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Gazzettino – Marghera. Vega, piano di salvataggio

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

22

giu

2013

MESTRE – Orsoni cerca l’intesa con Treviso e Padova per creare il Parco scientifico e tecnologico della città metropolitana

Vega, operazione di salvataggio

Saranno create due società: una per l’immobiliare e un’altra per la ricerca. Ci sono 8milioni di “buco”

Il sindaco prova a sbrogliare la matassa del Vega. Ieri Giorgio Orsoni ha spiegato alla sua Giunta quel che intende fare per ripianare il buco – che è vicino agli 8 milioni di euro – e per evitare che il Comune, che è il socio di maggioranza di Vega, debba mettere mano di nuovo al portafogli fra qualche mese. La prima operazione è quella di spaccare in due il Vega, creando due società indipendenti. Una società si occuperà di innovazione e l’altra di immobili. Il sindaco inoltre lancia l’idea del Parco scientifico e tecnologico della città metropolitana, mettendo insiemeMarghera, Treviso e Padova.

Il sindaco punta a farlo diventare il parco scentifico della città metropolitana

DUE SOCIETÀ DISTINTE – Patto con Treviso e Padova. Saranno create due società indipendenti: una si occuperà di innovazione e l’altra di immobili. Sinergia con le realtà di Padova e Treviso.

FUTURO – Il Vega rappresenta la possibilità di ripensare Marghera come luogo industrializzato

Il sindaco prova a sbrogliare la matassa del Vega spaccandolo in due e facendolo diventare il Parco scientifico e tecnologico della città metropolitana. Ieri Giorgio Orsoni ha spiegato alla sua Giunta quel che intende fare. Per ripianare il buco – che è vicino agli 8 milioni di euro – e per evitare che, una volta chiusa la falla, fra sei mesi il Comune, che è il socio di maggioranza di Vega con il 37 per cento debba mettere mano di nuovo al portafogli. Orsoni conta di fare questa doppia operazione per salvare il Parco scientifico e tecnologico di Marghera ovvero l’unica possibilità concreta di mantenere una qualche attività industriale in Terraferma. La prima operazione è quella di spaccare in due il Vega, creando due società indipendenti. Una società si occuperà di innovazione e l’altra di immobili. Prima di far questo, però, bisogna azzerare il debito nei confronti delle banche che, ad oggi, hanno chiuso tutti i rubinetti. Per far questo Orsoni conta di mettere mano al patrimonio del Vega, che è di 15 milioni di euro. Vuol dire dimezzare in un colpo solo il patrimonio del Vega e lasciarlo “scoperto” nel caso di nuovi guai. Ma altra soluzione non c’è, a meno che il Comune non metta mano al portafogli e, in questo momento non se ne parla proprio. Dunque, azzeramento del debito, scorporo e creazione di due società. Una, quella immobiliare, verrà diretta da un esperto del settore – così assicura Orsoni – l’altra, invece, dedicata alla ricerca e all’innovazione continuerà ad essere diretta da Michele Vianello. Peraltro il sindaco approfitta del cambio della guardia a Treviso – dove il Comune è passato dalla Lega al centrosinistra – per lanciare l’idea del Parco scientifico e tecnologico della città metropolitana, mettendo insieme Marghera, Treviso e Padova. Peraltro queste ultime due sono giù in sinergia tra di loro. Ancora non è chiaro se si farà un unico polo dell’innovazione, a Marghera, con la presenza in Consiglio di amministrazione degli altri due Comuni, oppure se il Parco scientifico e tecnologico di Padova e quello di Treviso resteranno per conto loro ed entreranno solo in sinergia con Marghera. La soluzione indicata da Giorgio Orsoni era stata messa a punto dal sindaco assieme all’ex assessore Antonio Paruzzolo il quale, peraltro, si è dimesso proprio perchè non è riuscito ad evitare che ai vertici delle società controllate dal Comune, compreso il Vega, fossero nominati rinominati i soliti noti e cioè quelli che hanno portato al disastro, secondo Paruzzolo, le aziende. Il 28 giugno c’è l’assemblea dei soci e tutto lascia pensare che la soluzione proposta da Orsoni sarà approvata da tutti i soci dal momento che, oltre al Comune, che detiene il 37,3 per cento, nella compagine societaria ci sono Syndial con il 18,4 e Veneto Innovazione della Regione con il 17 per cento. Orsoni ha informato i suoi assessori che la Regione è d’accordo con questa ristrutturazione di Vega e Comune e Regione insieme fanno la maggioranza abbondante. Quindi alla fine sembra che la quadra sia stata trovata, anche se con il sacrificio di oltre 8 milioni di euro di patrimonio pubblico.

Maurizio Dainese

 

SOCIETA’ IN ROSSO – Buco da 9 milioni. Ecco come è nato

Vega? Partiamo dal 1993, data di nascita del Vega – acronimo di “Venice Gateway”, “cancello-porta di Venezia”. Nelle intenzioni dei promotori del Parco scientifico tecnologico – 34 soci tra cui gli enti locali, Università, Istituti bancari – l’idea di costruire un futuro per la Marghera industriale. I fondi per far nascere il Vega arrivano dall’Europa: 30 milioni di euro. Nel 2000 arriva “Nova Marghera” – l’impresa Pio Guaraldo dei Marinese – società che costruisce la seconda parte del Vega. Le due strutture, la prima nata dalla ristrutturazione del vecchio Cral, vengono unite in un unico complesso. Nel 2004, completata la costruzione del Parco scientifico e tecnologico, il Vega ha un buco di 25 milioni di euro. Che viene ripianato vendendo a Condotte i terreni per il Vega 2, terreno di proprietà dell’Eni – che è socio di Vega – e prospiciente al Canale Brentella. Solo che Vega si impegna nero su bianco a pagare i costi dell’eventuale bonifica del terreno venduto, che non vengono quantificati e, ora si sa, sono di 3 milioni di euro. Ecco il primo “buco”, ereditato dalla gestione attuale. L’altro “rosso” certo – 2 milioni di euro – salta fuori da Nanotech, una iniziativa molto importante per la ricerca sulle nanotecnologie. Vega dice di avanzare dalla regione un paio di milioni di euro. E siamo a 5 milioni. Poi ci sono contenziosi con i fornitori di energia – i Marinese – per un altro milione di euro. E siamo a 6. Il resto (da 2 a 3 milioni) è “colpa” degli attuali dirigenti del Vega.

 

 

LE ALTERNATIVE – Lo scontro si inasprisce. Conto alla rovescia per l’incontro fissato a Roma con il ministro delle Infrastrutture per esaminare le varie proposte

«Il Porto non ha competenze sull’Urbanistica. A decidere sui progetti delle grandi navi dovrà essere la città». Il sindaco Giorgio Orsoni ha risposto a muso duro all’uscita del presidente dell’Autorità portuale – ex ministro ed ex sindaco di cui Orsoni era stato assessore – sulle grandi navi. Citando articoli di legge e normative, il sindaco ha ancora una volta stoppato il protagonismo di Costa, noto per essere molto attivo nel sostenere i progetti che propone. E di nuovo tra Comune e Porto il fossato si allarga. «Ingerenze fuori luogo», ha scritto il sindaco dopo la netta presa di posizione di Costa in commissione. Arrivando a minacciare di bloccare i nuovi progetti su tram e garage. Lo scontro sulle grandi navi si inasprisce. A un mese dall’appuntamento fissato a Roma dal ministro delle Infrastrutture si comincia ad esaminare i progetti sul tavolo. Lo ha fatto in questi giorni la commissione consiliare. Costa ha difeso la sua idea di scavare il nuovo canale Contorta Sant’Angelo. «La Marittima non si tocca, le navi devono arrivare lì», ha detto, «altri progetti non ce ne sono». Con il nuovo Contorta, scavato da 3 a dieci metri in laguna centrale (costo 40 milioni di euro) le grandi navi potrebbero arrivare in Marittima dalla bocca di porto di Malamocco e non più dal Lido. Orsoni insiste per Marghera. Banchine ex Syndial da attrezzare, tempi più brevi, costi limitati. Navi oltre i 300 metri lontano dalla città. Cesare De Piccoli, ex vicesindaco, europarlamentare e viceministro, propone invece da tempo una soluzione radicale: navi fuori dalla laguna, nuovo terminal a Punta Sabbioni. Banchine capaci di ospitare otto grandi navi, impatto relativo anche se bisognerà studiare bene i trasporti da e per l’aeroporto. Ma il Porto non ci sta. Niente Punta Sabbioni perché si dovrebbe ricostruire la Marittima. Niente Marghera, perché quel canale è già abbastanza intasato dal traffico delle navi mercantili. In un primo tempo aveva proposto anche l’alternativa a Santa Maria del Mare, utilizzano la piattaforma in cemento costruita dal Consorzio Venezia Nuova per i cassoni del Mose. Ma adesso sembra puntare sul Contorta. «Grande opera, rimedio peggiore del male», dicono gli ambientalisti. Aumenterebbe il disastro della laguna e la perdita dei sedimenti, dice chiaro il professore Luigi D’Alpaos, esperto di idraulica. Il Comitato No Grandi Navi critica l’indecisione del Comune e insiste: «Quelle navi in laguna non devono entrare». Battaglia adesso non più soltanto ambientale ma anche politica. Con il Comune da una parte, il Porto dall’altra. E le navi sempre più grandi. (a.v.)

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Gazzettino – Venezia. Le ingerenze del porto

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

giu

2013

“Porto, ingerenze fuori luogo ” di Giorgio Orsoni

L’audizione del presidente dell’Autorità Portuale avanti le Commissioni consiliari, tenutasi nella giornata di ieri, ha confermato quanto vado dicendo da tempo: chi rappresenta interessi economici forti non riesce a percepire (forse anche perché male consigliato) l’importanza di riconoscere i limiti entro cui può sviluppare la sua azione. Mi riferisco evidentemente, a quei soggetti (privati e non) che agiscono nell’economia in situazioni monopolistiche o, comunque, perché investiti di competenze pubblicistiche settoriali.
Oggi la stampa riporta un’affermazione del Presidente per nulla condivisibile e frutto di un palese fraintendimento delle competenze portuali. A suo avviso «il Pat contiene soltanto dei desideri del Comune» giacché esso, per essere operativo, deve ottenere l’intesa dell’Autorità portuale. Come se l’Autorità portuale fosse soggetto di pianificazione generale alla stessa stregua degli enti locali territoriali.
Il Porto non ha poteri di pianificazione urbanistica, ma esclusivamente, come recita l’art. 5 della L. 84/94, il potere di approvare un piano del porto il quale deve disciplinare le funzioni e gli usi dei terreni all’interno dell’ambito portuale. Tale piano, come dice la legge, e subordinato alle scelte della pianificazione generale comunale.
In altri termini il Piano portuale deve considerarsi alla stregua di un qualsiasi piano attuativo, limitato ad un ambito definito e soggetto alle scelte di pianificazione generale, e comunque all’approvazione comunale.
Fin quando non si fa chiarezza su tale inequivocabile presupposto si finisce con il danneggiare il complesso sistema di pianificazione del territorio della città.
Infatti, l’errata prospettiva in cui si sta ponendo il Porto ha di recente determinato l’impugnazione avanti il Tar del Pat, solo perché non sono state recepite sue richieste di logistica al di fuori dell’ambito portuale ed in contrasto con lo stesso Piano regionale!
Il che genera gravi difficoltà alla soluzione di importanti problemi di organizzazione del nostro territorio, che avrebbe invece necessità di collaborazione da parte di tutti i soggetti coinvolti ed alla stregua del rispettivo ruolo e secondo le gerarchie istituzionali stabilite dalla legge ed i compiti che essa attribuisce a ciascuno.
In questa prospettiva è corretto che il Porto si preoccupi, come gli impone la legge, di proporre soluzioni per evitare i passaggi delle cd “grandi navi” davanti a San Marco.
Ma la preoccupazione non può diventare ingerenza nei poteri che sono attribuiti agli enti territoriali.
Il Porto nella sua interezza sta all’interno della programmazione generale del territorio come parte di esso e ad esso subordinato.
Con grande disponibilità ed umiltà il Comune di Venezia ritiene di valutare tutte le proposte che fossero avanzate, purché conformi alle proprie scelte pianificatorie.
Ciò al solo fine di individuare quelle più rispettose degli interessi della Citta’ e della sua Laguna.
Giorgio Orsoni Sindaco di Venezia

 

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