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Gazzettino – Bettin: “Stop alle navi con l’acqua alta”

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16

nov

2012

L’ASSEMBLEA – Nuovo incontro delle associazioni contro i colossi del mare

L’assessore rilancia la proposta del consigliere Renzo Scarpa

Terza assemblea pubblica, ieri a San Leonardo, organizzata dalla Municipalità sul tema delle grandi navi in laguna. Dove l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, ha ribadito che

«l’esistente è insostenibile, e occorre ragionare sull’alternativa. Nel Pat, un atto di Consiglio chiarisce che le navi incompatibili dovranno essere estromesse dalla laguna. Ora si tratta di stabilire questa incompatibilità, che a mio avviso dovrebbe riguardare quelle superiori alle 40mila tonnellate. E avviare studi indipendenti, per decidere a medio e a lungo termine il da farsi, valutando i pro e i contro di ogni progetto. So bene che l’ultima parola spetta ad altri. Che devono decidere in fretta, o porre noi nelle condizioni di farlo».

A breve, invece, l’assessore ha proposto di

«bloccare il passaggio dei giganti del mare nei casi di marea sostenuta ed eccezionale, imporre l’uso di carburanti al minimo di zolfo sin dalle bocche di porto e alimentare le navi dalla banchina quando sono attraccate».

Presente all’incontro anche Renzo Biancotto, direttore provinciale Arpav. Che, illustrando l’esito della rilevazione invernale ed estiva da San Basilio su tutte le navi e barche a motore (e incrociata con i dati di Sacca Fisola e di una stazione della terraferma), ha parlato di «inquinanti in gran parte al di sotto del limite. Eccetto per l’ossido di azoto e il Pm10, dove la situazione è equivalente a quella di un’area di traffico con grande movimento di macchine e in prossimità di un parcheggio».
Per Luciano Mazzolin (Ambiente Venezia),

«lo studio dell’Arpav ha molte carenze. Non prende in esame l’inquinamento da grandi navi ma fotografa una micro-situazione locale, comunque grave».

Cristiano Gasparetto (Italia Nostra) ha commentato che

«il Comune ha chiarito lo stato delle cose e la sua posizione: partiamo da qui».

Gigi Lazzaro (Legambiente) ha invitato

«a non velocizzare troppo, per studiare e scegliere la soluzione migliore».

Mentre per Silvio Testa (Comitato No grandi navi),

«con l’aumento delle maree sostenute, il Mose creerà seri problemi al traffico navale. Perché dovrà essere alzato molto più del previsto».

Vettor Maria Corsetti

 

La proposta dell’assessore Bettin, intervenuto all’affollata assemblea sul traffico delle crociere organizzata dalla Municipalità diVenezia a San Leonardo

VENEZIA. «Le grandi navi sono incompatibili con la laguna: questa amministrazione lo ha scritto in uno strumento di programmazione vincolante come il Pat. Dunque, lo Stato ci dia subito i poteri per decidere noi sulla laguna, oppure, lo faccia lui applicando quel decreto Clini-Passera che stabilisce l’incompatibilità del transito di navi superiori alle 44 mila tonnellate con la tutela dei siti ambientali di pregio, ora applicato in tutt’Italia tranne che a Venezia».

Lo ha detto l’assessore Gianfranco Bettin intervenendo all’assemblea pubblica sulle grandi navi organizzata dalla Municipalità di Venezia e che ha affollato sala San Leonardo. La proposta della Municipalità è quella di realizzare un terminal a mare per le navi passeggeri.

«Dobbiamo valutare i pro e i contro delle diverse opzioni, come il terminal a mare o lo scalo a Marghera», ha risposto Bettin, «di certo da subito bisogna adottare misure di mitigazione, come proibire l’ingresso in bacino San Marco con acqua superiore ai 110 centimetri o con marea troppo bassa e l’uso di carburante a basso contenuto di zolfo fin dall’ingresso in bocca di porto».

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RENZO SCARPA SULLA CROCIERE

Basta grandi navi quando l’acqua alta supera il metro e dieci di altezza sul medio mare. A chiederlo al sindaco affinché intervenga nei confronti dell’Autorità portuale ed emetta un’ordinanza di protezione civile è il capogruppo del gruppo misto, Renzo Scarpa, con una interpellanza depositata ieri. Il motivo è dettato dalle numerose segnalazioni di veneziani che risiedono o lavorano non lontano dal Bacino di San Marco o dal canale della Giudecca, che domenica hanno notato un abbassamento improvviso del livello dell’acqua nei locali allagati. Un calo momentaneo, seguito poco tempo dopo da un livello dell’acqua più elevato. Insomma, uno tsunami riprodotto in scala che sarebbe stato provocato dal passaggio di una nave della Costa, immortalato peraltro sui giornali di mezzo mondo come sfondo di piazza San Marco allagata.

«Il transito delle grandi navi – scrive Scarpa – pur non provocando moto ondoso di superficie è causa di traslazione di grandi masse d’acqua pari al volume del corpo immerso. Questo spostamento si aggiunge alle già gravi condizioni esistenti e può essere causa, concausa, causa aggiuntiva e aggravante di pericolo per l’incolumità pubblica».

Per Scarpa, in virtù di quanto disposto da due leggi dello Stato, il sindaco “è tenuto ad adottare, con atto motivato e previa comunicazione al prefetto, provvedimenti contingentatili e urgenti al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”.
Insomma, per Scarpa l’aver consentito il passaggio di una grande nave proprio nel momento in cui l’acqua alta era al massimo e vicina ai 150 centimetri sarebbe stato da evitare proprio con l’intervento della Capitaneria e dell’Autorità portuale, che invece hanno consentito l’ingresso a un oggetto che ha spostato nel giro di pochi minuti migliaia di metri cubi di acqua. Se le segnalazioni corrispondono al vero, questo potrebbe aver contribuito ad allagare locali che sarebbero stati esenti anche in presenza della sesta acqua alta della storia recente.

Michele Fullin

 

PELLESTRINA. Il progetto del porto offshore al largo della bocca di porto di Malamocco non preoccupa solo i consiglieri comunali che lo hanno potuto visionare a Ca’ Farsetti, ma anche i residenti di Pellestrina. A raccogliere il malumore di molti di essi, in queste ore è stato il consigliere comunale Alessandro Scarpa “Marta”, cittadino della medesima isola e che quindi conosce bene le dinamiche sociali ed economiche del posto. «Non vogliamo il solito pacco che cade dall’alto», sottolinea Scarpa. «Si tratta di un mega progetto da due miliardi e mezzo di euro, quindi non noccioline, e serve concertazione, confronto con i residenti e le associazioni locali. E non dimentichiamo la realtà della pesca, perché questo mega progetto si inserisce nell’ecosistema con la sua fauna marina e le correnti, e potrebbe anche incidere non poco in un mondo che vive già un momento difficilissimo, con un’isola come Pellestrina che storicamente è legata alla pesca». Il consigliere Scarpa poi precisa: «Non sono contrario a priori alla realizzazione di questa opera, ma credo che se dovrà essere fatta, andrà adattata nei minimi dettagli alla realtà del luogo. Serve per questo un confronto tra Amministrazione e territorio. A Venezia non esiste solo la problematica della chimica di Marghera, perché anche la pesca è sofferente, quindi servono nel caso soluzioni alternative che permettano di mantenere in vita uno sei settori più tradizionali dell’economia lagunare, garantendo ai pescatori e alle cooperative di poter lavorare». (s.b.)

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La presentazione del progetto in Commissione a Ca’ Farsetti, allarme per l’impatto ambientale

Un’opera da 2,5 miliardi di euro: una diga a 15 chilometri dalla costa davanti a Malamocco, composta da 24,7 milioni di tonnellate di pietre, lunga 4 chilometri, con una profondità di pescaggio a 20 metri e la possibilità di ospitare tre petroliere da 350 metri e, in una banchina accanto, due navi da carico oceaniche capaci di trasportare container per 18 mila teu, contro la capienza da 4500 di quelle che entrano oggi al porto di Venezia. Da qui partono 27 chilometri di tubi che – passando sotto il Lido all’altezza del depuratore – porteranno dal porto offshore a Marghera il petrolio. Per realizzare il tunnel della pipeline con trivellazioni orizzontali saranno create 6 isole provvisorie (cinque in mare e 1 in laguna). A terra: due nuovi terminal per i container in area ex Syndial Montefibre e isola Petroli. Durata dei lavori, 6 anni, 1200 occupati: finanziamenti per metà pubblici e per metà in project financing. Sono questi i numeri del progetto di “terminal plurimodale offshore” presentati ieri ai consiglieri comunali dall’Autorità portuale, con Antonio Revedin (responsabile settore Pianificazione e sviluppo) e progettisti. Ed è stata discussione molto accesa: il progetto è al vaglio della commissione Via del ministero dell’Ambiente e i termini per la presentazione delle osservazioni scadranno il 27 novembre. Se arriverà la Via, il progetto approverà al Cipe per i fondi: finiti i lavori del Mose (2015) dovrebbero iniziare quelli del porto offshore.

«Se realizzano un’opera di un tale impatto promettendo di allontanare il traffico petrolifero in laguna», commenta Renzo Scarpa, «dovrebbero contemporaneamente colmare il Canale dei Petroli, inizio di tutta la iattura dei mali della laguna. Invece niente: l’uno e l’altro, con aumento dei transiti delle navi per il trasbordo container». «L’impatto ambientale sarà enorme sull’ambiente, la pesca e le vongole», incalza Alessandro Scarpa, «sarà la fine per i nostri pescatori. Venezia avrà tutti i danni e nessun vantaggio, visto che l’opera è funzionale solo alla terraferma e a chi la realizzerà». Una delle domande chiave l’ha posta il consigliere Piero Toso, in vista del ridimensionamento dello scalo petroli: «In raffinera lavoriamo 4,5 milioni di tonnellate di greggio, ma solo fino all’anno prossimo poi passiamo all’olio di palma per il biodiesel. Si mette un’altra pipeline? E l’Oleificio medio piave e Mossi e Ghisolfi che vogliono produrre qui biodiesel?». Risposta: «I costi di virgin nafta e biodisel non sono sostenibili».

(r.d.r.)

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Sono malinconiche già di per sé queste giornate di fine ottobre e inizio novembre, con le nebbioline e le piogge, con il buio che arriva sempre più presto e porta con sé qualche brivido di freddo. Da noi a Venezia, poi, a questi regolari appuntamenti se ne aggiunge un altro: quello con le prime acque alte. Quest’anno ne abbiamo avuto un assaggio verso metà ottobre e poi un episodio un po’ più serio con l’arrivo di una vasta perturbazione autunnale, culminata con la giornata infernale di di domenica scorsa. Ma la malinconia non è soltanto quella, per così dire, meteorologica (c’è anzi qualcosa di dolce nelle ovattate foschìe lagunari, qualcosa che fa parte del fascino della città). A essa si aggiunge il pensiero di altre, più banali e materiali realtà. Con l’acqua di marea che supera l’altezza delle rive e accenna a espandersi sulle fondamente e le calli, non si può non pensare al grande progetto delle dighe mobili, alle promesse, alle certezze che ci erano state mille volte elargite. Invece ora siamo nel 2012 e per vedere il Mose in funzione dovremo aspettare, se tutto va bene, il 2017 (il governo ha promesso l’ultima tranche di finanziamenti per il 2016). E abbiamo appreso che il costo è in continuo aumento: doveva essere il corrispondente di un miliardo e mezzo di euro e siamo arrivati a cinque e mezzo (di cui quattro già spesi e non una paratoia installata). Il pensiero ritorna agli anni Ottanta e Novanta, a tutte le proposte alternative che oggi sarebbero state realizzate da lungo tempo. Si poteva adottare il sistema delle navi affondabili, o quello delle chiuse dei porti olandesi; si potevano almeno tentare gli interventi diffusi proposti da tanti ambientalisti e conoscitori della laguna. Il sindaco Costa allora li accusò di essere come “infermieri”che volevano sostituirsi ai “dottori” assunti dal Consorzio d’imprese chiamato pomposamente Venezia Nuova. Con il progetto dei dottori avremo dunque speso tra cinque anni, e se tutto va bene, cinque miliardi e mezzo. Avremo delle strane, molto strane paratoie incernierate sott’acqua, continuamente incrostate di molluschi e fanghiglia, affiancate da enormi tubi di cemento a sezione rettangolare dentro i quali dovrebbero muoversi i tecnici addetti alla grande opera. Avremo sacrificato una parte dell’Arsenale per alloggiare i lavori di manutenzione (a un costo, sembra, di 30 milioni l’anno). Avremo migliaia di pali di cemento piantati nel fondo delle bocche di porto nel tentativo di sostenere i cassoni che conterranno le paratoie… tutto immenso e tutto fragile, tutto d’acciaio e cemento e tutto così vulnerabile. E tutto per arrestare quei pochi centimetri d’acqua che stanno lentamente, quasi dolcemente, bagnando alcune rive e alcune calli. Una ragione, forse, di più profonda e dolorosa malinconia per noi veneziani. * Italia Nostra, sezione di Venezia

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Clini rilancia l’allontanamento dei giganti del mare dal Bacino, anche in assenza di rischi ambientali

Il contributo dello studio sul passaggio delle navi da crociera a Venezia «è molto utile perché dimostra che non ci sono grandi rischi per l’ambiente, ma non ci piace proprio che le grandi navi da crociera passino per il bacino di San Marco».

Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, durante il suo intervento al convegno su «Grandi navi a Venezia: non solo San Marco» organizzato all’associazione della stampa estera a Roma, in cui sono al centro del dibattito opportunità, sfide, futuro e conseguenze del settore crocieristico a Venezia. Presentate analisi e argomentazioni che sviscerano il tanto discusso tema dell’arrivo delle navi da crociera a Venezia, anche in considerazione del naufragio della Costa Concordia al Giglio. L’argomento viene analizzato dal punto di vista tecnico-ambientale e da quello economico sottolineando il valore che il turismo dei crocieristi ha per la città e per l’intero nordest del Paese.

All’incontro era presente anche Paolo Costa, presidente dell’autorità portuale di Venezia ed ex sindaco della città.

La dichiarazione del ministro dell’Ambiente sull’assenza di rischi ambientali nel passaggio delle grandi navi da San Marco viene però dopo l’annuncio del prossimo accordo con le compagnie di crociera per l’uso di carburante “verde” in laguna proprio per ridurre l’inquinamento ambientale.

Il ministro ribadisce comunque indirettamente l’intenzione del Governo – con il suo decreto, sottoscritto con il ministro delle Infrastrutture Corrado Passera – di affrontare il problema con la futura estromissione di quelle superiori alle 40 mila tonnellate.

Sempre che sia trovata una soluzione per il passaggio alternativo di esse, a cominciare dallo studio sul possibile scavo del canale Sant’Angelo-Contorta.

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I Comitati No Grandi Navi approvano la svolta richiesta ma sul trasferimento a Marghera dicono no come Vtp

Se il sindaco Giorgio Orsoni non ha gradito la “dichiarazione di incompetenza” sulla questione crocieristica indirettamente inviatagli dal presidente di Venezia Terminal Passeggeri Sandro Trevisanato rispetto al possibile trasferimento del Porto passeggeri a Marghera auspicata dal primo cittadino («sarebbe come pensare di trasferire l’aeroporto Marco Polo di Venezia al Nicelli del Lido», la battuta tranciante) anche il Comitato No Grandi Navi – da lui fortemente attaccati – boccia la soluzione-Marghera.

«Non risolverebbe il problema – spiega il portavoce Silvio Testa – perché lo sposterebbe solo in più in là, pur evitando il passaggio delle grandi navi in Bacino. Ma finché Orsoni non presenta lo studio che dice di aver commissionato e che starebbe alla base di queste ipotesi, è impossibile giudicare. Inoltre lo stesso sindaco ha detto a noi, incontrandoci, che il problema riguarderebbe solo le navi superiori ai 300 metri di lunghezza e dunque tutte le altre, che non sono poche, resterebbero in Marittima».

Una piccola vittoria per i No Grandi Navi e per le altre associazioni ambientaliste comeAmbiente Venezia è invece l’annunciato accordo – d’intesa con ilComune – con le grandi compagnie di crociera, per l’uso del carburante “verde” durante dalle bocche di porto e durante tutto l’attraversamento del Bacino di San Marco.

«E’ la dimostrazione che il problema che sollevavamo esisteva – prosegue Testa – e che l’inquinamento si può ridurre. Aspettiamo però di vedere questo accordo annunciato tradotto in realtà per giudicarlo davvero un primo passo avanti. Siamo d’accordo anche sul fatto di affidare a un’istituto di ricerca indipendente e di rilevanza internazionale, come ha annunciato Trevisanato, uno studio sulle reali problematiche di moto ondoso e inquinamento prodotto dal passaggio delle grandi navi in laguna, purché si tratti realmente di un’istituzione autorevole e indipendente».

La polemica è invece sulle parole rassicuranti di Trevisanato sul rapporto dell’Arpav sull’inquinamento prodotto dalle grandi navi in laguna, che lo rivelerebbe trascurabile.

«Quel rapporto è debole e pieno di mancanze – commenta ancora Testa – e le due centraline utilizzate, quella fissa a Sacca Fisola e una mobile a San Basilio, risultano praticamente sopravvento rispetto alle fonti potenzialmente inquinanti per la maggioranza delle situazioni meteo e dunque i dati rilevati possono tutt’al più indicare il livello di inquinamento di fondo. Inoltre i dati non sono correlati con l’eventuale passaggio delle navi. Nelle sue premesse alla relazione, la stessa Arpav ha riconosciuto che la campagna di rilevamento in oggetto non ha potuto valutare l’inquinamento prodotto dalle grandi navi da crociera durante il loro transito in laguna, in Bacino di San Marco e in Canale della Giudecca, né tantomeno all’ormeggio in Marittima, essendosi limitata a verificare la qualità dell’aria a Sacca Fisola e a San Basilio. Arpav stessa ha precisato che una campagna seria andrebbe fatta analizzando le emissioni ai fumaioli delle navi e correlandole con un modello matematico sulla ricaduta degli inquinanti nel Veneziano,come si fa sulle ciminiere delle fabbriche».

Enrico Tantucci

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ALTERNATIVE IN CAMPO

«Entro il mese troveremo una soluzione». A quasi un anno dal naufragio della Costa Concordia, il decreto Passera- Clini sui limiti alle rotte delle grandi navi a Venezia non trova ancora applicazione. Non dovrebbero entrare a San Marco quelle superiori alle 40 mila tonnellate. Ma in mancanza di alternative il decreto è stato sospeso. Davanti a San Marco passano ogni giorno in stagione quattro o cinque navi di stazza superiore alle 100 mila tonnellate. «Speriamo entro ottobre di poter dare una soluzione concreta», dice il ministro per l’Ambiente Corrado Clini, «è davvero difficile continuare ad assistere a questo spettacolo a San Marco». Anche il Porto, in una prima fase piuttosto restìo alla protesta, apre uno spiraglio. «Per le grandi navi occorre un’alternativa», ripete il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. Le stesse compagnie Costa e Msc hanno offerto al sindaco Giorgio Orsoni la loro disponibilità. E Orsoni ha deciso per la linea dura: «Se ne devono andare da San Marco». Ma le alternative sono diverse. Perché il Porto insiste sul progetto di scavo di un nuovo canale, il Contorta-Sant’Angelo, che permetterebbe di arrivare all’attuale Marittima passando da Malamocco e non più da San Nicolò (e dunque da San Marco). Il sindaco invece preferirebbe Marghera: banchina già pronta, lavori minimi e tempi stretti (al contrario del Contorta, che costa 50 milioni e secondo esperti idraulici potrebbe aumentare l’erosione della laguna trasformando un piccolo canale in una vera sutostrada del mare. La Vtp (Venezia Terminal passeggeri) non intende mollare, ricorda che «le navi portano ricchezza». E pensa di raddoppiare la Marittima. Costruendo una mega stazione nelle casse di colmata in territorio di Mira per le navi superiori alle 300 mila tonnellate. Il comitato «No navi» incassa le aperture di Costa e Orsoni, anche se non si fida: «Andiamo a vedere se si fa sul serio», dicono. E rilancia: «Le grandi navi di quelle dimensioni devono stare fuori della laguna».

Soluzioni possibili, Punta Sabbioni (con il vecchio progetto De Piccoli, depositato anni fa tra le alternative al Mose; oppure Santa Maria del Mare, sulle banchine oggi utilizzate per il Mose dal Consorzio Venezia Nuova che dovrebbero essere smantellate nel 2014.

Clini si dice fiducioso. «Il sindaco e il presidente dell’Autorità portuale hanno messo a punto soluzioni rapide che potranno essere realizzate in tempi molto brevi», dice. Un vertice a tre è previsto per il 24 ottobre. E allora toccherà decidere. Intanto le navi, alte più dei campanili, continuano a fare l’«inchino» a San Marco.

Alberto Vitucci

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Gazzettino – No Grandi Navi, “Ora Costa concorda con noi”

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18

ott

2012

GRANDI NAVI – Il Comitato auspica studi sul traffico sostenibile

(r.v.) «L’attuale modello di crocierismo e alla fin fine di portualità è indifendibile. La corsa al gigantismo delle compagnie da crociera non ha probabilmente limite e avrebbe finito comunque per tagliare fuori Venezia, dunque l’unica alternativa possibile è fare quanto il Comitato sostiene da quando è nato: puntare su navi compatibili con Venezia e con la laguna, nel numero che verrà definito attraverso un limite di sostenibilità turistica che la città si deve dare, pena diventare Disneyland».
Le dichiarazioni del presidente dell’autorità portuale Paolo Costa a proposito della necessità di stabilire una soglia alle dimensioni delle navi, al numero dei croceristi in arrivo in città e degli standard tecnici da rispettare per le navi che vogliono passare per il Bacino San Marco hanno trovato un attento interlocutore nel Comitato No Grandi navi – Laguna Bene Comune, che ha manifestato la propria soddisfazione. Le dichiarazioni sono approdate alla stessa linea del Comitato e «non stupiscono» per l’intelligenza che viene riconosciuta a Costa. Lo stupore è invece per l’atteggiamento del Comune, che «insiste con l’idea di portare le navi a Marghera, come se l’unico problema fosse quello del loro passaggio in Bacino e non anche il gravissimo inquinamento e la devastazione della laguna».
«Il presidente del Porto ha capito che era solo questione di tempo, che lo stesso mercato delle crociere e l’indignazione della Cultura internazionale avrebbero presto o tardi posto fine allo scandalo delle grandi navi in laguna e nel cuore della città», sostiene il Comitato, che auspica un dialogo con il Porto sulle soglie di compatibilità e di sostenibilità.

«Servono quegli studi che chiediamo da mesi, e il fatto di promuoverli in collaborazione con le due università veneziane è una prima garanzia, necessaria ma non sufficiente, perché non è un segreto per nessuno che spesso l’articolazione della domanda determina la risposta – prosegue il Comitato – Andranno dunque verificati i contenuti della commessa del concorso di idee internazionale proposto da Costa».

Il presidente del Porto è stato invitato alla festa organizzata a San Basilio sabato 10 novembre prossimo a conclusione della raccolta di firme: musica, teatro e vin brulè e un’occasione di incontro su un terreno diventato comune.

 

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