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Gazzettino – Deleghe ai sindaci per “frenare” Venezia

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26

mar

2015

CITTÀ METROPOLITANA – La proposta di statuto discussa all’incontro nell’auditorium di via Forte Marghera

I primi cittadini puntano a costituire una sorta di giunta con un vice

Ci sarà un vicesindaco metropolitano? E una sorta di giunta? O tutto sarà nelle mani del futuro sindaco di Venezia? A decidere questo, e molto altro, è lo statuto metropolitano e per redigerlo non ha senso aspettare le elezioni del capoluogo. Dopo i primi incontri, lo stop forzato per gli arresti del Mose e i tentativi di rimettere in piedi la macchina mentre la Provincia andava verso il commissariamento, i sindaci del veneziano schiacciano l’acceleratore. E, dopo la proposta della Camera di Commercio, ora passano al setaccio le pagine della dettagliata proposta di statuto di Adriana Vigneri, ex sottosegretario agli Interni ed esperta di questo tema.

Ieri i sindaci l’hanno incontrata all’auditorium della Provincia di Mestre, insieme ai commissari del Comune di Venezia, Vittorio Zappalorto, e della Provincia, Cesare Castelli. La proposta di Vigneri parte da un presupposto: in questa prima fase è impossibile pensare a un’elezione diretta del sindaco metropolitano. Il resto è tutto da costruire e la legge Delrio lascia discreti margini di autonomia. A partire dal consiglio metropolitano.

«Si tratta di un organo di indirizzo e controllo ma allo stesso tempo singoli consiglieri possono avere deleghe dal sindaco – spiega Vigneri – Se 10 consiglieri avessero una delega diventerebbe una sorta di giunta».

Tra i vari temi affrontati, anche quello del vicesindaco. La Legge permette al sindaco di nominarlo ma lo statuto potrebbe obbligarlo, magari sulla base di equilibri politici. I sindaci hanno preso fiumi di appunti. «Come si può limitare il conflitto di interessi e lo strapotere del sindaco?» chiede il sindaco di Fossalta di Piave, Sensini.

E Vigneri spiazza tutti: «Questa situazione è stata risolta facendo coincidere le due figure. Il conflitto tra il sindaco di una città così grande, come quella di Venezia, e il sindaco metropolitano sarebbe stato difficilmente superabile».

Il commissario Castelli sottolinea invece il ruolo di secondo piano riservato alla Provincia nella discussione sulla Città metropolitana: «Finora la Provincia è assente. Invece avrebbe dovuto essere uno dei protagonisti di questo passaggio alla Città metropolitana».

 

Gazzettino – Venezia. Calatrava, il ponte che si sbriciola

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26

mar

2015

Crepe, gradini rotti, pezzi mancanti, ruggine: il monumento al contemporaneo è ridotto sempre peggio

Rivoli di ruggine, angoli sbeccati, piccole crepe, incrostazioni varie, gli immancabili gradini rotti. E poi tanta, tanta sporcizia. Eccolo il ponte della Costituzione che, a poco più di sei anni dall’apertura, è diventato un monumento alla sciatteria. Forse ora lo scandalo dell’ovovia che ancora non funziona sarà risolto, con i due ascensori di supporto. L’altro giorno il Comune ha incaricato la ditta di studiare questa soluzione, sperando sia quella buona. Ma, ovetto o non ovetto, l’immagine complessiva che offre l’arco pensato da Santiago Calatrava resta tra la più deprimenti. Basta una passeggiata un po’ meno di fretta del solito per rendersene conto. E l’obiettivo del fotografo, in questo senso, è impietoso.

L’arrivo, lato Santa Lucia, è segnato dalla lunga crepa, “figlia” dei lavori di Grandi Stazioni. Pare che manchi un giunto elastico a collegare la pavimentazione del sottoportico dell’ex sede compartimentale con quella ai piedi del ponte. Quel che si vede è una fessura che corre, con il pavimento che si alza. Un tratto, quello più rialzato e pericoloso, è transennato. In un altro tratto non ci sono addirittura i masegni, ma un po’ di malta sistemata alla belle e meglio. Un buon inizio.

Il piatto forte, però, è il ponte, malridotto un po’ dappertutto. A cominciare dalle basi in marmo. Qui cola la sporcizia, la ruggine e, soprattutto da questo lato del ponte, fioriscono incrostazioni bianco grigiastre. Affinando lo sguardo, ecco qualche angolo sbeccato. Qualche crepa che corre.

Ma è salendo il ponte che ci trova di fronte a uno dei suoi punti deboli più evidenti. Quei gradini in vetro, elemento caratterizzante dell’opera, tanto belli quando fragili. Al momento ce ne sono sei di rotti. Cinque sono stati sostituiti con le lastre in metallo. Un quinto è fasciato di scotch giallo in attesa del rattoppo. Uno dei difetti più costosi del ponte, visto che queste lastre in vetro, una diversa dall’altra, realizzare artigianalmente, costano ciascuna qualche migliaio di euro.

Ultima tappa della mini passeggiata la fermata dell’ovovia, lato Piazzale Roma. Qui a mancare è un’intera parete della cabina d’ingresso, sostituita da un pannello di compensato. Fuori lampeggia la lucetta rossa del “fuori servizio”, dentro si accumula la sporcizia e cresce ruggine.

 

Pesanti riserve per la sicurezza e l’uso del Canale dei petroli dalla Commissione

L’architetto D’Agostino: «Critiche superabili e anche il Porto usa quel canale»

VENEZIA – Primo stop dalla Commissione di verifica dell’impatto ambientale (via) del Ministero dell’Ambiente al progetto alternativo per spostare il passaggio delle grandi navi dal Bacino di San Marco e portarlo in una nuovo Porto Passeggeri da realizzare a Marghera, in zona industriale, utilizzando come via d’accesso il Canale dei Petroli.

Era l’idea della giunta uscente e dell’ex sindaco Giorgio Orsoni, peraltro mai concretizzata e che era stata trasformata in un vero progetto dall’ex assessore all’Urbanistica Roberto D’Agostino insieme alla società Ecuba di Bologna.

Il progetto prevede di realizzare una nuova stazione passeggeri nei terreni dismessi e bonificati della zona industriale, vicino al Vega. Le navi potrebbero ormeggiare sulle banchine, in parte già esistenti, lungo il canale Industriale Nord (quattro) e il canale Brentella (una).

Ma la Commissione Via, che ha concluso pochi giorni fa l’esame del progetto preliminare del terminal crocieristico di Marghera, non lo valuta positivamente. Lo giudica infatti nella forma attuale, «incompleto, profondamente carente di un inquadramento generale ambientale e non relazionato alle attività in essere (attuale traffico commerciale/industriale».

Per la Commissione Via, «nello specifico, l’ipotesi nel Progetto di utilizzazione del Canale Industriale Nord e del canale Brentella per la realizzazione della nuova Stazione Marittima a Porto Marghera non sembra sostenibile dal punto di vista della sicurezza della navigazione in quanto, pur allargando tali canali, gli spazi di manovra delle navi risulterebbero notevolmente ridotti, con notevoli rischi in caso di manovre di emergenza».

Per la Commissione, inoltre ci sarebbero rischi di carattere ambientale nel progetto data la vicinanza con il Petrolchimico e sarebbero troppi i 6 anni e 5 mesi previsti per la sua realizzazione, «considerando l’esigenza di risolvere e superare in tempi brevi il problema del transito delle grandi navi da crociera».

«Quella della Commissione Via» replica l’architetto D’Agostino «non è una bocciatura ma una richiesta di integrazioni che forniremo. Il canale dei Petroli è utilizzato anche nel tragitto del progetto del Porto fino al Contorta–Sant’Angelo, per questo non abbiamo fornito uno studio d’impatto su di esso dell’intervento. Del resto o si decide che il Canale dei Petroli danneggia la laguna e lo si chiude, oppure lo si utilizza anche per il passaggio delle Grandi Navi. Per quanto riguarda la sicurezza, sia di navigazione, sia ambientale, il nostro progetto la rispetta ed è nelle norme. I nostri tempi sono realistici e in ogni caso già dopo meno di un anno con le banchine provvisorie il passaggio delle navi si ridurrebbe del 40 per cento».

Enrico Tantucci

 

GRANDI NAVI – La commissione Via rispedisce al mittente il progetto di Roberto D’Agostino

L’ARCHITETTO «Non è una bocciatura. Siamo solo all’inizio»

Crociere a Porto Marghera. Dal ministero un primo “no”

Le parole sono state messe nero su bianco senza mezzi termini. Quello che emerge è un giudizio pesante, addirittura per certi versi, assolutamente inclemente. La commissione Via del ministero dell’Ambiente non ne ha risparmiate neanche uno. Quasi una bocciatura in anticipo, anche se – dal punto di vista squisitamente burocratico – si tratta di una serie di “osservazioni” alle quali i proponenti ora dovranno (se lo vorranno e lo riterranno opportuno) dare delle risposte.

Ma se le parole hanno un peso, di certo non ci guadagna molto il progetto alternativo sulle grandi navi presentato dalla società Ecuba srl, che fa riferimento all’urbanista e architetto Roberto D’Agostino, ex assessore della giunta Cacciari, che prevede un nuovo porto passeggeri a Marghera in zona industriale utilizzando come via d’accesso il Canale dei Petroli. A rilevare il caso ci ha pensato l’associazione AmbienteVenezia.

«Il progetto – sottolinea la Commissione Via analizzando il lavoro di D’Agostino – è da considerarsi incompleto, profondamente carente di un inquadramento generale ambientale e non relazionato alle attività in essere (traffico commerciale/industriale. Inoltre non risulta siano state analizzate le possibili considerazioni sui prevedibili impatti nel contesto generale della laguna centrale sia nel breve che nel medio-lungo termine».

Parole senz’altro dure da parte della Via che analizza e contesta anche altri punti ritenuti “deboli” come il mancato rispetto degli aspetti ambientali; l’assenza del calcolo delle immissioni in atmosfera; la vicinanza dell’area passeggeri alla zona industriale e anche il mancato rispetto degli obblighi di tutela dell’avifauna. L’impressione che, in attesa di un passaggio ufficiale al progetto vero e proprio, ci sia molta strada da fare.

«É stato analizzato il piano solo in fase di scoping (ovvero di prima analisi) – sottolinea lo stesso D’Agostino – e credo che ci siano cose condivisibili e che andranno modificate accanto ad altre che non sono assolutamente corrette insieme ad altre prescrizioni che non vogliono dire nulla. Prendiamo atto delle “raccomandazioni” che ci giungono attraverso il Ministero dell’Ambiente, ma non posso che rilevare che, per certi aspetti, alcune valutazioni risultano forzate come se si volesse in qualche modo evitare di affrontare nel merito il progetto legato al porto commerciale di Marghera».

Paolo Navarro Dina

 

MARGHERA – Il caso Alles torna di grande attualità, martedì 24 sarà il giorno della verità: infatti il Consiglio di Stato deciderà se l’azienda del gruppo Mantovani potrà potenziare o meno il proprio impianto per trattamento dei fanghi di Porto Marghera, trasformandolo in una piattaforma per lo smaltimento di rifiuti anche tossico- nocivi, provenienti da tutto il Veneto ma anche da fuori regione.

Sulla storia infinita di Alles, cominciata nel 2009 e che potrebbe concludersi la settimana prossima, hanno fatto il punto, ieri al Municipio di Marghera, gli ex assessori comunali Gianfranco Bettin ed Alfiero Farinea, l’ex presidente del consiglio comunale Roberto Turetta, il presidente della Municipalità Flavio Dal Corso e il consigliere regionale Bruno Pigozzo.

Martedì, il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sul ricorso che Alles ha presentato contro la sentenza del Tar del Veneto del 10 luglio 2014. Si trattava di una decisione con cui i giudici del tribunale amministrativo, trovando fondata l’istanza del Comune, avevano annullato l’autorizzazione regionale al revamping ovvero alla modifica degli impianti dell’azienda, controllata dal gruppo nell’occhio del ciclone, a causa dell’inchiesta sul Mose.

Il progetto sinora è stato fortemente contestato dalla comunità locale e dalle istituzioni (Municipalità, Comune di Venezia e di Mira, e Provincia) che si sono espresse con pareri formali.

Il consiglio regionale, inoltre, aveva approvato un ordine del giorno per imporre alla giunta il ritiro dell’autorizzazione, un invito mai assecondato dal governatore del Veneto Luca Zaia.

Bettin ha detto: «Credo che ci siano i presupposti perché venga confermata la decisione del Tar del Veneto. Se il Consiglio di Stato però dovesse dare ragione ad Alles, torneremo ad organizzarci per una nuova battaglia politica, in vista delle campagne elettorali per il Comune e per la Regione. Il Tar a suo tempo ci ha dato ragione perché la delibera regionale ha scavalcato il Pat comunale che prevede che in città si possano smaltire solo rifiuti locali».

Riccardo Colletti della Filctem-Cgil: «Giusto protestare per Alles però bisogna rivedere anche l’intero accordo sulle bonifiche di Marghera perché la Regione sta bloccando la riqualificazione della zona industriale».

Michele Bugliari

 

Nuova Venezia – Ciclisti infuriati paralizzano il traffico

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22

mar

2015

La protesta degli amanti delle due ruote contro l’assenza da San Giuliano a Piazzale Roma di un collegamento sicuro

Ennesima mattinata di disagi e rallentamenti lungo il ponte della Libertà, tra Mestre e Venezia, dove anche ieri automobili, autobus e scooter sono stati costretti a scalare le marce ed armarsi di una buona dose di pazienza prima di riuscire a raggiungere piazzale Roma; questa volta, però, a tenere in ostaggio il traffico non è stato un incidente stradale o un cantiere aperto, quanto piuttosto un esercito di ciclisti inviperiti, che hanno occupato le corsie dell’unico collegamento tra laguna e terraferma per protestare contro l’impossibilità dei mezzi a pedali di raggiungere Venezia in sicurezza e da maggio al divieto di salita sul cavalcavia di San Giuliano, causa il passaggio del tram.

Partiti alle 9.30 da piazza Barche, i manifestanti hanno raggiunto Venezia intorno alle 10.45, dopo un veloce raggruppamento all’altezza della Porta Blu del parco. I circa duecento “centauri a pedali”, scortati dalla polizia municipale ed equipaggiati con fischietti e bandiere dalla Fiab, la federazione degli amici della bicicletta, hanno impiegato poco più di mezz’ora a percorrere tutto il ponte, causando massicci rallentamenti soprattutto nel tratto finale, dove gli operai al lavoro per la ciclabile hanno da giorni chiuso una delle corsie, creando quindi un collo di bottiglia che non ha certo aiutato la viabilità.

Dopo una sosta di circa un quarto d’ora davanti alla rampa che conduce in fondamenta Santa Chiara i ciclisti hanno fatto dietro front e sono ripartiti alla volta di San Giuliano, spostando quindi la manifestazione sull’altra carreggiata del ponte.

Da anni il “popolo delle due ruote” chiede una pista ciclabile sicura e definitiva per raggiungere la laguna, ma invece di migliorare la situazione pare destinata a complicarsi sempre di più; al ritardo nella realizzazione dell’ormai celebre “passerella” che dovrebbe correre a ridosso della struttura storica del ponte, e che sembra condannata a non vedere la luce prima del 2017, si va ora ad aggiungere il divieto per le biciclette di circolare sul cavalcavia di San Giuliano: l’arrivo del tram e le carreggiate ristrette, infatti, renderebbero troppo rischiosa la convivenza tra i mezzi a motore e le fragili due ruote e, in mancanza di alternative, raggiungere la laguna a colpi di pedale è diventato di fatto impossibile e pericoloso perché manca comunque il tratto di ciclabile di innesto al ponte. Ma i fedelissimi della bicicletta non si arrendono e si dicono già pronti a nuove proteste.

Giacomo Costa

 

Il popolo delle bici all’attacco: Zappalorto non ci ha mai ricevuto

«Un divieto al posto della pista»

«Pmv e il Comune avevano immaginato una pista ciclabile già pronta per l’arrivo del tram a Venezia, ma tutto quello che abbiamo ora è un divieto»: così gli organizzatori del corteo a pedali che ieri ha occupato il ponte della Libertà descrivono la difficile situazione che si è venuta a creare a cavallo tra Mestre e Venezia dopo l’estromissione delle biciclette per motivi di sicurezza.

«Chiedevamo due piste a senso unico», proseguono i ciclisti, «una per ciascun lato del ponte, ma abbiamo dovuto accontentarci della singola passerella esterna, che comunque ancora non si vede. Vietare completamente la circolazione a pedali, però, è veramente troppo: da quasi due mesi chiediamo udienza al commissario Vittorio Zappalorto, ma non ci ha mai degnato di una risposta. Eppure se ci ascoltasse scoprirebbe che le alternative al divieto esistono: si potrebbero realizzare attraversamenti semaforizzati a San Giuliano e a piazzale Roma, ad esempio, oppure ricavare nuovo spazio cancellando la corsia riservata ad autobus e taxi, a ridosso del Tronchetto».

Non riuscendo a dialogare con l’attuale gestione comunale, i ciclisti sperano di trovare migliori interlocutori nei candidati sindaci, che vogliono a breve invitare a un’assemblea pubblica proprio per discutere di queste problematiche.

«Se non ci lasciano andare con le nostre forze», concludono i manifestanti, «ci concedano almeno di salire sui mezzi pubblici con la bici: in altre città del mondo è la norma, qui sembra di chiedere la luna».

(g.co.)

 

In 250 su due ruote per reclamare la pista ciclabile sul Ponte della Libertà. È la “biciclettata” di protesta organizzata ieri mattina da Mestre a Venezia con il titolo “Su e zo per el ponte, in bici tra Mestre e Venezia”, una delle iniziative delle associazioni che si battono per ottenere un percorso sicuro per raggiungere il centro storico. Dopo la protesta notturna, durante la prova elettrificata del tram, gli amanti delle due ruote sono quindi tornati a farsi sentire con una pedalata pacifica.

 

Protesta delle due ruote in corteo sul Ponte: «Vogliamo la ciclabile»

Il primo della fila sale sul ponte della Libertà alle 10.20 per sbarcare in piazzale Roma alle 10.37. Diciassette minuti quindi, con un’andatura lenta ma costante, per passare dalla terraferma al centro storico. Per farlo, però, le 250 persone che hanno aderito alla «biciclettata» di protesta devono utilizzare una delle due corsie, rallentando il traffico e provocando qualche coda soprattutto nel tratto finale, quando devono imboccare un’unica corsia. “Su e zo per el ponte, in bici tra Mestre e Venezia” è una delle iniziative delle associazioni che si battono per ottenere un percorso sicuro che permetta a ciclisti e pedoni di raggiungere il centro storico. A convincerli a farsi sentire, è l’imminente arrivo a Venezia del tram che, quando entrerà in funzione, renderà difficile la vita dei ciclisti.

Dopo la protesta notturna, quando con le bici hanno “disturbato” la prova elettrificata del tram, gli amanti delle due ruote sono quindi tornati a farsi sentire con una protesta pacifica alla quale hanno partecipato intere famiglie. Tutti, o quasi, con il gilet giallo fluo di Fiab (una delle associazioni organizzatrici), bandiere, volantini e trombette da stadio, sono partiti da piazzetta Coin alle 9.30 per poi fare tappa a San Giuliano. Da lì sono partiti per la fase finale del percorso e, schivando la monorotaia, hanno raggiunto il ponte della Libertà per toccare al volo piazzale Roma e ritornare al parco dove hanno sciolto il corteo.

Nel gruppo di testa c’è anche Gian Pietro Francescon, anima della manifestazione.

«Vogliamo poter arrivare a Venezia in bici anche in presenza del tram – spiega – Siamo l’unica città in cui questo tipo di mobilità non è sviluppato. Girando l’Europa si scopre che altrove, con la bici, è possibile anche salire in tram e metropolitana».

Ora si punta a nuove iniziative, per portare la protesta fuori dai confini veneziani. Qualche metro più indietro c’è Ilaria, che non è di Venezia ma ha deciso di unirsi alla manifestazione per portare la voce della futura Città metropolitana.

«Abito in Riviera del Brenta ma d’estate mi piace andare al Lido in bici – commenta – Il problema è che di sera, quando torniamo, il tragitto è estremamente pericoloso. Sarebbe molto sfruttato, anche dalle persone dei comuni della terraferma, un tragitto sicuro che permetta di raggiungere Venezia».

Tra i manifestanti sulle due ruote anche uno dei due candidati sindaci del Movimento 5 stelle, Davide Scano che, bici alla mano, ha anche pensato di scattare una foto sul ponte di Calatrava.

«L’obiettivo – spiega il M5s Venezia – è ottenere al più presto un percorso dedicato completamente alle due ruote e in totale sicurezza. Ovvero, tutto quello che attualmente non c’è».

 

Nuova Venezia – Mazzacurati citato in aula: non arrivera’

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21

mar

2015

Mose, la difesa: è malato, non può lasciare gli Usa. Caso Matteoli: il 1. aprile il Senato vota sulle indagini

VENEZIA – Per il giudice veneziano Alberto Scaramuzza, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova ha un ruolo fondamentale nell’ipotesi d’accusa nei confronti dell’ex sindaco lagunare Giorgio Orsoni; dunque, la richiesta dei difensori di quest’ultimo, quella di poter contro interrogare l’ingegnere, va accolta.

Così, nei giorni scorsi, il magistrato ha avvertito agli avvocati Francesco Arata e Carlo Tremolada di aver convocato nell’aula bunker di Mestre per mercoledì alle 16 Mazzacurati perché risponda alle loro domande e a quelle dei pmi.

L’ex presidente del Consorzio avrebbe già dovuto presentarsi il 9 marzo scorso per rispondere alle domande poste dai legali dell’ex europarlamentare Lia Sartori ma il difensore, l’avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli, ha presentato una consulenza medico legale nella quale si sostiene che negli ultimi mesi l’84enne ingegnere ha subito un decadimento psicofisico e cognitivo notevole e che, soprattutto dopo la morte del figlio Carlo, è caduto in depressione e soffre di deficit di memoria, confonde i ricordi. Il medico legale di Modena Ivan Galliani sostiene addirittura che ora è «inattendibile come testimone».

Insomma: non può spostarsi dalla California, dove si trova ora con la moglie, a causa di una grave patologia cardiaca che sconsiglia il viaggio in Italia. Il giudice Scaramuzza si era preso del tempo per decidere e aveva riconvocato le parti alle 15 del 25 marzo in aula bunker, quel giorno comunicherà la sua decisione, se cioè accoglie le tesi del difensore dell’ex presidente del Consorzio e chiude definitivamente la pratica Mazzacurati (in questo modo pm e avvocati delle parti discuteranno se i verbali degli interrogatori resi ai rappresentanti della Procura dovranno o meno finire nel fascicolo del giudice) o disporrà una perizia medico-legale sulle sue condizioni.

La presidenza del Senato, intanto, ha fissato la data del 1. aprile per il voto in aula dell’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro delle Infrastrutture e attuale parlamentare di Forza Italia Altero Matteoli. È indagato per corruzione, anche lui avrebbe ricevuto centinaia di migliaia di euro da Mazzacurati e la Giunta delle autorizzazioni a procedere ha già dato il suo via libera ora tocca all’aula. Se, come si prevede, la decisione sarà positiva, la Procura di Venezia potrà proseguire le indagini sul suo conto.

Giorgio Cecchetti

 

Due moniti al Governo: valutare gli effetti ambientali dello scavo, allarme per il taglio dei fondi per il funzionamento

Altolà allo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo come percorso alternativo al passaggio delle grandi navi dal Bacino di San Marco, senza prima valutare a breve e lungo termine le conseguenze che l’intervento potrebbe avere sull’idrodinamica laguna.

L’invito al Governo italiano non arriva da uno dei comitati ambientalisti che da tempo si battono contro l’intervento sostenuto dall’Autorità portuale di Venezia e che ora è all’esame della Commissione nazionale per la Valutazione d’impatto ambientale.

A esprimersi così – con una Raccomandazione inviata al Governo italiano – sono i comitati privati internazionali per la Salvaguardia di Venezia, che da quasi cinquant’anni sostengono economicamente interventi di restauro sul patrimonio storico-artistico cittadino e che ieri si sono riuniti a Palazzo Zorzi – sede dell’Unesco – per la loro tradizionale Assemblea annuale, presenti tra l’altro, per la loro prima uscita pubblica, i nuovi dirigenti periferici del Ministero dei Beni culturali: la nuova Soprintendente alle Beni Arti e al Paesaggio di Venezia Emanuela Carpani, il nuovo segretario regionale ai Beni culturali Erilde Terenzoni e il nuovo direttore del polo museale regionale Daniele Ferrara.

Nella riunione sono state elaborate le due Raccomandazioni: quella sullo scavo del Contorta e quella sull’allarme per la sopravvivenza dell’Ufficio Unesco di Venezia, di cui riferiamo di seguito.

«A 40 dallo scavo del Canale dei Petroli – recita la Raccomandazione dei Comitati Privati letta dal presidente Umberto Marcello del Majno – considerato l’impatto che esso ha avuto sulla laguna circostante, desta preoccupazione il fatti che la decisione di un progetto importante, ossia lo scavo del Canale Contorta, possa essere presa senza uno studio delle conseguenze sull’idrodinamica della laguna e in particolare della zona più prossima a Venezia. Si raccomanda che la progettazione di opere in laguna sia fatta valutando scientificamente le conseguenze a breve e a lungo termine».

«Non sta a noi esprimere un giudizio sul progetto dello scavo del Contorta-Sant’Angelo», ha spiegato del Majno, «ma è una questione di buon senso. Non si può dare il via libera a un intervento di questa portata senza prima valutarne esattamente le conseguenze sull’ecosistema lagunare». L’altra Raccomandazione è un allarme per l’annunciato dimezzamento da parte del Governo italiano dei fondi all’Unesco che potrebbe portare a «un drastico ridimensionamento dell’Ufficio Unesco di Venezia».

«Si ricorda», scrivono i Comitati, «che la collaborazione Unesco – Comitati Privati Internaziomali per la Salvaguardia di Venezia ha portato, nel corso di quasi 50 anni, al compimento di 717 restauri. Si raccomanda che l’Ufficio Unesco di Venezia possa continuare la collaborazione con i Comitati per non compromettere iniziative che, finanziate da privati, sono risultate essenziali per la sopravvivenza del patrimonio storico, artistico e culturale pubblico di Venezia».

All’assemblea pubblica di ieri c’era il Delegato Patriarcale per i Beni Culturali ecclesiastici, monsignor Antonio Meneguolo che ha parlato per quello trascorso di “annus horribilis” per la città, «in cui forze estranee al bello e al giusto hanno oscurato quello splendore tutelato dai Comitati privati») ma non era presente alcun rappresentante del Comune di Venezia. Un segno dei tempi e del momento.

Enrico Tantucci

 

Gazzettino – Venezia. Comitati privati: “No al Contorta”

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21

mar

2015

Bilancio degli ultimi interventi di restauro in città, ma resta problematico il rapporto con l’Unesco

I Comitati Privati internazionali per la salvaguardia di Venezia esprimono preoccupazione circa la possibilità che il progetto dello scavo del Canale Contorta, possa essere preso senza uno studio approfondito sulle conseguenze per la laguna. Lo affermano nelle “raccomandazioni” rese note ieri nella riunione dei Comitati, tenutasi nella sede Unesco a Palazzo Zorzi.

«A 40 anni dallo scavo del Canale dei Petroli, considerato l’impatto che esso ha avuto sulla laguna circostante – scrivono i Comitati privati -, desta preoccupazione il fatto che la decisione di un progetto importante, ossia lo scavo del Canale Contorta, possa essere presa senza uno studio delle conseguenze sull’idrodinamica della laguna e in particolare della zona più prossima a Venezia». «Si raccomanda – proseguono – che la progettazione di opere in laguna sia fatta valutando scientificamente le conseguenze a breve e a lungo termine».

La seconda “raccomandazione’ discende dalla riduzione del finanziamento del Governo Italiano all’Unesco, per la quale – osservano i Comitati – si ventila «la possibilità di un drastico ridimensionamento dell’Ufficio di Venezia».

Una collaborazione che ha portato nel corso di quasi 50 anni al compimento di 717 restauri.

«Si raccomanda che l’Ufficio Unesco – è detto – possa continuare la collaborazione con i Comitati per non compromettere iniziative che, finanziate da privati, sono risultate essenziali per la sopravvivenza del patrimonio storico, artistico e culturale pubblico di Venezia». I Comitati Privati hanno in corso, o in fase di avvio, 25 progetti di restauro per un importo che supera i 10 milioni di euro.

I Comitati hannoo concluso 684 progetti. Oggi, in occasione dell’assemblea, i Comitati hanno incontrato la nuova soprintendente Emanuela Carpani e il nuovo direttore del Polo museale, Daniele Ferrara. L’assemblea ha accettato la richiesta di adesione presentata dai Cavalieri di San Marco e dalla Comunità Ebraica. Attualmente l’associazione riunisce 23 membri di 11 paesi diversi.

 

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