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«È inutile»: centinaia di ragazzi al sit-in nel giardino di Stefanini e Gritti, poi corteo nel quartiere Pertini

La preside vieta il rientro in classe: «Sono le regole, dopo la seconda ora serve la giustificazione»

Prima il sit-in nel cortile della scuola, poi la manifestazione lungo le strade del quartiere Pertini: mobilitazione ieri mattina degli studenti dell’istituto Gritti e del liceo Stefanini per protestare contro la costruzione della cosiddetta Vallenari bis, la strada che passerà a poche decine di metri dalla loro scuola, e che rappresenta la premessa di un’importante lottizzazione che vedrà costruire una seria di palazzine.

Un intervento da 17 milioni di euro funzionale all’espansione delle zone residenziali Bissuola Nord e Bissuola Sud per 4000 nuovi abitanti potenziali: questi almeno erano i piani dell’amministrazione, prima dello scoppio della crisi immobiliare.

Intanto i lavori per la strada sono partiti. Gli studenti però la ritengono un’opera costosa e inutile e hanno deciso di far sentire la loro voce. Così, oltre ad aver raccolto oltre 1.500 firme, ieri hanno deciso di manifestare, spingendosi a togliere i picchetti che un paio di mesi fa erano stati piantati nel cortile della scuola proprio per delimitare l’area del cantiere e il sedime della strada.

La nuova strada collegherà via Vallenari a viale Vespucci, sarà lunga 1.900 metri e costituito da una corsia per ogni senso di marcia, con 7 rotonde. Il progetto prevede inoltre un ponte sul canale Osellino, che consentirà alla nuova strada di innestarsi sull’incrocio esistente di via Sansovino e viale Vespucci.

«È un’opera inutile, la grande opera di Mestre», spiega Enrico Medulli, per il collettivo degli studenti del Gritti, «e noi studenti non vogliamo venga realizzata. È una strada pensata molti anni fa, e che ora è inutile. Non si possono buttare via così 17 milioni, mentre vengono tagliati i fondi per la cultura e i servizi sociali».

Alla manifestazione di ieri hanno partecipato alcune centinaia di studenti. Molti di loro saranno anche in centro storico a Venezia sabato 9 maggio per la manifestazione organizzata contro le grandi opere e contro il passaggio delle grandi navi in laguna.

«La Vallenari bis non passerà», ribadiscono i ragazzi, «e noi siamo pronti a metterci in mezzo per bloccarla».

A essere bloccati ieri però sono stati alcuni di loro, in particolare gli studenti del Gritti che si sono visti negare l’accesso in classe. «Non ne capiamo il motivo, ci è stato impedito il diritto all’istruzione».

La preside Emanuela Cechettin è stata irremovibile, e lo ha spiegato agli studenti. «Non contesto il fatto che abbiamo deciso di manifestare, ne prendo atto. Ma il regolamento della scuola prevede che dopo la seconda ora si possa entrare in classe solo con la giustificazione dei genitori. Purtroppo è stata veicolata l’idea che questa giustificazione non fosse necessaria, e invece non era così. Quindi gli studenti che ne erano sprovvisti (la maggior parte, ndr), sono stati invitati a tornare a casa e a presentarsi il giorno successivo con la giustificazione. Le regole vanno rispettate: vale per chi ha mal di denti e anche per chi protesta e manifesta».

Francesco Furlan

 

Treviso, il Minuetto ko per il peso eccessivo. Scoppia la rivolta: cori dei pendolari contro la Regione

TREVISO – Alla faccia dell’annuncio fatto appena due giorni fa di nuovi treni, nuovi orari, nuovi servizi sulle linee ferroviarie venete, ieri mattina in stazione a Treviso si è consumata l’ennesima passione dei pendolari. Mancavano pochi minuti alle otto quando alla banchina numero 6 è arrivato il treno da Sacile per Venezia.

Tutti aspettavano i vagoni a doppio piano, gli unici necessari a caricare la grande quantità di pendolari che a quell’ora viaggiano sulla tratta, invece al loro posto sono arrivati quattro “blocchi” di uno dei nuovi convogli monopiano ideati per il “metrò di superficie”, che offriva però meno della metà dei posti dei treni a due livelli. Risultato? Stupore generale, sfottò, e corsa ad accaparrarsi un posto. Il treno a seguire infatti viaggiava con circa 20 minuti di ritardo lasciando tutti senza alternative.

I pendolari si sono stivati dentro i vagoni come solo loro hanno purtroppo imparato a fare lasciando però sul marciapiede decine di viaggiatori che materialmente non riuscivano più a salire.

«Una situazione bestiale» racconta Romeo, uno dei pendolari rimasti a terra, «degna di un paese del terzo mondo, altro che magico Veneto». Ma i guai non erano ancora finiti. Già, perchè stavolta a voler confermare quanto possa essere vergognosa la vita dei pendolari ci si è messa la tecnologia del nuovo treno caricato oltre misura ed andato letteralmente in tilt a causa del sovrappeso. Quando tutti si aspettavano la chiusura delle porte e la partenza del treno (che sarebbe arrivato a Mogliano incapace di far salire chiunque) non si è mossa foglia per la bellezza di venti minuti; venti minuti di rabbia che saliva sempre più, caldo, nervi tesissimi. Quando erano quasi le 8.20 è arrivato il capotreno a spiegare: «Il treno non parte, troppo carico, il sistema elettronico ha bloccato tutto».

Ed è stata bagarre. I pendolari a bordo sono dovuti scendere per scaricare il convoglio e riunirsi a quanti erano rimasti in banchina e lì la rabbia è esplosa in una serie di cori e proteste contro la Regione, l’ex assessore Chisso (finito in manette per lo scandalo Mose), Trenitalia. Urla e grida fra cui «vergogna» è l’unica riportabile.

Ci sono voluti alcuni minuti – e pure il passaggio della Polfer – per riportare la calma sui binari dove nel frattempo (con ritardo) era arrivato l’altro treno per Venezia dove si sono precipitati in tanti consci che non vi fossero altre possibilità.

(f. de w.)

 

Presidio dei lavoratori e dei sindacati davanti al centro commerciale

«Protestiamo contro la scelta unilaterale del gruppo di dichiarare gli esuberi»

I lavoratori di Auchan, solidali con lo sciopero nazionale, incrociano le braccia contro i licenziamenti. Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascat Cisl, sabato mattina a partire dalle 9 saranno a fianco ai lavoratori dell’ipermercato, che sulla scorta della linea nazionale del marchio, ha annunciato 65 esuberi nel punto vendita di Mestre. Sabato è previsto un presidio.

«Lunedì si sono svolte le assemblee con i lavoratori», scrivono i sindacati, «nell’ipermercato di Mestre vengono dichiarati 65 esuberi, tutti semplici addetti con l’esclusione dalla procedura di capi reparto, capisettore, settore staff e servizi e settore direzione. Una decisione prepotente e autoritaria. Dopo quasi 7 anni di crisi economica, le scelte sbagliate da parte del management aziendale vengono fatte ricadere sui semplici addetti, che già molto hanno dato per attenuare il calo di fatturato».

E ancora:«Negli ultimi anni la direzione ha disdetto ogni forma di accordo e prassi interna, a partire dal riconoscimento delle pause retribuite, perché ciò avrebbe permesso di recuperare produttività. Ma non era sufficiente. Di seguito l’accordo su un contratto di solidarietà di un anno, tra l’altro usato pochissimo e interrotto per permettere i lavori di ampliamento del centro commerciale».

Precisano: «Il centro commerciale “Porte di Mestre” nonostante la ristrutturazione sta risentendo della crisi dei consumi nel territorio, ma fino a qualche mese si assumevano lavoratori per coprire i presidi necessari. Perché improvvisamente una dichiarazione di 65 esuberi?».

Chiariscono le sigle sindacali: «Questa situazione è figlia della rottura delle trattative a livello nazionale, dove a fronte del rifiuto da parte di Filcams Fisascat e Uiltucs di accettare le richieste avanzate, si è registrata non solo la volontà di Auchan di disdire unilateralmente il contratto integrativo ma addirittura di aprire una procedura di licenziamento collettivo nel territorio nazionale. Detto fatto, prima disdetta del contratto integrativo e poi apertura della procedura di mobilità di tutto il gruppo».

I sindacati non ci stanno: «Nella procedura si dichiara che questi esuberi sono da considerarsi strutturali, anche se l’ipermercato è stato modificato e il centro commerciale raddoppiato. Nonostante tutto sia cambiato dal 2013, si dichiara la certezza che gli ammortizzatori sociali non sarebbero utili. E non si discute delle liberalizzazioni degli orari di apertura, che rappresentano solo maggiori costi di esercizio senza aumento delle vendite».

Da qui lo sciopero: «Protestiamo contro questa impostazione aziendale e respingere ogni forma di licenziamento unilaterale».

Marta Artico

 

Orsoni contro il partito che l’aveva sostenuto: attaccati alle poltrone, il mio più grande errore è stato fidarmi di loro

«Il Pd? Non è stato leale nei miei confronti, ha dimostrato allora di non saper essere classe dirigente. E non mi hanno mandato a casa, proprio per niente. Sono io che nel giugno scorso ho revocato le deleghe agli assessori». L’ex sindaco Giorgio Orsoni non vuole parlare delle sue vicende giudiziarie.

Una vicenda ancora aperta, un anno dopo la clamorosa inchiesta sul Mose che aveva portato a 34 arresti per corruzione e tangenti. E il sindaco in carica ai domiciliari per un presunto finanziamento irregolare prima delle elezioni. In attesa di sapere se e quando sarà celebrato il processo, Orsoni in questi mesi ha scelto il silenzio. Non commenta la sua vicenda giudiziaria, che aveva definito «incredibile».

«Parlerò alla fine», dice. Ma sulla politica ora non riesce a stare zitto. Il premier Renzi, domenica a Mestre per presentare la candidatura di Felice Casson a sindaco, era stato chiaro: «Purtroppo cambiamo in corsa perché hanno fallito».

Ce l’aveva con il sindaco, e anche con il Pd allora al governo. Sandro Simionato, vicesindaco di Orsoni e assessore al Bilancio, ricorda che «è stato il Pd a mandare a casa Orsoni».

«Questo non è vero», si infiamma l’ex sindaco, «la verità è attestata dalle cronache del giugno 2014, dove si può leggere della mia iniziativa di revocare le deleghe ai miei assessori».

Dunque è stato Orsoni a sciogliere il Consiglio comunale? «Certo. Dopo che avevo verificato il tradimento nei miei confronti». Sarebbe? «Io mi ero dimesso, potevano approvare il bilancio e poi andare a casa. Invece mi hanno scaricato. Non è stato un comportamento leale. Allora sono stati da me sfiduciati».

Lei non ha un buon giudizio sul partito che l’aveva sostenuto nella corsa a sindaco. «Proprio no. Molti di loro hanno dimostrato di essere attaccati alle poltrone. Ma senza essere classe dirigente. Una delusione».

Qualcuno in particolare? «Simionato si difende dalle critiche di Renzi sostenendo l’inverosimile. Mi pare che fosse lui l’assessore al Bilancio della giunta da me presieduta. Dovrebbe ritenersi in prima persona coinvolto nelle polemiche sulla difficile situazione finanziaria del Comune».

Colpa sua se il bilancio va male? «Dico che invece di attaccare me farebbe bene a occuparsi del ruolo che ha svolto per quattro anni come responsabile del Bilancio».

Resta quell’ombra, non soltanto giudiziaria, sul finanziamento del Consorzio Venezia Nuova. «Ho detto e dimostrerò che quei soldi non li ho mai avuti. Le spese sostenute per la mia campagna elettorale sono state in tutto 280 mila euro. Il resto non lo so. C’era un accordo chiaro, della campagna elettorale si è occupato il Pd. Io non avevo nemmeno un referente per le spese».

Pentito? «Tanti errori posso aver fatto nella mia vita. Il più grande è stato quello di fidarmi di questa gente».

Alberto Vitucci

 

CONSIGLIO DI STATO

Rifiuti pericolosi, via libera al revamping

Il Consiglio di Stato annulla la sentenza del Tar che aveva accolto il ricorso del Comune contro il progetto di “revamping”

MARGHERA – Via libera del Consiglio di Stato al “revamping” dell’impianto i trattamento di rifiuti pericolosi di Alles spa che era stato bocciato dal Tar – su ricorso presentato dal Comune di Venezia – che sospendendo gli effetti della delibera di autorizzazione concessa dalla Commissione regionale per la Valutazione dell’impatto ambientale (Via), nonostante il parere contrario votato all’unanimità in Consiglio regionale, nel Consiglio comunale di Venezia e quello della Provincia.

La sentenza pubblicata ieri, accoglie il ricorso presentato da Alles contro la sentenza del Tar Veneto del 10 luglio 2014 che aveva negato all’azienda del Gruppo Mantovani l’autorizzazione al potenziamento delle quantità e delle tipologie di rifiuti da trattare. I giudici del Tribunale amministrativo regionale (Tar) avevano riconosciuto «la fondatezza» del ricorso del Comune contro l’autorizzazione data ad Alles dalla Giunta regionale di Luca Zaia, sostenendo che «le modifiche progettate dal “revamping” prefigurano un diverso impianto che tratterà tipologie di rifiuti diverse da quelle già autorizzate, con l’utilizzo di differenti tecnologie e nuovi impianti ancora da realizzare».

Per il Tar il progetto di Alles ricade nell’area del Sito di Interesse Nazionale di Porto Marghera che deve ottenere anche l’assenso del ministero dell’Ambiente che aveva già diffidato Alles spa dal realizzare interventi che interferiscano con le matrici ambientali fino all’approvazione del progetto di bonifica, che non è ancora avvenuto».

Ma la sentenza della Quinta Sezione del Consiglio di Stato, ora ribalta e annulla quella del Tar , sostenendo che il progetto di “revamping” non configura l’utilizzo di un nuovo impianto e non necessita di nuove autorizzazioni, in quanto l’impianto di Alles attivo dal 1996 era già stato oggetto di una autorizzazione della Giunta regionale che consente di aumentare le quantità di rifiuti pericolosi trattate, smaltite e stoccate, consentendo di ampliare i Codici Cer di classificazione delle sostanze e dei rifiuti trattati di circa 4 volte le tipologie prime ammesse per il trattamento.

Sulla decisione del Consiglio di Stato, l’ex assessore alle Politiche Ambientali, Gianfranco Bettin ha dichiarato: «Il rammarico per questa sentenza che rappresenta una forzatura sconcertante ed è appena mitigato dal fatto che considera il progetto come relativo a un impianto già esistente e dunque circoscrive la questione alla mera richiesta di Alles e sembra perciò non aprire la strada a impianti nuovi. La mobilitazione deve, co0munque, continuare e le nuove amministrazioni comunale e regionale dovranno fare definitiva chiarezza, in favore, si spera, di una Porto Marghera moderna e sostenibile, non destinata a essere la pattumiera universale di rifiuti tossici e nocivi evocata dalle scelte della Regione in questi anni».

 

La Municipalità protesta

«Colpa del governatore Zaia per lui siamo una pattumiera»

MARGHERA «Questa sentenza, purtroppo fa il gioco del Gruppo Mantovani – commenta a caldo il presidente uscente della Municipalità di Marghera, Flavio Dal Corso – è in sintonia con la Giunta di Luca Zaia che aveva approvato il revamping di Alles accogliendo la richiesta della società dell’azienda del Gruppo Mantovani di potenziare la sua piattaforma per il trattamento di fanghi e rifiuti contenenti anche sostanze tossico-nocive e al potenziamento dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi».

«Il progetto di Alles – ricorda Dal Corso – è stato fortemente contrastato dalla Municipalità di Marghera in rappresentanza della comunità locale, oltre che dal Comune di Venezia, dalla Provincia, dal comune di Mira e dal Consiglio Regionale del Veneto che impegnava la Giunta regionale a revocare la delibera di autorizzazione. La Giunta di Zaia, invece, ha continuato a difendere in ogni grado di giudizio la sua delibera di autorizzazione all’azienda del Gruppo Mantovani, evidentemente per riaffermare Porto Marghera come polo di d’attrazione per tutte le attività pericolose e inquinanti, compreso lo stoccaggio, il trattamento e lo smaltimento di rifiuti civili e industriali, speciali, pericolosi e tossico-nocivi da tutto il Veneto e oltre».

«Per noi – conclude il presidente Dal Corso – Marghera deve essere un’area produttiva e non una pericolosa pattumiera. Ci auguriamo che le nuova amministrazione regionale cambi atteggiamento, vista la grave compromissione di molti suoi esponenti nello scandalo Mose per assicurare un futuro migliore e con attività ambientalmente compatibili con il nostro territorio già martoriato per anni con discariche e produzioni tossiche».

 

Affollamenti sulla tratta Venezia-Portogruaro. Conte: «L’orario cadenzato non funziona»

QUARTO D’ALTINO – Ritardi e sovraffollamento ieri mattina lungo la tratta Venezia-Portogruaro, tanto che il comitato pendolari ha messo in allarme i viaggiatori dalla sua pagina Facebook, per avvertirli di possibili disagi in varie ore del giorno, ma i maggiori problemi, si sono avuti al mattino.

«Prosegue il malfunzionamento della tratta», spiegano i comitati.

A intervenire sulla questione è anche il sindaco di Quarto e candidata in Regione con il Pd, Silvia Conte. «È dal dicembre 2013 che con il nuovo orario cadenzato il servizio ferroviario voluto dalla giunta Zaia-Chisso è peggiorato su alcune tratte, per esempio la Venezia-Portogruaro, ma anche la Venezia-Treviso, con la cancellazione delle prime corse del mattino, le ultime della sera, nei festivi e prefestivi. Già allora era stato promesso “gara subito”.

Nel frattempo, solo grazie alla tenacia di comitati pendolari e di sindaci e di associazioni, qualche modifica è’ stata introdotta, ma il livello del servizio è ancora molto lontano da quella metropolitana di cui parla Zaia come testimoniano le cronache».

E ancora: «Apprezzo gli sforzi di Trenitalia che per prepararsi a competere con la concorrenza sta investendo anche in Veneto. Rimane il dato che la Regione guidata dalla Lega non ha investito un euro aggiuntivo al fondo nazionale per il trasporto pubblico locale in tutti questi anni».

(m.a.)

 

Sabato corteo cittadino

VENEZIA «Liberiamoci da mafia e corruzione. Basta con le grandi opere: l’unica grande opera che vogliamo è il diritto alla casa e al lavoro». Sono già una cinquantina le associazioni e le organizzazioni politiche che hanno aderito alla manifestazione contro le grandi opere e le grandi navi dentro la laguna.

Appuntamento per sabato 9 maggio in campo Santa Margherita, poi corteo fino a campo Sant’Angelo dove ci saranno dibattiti e concerti.

Riprende fiato la polemica del Comitato «No Grandi Navi» e di Ambiente Venezia contro la presenza delle navi da crociera in laguna.

«Ci sono alternative praticabili, vogliamo dire basta», ripete il portavoce Luciano Mazzolin.

Tommaso Cacciari assicura che sarà una manifestazione tranquilla con larghissima partecipazione.

Non ci sono soltanto i comitati, ma associazioni per la difesa del territorio come Italia Nostra, Wwf, Lipu, LegaAmbiente, ma anche i Cobas, Beati i costruttori di pace, Centri sociali e Medicina Democratica. Ma anche i circoli veneziani del Pd, Sel, la Sinistra, i verdi e il Movimento Cinquestelle, VeneziaCambia e Venezia 2020.

Una grande manifestazione che secondo i promotori deve rilanciare il tema delle grandi navi fuori della laguna.

Domenica mattina al teatro Toniolo tre esponenti dei comitati hanno consegnato al premier Renzi, venuto in laguna per inaugurare il padiglione Aquae dell’Expo e per sostenere la candidatura a sindaco di Felice Casson, 70 mile firme raccolte su Internet.

Una battaglia che per i comitati va avanti da anni. Culminata nella manifestazione del 2012 quando ci furono denunce per il famoso «tuffo» nel canale della Giudecca al passaggio delle grandi navi. Denunciano anche l’inquinamento perché le navi tengono i motori accesi anche quando sono ferme in banchina. Anche ieri si vedeva uscire dai camini un fumo nero. Il progetto di cold ironing, cioè l’alimentazione da terra che dovrebbe consentire di spegnere i motori e ridurre l’inquinamento, non è ancora partito. Ci vogliono investimenti importanti. E prima di farli, Vtp vuole sapere «quale sarà il futuro della Marittima».

(a.v.)

 

Brugnaro vuole il vittorio emanuele, Casson il lido

«No al Contorta». Candidati sindaci (quasi) unanimi

VENEZIA – Sì alle crociere, no allo scavo del Contorta. I candidati sindaci sono in buona parte contrari al nuovo canale in mezzo alla laguna. E tutti molto critici sulla presenza delle navi a San Marco. Un tema che nessuno, nemmeno gli operatori portuali, ormai mette in discussione. Il problema è come realizzare in tempi rapidi un’alternativa.

«Nessuno vuole andare contro la crocieristica», dice Felice Casson, candidato sindaco del centrosinistra, «ma noi siamo contrari allo scavo di un canale distruttivo. Esistono alternative pronte come il Lido che possono dare anche nuovi posti di lavoro».

Per mantenere le navi in Marittima ma senza scavare il Contorta si schiera Luigi Brugnaro, candidato del centrodestra. «Quando ero presidente di Confindustria avevo proposto di fare arrivare le grandi navi attraverso le Tresse e il Vittorio Emanuele», dice, «ma la Marittima deve restare».

Favorevole alle grandi navi Francesca Zaccariotto, che vuole mantenere l’industria croceristica in laguna.

Per allontanarle dalla laguna e costruire un nuovo terminal si schiera invece Davide Scano, avvocato candidato sindaco per il Movimento Cinquestelle.

Prudente Gian Angelo Bellati, candidato della Lega, mentre il suo capolista Marco Sitran, del Movimento per la separazione di Venezia da Mestre, si è sempre schierato contro le navi in Bacino.

(a.v.)

 

Nuova Venezia – Ferrovia-Bus “Nel 2017 biglietto unico”

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5

mag

2015

Potenziate le linee Padova-Bassano, Mantova-Monselice, Venezia-Conegliano

Otto nuove corse stradali e sdoppiata la linea notturna fra Venezia e Portogruaro

Treni, un nuovo Vivalto

VENEZIA – A poche settimane dalla chiamata alle urne la Regione riprende in mano la patata bollente del trasporto pendolare: ieri mattina, nel palazzo Grandi Stazioni di Venezia, è stato presentato il nuovo programma del trasporto pubblico veneto, che intende unificare biglietti e tariffe di autobus, treni e vaporetti entro due anni.

Il governatore Luca Zaia, l’assessore Elena Donazzan e l’amministratore delegato di Trenitalia Vincenzo Soprano hanno inoltre inaugurato un nuovo treno a due piani «Vivalto», firmato la proroga per la gestione dei servizi al gruppo ferroviario e illustrato le prossime modifiche negli orari regionali.

«Questo è un giorno importante per tutti i pendolari» ha esordito l’assessore Donazzan « il coronamento di un percorso i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: abbiamo identificato le criticità e siamo subito intervenuti, migliorando i treni, aumentando i posti e le corse. Abbiamo stanziato 52 milioni per due nuovi centri di manutenzione, investito sulle locomotive diesel e reso gratuito il trasporto per le forze dell’ordine e l’esercito, allo scopo di aumentare la sicurezza sui convogli; ora con il biglietto unico siamo al punto di non ritorno per migliorare il trasporto, è stato acquistato il sistema di interoperabilità che consentirà entro 10 mesi di utilizzare una sola tessera per caricare i ticket di autobus, treni e vaporetti ed entro due anni anche le tariffe saranno unificate».

«Non è facile occuparsi di 160mila viaggi al giorno, quanti sono quelli nella tratta veneta» ha fatto eco lo stesso Zaia «ma già con l’orario cadenzato abbiamo ottenuto grandi risultati: oggi i pendolari non devono neanche più guardare i tabelloni, possono raggiungere i binari ad occhi chiusi sapendo già quando passerà la prossima corsa. Adesso vogliamo dare risposte alle esigenze dei lavoratori che magari viaggiano la notte e che rientrano nel dieci per cento dei treni non coperti dal cadenzamento. Sono infine in arrivo 250 carrozze riqualificate e 20 «Vivalto» nuovi di zecca, per avere un parco macchine finalmente adeguato».

Regione e Trenitalia hanno poi comunicato i potenziamenti previsti nelle prossime settimane: due nuovi treni fra Bassano e Padova al sabato mattina (il primo in partenza alle 10.40 dal comune vicentino, il secondo alle 12.16 dal capoluogo patavino); saranno ridotti i tempi di percorrenza dei treni sulla Mantova – Monselice per rendere più agevole l’interscambio con i regionali veloci della Venezia – Bologna, e tutti i regionali veloci della tratta Venezia-Conegliano-Sacile fermeranno a Preganziol, che sarà quindi servita da 83 treni al giorno; i regionali 10000, 10001 e 10005, ora disponibili solo da lunedì a venerdì, circoleranno tutti i giorni, mentre i regionali 5818/9 e 5844/5 partiranno anche di sabato. Dal 14 giugno, infine, i regionali 2876, 2875, 20489, 20490 e il bus VE708 circoleranno anche nel periodo estivo. Sono inoltre state istituite otto nuove corse stradali, è stata sdoppiata e velocizzata la corsa notturna fra Venezia e Portogruaro: uno dei bus collega direttamente, via autostrada, il capoluogo lagunare con San Donà di Piave, per poi proseguire fermando normalmente in tutte le stazioni eccetto Lison.

Giacomo Costa

 

Ieri allo Squero monumentale il regista Emilio Briguglio ha diretto le riprese ambientate al mercato

DOLO – Lo Squero monumentale in piazza Cantiere a Dolo ha ospitato ieri le riprese del film “Una nobile causa” del regista padovano Emilio Briguglio, prodotto da Running Tv con il sostegno della Regione Veneto.

Nel “salotto di Dolo” erano presenti i protagonisti Giorgio Careccia e Rossella Infanti che, assieme all’attore Massimo Bonetti, sono stati impegnati con le scene che avevano come sfondo il mercatino rionale. Per questo sono stati allestiti dei banchi di frutta e verdura con la collaborazione della Coldiretti, un banco del pesce e degli stand con prodotti artigianali.

Il set cinematografico ha attirato la curiosità di molte persone che hanno assistito, in religioso silenzio, alle riprese scattando numerose fotografie. Anche alcuni turisti, che stavano visitando il centro storico di Dolo, si sono fermati ad osservare la registrazione delle scene.

Le riprese vedranno protagonista ancora il centro di Dolo. Questa mattina si riprenderà nuovamente allo Squero nel quale si terranno altre scene riguardanti il mercato, poi toccherà agli interni che avranno come location l’istituto bancario presente in piazza Cantiere e poi lunedì ci saranno delle riprese all’interno degli storici Molini di Dolo.

Il film, che ha tra gli attori anche Francesca Reggiani, Simona Marchini, Roberto Citran, Nadia Rinaldi e Massimo Foschi, è una commedia drammatica che vuole esplorare, con consapevolezza e una vena di lucida ironia, le storie e le vite di quanti cadono nella compulsività del gioco d’azzardo.

Nelle scorse settimane si sono svolte scene ambientate in villa Foscarini Rossi a Stra e in villa Mioni a Sambruson di Dolo, mentre a breve si gireranno degli “interni” al teatro Verdi e in villa Italia a Padova e in un albergo di Abano Terme.

Giacomo Piran

 

Svolto il sorteggio sul posizionamento dei simboli e dei candidati

DOLO – Sono state ammesse tutte le sette liste presentate per le elezioni comunali di Dolo di fine maggio. Sabato sera si è svolto anche il sorteggio per il posizionamento delle liste e dei candidati nella scheda elettorale.

Questo è l’ordine di inserimento: Alberto Polo (Dolo Democratica), Antonio Di Luzio (Lega Nord), Elisabetta Ballin (Dolo è Tua), Marco Cagnin (Dolo per Fare), Maddalena Gottardo (Maria Maddalena Gottardo Sindaco), Giorgio Gei (Il Ponte del Dolo), Valentina Peruzzo (Movimento 5 Stelle).

Nel frattempo in vista delle elezioni le tre parrocchie del Comune di Dolo hanno promosso degli incontri, stasera e lunedi prossimo alle 21 nel patronato di Dolo, nei quali si confronteranno sulla partecipazione alla vita democratica locale alla luce della dottrina sociale della Chiesa. Si tratta di un percorso di formazione messo a punto dai consigli pastorali delle comunità cristiane di Arino, Dolo e Sambruson, in sinergia con l’ufficio della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Padova guidato da don Marco Cagol. Gli appuntamenti saranno coordinati da Maurizio Padovan, direttore del centro di ricerca e formazione Giuseppe Toniolo. Il primo incontro avrà come tema “I corpi intermedi e la qualità della democrazia”. «Una proposta formativa di particolare interesse», spiegano dalle parrocchie, «aperta a tutta la cittadinanza, rispondente anche agli indirizzi pastorali di papa Francesco».

Giacomo Piran

 

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