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ZERO BRANCO – (N.D.) Rumori insopportabili, specie di notte, e danni materiali anche alle abitazioni che presentano crepe nei muri portanti. Le famiglie residenti in via Dal Pozzo a Zero Branco stanno pagando a caro prezzo il fatto di vivere a poche decine di metri dal Passante di Mestre. Sono anni ormai che i residenti si battono per chiedere che venga completata l’installazione delle barriere fonoassorbenti per mitigare l’inquinamento acustico e ambientale. Dalla parte delle famiglie di via Dal Pozzo si è schierato il sindaco di Zero Branco, Mirco Feston, che in questi anni si è battuto perchè la Società Passante mantenga gli impegni presi in fatto di tutela ambientale e della salute dei cittadini. Sono presenti solo a tratti le barriere fonoassorbenti in corrispondenza del tracciato autostradale Mira-Quarto d’Altino di 32 chilometri. Non meno trascurabile è il problema del deprezzamento delle abitazioni, che è arrivato tra il 50 e 60 per cento. Gli abitanti della zona parlano di autentica “beffa” se si considera che coloro che avevano la casa lungo il tracciato del Passante sono stati adeguatamente indennizzati, mentre chi abita a pochi metri dall’autostrada sono rimasti a bocca asciutta non avendo visto il becco di un quattrino. Non basta. Alcune famiglie hanno dovuto anche pagarsi le spese per riparare i danni alle abitazioni. Si sono aperte delle crepe dovute al frastuono causato dalle migliaia di automezzi che transitano tutti i giorni lungo il Passante. Mentre a qualcuno non è rimasto che traslocare.

 

MESTRE – Smog e malattie. Rischio cause per la tangenziale

SMOG – Oltre 300 persone si sono ammalate per l’inquinamento da tangenziale

COCIT  «Meno traffico col Passante ma il rischio c’è ancora»

INQUINAMENTO – Oltre 300 ammalati tra il 2001 e il 2009: ora c’è chi valuta di rivolgersi alla magistratura

L’inquinamento da tangenziale fa male alla salute. Quello che tutti hanno sempre immaginato, adesso ha anche un fondamento scientifico. L’indagine epidemiologica realizzata dal prof. Lorenzo Simonato dell’Università di Padova dimostra, infatti, che c’è una correlazione tra lo smog e l’insorgenza di 300 malattie cardiorespiratorie registrate tra il 2001 e il 2009 nella popolazione residente in prossimità dell’arteria, pari a 4.695 abitanti. Lo studio, condotto dal Dipartimento di Medicina molecolare – Laboratorio di sanità pubblica e Studi di popolazione in collaborazione con l’Arpav veneziana e l’Asl 12, evidenza che si tratta di un 10 per cento di casi in più rispetto a quelli che si verificano abitualmente in città, che di per sè è già inserita in un’area critica per quanto riguarda la qualità dell’aria. Il rapporto di casualità è così chiaro che qualche malato sta prendendo in considerazione di ricorrere in giudizio contro i concessionari Cav ed Autovie venete, in sede civile – per chiedere i danni – o in sede penale – per contestare il reato di disastro ambientale, e lo stesso sta pensando anche qualche padre di famiglia che ha i figli piccoli iscritti nelle scuole più a ridosso della strada. Se n’è discusso l’altra sera nel corso di un’assemblea pubblica all’auditorium Lippiello alla Cipressina promossa dal Cocit, cui ha partecipato anche l’avvocato esperto in materia Piero Pozzan. Ha spiegato il presidente Diego Saccon:

«Con l’apertura del Passante la situazione è cambiata meno di quanto si possa supporre. D’altronde, ogni giorno in tangenziale transitano 100 mila veicoli, contro i 50 mila del nuovo by pass autostradale. Certamente i mezzi pesanti sono diminuiti, ma nel complesso la riduzione del traffico non è andata oltre un terzo della stima precedente. Il rischio per la salute, seppur leggermente diminuito, sussiste tuttora».

I cittadini chiedono alle amministrazioni interessate – Comune, ma anche Asl 12 – di tenere aggiornati i dati dell’indagine e di adottare gli interventi necessari a tutelare la popolazione, a partire dal cosiddetto incapsulamento dell’arteria con barriere più contenitive delle esistenti, così da ridurre per quanto possibile l’inquinamento riversato sul cento abitato.

 

Nuova Venezia – Grandi opere e project: l’indagine veneta

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26

giu

2013

 

Dopo lo scandalo Baita, insediata la commissione d’inchiesta.

Il presidente Fracasso: «Non guarderemo in faccia nessuno»

VENEZIA – Se il denaro non ha odore, ha certamente un destinatario e quando si tratta di quattrini pubblici, provenienti dalle tasche dei contribuenti, decenza vuole che i sospetti circa la loro destinazione (spontanei in un Paese devastato dall’illegalità) vengano fugati. Muove i primi passi la commissione d’inchiesta sui lavori pubblici in Veneto. La legge che l’ha istituita, approvata dall’assemblea di Palazzo Ferro-Fini sull’onda dello scandalo Baita-Mantovani, assegna ai commissari due obiettivi: verificare nel dettaglio l’aggiudicazione e la realizzazione delle opere di competenza regionale (procedure, costi, tempi di affidamento) con particolare riguardo a quelle eseguite attraverso il project financing; e rivisitare i rapporti intercorsi tra le società partecipate, gli enti e i soggetti che hanno domicilio fiscale all’estero e sono fornitrici di beni e servizi. Il tutto, in un arco temporale che va dal 2005 a oggi. La commissione, che si riunirà con cadenza settimanale, è composto da nove consiglieri: Giancarlo Conta, Giovanni Furlanetto, Cristiano Corazzari, Carlo Alberto Tesserin e Moreno Teso per la maggioranza; Gustavo Franchetto, Pierangelo Pettenò e Antonino Pipitone per l’opposizione; a presiederla è Stefano Fracasso del Pd. Avrà sei mesi di tempo (raddoppiabili) per fare chiarezza sulla fitta rete di business che ha scandito l’amministrazione del Veneto nell’età galaniana e in questo scorcio di presidenza Zaia. La seduta inaugurale, in mattinata, è stata dedicata alla definizione del cronoprogramma di lavoro: «Vogliamo stilare una mappa delle stazioni appaltanti, società e direzioni regionali, per poi costruire una geografia dei lavori pubblici e dei soggetti interessati», fa sapere Fracasso. Toni prudenti mentre trapela una prima ipotesi di lavoro. L’idea è di concentrare le energie su due fronti sensibili: gli appalti più ingenti (Passante di Mestre, Mose di Venezia, Pedemontana, nuovi ospedali) e quelli, di minore entità ma più numerosi, affidati in via diretta senza gara. In tal senso, sarà avviato uno scambio d’informazioni con il nucleo ispettivo interno di Palazzo Balbi, istituito a suo tempo dalla giunta per svolgere un controllo di legittimità sugli atti amministrativi e coordinato dal segretario generale alla programmazione, Tiziano Baggio. Ma non si tratterà soltanto di una revisione tecnico-contabile. I retroscena investono l’intreccio tra politica e affari in una lunga stagione dominata dalla figura di Giancarlo Galan. Claudia Minutillo, la sua ex segretaria, figura tra gli imputati nell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Venezia e lo stesso Piergiorgio Baita – fortemente sospettato di aver dispensato tangenti al sistema dei partiti in cambio di appalti – ha mantenuto lunghi e intensi rapporti di collaborazione con l’ex ministro pidiellino. Non solo centrodestra: tra gli affaire dell’ultimo decennio spiccano i fondi neri della società Autostrada Venezia-Padova, ennesima vicenda di mazzette che ha travolto l’amministratore delegato Lino Brentan, esponente del Pd. «Abbiamo ben chiari i compiti e i limiti del nostro mandato», replica Stefano Fracasso «non intendiamo sovrapporci all’autorità giudiziaria né alla magistratura contabile, tuttavia rappresentiamo il Consiglio e vogliamo esercitarne fino in fondo il ruolo di controllo, senza guardare in faccia nessuno. Guardiamo a un precedente immediato e positivo, quello della commissione d’inchiesta sull’Arpav, che ha svolto correttamente il suo lavoro con esiti positivi per l’istituzione e per la comunità veneta».

Filippo Tosatto

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INQUINAMENTO

MESTRE – In 8 anni, dal 2001 al 2009, circa 300 malattie dell’apparato cardiorespiratorio sono da attribuirsi all’inquinamento prodotto dalla tangenziale. Lo dice un’indagine epidemiologica condotta dal Laboratorio di sanità pubblica e studi di popolazione dell’Università di Padova, in collaborazione con il Dipartimento di prevenzione dell’Asl 12 veneziana e con il Dipartimento veneziano dell’Arpav. Verrà illustrata stasera ai cittadini, alle 21, all’auditorium Lippiello di via Ciardi alla Cipressina, nel corso di un incontro pubblico promosso dal Cocit, comitato contro l’inquinamento da tangenziale. Il quale chiede all’amministrazione comunale, assieme al gruppo tecnico che ha realizzato lo studio, di chiarire se il rischio sanitario sussista ancora adesso che c’è il Passante autostradale o, nel caso in cui ciò non possa essere affermato, quali interventi intende adottare per abbatterlo. (a.spe.)

 

IL CASO – Per il senatore lo scandalo Mantovani ha causato il blocco di tutti i cantieri

L’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, non ha alcun dubbio: «Il Veneto è debitore verso imprenditori come Piergiorgio Baita. È un uomo di grande spessore professionale, una spanna sopra gli altri dal punto di vista tecnico e manageriale». Galan non ha cambiato il suo pensiero sull’ex presidente del colosso delle costruzioni Mantovani, ora agli arresti domiciliari nella sua casa di Mogliano, accusato di un falso giro di fatturazioni milionarie. La Mantovani per anni è divenuta una sorta di asso pigliatutto nelle commesse pubbliche regionali, ma ciò è avvenuto, afferma Galan, sicuramente per meriti. Adesso lo scandalo della Mantovani secondo il senatore ha causato la chiusura di tutti i cantieri.

IL CASO – L’ex governatore difende il manager amico accusato di una maxi evasione fiscale

“Il Veneto è debitore verso Baita”

Galan: «La Mantovani vinceva gli appalti per meriti. Adesso tutti i cantieri sono chiusi»

L’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, eletto in Parlamento ora a capo della VII Commissione cultura scienze e ricerche, non ha alcun dubbio:

«Il Veneto è debitore verso imprenditori come Piergiorgio Baita. È un uomo di grande spessore professionale, una spanna sopra gli altri dal punto di vista tecnico e manageriale».

Galan non ha cambiato il suo pensiero sull’ex presidente del colosso delle costruzioni venete Mantovani, ora agli arresti domiciliari nella sua casa di Mogliano, accusato di un falso giro di fatturazioni milionarie. La Mantovani per anni è divenuta una sorta di asso pigliatutto nelle commesse pubbliche regionali, ma ciò è avvenuto, secondo l’ex governatore, sicuramente per meriti.

«La Magistratura stabilirà la verità con le indagini – spiega Galan – ma se ogni tanto nella basilica di San Marco qualcuno ruba nella cassetta delle elemosine, cosa facciamo? Chiudiamo la basilica?».

Perché quello che è avvenuto dopo lo scandalo della Mantovani, secondo il senatore, è proprio la chiusura di tutti i cantieri.

«Non ci sono più cantieri aperti e molte aziende chiudono – afferma ancora Galan – Quando ero governatore del Veneto con la Mantovani ho fatto il Passante in quattro anni e l’ospedale di Mestre in tre anni con il tanto deprecato project financing. Oggi il periodo del fare è passato: meno si fa e meglio è, non ci sono pericoli. Se ci fossi ancora io a capo della Regione ci sarebbero tre ospedali e una strada in costruzione con almeno mille dipendenti che lavorano».

All’ex presidente stanno strette molte cose, come il palais Lumiére («una fregnaccia che non si farà mai»), le resistenze a Veneto city, l’imposizione continua di tasse ai cittadini e la mancanza di tutela degli stessi da parte della politica.

«Ho giurato di non votare nessuna nuova tassa, neppure se pongono la fiducia – conclude Galan – e sto preparando un disegno di legge che chiamerò “Diritto a costruire” perché qui in Italia si rischia di morire di “troppa democrazia”: dobbiamo ribaltare i procedimenti per ottenere le autorizzazioni al fare, consentendo alle persone di aprire le liberamente le attività, con controllo che tutto sia in regola a posteriori».

Galan ieri è intervenuto a Murano alla festa per quarant’anni di attività della vetreria Nuova Venier della famiglia Laggia, e alla presentazione dell’adesione della fabbrica al sistema Sigillo informatico, sistema tecnologico che permette di certificare l’origine delle produzioni di eccellenza e combattere così frodi e contraffazioni del vetro di Murano.

Daniela Ghio

 

 

«Anas non rispetta obblighi ed accordi su via Porara e via Vetrego, il risultato è sotto gli occhi di tutti: degrado e mancanza di sicurezza».

A dichiararlo è il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello con una lettera inviata all’azienda che gestisce la rete stradale, ma pure a Veneto Strade, Cav, Provincia e Regione. Il nocciolo della questione è sempre lo stesso, la mancanza di manutenzione in quelle arterie sempre molto trafficate che conducono pure al casello autostradale.

«Gli accordi di programma sul Passante di Mestre stabiliscono che ora la competenza di quelle strade sia di Anas, ma percepiamo un progressivo scemare dell’interesse e dell’impegno»

scrive il sindaco, che poi cita nel dettaglio le conseguenze:

«Tutto ciò ha comportato un degrado degli assi stradali e l’assoluta mancanza di manutenzione della segnaletica. Inoltre le piste ciclabili sono invase da vegetazione infestante e sono mancati pure gli usuali trattamenti antighiaccio del periodo invernale».

Nel documento, dunque, il Comune sollecita Anas ad intervenire con urgenza, mentre l’assessore all’Ambiente Federico Vianello ha scritto a Cav sollevando un altro problema: il degrado dell’area verde nel parco urbano che si affaccia su via Porara:

«Sono pervenute varie segnalazioni sullo stato manutentivo dell’area – scrive Vianello – dove si lamentano fenomeni di crescita incontrollata della vegetazione. Chiediamo di provvedere alla generale manutenzione».

(g.pip.)

 

MIRANO – Stanca di aspettare, stanca di raccogliere le lamentele continue dei cittadini. Maria Rosa Pavanello scrive una dura lettera di protesta all’Anas:

«Percepiamo un progressivo scemare d’interesse e dell’impegno nelle strade di competenza della vostra società all’interno del nostro Comune».

Sembra quasi esserci dell’ironia, perché a sentire i residenti, soprattutto in zona Porara e Vetrego, più che di disinteresse si parla proprio di abbandono.

«Tutto questo», prosegue Pavanello nella sua requisitoria, «ha comportato un generale degrado degli assi stradali e delle relative pertinenze per l’assoluta mancanza di manutenzione, ordinaria e straordinaria, della segnaletica orizzontale e verticale, dei presidi di sicurezza, di piste ciclabili invase da vegetazione infestante oltre che degli usuali trattamenti antighiaccio da attuare in inverno».

Il Comune è stanco di provvedere al posto di Anas. Pavanello lo aveva già detto citando l’incredibile vicenda dell’11 febbraio scorso, quando via Porara fu abbandonata letteralmente sotto la copiosa nevicata finché non fu il Comune a intervenire nonostante non di sua competenza. Adesso il reclamo del Comune che non intende farsi ulteriore carico dei compiti altrui: lo dice anche nei confronti di Veneto Strade, per quanto riguarda la ciclabile tra Vetrego Ovest e via San Silvestro, di competenza della società regionale.

«Ci sono accordi nero su bianco che obbligano Anas e Veneto Strade a farsi carico della gestione e manutenzione di queste opere», ricorda Pavanello, «obblighi assunti giuridicamente dal 1 giugno 2012 in sostituzione del commissario delegato al Passante e finora disattesi».

Trenta giorni di tempo per avere una risposta, a metà luglio si va per avvocati. (f.d.g.)

 

Mogliano, lettera di protesta dei residenti di Campocroce a Vernizzi: «Pronti ad azioni clamorose»

MOGLIANO – «Siamo pronti ad attuare azioni di protesta clamorose».  Stanchi delle promesse non mantenute sulle opere viarie complementari al Passante di Mestre, i cittadini di Campocroce di Mogliano sono pronti a passare a manifestazioni di protesta senza precedenti. Blocco del traffico del Passante? Forse.
E’ una delle ipotesi da non scartare a giudicare dal tenore della lettera di protesta che il prosidente del quartiere, Pietro Lorenzon, ha inviato al commissario del Passante Silvano Vernizzi, all’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso e al presidente della Provincia Leonardo Muraro. Copie della lettera sono state affisse nei locali pubblici della frazione di Mogliano.

«A distanza di quattro mesi dall’ultimo incontro – si legge nella lettera del presidente Lorenzon – non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta alle nostre rischieste. Se il silenzio dovesse proseguire, non escludiamo azioni di protesta clamorose. Basta con la vessazione nei confronti dei cittadini di Campocroce che continua da anni».

I problemi sul tappeto sono sempre gli stessi: 1) completamento delle opere di mitigazione lungo il tracciato del Passante; 2) attuazione della pista ciclopedonale parallela alla provinciale 65 da Campocroce al confine con il comune di Zero Branco; 3) riconoscimento dei 3,5 milioni di euro a titolo di compensazione ambientale. A questo proposito va ricordato che il territorio di Campocroce è stato tagliato in due dal tracciato dell’autostrada.
Di qui la richiesta del presidente Lorenzon del risarcimento ambientale. Si tratta di ricostruire i punti di aggregazione sociale con le zone periferiche (come via Malcanton) che hanno subito i maggiori condizionamenti dall’attuazione del Passante.
Campocroce si batte per la nuova piazza, per il nuovo centro civico e per portare finalmente nella frazione il collegamento Adsl ad Internet veloce che manca da sempre.

 

Spinea. Espropri entro giugno, ma per i cantieri occorre attendere il 2014

Previsto il sottopasso ciclopedonale in via Costituzione e due piste ciclabili

SPINEA – Conferenza dei servizi per le opere complementari al Passante, Spinea incassa l’ok “tecnico” a quattro interventi per migliorare la viabilità e la sicurezza sulle proprie strade. Ora il via alla fase progettuale, con il passaggio in Consiglio comunale e l’avvio degli espropri di alcune aree interessate dai lavori. Che però non partiranno prima del prossimo anno. Al tavolo della Conferenza dei servizi hanno partecipato ieri, oltre al Comune, anche la Provincia, la Soprintendenza per i beni archeologici, la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, Enel, Snam, Telecom, Veritas e il Consorzio di bonifica Acque Risorgive. Nella riunione è di fatto arrivato il nulla osta alla progettazione di quattro interventi a lungo attesi e richiesti da Spinea. Si tratta del sottopasso ciclopedonale sulla provinciale 36 (via della Costituzione) alla rotonda della Fossa, all’altezza del deposito della Provincia, che permetterà di attraversare in sicurezza la camionabile nel collegamento tra via Roma e Mirano. Poi il collegamento ciclabile di via Luneo, a lungo richiesto dai residenti, che completa la pista dal confine con Mirano fino alla rotatoria con via della Costituzione. Infine il percorso ciclabile tra via Martiri e via Rimini e la messa in sicurezza del tratto di via Martiri della libertà dalla camionabile di Crea fino alla nuova rotatoria con la bretella 8-bis, che collega proprio via Martiri con via Capitanio. Dal tavolo tecnico solo qualche osservazione che non pregiudica lo svolgimento e i tempi delle opere, che però non si prevedono comunque brevi. Se la questione espropri, per alcune piccole aree interessate dagli interventi, si dovrebbe concludere già entro la prossima settimana, servirà probabilmente almeno un mese per avere un progetto da portare in Consiglio comunale. Dopo l’estate dunque l’avanzamento dell’iter e cantieri aperti non prima del 2014. Ma almeno Spinea ha sbloccato il pacchetto di opere complementari da affiancare a quelle già in corso per le tre tangenziali. «Era importante avere l’ok alla fattibilità degli interventi, che riguardano necessariamente una serie di enti e di servizi collegati», ha detto l’assessore ai Lavori pubblici Gianpier Chinellato, «si è preso atto di alcune osservazioni, ma sostanzialmente gli interventi restano quelli richiesti e per questo ci riteniamo soddisfatti». Insieme al progetto di messa in sicurezza di via Capitanio e al completamento dei lavori per la realizzazione della bretella nord, lungo la ferrovia, da via Costituzione ad Asseggiano, il pacchetto di interventi permetterà di mettere in sicurezza soprattutto il tratto centrale di via Roma.

Filippo De Gaspari

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Nuova Venezia – Mirano. Braccio di ferro su via Porara

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1

mag

2013

Sindaco in prefettura per chiedere manutenzioni e mitigazioni

MIRANO. Comune in Prefettura, con l’avvocato, per via Porara. Prosegue il braccio di ferro con gli enti sovracomunali, in particolare l’Anas, che ha ereditato la strada dal commissario per il Passante, ma non sembra gestirla a dovere. Buche, scarsa illuminazione, manutenzioni ferme al palo e mitigazioni assenti.

Ieri il sindaco Maria Rosa Pavanello e l’assessore Giuseppe Salviato sono tornati dal prefetto per incontrare Provincia, Cav, Anas e Veneto Strade, accompagnati però anche dal legale Alfiero Farinea, che segue il Comune nella richiesta di adempimento degli obblighi derivanti dagli accordi sul Passante. La decisione finale dell’incontro è stata un sopralluogo congiunto tra tutti gli enti che dovrà essere effettuato a breve nel tratto incriminato, quello tra viale Venezia e il casello autostradale, per decidere dove e come procedere.

L’elenco del Comune risale al 2008 e fa parte di un accordo solo in parte rispettato.

Allora il Comune aveva chiesto che via Porara fosse sistemata a partire dal fondo stradale, stravolto dal passaggio dei mezzi, fossero posizionati adeguati guardrail e barriere fonoassorbenti nei pressi del Passante. Gli altri obblighi riguardano l’illuminazione pubblica, la pista ciclabile a lato e le rotonde con viale Venezia e via Caltana.

Oggi solo la rotonda con via Caltana è stata ripristinata. Mancano ancora i punti luce essenziali alla sicurezza, le barriere lungo l’autostrada e soprattutto il rifacimento del fondo stradale. Via Porara è strada di nessuno. Emblematico il caso dell’11 febbraio, con la copiosa nevicata che bloccò il veneziano: nessuno spalò via Porara, che rimase impraticabile.

«Abbiamo chiesto il rispetto degli accordi e del progetto approvato dal Cipe» afferma Pavanello, «è stato deciso per ora un sopralluogo. Noi non molliamo».

(f.d.g.)

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