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COMITATO “NO GRANDI NAVI”

«Finalmente il presidente del Porto Paolo Costa approda alla linea del Comitato: e ammette che l’attuale modello di crocerismo è insostenibile per la laguna. Se le sue posizioni non sono strumentali, siamo pronti a confrontarci con lui alla ricerca di soluzioni».

Il Comitato «No Grandi Navi» plaude alle aperture dimostrate in questi giorni da Costa sulla possibilità di estromettere le grandi navi da San Marco. Le proteste e l’indignazione della comunità internazionale, dicono, stanno producendo qualche effetto. Costa ha chiesto verifiche affidate alle Università veneziane Ca’ Foscari e Iuav. Ha proposto lo scavo del nuovo canale Contorta Sant’Angelo, mentre il sindaco Orsoni preferirebbe spostare la Marittima a Marghera. Punture e polemiche tra i due ex amici sulle soluzioni possibili. Il Comitato annuncia che il 10 novembre chiuderà con una grande festa a San Basilio la raccolta di firme per allontanare le navi dalla laguna. «Siamo pronti a confrontarci con Costa e a discutere con lui delle alternative», dice il portavoce Silvio Testa. (a.v.)

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Gazzettino – Costa: “Un limite per le crociere”

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17

ott

2012

«La corsa al gigantismo preoccupa anche noi, potremmo raddoppiare le strutture ma siamo cauti»

«Venezia ha bisogno di sapere quali navi e di quali dimensioni possono godere del privilegio di passare in Bacino San Marco, ma anche di uno studio aggiornato sul numero massimo di crocieristi che Venezia è e sarà in grado di tollerare». Per Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale, le navi da crociera, per continuare a passare a San Marco dovranno quindi avere un limite. Costa lo ha sottolineato ieri alla presentazione del Master Port Economics and Management di Ca’ Foscari.
«La corsa al gigantismo, sia nel traffico passeggeri sia nelle merci ci preoccupa – ha aggiunto il presidente del Porto – dal momento che tra non molto alcune nemmeno saranno in grado di entrare nei porti italiani. E da questa collaborazione del Master con Ca’ Foscari e Iuav nasceranno ricerche importantissime, finalizzate ad arricchire un dibattito sempre più caro alla città. Penso a un concorso internazionale che identifichi dimensioni e caratteristiche tecniche delle navi che potranno passare in Bacino e fissare i limite di croceristi».
Secondo il presidente dell’Autorità portuale, «in un settore dove il dibattito è focalizzato su navi e merci, ma privo del punto di vista di chi i porti li gestisce, questi Master sono stati pensati per formare la classe dirigente di domani e approfondire temi d’interesse più vasto».
«Fino ad oggi – ha aggiunto Costa – il porto non è stato visto come un soggetto, ma come una conseguenza. Noi vogliamo modificare questa tendenza, formando gente in grado di gestire scali per tutte le merci. E studiando alternative a un gigantismo che a lungo termine potrebbe vederci tagliati fuori: una strada difficile, ma non impossibile, dal momento che prima si sono costruite petroliere sempre più grandi e ora si sta facendo marcia indietro. D’altro canto, le attuali dimensioni delle navi da crociera e merci sono legate al contenimento dei costi. Vogliamo capire se, anche a questi livelli, altre soluzioni sono condivisibili dalle compagnie».
Per Costa, «l’accordo con Ca’ Foscari e Iuav ha una forte valenza culturale. Ricordare che gran parte delle sue fortune, Venezia le deve al porto, è quasi una banalità. Ma è altrettanto innegabile che senza tornare al volume di traffici dei secoli d’oro, questo legame va rinsaldato. Inoltre, sul traffico passeggeri, saremmo in grado di puntare al raddoppio. Ma non l’abbiamo fatto, perché consapevoli delle conseguenze di quello che già consideriamo un eccesso di successo. Sono sempre di più le persone che si chiedono quanti turisti Venezia è e sarà in grado di sopportare. Va fissato un limite, crocieristi compresi. E il problema ce lo stiamo ponendo anche noi».
In conclusione, uno scambio di battute sui rapporti con il Comitato no grandi navi e le sue eventuali reazioni alla collaborazione del porto con i due atenei: «Mi sono reso disponibile a incontrare i loro rappresentanti, ma per il momento non si sono fatti vedere – taglia corto Costa – Quanto alla prevedibile contestazione che le ricerche saranno parziali, spero che non si voglia impedire l’allargamento del dibattito a chi si sforzerà di proporre non solo approfondimenti, ma soluzioni».
LA NOVITÀ

In rete in tempo reale i benefici economici di ogni grande nave

(vmc) A margine della presentazione dei master di Ca’ Foscari e Iuav, un’altra novità. Non legata alla collaborazione con i due atenei, ma direttamente all’Autorità portuale. Che, entro dicembre e più in dettaglio nel 2013, avvierà la diffusione in rete dei dati inerenti le ricadute in campo economico sulla città di tutte navi da crociera e merci in arrivo a Venezia. «Ci pensavamo da tempo, considerato che in circolazione dati completi e attendibili sul valore economico del settore ancora non ce ne sono – dice Paolo Costa – Vogliamo fare chiarezza sull’indotto, affinché i cittadini possano rendersi conto che questa per Venezia è un’attività che crea lavoro ed economicamente non marginale».
Per il presidente dell’Autorità portuale, «le prime rilevazioni potrebbero essere diffuse entro fine anno. Ma il vero e proprio quadro d’insieme lo offriremo nel 2013, con dati a cadenza fissa legati alle altre informazioni tecniche che già compaiono sulle navi in entrata e in uscita. L’intenzione, a lungo andare, è di garantire un’informazione mensile. Ma per il momento, ci limiteremo a diffondere dati ogni quattro o sei mesi. Non ancora puntuali come vorremmo, ma tali da consentire l’ampliamento del dibattito a questo aspetto».

 

Aria pulita e nessun allarme per la popolazione? Per il Comitato Grandi Navi non è proprio così. E suggerisce maggior cautela nell’analisi dei dati. I risultati della qualità dell’aria eseguita dall’Arpav nell’area portuale di San Basilio nel periodo tra il 5 maggio e il 13 giugno scorso, ad integrazione delle analisi effettuate dall’Autorità portuale nel periodo immediatamente precedente (febbraio-marzo 2012) vanno letti, secondo il comitato, in maniera diversa.

«Le due centraline utilizzate, quella fissa a Sacca Fisola e una mobile a San Basilio, risultano praticamente sopravvento rispetto alle fonti potenzialmente inquinanti per la maggioranza delle situazioni meteo – sottolinea Silvio Testa Portavoce del Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune – I dati rilevati possono tutt’al più indicare il livello di inquinamento di fondo, soprattutto in presenza di venti provenienti dal primo quadrante (Nord – Est); i dati non sono correlati con l’eventuale passaggio delle navi; la relazione non dà i picchi dell’inquinamento correlati al passaggio delle navi ma offre solo delle concentrazioni medie, col risultato di annacquare i risultati. Su quest’ultimo punto ci spieghiamo con un esempio: se fumo una sigaretta ogni 10 minuti o se ne fumo 144 tutte assieme il dato medio nelle 24 ore è esattamente lo stesso, ma forse ai fini della salute di chi respira gli effetti non sono proprio uguali».

Secondo il Comitato nelle sue premesse alla relazione, la stessa Arpav ha riconosciuto che la campagna di rilevamento in oggetto non ha potuto valutare l’inquinamento prodotto dalle grandi navi da crociera durante il loro transito in laguna, in Bacino di San Marco e in Canale della Guidecca, né tantomeno all’ormeggio in Marittima, essendosi limitata a verificare la qualità dell’aria a Sacca Fisola e a San Basilio.

«Noi avevamo chiesto questo durante l’incontro del 4 ottobre con l’assessore Bettin e il direttore di Arpav Venezia Biancotto, precisando che eventuali ostacoli vanno superati col peso politico del Comune, che deve battere i pugni sul tavolo per ottenere, se serve, un decreto dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che consenta la campagna d’indagine».

Il Comitato ritiene che i dati della letteratura mondiale sull’inquinamento prodotto dalle grandi navi da crociera e l’insufficienza delle indagini condotte in città

«dovrebbero spingere il sindaco a ispirarsi a principi di cautela, adottando o promuovendo provvedimenti a tutela della salute dei cittadini, a partire almeno dall’adozione obbligatoria per le navi che entrino in laguna di carburanti con tenore di zolfo non superiore allo 0,1 per cento».

 

Il vicesindaco Sandro Simionato: «Avanziamo 50 milioni dal luglio 2011, la nostra attività è bloccata»

Nemmeno un euro per la manutenzione della città. 50 milioni che non arrivano, nonostante siano stati destinati al Comune da un voto del Comitatone, nel luglio 2011. E il vicesindaco Sandro Simionato lancia l’allarme: «La situazione è grave, non ci sono risorse e la città va in pezzi. Se quei soldi non arrivano è a rischio non soltanto il Patto di Stabilità ma anche il nostro bilancio».

Bloccata Insula, la società per i restauri di rive, ponti e fondamenta. Euro ridotti anche per i restauri degli edifici sacri, chiese e campanili. Proprio nei giorni in cui la città va in pezzi. Un altro pezzo di fondamenta crollato a piazzale Roma. Buche e voragini in Canal Grande, in particolare vicino ai pontili dei vaporetti. Situazione già segnalata qualche anno fa. Ma nel frattempo il traffico è aumentato, le eliche di motoscafi e vaporetti premono. Crolli e situazioni critiche che non pssono essere affrontati perché mancano i finanziamenti.

«Avere una città difesa dalle acque alte dove crollano rive e campanili per mancanza di manutenzione non serve a nessuno», ha ribadito ieri davanti ai giornalisti il sindaco Giorgio Orsoni, lanciando un duro atto di accusa al governo. «La Legge Speciale definisce Venezia «di preminente interesse nazionale. Invece la nostra città non viene considerata, nonostante quello che rappresenta e quello che dà al Paese anche in termini di ricchezza turistica. Questo è molto grave, siamo sotto gli occhi del mondo».

Soldi che non arrivano, ma anche soluzioni che non si trovano per risolvere l’emergenza grandi navi. Troppi colossi del mare passano davanti a San Marco, il problema ormai è diventato internazionale. Italia Nostra ha lanciato un appello da inviare al presidente del Consiglio Mario Monti per chiedere l’allontanamento delle grandi navi dalla laguna. Lo hanno già firmato il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, lo storico dell’arte Salvatore Settis, il presidente della European Research Council Helga Nowhotny, l’ex direttore del Louvre Pierre Rosenberg. Un’emergenza che ormai è sotto gli occhi del mondo. Come consentire ancora che navi lunghe 350 metri e alte più di un campanile passino a pochi metri da San Marco? Anche qui, denuncia il Comune, «il governo e il Porto non aiutano nella ricerca delle alternative».(a.v.)

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Esponenti della cultura mondiale tra cui il premio Nobel Orhan Pamuk chiedono al premier Mario Monti di fermare il passaggio in Bacino San Marco

Il presidente del Consiglio Mario Monti fermi il passaggio delle grandi navi in bacino di San Marco. A chiederlo ora – con un appello al premier – sono anche 21 esponenti della cultura internazionale, che chiedono che intervenga direttamente, prendendo tempestivi provvedimenti contro «la crescente, invasiva e incontrollata presenza di enormi navi da crociera in Laguna».

L’appello è firmato da noti scienziati, artisti, storici, scrittori, banchieri ed economisti, preoccupati per i danni ambientali che le grandi navi creano e per l’alto rischio a cui sottopongono il patrimonio artistico della città di Venezia. Solidali con i cittadini veneziani impegnati nella lotta contro le grandi navi, i firmatari chiedono che siano valutati i limiti massimi sostenibili per le imbarcazioni transitanti in laguna e nel bacino di San Marco e che siano assunte chiare decisioni a riguardo, in tempi rapidi e definiti. Tra i firmatari, il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, il videoartista Bill Viola, l’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, il presidente dell’European Research Council Helga Nowotny, lo storico dell’arte e già direttore del Museo del Louvre Pierre Rosenberg, la scrittrice Donna Leon, l’economista Partha Dasgupta, gli idrologi Andrea Rinaldo e Ignacio Rodriguez-Iturbe.

La presenza delle grandi navi in Bacino San Marco «fa temere seri danni ambientali – scrivono – e di fatto pregiudica la conservazione del patrimonio artistico della città. Si tratta di dati di fatto assolutamente evidenti e soltanto coloro i cui interessi s’identificano nello sfruttamento della città a scopi turistici possono tentare di escluderli». «Siamo dunque sorpresi e colpiti – proseguono – nel prendere atto di come il ragionevole divieto di accesso alle acque di San Marco e del Canale della Giudecca per navi di stazza superiore alle 40.000 tonnellate (comunque poco meno del Titanic), previsto dal decreto del 2 marzo 2012, abbia avuto un rinvio a tempo indeterminato. Così oggi vediamo ancora navi da crociera di oltre 300 metri che passano senza restrizioni davanti a Palazzo Ducale. È nostra ferma convinzione che in queste condizioni sia un dovere morale posporre ogni eventuale interesse di carattere economico e finanziario agli obblighi della tutela e ai principi di prudenza, tanto più dal momento che sono in gioco Venezia e la sua Laguna, la cui protezione è vista come paradigma della crisi della modernità a ragione della loro fragilità e rilevanza. Le nostre convinzioni sono condivise dal grande numero di cittadini veneziani impegnati nella lotta contro le presenza delle grandi navi da crociera in Laguna».

(e.t.)

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«Stop alle Grandi navi». Alcuni intellettuali di fama mondiale hanno scritto una lettera a Monti. «Serve un provvedimento urgente».

«Monti blocchi le Grandi navi»

GLI INTELLETTUALI – Lettera di scrittori, storici e scienziati al presidente del Consiglio dei ministri

Il grido d’allarme: «Bisogna impedire a questi colossi di passare vicino a Palazzo Ducale»

Il mondo della cultura si mobilita a difesa di Venezia. Nei giorni scorsi scienziati, artisti, storici, scrittori ed economisti italiani e di fama mondiale hanno spedito una lettera al presidente del Consiglio Mario Monti per chiedere un suo forte intervento affinchè intervenga contro le Grandi navi.

«Vogliamo denunciare – scrivono gli intellettuali – la crescente, invasiva e incontrollata presenza di enormi navi da crociera in laguna, persino nell’immediata prossimità degli straordinari spazi della Basilica di San Marco. La loro presenza fa temere seri danni ambientali e di fatto pregiudica la conservazione del patrimonio artistico. Si tratta di dati di fatto assolutamente evidenti e soltanto coloro i cui interessi s’identificano nello sfruttamento della città a scopi turistici possono tentare di escluderli».

Gli intellettuali ricordano gli

“allarmanti segnali come i recenti incidenti che hanno visto per navi di oltre 120.000 tonnellate di stazza una rottura di ormeggio o difficoltà a causa di raffiche di vento”.

Tra i firmatari lo scrittore e premio Nobel Orhan Pamuk, Istanbul, lo scultore Bill Viola, New York, Patrick Aebischer, cole Polytechnique Fédérale de Lausanne, Partha Dasgupta, University of Cambridge, Cambridge, David Freedberg, Columbia University, New York, Giovanni Marchesini, Università di Padova, Carlo Ginzburg e Salvatore Settis, Scuola Normale Superiore, Pisa, Serghei Karpov, Moscow Lomonossow-University.

«Siamo sorpresi e colpiti – prosegue la lettera – nel prendere atto di come il ragionevole divieto di accesso alle acque di San Marco e del Canale della Giudecca per navi di stazza superiore alle 40.000 tonnellate (comunque poco meno del Titanic), previsto dal decreto del 2 marzo 2012, abbia avuto un rinvio a tempo indeterminato. Così oggi vediamo ancora navi da crociera di oltre 300 metri che passano senza restrizioni davanti a Palazzo Ducale. È un dovere morale posporre ogni eventuale interesse di carattere economico e finanziario agli obblighi della tutela e ai principi di prudenza, tanto più dal momento che sono in gioco Venezia e la sua laguna, la cui protezione è vista come paradigma della crisi della modernità a ragione della loro fragilità e rilevanza. Le nostre convinzioni sono condivise dal grande numero di cittadini veneziani impegnati nella lotta contro le presenza delle Grandi navi da crociera in laguna. Siamo loro solidali».

 

Lettera aperta al premier firmata da noti esponenti della cultura mondiale, dallo scrittore Orhan Pamuk allo scultore Bill Viola, da David Freedberg a Carlo Ginzburg

VENEZIA. Esponenti della cultura internazionale hanno annunciato l’invio di un appello al premier Mario Monti «preoccupati per i danni ambientali che le grandi navi creano e per l’alto rischio a cui sottopongono il patrimonio artistico della città di Venezia». Tra i firmatari, lo scrittore Orhan Pamuk, Istanbul, lo scultore Bill Viola, New York, Patrick Aebischer, Ecole Polytechnique de Lausanne, Partha Dasgupta, University of Cambridge; David Freedberg, Columbia University, New York; Carlo Ginzburg, Scuola Normale Superiore, Pisa; Serghei Karpov, Moscow Lomonossow-University.

Solidali con i cittadini veneziani impegnati nella lotta contro le grandi navi, i firmatari chiedono che «siano valutati i limiti massimi sostenibili per le imbarcazioni transitanti in laguna e nel bacino di San Marco e che siano assunte chiare decisioni a riguardo, in tempi rapidi e definiti».

«Vogliamo denunciare la crescente, invasiva e incontrollata presenza di enormi navi da crociera in Laguna, persino nell’immediata prossimità degli straordinari spazi della basilica di San Marco», spiegano, «la loro presenza fa temere seri danni ambientali e di fatto pregiudica la conservazione del patrimonio artistico della città».

«Si tratta di dati di fatto assolutamente evidenti e soltanto coloro i cui interessi s’identificano nello sfruttamento della città a scopi turistici possono tentare di escluderli», proseguono nel loro appello, «così si dà come cosa scontata l’impossibilità di rischi d’incidenti legati al transito delle grandi navi. In questo contesto, invece, emergono allarmanti segnali come i recenti incidenti che hanno visto per navi di oltre 120 mila tonnellate di stazza una rottura di ormeggio o difficoltà a causa di raffiche di vento».

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Nuova Venezia – “Canal Grande, si’ cortei pacifici”

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9

ott

2012

Libertà di manifestare pacificamente in Canal Grande. Il Consiglio comunale approva un ordine del giorno per correggere in corsa quella che si era rivelata un’anomalìa: in Canal Grande, per timore del ripetersi di blocchi come quelli attuati qualche anno fa da pescatori e gondolieri, si erano votate «tutte le manifestazioni». Con la conseguenza che nel pacifico corteo a remi contro le grandi navi di qualche mese fa, tutti i partecipanti erano stati denunciati dalla Questura e dai vigili urbani. Ieri la svolta. Su proposta di Beppe Caccia (Lista «In Comune») è stato approvato a maggioranza un ordine del giorno che chiede al sindaco di intervenire per far ritirare le denunce ai partecipanti della manifestazione del 14 aprile scorso. Hanno votato a favore buona parte del Pd, Italia dei Valori, Lista In Comune, Federazione della Sinistra, Udc, Psi e Gruppo Misto. Contro, il Pdl, astenuti i consiglieri del Pd Belcaro, Capogrosso e Rosteghin. «Un grande passo avanti», dice Caccia, «eravamo all’assurdo che mentre le grandi navi hanno libero passaggio si vieta in città un pacifico corteo di cittadini che ne denunciano i rischi».

E’ passato invece all’unanimità un altro ordine del giorno, proposto dal presidente della commissione Sanità Giacomo Guzzo, che chiede di reintegrare l’organico dei pediatri di base veneziani dopo l’uscita di scena per pensionamento del medico Carlo Neidhart. Si chiede al sindaco di far rispettare la normativa che prevede un numero massimo di 800 piccoli assistiti. «Le cure del pediatra di base sono più puntali e consentono di ridurre i ricoveri ospedalieri».(a.v.)

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Gazzettino – Venezia, ecco il porto in mare aperto

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8

ott

2012

GRANDI OPERE – A 8 miglia al largo, di fronte alla bocca di Malamocco, nascerà la grande piattaforma

Attraccheranno petroliere e portacontainer. Un oleodotto di 26 chilometri fino a Marghera

IL PROGETTO – Una cittadella portuale da realizzare in 7 anni

Il Senato ieri ha confermato Paolo Costa alla presidenza dell’Autorità portuale di Venezia

Sarà una “cittadella portuale” nel cuore del Golfo di Venezia. A otto miglia (circa 15 chilometri) al largo della Serenissima proprio di fronte alla bocca di porto di Malamocco. Qui nascerà il futuro porto off-shore della città. Una grande piattaforma che consentirà, grazie alla costruzione di una “diga foranea” di 4 chilometri appoggiata su un fondale a 20 metri di profondità, la realizzazione di un terminal petrolifero con un oleodotto sotterraneo di 26 chilometri che, dopo aver transitato in laguna, raggiungerà la cosiddetta “Isola dei Serbatoi” a Porto Marghera per lo stoccaggio del greggio.
Ma non solo. La “piattaforma” in Adriatico, che potrà essere realizzata in sette anni dopo aver ottenuto l’ultimo permesso, avrà anche un terminal container con un sistema di movimentazione che consentirà il carico/scarico dei “contenitori” e il loro trasferimento dentro la laguna a bordo di chiatte lunghe 26 metri “liberando” il bacino veneziano dalle grandi navi mercantili.
Sono stati questi alcuni degli aspetti raccontati ieri a Venezia in una riunione nella sede del Magistrato alle Acque da un pool di tecnici, guidati dal presidente dell’Autorità portuale di Venezia, Paolo Costa, che hanno illustrato il progetto e lo studio di Valutazione di impatto ambientale (Via) della futura “cittadella portuale” in mare aperto. «Questa struttura – ha detto Costa davanti ad un pubblico composito di associazioni, sindacati e tecnici – potrà ospitare contemporaneamente due navi oceaniche portacontainer; il terminal petrolifero, invece, sarà in grado di ospitare almeno tre navi “tanker”. Il liquido andrà in terraferma via oleodotto, mentre le merci verranno posizionate su chiatte che entreranno in laguna e arriveranno anch’esse a Porto Marghera in un’area individuata di 90 ettari».
Ma è stato sulle conseguenze del progetto dal punto di vista ambientale che l’Autorità Portuale e Magistrato alle Acque hanno inteso puntare l’attenzione. E qui ci sarà da discutere anche perché la Via è stata illustrata ieri per la prima volta. Di certo ci sono luci & ombre che possono essere indicate in più fasi, quella della costruzione e quella della gestione dell’impianto. In questo senso la Via chiarisce che ci saranno azioni di modifica dell’habitat naturale (fondali, torbidità dell’acque, mezzi di cantiere, scavi e re-interramenti, emissione di gas in atmosfera, polveri e rumori). In una seconda fase, quando la “cittadella” sarà a regime potrebbero esserci problemi di congestionamento legato al traffico marittimo; effetti sull’ambiente idrico e all’habitat naturale. Ma al di là delle “criticità”, che Autorità portuale e Magistrato ritengono comunque a basso impatto, potranno esserci anche effetti positivi come l’esclusione delle petroliere e/o portacontainer dalla laguna e riflessi sull’occupazione (è previsto l’impiego di almeno 1200 persone) e pure sul sistema complessivo dello scalo marittimo con un sostanziale decongestionamento della rete stradale; il maggior uso delle ferrovie e non del trasporto su gomma, fino allo sviluppo di nuove competitività favorevoli al Nordest e ai mercati nel cuore dell’Europa.

 

Venezia è una città il cui governo è suddiviso tra molti poteri, autonomi e autoreferenziali – il Demanio, il Magistrato alle Acque, l’Autorità portuale, la Capitaneria di Porto, l’Aeroporto, il Consorzio Venezia Nuova,la Regione, la Provincia e il Comune – ognuno con proprie parziali competenze e una propria dimensione temporale. Ma è anche una città che si è divisa e si divide sulle grandi scelte in un’ottica spesso annebbiata da ideologismi e dall’assenza di una visione d’insieme a lungo termine. Sono due condizioni che interagiscono e si alimentano vicendevolmente generando particolarismi e contraddizioni gravi che hanno segnato, segnano e segneranno la vita della città per lunghi periodi. Esemplare quello che è successo succede e succederà nel rapporto Porto-laguna-Mose. La compatibilità con il Porto è un problema storico cruciale sempre affrontato in termini parziali e non come la questione nodale per la salvaguardia della situazione ambientale della città e della laguna. Recentemente vi è stata una svolta: l’Autorità portuale progetta di realizzare un porto off shore per le petroliere e le navi porta container. Non è forse l’occasione per portare fuori tutto il traffico commerciale pesante e non solo quello delle future maxi navi? Il disastro della Concordia ha riaperto la questione del porto turistico-crocieristico esterno alla laguna. Ecco dunque aprirsi una possibilità enorme di pensare finalmente alla portualità lagunare in termini di compatibilità ambientale con una drastica riduzione di ampiezza e profondità dei canali, limitazione del traffico acqueo per dimensione dei natanti e del loro potere di inquinamento, riduzione del moto ondoso e delle correnti, ecc. Magnifico! Mentre si apre questa possibilità giunge alla sua fase conclusiva l’intervento del Mose: la più grande opera pubblica in fase di realizzazione in Italia (più di sei miliardi di euro), straordinaria per dimensione e complessità ingegneristica, il cui senso va misurato sul lungo periodo dei 50-100 anni. Mal tollerata dal governo della città, guardata con fanatico dissenso da parte di molte componenti organizzate o meno della cittadinanza, è stata gestita in proprio dal Consorzio Venezia Nuova nell’ottica delle necessità portuali degli anni ’70/’80: a Malamocco le paratoie in via di montaggio saranno collocate a -18 smm, a San Nicolò a -12; e lì rimarranno per i prossimi lustri o secoli a contrassegnare la profondità dei canali. A prescindere da ogni nuova portualità off shore. Ecco il disastro di un’abdicazione ad assumere l’enorme investimento finanziario e tecnologico del Mose come l’asse portante delle politiche urbane e territoriali, in grado di affrontare – all’interno di un unico progetto e di un unico finanziamento (probabilmente anche risparmiando sulle opere fisse e sulle spese di manutenzione) – la difesa dalle acque alte, la salvaguardia della laguna e lo spostamento delle parti “hard” del porto fuori. Divisi tra i diversi poteri, divisi tra “pro” e “no” Mose, quel progetto ha assunto le caratteristiche “celibi” dell’opera ingegneristica, corpo separato dall’insieme. Sarebbe utile trarre qualche insegnamento da questa vicenda dove la “sovranità limitata” si è intrecciata alle divisioni ideologiche. Il primo, più volte richiamato anche dal sindaco, è dare unità alla governance di un territorio così complesso e interdipendente ma soggetto a un groviglio di poteri – e qui la possibile nuova Legge speciale proposta dal senatore Casson ha un ruolo importantissimo -; il secondo riguarda invece il definitivo superamento del complesso anti-moderno che ha permeato di se tutta la fase post Serenissima; per carità non nel senso di un’accettazione acritica di tutto ciò che è nuovo – come purtroppo è avvenuto spesso negli ultimi anni, fino ai recenti episodi del progetto di Koolhas per il Fondaco dei Tedeschi o dell’orrenda torre di Cardin – ma come “coscienza critica del moderno” in rapporto alla specificità e alla storia di questa città preziosa. Un compito che le istituzioni culturali veneziane, Università in testa, dovrebbero assumere in prima persona ma che potrebbe anche avvalersi di un comitato di garanti (consulenti) di caratura internazionale che affianchi l’amministrazione pubblica rafforzandone la capacità di giudizio sulla qualità degli interventi innovativi. A difesa dai barbari, innovatori o conservatori che siano. * Docente Iuav

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