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Mirano. Il sindaco furioso pretende tempi certi per i fondi necessari alle opere di compensazione

MIRANO – Ultimatum del Comune alla Regione: «Convochi entro il 28 febbraio il collegio di vigilanza e dia una scadenza allo stanziamento dei fondi che spettano a Mirano per il Passante».

Tempo scaduto: il sindaco Pavanello batte i pugni e scrive al governatore Zaia sull’ormai annosa questione degli accordi di programma per i 19 milioni di euro per le opere di compensazione. Finora il collegio di vigilanza, l’organo composto da tutti i soggetti firmatari degli accordi e presieduto dallo stesso Zaia in qualità di garante, è stato convocato una sola volta, e peraltro dopo molta insistenza, il 6 agosto. In quell’occasione, più che altro di insediamento, si era convenuto di aggiornarsi entro ottobre per passare agli aspetti tecnici. È febbraio e ancora non c’è alcuna convocazione. A Mirano il dubbio di sentirsi presi in giro ancora una volta è forte.

«Il Comune, i cittadini, il territorio, le strade non possono più aspettare», tuona Pavanello, «In aggiunta al danno dell’enorme ritardo per il risarcimento fissato dagli accordi, la città deve anche patire la beffa delle modalità con cui il principale ente che deve provvedere a sbloccare la situazione, ossia la Regione, affronta l’iter di risoluzione del problema. Il ritardo e il silenzio rispetto alla seconda convocazione del collegio di vigilanza ripetono quanto avvenuto con la prima».

Tempi troppo lunghi per il Comune, dove le opere pubbliche sono al palo proprio in attesa dei fondi: eppure la lista di interventi possibili, anche solo con una prima tranche dei 19 milioni, sarebbe lunga. In città i comitati sono tornati a incalzare, stanchi di attende rotonde, ciclabili e strade sicure promesse da anni e che non si intravedono all’orizzonte.

«Chiediamo che venga convocata con urgenza una nuova riunione del collegio», conclude Pavanello, «e perentoriamente decisa una data per la conclusione dei lavori di tale organo e, quindi, anche per la definitiva risoluzione del problema». Dalla Regione per ora solo indiscrezioni: alcune parlano di uno stanziamento, nel prossimo bilancio di 17 milioni per opere stradali e di mitigazione, ma da distribuire per tutto il Veneto. Mirano chiede di sapere se per il proprio territorio siano previste almeno le briciole: i 19 milioni appaiono ormai un autentico miraggio, il Comune punta a ottenere subito almeno una prima tranche, dai 3 ai 5 milioni, per poi discutere il resto della somma in un secondo momento.

Filippo De Gaspari

 

MIRANO – Appello del sindaco per i fondi di compensazione del passante

MIRANO – «Tempi inaccettabilmente lunghi per ottenere i 19 milioni che aspettiamo dal 2010. Ad agosto ci è stato assicurato che almeno una prima tranche era in procinto di essere finalmente erogata: quei fondi vengano inseriti nel bilancio regionale 2015».

Maria Rosa Pavanello non molla, il sindaco di Mirano torna alla carica per ottenere le risorse pattuite nell’accordo legato al Passante di Mestre. Quei 19 milioni servirebbero al Comune per mettere in sicurezza diverse strade, ma finora non è arrivato nemmeno un centesimo. Quando i comitati protestano chiedendo al Comune di sistemare i marciapiedi, di fare una rotonda o di prevedere una pista ciclabile, la risposta è sempre la stessa: «Attendiamo i soldi dalla Regione».

Negli ultimi quattro anni decine di lettere e incontri non sono bastati, il sindaco ha incaricato pure il legale mestrino Alfiero Farinea di seguire la vicenda ma il Comune per ora non ha ottenuto alcun risultato. Lo scorso 6 agosto è stato indetto un collegio di vigilanza, ma da lì in poi nessun passo è stato fatto.

«Non abbiamo più ricevuto alcuna convocazione ma i miranesi non possono più aspettare – scrive il sindaco in una lettera diretta al Governatore Luca Zaia -. Chiedo che venga convocata con urgenza una nuova riunione e che il problema venga definitivamente risolto entro il 28 febbraio. In questi giorni trapela che nel bilancio di previsione regionale 2015 sia previsto uno stanziamento di 17 milioni totali per opere stradali e di mitigazione per tutta la Regione Veneto. Pertanto – si legge nella lettera inviata anche a Cav, Anas e Palazzo Chigi – chiedo di sapere se in questa cifra è compresa almeno la prima tranche di quei 19 milioni che il Comune di Mirano attende dal 2010».

Il Comune invoca almeno cinque milioni. Sarebbero utilizzati per interventi di miglioramento della viabilità nell’area del casello di Vetrego; si parla anche della rotatoria tra via Dante e via Villafranca mentre le frazioni (soprattutto Scaltenigo e Campocroce) spingono chiedendo piste ciclabili.

 

Lettera del Comitato Marcato indirizzata al direttore dell’Asl 13 dopo i pesanti commenti fatti in rete

DOLO – Scenda dal quel “palchetto”, si confronti anziché continuare nel suo ormai consueto atteggiamento arrogante ed irrispettoso. – prosegue la richiesta – Se non lo vuol fare con noi, lo faccia almeno con i Sindaci, con gli operatori sanitari, con chi sta a contatto con i problemi reali dei cittadini». I

nfine il comitato chiude: «È inutile che lei continui a “vendere” la nuova struttura in “prefabbricato antisismico avanzato”, come la soluzione migliore. Verificheremo che sarà la peggiore, la più irrazionale e la più costosa che poteva essere fatta».

(L.Per.)

 

DOLO – Il bilancio di dodici mesi nei comuni di Riviera del Brenta e Miranese serviti da Veritas

Sono state 446 le contravvenzioni elevate dagli ispettori ambientali di Veritas nel corso del 2014 nei comuni della Riviera del Brenta e del Miranese serviti dall’azienda.

Dal 1° gennaio 2014 Mirano e Santa Maria di Sala non usufruiscono più del servizio mentre dalla primavera scorsa i comuni di Dolo, Noale, Salzano e Spinea hanno ottenuto una riduzione del 50% del servizio e, quindi, i controlli si sono dimezzati.

L’importo complessivo delle contravvenzioni è risultato di circa 73.000 euro, cifra che sarà introitata dai comuni e non da Veritas. Si è trattato principalmente di multe comminate per abbandono dei rifiuti esternamente ai cassonetti o perché i cittadini non hanno rispettato l’obbligo della differenziazione.

Nella lista dei comuni più indisciplinati al primo posto Mira con 124 contravvenzioni, si tenga conto però che Mira è anche il comune più popoloso, al pari di Scorzè dove ne sono state fatte lo stesso numero, seguono Martellago con 60 multe, 33 a Camponogara, 31 a Vigonovo, 26 Fossò, 20 a Stra, 18 a Campagna Lupia, 7 a Campolongo Maggiore e 3 a Fiesso d’Artico.

Durante i vari sopralluoghi gli ispettori non solo hanno fatto le multe, ma spesso sono stati contattati dagli utenti ed hanno fornito 3.976 informazioni rispondendo sulle modalità di differenziazione dei rifiuti e su orari e regole del conferimento.

Informazioni così ripartite: 229 a Campagna Lupia, 161 a Campolongo Maggiore, 398 a Camponogara, 242 a Fiesso d’Artico, 298 a Fossò, 406 a Martellago, 894 a Mira, 561 a Scorzè, 294 a Stra e 493 a Vigonovo. Le ispezioni continuano anche in questi giorni.

Lino Perini

 

Da “Borgo Zucchero” a “Saragat”, i centri abitati che porteranno nuovi limiti sulle strade del Miranese

MIRANO – Una città a 50 chilometri l’ora. Località che spuntano come funghi, a Mirano l’obiettivo è abbassare i limiti di velocità. I miranesi si stanno imbattendo nei nuovi cartelli di centri abitati, alcuni mai sentiti prima. Attenzione, perché non è solo un vezzo toponomastico: a correre si rischiano multe salate.

La trovata. Il caso è nato dopo la comparsa delle prime località a Zianigo, compresa la tanto discussa “Veternigo di Mirano” che tanto ha fatto infuriare i veternighesi di Santa Maria di Sala. Al di là della questione non ancora chiusa, nei giorni in cui nella stessa zona spuntavano anche “Fontana” in via Desman, “Castelliviero”, “Scortegaretta” e “Desman Est” lungo le omonime vie, il Comune precisava che lo scopo era creare nuovi centri abitati per abbassare i limiti di velocità. Lo prevede il codice della strada: con l’inizio dell’abitato, segnalato dal cartello bianco, il limite è automaticamente di 50 chilometri orari. Se si sgarra, le multe, anche se l’abitato è lungo strade classificate come extraurbane.

Cosa sono? I miranesi impareranno presto a conviverci: le località sono state individuate già nel 2006, con una delibera di giunta, ma solo ora diventano realtà. Sono 23, che vanno ad aggiungersi alle tradizionali cinque frazioni e al capoluogo: si tratta per la maggior parte di borghi storici, “resuscitati” per identificare agglomerati di case, ma nella mappa compaiono anche nuove zone industriali che non hanno nulla a che vedere con la storia della città, ma dove si è riscontrata la necessità di calmierare la velocità dei veicoli.

La mappa. Detto di Zianigo, a Campocroce diventa località la storica borgata “Caorliega”, ma anche “Le Botti” e “Villa Lanza” su via Cavin di Sala, “Soranzo” e “Soranzo Ovest” in via Canaceo, “Ca’ Pugliero” in via Don Orione. Sempre in via Cavin, spunta la “Zona industriale Galilei” e, subito dopo, verso il centro, “Villa Maria”. All’estremo sud, tra Ballò e Vetrego, spunta la “Zona industriale Roncoduro” e sa di dolce il nome di “Borgo Zucchero”, in via Ballò, tra Ballò e Scaltenigo. Proprio a Scaltenigo, lungo via Caltana, nasce la località “Formigo” (zona Passante), verso Marano c’è invece “Trescievoli” e “Gidoni” sarà la località sulla strada che collega via Porara con via Scaltenigo. “Case Niero” è l’abitato a sud, verso viale Venezia, mentre in zona ecco altre due aree industriali: “Viale Venezia” appunto e “Taglio”. Tornando nel capoluogo, area impianti sportivi, c’è la quarta zona industriale miranese, “Saragat”, mentre a nord del comune, “Luneo”, che qualcuno in passato voleva addirittura frazione, sale finalmente al rango di località.

(f.d.g.)

 

Gazzettino – Mirano inventa altre 23 frazioni

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5

feb

2015

Il Comune recupera antichi toponimi per poter imporre alle auto il limite di 50 all’ora

NOMI STORICI – Studiate persino le cartine dell’età napoleonica

IL SINDACO «In troppi sfrecciano ad alta velocità nei nostri borghi»

Avevate strabuzzato gli occhi vedendo i nuovi cartelli con le scritte Veternigo e Fontana all’interno del Comune di Mirano? Dovrete farci l’abitudine, perché potreste trovare cartelli che indicano perfino Borgozucchero, Le Botti o Villa Lanza. Le nuove località individuate all’interno del territorio comunale di Mirano, infatti, sono ben 23. I confini delle frazioni rimarranno invariati, ma i miranesi prenderanno confidenza con una nuova mappatura della città. Nuova per modo di dire, visto che queste località sono state individuate studiando i vecchi piani regolatori (il primo venne definito nel 1973 dall’amministrazione Tonolo-Masaro) e soprattutto le vecchie cartine napoleoniche.

E così ecco che tornano in auge i borghi storici e i vecchi nuclei rurali, con relativa segnaletica stradale. Nostalgia per la toponomastica antica? Volontà di consolidare le vecchie tradizioni? Niente di tutto ciò. L’individuazione delle nuove località servirà ad abbassare il limite dagli attuali 90 e 70 fino ai 50 chilometri orari, come previsto dal codice della strada per i centri abitati.

«Ci sono molti rettilinei dove le auto sfrecciano, soprattutto nel graticolato romano – spiega il sindaco Maria Rosa Pavanello -. Dopo aver individuato le varie località, faremo i controlli sulla velocità».

La lista è stata recuperata in una delibera del 2006 con cui la giunta Fardin individuò i centri abitati. Il Comune è partito da via Desman con Fontana e Veternigo (suscitando polemiche campanilistiche per aver utilizzato lo stesso nome della frazione di Santa Maria di Sala), negli ultimi giorni è spuntato anche Castelliviero, sempre a Zianigo. A Zianigo ci sono anche Desman Est e Scortegaretta, cinque sono invece le frazioni a Campocroce: Le Botti, Villa Lanza, Caorliega, Soranzo e Soranzo Ovest. Al confine tra Campocroce e Scaltenigo c’è Cà Puliero, mentre a Scaltenigo ci sono Gidoni e Formigo. Borgozucchero è una località di Ballò, Roncoduro si trova invece a Vetrego. Casa Niero è a Mirano tra via Porara e via Wolf Ferrari, Luneo è invece il nucleo più grande.

Nella lista ci sono anche quattro zone industriali: Saragat, Galilei, Taglio e viale Venezia. Nell’area commerciale d Mirano c’è Villa Maria mentre al confine con Marano spunta la località Trescevoli. Impensabile installare subito tutti i cartelli, intanto saranno utilizzati quelli vuoti disponibili al magazzino comunale. La priorità è abbassare i limiti a Campocroce, si partirà da via Acoppe Fratte.

 

Per quanto riguarda la “serietà”, non abbiamo dei buoni esempi da chi gestisce la sanità.    Noi ci limitiamo solo ad osservare ed informare i cittadini dicendo la “verità” ed esprimiamo anche il nostro parere (senza fingere) sulle responsabilità.

Chi, se non il dott. Gumirato, ha ritenuto possibile la specializzazione in area Medica nell’Ospedale di Dolo ed in area Medico e Chirurgica in quello di Mirano? successivamente e conseguentemente ha  presentato le osservazioni alle Schede Ospedaliere affinché venisse adottata tale soluzione nella nostra ASL 13, unica Asl nel Veneto a prevederlo!

Chi, se non lui, ha predisposto il conseguente progetto esecutivo che prevede lo svuotamento del Monoblocco Sud dell’Ospedale di Dolo e lo spostamento di tutti i reparti chirurgici da Dolo a Mirano? Lo ha fatto di sua iniziativa, la Regione non lo aveva ancora definito nelle Schede Ospedaliere!

Chi, se non il dott. Gumirato ha gestito per due anni consecutivi questa ASL producendo avanzi di gestione di oltre 10.000.000, lasciando gli operatori sanitari, i medici e gli utenti nelle condizioni di estrema precarietà verificate tutti i giorni da chi ha utilizzato ed ancora utilizza i servizi negli ospedali ?

Noi abbiamo solo preso atto di quello che ha fatto il dott. Gumirato ed essendone rimasti “seriamente” preoccupati, abbiamo espresso la nostra opinione.     E’ forse vietato anche questo ?

1) Riteniamo che non solo sia serio, ma sia doveroso dire quello che sta succedendo nell’Ospedale di Dolo senza imbrogliare o tentare di nascondere la verità ai cittadini.      Questo vale  per noi, ma anche per il dott. Gumirato.       Per questo riteniamo che il nostro “Ospedale per Acuti” come fino ad ora ha funzionato, dopo i provvedimenti che il dott. Gumirato sta mettendo in atto, venga definitivamente chiuso.       Diventerà un altro tipo di Ospedale !            Il dott.  Gumirato  ritiene che questo nuovo Ospedale risponda ai bisogni ed alle  esigenze sanitarie della nostra cittadinanza ?        Noi  riteniamo di no !

2) Riteniamo anche che i nuovi 350 posti letto destinati ad un Ospedale Medico – Geriatrico e di Lungodegenza, previsti dal dott. Gumirato nel nuovo Ospedale da lui progettato a Dolo, non rispondano alle necessità sanitarie complessive della nostra cittadinanza che sarà costretta ad emigrare verso altri Ospedali per Acuti con danni economici riversati sulla nostra ASL. Riteniamo anche (diversamente dal dott. Gumirato) che non siano i numeri dei posti letto a qualificare un Ospedale, ma i reparti in esso collocati ed inoltre, che quanto previsto a Dolo altro non rappresenti che un “Ospedale Intermedio di Cura”.     Noi riteniamo invece che, oltre a questo, ci sia bisogno ancora di un “Ospedale per Acuti” come oggi esiste, che potrà definirsi “Ospedale di Rete”, senza voler giocare con le parole come sta facendo il dott. Gumirato.

3) Riteniamo infine che la “serietà” dovrebbe essere dimostrata proprio nell’attuazione di quanto programmato dalle Schede Ospedaliere e dall’Atto Aziendale.    Così non sta avvenendo con il Settore Materno Infantile e con la sostituzione del primario di Ostetricia e Ginecologia a Dolo, unica UOC ancora rimasta nell’Ospedale.   Il Primario di Mirano  viene a Dolo quando ha tempo, eppure la sua sede è a Dolo non a Mirano.   Da quando c’è lui, gli interventi chirurgici di Ginecologia vengono dirottati a Mirano, come mai ?   Come mai il Direttore  Sanitario e quello Generale non dicono nulla  ?   E’ evidente che in questo modo, anche l’unica  UOC rimasta a Dolo, sarà tolta.      Secondo il dott. Gumirato, anche  questo viene fatto per il nostro bene  !

Cosa hanno fatto di tanto male i cittadini della Riviera del Brenta per meritarsi tutto questo  ?

Il Comitato Bruno Marcato/Ospedale di Dolo

 

MIRANO – Era stato uno dei cavalli di battaglia di Maria Rosa Pavanello in campagna elettorale: due anni e mezzo dopo, la rete wi-fi è finalmente disponibile nel centro di Mirano. Il primo passo era stato compiuto due anni fa con l’installazione del wi-fi nella piazzetta della biblioteca; ora il progetto si amplia sbarcando nella piazza dei negozi. Durante l’estate l’amministrazione aveva incaricato una ditta specializzata di collocare le apparecchiature per coprire l’intera sede comunale, i tecnici avevano poi installato due hotspot sulle facciate esterne del municipio. I collaudi sono stati completati, ora la rete gratuita “Mirano wi-fi” arriva in viale Rimembranze, in via XX Settembre e in piazza Martiri fino alle fontane. Il costo complessivo del progetto si aggira sui diecimila euro.

Alla rete si accederà liberamente con la password consegnata in biblioteca al momento della registrazione, gli utenti già registrati potranno utilizzare le vecchie credenziali. Per accedere è sufficiente selezionare sul proprio smartphone, sul tablet o sul pc la rete “Mirano WiFi”: basterà poi aprire qualunque pagina web per essere indirizzati sulla pagina di attivazione del servizio. A questo punto si sceglierà se accedere al servizio attraverso il proprio account Facebook oppure ricevendo un sms. L’accesso sarà gratuito e aperto a tutti 24 ore su 24: non ci sono limiti alla durata della connessione, ma il sistema prevede che essa venga interrotta dopo venti minuti di inattività. Il Comune informa che per qualunque informazione o problema sarà possibile scrivere alla casella miranowifi@comune.mirano.ve.it.

«Con questo nuovo servizio – spiega il sindaco Maria Rosa Pavanello – prosegue la progressiva digitalizzazione del Comune, un obiettivo che riteniamo fondamentale per consentire una più ampia partecipazione alla vita pubblica. Quest’innovazione, inoltre, rappresenta un passo in avanti anche in chiave turistica». Il pensiero va ad Expo Venezia e alle iniziative previste durante l’estate a Mirano.

Gabriele Pipia

 

Gazzettino – Asl, conti in rosso per 162 milioni

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3

feb

2015

SANITA’ – Migliorano i risultati di esercizio, recuperati in un anno 31 milioni, ma il buco resta profondo

Risalgono le veneziane, Padova e Verona. Bene Feltre, Belluno peggiora

C’è chi ha sbaragliato chi invece è rimasta al palo, o ancor peggio è scivolata ancor di più nel profondo rosso. Le performance economiche delle Asl non sono tutte uguali, almeno per quanto riguarda i numeri. Complessivamente, rispetto al 2012 nel 2013 il bilancio di esercizio complessivo delle Asl ha mostrato un minor negativo di circa 30 milioni di euro, anche se il totale rimane una cifra importante; 162 milioni e 331mila euro.

Ma è nel dettaglio che emergono differenze davvero macroscopiche. L’Asl di Belluno, ad esempio ha visto aumentare il disavanzo da poco più di 4 milioni di euro a meno 9 e 100mila euro; anche l’Asl del Veneto Orientale da quasi 7 milioni è scivolata ad un meno 17 milioni; dieci milioni di aumento di buco anche per l’Asl padovana. Ci sono poi quelle che invece hanno rovesciato situazioni difficili. Vola Feltre, migliora sensibilmente Bassano, ottima crescita per l’Asl dell’Ovest Vicentino, riesce ad accorciare sensibilmente un buco storico l’Asl Veneziana, guadagna 4 milioni quella di Dolo-Mirano, dimezzano il deficit Chioggia e Rovigo e va in attivo di 1 milione e mezzo Adria. Diminuisce lo scoperto anche per le Aziende sanitarie di Padova e Verona. Sempre in attivo lo Iov.

«Anche nel 2013 le Asl hanno faticato a raggiungere il pareggio di bilancio. Solo grazie alla Gestione sanitaria accentrata si sono potute ripianare le perdite», commenta il vice presidente della V. Commissione Claudio Sinigaglia che sta analizzando i dati. Il consigliere del Pd ritiene che sono attraverso un potenziamento il territorio per dare risposta alla cronicità che assorbe ormai gran parte del fondo sanitario si possa uscire da un trend passivo che per alcune Asl è ormai consolidato. «Dove sono i posti letto degli ospedali di comunità? E le medicine di gruppo integrate? E le Urt (Unità riabilitative territoriali)? – chiede Sinigaglia nell’ipotizzare una ricetta anti buco – La loro attivazione potrebbe migliorare l’offerta sanitaria e invertire in alcune realtà la rotta».

Una differenza di bilanci che è sicuramente legata all’offerta, ma che ha anche molte altre chiavi di lettura. Gli ospedali in project (come Venezia o l’Alto Vicentino ad esempio) finiscono con il pesare maggiormente sui bilanci. Per gli ospedali di prossimità molto incide anche la fuga in altre regioni. É il caso del Veneto Orientale, tra le Asl che in rapporto stanno perdendo maggiormente e che lamenta da tempo una migrazione di pazienti verso il Friuli Venezia Giulia.

La Regione Veneto, se pur ancora sulla carta, proprio per evitare queste diverse velocità all’interno dello stesso sistema sanitario, sta andando verso un “bilancio unico” affidato ad una “Azienda 0″ che superi le Asl. Per il momento i buchi delle Aziende vengono ripianati grazie alla gestione accentrata che anche quest’anno è riuscita a portare i conti in ordine ed evitare il commissariamento.

Daniela Boresi

 

Ulss, conti in profondo rosso

Resi noti i bilanci: solo Mirano virtuosa, male San Donà, migliora Venezia

Ulss in deficit, ma in miglioramento. Succede a Venezia e Chioggia. Nel Veneto orientale, invece, i conti peggiorano. Mirano è l’unica azienda con un bilancio positivo, che migliora. Sono i dati dei bilanci consuntivi 2013 appena approvati dalla Regione.

SANITÀ – Ecco i bilanci consuntivi delle aziende sanitarie della provincia diffusi dalla Regione

Ulss, profondo rosso a San Donà

Venezia resta in deficit ma migliora, Mirano virtuosa, male il Veneto orientale

Incomincia a scendere il deficit dell’Ulss veneziana, che resta comunque il più consistente di tutte le aziende venete. Si dimezza quello di Chioggia. Mentre Mirano, unica a non perdere, aumenta addirittura il saldo positivo. C’è poi chi peggiora: il Veneto orientale, con un deficit più che raddoppiato nel giro di un anno. Eccoli i bilanci consuntivi 2013 delle aziende sanitarie del Veneziano approvati in Regione a fine anno e diffusi ieri dal vicepresidente Pd della commissione sanità, Claudio Sinigaglia, insieme a quelli di tutte le Ulss del Veneto. Un quadro generale ancora in profondo rosso – 162 milioni e 330mila euro di buco a livello regionale, contro i 193 milioni e 131mila del 2012 – su cui si scatena già la polemica politica.

I dati del Veneziano mostrano una situazione molto varia. L’Ulss 12, storicamente la grande malata, con il suo enorme buco, dà segnali di ripresa. Il deficit passa da 55 a 47 milioni, comunque il più importante di tutte le aziende del Veneto, basti pensare che Padova e Verona – le altre a perdere di più, se pur in miglioramento – si attestano sui 25 milioni. Tra i dati diffusi ieri anche il debito verso i fornitori. E anche su questa voce l’Ulss veneziana migliora, e di molto: da 290 a 201 milioni. Altra Ulss in deficit, ma in netto miglioramento, quella di Chioggia. I numeri qui sono più contenuti, con un deficit che passa da 14 milioni a poco meno di 8. Fornitori pagati più velocemente anche qui, con un debito che passa da 73 a 39 milioni. Poi c’è il caso Mirano, l’unica Ulss del veneziano ad avere i conti in positivo già dal 2012: più 3 milioni. Un trend ulteriormente migliorato nel 2013 quando gli utili hanno superato i 7 milioni, mentre il debito con i fornitori si è attestato sui 77 milioni, contro i 101 dell’anno precedente. Unica azienda della provincia in controtendenza, invece, quella del Veneto orientale. Il buco di 6 milioni del 2012 l’anno successivo superava i 16. Un aumento legato ai conteggi per l’accreditamento di due strutture private, ma anche al fenomeno della fuga verso le strutture ospedaliere del Friuli.

Fin qui i numeri. E qualche primo commento ai dati veneziani arriva dal consigliere regionale Pd, Bruno Pigozzo. «Sul saldo ancora negativo dell’Ulss 12, sarebbe interessante sapere quanto pesa il costo del project per l’Angelo. Si tratta di un’anomalia bella e buona. E se vogliamo imboccare la strada dei costi standard, bisogna che tutti corrano con le stesse regole. Positivo il bilancio di Mirano, ma attenzione a tirare troppo la cinghia. Questo sistema non è sostenibile sul medio lungo periodo, vanno riconosciuti finanziamenti per gli investimenti». Quando al Veneto orientale «paga la mancanza si chiarezza sul futuro».

 

I direttori generali: «Abbiamo seguito le indicazioni della Regione»

«É un risultato meno negativo di quel che sembra. Tutto calcolato. Il 2012 era stato un anno eccezionale e la perdita del 2013 era programmata con la Regione». Il direttore generale dell’Ulss 10 Veneto orientale, Carlo Bramezza, non si scompone troppo di fronte al deficit record del 2013. «Abbiamo scontato l’accreditamento di due strutture private, con cui prima avevamo degli sconti, nonché l’anticipo dei fuoriregione, che ci verranno restituiti solo tra un altro anno. Fatti più contabili che altro. Poi paghiamo il fatto di avere ancora tre ospedali, la riorganizzazione è in corso, ma per vederne i benefici ci vorrà del tempo».

Tutti in miglioramento, si è detto, gli altri bilanci delle Ulss della provincia. E i direttori generali si dicono soddisfatti, a cominciare da Giuseppe Dal Ben, che guida sia l’Ulss 12 veneziana, che quella 14 di Chioggia. La prima resta la più indebitata della Regione, ma riduce il deficit. «Abbiamo ricevuto delle indicazioni rispetto all’esposizione. E siamo in linea con i piani di rientro indicati dalla Regione». I maggiori risparmi sono arrivati dalla «riduzione del costo dei servizi», quindi dal «risparmio sull’acquisto dei beni», infine da un «piccola limatura al costo del personale». Quanto al dimezzamento del deficit di Chioggia, per il dg è un «grande risultato, che verrà confermato nel 2014. Frutto della collaborazione tra Ulss e Regione anche sul fronte del pagamento dei fornitori». Infine l’Ulss 13 di Mirano, l’unica con il bilancio in attivo. «I conti dimostrano che la nostra è un’azienda virtuosa – commenta il dg Gino Gumirato – senza perdite di esercizio abbiamo prodotto utili nel 2012, nel 2013 e anche nel 2014. Nessun fornitore è stato pagato dopo i 90 giorni».

Nuova Venezia – Ulss: 160 mln di debito

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3

feb

2015

Bilanci positivi per trevigiane, Feltre, Monselice e Alta Padovana

Sinigaglia (Pd): «Troppi oneri e medicina territoriale inesistente»

Nella black list Padova tre veneziane e Verona

VENEZIA – È un panorama a macchie di leopardo quello della sanità veneta certificato dai bilanci consuntivi 2013 di Ulss, Aziende ospedaliere e Iov. Si tratta di cifre ufficiali, sancite un mese fa dalla giunta di Luca Zaia (che ha appianato i deficit d’esercizio attingendo alle risorse della Gestione sanitaria accentrata), ancorché superate, ma soltanto in parte, dalla dinamica del 2014.

Colpisce anzitutto la divaricazione tra conti in rosso e in nero, che divide pressoché a metà la rete sanitaria. Le perdite complessive ammontano a 162 milioni e 330 mila euro; picchi negativi nelle maxi aziende clinico-ospedaliere di Padova e Verona; pesante situazione debitoria a Venezia, Chioggia e nel Veneto Orientale; aumento del disavanzo a Belluno e nella stessa Ulss patavina.

Sul fronte opposto, i bilanci virtuosi di Feltre, Pieve di Soligo, Asolo e Treviso; analogo l’andamento positivo in due delle tre vicentine ma anche a Mirano, nell’Alta Padovana e a Monselice.

Critico il commento del consigliere regionale Claudio Sinigaglia, l’esperto di welfare del Pd: «Nonostante il prestito di un miliardo e mezzo richiesto allo Stato per riequilibrare l’esposizione finanziaria delle aziende, i debiti verso i fornitori non calano in modo consistente, tanto che a fine 2013 ammontavano a 2 miliardi. Ora stiamo restituendo il mutuo ricevuto e questo ci impegna a erogare circa 60 milioni circa all’anno per i prossimi 25 anni. Per coprire questo onere, però, la Regione non attinge al bilancio della sanità ma ad altri capitoli di spesa, circostanza che, sul piano degli investimenti, sta mettendo in difficoltà tutte le altre attività del Veneto».

Ma quali sono le cause strutturali del disavanzo, che insiste ormai stabilmente in alcuni bacini, peraltro i più popolosi del Veneto? Ai recenti Stati generali della sanità, i manager hanno fatto notare che il 25% della popolazione assorbe il 75% delle risorse sul versante delle cure… «Appunto, il nodo vero è quello della medicina integrata sul territorio, unica alternativa efficace alla tradizionale degenza ospedaliera», replica il democratico «se non potenziamo le strutture intermedie per dare risposta alla cronicità che assorbe ormai gran parte del fondo sanitario, non ne verremo a capo. E allora chiedo: dove sono i posti letto degli ospedali di comunità? E le medicine di gruppo integrate? E le unità riabilitative territoriali? Invece di presenziare alle finte inaugurazioni nei vari ospedali, suggerisco a Zaia di concentri sulla realizzazione dei presìdi territoriali, più volte promesso, previsti esplicitamente dal Piano socio-sanitario ma a tutt’oggi rimasti sulla carta».

Tant’è. In serata, per voce del direttore generale della sanità, giunge una puntualizzazione sulla vicenda: «Queste cifre fotografano la situazione di un anno fa ma nel frattempo i termini sono cambiati», afferma Domenico Mantoan «perché nel 2014 abbiamo distribuito la seconda tranche di finanziamenti a Ulss e aziende, 800 milioni, così da abbattere la loro esposizione nei confronti dei fornitori. Ricordo che nel 2011 lo stock debitorio ammontava a 3 miliardi e che oggi, febbraio 2015, è sceso ad un miliardo, soglia ritenuta fisiologica nelle dinamiche aziendali. Il saldo delle fatture, che in passato registrava una media di 180 giorni con punte di 350, adesso si è attestato sui 70 giorni. Mi sembra un progresso significativo, che avrà ripercussioni favorevoli sui conti».

«Personalmente», conclude Mantoan «a preoccuparmi di più sono i tagli che la Conferenza delle Regioni, con l’unica eccezione del Veneto, ha concordato sul versante sanitario: 3 dei 4 miliardi di riduzione di spesa a carico dei malati. Se il Governo accetterà questa impostazione, allora perfino l’erogazione dei servizi essenziali ai pazienti sarà a rischio. Non sono io a dirlo ma la Corte dei Conti». Una polemica, quella sulla scure destinata a colpire anche la spesa farmaceutica, destinata a infiammare la campagna elettorale.

Filippo Tosatto

 

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