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GRANDI NAVI »GLI OCCHI DEL MONDO PUNTATI SUL BACINO

Paolo Costa (Porto): «Il tempo stringe, attendiamo indicazioni politiche, poi saranno gli enti competenti ad attuarle»

 

LE CIFRE

7 Idee

I PROGETTI ALTERNATIVI AL PASSAGGIO DELLE GRANDI NAVI PRESENTATI ALLA CAPITANERIA. DUE RIGUARDANO LO SCAVO DI NUOVI CANALI IL CONTORTA, PROPOSTO DALL’AUTORITÀ PORTUALE E IL “RETROGIUDECCA”, PROPOSTO DA VTP). UNO RIGUARDA L’USO DI BANCHINE A MARGHERA, QUATTRO IL NUOVO PORTO PASSEGGERI IN BOCCA DI LIDO.

2 Milioni

I PASSEGGERI DELLE CROCIERE SBARCATI A VENEZIA NEL 2013. UNA CRESCITA ESPONENZIALE NEGLI ULTIMI ANNI. MA PER L’ANNO PROSSIMO È PREVISTO UN CALO DI PASSEGGERI DEL 10 PER CENTO. 96.000 LE TONNELLATE SI STAZZA MASSIMA FISSATE DALLA CAPITANERIA DI PORTO PER I PASSAGGI IN CANALE DELLA GIUDECCA NEL 2015. MA VTP E OPERATORI HANNO FATTO RICORSO AL TAR, CHE HA SOSPESO IL PROVVEDIMENTO.

40.000

LE TONNELLATE DI STAZZA MASSIMA FISSATE DAL DECRETO CLINI PASSERA DI DUE ANNI FA, DOPO IL NAUFRAGIO DELLA COSTA CONCORDIA. IL DIVIETO DI TRANSITO NELLE ZONE SENSIBILI AVEVA ESCLUSO VENEZIA IN ATTESA DELLE SOLUZIONI ALTERNATIVE.

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«Che si convochi il Comitatone dopo tre anni è un fatto positivo. Ma questa è la terza volta che si tenta una soluzione e non ci si riesce. Il tempo stringe, e se non arrivano segnali il problema si risolverà da solo». Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa commenta con freddezza la notizia che il premier Renzi ha deciso di convocare per mercoledì a Palazzo Chigi la riunione del Comitatone per decidere sulle grandi navi.

Una richiesta avanzata dal sindaco Giorgio Orsoni e dai senatori del Pd, che il Porto non ha mai sostenuto con entusiasmo. Perché a differenza del Comune, l’Autorità portuale va ripetendo che non tutte le alternative al transito delle grandi navi davanti a San Marco sono possibili. L’unica praticabile in tempi brevi è lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo. «Va bene che il Comitatone affronti il problema, ma speriamo che se ne parli in modo complessivo. Ad esempio dando certezze anche per la realizzazione del porto off shore. In ogni caso le indicazioni politiche dovranno essere realizzate dagli enti che ne hanno competenza». Temi già affrontati nell’ultima riunione del Comitatone, il 21 luglio del 2011 (governo Berlusconi). Ma adesso il primo punto è quello delle navi da crociera. Gli occhi del mondo sono puntati su Venezia e sul governo per risolvere un problema diventato quasi un’emergenza dopo l’aumento delle dimensioni e dei passaggi delle grandi navi. Anche il Porto ha capito che le navi dovranno andarsene da San Marco. Ma insiste affinché sia «salvata la Marittima». Milioni di euro di investimenti che hanno fatto dello scalo veneziano uno dei più importanti del Mediterraneo. E per continuare ad arrivare in Marittima, la soluzione migliore secondo il Porto, resta quella dello scavo del nuovo canale, che metterebbe in collegamento la Stazione passeggeri con il canale Malamocco Marghera.

Una ricetta che il Comune non condivide. «Non dobbiamo scavare nuovi canali», ammonisce il sindaco Giorgio Orsoni, «la soluzione immediata, di facile realizzazione, è quella di adattare le banchine di Margghera a ricevere qualche nave. Così si diminuirebbe subito il rischio e la pressione sulla città. Poi si può studiare un modo che per far arrivare le navi attraverso il canale Vittorio Emanuele, già esistente. Ma in laguna non si devono scavare nuovi canali».

Una tesi condivisa anche da Felice Casson, senatore veneziano del Pd autore di un discreto pressing nei giorni scorsi sul premier Renzi. «Sono soddisfatto che Renzi abbia deciso di avocare a sè la decisione convocando il Comitatone», dice Casson, «ribadisco che i principi che devono ispirare la decisione sono due: il confronto fra tutte le alternative sul tappeto e soprattutto il rispetto delle leggi esistenti. E dunque il divieto a scavare nuovi canali in laguna».

Confronto fra tutte le ipotesi che deve esser rispettato anche secondo il deputato pd Michele Mognato. «È positivo», dice, «che Renzi abbia accolto la richiesta del Comune di convocare il Comitatone». Navi fuori dalla laguna secondo il Movimento Cinquestelle. Che ha presentato con l’assessore Luciano Claut una sua proposta per realizzare la nuova stazione passeggeri a San Nicolò.

Alberto Vitucci

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manifestazione 7 e 8 giugno

L’appello a Renzi dei Comitati

Un appello a Renzi perché «lasci fuori le grandi navi dalla laguna». E l’annuncio di una grande manifestazione per il 7 e l’8 giugno. Il comitato «No Grandi Navi» affila le armi e annuncia una serie di iniziative. «L’attenzione deve restare alta», dicono, «le navi devono stare fuori della laguna, nuovi canali provocheranno solo altri danni». Intanto domani, lunedì, i comitati hanno convocato una conferenza stampa in municipio per illustrare i nuovi dati sull’inquinamento del fumo prodotto dalle navi che passano in bacino San Marco.

(a.v.)

 

Nuova Venezia – Grandi navi. Renzi convoca il Comitatone

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26

apr

2014

 

Mercoledì a Roma

Il premier Matteo Renzi ha convocato mercoledì prossimo, 30 aprile, il Comitatone. Il primo punto all’ordine del giorno sarà la questione grandi navi. Raccolto l’appello del sindaco Giorgio Orsoni, sul tavolo le alternative a San Marco.

Grandi navi, Renzi convoca tutti a Roma

Mercoledì il Comitatone, non si riuniva da tre anni. Soddisfatto il sindaco, ma il braccio di ferro si trasferisce a palazzo Chigi

VENEZIA. Un Comitatone per decidere sulle Grandi navi. Il premier Matteo Renzi accoglie la richiesta del Comune e convoca la riunione del Comitato interministeriale che non si riuniva da quasi tre anni. Mercoledì alle 15.30, nella Sala Verde di palazzo Chigi, l’organismo che si occupa di Legge Speciale e salvaguardia deciderà sul futuro delle grandi navi in laguna. Un «pressing» compiuto in prima persona dal sindaco Giorgio Orsoni sui suoi ex colleghi dell’Anci Matteo Renzi e Graziano Delrio. Alla fine è stato il sottosegretario alla presidenza Delrio a comunicare la convocazione ufficiale per la settimana prossima. «Sono molto soddisfatto», commenta il sindaco, «il presidente del Consiglio ci ha dato ascolto.

E finalmente si accende l’attenzione del governo su un tema serio e importante per la città, nella sede che la legge indica da sempre come unico luogo dove si devono prendere decisioni per la laguna. Al di fuori di chiacchiere, comunicati e manovre sottobanco. Tutto si dovrà decidere alla luce del sole». Un punto a favore del sindaco nell’ormai lunga polemica che lo oppone al Porto sulle alternative possibili al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. Che non significa però in alcun modo che il governo abbia deciso di sposare la sua soluzione alternativa, quella del terminal passeggeri a Marghera. «Ma a questo punto», continua Orsoni, «io spero che le proposte che partono dalla verità siano quelle favorite. Intanto si è preso atto che c’è un problema e che questo va risolto con soluzioni transitorie che riducano i passaggi e dunque i rischi e l’impatto. E poi con soluzioni definitive».

Norme. Ma tutto, per il sindaco, «dovrà essere all’interno delle normative urbanistiche». «Non si dovranno scavare nuovi canali», conclude il sindaco. Come far passare la proposta Marghera senza penalizzare la Marittima? «Il Piano regolatore portuale in vigore», spiega Orsoni, «prevede che le grandi navi entrino dal canale Malamocco Marghera ed eventualmente arrivino in città attraverso il canale Vittorio Emanuele. Ecco, nel caso potremmo approfondire questa soluzione. Ma nuovi canali assolutamente no». La partita si sposta adesso a palazzo Chigi. Decisione che Renzi aveva già preso la settimana scorsa, dopo il pressing su di lui dei senatori del Pd Zanda e Casson. «Se i ministri forzano sull’ipotesi Contorta siamo disposti a votare contro», avevano detto in sostanza i due esponenti del Pd. Maurizio Lupi (Infrastrutture) del Nuovo centrodestra e Luca Galletti (Ambiente, dell’Udc) avevano concordato una procedura affidata alla Legge Obiettivo, con evidente preferenza per la soluzione richiesta dal Porto, cioò lo scavo del nuovo grande canale Contorta Sant’Angelo. Ma adesso la questione è stata «avocata a sè» dal presidente Renzi. Si deciderà in Comitatone, dove peraltro i due ministri sono presenti e hanno diritto di voto, insieme a quello della Cultura (Dario Franceschini). C’è anche il governatore del Veneto Luca Zaia, che non fa mistero di preferire la soluzione proposta da Paolo Costa, cioè lo scavo del nuovo canale. Ma il sindaco non si preoccupa. «Sarà l’occasione», dice, «per mettere sul tavolo tutte le proposte e scegliere la soluzione che dà maggiori garanzie sul piano ambientale, economico e occupazionale». Si parlerà di grandi navi e anche di finanziamenti per il terminale off shore per le merci da un miliardo e mezzo di euro, che il porto vuole realizzare fuori dalla laguna. E di finanziamenti per la manutenzione e dello stato di avanzamento del progetto Mose. L’ultima riunione del Comitatone era stata convocata da Gianni Letta (governo Berljsconi) il 21 luglio del 2011. Da Roma quel giorno erano arrivati 630 milioni di euro per il Mose e 40 per la città.

I progetti. Sette progetti sul tavolo. Anche se il ministero delle Infrastrutture punta sui soli «in grado di mantenere lo scalo dei passeggeri nell’attuale Marittima», cioè o nuovi canali Contorta-Sant’Angelo e «retroGiudecca». Sarà dunque il Comitatone, l’organismo interministeriale istituito con la seconda legge Speciale, quella del 1984, a stabilire la strada da percorrere per realizzare al più presto, come chiede la città e come ha ribadito il Senato con un voto quasi unanime, il 5 febbraio, le alternative al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. Una riunione che in genere discuteva della distribuzione dei finanziamenti della Legge Speciale, progressivamente diminuiti dal 2002, quando il governo Belusconi istituì la legge Obiettivo, e con essa le procedure accelerate per le grandi opere. Da allora i finanziamenti della Legge Speciale sono finiti in gran parte al Mose, 5 miliardi di euro di cui la gran parte negli ultimi dieci anni per la realizzazione dell’opera. Per la manutenzione della città e i restauri i soldi sono arrivati con il contagocce. E il Comitatone non si è più riunito, l’ultima volta nel luglio 2011. Adesso il primo punto all’ordine del giorno sono le grandi navi. Con i progetti alternativi presentati. Il canale Contorta, il retroGiudecca, ma anche il nuovo terminal a Marghera e le quattro ipotesi di spostare la stazione passeggeri al Lido, davanti all’isola del Mose.

Alberto Vitucci

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VENEZIA – Il sindaco: «Vittoria del buon senso». Il Comitato del no: «Speriamo in decisioni sagge»

Grandi navi, la mossa di Renzi

Il premier convoca il Comitatone mercoledì 30 per cercare di trovare una soluzione condivisa

COMITATONE – Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ascoltato l’appello del sindaco e ha convocato il Comitatone con urgenza per mercoledì 30 aprile a palazzo Chigi. Si parlerà di alternative al passaggio delle grandi navi a San Marco.

I COMMENTI  «È una vittoria del buon senso – dice il sindaco Giorgio Orsoni, che temeva una decisione calata dall’alto – perché qualsiasi decisione che non sarebbe passata per il Comitatone sarebbe stata inaccettabile». Soddisfatti anche i No Grandi navi: «Speriamo che decidano saggiamente».

Il premier accoglie le richieste del sindaco. Mercoledì 30 la decisione sui percorsi della crociere in laguna

APPUNTAMENTO A ROMA – Dopo tre anni torna a riunirsi l’organismo che unisce Stato ed enti locali sulla Salvaguardia

Il sindaco Giorgio Orsoni alla fine ce l’ha fatta: il Comitatone si riunirà nel pomeriggio di mercoledì 30 e all’ordine del giorno ci saranno le alternative al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. A convocarlo è il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha recepito immediatamente la lettera inviata qualche giorno fa dall’ex collega veneziano per evitare di ritrovarsi di fronte a decisioni già prese a Roma all’insaputa non solo della città, ma anche del Parlamento. Che il timore fosse assai fondato non è un mistero, così come non è un mistero il fatto che – nonostante le belle parole sull’uguaglianza – fosse in corso una convergenza verso il progetto dell’Autorità portuale e benedetto dalla Capitaneria di porto, lo scavo del canale Sant’Angelo Contorta che in realtà è quello più osteggiato dalla città e dalle formazioni ambientaliste.
«Diciamo che è una vittoria del buonsenso – commenta serafico il sindaco, di ritorno da un Arsenale finalmente aperto alla gente e quindi super affollato – poiché qualsiasi decisione che non fosse passata per il Comitatone sarebbe stata una decisione inaccettabile».
Più volte il sindaco aveva richiesto una nuova riunione del Comitatone, ma finora senza esito anche a causa del cambiamento del quadro politico con quattro governi che si sono succeduti. Il 21 luglio 2011 Silvio Berlusconi era ancora a capo del Governo e allora Orsoni dovette battere i pugni sul tavolo e minacciare di votare contro i finanziamenti al Mose se non si fosse provveduto immediatamente a riattivare i fondi di legge Speciale. I famosi fondi che sono arrivati solo pochi mesi fa e che hanno consentito di far ripartire i lavori di manutenzione in città.
Ora – aggiunge Orsoni – confidiamo nel Comitatone, che è una sede più serena, affinché si possa arrivare ad una decisione il più possibile corretta».
Nella famosa lettera, il sindaco sollecitava il Governo anche a risolvere una volta per tutte la questione della “sovranità” sulle acque della laguna, oggi divisa tra cinque soggetti diversi.
«Una cosa per volta – conclude – all’ordine del giorno abbiamo le grandi navi. Intanto… accontentiamoci di questo e delle indicazioni che ne verranno fuori».
Soddisfazione è stata espressa dal Comitato No Grandi navi, che ha inviato anch’esso una lettera aperta al presidente del Consiglio..
«Speriamo che decidano saggiamente e non sulla spinta del ministro Lupi – commentano – che è totalmente schiacciato sullo scavo del Contorta. Orsoni, sostenendo la tesi di Marghera ha fatto però un errore diventando una parte e non avrà quindi quel margine di manovra che avrebbe avuto assumendo una posizione di terzietà».

Nuova Venezia – “Grandi navi, blocco per la Biennale”

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24

apr

2014

Il Comitato in assemblea ha deciso la linea dura. Tommaso Cacciari: il 7-8 giugno impediremo le partenze per tutto il giorno

Il sindaco Orsoni a giorni incontrerà il premier Matteo Renzi e Casson ricorda gli impegni del Governo. Lunapoppi (Italia Nostra) contrario al nuovo porto off shore in mare.

VENEZIA. «Il 7 e 8 giugno, in coincidenza con la Biennale d’Architettura, sarà blocco delle grandi navi. E non sarà un blocco simbolico, di qualche ora: le navi non devono partire per tutto il giorno. È la risposta che la città darà alla drammatizzazione del governo e del porto che vogliono accelerare sullo scavo del Canale Contorta». Tommaso Cacciari parla al termine dell’affollata assemblea del Comitato Nograndinavi, che ieri pomeriggio ha riempito l’aula magna della sede universitaria di San Sebastiano: la risposta è stata ferma e unitaria da parte delle molte anime del mondo “noNav”. E fino al giorno annunciato del grande blocco, un incalzare di iniziative, in quello che Luciano Mazzolin presenta come «un percorso di avvicinamento serrato al 7-8 giugno».

Così appello a tutti i parlamentari (italiani ed europei) «non solo per una simbolica presa di posizione contro le grandi navi»- per dirla ancora con Tommaso Cacciari – «per l’ennesima interpellanza parlamentare, ma perché siano in piazza con la città a manifestare e bloccare le navi». Da domani, striscioni e volantini alla tre giorni di apertura straordinaria dell’Arsenale, allo stand dell’Edizione Corte del Fontego. Lunedì 28, conferenza stampa con i risultati delle indagini di rilevamento sulla qualità dell’aria che il Comitato ha affidato a un gruppo di docenti universitari tedeschi. Ancora, presidio informativo alla Festa per Poveglia, a Malamocco il 4 maggio. Entro metà maggio, assemblea pubblica cittadina nuovamente in sala San Leonardo; il 27 maggio in pullman a Roma per la manifestazione nazionale organizzata da Comitato per l’acqua pubblica.

La “linea dura” arriva nel giorno in cui il sindaco Giorgio Orsoni comunica di avere in calendario «a giorni, un incontro con il presidente del Consiglio Matteo Renzi». La posizione del Comune è nota: opzione Marghera, «da subito, per due o tre giganti più grandi» e per le altre arrivo in Marittima attraverso il Canale Vittorio Emanuele lungo il ponte della Libertà, in opposizione allo scavo del canale Contorta voluto dall’Autorità Portuale o di un nuovo canale parallelo alla Giudecca (avanzato da Scelta civica e caldeggiato da Venezia Terminal passeggeri).

Ma il dibattito interno ai “NograndiNavi” sul “dopo” è aperto: ieri, il vicepresidente di Italia Nostra Paolo Lanapoppi ha scritto una lettera aperta, per prendere le distanze dal progetto alternativo di realizzare un nuovo porto off shore in mare. «Cari amici del Comitato no grandi navi, siete sicuri che le vostre energie siano spese bene quando sostenete che a Venezia le grandi navi da crociera devono essere alloggiate in una nuova banchina portuale tra il Cavallino e la punta del Lido a San Nicolò? Immaginate il traffico di lancioni e motonavi, taxi e mototopi da San Basilio a Sant’Elena e Cavallino quando 12 mila persone dovranno essere trasportate in andata e altrettante in ritorno, e poi i loro bagagli, le provviste, i rifiuti? Le navi da crociera forse fanno meno danni in Marittima, che in un porto artificiale tra due dighe».

«Diciamo che la soluzione De Piccoli è un ripiego», osserva la presidente Lidia Fersuoch, «le navi non vanno tolte dal bacino, come sostiene il Comune, vanno tolte dalla laguna, perché lo scavo di qualsiasi canale mette a rischio la monumentalità di quel bene immenso che è la laguna: sembra impossibile che il sindaco Orsoni non lo capisca. Serve un nuovo progetto di turismo, non assuefatto allo sfruttamento».

In un’intervista (pubblicata su Youtube) del Comitato NoGrandiNavi, il senatore Felice Casson ricorda dell’«atto vincolante per il governo» approvato dal Senato, per sottoporre a una valutazione tecnico-scientifica tutti gli scenari, anche «se il ministro Lupi sta cercando di forzare la mano, giocando sul tempo per evitare di dare modo ai cittadini di organizzarsi», «un conflitto istituzionale grave che si metta contro il Parlamento».

Roberta De Rossi

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Gazzettino – Grandi Navi, Orsoni va da Renzi

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23

apr

2014

Grandi navi, Orsoni scrive a Renzi: «Vengo a Palazzo Chigi»

SALVAGUARDIA Il sindaco ha inviato una lettera a Palazzo Chigi per spiegare la posizione del Comune

«Ho chiesto un incontro per discutere di traffici marittimi e dello “spezzettamento” delle acque lagunari»

NO NAVI – Oggi alla facoltà di San Sebastiano assemblea per dire no al Contorta

Non c’è da perdere tempo. E, tanto per evitare le intemerate di qualcuno (leggasi soprattutto ministri, “stoppati a livello parlamentare proprio quando avevano cominciato a vedere con troppo favore il progetto Contorta…), il sindaco Giorgio Orsoni ha deciso di mettere a segno un vero e proprio blitz sottoforma di lettera. Una missiva praticamente già pronta, manca solo qualche ritocco e poi sarà spedita. Probabilmente già oggi: destinatario Matteo Renzi, fermo posta Palazzo Chigi. Orsoni ha deciso la mossa (probabilmente confortato anche dal parere del “numero due” del Governo, l’amico Graziano Delrio, ora sottosegretario alla Presidenza del consiglio) per un vero e proprio “tu per tu” con l’ex collega fiorentino. «Così, finalmente – butta lì – riuscirò a spiegargli la situazione veneziana e quindi la nostra posizione. Mi auguro che Renzi mi convochi al più presto. Se così fosse sarei pronto anche ad andare a Roma già domani (oggi ndr)».
Di sicuro saranno parecchi gli argomenti all’ordine del giorno. Di certo ci sarà la possibilità di evidenziare alcuni temi cari al sindaco come il trasferimento alla Marittima, compresa la richiesta di una convocazione del Comitatone, oltre alla vicenda delle competenze sulla navigazione e la “proprietà” delle acque lagunari per “ricentrare” sul Comune competenze frantumate tra più enti.
E mentre oggi si terrà una nuova assemblea cittadina, nella facoltà di San Sebastiano a Ca’ Foscari, alle 17.30, con lo slogan “Fermare il Contorta con ogni mezzo” per l’ennesimo tentativo di chiamare a raccolta i veneziani, nel dibattito interviene l’urbanista Iuav, Carlo Giacomin, che rileggendo il testo del Decreto Clini-Passera del marzo 2012, sottolinea come si possa evincere che non vi sarebbe “alcun obbligo al mantenimento delle grandi navi in Marittima”. Dice Giacomin: «In tutto il Decreto qualsiasi cenno a luoghi o località precise fino alle quali garantire la possibilità di navigazione, tale garanzia non può che essere genericamente riferita a Venezia. In altre parole, con il Decreto si è stabilito niente affatto quale deve essere il luogo preciso finale di attestamento della navigazione, e neppure, implicitamente, che deve per forza essere il punto attuale “alla Marittima”. Si è stabilito solo che si deve garantire la raggiungibilità via mare di Venezia, e questo anche alle navi grandi e grandissime, senza però indicare fino a quale punto preciso del suo ambito, nè che tale punto deve pregiudizialmente essere dentro o fuori della laguna, rispetto alla quale, anzi, si riconosce -come unica motivazione a quella limitazione di traffico- “la sensibilità e vulnerabilità ambientale della laguna di Venezia”, tutta intera e non solo della città o del bacino di San Marco».

 

 

Il sindaco Orsoni all’attacco sulle grandi navi. Scrive al premier Renzi e chiede che il governo non prenda decisioni unilaterali sul tracciato alternativo, sollecitando la convocazione urgente del Comitatone. Sempre pronta l’ordinanza di blocco.

LA MARITTIMA E LE ALTERNATIVE » IL SINDACO ALL’ATTACCO

Grandi navi, la diffida spedita a Roma

Orsoni scrive a Renzi: «Non prendete iniziative unilaterali sulla laguna». L’ipotesi del terminal a Marghera resta in pista

Il Comune chiede di avere copia dei progetti alternativi e la convocazione urgente del Comitatone «Il pericolo esiste ancora», scrive il sindaco. Pronta l’ordinanza di blocco

Una diffida al governo «a non assumere unilateralmente alcuna decisione e iniziativa riguardante interventi all’interno della laguna». Il sindaco Giorgio Orsoni va all’attacco. Non considera affatto chiusa la partita sulle alternative al passaggio delle grandi navi in bacino San Marco dopo il vertice fra ministri. E si dice sicuro che «ogni decisione dovrà essere condivisa con il Comune». Ieri mattina ne ha parlato a lungo in giunta, quindi ha inviato la lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi e ai ministri Lupi, (Infrastrutture), Galletti (Ambiente) e Franceschini (Beni culturali), al Magistrato alle Acque, Capitaneria, Autorità portuale e Vtp. Cinque pagine che secondo Orsoni hanno un «valore politico ma anche legale». E costituiscono comunicazione di avvio del procedimento che potrebbe portare come prevede l’articolo 54 della legge 267 del 2000 a un’ordinanza urgente firmata dal sindaco. Non si placa la polemica. E la lettera-diffida spedita ieri a Roma pone alcuni punti fermi in vista della nuova riunione annunciata per la settimana prossima.

Il Comune chiede la convocazione urgente del Comitatone «per affrontare con leale collaborazione istituzionale i problemi della salvaguardia della laguna e della portualità». Chiede anche di avere copia di tutti i progetti alternativi presentati alla Capitaneria e di avere risposte dal governo sulle misure da adottare in regime transitorio e poi in via definitiva, per individuare le soluzioni alternative al passaggio davanti a San Marco. Questione sempre più urgente. Tanto che il sindaco ieri ha riproposto alla giunta l’ipotesi di firmare una ordinanza urgente per vietare il passaggio delle navi a tutela dell’incolumità pubblica e della sicurezza urbana. Ricordando l’ultimo incidente occorso in Marittima alla Msc Preziosa.

«L’ordinanza è pronta», dice Orsoni, «dipenderà da come andrà questa istruttoria». Sulle alternative, il ministero delle Infrastrutture in accordo con l’Ambiente, aveva annunciato mercoledì l’intenzione di procedere con le procedure speciali della Legge Obiettivo. E ieri che si dovranno esaminare «solo le via alternative che mantengano come destinazione finale la Marittima». Contorta e canale Retrogiudecca, dunque, e forse il terminal al Lido di De Piccoli. Ma niente Marghera, come proposta dal sindaco.

«Chi l’ha detto? L’ipotesi Marghera non è assolutamete esclusa», ha ribadito ieri il primo cittadino, «io resto convinto che si tratti di una soluzione alternativa che ha tempi rapidissimi, settimane o mesi, molto più rapida del Contorta. Due o tre grandi navi passeggeri potrebbero ormeggiare lì da subito. Ipotesi fattibile e realizzabile subito – anche senza attendere il Contorta, se si deciderà di farlo – che ingiustificatamente il Porto continua ad avversare».

Alberto Vitucci

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«Fermatevi o votiamo la sfiducia ai ministri»

I retroscena: la decisione sul canale Contorta era quasi presa. La telefonata di Zanda e Casson

Il «blitz» era annunciato da giorni. «Il governo ha deciso, si farà il canale Contorta con le procedure accelerate della legge Obiettivo». Non proprio quello che chiedeva il Comune, tutto il contrario delle richieste dei comitati. La prova di forza in atto da mesi tra il «Fronte del Porto» e il Comune si stava per risolvere. Ma nel pomeriggio è successo l’imprevisto. Il capogruppo del Pd in Senato Luigi Zanda e il senatore veneziano Felice Casson hanno chiamato al telefono i ministri delle Infrastrutture Maurizio Lupi e quello dell’Ambiente Luca Galletti.

«Siamo pronti a presentare la mozione di sfiducia contro i ministri che non rispettano le indicazioni del Senato», hanno detto, «insistendo senza aver valutato tutti i progetti sul tappeto si rischia un grave conflitto istituzionale». Perché il Senato ha votato al’unanimità, due mesi fa, l’invito al governo a mettere a confronto tutte le alternative. «Qual è il vero motivo per avventurarsi in uno scontro del genere?», si chiede Casson, «noi abbiamo chiesto e ottenuto che fosse alzato il livello della decisione». Che infatti è stato avocato alla Presidenza del Consiglio. Decisione salutata con soddisfazione dalla sottosegretaria ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni. Che non aveva sottoscritto il comunicato finale degli altri due ministri. Il Porto e Vtp hanno commentato con moderata soddisfazione. Sottolineando come il decreto originale (Clini-Passera) parli solo di «vie alternative» per accedere alla Marittima e non di «siti alternativi».

Le diverse soluzioni alternative si confrontano, e quella proposta dalla Duferco (terminal al Lido) potrebbe anche rientrare nel novero di queste perché «salvaguarda la Marittima». Ma il Comune insiste per Marghera, il Porto per il Contorta, nuova grande opera da centinaia di milioni di euro che consentirebbe alle navi di raggiungere l’attuale Marittima da Malamocco e non più dal Lido. Bisognerebbe però scavare un canale profondo due metri fino a quota dieci, allargarlo fino a 150. E depositare i fanghi scatai (milioni di metri cubi) nelle barene circostanti. «Opera illegittima», secondo gli ambientalisti. «Unica via per salvare le crtociere», secondo il Porto. E la battaglia si riaccende. I comitati «No navi» promettono battaglia e preparano un nuovo appello al presidente Renzi. Il Porto e Vtp tengono duro, e l’altro giorno all’inaugurazione del nuovo terminal 109-110 hanno convocato lavoratori e imprese. Il Pd non ha una posizione univoca, stretto fra Zanda-Casson e chi è disposto ad ascoltare di più le ragioni del Porto. «Occorre decidere in fretta comparando tutte le soluzioni», hanno detto ieri i due segretari comunali e provinciale Emanuele Rosteghin e Marco Stradiotto. La battaglia navale continua.

(a.v.)

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I TRANSITI IN BACINO »LA PAROLA AL GOVERNO

Caos grandi navi, ora deciderà Renzi

Braccio di ferro sul Contorta, per i ministri la Marittima resta un punto fermo. A fine mese vertice a palazzo Chigi

Zanda e Casson scrivono al presidente del Consiglio per chiedere il rispetto dell’ordine del giorno approvato dal Senato Intanto le Compagnie si ritireranno dal Bacino

VENEZIA. Sarà il presidente del Consiglio Matteo Renzi a dire l’ultima parola sul percorso alternativo al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco, in una riunione con i ministri competenti di Infrastrutture, Ambiente e Beni Culturali in programma la prossima settimana. Un percorso che dovrà comunque approdare – come avviene oggi per le navi da crociera – alla Stazione Marittima, tagliando fuori, a quanto risulta dalla nota congiunta dei tre Ministeri, altre possibili soluzioni come Marghera – caldeggiata dal Comune – o il terminal in Adriatico. Una decisione arrivata al termine di una giornata di tensione nel vertice sulle grandi navi organizzato al ministero delle Infrastrutture dal ministro Maurizio Lupi con il collega dell’Ambiente Gianluca Galletti e con il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni.

Già decisa l’adozione della legge Obiettivo per accelerare la scelta, il ministro Lupi ha cercato ieri di far passare subito come definitiva la scelta del progetto dello scavo del canale Contorta-Sant’Angelo – sostenuto dall’autorità Portuale – incontrando però l’opposizione nella stessa riunione dei Beni Culturali, con Borletti Buitoni, che ha chiesto un confronto più ampio tra le varie soluzioni progettuali proposte. Ma a pesare – quando comunque sembrava si “virasse” sul Contorta – è stata anche la mobilitazione del Pd con il capogruppo al Senato Luigi Zanda e il senatore Felice Casson che hanno scritto a Renzi ricordando la risoluzione del Senato che vincolava il Governo a un vero confronto tra tutti i progetti. Il comunicato finale emesso dai tre ministri esprime, nella conclusione, questa determinazione, seguita all’intervento di Renzi. «La presidenza del Consiglio – si legge nella nota – convocherà per la fine della prossima settimana una riunione con i tre ministeri coinvolti al fine di individuare la soluzione definitiva per il percorso alternativo per raggiungere la Stazione Marittima e dare così piena attuazione alla legge Clini-Passera». Trattandosi di percorsi alternativi per raggiungere la Stazione marittima, sembrano restare in piedi, oltre al Contorta, la “tangenziale” alle spalle del canale della Giudecca – sostenuta dalla Venezia Terminal Passeggeri – ma anche lo scavo del canale Vittorio Emanuele, soluzione alternativa a Marghera, comunque gradita al sindaco Giorgio Orsoni.

Dalla riunione ministeriale di ieri sono comunque scaturiti risultati significativi, con la conferma della riduzione dei passaggi delle navi da crociera, al di là della sentenza del Tar sul ricorso della Venezia terminal passeggeri. «Si è preso atto di un impegno della Clia (Cruise Lines International Association) – si legge nella nota congiunta dei tre Ministeri – con il quale l’associazione delle Compagnie di navigazione fa volontariamente e unilateralmente proprie le disposizioni della Capitaneria di Porto sulle restrizioni imposte al transito delle grandi navi nel bacino di San Marco, sospese recentemente dal Tar. In particolare: di anticipare al 2014 il blocco del passaggio delle navi con stazza lorda superiore alle 96 mila tonnellate non passeranno più dal Bacino di San Marco e dal canale della Giudecca. Da subito le Compagnie si impegnano a impiegare carburanti per uso marittimo con tenore di zolfo non superiore allo 0,1 per cento in massa, dall’ingresso e per tutta la permanenza in Laguna. La riduzione già dal 2014 dei transiti delle navi da crociera di oltre 40 mila tonnellate nel canale della Giudecca».

Enrico Tantucci

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LE REAZIONI- Orsoni: «Non si può decidere senza coinvolgere la città»

Soddisfazione e disappunto. Sono i due sentimenti contrastanti espressi dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni dopo la riunione ministeriale sulle grandi navi. Orsoni «prende atto positivamente della disponibilità di Clia per la limitazione dei passaggi delle grandi navi. Ma «manifesta tuttavia il più profondo disappunto per aver appreso che si intende procedere con l’assunzione di una decisione su un tema tanto delicato per la vita della Città di Venezia senza coinvolgere i suoi rappresentanti, ancorché essa sia stata demandata a una riunione presso la Presidenza del Consiglio».

Orsoni ricorda «che la Legge speciale per Venezia attribuisce la competenza di coordinamento e relative scelte strategiche in ambito lagunare, al Comitatone». È quella, per Orsoni, la sede in cui dovrebbe essere deciso quale percorso alternativo al passaggio dal Bacino di san Marco dovrà essere scelto per le navi da crociera. «Positivo il segnale che giunge dagli armatori», commenta il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, «a cui chiedo anche di evitare di far transitare per Venezia navi vecchie e quindi meno sicure. Procederemo in tempi brevissimi con la scelta del percorso alternativo per assicurare “agibilità” ambientale e tutelare l’economia turistica».

«Venezia non può più aspettare», dichiara il ministro Lupi, «il fattore tempo è decisivo. La disponibilità delle Compagnie è in questo senso positiva per un periodo transitorio, ora dobbiamo assumerci come governo la responsabilità di una soluzione definitiva».

«Per il ministero dei Beni e delle Attività Culturali», dichiara il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, «è fondamentale liberare il bacino della Giudecca ed il canale di San Marco dai passaggi invasivi delle grandi navi. Venezia e la laguna devono essere tutelate in quanto patrimonio dell’umanità. Confidiamo nell’azione della presidenza del Consiglio che già la prossima settimana convocherà una riunione con i tre ministeri coinvolti per individuare altre soluzioni e dare così piena attuazione alla legge Clini-Passera».

«Sono lieto», dichiara il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, «che le compagnie di navigazione crocieristica abbiano accolto l’invito ad accettare in forma volontaria le limitazioni al traffico. Sono ancor più lieto perché oggi il Governo ci conferma che entro il 2016 avremo una via d’acqua alternativa per arrivare in Marittima senza passare davanti San Marco». «Che le compagnie di navigazione fossero ben disposte a collaborare», è il parere del presidente di Confindustria, Matteo Zoppas, «accettando volontariamente di rispettare il regime transitorio definito dal decreto Clini-Passera, era stato chiaro fin dall’inizio. Ma di “transitorietà” deve trattarsi».

(e.t.)

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Malamocco. Varato l’ultimo dei nove cassoni del Mose

Nelle prossime settimane la barriera prevista alla bocca di Porto sarà completata

È stato varato ieri alla bocca di porto di Malamocco, l’ultimo dei nove cassoni di soglia della barriera di Lido-San Nicolò. I cassoni di soglia conterranno le 20 paratoie previste per la barriera di Lido-San Nicolò: sono alti 11 metri, con una base di 45,5 metri per 60 metri. Su ognuno saranno agganciate le paratoie a gruppi di tre, ma c’è anche un alloggiamento più piccolo per due sole paratoie. Nelle prime ore di oggi, il cassone inizierà il suo viaggio, trainato da appositi rimorchiatori per arrivare alla bocca di porto del Lido, durante la «stanca di marea» prevista per le 14. Qui, a seguire, le operazioni di connessione alle ancore e le attività di posa: il cassone sarà calato verso il fondo e posizionato nello scavo, dove sono stati installati e giuntati fra loro i precedenti sette cassoni dei nove previsti. Il posizionamento e il fissaggio sul fondo non consentono nessuna tolleranza di condizioni meteo: anche la minima onda rischia, infatti, di compromettere l’operazione. Nelle prossime settimane, la barriera sarà completata con l’arrivo del secondo cassone di spalla.

 

Gazzettino – Venezia. Grandi navi, e’ guerra Orsoni-Governo

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18

apr

2014

VENEZIA – Intanto le compagnie si impegnano a limitare volontariamente i transiti in Bacino San Marco

I ministri: il percorso alternativo arriverà in Marittima. Il sindaco: «Noi scavalcati, già inviata una diffida»

IL GOVERNO – Roma ha deciso: le crociere arriveranno in Marittima e alla fine della prossima settimana il presidente del Consiglio dirà anche con quale percorso. È il frutto della riunione di ieri tra i ministri delle Infrastrutture, dell’Ambiente e dei Beni culturali.

IL SINDACO – E il sindaco Giorgio Orsoni va alla “guerra” annunciando di aver deciso di aver inviato un atto di diffida ai ministeri competenti: «Non si decide sulla testa dei veneziani. Chiedo ed esigo la convocazione immediata del Comitatone»

LA RIUNIONE – Vertice a Roma tra ministri. Galletti: «Stop a navi vecchie»

LA DECISIONE – Dopo Pasqua la scelta del progetto alternativo

Il Governo: «Crociere in Marittima»

Le compagnie accettano di estromettere i colossi dal Bacino e dalla Giudecca e di ridurre le emissioni

Le compagnie di crociera si adeguano volontariamente al decreto della Capitaneria di Porto sospeso dal Tar, ridurranno da subito il transito in Bacino alle navi di stazza superiore alle 40mila tonnellate e ad eviteranno il passaggio di quelle sopra le 96mila, come aveva anticipato il presidente del Porto, Paolo Costa, al Gazzettino nelle settimane scorse. Inoltre una riunione convocata dalla presidenza del Consiglio dei ministri per la fine della settimana prossima dovrebbe approdare alla decisione definitiva per trovare «il percorso alternativo per raggiungere la Marittima e dare piena attuazione alla legge Passera Clini».
Sono i due elementi determinanti riportati da un comunicato congiunto a conclusione del vertice tra i ministri Maurizio Lupi (Infrastrutture), Gian Luca Galletti (Ambiente) e il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni. Emerge subito l’elemento chiave: il percorso alternativo – scrivono i ministri – dovrà raggiungere la Marittima. La destinazione finale non viene cambiata e questa appare una implicita scrematura di tutti i progetti che non arrivano in Marittima. Ovvero di tutti tranne tre: lo scavo del Contorta Sant’Angelo, da sempre caldeggiato da Autorità portuale, la tangenziale retro Giudecca targata Zanetti e destinazione di ripiego del progetto di Roberto D’Agostino, che pur pensando a Marghera come stazione privilegiata, avrebbe mantenuto anche qualcosa in Marittima.
Le compagnie di navigazione alla fine di questa stagione non faranno più passare navi sopra le 96mila tonnellate. Anche perchè ormai è già in corso la programmazione 2015 e si doveva tener presenti i vincoli della peggiore delle ipotesi (per gli armatori) delle ipotesi. Le compagnie si impegneranno anche a impiegare carburanti con tenore di zolfo non superiore allo 0.1 per cento in fase di entrata e stazionamento. Del resto la normativa europea prevede che dal 2020 non possa essere superiore allo 0.5. E se da un lato il ministro all’Ambiente Galletti ha chiesto che si eviti di far transitare navi “vecchie” oltre i 25 anni, il ministro Lupi, accogliendo favorevolmente la disponibilità delle compagnie di crociera, dichiara che «il fattore tempo è decisivo. Dobbiamo assumerci come governo la responsabilità di una soluzione definitiva», mentre il sottosegretario Borletti Buitoni ha preso positivamente atto della decisione degli armatori.

IL COMUNE – Ca’ Farsetti invoca il rispetto della legge sugli enti locali

L’AUTORITÀ PORTUALE- Paolo Costa: «Soddisfatto per la linea del Governo»

TREVISANATO (VTP) «In questo modo sono state difese l’occupazione e le imprese»

Dura presa di posizione del sindaco: «Non è accettabile decidere sulla testa dei veneziani, serve un Comitatone»

E ora alla “guerra”. Già. Sarà che tira aria di campagna elettorale, sarà che – come doveva accadere i nodi paiono giunti al pettine – ma sta di fatto che il sindaco Giorgio Orsoni l’ha messa sul piatto con forza. «Abbiamo già spedito una diffida ai ministeri competenti. Non si può decidere sulla testa di Venezia e dei veneziani – sibila tagliente – Vogliamo vedere tutti i documenti relativi alla questione Grandi Navi e soprattutto voglio ribadire che qualsiasi decisione deve e dovrà essere presa in sede di Comitatone. E se sarà necessario ci appelleremo all’articolo 54 della legge sugli enti locali che offre al sindaco l’opportunità di emanare un’ordinanza per gravi questioni di tutela ambientale».
Insomma Ca’ Farsetti ha deciso di fare la voce grossa (qualcuno potrà ritenere che lo faccia anche in ritardo) ma in realtà nell’aria da settimane. «Non posso che manifestare il più profondo disappunto – aggiunge Orsoni – per aver appreso che si intende procedere con l’assunzione di una decisione su un tema così delicato senza coinvolgere i suoi rappresentanti visto che tutto è stato demandato ad una riunione prevista per la prossima settimana alla Presidenza del Consiglio». D’altro canto, sempre Orsoni non nasconde di aver accolto positivamente la disponibilità della Clia (l’associazione degli armatori di crociera ndr) che, sempre ieri in sede di dialogo tra ministeri, ha annunciato di voler dare esecuzione al provvedimento della Capitaneria di Porto sulle limitazioni dei passaggi delle grandi navi in Bacino nonostante la sospensione dell’ordinanza stabilita dal Tar.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa: «Sono lieto che le compagnie di navigazione crocieristica abbiano accolto l’invito ad accettare in forma volontaria le limitazioni al traffico così come concordato lo scorso 5 novembre a Palazzo Chigi e sulle quali il Tar del Veneto aveva imposto la sospensiva. Sono ancor più lieto perché oggi (ieri ndr), a fronte di questo impegno, il Governo ci conferma che entro il 2016 avremo una via d’acqua alternativa per arrivare in Marittima senza passare davanti a San Marco. Si elimina così la sproporzione disarmonica tra le grandi navi e l’area urbana di Venezia senza mettere in crisi la crocieristica veneziana e nazionale, il porto come un tutto e l’economia veneziana e veneta”. E anche Sandro Trevisato, presidente di Venezia Terminal Passeggeri non nasconde la soddisfazione: «Non possiamo che esprimere il nostro plauso per questa decisione che nel medio e breve periodo non può che rallegrarci, ma che ritenevamo anche ineludibile. Per il lungo periodo, invece, non intendiamo dire alcunché. Qui ci penserà la politica. Non posso che verificare che sono state accolte le nostre istanze che vanno nel segno della tutela di una politica e di una realtà marittima e nautica di prim’ordine e alla salvaguardia di tanti posti di lavoro. Ora speriamo solo che, al di là di quanto andiamo dicendo da tempo, non vi siano contraccolpi per il Porto in un prossimo futuro. Accogliamo, infine, con favore anche la disponibilità dimostrata dagli armatori di Clia in merito alla sospensiva del Tar. Da loro è giunto un atto di realismo».

LE REAZIONI – Gli ambientalisti: «Niente scavi»

Venturini: «Soluzione intelligente»

L’Associazione Ambiente Venezia va all’attacco. Il presidente Luciano Mazzolin in una nota giudica pesantemente la scelta compiuta a Roma. «Alla faccia della partecipazione, delle petizioni popolari firmate da decine di migliaia di cittadini, delle manifestazioni che hanno portato a livello internazionale il problema delle grandi navi a Venezia, alla faccia degli ordini del giorno approvati dal Senato, alla faccia dell’opinione pubblica internazionale. Sono questi i risultati di questo nuovo Governo? Chiediamo a tutti i politici che sono stati eletti nei vari livelli istituzionali di richiedere subito le dimissioni di questo Governo, presentando un atto di sfiducia. I cittadini che in questi anni si sono mobilitati, la valutazione d’impatto ambientale l’hanno già fatta: nessun nuovo scavo in Laguna può essere sopportato». Sulla stessa linea Tommaso Cacciari: «Una decisione gravissima, che non tiene conto delle valutazioni scientifiche di tutela ambientale nè economiche sulla Marittima, che ormai non avrà più espansione. E senza interpellare la città. Il 23 ci sarà un’assemblea pubblica e riprenderà la mobilitazione». Plaude invece Simone Venturini (Udc): «É stata scelta l’unica soluzione intelligente per salvaguardare Venezia e il suo Porto. Ora vogliamo tempi certi».

 

GLI INDUSTRIALI – Zoppas: «Bisogna fare presto per evitare rischi sull’economia»

Anche Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia, prende posizione sulla vicenda. «Che le compagnie di navigazione fossero ben disposte a collaborare era chiaro fin dall’inizio. Nessuno ha mai pensato di mettere a repentaglio la laguna. Ma di “transitorietà” deve trattarsi. Prendiamo nota dell’impegno che il Governo e i Ministri si sono assunti nel procedere in tempi rapidi alla scelta da inserire nella Legge Obiettivo. E’ assolutamente indispensabile che questo accada, affinché l’economia e l’occupazione del nostro territorio non vengano messe a rischio».

 

LA RIUNIONE DEL COMITATO PORTUALE

Porto, avanzo di 20 milioni. Parte l’iter per il nuovo Prg

Il Comitato Portuale riunitosi ieri ha approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2013 dell’Autorità Portuale di Venezia. Nel 2013 l’Autorità portuale ha realizzato un avanzo di parte corrente pari a 20 milioni di euro (derivato da entrate correnti per 43.6 milioni di euro al netto delle spese correnti di 23.6 milioni di euro). «Una gestione oculata – scrive Autorità portuale in una nota – che ha consentito di effettuare investimenti per 40milioni di euro anche grazie ad entrate in conto capitale pari a 19.4 milioni di euro». Gli investimenti hanno riguardato principalmente opere come quelle relative alla viabilità di Malcontenta, alla Darsena Nord di Fusina, ai lavori in via dell’elettronica, ed escavi (canale di Malamocco Marghera, accosti del canale industriale sud e nord, darsena Irom. Nel corso del comitato è inoltre stato avviato l’iter in merito alla revisione del Piano Regolatore Portuale. Le linee guida delineate grazie al contributo di tutti i partecipanti, saranno portate all’attenzione del Comitato nella prossima riunione per poter avviare quanto prima una discussione aperta e partecipata anche con i comuni interessati di Venezia, Mira e Cavallino-Treporti. In base al nuovo piano portuale nel lungo termine potrebbero cambiare gli scenari per le grandi navi.

GAZZETTINO –            VENEZIA Riduzione volontaria del tonnellaggio. Ma Orsoni va contro Roma: «Deve decidere il Comitatone»

Le Compagnie fermano le grandi navi

L’associazione delle compagnie di navigazione si è impegnata a ridurre volontariamente il transito delle navi sopra le 40 mila tonnellate fin da quest’anno e a non utilizzare più navi oltre le 96 mila dalla prossima stagione crocieristica 2015, utilizzando carburante pulito. Rispettando così il decreto della Capitaneria di Porto che nel marzo scorso era stato “sospeso” dal Tar e che potrebbe andare a sentenza già da maggio.
In compenso per la prossima settimana la Presidenza del Consiglio dei Ministri convocherà un vertice tra Infrastrutture, Ambiente e Beni Culturali per arrivare alla scelta della via alternativa a San Marco per giungere alla Stazione Marittima.
A conclusione di una riunione tra i tre Ministeri coinvolti nella vicenda, ieri pomeriggio, in un comunicato stampa congiunto si fa presente che la scelta dell’alternativa per le navi avrà come destinazione proprio la Marittima. Ovvero vengono implicitamente accantonate tutte le soluzioni progettuali che fanno meta altrove, ad esempio il porto off shore di De Piccoli. Dunque torna in pole position lo scavo del Canale Contorta Sant’Angelo, che dalla bocca di Porto di Malamocco permetterebbe alle navi di raggiungere la Marittima, ipotesi caldeggiata da Autorità portuale e strenuamente avversata dagli ambientalisti, proprio mentre prenderà il via, nelle prossime settimane, la revisione del piano regolatore portuale.
Il ministro Lupi ha sottolineato come “il fattore tempo è decisivo” ed è necessario “assumerci come governo la responsabilità di una soluzione definitiva”, il collega Galletti ha chiesto di evitare l’uso di navi “vecchie” oltre i 25 anni, il sottosegretario Borletti Buitoni ha dichiarato che «Venezia e la sua laguna vanno tutelate come patrimonio dell’umanità». Ma la notizia è rimbalzata a Venezia suscitando un vespaio di polemiche e reazioni.
L’autoriduzione dei transiti è stata salutata positivamente da tutti, nel rispetto della città e del suo patrimonio artistico, ma il sindaco Giorgio Orsoni ha dichiarato guerra ai ministri, annunciando di aver inviato loro una diffida, perchè una decisione di impatto così determinante per la città «va presa in sede di Comitatone» e serve dunque un coinvolgimento diverso della realtà locale. Soddisfatto invece il presidente di Autorità portuale Paolo Costa, soprattutto perchè «Dal 2016 avremo una via alternativa a San Marco». Prudente il presidente di Confindustria Venezia Matteo Zoppas, che auspica che la riduzione dei passaggi sia legata alla transitorietà e che si faccia presto, come hanno promesso i rappresentanti di governo, ad arrivare alla Legge obiettivo.

Legge obiettivo, con corsia accelerata, per approvare e realizzare il progetto alternativo al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco. Lo ha deciso il ministro all’Ambiente Galletti d’intesa con Lupi. Contrario Orsoni: «Atto illegittimo».

LA DECISIONE DEL MINISTERO »LE ALTERNATIVE AL PASSAGGIO IN BACINO

«Legge obiettivo per le grandi navi»

La decisione del ministro all’Ambiente Galletti, d’intesa con Lupi (Infrastrutture). Oggi a Roma vertice tra ministri

Atto illegittimo solo il Comitatone può decidere dopo aver compiuto la Valutazione d’impatto ambientale

Strada ancora lunga

Corsia accelerata per l’approvazione e la realizzazione del progetto alternativo al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco, con il ritorno all’uso della Legge Obiettivo, deciso dal nuovo ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti d’intesa con quello alle Infrastrutture Maurizio Lupi, da sempre sostenitore di questa procedura, contestata invece a Venezia, a cominciare dal sindaco Giorgio Orsoni. Per oggi è previsto un vertice ministeriale tra Galletti, Lupi e il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che dovranno discutere dei sette progetti alternativi inviati dalla Capitaneria di Porto, in vista della Valutazione d’impatto ambientale, annunciata in tempi brevi. Ma già ieri si è svolta al Ministero dell’Ambiente una riunione preparatoria in cui è stato deciso appunto il ritorno alla Legge Obiettivo per la realizzazione rapida del progetto, sostenuto anche dalla Regione e non a caso il primo a congratularsi con Galletti per la decisione è stato l’assessore regionale all’Ambiente Renato Chisso.

«La scelta di inserire in Legge Obiettivo la soluzione alternativa al passaggio delle navi in bacino San Marco per raggiungere la Marittima – commenta Chisso – è una buona notizia. In questo modo si risparmiano 41 mesi ed è tutto tempo guadagnato per non far morire un settore che in questi mesi è stato messo ingiustamente sotto accusa. Una notizia che ridà speranza alle migliaia di persone che temevano di perdere il posto di lavoro».

La decisione ministeriale sembra fatta apposta per mettere in pole-position in particolare due progetto sugli altri: quello dello scavo del canale Contorta-Sant’Angelo, sostenuto dall’Autorità portuale e quello invece della nuova “tangenziale” acquea alle spalle del canale della Giudecca, caldeggiata dalla Venezia Terminal Passeggeri.

«Il buonsenso dovrebbe aiutare a capire – ha dichiarato ieri Galletti – che le Grandi navi non possono entrare nel centro storico di città fragili come Venezia, ad esempio, dove qualche settimana fa è successo un incidente con un nave da crociera. Non serve essere esperti di idraulica o architettura, per capirlo, ma voglio dire che di concerto con il ministero delle Infrastrutture, stiamo valutando e studiando tutte le soluzioni alternative. Dobbiamo essere molto attenti a tutelare l’ambiente, ovviamente, ma anche ricordarci che la vita delle città e delle persone è fatta di attività commerciali, di imprese che per lavorare hanno bisogno del turismo. Quindi ci adopereremo perchè le Grandi navi non passino in città fragili, ma avendo l’accortezza di individuare una soluzione alternativa che non penalizzi il flusso turistico nella zona interessata».

Molto duro sull’annuncio dell’adozione della Legge Obiettivo per il progetto alternativo per le grandi navi, il sindaco Orsoni, ieri a Roma: «Ho detto anche al ministro Lupi che ho incontrato oggi (ieri ndr) nella Conferenza Stato-Regioni che se adotteranno la Legge Obiettivo per accelerare il progetto commetteranno un atto illegittimo. Una decisione del genere può essere presa solo all’interno del Comitatone, dopo che sia stata compiuta una seria e approfondita Valutazione d’impatto ambientale su tutti i progetti alternativi presentati. C’è un voto del Senato che vincola il Governo a questo percorso e se si pensa, invece, di forzare la mano, si rischiano brutte sorprese, Ma la strada è ancora lunga».

Enrico Tantucci

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«I lavori del Mose non hanno fatto danni»

Parla Fabris: abbiamo agito secondo le disposizioni del governo, tutti ne erano a conoscenza

«Il Mose è un’opera prioritaria dello Stato eseguita nei modi e tempi previsti, a conoscenza di tutte le autorità interessate, a cominciare dall’Autorità Portuale. Se lo Stato ci dirà che dovremo risarcire in qualche modo Autorità portuale e Venezia Terminal passeggeri per le limitazioni legate ai lavori che erano ben note a tutti e comunicate per tempo, lo faremo, ma noi non abbiamo proprio nulla da rimproverarci. Del resto, all’Autorità portuale ha già risposto, ribadendo queste considerazioni, il Magistrato alle Acque». È secca e anche un po’ risentita -pur senza voler entrare in polemica diretta – la reazione del presidente del Consorzio Venezia Nuova, Mauro Fabris, alla richiesta che è stata avanzata per lettera dal Porto e da Vtp di essere risarciti per i mancati introiti derivanti dalla sospensione per alcuni mesi dell’attività crocieristica per la chiusura invernale e fino a aprile della bocca di porto del Lido per la realizzazione di parte del sistema Mose. Ma la richiesta di risarcimento riguarda anche tutti i disagi per gli operatori, legati ai lavori che riguarderanno ora la bocca di porto di Malamocco. Essendo tutti i soggetti collegati o facenti riferimento in qualche modo al Ministero delle Infrastrutture, sarà il ministro Maurizio Lupi a sbrogliare la matassa. il presidente di Vtp Sandro Trevisanato riferisce che si sta vagliando la possibilità di poter recuperare il denaro attraverso il Consorzio o con l’ottenimento di uno “sconto” sulla concessione. «Francamente non so di cosa si stia parlando», insiste il presidente del Consorzio Venezia Nuova, «e non vorrei che questo tipo di discorsi servisse per mettere le mani avanti rispetto a progetti futuri (forse il terminal offshore, ndr), ma la cosa non ci riguarda. La conca di navigazione per le navi in attesa alla bocca di porto quando avverrà la chiusura del Mose è stata voluta e sollecitata dall’Amministrazione comunale allora guidata dall’attuale presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa. Sarebbe perciò singolare che chi per primo ha voluto quella infrastruttura, si lamentasse in futuro di eventuali tempi di attesa per l’ingresso delle navi in laguna durante le chiusure, chiedendo magari compensazioni economiche allo Stato. In ogni caso, non è un problema del Consorzio Venezia Nuova, che sta realizzando il Mose nei tempi previsti e senza ritardi, con il ministro Lupi che del resto non fa che ripeterci di volere l’opera conclusa per il 2016».

(e.t.)

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I comitati

Un nuovo filmato-denuncia. Con la scia e i sedimenti sollevati al passaggio di una grande nave davanti al bacino San Marco. Lo ha diffuso in questi giorni il Comitato «No Grandi navi», che torna sulla polemica del traffico delle navi passeggeri all’interno della laguna. «L’effetto del passaggio di queste nave fuori scala rispetto alla delicatezza della città e della sua laguna è evidente», dice Silvio Testa, «pensate cosa succederà scavando in mezzo alla laguna un nuovo canale come vuole Costa, la prosecuzione del canale dei Petroli che tanti disastri idraulici ha provocati in questo mezzo secolo». Una prova evidente, continua l’esponente del comitato, «su quali siano gli effetti al passaggio di navi di queste dimensioni in laguna». Il comitato annuncia nuove iniziative di protesta per i prossimi giorni e ricorda le migliaia di firme raccolte per vietare il passaggio delle navi in canale della Giudecca. «A due anni dal decreto Clini Passera non si ha notizia di alcuna limitazione», continua Testa, «e giganti del mare come Msc Preziosa e Costa Magnifica continueranno a passare di qua». Il comitato rilancia l’ipotesi del porto passeggeri fuori della laguna, al Lido. Ipotesi alternative presentate negli ultimi giorni da Cesare Ce Piccoli e Duferco Engineering – con la possibilità di mantenere la Marittima – e anche da Luciano Claut e Stefano Boato.

(a.v.)

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MARITTIMA »INAUGURATO IL NUOVO TERMINAL 109-110

Grandi navi, l’attrito continua

Orsoni: «Deciderà la città»

Botta e risposta tra sindaco e presidente del Porto alla cerimonia per la nuova stazione passeggeri

Costa: «Questo luogo è un’eccellenza, resteremo qui anche se le crociere andranno via dal Bacino»

Un gentile dialogo tra sordi. Toni soft, perché nessuno ha inteso rovinare la cerimonia. Masulle grandi navi le posizioni tra Comune e Porto restano distanti. Il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa insiste: «Questo è l’ultimo atto di un progetto avviato negli anni Settanta per portare qui i passeggeri. Adesso la Marittima è un luogo dell’eccellenza, dalle caratteristiche irripetibili. Lo manterremo anche togliendo le navi da San Marco». Il sindaco Giorgio Orsoni sa di parlare a una platea «poco amica», in larga maggioranza operatori e lavoratori del porto. «Vi faccio i miei complimenti», attacca, «e oggi non è giorno di polemiche. Ma le scelte future vanno fatte pensando in grande, guardando alla Città Metropolitana e al recupero delle aree di Marghera. Diciamo no a scelte tecnocratiche, il futuro del Porto va condiviso con la città». Sorrisi, foto e strette di mano. Ieri si inaugurava il nuovo terminal 109-110, altro tassello per accogliere grandi navi in Marittima. Sullo sfondo c’è sempre la questione aperta delle alternative al passaggio davanti a San Marco. Secondo un sondaggio di Vtp «non è il primo problema per la città». Ma il dibattito ormai interessa il mondo. È lo stesso Costa ad ammettere che «si è raggiunto un limite, e adesso bisogna trovare soluzioni». Ma il punto fermo, ribadisce, è che la Marittimanonsi tocca. Luca Zaia, presidente della Regione, è ancora più chiaro. «Parliamo pure di alternative,maa due condizioni: il mantenimento di questa Marittima e la tutela del lavoro. Altrimenti io non partecipo a nessun tavolo. Anzi, toglierei anche le sedie dalle sale riunioni, così si decide prima ». Zaia ricorda come il Porto dìa lavoro a migliaia di addetti, con un fatturato di 363 milioni di euro e 47 compagnie che lavorano nello scalo veneziano. Applausi scroscianti. In prima fila, ad ascoltare il presidente Costa che fa da presentatore, relatore e moderatore, insieme a Zaia ci sono l’assessore alle Infrastrutture Renato Chisso e il presidente egli Industriali veneziani Matteo Zoppas, il presidente del Magistrato alle Acque Daniele e quello del Consorzio Venezia Nuova Mauro Fabris, l’ammiraglio Tiberio Piattelli e una nutrita rappresentanza di forze dell’ordine, il questore, il capo della Digos. Sala strapiena con i lavoratori del porto, i sindacati, le imprese e gli ormeggiatori. Truppe schierate in difesa del nuovo progetto che significa, secondo i vertici dello scalo veneziano, «un punto importante a favore del mantenimentodella Marittima». «Un bel lavoro, hanno fatto un bel lavoro»», continua il sindaco Orsoni, «adesso sarà il Porto a decidere come utilizzare queste strutture.Masul futuro strategico il porto deve raccordarsicon la città e con i suoi strumenti urbanistici in vigore. Cominceremo dalla riscrittura del Piano regolatore portuale». Costa raccoglie alla fine il mezzo ramoscello. «Il suo appello non sarà lasciato cadere», dice, «dobbiamo pensare alla laguna post Mose, nell’ambito della Città metropolitana e del risanamento di Marghera». Sulle decisioni, carte ancora coperte. Oggi nuova riunione interministeriale per parlare dello stato delle alternative. Il sindaco punta su Marghera, altri sulla nuova Marittima in bocca di Lido, fuori della laguna. Ma Costa, ancor più dopo il successo mediatico di ieri mattina, sembra convinto che alla fine l’unica soluzione possibile sia quella di scavare ilnuovo canale. «Occasione», dice, «anche per rimettere a posto la laguna che perde sedimenti». La proposta è quella di realizzare barene artificiale con i fanghi scavati dal Conorta. Ma su questo la battaglia è aperta.

Alberto Vitucci

 

Lavori in corso per il Mose. Il Porto chiede i danni

Costa, Trevisanato e Santi (Agenti marittimi) al Consorzio Venezia Nuova: «La posa dei cassoni ci ha danneggiato». La grana sul tavolo del ministro Lupi

Il Porto chiede i danni al Consorzio Venezia Nuova per aver dovuto «interrompere l’attività a causa dei lavori del Mose». Una vicenda che ha dell’incredibile. Anche perché la richiesta di danni milionaria – con tanto di calcoli al centesimo – è stata inviata da un ufficio dello Stato a un altro. E in copia al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, che adesso dovrà dirimere l’imbarazzante questione. Tre lettere distinte sono arrivate nei giorni a corsi alla sede del Consorzio Venezia Nuova in Arsenale. Una firmata dalla Venezia terminal passeggeri e dal suo presidente, l’avvocato Sandro Trevisanato, un’altra a fine marzo dal presidente del Porto Paolo Costa, altre due (il 5 e l’8 aprile) dal presidente degli agenti marittimi del Veneto Alessandro Santi. L’accusa rivolta al concessionario dello Stato è quella di aver danneggiato le attività portuali nella fase di posa dei cassoni del Mose nella bocca di Lido. Per questo Vtp chiede di essere risarcita con 676 mila euro. Ma il danno, scrive Costa, «è stato molto più grave e ha provocato guai all’intera struttura portuale». Il presidente del Consorzio Venezia Nuova Mauro Fabris non l’ha presa bene. Non commenta, ma si dice che abbia reagito piuttosto duramente alla richiesta. «Ma come? Proprio Paolo Costa, che del Mose è stato uno dei sostenitori e ben sa i passaggi che sono stati stabiliti per realizzarlo?» Al Porto ha già risposto il Magistrato alle Acque, che come l’Autorità portuale dipende dal ministero delle Infrastrutture. «Il Mose è un’opera strategica di interesse nazionale », ha scritto a Costa, «e i tempi degli interventi erano noti». Sulla questione è già stata indetta una riunione a Roma per le prossime ore. Ma certo non sembra che la richiesta avanzata dai tre soggetti portuali (Trevisanato, Costa e Santi) potrà essere accolta facilmente. «Noi abbiamo una concessione e siamo stati danneggiati », dice il presidente di Vtp. Ma nell’altro ufficio dello Stato obiettano che per interventi straordinari la concessione può anche essere sospesa per qualche tempo, come succede nelle autostrade in caso di lavori urgenti. In ogni caso due dei «poteri forti» della città sono adesso contrapposti l’uno all’altro a suon di carte bollate. Secondo il Porto l’intera attività sarebbe stata danneggiata dai lavori in questi mesi. Tesi sostenuta proprio da Costa, che fu prima come ministro e poi come sindaco uno dei maggiori sostenitori della grande opera alle bocche di porto. Per respingere le critiche di allora – tra cui quelle che il Mose avrebbe danneggiato l’attività del porto – venne anche proposta nel 2002 dalla giunta Costa e adesso costruita la conca di navigazione a Malamocco, che dovrebbe far passare le grandi navi in caso di chiusura delle barriere, una volta che queste saranno state ultimate. Per la cronaca, la conca appena finita è già troppo piccola per le navi di ultima generazione.

Alberto Vitucci

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«Chioggia non è pronta all’arrivo delle crociere»

L’Ascom dà la sveglia alla giunta Casson: servono più servizi per i passeggeri

Il presidente Da Re: prepariamoci ad accogliere i turisti nel migliore dei modi

CHIOGGIA – “Ben vengano le navi da crociera, ma la città deve rifarsi il look in velocità perché adesso non è pronta”. A suonare la sveglia alla giunta Casson perché metta manoal centro storico in tempo per l’arrivo, a primavera 2015, delle prime navi passeggeri è l’Ascom che legge nel debutto dello scalo crocieristico un’ottima opportunità per rilanciare l’economia e creare nuovi posti di lavoro, anche come “zuccherino” per resistere al contraccolpo dell’apertura del centro commerciale. Il 2015 sarà appunto l’anno zero per le crociere, ma sarà anche l’anno dell’arrivo della grande distribuzione che Ascom, con ricorsi e controricorsi di otto anni, ha combattuto fino alla fine. «Il settore crocieristico è una grossa risorsa», sottolinea il presidente Ascom, Alessandro Da Re, «in termini di occupazione, penso ad esempio al servizio di bus navetta per portare i crocieristi in centro a Chioggia o a Sottomarina o in spiaggia, ma anche per l’impatto nel settore commerciale e in quello della ristorazione. Noi abbiamo creduto nel progetto sin dall’inizio e a gennaio faremo partire dei corsi ad hoc per accogliere i turisti nel migliore dei modi, ma ci chiediamo se anche la città sarà pronta». Il riferimento è all’immagine complessiva del centro storico. «L’amministrazione si deve sbrigare a darci il nuovo piano di arredo del centro », precisa Da Re, «i nostri bar sono pronti a investire e si potrebbe fare una convenzione con Fidimpresa per ottenere prestiti agevolati per rinnovare i plateatici.Machi investirebbe mai su un plateatico se poi il mercoledì sera deve smantellare tutto perché il giovedì c’è il mercato e arrivano i camion? Nessuno di noi è contro il mercato, ma servono delle soluzioni “fisiche” diverse e su questo il Comune deve prendere posizione». Il presidente dei commercianti sottolinea la mancanza in centro di panchine, ad eccezione di piazza Vigo, di fioriere e diunarredo urbano degnodi un centro tra i più belli d’Italia. E parlando di centro non si può non toccare il tasto della Ztl. «Noi non siamo mai stati contro la Ztl», spiega Da Re, «ma così com’è non va bene. Siamo favorevoli a un suo riordino a patto però che si dia la possibilità alle attività commerciali di lavorare sette giorni su sette in tranquillità e senza subire danni. Quando c’è la Ztl non ci devono essere auto parcheggiate in Corso come avviene ora e non è possibile che passino mezzi pesanti. Ogni giorno in corso entra un bilico della Coop. Non penso che i camion dei chioggiotti rovinino la pavimentazione e quelli della Coop invece no… ».

Elisabetta B. Anzoletti

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