Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT12C0501812101000017280280 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

ZERO BRANCO – Il sospetto: scarti ospedalieri o radioattivi nel materiale utilizzato per i sottofondi stradali

I carabinieri del Noe mettono sotto sequestro un sito di stoccaggio inerti

Marcato (Cisl): «A rischio una ventina di posti»

L’INDAGINE – Il materiale ritenuto sospetto usato nei fondi autostradali

IL BLITZ La Procura antimafia ipotizza la presenza di scarti pericolosi lavorati a Sant’Alberto

Traffico di rifiuti: maxi sequestro

Blitz dei carabinieri alla Mestrinaro: sigilli su un’area di 10 ettari con 5900 tonnellate di inerti

Associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti pericolosi: è questa, in estrema sintesi, l’accusa che, ieri mattina, su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Venezia, ha fatto scattare il blitz che ha portato i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Venezia e Treviso nell’azienda Mestrinaro di Zero Branco. Quali rifiuti pericolosi e quale il loro utilizzo? Bocche cucite degli inquirenti, ma da quanto trapela si potrebbe trattare di rifiuti pericolosi ospedalieri (ma in linea di principio non si possono escludere né quelli radioattivi né quelli tossico nocivi). “Immondizie” pericolose che potrebbero essere entrate nel ciclo di lavorazione dell’azienda di Zero Branco per la produzione di inerti.
La destinazione di tali inerti? Ieri si rincorreva una lunga serie di ipotesi ma, da quanto si è appreso in ambienti giudiziari, sembrerebbe che “i rifiuti pericolosi” posti sotto sequestro a Zero Branco potessero avere un collegamento con la realizzazione della terza corsia dell’autostrada Venezia – Trieste (da mesi la Mestrinaro spa fornisce sottofondi stradali per la A4). Nessuna conferma dagli inquirenti, ma sarebbe questa la pista.
Ma, ieri, a smentirla decisamente è stata la stessa Mestrinaro. «È stata sequestrata – la tesi dell’azienda – l’area sulla quale erano stoccati rifiuti già nei fatti sigillati. Non a caso l’azienda ha continuato a lavorare regolarmente». Praticamente un semplice atto dovuto. Resta il fatto che il procuratore Carlo Mastelloni dovrebbe illustrare e chiarire i risvolti di una vicenda ancora in parte oscura, ma che ha portato al sequestro di un’area di 10 ettari sulla quale si trovano 5900 tonnellate di rifiuti. La Mestrinaro, per l’accusa, con la collaborazione o in collegamento con altre aziende e con l’obiettivo di conseguire un ingiusto profitto, avrebbe messo in atto una serie di operazioni violando la legge sul traffico di rifiuti (il particolare l’articolo 260). Utilizzando mezzi e attività continuative organizzate, avrebbe così ceduto, ricevuto, trasportato o comunque gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti.

L’AZIENDA – La direzione precisa che le maestranze ieri hanno lavorato normalmente

«Non c’è stato blocco dell’attività»

Il blitz di ieri mattina dei carabinieri del Noe alla Mestrinaro, in via Bertoneria a Sant’Alberto di Zero Branco, ha suscitato clamore tra gli abitanti della zona. Sorpreso in particolare il Comitato che si batte da anni contro l’ampliamento dell’azienda.
Com’è noto, il 16 gennaio scorso la commissione regionale Via (valutazione di impatto ambientale) ha detto sì al progetto di ampliamento della ditta e ha consentito di trattare, oltre agli inerti, anche i rifiuti speciali di derivazione industriale (terre inquinate da bonificare per poi essere reimpiegate come sottofondi stradali). Proprio di questo materiale, che è in attesa di bonifica, sono stoccate circa 5.900 tonnellate nel deposito della Mestrinaro. Materiale che risulta essere stato posto sotto sequestro.
A proposito del blitz di ieri, caratterizzato da un largo dispiegamento di carabinieri e dall’utilizzo di elicottero, la direzione della Mestrinato spa, con alla testa Valeria Caltana presidente del cda, ha fatto sapere che l’azione dei carabinieri del Noe è servita a mettere sotto sequesto l’area dove sono stoccati i materiali inquinati già oggetto di sequestro. Sempre i vertici della Mestrinaro ricordano che non c’è stato nessun blocco dell’attività e che le maestranze dell’azienda hanno potuto continuare normalmente il loro lavoro. Di più. La società conferma di essere in attesa di ottenere dalla Giunta regionale il decreto per l’apertura dell’impianto di trattamento dei rifiuti speciali, come logica conseguenza del benestare ottenuto dal Via il 16 gennaio.

 

IL SINDACO «Le autorità ora devono rassicurare i residenti»

ZERO BRANCO – (N.D.) «Si faccia la necessaria chiarezza a tutti i livelli istituzionali perchè sulla salute dei cittadini e sulla salvaguardia ambientale non sono ammesse pastoie burocratiche o mezze verità dette sottovoce». Lo dice il sindaco di Zero Branco, Mirco Feston, a proposito dei blitz di ieri alla Mestrinaro. «Sono certo che le competenti autorità diranno cos’è realmente accaduto nell’interesse generale, e soprattutto per tranquillizzare la gente della zona della Bertoneria che è rimasta impressionata dalla massiccia presenza di carabinieri e dei reparti speciali dell’Arma per la tutela ambientale». Il sindaco Feston è da sempre contrario all’ampliamento dell’attività della Mestrinaro. Contro il progetto dell’impianto di trattamento per rifiuti speciali il Comune di Zero Branco è pronto a ricorrere per la terza volta al Consiglio di Stato.

 

I CARABINIERI del Noe ieri alla Mestrinaro per eseguire il sequestro dell’area

ZERO BRANCO – (N.D.) «La situazione occupazionale di un numero sempre maggiore di aziende trevigiane è esplosiva». Parole del sindacalista Alessandro Marcato (Filca-Cisl) che ieri mattina si è precipitato davanti ai cancelli della Mestrinaro, appena avuta notizia di quello che stava succedendo all’interno dell’azienda che dà lavoro ad una novantina di operai. «Se non si sblocca la grave situazione di stallo che da tanto tempo condiziona il piano di sviluppo dell’attività della Mestrinato – dice Marcato – c’è il concreto pericolo che alla ventina di operai già messi in cassa integrazione se ne aggiungano parecchi altri. È stata avviata una trattativa per rendere compatibile l’ampliamento dell’azienda con il rispetto dell’ambiente. Le parti in causa devono poter trovare un accordo com’è avvenuto altrove».

 

Gazzettino – Marghera, “Fare chiarezza su Alles”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

mar

2013

MARGHERA – Il coordinatore lancia un appello alla luce dell’inchiesta giudiziaria sulla Mantovani

Cossidente (Pd): «Il progetto potrebbe nascondere zone d’ombra»

«Sul progetto Alles, dobbiamo capire, ora più che mai, se è stato fatto l’interesse di Marghera o se sono stati privilegiati interessi diversi!» È il coordinatore del Partito democratico di Marghera Tonino Cossidente a lanciare un appello perchè, alla luce delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il presidente della Mantovani spa, Piergiorgio Baita, venga fatta chiarezza sul progetto di ampliamento di Alles che, come ricorda lo stesso coordinatore democratico, permetterebbe di trattare «113 tipi di rifiuti, e non i venti che si trattano ora, di cui ben 46 definiti pericolosi e probabilmente cancerogeni». «È necessario non recepire il parere favorevole della commissione di Valutazione di Impatto Ambientale (Via). Siamo d’accordo con la decisione del governatore veneto Luca Zaia di aprire una commissione d’inchiesta sulla questione Mantovani. Va aperto, però, – sollecita Cossidente – ogni cassetto e vanno messe sul tavolo tutte le carte perchè ora Marghera esige chiarezza ed il progetto Alles potrebbe nascondere zone d’ombra».

Come noto, la ditta Alles spa (Azienda Lavori Lagunari Escavo e Smaltimenti), controllata dalla Mantovani, gestisce l’impianto di via dell’Elettronica a Malcontenta e si occupa del trattamento chimico fisico dei rifiuti fangosi e delle terre di scavo, sia pericolosi che non pericolosi, come terre e rocce da scavo, fanghi di dragaggio e provenienti da operazioni di bonifica che vengono conferiti sia via terra che via acqua.

Lo scorso novembre, lo stesso consiglio comunale aveva ribadito il suo no al potenziamento dell’impianto di Porto Marghera (revamping), chiedendo alla Giunta Regionale di non recepire il parere favorevole della commissione Via e di negare, quindi, l’autorizzazione al potenziamento. «Come Partito Democratico, – conclude il coordinatore di Marghera – ribadiamo con forza il nostro no al progetto Alles e chiediamo, una volta per tutte, di poter pianificare per la città un futuro senza progetti pericolosi che ricacciano indietro di decenni il nostro territorio.»

 

Questa sera martedì alle 20.45 in biblioteca a Oriago l’incontro «Rifiuto la Tares» promosso dal Movimento Mira2030. Una prima iniziativa, al quale ne seguiranno altre, che si pone l’obiettivo di informare su questa nuova tassa che andrà inevitabilmente ad aumentare la pressione fiscale impoverendo ulteriormente i cittadini. L’incontro, al quale interverranno Fabrizio Speronello (Movimento Mira 2030), Ezio Orzes Assessore all’ambiente Ponte nelle Alpi e Mattia Donadel, Consigliere comunale Mira Fuori del Comune, fa parte del progetto «Spiazziamo la crisi – Mira2030 per un’altra economia». Un progetto attraverso il quale l’associazione si propone di diffondere un modo di vita e un modello di sviluppo che trovi nell’armonia tra le persone e tra queste con l’ambiente il proprio baricentro.

«Questa crisi – spiega Mattia Donadel del Movimento Mira2030 – colpisce profondamente i lavoratori, i giovani, le donne, i cittadini in genere che da molte parti si stanno impegnando per trovare delle strade per ripensare al modo di produzione, all’uso indiscriminato delle risorse ambientali e naturali».

Mira 2030 propone quindi ai cittadini di Mira e della Riviera del Brenta la campagna «Spazziamo la crisi» che vedrà un alternarsi di momenti di riflessione su temi ambientali ed economici, che spesso si intrecciano, e di momenti dove cominciare già a mettere in pratica azioni concrete per una diversa economia. (l.gia.)

 

L’eurodeputato Zanoni: «Assurdo violare ancora la sentenza del Consiglio di Stato»

ZERO BRANCO – (N.D.) Vertenza Mestrinaro. Avrà una eco alla Commissione europea sul rispetto della normativa ambientale comunitaria la questione dell’impianto di trattamento di rifiuti speciali che la ditta intende realizzare nella zona a vocazione agricola di via Bertoneria a Sant’Alberto. L’eurodeputato Andrea Zanoni è tornato alla carica in difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini. Lo fa con la presentazione alla Commissione europea di una interrogazione ad hoc. Il 16 gennaio la commissione regionale Via ha dato il via libera al progetto aggiornato. Adesso l’ultima parola spetta alla Giunta Regionale.

«E’ assurdo – dice Zanoni – violare per la terza volta la sentenza del Consiglio di Stato. La situazione è assurda con la commissione Via che continua a dare l’ok e il Consiglio di Stato che boccia tutto. La Regione faccia chiarezza una volta per tutte e pensi solo all’interesse degli abitanti della zona della Bertoneria e non ai pruriti economici della Mestrinaro».

A promettere battaglia sono anche gli abitanti della Bertoneria che sanno di poter contare sul pieno appoggio dell’amministrazione comunale zerotina, pronta a ricorrere per la terza volta al Consiglio di Stato. La Mestrinaro, che svolge da anni attività di stoccaggio e lavorazione inerti, punta ad estendere dalla Regione anche il benestare al trattamento di rifiuti speciali. Del problema si discute dal 2009. Intanto si fa pressante il problema occupazionale per i lavoratori Mestrinaro, decine dei quali sono in cassa integrazione.

 

DOLO – Gli avvocati contro la decisione di avere un “onorario”

Braccio di ferro tra giudice ed avvocati, che vedono questi ultimi far valere le proprie ragioni. È questo quanto accaduto in Tribunale a Dolo, dove doveva essere celebrata dalla giudice Nicoletta Stefanutti una delle udienze del processo che vedono Nicola e Tiziano Lando e Loris Candian imputati per il reato di illegittimo trasporto dei rifiuti. Per impegni presso un altro Tribunale, Stefanutti non avrebbe potuto celebrare il processo ed ha chiesto quindi alla presidente di sezione, dopo aver ottenuto il via libera da parte del Giudice onorario in tribunale, Fulvio Tancredi, che questa potesse essere seguita da lui. Un permesso accordato dalla presidente, ma che è stato accolto con molte perplessità dalle difese degli imputati, rappresentate dagli avvocati Stefano Marrone (Candian); Paolo Iadanza e Stocco (Lando). Tanto che con un’istanza hanno chiesto al Presidente del Tribunale di Venezia e alla Presidente di Sezione Irene Casol, che il caso fosse accordato ad un giudice togato. Gli avvocati non hanno in alcun modo voluto mettere in dubbio la preparazione del Giudice onorario in tribunale Tancredi; ma hanno eccepito che un processo tanto delicato, che vede la presenza di oltre venti testimoni e di tre consulenti, doveva essere seguito da un giudice togato. E l’istanza è stata accolta dalla dottoressa Casol. Tanto che Tancredi giovedì ha differito il processo al prossimo 14 febbraio e lo stesso sarà celebrato dal giudice del Tribunale di Chioggia Enrico Ciampaglia.

 

Gazzettino – Portogruaro, Zero rifiuti entro il 2020

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

gen

2013

AMBIENTE – Il Comune aderisce alla rete nazionale

PORTOGRUARO – Il Comune di Portogruaro, primo nel Veneto, ha aderito alla rete nazionale dei Comuni Rifiuti Zero, che conta 100 enti locali in tutta Italia.

L’impegno è quello di favorire la pratica della raccolta differenziata, scoraggiare l’incremento dei rifiuti e ridurne «alla fonte» la produzione pro-capite.

La strategia «rifiuti zero» si colloca tuttavia oltre il riciclaggio, ponendosi l’obiettivo dell’azzeramento dei rifiuti entro il 2020. Il Comune si è quindi impegnato anche a favorire il riuso e la riparazione, attraverso il sostegno o l’istituzione di centri specializzati che possano riparare e vendere beni durevoli quali mobili, vestiti, infissi, sanitari ed elettrodomestici.

«L’adesione a Rifiuti Zero – ha detto l’assessore alle Politiche ambientali Ivo Simonella – vuol essere un ulteriore trampolino di lancio per proseguire nei percorsi di sostenibilità già intrapresi».

(T.Inf.)

 

26/01/2013Le Camere sono sciolte, tra un mese si vota, ma l’iter per trasformare i rifiuti in co-inceneritori di combustibile solido secondario (l’ex Cdr) va avanti.

I senatori che si occupano di “Territorio, ambiente, beni ambientali” hanno approvato lo schema trasmesso dal Consiglio dei ministri in una riunione di 50 minuti. Stop per ora alla Camera

Capita sempre così, quando c’è aria di tempesta e un provvedimento deve passare senza colpo ferire. Si aspetta la scadenza della legislatura, si entra in clima di campagna elettorale e poi si lascia passare in sordina il provvedimento. È successo anche per lo “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale”, che il 16 gennaio scorso ha avuto il parere favorevole della 13° commissione di Montecitorio, “Territorio, ambiente, beni ambientali”.

L’iter del provvedimento ha avuto un andamento carsico: annunciato in grande stile dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini nel mese di aprile, sparito d’estate (e forse c’entra qualcosa il caos intorno alla vicenda dell’Ilva di Taranto), è riemerso in un consiglio dei ministri di fine ottobre, quello del 26, che aveva approvato lo schema di decreto (da lì inviato alla Ragioneria centrale dello Stato). L’11 gennaio 2013 lo schema di decreto è sulla scrivania del presidente del Senato Giuseppe Schifani, che lo passa subito in commissione.

A Camera sciolte, però, l’attività legislativa continua solo “per decreti e atti di governo”, come ci spiegano dalla segreteria della commissione “Territorio, ambiente, beni ambientali”. Riunione che filano via rapide, come quella del 16 gennaio appunto, che è durata dalle 9.10 alle 10 del mattino.
In cinquanta minuti c’è stato il tempo di discutere del decreto “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 gennaio 2013, n. 1, recante disposizioni urgenti per il superamento di situazioni di criticità nella gestione dei rifiuti e di taluni fenomeni di inquinamento ambientale”, dello “Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/29/CE che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione gas ad effetto serra” e -anche- dell’utilizzo dei combustibili solidi secondari (il Css, ex Cdr, comubustibile da rifiuti) nei cementifici.

Sul sito della commissione è possibile leggere il resoconto della presentazione da parte del presidente, il senatore D’Ali: “In fase di prima attuazione si è ristretta l’applicazione agli impianti di produzione di cemento a ciclo completo con capacità produttiva superiore a 500 tonnellate giornaliere di clinker”, racconta ai colleghi. Poi, “poiché non vi sono interventi in discussione, previa verifica del numero legale prescritto, la proposta di parere favorevole con condizione è posta ai voti e quindi approvata”.

La condizione è questa: “All’articolo 3, comma 1, lettera d), e comma 3, nonché all’articolo 5, comma 3, la parola: ‘salve’ sia sostituita con le parole: ‘ivi incluse'”. Leggiamo il comma: “agli impianti di cui all’articolo 1, comma 1, siano applicati le prescrizioni, le condizioni di esercizio, le norme tecniche e i valori limite di emissione fissati conformemente al decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133, salve [in merito a questa parola emerge la ‘condizione’ posta dai senatori della commissione, ndr] le deroghe consentite dal medesimo decreto. È fatta salva l’applicazione delle prescrizioni, delle condizioni di esercizio, delle norme tecniche e dei valori limite di emissione, eventualmente più restrittivi, dettati dall’autorizzazione integrata ambientale di cui al Titolo III-bis della Parte II del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152″.

Nei mesi scorsi avevamo chiesto al ministero dell’Ambiente tutta la documentazione relativa allo schema di decreto. E un’affermazione, contenuta nella relazione illustrativa, ci aveva colpito. Perché faceva riferimento alla “continua crescita della quantità di rifiuti [che] costituisce un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi industrializzati, ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per alcune aree del nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento in discariche, di cui molte fra l’altro in via di esaurimento”. Aggiungendo anche che “la prassi dello smaltimento in discarica rappresenta non soltanto un potenziale rischio ambientale, ma anche un enorme spreco di risorse materiali ed energetiche quali sono i rifiuti”.

Altri punti della relazione danno conto della natura e delle caratteristiche di quei rifiuti trasformati in combustibile solido secondario (CSS): “Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi. Le attuali tecnologie industriali consentono di garantirne nel tempo le caratteristiche e i parametri qualitativi (potere calorifico, minor concentrazione di inquinanti, contenuto di biomassa, ecc.)”. Ecco che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, diventano rifiuti speciali, ovvero rifiuti che possono attraversare il Paese (e non dimentichiamo che il sistema di tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri, è ancora un miraggio).

La relazione spiega anche perché scegliere i cementifici: “La scelta dei cementifici è quindi motivata anche dal fatto che tale tipologia di impianti è, già oggi, ben distribuita sul territorio nazionale, anche in quelle regioni italiane sprovviste di impianti dedicati (termovalorizzatori) che, invece, dovrebbero essere realizzati ex novo, producendo ulteriori pressioni sull’ambiente e sul territorio. Fermo restando che da soli i cementifici non possono essere il terminale di valorizzazione per tutti i rifiuti e che essi non possono che integrarsi in un piano organico di gestione dei rifiuti che prevede, ovviamente, anche altre forme di gestione dei rifiuti (anche attraverso impianti dedicati), i cementifici offrono il grande vantaggio di costituire degli impianti comunque già presenti sul territorio nazionale e in esercizio”.

Tradotto in una riga: meglio un cementificio che un nuovo inceneritore. Non si considera, però, che una volta che un insieme di Comuni firma un “contratto” per conferire i propri rifiuti a un’azienda che produce Cdr (o Css), quell’impegno dev’essere onorato (come abbiamo descritto in quest’articolo, in riferimento a uno degli ambiti territoriali individuati dalla Regione Puglia). E -per tutta la durata del contratto- è impossibile avviare serie politiche di riduzione dei rifiuti, pratiche come quelle messe in campo dai Comuni che aderiscono all’associazione nazionale della Comunità verso rifiuti zero, a cominciare da Capannori, in Lucchesia.

Di tutto questo, però, in commissione non si è parlato. Dei senatori presenti nessuno ha sentito il bisogno d’intervenire. E allora crediamo importante elencare i loro nomi (l’elenco è desunto dal resoconto stenografico dell’intera riunione, perché dalla Commissione ci hanno spiegato che questo era -anche per un giornalista che lo chiedeva- l’unico modo per capire chi fosse o meno presente): D’Ali (Pdl), Alicata (Pdl), Vallardi (Lega Nord), Della Seta (Pd), Ferrante (Pd), Mazzuconi (Pd).

Nel pomeriggio del 22 gennaio, invece, il provvedimento è stato momentaneamente stoppato alla Camera, dove il presidente della commissione Ambiente -su proposta dei deputati Mariani, Bratti e Miotto, del Partito democratico- ha rinviato la discussione. È probabile una nuova convocazione della commissione per l’11 febbraio.

Luca Martinelli da www.altreconomia.it

link articolo

 

Gazzettino – Marghera, Energia dai rifiuti per tre anni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

19

gen

2013

MARGHERA – Rinnovata la convenzione tra Enel e Veritas per la trasformazione del Cdr

Un sito unico a Jesolo accorperà le discariche esistenti in provincia

Discariche sul territorio provinciale ridotte a un unico punto di raccolta a Jesolo (dove finisce solo il 6% dei materiali raccolti). Energia ricavata dallo smaltimento di 60mila tonnellate di rifiuti annue prodotti da 150mila residenti del territorio. Qualche sacrificio in più nella raccolta differenziata per gli utenti, ma un ambiente in cui respirare più pulito.
Sono tre dei punti cardine che ruotano attorno all’esperienza avviata nel 2008 tra la centrale Enel «Palladio» di Fusina ed Ecoprogetto, la società controllata di Veritas che gestisce lo smaltimento dei rifiuti in provincia e che ieri è stata rinnovata per altri tre anni con l’ambizioso obiettivo di valorizzare 210.000 tonnellate di CDR (combustibile derivato dai rifiuti) in tre anni, pari a 70mila tonnellate all’anno.
46.000 tonnellate nel 2010, 56.000 nel 2011, quasi 58.400 nel 2012, vero e proprio record e “best practice” internazionale: questa l’escalation che ha preceduto la firma del protocollo d’intesa che fa proseguire il progetto sottoscritto da Gianfilippo Mancini, direttore di Enel – della Divisione Generazione e Energy Management, Adriano Tolomei, amministratore delegato Ecoprogetto Venezia, alla presenza del sindaco Giorgio Orsoni, e Andrea Razzini, amministratore delegato di Veritas.
Il lavoro condotto sino ad oggi rappresenta un’esperienza unica nel panorama italiano ed ha permesso di dare un’alternativa concreta, efficace e di forte valenza ambientale al conferimento dei rifiuti in discarica. «Grazie a questa sinergia – ha annunciato Andrea Razzini – Se arriveremo al potenziale obiettivo di riuscire a smaltire 100mila tonnellate annue di rifiuti come standard la Provincia sarà autosufficiente per 30 anni nello smaltimento dei rifiuti».
«I dubbi con cui è partita questa iniziativa sono stati dissipati grazie alla stretta collaborazione con il Comune, Veritas ed Ecoprogetto e i suoi uomini – ha poi spiegato il direttore Mancini – L’obiettivo delle 70mila tonnellate di smaltimento pone a zero il problema dei rifiuti in laguna e aiuterà a ridurre anche i consumi di energia agli utenti. La centrale Enel di Fusina diventa così l’emblema della sostenibilità»
Ulteriore novità del prossimo triennio è l’entrata in servizio di due autovetture elettriche Peugeot iOn con i loghi delle aziende partner che saranno a disposizione del personale e che attraverso la scritta «Diamo energia ai tuoi rifiuti» ricorderanno ai cittadini il valore sociale, economico ed ambientale della collaborazione.

 

Enel ed Ecoprogetto rinnovano l’intesa per altri tre anni Meno smog, più risparmi. Orsoni: «Fiore all’occhiello»

MESTRE. Cinquecentomila tonnellate di rifiuti prodotti in provincia. Una raccolta differenziata che viaggia sopra il 50 per cento. Solo il 4 per cento, la parte non più trasformabile, finisce in discarica. L’unica del territorio, quella di Jesolo, basterà per altri trent’anni. «Siamo all’autosufficienza. Non ci serve portare rifiuti altrove e non subiamo spiacevoli pressioni, che avvengono purtroppo in altre parti d’Italia», sentenzia Andrea Razzini, amministratore delegato di Veritas.

Di quelle 500 mila tonnellate prodotte ogni anno, l’obiettivo è ora di trasformarne 100 mila in compost da rifiuti, un nuovo combustibile che serve per alimentare, in parte, la centrale Palladio di Enel a Fusina. Con una produzione di 100 mila tonnellate si riduce dal 5 per cento attuale al 10 per cento l’utilizzo del carbone e di conseguenza l’aria di Mestre e Marghera è molto meno inquinata. Il progetto è stato confermato ieri dalla firma del secondo accordo triennale tra Enel ed Ecoprogetto: le due società vogliono bruciare nella centrale di Fusina 210.000 tonnellate di cdr in tre anni. Per arrivare al quarto anno alla soglia di centomila tonnellate annue.

L’impegno è contenuto nel protocollo siglato da Gianfilippo Mancini, direttore di Enel – Divisione Generazione e Energy Management, e da Adriano Tolomei, amministratore delegato Ecoprogetto Venezia, alla presenza del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, del vicepresidente della Provincia Mario Dalla Tor e di Andrea Razzini. Si parte dal bruciare nel termovalorizzatore 70 mila tonnellate di compost da rifiuti l’anno. Un obiettivo che nel primo accordo era stato inseguito ma non ottenuto, anche per i limiti imposti nella produzione di energia dal Gse, il gestore dei servizi energetici. Ora ci si riprova. La produzione di Cdr negli impianti di Ecoprogetto non è più una sperimentazione ma una realtà concreta. «Un fiore all’occhiello della gestione dei rifiuti che ci pone all’avanguardia nazionale», ha ricordato ieri il sindaco Orsoni. La soglia delle 70 mila tonnellate ( che equivalgono ai rifiuti prodotti da 150 mila persone) è prevista dall’autorizzazione integrata aziendali. Da qui a quattro anni, per arrivare a centomila tonnellate,serve una valutazione di impatto ambientale aggiuntiva e l’ok del ministero dell’Ambiente.

La sperimentazione era partita nel 2007 nell’impianto di EcoProgetto e si è conclusa nel 2008 con l’ottenimento dell’autorizzazione. Finora la produzione di cdr è stata di 46 mila tonnellate nel 2010, 56 mila nel 2011, quasi 60 mila nel 2012. In disparte ieri sono rimaste le vecchie polemiche sull’utilizzo della centrale a carbone. Mancini ha annunciato una nuova sperimentazione nella centrale su nuove tecnologie. «La centrale Enel di Fusina», dice Gianfilippo Mancini di Enel, «è l’emblema della sostenibilità. Grazie alla collaborazione con Ecoprogetto Venezia ed alla forte condivisione degli obiettivi del progetto con tutte le istituzioni locali, Enel può proporre un modello di sviluppo in grado di assicurare energia a prezzi competitivi, il pieno rispetto dell’ambiente, una soluzione innovativa ed originale al problema dello smaltimento dei rifiuti».

Adriano Tolomei ha posto l’attenzione sulla «riduzione dell’impatto ambientale nello smaltimento dei rifiuti. Speriamo che questa esperienza pilota porti ad analoghe nuove collaborazioni». E l’assessore Gianfranco Bettin: «Questo progetto è nato a Porto Marghera, che in passato ha molto patito, e che oggi è emblema di un salto di qualità ambientale e culturale», ha detto.

link articolo

 

NOALE. Anche Noale si adeguerà ai cassonetti a calotta, così come già avvenuto in altri comuni del Miranese. Il cambio di sistema di raccolta differenziata è programmato per febbraio 2013, con l’obiettivo di migliorare l’attuale percentuale attorno al 55 per cento. Ma in questi mesi, altri territori hanno fatto meglio, vedi Martellago e Santa Maria di Sala, che sono riusciti a superare il 70 per cento, con punte di raccolte anche del 75 per cento. In oltre, questo consentirà di evitare gli utenti di altre zone di gettare l’immondizia nei cassonetti noalesi. Dunque anche la città dei Tempesta ha deciso di cambiare rotta e lo farà in due momenti; il primo, a partire da febbraio, riguarderà Briana, Cappelletta e Moniego, nella seconda parte dell’anno ci si allargherà anche al centro storico di Noale. Da tutto questo ne resterà fuori tutta via San Dono, dove il Comune, d’accordo con Veritas, applicherà il “porta a porta”.

La scelta deriva da un problema di logistica, poiché c’è poca visibilità dalle strade laterali. Per cambiare le abitudini dei noalesi, ci si comporterà com’è stato fatto altrove. In pratica, i cassonetti del rifiuto secco saranno sostituiti con quelli a calotta e, per aprirli, servirà una chiavetta personalizzata, che non servirà a rilevare i conteggi di ciascun utente. Anche gli altri contenitori saranno cambiati, creando una sorta di oasi ecologica. Questo permetterà di avere una maggiore selezione dei tipi di spazzatura da gettare, con minori conferimenti di vetro, plastica, vetro, lattine e cartoni. «L’obiettivo è aumentare la percentuale di raccolta», dice l’assessore all’Ambiente Renato Damiani, «e per spiegare il cambio di sistema, già nei primi giorni di gennaio faremo delle riunioni informative».

Alessandro Ragazzo

link articolo

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui