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MIRANO – A Mirano asfaltano via Porara. Non tutta, a pezzi, ma è già un evento. L’annuncio scuote la città, che sulla manutenzione del tratto di strada compresa tra la rotatoria del casello di Vetrego e quella con viale Venezia aveva ingaggiato una guerra con il mondo. Nessuno pareva esserne proprietario, dunque nessuno provvedeva alla sua manutenzione. Di fatto la querelle non è ancora stata risolta, ma nel fine settimana sono comunque entrate in azione le macchine asfaltatrici. Nelle scorsi notti infatti la strada è stata asfaltata a tratti, quelli più dissestati, proprio nel tratto incriminato, cioè tra l’ingresso dell’autostrada a Vetrego e la rotatoria con la provinciale 81, viale Venezia. Per farlo è stato istituito un senso unico alternato, ma non si sono verificati disagi a causa dell’orario in cui sono stati effettuati i lavori.

A effettuare l’intervento è stata Cav-Concessioni autostradali venete, dopo le ripetute segnalazioni del Comune di Mirano relative a dissesti e avvallamenti sulla sede stradale, che in alcuni casi avevano creato vere e proprie situazioni di pericolo per la circolazione. Nei giorni e nelle settimane scorse altre strade colabrodo di Mirano erano state interessate da interventi di asfaltatura, come in via Scortegara a Zianigo, ai limiti della percorribilità e alcuni tratti di via Cavin di Sala. Fuori comune risolti alcuni problemi anche in via Desman, soprattutto tra Veternigo e Sant’Angelo di Sala e a Salzano, dove è stata finalmente risolta la vergognosa situazione di via Circonvallazione. Infine una curiosità: tra le strade asfaltate, dopo anni di denunce di incuria e presenza di buche, c’è anche il percorso che il prossimo 22 maggio sarà interessato dal passaggio del Giro d’Italia: via Desman, Noalese, via Cavin di Sala, via Vittoria, Miranese e via Roma a Spinea.

(f.d.g.)

 

L’INTERVENTO

Il responsabile dell’Azienda del Miranese ha strumentalizzato i dati Agenas anticipando la chiusura di Cardiochirur- gia, quando nelle schede ospedaliere non c’è traccia
La riforma della governance delle aziende Ulss dovrà essere una delle proposte qualificanti del progetto di governo del Pd e del centrosinistra per le elezioni regionali del 2015, a partire dai meccanismi di nomina dei direttori generali, per renderli indipendenti dalla politica e accreditati con il territorio. Caso eclatante in tal senso è quello dell’Ulss 13, delle scelte organizzative delle ultime settimane e delle prese di posizione dei giorni passati, a partire dall’atteggiamento che la direzione generale ha tenuto in occasione della pubblicazione dei dati Agenas sull’attività cardiologica a Mirano. L’Ulss 13 infatti è l’azienda più sottofinanziata dalla Regione Veneto in termini di trasferimento del fondo sanitario regionale (1.500 euro contro una media di 1.620), insieme all’Ulss 10 del Veneto Orientale. Nonostante la Legge finanziaria regionale del 2010 le assegnasse 22,5 milioni di euro per l’ammodernamento dei poli ospedalierieri di Dolo e Mirano, non solo tale finanziamento non è stato erogato se non in percentuale risibile, ma nelle schede ospdaliere approvate dalla Regione nell’estate 2013 si prevede di porre fine all’integrazione tra Dolo e Mirano, specializzando il primo in polo medico, il secondo in chirurgico (modello bocciato dall’intera comunità medica come pure dalla conferenza dei sindaci). Nonostante tali criticità, e grazie alla professionalità del personale medico, infermieristico, amministrativo, l’Ulss 13 ha saputo garantire i livelli essenziali di assistenza alla propria popolazione, consolidando anche alcune eccellenze, come l’attività di cardiochirurgia a Mirano. Il paradosso di tale vicenda è che il direttore generale, anziché intervenire accanto alla conferenza dei sindaci per correggere le storture e le iniquità che questa Ulss subisce, preferisce alimentare la strumentalzzazione dei dati Agenas ed essere più realista del re, introducendo nell’atto aziendale alcune tempistiche (come la chiusura di Cardiochirurgia il 31 dicembre 2014) di cui non c’è traccia nelle schede ospedaliere. Ricorda, questo atteggiamento, quello dei generali del regio esercito durante la fase più cruenta e sfavorevole del primo conflitto mondiale, quando si preferiva sparare sulle proprie truppe per “dare l’esempio”. Nessuno mette in discussione il polo del cuore integrato tra Mestre e Mirano, solo che esso deve essere davvero concreto e non servire per mascherare il progressivo smantellamento dell’Ulss 13. Se davvero il direttore generale vuole essere coerente con quanto dichiarato faccia l’unico vero atto serio e utile: blocchi l’atto aziendale, e allinei le sue richieste a quelle che hanno fatto i sindaci, espressione reale e democratica delle volontà popolari. Quanto alla storia poi, le sorti del conflitto cambiarono anche quando si decise che, piuttosto che sparare alle proprie truppe, era meglio cambiare i generali!

Gabriele Scaramuzza – Responsabile sanità e welfare Pd metropolitano di Venezia

 

MIRANO – Non si smorza il dibattito su Cardiochirurgia dopo i dati Agenas 2013. Il Pd di Mirano si scaglia contro la direzione generale: «Tutti capiscono che Mirano e Mestre devono collaborare», afferma il coordinatore Fabio Lamon, «ma non si può avvalorare una lettura distorta sulla pericolosità dei ricoveri per infarto. Chiediamo il blocco delle schede ospedaliere per l’Asl 13 e delle azioni della direzione generale su Cardiochirurgia. Il presidente della conferenza dei sindaci agisca nell’interesse dei cittadini per il mantenimento e il funzionamento dei servizi sanitari». «L’unità di Emodinamica diretta da Bernhard Reimers è una garanzia», aggiunge Sandra Boscolo per il Tribunale dei diritti del malato, «è un polo di attrazione anche per pazienti da fuori regione. Nel 2013 è stata valutata da Cittadinanzattiva-Tribunale del malato per il progetto “Mi sta a cuore” con un risultato eccezionale. Diversamente non poteva essere, detenendo il primato nel Triveneto e primeggiando a livello nazionale».

Prende una posizione diversa l’ex amministratore dell’Ulss di Dolo Vincenzo D’Agostino: «È risaputo sul piano scientifico che una struttura di cardiochirurgia, per reggersi e garantire sicurezza, ha bisogno di un bacino di utenza di almeno un milione di abitanti. Dire che queste cose si sapevano da anni è affermare che è stata tenuta in piedi, con costi rilevanti, una struttura senza presupposti».

(f.d.g.)

 

Nuova Venezia – Ospedale di Mirano ristabilire la verita’

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 1 Comment

29

ott

2014

L’INTERVENTO

I recenti dati Agenas dicono che la mortalità a 30 giorni dell’infarto miocardico acuto è alta all’ospedale di Mirano, indicando il valore di 14,94% su 179 casi trattati, ma evidentemente non c’è limite al peggio dato che all’Ospedale dell’Angelo di Mestre il dato per lo stesso indicatore è del 16,11% su 319 casi, quindi ancora più alto (ma che inspiegabilmente non è entrato in classifica) e avendo noi scorso i dati di tante altre strutture ospedaliere, assicuriamo che di dati ancora peggiori ce ne sono molti altri.

Il direttore generale della Ulss 13 continua invece a parlare a sproposito di Cardiochirurgia che ha dati Agenas formidabili, ad esempio: sull’indicatore bypass aorto-coronarico mortalità a 30 giorni uguale a 0 (zero) con 157 casi, mentee all’ospedale dell’Angelo di Mestre mortalità di 2,91% con 309 casi. Non è vero che dove si opera meno si rischia di più. A un anno dall’infarto, la mortalità a Mirano è del 10,7% mentre a Mestre del 19,1%. Importante sopravvivere dopo la fase acuta, ma anche vivere gli anni a venire.

Senza dilungarci sui dati per brevità e senza entrare qui nel merito dell’affidabilità dei dati Agenas (sono ben 50 indicatori per tutte le strutture italiane, una mole immensa di dati con inevitabili errori) che meritano in ogni caso una seria verifica e riflessione da parte degli operatori, mi limito a evidenziare che l’indicatore mortalità per infarto riguarda la Cardiologia interventistica della Ulss 13 che nel 2012 aveva invece dati lusinghieri: se è peggiorata nel 2013, è dovuto soprattutto alle “cure” dell’attuale Direzione dell’Ulss, mentre la mortalità dei by-pass aorto-coronarici sono di competenza della Cardiochirurgia che, malgrado le “cure” dell’attuale Direzione, mostra risultati eccezionali: (zero) mortalità.

Ciononostante il direttore generale della Ulss 13, per partito preso, continua a parlare a sproposito di Cardiochirurgia che da questa indagine viene fuori più che bene. Ma per noi non è una novità. La quadratura del cerchio, ovvero la Cardiochirurgia su due sedi (Mestre più Mirano) che garantisce lo stand-by di Cardiologia Interventistica di Mirano è stata pensata ancora ai tempi dei direttori generali Orsini e Padoan ed è sempre stata sostenuta dal nostro comitato: così Mestre diventa la prima Cardiochirurgia del Veneto, assieme a quella di Verona, ed è quello che fra mille difficoltà si sta affermando sotto la direzione del primario Domenico Mangino di Mestre che opererà anche a Mirano. L’organico è unico per le due sedi.

È bene che si sappia, invece, che la attuale direzione della Ulss 13 ha fatto di tutto per chiudere Cardiochirurgia a Mirano frapponendo solo ostacoli alla sua operatività: sanno bene gli operatori, e tutti coloro che hanno a che fare con l’Ospedale di Mirano, come è stata ostacolata Cardiologia interventistica. L’arroganza del direttore generale della Ulss 13 non ha limiti quando afferma che i consiglieri regionali di tutti i partiti, anche quelli facenti parte della V Commissione Sanità, che hanno fatto le schede di dotazione ospedaliera e che hanno chiesto all’unanimità la sospensione della azione del DG della 13 su Cardiochirurgia, non sanno o non capiscono; l’arroganza non ha limiti anche quando parla spregiativamente di alcuni piccoli pezzi di partiti in odore di elezioni, per non parlare della sua non considerazione per il parere dei sindaci o dei comitati e dei residenti. Siamo ormai al delirio di onnipotenza: “Ego sum persona prima”.

La Ulss 13 è cresciuta negli anni per l’abnegazione dei suoi medici e paramedici, tanto da diventare la Ulss più efficiente del Veneto malgrado la più bassa quota capitaria in Italia (con dati di attrazione eccezionali), tanto da meritare i complimenti del padre della cardiologia veneta, professor Eligio Piccolo: tutto questo, sia chiaro, prima dell’arrivo del dottor Gumirato.

Speriamo solo che la Ulss 13 non debba pagare uno scotto troppo pesante per gli effetti della sua direzione: intanto 25 milioni in cassa che sono servizi non resi ai residenti della “13” sono stati girati “in prestito”, si fa per dire, a Mestre. Fra pochi mesi si voterà per la Regione e siamo sicuri che le cose cambieranno.

Aldo Tonolo – Coordinatore comitato Salvioli, Mirano

 

Ok unanime al documento

FOSSÒ – Il consiglio comunale di Fossò ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per la salvaguardia delle strutture e dei servizi dell’ospedale di Dolo.

Il documento, che era stato discusso nella conferenza dei sindaci, chiede “la temporanea sospensione dei provvedimenti relativi all’atto aziendale già predisposto dal direttore generale in attesa degli indirizzi relativi alle schede territoriali e alle nuove Asl, oltre a non definire con scelte irreversibili anche la collocazione delle strutture intermedie direttamente funzionali ai nuovi riassetti territori delle Asl”.

Inoltre si domanda che la conferenza dei sindaci richieda un’audizione alla quinta commissione consiliare della Regione per discutere sul tema anche in previsione delle future schede territoriali e delle nuove Asl.

Infine il documento chiede “di prevedere, come in tutte le altre Asl del Veneto, una gestione di ospedale di rete in due sedi, ossia Mirano e Dolo, senza trasferimenti di reparti da un presidio all’altro”. Il documento è stato discusso anche nei consigli comunali di Strà e Campolongo.

(g.pir.)

 

Nuovo servizio per i ricoverati a Dolo e Mirano

Collegamento ad internet free negli ospedali di Dolo e Mirano. Un comfort da albergo quello attivato da ieri nei presidi Ospedalieri dell’Asl 13 con il wi fi libero. Non solo nelle sale d’attesa del Pronto Soccorso ma anche dei reparti pazienti e familiari potranno collegarsi attraverso il collegamento internet gratuito e libero con i proprio tablet, smartphone o pc diretta mente dalla stanza nella quale è ricoverato. Un servizio in più che se da un lato non incide nell’aspettativa di salute dei pazienti dall’altro rende più confortevole la permanenza in ospedale come conferma la stessa direzione dell’azienda sanitaria di Dolo e Mirano. «La possibilità di fruire del wi fi libero e gratuito nei plessi ospedalieri di Dolo e Mira – ha spiegato la direzione – è una scelta che va nella direzione dell’accoglienza e, quindi, nel far sentire il malato il più possibile a suo agio come se fosse a casa propria».

 

Gazzettino – Ospedali, la rivolta dei sindaci

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26

ott

2014

LA PROTESTA «Le Regione sospenda subito i provvedimenti per Mirano e Dolo»

L’INIZIATIVA – A novembre maxi mobilitazione

A metà novembre prevista una maxi mobilitazione all’’ospedale di Dolo, con la massiccia partecipazione della popolazione

RIVOLTA – I sindaci si coalizzano per difendere gli ospedali di Mirano e Dolo

“Giù le mani dagli ospedali di Dolo e Mirano. Siamo pronti a manifestare coinvolgendo tutti i Comuni”.
È la sintesi del documento che verrà redatto da tutti i consigli comunali dei comuni della Riviera del Brenta per la salvaguardia delle funzioni ospedaliere degli ospedali di Dolo e Mirano.

La Conferenza dei Sindaci della Riviera del Brenta, riunitasi venerdì mattina per la prima volta sotto la presidenza del sindaco di Campolongo Maggiore, Alessandro Campalto, ha concordato la presentazione nei rispettivi consigli comunali rivieraschi di un documento che rappresenta una presa di posizione netta per la tutela degli ospedali di Dolo e Mirano.

Già in fase di approvazione delle schede ospedaliere da parte della Regione del Veneto, i sindaci della Riviera e del Miranese hanno ribadito la necessità di garantire per l’Ulss 13 un unico ospedale «di rete» su due poli che mantengano entrambi la natura di ospedale per acuti. Tuttavia ciò non è stato sufficiente per impedire alla Direzione generale di avviare lo spostamento delle funzioni mediche a Dolo e chirurgiche a Mirano. Un modello di riorganizzazione attuato solo nell’Ulss 13 e in nessuna altra parte del Veneto.

«Chiediamo alle forze politiche in Regione una iniziativa come quella intrapresa per l’Ulss 10 del Veneto orientale, ovvero la temporanea sospensione dei provvedimenti relativi all’Atto Aziendale già predisposto dal Direttore Generale, in attesa sia del riassetto delle nuove Ulss, sia sugli indirizzi relativi alle Schede Territoriali – ha ribadito il presidente della Conferenza, Alessandro Campalto – Riteniamo inoltre che le strutture intermedie, Ospedale di Comunità, Riabilitazione, Lungodegenza ed Hospice, debbano essere equamente distribuite nel territorio dell’Ulss privilegiando il patrimonio edilizio pubblico esistente e non le strutture private».

In attesa di essere ricevuti in Regione, i sindaci si fanno promotori di una mobilitazione da organizzare per metà novembre presso l’ospedale di Dolo, con la massiccia partecipazione della popolazione.

Vittorino Compagno

 

Nuova Venezia – Unione del Miranese, via ufficiale

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26

ott

2014

Ieri il primo storico Consiglio, in discussione la polizia locale unica: “no” del M5S

SANTA MARIA DI SALA «Un’Unione che non sia solo economica». Parte da questi presupposti, e tra molti buoni propositi, la nuova Unione dei comuni del Miranese che ieri mattina a villa Farsetti ha visto la prima convocazione del Consiglio degli eletti. Un appuntamento per certi versi storico, clima da primo giorno di scuola con sindaci, consiglieri e tecnici di tutti i sei Comuni dell’Unione, ex primi cittadini, un buon pubblico. A presiedere la seduta, il neopresidente dell’Unione e sindaco di Salzano Alessandro Quaresimin, che ha di fatto aperto l’era della più grande Unione di Comuni del Veneto: sei municipi per circa 130 mila residenti. Primo provvedimento preso dal Consiglio è il recepimento e l’attivazione delle funzioni di polizia locale e protezione civile. Da ieri è nero su bianco la volontà politica di creare un comando unico di agenti del Miranese e un solo gruppo di volontari di protezione civile. I percorsi entrano ora nella fase operativa: sei mesi, forse anche meno, per costituire un comando unico effettivo di polizia locale, anche se non mancano scogli da superare, come il fatto che, ad esempio, Spinea sia l’unica ad avere i vigili armati, oltre alla spinosa questione delle indennità. «L’unico rammarico è l’assenza di Scorzè», ha detto Michele Celeghin, ex sindaco di Noale che nel 2009 contribuì ad avviare l’iter, ora consigliere dell’Unione, «Manca parte del territorio, ma ognuno ha i suoi tempi e sono convinto si uniranno noi. Il treno Unione non poteva aspettare. Non sia un ente fatto solo per risparmiare: unendoci acquistiamo spessore, siederemo a tavoli territoriali con numeri e prerogative che forse, penso a Venezia, non piacciono a tutti. Sfruttiamo questa posizione per il territorio». Nel voto che dà il via libera al recepimento delle funzioni, in particolare per la polizia locale, contrari solo i grillini: votano no Martina Pasqualetto e Stefania Mazzotta, del M5S di Mirano e Spinea.

Filippo De Gaspari

 

Santa Maria di Sala. Ieri si è tenuto il primo consiglio dell’Unione dei Comuni: «Rappresentiamo 125mila abitanti»

«Nasce oggi la quarta città del Veneto». Così Alessandro Quaresim, presidente del Consiglio dell’Unione dei Comuni del Miranese. L’organismo ha ieri tenuto il suo primo Consiglio in Villa Farsetti a Santa Maria di Sala. Mirano, Martellago, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala e Spinea. Questi i comuni all’appello che uniti insieme contano 125.000 abitanti distribuiti in 150 km quadrati. «Questa sinergia – dice il presidente Quaresim, nonché sindaco di Salzano – è il cuore dell’Unione. Da oggi cominciamo a mettere insieme le risorse, i mezzi ma anche le personalità e le professionalità del personale dipendente dei nostri comuni per ottimizzare i procedimenti. Faremo tesoro delle buone prassi dei singoli comuni, attingendo le migliori di ciascuno e mettendole insieme. Ovviamente ci vorrà del tempo, abbiamo accelerato le tappe perché vogliamo partecipare al bando regionale uscito a settembre per avere dei contributi indispensabili. L’importante è che si capisca che nessun comune può spendere un euro in più delle spese che attualmente ha». «Non solo un’unione economica – commenta il consigliere, nonché ex sindaco di Noale, Michele Celeghin – ma anche un’unione politica. Questi sei comuni devono avere un’identità, siamo in un territorio che è al centro di Padova, Treviso e Venezia, nella posizione più strategica e questa deve essere valorizzata». «In tantissime questioni – dice il sindaco di Noale, Patrizia Andreotti – solo così potremo trovare delle soluzioni. Ora siamo all’inizio di un percorso. Ci sarà molto da lavorare ma credo che lo spirito di collaborazione che io ho incontrato all’interno del gruppo dei sindaci lo si possa trasmettere anche ai cittadini, mettendo in secondo piano il colore politico». Il tavolo ha visto ieri la conferma dei consiglieri eletti e la delibera del trasferimento delle funzioni di polizia locale e protezione civile dai vari comuni all’ente dell’Unione. Delibera approvata a maggioranza dei componenti con due voti contrari degli esponenti del Movimento Cinque Stelle.

La protesta

DOLO «La riorganizzazione dell’Asl? È fatta in questo modo solo per la nostra azienda sanitaria e in nessuna altre parte del Veneto. Chiediamo come sindaci la temporanea sospensione dei provvedimenti relativi all’atto aziendale già predisposto dal direttore generale Gino Gumirato».

È questa la netta presa di posizione della conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta. Nei mesi scorsi sindaci della Riviera e del Miranese hanno ribadito la necessità di garantire per l’Asl 13 un unico ospedale “di rete” su due poli che mantengano entrambi la natura di ospedale per acuti.

«Ciò», spiegano i sindaci, «non è stato sufficiente per impedire alla direzione generale di avviare lo spostamento delle funzioni mediche a Dolo e chirurgiche a Mirano. Un modello riorganizzativo attuato solo nell’ Asl 13 e in nessun altra parte del Veneto».

Chiaro l’appello finale: «Chiediamo alle forze politiche in Regione una iniziativa come quella intrapresa per l’Asl 10 del Veneto Orientale, cioè la temporanea sospensione dei provvedimenti relativi all’atto aziendale già predisposto dal direttore generale, in attesa sia del riassetto delle nuove Asl sia sugli indirizzi relativi alle Schede Territoriali». Un corteo sarà organizzato per metà novembre davanti all’ospedale di Dolo.

(a.ab.)

 

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