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Il sindaco Orsoni annuncia l’arrivo di un’ordinanza «Non abbiamo la competenza, ma bisogna agire subito»

«Alla luce degli ultimi rilievi credo sia urgente l’assunzione di provvedimenti sulle grandi navi a tutela della salute pubblica». Il sindaco Giorgio Orsoni annuncia per le prossime ore un’ordinanza che dovrà disciplinare alcune questioni riguardanti le emissioni inquinanti delle navi e il loro passaggio in laguna in corrispondenza di acque alte eccezionali. «La competenza purtroppo non è del Comune», dice Orsoni, «ma noi possiamo intervenire a tutela della salute pubblica e in base al regolamento in vigore, che ad esempio vieta il passaggio nei rii interni con acque alte superiori a 110 centimetri sul medio mare». Due problemi esplosi negli ultimi giorni. I fumi e le onde radar, fenomeno da anni denunciato dai comitati, che hanno inviato esposti e dossier su cui la Procura ha di recente aperto un’inchiesta. L’Autorità portuale aveva risposto con rivelazioni rassicuranti effettuate da Arpav, l’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente. Ma i dati sono contrastanti. «Non è possibile dare valutazioni immediate sulla ricaduta dei fumi e sull’aumento di patologìe», ha scritto qualche giorno fa il direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl 12 Rocco Sciarrone, rispondendo a un quesito che gli era stato posto dall’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, «bisognerebbe avviare rilevazioni mirate sugli inquinanti e sulle ricadute delle polveri».

Nel frattempo, l’Asl consiglia di attuare alcuni «principi di precauzione». A partire dalle proposte avanzate da tempo dai comitati. In particolare, lo spegnimento dei radar, responsabili di onde elettromagnetiche ad alta pericolosità, quando le navi entrano in Bocca di porto. L’utilizzo di carburanti a basso contenuto di zolfo, l’alimentazione elettrica da terra quando la nave è ormeggiata. I comitati cantano vittoria. «Sono le cose che diciamo da anni», scrivono in un comunicato le associazioni Ambiente Venezia e Medicina democratica, «adesso ci aspettiamo dalle autorità atti conseguenti. Ricordiamo che la petizione no alle grandi navi in laguna ha raccolto 12.500 firme di cittadini».

La protesta non si ferma, dunque. E il sindaco Orsoni annuncia novità per i prossimi giorni. In attesa dell’esame delle soluzioni alternative per estromettere le grandi navi dalla laguna, si pensa a provvedimenti urgenti per limitare l’inquinamento ambientale. Secondo i comitati responsabile dell’aumento di patologìe nelle malattie respiratorie e anche dei danni ai marmi dei monumenti (i fumi) e dell’aumento di patologìe leucemiche (le onde dei radar).

Per l’Asl è necessario valutare in un congruo lasso di tempo l’incidenza dei fumi delle navi, distinguendo anche dall’apporto di altri fonti inquinati (fabbriche, traffico delle auto). Ma il problema esiste, e a questo punto le decisioni dovranno arrivare. E’ stato firmato un accordo «su base volontaria» per l’uso di combustibili non inquinanti. Ma per i radar, ad esempio, la Capitaneria impone la «sicurezza» della navigazione.

Una riunione operativa è stata fissata in municipio. «Convocheremo anche l’Asl e i responsabili di Porto e Capitaneria», dice il sindaco, «per cercare una strada comune».

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LETTERA AI MINISTRI

Rischio statico per le case veneziane in caso di acqua alta e passaggio di grandi navi. E’ l’ipotesi avanzata da uno studio ingegneristico di terraferma. Con l’acqua alta, è la tesi, la spinta della marea non avviene più sulle rive e le fondamenta, ma direttamente sulle murature delle case che non sono fatte per sostenere un urto del genere. «E’ successo anche domenica scorsa». dice il consigliere comunale Renzo Scarpa, «quando al passaggio della grande nave l’acqua era ben superiore a 110 centimetri e gli effetti si sono visti». Così Scarpa ha commissionato lo studio all’ingegnere. «Ha confermato i miei dubbi», dice, «tra qualche giorno sarà concluso». Così Scarpa ha chiesto al sindaco Giorgio Orsoni di intervenire con urgenza a tutela della città. E di vietare per «Protezione civile» il traffico delle grandi navi in laguna in presenza di maree superiori ai 110 centimetri. «Anche i masegni», continua, «non sono certo adatti a subire quella pressione e quello spostamento d’acqua».

Al passaggio di una grande nave è evidente lo spostamento d’acqua (pari al peso della nave, cioè oltre centomila tonnellate) che prima si ritira di colpo dai canali e poi viene repentinemente richiamata nel canale di navigazione. L’effetto risucchio e l’effetto pompa aggravano le già precarie condizioni di degrado dei masegni della pavimentazione e delle murature. E l’effetto potrebbe essere pericoloso. «Si tratta di rischio evidente per l’incolumità pubblica», dice Scarpa. Che ha anche scritto ai ministri dell’Ambiente Corrado Clini, a quello dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi e alla soprintendente Renata Codello segnalando come lo «spostamento dell’enorme massa d’acqua, domenica 11 novembre ben presente anche in terra, in Piazza e dentro la Basilica di San Marco, possa aver provocato «traumi pericolosi e non sopportabili dalle fragili strutture».

In sostanza, con l’acqua in terra gli spostamenti d’acqua (che corrispondono al dislocamento della nave) provocano fenomeni pericolosi a edifici e monumenti già indeboliti dal tempo e dalla salsedine. Ennesimo appello a fare presto, e a mettere un limite ai giganti del mare. Ma anche a dare nuove regole rigide per la circolazione in caso di acqua alta.

Non ci sono solo le grandi navi, che agiscono in profondità e con gli spostamenti d’acqua. Ma anche i motoscafi che in questi giorni di acqua alta percorrevano allegramante i canali interni, spesso al di sopra dei limiti velocità. In questo caso onde che si sommavano a quelle prodotte dal vento aumentando ancora la percezione dell’acqua alta. (a.v.)

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LA POLEMICA SUI 100 MILIONI AL PORTO OFFSHORE

Duro botta e risposta tra il presidente dell’Autorità portuale e Lionello Aponte, numero uno della società di navigazione

IL CONFRONTO – Ancora pesanti polemiche con lo scalo di Genova

L’affondo dalla Liguria non è di poco conto. E pure la replica veneziana è di quelle toste. Di mezzo ancora lo scontro tra Venezia e Genova sulla destinazione dei 100 milioni al porto offshore alla Serenissima. E a scendere in campo questa volta, anche se non c’entrano le crociere, è quel “ramo” della Msc, ovvero la Mediterranean Shipping Company, secondo armatore mondiale di portacontainer. Così, dopo le polemiche tra Venezia e Genova sui 100 milioni assegnati per il porto offshore nell’emendamento per la salvaguardia di Venezia a firma dei parlamentari Renato Brunetta (Pdl) e Pierpaolo Baretta (Pd), con l’appoggio di Antonio De Poli (Udc) e Andrea Martella (Pd), a menar fendenti ci ha pensato il presidente Gianluigi Aponte che dalla Spezia, dove si trovava per presentare un progetto per potenziare le banchine del porto locale, non ha mancato l’occasione di attaccare Venezia.

«Il progetto del porto offshore – ha tagliato corto – è un’assurdità; i soldi stanziati sono buttati dalla finestra. I porti italiani sono sufficienti per coprire tutti i traffici. Trieste, ad esempio, ha una grandissima capacità sia come porto sia come collegamenti ferroviari. Credo che il governo prima di spendere questi soldi ci dovrebbe pensare due volte. Meglio potenziare gli scali esistenti».

Ma la replica da Venezia non si è fatta attendere. Il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa non è andato tanto per il sottile:

«Prendo atto che gli interessi, legittimamente coltivati dal signor Aponte e dalla sua Msc, verrebbero disturbati da un progetto come quello dell’offshore di Venezia. Immaginare il motivo non è difficile: il porto d’altura renderebbe l’Alto Adriatico molto più competitivo e attirerebbe nuove compagnie concorrenti che oggi lo strapotere dell’oligopolio che spadroneggia sui mari europei e sulle rotte tra Europa e Estremo Oriente tiene lontane».

Insomma – come si suol dire – pan per focaccia.

E sempre sulle polemiche e le vicende del porto c’è da registrare la posizione della candidata alle presidenza del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani (Pd) che ieri ha attaccato il presidente della Regione, Renzo Tondo per il suo “inaccettabile silenzio” sulla vicenda dei fondi al porto offshore di Venezia.

Il Friuli Venezia Giulia deve «far sentire che esiste e che non si possono prendere decisioni di questo genere fidando sull’indifferenza della nostra regione; è incredibile – sottolinea – che debba essere il presidente della Liguria, Burlando a denunciare il metodo con cui è stata favorita Venezia a danno degli altri». «Serve una strategia per la portualità dell’alto Adriatico e invece siamo di fronte alla vittoria di lobbies, colpi di mano, interessi locali».

Paolo Navarro Dina

 

Retromarcia di Assoporti

«Progetto necessario»

Intanto Assoporti, l’associazione che riunisce gli scali italiani, fa marcia indietro. E Venezia vince su tutta la linea. É quanto accaduto a Roma, al consiglio direttivo dell’associazioni che, dopo l’affondo dell’altro giorno, attraverso il suo presidente e responsabile dell’Autorità portuale di Genova, Luigi Merlo, aveva parlato di “imbroglio” sui 100 milioni al Porto offshore di Venezia, ieri ha riconosciuto la “specificità” della città. «Assoporti prende atto – si dice in una nota – che il previsto finanziamento previsto nella Legge di stabilità è finalizzato ad interventi di mitigazione nell’ambito del Mose. Questo finanziamento deve essere collocato anche in un quadro di disegno strategico dei porti italiani. Auspichiamo quanto prima un confronto con il Governo sul sistema logistico portuale». Soddisfatto Paolo Costa: «Questo risultato positivo fa ben sperare per il progetto del Porto offshore. Il direttivo ha preso atto che si tratta di interventi legati al progetto del Mose».

 

Nuova Venezia – Il Comune al Tar contro l’Enac

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18

nov

2012

Continua il braccio di ferro per conoscere il contratto di programma stipulato con Save

Il Comune non si ferma sul contratto di programma della Save per l’aeroporto Marco Polo, approvato dall’Ente per la sicurezza del volo nonostante la diffida di Ca’ Farsetti, che chiedeva prima della stipula di conoscerne il contenuto. Dopo aver minacciato iniziative legali, come aveva fatto il sindaco Giorgio Orsoni all’indomani dell’accordo, ora le ha messe in pratica con un ricorso al Tar approvato dalla Giunta nei giorni scorsi. Circa un mese fa il Comune aveva inoltrato all’Enac una formale richiesta di accesso agli atti per visionare il contratto, diffidando appunto l’Enac a stipularlo con la società dell’aeroporto guidata dal presidente Enrico Marchi, prima di aver ricevuto le osservazioni di Ca’ Farsetti. Ma l’Ente per la sicurezza del volo negava al Comune la presa in visione del contratto, obiettando che il Comune di Venezia non avrebbe avuto alcun titolo a prendere parte alla stipula. Ma Orsoni insisteva sul diritto a conoscere il contenuto dell’accordo, visto che all’ente locale spettano tutte le funzioni amministrative che riguardano il territorio comunale ed in particolare il suo assetto e utilizzo. Ma L’Enac non ha preso in considerazione la richiesta e per questo ora il Comune chiede che sia il Tribunale amministrativo regionale a dire l’ultima parola sulla vicenda, ordinando ad Enac l’esibizione del contratto di programma stipulato con la Save. «Con questo contratto, di cui non conosciamo neppure il contenuto – ha già dichiarato il sindaco – si espropria delle proprie prerogative il territorio e il Comune su cui andrà a insistere. È chiaro che se dovesse essere in contrasto con il nostro Piano di assetto territoriale (Pat) per l’area di Tessera, non avremmo altra scelta che impugnarlo. l destino del territorio veneziano non può essere deciso da un ente statale e da un concessionario privato. La città deve dire la sua». Il nuovo contratto della Save prevede investimenti programmati per oltre 328,6 milioni nel primo periodo 2012-2016, di cui 228,5 milioni a carico del gestore e oltre 100 milioni a carico di terzi. Complessivamente, però, nell’intero periodo coperto dal contratto di programma si parla di 604,5 milioni di cui 409,4 milioni a carico del gestore e 195 milioni a carico di terzi. Il tutto a fronte di un incremento medio delle tariffe, rispetto alla media vigente al 2010, è di circa 5 euro come media nel quinquennio. Secondo Orsoni il problema non riguarda solo dell’aumento delle tariffe, peraltro avversato duramente dalle compagnie aeree e dalle associazioni dei consumatori. Ma del terminal di Tessera («La Save non ci dà il via perché vuole fare parcheggi privati») e della diversità di vedute sullo sviluppo dell’aeroporto. E l’atmosfera tra Comune e Save e tra Orsoni e Marchi resta elettrica, con Ca’ Farsetti che ha chiesto anche la restituzione dei 17 milioni di euro di fondi di Legge Speciale che sarebbero dovuti servire per contribuire a realizzare la nuova Venice Gateway dell’architetto canadese Frank Owen Gehry, che ora Marchi ha ufficialmente annunciato non essere più intenzionato a realizzare, dopo anni di attesa con il prigetto «a bagnomaria».(e.t.)

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Gazzettino – “Acqua alta e navi, ecco gli effetti”

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18

nov

2012

VENEZIA

Acqua alta e grandi navi, boom in rete per il video denuncia

Sta riscuotendo un grande successo il video girato dal consigliere comunale Renzo Scarpa che documenta da Sant’Elena gli effetti del passaggio di una grande nave. Una vera e propria onda di marea che si è aggiunta, nel caso di domenica scorsa, all’acqua alta che copriva la città e che, secondo Scarpa, potrebbe aver provocato danni ai monumenti sommersi come la Basilica. Per questo il consigliere ha scritto ai ministri Clini e Ornaghi auspicando provvedimenti urgenti.

 

LA POLEMICA – Il consigliere comunale Renzo Scarpa pubblica un video e lancia l’allarme

Boom di contatti nel sito del Gazzettino. L’assessore Bettin: «Giusto segnalare il problema»

Un video mostra in tutta la sua evidenza l’onda di marea generata dal passaggio di una grande nave, e l’attrito di migliaia di tonnellate di acqua contro le rive della città. Con l’evento di domenica scorsa, però, questa onda di marea supplementare ha interessato anche palazzi e monumenti veneziani. È per questo che il consigliere Renzo Scarpa – che ha girato il filmato che si può vedere sul sito del Gazzettino, 5mila contatti in due sole ore – ha alzato il tiro scrivendo ai ministri Corrado Clini (Ambiente) e Lorenzo Ornaghi (Beni culturali) nonché alla soprintendente Renata Codello. Lo scopo è segnalare come le sollecitazioni che possono essere sopportate dalle rive (costruite per resistere alle sollecitazioni) possono provocare problemi al patrimonio monumentale della città.

«Domenica 11 – scrive Scarpa – il transito della nave Costa è avvenuto quando il livello della marea era tale che la basilica di San Marco si trovava sotto 90 centimetri d’acqua. Le sue estese superfici bagnate hanno dunque subito l’azione di traslazione di una massa d’acqua che, ricordiamo, corrisponde a quella della nave stessa».
«È una cosa che non è mai stata studiata – commenta l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin – ma che è degna del massima attenzione ed è giusto segnalarla a chi ha le competenze. Finora l’attenzione si è concentrata sulle rive, ma queste sono armate mentre i monumenti sono vulnerabilissimi».
Osservando il video si può osservare la velocità della corrente provocata dal passaggio della nave e immaginare il suo effetto sulle parti allagate. «Lo stesso selciato della città – conclude Scarpa – i tradizionali “masegni” non è pensato per resistere alla forza generata da una spinta da sotto e al contemporaneo risucchio dall’alto, causato dal movimento dell’apparato propulsivo e dallo spostamento della massa d’acqua».

Al Molo, intanto, sono già diversi i “masegni” fuoriusciti come tappi di prosecco.

 

Gazzettino – Enac, il Comune vuole le carte

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17

nov

2012

TESSERA – Il sindaco aveva diffidato l’ente dalla firma, chiedendo inutilmente di conoscere gli atti

Ricorso al Tar per conoscere i contenuti del Contratto di programma con Save

Bettin e Caccia: «Il Pat ha detto no alla seconda pista aeroportuale»

Onisto (Pdl): «Ha soltanto il sapore del dispetto»

Due diffide non sono state sufficienti. Ora la Giunta comunale ha dato mandato al sindaco di procedere con il ricorso al Tar contro l’Enac, rea di non aver trasmesso al Comune il Contratto di programma siglato con Save. Il 12 ottobre il sindaco Giorgio Orsoni aveva inviato ad Enac una prima diffida invitandola a non approvare il Contratto di programma e a trasmetterne il contenuto al Comune, la settimana dopo dopo il Cda di Enac approvò quel Contratto e negò l’accesso agli atti all’Amministrazione veneziana sostenendo che non ha titolo giuridico a partecipare al procedimento di stipula. Il 25 ottobre Orsoni è tornato alla carica con una nuova diffida ribadendo, invece, che il Comune ha tutto il diritto di vedere quelle carte. Due giorni dopo Enac e Save hanno firmato il Contratto di programma. Non essendo più giunta a Ca’ Farsetti alcuna spiegazione di Enac e tantomeno quel benedetto Contratto, la Giunta ha dunque autorizzato il sindaco a ricorrere al Tar affinché venga ordinato ad Enac di esibire tutta la documentazione.
A fianco del sindaco ci sono in particolare l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin e il consigliere della lista “In Comune”, Beppe Caccia, i quali hanno ricordato che il Consiglio comunale del 6 febbraio scorso, approvando il Pat, ha anche detto no alla seconda pista aeroportuale, perché «costituirebbe uno spreco di territorio e rappresenterebbe un enorme carico ambientale aggiuntivo, inutile rispetto agli attuali e futuri prevedibili volumi di traffico su Venezia».
Dalle opposizioni, invece, giunge un auspicio, che tutto questo baccano non rovini definitivamente le necessarie relazioni tra Aeroporto e Comune. In proposito il consigliere comunale del Pdl e vicepresidente del Consiglio comunale, Saverio Centenaro, e la responsabile enti locali, Deborah Onisto, sono convinti che «questo ricorso al Tar abbia il classico sapore del “dispetto”. Venire in possesso ora del Contratto di programma non ne modificherà i contenuti, e rafforzare legalmente il tenore delle richieste non crediamo metterà il sindaco nella posizione di poter condizionare maggiormente la trattativa con Enac per lo sviluppo dell’area aeroportuale. Anche perché nei rapporti istituzionali il sindaco riconosce giustamente il ruolo solo ad Enac e non a Save (vedi osservazioni al Pat), mentre Enac forse riconosce di più Save che il Comune».
E.T.

 

Gazzettino – Grandi navi, la procura ora indaga sui fumi

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17

nov

2012

Aperto un fascicolo sull’impatto delle grandi navi a Venezia, nato dall’esposto presentato dai comitati ambientalist

APERTO UN FASCICOLO

La base di partenza è l’esposto inviato lo scorso luglio dalle associazioni ambientaliste corredato da molte foto

Sulle grandi navi ora indaga la Procura. Da qualche mese il sostituto procuratore Giorgio Gava ha aperto un fascicolo relativo all’impatto che hanno il passaggio e la permanenza nel porto dei giganti del mare, veri e propri palazzi galleggianti da 5mila “abitanti”. Lo scopo è al momento informativo, cioè verificare se possano essere stati commessi reati, e quindi non ci sono per il momento indagati. La direzione verso cui stanno puntando le verifiche riguarda il presunto inquinamento atmosferico provocato dai grandi motori, che il comitato No grandi navi ha asserito sia uguale a quello prodotto da 14mila automobili per ciascun bastimento.
Tutto è nato da un esposto presentato alla magistratura all’inizio di luglio da Comitato No Grandi Navi, Medicina Democratica, Associazione Bortolozzo, AmbienteVenezia. Tra la documentazione allegata c’era anche un dossier di 25 pagine sulla delicata questione dell’inquinamento atmosferico prodotto dalle navi crociera in arrivo, in sosta e in partenza dal Porto di Venezia. Inoltre era stato presentato anche un ricco album fotografico che raccoglie una selezione di immagini che riproducono la quantità di fumi scaricati in aria dalle ciminiere delle navi delle diverse compagnie marittime all’interno della laguna di Venezia e nella fase di attraversamento della città.

«É urgentissimo – si legge nel documento inviato anche alla Corte dei conti – un vostro intervento per prevenire e limitare al massimo i danni causati alla popolazione e ad una città che è patrimonio dell’Umanità. Vorremmo sapere in maniera chiara quali sono gli inquinanti contenuti in quei fumi, quanti chili o tonnellate di questi inquinanti sono stati emessi in atmosfera in questo ultimo anno, dove sono ricaduti e dove ricadono questi inquinanti (cono ed area di ricaduta), dal punto di vista medico e tossicologico quali sono i danni che possono causare questi inquinanti alla salute di chi è costretto a respirarli».

Tra le richieste di provvedimenti, l’attivazione di un’adeguata rete di monitoraggio con indagini epidemiologiche mirate sulle popolazioni residenti.
Cinque anni fa lo stesso magistrato aveva avviato un’inchiesta analoga, ma finalizzata all’aspetto dei presunti danni alle rive provocati dal passaggio delle navi in laguna. Su questo fronte, tuttavia, non fu possibile provare nulla, in quanto il reato di danneggiamento è solamente doloso e quindi, anche se fossero provati i danni alla laguna e alle rive, non sarebbe possibile provare di fronte a un giudice la volontà del comandante o l’armatore di danneggiare la città.
La prossima settimana è in programma una riunione dei magistrati dell’area reati ambientali dal procuratore aggiunto Carlo Mastelloni per fare il punto e decidere come proseguire.

 

Gazzettino – Venezia-Genova, la guerra dei porti

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17

nov

2012

INFRASTRUTTURE E POLEMICHE

IL CASO – Dopo lo scontro con Napoli si apre un altro fronte. Indagine della Procura sui fumi delle grandi navi

La rabbia del capoluogo ligure per i 100 milioni al terminal off shore. Orsoni duro: «Basta attacchi»

LA GUERRA DEI PORTI – L’emendamento votato dalla Camera che assegna in laguna 100 milioni per il terminal in mare fa infuriare Genova

IL MINISTRO CLINI   «Non c’è motivo di contrasto tra i due capoluoghi»

I DUE PRESIDENTI – Merlo minaccia dimissioni, poi tende la mano. Costa: «Ha parlato ignorando la questione»

Una battaglia a colpi di comunicati e lettere

Il ministero precisa: «Noi, non informati»

(p.n.d.) La battaglia “portuale” prende il via dopo l’approvazione dell’emendamento in commissione Bilancio alla Camera. In quella sede, solo pochi giorni, grazie al lavoro dell’ex ministro Renato Brunetta e dal parlamentare Pd, Pierpaolo Baretta insieme ai colleghi Andrea Martella (Pd) e Antonio De Poli (Udc) si sintetizzava un momento “storico” stabilendo, dopo anni di battaglie, finanziamenti certi per la continuazione del Mose; nuovi fondi in base alla Legge speciale con il recupero del “pregresso” (i famosi 50 milioni mai giunti da Roma ndr). Tra il resto anche un comma con un finanziamento di 100 milioni di euro per il porto d’altura. Ed è stato su questo che si è scatenata la “bagarre”. E a scendere in campo è stata Genova che si è ritenuta ferita per la concessione dei fondi a Venezia. «con «Ma come? – si è chiesto il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, che è anche “numero uno” di Assoporti, l’associazione che riunisce gli scali italiani – Fino a ieri erano disponibili solo 70 milioni per i porti italiani e ora ne saltano fuori 100 solo per Venezia? É un imbroglio. Se non ci sarà una modifica, mi dimetto». Poi in serata con una nota Merlo ha rettificato sottolineando di non aver voluto “parlare di rivalità ma di chiedere trasparenza”.
immediata è stata la replica di Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale. «Sono esterrefatto delle tue dichiarazioni – scrive in una lettera a Merlo – che scontano una totale ignoranza dei fatti. I 100 milioni della mitigazione Mose per il porto d’altura non c’entrano nulla con i fondi per gli scali marittimi. Se nel 2016, quando il Mose sarà a regime e non sarà operativa la prevista “struttura permanente d’accesso”, Venezia dovrà chiudere. Avremmo potuto adeguare la conca di Malamocco, ma oramai la dimensione delle navi container non ci permette di portare ad ulteriori scavi in laguna. Il porto offshore è l’alternativa meno costosa». Di mezzo, in modo salomonico, il viceministro Mario Ciaccia che in una nota sottolinea: «L’assegnazione di risorse al porto offshore di Venezia – dice – non è stata sollecitata nè concordata con il ministero». Insomma, Palazzo Chigi, questa volta non vuole entrare nella polemica.

 

L’ENNESIMO ATTACCO

Dopo Roma e Napoli si apre un altro fronte che vede la Serenissima nel mirino a livello nazionale. E il sindaco non ci sta.

Orsoni: “Basta colpire Venezia”

Dure reazioni alle bordate del capoluogo ligure sui finanziamenti per il terminal off shore

ZACCARIOTTO  «Progetto indispensabile per garantire l’occupazione»

La “zampata” è di sostanza. E il sindaco Giorgio Orsoni la presenta con diplomazia. Del resto, dietro le quinte della Fenice, per la prima di Otello, per salutare i professori d’orchestra, Genova agli occhi del primo cittadino ha quasi preso le fattezze di Desdemona… Ma tant’è. «Venezia è un simbolo importante, ma purtroppo – avverte il sindaco – questo non viene percepito a livello nazionale quando invece lo siamo a livello internazionale. E quindi non mi meraviglio di queste “polemiche di paese”. E per di più tutto ciò non fa che danneggiare l’immagine dell’Italia a livello internazionale. Una nazione che non riconosce Venezia come proprio “interesse collettivo” non fa del bene a se stesso». E di “scontri” non ce ne sono pochi: da quelli memorabili con Roma per la sfida della candidatura olimpica per il 2020 al contenzioso recente sull’America’s Cup passando per la singolar tenzone della Capitale della Cultura 2019. «La polemica innescata dal presidente dell’Autorità portuale di Genova – attacca ancora – risulta sterile e faziosa ispirata da motivi di campanile, tanto più se riveste la carica di presidente di Assoporti. Se così è dovrebbe ragionare in termini più generali. Sono certo che il Parlamento saprà valutare quanto è stato fatto lasciando perdere le polemiche di parte che non giovano a nessuno tantomeno all’economia nazionale». Liquida la questione con una battuta il ministro per l’Ambiente, Corrado Clini: «È un modo per stressare i problemi – ha detto Clini, a margine della serata inaugurale della stagione lirica della Fenice – Non c’è alcun motivo di contrasto».
Sulla stessa linea anche la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto: «Condivido la posizione dell’Autorità portuale – dice – e sono d’accordo con il governatore Zaia, quando dicono che il finanziamento al porto offshore non deve essere di nessun sconcerto. Lo scalo veneziano rappresenta una grande risorsa per la provincia colpita in altri settori da una crisi occupazionale gravissima». E proprio contro le politiche di “campanile” si schiera anche la Cgil con la Camera del lavoro. «Riteniamo sbagliato l’atteggiamento dell’Autorità portuale di Genova – dice il segretario confederale Umberto Tronchin – Pensiamo che questa posizione sia strumentale e superficiale. Siamo convinti che il Porto Offshore possa diventare fondamentale per il sistema logistico dell’area veneziana e del Nordest. Il futuro di migliaia di lavoratori passa attraverso investimenti infrastrutturali importanti già previsti e in corso di realizzazione». E anche la Uil con il segretario Gerardo Colamarco interviene sulla vicenda. «I cento milioni per il porto d’altura – dice – non possono essere messi in discussione. Il progetto insieme al Mose e all’allontanamento delle navi dalla laguna rientra nella più ampia prospettiva della salvaguardia di Venezia». Infine l’Ugl Trasporti del Veneto con il segretario Sebastiano Costalonga. «Che il Parlamento non si faccia condizionare – chiarisce – dalle dichiarazioni del presidente di Assoporti, il progetto del Porto offshore porterà benefici a Venezia, ma anche a tutt’Italia».

 

Porto, Genova contro Venezia

Per l’off shore 100 milioni a Mose finito. Ma i liguri insorgono: è un imbroglio

Lo scontro è ad alzo zero. Da una parte Venezia, dall’altra Genova: la Serenissima e la Superba. E sempre per il proprio porto e il “dominio” del mare. E che la “capitale” del Veneto sia sulle barricate, ormai ci sono tanti esempi: prima la sfida con Roma per le Olimpiadi 2020; poi il recente battibecco con Napoli per la Coppa America o la sfida per la “nomination” a capitale della Cultura per il 2019. Adesso una nuova “singolar tenzone”. Tutto ha un’origine: il recente emendamento sulla salvaguardia di Venezia nell’ambito della Legge di Stabilità, approvato in commissione Bilancio alla Camera, e che ha avuto come relatori l’ex ministro Renato Brunetta e il parlamentare Pd, Pierpaolo Baretta, con il sostegno di parlamentari veneti (Andrea Martella e Antonio De Poli). Nel documento, oltre a garantire fondi per la Salvaguardia (Mose, Legge speciale) un comma è stato riservato al finanziamento di 100 milioni per il porto offshore mettendo così le mani avanti, una volta finito il Mose che limiterà l’accesso delle grandi navi container in laguna.
Ma apriti cielo! I primi a non digerire il “boccone” sono stati i genovesi che hanno fatto fuoco e fiamme con il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, che è anche “numero uno” di Assoporti, l’associazione che riunisce gli scali italiani. «Ma come? Fino a ieri erano disponibili solo 70 milioni per i porti italiani e ora ne saltano fuori 100 solo per Venezia? É un imbroglio. Se non ci sarà una modifica, mi dimetto». (In serata Merlo rettificherà un poco il tiro: nessuna guerra Genova-Venezia, spiega ma non c’è stata trasparenza nelle scelte fatte in Commissione parlamentare).
Punto e a capo. Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale di Venezia, gli aveva reso pan per focaccia. «Sono esterrefatto delle tue dichiarazioni – scrive a Merlo – che scontano una totale ignoranza dei fatti. I 100 milioni della mitigazione Mose per il porto d’altura non c’entrano nulla con i fondi per gli scali marittimi. Se nel 2016, quando il Mose sarà a regime e non sarà operativa la prevista “struttura permanente d’accesso”, Venezia dovrà chiudere. Avremmo potuto adeguare la conca di Malamocco, ma oramai la dimensione delle navi container non ci permette di portare ad ulteriori scavi in laguna. Il porto offshore è l’alternativa meno costosa». E tra i due “litiganti” ci si mette il viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia con una dichiarazione “salomonica”: «L’assegnazione di risorse al Porto offshore di Venezia – dice – non è stata sollecitata nè concordata con il ministero. L’unica priorità per noi è il Mose». E il ministro Clini: «Non c’è alcun motivo di contrasto; è un modo per stressare i problemi»
Intanto anche il mondo politico veneto prende posizione. Andrea Martella e Pierpaolo Baretta (Pd) si affidano ad un unico commento: «I soldi al porto off shore non c’entrano nulla con quelli per gli scali marittimi. Sosterremo fino in fondo la richiesta di queste risorse». E anche il governatore Luca Zaia è sceso in campo: «Registro polemiche inutili e dannose – ha detto – a proposito di inevitabili decisioni che devono essere assunte dal Senato. Quanto deve arrivare per il porto off shore non deve essere motivo di sconcerto. Diciamo a Genova, e ad altre eventuali truppe cammellate, che questa è una battaglia che il capoluogo ligure non deve nemmeno immaginare di fare». E anche l’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso è intervenuto: «Merlo vuole dimettersi, prego si accomodi, ma non faccia confusione di ruoli». Lapidario il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni: «Sono meravigliato di questa polemica di basso profilo. Tutto ciò rientra nel dettato della Legge speciale che stabiliva una volta fatto il Mose, l’estromissione delle petroliere dalla Laguna». E sulla vicenda anche il presidente di Confidustria Veneto, Andrea Tomat: «Venezia e il Veneto hanno bisogno del porto d’altura, il Senato deve confermare i fondi per la salvaguardia di Venezia e lo sviluppo dell’economia». In prima linea anche il mondo del lavoro: Franca Porto (Cisl). «Il porto d’altura serve. Sarà polo di sviluppo per Venezia, il Veneto e tutto l’Adriatico». Sulla stessa linea Gerardo Colamarco (Uil): «Portualità e salvezza: sì al porto offshore».

Paolo Navarro Dina

 

GIORGETTI (PDL)

«Battaglia vinta dai relatori Baretta e Brunetta»

«Una vera battaglia». Notturna. Alberto Giorgetti, coordinatore del Pdl del Veneto, già sottosegretario all’Economia, è soddisfatto per l’emendamento che porta soldi al Mose e alla portualità di Venezia dando respiro all’economia dell’interno Veneto. E si sente di ringraziare i due relatori della legge di stabilità, i due veneti Baretta (Pd) e Brunetta (Pdl). Proprio loro due, con il supporto della “strana” maggioranza, ricorda Giorgetti «si è potuto registrare meglio la legge uscita da Palazzo Chigi, riequilibrando tutto». Dunque, bel lavoro ragazzi.

 

Il pm Giorgio Gava apre un fascicolo sulla base di un esposto Una consulenza valuterà il livello delle sostanze inquinanti.

Dopo aver archiviato l’indagine per danneggiamento, la Procura veneziana ha aperto un fascicolo sull’inquinamento dei fumi delle grandi navi. L’inchiesta è condotta dal pubblico ministero Giorgio Gava e nei prossimi giorni il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni riunirà anche gli altri sostituti procuratori che si occupano di reati ambientali per affrontare assieme durante la riunione la questione delle grandi navi in laguna. L’indagine sul possibile inquinamento prodotto dal combustibile che i grandi motori delle navi da crociera bruciano è stata avviata sulla base di un esposto del Comitato No grandi navi, che ha accompagnato il documento con numerose fotografie. Ci sono la Msc Musica, la Msc Fascinosa e la Divina, ma anche la Crystal Serenity : tutte lasciano una scia nera di fumo che esce dai loro camini e non per pochi minuti, ma da quando entrano nella bocca di porto del Lido fino alla Marittima.

Per il Comitato No grandi navi le emissioni nocive di fumi di zolfo sarebbero pari agli scarichi di ben 14 mila automobili, mentre i responsabili del Porto sostengono che l’inquinamento atmosferico «provocato dai fumi delle navi è diminuito grazie all’impiego di carburanti con un contenuto di zolfo sempre più restrittivo (32 per cento rispetto al 2007)». Sono già state fatte misurazioni, che secondo l’Autorità portuale dimostrerebbero che l’inquinamento è minimo. Ma, ora, la Procura vuole appurare chi ha ragione e presumibilmente il pm Gava affiderà una consulenza tecnica in modo da stabilire una volta per tutte se i fumi delle grandi navi contengono sostanze inquinanti e a quale livello. Soprattutto il perito dovrà stabilire se superano il tetto previsto dalla normativa antinquinamento.

L’indagine precedente, avviata sempre sulla base di un esposto degli ambientalisti, era finita in archivio: in quell’occasione il reato ipotizzato era quello di danneggiamento, ma non sono state raccolte prove per dimostrare che vi sia stato un atteggiamento doloso, cioè che chi conduceva le navi fosse a conoscenza di ciò che provocava alle rive. Un’inchiesta chiusa ancor prima di stabilire se davvero la spinta dell’acqua spostata dalle enormi navi causa davvero danni. Tra l’altro, le grandi navi entrano in laguna e in città grazie alle autorizzazioni dell’Autorità portuale e della Capitaneria di Porto e quindi senza violare alcuna regola formale.

La nuova inchiesta è stata avviata solo da qualche settimana e saranno necessarie numerose altre prima di avere una risposta.

Giorgio Cecchetti

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Nuova Venezia – Porto offshore: Genova contro Venezia

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17

nov

2012

I liguri reclamano i cento milioni già assegnati allo scalo lagunare. Costa, Tomat, Zaia e Orsoni in coro: «Non provateci»

VENEZIA. “Guerra” senza quartiere tra Genova e Venezia come ai tempi delle Repubbliche Marinare per il finanziamento da 100 milioni di euro – 5 per il 2013 e 95 per il 2014 – che il Porto di Venezia ha ottenuto in questi giorni per la realizzazione del terminal offshore in Adriatico, a 14 chilometri dalla costa del Lido, per il traffico petrolifero e i container, all’interno dell’emendamento alla Legge di Stabilità approvato in Commissione Bilancio alla Camera, che ha anche stanziato per il Comune 50 milioni di euro per la salvaguardia della città. A Genova l’hanno presa malissimo, con una vera propria ribellione con in testa il presidente dell’Autorità Portuale e di Assoporti Luigi Merlo pronto a minacciare addirittura le dimissioni se il provvedimento non verrà ritirato e con il presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato, il ligure Luigi Grillo a intimare: «Al Senato non gliela passiamo». Mentre il sindaco di Genova Marco Doria ritiene «inaccettabile prevedere sul piano legislativo finanziamenti statali diretti a opere portuali che non siano state progettate e sottoposte ad attente valutazioni da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici e del Ministero dell’Ambiente».

Lunga è la lista di presunti “favoritismi” pro-Venezia denunciati dai genovesi. Dal fatto che il presidente dell’Autorità portuale di Venezia Paolo Costa, sia consulente del viceministro dei Trasporti Mario Ciaccia, anche se quest’ultimo ieri ha precisato che, pur ritenendo il Mose indispensabile per la salvaguardia di Venezia, l’assegnazione di risorse per il terminal offshore «non è stata né sollecitata né concordata con il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti». Al fatto che i due relatori della Legge di Stabilità che l’hanno inserito alla Camera siano due parlamentari veneziani come Renato Brunetta (Pdl) e Pier Paolo Baretta (Pd). Alla circostanza che, come denuncia Merlo, «fino a ieri ci hanno raccontato che per tutti i porti italiani erano disponibili non più di 70 milioni e improvvisamente ne spuntano 100 solo per Venezia. E’ un imbroglio».

Immediata la replica del presidente del Porto veneziano Paolo Costa, che ha scritto una lettera a Merlo e che dichiara: «Non dovrebbe essere difficile capire che, in mancanza di altri interventi, quando a partire dal 2016 le bocche di Porto di Venezia verranno chiuse dal Mose per difendere Venezia e la sua laguna dall’acqua alta il porto si troverebbe costretto a sospendere le sue attività». «Sono esterrefatto delle tue dichiarazioni – replica Costa a Merlo – che, purtroppo, scontano una totale ignoranza dei fatti. I 100 milioni della mitigazione Mose per il porto d’altura di Venezia non c’entrano nulla con i fondi per i porti».

A difesa dei fondi per il terminal offshore, con il presidente di Confindustria Veneto Andrea Tomat, anche il governatore Luca Zaia che dichiara: «Quanto deve arrivare per il finanziamento dell’offshore veneziano non è, e non deve essere, frutto di alcuno sconcerto. Il progetto per la diga che deriva dai fondi per il Mose è già stato sottoposto a valutazione d’impatto ambientale e l’intero piano è stato comunicato al Cipe a settembre. Sappiamo che attorno al porto di Genova e i suoi interessi, sia pure legittimi, si stanno preparando gli inevitabili ascari a sostegno. Diciamo semplicemente a loro e ad altre eventuali truppe cammellate, che questa è una battaglia che Genova non deve nemmeno immaginare di poter fare».

Per il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, «La polemica innescata dal presidente del Porto di Genova risulta sterile e faziosa, ispirata da motivi di campanile, tanto più grave se generata da chi riveste il ruolo di presidente di Assoporti e dovrebbe ragionare in termini generali di tutela dei porti italiani. Senza il terminal il Porto di Venezia sarebbe fortemente penalizzato dalla realizzazione del Mose e cioè da quella struttura ritenuta essenziale per la salvezza della città». Sulla stessa linea la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, e l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso aggiunge: «Merlo decida se stare con il sistema dei porti italiani o con il porto di Genova».

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Genova contro Venezia per i fondi all’offshore

Il presidente dello scalo ligure e di Assoporti Merlo: «Mi dimetto, è un imbroglio» Costa, Zaia e Orsoni: «Quando ci sarà il Mose, il porto chiude senza il terminal»

“Guerra” tra Genova e Venezia come ai tempi delle Repubbliche Marinare per il finanziamento da 100 milioni di euro – 5 per il 2013 e 95 per il 2014 – che il Porto di Venezia ha ottenuto per la realizzazione del terminal offshore in Adriatico, a 14 chilometri dalla costa del Lido, per il traffico petrolifero e i container, all’interno dell’emendamento alla Legge di Stabilità approvato in Commissione Bilancio alla Camera, che ha anche stanziato per il Comune 50 milioni di euro per la salvaguardia della città. A Genova l’hanno presa malissimo, con in testa il presidente dell’Autorità Portuale e di Assoporti Luigi Merlo pronto a minacciare addirittura le dimissioni e con il presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato, il ligure Luigi Grillo a intimare: «Al Senato non gliela passiamo». Mentre il sindaco di Genova Marco Doria ritiene «inaccettabile prevedere sul piano legislativo finanziamenti statali diretti a opere portuali che non siano state progettate e sottoposte ad attenze valutazioni da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici e del Ministero dell’Ambiente».

Costa consulente del viceministro. Lunga è la lista di presunti “favoritismi” pro-Venezia denunciati dai genovesi. Dal fatto che il presidente dell’Autorità portuale di Venezia Paolo Costa, sia consulente del viceministro dei Trasporti Mario Ciaccia, anche se quest’ultimo ieri ha precisato che, pur ritenendo il Mose indispensabile per la salvaguardia di Venezia, l’assegnazione di risorse per il terminal offshore «non è stata né sollecitata né concordata con il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti». Al fatto che i due relatori della Legge di Stabilità che l’hanno inserito alla Camera siano due parlamentari veneziani come Renato Brunetta (Pdl) e Pier Paolo Baretta (Pd). Alla circostanza che, come denuncia Merlo, «fino a ieri ci hanno raccontato che per tutti i porti italiani erano disponibili non più di 70 milioni e improvvisamente ne spuntano 100 solo per Venezia. È un imbroglio».

La difesa di Costa – Immediata la replica del presidente del Porto veneziano Paolo Costa, che ha scritto una lettera a Merlo e che dichiara: «Non dovrebbe essere difficile capire che, in mancanza di altri interventi, quando a partire dal 2016 le bocche di Porto di Venezia verranno chiuse dal Mose per difendere Venezia e la sua laguna dall’acqua alta il porto si troverebbe costretto a sospendere le sue attività». «Sono esterrefatto delle tue dichiarazioni – replica Costa a Merlo – che, purtroppo, scontano una totale ignoranza dei fatti. I 100 milioni della mitigazione Mose per il porto d’altura di Venezia non c’entrano nulla con i fondi per i porti». Costa, spiega che il futuro terminal d’altura, rispetto all’adeguamento della conca di navigazione di Malamocco, rappresenta «l’alternativa meno costosa per lo Stato» che l’autorità portuale veneziana si è impegnata a realizzare con finanza di progetto. «È vero – conclude Costa – che ho cercato di trasformare una debolezza (il rischio di chiusura) in un asset (uno scalo con fondali da venti metri e oltre), ma questo, se può preoccupare il Presidente dell’Autorità portuale di Genova, deve rendere felice il presidente di Assoporti».

Anche Zaia e Orsoni a sostegno – A difesa dei fondi per il terminal offshore, con il presidente di Confindustria Veneto Andrea Tomat, anche il presidente della Regione, Luca Zaia che dichiara: «Quanto deve arrivare per il finanziamento dell’offshore veneziano non è, e non deve essere, frutto di alcuno sconcerto. Il progetto per la diga che deriva dai fondi per il Mose è già stato sottoposto a valutazione d’impatto ambientale e l’intero piano è stato comunicato al Cipe a settembre. Sappiamo che attorno al porto di Genova e i suoi interessi, sia pure legittimi, si stanno preparando gli inevitabili ascari a sostegno. Diciamo semplicemente a loro e ad altre eventuali truppe cammellate, che questa è una battaglia che Genova non deve nemmeno immaginare di poter fare». Per il sindaco Giorgio Orsoni, «La polemica innescata dal presidente del Porto di Genova risulta sterile e faziosa, ispirata da motivi di campanile, tanto più grave se generata da chi riveste il ruolo di presidente di Assoporti e dovrebbe ragionare in termini generali di tutela dei porti italiani. Senza il terminal il Porto di Venezia sarebbe fortemente penalizzato dalla realizzazione del Mose e cioè da quella struttura ritenuta essenziale per la salvezza della città». Sulla stessa linea la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, e l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso aggiunge: «Merlo non faccia confusione di ruoli e decida se stare con il sistema dei porti italiani o con il porto di Genova». «Non solo il terminal d’altura è l’alternativa meno costosa per lo Stato che Venezia è si impegnata a realizzare con la finanza di progetto, ma i 100 milioni della mitigazione Mose per il porto d’altura non c’entrano nulla con i fondi per i porti», sottolineano i deputati veneziani del Pd, Andrea Martella e Pier Paolo Baretta. Per il ministro dell’Ambiente Corrrado Clini, infine, tra Genova e Venezia «non c’è alcun motivo di contrasto».

di Enrico Tantucci

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