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Nuova Venezia – Mestre. Noi pendolari siamo presi in giro.

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14

mag

2015

L’intervento

Claudio Peris

A Mestre all’alba non si guarda all’orario ufficiale perchè tutto ruota attorno alle Frecce, che hanno la precedenza. Noi pendolari siamo presi in giro

Non ci crederete, ma qui in Veneto esiste una stazione dove i treni partono prima di arrivare. Una stazione dove, se vai sul binario del treno all’orario previsto per il suo arrivo, magari alle prime ore dell’alba, ti accorgi che quel treno non c’è! È già partito….

Succede tutti i giorni alla stazione ferroviaria di Mestre. Purtroppo non solo con il primo treno per Venezia Santa Lucia del mattino che è previsto in arrivo al binario alle 5.41 con partenza successiva alle 5.43, ma a tutte le ore. Qui, dicono i ferrovieri, per Venezia è prevista la “partenza anticipata” anche di cinque, sei minuti. Alla faccia dell’orario ufficiale che prevede un orario di arrivo del treno e uno di partenza. Come in tutte le stazioni del mondo.

Per noi poveri pendolari, perso il treno previsto, non resta allora che correre da un binario all’altro in cerca di quello successivo per Venezia. Ma non sarà sicuramente un’impresa facile. Arrivati sull’altro binario, mentre speri di salire, neanche a farlo apposta anche quel treno ti sfila sotto il naso e lo perdi ancora! È partito in anticipo pure quello.

E allora corri, corri da un binario all’altro e finisci per perdere sia l’uno che l’altro treno. Eh sì: perché mentre corri dall’undicesimo al primo binario e sali le scale “l’altro treno” non c’è: è già partito.

Se poi, a causa dei perenni lavori di sistemazione degli ascensori sui binari (inizio lavori nel marzo 2014 e tuttora fermi), il treno si ferma lontano dalla salita delle scale del binario, ti tocca fare i cento metri di corsa sul marciapiede, sperando che nel frattempo il capotreno non sia disattento e ti chiuda le porte in faccia, facendoti rimanere lì impalato a imprecare sul binario.

Se poi ancora, come nel caso del treno da Mestre per Venezia delle 5.43 lo perdi, ti tocca aspettare fino alle 6.04, sempre che quel treno arrivi! Mi è capitato qualche volta, infatti, che il treno da Treviso è stato cancellato e allora non ti resta che aspettare il successivo…

Finisci così per arrivare a Venezia (nonostante la levataccia) alle 6.20 se ti va bene. Quasi quaranta minuti dopo! Un’eternità per fare 10 chilometri di ferrovia tra Mestre e Venezia.

Ma se non vi basta, mi è anche capitato durante una giornata qualsiasi (in orari normali) che salendo in tempo sul treno da Mestre per Venezia, dopo una lunga attesa (più di dieci minuti dopo dell’orario previsto per la partenza), il mio treno inspiegabilmente rimaneva fermo, non partiva!

E come una beffa intanto vedevo partire per Venezia le Frecce Bianche e quelle Rosse… E come nelle comiche anche gli altri treni regionali. Treni con orario di partenza successivo al mio? Mi sono chiesto: «Quale è la logica delle ferrovie? I misteri della stazione di Mestre sono infiniti?». No. Mi hanno spiegato: precedenza alle Frecce. Certamente! Ma per i regionali niente regole? Devono aspettare solo i treni di serie B?

Nel frattempo, per complicare la vita a noi pendolari e a tutti i viaggiatori, sono spariti nella stazione di Mestre quasi tutti i monitor che segnalavano l’orario di arrivo dei treni. Mentre su quelli delle partenze per Venezia invece, le Frecce non esistono e non ci si può nemmeno salire!

Che calvario. Non solo per noi lavoratori, ma anche per i turisti e addirittura, come spesso me lo dicono, anche per gli stessi ferrovieri! E pensare che tanti anni fa, nel sottopassaggio della stazione di Mestre, per ogni binario all’inizio delle scale c’erano delle luci lampeggianti che segnalavano la partenza del primo treno utile per Venezia. Ora invece sugli unici grandi monitor delle partenze, anche se l’indicatore lampeggia, il treno spesso non c’è: è già partito. Partito dall’unica stazione ferroviaria al mondo dove i treni partono prima di arrivare. Quella Venezia Mestre che fa anche ridere il mondo. Una stazione ferroviaria così efficiente che il treno pur partendo in anticipo è anche capace di arrivare in ritardo a Venezia! Bizzarrie che ci fanno impazzire e sembrano proprio non interessare a nessuno.

 

Nuova Venezia – Tangenti Mose, Baita teste su Milanese

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13

mag

2015

L’ex manager di Mantovani domani in udienza a Milano: chiamato dal pm contro l’ex parlamentare

VENEZIA – Trasferimento a Milano, in Tribunale, domani per l’ingegnere Piergiorgio Baita. Giovedì, infatti, l’ex presidente della «Mantovani» è stato chiamato a testimoniare dal pubblico ministero del capoluogo lombardo Roberto Pellicano nel processo che vede sul banco degli imputati Mario Milanese, l’ex braccio destro del ministro dell’Economia del governo Berlusconi Giulio Tremonti ed ex parlamentare di Forza Italia. Deve rispondere di corruzione per aver ricevuto dalle mani dell’allora presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati 500 mila euro.

Baita è a conoscenza di alcuni particolari dei quali può riferire, visto che era uno di coloro che stava nella cupola del Consorzio che decideva chi e quanto pagare. L’ingegnere veneto è già stato condannato in via definitiva per frode fiscale ma è ancora indagato per corruzione, per questo sarà interrogato con la presenza del suo difensore in aula, l’avvocato veneziano Alessandro Rampinelli.

La Procura milanese ha chiesto anche la testimonianza di Mazzacurati, colui che avrebbe consegnato il denaro a Milanese, ma il suo difensore è pronto a consegnare, così come ha fatto a Venezia durante l’incidente probatorio, la documentazione medica che proverebbe che l’anziano ingegnere non solo è gravemente cardiopatico ma ormai ha perso la memoria. Milanese deve rispondere di corruzione: stando all’accusa, avrebbe rivestito il ruolo di «intermediario qualificato» in virtù dell’«autorevolezza» delle cariche politiche e dei suoi rapporti privilegiati – ha spiegato il pm ai giudici – con l’allora ministro dell’Economia che era anche presidente del Cipe».

Fu proprio il Cipe a decidere il maxi stanziamento che nel 2003 ha di fatto sbloccato gli appalti per le paratoie del Mose da collocare nelle tre bocche di porto della laguna di Venezia.

Per l’accusa Milanese avrebbe ricevuto negli uffici di Milano di Palladio Finanziaria 500 mila euro in cambio del suo intervento per introdurre «una norma ad hoc per salvare il finanziamento di 400 milioni per il Mose che altrimenti il Cipe avrebbe destinato ad altre opere nel Sud Italia.

Il Tribunale ha già ammesso come parte civile contro Milanese sia il Consorzio Venezia Nuova sia il ministero dell’Economia.

Giorgio Cecchetti

 

QUARTO D’ALTINO – Entro fine maggio la stazione avrà la pensilina. L’annuncio è stato dato dal sindaco, Silvia Conte, candidata in Regione con la Moretti.

«Abbiamo fatto pressioni su Ferrovie Italiane e ci è stato promesso che entro fine mese la pensilina sarà completata».

Una notizia positiva per le centinaia di pendolari che ogni giorno si recano a prendere il treno nella stazione altinate, che oltre a parecchi disagi legati agli orari, devono anche attendere all’aria aperta senza neanche potersi proteggere dalle intemperie, perché manca una pensilina.

Pensilina richiesta a Rfi da un bel po’ di anni, ma che finora non è mai arrivata. E così quando piove senza l’ombrello ci si inzuppa, quando tira vento non si sa dove stare, quando c’è il sole non si riesce a ripararsi e accade che i pendolari si ammassino nel sottopasso specialmente nelle brutte giornate invernali. E sono davvero in tanti ad usufruire della stazione di Quarto visto che non esiste un servizio pubblico di autobus.

I lavori sono iniziati sotto Natale, diversi mesi fa dunque, fa ma non sono stati completati, adesso finalmente pare che verranno terminati grazie al pressing dell’amministrazione.

(m.a.)

 

Nuova Venezia – Grandi navi, il Contorta perde terreno.

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12

mag

2015

Tutti i candidati sindaci sono contrari. Il viceministro Nencini: soluzioni rapide per Venezia. Il Comitato: Costa si dimetta

Il Porto si aggrappa al Contorta. Ma nessuno o quasi nel mondo politico sembra appoggiare la sua posizione. Rilancia l’ipotesi il presidente Paolo Costa, che ha tirato ieri le somme sull’attività dello scalo veneziano negli ultimi dodici mesi. Frenano i candidati sindaci, pur con vari distinguo.

E frena anche Riccardo Nencini, viceministro alle Infrastrutture e Trasporti e segretario nazionale del Psi. Ieri mattina era a Venezia per appoggiare la campagna a sindaco di Felice Casson.

«Ha annunciato «soluzioni rapide per Venezia, sulla base degli studi e dei pronunciamenti già fatti». Un’altra grande opera? «Questo governo ha decisamente cambiato strada rispetto agli altri», dice Nencini, «abbiamo abolito la Legge Obiettivo, approvato il nuovo codice degli appalti che prevede un maggiore controllo sulle imprese e una separazione fra controllato e controllore, introdotto l’Autorità nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone».

Anche i socialisti presenti in sala, da sempre non ostili alla crocieristica, abbozzano. La via Contorta come alternativa alle grandi navi a San Marco sembra dunque più ardua.

Dopo la grande manifestazione di sabato, il Comitato «No Grandi navi» rilancia.

«Costa prenda atto che tutti i candidati sindaci e la città sono contrari al suo devastante progetto e si dimetta», ha dichiarato ieri il portavoce Silvio Testa, «è un uomo solo al comando, ma non è Fausto Coppi al Giro d’Italia. Ne prenda atto anche il presidente Renzi, a cui abbiamo consegnato 120 mila firme contrarie allo scavo. Non può esistere una Via positiva per un progetto che Venezia non vuole. Mettiamoci una pietra sopra, si cominci a riflettere sulle vere alternative praticabili».

Alternative su cui però non c’è accordo.

I comitati puntano sulle «navi incompatibili fuori della laguna». Dunque preferiscono il nuovo terminal al Lido. Nei progetti presentati da Cesare De Piccoli-Duferco, Boato-Vittadini, già al vaglio della commissione di Impatto ambientale, ma anche dal Movimento Cinquestelle di Davide Scano e dall’assessore di Mira Luciano Claut.

Altra ipotesi in campo è quella di Marghera, con il progetto firmato da Roberto D’Agostino – anch’esso depositato alla commissione Via – per spostare il terminal delle grandi navi in canale Brentella e canale Industriale Ovest. la Marittima sarebbe destinata a piccole navi, yacht di lusso e residenza.

Luigi Brugnaro, ex presidente di Unindustria e candidato sindaco, punta su una quarta alternativa. Il canale Vittorio Emanuele, già esistente, per far arrivare le navi in Marittima passando per Marghera. Ipotesi che il Porto ha scartato, al pari del terminal al Lido, qui per la «commistione impossibile» del traffico passeggeri con il traffico commerciale.

Anche Francesca Zaccariotto si schiera contro lo scavo del Contorta. «Ma dobbiamo salvaguardare la Marittima, dice, «e i 5 mila posti di lavoro della croceristica».

Felice Casson, candidato del centrosinistra, scandisce la sua linea. «Mai detto che la croceristica va abbandonata», dice, «dobbiamo trovare un’alternativa compatibile con l’ambiente che possa salvaguardare i posti di lavoro e addirittura aumentarli.

Le alternative sono depositate al ministero, si tratta di decidere confrontando costi, impatti ambientali e possibilità di posti di lavoro. Ma scavare un nuovo canale in laguna sarebbe devastante, oltre che illegittimo». Partita ancora in corso. Mentre le navi sono tornate. Ma solo quelle al di sotto delle 96 mila tonnellate.

Alberto Vitucci

 

Un nuovo studio dimostra l’evoluzione del fenomeno. Il direttore Trincardi: «Non abbiamo soldi»

Erosione in laguna, le indagini del Cnr

Erosione in aumento. Correnti modificate, più veloci in entrata. Nuove buche sui fondali e buche precedenti che si approfondiscono sempre più. Una situazione drammatica, quella della laguna, denunciata dagli esperti. Gli imponenti lavori del Mose hanno accelerato le trasformazioni. E il monitoraggio promesso non arriva. Lo ammette anche il professor Fabio Trincardi, direttore del Cnr-Ismar di Venezia. Che denuncia come «a fronte di un decisivo aumento delle conoscenze sembrano venir meno i finanziamenti per i monitoraggi». Si interrompono dunque, dice Trincardi, «le serie storiche di dati idrologici e di trasporto dei materiali, indispensabili per comprendere le tendenze evolutive reali della laguna». La campagna di monitoraggio del Corila dopo la posa dei cassoni in calcestruzzo sui fondali della laguna è stata interrotta. «Nessuno l’ha voluta finanziare, e serviva proprio a verificare gli effetti delle opere», dice Trincardi. Tutto questo proprio mentre le tecniche a disposizione del Cnr veneziano sono tra le più avanzate in Europa. Le profondità e lo stato dei fondali si analizzavano fino a poco tempo fa con tecniche piuttosto rudimentali. Un sasso legato alla corda, le canne da pesca. Adesso i sonar, gli ecoscandagli e strumenti sofisticati possono dare la fotografia reale di cosa succede sott’acqua, delle correnti aumentate e delle nuove buche. Nei prossimi giorni il Cnr presenterà il suo ultimo rilevamento, frutto del lavoro di 25 tecnici e ricercatori. Una vera «fotografia» dei fondali lagunari che sarà presto pubblicata sull’Atlante della laguna. «Ma l’esame risale al 2013», dice Trincardi, e per avere un quadro della situazione e degli interventi necessari occorre andare avanti». Pur in mancanza di carte storiche così dettagliate si possono ad esempio verificare alcuni fenomeni abbastanza evidenti. In bocca di porto di Malamocco, dove da sempre esiste una buca (detta «delle Ceppe») negli ultimi anni la superficie si è allargata. L’area di colore blu, dove la profondità sfiora i 50 metri – intorno a ciò che resta del molo ottocentesco, in parte demolito per far parte dalla conca di navigazione – è molto più ampia. Sul fondo del canale dei Petroli, osserva il direttore del Cnr veneziano, «sono comparsi trogoli erosivi di forma ellittica che potrebbero essere indotti da un processo di erosione in atto». Valutazione difficile, vista la mancanza di precedenti ad alta risoluzione. Ma nuovi casi vengono segnalati vicino a San Giorgio, in bacino San Marco (buca da trenta metri), sotto la lunata del Lido, davanti e dietro i «materassini» messi sul fondale per proteggere le paratoie. Fenomeni su cui Il Cnr vuole indagare.

Alberto Vitucci

 

MIRA – Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha dato il via libera all’ampliamento (revamping) dell’impianto di rifiuti speciali e pericolosi di Alles a Marghera, il Comune si dice fortemente preoccupato.

«Ci eravamo costituiti davanti al Tar assieme al Comune di Venezia», spiega il sindaco Maniero, «contro l’ampliamento autorizzato dalla Regione delle attività dell’impianto di trattamento rifiuti tossico-nocivi al confine tra Venezia e Mira. Il Tar ci aveva dato ragione. Ora con la sentenza del Consiglio di Stato, per i cittadini tornano i rischi. Non si tratta di timori infondati. In due conferenze scientifiche ospitate a Mira con la collaborazione del Centro regionale di controllo della malattie rare, è emerso che Mira presenta un picco di frequenza di queste patologie. Non abbiamo bisogno di emissioni provenienti da rifiuti tossico nocivi».

«Nel momento in cui siamo impegnati a risanare il territorio dalle discariche abusive sorte nei decenni scorsi», aggiunge l’assessore all’Ambiente Sanginiti, «è evidente che non possiamo accettare che a ridosso del nostro territorio si ampli una discarica di materiali pericolosi. Ci preoccupa lo sconfortante silenzio della Regione».

(a.ab.)

 

verso le elezioni. alberto polo

DOLO – Alberto Polo è il candidato sindaco della civica “Dolo Democratica” formata da esponenti del Pd, della società civile e dell’associazionismo. Perché si è candidato? «Credo che Dolo abbia perso troppo. Il suo ruolo, la sua vocazione di centro della Riviera, la competitività del suo commercio e il prezioso tessuto composto dal mondo dell’associazionismo. Sono stanco di una città rassegnata allo stato delle cose». Qual è la sua posizione sulle grandi opere? «Abbiamo sempre manifestato la nostra contrarietà, lottando contro il sindaco Gottardo, l’assessore Ballin e la Lega Nord che hanno blindato la sala consiliare con la polizia per approvare Veneto City. Abbiamo combattuto contro l’allora assessore regionale Chisso e per questo ci ha denunciati. Direi che le nostre posizioni sono chiare». Come intende agire per la salvaguardia dell’ospedale? «Dolo deve riuscire a far sentire la propria voce a livello regionale. Cinque anni fa, Lega, Forza Italia e il sindaco Gottardo hanno sostenuto che, grazie a loro, la Regione avrebbe avuto un occhio di riguardo. La divisione della maggioranza uscente in quattro diverse liste è la dimostrazione di un fallimento del quale anche il nostro ospedale paga i danni». Quali i progetti per il lavoro e per i giovani? «Abbiamo un preciso dovere: costruire opportunità di crescita. Il Comune può fare molto incentivando l’imprenditoria giovanile attraverso forme di garanzia bancaria e detassazione, rilanciando il commercio, garantendo vitalità e sicurezza». Il commercio in questi ultimi mesi ha visto scomparire molti storici negozi. Quali sono le sue ricette per rivitalizzarlo? «Dolo è la piazza dei servizi e il commercio di questo ha spesso beneficiato. Per rivitalizzare la città dobbiamo combattere il degrado, potenziare la sicurezza, prevedere sgravi fiscali e incentivazioni. E poi niente centri commerciali». Qual è il ruolo di Dolo e della Riviera nell’asse Padova-Venezia e nella Città Metropolitana? «Dolo è stata tra le prime a realizzare un’Unione di Comuni: fu un’importante intuizione che gli uscenti non hanno saputo portare avanti. Adesso Dolo dovrà guidare un processo di rilancio della Riviera perché, oltre alla messa in comune dei servizi amministrativi, maturi un’identità, anche dal punto di vista politico, che ci permetta di essere protagonisti. Se saremo forti non ci sarà Romea Commerciale, non chiuderà l’ospedale e potremo anche provare a riaprire il casello».

Giacomo Piran

 

Nuova Venezia – Grandi navi, il corteo dei tremila

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10

mag

2015

Casson: no al Contorta. Brugnaro: contro-manifestazione con 4 rimorchiatori

Protesta colorata e pacifica: 70 associazioni e quattro candidati sindaci

Striscioni, palloncini e musica. Tommaso Cacciari: «Le alternative ci sono»

Ottavia Piccolo sul palco di Sant’Angelo: «Non danno retta ai cittadini che protestano da anni» 120 mila firme raccolte contro lo scavo del canale Contorta

VENEZIA – Colorati, pacifici. E più numerosi di sempre. Settanta comitati, oltre tremila persone, hanno sfilato ieri in corteo per due ore da Santa Margherita a Sant’Angelo, passando per le Zattere e il ponte dell’Accademia. Palloncini colorati, striscioni, musica e slogan. Giovanissimi in prima fila con le lettere colorate: «No grandi navi». Dietro i giovani e i meno giovani del Comitato che ha organizzato la giornata. «Basta con la cricca delle grandi opere», dice il portavoce Tommaso Cacciari, «non diciamo no alle crociere ma non vogliamo in laguna navi troppo grandi e incompatibili. Le soluzioni alternative ci sono, il governo decida».

Tra le alternative i comitati escludono lo scavo del nuovo canale Contorta Sant’Angelo. Proposta dell’Autorità portuale, 145 milioni di spesa per approfondire il piccolo canale Contorta e portarlo a dieci metri e mezzo. «Rimedio peggiore del male».

Poche centinaia di metri più in là ci sono i rimorchiatori con i colori elettorali di Luigi Brugnaro, ex presidente di Unindustria, che rilancia la “solidarietà alle navi”. Devono arrivare in Marittima, dicono gli operatori. Ma anche Brugnaro è contrario al Contorta e spinge per il Vittorio Emanuele, così le navi potranno arrivare in Marittima. Minicorteo di quattro rimorchiatori che la Questura all’ultimo momento ha fatto deviare, vietando l’autorizzazione al passaggio in canale della Giudecca.

«Sarebbe stata una provocazione», racconta Tommaso Cacciari, «abbiamo assicurato alla Questura che il nostro corteo sarebbe stato pacifico, ma abbiamo chiesto di non essere provocati. Città spaccata in due? Ma non siamo ridicoli, loro erano in venti noi siamo migliaia».

Tanti movimenti, comitati e qualche politico al grande corteo di ieri. In campo Santa Margherita, dietro gli striscioni colorati, si vedono anche alcuni candidati sindaco, i comitati e i centri sociali, singoli con la bandiera, Armando Danella già dirigente della Legge speciale in Comune, i circoli del Pd in fondo al corteo. Ci sono anche i “dissidenti” della Sinistra, espulsi da Rifondazione perché appoggiano in Regione la candidata del Pd Alessandra Moretti: Pietrangelo Pettenò e Sebastiano Bonzio. Maria Rosa Vittadini e Carla Bellenzier di Venezia Cambia. Italia Nostra e Lipu, ma anche comitati venuti da lontano come quelli che combattono in Lombardia gli emungimenti dal sottosuolo che causano terremoti, i vicentini, il comitato contro l’autostrada Orte-Mestre. E poi i “NoMose”, Ambiente Venezia. In tutto le adesioni siperano le 70 unità.

«Abbiamo raggiunto quota 120 mila con le firme raccolte in rete contro lo scavo del Contorta», dice Luciano Mazzolin.

Intasamento in calle dei Carmini. Da campo Santa Margherita, dove i manifestanti si sono radunati intorno alle 15 crescendo di numero fino a superare le tremila unità.

«Siamo tanti, vogliamo che il governo ci è ascolti», dice Marco Baravalle di Sale Docs.

Si va alle Zattere, poi al ponte dell’Accademia per il rio Terà di Sant’Agnese. Musica e slogan contro le grandi navi, ma anche contro la corruzione e la “cricca delle grandi opere”. A Sant’Angelo sul palco concerto dei “Tre allegri ragazzi morti”.

Poi parla Ottavia Piccolo. «Non danno retta ai cittadini, devono mettersi in testa che Venezia le grandi navi non le vuole a San Marco. E che il Contorta è una grande opera che fa male alla laguna. Siamo qui anche per lottare contro la corruzione che spesso si nasconde dietro le grandi opere».

Parlano i candidati sindaci. Un acquazzone improvviso e breve non scoraggia i manifestanti. A sera, chiusura in allegria della protesta.

Due anni fa era andata peggio, con gli scontri con la polizia in canale della Giudecca e l’arrembaggio alle barchette con tanto di elicottero a bassa quota. E poi con il “tuffo” alla Giudecca. Proteste per cui molti degli organizzatori hanno ancora pendente un procedimento penale. Tre anni dopo, il corteo è imponente. «Sono passati tre anni dall’incidente della Costa Concordia», dice un esercente di campo Santa Margherita, «e nulla è stato fatto per togliere le grandi navi dal bacino San Marco». Fino al 31 dicembre potranno passare in Bacino solo le navi inferiori alle 96 mila tonnellate di stazza. Ma dopo, senza alternative, la situazione potrebbe peggiorare.

Alberto Vitucci

 

La sfida elettorale si gioca anche alla manifestazione

In prima fila Pizzo, Seibezzi e Scano: tutti contro le navi

Brugnaro con quattro rimorchiatori

Casson: no al Contorta

VENEZIA – Quattro candidati sindaco sul palco con i NoGrandiNavi (Felice Casson, Giampietro Pizzo, Camilla Seibezzi e Davide Scano) e uno (Luigi Brugnaro) in contro-manifestazione organizzata da sé: in realtà, tutti e cinque sono contrari al passaggio delle grandi navi in bacino San Marco e allo scavo Contorta. È sulle soluzioni alternative che divergono: navi in bocca di porto per i candidati in corteo, in Marittima via Vittorio Emanuele per Brugnaro. Fuori dalla laguna.

«L’attività crocieristica va mantenuta, ma lo scavo del Contorta è assolutamente da bloccare, perché è contro la legge, porterebbe dentro Venezia un braccio di mare che distruggerebbe la città», commenta Felice Casson, candidato del centrosinistra, che ha raggiunto il corteo a Sant’Angelo.

E l’alternativa? «Vogliamo mantenere attività e posti di lavoro, ma nel rispetto della laguna, di Venezia e dei veneziani. Le alternative sono all’esame del Parlamento e riguardano soprattutto progetti fuori le bocche di porto: così c’è la possibilità di garantire impresa, occupazione e laguna».

Gli altri candidati hanno percorso tutto il tragitto del corteo. «Abbiamo aderito convintamente perché il problema va risolto nel modo più veloce, coniugando tutela, ambiente e lavoro», commenta il candidato del Movimento 5 Stelle Davide Scano, «per noi la soluzione migliore è portare le navi fuori dalla laguna: immaginiamo un avamporto attaccato all’isola del Mose, con moduli ancorati e non fissati ai fondali: una struttura leggera e poco impattante per 4 navi, la più economica e più reversibile che vi sia».

«No grandi navi punto e basta, categoricamente, smettendola con le posizioni intermedie – come fa anche Casson – che poco tutelano ambiente e città», attacca Camilla Seibezzi (lista Noi la città), «usiamo le piattaforme del Mose per spostare il porto fuori da città e laguna: non restringendo occupazione, ma con scelte forti e importanti, senza se e senza ma, così rivive Venezia».

Per Giampietro Pizzo (Venezia Cambia 2015): «Dobbiamo voltare pagina nel governo del territorio, non è possibile che pezzi di potere – porto, aeroporto – decidano in autonomia, senza ascoltare i cittadini. Il nuovo sindaco dev’essere il garante che le decisioni che contano per la comunità si prendono assieme: vale per le infrastrutture e principalmente per la tutela della laguna».

Per la Marittima. C’è invece chi alle crociere in laguna dice uno stentoreo “sì”, mettendo sul piatto la sua proposta alternativa. Luigi Brugnaro ha portato al terminal del Tronchetto quattro rimorchiatori (coperti di striscioni e palloncini fucsia) partiti nel primo pomeriggio dal canale Brentelle e arrivati in centro storico attraverso il canale Vittorio Emanuele. Proprio quel braccio di laguna è, infatti, la chiave di volta nella proposta alternativa dell’imprenditore, che corre con la sua civica ed è sostenuto dal centrodestra: all’idea dello scavo Contorta Sant’Angelo, Brugnaro oppone la variante delle Trezze, che permetterebbe di raggiungere il porto dopo il passaggio per Malamocco e il canale dei Petroli. «Non serve fare grandi lavori», osserva, «il Vittorio Emanuele è già profondo sei metri: per dimostrarlo abbiamo fatto passare questi quattro rimorchiatori. Felice Casson, invece, non ha ancora presentato alcuna proposta alternativa: dove le vuole far arrivare le navi da crociera? Continua a nascondersi dietro al comitato di Delrio, ma i cinquemila lavoratori del porto non possono più aspettare».

Roberta De Rossi e Giacomo Costa

 

Nonostante le diffide, i manifestanti hanno raggiunto Venezia senza striscioni

Presidio in piazza Ferretto per chiedere nuove piste. Nel pomeriggio Bimbimbici

Alla fine a piazzale Roma ci sono arrivati lo stesso, nonostante i divieti di Prefettura e Questura che avevano loro vietato, riferendosi a vecchie norme del 2009, di manifestare lungo il ponte della Libertà. Un centinaio di ciclisti, mobilitati da una ventina di associazioni di appassionati del pedale di Mestre e Venezia, impegnati da mesi a chiedere un collegamento ciclabile sicuro tra Mestre e Venezia, e critici sui cantieri per la ciclabile lungo il ponte della Libertà e che procedono a rilento, hanno raggiunto piazzale Roma verso le 10 del mattino con una corsa individuale, senza striscioni, bandiere e senza occupare la sede stradale, ma utilizzando il marciapiede laterale.

Una sorta di flash mob spontaneo, raccontano i partecipanti, che è stato deciso dopo il concentramento dei ciclisti alle 9.30 al parco di San Giuliano. Si sono messi in marcia in fila indiana, direzione Venezia, non passando di sicuro inosservati, ma senza creare alcun problema alla circolazione in una giornata difficile per Venezia, vista la mobilitazione contro le grandi navi e l’inaugurazione della Biennale, nella città invasa di turisti.

Alle 11.30 le biciclette, rientrate dalla missione a Venezia, hanno raggiunto piazza Ferretto dove è stato letto un documento che chiede al Comune e al futuro sindaco degli impegni certi per la applicazione completa del Biciplan e il completamento di vari tratti di piste ciclabili, creando una struttura comunale che si occupi anche di garantirne la manutenzione.

I manifestanti hanno anche avuto modo di dialogare con rappresentanti dei partiti presenti in piazza con i loro gazebo elettorali. Si sono visti il candidato sindaco dei cinque stelle Davide Scano e Giampietro Pizzo, candidato di “Venezia cambia 2015”. Altri ciclisti hanno parlato invece con il capolista della lista Casson, Nicola Pellicani e alcuni rappresentanti di Venezia bene comune, altra lista che corre alle prossime elezioni comunali.

Nel pomeriggio, altra iniziativa a Mestre dedicata alle due ruote, con la manifestazione “Bimbimbici” partita nel primo pomeriggio da piazzetta Coin. In bici stavolta bambini e le loro famiglie , approfittando del pomeriggio quasi estivo. Destinazione, il parco di San Giuliano dove si è svolta la manifestazione finale alla presenza di oltre duecento persone.

Insomma, nonostante il divieto alla manifestazione il mondo delle due ruote è riuscito a far sentire la sua voce, chiedendo alla politica di garantire a chi usa la bicicletta di muoversi in sicurezza in una città che negli ultimi dieci anni ha saputo investire molto nella mobilità ciclabile, portando a quasi cento i chilometri di piste ma non tutti ben collegati tra loro.

La pista sul ponte della Libertà, richiesta da anni, sembrava una realtà ma i cantieri vanno a rilento, specie nel tratto a sbalzo in direzione di Venezia, e inoltre non è ancora realizzato, ma solo disegnato sulla carta il collegamento che dovrebbe consentire ai ciclisti di non rischiare la vita nel tratto tra San Giuliano e i Pili, collegando la pista a via Torino.

Eppure in estate almeno 75 mila persone usano la bici per andare da Mestre al Lido e Pellestrina con il ferry boat. E con la prossima attivazione del tram si teme un divieto ai cicli sul ponte.

Mitia Chiarin

 

Nuova Venezia – Fosso’. Via alla modifica dei lampioni.

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10

mag

2015

Centocinquanta mila euro per arrivare al contenimento luminoso

FOSSÒ – Il piano dell’illuminazione per il contenimento luminoso (Picil) promosso dalla giunta di Fossò ha ottenuto un finanziamento di 100 mila euro dalla Regione su un valore totale di 150 mila. Il progetto prevede di eliminare 100 lampade ai vapori di mercurio, 7 lampade agli alogenuri metallici e 13 al sodio alta pressione. Le 120 lampade, che diventano 94 in quanto vengono sostituiti 26 corpi illuminanti a doppia sfera, sono quelle di via Pisani, parco di via Don Giovanni Bosco, un tratto di via XXV Aprile, via Fiume, via Pola, via Papa Luciani, via Cartile, via Udine, via Trieste, via Pordenone, via Treviso e via Bolzano.

I nuovi lampioni sono a tecnologia Led ed idonei ad essere gestiti a distanza. Saranno inoltre sostituiti otto pali di sostegno e altri 23 saranno riverniciati. La potenza delle attuali lampade è pari a 13 mila watt, mentre con le nuove si scenderà a 3.525 watt con una riduzione del 71,2 per cento dell’energia consumata stimata su base annua in 40 mila kilowatt corrispondente a 13,30 tonnellate di minori emissioni di anidride carbonica.

«Questo progetto», spiega il vicesindaco Maurizio Lunardi, «corrisponde a un primo stralcio degli interventi previsti dal Picil sull’illuminazione stradale. È importante perché contribuisce a migliorare l’ambiente, i cittadini avranno unaottima illuminazione stradale e l’amministrazione avrà un risparmio».

Inoltre dei cinque quadri elettrici interessati, saranno mantenuti i tre a Fossò, già dotati di interruttore crepuscolare e di interruttore orario digitale, mentre i due di Sandon saranno sostituiti».

(g.pir.)

 

Denuncia della Filctem Cgil: le aziende si rivolgono ancora a tacchifici e suolifici irregolari

STRA «A una decina di giorni di distanza dall’operazione portata avanti dalla Guardia di Finanza nel comparto calzaturiero che ha permesso di chiudere oltre una decina di laboratori clandestini, continuano ad arrivare al numero verde della Cgil tante segnalazioni di aziende che chiedono forniture a tacchifici e suolifici clandestini».

A fare questa denuncia è il segretario della Filctem Cgil, Riccardo Colletti. Colletti spiega che sono sei le segnalazioni di aziende che sono arrivate ovviamente in forma anonima.

«Le segnalazioni ci arrivano», spiega Colletti, «da operai di calzaturifici che vedono arrivare da assemblare in fabbrica tacchi e suole da aziende sospette. Ovviamente queste segnalazioni verranno girate alla Procura della Repubblica che valuterà il da farsi. Abbiamo notato, però, sempre più in questi mesi che la paura fra i lavoratori del distretto di denunciare situazioni di palese illegalità è sempre minore. I lavoratori hanno la consapevolezza che non è con l’abbassamento del costo del lavoro che si riesce a battere la concorrenza di mercati come quelli asiatici».

Intanto Filctem chiede ad Acrib di accelerare sulla questione del marchio Made in Riviera del Brenta Il marchio Made in Riviera serve, per certificare la filiera e la qualità del prodotto. Lo strumento quando a disposizione di ogni azienda servirà ad attestare sui mercati un prodotto etico e a regola d’arte secondo i criteri e i requisiti richiesti. Da tre anni tutto è fermo per pastoie burocratiche. Quello del distretto calzaturiero della Riviera è un patrimonio fatto di 800 imprese regolari, 11.000 posti di lavoro e una produzione industriale annua pari a circa 1,9 miliardi.

Sulla questione della contraffazione del prodotto “made in Riviera”, nei mesi scorsi è intervenuto anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, impegnatosi per una legislazione che tuteli il “made in Italy” con più forza.

(a.ab.)

 

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