permanente dell’uso dell’acqua dai canali . «Questi divieti», dice Valentini, «resteranno in vigore anni. Per poter cambiare la situazione bisognerà individuare chi scarica abusivamente la propria fognatura nei canali. Si tratta nella maggioranza dei casi di vecchie abitazioni di 70-80 anni che non si sono ancora adeguate alle moderne normative. Siccome pregiudicano la salute di tutti i proprietari vanno puniti pesantemente ed invitati ad adeguare gli impianti. Saranno controllate anche le attività delle aziende agricole». Dopo la grandine e il gran vento ora la salmonella. Per l’agricoltura dell’area sembrano arrivate le sette piaghe d’Egitto. E proprio dai responsabili di categoria del settore arriva un allarme. «La situazione», spiegano Fabio Livieri e Paolo Capuzzo per Coldiretti di Riviera e Miranese, «è pesantissima. Per anni i nostri agricoltori non potranno fare uso di acqua a basso costo per irrigare le loro produzioni di ortaggi. Il divieto è permanente e per utilizzare l’acqua a costo zero ora gli agricoltori dovranno sperare solo che piova, senza però che ci sia grandine o forte vento come è accaduto recentemente». Preoccupazioni sono espresse anche dalla Cia (Confederazione Italiana agricoltori). Per Coldiretti questi provvedimenti di divieto sono forse «eccessivi e rischiano di penalizzare un’area della provincia rispetto alle altre».

Alessandro Abbadir

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MIRA – Il comune di Mira dà una risposta secca alla Regione: no al Polo Logistico di Dogaletto ad una procedura discrezionale che salti la valutazione ambientale di sostenibilità (Vas). Una eventuale decisione di non assoggettabilità alla Vas per il comune è “in netto contrasto con le norme e direttive comunitarie, nazionali e regionali”. Il parere di contrarietà al progetto è stato spedito alla regione con una delibera di giunta e un intervento della commissione ambiente.

«Ribadiamo – si legge nel documento – la netta contrarietà, all’attuazione del progetto sulle aree individuate nel territorio di Mira ed in particolare nei dintorni di Dogaletto, attuazione che vedrebbe la distruzione del patrimonio ambientale rurale, della barena e della laguna veneziana. Diciamo no a pesantissimi interventi su un territorio intatto e di interesse faunistico ed ambientale. No anche a un profondo scavo dei canali e dei bassifondi la cui conservazione nello stato attuale è invece vitale al delicato equilibrio lagunare».

(a.ab.)

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Il comitato Bruno Marcato di Dolo replica al presidente della V Commissione Padrin

«Se è vero che l’ospedale di Dolo non chiude, perchè non finanziano i lavori necessari per pronto soccorso e sale operatorie anziché prorogare di due anni i finanziamenti?».

Il comitato Bruno Marcato replica al presidente della V Commissione regionale Sanità Leonardo Padrin, che nei giorni scorsi aveva seccamente smentito le ipotesi di chiusura e ridimensionamento dell’ospedale. Il comitato si dice soddisfatto per l’approvazione, da parte del consiglio comunale di Mira, del documento a salvaguardia dell’ospedale, ma esprime anche una forte preoccupazione per la mancanza di conferme sul futuro del plesso dolese.

«Il mancato accoglimento dei nostri emendamenti da parte del Piano socio-sanitario non allontana i dubbi che avevamo sul futuro dell’ospedale – spiegano i portavoce Antonino Carbone, Francesco Sacco, Gino Bedin e Giovanni Urso – Dire che le schede attuative del Piano ovvieranno a ciò che il Piano non ha previsto è solo un modo poco trasparente per nascondere la verità ai cittadini. La nostra richiesta era chiara: dichiarare l’ospedale di Dolo struttura per acuti, classificandolo come “ospedale di rete” insieme a Mirano».

Il comitato rivolge, poi, delle richieste precise al direttore generale Orsini.

«Perché non valutare lo spostamento di Cardiochirurgia a Mestre, risparmiando risorse per gli altri reparti dell’Asl 13? Perché Otorino è ancora a Mirano quando era stato garantito che sarebbe tornato a Dolo? Perchè spendere 600.000 euro all’anno per affittare i padiglioni di Mirano, invece di utilizzare quelli vuoti di Dolo?».

Il comitato ne ha anche per il presidente della Conferenza dei Sindaci Fabio Livieri, che aveva parlato di due milioni di euro in arrivo dalla Regione per l’acquisto di materiale tecnico. Alcuni dei macchinari di Dolo sono, di fatto, obsoleti: basti pensare ad una lampada salidrica del 1982 e a un ecografo vecchio di 13 anni.

«A quanto ci risulta questi due milioni sarebbero destinati unicamente all’ospedale di Mirano – ribattono i portavoce – Da 17 anni non si investe un centesimo in ristrutturazione, strumenti ed ambiente. Sollecitiamo i sindaci della Riviera ad interventi più incisivi».

 

Corriere del Veneto – Veneto City non imiti Parigi

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28

giu

2012

Corrado Poli (editoriale del Corriere del Veneto)

Cosa avranno in comune Veneto City e la Défence di Parigi? Molte cose, a parte il fatto che il piano di sviluppo perturbano francese è almeno dieci volte più grande. Si tratta in entrambi i casi di piani di crescita urbana pensati e progettati un paio di decadi fa da imprenditori rimasti ancorati a una mentalità da anni ‘70/’80. Con un gruppo di studiosi di pianificazione urbana provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti ho visitato il nuovo centro direzionale parigino i cui enormi grattacieli sono stati disegnati dai più famosi architetti del mondo. Alcuni dei miei (anziani) colleghi erano stati responsabili di piani simili in città quali Lilla, Barcelona e Baltimora. Conoscendo la loro età e la conseguente passione per le grandi opere, mi sarei aspettato un generale consenso per questo intervento che impressiona per la modernità del disegno e la possanza delle costruzioni. Con mia sorpresa i miei colleghi mi sono apparsi molto scettici. Allo stesso rappresentante della compagnia di sviluppo dell’area, è sfuggito detto che alla sera la Défence, quasi tutti uffici oggi semivuoti, rimane deserta. Allo stesso tempo, di giorno ci sono molti problemi per il l’affollamento della metropolitana nelle ore di punta e non solo. “Ma non c’è da preoccuparsi” ci dice, “stiamo costruendo una nuova linea e una nuova stazione”. Come ovvio, noi esperti urbanisti all’unisono ci siamo preoccupati ancora di più: una nuova metropolitana non farà altro che aumentare il pendolarismo e svuotare ancora di più alla sera questo quartiere di torri giganti occupate da soli uffici! Questi interventi-investimenti edilizi sono comuni in molte città d’Europa e d’America e solo poche città sono state capaci di ridurli se non proprio eliminarli. Possono essere fatti bene, come succede a Parigi, a Copenhagen e in genere nel Nord Europa, o male come da noi dove spesso la manutenzione e la gestione lascia molto a desiderare. Ma rimangono in ogni caso opere del passato che dimostrano lincapacità della politica di proporre agli imprenditori finanziari opportunità di investimento meno “cassettiste” e più produttive. Non si può nemmeno farne una colpa agli imprenditori, a parte quella di avere occupato uno spazio che avrebbe dovuto essere proprio di politici pensanti in grado di elaborare progetti e non di eseguire pedissequamente quanto viene loro proposto.

La partita di Veneto City oggi si riapre grazie al successo del Movimento Cinque Stelle nel Comune di Mira. La vittoria elettorale dei grillini è figlia della mobilitazione dei comitati che hanno trovato del M5S il catalizzatore di idee condivise da gran parte della popolazione, ma non da politici decrepiti che si facevano interpreti di idee di antichi imprenditori. Ora, sarà difficile anche per il neo sindaco bloccare un progetto che ha già ricevuto tutte le benedizioni istituzionali. E forse non sarebbe nemmeno corretto mettere oggi il bastone tra le ruote a imprenditori che hanno impegnato ingenti capitali con il consenso delle istituzioni. Soprattutto perché non ci sono progetti alternativi. Lo stesso problema si pone a Parma dove il blocco dell’inceneritore dei rifiuti (che tanta parte ha avuto nella vittoria del M5S) potrebbe comportare il pagamento di grosse penali e il bisogno di ulteriori risorse per adottare un sistema diverso. Il neo Sindaco di Mira – con senso istituzionale – non dovrebbe limitarsi a cercare di bloccare il progetto, per quanto io stesso lo giudichi antico. Ma piuttosto dovrebbe dimostrare come la nuova politica, liberatasi del peso del vecchiume, sia in grado di presentare agli imprenditori nuove opportunità. A costo di costringerli a pensare in modo diverso e ad adattare i loro antichi progetti alle nuove esigenze espresse dai cittadini. Magari a partire proprio da un Veneto City profondamente rivisto.

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Vtp non batte in ritirata, un nuovo progetto in laguna per navi da 360 metri Trevisanato: «Realtà in espansione». Due milioni di utenti, obiettivo Istanbul

Una nuova Stazione Marittima a Dogaletto, in cassa di colmata A. Partnership a Ravenna, Cagliari, Catania e Brindisi. E 26 milioni da investire nel prossimo triennio. Altro che ritirata sotto la protesta anti grandi navi. Venezia Terminal Passeggeri, la società delle crociere, raddoppia e rilancia. «Abbiamo pronto uno studio di fattibilità per una nuova Stazione Marittima nel Bacino Sant’Angelo, tra i canali Avesa e Dogaletto», annuncia il presidente di Vtp, l’avvocato mestrino Sandro Trevisanato, «Un luogo ideale, perché ben servito dai collegamenti stradali e vicino al canale dei Petroli, senza rischi ambientali». Una nuova città delle crociere che potrebbe essere pronta fra tre anni. «Aggiuntiva» e non certo alternativa alla Marittima. Che, sottolinea Trevisanato, «è per noi irrinunciabile». Dunque, in laguna centrale è pronto a partire un nuovo grande progetto.

Banchine lunghe 400 metri e larghe 20, per ospitare le navi di ultimissima generazione (lunghe fino a 360 metri), troppo grandi anche per i sostenitori del traffico davanti a San Marco. E poi una Stazione marittima di due piani, 10 mila metri quadrati con un parcheggio da 5 ettari. Costo previsto, 100 milioni di euro, di cui almeno 60 per scavere canali e darsena. Un’ipotesi avversata dagli ambientalisti. Ma, spiega Trevisanato, «quel sito è stato valutato positivamente dalla Regione, che lo ha inserito nel nuovo Piano territoriale, dall’Autorità portuale e dal Magistrato alle Acque. Per noi è un luogo ideale».

Non se ne parla, insomma, di estromettere le grandi navi da Venezia, come richiesto da più parti e previsto dal decreto del governo. «Siamo anche stufi di ripeterlo», scandisce Trevisanato, «il porto di Venezia è il più sicuro del mondo. Non ci sono scogli, le misure di sicurezza sono altissime. Davanti a San Marco le navi passano trainate da due rimorchiatori con a bordo un nostro pilota, viaggiano all’interno di un binario, non potrebbero deviare dalla loro rotta per via delle sponde sabbiose». E gli incidenti avvenuti nelle ultime settimane a causa del vento e dei tornado? «Non sono un ingegnere, ma dubito che una nave di quelle dimensioni si possa spostare», dice il presidente.  Si rilancia, dunque. In attesa di vedere che fine farà il progetto per il nuovo canale Contorta-Sant’Angelo, che il Porto vorrebbe scavato e allargato per farci passare le grandi navi. L’idea della Vtp è che in realtà le navi stanno bene dove sono. «Siamo passati in pochi anni dal sesto al primo home port del Mediterraneo», spiega l’avvocato, «e la Marittima deve essere raggiungibile. In prospettiva si può pensare a un senso unico, per ridurre il numero dei passaggi». Ma l’attività economica che sta dietro alle crociere, insiste Trevisanato, ha bisogno della Marittima. Poco importa se per arrivarci si deve attraversare il Bacino a passare davanti a San Marco. «Le navi moderne», dice, «inquinano meno. Applicando il decreto faremmo entrare in laguna solo le vecchie carrette, anche se più piccole. E’ ridicolo». Il presidente, da 11 anni al vertice della società, illustra i brillanti risultati raggiunti. «Negli ultimi mesi», dice, «abbiamo vinto le gare per la gestione dei porti mediterranei di Ravenna, Brindisi, Cagliari e Catania. E adesso puntiamo a Istanbul. Grandi navi ancora a San Marco? «E’ un must. Noi vogliamo aiutare la città, abbiamo concluso con il Comune un accordo per un contributo volontario. Ma le navi devono restare».

Alberto Vitucci

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«Venezia non ci vuole, il mondo ci chiama». Ergo, Vtp parte per il mondo. Come la Serenissima, va alla conquista dei porti dell’Adriatico e oltre, solo che invece delle armi Venezia Terminal Passeggeri usa soldi, alleanze e l’esperienza che ha accumulato in un decennio nel quale è diventata primo home port del Mediterraneo per le crociere.        Così ora la Vtp presieduta da Sandro Trevisanato gestisce Ravenna (dal 2010 e, come risultati, è già oltre i budget), Catania (da giugno del 2011) e dal mese scorso ha vinto le gare per Brindisi e Cagliari. Mentre i primi tre servono a sviluppare un traffico Adriatico in sinergia con lo scalo della Marittima, con Cagliari Vtp sbarca anche nel Tirreno: «Può essere un home port importante perché ha un buon fondale, è vicino all’aeroporto ed è in una posizione baricentrica rispetto a Genova, alla Costa Azzurra, alle Baleari e a Barcellona» spiega il presidente.         Royal Caribbean, Msc e Aloschi & Bassani sono i partner internazionali con i quali il terminal crocieristico veneziano gareggia e vince. «Ora stiamo partecipando anche alla gara per il porto di Istanbul. Sempre in cordata con partner internazionali ma sempre da gestori dei terminal: creiamo strutture distaccate, facciamo selezione del personale e da Venezia controlliamo i nuovi scali».        Il progetto di espansione oltre i confini veneziani non è nuovo ma ha ricevuto un’accelerazione negli ultimi mesi. «Confidiamo che l’irragionevolezza non l’abbia vinta, e che il porto di Venezia continui a svilupparsi ma finché sui dati tecnici e scientifici prevale il sentimento estetico ed emozionale, noi dobbiamo attrezzarci per garantire comunque la sopravvivenza e lo sviluppo della società».        Quindi vi espandete in altri porti. «Già, d’altro canto qui sembra che siamo dei carnefici che portano le grandi navi in città, mentre non facciamo altro che rispettare le scelte di Regione, Comune e di tutti gli altri enti che hanno competenze».        Il 2012, come lei aveva annunciato ad inizio anno è un anno di stasi nel numero dei passeggeri, oltretutto avete perso anche i traghetti di Minoan ma nel prossimo decennio le previsioni internazionali danno un raddoppio dei crocieristi in Europa. La Marittima è già piena con i due milioni di passeggeri attuali. «In America il 3% della popolazione va in crociera, in Europa siamo all’1% che, nel prossimo decennio, si avvicinerà al 3. Per Venezia significa un milione di potenziali passeggeri in più all’anno».        Dove li metterete? «L’unica soluzione praticabile, indicata anche dalla Capitaneria di porto, è la Marittima 2 a Dogaletto. Tre banchine per tre navi da 360 metri, che a Venezia non ci stanno, e con le quali potremo cogliere il trend di crescita europeo che, altrimenti andrà in altri porti, portandosi via anche un po’ di quel che già abbiamo».        Da anni insistete sul nuovo porto a Dogaletto ma con scarsi risultati. «Se ci fanno partire, dal momento delle autorizzazioni in 14 mesi realizziamo la prima banchina con 100 milioni di investimento in project financing. E nel giro di cinque o sette anni saremo completamente operativi. Quindi siamo ancora nei tempi, certo che a questo punto le istituzioni devono muoversi».

 

Gazzettino – Dolo. Polo logistico, Gei accusa la Regione

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26

giu

2012

«Scavalcate le norme di tutela ambientale, Zaia si rivela peggiore di Galan»

DOLO – «Il Polo logistico di Dogaletto di Mira come Veneto City». È questa l’accusa che il consigliere de “Il Ponte del Dolo” Giorgio Gei muove alla Regione Veneto.

«Ancora una volta – attacca – la Regione Veneto mira a scavalcare le procedure di tutela e per il Polo logistico di Dogaletto e punta ad aggirare la Valutazione ambientale strategica». Secondo Gei «l’amministrazione Zaia si conferma così ancor più devastante della precedente giunta Galan e se, saggiamente, la nuova amministrazione mirese si dichiara decisamente contraria, ecco che spunta prontamente qualche emulo del conte Volpi di Misurata disposto ad una nuova devastazione della Laguna un pò più a Sud».

Il timore è che l’approvazione del progetto possa compromettere l’equilibrio ambientale. Gei non lesina una stoccata ai primi cittadini di Dolo e Pianiga (Maddalena Gottardo e Massimo Calzavara):

«Reputo del tutto incomprensibili, se confermate, visti i precedenti, le dichiarazioni dei sindaci di Dolo e Pianiga disposti a discutere e valutare i progetti e magari pronti a far decollare un Polo logistico sicuramente Green».

(g.d.c.)

 

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