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Gazzettino – All’Asl 13 c’è il bancomat della salute

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

feb

2015

Tutti in coda all’ospedale, per gli esami del sangue gratuiti e per un elettrocardiogramma in caso di necessità. Oltre 200 persone, ieri mattina, hanno preso d’assalto il reparto miranese per l’iniziativa “Cardiologie aperte”, organizzata dall’Ulss 13 assieme all’associazione Cuore Amico. Sono entrati all’ospedale di Mirano per conoscere il proprio stato di salute, sono usciti con in mano una tesserina molto simile a un bancomat. Si chiama “Bancomheart” ed è un’interessante novità: tutti i dati raccolti sono stati salvati nella “Banca del cuore”, un portale on-line che consente di accedere ai propri dati medici ovviamente con apposita password.

«È stata un’ottima sperimentazione – fanno sapere dall’Ulss 13 – Il futuro va in questa direzione». Il dottor Franco Giada, specialista in cardiologia e medicina dello sport, approfondisce il concetto: «Poter visualizzare immediatamente lo storico di un paziente può essere molto importante per qualunque medico di un qualunque ospedale, anche all’estero. Se una persona si presenta con delle fitte al petto, vedere l’elettrocardiogramma precedente può risultare fondamentale per poi fare una diagnosi». In questo senso rientra anche il progetto “Cuore in tasca” dell’associazione Cuore Amico, che fornisce ai pazienti una pennetta usb con i propri dati cardiologici. Un anziano magari non è in grado di usarla, ma un figlio o un medico di base certamente sì.

L’evento si è inserito nella Settimana del cuore ed è stato promosso a livello nazionale dall’Associazione medici cardiologi ospedalieri e dall’Heart Care Foundation. Ieri si sono presentati soggetti dai 40 agli 80 anni, soprattutto sessantenni. Il 15% era a rischio cardiovascolare. «In una mattinata abbiamo trovato una trentina di persone a rischio, salvando potenzialmente delle vite – ha sottolineato il direttore generale Gino Gumirato – La prevenzione è la via maestra».

 

Veternigo. Si alza di tono la protesta in via Desman dove passa la provinciale 33

Il comitato scrive al prefetto: «Carreggiata stretta, si rischia sempre il morto»

VETERNIGO – Il comitato di via Desman scrive al prefetto di Venezia e a S. Maria di Sala parte la richiesta delle minoranze per convocare un consiglio comunale aperto da fare a Veternigo, dove passa la famigerata provinciale 33. Non più solo mobilitazione quotidiana (che prosegue ininterrotta sulla strada dal 17 novembre): la protesta dei residenti di Zianigo e Veternigo ora si prende anche le sedi istituzionali, nel tentativo di riaccendere la speranza di chi chiede più sicurezza lungo la strada che passa per i comuni di Mirano e S. Maria di Sala.

Nella lettera indirizzata al prefetto Domenico Cuttaia, il portavoce del comitato Marino Dalle Fratte elenca tutti i problemi di chi da quasi tre mesi scende in strada ogni mattina per sfilare in corteoper chiedere più sicurezza. Sono soprattutto pensionati, ma rappresentano padri e madri di bambini costretti a uscire di casa solo se accompagnati o mariti di donne disabili, impossibilitate a percorrere la via in carrozzina, perché non c’è banchina a lato di un rettilineo largo solo 5,30 metri, con fossi da ambo i lati e percorso, spesso a velocità più elevate del consentito, da auto, bus e camion.

«È anche una questione di matematica: quando si incrociano una corriera e un camion, larghi due metri e mezzo, specchietti esclusi, lo spazio è finito: se c’è una bici, finisce dentro il fosso», scrive Dalle Fratte. Anche le fermate Actv sono fuori della carreggiata, sulla riva del fossato.

«Abbiamo coinvolto i sindaci, il vicepresidente della Regione, la presidente della Provincia, ma l’unica risposta è stata: non ci sono soldi. Intanto la gente viene travolta e qualcuno è morto su questa strada. Dopo il confine con Padova, la beffa: via Desman si allarga, compare un’ampia ciclabile e pure gli autovelox per rallentare i veicoli. Noi a Venezia siamo forse di serie B?».

Una stoccata anche ai comuni: «Mirano ha posizionato cartelli con il nome di nuove località, per istituire il limite di 50 chilometri orari, ma nessuno rallenta».

Il comitato ha detto che si farà sentire anche il 22 maggio, in occasione del passaggio del Giro d’Italia.

Intanto a S. Maria di Sala i consiglieri Paolo Bertoldo, Primo Bertoldo, Giovanni Vanzetto (Lista Salese), Giuseppe Rodighiero (Civica insieme) e Rossella Carolo (M5S) hanno protocollato la richiesta di un Consiglio comunale straordinario, da convocare in seduta aperta, proprio a Veternigo, per favorire la partecipazione della gente interessata dal problema. Un solo punto all’ordine del giorno: “Interventi per la messa in sicurezza di via Desman e realizzazione della pista ciclabile».

Filippo De Gaspari

 

Lettera del Comitato Marcato indirizzata al direttore dell’Asl 13 dopo i pesanti commenti fatti in rete

DOLO – Scenda dal quel “palchetto”, si confronti anziché continuare nel suo ormai consueto atteggiamento arrogante ed irrispettoso. – prosegue la richiesta – Se non lo vuol fare con noi, lo faccia almeno con i Sindaci, con gli operatori sanitari, con chi sta a contatto con i problemi reali dei cittadini». I

nfine il comitato chiude: «È inutile che lei continui a “vendere” la nuova struttura in “prefabbricato antisismico avanzato”, come la soluzione migliore. Verificheremo che sarà la peggiore, la più irrazionale e la più costosa che poteva essere fatta».

(L.Per.)

 

DOLO – Il bilancio di dodici mesi nei comuni di Riviera del Brenta e Miranese serviti da Veritas

Sono state 446 le contravvenzioni elevate dagli ispettori ambientali di Veritas nel corso del 2014 nei comuni della Riviera del Brenta e del Miranese serviti dall’azienda.

Dal 1° gennaio 2014 Mirano e Santa Maria di Sala non usufruiscono più del servizio mentre dalla primavera scorsa i comuni di Dolo, Noale, Salzano e Spinea hanno ottenuto una riduzione del 50% del servizio e, quindi, i controlli si sono dimezzati.

L’importo complessivo delle contravvenzioni è risultato di circa 73.000 euro, cifra che sarà introitata dai comuni e non da Veritas. Si è trattato principalmente di multe comminate per abbandono dei rifiuti esternamente ai cassonetti o perché i cittadini non hanno rispettato l’obbligo della differenziazione.

Nella lista dei comuni più indisciplinati al primo posto Mira con 124 contravvenzioni, si tenga conto però che Mira è anche il comune più popoloso, al pari di Scorzè dove ne sono state fatte lo stesso numero, seguono Martellago con 60 multe, 33 a Camponogara, 31 a Vigonovo, 26 Fossò, 20 a Stra, 18 a Campagna Lupia, 7 a Campolongo Maggiore e 3 a Fiesso d’Artico.

Durante i vari sopralluoghi gli ispettori non solo hanno fatto le multe, ma spesso sono stati contattati dagli utenti ed hanno fornito 3.976 informazioni rispondendo sulle modalità di differenziazione dei rifiuti e su orari e regole del conferimento.

Informazioni così ripartite: 229 a Campagna Lupia, 161 a Campolongo Maggiore, 398 a Camponogara, 242 a Fiesso d’Artico, 298 a Fossò, 406 a Martellago, 894 a Mira, 561 a Scorzè, 294 a Stra e 493 a Vigonovo. Le ispezioni continuano anche in questi giorni.

Lino Perini

 

Veneto Strade ha raggelato le speranze dei residenti di Briana: casse a secco

Il sindaco Andreotti sta preparando il “piano B”: «Quell’intervento è necessario»

NOALE – Niente soldi per la pista ciclopedonale sulla strada regionale 515 Noalese, che avrebbe messo in sicurezza il tratto dalla zona industriale di Noale (via Pacinotti) a via Calvi a Briana. Un duro colpo per il Comune che sperava di mettere in sicurezza uno dei tratti più pericolosi, ma soprattutto per gli abitanti della zona. Brutta notizia per loro il fatto che in un recente incontro con i dirigenti di Veneto Strade, il sindaco Patrizia Andreotti è uscita dagli uffici di via Baseggio a Mestre con una notizia non confortante. Della serie: ripassi più avanti. Più avanti non si sa, però, perché ad oggi non c’è ombra di quei 2 milioni e 150 mila euro.

«È vero che a settembre 2013 era stato presentato il progetto ai residenti di Briana» spiega Andreotti «ma a Veneto Strade mi hanno risposto che si era davanti a un accordo di programma e, dunque, fondi per quell’ora non ce ne sono. A breve mi vedrò con il vice presidente del Veneto Marino Zorzato per capire come stanno le cose e poi vaglieremo un possibile piano B: quel tratto di strada non può rimanere com’è oggi».

Si pensava a un tracciato lungo un chilometro e 200 metri, largo 2,5 metri, che avrebbe sfruttato il fosso, costruendo una passerella a sbalzo. Per separarlo dalla strada, l’idea era di costruire un’aiuola larga un metro. C’era fiducia che si potesse cominciare in tempi rapidi: fatto l’adeguamento urbanistico, si sarebbe proseguito con il progetto esecutivo e poi il via ai cantieri, magari già nel 2014.

«Invece allo stato attuale» continua Andreotti «abbiamo i soldi per il sottopasso di via Ongari ma non per la sicurezza della regionale».

Si tratta di un pezzo di strada teatro di molti incidenti, anche mortali; l’obiettivo, dunque, era mettere in sicurezza i pedoni e i ciclisti, costretti a convivere con camion e auto che corrono a pochi centimetri di distanza.

E gli stessi residenti di Briana non solo chiedevano la pista ciclopedonale ma si auguravano che fosse allungata fino al confine con il comune di Santa Maria di Sala. Invece si dovrà ancora aspettare.

Andreotti non esclude un piano B, anche sfruttando l’accordo con la Co.Ind, la fabbrica di via Noalese sud che progetta e produce cosmetici per conto terzi e ha chiesto di ampliarsi; l’intesa prevede, però, che l’azienda costruisca una pista ciclabile su via della Vernice, attraversi la Noalese e poi raggiunga via Asolo, via Fornace e il quartiere residenziale. «Stiamo cercando di capire come muoverci» continua Andreotti «anche per garantire una maggior sicurezza sulla regionale».

Alessandro Ragazzo

 

Veternigo. Via Desman, ancora proteste «Ma non contro i pendolari»

VETERNIGO – Continua la protesta per la messa in sicurezza di via Desman e non fa quasi più notizia che il gruppo dei residenti si dia da fare. Ieri però il gruppo di manifestanti che dal 17 novembre scendono in strada tutte le mattina per chiedere più sicurezza sulla provinciale, ha incontrato il consigliere salese di Civica Insieme, Giuseppe Rodighiero, in piazza a Veternigo. La stessa cosa aveva fatto dieci giorni fa con il capogruppo di Lista Salese, ex sindaco, Paolo Bertoldo. Il comitato di via Desman tesse la tela, incontra referenti bipartisan e porta così la questione nelle stanze dei bottoni. Possibile che venga chiesto ora di fissare un Consiglio comunale ad hoc, magari proprio a Veternigo, attraversata dalla provinciale, per trattare il problema e le possibili soluzioni. Potrebbe essere coinvolto anche il prefetto di Venezia Domenico Cuttaia, in una protesta che ha tutta l’aria di non voler scemare.

«Qualcuno suggerisce di effettuare attraversamenti frequenti sulle strisce in centro, in modo da creare ulteriore disagio nella mobilità», spiega il leader della protesta Marino Dalle Fratte, «ma è una soluzione che va contro gli automobilisti pendolari e questa non è la nostra intenzione. Chiediamo solo una ciclabile che tuteli tutti».

(f.d.g.)

 

Santa Maria di Sala. Pronti i dislivelli anti velocità in due incroci pericolosi

SANTA MARIA DI SALA – Incroci pericolosi sempre in primo piano sulle strade del Graticolato. Al via nelle prossime settimane l’intervento per la messa in sicurezza del crocevia tra via Cognaro e via Patriarcato, in un tratto di viabilità in comune tra Pianiga e Santa Maria di Sala, oggetto di un progetto condiviso tra i due enti. Il costo complessivo dei lavori, diviso tra i due comuni, è di 60 mila euro e comprende anche la manutenzione ordinaria, con l’asfaltatura delle vie del quartiere De Gasperi a Pianiga. Proprio il Comune di Pianiga ha provveduto anche alla sistemazione dell’intersezione tra via Carraretto-Rivale e via Volpino nei mesi scorsi e ora aprirà il cantiere per l’incrocio di via Patriarcato e Cognaro, sempre ai confini con Santa Maria di Sala.

«Si provvederà a rialzare la sede stradale evidenziando il dislivello con colori e rampe di laminato», spiega l’assessore ai Lavori pubblici di Santa Maria di Sala, Fabio Semenzato, «realizzando una discontinuità visiva dell’asfalto e un dislivello, per imporre la riduzione della velocità alle auto, aumentando così la sicurezza di quel tratto. Saranno inoltre posizionati i segnali stradali di preavviso di dosso e di limitazione della velocità».

(f.d.g.)

 

A Mirano aria di battaglia in via Vittoria: «Usati come strada di scorrimento»

Scaltenigo chiede le barriere antirumore lungo tutto il Passante e luci agli incroci

Traffico riparte la protesta. Comitati contro Pavanello

MIRANO – Via Desman fa scuola: dalla protesta di Zianigo traggono forza anche gli altri comitati del capoluogo: tra i più attivi ci sono in questi giorni i residenti di via della Vittoria, tra la Fossa e il Ponte Nuovo e quelli di Scaltenigo e Ballò rappresentati dal comitato Viabilità Sicura. Via Vittoria. L’altro giorno l’ennesimo investimento di un ciclista alla rotonda del Ponte Nuovo è stata la conferma di uno dei punti insicuri della viabilità del quartiere.

«Gli altri problemi riguardano il traffico intenso a ogni ora del giorno», protesta Maria Luisa Bortoletti, tra i portavoce del comitato che ha inviato al sindaco Maria Rosa Pavanello un’altra dura lettera di protesta.

«Restano difficoltà per pedoni e ciclisti per la mancata sicurezza degli attraversamenti», prosegue Bortoletti, «una pista ciclabile che ha un asfalto in pessimo stato, per proseguire poi con le difficoltà di immissione dalle laterali, per scarsa visibilità».

Il comitato grida alle promesse mancate: «Ci sentiamo traditi», scrivono i residenti, «via della Vittoria è a tutti gli effetti una strada urbana, ma continua a essere usata come via di scorrimento. Nel 2012 il Comune ha deliberato nuove regole per via Parauro, Dante nord, Miranese e Zinelli, dimenticandosi di noi, che pure avevamo posto le stesse criticità. Aspettiamo i 19 milioni di euro promessi dalla Regione per il Passante, ma poi il Comune è pronto a dotarsi di un piano della viabilità aggiornato alla situazione attuale?».

Il comitato chiede la riduzione del traffico di attraversamento, un portale contro il transito dei mezzi pensati, attraversamenti pedonali sicuri e una pista ciclabile degna del nome. Chiesti anche i dati relativi al transito giornaliero dei veicoli. Scaltenigo. Nei giorni scorsi i residenti hanno incontrato sindaco, assessori e il consigliere regionale Pd Bruno Pigozzo. La questione della sicurezza e delle opere mancanti nell’area sud di Mirano resta legata ai 19 milioni di euro per il Passante che la Regione ancora non ha stanziato, nonostante gli accordi. Il comitato Viabilità Sicura chiede da tempo la ciclabile su via Scaltenigo, per raggiungere Mirano, barriere antirumore e verde sul tracciato del Passante, ma anche la messa in sicurezza dell’incrocio di Ballò, alla “Madoneta” e la sistemazione del marciapiede lungo via Stazione. Riflettori puntati anche sui servizi delle frazioni: il comitato è tornato a lamentare la chiusura dell’ufficio postale di Scaltenigo.

Filippo De Gaspari

 

Il caso dell’azienda del gruppo Armani è solamente la punta dell’iceberg

Cgil: «Licenziati sempre alla soglia dei tre anni». D’Anna: «Ragazzi scoraggiati»

DOLO – Oltre 1500 lavoratori precari hanno perso il lavoro nel 2014 nell’area della Riviera del Brenta e del Miranese di questi, quasi un terzo a ridosso del rinnovo del contratto oltre il terzo anno consecutivo. A spiegarlo sono i sindacati e l’ex assessore al lavoro provinciale Paolino D’Anna che fino al 31 dicembre 2014 ha seguito innumerevoli vertenze.

Le situazioni più pesanti nel comprensorio dei 17 comuni dell’area sono nel settore del commercio, del metalmeccanico edilizia e calzaturiero. L’ultimo caso proprio in Riviera del Brenta a Fossò è stato quello della G. A operations (del gruppo Giorgio Armani) che ha scaricato 11 precari a causa di un calo degli ordinativi.

Ora in questa azienda i sindacati minacciano proteste. «Troppo spesso», spiega Michele Valentini della Fiom Cgil, «le aziende nel settore metalmeccanico assumono giovani e meno giovani promettendo loro dopo un periodo formativo di tre anni, di procedere con una assunzione a tempo indeterminato. Fatalità però, queste persone non vedono più rinnovato il loro contratto proprio alla scadenza dei tre anni, al traguardo dell’assunzione a tempo indeterminato».

Stessa situazione nel calzaturiero segmento economico forte per la Riviera e il Made in Italy. «Le aziende», spiega Riccardo Colletti segretario della Filctem Cgil, «anche del settore calzaturiero spesso purtroppo assumono più personale di quello dovuto in concomitanza con gli ordinativi che paiono buoni, per poi lasciare le persone a casa alla minima difficoltà del mercato».

Va male anche nel settore commerciale anche se commessi e cassieri già da anni, e prima della crisi, hanno spesso trovato posto con impieghi stagionali. «Le zone che più hanno risentito del fenomeno dei precari “usa e getta” sono quelle di Mira, Dolo Mirano, Martellago e Spinea», spiega l’ex assessore Paolino D’Anna, «cioè centri popolosi, in cui sono alla ricerca di lavoro ogni settimana migliaia di giovani, che così perdono ogni speranza e preferiscono emigrare all’estero dove comunque, le forme di impiego a livello contrattuale sono anche più flessibili di quelle italiane. Basti pensare a paesi come Australia, Inghilterra e Stati Uniti».

L’appello dei sindacati è chiaro. «Questa strategia dell’impiego usa e getta dei lavoratori per sfruttare il basso costo della manodopera», conclude Colletti, «è controproducente. In questo modo non si riusciranno mai a formare maestranze e professionalità che servono sempre più a prodotti certificati made in Italy».

Alessandro Abbadir

 

Un passaggio a livello rotto ha gettato nel caos la linea Mestre – Bassano

Macchinisti obbligati a procedere a passo d’uomo. Nove convogli interessati

NOALE – Non è stata una giornata facile ieri per il trasporto ferroviario sulla Venezia-Castelfranco-Bassano. Un guasto al mattino, avvenuto stavolta nel Trevigiano ed è la seconda volta che capita in meno di una settimana, e il forte vento del pomeriggio, hanno portato ad avere dei disagi per i pendolari. Se a questo ci aggiungiamo la pioggia mista neve e il freddo, il viaggio per i pendolari non è stato dei più facili.

Interessati nove convogli al mattino, anche nelle ore di punta, quelle di spostamento di lavoratori e studenti. Ritardi che sono oscillati attorno ai 15 minuti ma un regionale è arrivato a destinazione 32 minuti dopo il previsto, mentre un altro è stato fermato a Mestre anziché proseguire a Venezia e in terraferma ci è arrivato con 46 minuti di ritardo.

Due i convogli cancellati. Problema. Trenitalia informa che il guasto si è verificato ieri attorno alle 7 in zona Castello di Godego (Treviso), quando doveva transitare il treno 5702 da Venezia a Bassano. Il rallentamento è avvenuto poco prima di Cassola (Vicenza) e così è arrivato a Bassano alle 7.37 anziché alle 7.05. A ruota, ci sono stati disagi anche per le corse successive, vista l’assenza del secondo binario con i treni costretti a correre solo su uno e aspettare in stazione il passaggio dell’altro regionale. I treni 5706, da Venezia a Bassano delle 6.56, 5718 sempre sulla stessa tratta delle 9.56 e il 5721 da Bassano a Santa Lucia delle 10.25, hanno viaggiato con 14 minuti di ritardo. Disagi per chi è salito nella città vicentina sul regionale 5709 in partenza alle 7.25: non è andato a Venezia ma è stato fermato a Mestre, dov’è giunto 46 minuti oltre l’orario. Altri due regionali (5714 e 5717) sono rispettivamente partiti e arrivati a Mestre invece di Venezia. Neppure partiti i treni 5720 da Venezia a Castelfranco (ore 10.26) e 5727 viceversa delle 12.04.

Maltempo. Sembra finita ma alle 14.40 il forte vento ci ha messo lo zampino, con un albero pericolante a Piombino Dese (Padova). Quattro regionali sono stati limitati e altrettanti cancellati e sostituiti con degli autobus tra Castelfranco e Noale. Il precedente. Giusto una settimana fa era andato in tilt il passaggio a livello di via Casone a Cappelletta. Interessati 16 convogli, con due navette Mestre-Noale cancellate, sette avevano visto il tragitto ridursi e altrettanti erano arrivati in ritardo.

Alessandro Ragazzo

 

Per quanto riguarda la “serietà”, non abbiamo dei buoni esempi da chi gestisce la sanità.    Noi ci limitiamo solo ad osservare ed informare i cittadini dicendo la “verità” ed esprimiamo anche il nostro parere (senza fingere) sulle responsabilità.

Chi, se non il dott. Gumirato, ha ritenuto possibile la specializzazione in area Medica nell’Ospedale di Dolo ed in area Medico e Chirurgica in quello di Mirano? successivamente e conseguentemente ha  presentato le osservazioni alle Schede Ospedaliere affinché venisse adottata tale soluzione nella nostra ASL 13, unica Asl nel Veneto a prevederlo!

Chi, se non lui, ha predisposto il conseguente progetto esecutivo che prevede lo svuotamento del Monoblocco Sud dell’Ospedale di Dolo e lo spostamento di tutti i reparti chirurgici da Dolo a Mirano? Lo ha fatto di sua iniziativa, la Regione non lo aveva ancora definito nelle Schede Ospedaliere!

Chi, se non il dott. Gumirato ha gestito per due anni consecutivi questa ASL producendo avanzi di gestione di oltre 10.000.000, lasciando gli operatori sanitari, i medici e gli utenti nelle condizioni di estrema precarietà verificate tutti i giorni da chi ha utilizzato ed ancora utilizza i servizi negli ospedali ?

Noi abbiamo solo preso atto di quello che ha fatto il dott. Gumirato ed essendone rimasti “seriamente” preoccupati, abbiamo espresso la nostra opinione.     E’ forse vietato anche questo ?

1) Riteniamo che non solo sia serio, ma sia doveroso dire quello che sta succedendo nell’Ospedale di Dolo senza imbrogliare o tentare di nascondere la verità ai cittadini.      Questo vale  per noi, ma anche per il dott. Gumirato.       Per questo riteniamo che il nostro “Ospedale per Acuti” come fino ad ora ha funzionato, dopo i provvedimenti che il dott. Gumirato sta mettendo in atto, venga definitivamente chiuso.       Diventerà un altro tipo di Ospedale !            Il dott.  Gumirato  ritiene che questo nuovo Ospedale risponda ai bisogni ed alle  esigenze sanitarie della nostra cittadinanza ?        Noi  riteniamo di no !

2) Riteniamo anche che i nuovi 350 posti letto destinati ad un Ospedale Medico – Geriatrico e di Lungodegenza, previsti dal dott. Gumirato nel nuovo Ospedale da lui progettato a Dolo, non rispondano alle necessità sanitarie complessive della nostra cittadinanza che sarà costretta ad emigrare verso altri Ospedali per Acuti con danni economici riversati sulla nostra ASL. Riteniamo anche (diversamente dal dott. Gumirato) che non siano i numeri dei posti letto a qualificare un Ospedale, ma i reparti in esso collocati ed inoltre, che quanto previsto a Dolo altro non rappresenti che un “Ospedale Intermedio di Cura”.     Noi riteniamo invece che, oltre a questo, ci sia bisogno ancora di un “Ospedale per Acuti” come oggi esiste, che potrà definirsi “Ospedale di Rete”, senza voler giocare con le parole come sta facendo il dott. Gumirato.

3) Riteniamo infine che la “serietà” dovrebbe essere dimostrata proprio nell’attuazione di quanto programmato dalle Schede Ospedaliere e dall’Atto Aziendale.    Così non sta avvenendo con il Settore Materno Infantile e con la sostituzione del primario di Ostetricia e Ginecologia a Dolo, unica UOC ancora rimasta nell’Ospedale.   Il Primario di Mirano  viene a Dolo quando ha tempo, eppure la sua sede è a Dolo non a Mirano.   Da quando c’è lui, gli interventi chirurgici di Ginecologia vengono dirottati a Mirano, come mai ?   Come mai il Direttore  Sanitario e quello Generale non dicono nulla  ?   E’ evidente che in questo modo, anche l’unica  UOC rimasta a Dolo, sarà tolta.      Secondo il dott. Gumirato, anche  questo viene fatto per il nostro bene  !

Cosa hanno fatto di tanto male i cittadini della Riviera del Brenta per meritarsi tutto questo  ?

Il Comitato Bruno Marcato/Ospedale di Dolo

 

Gazzettino – Asl, conti in rosso per 162 milioni

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3

feb

2015

SANITA’ – Migliorano i risultati di esercizio, recuperati in un anno 31 milioni, ma il buco resta profondo

Risalgono le veneziane, Padova e Verona. Bene Feltre, Belluno peggiora

C’è chi ha sbaragliato chi invece è rimasta al palo, o ancor peggio è scivolata ancor di più nel profondo rosso. Le performance economiche delle Asl non sono tutte uguali, almeno per quanto riguarda i numeri. Complessivamente, rispetto al 2012 nel 2013 il bilancio di esercizio complessivo delle Asl ha mostrato un minor negativo di circa 30 milioni di euro, anche se il totale rimane una cifra importante; 162 milioni e 331mila euro.

Ma è nel dettaglio che emergono differenze davvero macroscopiche. L’Asl di Belluno, ad esempio ha visto aumentare il disavanzo da poco più di 4 milioni di euro a meno 9 e 100mila euro; anche l’Asl del Veneto Orientale da quasi 7 milioni è scivolata ad un meno 17 milioni; dieci milioni di aumento di buco anche per l’Asl padovana. Ci sono poi quelle che invece hanno rovesciato situazioni difficili. Vola Feltre, migliora sensibilmente Bassano, ottima crescita per l’Asl dell’Ovest Vicentino, riesce ad accorciare sensibilmente un buco storico l’Asl Veneziana, guadagna 4 milioni quella di Dolo-Mirano, dimezzano il deficit Chioggia e Rovigo e va in attivo di 1 milione e mezzo Adria. Diminuisce lo scoperto anche per le Aziende sanitarie di Padova e Verona. Sempre in attivo lo Iov.

«Anche nel 2013 le Asl hanno faticato a raggiungere il pareggio di bilancio. Solo grazie alla Gestione sanitaria accentrata si sono potute ripianare le perdite», commenta il vice presidente della V. Commissione Claudio Sinigaglia che sta analizzando i dati. Il consigliere del Pd ritiene che sono attraverso un potenziamento il territorio per dare risposta alla cronicità che assorbe ormai gran parte del fondo sanitario si possa uscire da un trend passivo che per alcune Asl è ormai consolidato. «Dove sono i posti letto degli ospedali di comunità? E le medicine di gruppo integrate? E le Urt (Unità riabilitative territoriali)? – chiede Sinigaglia nell’ipotizzare una ricetta anti buco – La loro attivazione potrebbe migliorare l’offerta sanitaria e invertire in alcune realtà la rotta».

Una differenza di bilanci che è sicuramente legata all’offerta, ma che ha anche molte altre chiavi di lettura. Gli ospedali in project (come Venezia o l’Alto Vicentino ad esempio) finiscono con il pesare maggiormente sui bilanci. Per gli ospedali di prossimità molto incide anche la fuga in altre regioni. É il caso del Veneto Orientale, tra le Asl che in rapporto stanno perdendo maggiormente e che lamenta da tempo una migrazione di pazienti verso il Friuli Venezia Giulia.

La Regione Veneto, se pur ancora sulla carta, proprio per evitare queste diverse velocità all’interno dello stesso sistema sanitario, sta andando verso un “bilancio unico” affidato ad una “Azienda 0″ che superi le Asl. Per il momento i buchi delle Aziende vengono ripianati grazie alla gestione accentrata che anche quest’anno è riuscita a portare i conti in ordine ed evitare il commissariamento.

Daniela Boresi

 

Ulss, conti in profondo rosso

Resi noti i bilanci: solo Mirano virtuosa, male San Donà, migliora Venezia

Ulss in deficit, ma in miglioramento. Succede a Venezia e Chioggia. Nel Veneto orientale, invece, i conti peggiorano. Mirano è l’unica azienda con un bilancio positivo, che migliora. Sono i dati dei bilanci consuntivi 2013 appena approvati dalla Regione.

SANITÀ – Ecco i bilanci consuntivi delle aziende sanitarie della provincia diffusi dalla Regione

Ulss, profondo rosso a San Donà

Venezia resta in deficit ma migliora, Mirano virtuosa, male il Veneto orientale

Incomincia a scendere il deficit dell’Ulss veneziana, che resta comunque il più consistente di tutte le aziende venete. Si dimezza quello di Chioggia. Mentre Mirano, unica a non perdere, aumenta addirittura il saldo positivo. C’è poi chi peggiora: il Veneto orientale, con un deficit più che raddoppiato nel giro di un anno. Eccoli i bilanci consuntivi 2013 delle aziende sanitarie del Veneziano approvati in Regione a fine anno e diffusi ieri dal vicepresidente Pd della commissione sanità, Claudio Sinigaglia, insieme a quelli di tutte le Ulss del Veneto. Un quadro generale ancora in profondo rosso – 162 milioni e 330mila euro di buco a livello regionale, contro i 193 milioni e 131mila del 2012 – su cui si scatena già la polemica politica.

I dati del Veneziano mostrano una situazione molto varia. L’Ulss 12, storicamente la grande malata, con il suo enorme buco, dà segnali di ripresa. Il deficit passa da 55 a 47 milioni, comunque il più importante di tutte le aziende del Veneto, basti pensare che Padova e Verona – le altre a perdere di più, se pur in miglioramento – si attestano sui 25 milioni. Tra i dati diffusi ieri anche il debito verso i fornitori. E anche su questa voce l’Ulss veneziana migliora, e di molto: da 290 a 201 milioni. Altra Ulss in deficit, ma in netto miglioramento, quella di Chioggia. I numeri qui sono più contenuti, con un deficit che passa da 14 milioni a poco meno di 8. Fornitori pagati più velocemente anche qui, con un debito che passa da 73 a 39 milioni. Poi c’è il caso Mirano, l’unica Ulss del veneziano ad avere i conti in positivo già dal 2012: più 3 milioni. Un trend ulteriormente migliorato nel 2013 quando gli utili hanno superato i 7 milioni, mentre il debito con i fornitori si è attestato sui 77 milioni, contro i 101 dell’anno precedente. Unica azienda della provincia in controtendenza, invece, quella del Veneto orientale. Il buco di 6 milioni del 2012 l’anno successivo superava i 16. Un aumento legato ai conteggi per l’accreditamento di due strutture private, ma anche al fenomeno della fuga verso le strutture ospedaliere del Friuli.

Fin qui i numeri. E qualche primo commento ai dati veneziani arriva dal consigliere regionale Pd, Bruno Pigozzo. «Sul saldo ancora negativo dell’Ulss 12, sarebbe interessante sapere quanto pesa il costo del project per l’Angelo. Si tratta di un’anomalia bella e buona. E se vogliamo imboccare la strada dei costi standard, bisogna che tutti corrano con le stesse regole. Positivo il bilancio di Mirano, ma attenzione a tirare troppo la cinghia. Questo sistema non è sostenibile sul medio lungo periodo, vanno riconosciuti finanziamenti per gli investimenti». Quando al Veneto orientale «paga la mancanza si chiarezza sul futuro».

 

I direttori generali: «Abbiamo seguito le indicazioni della Regione»

«É un risultato meno negativo di quel che sembra. Tutto calcolato. Il 2012 era stato un anno eccezionale e la perdita del 2013 era programmata con la Regione». Il direttore generale dell’Ulss 10 Veneto orientale, Carlo Bramezza, non si scompone troppo di fronte al deficit record del 2013. «Abbiamo scontato l’accreditamento di due strutture private, con cui prima avevamo degli sconti, nonché l’anticipo dei fuoriregione, che ci verranno restituiti solo tra un altro anno. Fatti più contabili che altro. Poi paghiamo il fatto di avere ancora tre ospedali, la riorganizzazione è in corso, ma per vederne i benefici ci vorrà del tempo».

Tutti in miglioramento, si è detto, gli altri bilanci delle Ulss della provincia. E i direttori generali si dicono soddisfatti, a cominciare da Giuseppe Dal Ben, che guida sia l’Ulss 12 veneziana, che quella 14 di Chioggia. La prima resta la più indebitata della Regione, ma riduce il deficit. «Abbiamo ricevuto delle indicazioni rispetto all’esposizione. E siamo in linea con i piani di rientro indicati dalla Regione». I maggiori risparmi sono arrivati dalla «riduzione del costo dei servizi», quindi dal «risparmio sull’acquisto dei beni», infine da un «piccola limatura al costo del personale». Quanto al dimezzamento del deficit di Chioggia, per il dg è un «grande risultato, che verrà confermato nel 2014. Frutto della collaborazione tra Ulss e Regione anche sul fronte del pagamento dei fornitori». Infine l’Ulss 13 di Mirano, l’unica con il bilancio in attivo. «I conti dimostrano che la nostra è un’azienda virtuosa – commenta il dg Gino Gumirato – senza perdite di esercizio abbiamo prodotto utili nel 2012, nel 2013 e anche nel 2014. Nessun fornitore è stato pagato dopo i 90 giorni».

Nuova Venezia – Ulss: 160 mln di debito

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3

feb

2015

Bilanci positivi per trevigiane, Feltre, Monselice e Alta Padovana

Sinigaglia (Pd): «Troppi oneri e medicina territoriale inesistente»

Nella black list Padova tre veneziane e Verona

VENEZIA – È un panorama a macchie di leopardo quello della sanità veneta certificato dai bilanci consuntivi 2013 di Ulss, Aziende ospedaliere e Iov. Si tratta di cifre ufficiali, sancite un mese fa dalla giunta di Luca Zaia (che ha appianato i deficit d’esercizio attingendo alle risorse della Gestione sanitaria accentrata), ancorché superate, ma soltanto in parte, dalla dinamica del 2014.

Colpisce anzitutto la divaricazione tra conti in rosso e in nero, che divide pressoché a metà la rete sanitaria. Le perdite complessive ammontano a 162 milioni e 330 mila euro; picchi negativi nelle maxi aziende clinico-ospedaliere di Padova e Verona; pesante situazione debitoria a Venezia, Chioggia e nel Veneto Orientale; aumento del disavanzo a Belluno e nella stessa Ulss patavina.

Sul fronte opposto, i bilanci virtuosi di Feltre, Pieve di Soligo, Asolo e Treviso; analogo l’andamento positivo in due delle tre vicentine ma anche a Mirano, nell’Alta Padovana e a Monselice.

Critico il commento del consigliere regionale Claudio Sinigaglia, l’esperto di welfare del Pd: «Nonostante il prestito di un miliardo e mezzo richiesto allo Stato per riequilibrare l’esposizione finanziaria delle aziende, i debiti verso i fornitori non calano in modo consistente, tanto che a fine 2013 ammontavano a 2 miliardi. Ora stiamo restituendo il mutuo ricevuto e questo ci impegna a erogare circa 60 milioni circa all’anno per i prossimi 25 anni. Per coprire questo onere, però, la Regione non attinge al bilancio della sanità ma ad altri capitoli di spesa, circostanza che, sul piano degli investimenti, sta mettendo in difficoltà tutte le altre attività del Veneto».

Ma quali sono le cause strutturali del disavanzo, che insiste ormai stabilmente in alcuni bacini, peraltro i più popolosi del Veneto? Ai recenti Stati generali della sanità, i manager hanno fatto notare che il 25% della popolazione assorbe il 75% delle risorse sul versante delle cure… «Appunto, il nodo vero è quello della medicina integrata sul territorio, unica alternativa efficace alla tradizionale degenza ospedaliera», replica il democratico «se non potenziamo le strutture intermedie per dare risposta alla cronicità che assorbe ormai gran parte del fondo sanitario, non ne verremo a capo. E allora chiedo: dove sono i posti letto degli ospedali di comunità? E le medicine di gruppo integrate? E le unità riabilitative territoriali? Invece di presenziare alle finte inaugurazioni nei vari ospedali, suggerisco a Zaia di concentri sulla realizzazione dei presìdi territoriali, più volte promesso, previsti esplicitamente dal Piano socio-sanitario ma a tutt’oggi rimasti sulla carta».

Tant’è. In serata, per voce del direttore generale della sanità, giunge una puntualizzazione sulla vicenda: «Queste cifre fotografano la situazione di un anno fa ma nel frattempo i termini sono cambiati», afferma Domenico Mantoan «perché nel 2014 abbiamo distribuito la seconda tranche di finanziamenti a Ulss e aziende, 800 milioni, così da abbattere la loro esposizione nei confronti dei fornitori. Ricordo che nel 2011 lo stock debitorio ammontava a 3 miliardi e che oggi, febbraio 2015, è sceso ad un miliardo, soglia ritenuta fisiologica nelle dinamiche aziendali. Il saldo delle fatture, che in passato registrava una media di 180 giorni con punte di 350, adesso si è attestato sui 70 giorni. Mi sembra un progresso significativo, che avrà ripercussioni favorevoli sui conti».

«Personalmente», conclude Mantoan «a preoccuparmi di più sono i tagli che la Conferenza delle Regioni, con l’unica eccezione del Veneto, ha concordato sul versante sanitario: 3 dei 4 miliardi di riduzione di spesa a carico dei malati. Se il Governo accetterà questa impostazione, allora perfino l’erogazione dei servizi essenziali ai pazienti sarà a rischio. Non sono io a dirlo ma la Corte dei Conti». Una polemica, quella sulla scure destinata a colpire anche la spesa farmaceutica, destinata a infiammare la campagna elettorale.

Filippo Tosatto

 

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