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Comunicato stampa coordinamento No Inceneritore Fusina 20 marzo 2021

Biomonitoraggi: chi ha paura della verità?

Da mesi medici, pediatri, associazioni e comitati che si battono contro l’inceneritore di Fusina sostenuti da migliaia di cittadini chiedono con forza a Regione, ULSS e Comuni di impegnarsi concretamente per avviare una campagna di biomonitoraggio nel territorio metropolitano per valutare la presenza di diossine nel latte materno e di metalli pesanti nelle unghie dei bambini; due parametri importanti per determinare il livello di inquinamento di fondo da microinquinanti organici e inorganici nel nostro territorio. Ma ad oggi tutte le strade sembrano sbarrate.

Il 18 marzo durante il Consiglio Comunale di Spinea la maggioranza di centro-destra ha bocciato una mozione presentata dalle opposizioni che chiedeva all’amministrazione di attivarsi anche autonomamente per avviare i biomonitoraggi. Secondo la Sindaca Martina Vesnaver le emergenze sarebbero “ben altre” riferendosi a quella sanitaria causata dal Covid, evidentemente ignorando il fatto che inquinamento ambientale e salute sono strettamente correlati. Ma il rifiuto del Comune di Spinea è solo l’ultimo in ordine di tempo.

Infatti, lo scorso 4 dicembre nel corso di una manifestazione promossa da comitati alla sede della protezione civile a Marghera, gli assessori regionali alla sanità Manuela Lanzarini e all’ambiente Gianpaolo Bottacin avevano promesso un impegno concreto e a breve termine rispetto a questa richiesta; addirittura il Consiglio Regionale nella seduta del 17 dicembre 2020 aveva approvato una mozione che impegna la giunta regionale in tal senso. Promesse e impegni che per ora dalla Giunta Zaia sono rimasti inevasi. Silenzio anche dal Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 3 di Venezia, sollecitata dai comitati con una lettera ufficiale inviata a fine 2020.

L’amministrazione comunale capeggiata dal Sindaco Brugnaro sta facendo anche di peggio: dopo aver rinviato più volte la discussione in consiglio comunale, ora la mozione delle minoranze giace insabbiata nella commissione ambiente.

A Mira la mozione presentata da alcune forze di opposizione andrà in discussione nei prossimi mesi ma non sarà facile ottenere il benestare dalla maggioranza di centro-sinistra, che già si era espressa a favore dell’inceneritore.

“E’ inammissibile che sui biomonitoraggi le amministrazioni e gli enti pubblici continuino a fare orecchie da mercante – attaccano alcuni esponenti del fronte No Inceneritore Fusina – Non voler indagare il livello di accumulo di sostanze tossiche e persistenti come diossine, metalli e PFAS nella popolazione, e in particolare in quella infantile, costituisce un’omissione grave e colpevole. Una scelta chiaramente dettata dal timore di riscontrare livelli elevati di contaminazione che a quel punto metterebbero in discussione scelte pericolose e sbagliate come quella di aver dato il via libera al nuovo inceneritore di Veritas. Eppure amministratori e politicanti di ogni risma si sgolano ogni giorno a ripetere che la salute viene prima di tutto. Ma se la salute è una priorità questa vale sempre e non solo quando si parla di Covid, di vaccini e di norme restrittive. Ad oggi le uniche esperienze di biomonitraggio sono state promosse dal basso e di tasca propria da comitati e associazioni come a Forlì, a Torino, Monselice e Maniago; e tutte le volte i risultati delle analisi sul vivente hanno dimostrato come in realtà l’inquinamento ambientale sia ben più grave di quanto ci viene raccontato, soprattutto nei dintorni di impianti velenosi come gli inceneritori. Riteniamo che sia un dovere inderogabile delle istituzioni indagare lo stato di salute della popolazione e attuare scelte conseguenti a tutela delle persone. Ma se non vedremo fatti concreti a breve, siamo pronti a tornare in piazza e se serve ad attivarci autonomamente”.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Movimento Decrescita Felice – circolo di Venezia

 

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Comunicato stampa Opzione Zero 13 febbraio 2021

“Veneto City: ora dare avvio alla riconversione ecologica”

Veneto City era un pezzo di un disegno più ampio che avrebbe sfigurato il territorio.

La vera occasione non è di trovare l’ennesimo progetto speculativo da approvare senza confronto con la cittadinanza

Ora stop all’inceneritore e via alla riconversione ecologica dei territori. A Roncoduro proposta per un grande Bosco di Pianura.

L’archiviazione di Veneto City dimostra una volta di più la natura tutta speculativa di un progetto che fin dall’inizio abbiamo denunciato e contrastato duramente. Faceva parte di tutti quei progetti che avevano come unico obiettivo di sfigurare la Riviera del Brenta in nome di uno sviluppo economico di cui già oggi cominciamo a pagare il prezzo.

Ora si torna ai vecchi piani norma, alla vecchia programmazione del PRG dove erano individuati sia terreni ad uso artigianale che terreni ad uso agricolo. “Bene ha fatto l’amministrazione di Dolo a deliberare per la rescissione dell’accordo di programma e speriamo proceda quanto prima anche l’amministrazione di Pianiga– afferma il Comitato Opzione Zero – anche se con un po’ di coraggio in più questa scelta si sarebbe potuta fare 5 anni prima. Infatti poco dopo l’insediamento della Giunta Polo avevamo ottenuto un incontro con l’amministrazione per spiegare come l’accordo fosse già allora annullabile a causa del non rispetto delle clausole da parte del proponente; ad esempio per quanto riguarda l’incompletezza della documentazione progettuale, la mancata realizzazione delle opere pubbliche, il mancato versamento di parte degli oneri pattuiti. Comunque meglio tardi che mai. Ora attendiamo di verificare bene tutti i passaggi formali, e poi valuteremo quale decisione prendere in merito al ricorso al TAR. Il dibattimento è previsto nei prossimi mesi, e per ora lo manteniamo attivo”.

La vera occasione ora non è quella di dare spazio all’ennesimo progetto speculativo da approvare senza confronto con la cittadinanza in fretta e furia come è stato fatto con Veneto City. E’ comunque scioccante pensare che la pianificazione a cui si continua a fare riferimento sia quella del 1999. In più di vent’anni la situazione è decisamente cambiata e non è possibile continuare a pensare ad uno sviluppo insostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.

Si tratta di ripensare ad un altro modello di pianificazione che metta davvero fine al consumo di suolo, alla devastazione ambientale, agli impianti nocivi: “Dobbiamo ripartire dalla riconversione ecologica delle produzioni e dei territori, la crisi climatica e ambientale ce lo impongono – concludono gli esponenti del comitato – Quella vasta zona della Riviera del Brenta potrebbe diventare per esempio un grande bosco di pianura a compensazione della cementificazione e del disordine urbanistico operati in questi anni. Ma nelle aree già compromesse o abbandonate potrebbero trovare spazio anche filiere di recupero dei rifiuti, la vera alternativa all’inceneritore di Veritas, un ecomostro pericolosissimo figlio della stessa logica che ha partorito Veneto City”.

 

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Comunicato stampa congiunto 30 gennaio 2021

Inceneritore Fusina: il TAR Veneto accoglie l’istanza cautelare, nessuna sospensiva immediata dell’autorizzazione, ma sentenza di merito a giugno

Nel tardo pomeriggio di ieri è stata resa nota l’Ordinanza del TAR Veneto in merito alla richiesta dei comitati di sospendere l’autorizzazione dell’inceneritore di Fusina in attesa della decisione finale che potrà accogliere o respingere il ricorso depositato a dicembre dagli ambientalisti.

Il provvedimento dei giudici amministrativi accoglie l’istanza cautelare dei comitati motivata dalla necessità di limitare i rischi per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Questo accoglimento non si traduce però nel blocco dell’unico forno attualmente esistente e funzionante (la linea 1), bensì nella fissazione a brevissima scadenza (il 23 giugno) dell’udienza di merito, cioè dell’udienza nella quale si deciderà con una sentenza se l’impianto potrà andare avanti o se sarà azzerato.

Per i comitati e le associazioni del fronte No Inceneritore Fusina si tratta di un primo risultato positivo: “Questa vicenda rischiava di trascinarsi per anni, invece la scelta di andare a dibattimento in tempi così rapidi, inconsueti per questo tipo di procedimenti, non lascia spazio a chi come Veritas pensava di approfittare delle lungaggini burocratiche tipiche del sistema italiano per avvantaggiarsi sul piano operativo affrettando la realizzazione delle linee 2 e 3. L’ordinanza chiarisce anche come le questioni poste dai comitati sono tutt’altro che pretestuose o propagandistiche come affermano le controparti, ma anzi sono talmente fondate e articolate da richiedere un adeguato approfondimento tecnico. Infine è significativo che finalmente venga riconosciuta la presenza dei PFAS nei fanghi di depurazione civile e non solo nei percolati di discarica, una questione che abbiamo posto da mesi e dimostrato in sede di ricorso con analisi alla mano, nonostante la Regione Veneto abbia volutamente ignorato il problema”.

Comprendiamo, anche se non risponde pienamente alle nostre aspettative, la motivazione con la quale il giudice del TAR, nell’accogliere – e sottolineiamo ACCOGLIERE – la nostra istanza cautelare, ha deciso di non sospendere immediatamente la funzionalità della linea 1 ma di rinviare al prossimo 23 giugno la decisione di merito, nella quale riponiamo la massima fiducia e aspettativa. Questo non vuol dire che rimarremo fermi in questi quattro mesi ad aspettare la sentenza. Se anche fosse vero (ma così non è) che fermare la linea 1 comprometterebbe il sistema di gestione dei rifiuti del bacino veneziano, è invece evidente ormai a tutti come il livello di inquinamento ambientale a cui siamo arrivati, e in modo particolare nell’area padana, è tale da richiedere una radicale e immediata inversione delle politiche di gestione dei rifiuti (e più in generale di tutte le attività produttive e dei servizi), perché non ci sono più margini di tolleranza per ulteriori incrementi delle emissioni in atmosfera. L’attuale situazione determina già oggi gravi conseguenze sulla salute dei cittadini in termini di numero di morti premature e di incidenza di gravi malattie, Covid-19 compreso. Basti pensare che la linea 1 da sola emette in un anno una quantità di polveri sottili pari a quella emessa da oltre 197.000 caldaie domestiche. Per non parlare dall’incenerimento di rifiuti contenenti PFAS, che come è stato documentato nelle relazioni allegate al ricorso, e come riconosciuto anche dal Comitato Tecnico regionale per la valutazione di impatto ambientale, rischia di aumentare la diffusione di queste sostanze altamente tossiche nel suolo e nelle acque. Le alternative concrete ci sono, le normative comunitarie impongono di adottarle adesso; in un momento come quello attuale drammatico ma allo stesso tempo ricco come non mai di opportunità, ci sono anche le risorse economiche e le tecnologie per metterle in atto.

Al contrario, puntare strategicamente sull’incenerimento, investendo milioni di euro, significa continuare ad aumentare le emissioni velenose per i prossimi decenni, una scelta insensata e da irresponsabili che risponde solo alle logiche di profitto di chi gestisce gli impianti di smaltimento.

Per i comitati la battaglia contro l’inceneritore di Fusina rimane lunga e difficile, e tante sono le iniziative da mettere in campo: sul piano giuridico, della mobilitazione e della continua sensibilizzazione della popolazione, ma anche dell’inchiesta e della elaborazione delle concrete soluzioni alternative alle politiche ormai totalmente insostenibili portate avanti dalla Regione e da Veritas/Ecoprogetto. L’ordinanza cautelare del TAR rappresenta una spinta importante ad andare avanti con ancora più determinazione.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus , Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Extinction Rebellion Venezia

 

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Comunicato stampa congiunto 15 gennaio 2021

Rifiuti: bollette più care per le scelte sbagliate di Veritas

Veritas accusa i comitati di essere responsabili dell’aumento delle bollette dei rifiuti a causa delle proteste contro il nuovo impianto di Fusina. Pronta la replica del fronte No Inceneritore: “Si tratta di dichiarazioni evidentemente risibili che denotano un certo nervosismo della dirigenza di Veritas dopo il deposito del nostro ricorso al TAR e dopo l’importante presa di posizione di Italia Nostra.

I veri motivi dell’aumento della TARI sono da ricercarsi nelle scelte industriali sbagliate e senza visione fatte in questi anni da Veritas su mandato dei Comuni soci, nella scarsa innovazione dei processi produttivi e probabilmente anche in una gestione poco attenta dei costi generali del servizio”.

Particolarmente grave per i comitati la decisione di puntare sulla produzione di CSS e in definitiva sull’incenerimento:

“La scelta strategica di produrre Combustibile Solido Secondario (CSS) dal rifiuto residuo per poi bruciarlo nella centrale a carbone di Enel era erronea già in partenza non solo per motivi ambientali, ma anche per ragioni economiche. L’accordo raggiunto con Enel nel 2007 e poi rinnovato nel 2013 stava in piedi solo grazie agli incentivi economici erogati dallo Stato (i cosiddetti “certificati verdi”), dunque in definitiva dai contribuenti. Quell’accordo inoltre non teneva in considerazione il già conclamato problema dei cambiamenti climatici che presto o tardi avrebbe potuto portare alla messa in discussione della produzione di energia da carbone. Ora, con la chiusura della centrale e il venir meno del “doping” dei certificati verdi il “castello” economico costruito intorno all’impianto di Ecoprogetto rischia di crollare. Del resto se il tanto decantato CSS fosse un combustibile così pregiato e conveniente, questo sarebbe sostenuto da una domanda di mercato che invece non c’è. Infatti ci troviamo nella situazione unica e paradossale in cui un produttore di “combustibile” per piazzare la sua merce è costretto a pagare gli acquirenti affinché lo ricevano e lo smaltiscano.

A fronte di questa situazione, con il nuovo impianto, Veritas continua a puntare sul CSS aumentando la produzione, e sull’incenerimento finalizzato alla generazione di energia elettrica “incentivata”, invece che su riduzione dei rifiuti, riciclo e energie rinnovabili pulite. Una scelta evidentemente assurda, senza futuro ed estremamente pericolosa i cui costi economici, ambientali e sanitari vengono già oggi scaricati sui cittadini. D’altra parte è ormai chiaro che l’investimento di circa 100 milioni di euro necessari per la realizzazione degli interventi proposti e autorizzati non sarà coperto con anticipo di capitale proprio (di Veritas o dei soci privati), ma tramite finanziamenti bancari e comunque attraverso il rincaro delle bollette.

Per mesi abbiamo chiesto di fermare l’iter di approvazione dell’inceneritore per discutere in modo approfondito su come ridurre la produzione dei rifiuti, migliorare la raccolta differenziata a Venezia e in molti Comuni dell’area metropolitana, per ragionare sulle alternative tecnologiche che consentono il recupero di materia anche dalle frazioni di rifiuto più difficili, in modo da chiudere davvero il ciclo dei rifiuti. La stessa Comunità Europea, con le nuove Direttive in materia di economia circolare (di recente recepite a livello nazionale), impone ai Paesi membri di svoltare con decisione verso questo obiettivo escludendo dal concetto di recupero l’incenerimento, che viene invece equiparato allo smaltimento in discarica; e ciò indipendentemente dal fatto che il calore prodotto in fase di combustione sia utilizzato o meno per la produzione di energia.

Regione, Comuni e Veritas hanno scelto di andare nella direzione diametralmente opposta, ora ciascuno deve assumersi la propria responsabilità di fronte alla comunità. Per parte nostra continueremo ad esercitare i nostri diritti di liberi cittadini, a smascherare le fandonie, e a difenderci dalla minaccia di questo ecomostro con tutti i mezzi a disposizione”.

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera libera e pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO onlus, Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere meglio Mestre, Società della Cura Venezia, Casa del Popolo Cà Luisa, PFAS Land, Extiction Rebellion Venezia

 

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Comunicato stampa congiunto 5 gennaio 2021

Depositato ricorso al TAR contro l’inceneritore di Fusina

Dopo mesi di iniziative e di appelli inascoltati alle Autorità regionali e nazionali, come promesso i comitati e le associazioni del fronte NO Inceneritore si sono rivolti alla magistratura del TAR del Veneto per chiedere l’annullamento dei provvedimenti regionali che hanno autorizzato l’avvio del nuovo e contestato impianto di Veritas – Ecoprogetto. Il ricorso è stato notificato il 28 dicembre 2020 e successivamente depositato al TAR. L’istanza è densa di motivazioni, e corredata da decine di documenti tecnici e scientifici tra cui anche quattro importanti relazioni, due delle quali firmate dall’ex Dirigente ARPAV Ing. Franco Rigosi, una dal Presidente nazionale dell’ISDE (Medici per l’Ambiente) Dr. Agostino Di Ciaula, e una dal naturalista Dott. Luca Giunti.

“L’elaborazione del ricorso è stato un processo difficile e impegnativo – affermano alcuni esponenti dei comitati – sia per la complessità dell’argomento, sia per l’incredibile confusione creata da Ecoprogetto in fase istruttoria e avvallata dalla Regione Veneto. Il lavoro è il frutto di mesi di analisi e ricerche da parte dei legali, di attivisti esperti dei comitati supportati da tecnici, anche di fuori regione, che hanno condiviso la causa e messo a disposizione la loro autorevole professionalità a titolo gratuito. Riteniamo fondate le argomentazioni esposte, e sono svariati i punti di contestazione a partire da numerose violazioni di norme nazionali ed europee in materia di tutela ambientale e di economia circolare, nonché questioni più specifiche come ad esempio il problema dell’incenerimento dei fanghi di depurazione civile contaminati da PFAS). Ora il progetto e l’operato delle Amministrazioni sarà valutato dal TAR presso il quale è stata avanzata anche la richiesta di una sospensiva in attesa del giudizio di merito”

“Gli approfondimenti svolti in questi mesi ci hanno convinto ancora di più del fatto che questo progetto è estremamente pericoloso per la salute e per l’ambiente – proseguono i comitati – ci preoccupano in particolare le reali potenzialità dell’impianto e la volontà sempre più evidente di fare di questo inceneritore uno dei più importanti centri di smaltimento dei fanghi a livello regionale, probabilmente insieme all’inceneritore di Padova oggetto anche questo di revamping. Ci preoccupano però anche l’ambiguità e il pressapochismo con cui è stato gestito tutto l’iter procedurale, perché se questi sono i presupposti, le garanzie su una futura gestione trasparente e corretta dell’impianto sono molto dubbie”.

Il ricorso vero e proprio è firmato da alcune associazioni come Medicina Democratica, il Comitato Opzione Zero, l’Associazione Progetto Nascere Meglio di Mestre, oltre che da alcuni residenti della zona di Malcontenta. Esso tuttavia è sostenuto da tutte le organizzazioni del vasto fronte che si oppone al progetto e da tantissimi cittadini che in questi mesi si sono mobilitati e hanno appoggiato le iniziative dei comitati.

Il coordinamento No Inceneritore lancia infine un appello: “Il ricorso depositato rappresenta una tappa importante nella lotta per fermare l’ecomostro di Veritas, ma questo da solo non basta, è necessario continuare con le mobilitazioni, con la elaborazione di proposte alternative, e con il lavoro di inchiesta per smascherare gli interessi e i poteri che stanno dietro a questa operazione. Le difficoltà causate dal Covid sono pesanti, ma chiediamo ugualmente ai cittadini del territorio metropolitano di continuare a seguirci anche tramite la pagina facebook e il canale instagram dedicati, perché del resto la crisi ecologica che ha scatenato la pandemia è precisamente il risultato di questo modello di “sviluppo”. Soprattutto chiediamo loro di partecipare alle iniziative e di sostenerci anche economicamente perché le spese sono ingenti. Per contribuire al ricorso è possibile fare fin da subito un versamento sul cc intestato a Opzione Zero con causale “ricorso TAR no inceneritore Fusina” (IBAN IT 64L0359901899050188525842); sarà attivata inoltre una piattaforma specifica per le donazioni”.

 

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Assemblea contro il Rischio Chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Società della Cura Venezia, Quartieri in Movimento, Mira 2030, FFF Venezia-Mestre, Forum dell’Aria, Comitato Difesa Ambiente e Territorio Spinea, Marghera Libera e Pensante, WWF Venezia, Comitato No Grandi Navi, Associazione Valore Ambiente, Associazione APIO Onlus , Coordinamento associazioni ambientaliste Mares Mogliano, Associazione Progetto Nascere Meglio Mestre, Casa del Popolo Cà Luisa, Extinction Rebbellion Venezia

 

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Il sindaco di Pianiga Massimo Calzavara assieme all’ex assessore regionale Renato Chisso.

 

Comunicato Stampa Opzione Zero 25 agosto 2016

Veneto City e la politica dell’interesse Zero.

Su Veneto City il processo è stato regolare e l’interesse Zero”. Così Massimo Calzavara, sindaco di Pianiga, ha risposto alla richiesta del Comitato Opzione Zero di mettere definitivamente la parola fine a una brutta pagina della politica rivierasca sulla travagliata questione del mega insediamento.

Non è sufficiente dichiarare di non avere interessi personali su questioni che hanno gravi ricadute sul territorio dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Esiste infatti la responsabilità politica che si assume nel voler continuare a tenere in vita un progetto anacronistico e dannoso per la Riviera e il Miranese.

Ai sindaci di Dolo e Pianiga il Comitato Opzione Zero infatti non chiede di annullare un accordo di programma solamente sulla base di voci o di intercettazioni ma su dati di fatto. La società Veneto City spa, infatti, è stata inadempiente e non ha rispettato alcuni obblighi previsti nell’accordo approvato a fine 2011. E’ inoltre assodato che Piergiorgio Baita, l’attore principale della “Cricca del Mose”, nel 2011 era entrato nei soci di Veneto City. Senza poi elencare le varie irregolarità esposte nel ricorso ora pendente al TAR, e proposto da Comitati, Associazioni e Categorie. Irregolarità delle quali il sindaco di Pianiga non tenne conto, rifugiandosi nel parere di parte dell’avvocatura regionale.

Le intercettazioni uscite nei giorni scorsi hanno solamente spiegato i dettagli delle azioni compiute dall’ex AD di Mantovani che riceve da Claudia Minutillo (assistente di Giancarlo Galan) la conferma che la Giunta regionale approva Veneto City.

Se l’interesse era Zero, perché Claudia Minutillo si preoccupava di avvisare Baita?

Inoltre il processo dell’approvazione di Veneto City non è stato per nulla regolare. Solo per citarne due: mancata esecuzione della VAS (valutazione ambientale strategica) e consiglio comunale di Dolo blindato con agenti in assetto antisommossa.

La pratica Veneto City sta inoltre bloccando la viabilità commerciale della Riviera del Brenta. Infatti l’ex casello di Dolo è ancora chiuso a causa di due progetti nati nell’era dell’ex assessore regionale Renato Chisso (anche per lui patteggiamento nel processo Mose): la Orte-Mestre che prevedeva il suo innesto proprio a Roncoduro e Veneto City che per la sua nascita necessita di un nuovo casello in località Albarea.

Dopo che la Orte-Mestre sembra ormai naufragata, sarebbe sufficiente una chiara scelta politica per chiudere la pratica Veneto City, poter riaprire finalmente l’ex casello di Dolo e investire sullo sviluppo socio-economico dei centri storici della Riviera e del Miranese.

 

Dopo Martellago-Scorzè arriva il via libera per Spinea. Gli abitanti: «Ma le barriere verdi aspettano»

SPINEA – Ci sono annunci che non tardano a diventare realtà. Ne è un esempio l’apertura al traffico pesante del casello di Crea, avvenuta in tempi record subito dopo l’inaugurazione e l’entrata in esercizio della nuova barriera di Martellago-Scorzè sul Passante.

In realtà, era scritto da tempo che non appena il casello di Martellago sarebbe stato aperto, Spinea avrebbe dovuto togliere quel divieto in entrata e uscita dall’autostrada che aveva, per quanto poco, tamponato una situazione pericolosa di traffico per la viabilità ordinaria.

E in effetti gli enti gestori del Passante non hanno tardato a mettere in pratica i propositi messi nero su bianco. È bastata una semplice ordinanza e poi coprire con un adesivo verde i cartelli di divieto alla rotonda di viale Venezia: ora si può liberamente circolare, con qualsiasi mezzo, sull’arteria che porta all’imbocco del Passante.

È ancora presto per vedere gli effetti di questa novità. Il sindaco di Spinea Silvano Checchin aveva già detto di non potersi opporre agli accordi e che non necessariamente la novità sarebbe stata negativa per Spinea: «Il divieto aveva senso di esistere, e per questo ci siamo imposti in questi anni, in un sistema non ancora a pieno regime», aveva detto Checchin, «da luglio 2009 (quando è stato aperto il Passante, ndr), a oggi, Spinea era l’unico ingresso per tutto il Miranese. Chiaro che nel momento in cui questo presupposto viene meno decade anche il divieto a Crea, come da accordi».

Anche il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello aveva auspicato che l’apertura del varco di Scorzè-Martellago potesse sollevare la città e il territorio da parte del traffico pesante di attraversamento, almeno per quanto riguarda i mezzi provenienti dalle zone industriali a nord del Comune, Salzano e Noale soprattutto.

Adesso non resta che attendere i primi dati. Per ora i Tir hanno ripreso a circolare un po’ più di prima in viale Venezia, prevalentemente da via della Costituzione, dove ora possono tranquillamente imboccare o uscire dalla A4 senza troppe deviazioni.

A Crea qualcuno sorride amaramente: «Dal taglio del nastro di Martellago alla cancellazione del divieto ai Tir a Spinea sono passati pochi giorni», osserva un residente di via Rossini, «ora finalmente il Passante è completo, i caselli tutti aperti e gli accordi rispettati. Quelli per il traffico. Quelli per le barriere e le mitigazioni invece li stiamo aspettando da anni e lì no, non c’è solerzia».

Filippo De Gaspari

 

Gazzettino – Ulss 13. Pronto soccorso antidolore.

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22

mag

2015

SANITÀ – A Mirano e Dolo il paziente viene curato anche durante l’attesa

Prevista la somministrazione di analgesici nei casi meno gravi ma comunque sofferenti

SODDISFATTI – Commenti positivi dal Tribunale del malato

Dal forte mal di denti alla lussazione di una spalla, dalla ferita profonda ad una brutta distorsione. Quanti sono i casi in cui un paziente rimane ore ad attendere in pronto soccorso pur provando un forte dolore? Tantissimi, quotidianamente. Spesso in questi casi al paziente viene assegnato solamente un codice bianco o verde: magari deve aspettare mezza giornata perché prima di lui ci sono urgenze molto più grandi, ma intanto deve starsene seduto in sala d’attesa. Soffrendo e aspettando.

Ora, proprio per tendere la mano ai pazienti che si trovano in questa situazione, l’Ulss 13 punta sul trattamento del dolore anche durante l’attesa. Cosa significa? Seguendo la normativa nazionale (e in particolare la legge 38 del 2010 sulle «Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore»), il personale del pronto soccorso di Mirano e Dolo è invitato ad effettuare già una prima terapia antidolorifica durante l’attesa.

«In passato ai pazienti non veniva somministrato nulla prima della visita, ora invece l’indicazione è quella di utilizzare analgesici e antinfiammatori per alleviare il dolore» spiega il responsabile del pronto soccorso di Dolo, Biagio Epifani.

Una linea ovviamente condivisa dal primario Pietro Pacelli: «Ci stiamo impegnando molto in questo senso, è uno dei punti forti del nostro programma annuale».

Prima del trattamento specifico per patologie o lesioni, dunque, è prevista una cura per il dolore.

Un nuovo atteggiamento che soddisfa il Tribunale del Malato della Riviera del Brenta: «Il nostro commento è molto positivo – spiega la presidente Sandra Boscolo -. È importante che già al Triage venga chiesto ad un paziente se sta accusando dolore. Pensiamo per esempio ad un bimbo a cui bisognerà mettere dei punti di sutura: un antidolorifico può sedare il dolore e togliere ansia ai genitori durante l’attesa».

In questi giorni l’associazione «Cittadinanzattiva» sta distribuendo dei questionari nei due poli di pronto soccorso, tra le tante domande ci sono anche quelle sul trattamento del dolore.

 

DOLO – Da villa Massari all’edificio che ospitava Neurologia. L’Ulss ribatte: «Sede funzionale»

DOLO – Da dieci giorni 3 ambulatori (dermatologia, oculistica, fisiopatologia respiratoria, a cui si aggiungerà a breve anche otorino) sono stati trasferiti all’interno dell’ex edificio che ospitava Neurologia. Trasferimento che il direttore generale aveva anticipato mesi fa.

Alcuni, però, hanno manifestato perplessità relative all’edificio e l’Asl 13 replica. «L’edificio ad “H” che un tempo ospitava Neurologia non era adeguato ad ospitare delle degenze, ma è stato oggetto di rivisitazione strutturale ed è perfettamente funzionale per gli ambulatori, prima ubicati in villa Massari. Un edificio così capiente e grande ha risolto il problema della dislocazione in più sedi degli ambulatori rendendo funzionale e pratico il servizio. Negli ospedali solitamente gli ambulatori sono raccolti in un poliambulatorio: questo per fornire all’utenza dei servizi più efficaci e mirati. È superata l’idea che gli ambulatori siano all’interno dei reparti, lì il servizio è specifico per le degenze. La riorganizzazione ha previsto la realizzazione di tre sportelli che rispondono alla cosiddetta “presa in carico” del paziente. Il paziente arriva, viene registrato, alla fine della visita se ha bisogno di controlli successivi è lo sportello che si preoccupa di fissargli le date».

Ma il consigliere Giovanni Fattoretto della lista “Dolo del fare” rimane perplesso. «Gli ambulatori di Villa Massari sono stati trasferiti nei locali che un tempo ospitavano la Neurologia, lasciando ancora più inutilizzata la struttura del vecchio ospedale. È una struttura, quella che ora ospiterà gli ambulatori, nata con carattere di provvisorietà negli anni settanta e mostra evidenti segni del tempo anche se oggetto di recenti veloci rattoppi. Mi chiedo ora: gli spazi resi liberi nella struttura di villa Massari a cosa saranno destinati? Ciò anche in considerazione del possibile utilizzo di strutture pubbliche in dismissione per ospitare profughi».

Lino Perini

 

MIRANO. Tapparelle rotte nel reparto di Cardiologia.

L’Ulss 13: «Sostituzione già in programma»

MIRANO – Tapparelle rotte al reparto di Cardiologia dell’ospedale di Mirano, una paziente protesta ferocemente ma l’Ulss 13 stoppa le critiche: «Conosciamo il problema, l’ufficio tecnico si è già attivato per risolverlo».

Ad alzare la voce è una donna ricoverata proprio in questi giorni: «I danni causati dall’usura non vengono riparati. Nonostante le ripetute segnalazioni numerose tapparelle sono rotte e i disagi per i pazienti sono notevoli – scrive -. Il sole entra in modo prepotente già all’alba provocando una sveglia forzata, e le finestre non si possono nemmeno aprire perché per schermarle sono state utilizzate delle lenzuola».

La donna ha scritto una lettera alla direzione: «È un reparto straordinario, con medici e infermieri di grande professionalità e umanità. L’ottima e meritata fama della vostra Cardiologia non merita questi disagi».

L’Ulss 13 replica: «La procedura amministrativa è stata subito avviata e il 3 giugno ci sarà l’intervento di una ditta specializzata, visto che si tratta di tapparelle particolari, specifiche per il reparto. L’ufficio tecnico è al lavoro per trovare soluzioni provvisorie».

(g.pip.)

 

Nuova Venezia – Miranese. Incidente e proteste in via Desman

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20

mag

2015

Due feriti sulla provinciale dove ogni giorno da sei mesi si tiene il corteo del comitato per la sicurezza stradale

VETERNIGO – Nuovo schianto in via Desman, strada bloccata e residenti esasperati dopo sei mesi di manifestazione quotidiane. L’incidente, l’ennesimo, ieri mattina alle 10.20, nel tratto tra il centro di Veternigo e la località Tre Ponti, quando un’auto guidata da un anziano e un furgoncino si sono scontrati in rettilineo, probabilmente a causa della strada stretta e di una leggera distrazione da parte del conducente del furgone.

Pare che l’uomo stesse cercando un indirizzo e non si sia accordo di essersi accentrato troppo sulla carreggiata, troppo stretta, proprio nel momento in cui, dal senso opposto, giungeva l’utilitaria. L’urto è stato violento, con l’auto finita, dopo lo scontro, prima contro il muretto di un ponte privato, poi nel fosso a lato, contro il ponte successivo. Per fortuna solo ferite lievi per i due occupanti, salvati dall’airbag, ma soprattutto può dirsi mezzo miracolato il conducente della vettura, che ha solo sfiorato un palo della luce che si trovava in traiettoria, dopo il primo ponticello e si è fermato contro la seconda spalletta in cemento, rimanendo in bilico sulla riva del fosso colmo d’acqua.Solo per caso, dunque, la sua automobile non si è rovesciata nel canale, rischiando di finire con l’abitacolo interamente sott’acqua.

Disagi per oltre un’ora si sono registrati sulla provinciale, con il blocco in particolare di alcuni mezzi pesanti che non hanno avuto modo di fare manovra e invertire il senso di marcia. Sul posto hanno operato il personale del Suem-118 di Mirano, che ha medicato i due conducenti e i carabinieri, che hanno effettuato i rilievi di legge.

In strada anche i residenti, tra cui alcuni membri del comitato Desman, che dal 17 novembre scendono in strada ogni mattina per chiedere più sicurezza lungo la provinciale che attraversa Zianigo, Veternigo e Sant’Angelo. Proprio a Sant’Angelo, dove venerdì passerà il Giro d’Italia, il comitato ha annunciato di volersi posizionare con striscioni e cartelli lungo il percorso della corsa rosa, per rendere visibile la protesta per la sicurezza, chiedendo in particolare una ciclabile.

«È incredibile come politici e amministratori restino sordi alle nostre richieste, mentre accadono di continuo incidenti. Si sta aspettando la tragedia?», afferma il leader della protesta Marino Dalle Fratte, «arriviamo ai paradossi: la scorsa settimana, ad esempio, hanno urtato e spostato un lampione, vicino l’incrocio di via Bollati, che ora illumina a giorno un giardino privato, con la strada rimasta al buio».

Filippo De Gaspari

 

la voce dei residenti

«Ecco il nostro progetto una ciclabile lungo i campi»

ZIANIGO «Un progetto semplice semplice, pronto da un secolo, eppure nessuno ci ha mai pensato prima». A proporlo in Provincia è stato lo stesso comitato Desman, stanco di sentirsi rispondere che la ciclabile non si può fare perché non ci sono i soldi. Certo, 3 milioni e 600 mila euro sono molti, troppi in periodi di vacche magre per tutti e i comuni non possono farvi fronte da soli.

Ma c’è un piano B. «Non serve interrare il canale per fare la ciclabile ma non si più restare indifferenti a guardare in attesa della strage», spiega il portavoce dei residenti Marino Dalle Fratte, «basta coinvolgere gli enti titolari del canale, in primi il consorzio. Sarebbe l’ente di bonifica stesso a realizzare la pista: c’è una legge del 1904 che prevede una servitù demaniale larga 4 metri lungo la sponda nord del canale, per la manutenzione del rio Desman. Una fascia di rispetto dove non si può costruire e dove le macchine del consorzio possono transitare, ma che potrebbe servire, in parte, anche per realizzare la ciclabile. Basterebbero due metri, lasciando gli altri due al demanio e senza toccare la strada. Il consorzio pare disposto a procedere se i comuni e la Provincia daranno l’ok: poi basterà intimare ai pochi privati che hanno costruito abusivamente in questo spazio a indietreggiare la loro proprietà. Costi abbattuti, nessun problema idraulico, soluzione a portata di mano nel rispetto del canale e del graticolato romano. Sembra impossibile che una via d’uscita a una situazione di reale pericolo per tutti debba arrivare dai cittadini, con fior di politici e tecnici pagati per farlo».

Venerdì, oltre al presidio annunciato al Giro d’Italia, una delegazione del comitato incontrerà la Provincia: a convocarla lo stesso commissario di Ca’ Corner, Cesare Castelli, che ha scritto al comitato per invitare i residenti a una condivisione del nuovo progetto stradale.

(f.d.g.)

 

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