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DOLO «Mi faccio portavoce delle richieste dei cittadini che chiedono al direttore generale dell’Asl 13 che venga prevista la sostituzione del medico di Odontoiatria che andrà in pensione a settembre ». A chiederlo è Francesco Sacco, del comitato Bruno Marcato e consigliere comunale a Mira. «Attualmente all’ospedale di Dolo è attivo un ambulatorio di Odontoiatria», spiega il medico di base, «seguito da due medici che prestano attività cinque giorni alla settimana e danno assistenza qualificata a tante persone che si rivolgono al servizio. A settembre uno dei medici andrà in pensione per cui c’è il rischio di vedere l’ambulatorio di Odontoiatria di Dolo lavorare a regime ridotto ». Il timore di Francesco Sacco e dei cittadini è non poter usufruire di una struttura ambulatoriale che in questi anni è stata un punto di riferimento per l’area sud dell’Asl 13. «I cittadini esprimono grande preoccupazione», prosegue Sacco, «si sottolinea anche che da tre anni è stato sospeso il servizio di Ortodonzia e si chiede la sua riapertura».

(g.pir.)

 

Mirano. il primo luglio

MIRANO – È in programma martedì primo luglio alle 20 l’atteso consiglio comunale aperto che dovrà fare il punto sullo stato di attuazione degli accordi di programma sottoscritti tra il Comune e la Regione per la realizzazione del Passante. La seduta è stata richiesta dal sindaco Maria Rosa Pavanello dopo la pressione di alcuni comitati cittadini in cerca di risposte allo stallo dei lavori sulla viabilità a Mirano, che è creditore dalla Regione di 19 milioni di euro per opere di compensazione e mitigazione. Soldi mai visti, dunque accordi firmati ma disattesi e di cui ora i cittadini chiedono conto. Non c’è più l’assessore Renato Chisso a cui chiedere spiegazioni, ma il Comune ha ufficialmente invitato il governatore Luca Zaia, che ne detiene le deleghe, oltre alla presidente della Provincia (firmataria anch’essa dell’accordo) Francesca Zaccariotto. Attesa anche la dirigente del settore Viabilità della Provincia Alessandra Grosso. Interverrà anche un rappresentante dei cittadini, designato dai comitati nella figura di Nello De Giulio, presidente della Consulta per il territorio e l’ambiente. Appuntamento nella sala consiliare in barchessa di Villa Errera.

(f.d.g.)

 

Gazzettino – Mirano reclama 19 milioni di euro

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26

giu

2014

Il Comune invita Zaia e Zaccariotto al Consiglio aperto del 1. luglio

L’invito per Luca Zaia e Francesca Zaccariotto è partito ieri, quello per Renato Chisso era pronto da settimane ma ovviamente è rimasto nel cassetto. Il prossimo 1. luglio alle ore 20 la sala consiliare della Corte Errera ospiterà un consiglio comunale aperto per parlare di tutti i problemi legati alla viabilità del Comune di Mirano. La seduta aperta è stata invocata a gran voce da numerosi comitati di residenti già il mese scorso, nel corso di un’assemblea pubblica a cui partecipò il sindaco Maria Rosa Pavanello con gli assessori Giuseppe Salviato e Anna Maria Tomaello. Il tema all’ordine del giorno sarà l’accordo relativo al Passante di Mestre: il Comune di Mirano attende da anni gli ormai noti 19 milioni di euro che la Regione promise per la realizzazione di rotatorie, piste ciclabili e altre opere pubbliche. Questi soldi non sono mai arrivati, e ora il Comune prova a mettere ulteriore pressione alla Regione minacciando anche azioni legali. L’arresto legato all’inchiesta sul Mose ha escluso dai giochi l’ormai ex assessore regionale Chisso, ecco perché dal Municipio di Piazza Martiri è partito l’invito direttamente per Zaia, oltre che per la Zacariotto e per la dirigente provinciale Alessandra Grosso.

(g.pip.)

 

Comunicato Stampa congiunto Opzione Zero, Re-Common, Counter Balance

25 giugno 2014

L’operazione Project Bond per il Passante di Mestre è a forte rischio corruzione. Intervenga subito Cantone per bloccare l’emissione dei titoli “tossici”

Opzione Zero, Re:Common e la Rete Europea Counter Balance oggi hanno scritto al presidente dell’Autorità Nazionale Anti-Corruzione Raffaele Cantone per manifestare tutti i loro dubbi e le loro preoccupazioni in merito all’operazione di rifinanziamento del debito del Passante di Mestre attraverso l’emissione sui mercati finanziari dei famigerati Project Bond per 700 milioni di euro. Val la pena ricordare che solo un anno fa la Spa pubblica CAV, gestore del Passante, aveva già ricevuto due finanziamenti: uno dalla BEI per 350 milioni di euro, e uno di 73,5 milioni di euro direttamente da Cassa Depositi e Prestiti.

Per l’acquisto dei titoli finanziari legati all’opera, in quella che viene annunciata come la prima operazione italiana di project bond europei, sono in pole position cinque banche private, tra cui Banca Intesa e Unicredit, Il beneficiario del nuovo finanziamento è appunto la Concessioni Autostradali Venete (CAV) Spa, partecipata al 50% da Regione Veneto e ANAS SpA, costituita nel 2008 con lo scopo di rimborsare a ANAS circa 1 miliardo di euro anticipato per la costruzione del Passante di Mestre e delle opere complementari. Il rimborso avrebbe dovuto avvenire attraverso il gettito dei pedaggi, ma fin da subito si è visto che gli introiti annuali erano insufficienti a ripagare i costi sostenuti.

Costi, è bene ricordare, che dai 750 milioni di euro preventivati inizialmente, sono schizzati nel giro di pochi anni a oltre 1,4 miliardi di euro. Proprio la Corte dei Conti nel 2011 in una relazione ufficiale metteva in evidenza l’aumento spropositato dei costi, nonché l’assenza di controllo pubblico e il rischio di infiltrazione mafiosa. Nel 2013 scoppia in Veneto il caso Mantovani e poi lo scandalo MOSE; e guarda caso il principale esecutore dei lavori di costruzione del Passante di Mestre è la società Mantovani Spa, così come tra i principali soci della società Passante di Mestre scpa, il general contractor che si è aggiudicato la gara per la costruzione del by-pass di Mestre, ci sono le stesse società consorziate con Il Consorzio Venezia Nuova ora al centro della vicenda MOSE. Non sfugge poi l’arresto dell’assessore regionale alle infrastrutture Renato Chisso, e la richiesta di arresto dell’ex-governatore Giancarlo Galan, i due dei principali artefici del Passante.

Nonostante il quadro fosse ormai chiaro da tempo, le spericolate operazioni finanziarie di CAV  SpA sono state avallate dall’attuale Giunta Regionale in carica con le delibere n. 1992/2012 e 493/2013 e dai suoi rappresentanti politici nel Consiglio di Amministrazione della società (tra questi fino a poco tempo fa anche l’arrestato Giampietro Marchese, in quota PD). E di questo dovrà risponderne in pieno proprio il Presidente Luca Zaia, che ancora oggi si dichiara ignaro di tutto il malaffare e la corruttela che ha coinvolto la sua Giunta.

“Il vaso di Pandora ormai è stato scoperchiato” ha dichiarato Mattia Donadel, presidente di Opzione Zero. “Quello che emerge in modo chiaro e inequivocabile dalle inchieste in Lombardia e in Veneto è che il “sistema” delle Grandi Opere e del Project Financing sono pensati e strutturati unicamente per alimentare lobby politiche e affaristiche delinquenziali. Tuttavia gli arresti e i procedimenti penali in corso non fermano gli iter dei vari progetti “in cantiere”, e nemmeno le ricadute perverse delle opere già realizzate, prima tra tutte il Passante di Mestre” ha aggiunto Donadel.

“L’emissione dei Project Bond aprirà un altro buco dopo quello provocato solo qualche mese fa dalla stessa CAV con Cassa Depositi e Prestiti e con Banca Europea degli Investimenti per altri 423,5 milioni di euro”, ha affermato Elena Gerebizza di Re:Common.

Per queste ragioni nella lettera al presidente Cantone si chiede conto delle attività di monitoraggio svolte sulle azioni della Regione Veneto e sull’intenzione o meno di inglobare nelle indagini dell’Autorità Anti-Corruzione le operazioni relative all’emissione di project bond, nonché, visto il coinvolgimento della Bei, sulla possibilità di promuovere un’azione di cooperazione nell’ambito del network European Partner Agaist Corruption (Epac), al fine di chiedere maggiori trasparenza alla Banca europea per gli investimenti.

 

«La Orte-Mestre devasterebbe campagne e paesi penalizzando anche Mirano. Il consiglio comunale si opponga»

MIRANO – Italia Nostra: «Devasterebbe i paesi»

«Non deve passare la logica dei profitti»

«La Orte-Mestre devasterebbe campagne e paesi penalizzando anche Mirano. Il consiglio comunale si opponga chiaramente con un atto ufficiale».
Non si placano le proteste contro il progetto della nuova strada, inasprite negli ultimi giorni dall’evoluzione dell’inchiesta sul Mose e sulla costruzione di altre grandi opere in Veneto.
Ad alzare la voce è anche la sezione miranese dell’associazione Italia Nostra.
«L’autostrada da Mestre a Orte attraverserà cinque regioni – si legge nella lettera inviata a Maria Rosa Pavanello dal rappresentante dell’associazione Adriano Marchini -, innestandosi sul Passante e sulla A4 a Roncoduro ai confini del Comune di Mirano. Sono ovvie le ripercussioni sul nostro territorio».
Italia Nostra va all’attacco: «Le sole ragioni che spingono per la realizzazione di questa opera sono gli enormi profitti che i proponenti realizzerebbero con la sua costruzione.
L’unica cosa da sottolineare è invece la pericolosità della Romea: servirebbero interventi immediati per la sua messa in sicurezza e non certo la scellerata previsione di poterne risolvere i problemi costruendo una nuova autostrada».

(g.pip.)

 

DOLO – Oltre duecento firme sono state raccolte domenica nella prima giornata della petizione per la difesa dell’ospedale di Dolo e delle strutture dell’Asl 13. Il gazebo per la raccolta firme era stato posizionato sulla rampa del “Cristo” a Dolo e ha attirato persone per tutta la giornata fino alle 20. L’iniziativa è stata promossa dal comitato Bruno Marcato assieme a numerosi gruppi e associazioni del territorio: Ponte del Dolo, comitato Opzione Zero, Anpi Dolo, Mira 2030, Mira Fuori dal Comune, Prc Dolo, Prc Fiesso, Prc Mira, Sinistra per Camponogara, Sel Dolo, Sel Mira, civica Insieme di Stra. I promotori della petizione chiedono il blocco dell’atto aziendale in attesa della presentazione delle schede territoriali, la conferma che sia Dolo che Mirano rimangano ospedali di rete in due poli con servizi per acuti oltre a garantire i finanziamenti per la sistemazione del monoblocco e del Pronto soccorso di Dolo e del nuovo distretto sanitario di Mira.

(g.pir.)

 

Gazzettino – Dolo. Raccolta di firme per l’ospedale.

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21

giu

2014

Scatta domani da via Mazzini e proseguirà per tutta l’estate con presidi anche nelle altre località del Mandamento rivierasco, la raccolta di firme a difesa dell’ospedale di Dolo. “L’ospedale va difeso prima che lo chiudano. La salute va curata quando c’è” è lo slogan con il quale il comitato Bruno Marcato assieme all’Anpi di Dolo, al Comitato Opzione Zero, a Mira 2030, Mira Fuori del Comune, Ponte del Dolo, Prc di Dolo, Fiesso e Mira, Sinistra per Camponogara, Sel di Dolo e Mira, Stra rialzati e Strada comune Stra, si sono uniti contro il nuovo piano socio sanitario regionale che prevede di migliorare la sanità diminuendo gli ospedali a cominciare dall’Asl 13 e in primis l’ospedale di Dolo. I comitati e partiti contestano queste scelte. «Con la riorganizzazione degli ospedali di Dolo, Mirano e Noale sono stati spostati reparti, soppressi altri e non si sono risolti gli annosi problemi come il Pronto Soccorso di Dolo ed il Distretto sanitario di Mira. – Osservano – Nella sostanza con queste decisioni tutti i reparti più importanti e la chirurgia verranno progressivamente concentrati su Mirano mentre a Dolo rimarranno solo Medicina e reparti di area medica, lungodegenza ed un Pronto Soccorso depotenziato. È chiaro che di questo passo si vuole arrivare al declino definitivo dell’Ospedale di Dolo per poi svendere al migliore offerente i padiglioni svuotati (villa Massari compresa) per farci palazzine». E concludono. «Una cosa è certa, tutti i cittadini della Riviera del Brenta, soprattutto per quelli più distanti da Mirano, tutto questo significherebbe un peggioramento della qualità del servizio, disagi e aumento dei costi». I comitati ed i partiti si rivolgo agli oltre 230.000 abitanti rivieraschi e contano di arrivare a toccare almeno 10.000 firme che saranno poi fatte recapitare all’assessore regionale Luca Coletto ed al Governatore Luca Zaia.

(l.per.)

 

Gazzettino – Project bond per il Passante di Mestre.

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20

giu

2014

INFRASTRUTTURE – La Cav, che gestisce l’opera, prima in Italia lancia l’operazione per raccogliere 700-900 milioni entro settembre

Il Passante a caccia di quasi un miliardo per ripagare i debiti e allungare la sua concessione. La società che gestisce i 32 chilometri da Dolo a Quarto d’Altino fortemente voluti da Giancarlo Galan per superare il “muro” della Tangenziale di Mestre godono di buona redditività e altrettanta solvibilità, tanto che sta studiando – prima in Italia – il lancio di un project bond della durata di 15 anni. «Contiamo di raccogliere sul mercato finanziario tra i 700 milioni e i 900 milioni – spiega Tiziano Bembo, presidente di Cav, la società al 50% Anas e al 50% Regione Veneto che gestisce il Passante di Mestre, 132,4 milioni di valore della produzione nel 2013 (114 milioni gli incassi dai pedaggi), 9,8 milioni di utile – cinque banche (Imi, Unicrdit, Rbs, Bnp Paribas, Societe Generale) cureranno l’operazione a un costo molto vantaggioso (0,25%). Per fine agosto Moody’s e Fitch dovrebbero aver fissato il nostro rating e poi il bond potrebbe essere piazzato sul mercato per settembre». Gli uomini di Cav confidano sull’investimento sicuro e pensano di strappare un 4% o anche meno: «Il Passante è già stato realizzato, questi fondi ci serviranno a ripagare l’Anas che ha anticipato a suo tempo i 1,216 miliardi per finanziare l’opera e il finanziamento di 423 milioni erogato nel 2013 dalla Cassa Depositi e Prestiti». Bei dovrebbe garantire il 20% del bond.
L’altra grande partita è l’allungamento della concessione la cui scadenza era prevista per il 2032: «Vogliamo arrivare al 2050 e questo per poter finanziare altre opere nel Veneto», dice Bembo.

(m.cr.)

 

DOLO – Una petizione popolare per difendere l’ospedale di Dolo e l’Asl 13. È l’iniziativa promossa dal Comitato Bruno Marcato, dal Ponte del Dolo e dal comitato Opzione Zero assieme a decine di gruppi del territorio. Il primo gazebo per la raccolta firme si terrà domenica a Dolo nella rampa del “Cristo”. La petizione presenta sei richieste. Le prime chiedono il blocco dell’atto aziendale in attuazione delle schede ospedaliere e che queste siano completate dalle schede territoriali, oltre a confermare la classificazione dei presidi di Dolo e Mirano come ospedali di rete in due poli con servizi per acuti, emergenza, urgenza, chirurgiche e internistiche. Inoltre garantire lo stanziamento dei 22,5 milioni di euro già approvati dalla Finanziaria regionale 2010 e destinati al vecchio monoblocco di Dolo e di 1,5 milioni per il nuovo distretto sanitario di Mira, avviare i lavori di adeguamento del Pronto soccorso di Dolo. Intanto oggi alle 14.30 a Mira si svolge la Conferenza dei sindaci dell’Asl 13.

(g.pir.)

 

LA DENUNCIA

I recenti fatti del Mose rendono a tutti evidente il danno che ai cittadini provoca la collusione tra politica e imprenditoria. Vorrei però far notare come i “soliti noti” abbiano potuto scorazzare imperterriti per anni prima che a loro carico si sia riusciti a produrre qualche prova che permetta ora di bloccarne le malefatte. Le eventuali condanne poi, (sempre che il tutto non finisca in prescrizione prima della fine del processo) saranno come sempre a dir poco ridicole rispetto a quanto invece deve pagare un qualunque cittadino nel caso gli venga addebitato un illecito.
Mi fa sorridere la farsa dei politici intervistati che si sono dimostrati stupiti e increduli perché pur supponendo che siano in buona fede, credo che se fossero stati meno seduti sulle proprie “careghe” e avessero parlato un po’ con la gente comune avrebbero saputo che la “vox populi” da tempo indicava il Mose come una delle maggiori ruberie perpetuate dalla politica ai danni della comunità. È la stessa “vox pouli” che ritiene Veneto City una mera speculazione edilizia.
Sarei felice quindi se ora la Magistratura si prendesse la briga di indagare anche su Veneto City dato che nel caso specifico i “soliti noti” hanno acquistato terreni agricoli a prezzi stracciati ben sapendo che sarebbero diventati edificabili (qualcuno li ha forse messi al corrente dei futuri piani regolatori?).
Sempre “i soliti noti” che comprano la terra, progettano e costruiscono, hanno ottenuto dalla Regione l’autorizzazione ad edificare l’ecomostro nonostante le proteste di cittadini, commercianti, associazioni autorevoli quali “Italia Nostra” e perfino il parere contrario del Magistrato alle acque. I lavori proseguono anche se non si sa ancora chi andrà ad occupare quell’enormità di metri cubi di cemento che avrà un impatto devastante sul fragile graticolato romano, ma servirà probabilmente a qualcuno per pagarsi le prossime campagne elettorali.
Penso inoltre che se qualora questi edifici di nuova costruzione non venissero venduti, potranno servire ai “soliti noti” (secondo quanto indicato dalle nuove regole edilizie) quale garanzia per potersi accaparrare gli appalti per l’edificazione di nuovi ecomostri.
In tal caso si finirebbe in un circolo vizioso che garantirebbe solo ai collusi di poter lavorare facendo così morire le piccole aziende e chi con la politica non ha avuto niente da spartire.

Mario Muneratti – Mirano

 

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