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Gazzettino – Venezia. No Navi, il Pd vira verso i comitati

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8

mag

2015

I TEMI DELLA CITTÀ – Domani Franceschini apre la Biennale, corteo da campo Santa Margherita

La segreteria: «Allontanare le crociere da San Marco, giuste le manifestazioni»

Anche il Pd veneziano a fianco dei “No Navi” per la manifestazione di domani, in contemporanea con l’inaugurazione della Biennale d’arte. Vetrina eccezionale per portare il tema all’attenzione internazionale, tanto più perché a Venezia ci sarà il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini.

Sarà un sabato “caldo”. La Biennale aprirà al pubblico i cancelli di Giardini e Arsenale alle 10, Franceschini inaugurerà la manifestazione alle 12 a Ca’ Giustinian (sede della Biennale), con la consegna dei Leoni, e i No Navi si ritroveranno alle 15.30 in campo Santa Margherita per un corteo che arriverà in campo Sant’Angelo, dove è prevista la consegna ai candidati sindaco delle oltre 100mila firme contro le grandi navi. Fisicamente, dunque, Franceschini e i manifestanti non si incroceranno. Ma idealmente è inequivocabile il segnale che i comitati vogliono dare a un ministro che nell’ultimo Comitatone aveva “agitato” l’ipotesi di mettere sotto vincolo paesaggistico il Bacino di San Marco.

In questo clima si inserisce il Partito democratico che di fatto è ancora più schierato sulle posizioni del suo candidato sindaco, Felice Casson. Il quale oggi riceverà la “benedizione” del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, che alle 18 visiterà la Biennale e alle 19.30 sarà al Caffè Florian in piazza San Marco per un aperitivo elettorale con il candidato sindaco.

«Il Pd di Venezia – si legge in una nota diffusa ieri – ritiene necessario continuare l’azione di sensibilizzazione nei confronti del Governo sul tema del necessario allontanamento delle grandi navi da crociera dal bacino di San Marco e dal canale della Giudecca e sulla necessità di una rinnovata salvaguardia della laguna di Venezia».

«Pertanto – aggiunge la segreteria metropolitana – vediamo con favore le manifestazioni dei prossimi giorni in particolare ne condividiamolo spirito assolutamente pacifico. Il Pd di Venezia rimane convinto che il comparto crocieristico sia un settore strategico per questa città e che debba essere salvaguardato e incrementato, ed è quindi indispensabile procedere con la valutazione in sede di Via e successiva analitica e rapida comparazione dei diversi progetti approvati predisposti allo scopo così come sostenuto dalle diverse risoluzioni votate dal Consiglio Comunale e dal Senato nel febbraio 2014».

 

Gazzettino – Treni. Giornata nera per i pendolari.

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7

mag

2015

MESTRE / SAN DONA’

I SENSORI – Troppo carico convoglio bloccato

MOBILITÀ Giornata di passione per i viaggiatori, pesanti disagi sulla linea Treviso-Venezia

Stipati sul treno dei pendolari

Odissea a bordo della “Vaca Mora”, una sola carrozza in servizio per circa 400 passeggeri

Giornata pesante per i pendolari che quotidianamente si devono recare a Venezia per lavoro o per studio. Particolarmente impegnativo l’inizio per gli utenti del treno della linea che collega Adria a Venezia, passando per Piove di Sacco, Camponogara e Mira.

Di solito il convoglio, l’ex “Vaca Mora”, è composto di due carrozze che lungo la strada si riempiono di persone. Ieri, alle 6.10 , i pendolari in partenza da Adria hanno trovato una sola carrozza automotrice e hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco, sapendo ciò che avrebbero vissuto dopo.

«Eravamo stipati come in un carro bestiame – lamenta Daniele Brandolese un pendolare che ha preso il cellulare per immortalare la scena – Dopo Camponogara eravamo in circa 400 nella carrozza. Il capotreno stesso era bloccato dalla gente e impossibilitato a muoversi, tanto che è stato aiutato in un’occasione da alcuni passeggeri per abbassare le barriere nella stazione di Oriago».

La segnalazione è partita anche a Sistemi Territoriali, la società partecipata dalla Regione che tra le altre cose gestisce anche la linea Adria-Venezia. «Ora – si chiedono altri pendolari inviperiti per il disservizio – dobbiamo pensare che è stato un guasto e che domani (oggi per chi legge) troveremo le due solite carrozze oppure è una mossa politica per cercare di ottenere qualcosa? Speriamo che non sia a nostre spese».

Intanto sempre ieri a Treviso un treno di pendolari sovraccarico diretto a Venezia è stato bloccato in stazione dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio. Molti viaggiatori sono stati costretti a scendere dal convoglio, troppo «corto» e troppo poco capiente per ripartire con tutta quella gente a bordo, e ad aspettare un altro treno, a sua volta rallentato da un guasto. Col risultato di accumulare quasi un’ora di ritardo. A provocare la «reazione a catena» è stato il treno 2855 partito da Sacile, con destinazione Venezia. Alle 8.15 la tappa a Treviso Centrale. Doveva trattarsi di un treno a due piani, un «Vivalto», e invece a fermarsi al binario è stato uno «Stadler»: 4 carrozze, 200 posti a sedere, circa 400 in piedi. Meno della metà di quello che sarebbe stato in grado di fare il treno a due piani che doveva percorrere quella tratta a quell’ora. Dal marciapiede sono saliti i molti pendolari. A quel punto, i sensori sono entrati in azione: il peso del convoglio era stato superato, le condizioni per viaggiare in sicurezza non c’erano. Così è scattato il blocco della trazione. Per gestire la situazione sono intervenuti anche gli agenti della Polfer.

 

TRASPORTI – Il comitato scrive alla Regione: «Situazione intollerabile»

Ritardi, l’ira dei pendolari

Ieri ancora disagi nella tratta ferroviaria tra Portogruaro e Venezia

Soppressi alcuni treni. Vetture stracolme

La causa un guasto a un passaggio a livello

SAN DONÀ – Nuovi ritardi e treni soppressi, Il Comitato dei pendolari del Veneto Orientale scrive al presidente della Regione Veneto Luca Zaia e all’assessore regionale ai Trasporti Elena Donazzan. Ancora disagi nella tratta tra Portogruaro e Venezia. In una nota il Comitato segnala che ieri a causare il ritardo dalle 6.40 circa sarebbe stato un guasto di un passaggio a livello tra San Stino e Portogruaro che ha provocato ritardi a catena tra i 15 e i 25 minuti a diversi treni. Segnalata inoltre la chiusura di 3 vetture, di cui poi sarebbe stata riaperta soltanto una, sul Regionale 10012 in partenza da Portogruaro alle 7.44 con arrivo a Venezia alle 8.56, «uno dei più affollati treni del mattino – spiega il portavoce del comitato Nicola Nucera – arrivato a Venezia con 21 minuti di ritardo».

All’attenzione dei vertici della Regione anche la soppressione di 3 treni avvenuta martedì 5 maggio nella stessa tratta. Si tratta dei Regionali del mattino 10001 e 10002 e 10055 delle 19,57. In seguito alla soppressione dei primi due, il Regionale 10008 era dotato di 200 posti a sedere, anziché 500. «Dimezzando i posti a sedere – continua Nucera – si sono verificate situazioni di malessere tra i viaggiatori, con segnalazioni di mancamenti. Sempre l’altro ieri si sono verificati diversi importanti ritardi: Regionale veloce 2697 giunto a Portogruaro con 40 minuti di ritardo, Regionali 10049 e 10051 giunti con 30 e 10053 con 22 minuti di ritardo».

«Da quando c’è l’orario cadenzato i pendolari segnalano un bollettino di guerra quotidiano – ha commentato l’assessore alla Mobilità di San Donà Francesca Zottis – un deciso peggioramento del servizio nel Veneto Orientale con il taglio di alcuni treni». Trenitalia conferma che le questioni, dovute a guasti tecnici e al rispetto della normativa di sicurezza, sono state seguite dalla sala operativa che ha cercato di limitare i disagi inevitabili. La puntualità sulla linea si è ridotta solo in questi due giorno dell’87 per cento contro il 95 per cento del mese di aprile, ossia dopo un periodo prolungato di puntualità elevata.

Davide De Bortoli

 

Treviso. I passeggeri restano a piedi

Treno dei pendolari sovraccarico bloccato sui binari dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio. È accaduto ieri mattina in stazione a Treviso.

Il sensore ferma il treno affollato

L’ODISSEA – Pendolari come sardine costretti a scendere e aspettare l’arrivo di un’altra corsa

Treno sovraccarico: tutti a terra

Peso dei vagoni eccessivo e sicurezza a rischio: convoglio bloccato in stazione dai sensori

Treno di pendolari sovraccarico, bloccato in stazione dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio.

È accaduto ieri mattina in stazione a Treviso, dove molti viaggiatori sono stati costretti a scendere dal convoglio, troppo “corto” e troppo poco capiente per ripartire con tutta quella gente a bordo, e ad aspettare un altro treno, a sua volta rallentato da un guasto. Col risultato di accumulare quasi un’ora di ritardo. A provocare la «reazione a catena» è stato il treno 2855 partito da Sacile, con destinazione Venezia. Alle 8.15 la tappa a Treviso Centrale. Doveva trattarsi di un treno a due piani, un Vivalto, e invece a fermarsi al binario è stato uno Stadler: 4 carrozze, 200 posti a sedere, circa 400 in piedi. Meno della metà di quello che sarebbe stato in grado di fare il treno a due piani che doveva percorrere quella tratta a quell’ora. Inutile dire che dal marciapiede affollato sono salite decine di pendolari, stringendosi negli scompartimenti dei quattro vagoni. A quel punto, i sensori sono entrati in azione: il peso del convoglio era stato superato, le condizioni per viaggiare in sicurezza non c’erano.

E automaticamente è scattato il blocco della trazione. Di fatto, il risultato di un errore di programmazione dei treni, ma tant’è. Una parte dei viaggiatori è stata fatta scendere, e problemi grossi non ce le sarebbero stati se l’11011 seguente fosse arrivato in orario. Il caso ha voluto che per un guasto alla linea, il treno in questione portasse 20 minuti di ritardo. Con il risultato che i pendolari hanno perso quasi un’ora. A gestire la situazione sono dovuti intervenire anche gli agenti della Polfer, anche perché il problema del convoglio fermo al binario ha causato a sua volta disagi anche per le corse seguenti. Ai viaggiatori, visibilmente contrariati, non è rimasto da fare che rassegnarsi al disservizio.

Lina Paronetto

 

Treviso, il Minuetto ko per il peso eccessivo. Scoppia la rivolta: cori dei pendolari contro la Regione

TREVISO – Alla faccia dell’annuncio fatto appena due giorni fa di nuovi treni, nuovi orari, nuovi servizi sulle linee ferroviarie venete, ieri mattina in stazione a Treviso si è consumata l’ennesima passione dei pendolari. Mancavano pochi minuti alle otto quando alla banchina numero 6 è arrivato il treno da Sacile per Venezia.

Tutti aspettavano i vagoni a doppio piano, gli unici necessari a caricare la grande quantità di pendolari che a quell’ora viaggiano sulla tratta, invece al loro posto sono arrivati quattro “blocchi” di uno dei nuovi convogli monopiano ideati per il “metrò di superficie”, che offriva però meno della metà dei posti dei treni a due livelli. Risultato? Stupore generale, sfottò, e corsa ad accaparrarsi un posto. Il treno a seguire infatti viaggiava con circa 20 minuti di ritardo lasciando tutti senza alternative.

I pendolari si sono stivati dentro i vagoni come solo loro hanno purtroppo imparato a fare lasciando però sul marciapiede decine di viaggiatori che materialmente non riuscivano più a salire.

«Una situazione bestiale» racconta Romeo, uno dei pendolari rimasti a terra, «degna di un paese del terzo mondo, altro che magico Veneto». Ma i guai non erano ancora finiti. Già, perchè stavolta a voler confermare quanto possa essere vergognosa la vita dei pendolari ci si è messa la tecnologia del nuovo treno caricato oltre misura ed andato letteralmente in tilt a causa del sovrappeso. Quando tutti si aspettavano la chiusura delle porte e la partenza del treno (che sarebbe arrivato a Mogliano incapace di far salire chiunque) non si è mossa foglia per la bellezza di venti minuti; venti minuti di rabbia che saliva sempre più, caldo, nervi tesissimi. Quando erano quasi le 8.20 è arrivato il capotreno a spiegare: «Il treno non parte, troppo carico, il sistema elettronico ha bloccato tutto».

Ed è stata bagarre. I pendolari a bordo sono dovuti scendere per scaricare il convoglio e riunirsi a quanti erano rimasti in banchina e lì la rabbia è esplosa in una serie di cori e proteste contro la Regione, l’ex assessore Chisso (finito in manette per lo scandalo Mose), Trenitalia. Urla e grida fra cui «vergogna» è l’unica riportabile.

Ci sono voluti alcuni minuti – e pure il passaggio della Polfer – per riportare la calma sui binari dove nel frattempo (con ritardo) era arrivato l’altro treno per Venezia dove si sono precipitati in tanti consci che non vi fossero altre possibilità.

(f. de w.)

 

Orsoni contro il partito che l’aveva sostenuto: attaccati alle poltrone, il mio più grande errore è stato fidarmi di loro

«Il Pd? Non è stato leale nei miei confronti, ha dimostrato allora di non saper essere classe dirigente. E non mi hanno mandato a casa, proprio per niente. Sono io che nel giugno scorso ho revocato le deleghe agli assessori». L’ex sindaco Giorgio Orsoni non vuole parlare delle sue vicende giudiziarie.

Una vicenda ancora aperta, un anno dopo la clamorosa inchiesta sul Mose che aveva portato a 34 arresti per corruzione e tangenti. E il sindaco in carica ai domiciliari per un presunto finanziamento irregolare prima delle elezioni. In attesa di sapere se e quando sarà celebrato il processo, Orsoni in questi mesi ha scelto il silenzio. Non commenta la sua vicenda giudiziaria, che aveva definito «incredibile».

«Parlerò alla fine», dice. Ma sulla politica ora non riesce a stare zitto. Il premier Renzi, domenica a Mestre per presentare la candidatura di Felice Casson a sindaco, era stato chiaro: «Purtroppo cambiamo in corsa perché hanno fallito».

Ce l’aveva con il sindaco, e anche con il Pd allora al governo. Sandro Simionato, vicesindaco di Orsoni e assessore al Bilancio, ricorda che «è stato il Pd a mandare a casa Orsoni».

«Questo non è vero», si infiamma l’ex sindaco, «la verità è attestata dalle cronache del giugno 2014, dove si può leggere della mia iniziativa di revocare le deleghe ai miei assessori».

Dunque è stato Orsoni a sciogliere il Consiglio comunale? «Certo. Dopo che avevo verificato il tradimento nei miei confronti». Sarebbe? «Io mi ero dimesso, potevano approvare il bilancio e poi andare a casa. Invece mi hanno scaricato. Non è stato un comportamento leale. Allora sono stati da me sfiduciati».

Lei non ha un buon giudizio sul partito che l’aveva sostenuto nella corsa a sindaco. «Proprio no. Molti di loro hanno dimostrato di essere attaccati alle poltrone. Ma senza essere classe dirigente. Una delusione».

Qualcuno in particolare? «Simionato si difende dalle critiche di Renzi sostenendo l’inverosimile. Mi pare che fosse lui l’assessore al Bilancio della giunta da me presieduta. Dovrebbe ritenersi in prima persona coinvolto nelle polemiche sulla difficile situazione finanziaria del Comune».

Colpa sua se il bilancio va male? «Dico che invece di attaccare me farebbe bene a occuparsi del ruolo che ha svolto per quattro anni come responsabile del Bilancio».

Resta quell’ombra, non soltanto giudiziaria, sul finanziamento del Consorzio Venezia Nuova. «Ho detto e dimostrerò che quei soldi non li ho mai avuti. Le spese sostenute per la mia campagna elettorale sono state in tutto 280 mila euro. Il resto non lo so. C’era un accordo chiaro, della campagna elettorale si è occupato il Pd. Io non avevo nemmeno un referente per le spese».

Pentito? «Tanti errori posso aver fatto nella mia vita. Il più grande è stato quello di fidarmi di questa gente».

Alberto Vitucci

 

Affollamenti sulla tratta Venezia-Portogruaro. Conte: «L’orario cadenzato non funziona»

QUARTO D’ALTINO – Ritardi e sovraffollamento ieri mattina lungo la tratta Venezia-Portogruaro, tanto che il comitato pendolari ha messo in allarme i viaggiatori dalla sua pagina Facebook, per avvertirli di possibili disagi in varie ore del giorno, ma i maggiori problemi, si sono avuti al mattino.

«Prosegue il malfunzionamento della tratta», spiegano i comitati.

A intervenire sulla questione è anche il sindaco di Quarto e candidata in Regione con il Pd, Silvia Conte. «È dal dicembre 2013 che con il nuovo orario cadenzato il servizio ferroviario voluto dalla giunta Zaia-Chisso è peggiorato su alcune tratte, per esempio la Venezia-Portogruaro, ma anche la Venezia-Treviso, con la cancellazione delle prime corse del mattino, le ultime della sera, nei festivi e prefestivi. Già allora era stato promesso “gara subito”.

Nel frattempo, solo grazie alla tenacia di comitati pendolari e di sindaci e di associazioni, qualche modifica è’ stata introdotta, ma il livello del servizio è ancora molto lontano da quella metropolitana di cui parla Zaia come testimoniano le cronache».

E ancora: «Apprezzo gli sforzi di Trenitalia che per prepararsi a competere con la concorrenza sta investendo anche in Veneto. Rimane il dato che la Regione guidata dalla Lega non ha investito un euro aggiuntivo al fondo nazionale per il trasporto pubblico locale in tutti questi anni».

(m.a.)

 

Sabato corteo cittadino

VENEZIA «Liberiamoci da mafia e corruzione. Basta con le grandi opere: l’unica grande opera che vogliamo è il diritto alla casa e al lavoro». Sono già una cinquantina le associazioni e le organizzazioni politiche che hanno aderito alla manifestazione contro le grandi opere e le grandi navi dentro la laguna.

Appuntamento per sabato 9 maggio in campo Santa Margherita, poi corteo fino a campo Sant’Angelo dove ci saranno dibattiti e concerti.

Riprende fiato la polemica del Comitato «No Grandi Navi» e di Ambiente Venezia contro la presenza delle navi da crociera in laguna.

«Ci sono alternative praticabili, vogliamo dire basta», ripete il portavoce Luciano Mazzolin.

Tommaso Cacciari assicura che sarà una manifestazione tranquilla con larghissima partecipazione.

Non ci sono soltanto i comitati, ma associazioni per la difesa del territorio come Italia Nostra, Wwf, Lipu, LegaAmbiente, ma anche i Cobas, Beati i costruttori di pace, Centri sociali e Medicina Democratica. Ma anche i circoli veneziani del Pd, Sel, la Sinistra, i verdi e il Movimento Cinquestelle, VeneziaCambia e Venezia 2020.

Una grande manifestazione che secondo i promotori deve rilanciare il tema delle grandi navi fuori della laguna.

Domenica mattina al teatro Toniolo tre esponenti dei comitati hanno consegnato al premier Renzi, venuto in laguna per inaugurare il padiglione Aquae dell’Expo e per sostenere la candidatura a sindaco di Felice Casson, 70 mile firme raccolte su Internet.

Una battaglia che per i comitati va avanti da anni. Culminata nella manifestazione del 2012 quando ci furono denunce per il famoso «tuffo» nel canale della Giudecca al passaggio delle grandi navi. Denunciano anche l’inquinamento perché le navi tengono i motori accesi anche quando sono ferme in banchina. Anche ieri si vedeva uscire dai camini un fumo nero. Il progetto di cold ironing, cioè l’alimentazione da terra che dovrebbe consentire di spegnere i motori e ridurre l’inquinamento, non è ancora partito. Ci vogliono investimenti importanti. E prima di farli, Vtp vuole sapere «quale sarà il futuro della Marittima».

(a.v.)

 

Brugnaro vuole il vittorio emanuele, Casson il lido

«No al Contorta». Candidati sindaci (quasi) unanimi

VENEZIA – Sì alle crociere, no allo scavo del Contorta. I candidati sindaci sono in buona parte contrari al nuovo canale in mezzo alla laguna. E tutti molto critici sulla presenza delle navi a San Marco. Un tema che nessuno, nemmeno gli operatori portuali, ormai mette in discussione. Il problema è come realizzare in tempi rapidi un’alternativa.

«Nessuno vuole andare contro la crocieristica», dice Felice Casson, candidato sindaco del centrosinistra, «ma noi siamo contrari allo scavo di un canale distruttivo. Esistono alternative pronte come il Lido che possono dare anche nuovi posti di lavoro».

Per mantenere le navi in Marittima ma senza scavare il Contorta si schiera Luigi Brugnaro, candidato del centrodestra. «Quando ero presidente di Confindustria avevo proposto di fare arrivare le grandi navi attraverso le Tresse e il Vittorio Emanuele», dice, «ma la Marittima deve restare».

Favorevole alle grandi navi Francesca Zaccariotto, che vuole mantenere l’industria croceristica in laguna.

Per allontanarle dalla laguna e costruire un nuovo terminal si schiera invece Davide Scano, avvocato candidato sindaco per il Movimento Cinquestelle.

Prudente Gian Angelo Bellati, candidato della Lega, mentre il suo capolista Marco Sitran, del Movimento per la separazione di Venezia da Mestre, si è sempre schierato contro le navi in Bacino.

(a.v.)

 

Ripristinate nei weekend le prime e le ultime corse. I pendolari: «Grazie, ma non basta»

PORTOGRUARO «È una modifica che avevamo richiesto noi, per cui è un piccolo passo senz’altro positivo. Ma è evidente che non basta». Così i comitati pendolari della tratta Venezia-Trieste giudicano le correzioni all’orario cadenzato che saranno introdotte dal 17 maggio.

Le variazioni sono state illustrate da Regione e Trenitalia a margine della consegna di un nuovo convoglio Vivalto per i trasporti regionali.

Le novità più importanti riguardano i Regionali 10000 (Portogruaro 4.13 – Mestre 5.25), 10001 (Mestre 5.25 – Portogruaro 6.23) e 10005 (Venezia 6.11 – Portogruaro 7.23) che circoleranno tutti i giorni, mentre attualmente si effettuano solo dal lunedì al venerdì.

Il ripristino anche al sabato e nei festivi del primo treno del mattino verso Venezia, quello delle 4.13 da Portogruaro, era tra le principali richieste formulate dai pendolari.

«È una modifica che avevamo richiesto per cui è sicuramente positiva, perché permette di prendere al mattino la coincidenza con le Frecce per Roma e Milano, oltre a consentire di usare il treno ai turnisti che il sabato e la domenica vanno a lavorare presto», commenta Nicola Nucera, dei comitati pendolari, «ma anche con questa modifica, di domenica, nelle stazioni minori, rimane un buco di quattro ore».

Per esempio a Meolo, dopo il Regionale 10000, che transita alle 4.46, il treno successivo è alle 8.17. L’altra novità, già in vigore, riguarda lo sdoppiamento e la velocizzazione del bus sostitutivo notturno tra Venezia e Portogruaro. Una corsa (la VE807) parte da Venezia alle 0.20 e percorre diretta l’autostrada fino a San Donà per poi proseguire fermando in tutte le località fino a Portogruaro (arrivo 1.55); l’altra corsa (la VE 805) parte da Venezia alle 0.20 e ferma ovunque fino a raggiungere Fossalta di Piave (1.23). Entrambe circolano tutti i giorni.

Ma la modifica non soddisfa i pendolari, che chiedono il ripristino del treno. E comunque non assolvono la giunta Zaia: «Ha ripristinato il treno del mattino, ma non dimentichiamoci che per un anno e mezzo ha mandato le persone al mattino a lavorare in macchina».

Mentre i comitati giudicano positivo il clima instaurato con la nuova dirigenza regionale di Trenitalia. «Finalmente con Trenitalia si può parlare», conclude Nucera.

Dopo le modifiche previste dal 17 maggio, il nuovo orario estivo da metà giugno non dovrebbe segnare variazioni. Sulle altre richieste avanzate dai pendolari il confronto slitterà all’orario di dicembre.

Giovanni Monforte

 

Al mattino pedalata di protesta sul ponte della Libertà e alle 15 torna Bimbimbici a San Giuliano

Il documento è stato inviato a tutti i candidati sindaco con la speranza di vederli sabato, presenti, all’arrivo della biciclettata, la seconda nel giro di pochi mesi, che da San Giuliano punterà diritta sul ponte della Libertà, fino a piazzale Roma e ritorno poi a piazza Ferretto, per chiedere un percorso ciclabile protetto tra Mestre e Venezia.

Diciannove associazioni dei ciclisti, nel loro documento chiedono ai candidati di partecipare anche al confronto pubblico in piazza Ferretto fissato per le 11.30 di sabato prossimo, 9 maggio. Sarà uno dei momenti clou della giornata “tutta bici” di sabato prossimo, una giornata di protesta ma anche di “orgoglio” ciclista visto che dopo la biciclettata del mattino, al pomeriggio scenderanno in strada sulle due ruote bambini e famiglie.

La “giornata tutta bici” inizierà alle 9.15 con il ritrovo al parco di San Giuliano e alle 9.30 la partenza della pedalata fino a piazzale Roma e ritorno. Il 21 marzo scorso vi parteciparono 200 persone.

«Ci auguriamo un’adesione pari come minimo a quella della volta scorsa e vorremmo che i candidati fossero presenti almeno all’arrivo in piazza Ferretto per un confronto sul documento che abbiamo inviato loro nei giorni scorsi», spiega Gianfranco Albertini della Fiab.

La giornata proseguirà con la lettura in piazza Ferretto del documento dei ciclisti che chiedono il completamento del Biciplan del 2005 realizzando come priorità il collegamento Vega-Pili-Ponte della Libertà e quello con San Giuliano, che è oggi in forse visto che ai cantieri sul ponte della Libertà non si sono aggiunti quelli per un collegamento protetto con San Giuliano e via Torino.

Eppure Mestre è diventata una capitale della bicicletta, con gli oltre cento chilometri di piste realizzate in 10 anni, e al boom nell’uso delle due ruote da parte dei cittadini. Pratica che oggi trova l’interesse anche di una fetta di turismo, che predilige la lentezza.

D’estate si calcola siano almeno 75 mila le persone che in bici salgono sui ferry per Lido e Pellestrina. Le associazioni chiedono poi di realizzare in primis tre interventi nel centro di Mestre (il ponte ciclopedonale sull’Osellino tra via Zanotto e Riviera Magellano; l’anello centrale di Mestre e il collegamento viale San Marco-via San Pio X) e poi altri 21 tratti di ciclabile in terraferma e Lido che comprendono, per esempio, la pista sulla ferrovia dismessa della Valsugana; il collegamento al polo scolastico del Perini; la ciclabile Favaro-Dese-Tessera; la ciclabile Forte Carpenedo-Mestre Centro, per citarne alcune.

E poi lanciano ai candidati sindaco delle proposte a costo zero come la creazione di una consulta della mobilità ciclopedonale, il transito delle bici nelle zone vietate alle auto; il monitoraggio delle piste per programmare la manutenzione; l’autorizzazione al transito delle bici nelle zone pedonali del centro di Mestre.

Il sabato “a tutta bici” proseguirà nel pomeriggio, dalle 15, con la manifestazione “Bimbimbici”, tradizionale pedalata per bambini e famiglie che prende il via alle 16 da piazzetta Coin dove alle 15 ci saranno percorsi di abilità su due ruote, mini corsi di bici sicura e di manutenzione con il meccanico Kader. Arrivo della pedalata alle 17 al parco di San Giuliano dove saranno organizzati momenti di animazione per grandi e piccini.

(m.ch.)

 

Il ministro ha confermato l’impegno. Nuovo appalto da 33 milioni di euro per le dighe mobili

Dopo i ritardi – anche per la mancanza delle risorse necessario – che hanno comportato, di fatto, lo slittamento al 2018 del completamento del Mose, il Consorzio Venezia Nuova – forte anche delle rassicurazioni scaturite dall’ultimo vertice dei commissari con il nuovo ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e della nomina di un terzo commissario, Giuseppe Fiengo che si occuperà di velocizzare la parte burocratica degli appalti e dell’utilizzo dei finanziamenti – ha ripreso a bandire nuove gara d’appalto per la prosecuzione dei lavori.

«Il Mose è assolutamente da finire. È un’opera importante per la tutela di Venezia quindi c’è assolutamente l’impegno del governo», ha dichiarato del resto anche ieri il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti a margine dell’inaugurazione di Aquae, evento collaterale a Expo 2015 a Venezia.

L’ultimo appalto – per il quale la presentazione delle offerte di gara è stato posticipato al 12 giugno – riguarda l’affidamento per la fornitura e l’installazione del sistema elettrico di potenza del sistema di dighe mobili alle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, che sarà installato nella bocca di Lido e che sarà esteso poi fino alle sale di controllo del funzionamento del Mose che saranno invece collocate all’Arsenale.

Un appalto complesso, dal valore elevato, di 33 milioni e 650 mila euro, di cui quasi 23 milioni per le forniture hardware del nuovo sistema automatizzato. Come già annunciato dal direttore del Consorzio Venezia Nuova Hermes Redi, altre gare d’appalto dovrebbero iniziare a essere bandite da giugno, proprio di fromìnte alla garanzie governative sulla ripresa regolare del flusso dei finanziamenti.

La riunione del Cipe a Palazzo Chigi, diversi mesi fa, aveva dato il via libera all’ultima tranche di lavori contrattualizzati, per un importo di oltre 1,2 miliardi di euro. L’opera ha ormai con uno stato dei lavori avanzato per oltre l’85 per cento. Altri 221 milioni sono stanziati più di recente per il Mose.

Il Def (Documento economico finanziario) prevede la somma residua necessaria al Consorzio Venezia Nuova per completare la grande opera. Adesso il Consorzio ha disponibili in teoria tutte le risorse necessarie a completare le dighe mobili: cinque miliardi e 400 milioni di euro.

Quasi completata la schiera delle 39 paratoie che saranno installate alla bocca di Lido, dove sono state anche fatte le prime prove di sollevamento. In corso quelle per la bocca di Malamocco (20), dove è prevista una conca di navigazione – già insufficiente a far entrare le navi di ultima generazione – e di Chioggia (18).

 

L’impegno coi No navi: «Sulle crociere si farà quello che dice Felice»

«L’intento del Governo è perseguire la salvaguardia di Venezia e della sua laguna garantendo nel contempo lo sviluppo dell’economia e del lavoro».

È l’impegno che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha preso ieri mattina con una delegazione del Comitato No Grandi Navi e dell’organizzazione internazionale Avaaz che gli ha consegnato una petizione con 95mila firme (raccolte in tre giorni) contro lo scavo del Canale Contorta e per l’estromissione delle navi incompatibili con la laguna.

L’incontro è avvenuto al teatro Toniolo poco prima dell’apparizione del premier a sostegno delle candidature di Alessandra Moretti e Felice Casson ed è stato reso possibile grazie alla mediazione di quest’ultimo, destinatario della petizione assieme a tutti gli altri candidati sindaco e presidente della Regione.

«Il progetto di scavo del Contorta – hanno detto i No Navi – è devastante per la laguna, mentre esistono alternative ambientalmente sostenibili per garantire il mantenimento di un crocerismo compatibile con la città e tale da non danneggiare e anzi da sviluppare l’economia e il lavoro».

Renzi si è altresì impegnato a convocare a Roma Casson, se eletto sindaco, “il giorno dopo il voto”, per decidere assieme come affrontare il problema del crocerismo e in generale della portualità all’interno della laguna. Ma c’è di più. Dietro alle quinte, Renzi avrebbe rassicurato i rappresentanti del Comitato in modo molto più netto: «Si farà quello che dice Felice».

E “quello che dice Felice” è noto da tempo ed è stato ribadito di fronte alla platea del Toniolo, composta da candidati, iscritti e simpatizzanti del Pd. Tra gli altri il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, il segretario provinciale Marco Stradiotto, il segretario comunale Emanuele Rosteghin e diversi parlamentari.

«Nessuno – ha rimarcato Casson – vuole eliminare le crociere da Venezia. Noi siamo favorevoli a tutti i progetti alternativi già presentati, ma non allo scavo di un nuovo canale all’interno della laguna. Questi progetti – ha concluso – sono in grado di mantenere le grandi navi a Venezia e anche il lavoro».

La delegazione del Comitato, era composta da Silvio Testa e da Marta Canino, accompagnati da Luca Nicotra di Avaaz Italia.
«Si tratta – hanno commentato – di una prima vittoria per i quasi 100mila firmatari, dato che la posizione di Casson è contraria allo scavo del Contorta e il cui stop è il principale obiettivo della petizione».

Il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, preferisce non commentare. «Ancora? – risponde – sarà la commissione nazionale Via a vagliare i progetti e a scegliere il migliore. Il Contorta al momento non ha alternative a breve termine».

Nel pomeriggio, intanto, i No Grandi Navi si sono dati appuntamento alla Giudecca per “salutare” alla loro maniera la partenza della Msc Musica: con fischi e striscioni.

 

VENEZIA «Giudecca, Villa Hériot è salva»

L’Iveser: «Il Comune non ha risposto alle nostre osservazioni e così decade la variazione d’uso»

Villa Hériot è salva. Almeno per ora. E la festa di ieri è servita anche a testimoniarlo alla cittadinanza. Anche se va detto che un po’ il ponte del primo maggio, un po’la fretta nell’organizzarla non hanno fatto registrare lo strepitoso successo dello scorso 14 dicembre: poche le persone arrivate. Ma le buone notizie non sono mancate, come fanno notare Marco Borghi e Carlo Battain dell’Iveser, l’istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea: «La proposta di variante urbanistica proposta dal Comune di Venezia per modificare la destinazione d’uso di Villa Hériot non ha sortito l’effetto sperato. Il Comune non ha risposto alle nostre osservazioni, che contestavano tale procedura, facendo decadere la proposta di variazione d’uso».

Una vittoria, secondo Borghi e Battain, che restituisce la Villa alla cittadinanza. E l’Iveser non ha corso da solo, sono state infatti ben otto le associazioni che hanno condiviso tale opposizione. «Si tratta di una decisione in linea con quanto annunciato dal commissario Zappalorto di limitarsi alla ordinaria amministrazione, lasciando le scelte alla prossima amministrazione», ha commentato Giorgio Isotti, del PD.

Ma quali possono essere, ora, le ipotesi che il Comune dovrà studiare per recuperare il deficit di bilancio? L’Iveser propone di utilizzare lo spazio in maniera culturale, magari appoggiandosi alla Biennale, che potrebbe impegnare il meraviglioso giardino per apporre qualche installazione, oppure rendere il centro un punto nevralgico per le conferenze. Così facendo, infatti, si rilancerebbero anche le attività economiche dell’isola.

Coro di voci unanime tra i presenti: la zona è un bene comune e tale deve rimanere, semmai si devono ripensare le logiche di governo della città, come affermano Andreina Zitelli, Giovanni Pascoli e Federica Travagnin. E inoltre, come suggerisce Carolina Serena, il Comune dovrebbe impegnarsi duramente nella lotta contro l’economia sommersa veneziana, come i B&b abusivi.

Tomaso Borzomì

 

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